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Aprile 2025

Interviste

Lorenzo Trombino L’arte come voce gentile dell’anima

Lorenzo Trombino 

L’arte come voce gentile dell’anima

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |30|Aprile|2025|

 
 

C’è una sensibilità speciale, intensa e profonda, che riesce a trasformare emozioni e pensieri in composizioni astratte, capaci di parlare direttamente all’anima. Lorenzo Trombino, studente del liceo artistico “Pantini-Pudente”, è uno di quei giovani artisti che hanno trovato nell’arte, e in particolare nell’astrattismo, un canale autentico per esprimere il proprio mondo interiore. La sua arte, ricca di colori e simboli, ha già ricevuto riconoscimenti e apprezzamenti, ma ciò che colpisce di più è l’autenticità con cui dipinge, quasi guidato da un istinto gentile. Una storia di talento, tenacia e delicatezza che si intreccia con la forza silenziosa di chi vive l’arte come necessità vitale.

Le sue parole, essenziali e ricche di immagini semplici ma profonde, riflettono la stessa immediatezza e sincerità che si ritrova nelle sue opere: ogni risposta è come un piccolo quadro, fatto di emozioni dirette, di visioni personali, e di quella tenerezza spontanea che solo una sensibilità fuori dall’ordinario può esprimere.

 

 

 

 

 

 

 

 

Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?

 

Conoscere i pittori famosi e iniziare a
dipingere su tela

 

Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

 

Comunico i miei messaggi preferiti, quelli belli: i fiori, la terra, le piante, la natura

 

 



 

Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel corso del tempo?

 

Astratta, la mia pittura è specialmente
astratta. Ora sto dipingendo con tecniche miste.

 



 

Quando dipingi, senti che il mondo diventa più silenzioso o più musicale? Come descriveresti quel suono o quel silenzio?

 

Quando dipingo c’è più suono. Come una tromba
allegra.

 

Il tuo modo speciale di percepire il mondo si riflette nei tuoi dipinti? In che modo la tua arte ti aiuta a esprimere ciò che senti o pensi?

 

Dipingere mi piace e mi aiuta a sentirmi
benissimo. Sento anche la paura e la dipingo a volte con i cerchi.

 

Ci sono aspetti del tuo modo di essere e della tua estrema sensibilità che senti come una forza nella tua arte? In che modo influenzano il tuo modo di creare?

 

Sono fragile ma la pittura mi fa forte.

 



 

 

Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato particolarmente la tua visione?

 

Mi ispiro ai pittori che mi piacciono: Van Gogh,
Picasso, Warhol, Monet.  I musei anche mi
ispirano e i viaggi che faccio.

 



 

 

Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?

 

Per ispirarmi, sui temi dei miei quadri, uso
spesso un barattolo che si chiama “barattolo delle ispirazioni”: scrivo su dei
foglietti gli argomenti di cui vorrei “parlare”, poi estraggo a sorte e trovo
il foglietto “giusto”, che mi dice cosa dipingerò.

 

Che importanza attribuisci al colore nel tuo lavoro? Come scegli la tua palette e che significato ha per te il colore?

 

I colori li guardo, a volte a lungo, poi li
scelgo. I colori mi aiutano a pensare.

 

 

 

Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?

 

Mi piace dipingere da solo, sia su tela che su
carta. La prima volta che ho disegnato un mio dipinto ero in un museo.

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

 

Le persone che mi fanno i complimenti, perché
sono un artista, mi aiutano e mi fanno sentire felice e fiero.

 



 

 

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

 

Mi piace molto Stelle cadenti. Le stelle sono
luminose  e io le osservo sempre dal mio terrazzo.

 

Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

 

Con la mia arte descrivo l’universo e le cose
che esistono
.

 



 

 

Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come artista e come le hai superate?

 

Un po’ iniziare a parlare in pubblico, un po’
quando non riesco a pensare a cosa dipingere.

 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono gli aspetti che pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

 

Mi piace partecipare alle mostre dove posso
viaggiare e vedere il mio quadro.  Spero
che Il Pittore diventi famoso.

 



 

 

In che modo hai deciso di presentare la tua arte all’interno di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di esporre? Ci puoi raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro realizzazione e se c’è un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso di esse?

 

Ho impiegato diversi giorni per realizzare
l’opera. Non volevo separarmi dal pennello però l’ho messo perché il pittore
dipinge col pennello.

 

 

 

Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

 

Voglio diventare un pittore importante e voglio
essere sempre un bravo studente.

 

 

 

 

 

Contatti

 

Email adadevincentiis@gmail.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

 

 

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Letteratura

Il Solco Sesta Edizione…. quando poesia, prosa e arte si incontrano

 

Il Solco

Sesta Edizione…. quando poesia, prosa e arte si incontrano

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |26|Aprile|2025|

 

 

Il 10 maggio, a partire dalle ore 17:30, negli spazi della Biblioteca Cortese in via Amerigo Vespucci, nell’area urbana di Rossano a Corigliano-Rossano (CS), si terrà la presentazione della sesta edizione de Il Solco, periodico dedicato alla poesia, alla prosa e all’arte visiva.

Un’occasione preziosa, arricchita dagli interventi autorevoli di Gennaro Mercogliano, Giuseppe De Rosis e Pier Paolo Cetera, che, attraverso un dialogo aperto e dinamico, accompagneranno il pubblico in un viaggio tra i temi del libro e riflessioni più ampie sulla letteratura e la poesia contemporanea. La serata sarà pensata non come una classica presentazione frontale, ma come uno scambio vivo e partecipato, capace di coinvolgere direttamente autori e pubblico.

Attraverso letture di poesie, domande, confronti e libere riflessioni, l’incontro intende promuovere un autentico spazio di dialogo, dove le diverse voci e i diversi linguaggi espressivi si incontrano e si arricchiscono a vicenda.

 

Viviamo in un tempo segnato dalla frammentazione e dall’isolamento, per questo creare spazi di incontro tra parole, idee e visioni rappresenta un gesto necessario. La pluralità di linguaggi,  dalla poesia alla prosa, fino all’arte visiva, non è solo una ricchezza, ma uno strumento per costruire dialoghi autentici, capaci di superare i confini individuali. Ogni voce mantiene la propria identità, ma si apre al confronto, dando vita a un terreno comune dove il pensiero si allarga e la creatività si alimenta nella relazione con l’altro.

La formula proposta da Il Solco esalta proprio questo, l’incontro come necessità vitale per chi scrive, per chi legge, per chi sente che la parola, in tutte le sue forme,  continua a tracciare sentieri di senso e di bellezza.

 

 

Ognuno è invitato a prendere parte a questo momento di condivisione… per ascoltare, lasciarsi attraversare dalle parole, ma anche, perché no, intervenire, dialogare e confrontarsi con gli autori e con tutti i presenti, in uno scambio libero e autentico.

 

Vi aspettiamo!

 

 

 

 

 

Dettagli dell’evento

 

Evento: Presentazione della VI edizione de Il Solco
Luogo: Biblioteca Cortese, via Amerigo Vespucci, area urbana di Rossano – Corigliano-Rossano (CS)
Data: Sabato 10 maggio 2025, ore 17:30
Interventi a cura di: Gennaro Mercogliano, Giuseppe De Rosis, Pier Paolo Cetera
Modalità: Dialogo aperto con gli autori, confronto con il pubblico, letture poetiche
Ingresso: Libero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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ContempoArte Magazíne

ContempoArte Magazine Maggio 2025

Modulo di Richiesta

Passo 1 di 3

Copertina Flessibile
Prezzo: 18,00 €

 

Gli artisti presenti all’interno del magazine con contributi rilevanti che desiderano richiedere più copie possono farne richiesta via email all’indirizzo info@lartechemipiace.com, beneficiando di una scontistica esclusiva a loro riservata.

La presente edizione si propone come una finestra aperta sul variegato mondo dell’arte contemporanea, un luogo di incontro dove idee e suggestioni possono liberamente dialogare.
Si distingue per la ricchezza di interviste, diventando uno spazio prezioso di ascolto e condivisione. Raccontarsi è un gesto essenziale per ogni artista: significa dare voce al proprio percorso, alle emozioni e alle scelte che animano ogni opera. Leggere queste testimonianze ci avvicina alle intenzioni più profonde di chi crea, rendendo l’esperienza dell’arte ancora più intensa e significativa.
 
Gli approfondimenti e i testi critici offrono uno sguardo ravvicinato sugli artisti presentati, analizzandone il ruolo nell’arte contemporanea e costruendo un racconto corale fatto di visioni, riflessioni e linguaggi espressivi.
 
Il Magazine si identifica come una produzione editoriale che riflette l’evoluzione del panorama dell’arte contemporanea e l’importanza di fornire un’analisi più approfondita e riflessiva delle tendenze artistiche. 
 
Dalle pubblicazioni sul Blog alle edizioni cartacee, ContempoArte rafforza il ruolo del formato cartaceo come fonte di approfondimento culturale.
 
 
 
Artisti e Collaboratori presenti in questa Edizione:
 
Viktor Sheleg, Pedro Sousa Louro, Catarina Diaz, Emanuele Attadia, Alberto Granata, Alessandro Andreuccetti, Sara Asquini, Roberto Mendicino, Roberta Baldassano, Angela Cascini, Anna Matrosova, Anna Lina Grasso, Luana De Marco, Adriana Finazzi, Alessio Musella, Fabio Tolu, Marinella Brandinali, Rita Napolitano, Saverio Bafaro, Fabio Pini, Ivan Pozzoni, Ilaria Pisciottani, Simona Carbone, Inbal Kristin, Marco Silecchia, Vanni Vano, Katrien Vanderkelen, Rocco Regina, Teresa Saviano, Paola Lomuscio, Mariella Rinaldi, Maria Sturiale, Rifat Ismaili, Massimo Bardi, Luis Enrique Altamirano Leon.
 

 

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Uno Sguardo sull’Opera

Alberto Granata “ Il dolore degli altri” Etiopia 2020

L’ArteCheMiPiace – Uno sguardo sull’opera 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |26|Aprile|2025|
 

 

 

Non c’è distanza. Non c’è filtro. Le fotografie di Alberto Granata non stanno lì per essere guardate, ti vengono addosso. Sono pezzi di mondo che respirano ancora.

 

Un viso scavato, un corpo disfatto, una stanza vuota che odora di fine. Non chiede permesso, la sua camera: entra. E quando entra, non torna più indietro. Alberto non racconta storie. Le porta in superficie. Le strappa dal fondo. È come se la macchina fotografica non fosse un mezzo, ma una ferita aperta, una lente che assorbe dolore e lo sputa fuori, nudo. Niente compiacimento, nessun estetismo da salotto. Solo realtà che brucia, e che continua a bruciare anche dopo lo scatto. 

 

Non fotografa la povertà. Non fotografa la droga. Non fotografa la malattia. Fotografa ciò che resta. I resti. Gli avanzi di umanità che nessuno vuole vedere. E lo fa da dentro, senza indossare i guanti. Perché non puoi evocare la solitudine se non ci sei stato dentro. Non puoi parlare di morte se non ti ha sfiorato la pelle. 

 

I suoi lavori sono fermi immagine che non stanno fermi. Ti seguono, si infilano sotto la pelle, ti svegliano alle tre del mattino. Sono ritagli, sì… ma ritagli che sanguinano. Ogni scatto è un mondo, ma è un mondo che crolla. Il reportage, per lui, non è cronaca. È corpo a corpo.

 

L’arte, quella vera, nasce quando smetti di osservare e cominci a sentire. E Alberto Granata sente tutto: il silenzio, la disperazione, persino quel minimo barlume di resistenza che a volte rimane incollato agli occhi dei suoi soggetti. Quello che non si lascia morire. 

 

Fotografare, per lui, non è rappresentare. È restituire. Dare indietro qualcosa a chi è stato preso. Ridare peso a chi è stato reso invisibile. Non c’è retorica. C’è verità. Una verità che fa male. C’è poesia, sì. Ma è una poesia ruvida, ferita. Una poesia che cammina scalza sul bordo del mondo, e decide di restarci. Di non voltarsi. Di non arretrare.

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

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Interviste

Oltre la pelle – Un viaggio tra tatuaggio, pittura e introspezione attraverso le parole dell’artista Danilo Calò

 

Oltre la pelle


Un viaggio tra tatuaggio, pittura e  introspezione attraverso le parole dell’artista


Danilo Calò

 

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |24|Aprile|2025|

 

 

Danilo Calò è un artista e tatuatore il cui percorso creativo nasce da un vissuto intenso e profondamente umano. Nato a Berna nel 1975, cresce in Salento, dove eventi traumatici e la perdita precoce del padre lo portano a maturare rapidamente. La sua passione per il tatuaggio nasce in Svizzera, durante una convention che gli rivela il potenziale artistico di questa forma espressiva. Da autodidatta inizia a tatuare e successivamente si dedica anche alla pittura, scoprendo in essa un potente strumento di introspezione e catarsi.

Le sue opere pittoriche sono visioni che affiorano dall’inconscio e si nutrono di esperienze personali intense, come le crisi sentimentali o la rinascita interiore. Il suo stile, inizialmente influenzato dal tatuaggio classico, evolve nel tempo verso il realismo concettuale, mantenendo una forte carica emotiva, spesso connotata da una componente esoterica e simbolica. 

Il suo lavoro si colloca a cavallo tra due mondi solo apparentemente distanti: da un lato la dimensione intima e terapeutica del tatuaggio, dall’altro la forza viscerale della pittura, che diventa spazio di riflessione, proiezione e catarsi.

Nel produrre la sua arte, l’artista la abita, la attraversa, facendone una via di resistenza e trasformazione. La sua pittura, talvolta oscura ma sempre autentica, è un atto di sincerità nei confronti di sé stesso prima ancora che del pubblico.

Negli ultimi anni, il suo linguaggio visivo ha superato le barriere personali e geografiche, approdando in contesti espositivi prestigiosi in città come Roma, Firenze e Torino. Qui, l’artista si è fatto notare per la capacità di raccontare l’umano nella sua fragilità  e nella sua volontà di rinascita.

Artista in costante evoluzione, Danilo Calò non rincorre stili o tendenze, ma segue una traiettoria personale e coerente, dove l’arte si fa specchio dell’anima e strumento di riscatto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?

 

 

La mia passione verso l’arte ha avuto come motore le opere realizzate sulla pelle: in una convention di tatuaggi, la prima alla quale ho partecipato come visitatore, a Ginevra, sono stato abbagliato dai disegni che venivano riprodotti e da questo momento è iniziata la mia ammirazione e passione verso l’arte.

 

Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

 

Generalmente dipingo scegliendo intuitivamente il soggetto rappresentato. Solo in un secondo momento metto a fuoco il concetto rappresentato. In altre parole lascio parlare il mio lato inconscio per esprimere al meglio i concetti elaborati.

 

 

Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel corso del tempo?

 

Avendo avuto un imprinting basato sul tatuaggio, inizialmente il mio stile rispecchiava molto il classic tattoo, quasi fantasy, costellato di mostri e draghi. Successivamente ha avuto un evoluzione verso il realistico, passando da soggetti quali demoni, rappresentazioni femminili e teschi, che ho utilizzato per lo studio di colori complementari. In questa ultima fase di crescita artistica il mio stile è diventato più concettuale.

 

La tua arte pittorica sembra essere una profonda espressione della tua interiorità e delle esperienze vissute. Quanto il tuo percorso personale e le difficoltà incontrate hanno influenzato la tua evoluzione artistica e il tuo stile? C’è un’opera a cui sei particolarmente legato per il suo significato emotivo?

 

Le mie opere sono interamente influenzate dal mio vissuto personale: a mio avviso è impossibile disgiungere l’espressione artistica dalle esperienze di vita personale. Infatti l’opera a cui mi sento più legato in assoluto è “Mente e Cuore”, raffigurante un corvo con un cuore straziato dal filo spinato nel quale si è impigliato. Quando ho dipinto questo quando stavo attraversando uno dei peggiori momenti della mia vita, venendo a conoscenza di tradimenti in campo sentimentale, familiare e da parte di tutti coloro che reputavo amici e collaboratori. Tutte situazioni nelle quali mi ci ero avvolto da solo, proprio come il corvo con il filo spinato.

 

 

Hai avuto l’opportunità di esporre le tue opere in diverse città d’Italia, tra cui Roma e Firenze. Cosa significa per te portare la tua arte in contesti così prestigiosi e come pensi che il pubblico recepisca il tuo lavoro? Ti senti più compreso ora rispetto agli inizi della tua carriera?

 

Rimango ancora basito quando noto persone che si fermano ad osservare le mie opere, non ho ancora realizzato di esporre in contesti prestigiosi…

 

Con Beyond the Skin hai trasformato il tatuaggio in qualcosa di più di una semplice decorazione corporea, portandolo a una dimensione quasi intima e terapeutica. Qual è il tuo approccio quando crei un tatuaggio per qualcuno? Quanto è importante la connessione emotiva con la persona che si affida a te?

 

Una forte intesa con il cliente è fondamentale per creare un’opera su pelle: infatti quando i miei clienti sono indecisi o non convinti di ciò che desiderano, sono io stesso a suggerirgli di prendersi del tempo, di elaborare quelle che sono le loro idee e le loro intuizioni in modo che io possa riprodurre nel miglior modo possibile ciò che hanno pensato. Ho sempre intuito, infatti, che il tatuaggio non è assolutamente solo una decorazione corporea, ma piuttosto un valore aggiunto, carico di significato emotivo, che prescinde dalla dimensione o dalla elaborazione più o meno strutturata dello stesso.

 

 

Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato particolarmente la tua visione?

 

A livello artistico la mia ispirazione è Caravaggio, mentre per quanto riguarda i tatuaggi Paul Booth, Robert Hernandez e tanti altri che hanno contribuito ad articolare uno stile che verte sul macabro utilizzando una struttura realistica.

 

Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?

 

Sia per i tatuaggi, sia per approcciarmi alla tela, l’unico rituale che seguo è quello di fumare una sigaretta di preparazione.

 

 

Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?

 

Il mio lavoro su tela è assolutamente in solitaria. Non voglio avere vincoli sul tempo: ogni pennellata ha bisogno della sua giusta elaborazione e concezione. Posso cambiare idea in corso d’opera, oppure a volte anche a opera terminata.

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

 

Fondamentalmente dipingo per me, quindi l’apprezzamento più o meno positivo di un’opera non influisce nella realizzazione di quella successiva. Ovvio poi, è gratificante ricevere complimenti e ammirazione, ma evitando, appunto, che possano influenzare il mio lato artstico.

 

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

 

Artisticamente parlando la mia opera più significativa è il trittico, ovvero Skull#8, perchè è stata una vera sfida: riprodurre lo stesso teschio da tre punti di vista diversi, prestando attenzione agli stessi dettagli e a rispettare le stesse luci sicuramente è stato ciò che maggiormente mi ha impegnato!

 

 

Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

 

In questa civiltà così tecnologica prendere un pennello, colori e tela serve sicuramente a staccarsi dal mondo virtuale e proiettare se stessi in qualcosa di concreto e duraturo nel tempo. A prescindere dal risultato, l’arte in tutte le sue forme la intendo come uno strumento curativo: così come ha aiutato me nei periodi più bui, può aiutare chiunque a trovare un suo equilibrio interiore.

 

Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come artista e come le hai superate?

 

Sicuramente l’arte proiettata sul mondo dei tatuaggi all’epoca in cui ho esordito è stato un forte impatto, sia a livello familiare che sociale. Sicuramente la perseveranza ha dato i suoi risultati.

 

A livello artistico invece il maggiore ostacolo sono stato io stesso perchè non ho mai pensato di essere all’altezza di esposizioni di un certo calibro, quindi la sfida che ho affrontato è stata proprio un atto di fiducia in me.

 

 

 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

 

L’opera selezionata, “Oltre”, rappresenta letteralmente il concetto di andare oltre i confini. Osare è qualcosa alla portata di tutti, ma non per tutti. Significa avere il coraggio di rischiare, di andare avanti e di sperimentare nuovi sentieri di conoscenza ed esperienza. Partecipare ad Everland Art è proprio questo, superare una nuova sfida e crescere.

 

 

In che modo hai deciso di presentare la tua arte all’interno di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di esporre? Ci puoi raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro realizzazione e se c’è un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso di esse?
 

 

L’opera è stata scelta in modo abbastanza intuitivo, rispettando perfettamente quello che è il tema in atto. Come tipologia è stata la stessa opera una innovazione, in quanto il soggetto rappresentato è stato ritratto de visu, esperienza mai provata fino a quel momento. Ciò mi ha permesso di sgegliere posizione nello spazio, luci, ombre e progettarne al meglio la realizzazione. Sia il soggetto, il nudo artistico, che la realizzazione de visu, sono delle cose che non avrei mai pensato di fare, soprattutto per le difficoltà legate alla tematica dell’incarnato. Ho superato quindi una nuova sfida con me stesso, e con quelli che pensavo fossero dei limiti!

 

Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

 

Fermo restando che gli ultimi due quadri sono molto concettuali e rappresentano fondamentalmente organi corporei associati a oggetti, formando un intero concetto, non ho idea di come potrà evolvere il mio percorso. L’unica cosa che so per certo è che andrà avanti.
 
 
 
Contatti
 
Danilo Calò
Via Bellini, 17 cap 73058 Tuglie (LE)
Tel 347 472 6282
Email: danilotatuaggi@gmail.com
Danilo Calò nasce a Berna nel 1975 e trascorre i primi anni di vita a Tuglie, paesino del sud Salento, insieme ai nonni.

A pochi anni dal rientro in Italia dei suoi genitori, Danilo perde il padre all’età di 14anni, momento cruciale della sua vita che lo fa crescere e responsabilizzare anticipatamente.

Prosegue il suo percorso di studi presso l’Istituto Alberghiero e una volta ultimato torna in Svizzera per lavorare nel settore, volenteroso di fare nuove esperienze. Si imbatte casualmente in una tattoo convention, dove resta letteralmente incantato dal mondo del tatuaggio e decide che sarà quello il suo lavoro.

Inizia perciò a studiare disegno da autodidatta, acquista la prima macchinetta e inizia a tatuare. Per perfezionarsi ulteriormente, seguendo le indicazioni dei suoi tatuatori di riferimento nonchè maestri, inizia oltre che a disegnare, anche a dipingere, scoprendo che tale tecnica, insieme al disegno, non solo lo appassionava, ma gli permetteva di esprimere quel lato più intimo di sè che le parole ben poco rappresentavano.

Inizia così il vero e proprio percorso artistico di Danilo, che si è nel corso degli anni plasmato alle sue vicissitudini di vita, il fallimento del primo matrimonio, l’apertura di uno studio tutto suo, il fallimento della seconda relazione sentimentale sperimentando il tradimento, un’insieme di dolore, rabbia, frustrazione che lo hanno portato a un crollo emotivo. In questa fase Danilo ha continuato a dipingere, a proiettare su tela, legno e fogli il suo stato interiore, finchè non si è fermato.

Dopo un anno di fermo in cui ha raccolto i cocci, ristrutturato la propria vita, intrapreso una nuova relazione, Danilo ha ripreso i pennelli e continua a raccontare di sé sulla tela, dipingendo il suo contatto con il mondo esoterico!
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

 

 

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Senza categoria

Coex Festival 2025 Sette anni di visione fotografica e libertà creativa

 







Coex Festival 2025

Sette anni di visione fotografica e libertà creativa

Intervista a Monica Bisin, fondatrice e direttrice artistica di un progetto culturale in continua evoluzione


Giunto con entusiasmo e determinazione alla sua settima edizione, il Coex Festival torna il 24 e 25 maggio a Roma, presso gli spazi suggestivi della Cartiera Latina, con una proposta ricca di mostre, incontri, laboratori e nuove sperimentazioni. Tra i momenti più attesi dell’edizione 2025 c’è il progetto collettivo e il model sharing dal titolo evocativo: “Senza Confini”. Un’esplorazione artistica che invita a riflettere su cosa accade quando si superano barriere fisiche, mentali, culturali o emotive… un invito a esplorare, includere, connettersi.

Il festival, ideato e diretto da Monica Bisin, nasce nel 2017 all’interno del gruppo artistico Fag Arti Visive. Da allora è cresciuto in visione, qualità e partecipazione, diventando un punto di riferimento per la fotografia d’arte contemporanea. In questi sette anni, il gruppo ha dato vita a una moltitudine di progetti: mostre, shooting, talk, workshop, pubblicazioni e collaborazioni trasversali con altre arti visive, mantenendo sempre uno sguardo aperto, sperimentale e indipendente.


Il Coex Festival è un contenitore culturale dinamico, non una semplice rassegna: è un terreno fertile dove l’immaginario si nutre di incontri autentici. Un luogo che non si visita soltanto, ma che si vive. È qui che prendono forma nuove sinergie tra artisti, docenti, esperti e appassionati; si condividono linguaggi, si coltivano idee e si danno vita a progetti collettivi. Il tutto grazie a una filosofia di autofinanziamento e collaborazione, che valorizza il contributo creativo degli autori e la coesione del gruppo curatoriale formato da Ida Di Pasquale, Emma Cassino, Stefania Pascucci e Girolamo Mingione.

L’edizione 2025 si arricchisce inoltre di importanti riconoscimenti e collaborazioni: il Patrocinio della Regione Lazio, la partnership culturale con FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche), la partnership tecnica con l’azienda tedesca Saal Digital, punto di riferimento internazionale per la stampa fotografica, e, new entry di quest’anno, la media partnership con il blog d’arte e cultura L’ArteCheMiPiace, che accompagnerà il festival nella narrazione e nella diffusione dei suoi contenuti.

Tra mostre, laboratori, shooting, conferenze e nuove proposte, questa nuova edizione si annuncia come una delle più ricche e ambiziose, mantenendo fede all’obiettivo originario: diffondere il linguaggio artistico-fotografico in tutte le sue forme, senza confini.









Ne approfittiamo per porre qualche domanda a Monica Bisin, ideatrice e anima del Coex Festival, per conoscere meglio la visione, l’esperienza e i sogni dietro questo importante progetto culturale.





Come nasce l’idea iniziale di creare Coex Festival e tutto ciò che negli anni si è sviluppato intorno al gruppo Fag Arti Visive? C’è stato un momento preciso, un’intuizione o un bisogno che ha fatto scattare la scintilla?


Tutto  nasce a seguito di un mio percorso  personale di crescita, dopo un evento che mi ha segnato profondamente ho sentito il bisogno di seguire il mio intuito creativo. La passione che ho sempre avuto fin da adolescente per la fotografia è stato il punto di partenza, che unito al mio instancabile bisogno di progettare, ideare, creare qualcosa dal nulla mi hanno spinto ad intraprendere questa avventura.


“Senza confini” è un tema potente e aperto a molte interpretazioni. Come è nata l’idea di questa tematica per la settima edizione? E cosa ti auguri emerga dai lavori esposti?


Senza Confini è un tema che tenevo molto a portare al Coex. In una società in cui solo apparentemente si ricerca l’inclusione, l’abbattimento delle barriere fisiche, architettoniche e sociali, mentre la tendenza reale è quella di chiudere, etichettare, limitare il linguaggio ecc, senza confini è uno schieramento… un modo per noi di dire: ok, ma che sia tutto reale!





Il Coex Festival è un progetto che cresce ogni anno, ma che conserva un’anima indipendente e collettiva. Qual è stata la difficoltà più grande in questi sette anni di attività?

La difficoltà non lo nego è stata proprio la realizzazione pratica dell’evento, in una città come Roma in cui il sostegno alle attività culturali è solo un simbolo. Un piccolo festival di nicchia come il nostro fatica a trovare finanziamenti e sostegno… per il resto gli Autori sono sempre più interessati e presenti.


Il gruppo Fag Arti Visive ha sempre lavorato con una visione a 360° sulla fotografia. In che modo la contaminazione con altre arti ha influenzato le scelte curatoriali del Festival?

Inizialmente molto, l’evento nasce proprio come progetto di convergenza della fotografia con altre arti e discipline. Ad oggi abbiamo assunto una identità più definita ma non definitiva. Resta comunque importantissima la contaminazione e la collaborazione con tutte le discipline artistiche, perché la connessione è un aspetto fondamentale di qualunque ambito e indispensabile per la crescita artistica e personale.





C’è uno spazio particolare all’interno del Festival che ti sta più a cuore? Un evento, un laboratorio o un momento che rappresenta al meglio lo spirito di Coex?

Il Coex è la mia creatura, mi piace ogni sezione e ogni sfaccettatura di questo evento, certo ci sono molte cose da migliorare e cercheremo di farlo nel tempo.


Guardando avanti: come immagini il futuro del Coex Festival? C’è un sogno, una direzione, un orizzonte che ti piacerebbe raggiungere?


Sicuramente vedo nel futuro del Festival una evoluzione perché al momento non ha ancora raggiunto l’idea iniziale per la quale l’ho ideato. Ha ancora tanta strada da fare, ma le idee ci sono, il lavoro non mi spaventa e spero di riuscire a dare quell’up grade che servirà per farne una iniziativa sempre di maggior valore.







Vi aspettiamo il:

24 e 25 Maggio
Cartiera Latina – Parco dell’Appia Antica – Roma
Ore 10.00/19.00

Entrata gratuita!

Opera di Copertina tratta dal Progetto “Volare” di Marzia Francesconi




















©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 







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Interviste

Antonio Iovine – Tra tradizione figurativa e ricerca emozionale

Antonio Iovine

 

Tra tradizione figurativa e ricerca emozionale

 

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |23|Aprile|2025|

 

 

Antonio Iovine è un artista salernitano nato nel 1976, la cui formazione affonda le radici nella tradizione figurativa classica campana. Attratto fin da giovane dalla forza espressiva del paesaggio e del ritratto, ha intrapreso un percorso artistico che unisce tecnica, introspezione ed emozione. È stato intorno ai vent’anni, osservando i tramonti sul lungomare di Salerno, che ha compreso che l’arte sarebbe stata il suo cammino: il desiderio di catturare e trasmettere quelle emozioni si è trasformato in ispirazione autentica, diventando il motore della sua ricerca creativa.

La sua arte si distingue per una profonda sensibilità che emerge in ogni dettaglio, in ogni scelta cromatica. La sua è vocazione artistica nasce dal vissuto, dai ricordi, dalle emozioni più intime, e si traduce in opere in cui la figurazione classica dialoga armoniosamente con un linguaggio contemporaneo.

Attraverso uno sguardo introspettivo e una forte componente emozionale, l’artista dà forma a un mondo interiore fatto di luce, memoria e simboli. Temi come l’infanzia, la maternità, la forza interiore e la fragilità diventano elementi ricorrenti in un percorso espressivo che non ha paura di mettersi a nudo. Ogni quadro è una narrazione silenziosa, un invito a soffermarsi, a osservare “oltre” l’immagine, a coglierne l’essenza più profonda.

Attento alla cura del particolare, l’artista non rinuncia alla sperimentazione, integrando nei suoi lavori materiali come stucchi e foglia oro, capaci di arricchire i suoi lavori di nuove vibrazioni e suggestioni. È proprio in questo equilibrio tra disciplina accademica e impulso creativo che si colloca la forza della sua poetica visiva.

 

 

 

 

 

 

In questa intervista Antonio Iovine si racconta attraverso pensieri e immagini, offrendo uno spaccato autentico del suo universo artistico.

 

 

 

 

 

 

 

 

Qual è stato il momento in cui hai capito
che l’arte sarebbe stata il tuo percorso di vita? 

 

Intorno ai 20 anni. Quando
soffermandomi a guardare spesso tramonti sul lungomare di Salerno, il desiderio
di cercare di trasmettere quelle emozioni e quei colori meravigliosi, mi dava
motivazioni e ispirazioni, quelle giuste.

 

Se dovessi descrivere la tua arte con tre
parole, quali sceglieresti e perché?

Oltre – Emozionale – Introspettiva:
Oltre, perché fin da bambino con gli occhi dall’anima mi proiettavo oltre tutto
ciò che poteva essere negativo. Emozionale, perché cerco in tutti i modi di
trasmettere ciò che provo nel momento in cui sto realizzando una nuova opera, le
mie emozioni, i miei stati d’animo. Introspettiva, perché rifletto spesso su me
stesso, provo ad avere una certa” intelligenza emotiva” poi sono una persona
estremamente empatica.

 

 

 

Quali emozioni o sensazioni speri di
suscitare nel pubblico attraverso le tue opere?
 

Le mie opere sono ricche di
dettagli e particolari minuziosi. Amo curare nei minimi particolari anche un
dipinto semplice. Spero che questo possa suscitare emozioni, e interesse.

 

Cosa significa per te essere un artista
oggi e come vivi il rapporto tra tradizione e innovazione nella pittura? 

In
realtà oggi essere un artista è una vera sfida, in tutti i sensi. Spesso si va
controcorrente, perché ti trovi a “competere” con altri artisti, ma odio la
competizione. Per quanto riguarda l’innovazione è una scelta che deve essere
ben ponderata. Credo di avere trovato il mio giusto spazio in questo senso.

 

Quali sono le principali fonti di
ispirazione che guidano il tuo lavoro e come influenzano il tuo stile? 

La mia
vita giornaliera, i ricordi dell’infanzia. Gli eventi che a volte travolgono
senza preavviso.  Ma anche ciò che questo
mondo agonizzante ci fa vivere.

 

 

 

Quanto è importante la tecnica nell’arte e
quanto invece conta l’emozione che un’opera riesce a trasmettere? 

La tecnica è
fondamentale, per me che sono soprattutto un artista figurativo che viene dal
classico. L’emozione, quella viene del tutto spontanea, perché in ogni opera
c’è una parte di me.

 

C’è un aspetto della tua ricerca artistica
che senti ancora in continua evoluzione?
 

Certamente. Spesso ho talmente tante
idee e ispirazioni che devo far scorrere, devo lasciare spazio solo a quelle
realmente realizzabili.

 

Ti è mai capitato di sperimentare con
materiali o tecniche insolite? Se sì, quali sono state le scoperte più
sorprendenti?

Si spesso. Col tempo ho imparato a usare stucchi e foglie oro per
realizzare fondi, e usare bene la spatola non è proprio facile.

 

 

 

L’arte può essere un linguaggio
universale. Qual è il tuo rapporto con il simbolismo e le metafore visive? 

Nelle mie opere spesso realizzo soggetti che sono simbolo di qualcosa di importante
per me. L’infanzia, la maternità, il coraggio, la forza, la dolcezza. Le
metafore visive in realtà sono quasi in ogni mia opera. Credo che un dipinto
debba parlare da solo, senza una spiegazione, almeno lo spero.

 

Quanto spazio lasci all’improvvisazione e
quanto alla pianificazione quando lavori su un’opera? 

Per i miei lavori viene
prima la pianificazione, poi l’improvvisazione viene man mano che lavoro
l’opera.

 

Secondo te, in che modo i social media e
le piattaforme digitali hanno influenzato la diffusione dell’arte
contemporanea?

Sicuramente. Oggi i sociali media ti permettono di farti
conoscere in ogni luogo. Ed infatti proprio pochi giorni fa ho spedito un
dipinto in Svezia a Stoccolma. Un cliente svedese ha visto le mie opere e sen è
innamorato.

 

 

 

Quali sono stati i momenti più
gratificanti del tuo percorso artistico fino ad oggi? 

Credo che uno dei più
importanti è stato quando all’età di 19 anni, ho vinto il mio primo premio in
una collettiva, che si tenne a Bari. Venni premiato da un artista famoso locale
e dall’assessore. Poi circa 10 anni fa un gran hotel di Monaco di Baviera mi
commissiona un opera di 2,20 cm x 120cm. Il proprietario venne in vacanza in
costiera amalfitana, vide un mio dipinto esposto in una location e tramite il
proprietario di quella location mi ordinò quel dipinto, che è tutt’ora esposto
nella hole dell’hotel.

 

Se potessi collaborare con un artista del
passato o del presente, chi sceglieresti e perché? 

Eh, difficile scelta. Sicuro
uno è William-Adolphe Bouguereau, pittore francese dell’800, poi Caravaggio.

 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

Innanzi tutto la grande stima e ammirazione per
Maria Di Stasio, una giovane pro

fessionista curatrice d’arte che opera nel
settore in modo eccellente. Poi non nascondo che la prospettiva di esporre a
Roma in una galleria importante mi allettava. Per quanto riguarda le
prospettive, credo che ogni partecipante alla mostra spera in una lode e
riconoscimento. Si vedrà.

 

In che modo hai deciso di presentare la
tua arte all’interno di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di
esporre?
Ci puoi raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro
realizzazione e se c’è un significato o un messaggio particolare che volevi
trasmettere attraverso di esse? 

Tra me e la dott. ssa Di Stasio è nata una
sincera amicizia collaborativa, questo è una spinta notevole nella decisione di
partecipare. La scelta dell’opera è nata mesi fa. Desideravo realizzare un
dipinto che in qualche modo rappresentasse il coraggio delle donne, che nella
società in cui viviamo, vengono calpestate in ogni modo.

 

 

 

Hai in mente nuovi progetti o direzioni
artistiche che vorresti esplorare nel prossimo futuro? 

Sto cercando di poter
esporre all’estero, mi contattano molte gallerie straniere, vorrei organizzarmi
per una mostra personale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Contatti

 

Email iovineantonio.arte@gmail.com

Facebook Antonio Iovine

Instagram iovineantoniopainting

 

 

 

 

 

 

 

Antonio Iovine

Nato a Salerno nel 1976, sono un artista pittore che affonda le radici nella tradizione figurativa della scuola classica Campana, con una particolare predilezione per il paesaggio e il ritratto. La mia passione per l’arte si è sviluppata fin dalla giovane età, e all’età di 19 anni ho avuto il privilegio di esporre la mia prima mostra. Con il passare degli anni, la mia ricerca artistica si è evoluta verso il contemporaneo, esplorando nuove forme espressive e tecniche innovative.

Ho partecipato a numerose mostre individuali e collettive, ottenendo importanti consensi e riconoscimenti per la qualità e la profondità del mio lavoro. Le mie opere sono presenti nelle più prestigiose gallerie italiane, dove continuo a esporre e a condividere la mia visione artistica con il pubblico.

La mia arte nasce da una continua evoluzione, in cui la tecnica e l’esperienza si uniscono al desiderio di esprimere chi sono veramente, un’anima ancora giovane e ricca di emozioni.

Dipingo perché è il mio modo di dialogare con il mondo, un linguaggio che va oltre le parole. Ogni opera è il frutto di un viaggio interiore, un percorso di sensazioni, riflessioni e ricordi che desidero condividere con il pubblico. La mia arte è il mio modo di regalare emozioni, di trasmettere la felicità attraverso colori che esplodono con la passione che porto dentro.

Vedere la mia arte come un’espressione pura di gioia è un invito per chi osserva a lasciarsi coinvolgere, a scoprire nel mio lavoro non solo l’immagine, ma l’emozione che c’è dietro. Ogni quadro è un dono, un frammento del mio cuore che si offre al mondo.

Amo inventare la felicità, plasmandola con pennellate che raccontano di un mondo che può essere più luminoso, più vivo, più pieno di colori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Divagazioni sull’arteInterviste

Mariateresa Aiello: l’arte di reinterpretare Marilyn Monroe

 

Mariateresa Aiello

 

L’arte di reinterpretare Marilyn Monroe

 
 
 
 
 
 
 
 

di Alessandra Primicerio |23|Aprile|2025|

 
 
 

In un’epoca in cui le icone del passato continuano a
plasmare la nostra cultura, l’artista
Mariateresa Aiello si fa notare per la
sua abilità nel reinterpretare figure emblematiche con uno sguardo originale e
personale. La sua ultima serie di dipinti, dedicata a
Marilyn Monroe, non è
solo un tributo a una delle star più celebri del cinema, ma un vero e proprio
viaggio nell’anima di una donna complessa e affascinante. Con l’uso di simboli,
colori vivaci e tecniche innovative, l’artista ci invita a scoprire le
molteplici sfaccettature della vita di Marilyn: dalla diva senza tempo, alla
donna vulnerabile e profonda. In questa intervista l’artista condivide con noi
le sue fonti d’ispirazione, il suo processo creativo e il significato dietro le
sue opere, offrendo uno spaccato di come l’arte possa fungere da ponte tra
passato e presente, rendendo omaggio a chi ha lasciato un segno indelebile
nella storia.

 
 
 
 
 

 

 

D.
Cosa ti ha ispirato a scegliere Marilyn Monroe come soggetto per questa serie
di dipinti?

R. Ho scelto di
interpretare Marilyn Monroe per una serie di dipinti perché ultimamente ho
osservato la sua immagine su alcune riviste che conservo. Ho iniziato a leggere
di lei e a documentarmi. Anche se non sono una ritrattista, dato che di solito
dipingo paesaggi e luoghi particolari che mi interessano, questa volta ho
voluto considerare questa figura affascinante.

D.
Qual è il messaggio che desideri trasmettere con queste opere che combinano il
ritratto di Marilyn con simboli e bandiere di vari paesi?

 R. Ho rappresentato Marilyn in cinque opere e
in alcune di esse ho inserito simboli come la bandiera americana. Nel primo
quadro, l’ho collocata in un contesto che riflette il suo mondo, poiché viveva
in un ambiente americano. Ho scelto elementi che richiamano l’America, come
stelle e strisce, per rappresentare la vita che conduceva. Marilyn è diventata
un’icona internazionale, conosciuta in tutto il mondo e ha ricevuto premi non
solo negli Stati Uniti, come il Golden Globe, ma anche in Italia, dove ha
ricevuto il David di Donatello da Anna Magnani.

D.
Come descriveresti il tuo stile artistico e quali tecniche usi per realizzare
questi dipinti così vivaci e carichi di colore?

R.   Il mio stile si basa sul trasposizionismo: gli elementi si
intrecciano, si sovrappongono e si fondono. Ad esempio, la corposità di Marilyn
si mescola con il cielo o il paesaggio circostante. Utilizzo la tecnica del
“dentro-fuori” e del “vuoto-pieno”. Amo i colori e i
contrasti, così ho rappresentato Marilyn con un viso delicato, immersa in
tonalità forti. Ho scelto di ritrarla solo a mezzobusto per cogliere la sua
anima piuttosto che il corpo.

D.
Perché hai scelto di utilizzare uno sfondo così grafico e simbolico con
bandiere ed elementi astratti? Cosa rappresentano questi elementi nella tua
visione artistica?

R. Lo sfondo che ho
creato è grafico e simbolico, con elementi astratti. Il cerchio rappresenta il
sole, mentre le stelle – simboli della bandiera americana – possono anche
simboleggiare la notte, poiché molti dei rapporti più importanti di Marilyn si
svolgevano durante le ore notturne. Ho cercato di rappresentare le luci e le
ombre in questa donna complessa, semplificando alcuni elementi per assemblarli
in un tessuto grafico moderno.

 

 

 

D.
Marilyn Monroe è una figura iconica che ha attraversato la storia. Qual è il
tuo approccio a reinterpretarla in chiave personale e moderna?

R.  Mi sono appassionata a Marilyn per la sua
poliedricità:  attrice, cantante, modella
e produttrice cinematografica. La sua vita è stata segnata da dolori e traumi,
come l’abbandono da parte della madre e le difficoltà nei suoi rapporti.
Nonostante tutto, era una donna intelligente, con una formazione in critica
letteraria. Ho voluto reinterpretarla in modo moderno, dopo aver approfondito
la sua vita e il suo percorso.

D.
Ci sono temi o aspetti della sua vita che ti interessano particolarmente e che
hai cercato di esprimere attraverso il tuo lavoro?

R.  In un dipinto, ho rappresentato Marilyn nella
sua New York. In un altro, l’attrice si abbraccia, riflettendo sull’amore per
se stessa, nonostante non sia riuscita sempre a prendersi cura di sé. Ho
incluso frasi che ha scritto, come: “Ho imparato che l’unica persona di
cui devo davvero prendermi cura sono io.” In un’opera la rappresento di
fronte al mare, in una spiaggia del Mar Tirreno, mentre in un’altra è
sorridente e pronta a calcare il palcoscenico. Nel quinto dipinto, si trova
davanti a un tramonto, con i suoi capelli che riflettono sia la luce che
l’ombra, simboleggiando serenità e dolore.

 

 

 

D.
Quanto è importante per te trasmettere emozioni attraverso l’uso del colore e
della composizione nelle tue opere?

R. È fondamentale per
me trasmettere emozioni attraverso il colore, che è essenziale nella mia arte.
Prima di dipingere, elaboro vari bozzetti fino a trovare la dimensione ideale
da riportare sulla tela. Utilizzo sfumature pastello più tenui in alcune zone,
mentre in altre opto per colori più forti e impattanti. Questa ricerca
psicologica riflette il mio essere donna, oscillando tra malinconia e gioia.

D.
Quando è stato difficile o stimolante lavorare su una figura così conosciuta
come Marilyn senza cadere in una semplice imitazione?

 R.  Non
ho voluto creare delle imitazioni di Marilyn. Ho studiato artisti come Andy
Warhol, Salvador Dalì e Mimmo Rotella, ma mi sono distaccata completamente da
loro. Mentre Rotella utilizzava il metodo dello strappo e Dalì aveva quasi
ritagliato la sua testa per apporla su una tela e vi aveva impresso del colore
rosso per rappresentare la passionalità della diva, Warhol l’ha rappresentata
in serie perché per l’artista l’arte era mercificazione e doveva essere
consumata come un qualsiasi prodotto, io ho cercato di catturare l’anima di
Marilyn, proiettandola in un contesto moderno.

 

 

 

D.
Quali sono i tuoi obiettivi come artista? Hai delle influenze specifiche che ti
hanno aiutato a sviluppare il tuo stile?

R. I miei obiettivi
futuri sono continuare a lavorare come artista, rafforzando il mio stile o
creandone uno nuovo. Non mi sono ispirata a nessun artista in particolare,
sebbene abbia studiato la storia dell’arte. Mi sono diplomata al liceo
artistico e laureata in lettere moderne con indirizzo artistico. Ho visitato
molte mostre, ma ho sempre cercato di attingere a quella scintilla che mi
distingue dagli altri. La mia mostra su Marilyn è ancora in corso fino al 15
aprile presso la galleria Le Muse  di Myriam
Peluso. 

 

 

 

Intervista e testo a cura di
Alessandra Primicerio (critico d’arte)

 

 

 

 

 

 

 

 

Alessandra Primicerio

 
Critico d’arte e docente di Storia dell’arte negli Istituti Superiori.
Si è laureata e specializzata, con il massimo dei voti, presso Università della Calabria.
È stata Cultore della materia e collaboratrice alla didattica del prof Luigi Spezzaferro  presso la cattedra di Storia dell’Arte Moderna, del Corso di Laurea in Conservazione dei Beni Culturali, dell’Università della Calabria.
Ha catalogato opere di interesse storico- artistico per la Soprintendenza della Calabria.
Ha collaborato all’organizzazione di eventi culturali e alla didattica per numerosi cataloghi delle  mostre  promosse dalla Soprintendenza PSAE della Calabria.
Ideatrice e curatrice del  Progetto Laboratorio Didattico presso il complesso monumentale di Sant’Agostino per la mostra  Opere della Collezione Carlo F. Bilotti da Picasso a Warhol.
È stata Socio fondatore e Presidente della Coop. EventoArte che ha promosso e gestito numerose manifestazione culturali e mostre tra cui, per la prima volta in Calabria, “Leonardo da Vinci. Le macchine del Tempo” , presentata nel 2006  al Museo del Presente di Rende .
Guida specializzata presso la Pinacoteca Nazionale di Palazzo Arnone per numerose mostre.
Vincitrice del Concorso indetto dal Comune di Cosenza per aver elaborato una tesi sperimentale sull’arte in  Calabria.
Ha presentato diverse mostre Personali e Collettive.
Relatrice e moderatrice in diverse manifestazioni, convegni, meeting e conferenze.
Attualmente è membro e critico d’arte del Direttivo dell’Associazione UCAI –Cosenza e direttrice artistica del Centro Studi il Convivio.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

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Everland Art – PERCORSI DI RICERCA Vernissage Rimodulato e Nuove Modalità a Seguito del Lutto Nazionale per la Scomparsa del Santo Padre

 






Everland Art – PERCORSI DI RICERCA


Vernissage Rimodulato e Nuove Modalità a Seguito del Lutto Nazionale per la Scomparsa del Santo Padre





L’Associazione culturale no profit Athenae Artis comunica che in data odierna ha effettuato una riunione straordinaria a seguito della notizia della data della Messa Solenne per l’improvvisa morte del Santo Padre in Piazza San Pietro e le sue esequie fino alla Basilica di Santa Maria Maggiore coincidente con quella del Vernissage di Everland Art presso la Galleria Il Leone nelle immediate vicinanze della Basilica stessa.

Nella giornata di oggi, dopo la diffusione della notizia sui principali media e tv, ci siamo attivati con la Direttrice della Galleria per verificare le limitazioni ai trasporti e alla viabilità e gli altri ostacoli eventuali in ingresso ed in uscita da Roma che stavano entrando in vigore nei pressi della Galleria. La concomitanza del lutto nazionale per i funerali del Santo Padre con il Vernissage e l’attivazione delle misure di sicurezza e di

ordine pubblico straordinario per l’elevato numero di pellegrini previsti e le 170 delegazioni di capi di stato presenti ai funerali (varchi con metal detector, no fly zone, difficoltà di copertura telefonica e satellitare, cambi di sensi di marcia e divieti di sosta estesi fino quasi a ridosso di via Merulana, dove sorge la Galleria, oltre ad altre misure antiterrorismo e antidroni) hanno consigliato di annullare il Vernissage in tale data per i forti timori e rischi legati alla difficoltà o impedimento per gli artisti di raggiungere la Galleria e prendere parte all’ evento a poche ore dal termine delle esequie del Pontefice.

Questa decisione sofferta, condivisa con la Direttrice della Galleria Il Leone e la nostra Critica d’arte, ha come primo incipit quello di preservare lo spirito dell’evento, che doveva essere gioioso, sereno e basato sull’armonia leggera dell’incontro fra diversi modalità di fare e interpretare arte; spirito che in situazione emotiva di lutto e turbamento per l’intero mondo cattolico non poteva essere garantito.

Accanto a questo e non trascurabile si è constata la difficoltà di garantire a tutti gli artisti eguale possibilità di partecipare all’evento e di vivere questo momento associativo di incontro, confronto e conoscenza senza limitazioni e preoccupazioni derivanti dalla situazione logistica e di caos all’esterno della Galleria.

Nella stessa riunione di stasera l’Associazione ha deciso di svolgere il Vernissage in VIDEOCONFERENZA al fine di garantire la partecipazione di tutti gli artisti nazionali ed internazionali. Ogni artista riceverà invito-link per collegarsi alla piattaforma scelta e partecipare all’evento nella data e ora, che verranno decise nelle prossime ore dall’Associazione. Evento unico che racchiuderà Vernissage e Finissage; durante tale diretta interattiva, presieduta dalla nostra Presidentessa Dott.ssa Di Stasio, a cui prenderanno parte la Direttrice della Galleria dalla sede espositiva, la nostra Critica d’arte e la nostra Media Partner, saranno lette le critiche di ciascun opera e saranno proclamati gli artisti vincitori dei premi messi in palio.

Tutte le modalità e i dettagli dell’evento saranno oggetto di successivo comunicato in modo da favorire la

partecipazione di tutti.


SI PRECISA, INFINE, CHE NULLA CAMBIA INVECE PER QUANTO RIGUARDA LA MOSTRA EVERLAND ART PRESENTE IN GALLERIA IL LEONE; DAL 26/4 AL 3/5 NEGLI ORARI PREVISTI LA GALLERIA SARÀ REGOLARMENTE APERTA PER TUTTI GLI ARTISTI GIUNTI A ROMA PER VISITARLA E PER I TURISTI, CURIOSI ED ESTIMATORI DI PASSAGGIO.


Confidando anticipatamente nello spirito di comprensione e di condivisione di tutti gli artisti partecipanti per la straordinarietà dell’accaduto, si resta a disposizione per ogni ulteriore informazione e chiarimento.

Inoltre, precisiamo che quotidianamente su tutte le piattaforme social verranno rese pubbliche foto e video della Mostra, in modo da seguire l’evento per l’intera duranta.

























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“Il riscatto della brutta psiche” Maurizio D’Andrea in mostra alla Cathart Gallery di Carla Pugliano a Varese – Performance artistica ed Esposizione Personale 10 maggio 2025

 





“Il riscatto della brutta psiche” 


Maurizio D’Andrea in mostra alla Cathart Gallery di Carla PuglianO a Varese


Performance artistica ed Esposizione Personale


10 maggio 2025








Sabato 10 maggio 2025, a Varese la Cathart Gallery ospita l’artista internazionale Maurizio D’Andrea in un evento di grande intensità,arricchito dalla presenza straordinaria del noto Critico e Storico dell’Arte Daniele Radini Tedeschi, voce tra le più autorevoli del panorama artistico contemporaneo, nonché curatore di sei edizioni alla Biennale diVenezia


L’artista D’Andrea presenta la sua nuova performance-mostra dal titolo “Il riscatto della brutta psiche”, un atto unico che fonde teatro, arte visiva e psicoanalisi, portando il pubblico in un viaggio emozionale dentro i meandri più oscuri e autentici dell’inconscio umano dove “L’Io non è mai padrone a casa sua”.


Sarà Daniele Radini Tedeschi ad aprire ufficialmente la mostra personale offrendo al pubblico una lettura penetrante del progetto artistico e del linguaggio visivo di Maurizio D’Andrea. 

La sua presenza alla Cathart Gallery rappresenta un’occasione unica per approfondire le implicazioni psicologiche ed estetiche della mostra attraverso lo sguardo critico di uno dei massimi esperti d’arte del nostro tempo.





La serata si apre con “Elogio dell’Imperfezione Psichica”, un breve monologo teatrale scritto dallo stesso D’Andrea e interpretato dall’attore Giulio Prosperi, voce e corpo vibranti di una psiche che reclama ascolto e verità. Il testo, crudo e lirico al tempo stesso, invita gli spettatori ad abbandonare le maschere dell’armonia e del bello per confrontarsi con ciò che viene taciuto: la bruttezza dell’anima, il caos interiore, le ombre che ci abitano. L’intero evento sarà documentato e registrato grazie alla sensibilità visiva del videomaker Francesco Barone, che immortalerà ogni dettaglio dell’azione performativa e della mostra.

Al termine della performance, il pubblico sarà invitato a un secondo tempo espressivo: la mostra di pittura, in cui le opere – inizialmente coperte – verranno svelate come parte di un rito collettivo. Ogni tela è una finestra sull’abisso, un riflesso inquieto dell’inconscio.



Dietro ogni gesto pittorico di Maurizio D’Andrea si cela un percorso interiore e formativo profondo, come quello che l’artista ha intrapreso attraverso la Mindfulness: un cammino fatto di consapevolezza, ascolto, visualizzazione e accettazione dell’inconscio. Ogni colore che utilizza, ogni materia che plasma, nasce da un lavoro sul suo mondo interiore. Non si tratta solo di espressione istintiva, ma anche di un continuo studio, indagine psicologica ed esplorazione della mente. L’artista insiste spesso sull’importanza di ciò che c’è dietro le sue opere, poiché è lì che risiede il senso più autentico del suo fare arte. Maurizio D’Andrea desidera che ogni visitatore, osservando le sue opere, possa percepire la ricerca, il dubbio, la tensione, il silenzio e la verità che le hanno generate. Maurizio D’Andrea è sostenuto costantemente dalla critica sia italiana che estera, così dice di lui Shannon Permenter, Storica Contemporanea dell’Arte – Stati Uniti “Invisibile all’occhio ma visceralmente percepibile, l’opera di Maurizio D’Andrea rappresenta una sintesi potente tra psicologia, filosofia e astrazione visiva, incarnando il viaggio della trasformazione interiore. Attraverso le sue ampie composizioni astratte, D’Andrea invita lo spettatore a esplorare i territori inesplorati dell’inconscio, trascendendo la rappresentazione convenzionale per creare esperienze immersive che conducono nel labirinto della psiche umana. Le sue opere, con la loro simbologia e la loro energia viscerale, fungono sia da specchi che da portali, riflettendo le nostre frammentazioni interiori mentre ci invitano alla trasformazione. Ridefinendo magistralmente l’atto del guardare, l’artista ci chiede non solo di vedere, ma di sentire, di elaborare, di prendere parte all’esperienza del divenire.”





“Ho conosciuto Maurizio D’Andrea alla Triennale Internazionale di Venezia dove siamo stati entrambi premiati con il Leone d’Oro” dice Carla Pugliano, artista, fondatrice di CathArt Gallery e Consulente dell’Atlante dell’Arte Contemporanea Ed. Giunti che sarà presentato al Mo.Ma di New York “Sono onorata di ospitare questo straordinario artista nella mia galleria perché il suo lavoro è un’indagine profonda e coraggiosa dell’animo umano. La sua capacità di tradurre la tensione psichica in una potente esperienza visiva rispecchia perfettamente sia il mio sentire artistico, sia la missione della Cathart Gallery, ovvero offrire uno spazio di confronto e riflessione, dove l’arte diventa strumento di consapevolezza e trasformazione. Credo fermamente che il suo approccio innovativo e la sua sensibilità artistica possano offrire al pubblico un’opportunità incredibile di esplorare le proprie emozioni attraverso la bellezza e la complessità delle sue opere.”




Nato ai piedi del Vesuvio e laureato con lode in Scienze Geologiche con specializzazione in vulcanologia, Maurizio D’Andrea è pittore, scrittore e performer. Le sue opere attraversano i territori dell’inconscio, fondendo le teorie di Jung, Freud e Lacan con l’astrattismo lirico-informale. Nel 2022 ha fondato il Movimento Artistico Introversico Radicale, una corrente che pone al centro dell’atto creativo la tensione psichica e il riscatto dell’imperfezione. Tra i suoi numerosi riconoscimenti, spicca il Leone d’Oro per la Pittura alla Triennale Internazionale di  Venezia nel 2024.

Ha esposto in tutto il mondo con mostre collettive e personali, riscuotendo premi e notevoli successi. Oggi vive e lavora ad Alba (Cn), nel suo laboratorio “Orizzonti Impossibili”, dove continua a esplorare, con coraggio e coerenza, il linguaggio dell’anima.









 

Informazioni sull’evento:


• Inaugurazione: Sabato 10 maggio 2025, ore 18:30

• Luogo: CathArt Gallery, Piazza Giovanni XXIII, 11 – Varese (Ingresso da Via Salvo D’Acquisto)

• Ingresso: Libero

• Apertura: da martedì a venerdì dalle 16:30 alle 19:00 – sabato dalle 10:00 alle 12:30 e 15:00 alle 19:30 / Domenica dalle 15:30 alle 18:30  


Per prenotazioni prendere contatti diretti.



Per saperne di più sull’Artista:

Contatti della Galleria:

• Email: myartcharlotte@gmail.com

• Telefono: 392 8081554

• Facebook: https://www.facebook.com/carla.pugliano/

• Instagram: https://www.instagram.com/cathart_gallery/

 














































©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 





La sezione Segnalazione Eventi propone informazioni su manifestazioni dedicate ad arte e cultura. Gli interessati alla pubblicazione degli eventi culturali in questa sezione, potranno inviare relativo comunicato stampa, locandina e altro materiale informativo alla seguente email: gigroart23@gmail.com


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