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Novembre 2023

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Elliott Erwitt: Addio a una Leggenda dell’Obiettivo, Scomparso a 95 Anni

 L’ArteCheMiPiace – Artisti

Elliott Erwitt: Addio a una Leggenda dell’Obiettivo, Scomparso a 95 Anni

di Giuseppina Irene Groccia  |30|Novembre|2023|


Elliott Erwitt, uno dei giganti della fotografia del XX secolo, ci ha lasciato nel sonno all’età di 95 anni nella sua casa di Manhattan, dove la sua visione comica ha trovato immortalità nelle istantanee che ha creato. La notizia annunciata dal New York Times è stata confermata da sua figlia Sasha Erwitt.




Nato a Parigi da genitori russi con il nome di Elio Romano Ervitz, Elliott Erwitt emigrò negli Stati Uniti nel 1939. Dopo il trasferimento a New York negli anni ’40, si dedicò allo studio del cinema. Pioniere della street photography, si unì all’agenzia Magnum nel 1953, contribuendo alle principali testate illustrate durante l’epoca d’oro del giornalismo grafico.

Non solo un fotografo straordinario, Erwitt fu anche presidente di Magnum per tre anni. Verso la fine della sua carriera, fece ritorno al mondo del cinema, concentrandosi su documentari e commedie durante gli anni ’70 e ’80.





Scegliere una singola foto dalla vasta collezione di Elliott Erwitt sembra un’impresa impossibile. Dai momenti iconici come il bacio nello specchietto retrovisore di un’auto al salto con l’ombrello di fronte alla Torre Eiffel, dalle irresistibili serie con cani protagonisti ai ritratti di personalità come Kennedy, Marilyn Monroe, Marlene Dietrich e Dalí, Erwitt ha catturato un mondo vasto e variegato.

Navigare attraverso la galleria sul suo sito ufficiale è un viaggio ricco di ricordi, rivelando che conosciamo più foto di Erwitt di quanto potessimo immaginare. In un giorno come oggi, riflettere su questo straordinario corpus fotografico è quanto mai opportuno.





Cristina de Middel, attuale presidente di Magnum, sottolinea l’impatto inestimabile di Erwitt su Magnum e sulla fotografia mondiale, affermando che le sue immagini hanno contribuito a plasmare la nostra visione della società e ispirato generazioni di fotografi attraverso i cambiamenti dell’industria e le tendenze. La sua eredità continua a risplendere in modo indelebile.




Con oltre 45 libri di fotografia pubblicati fino ad oggi, Elliott Erwitt ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo della pubblicazione fotografica. Tra le sue opere iconiche figurano “The Private Experience” (1974), “Son of Bitch” (1974), “Museum Watching” (1998), “Personal Best” (2006), “Elliott Erwitt’s Kolor” (2013) e “Found, not Lost” (2021).





Le prestigiose sedi espositive che hanno ospitato le sue opere includono il Museum of Modern Art e l’International Centre of Photography a New York, gli Scavi Scaligeri a Verona, il Chicago Art Institute, l’Istituto Smithsonian a Washington, il Museo di Arte Moderna a Parigi (Palais de Tokyo), la Maison Européenne de la Photographie di Parigi, il Museo Reina Sofia di Madrid, il Barbican a Londra, la Royal Photographic Society a Bath, il Museo d’Arte del New South Wales a Sydney, lo Spazio Oberdan e il MUDEC a Milano, l’International Center of Photography a New York, la Casa dei Tre Oci a Venezia, la Reggia di Venaria Reale a Venaria, il Palazzo Ducale a Genova e molte altre sedi in Asia. 





Questo eclettico percorso espositivo testimonia la portata globale e la universalità del suo straordinario talento fotografico.


Per Erwitt, la fotografia si configurava come una questione di estetica, una danza sottile tra le apparenze e la fortuna, un dono offerto dal mondo e dalla macchina fotografica. La sua arte consisteva nel solleticare il mondo, svelando in modo discreto la sua vera natura attraverso l’obiettivo.






































©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



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Lucian Freud Il Pittore dell’Anima e della Carne

  L’ArteCheMiPiace – Favourites

Lucian Freud
Il Pittore dell’Anima e della Carne

di Giuseppina Irene Groccia |30|Novembre|2023|



Lucian Freud, annoverato tra gli artisti più significativi del XX secolo, si trovò a fronteggiare una lotta costante con settori critici specializzati, impegnandosi instancabilmente nella difesa della modernità intrinseca ai suoi dipinti. In un’epoca in cui l’arte subiva una trasformazione continua, abbracciando nuove direzioni e concezioni concettuali, Freud rimase fedele alla sua visione distintiva. La sua pittura, carica di figurativismo e potenza espressiva, sfidava le tendenze prevalenti, consolidando la sua posizione come pioniere della modernità artistica. La sua perseveranza nel coltivare un approccio individuale e l’autenticità delle sue opere lo collocano come un faro di integrità artistica in un mare di cambiamenti e sperimentazioni.




La fusione magistrale di tecnica, formazione e talento, intrisa di un’incondizionata ammirazione per i maestri classici, traccia la strada di Lucian Freud, dando vita a dipinti che ci spingono audacemente al di là della nostra confortevole zona d’osservazione. I suoi nudi, robusti e pregnanti di carnalità, i ritratti permeati di personalità e gli scenari essenziali che si riflettono sulle sue tele convergono in un universo artistico coerente e magnifico.

L’opera di Freud suscita sensazioni contraddittorie in chi la contempla: una combinazione di ammirazione per un talento eccezionale e un perpetuo interrogarsi sulla realtà dell’essere umano. In ogni pennellata, emerge un richiamo alla perizia  dei classici, ma Freud, con il suo sguardo unico e senza compromessi, affronta costantemente la convenzione, creando un dialogo affascinante tra tradizione e modernità nell’arte.


Una citazione eloquente dell’artista rivela la sua particolare prospettiva sulla cura del proprio essere: “Preferisco recarmi alla National Gallery piuttosto che rivolgermi a un medico in cerca di aiuto.” Un’affermazione che non può non evocare l’ombra del celebre nonno, Sigmund Freud, pioniere della psicanalisi. Indipendentemente da questa associazione, il commento sottolinea la dedizione precoce di Lucian Freud nell’esplorare la National Gallery fin dalla giovinezza, dimostrando il suo costante impegno nello studio dei capolavori e delle tecniche dei maestri del passato. Lucian Freud amava percorrere solitario i corridoi della National Gallery durante le ore notturne. Una foto del 2009 lo ritrae immerso nella quiete di una sala dedicata all’arte italiana, con lo sguardo fissato sui corpi nudi delle ninfe Diana e Acteon dipinte da Tiziano, uno dei suoi quadri prediletti. Le mani nelle tasche, l’eterno fazzoletto al collo e vestito di bianco, sembra un’ombra spettrale. Quest’immagine anticipa il suo approccio alla pittura. Freud affermava: “Vengo qui in cerca di ispirazione e guida. Osservo non solo le tele, ma come l’opera è risolta. I dipinti della National Gallery sono state le stelle che hanno illuminato il mio cammino.”




Nato a Berlino, Lucian Freud, il secondo figlio maschio di Ernst e Lucie Freud, cresce come il favorito di suo nonno, Sigmund Freud. Fin dall’infanzia, coltiva una passione per la pittura, immerso nella vibrante classe medio-alta di Weimar, dove l’arte, la letteratura e la musica sono parte integrante della sua formazione. Una foto del 1925, scattata nell’appartamento di famiglia in Regentenstrasse, cattura una stanza con un letto di giorno, sotto cui pende una riproduzione di “Bacco e Arianna” di Tiziano.

Nel 1933, l’ascesa del partito nazista e la politica antiebraica costringono la famiglia Freud a lasciare Berlino e cercare rifugio a Londra, dove trovano una nuova dimora. Questo trasferimento segna l’inizio di un nuovo capitolo nella vita di Lucian Freud, portandolo a integrare le sue radici culturali con l’atmosfera artistica della capitale britannica.




Lucian Freud non si limitava a essere solo un pittore britannico; era, soprattutto, un pittore londinese. Nelle sue opere egli riesce a catturare ogni sfumatura della particolare luce di Londra, ottenendone una tavolozza con cui modellare la pelle, i capelli e addirittura le foglie delle piante. Il suo profondo e intimo legame con la città si rifletteva nella sua capacità di tradurre la complessità e la diversità di Londra in tratti artistici, rendendo la sua pittura un’espressione visiva, un ritratto vibrante dell’anima della metropoli.

Nelle sue prime opere, Freud esplorò il surrealismo e il realismo, ma il suo stile maturo si ancorò a una tradizione che evocava più Rembrandt e Corot. Nonostante questo suo attaccamento con il passato, lo sguardo di Freud era inequivocabilmente del XX secolo; la maggior parte dei suoi modelli posava nuda, in pose esplicite e ambienti spogli.

In un’era dominata dall’astrazione, Freud, fin dai suoi esordi come pittore, si impose come difensore dell’arte figurativa. I dipinti degli anni ’40, come i ritratti di Kitty Garman e Caroline Blackwood, sue prime muse, mostrano un superbo utilizzo delle linee angolate, richiamando l’estetica di Cranach, Holbein e Ingres.




Intorno al 1950, Lucian Freud sperimenta una trasformazione radicale: abbandona il disegno per immergersi completamente nella pittura. Un esempio eloquente di questa evoluzione è “Doppio ritratto” (1985-1986), un dipinto ad olio che ritrae una donna vestita di blu navy distesa accanto a un cane. L’immagine, tagliata in modo insolito, avvicina i due corpi in una composizione affascinante. Il muso del cane si posa sulla mano aperta della donna, mentre la gamba anteriore e l’avambraccio si estendono verso lo spettatore in una danza visiva avvincente. Freud agisce come un coreografo che dispone i suoi personaggi, le pennellate plasmano il dipinto in una ricchezza di texture che risveglia il senso del tatto.




Il bianco di piombo, una sfumatura che Lucian Freud amava e aveva impiegato fin dal 1975 scomparve dal mercato a causa della sua tossicità.  Questo pigmento si distingueva per la sua straordinaria capacità di rifranger la luce, conferendogli un bagliore perlato. Di fronte a questa restrizione, Freud reagì prontamente acquistando tutte le scorte disponibili.

Un’altra caratteristica unica della sua pittura emerge nel “Ritratto di Francis Bacon”. Freud intraprendeva il suo lavoro al centro della tela, estendendosi progressivamente verso i bordi. Questo approccio innovativo lo costringeva a espandere le trame in accordo con l’evoluzione della composizione, svelando così un processo creativo dinamico e in costante mutamento.




Né Rubens, Tiziano, Sorolla, né Bacon hanno mai dipinto la pelle con la stessa audacia di Freud. Il maestro utilizzava una pennellata densa e non miscelata, immergendosi così nelle forme, nella consistenza e nei colori della carne. Ammirare le opere direttamente nel museo, anziché attraverso una riproduzione, rivela quanto la pittura di Freud richieda una contemplazione ravvicinata per cogliere appieno le sue qualità cromatiche e la ricchezza infinita di dettagli.

Più che olio su tela, sembra sabbia colorata delicatamente applicata sulla superficie pittorica. Freud costruiva veri e propri paesaggi di sostanza, risultato di sessioni ossessive durante le quali i modelli venivano sottoposti a posizioni prolungate per mesi. Questa concentrazione ossessiva si traduce in pelli che evocano catene montuose o cortecce. Le mani del barone Thyssen nel suo ritratto diventano uno studio eloquente del passare del tempo, della mascolinità, del potere e della compostezza.





David Dawson, assistente di lavoro di Freud per due decenni, ha spesso immortalato il pittore nel corso del tempo nel suo studio. In una foto del 2005, un potenziale autoritratto, Freud si immerge nella sua opera, circondato da pareti e porte macchiate di vernice, quasi organiche, come se mille invertrebati colorati le avessero percorse. Immaginiamo l’effluvio avvolgente di olio e trementina, una finestra nella creazione artistica. La foto cattura l’artista in pieno atto creativo, un confronto tra il pittore e il suo soggetto.

Dawson, scattando dall’angolazione bassa, ritrae Freud, 83enne, con il torso scoperto e i capelli in disordine. Aggrappati alla sua cintura, gli stracci usati per pulire i pennelli dopo ogni pennellata precisa sulla tela diventano una parte integrante del suo rituale artistico. Questi stracci, a volte accumulati in montagne, creano una strana presenza e, talvolta, fungono da sfondo per alcune opere, come in “Standing by the Rags” (1988-1989).










Dall’epoca di Vermeer a Rembrandt, da Goya a Warhol, l’autoritratto si erige come una sfida ardita per gli artisti. Raffigurarsi e scrutare nel tempo richiede la sottile navigazione della distanza tra l’individuo e la sua immagine, tra l’io e il suo riflesso. In Freud, l’autoritratto assume una dimensione psicoanalitica evidente. Per dipingersi, egli cercava la cornice perfetta, il punto di vista esatto, il luogo speculare, il colore e la pennellata. Ciò che però emerge con maggiore forza è l’eloquente sincerità intrinseca a queste opere.

In “Pittore che lavora” (1993), l’artista si mostra nudo, armato solo di una tavolozza in una mano e una spatola nell’altra. Quest’opera non rappresenta solo uno sguardo sull’atto creativo, ma una profonda incursione nell’animo di Freud stesso, manifestando la sua audacia artistica e la verità disarmante che pervade ogni pennellata.




Freud intrattenne intense relazioni con i più eminenti artisti della Scuola di Londra. Questi, in contrasto con le avanguardie predominanti, mantennero saldo il loro impegno per la figurazione, un aspetto trascurato per gran parte del XX secolo. In questa intricata “rete sociale,” Lucian Freud incrociò il percorso di figure cruciali, tra cui, intorno al 1945, Francis Bacon. Bacon non solo funse da maestro e amico, ma lo sostenne anche finanziariamente, consolidando un legame caratterizzato da profondo rispetto artistico reciproco.

In un’oscillazione di circostanze mai completamente spiegate, la loro amicizia si interruppe a metà degli anni ’60, e i due non si rivolsero più la parola. Un enigma che aggiunge un velo di mistero a una relazione che fu, per un certo periodo, sinonimo di supporto e affinità artistica. 



La vita personale e amorosa di Lucian Freud è stata estremamente complessa. Ha contratto matrimonio due volte: la sua prima moglie fu Kathleen Garman Epstein, modella che divenne musa di molti dei suoi primi dipinti, da cui ebbe due figlie. In seguito, sposò Caroline Blackwood, scrittrice ed erede dell’impero della birra Guinness, con la quale fuggì a Parigi. Questo secondo matrimonio, tuttavia, si concluse con una separazione, rendendo Blackwood l’unica donna che osò abbandonarlo. Pur essendo famoso per la sua vita romantica, Freud ebbe numerose relazioni avventurose e addirittura 14 figli con sei donne diverse, tra cui Bernardine Coverley, Suzy Boyt, Katherine Margaret McAdam, e altre.




La sua discendenza non è stata priva di controversie. Uno dei suoi figli, Paul, ha contestato il testamento di Freud nel 2014, cercando legalmente una parte dell’eredità, valutata intorno ai 117 milioni di euro, che l’artista aveva destinato in trust a una delle sue figlie.



Freud ha immortalato una vasta gamma di modelli, dai membri della famiglia reale britannica, come la regina Elisabetta II che accettò di posare per lui nel 2000, fino a celebrità come la modella Kate Moss, ritratta incinta e immortalata con un tatuaggio di uccelli sulla zona lombare del corpo.


Ciononostante le sue muse predilette sono state l’artista australiano Leigh Bowery e Sue Tilley, supervisore dei sussidi sociali di Londra. Nel 2008, Freud divenne il pittore vivente più quotato grazie a “Benefits Supervisor Sleeping,” un ritratto di Tilley nella sua voluttuosa carnalità, acquistato per 33,6 milioni di dollari da Roman Abramovich.





Attraverso l’uso sapiente degli specchi, molte opere di Lucian Freud incorporano il termine “riflesso” nei loro titoli, come evidenziato nel suo autoritratto del 1985. Dopo aver completato ciascun capolavoro, l’artista spesso lo dimenticava o addirittura lo distruggeva, considerandolo un passo necessario nella sua incessante ricerca. Non si interessava a ciò che era già stato risolto nella sua esplorazione artistica, ma piuttosto concentrava la sua attenzione sulla sfida di ciò che il futuro avrebbe potuto offrire.




Le sue rappresentazioni, che siano di individui o di se stesso, svelano la vulnerabilità del mondo umano nella sua forma più cruda, esponendo la nudità della decadenza e la perdita della forma lungo il percorso della dissoluzione. L’intimità offerta in ogni opera era sia invasiva che trasfigurante. L’ossessione di Freud per l’entropia del corpo non si manifestò solo nella sua età avanzata ma si diffuse costantemente dalla sua quarta decade in avanti, esplorando le innumerevoli possibilità visive.

Curiosamente, ha immortalato ogni tappa significativa della sua vita, dai compleanni in su, attraverso autoritratti. Il suo intento non era mai puramente psicologico, ma piuttosto mirava alla soddisfazione di un’ossessione per il ciclo della vita, con uno sguardo penetrante alla rivelazione dei suoi segreti più profondi.

Alla fine, ciò che permane è la sua eredità artistica, una testimonianza della sua dedizione instancabile nell’esplorare la condizione umana, imperfetta e finita. Nonostante ciò, Freud ha affermato con determinazione: “Non voglio ritirarmi. Voglio dipingere me stesso fino alla morte.” E ha quasi raggiunto questo obiettivo, posando il suo pennello solo due settimane prima della sua morte. 


La vita di Lucian Freud si spense nel 2011, all’età di 88 anni, lasciando dietro di sé un’eredità artistica intrisa di introspezione e intensità emotiva.




































©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



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EVA LIANOU PETROPOULOU GRANDE PROMOTRICE DELLA POESIA E DELLA PACE

    L’ArteCheMiPiace – Poesia


EVA LIANOU PETROPOULOU 

GRANDE PROMOTRICE DELLA POESIA E DELLA PACE 






di Angela Kosta |28|Novembre|2023|




Oggi proponiamo ai lettori  la nota poetessa, scrittrice e giornalista greca Eva Lianou Petropoulou. Oltre ciò  Eva Lianou è una grande promotrice, partecipe nella fiaccolata  per la divulgazione della poesia e della Pace nel mondo. Attiva e molto presente ad eventi culturali oltre Europa. 


Eva Petropoulou Lianou è nata a Xylokastro, in Grecia. Fin da giovane amava il giornalismo quindi nel 1994 ha lavorato come giornalista per il quotidiano francese “Le Libre Journal” ma l’amore per la sua terra natale l’ha fatta tornare in Grecia nel 2002. Ha pubblicato diversi libri di cui li menzioniamo di seguito: “Io e l’altra me stessa, la mia ombra” edito da Saita, “Geraldine e la civetta del lago” tradotto in inglese e francese, nonché “La ragazza della luna”, ristampato 4 volte in: greco e inglese, pubblicato da Oseloto.  


Le sue opere sono incluse nell’Enciclopedia greca “Harris Patsis”. I suoi libri sono approvati dal Ministero dell’Istruzione e della Cultura di Cipro, disponibili nelle scuole e nella biblioteche di studenti e insegnanti. I suoi nuovi libri: “La fata dell’Amazzonia Myrtia”, dedicato al disabile Myrto e “Lefkadios Hearn – Miti e storie dell’Estremo Oriente”, illustrato dalla pittrice Sumie Dina Anastasiadou, sono stati pubblicati nel 2019. Eva Petropoulou Lianou ha pubblicato di recente il suo libro “Le Adventure di Samurai Noga” in inglese da OntimeBooks con sede in Inghilterra. Lei collabora con la Rivista Letteraria “Poetic Magazine”.  


Eva Petropoulou Lianou è anche partner dell’Unione Letteraria Internazionale con sede in America. Collabora spesso per la promozione della letteratura e promuove le opere dei poeti greci. Eva Petropoulou Lianou è anche membro della “Società Alia Mundi”, della “Società Internazionale degli Scrittori e degli Artisti della Grecia”, della “Società delle Lettere e delle Arti di Pireo” e della Società degli Scrittori Corinzi.  


È anche Presidente rappresentante per la Grecia nell’Associazione “Mille Minds of Mexico”, Ambasciatrice Internazionale di “Namaste India Magazine”, Consigliere e Redattore Capo della Rivista “Hubei – China”, Consigliere e Membro del Comitato Editoriale “Las Olas del Arte”. ” in Belgio, Presidente e Rappresentante della Grecia presso Global UHE Perù, Ambasciatore Mondiale dell’Accademia Internazionale di Etica in India e Capo Redattore della Rivista “Akeroni.” 


Concludiamo con alcuni versi della sua poetica…

ANIMA SOLITARIA 


Un’anima ferita sono
dei vecchi tempi piango…
per un tuo bacio che mai mi hai dato.
Il mio corpo geme di dolore
mai l’hai abbracciato…
Ho perso così tante occasioni
perché amo solamente Te.
Le tue labbra tocco
sola in questa notte
come il ricordo più bello conserverò. 

Un’anima solitaria sono

in cerca d’amore

e mai avrò paura

perché sei Tu la chiave

ad aprire il tesoro della mia anima

e con me resterà solo la speranza…


Angela Kosta è nata nel 1973 in Albania. Sposata e madre di due figli risiede in Italia da parecchi anni. 

Traduttrice, scrittrice, poetessa, pubblicista e Vice Direttrice & Vice Caporedattrice sul giornale Albania Press

Nel suo paese d’origine nell’anno 2003-2004 ha pubblicato due libri. 
In Italia nel 2007 ha pubblicato La collana magica. Romanzo; nel 2008 Lacrima lucente, Poesie;  nel 2011 Gli occhi della madre, Thriller; nel 2017 Il milionario povero, Romanzo; nel 2018 Vivere, Poesie; nel 2019 Oltre l’oceano, Romanzo; nel 2020 Sara e l’arcobaleno, Fiaba.










































©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 




La Rubrica Divagazioni sull’Arte ospita articoli redatti da autorevoli amici e sostenitori del Blog L’ArteCheMiPiace, i quali ci offrono la possibilità di attingere ad emozioni e conoscenze, attraverso la condivisione di pensieri e approfondimenti.




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Artemisia Gentileschi Riscatto culturale e sociale

 L’ArteCheMiPiace – Artisti



Artemisia Gentileschi 

Riscatto culturale e sociale 





di Giuseppina Irene Groccia |25|Novembre|2023|




Violata da un amico di suo padre, una delle pittrici più eminenti del periodo barocco trasformò la sua arte in una potente forma di rivendicazione e riscatto, sfidando anche il regolamento dei conti. Sebbene ignorata dalla storia ufficiale per lungo tempo, solo di recente ha ottenuto il riconoscimento che merita nella storia dell’arte.


Chiuse a chiave la stanza e poi mi gettò sul letto, immobilizzandomi con una mano sul petto e mettendomi un ginocchio tra le cosce in modo che non potessi chiuderle e mi sollevò i vestiti, cosa che gli è costata un sacco di lavoro. Mi ha messo una mano con un fazzoletto in gola e in bocca per non urlare (…). Gli ho graffiato il viso e gli ho tirato i capelli.”





Quello che hai appena letto è la narrazione di uno stupro, avvenuto oltre quattro secoli fa, in un giorno di maggio del 1611. La giovane vittima era Artemisia Gentileschi, una ragazza di appena 17 anni, costretta non solo ad affrontare l’aggressione sessuale, ma anche a sopportare l’umiliazione di vedere messa in dubbio la sua testimonianza. Sottoposta a un processo giudiziario, fu costretta a testimoniare sotto tortura, con una corda serrata intorno alle dita, infliggendole un terribile dolore. Va notato che le mani di Artemisia erano strumenti di grande valore, poiché era un’eccezionale pittrice, la prima donna ad essere ammessa nell’Accademia di Belle Arti di Firenze, la stessa istituzione che Michelangelo aveva attraversato. Esistono donne straordinarie che, nonostante discriminazioni, abusi e rifiuti sociali, sono riuscite a trasformare tali esperienze in fonti di ispirazione e motori di cambiamento.




Artemisia Gentileschi emerge come un esempio straordinario di resilienza. Ha trasformato la violenza subita in un potente materiale creativo e di riflessione artistica, in un’epoca in cui il mondo dell’arte era fortemente segregato per le donne. Pioniera, è stata la prima donna a dare voce agli abusi fisici attraverso la tela, denunciando tali aggressioni con opere di straordinaria forza e bellezza. In un contesto storico in cui le donne erano virtualmente assenti nell’arte, basti visitare ad esempio il Museo del Prado per constatare il dislivello. Dei 240 nudi femminili nella pinacoteca madrilena, solo sei, esattamente sei opere su un totale di 1.627, sono firmate da donne. Artemisia non solo sfidò la norma, ma aprì la strada a una nuova prospettiva artistica, dimostrando che anche le donne avevano una voce potente e raffinata da condividere con il mondo.




Da una storia di rivincita sociale e personale è emersa una notevole rivincita culturale nell’ambito dell’arte, attraverso Artemisia Gentileschi. La sua capacità di trasformare il trauma personale in un’espressione artistica non solo ha contribuito a rompere le barriere sociali per le donne, ma ha anche inaugurato una nuova era di narrazione visiva. Artemisia ha anche cambiato la prospettiva culturale, aprendo la strada alle donne nell’arte dimostrando che le esperienze individuali, anche le più dolorose, possono diventare potenti strumenti di comunicazione e cambiamento sociale. Il suo operato artistico  ha modificato la tradizionale posizione subalterna riservata alle donne nell’arte, costituendo un atto di ribellione culturale che ha influenzato la ridefinizione della narrazione artistica e il riconoscimento del valore delle voci femminili sia nel contesto culturale che sociale.

















©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 






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Fotografia e Poesia Un Viaggio Intricato tra Immagini e Versi con Rino Rossi e Donatella Maino

 L’ArteCheMiPiace – Artisti







Fotografia e Poesia


Un Viaggio Intricato tra Immagini e Versi con Rino Rossi e Donatella Maino






di Giuseppina Irene Groccia |24|Novembre|2023|



Il risultato affascinante della collaborazione tra il fotografo Rino Rossi e la poetessa Donatella Maino si presenta come una sinfonia di visioni catturate dall’obiettivo di Rino e trasformate in poesia dallo sguardo ispirato di Donatella. Questa sinergia  si rivela un vero e proprio dialogo tra due linguaggi artistici che cercano reciproca interazione, andando oltre la superficie del visibile. Le immagini di Rino Rossi diventano il terreno fertile da cui germogliano i versi di Donatella Maino, e viceversa, creando una ricchezza di prospettive e significati.

In questo connubio di intenti, si aprono porte a mondi emozionali e concettuali che catturano l’essenza stessa della loro visione artistica. Un viaggio attraverso le profondità dell’arte, dove le nuove tecnologie si fondono con la poesia, e l’emozione visiva si intreccia con la potenza delle parole.












Caleidoscopio Anni ‘ 90


Ed io a gettare vetri bianchi e neri

in caleidoscopi di favole negate,


al passo stretto di geloni pianti


nel freddo della cascina diroccata:


pensieri incastrati


in cofanetti d’esili porzioni,


poesia che fronda le proprie menzogne


raccogliendo della frusta il tocco 


dentro le steppe dell’etere,


in dignità di un fuoco che alimenta il sogno,


arde risorgente nell’empio portato in piazza.







Le poesie di Donatella non solo completano le immagini di Rino, ma le trasformano in una narrazione poetica, dove ogni dettaglio fotografico si anima attraverso la magia delle parole. La ricerca di una relazione strutturale tra l’immagine e la parola si manifesta in modo eloquente, sfidando l’osservatore a esplorare non solo la superficie riflettente delle fotografie, ma anche l’essenza e la profondità nascosta dietro ogni scatto.

Questa collaborazione non è solo un incontro di talenti, ma una fusione profonda di intenti creativi che dà vita a un’opera collettiva in cui il pensiero elaborato si coniuga con la libertà creativa. L’inserimento di queste proporzioni rielaborative all’interno del ciclo rappresentativo si svolge con una grazia tale da conferire all’intero lavoro un’aura di eleganza. Il flusso narrativo si dilata e si espande in parallelo al dato emozionale, creando un equilibrio dinamico che guida lo spettatore attraverso un percorso sensoriale e concettuale.










Oltre le parole


quando tutto sarà detto,

la parola andrà verso il suo oltre,

sentirete il battito della mia latitanza

arrivare dai boschi di pietra;

forse allora canterò ancora,

sarà un canto sottile

che fluido scorrerà nella trasparenza 

del mio essere ogni paesaggio.

Saprete rileggermi nel non detto

sarà in quel rovo che fiorisce 

alla fine di tutte le stagioni. 






Un’esperienza artistica che è un esempio di come la fotografia e la poesia possano dialogare in modo sinergico, andando oltre la semplice rappresentazione visiva e trasformando l’osservazione in un’esperienza poetica ed emozionale. In un intenso processo di interazione, le immagini di Rossi e le parole della Maino si ergono come pilastri di un’esperienza artistica che si nutre della loro reciproca influenza. Il dialogo armonioso che ne scaturisce offre un viaggio emozionante, in cui le sfumature di significato e le profondità emotive emergono con potenza. 





Incontro all’alba

Nessuno ha chiamato l’altro,

le nostre voci 

si saranno incontrate

ma una linea d’assenza le ha spezzate,

dal principio, per sempre.


L’uno all’altra ci porgiamo 

per essere ancora insieme travolti.


Scaglio parole in lingua muta 

volgendo le spalle al duello d’onore;


sempre più a nord, sempre più a sud

fino a perdere il conto dei passi e sparare


La notte ha portato

un’altra alba assorta

che si salva sui tetti di sonno. 






Il risultato di questa collaborazione è un invito a immergersi in un mondo dove le fotografie e i versi si fondono, dando vita a una bellezza che sfida il tempo e lascia un’impronta indelebile nell’anima di chiunque si avventuri in questo viaggio artistico straordinario. Chi si abbandona a questa forte intesa creativa trova arricchimento per l’anima, immerso in un’esperienza che va al di là delle intese artistiche, per abbracciare una bellezza che si manifesta nell’intreccio unico di queste due menti creative.





Catechismi

Ogni giorno è un mese nel retrobottega delle iniziazioni,

le sottovesti macchiate di rosso, l’acquavite rapprende

il coagulo morto prima di nascere, una culla che cade

e mormora piano l’ave maria.


Un velo da sposa impigliato nei rovi

una donna che ride appoggiata alla fonte

la bruma che segna sinuosità vagabonde

sulle linee contratte di un giorno

che muore inghiottito da scarpe di pezza


e catechismi a pieghe di pelle in

tessuti alle colpe. 






In questa sintonia di prospettive, l’interagire  tra i due artisti diventa un esempio di come l’arte visiva e la poesia possano danzare insieme, costruendo un dialogo senza soluzione di continuità tra l’occhio che vede e la parola che crea. Un’esperienza artistica che supera i confini convenzionali dell’arte, guidando lo spettatore attraverso un viaggio che si dipana tra la struttura razionale e l’emozione pura, tra la forma e il significato, in un intreccio magistrale di immagini e parole.








Il cappotto di astrakan  


Sono sul nodo più grosso dell’olmo

quei fiori sghembi caduti a forcina


crisantemi con ciglia posticce

all’occhiello dell’ astrakan

griffato Dachau:


è il trucco del medesimo artista,

impianta grucce alle parole

mai desuete,

nei giardini, nei giardini di novembre.






Rino Rossi emerge con forza sulla scena dell’arte digitale come un maestro dell’iPhone Art, capace di esplorare tematiche visive attraverso l’uso audace delle nuove tecnologie. Il suo mondo artistico, permeato da una magia digitale, è un rifugio dove padroneggia le tecniche specifiche del suo mezzo, dimostrando una profonda comprensione di prospettive, composizione, colore e luce.

Nato cinquantasei anni fa in una tranquilla cittadina dell’Abruzzo, Rino Rossi conduce una doppia esistenza, una sorta di “cloud emotivo” che esplode di visioni e pulsioni grazie all’avvento dell’iPhoneografia. Laureato in Scienze Biologiche presso l’Università dell’Aquila, il suo background scientifico si fonde in modo prodigioso con la sua vena artistica.

Contagiato dalla cultura avant/pop presente sulle copertine degli LP che ha avidamente divorato nel passato, Rossi progetta immagini ludiche e avvolgenti di ispirazione “altra”, cercando di catturarne l’essenza attraverso termini come “visionarietà” per visione, “situazionismo” per situazione e “artismo” per arte.

Il risultato di questa fusione di influenze e competenze è un corpus di opere ricco di visioni che trascendono il contemporaneo. Le sue creazioni si distinguono nel panorama della IphoneArt, configurandosi come un unicum che sfida i confini tradizionali e apre le porte a una dimensione artistica digitalmente incisiva e avanguardista.






Ballata celeste

Viziami questa notte, col respiro dei cieli,

disegnati uomo come l’orlo di monte.

Lieve il movimento ma eretto e splendido.

Ascolteremo le nostre risate, 

toglieremo un po’ di forza agli angeli

che nel fare l’amore 

serbano intatto il loro candore. 






L’approccio di Donatella Maino all’arte e alla parola si dipana con una ricchezza di emozioni e significati che apre varchi inesplorati. La sua abilità nel tessere versi poetici con le opere di artisti visivi crea un mondo di profonda attinenza, instaurando una correlazione unica tra il visivo e il verbale. La selezione attenta dei versi si fonde armoniosamente con i dettagli delle opere, intensificandone l’emozione e la profondità e consentendo agli spettatori di esplorare la complessità sia dell’opera visiva che della ricchezza delle parole.

Donatella Maino amplifica le emozioni intrinseche delle opere, generando interazioni che riflettono la potenza dell’arte nella sua forma più interdisciplinare. Questa fusione permette all’osservatore di immergersi in un mondo intriso di significati e sensazioni, trasformando l’esperienza estetica in un viaggio tanto intellettuale quanto emotivo. La sua capacità di intrecciare il tessuto poetico con la trama visiva offre uno sguardo profondo e coinvolgente nel cuore dell’arte, dove l’emozione e il significato si fondono in un dialogo mutevole che arricchisce l’anima di chi si lascia trasportare da questa forte intesa creativa.



Canto


Mi volevano bene le tue mani,

mi accarezzavano 

al suono di un tempo maledetto.


ora ti scrivo, ti rido, ti piango

come una pazza urlo

il teatro delle nostre notti;


il tuo odore di selvatico

mi spacca le narici

è sempre arpeggio per un gemito

d’odio e paradosso d’amore.
Linguaggio dei fiori

sembrava una bambina vecchia 
con la bocca segnata dalle pieghe, 
di luna un’ombra le attraversava il viso; 

era stata posseduta per giorni interi 
presso la tomba di famiglia, 
forse un errore del padre o della madre:

dormivano sotto la lavanda 
assieme a parole spezzate 
che non seppe mai capire bene 
come leggeva il linguaggio dei fiori, 
quando gli stami e i pistilli avevano 
forme falliche e gli steli non riuscivano 
a reggere boccioli simili a feti.



Respiro

E’ un respiro raccontarti,  
narrarti del mio vissuto, sostenere
le mie origini immerse in un fine fineguerra
con radici nate dalla sciagura.

Il presentimento, 
compagno sfumato delle penombre. 
non conosce tecniche d’estasi.
rinasce ogni alba che la vita mi regala.

Volgo lo sguardo alle tribune, 
cerco un sputo o un applauso,
potrebbero essere una felicità venuta 
a passare pennelli e vernici. 





Offertorio


S’eleva ad offertorio

il sole d’alba,

s’insinua nella bocca,

apre la gola a liturgie segrete,

un elogio alla negazione:

un gioco inquietante di volti

mangiati dalla notte, colpiti alle spalle

dalla mia disperata voglia di salvarli.


Muoio ogni giorno su navate incompiute

prendendo la forma di un libro profanato.

Compassione
sono morta a crampi d’anima
ascoltando il grillo del focolare,
il gorgoglio del paiolo,
il notturno di Chopin
che non ripara la bambola rotta
dai tuoi ritmi addominali.
scabro e insipido
il tuo dio all’espiazione
in quel segno della croce
alla fine della messa.
ballo il sirtaki della demenza,
cercando granelli di vita esule.












©Tutte le immagini in questo articolo sono di Rino Rossi
©Tutte le poesie in questo articolo sono di Donatella Maino 
























©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 






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HUNDERTWASSERHAUS Fantasia di Colore e Forme nelle case popolari più belle al mondo

 L’ArteCheMiPiace – Favourites








HUNDERTWASSERHAUS

Fantasia di Colore e Forme nelle case popolari più belle al mondo




di Giuseppina Irene Groccia |22|Novembre|2023|


Il rinomato complesso residenziale Hundertwasserhaus, composto da 52 abitazioni e situato in Via Kegelgasse 34-38, si è affermato come un’iconica attrazione viennese sin dal 1985. Frutto della collaborazione tra l’artista austriaco Friedensreich Hundertwasser e l’architetto Joseph Krawina, il complesso prende il nome da Hundertwasser e si distingue per la sua struttura che sovverte gli schemi dell’architettura convenzionale cittadina.




Nel 1977, la città di Vienna affidò a Friedensreich Hundertwasser la progettazione di un edificio residenziale, imponendo un progetto in cui incarnare la sua filosofia artistica e trasformare l’idea in un autentico capolavoro. Tuttavia, l’implementazione di questo concetto non fu priva di ostacoli, poiché Hundertwasser e l’architetto Josef Krawina inizialmente non riuscirono a trovare un accordo sul progetto. La ricerca di un idoneo appezzamento di terreno occupò diversi anni, avviando la costruzione solo nel 1983.

Dopo la partenza di Krawina, nel 1983, Hundertwasser trovò in Peter Pelikan il partner ideale per dare vita ai suoi progetti. In soli due anni, l’architetto realizzò una casa a schiera colorata, composta da 50 unità abitative. La peculiarità del design non risiedeva solo nella facciata eterogenea, ma anche nell’inclusione di elementi naturali. Per Hundertwasser, era fondamentale creare un edificio residenziale che fosse rifugio sia per gli esseri umani che per gli alberi. Il costo totale di questa costruzione straordinaria ammontò a 6 milioni di euro.




L’Hundertwasserhaus viene frequentemente associato alle creazioni dell’architetto catalano Antoni Gaudí, grazie al suo stile artistico originale e asimmetrico. Questo complesso si compone di edifici dai vivaci colori e dalla struttura irregolare, caratterizzati da una varietà di finestre, balconi e facciate che conferiscono un’atmosfera vivida ed eclettica all’intero ensemble architettonico.

Esternamente, il complesso si distingue per le sue pareti vivacemente colorate, che riflettono tutta l’immaginazione e la creatività dell’artista. Questo elemento lo trasforma in uno spettacolo straordinario, affascinante per turisti e visitatori.

All’interno dell’edificio si trovano sia appartamenti residenziali che spazi commerciali, oltre a tre terrazze panoramiche destinate a un uso comune e condiviso.





È rilevante sottolineare che l’Hundertwasserhaus costituisce principalmente una residenza privata, pertanto, di solito, è consentito osservare l’edificio solo esternamente, anche se la sua straordinaria facciata continua a meravigliare e affascinare i visitatori che si avvicinano, catturando l’attenzione per la sua accattivante prospettiva esterna.




Questo complesso di case popolari costruite tra il 1983 e il 1986 è un sogno colorato scaturito dalle pagine di un libro di fiabe, una stravaganza di forme organiche e un capolavoro dell’architettura artistica. L’Hundertwasserhaus è come una poesia visiva, un inno alla creatività e alla libertà espressiva. Camminando lungo le sue facciate, si è trasportati in un mondo incantato di colori vivaci e linee sinuose, dove ogni angolo offre una sorpresa visiva. Le finestre, i balconi e le facciate irregolari sembrano danzare insieme in un’armonia caotica e affascinante. L’architettura è viva e respira, infondendo l’ambiente circostante con un’energia vibrante e unica. Ogni dettaglio è stato curato con amore e attenzione, rendendo questa creazione di Hundertwasser un’esperienza mozzafiato per chiunque la contempli. È un luogo che va oltre l’arte e l’architettura, è un invito a sognare, a liberarsi dalle restrizioni e a lasciare che la fantasia prenda il volo. L’Hundertwasserhaus è un’opera senza tempo, una testimonianza della genialità e dell’audacia dell’artista, che ispira e incanta chiunque abbia la fortuna di visitarla.




Una delle caratteristiche più notevoli dell’Hundertwasserhaus è rappresentata dalla vegetazione che ricopre il tetto, con un peso complessivo di ben 900 tonnellate di terra utilizzato per la creazione delle terrazze. Tale elemento conferisce all’edificio un aspetto naturale e armonioso, integrando la struttura con l’ambiente circostante e aggiungendo un tocco ecologico all’architettura.

Le piante, ribattezzate da Friedensreich Hundertwasser come “inquilini degli alberi”, si trovano diffusamente all’interno dello stabile. Questa rappresenta un’ulteriore distintiva del suo stile, poiché l’artista nutriva un’affinità per l’integrazione della natura nella sua architettura, portando il verde persino nelle parti più sorprendenti dell’edificio. La struttura ospita circa 200 piante, tra arbusti, alberelli e fiori distribuiti sui terrazzi e balconi. L’approccio di Hundertwasser rifletteva la convinzione che la natura dovesse riconquistare il suo spazio nel deserto urbano grigio e sterile. Questa visione risale a oltre 30 anni fa, in un’epoca in cui la sensibilità ecologica non era ancora diffusa. Gli “inquilini degli alberi” si affacciano dalle finestre, mentre alberi e piante adornano la facciata, il tetto e il cortile interno. Questo progetto di design non solo restituisce alla natura il suo territorio, ma offre anche vantaggi pragmatici, poiché gli alberi e le piante generano ossigeno, agiscono da isolanti acustici, filtrano la polvere e forniscono un habitat per farfalle e uccelli. In parole di Hundertwasser, “è così che ritornano la bellezza e la gioia di vivere: verdi vallate in cui l’uomo può respirare liberamente.




L’integrazione della natura e della vegetazione nell’architettura dell’Hundertwasserhaus non è solamente un aspetto estetico, ma riflette il profondo desiderio dell’artista di concepire un ambiente armonioso e sostenibile. In questo contesto, architettura e natura convergono, dando vita a uno spazio unico e accogliente pensato per gli abitanti e i visitatori. In definitiva, l’Hundertwasserhaus è un’opera d’arte architettonica che va oltre il tradizionale concetto di edificio, con un design stravagante e innovativo che riflette la genialità e la visione di Friedensreich Hundertwasser come artista e architetto.




Nell’angolo del fabbricato, una scala conduce a un piccolo bar dotato di terrazza all’aperto. Durante la stagione estiva, è un piacere concedersi il comfort di sedersi qui, di fronte a uno dei panorami più vibranti e suggestivi di Vienna.





Scoprire che accanto all’Hundertwasserhaus, a pochi passi oltre la fontana, vi è anche un piccolo e grazioso centro commerciale chiamato “Hundertwasser Village“, costruito nello stesso stile caratteristico dell’artista, aggiunge curiosità e fascino. Con uno spirito e un design inconfondibili, non solo rispecchia il genio artistico di Hundertwasser, ma offre anche un’esperienza di shopping unica e stimolante per chi lo visita. Sorto pochi anni dopo la costruzione della casa omonima ospita negozi di souvenir e oggetti d’arte.  Al centro del villaggio, spicca un piccolo bar-caffetteria, mentre dalla galleria al secondo piano è possibile osservare l’animato “villaggio” che si sviluppa al piano sottostante.




A pochi passi dall’imponente Hundertwasserhaus sorge la Kunst Haus Wien, fondata nel 1991 e anch’essa frutto dell’ingegno progettuale di Friedensreich Hundertwasser. 

Al suo interno trova la sua dimora il Museo Hundertwasser. Inizialmente concepita come una sede dedicata esclusivamente all’opera di Hundertwasser, l’edificio fu progettato per accogliere anche spazi destinati a mostre temporanee di portata internazionale. Questa struttura singolare, posizionata sulle rive del Canale del Danubio, continua a incarnare e seguire scrupolosamente i principi filosofici e creativi dell’eclettico e celebre artista. Tale museo costituisce un eloquente manifestazione delle idee all’avanguardia e dello stile inconfondibile dell’artista austriaco. Una realtà museale che rappresenta un’opportunità inestimabile per approfondire ulteriormente l’universo artistico di Hundertwasser, consentendo di esplorare le sue opere e la sua visione eclettica di arte, architettura e natura in maniera avvincente e suggestiva.





Il Museo Hundertwasser, articolato su due distinti livelli espositivi, presenta un’accattivante fusione degli elementi più significativi del vasto repertorio artistico di Friedensreich Hundertwasser. Questa istituzione ospita la più ampia collezione mondiale delle sue opere, spaziando tra dipinti, grafica originale, arazzi, arte applicata come francobolli e bandiere, modelli architettonici e testimonianze del suo attivismo ecologico.

La visita al museo non si limita a una contemplazione statica delle opere, ma si trasforma in un viaggio interattivo attraverso documenti fotografici rari e filmati che narrano la storia affascinante della sua barca “Regentag” – sua dimora per dieci anni – e offrono una profonda comprensione della vita e delle influenze di Hundertwasser.





Un aspetto distintivo del Museo Hundertwasser è l’incorporazione del suo impegno ecologico visionario, guadagnandosi  così il titolo di primo “museo verde” di Vienna. Questa oasi di verde “verticale” non solo arricchisce il contesto architettonico, ma sottolinea anche la filosofia intrinseca dell’artista nei confronti della natura e della sostenibilità. In tal modo, il museo offre un’esperienza immersiva che abbraccia la vastità dell’eredità artistica di Hundertwasser e permette ai visitatori di relazionarsi con la sua visione innovatrice.





L’Hundertwasser Village e il Museo Hundertwasser, insieme all’Hundertwasserhaus, formano un affascinante complesso che celebra l’eredità artistica e architettonica di Friedensreich Hundertwasser, offrendo ai visitatori un’esperienza completa e senza paragoni nel cuore di Vienna. 

Questa destinazione culturale e artistica è senza dubbio un imperdibile percorso per gli appassionati d’arte e gli ammiratori dell’architettura innovativa. Ogni dettaglio architettonico e artistico di questo eclettico complesso urbano, celebra la creatività e la visione di un artista innovativo e costantemente proiettato verso il futuro.








Le residenze di Hundertwasser, oltre a fungere da affascinante attrazione turistica e catalizzatore di grande interesse estetico, conservano la loro essenza di abitazioni popolari, in accordo con il vincolo originariamente imposto dall’artista, che purtroppo si spense nel 2000.

La gestione degli affitti segue una logica che mira a garantire un’accessibilità diffusa, con un costo di circa 5 euro al metro quadrato. Il comune di Vienna, attentamente valutando le reali necessità e lo status economico dei richiedenti, cede le destinazioni abitative con una rigorosa selezione.

Nel quartiere delle vivaci case colorate, la selezione delle persone aventi diritto mira a dare priorità a famiglie con membri dotati di attitudini artistiche, studenti provenienti da scuole o licei musicali o artistici, e individui coinvolti in ensemble musicali o gruppi artistici. Si presta particolare attenzione alle persone in grado di dimostrare un reale interesse per l’arte, considerando, ovviamente, anche uno status socio-economico svantaggiato.



Hundertwasserhaus 









Hundertwasser Village 










Friedrich Stowasser, celebre con il nome di Friedensreich Regentag Dunkelbunt Hundertwasser, nacque a Vienna nel 1928. L’artista, noto principalmente come pittore, estese la sua influenza al di là dei confini della tela, emergendo anche come architetto e ambientalista di rilievo. Fino alla sua scomparsa nel 2000, avvenuta a bordo della Queen Elizabeth 2, Hundertwasser ha lasciato un’impronta indelebile attraverso la creazione di opere fantasiose e altamente individuali. Oltre alla pittura, il suo genio artistico si estese alla progettazione di francobolli, a un poster commemorativo per i XX. Olimpiadi estive, all’esplorazione di tetti verdi, pannelli solari, ruote idrauliche e alla concezione di abitazioni dal design innovativo.
























©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



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Mostra Collettiva “La Donna e l’Arte” celebra la sua X edizione nel Centro Storico di Corigliano Rossano

L’ArteCheMiPiace – Segnalazione Eventi 






Mostra Collettiva “La Donna e l’Arte” celebra la sua X edizione nel Centro Storico di Corigliano Rossano



Con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Corigliano Rossano (Cosenza) e dell’Assessorato alla Cultura, è con grande entusiasmo che l’Associazione Centro Arte Club di Ercolino Ferraina e il Centro Studi Artistici Segantini di Patrizia Crupi annunciano l’apertura della X edizione de “La Donna e l’Arte“.


L’evento, che avrà luogo nel suggestivo Centro Storico di Rossano, incarna un affascinante incontro tra la creatività femminile e la magia intrinseca al periodo natalizio.


Negli anni, “La Donna e l’Arte” è cresciuto come un progetto artistico-culturale, coinvolgendo energicamente numerose artiste del territorio. Questa mostra collettiva continua a porsi l’ambizioso obiettivo di mettere in luce la levatura delle artiste locali, molte delle quali hanno già lasciato il segno in prestigiose esposizioni nazionali ed estere. Al contempo, mira a promuovere il territorio, accrescendo l’interesse turistico mediante l’espressione artistica straordinaria delle donne che lo abitano.


La manifestazione è la prova tangibile che le donne non sono solamente fonte di ispirazione per gli artisti, ma sono anche autrici ispirate, capaci di creare opere d’arte eccezionali in molteplici forme. 


Attraverso la manipolazione di materiali, la poesia dei versi, la sapiente miscelazione dei colori e la fotografia che cattura attimi unici, oltre all’arte tessile che dona ornamenti alle forme, la mostra celebra l’arte presente nelle donne sottolineando che la donna stessa è un’opera d’arte.


L’inaugurazione, fissata per il 1 dicembre 2023, costituirà un’occasione senza pari per i residenti e i visitatori di immergersi in un affascinante panorama artistico, ricco di varietà e autorevolezza nel suo genere.


Invitiamo tutti a partecipare e a condividere questa straordinaria esperienza che celebra la creatività femminile nell’arte.







Per ulteriori informazioni, contattare:



Centro Arte Club


Patrizia Crupi























©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 




La sezione Segnalazione Eventi propone informazioni su manifestazioni dedicate ad arte e cultura. Gli interessati alla pubblicazione degli eventi culturali in questa sezione, potranno inviare relativo comunicato stampa, locandina e altro materiale informativo alla seguente email: gigroart23@gmail.com



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DOTT. NARZINE BANI HASHEM – GUERRIERA IN CERCA DELLA PACE E I DIRITTI UMANI

   L’ArteCheMiPiace – Poesia



















ANGELA KOSTA – DOTT. NARZINE BANI HASHEM 

GUERRIERA IN CERCA
DELLA PACE E I DIRITTI UMANI





di Angela Kosta |21|Novembre|2023|



Oggi presentiamo ai lettori la poliedrica donna libanese, la Principessa Dott. SmriHrh Narzine Bani Hashem. Oltre a essere una rinomata imprenditrice nel settore della produzione di profumi pregiati, si distingue come poetessa, scrittrice, sceneggiatrice e produttrice televisiva. La sua carriera va oltre i limiti imposti alle donne arabe, rompendo le barriere delle quattro mura e sfidando i pregiudizi sulla limitata valenza della donna. Con determinazione e professionalità, la Dott. Hashem lotta per garantire i diritti delle donne, sia sul fronte sociale che in qualità di sostenitrice della Pace nel Mondo. La sua rivista internazionale di prestigio, “Èlite Magazine”, presenta con attenzione personaggi, autori e poeti che non solo eccellono nella scrittura, ma sono anche attivamente impegnati in associazioni e organizzazioni no-profit per promuovere la pace globale.


Inoltre la Principessa Dott. SmriHrh Narzine Bani
Hashem è:

– Primo Ministro Del Governo del Khanato Tartaro
dell’Orda d’Oro in Esilio).

– È Primo Ministro Del Governo del Khanato Tartaro
dell’Orda d’Oro in Esilio

– È Direttrice e  Caporedattore del settimanale
Èlite Magazine e Al – Nukhba

– Presidente del Consiglio di Amministrazione
– Fondatrice e Presidente Del Consiglio di
Amministrazione Della Federazione Internazionale Per La Pace.

– Fondatrice e Presidente del Consiglio di
Amministrazione dell’Unione dei Creatori dell’Èlite araba.

– Fondatrice e Presidente della Federazione Mondiale e
dell’Amministrazione del libro

– Presidente Della Federazione Internazionale Dei
Signori Hashemiti.







Portiamo alcuni suoi meravigliosi versi:

IL RITO DELL’INCUDINE DELL’AMORE



Alya sbuffò con invidia 

con salmi senza interruzione 

nella lode e nella condanna 

al tocco della terra ghiacciata 

di chi si allarma e dal panico va di fretta.
Furtivamente di seguito si diverte

nuvola dopo nuvola senza Ghaith 

e dispositivi di fissaggio. 


Nel desiderio lacrimoso 

adotta i bambini della luna 

ma ne vale la pena… 


Non smette di piangere 

nel orizzonte del cielo 

non trovando il permesso di accesso. 


I ricordi salvo fino al midollo

e li conservo nei miei occhi. 


Foto di fantasmi faccio

con il mio sguardo

permettendo di ingrandire un po’ entrambi. 


Con affetto 

le nostre radici germogliano 

anche dai rami per essere amati. 


E viviamo…

ci allunghiamo e cresciamo. 


E tra le stagioni ventose

asciughiamo i baci

con tocchi frettolosi

e l’abbraccio è ancora lì. 


Aspettando di morire

non mi piace che tutto fiorisse 

in mia assenza

come le rosette sulla soglia della morte. 


Come mi desidera quando esultai

in un sussurro rise. 


Tra loro ci sono anche le splendide donne  

con delicatezza e dolcezza 

canzoni canticchiavano

e persino i petali si emozionarono. 


E anche lei ballò e cantò 

e si scambiarono parole

finché l’occhio strizzò 

e una gomitata diede ai satanici 

che perseguitano l’anima su se stessi. 


Fuggirono i sentimenti dalla sua vita 

nella bara con il cuore infranto 

attentamente preoccupato 

saluta il pomeriggio e l’alba. 


Come nell’oscurità oscura

o nelle prime ore di luce

il polso continua a battere in fretta 

e di seguito a suo agio si sente.


Dai tuoi pensieri ardenti 

i tuoi rituali in fiamme vanno…

Devi combattere per decenni

quattro volte anche

fino a diventare un sopravvissuto vitale. 


Poi riacquisti la speranza 

e torna indietro…

Restituisci tutto ciò che hai

Vivi e muori nel tuo amore velenoso 

inghiotti e disseta l’asciutto e la fame. 


Mangia fino a sazietà 

delle tue quaranta sfumature

non cadere più in basso

fuori dalla tua mente. 


Con tutta la soddisfazione

il destino accetta…

Sei così stanco di camminare e viaggiare

a tutte le distanze 

di notte… a ore e ore 

facendo immersioni tra grotte e il mare. 


Con sete e amore ed estasi

trascorri le tue giornate a lungo

fissando il vuoto… 


Sulla tua spiaggia segreta neghi te stesso 

hai sete ma l’acqua di Agag

non è adatta per bere.

Incidi con le dita 

lettere e cuori sull’oro della sabbia

che l’onda soffiò

e la scritta scomparve… 


Oh, anima mia e cuore mio

Non c’è nessuna pietà??? 


Con qualsiasi desiderio 

con tanta passione uccidiamo??

Come possiamo stare insieme

facendosi in mille frammenti? 

Aggrappiamoci e non lasciamoci andare! 


L’inchiostro svanì nello sdegno

e il corpo che quasi

per fiorire come un ramo

i frutti porta e tiene

diventando sonnolento al freddo

sballottato dall’immaginazione

nella lava dei vulcani. 


E le note di violino, o le onde dei dolori 

vengono a torturarti

ma tu sotto la pioggia brilli

lentamente in silenzio.


Angela Kosta è nata nel 1973 in Albania. Sposata e madre di due figli risiede in Italia da parecchi anni. 

Traduttrice, scrittrice, poetessa, pubblicista e Vice Direttrice & Vice Caporedattrice sul giornale Albania Press

Nel suo paese d’origine nell’anno 2003-2004 ha pubblicato due libri. 
In Italia nel 2007 ha pubblicato La collana magica. Romanzo; nel 2008 Lacrima lucente, Poesie;  nel 2011 Gli occhi della madre, Thriller; nel 2017 Il milionario povero, Romanzo; nel 2018 Vivere, Poesie; nel 2019 Oltre l’oceano, Romanzo; nel 2020 Sara e l’arcobaleno, Fiaba.










































©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 




La Rubrica Divagazioni sull’Arte ospita articoli redatti da autorevoli amici e sostenitori del Blog L’ArteCheMiPiace, i quali ci offrono la possibilità di attingere ad emozioni e conoscenze, attraverso la condivisione di pensieri e approfondimenti.




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Premio letterario Antica Pyrgos 2023 – Cerimonia di premiazione

 



Premio letterario Antica Pyrgos 2023 

Cerimonia di premiazione 




Eccezionale partecipazione alla cerimonia di premiazione della sesta edizione del prestigioso Premio Letterario Antica Pyrgos, tenutasi sabato 18 Novembre 2023 nella suggestiva Sala delle Colonne della Biblioteca  comunale F. Dionisi di Lanuvio. Organizzato dall’associazione “Radici con le ali” in collaborazione con il Comune di Lanuvio, il Museo civico lanuvino, e importanti realtà culturali come Amici dei Musei e dei beni culturali del Sannio, Kinètes edizioni, il premio celebra la creatività letteraria nazionale.

Il Premio, intitolato all’isola di Cipro, l’Antica Pyrgos, dove i ricercatori del CNR hanno rivelato i resti di un antico impianto industriale risalente all’inizio del II millennio a.C., ha accolto i partecipanti provenienti da ogni angolo d’Italia nella suggestiva cornice di Villa Sforza Cesarini, arricchita dai resti del Santuario di Giunone Sospita.

La serata, introdotta dal concerto dei Virtuosi di flauto italiani dell’Ottocento, ha visto la partecipazione di Antonella Rizzo, responsabile del Premio, e Antonio Veneziani, presidente della Giuria, che hanno accolto con entusiasmo gli artisti e gli appassionati di letteratura.


Tra gli illustri giudici che hanno valutato le opere in concorso figurano Francesca Benedetti, Maria Borgese, Claudio Giovanardi, Dino Ignani, Susanna Schimperna, Alda Teodorani e Claudio Marrucci. La prestigiosa giuria ha premiato i vincitori con targhe in ceramica create dall’artista Cristina Bertolissio.

Il presidente del Consiglio comunale, Alessandro De Santis, e l’assessora Irene Quadrana hanno consegnato i meritati riconoscimenti ai vincitori, sottolineando l’importanza di eventi culturali di tale rilevanza per la comunità.

La sezione dedicata a Gabriele Galloni è stata particolarmente emozionante, con la presenza di Irma Bacci, madre del giovane poeta prematuramente scomparso. Il premio è stato consegnato a Cristina Dean per l’opera “Di questi tempi si parla con gli occhi”, suscitando un’intensa commozione tra i presenti.


Il Premio Letterario Antica Pyrgos ha mantenuto la sua tradizione di onorare personalità di spicco nel campo della cultura, premiando con opere d’arte realizzate da artisti visivi internazionali. Un sentito ringraziamento ai partner, Acqua di Genova, Profumeria Prioli, Poetesse Donne, e agli sponsor Tiffany Art&Lingerie e Tabaccheria Di Stefano, che hanno contribuito al successo di questo straordinario evento letterario.



Di seguito, l’elenco dei premiati che si sono distinti in questa edizione del Premio Letterario Antica Pyrgos.


PREMIO “GABRIELE GALLONI” dedicato ai giovani autori

Cristina Dean “Di questi tempi si parla con gli occhi” Albatros edizioni


SEZ. A
LIBRO EDITO DI POESIA
1° classificato Annalisa Mercurio “Muovimi il fiato” ChipiùNeArt edizioni
2° classificato Giulia Bertotto “Dolce stil muoio” Robin edizioni
3° classificato Giuseppina Irene Groccia “Mente Occhi Cuore”
SEZ. B
SILLOGE INEDITA DI POESIA
1° classificato Paolo Cattolico “Segnaposti”
2° classificata Nadia Pedrazzi “Amiche sempre”
3° classificata Gabriella Maggio “Risvolti”
PREMIO SPECIALE “MARIANNA DIONIGI” – per la scrittura al femminile
Annalisa Lucini “Lilac wine”
PREMIO SPECIALE PER IL MIGLIOR AUTORE STRANIERO
Fadhila Ben Aziza
SEZ.C
POESIA INEDITA
1° classificato Roberto Casati “Ora lo sai”
2° classificato Luciano Giovannini “Il tempo dei saluti”
3° classificato Silvia Iacoangeli “Un mese”
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA
Beatrice Gabellini “La maledizione di Apate”
MENZIONE D’ONORE
Marina Minet “Preghiera”
SEZ. D
RACCONTO
1° classificato Tiziano Malfatto “Profumo antico”
2° classificato Francesco Petrucci “L’appuntamento”
3° classificato Mauro Martini “Il baule”
SEZ. E
MONOLOGO TEATRALE
1° classificato Anna Hurkmans “Un giorno indimenticabile”
2° classificato Daniela Ferraro “L’addio di Pierrot”
3° classificato Rodolfo Andrei “Una donna”
La Giuria ha inoltre decretato di attribuire i seguenti Premi speciali a personalità che si sono distinte nel mondo della cultura e dell’arte:
Libreria “Millelibri” di Bari – per il suo impegno nel coltivare e diffondere la parola poetica
Giulio Laurenti – per la sua iniziativa “Poesie di e per colazione, il gusto non ha suono”
Rivista di poesia “Metaphorica” – per il valore del progetto editoriale
Film documentario “Bellezza, addio” – per l’operazione artistica legata al poeta Dario Bellezza
Valentina Di Stefano – per il suo impegno nel restituire all’architettura il ruolo intellettuale e artistico
Ilaria Grasso – per il suo libro “Pentax K1000. Poesie per Letizia Battaglia”

Le ideatrici del Premio sono Dona Amati e Antonella Rizzo. Attualmente la responsabile del progetto e del Premio letterario “Antica Pyrgos” è Antonella Rizzo con la collaborazione del poeta Antonio Veneziani.



Antonella Rizzo

http://www.italian-poetry.org/antonella-rizzo/

https://www.wikipoesia.it/wiki/Antonella_Rizzo


www.anticapyrgos.it


Enti

 

Associazione “Radici con le ali”

Via Giuseppe Di Vittorio, 77

04011 Aprilia



































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Il senso della bellezza Davide Mauro

L’ArteCheMiPiace – Libri da leggere


Il senso della bellezza
Davide Mauro 


È finalmente giunto il momento dell’atteso debutto editoriale di Davide Mauro, un autore che ha dedicato tempo e passione alla creazione di un romanzo avvincente e ricco di profondità artistica. Il suo libro è il risultato di un impegno instancabile e di un  palpabile amore per l’arte che traspare da ogni pagina. 

La trama si snoda tra Firenze e Parigi nel XIX secolo, in un avvincente viaggio che intreccia narrazione e storia dell’arte, offrendo un’affascinante immersione nella cultura del tempo.




Clicca sulla copertina per acquistare il libro





Parigi, 1863. Cesare Baldi, completati gli studi, è finalmente pronto per divenire parte attiva negli affari di famiglia. Si occuperà della compravendita di oggetti e opere d'arte tra la natia Firenze e la capitale transalpina che nel corso del XIX secolo è divenuta il cuore pulsante della cultura e dell’arte nel mondo, assumendo quel ruolo che già era stato di Firenze e Roma nel Rinascimento.

Il giovane Cesare, folgorato dalle vitali atmosfere parigine, grazie al suo lavoro ha modo di conoscere i più importanti pittori impressionisti del tempo. La sua vita intensa viene però stravolta quando, nell’estate del 1870, la Francia di Napoleone III, perdendo la guerra contro la Prussia, firma un armistizio che condurrà ai sanguinosi cento giorni della Comune di Parigi. Le cruente vicende che si susseguono, pur non permettendogli di continuare la sua attività di mercante, gli offrono l’opportunità di scoprire un nuovo interesse, quello per il giornalismo culturale. Cambia vita e inizia una fitta collaborazione con una serie di testate giornalistiche francesi che gli consente di riflettere su quanto il movimento impressionista abbia stravolto l’arte abbandonando gli schemi e i linguaggi tradizionali.

Le storie qui narrate, superbamente intrecciate dall’autore a quelle del mondo culturale della Parigi di fin de siècle, ripercorrono gli anni della maturità del protagonista fino agli inizi del Novecento.



































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