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Dicembre 2023

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Impressioni in Movimento – La Metamorfosi Visiva di Alexa Meade

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Impressioni in Movimento

La Metamorfosi Visiva di Alexa Meade





di Giuseppina Irene Groccia |23|Dicembre|2023|




Mentre molti artisti nel corso degli ultimi cinque secoli hanno concentrato i loro sforzi nel perfezionare le tecniche di dipinto su superfici piane, Alexa Meade ha audacemente abbracciato l’opposto di questa tradizione consolidata. Senza una formazione accademica in arte o lezioni di pittura alle spalle, Meade ha intrapreso il suo straordinario percorso nel 2009, dopo aver completato gli studi in Scienze Politiche.




Il suo progetto artistico si è focalizzato sulla creazione di tecniche innovative che consentissero di dipingere oggetti tridimensionali in modo tale da simulare l’aspetto di immagini bidimensionali. Ciò che rende interessante questa sua proposta creativa è l’uso astuto di vernice nera e lattice liquido. Questa combinazione ha consentito di trasformare gli oggetti tridimensionali in composizioni visive bidimensionali, richiedendo una meticolosa attenzione per coprire la pelle umana senza formare crepe indesiderate.




Da autodidatta, Alexa Meade ha tracciato una strada artistica non convenzionale, dimostrando che l’innovazione può emergere al di fuori dei confini delle scuole d’arte tradizionali. La sua audacia nel ribaltare le convenzioni artistiche riflette una mente creativa che sfida costantemente le norme, contribuendo così a ridefinire il concetto stesso di pittura e percezione visiva.



La sua genialità si manifesta nell’atto audace di trasformare i modelli in tele viventi, dove dipinge direttamente su volti, corpi, oggetti e pareti circostanti. Questa fusione di pittura, fotografia, installazione e performance rappresenta un’innovazione senza precedenti nel panorama artistico contemporaneo.

Il suo è un approccio che sfida le tradizionali tecniche artistiche ma introduce anche una dimensione nuova e coinvolgente nei confronti dei soggetti coinvolti nell’esperienza artistica. Qui, l’elemento espressivo si rinnova grazie all’intervento del terzo soggetto: il modello vivente. La loro presenza dinamica diventa parte integrante dell’opera, dando vita a performance di forte impatto e in costante evoluzione.




Dal punto di vista percettivo, l’osservatore si trova di fronte a un cambiamento radicale. Le relazioni spaziali si trasformano sotto la guida magistrale di Meade, e l’interazione con la pittura assume una tangibilità straordinaria. In questo contesto, l’arte non rappresenta solo uno spettacolo visivo, ma diventa un’esperienza sensoriale coinvolgente. Alexa Meade, con la sua visione rivoluzionaria, crea un dialogo vibrante tra l’arte e la realtà, invitando il pubblico a immergersi in un mondo dove la pittura prende vita e le prospettive si rinnovano in ogni sguardo.




Tutto questo va ben oltre il bodypainting; è un’arte che sfida gli accordi tra possibilità diverse. L’impatto estetico è straordinario, soprattutto quando l’arte e la realtà si fondono, svelando l’abilità straordinaria di Meade nei tratti e nelle texture. Inizialmente, i suoi personaggi sembrano appartenere a un quadro tradizionale, ma questa percezione si trasforma rapidamente, rivelando qualcosa di ben più profondo e sorprendente. 




I tratti di Alexa Meade si rivelano come pennellate di magia sulla tela della realtà. La sua abilità trasforma la texture dei corpi in linee vibranti, sfumature suggestive e contrasti audaci, creando una fusione intensa tra il tangibile e l’illusorio. Ogni tratto è un ponte che collega l’osservatore a un universo in cui la pittura abbraccia la vita, rendendo i confini tra l’artista e il soggetto, tra l’immagine e la carne, sottili e meravigliosamente sfumati.



Alexa Meade confeziona un’esperienza visiva singolarmente incisiva e teatrale, in cui la pittura prende vita e i soggetti, pur essendo vivi, diventano in qualche modo prigionieri di un quadro immobile, riuscendo a catturare l’essenza della performance artistica. Le silenziose espressioni corporee costituiscono un elemento imprescindibile dell’evento rappresentativo, un quadro visivo che permette agli spettatori di immergersi completamente nella fusione tra il medium visivo e l’eloquenza fisica.





























Per il progetto MILK, Alexa Meade si è avvalsa della collaborazione dell’artista e performer Sheila Vand.

Le due talentuose artiste, residenti a Los Angeles (USA), presentano insieme un progetto avvincente in cui sperimentano la trasformazione di spazi tridimensionali in opere bidimensionali. Il risultato è un’illusione affascinante, quasi pittorica, che cede al realismo soltanto nel momento in cui il soggetto, protagonista dell’apparente dipinto, muove gli occhi in direzione della telecamera.



La metodologia adottata è tanto semplice quanto straordinariamente efficace. Alexa Meade dipinge Sheila Vand con un bianco avvolgente, delineando con precisione contorni e ombre attraverso tratti spessi di tonalità scure. Successivamente, la modella si immerge in una vasca da bagno o su un materasso gonfiabile immerso nel latte, mettendo in atto una trasformazione magica. Il contatto della vernice con il liquido determina un effetto caleidoscopico al lavoro, trasportando lo spettatore in un’esperienza visiva straordinaria.



L’immagine, in un processo quasi auto-creativo, si dissipa e si espande nel tempo e sulla superficie fluida. Ad ogni istante, la sua forma si trasforma, abbracciando varie tonalità e configurazioni, senza mai giungere a una conclusione definitiva quando pennelli e tavolozza si ritirano. Piuttosto, si evolve incessantemente fino a sfumare nell’oblio. Inoltre, il latte come medium aggiunge un elemento di imprevedibilità alla creazione artistica. Poiché il colore reagisce con la consistenza e la temperatura del latte, ogni istante diventa un momento unico di espressione, catturando l’essenza dell’istante senza possibilità di replicazione precisa. 



Lo sfondo bianco, progressivamente colorato dai toni che Sheila Vand indossa sulla pelle, si trasforma in una tela vivente, creando volute cromatiche che si fondono armoniosamente con la pelle circostante. Il corpo umano è materia prima, opera d’arte e protagonista assoluto: spogliato della sua tridimensionalità, diviene tela a due dimensioni, e il latte costituisce la sua cornice temporanea.



La fugacità di questa interazione non fa altro che accentuare la natura singolare e irripetibile di ciascuna performance. In sintesi, la scelta del latte non si limita a conferire una particolare qualità estetica alla serie “MILK”, ma si estende anche a sottolineare concetti profondi di trasformazione, temporalità e unicità. Questo rende il latte non solo un medium artistico, ma un elemento essenziale nella narrazione visiva proposta con grande abilità dalle due artiste.



MILK si rivela una performance che invita a riflettere sulla natura effimera delle emozioni, delle relazioni e dell’interiorità umana, creando un dialogo tra il fugace e l’eterno. Il colore, una sorta di vestito emotivo, crea opere che emergono come affreschi in movimento, composizioni pittoriche effimere e fluttuanti. Costruite con colori sensibili e in continuo mutamento, si disperdono nell’ambiente essenzialmente per svanire, diventando dipinti volatili e fugaci. In questo contesto, le fotografie e le registrazioni cinematografiche acquisite durante le esibizioni, rivestono un ruolo documentario di essenziale rilevanza, fungendo da custodi dell’istante e preservando l’azione artistica in una forma immortale.












Contatti dell’artista 


hello@alexameade.com

Instagram: @alexameadeart

Twitter: @alexameadeart

Facebook: @alexameade

TikTok: @alexameade

Alexa Meade


L’artista Alexa Meade dipinge sul corpo umano e sugli spazi tridimensionali, creando l’illusione che la nostra realtà sia un dipinto bidimensionale. Come il New York Times descrive l’opera d’arte di Alexa, “Pensalo come un Van Gogh, cioè se uno dei suoi dipinti fosse stato portato in vita come una protesta performativa”.

L’arte di Alexa è stata esposta in tutto il mondo al Grand Palais di Parigi, alla Saatchi Gallery di Londra, alle Nazioni Unite a New York, a Shibuya Crossing a Tokyo e alla Smithsonian National Portrait Gallery di Washington, DC. Le sue opere d’arte sono state anche esposte nello spazio, in orbita attorno alla Terra nella missione storica SpaceX Inspiration4.

Ha creato installazioni interattive a Coachella, Cannes Lions e Art Basel. Alexa ha dipinto sul corpo di Ariana Grande per il suo iconico video musicale “God is a Woman”, che ha 350 milioni di visualizzazioni. Il suo spettacolo personale su Rodeo Drive a Beverly Hills ha visto la partecipazione di quarantamila persone. Con una profonda rilevanza culturale pop, l’arte di Alexa è stata votata alla posizione numero 1 sulla prima pagina di Reddit. È stata commissionata da Apple, BMW e Sony. In risposta alla pandemia di Covid-19, Alexa ha collaborato con LEGO come Master Builder per la loro campagna “Rebuild the World”.

Collaborando con i ricercatori dello spazio-tempo, Alexa è stata la prima Artist-in-Residence al Perimeter Institute for Theoretical Physics. È stata anche Artist-in-Residence presso Google, dove ha lavorato a fianco degli ingegneri che promuovono la tecnologia di imaging Light Field.

Alexa e il suo lavoro rivoluzionario sono stati premiati con il “Disruptive Innovation Award” del Tribeca Film Festival. Rispettata per la sua leadership di pensiero e il suo percorso di carriera non tradizionale, Alexa ha tenuto conferenze a TED, Stanford e Princeton. Alexa ha accettato un invito alla Casa Bianca sotto il presidente Obama. Google Arts & Culture ha selezionato Alexa come volto della loro campagna “Faces of Frida”, celebrando l’eredità di Frida Kahlo e delle artiste femminili che la stanno portando avanti oggi. InStyle ha nominato Alexa tra le loro “Badass Women”.

































©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



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LA TALENTUOSA PITTRICE ALBANESE KRISTIANA STERJO

L’ArteCheMiPiace – Divagazioni sull’arte 





LA TALENTUOSA PITTRICE ALBANESE KRISTIANA STERJO 






di Angela Kosta |20|Dicembre|2023|



Oggi presentiamo ai lettori la talentuosa pittrice Kristiana Sterio.


Kristiana Sterjo è nata il 1° luglio nel 1995 a Tirana (Albania) dove vive tutt’ora.

Questo articolo su Kristiana Sterjo nasce non solo come segno di gratitudine per la sua collaborazione nei disegni del mio libro di fiabe “L’arcobaleno e la piccola Sara,” pubblicato in Italia e devoluto all’Associazione ONLUS Comitato per la Vita Daniele Chianelli, impegnata nella ricerca scientifica contro Leucemia, Tumori e Linfomi nei bambini e negli adulti. Ma lo scrivo anche per esplorare i suoi dipinti e riflettere sull’apprezzamento che ha ricevuto dai media attraverso articoli, interviste radiofoniche e televisive.





Kristiana ha sviluppato la sua passione per la pittura sin dalla tenera età, dando forma ai suoi disegni nel corso degli anni e conferendo priorità all’amore per l’arte. Osservando i suoi dipinti, emerge la straordinaria varietà di colori, la loro perfetta combinazione e simbiosi, insieme all’armonia e alla luce magica che catturano l’attenzione verso la sua arte, arricchita da opere di grande valore. Nei quadri di Kristiana si rispecchiano tenerezza, grazia ed eleganza, distintivi di un talento raro ed unico.




Nel 2019, Kristiana si è laureata con eccellenza in giurisprudenza presso l’Università Mediterranea in Albania, dimostrando la sua abilità nel gestire un doppio percorso tra lo studio della giustizia e il suo impegno nell’arte e nella pittura. Un anno fa, ha realizzato il suo sogno vedendo le sue opere esposte nella mostra “Kristiana e gli Amici” presso la Prefettura di Tirana. Questo successo è stato reso possibile grazie al sostegno e all’assistenza, al suo investimento personale (senza sponsor esterni) e all’organizzazione della Presidente dell’Associazione “Act Now“, Xhoi Jakaj, fondatrice del Centro Culturale Sociale Xhoi & Xhulia e docente presso l’Università di Tirana. 




Le opere di Kristiana hanno ricevuto apprezzamenti positivi da parte degli ammiratori, molti dei quali hanno partecipato attivamente. Nonostante la recente maternità che le richiede molto tempo, Kristiana continua il suo percorso artistico, dando vita a opere che trasmettono emozioni speciali e particolari.

Kristiana è un’artista che fonde l’interiorità della sua anima pura con la natura. Le auguriamo ulteriori successi in ogni ambito della sua vita e, in particolare, nella sua straordinaria carriera artistica.




Per chi desiderasse acquistare i suoi quadri, è possibile contattarla al numero +355685930528. 










Angela Kosta è nata nel 1973 in Albania. Sposata e madre di due figli risiede in Italia da parecchi anni. 

Traduttrice, scrittrice, poetessa, pubblicista e Vice Direttrice & Vice Caporedattrice sul giornale Albania Press

Nel suo paese d’origine nell’anno 2003-2004 ha pubblicato due libri. 
In Italia nel 2007 ha pubblicato La collana magica. Romanzo; nel 2008 Lacrima lucente, Poesie;  nel 2011 Gli occhi della madre, Thriller; nel 2017 Il milionario povero, Romanzo; nel 2018 Vivere, Poesie; nel 2019 Oltre l’oceano, Romanzo; nel 2020 Sara e l’arcobaleno, Fiaba.










































©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 




La Rubrica Divagazioni sull’Arte ospita articoli redatti da autorevoli amici e sostenitori del Blog L’ArteCheMiPiace, i quali ci offrono la possibilità di attingere ad emozioni e conoscenze, attraverso la condivisione di pensieri e approfondimenti.




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Tra fragilità e monumentalità: L’Arte Neo-Figurativa di Vally Nomidou

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Tra fragilità e monumentalità: 

L’Arte Neo-Figurativa 

di Vally Nomidou 






di Giuseppina Irene Groccia |19|Dicembre |2023|



Il mondo del riciclo si manifesta in una delle sue forme più artistiche attraverso l’eccezionale talento dell’artista greca Vally Nomidou. Con grande abilità, Nomidou trasforma materiali come carta vecchia, cartone di scatole, imballaggi, carta di giornali ed elenchi telefonici in una sorta di pasta creativa, dando vita a sculture intriganti.

Ciò che emerge in modo distintivo nelle sue opere è l’uso sapiente del materiale, che non cerca di dissimulare, bensì integra in modo organico nel suo concetto artistico. Il materiale stesso diventa così parte fondamentale e ornamentale del corpo, del costume e dell’espressione incarnata in ogni scultura. Vally Nomidou ci invita a esplorare il connubio straordinario tra riciclo, creatività e talento, aprendo una finestra su un mondo dove il rinnovamento materiale si trasforma in un’esperienza estetica senza pari.





I dettagli delle opere sono notevoli, e il loro movimento è così delicato da contrastare forse con la natura “ruda e grossolana” dei materiali con cui sono realizzate.

Nomidou plasma le sue opere partendo dall’interno, creando una struttura solida utilizzando esclusivamente carta e cartone riciclato. Il telaio interno di cartone è costruito con una griglia verticale e orizzontale, mirando a sostenere le sculture garantendo un equilibrio armonico tra contrazione ed espansione. La coesione del materiale assicura la durata dell’opera, donando anche un bilanciamento fluido tra gli elementi interni ed esterni.




La sua tecnica è basata su una perfetta interpretazione dei tratti del viso, dell’espressione, della naturalezza della posa e delle proporzioni del corpo. Questo processo implica la combinazione di calchi parziali in gesso, l’attenta osservazione di documentazione fotografica esaustiva dei soggetti e una laboriosa elaborazione della pelle esterna. Le stampe impeccabili vengono sintetizzate, tagliate, cucite, incollate e sfregate, e grazie alla competenza del suo tocco, raggiungono una resa completamente realistica dei soggetti.





Il suo approccio creativo si caratterizza per un marcato elemento di riduzione, facendo uso di levigatrici elettriche e aggiungendo carta proveniente dalla cassetta degli attrezzi della sua “cucina”, in base alle specifiche anatomiche delle diverse aree. Con le sue mani, guida la creazione dei volumi, composti da materiali modesti e semplici, mentre la colla connette stratificazioni di carta sia interni che esterni.

Un elemento interessante è che il colore non viene applicato direttamente; piuttosto, viene acquisito attraverso l’utilizzo di diverse sfumature cromatiche e dalla qualità della carta e delle sue caratteristiche.





L’artista connette i significati delle sue forme plastiche con un senso deliberato di in-compiutezza, di voluta incompletezza, di un mezzo che sfugge alla perfezione a favore di un concetto più ampio. Questa scelta sottolinea una rappresentazione della forma che oscilla tra il tangibile e il decadente, evidenziando la complessità della sua esistenza. Questo aspetto non è dettato da un’espressione arbitraria o da un desiderio di impressionare; piuttosto, si origina dalla genuinità innata della sua arte, dove gli elementi interni si fondono organicamente con quelli esterni, spingendo lo spettatore a un’analisi più approfondita e riflessiva. Da notare è la sincerità e il rispetto dell’artista, impegnata a catturare un’estetica e un concetto specifici sia attraverso il mezzo che la tecnica.





Le sculture monumentali di Vally Nomidou, pur nella loro fragilità, emergono come un’offerta artistica di straordinaria validità. La sua indagine approfondita, tanto teorica quanto pratica, si traduce in un’intricata fusione di concetto, estetica e tecnica. Pertanto, queste creature “ferite”, dall’aspetto sia perturbante che poetico, costituiscono una proposta significativa, completa e genuinamente originale nell’ambito della scultura neo-figurativa contemporanea.



























Nata a Salonicco nel 1959, Vally Nomidou ha approfondito i suoi studi in pittura presso la Scuola di Belle Arti di Atene con il professore Demostene Kokkinidis (1978-1983). Ha successivamente proseguito la sua formazione al Central Saint Martins College of Art and Design di Londra, beneficiando di una borsa di studio dalla State Scholarships Foundation (1983-1984). Attualmente, condivide la sua conoscenza come assistente professore presso il Dipartimento di Belle Arti e Arti Applicate dell’Università Aristotele di Salonicco.

Nomidou è una figura chiave come membro fondatore del gruppo artistico INDOORS, costituito nel 2007 insieme agli artisti Kassi, Politi e Christea. Da notare che dal 2010, il gruppo ha visto l’aggiunta degli artisti Kavvatha, Stamatiou e Argyri, evolvendo così nel gruppo artistico INDOORS +.

Le creazioni di Nomidou sono custodite in importanti collezioni sia pubbliche che private, attestando il riconoscimento della sua opera nell’ambito artistico. Attualmente, l’artista risiede e lavora ad Atene, portando avanti il suo contributo distintivo alla scena artistica contemporanea.

















































©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



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Un ritratto in movimento. Omaggio a Mimmo Jodice Il DocuFilm di Mario Martone

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Un ritratto in movimento. Omaggio a Mimmo Jodice

Il DocuFilm di Mario Martone




In un affascinante racconto visivo e verbale, Mario Martone ci conduce nel mondo di Mimmo Jodice attraverso il documentario “Un ritratto in movimento. Omaggio a Mimmo Jodice,” in onda su Rai3 venerdì 22 dicembre alle 23.15.

Il film celebra le fotografie come protagoniste indiscusse, immergendoci nelle opere del grande artista. Martone sottolinea l’importanza di riflettere sul significato e il valore delle immagini, esplorando il gesto creativo e il rapporto con lo sguardo in un’era in cui siamo immersi in un mare di immagini sovrastanti.

Martone, descrivendo l’osservazione di un gigante come Jodice, afferma che questo non solo ha rinnovato il gusto estetico, ma ha anche aperto prospettive filosofiche. Il documentario segue Jodice nel suo studio, un luogo ricco di ricordi che si mescolano con le immagini dell’archivio, rivivendo decenni di lavoro e esplorazione attraverso le parole e i movimenti lenti del fotografo.




Accompagniamo Jodice nel suo rifugio creativo, un luogo in cui i ricordi danzano in armonia con le straordinarie immagini dell’archivio. Decenni di impegno e ricerca prendono vita nelle sue parole, mentre le mani si muovono con lentezza e precisione nel racconto dei segreti della camera oscura.

Attraverso la sua guida, scopriamo le prime fotografie, le audaci sperimentazioni degli anni Sessanta e Settanta, i lavori intrisi di valenza politica e sociale, i nudi che esplorano l’animo umano, la fervente passione per l’architettura e le antichità classiche. Il suo sguardo si disperde nell’osservare la natura e il mare, in attesa di una luce che permetta a visioni al di là della realtà di emergere.




È in questa prospettiva, in questo modo di interpretare la realtà, che la fotografia di Mimmo Jodice si eleva a forma d’arte. Il suo sguardo, capace di percepire l’assenza e raffigurare il fluire del tempo, conferisce un carattere straordinario alle sue opere.

Presentato Fuori Concorso alla 41° edizione del Torino Film Festival, il documentario vanta la partecipazione di figure chiave come Mimmo Jodice, Angela Jodice, Antonio Biasiucci, Stefano Boeri, Marino Niola, LiaRumma, Laura Trisorio, Lucia Trisorio, Francesco Vezzoli e Andrea Renzi. Scritto da Mario Martone e Ippolita Di Majo, la fotografia è di Elio Di Pace, il montaggio di Jacopo Quadri con Elio Di Pace, il suono di Silvia Moraes e Luigi Petrazzuolo.





Il documentario è prodotto da Maria Carolina Terzi, Lorenza Stella, Luciano Stella, Carlo Stella e Gianluca Casagrande per Mad Entertainment, Rai Documentari e Caronte Spa.



















Mario Martone

(Napoli, 1959) ha cominciato giovanissimo il suo lavoro in teatro. Negli anni ‘80 col suo gruppo Falso Movimento ha creato spettacoli d’avanguardia contaminati col cinema, che hanno affrontato lunghe tournée in tutto il mondo. Il suo primo lungometraggio, Morte di un matematico napoletano, è stato invitato in concorso a Venezia nel 1992, dove ha vinto il Gran premio della giuria. Di lì a tre anni è stato in concorso a Cannes con L’amore molesto, tratto dal primo libro di Elena Ferrante. È stato di nuovo a Cannes nel 1998 con Teatro di guerra, e nel 2004 con L’odore del sangue, protagonista Fanny Ardant. Ha impiegato sei anni per realizzare uno dei suoi progetti più ambiziosi, un lungo film sulla cospirazione italiana nell’800, Noi credevamo, presentato nel 2010 ottenendo un grande successo di pubblico, a cui seguirà un successo ancora più largo, Il giovane favoloso, sul poeta Giacomo Leopardi interpretato da Elio Germano, che porterà più di un milione di spettatori al cinema in Italia, molto amato anche in Francia e in altri paesi. È del 2018 il film su una comune utopista degli inizi del Novecento, Capri-Revolution. Quindi ha realizza due film intrecciati col mondo del teatro napoletano, Il sindaco del rione Sanità da Eduardo De Filippo (2019), e Qui rido io con Toni Servillo nel ruolo del protagonista,in concorso a Venezia nel 2021. Pochi mesi dopo Martone è stato in concorso a Cannes con Nostalgia. Nel corso degli anni Martone, che alterna costantemente teatro e cinema, ha realizzato anche diversi cortometraggi, documentari e film in altri formati. I suoi più recenti sono Laggiù qualcuno mi ama, sul regista e attore Massimo Troisi e presentato alla Berlnale, e Mimmo Jodice. Senza tempo.

FILMOGRAFIA

Nella città barocca (doc., 1984), Morte di un matematico napoletano (1992), Rasoi (mm, 1993), Lucio Amelio/Terrae Motus (doc., 1993), Veglia (doc., 1993), Antonio Mastronunzio pittore sannita (cm, ep di Miracoli – Storie per corti, 1994), L’unico paese al mondo (regia collettiva, 1994), L’amore molesto (1995), Badolato, 10 dicembre 1995. Per Antonio Neiwiller (doc., 1996), Una storia Saharawi (doc., 1996), La salita (cm, ep di I Vesuviani, 1997), La terra trema (coregia/co-director, Jacopo Quadri, doc., 1998), Appunti da Santarcangelo (doc., 1998), Teatro di guerra (1998), Una disperata vitalità (1998), Un posto al mondo (coregia/co-director, Jacopo Quadri, doc., 2000) Nella Napoli di Luca Giordano (doc., 2001), L’odore del sangue (2004), Caravaggio – L’ultimo tempo (mm, doc., 2004), Noi credevamo (2010), La meditazione di Hayez (cm, doc., 2011), Il giovane favoloso (2014), Capri-Revolution (2018), Il sindaco del rione Sanità (2019), Qui rido io (2021), Nostalgia (2022), Laggiù qualcuno mi ama (doc., 2023), Mimmo Jodice. Senza tempo (mm, doc., 2023).

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Dall’impressionismo all’arte contemporanea: la perdita della bellezza

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Dall’impressionismo all’arte contemporanea: la perdita della bellezza 




di Davide Mauro   |11| Dicembre |2023|




Nella seconda metà dell’Ottocento, nella Parigi imperiale di Napoleone III avvenne una rivoluzione artistica senza eguali; il mondo scoprì un nuovo gusto estetico che, come spesso accade in questi casi, venne denominato in forma spregiativa impressionismo. Non stiamo qui a spiegare cosa sia l’impressionismo in quanto è cosa nota, più che altro intendo soffermarmi su un altro aspetto. Per quale ragione a un certo punto si è cominciato a dipingere quadri che manifestavano l’impressione degli artisti? Per rispondere a questa domanda dobbiamo aggiungere una nota che ci racconta come allora era vista l’arte e perché si anelava ad un superamento.

In Francia, ma anche in molti altri paesi europei, l’arte emergeva esclusivamente dalle accademie dove si formavano i pittori e gli scultori. Questi poi ricevevano gli incarichi da parte di famiglie nobili, regnanti e governi per realizzare delle opere. Questa arte era regolata da rigide regole estetiche sostanzialmente immutate sin dal rinascimento. 








Il libro “Il senso della Bellezza” edito da VGS LIBRI delinea con precisione le riflessioni affrontate in questo articolo


Manet fu tra i primi a osare la sfida a queste regole presentando ai concorsi ufficiali (salon officiel) quadri fin troppo originali per l’epoca. Basti pensare a Déjeuner sur l’herbe dove una donna nuda conversa con due uomini in un paesaggio campestre. Questa tela suscitò scandalo più che altro per ragioni morali. Ma i sentimenti delle nuove generazioni erano già segnati perché altri pittori tendevano a interpretare con una certa libertà i paesaggi. 






Édouard Manet


Ad esempio Turner in Inghilterra rappresentava le vedute dominate da fattori climatici, come la nebbia o la pioggia, in un modo del tutto originale che anticipava lo stile impressionista. Questi tentativi incoraggiarono i vari Monet, Renoir, Cézanne e molti altri ad andare oltre. Sappiamo poi com’è andata a finire dai libri di storia dell’arte, l’impressionismo prese piede venendo conquistato anche dalle prime case d’arte. Ma ciò che davvero avvenne in quel periodo fu di scardinare le regole imposte da secoli aprendo l’arte alla libertà espressiva.



William Turner

Nel giro di pochi decenni l’arte, cominciando a esplorare nuove possibilità, approdò verso territori inesplorati. La prospettiva utilizzata per più di quattro secoli venne abbattuta, la ricerca della grazia e dell’armonia nelle forme divenne non più necessaria e persino i colori atti a rappresentare la pelle umana o il cielo divennero irreali (si pensi alle rappresentazioni espressioniste). Gli artisti abbandonarono la nuda realtà per abbracciare l’immaginario, l’onirico e il concettuale. È il trionfo di un’arte che non ha più regole, dove si può fare tutto e osare tutto. Ma soprattutto chi osa viene considerato originale, innovativo e distruttore di un passato ingombrante. 






Giunti all’oggi l’arte che vediamo nei musei d’arte contemporanea ci lascia interdetti, impedendoci di avere una chiave netta su ciò che guardiamo. Mentre nell’epoca impressionista era possibile ancora discutere d’arte partendo da alcune regole che consentivano di distinguere un genio da un dilettante, oggi tutto ciò non è possibile. Prendiamo il caso di Cattelan con le sue opere milionarie e apprezzate un po’ ovunque nel mondo. Provate a leggere una sua intervista o un suo intervento dal vivo, dalle sue parole non emerge alcuna cultura, alcuna consapevolezza. Sembra un clown a cui siano affibbiate delle opere. Qualcuno giustamente contesterà il fatto che anche Salvator Dalì viveva di estrosità con atteggiamenti illogici e assurdi. Eppure tutto si può dire tranne che fosse un ignorante. 





Maurizio Cattelan


Ciò che distingue l’arte di oggi con quella del passato è che si può essere artisti quotati senza necessariamente avere una grande cultura, o magari senza sapere davvero dipingere. Perché ciò che domina non è la cultura, ma il mercato dell’arte e quindi la capacità dei critici d’arte di “raccontare” l’artista in termini positivi. Si è costretti a fidarci dei critici proprio perché l’arte sembra essere divenuta talmente complessa da richiedere una vasta cultura per essere apprezzata. Pertanto non sono le sensazioni a poter guidare il valore che si può dare a un’opera, ma le valutazioni dei critici e il mercato che vi gira attorno. Un corto circuito se si pensa alla “cultura” di Cattelan. Un controsenso se si pensa al fatto che taluni critici possono enfatizzare le qualità di un artista anche per interesse personale o economico. Così al fruitore medio non resta che affidarsi al commento di una didascalia che accompagna l’opera di concetto perché è impossibile giungere alla propria interpretazione. 






La Primavera di Botticelli (Dettaglio sulle Tre Grazie)


In questa rottura col passato anche la necessità della bellezza svanisce, come se fosse l’emblema di un mondo superato e noiosamente banale. Le opere infatti non puntano al bello, esso non è più necessario anche perché è il mondo stesso, nella sua crescente volgarizzazione, a renderlo superfluo. Non è quindi colpa dell’arte se la bellezza non è più fondamentale, e tutte le sue manifestazioni sono esattamente le manifestazioni del Weltanschauung, di uno spirito del tempo che scivola via verso direzioni sempre più assurde e incomprensibili.






















Davide Mauro


Nato nel 1975 a Siracusa dove vive e lavora. Da sempre interessato alla storia dell’arte, alla scienza, alla fotografia e alla scrittura creativa, ha da poco pubblicato Il senso della Bellezza edito da VGS Libri. Dopo una breve esperienza giornalistica presso la rivista Inout, e Linkiesta ha deciso di fondare la webZine Elapsus. Ha collaborato anche per il blog Il Calibro. Davide si distingue per la sua profonda cultura e, ancor più, per la riflessione, un pensiero che sorge non dall’istinto, bensì da una logica radicata nella sua approfondita conoscenza delle cose, frutto di uno studio accurato.



























La Rubrica Divagazioni sull’Arte ospita articoli redatti da autorevoli amici e sostenitori del Blog L’ArteCheMiPiace, i quali ci offrono la possibilità di attingere ad emozioni e conoscenze, attraverso la condivisione di pensieri, interviste e approfondimenti.


©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 


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V I V I A N M A I E R Una Fotografa Nascosta nel Tempo

 L’ArteCheMiPiace – Favourites






V I V I A N    M A I E R 


Una Fotografa Nascosta nel Tempo









di Giuseppina Irene Groccia |10|Dicembre|2023|



Quando Vivian Maier si spense in una casa di riposo, fu erroneamente considerata come una anonima donna anziana, ex-baby-sitter, apparentemente irrilevante. Nessuno immaginava che dietro questa facciata si celava una fotografa consumata che per quattro decenni aveva esplorato le strade di Chicago e documentato realtà distanti come Francia, India ed Egitto con la sua macchina fotografica. Nessuno avrebbe mai immaginato che le sue straordinarie fotografie sarebbero state esposte nei musei più prestigiosi del mondo, facendo tappa in decine di paesi. La sua riservatezza contribuì al mistero che avvolgeva la sua persona, e solo dopo la sua scomparsa fu scoperto il suo straordinario lavoro, attirando l’attenzione e il plauso della comunità fotografica globale.





L’affermazione postuma della celebrità di questa artista rappresenta un capitolo affascinante nel mondo dell’arte. La sua storia si intreccia con il fenomeno non raro della risonanza e dell’apprezzamento crescente dopo la morte di un artista. Tuttavia, nel caso di Vivian Maier, questa narrazione assume un carattere diverso, poiché è stata proprio lei a rifuggire la notorietà, mantenendo segreta la sua passione fotografica. Il suo lavoro avrebbe potuto rimanere per sempre nell’oscurità se il destino non avesse portato alla luce il suo straordinario talento.

L’opera di Vivian Maier, inizialmente confinata nell’ombra per sua stessa volontà, ha acquisito fama e riconoscimento solo dopo il suo passaggio a miglior vita nel 2009, grazie a una serie di eventi fortuiti.




Questa manifestazione tardiva, molto diffusa nel contesto artistico mette in luce la particolare complessità della percezione e dell’accoglienza dell’arte da parte del pubblico. La scoperta postuma del suo straordinario talento fotografico ha suscitato interesse e una rinnovata ammirazione, gettando una luce nuova su una narrazione artistica rimasta in sospeso durante la sua vita. Una scoperta che ha contribuito a conferire un impatto eterno all’eredità artistica di Vivian Maier, riscattando il suo lavoro dal relativo anonimato in cui era immerso. 

L’aura di mistero che avvolge la sua vita e la sua produzione artistica aggiunge un fascino ancora più accattivante, trasformando così il suo posto nella storia dell’arte in un racconto seducente e senza tempo.




La vasta eredità fotografica di Vivian Maier è stata scoperta solo due anni prima della sua morte, nel 2007, quando John Maloof, agente immobiliare e appassionato di garage sales, acquistò all’asta una misteriosa scatola, rinvenuta in un magazzino abbandonato a Chicago. Questa conteneva pellicole con infinite scene di strada artisticamente catturate, ma non forniva informazioni sul fotografo, tranne un piccolo foglietto con il nome Vivian Maier.  Maloof ha successivamente rintracciato le altre scatole nella stessa unità di stoccaggio, ma solo due anni dopo ha scoperto, grazie a un necrologio letto casualmente da lui stesso, che appartenevano a Vivian Maier, una donna di 83 anni che aveva lavorato come tata a Chicago per decenni.




La vicenda di Vivian Maier ha subito conquistato le pagine di giornali, riviste e blog, anche se probabilmente lei non avrebbe gradito questa sua postuma notorietà. È una favola da sogno, una sorta di “Mary Poppins”, che alla fine è stata globalmente riconosciuta come un’artista capace di immortalare l’ethos urbano degli Stati Uniti nella seconda metà del XX secolo.

Oltre all’aneddoto della tata-fotografa, è opportuno esaminare gli scarsi dettagli biografici conservati su Vivian Maier. Questo rende ancora più significativo immergersi nel suo lavoro, che non solo fornisce indizi sulla sua personalità, ma attraverso un  attento studio e una giusta analisi porta al dovuto e riconosciuto apprezzamento.

Dalla morte di Maier nel 2009, il suo lavoro ha ricevuto notevole attenzione e consensi. Nonostante l’esposizione internazionale delle sue fotografie, i dettagli della sua vita rimangono però avvolti nel mistero. 




Vivian Dorothy Maier nacque, a New York nel 1926, da madre francese mentre suo padre statunitense era nato da una famiglia di emigranti austriaca. Durante l’infanzia, fece ritorno in Francia, trascorrendo gran parte di quegli anni nelle pittoresche Alpi francesi. Al rientro negli Stati Uniti, visse un periodo lavorativo in un laboratorio clandestino, per poi dedicarsi in seguito alla professione di tata nell’Upper West Side e nel Peter Cooper Village prima di trasferirsi a Chicago nel 1956. Qui, ha lavorato come tata, custode e governante per diverse famiglie fino agli anni ’90. Chi la ricorda ne conserva l’immagine con una macchina fotografica, una Rolleiflex, che portava costantemente al collo come elemento costante della sua presenza insieme ai suoi distintivi cappotti o trench, ai suoi cappelli dalle ali cadenti, alle sue camicie maschili, alle gonne da suora in borghese e alle scarpe nere e sobrie con il tacco basso.

La sua intensa riservatezza emerge nel fatto che è morta quasi indigente, lasciando dietro di sé un archivio di quasi 150.000 immagini fotografiche, tra negativi, trasparenze, stampe e rotoli di pellicola non sviluppati, mantenuti segreti per tutta la vita.






Verso il 1949, durante il suo soggiorno in Francia, Vivian Maier cominciò a catturare immagini utilizzando una fotocamera Kodak Brownie. Nel 1952, già residente a New York, acquistò la sua amata Rolleiflex. Nel 1956 si trasferì nei sobborghi di North Shore, a Chicago, città che avrebbe chiamato casa per gran parte della sua esistenza. La fotografa lasciò Chicago solamente una volta, intraprendendo un viaggio in Asia, evidenziando così la sua affinità per l’esplorazione e la documentazione attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica.



Maier risiedeva nelle abitazioni delle famiglie che l’avevano assunta come tata. La sua macchina fotografica era sempre al seguito, sia quando accompagnava i bambini al parco che durante le sue passeggiate nei fine settimana.

Un’ombra di mistero avvolge il percorso attraverso il quale Vivian Maier ha acquisito l’arte della fotografia, poiché nulla è noto sulla sua formazione artistica. Nessun resoconto documentato o testimonianza fornisce chiarezza su come lei abbia affinato il suo occhio fotografico, aggiungendo quel riconosciuto fascino insondabile al suo straordinario talento.



Nel corso della sua vita, Vivian Maier ha prodotto oltre 100.000 negativi, ma a causa di limitate risorse economiche, solo poche di queste immagini sono state sviluppate in positivo.

Le sue opere dimostravano costante coerenza nei soggetti e nei motivi fotografici che sceglieva. La sua lente catturava donne elegantemente vestite, anziani cittadini, bambini e mendicanti, con particolare attenzione a coloro che presentavano disabilità. Tuttavia, forse il suo soggetto prediletto era proprio lei stessa.



Vivian Maier era affascinata dalla sua immagine riflessa, dedicandosi con fervore agli autoritratti che la ritraevano. Lei era solita catturare immagini nei riflessi di credenze, specchi e nei bicchieri posati strategicamente sulle ruote delle auto. La sua passione si estendeva anche al fascino di lasciare un’impronta personale, immortalando la propria ombra. Attraverso gli autoritratti di Vivian Maier, ci immergiamo in un viaggio introspettivo. Ogni immagine non solo svela il suo aspetto e l’attenzione ai dettagli nell’abbigliamento, ma introduce anche un paradosso affascinante: anziché rivelare apertamente la persona dietro l’obiettivo, ognuno di questi scatti sembra intensificare il mistero circostante la sua interiorità, aggiungendo strati di mistero e introspezione alla sua espressione artistica.



Con il passare del tempo, i bambini di cui si prendeva cura crescevano, lasciando Vivian senza lavoro e costretta a cambiare frequentemente residenza. Mentre si spostava da una famiglia all’altra, i suoi rullini non sviluppati o stampati cominciarono ad accumularsi. Senza una dimora stabile, Vivian Maier si vide costretta ad affittare uno spazio per conservare le sue preziose fotografie. In età pensionabile, le difficoltà economiche la resero incapace di sostenere l’affitto del deposito, portando un paio di anni prima della sua morte, alla messa all’asta di questo spazio e di tutto il suo contenuto. Fu così che un paio di anni prima della sua morte, a 83 anni, senza risorse finanziarie né famiglia, Vivian Maier si trovò privata di tutto, tranne che di un corpus di lavoro fotografico monumentale che non aveva mai mostrato a nessuno e che, alla fine, perse irreparabilmente.



Nel 2007, il giovane di 29 anni John Maloof stava collaborando con lo scrittore Daniel Pogorzelski per creare una storia illustrata sul quartiere di Portage Park a Chicago, destinata a un libro della serie Images of America. Con un investimento di meno di 400 dollari, Maloof acquisì una parte significativa del patrimonio fotografico di Vivian Maier, custodito nell’armadietto all’interno del deposito messo all’asta, e che la fotografa non poteva più permettersi. Questo segnò l’inizio della scoperta e della celebrazione del talento di Maier nel mondo della fotografia.



Quando John Maloof cominciò a sviluppare i negativi delle fotografie di Vivian Maier, il miracolo si trasformò in una vera e propria rivelazione: scene di vita urbana a New York e Chicago, permeate da una potenza visiva sorprendente, dipinsero interi decenni di esperienze urbane. Questi frammenti visivi si fusero armoniosamente, componendo una narrazione autentica e bilanciata sulla vita quotidiana. Affascinato dall’opera, Maloof tentò disperatamente di entrare in contatto con la fotografa, solo per scoprire poi dagli addetti alla vendita dei mobili che era una donna anziana malata. Nonostante i suoi sforzi incessanti, Maloof non riuscì a rintracciare Maier prima della sua morte, lasciando l’artista e la sua straordinaria eredità immortale intrise di un alone di mistero.



Nel freddo novembre del 2008, Vivian Maier inciampò sul ghiaccio di Howard Street, poco distante da casa sua, colpendo la testa. Trasportata all’ospedale St. Francis di Evanston in uno stato di incoscienza, al risveglio rifiutò di divulgare al personale del pronto soccorso i dettagli dell’incidente, insistendo per essere dimessa. Nei mesi successivi, Maier opponeva una resistenza persistente al cibo, mostrandosi appena sensibile agli eventi che si susseguivano attorno a lei. Troppo indebolita per ritornare al suo appartamento, verso la fine di gennaio 2009, venne trasferita in una casa di cura a Highland Park, assistendo impotente alla progressiva diminuzione della sua salute. La fotografa, purtroppo, si spense il 21 aprile 2009.



Successivamente, John Maloof intraprese la vendita dei negativi di Vivian Maier su eBay, con prezzi variabili tra i 5 e i 12 dollari. Per un fortuito caso, uno degli acquirenti si è rivelato essere Allan Sekula, un rinomato fotografo, critico e accademico. Sekula, conscio del valore della collezione, ha interpellato Maloof, esortandolo a cessare la vendita dei negativi per evitare la dispersione di questa preziosa raccolta fotografica. 

L’intervento di Allan Sekula ha svolto un ruolo cruciale nel preservare l’integrità e l’importanza di questo eccezionale corpus di opere di Vivian Maier. La sua partecipazione non solo ha aperto la strada alla comprensione di questa eredità fotografica, ma ha anche contribuito a garantire che l’eredità artistica di Maier fosse trattata con il rispetto e la considerazione che merita, consolidando così il suo impatto duraturo nel mondo della fotografia.



John Maloof ha contribuito notevolmente a diffondere il lavoro della fotografa Vivian Maier. Tuttavia, questa valorizzazione è stata costantemente offuscata dalla complessa situazione in cui si è trovato a trarre vantaggio finanziario dal lavoro dell’artista. La conseguente controversia legata a questa eredità ha aggiunto un intricato strato di questioni etiche e legali che ha, in parte, offuscato il riconoscimento e la celebrazione dell’eccezionale contributo artistico di Vivian Maier.

©Robert Frank


Il lavoro di Vivian Maier è stato accostato a figure di spicco come Robert Frank, Lee Friedlander e Weegee. Nelle sue fotografie, emergono chiare influenze di artisti come Walker Evans e Lisette Model, ma soprattutto si rivelano affinità con Helen Levitt, particolarmente evidenti nelle sue toccanti rappresentazioni di bambini attraverso le stampe fotografiche. Il suo lavoro, situato nella stessa generazione di artisti come Diane Arbus e Garry Winogrand, si distingue per la sua calma, chiarezza compositiva e una gentilezza priva di movimenti rapidi o emozioni estreme.

Vivian Maier incarna l’essenza della grande fotografia americana del XX secolo. si distingue anche per uno sguardo acuto e un’originalità sinuosa, resistendo a qualsiasi tentativo di classificazione, rendendo la sua opera un unicum nella vasta panoramica della fotografia del secolo scorso.



©Lisette Model 

Il ritrovamento di numerosi rullini non sviluppati svela la profonda concentrazione e l’interesse di Vivian Maier dell’atto stesso dello scatto, nell’abilità di catturare istanti, attimi e situazioni in modo fotografico. Ciò fa capire che per lei, l’esito tecnico o estetico delle fotografie era di minor rilevanza rispetto al processo stesso di catturare la realtà attraverso l’obiettivo della sua adorata Rolleiflex. Questo approccio, focalizzato  sull’atto fotografico, conferisce ulteriori gradi di intendimento alla sua singolare prospettiva  artistica.





Fra i numerosi libri a lei dedicati segnaliamo questo di Ann Marks

Descrizione al libro

Nella periferia di Los Angeles, il 17 luglio 1955, apriva per la prima volta i suoi cancelli Disneyland. Quasi trentamila persone si riversarono nei viali mai calpestati prima, un fiume in piena di bambini pronti a lasciarsi meravigliare. Lì, tra famiglie, figuranti e pupazzi, c’era Vivian Maier, una tata di origine francese da poco trasferitasi sulla West Coast in cerca di un nuovo incarico. La donna girovagava da sola tra la folla con una macchina fotografica in mano: dopo anni di scatti in bianco e nero, aveva deciso di passare al colore per immortalare gli attori travestiti da nativi americani e i castelli di cartapesta, per rendere giustizia a quell’atmosfera sognante e un po’ finta. Ma conclusa la gita, quelle foto non furono viste da nessuno, come le altre decine di migliaia di immagini che Vivian Maier scattò e tenne nascoste agli occhi del mondo per decenni. La storia del loro ritrovamento è già leggendaria: montagne di rullini chiusi in scatole di cartone fino al 2007, quando per un caso fortunato John Maloof, il figlio di un rigattiere di Chicago, acquistò in blocco il contenuto di un box espropriato. All’interno trovò un archivio brulicante di autenticità e umanità, il patrimonio di una fotografa sconosciuta che in pochi anni sarebbe stata celebrata in tutto il mondo. Ma mentre le sue opere diventavano sempre più popolari, la sua biografia restava un segreto impenetrabile, perché Vivian aveva sepolto il suo talento con la stessa cura e riserbo con cui aveva protetto la sua vita. Adesso, grazie alla meticolosa ricerca investigativa di Ann Marks, che ha avuto accesso a documenti personali e fonti di primissima mano, quelle vicende personali finora oscure vengono sottratte all’oblio, al mistero e alla leggenda. “Vita di Vivian Maier” rivela in tutta la sua complessità la storia di una donna fuggita da una famiglia disfunzionale, fra illegittimità, abuso di sostanze, violenza e malattia mentale, per poter finalmente vivere alle sue condizioni. Nessuno, neanche le famiglie presso cui prestava servizio, aveva idea che quella bambinaia di provincia nascondesse uno dei maggiori talenti fotografici del periodo, in grado di ritrarre le disparità e le ingiustizie degli Stati Uniti del boom economico, le persone comuni, i bambini, la semplice vita urbana. In questo, che trabocca di foto (anche inedite), l’opera e la vita finalmente si intrecciano in un’unica storia: il ritratto che emerge è quello di una sopravvissuta, fiduciosa nel suo talento nonostante le sfide della malattia mentale, una donna socialmente consapevole, straordinariamente complessa e soprattutto libera.


Clicca sull’immagine per acquistare il libro

























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ContempoArte Magazíne

ContempoArte Selezione Magazine Dicembre 2023

Modulo di Richiesta

Passo 1 di 3

Copertina Flessibile
Prezzo: 18,00 €

Gli artisti con contributi rilevanti che desiderano più copie del magazine possono richiederle via email (info@lartechemipiace.com), beneficiando di una scontistica esclusiva a loro riservata

La nuova Raccolta di ContempoArte si propone come una vetrina, dove ogni artista selezionato ha libertà di manifestare la sua idea, il suo sentire e il suo pensiero attraverso una sua singola opera. Il risultato è un incontro corale, nonostante le apparenti variazioni stilistiche, uno sguardo, un’interrogazione su come si interpreti il concetto che scardina l’importanza del reale per addentrarsi più profondamente a un sentire dell’anima o della mente.
Questa nuova edizione di ContempoArte Magazine si configura come uno spazio d’incontro, un ponte tra mondi e linguaggi creativi diversi, accomunati da un presupposto fondamentale: la valorizzazione consapevole dei sensi.
Gli artisti selezionati per questa pubblicazione esplorano varie sfaccettature di un concetto fondamentale: celebrare la diversità e la ricchezza delle prospettive artistiche, evidenziando la pluralità di approcci, stili e visioni che ogni artista apporta alla creazione visiva. L’obiettivo è offrire al pubblico una panoramica stimolante e inclusiva dell’arte contemporanea, sottolineando la bellezza e l’importanza delle molteplici interpretazioni che contribuiscono ad arricchire il panorama artistico.
Inoltre, la rivista mira a facilitare il contatto diretto tra i lettori appassionati di arte contemporanea e gli artisti protagonisti, unendo il pubblico in una comune esplorazione estetica. Il magazine si impegna a mettere in luce il lavoro artistico individuale, riconoscendolo come portatore di molteplici possibilità espressive, e il concreto sostegno agli artisti emergenti ne diventa una componente essenziale. 

Artisti presenti in questa Edizione:

Vilija Vitkute, Motoi Yamamoto, Joanne Huxford, Antonella Preti, Giorgio Mercuri, Mimmo Milano, Ole Hedeager, Monia Monea, Vian Borchert, Carla Pugliano, Antonio De Nardis, Cristina Castellani, LBS, Mimmo Aloise, Pier Paolo Tralli, Katia Bonanno, Sara Cozzi, Alessandro Andreuccetti, Deborah
Bertinotti, Eugenio Franzò, Gianpia Affaitati, Domenico Summa, Ilaria Pisciottani, Iolanda Morante, Teresa Saviano Sarterre, Luisa Greco, Daniela Cavazzoni, Rino Rossi, Donatella Maino, Marco Host, Willy Indiviglia, Jean Claude N’Doumbè.

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I VICOLI DELLA MEMORIA Umberto Romano

 L’ArteCheMiPiace – Libri da leggere



I VICOLI DELLA MEMORIA
Umberto Romano




È di questi giorni la pubblicazione del nuovo libro di Umberto Romano

Questo libro è molto più di una raccolta di fotografie; è un tributo emozionante e visivamente coinvolgente alla storia intramontabile di Rossano. I Vicoli della Memoria” rappresenta un capitolo imperdibile nell’archivio visivo della città. Si tratta di un’ode alla sua ricca eredità e un invito a immergersi nelle trame intricatamente intessute dei suoi vicoli affascinanti.

Le pagine si animano con un’essenza silente, mentre l’occhio del poeta cattura immagini sulla via dei ricordi. Senza preoccuparsi di indicazioni stradali o quartieri specifici, il libro narra i vicoli di una città con un rispettoso silenzio, concedendo pause necessarie per respirare l’aria circostante e percepire i suoni di un’epoca passata.

Attraverso la lente poetica, Rossano si svela, tra storia e degrado, come una grande città, oggi celebre come la Città del CODEX, le cui pagine purpuree compongono un libro eterno. Ma è anche una città che dipana la sua storia tra le pietre dei quartieri antichi, un tempo vibranti di vita e sogni.

Il libro, una fusione suggestiva di bianco e nero, a tratti sfumato di colori, trascina il lettore in un viaggio dalle molteplici direzioni, tutte convergenti verso un’emozionante destinazione unica. È un viaggio attraverso il passato, un passato arricchito dai fasti bizantini, dalla vita contadina, e dalla nobiltà cittadina. Un’opportunità unica per conoscere, riscoprire e apprezzare la storia di Rossano, anche nel suo stato attuale di degrado e abbandono.




Umberto Romano, un poliedrico artista, si muove agilmente tra la pittura, la poesia, la scrittura di numerosi libri e la fotografia. In ogni sua forma espressiva, traspare un profondo amore per la sua città natale, nonostante le numerose esperienze di viaggio nel mondo.

Culturalmente e socialmente impegnato, Romano si solidarizza costantemente con gli ultimi e i diseredati. Il suo impegno civile verso il popolo Sahrawi e i migranti è memorabile. La sua più recente opera letteraria, “I vicoli della memoria”, è un libro di fotografie che cattura gli angoli più suggestivi della sua città natale. Attraverso queste immagini, Romano evoca l’atmosfera di un tempo passato e i suoni che lo accompagnavano.





Clicca sulla copertina per acquistare il libro

























































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OMBRE E SUSSURRI… IL DIALOGO BiPersonale Marzia Ratti e Saito Hiroyuki

   L’ArteCheMiPiace – Segnalazione Eventi 

OMBRE E SUSSURRI… IL DIALOGO

BiPersonale Marzia Ratti e Saito Hiroyuki


Nel percorso di promozione del gemellaggio Milano Osaka desideriamo presentare la
mostra
Ombre e Sussurri.. il Dialogo” 
Bi-Personale tra Marzia Ratti e Saito Hiroyuki, a cura di
Alessio Musella e Alessandra Korfias in collaborazione con ChiAmaMilano, Agarte Fucina
delle Arti
e Galleria Yukiko Nakajima. 
Quando due culture distanti si sfiorano… inizia un dialogo…
L’arte si trasforma in un ponte tra Giappone e Italia. 
Le poetiche creative di Marzia Ratti e Saito Hiroyuki si intrecciano dando l’opportunità di
comprendere la storia di due Mondi testimoni di storie narrate che da sempre ci hanno
affascinato, due universi che vivono da l’arte del secondo dopo guerra in modo
essenzialmente diverso, ma ancora una volta la diversità non diventa ostacolo, ma tramite
per crescere e conoscere.

Inaugurazione ore 16,00 del 12 Dicembre 2023 a Milano presso il centro culturale
CHIAMAMILANO” in Via Laghetto 2 

Il giorno dell’inaugurazione, Ratti in presenza e Saito in diretta dal Giappone,
spiegheranno le loro tecniche e la loro filosofia artistica. 

Il giorno 14 dicembre 2023 alle 17:00 invece il talk
Navigare le perigliose acque del business giapponese: differenze regionali tra Tokyo e
Osaka
” 
Giulia Ciammaichella di Link Japan e Flavia Milesi, Kifra & Co., faranno un
interessantissimo talk sulla Japanese business way e case studies con clienti giapponesi
in Italia e con clienti italiani in Giappone, focus su Osaka come approach all’Expo e sul
mondo dell’arte. 


Media partner 








「ミラノ大阪姉妹都市提携プロジェクトの一環として、マルツィア・ラッティと斎藤宏之
による二人展『影と囁き…ダイアログ』を、アレッシオ・ムゼッラとアレッサンドラ・コ
ルフィアスが企画し、ChiAmaMilano、Agarte Fucina delle Arti、ギャラリー・中島幸子と
の協力で開催します。
二つの異なる文化が触れ合うとき…対話が始まります。
芸術は日本とイタリアの間の架け橋となります。
マルツィア・ラッティと斎藤宏之の創造的な詩が絡み合い、私たちに長く魅了されてきた
物語の証人である二つの世界の歴史を理解する機会を提供します。戦後のアートを異なる
方法で生きる二つの宇宙がありますが、再び異なることが障害になるのではなく、成長と
理解のための手段になります。
12月12日午後4時、ミラノの文化センター「CHIAMAMILANO」(Via Laghetto 2)でオー
プニングが行われます。
オープニング当日、ラッティが現地におり、斎藤は日本からリモートで参加し、それぞれ
の作品制作技術と芸術的哲学について説明します。
そして12月14日午後5時には、次のトークイベントが行われます。
『日本のビジネスの危険な水域を航海する:東京と大阪の地域間の違い』
リンクジャパンのジュリア・チャマイケラとKifra & Co.のフラビア・ミレージが、イタリ
アでの日本のお客様や日本でのイタリアのお客様とのケーススタディを含め、日本のビジ
ネススタイルについて興味深いトークをします。Expoへのアプローチやアートの世界に焦
点を当てつつ、大阪についても掘り下げます。
メディアパートナー:








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LA NOTA GIORNALISTA SCRITTRICE E POETESSA ALKETA GASHI FAZLIU CON I SUOI VERSI IN LINGUA ITALIANA

 L’ArteCheMiPiace – Divagazioni sull’arte 



LA NOTA GIORNALISTA SCRITTRICE E POETESSA ALKETA GASHI FAZLIU CON I SUOI VERSI IN LINGUA ITALIANA 





di Angela Kosta |03|Dicembre|2023|


Oggi presentiamo ai lettori la nota presentatrice in Radio Televisione Kosovo (RTK) Alketa Gashi Fazliu.

ALKETA GASHI FAZLIU è una nota scrittrice, poetessa, editrice, presentatrice e giornalista in Kosovo. Alketa ha iniziato nel campo del giornalismo a “Radio Prizren”, quando era ancora molto giovane. Attualmente trasmette il telegiornale serale ed inoltre conduce anche il programma mattutino alla “Radio Televisione Kosovo”. Alketa ha sempre avuto una passione per la scrittura e fin da bambina ha pubblicato diversi scritti. Inoltre, un’altra sua passione è la lettura. Alketa ha iniziato a lavorare nel settore dei media dal novembre 1999, subito dopo la guerra. Allo stesso tempo, era presente alla radio trasmettendo programmi per bambini, e poi ha condotto varie trasmissioni in TV. Si è diplomata alla scuola di musica, istrumento violino. Alketa è nata a Prizren, si sposò a Drenica e vive a Pristina. Alketa è la madre di tre meravigliosi bambini, e la moglie di un combattente dell’UCK. Autrice di diversi libri pubblicati, due dei quali inaugurati a Tirana. Ha due Master scientifici

e il titolo di Dottorato. Alketa è la presentatrice di molti eventi importanti in Kosovo come: numerose conferenze scientifiche, vari concerti, accademie e molti altri eventi). Inoltre è Membro dell’Unione Degli Scrittori e Critici Albanesi, nonché pubblicista di numerosi articoli politici sia all’interno e anche all’esterno del paese. In Francia, dalla prestigiosa casa editrice “Le Harmattan”, ha pubblicato il libro “Nudi verso l’Indipendenza”. Alketa è autrice e moderatrice di oltre 500 cronache del libro, nel programma seguito con maggior interesse su RTK. Ha organizzato diverse campagne di sensibilizzazione e beneficenza tra cui vale la pena sottolineare l’iniziativa “Dentro il mio armadio” attraverso la quale è riuscita a portare gioia ad un gran numero di famiglie, aiutandoli con i beni di prima necessità. Alketa è stata apprezzata per il suo instancabile lavoro, con numerosi attestati di apprezzamento da parte di varie Istituzioni e Organizzazioni Mondiali.




Di seguito, alcuni versi della sua opera…






PROLOGO 


Felicità piena di speranza

Adoro il modo in cui mi guardi.

Senza alcun orgoglio…

Esplodo al tuo modello erotico.

Spietato, coraggioso, insistente 

Resusciti desiderio frenetico.

Il mio culto

Busto

Sfascio del mio sistema di sicurezza

Ancore

Onde 

Tu sei

Senza embargo di erotismo

La mia fase

Diversa mia pagina di storia

La fauna delle mie fantasie

Il mio torbido simbolo 

La mia porta del mistero

Il mio Regno di tenebre 

Tu metti alla prova i miei confini 

Superi gli ostacoli

Incredibilmente mi porti in tali cosmosi 

di cui non ho mai saputo andare.

Un’altra stratosfera 

Mi fa desiderare quello che ho.

Mito…

Che vola con le ali dell’aereo. 

Su infiniti chilometri di altezza

Splendi TU

Nebbia della mia vita.


Angela Kosta è nata nel 1973 in Albania. Sposata e madre di due figli risiede in Italia da parecchi anni. 

Traduttrice, scrittrice, poetessa, pubblicista e Vice Direttrice & Vice Caporedattrice sul giornale Albania Press

Nel suo paese d’origine nell’anno 2003-2004 ha pubblicato due libri. 
In Italia nel 2007 ha pubblicato La collana magica. Romanzo; nel 2008 Lacrima lucente, Poesie;  nel 2011 Gli occhi della madre, Thriller; nel 2017 Il milionario povero, Romanzo; nel 2018 Vivere, Poesie; nel 2019 Oltre l’oceano, Romanzo; nel 2020 Sara e l’arcobaleno, Fiaba.










































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