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Agosto 2022

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“Heart Earth” di Zeroottouno

 L’ArteCheMiPiace – Segnalazione Eventi


“Heart Earth” di Zeroottouno




Fabbrica Eos di Milano presenta, dall’8 settembre all’8 ottobre 2022, nella sede di viale Pasubio (angolo via Bonnet), la mostra “Heart Earth” di Zeroottouno, duo creativo di origini calabresi composto da Davide Negro e Giuseppe Guerrisi.

Curata da Alberto Mattia Martini, l’esposizione sarà inaugurata giovedì 8 settembre a partire dalle ore 18.30. Saranno presenti gli artisti, il curatore e Rocco Guglielmo, autore di uno dei testi critici pubblicati nel catalogo.

«Nelle opere di Zeroottouno – scrive Alberto Mattia Martini – la natura non solo è soggetto della rappresentazione artistica, ma è coinvolta come parte attiva: forza creatrice e interagente con chiunque voglia sintonizzarsi con essa e con il proprio cuore. Zeroottouno, fin dagli esordi, esplora le relazioni tra uomo e ambiente, guardando all’elemento naturale come protagonista imprescindibile e determinante della propria indagine. La natura, nonostante la deturpazione egoistica subita dall’uomo, non porta rancore, né tantomeno cerca vendetta, ma anzi esprime tutto il proprio altruismo, desiderando e auspicando una comunicazione finalmente reale e leale, nonché di scambio intimante spirituale».

Il percorso espositivo comprende una quindicina di opere, alcune delle quali realizzate appositamente per la mostra. Lavori in cui interagiscono materia primigenia proveniente dalla terra ed elementi – segni di luce, di neon, di vetro – che danno forma ad una sorta di compenetrazione tra materiale e immateriale o, come affermava Hegel, a “Ombre sensibili”.



Per gli spazi di Fabbrica Eos Gallery, il duo artistico realizza, inoltre, l’installazione ambientale “432hz”, dove l’elemento naturale assorbe il circostante, in un dialogo amplificato dalla presenza attiva del pubblico. Un ampio manto verde, costituito da erba naturale, vibrerà seguendo le onde alla frequenza di 432 hertz, utilizzata fino al 1939, quando si decise di fissare l’accordatura della nota LA a 440 hertz. Non un nostalgico ritorno al passato, ma il tentativo e l’invito a riconnettersi con la frequenza che probabilmente meglio si armonizza con quella del vivente, e quindi anche con il battito cardiaco. Una sincronizzazione emozionale ma anche cerebrale, che ci invita a riflettere sullo scambio potenzialmente infinito tra terra e cuore, che appunto nella lingua anglosassone differiscono solamente per il posizionamento della lettera “h”.

Sarà infine esposta “Anima mundi”, una scultura/installazione composta da un grande tronco d’ulivo, sezionato e trafitto nell’anima da una fulgente lama di luce di neon blu. «Mater natura anima mundi: a chi o cosa risponde la vita, a quale legge? A quale mistero l’uomo deve credere per poter vivere? La natura – conclude il curatore – è l’anima del mondo e quindi dell’umanità. Il cuore dell’uomo è nella terra e la terra è il cuore della vita umana, senza questo accordo armonico il nostro petto smetterebbe di pulsare».


L’esposizione, realizzata in collaborazione con la Fondazione Rocco Guglielmo, è accompagnata da un catalogo edito da vanillaedizioni con testi di Alberto Mattia Martini e Rocco Guglielmo e ricco apparato iconografico.

La mostra “Heart Earth” sarà visitabile fino all’8 ottobre 2022, da martedì a venerdì con orario 11.00-13.00 e 15.30-18-30, sabato su appuntamento. La sede storica della Galleria, con un programma espositivo parallelo, si trova in Piazzale A. Baiamonti a Milano. Per informazioni: T. 02 6596532, info@fabbricaeos.itwww.fabbricaeos.it.











Zeroottouno è un duo artistico composto da Davide Negro (Catanzaro, 1985) e Giuseppe Guerrisi (Cinquefrondi, Reggio Calabria, 1984). La loro ricerca è la risultante di anni di sperimentazioni individuali in aree di interesse diverse, che trova dei punti in comune attraverso la sovrapposizione delle singole riflessioni sulla società contemporanea e sulle dinamiche che regolano il rapporto uomo-natura. Gli elementi naturali, dunque, sono parte integrante del lavoro di Zeroottouno, fino a diventarne spesso il fulcro centrale. Tra le principali mostre si segnalano: “Nature – Le trame dell’esistenza”, a cura di Simona Caramia, Museo MARCA, Catanzaro, 2018; “Ceilings. Musei in rete”, a cura di Simona Caramia, Museo Archeologico Statale dell’antica Kaulon Monasterace, Reggio Calabria, 2018, opera permanente; “Atelier #4 – Zeroottouno”, a cura di Giorgio De Finis, Museo MACRO, Roma, 2019; “Booming, Off project Fondazione Rocco Guglielmo”, a cura di Simona Gavioli, Palazzo Bentivoglio, Bologna, 2022.

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Oliviero Toscani 80 anni da situazionista & Photos I capolavori della Collezione Julián Castilla: Cartier-Bresson, Doisneau, Capa, Man Ray e i più grandi fotografi del ‘900

 L’ArteCheMiPiace – Segnalazione Eventi




PROROGANO FINO AL 2 OTTOBRE
DUE IMPORTANTI MOSTRE ATTUALMENTE IN CORSO A PALAZZO ALBERGATI DI BOLOGNA









OLIVIERO TOSCANI

80 ANNI DA SITUAZIONISTA



La mostra Oliviero Toscani. 80 anni da situazionista, a cura di Nicolas Ballario,ripercorre la carriera del grande fotografo, oltre 100 fotografie mettono in scena la potenza creativa e la carriera di Oliviero Toscani attraverso immagini più e meno note.

“80 Anni da situazionista” è il titolo che è stato scelto proprio questa grande retrospettiva, non solo per celebrare la vocazione di Toscani, ma anche per gli 80 anni che il fotografo ha compiuto proprio poche settimane fa. 


 

Toscani mediante la fotografia ha fatto discutere il mondo su temi come il razzismo, la pena di morte, l’AIDS, la guerra, il sesso, la violenza, l’anoressia e molto altro. Ci saranno tutte le sue campagne più famose in mostra, quelle che hanno scosso l’opinione pubblica attraverso affissioni e pagine di giornali, ma anche un Toscani meno conosciuto, come quello dei primissimi anni. 


 

Dunque tra i lavori in mostra il famoso manifesto Jesus Jeans ‘Chi mi ama mi segua’,Bacio tra prete e suora del 1992, i Tre Cuori White/Black/Yellow del 1996, No-Anorexiadel 2007 e moltissime altre, ma anche le immagini realizzate per la moda (da DonnaJordan a Claudia Schiffer, fino a quelle di Monica Bellucci) e addirittura quelle del periodo della sua formazione alla Kunstgewerbeschule di Zurigo.

In mostra anche decine di ritratti che hanno “cambiato il mondo”, come Mick Jagger,Lou Reed, Carmelo Bene, Federico Fellini e i più grandi protagonisti della cultura dagli anni ‘70 in poi. E ancora, una sala è dedicata al progetto Razza Umana, con il quale Oliviero Toscani ha solcato centinaia di piazze in tutto il mondo per fotografare chiunque lo desiderasse, dando vita al più grande archivio fotografico esistente sulle differenze morfologiche e sociali dell’umanità, con oltre 10.000 ritratti.

La mostra è consigliata da Sky Arte.






PHOTOS!

I capolavori della Collezione Julián Castilla:
Cartier-Bresson, Doisneau, Capa, Man Ray
e i più grandi fotografi del ‘900


Per la prima volta in Italia, Palazzo Albergati di Bologna ospita la straordinariaCollezione Julián Castilla con la mostra PHOTOS!


Alfred Stieglizt, Man Ray, Henri Cartier-Bresson, Vivian Meier, Robert Capa, André Kertèsz, Alberto Korda e Robert Doisneau, nonché fotografi spagnoli come Carlos Saura, Ramón Masats, Oriol Maspons, Isabel Muñoz, Cristina García Rodero o Chema Madoz e molti altri sono i protagonisti indiscussi, con i loro memorabili scatti entrati ormai nell’immaginario collettivo come fermo-immagine del secolo scorso, di un viaggio imperdibile nella storia della fotografia.

Un accostamento di oltre 70 opere, di grandi maestri spagnoli e internazionali, che rendono l’esposizione bolognese unica al mondo.


Considerata una delle collezioni private più importanti d’Europa, appartenente a Julián Castilla, noto collezionista d’arte spagnolo, copre più di un secolo di arte fotografica, dalla nascita della fotografia moderna all’inizio del XX secolo a quella attuale del XXI secolo. Una narrazione che passando per la creazione dell’Agenzia Magnum e lo sviluppo del fotoreportage, dall’evoluzione della fotografia di moda, al racconto del presente, si confronta oggi con le sfide contemporanee nell’era digitale.

La maggior parte delle opere della sua collezione storica sono in bianco e nero. L’ultima fotografia, datata febbraio 2005, è degli artisti Christo e Jeanne-Claude, che ritraggono la loro monumentale installazione di 37 chilometri a Central Park, composta da un totale di 7.503 “porte” (pannelli di tessuto arancione).


La mostra PHOTOS!, con il patrocinio della Regione Emilia Romagna e del Comune di Bologna, in collaborazione con Museo d’Arte Contemporanea di Villanueva de los Infantes, vede come sponsor Poema ed è curata da Cristina Carrillo de Albornoz.

La mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia.








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LA PITTURA DELL’IMMAGINIFICO Claudio Cargiolli, Marco Manzella, Alessandro Tofanelli

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LA PITTURA DELL’IMMAGINIFICO

Claudio Cargiolli, Marco Manzella, Alessandro Tofanelli





Visto il significativo accesso di visitatori nel primo mese di apertura, è stata prorogata fino al 15 settembre la mostra degli artisti toscani Claudio Cargiolli, Marco Manzella e Alessandro Tofanelli, allestita presso il Museo Le Stanze della Memoria di Barga (LU).

Presentata da Giovanni Faccenda, l’esposizione è organizzata da Bernabò Home Gallery con il patrocinio del Ministero della Cultura, del Consiglio regionale della Toscana, della Provincia di Lucca e del Comune di Barga, grazie al contributo di Idrotherm 2000 S.p.a.



Il titolo della mostra – “La Pittura dell’Immaginifico” – fa riferimento alla preponderante assenza di tempo che caratterizza le opere esposte, fatte di materia concreta e di luce labile, di piccoli dettagli che celano un mondo. Luoghi astratti, luoghi onirici, luoghi effimeri, che risuonano tra le pietre di Barga, il borgo dell’arte, amato e apprezzato da artisti e poeti.

«Barga – spiega il sindaco del Comune di Barga Caterina Campani – ha una vocazione di città aperta all’arte. Barga è un luogo di fascino e tradizione dove troviamo case di pittori che ne hanno scritto la storia; artisti che hanno scelto la cittadina come musa ispiratrice. Borgo d’arte di influenza fiorentina e ricco di gallerie, mostre ed eventi a carattere nazionale ed internazionale, capace di attrarre turismo d’eccellenza da tutte le parti del mondo».



Il percorso espositivo, allestito all’interno del Museo Le Stanze della Memoria, comprende oltre trenta dipinti, molti dei quali inediti, realizzati da Claudio Cargiolli (Ponzanello,1952), Marco Manzella (Livorno, 1962) e Alessandro Tofanelli (Viareggio, 1959).



«In un ordine esclusivamente alfabetico – scrive Giovanni Faccenda – conosciamo Claudio Cargiolli quale virtuoso interprete di un surrealismo colto, nobilitato da endogene influenze che rimandano agli aristocratici antichi: dai Maestri primitivi a quelli del Rinascimento italiano. Marco Manzella, diversamente, appare piuttosto cantore ispirato di un realismo diresti talora nostalgico, continuamente impreziosito da riflessi memoriali, abbandoni che indovini personali, sia quando essi appartengono alla sfera delle illusioni o a quella, più amara, dei disincanti. Di Alessandro Tofanelli potremmo invece sottolineare come siano, invero, tutti autoritratti sentimentali i soggetti dei suoi dipinti: luoghi, scorci, vedute e visioni che appartengono alla sua vita di uomo e di artista quali appigli o – per meglio dire – riferimenti essenziali, cardini imprescindibili quando i dubbi si addensano nella mente senza il conforto di alcuna, remota, fuggevole certezza. Ecco, allora, la pittura intervenire salvifica, mostrando ai più sensibili orizzonti della mente dove ancora sia dato di incontrare qualche riverbero evanescente di utopie mai tramontate, gli ultimi bagliori di sogni ad occhi aperti, la scia luminosa di una ormai sperduta stella polare».




“La Pittura dell’Immaginifico” è la prima mostra pubblica promossa da Bernabò Home Gallery a Barga, luogo scelto da Laura Piangerelli per l’apertura di un nuovo spazio espositivo in aggiunta alla sede storica di Trezzo sull’Adda (MI). «Barga città onirica, al di là dall’apparire fenomenico – annota la gallerista. Barga città di pietra, sospesa su una nuvola».

L’esposizione è visitabile tutti i giorni con orario 10.30-12.30 e 17.30-22.30. Ingresso libero. Catalogo edito dalla Regione Toscana disponibile in mostra con i testi istituzionali di Caterina Campani, sindaco del Comune di Barga, e di Eugenio Giani, presidente del Consiglio regionale della Toscana, la prefazione di Giovanni Faccenda, un testo storico di Lucia Morelli, una riflessione della gallerista Laura Piangerelli e un ricco apparato iconografico. 

Per informazioni e approfondimenti: 

www.bernabohomegallery.it

www.comune.barga.lu.it.



Claudio Cargiolli nasce a Ponzanello nel 1952, piccolo borgo nei pressi di Fosdinovo (Massa Carrara). Ha frequentato il Liceo Artistico e poi in seguito l’Accademia di Belle Arti di Carrara, città dove vive e lavora. Fin dall’inizio, curioso, libero, privilegia l’immaginazione e la fantasia, lontano da ogni concessione alle mode, ma sempre attento e rigoroso nel ricercare la buona pittura e nello sperimentare le antiche tecniche e gli artifici pittorici a lui più congeniali. Giovanissimo partecipa, dal 1968 in poi, a numerose rassegne di pittura. La sua prima mostra personale si colloca nel 1971, presso la galleria “Fillungo” di Lucca, curata dal critico e grande storico dell’arte Pier Carlo Santini, che lo seguirà per molti anni nella sua ricerca artistica. Con queste precoci esperienze, continua il suo percorso fino a diplomarsi all’Accademia nel 1974. La pittura di quegli anni, di formazione, di ricerca, di sperimentazione, si caratterizza con una produzione dominata da soggetti enigmatici, figure dai volti cancellati e composte per frammenti. Dal 1983 e negli anni a seguire, Cargiolli riesce ad assegnare ordine alle sue visioni e forma ai suoi sogni, la pittura prende a consolidarsi proprio nella misura in cui i volumi, le forme e gli oggetti, si collocano sulla tela in un racconto fantastico. Gli accostamenti al limite dell’incongruenza fra scene, visioni e descrizioni diverse, concorrono alla costruzione di una realtà metafisica, soffusa di poesia, irreale e tuttavia rasserenante, pur nella sua impossibilità. Tale processo di ricerca e lavoro si incrementa e si concretizza dalla seconda metà degli anni ‘80; da quel periodo inizia, infatti la collaborazione con la galleria Forni di Bologna e il ciclo di esposizione di alto prestigio in Italia ed all’Estero. Da segnalare fra le numerose mostre personali e partecipazioni collettive, le antologiche svoltesi a Palazzo Ducale di Massa e Palazzo Ducale di Urbino. Oggi Cargiolli, nel suo incessante perfezionarsi, compone immagini sempre meno affollate, immagini ad alta definizione, trasognate, pure, atemporali, destinate ad un colloquio privato, fino a condensarsi in una tenerezza di affetti che sono degli autentici atti d’amore.

Marco Manzella, nato a Livorno nel 1962, dopo il Liceo Artistico si è diplomato in restauro, occupandosi per diverso tempo di dipinti murali e tecniche artistiche antiche, per poi dedicarsi definitivamente alla sola pittura. Ha iniziato l’attività espositiva nel 1985 sviluppando il suo interesse per alcuni episodi della pittura toscana quattrocentesca e per l’arte figurativa della prima metà del ‘900. Alla fine degli anni ‘90 inizia un avvicinamento alla pittura figurativa dell’area anglosassone, soggiornando a lungo negli Stati Uniti. A partire da questo periodo gli interni dei primi anni si aprono verso visioni ricche di colori caldi dove l’elemento acqua prende sempre una maggiore importanza. Nel 1998 partecipa al Plein-air Internazionale di Mirabel, organizzato dalla città di Darmstadt (D) iniziando un fruttuoso rapporto con alcune gallerie tedesche. Inoltre, da sempre attratto dalla cultura iberica, dal 2001 il suo lavoro viene riconosciuto anche in Spagna con una serie di mostre in spazi istituzionali. Nel 2004 i Laboratoires Boiron di Lione hanno scelto un suo dipinto per una loro campagna pubblicitaria in Francia. Nei lavori degli ultimi anni si conferma la vocazione per una pittura di forte valore narrativo. Alcune composizioni recuperano il tema del paesaggio, immaginato però come costruzione artificiosa staccata da qualsiasi riferimento ad un luogo reale. Parte della sua produzione è dedicata alla grafica, che comprende disegni ed acqueforti. Ha collaborato nel corso degli anni con numerose gallerie italiane (tra queste Stefano Forni, Bologna; Poggiali e Forconi, Firenze; Entroterra, Milano) e straniere (Galerie Artis, Darmstadt; Jorge Alcolea, Madrid e Barcellona). Vive e lavora a Viareggio e Brescia.

Alessandro Tofanelli è nato a Viareggio nel 1959. Si è diplomato all’Istituto d’arte di Lucca e ha frequentato l’accademia di Brera a Milano. Durante la sua permanenza a Milano Tofanelli ha collaborato come illustratore per importanti riviste pubblicate da Rizzoli e Mondadori. Nel 1973 ha vinto due borse di studio offerte dalla Banca Mercantile per l’Università Internazionale dell’Arte e nel 1975 il premio “La Resistenza” e il primo premio al concorso internazionale “INA-Touring” a Palazzo Strozzi di Firenze. Nel 1984 ha vinto il premio “Giotto d’Oro” e nel 1987 il premio “Under 35” a Bologna, il premio “Onda Verde” a Firenze e il premio internazionale “Ibla Mediterraneo”. Nel 2011 è stato pubblicato un racconto di Antonio Tabucchi ispirato ad un suo dipinto (A. Tabucchi, “Racconti con figure”, Palermo, Sellerio, 2011). Diverse case d’asta internazionali trattano i suoi dipinti, tra queste Christie’s di Londra. Le sue opere pittoriche fanno parte di importanti collezioni private e pubbliche, nazionali e internazionali. Alessandro Tofanelli ha sempre unito la sua pittura al suo lavoro di fotografo professionista, video-documentarista e regista. Nel 2005 è uscito il suo primo lungometraggio come sceneggiatore e regista, “Contronatura”, che ha vinto il Premio speciale della giuria al Festival di Viareggio Europacinema e il Festival Nice di New York e San Francisco del 2005-2006. Nel 2012 ha completato il secondo lungometraggio, “Il segreto degli alberi”, e ha vinto il Premio Monicelli al Festival di Viareggio Europacinema.



Bernabò Home Gallery è una galleria specializzata in arte moderna e contemporanea. Lo spazio nasce da un’esperienza professionale pluridecennale e ospita le importanti personali di alcuni dei più grandi nomi del panorama artistico del ‘900 e contemporaneo. Bernabò Home Gallery propone nei propri spazi, dipinti e sculture con un focus particolare rivolto verso opere grafiche dei grandi maestri nazionali e internazionali. La mission della Home è di proporre a visitatori e collezionisti, mediante le opere proposte, un percorso culturale attraverso i maggiori movimenti artistici del secolo scorso, che prosegue con i linguaggi contemporanei degli artisti rappresentati. Un’attenzione particolare e scrupolosa viene riservata al livello esecutivo delle opere proposte; considerando sia il livello tecnico del manufatto, che l’originalità del linguaggio. L’attenzione e la cura dei particolari fanno della galleria un luogo dove una passione personale, negli anni, si è evoluta e trasformata in autentica professionalità.



Il Museo Le Stanze della Memoria è ubicato in un palazzo del centro storico di Barga realizzato attorno al 1500; per generazioni qui vi abitarono le famiglie Colognori, che si distinsero per le loro notevoli qualità di ebanisti e mobilieri apprezzati anche oltre il territorio di riferimento. L’edificio fu poi distrutto dai bombardamenti dopo lo sfondamento del fronte il 26 dicembre del 1944. Per anni ridotto a un cumulo di macerie, è stato poi recuperato dall’Amministrazione comunale per destinare lo spazio a luogo della memoria così come testimoniano anche le diverse targhe in pietra apposte sui muri esterni dell’edificio in ricordo di eventi importanti per la cittadina e di personalità care alla comunità di Barga. Il Museo è stato inaugurato il 31 marzo del 2007 in occasione del bicentenario Garibaldino con una mostra di documenti e cimeli dedicata a Garibaldi. Da allora il Museo ha ospitato importanti mostre d’arte, diventando uno dei luoghi della cultura di Barga.


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Ultimi giorni di apertura per la mostra Jago. The exhibition.

L’ArteCheMiPiace – Segnalazione Eventi



Ultimi giorni di apertura per la mostra 
Jago. The exhibition.



Fino al 28 agosto a Palazzo Bonaparte di Roma è ancora possibile prendere parte a un’occasione unica per conoscere e apprezzare la genialità di JAGO, documentata per la prima volta in una mostra che riunisce una serie di opere realizzate fino ad oggi, dai sassi di fiume scolpiti (da Memoria di Sé a Excalibur), fino alle sculture monumentali di più recente realizzazione (come Figlio Velato e Pietà), passando per creazioni meno recenti ma più direttamente mediatiche quali il ritratto di Papa Benedetto XVI (Habemus Hominem).




Pseudonimo di Jacopo Cardillo, classe 1987, Jago è scultore potente attento agli esempi della nostra tradizione e universalmente noto come “The Social Artist” per le innate capacità comunicative e il grande successo che riscuote sui social.


Sicuro talento nell’utilizzo dei mezzi di comunicazione, Jago arriva direttamente al cuore del pubblico che lo ama, anzi lo adora. Paragonabile in tal senso a una rockstar, trasmette l’amore per l’arte ai giovani: le dirette streaming e le documentazioni foto e video – attraverso le quali coinvolge il suo pubblico sul web – raccontano il processo inventivo di ogni opera e il percorso condiviso consente una diretta partecipazione dei suoi followers al singolo passaggio esecutivo.


Nelle sue opere, utilizza anche elementi tragici in un costante gioco di rimandi, con una visione sempre tesa alle tematiche del presente, suscitando provocatoriamente negli spettatori riflessioni sullo status dei nostri tempi.


Curata da Maria Teresa Benedetti, l’esposizione JAGO. The Exhibition è prodotta e organizzata da Arthemisia con la collaborazione di Jago Art Studio.

L’evento è consigliato da Sky Arte.






La mostra seguirà i seguenti orari:
Tutti i giorni dalle 11.00 alle 21.00
(la biglietteria chiude un’ora prima)





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Giant Dandelion Fairies – Amy & Robin Wight

 

 
 

Giant Dandelion Fairies

Amy & Robin Wight

 

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia  |21|Agosto|2022|

 

 

 

 

Trentham Estate è un complesso di parchi di straordinaria bellezza presenti nella contea di Staffordshire in Inghilterra. Al suo interno sono ospitati i pluripremiati Trentham Gardens descritti da James Alexander Sinclair su The Telegraph, come “Il rifacimento del giardino del decennio”.

 

 

 

Questi spazi verdi contemporanei nascono dal fantasioso e innovativo genio di tre designer d’eccezione. Per i famosi giardini all’italiana è stato premiato con medaglia d’ oro il designer botanico Tom Stuart-Smith, stesso riconoscimento per l’olandese Piet Oudolf, progettista dei fiumi d’erba e del labirinto floreale e per Nigel Dunnett, autore delle piantagioni di fiori selvatici e dei prati boschivi.

 

 

 

Il parco ospita molte sculture e opere d’arte, tra cui le famose fate realizzate dall’artista locale Robin Wight. Si tratta di deliziose sculture, faticosamente create con filo zincato e acciaio, che si snodano lungo suggestivi sentieri naturalistici.

 

 

Nel cuore di Trentham Gardens c’è anche uno spettacolare lago costellato di piccole isole reso vivo dalle immagini e dai suoni di una meravigliosa varietà di animali selvatici. La passeggiata che porta dal parco verso il lago, offre una vista suggestiva sulla installazione artistica “Giant Dandelion” realizzata da Amy Wight, figlia di Robin. 

 

 

 

Queste imponenti sculture a forma di dente di leone, comunemente chiamati soffioni, stagliati nello sfondo paesaggistico di antichi prati e boschi di fiori selvatici, sono opere da vivere, non solo da guardare.

 

 

Nel loro sodalizio artistico, padre e figlia, trovano un’armonia capace di fondere arte, storia e paesaggio naturale. Non importa quanto sia affollata la giornata, c’è sempre una tranquilla macchia contemplativa di erba che invita i visitatori a sedersi, rilassarsi e tornare a immaginare e sognare.

 

 

 

Tutti sanno che le fate vivono in fondo ai giardini e qui non è diverso, esse dimorano tra boschi, labirinti e sentieri catturando l’immaginazione di tanti appassionati d’arte.

Le sculture immerse in vaste e magiche derive di prati e fiumi di erba offrono ai numerosi visitatori un’esperienza coinvolgente ed entusiasmante nel forte contatto tra arte e natura.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
Il Tenthram Parco lo trovi QUI

 

 

 

©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

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A Roseto Capo Spulico va in scena “Due Amici, un Castello” di Converso e Romano

 L’ArteCheMiPiace – Segnalazione Eventi






A Roseto Capo Spulico 

va in scena

“Due Amici, un Castello” 

di Converso e Romano





“Due Amici, un Castello”. È il titolo dell’evento che martedì 23, alle ore 19,30, a Roseto Capo Spulico vedrà protagonisti Renato Converso, maestro della comicità nazionale e l’artista Umberto Romano, entrambi rossanesi doc e amici di lunga data, che si ritrovano davanti alle pagine di “Corri Renà, corri! “romanzo del primo, per un viaggio poetico nello spazio e nel tempo.





Converso e Romano hanno condiviso l’infanzia prima di affrontare su strade diverse, la vita.



Alle pagine e al racconto che porta il lettore indietro nel tempo nella Rossano degli anni ’50, saranno abbinate le visioni lontane delle opere pittoriche di Umberto Romano.




 

Ad ospitare queste suggestioni sarà il Castello fortificato a picco sul mare.






















I protagonisti




RENATO CONVERSO 

nasce a Rossano, da una famiglia di umili origini ed è il terzo di undici fratelli. A 17 anni va via di casa e sale su un treno per Milano. Per la prima settimana dopo il suo arrivo nel capoluogo lombardo dorme alla stazione centrale, poi andrà a vivere per qualche tempo in via Padova con alcuni suoi amici rossanesi. Nella sua fuga il comico rintraccia l’inizio della sua esperienza creativa che, come lui stesso racconta, è animata dal bisogno vitale di far ridere il suo Io bambino; e così comincia a fare battute durante i suoi primi lavori di lavapiatti nei ristoranti e nei cantieri. L’ilarità che suscita nei colleghi gli procura un’intensa soddisfazione, Renato capisce che quella è la sua vera strada. Nel 1980 sale per la prima volta sul palco del famosissimo Derby cabaret di Milano sulla cui pedana, sono nati comici italiani importanti e ottiene grandissimo successo. Nel 1983 apre un proprio locale a Porta Genova, La Corte dei Miracoli Cabaret, nel cuore di Milano, in cui rimane per 35 anni vedendo nascere e crescere 33 comici nazionali sotto la sua direzione, tra cui Max Pisu, Max Pieriboni, Mister Forest, Flavio Oreglio, Nando Timoteo, i Fichi d’India, Buz Marco Bazzoni, Gianluca Ipastato, Scintilla Gianluca Fubelli.




UMBERTO ROMANO

Nasce a Rossano da una famiglia di origini contadine, sesto di sette fratelli.

Studia prendendo il diploma di geometra. Viaggiatore, documentarista calabrese assurto di recente alle cronache d’arte. Avere il mal d’Africa e cercare di diffonderlo in Italia, in Europa ed oltreoceano, con libri e quadri. Lo fa Umberto Romano, portatore sano d’immagini etnical retaggio di una cultura postcoloniale, esotica, quella delle Afriche mediterranee in primis, oggi in primo piano, alimentata dall’ immaginario non proprio immaginato degli sbarchi sulle coste. Ma l’Africa bisogna viverla, come Umberto Romano, da Rossano, artista e scrittore che annette l’arte etnica ad un’azione continua, vocazionale, laica di assistenza concreta sur place, nei luoghi interni del continente che definiamo “nero” ma che in realtà conserva integri tutti i colori del mondo. Romano predilige effetti chiaroscurali monocromi, in specie nella tematica che ci riporta agli anni in cui era intenso l’interesse per “l’ambiente” esotico, più di oggi, quando l’esotismo ha lasciato il passo all’etnical language, meno folk romantico e più documentato e solidale, come quello di Romano.






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Yseult Digan – Urban Artist

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Yseult Digan - Urban Artist su L’ArteCheMiPiace a cura di Giuseppina Irene Groccia


Yseult Digan – Urban Artist



di Giuseppina Irene Groccia |18|Agosto|2022|



YZ (correttamente pronunciata come “eyes”, occhi in inglese) è lo pseudonimo di Yseult Digan una delle artiste femminili più attive nella scena della Street Art francese, conosciuta per i suoi ritratti poetici applicati all’arte urbana. 

Nata in Francia nel 1975, da padre francese e madre inglese, cresciuta a La Borne, nella zona dei castelli della Loira, centro tra i più importanti nel settore delle ceramiche d’artista. Entrambi i suoi genitori erano ceramisti e scultori, quindi Yseult è cresciuta avendo come esempio di vita quello del creare, ed è sicuramente in questo contesto che la sensibilità artistica di Yseult Digan è germogliata.


Yseult Digan - Urban Artist su L’ArteCheMiPiace a cura di Giuseppina Irene Groccia

YZ ha iniziato i suoi studi con particolare attenzione verso il montaggio cinematografico e la produzione audiovisiva, concentrandosi prima sul suono, per poi passare alle immagini. Ha trascorso diversi anni a lavorare sui documentari, continuando nel contempo a disegnare e dipingere…


Nel 2000, insieme ad altri artisti, ha iniziato a spruzzare ritratti di vernice sulle pareti grigie della capitale francese. Ha sentito rapidamente, tuttavia, il bisogno di andare oltre la pittura “raccontando” storie. 


Yseult Digan - Urban Artist su L’ArteCheMiPiace a cura di Giuseppina Irene Groccia

Il suo primo grande progetto risale al marzo 2003, quando ha conquistato le strade di Parigi con “OPEN YOUR EYES“: 30 ritratti in formato XXL posizionati su pali elettrici e su pareti fatiscenti in tutta Parigi. Questo progetto  di arte urbana, consacrato come vero successo diventa il punto di partenza della carriera artistica di YZ. Da quel momento in poi, l’artista inizia ad essere invitata a festival, mostre e residenze artistiche.

In seguito ha ripreso questo progetto nelle capitali di tutto il mondo, in particolare a New York, Berlino, Londra, Mosca, Brazzaville, Bamako e Hong Kong. I suoi lavori sono stati esposti in musei e gallerie, tra cui la Fondation Cartier, la Galleria Magda Danysz, l’ArtScience Museum di Singapore, la Fondation Blachère e il Centro Pompidou, in quest’ultimo invitata nel 2013 per una residenza d’artista nell’ambito del progetto In-Situ.


Yseult Digan - Urban Artist su L’ArteCheMiPiace a cura di Giuseppina Irene Groccia

Questi successi, che saranno indubbiamente seguiti ancora da tanto altri, sono il risultato del fatto che ogni progetto su cui YZ lavora è fortemente legato alla sua ricerca sull’identità personale, rendendo la sua arte il più sincera e aperta possibile.


Yseult Digan - Urban Artist su L’ArteCheMiPiace a cura di Giuseppina Irene Groccia

Yseult Digan - Urban Artist su L’ArteCheMiPiace a cura di Giuseppina Irene Groccia

 


L’artista si sforza sempre, attraverso i suoi ritratti, di svolgere un vero e proprio lavoro di ricerca incentrato su tre dimensioni: abitante, habitat e patrimonio. “Il mio obiettivo è incontrare gli abitanti, capire il problema del loro spazio vitale, ma anche stabilire un legame con l’architettura”, spiega l’artista.


Yseult Digan - Urban Artist su L’ArteCheMiPiace a cura di Giuseppina Irene Groccia
Yseult Digan - Urban Artist su L’ArteCheMiPiace a cura di Giuseppina Irene Groccia

Tutto ciò che crea è sottolineato da una nota di fragilità e poesia. Il tema prevalente nelle sue opere è il ruolo e la figura di una donna, liberata dagli stereotipi moderni, come mostrato nel suo progetto Women from Another Century, per esempio. 


Yseult Digan - Urban Artist su L’ArteCheMiPiace a cura di Giuseppina Irene Groccia

Quando realizza i suoi poster, Yseult Digan usa materiali molto delicati, abitualmente dipinge con inchiostro indiano su carta di seta. Inoltre, utilizza anche materiali di riciclo trovati per strada, portando la sua Street Art il più vicino possibile alla scultura.


Yseult Digan - Urban Artist su L’ArteCheMiPiace a cura di Giuseppina Irene Groccia



La sua arte si concentra anche sui problemi che affrontiamo nel contesto delle metropoli moderne che sono in grado di divorarci nelle loro forzate discipline nonostante il fatto che apparentemente ci tengano uniti e connessi. 

Sebbene impieghi un gran numero di tecniche nei suoi progetti, Yseult Digan lavora principalmente come poster artist, pittrice che crea opere d’arte originali su carta kraft e che poi applica sulle mura della città come manifesti. Queste immagini diventano parte dell’ambiente cittadino ed è proprio la loro breve durata che pone l’accento sul ritmo veloce dello stile di vita urbano e sui rapidi cambiamenti che esso porta.


Yseult Digan - Urban Artist su L’ArteCheMiPiace a cura di Giuseppina Irene Groccia

Il nero mi permette di arrivare all’essenziale, dice YZ.


La ragione principale che ha fatto guadagnare a YZ  la reputazione di artista impegnata, sono questi ritratti espressivi, con un aspetto frontale, spazzolati con inchiostro indiano, e il contesto storico e politico a cui si riferiscono. Discendenti di schiave caraibiche, soldate di un antico regno africano, figure femminili appartenenti a gruppi etnici di tutto il mondo, vestite con i loro ornamenti più belli.

Il più delle volte, sono rappresentati su larga scala, su grandi pannelli di legno, grandi lastre metalliche, o sulle mura della città. Per l’artista, non si tratta solo di restituire il diritto di cittadinanza a queste figure nascoste o brutalizzate dalla storia, ma di cambiare il modo in cui le guardiamo.


Yseult Digan - Urban Artist su L’ArteCheMiPiace a cura di Giuseppina Irene Groccia



Yseult Digan - Urban Artist su L’ArteCheMiPiace a cura di Giuseppina Irene Groccia

Yseult Digan - Urban Artist su L’ArteCheMiPiace a cura di Giuseppina Irene Groccia

Il suo impegno artistico e sociale porta spesso fuori dai sentieri battuti, in luoghi in cui ricordi e poesia si affrontano. Molto spesso il suo lavoro si fonde con un’esplorazione dell’intimità familiare, come quando va alla ricerca delle sue radici sulle orme di suo nonno guadalupeo. Altre volte indica diverse temporalità che si intersecano con la nostra, quella attuale, riuscendo a dare al suo lavoro un’aura particolare. Tutti questi aspetti costituiscono un approccio artistico che è veramente al di fuori dei soliti e dominanti codici della street art. 


Ne è testimonianza il progetto “Amazone” dove Yseult continua la sua ode al potere femminile come per il progetto “Women from another Century” in questo caso si tratta di una serie di manifesti dedicati alle guerriere senegalesi che sono state addestrate a combattere i francesi nella prima guerra franco-dahomeana.


Yseult Digan - Urban Artist su L’ArteCheMiPiace a cura di Giuseppina Irene Groccia



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Yseult Digan - Urban Artist su L’ArteCheMiPiace a cura di Giuseppina Irene Groccia

Yseult Digan - Urban Artist su L’ArteCheMiPiace a cura di Giuseppina Irene Groccia
Yseult Digan - Urban Artist su L’ArteCheMiPiace a cura di Giuseppina Irene Groccia

CoWork YZ & Tamara Alves 

Grande orgoglio per la Street Artist è stata la scelta del Presidente Emmanuel Macron di commissionarle il disegno della nuova effigie francese Marianne, simbolo della repubblica francese dal 1792 e stampata su circa 300 milioni di francobolli, sulla base di un suo murales realizzato presso un complesso di case popolari a Perigueux.


Yseult Digan - Urban Artist su L’ArteCheMiPiace a cura di Giuseppina Irene Groccia
Yseult Digan - Urban Artist su L’ArteCheMiPiace a cura di Giuseppina Irene Groccia

Yseult Digan - Urban Artist su L’ArteCheMiPiace a cura di Giuseppina Irene Groccia

Ispirata da una nuova un’estetica, morbida, poetica e lontana dagli stencil, YZ dona arte allo spazio urbano, opere che appartengono alla strada, non importa se il maltempo può rimuoverli, se qualche passante può strapparli o persino portarseli a casa, ciò che conta per lei è che diano emozioni.






Yseult Digan - Urban Artist su L’ArteCheMiPiace a cura di Giuseppina Irene Groccia

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Guardiamo l’artista al lavoro attraverso questo video:












Yseult Digan - Urban Artist su L’ArteCheMiPiace a cura di Giuseppina Irene Groccia

Yseult Digan, alias “YZ“, è un’artista franco-britannica nata nel 1975. Il suo lavoro è stato presentato in importanti istituzioni, come il Centre Pompidou di Parigi o l’ArtScience Museum di Singapore. Nel 2017 è stata selezionata per dare un nuovo volto alla Marianne che compare sui francobolli, una reinterpretazione che battezzerà “Marianne l’Engagée”. Nel 2019 Eurotunnel gli ha affidato la realizzazione di un’opera monumentale su entrambe le sponde della Manica. Dopo aver vissuto e lavorato per diversi anni in Senegal e Costa d’Avorio, ora risiede in Francia.





Contatti dell’artista 


Sito Web yzart 

Instagram yzyseult 


















 




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SOUL MATES

 L’ArteCheMiPiace – Comunicato Eventi

SOUL MATES L'Alchimista Simone Bellomia


SOUL MATES
L’Alchimista Simone Bellomia


Inaugurazione presso il Bar Damatrà, il 3 settembre 2022 – ore 19.00 – via Bersan nr 24, Aicurzio (MB)


Il 3 settembre 2022, alle ore 19.00, si inaugura, presso il locale Damatrà, in via Bersan nr 24, ad Aicurzio (MB), l’evento “Soul Mates”, che vede come protagonisti l’ artista milanese Simone Bellomia e il mixologist Francesco Formenti.

L’evento, a cura della poetessa e curatrice comasca Maria Marchese, vedrà nascere 11 inedite “pozioni”, dall’estro dell’Oste, sposate ad altrettante scelte opere dell’Alchimista, questi i nomi d’arte di entrambi.




Dopo una fase legata allo studio della figura e della realtà, l’autore milanese abbandona “il dato scientifico” per celebrare, sulle tele, il frutto di un percorso conoscitivo introspettivo. 
Nel momento in cui la ricerca personale si sposta, dal suolo fisico ad uno spazio più alto e lungimirante, le lancette dell’orologio cessano di disegnare i minuti e luoghi geografici; così, le linee non rispecchiano più i contorni umani, bensì
richiamano l’incertezza, laddove quest’ultima è strumento indispensabile per addivenire ad una maturazione evolutiva: franti, infatti, i riferimenti e i dictat, l’uomo esperisce se stesso nell’alea e, ivi, trova nuovo respiro e un inedito sé.

Simone Bellomia lega, agli elementi di questa terra, pensieri apolidi; un pentagramma tonale intenso diviene, quindi, dimora di un’euritmia esperienziale simbolica, i cui segni vengono, dall’artista, elargiti, sul “tessuto” , come proseguimento del proprio temperamento emozionale. I tratti, talvolta morbidi, talvolta fermi e graffianti, si carezzano, sovrappongono, interrompono… tra ampi diastemi e microcosmi, tra volti e forme, appartenenti alla sfera del sogno immaginario e magico. 

L’occhio dell’osservatore viene, quindi, fascinato, da un linguaggio, che è evocazione plastica di una viva e sacra terra.
L’oste suggellerà, poi, la laiason, tra il pubblico e le tele, creando una “visione” liquefatta dell’esperienza estetica e emozionale: la mescianza di colori, profumi, sapori e sensazioni creerà, allora, una squisita e unica atmosfera.

Maria Marchese















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OMAR GALLIANI … Cosa vede García Lorca?

 L’ArteCheMiPiace – Segnalazione Eventi








 …Cosa vede García Lorca?



La mostra di Omar Galliani dedicata al poeta andaluso al 55° Festival delle Nazioni

Galleria delle Arti di Luigi Amadei, Città di Castello (PG) 

12 agosto – 12 ottobre 2022


Inaugurazione: venerdì 12 agosto 2022, ore 18.30




Nell’ambito del 55° Festival delle Nazioni di Città di Castello (PG), che nel 2022 rende omaggio alla Spagna, Omar Galliani presenta, dal 12 agosto al 12 ottobre 2022, presso la Galleria delle Arti di Luigi Amadei (via Albizzini, 21/a), la mostra 

“… Cosa vede García Lorca?”, con opere dedicate al grande poeta andaluso. 

L’inaugurazione si terrà venerdì 12 agosto alle ore 18.30, alla presenza dell’artista.


«Cosa vede il canto del Poeta quando gli occhi restano chiusi e il mondo si tinge d’ombra? – si chiede Omar Galliani
Cosa sentono i Poeti quando le geografie dei suoni restano mute? 
Cosa sanno i Poeti dei Pittori, degli Scultori, dei Musicisti che oggi leggono le loro parole? 
Cosa sanno i Poeti dele magie di una nota musicale o di un tono di colore acceso sul brivido di una loro parola? 
Cosa sanno i Poeti di una luce accesa nella notte su un foglio bianco sospeso sulle loro rime andaluse che hanno baciato il mondo quando il mondo si chiudeva davanti ai Suoi occhi… quando i nostri erano distanti e assenti».



L’esposizione nasce dalla lettura di alcune poesie di Federico García Lorca e da una selezione di opere di Omar Galliani preziosamente custodite in un cassetto, alle quali se ne sono aggiunte di nuove: inedite tavole che tracciano una contiguità ideale tra parola e segno con l’opera del più importante poeta spagnolo del ‘900. 
«L’opera di Lorca – racconta Galliani – è rivelazione della parola e dell’istante in cui si sfiora la terra cercando il cielo. 
Meriggi d’estate che si tingono di luce e buio come nei miei disegni, dove l’ombra lascia spazio alla luce tra il nero della matita e il bianco pioppo. 
A García Lorca hanno fermato il cuore e tolto la luce dagli occhi quando le sue parole cercavano soltanto… LUCE».

Il percorso espositivo comprende una decina di opere realizzate a matita nera e pastello su tavola, unitamente ad un lavoro su foglia d’oro e alcune matite e inchiostri su carta
Lavori di grande formato si alternano a lavori di piccola dimensione. 
Tutte le opere esposte, alcune di queste realizzate appositamente per “… Cosa vede García Lorca?”, appartengono agli anni Duemila.



La mostra, realizzata con il patrocinio di Comune di Città di Castello, Festival delle Nazioni, Fondazione Cassa di Risparmio Città di Castello, Piccolo Museo della Poesia di Piacenza, Fondazione Centro Studi Villa Montesca, Petruzzi Editore, Fidapa Alta Valle del Tevere, Rotary Club Città di Castello, Inner Wheel Club di Città di Castello, sarà visitabile tutti i giorni con orario 10.30-13.00 e 16.30-19.30. 

Ingresso libero. 

Per informazioni: 
T. +39 0758558918, 
M. +39 337 639963, 

Per approfondimenti sul lavoro di Omar Galliani: www.omargalliani.com.




Galleria delle Arti di Luigi Amadei
Via Albizzini 21/a, Città di Castello (PG) 
T. +39 075 8558918
M. +39 337 639963 
info@galleriadellearti.net 
www.galleriadellearti.net

Ufficio stampa Festival delle Nazioni 
Maria Rosaria Corchia
M.+39 347 3366996 
ufficiostampa@festivalnazioni.com 
www.festivalnazioni.com

Ufficio stampa Archivio Omar Galliani 
CSArt – Comunicazione per l’Arte
T. +39 0522 1715142
M- +39 348 70215100
info@csart.it www.csart.it





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P R oe G R E S S O | “l’involuzione della specie” di Massimo Giannuzzi

 L’ArteCheMiPiace – Artisti






P R oe G R E S S O | “l’involuzione della specie”

Massimo Giannuzzi 





di Giuseppina Irene Groccia |05|Agosto|2022



In questa sua nuova Serie di lavori, Massimo Giannuzzi discute un tema interessante, che è quello del rapporto tra la produzione artistica e la critica sociale. 

In questa chiave di ricerca spicca in primo luogo la concettualizzazione della società nella personale riproduzione stilistica dell’autore.


Il dialogo continuo con tutto ciò che ci circonda rimane per lui una forte fonte d’ispirazione, una relazione costruttiva che sfocia in una necessità espressiva.


Un percorso di ricerca che va ad individuare e segnalare soggetti in forma esasperata per attribuire loro una dimensione di lettura diversa da quella ovvia.


Uno spazio creativo in cui l’artista interviene, recuperando un disagio sociale con il quale generare un percorso che ne convalidi la sua personalità.


Un tema classico reso nuovo dalla personale applicazione di una metodologia che rimane pur sempre una rimanenza oggettiva di utilità che si fa residuo di forza poetica. 


P R oe G R E S S O è la fusione di 3 parole: pregresso, progresso e regresso. 


Le prime due fondamentali per l’evoluzione e la storia, l’ultima in devastante contrapposizione. 

Ogni epoca ha il suo regresso nefasto: questa sembra aver raggiunto un livello di inconsapevolezza della ragione oltre l’immaginario. 

Una nuova forma esasperata di decadentismo sociale, di violenza della logica umana.


P R oe G R E S S O rappresenta il disagio tramite metafore: la scimmia e lo spazio come antitesi per la valutazione dell’origine. 

Lo studio dell’immagine, la ricerca di tecniche e strumenti inusuali, l’utilizzo del colore. 

Una serie aperta e in continua evoluzione a denunciare l’interminabile stupore inerme dell’umana indecenza. 

Un gioco primordiale dove ogni opera può essere interpretata in modo soggettivo.


P R oe G R E S S O è la necessità di fermarsi guardando la propria essenza animale. 




Contatti dell’artista 

Email massimo.giannuzzi@live.ti
Instagram massimogiannuzzi70 





Massimo Giannuzzi 


Figlio d’arte, intraprende percorsi e studi legati al disegno tecnico e grafico. Da sempre appassionato d’arte, nei primi anni novanta vengono pubblicate alcune serie astratte ispirate agli elementi e alla natura formate principalmente da opere di grandi dimensioni. Parallelamente, con forte influenza grafico/artistica dal periodo decadentista, pubblica diverse opere contenenti temi sociali e con forte impatto visivo. Gli anni 2000 sono caratterizzati dalla partecipazione al movimento pop per cui vengono prodotte serie grafiche/pittoriche come “le lampadine” e “le mille lire” le cui opere iniziano velatamente o direttamente ad occuparsi di temi sociali. Dopo alcuni anni di stop viene prodotta la serie “W” (woman) caratterizzata dalla personalizzazione di tecniche ispirate direttamente alla pop art. La serie, partecipa a diverse mostre collettive con grande stupore e soddisfazione dell’artista, generando un buon buon impatto sul pubblico, affrontando il delicato tema della violenza contro le donne: vengono usate immagini spesso contrastanti e provocatorie con complessi visivi semplici e puliti. Il periodo successivo è caratterizzato dal perfezionamento della tecnica, affinata con lo scopo di avere un risultato più “fotografico” per lo sviluppo di diverse commissioni. 

Nel 2021, dopo mesi di ricerca e studi su nuove tecniche, utilizzo di materiali e colori, nasce l’esigenza di fermarsi realizzando il “terremoto” di idee su tela: nasce da qui un lavoro intenso e vorticoso, un’evoluzione necessaria, un bisogno da cui nasce P R oe G R E S S O. Le opere sono frutto di una maturità artistica e dell’esigenza di dover comunicare in modo libero e incondizionato. La comunicazione diretta, senza filtri, come nel carattere dell’artista, definisce la nuova serie vera e cruda in un gioco di metafore sporcando la ricerca del dettaglio e della precisione dei precedenti lavori.























 




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