close

Luglio 2023

Senza categoria

Willy Verginer Scultura surreale e silenziosa

  L’ArteCheMiPiace – Favourites


willy verginer
Scultura surreale e silenziosa


di Giuseppina Irene Groccia |20|Luglio|2023|


Willy Verginer, è uno scultore italiano nato a Bressanone
nel 1957 che risiede e lavora a Ortisei. La sua arte riflessiva e contemplativa
si esprime attraverso sculture in legno, che includono forme umane, animali e
oggetti, con un’attenzione speciale alle interazioni tra di loro. Le opere di
Verginer rappresentano e richiamano l’attenzione sul rapporto tra gli esseri
viventi e la natura, ispirando meditazione e  tranquilla contemplazione.



L’artista cattura l’essenza del suo territorio e delle sue
radici, costruendo un percorso proprio e originale nella sua opera figurativa.
Sebbene condivida alcune caratteristiche artistiche con altri artisti come
Stephan Balkenhol e Aron Demetz, la coerenza del suo lavoro è avvolta in una
visione più elevata.



È proprio la capacità di coniugare la tradizione artigianale
locale con un’interpretazione moderna e personale che lo rende un artista
eccezionale, capace di lasciare un segno indelebile nel mondo dell’arte
contemporanea. Le sue opere non solo affascinano lo spettatore, ma offrono
anche un’opportunità di riflessione sulla connessione tra tradizione e
innovazione nell’arte.



La sua è una scultura fatta di silenzi, di sguardi che si
incontrano su imprevedibili traiettorie e che instaurano un intreccio tra
anima, cuore e la sostanza scultorea…  il
legno appunto,  che diventa “materia umana”.

Attraverso il suo talento, Verginer riesce a catturare
l’essenza dell’anima e dell’interno di ogni figura, con sguardi che sembrano
comunicare emozioni e pensieri profondi. Le sue sculture diventano simboli di
espressione umana, con un linguaggio universale che va oltre le parole.


Il legno diventa un medium potente per trasmettere la
bellezza e la complessità dell’esperienza umana. La maestria di Verginer
nell’utilizzare il legno come strumento di espressione crea un connubio tra il
materiale e la sua visione artistica, che si riversa in opere che parlano
direttamente all’anima e al cuore dello spettatore.


Un altro aspetto notevole del lavoro di Verginer è l’uso dei
colori. La scelta di intrecciare legno scolpito e colori vibranti conferisce
alle sue opere un tocco surreale e onirico, che aggiunge ulteriore profondità e
mistero alle narrazioni rappresentate.

Egli è solito utilizzare due colori, come bianco e blu,
bianco e nero, o bianco e verde, ma in modo non convenzionale. Questa scelta di
colore aggiunge un’ulteriore dimensione alle sue sculture, conferendo loro una
particolare aura e originalità che rende il suo lavoro unico e affascinante.


Il suo tratto distintivo è quello di applicare i due colori
ben distinti, separati da una perfetta linea retta dimostrando la sua maestria
nel lavorare con il legno e nell’utilizzare il colore come elemento integrante
e sperimentale delle sue sculture.

Le tonalità e il modo in cui applica il colore va oltre il
semplice enfatizzare una narrazione prestabilita; esso diventa un elemento
chiave nella creazione di una dinamica visiva coinvolgente.


Il colore non si limita a sottolineare la storia raccontata
dalle sculture, ma la modifica e la trasforma, rendendola un’esperienza visiva
e concettuale più profonda e complessa. 
Le figure di legno sembrano essere immerse in un contesto
cromatico che le abbraccia e le sfida allo stesso tempo.


Il lavoro di Willy Verginer è così raffinato che è facile
confonderlo con opere realizzate in resina o pietra, data la sua eleganza e
robustezza. La sua abilità nel rendere i dettagli, come rughe, pelle o pieghe
dei vestiti, è sorprendente e conferisce un alto livello di realismo alle sue
opere. Questo aspetto dona alle sue opere una profondità e una vitalità
incredibile, offrendo uno sguardo intimo e realistico sulla natura umana e
quella animale.


Le sue sculture riflettono una profonda saggezza e una
comprensione, che raccontano il flagello del tempo. Le figure umane si
confondono in modo incomprensibile con la fauna, insieme a fiori che emergono
con sembianze eteree e affascinanti pronte ad ispirare storie intriganti.


Con la sua arte Verginer riesce a far emergere la sua protesta sociale e i valori che ritiene importanti. Le sue sculture diventano quindi un mezzo espressivo per mettere in luce le asperità della realtà e stimolare la riflessione sulle condizioni umane e sulle problematiche sociali. Il suo talento gli consente di trasmettere questi messaggi in modo profondo ed evocativo.


Il risultato è un lavoro di grande forza e impatto, che
unisce la bellezza estetica con un’intensa carica emotiva e una profonda
riflessione sulla società e l’essere umano. Le opere di Willy Verginer sono un
esempio straordinario di come l’arte possa comunicare temi complessi e attuali
attraverso la maestria e l’espressione artistica.














Contatti dell’artista


Sito web www.verginer.com













 






©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 








Se l’articolo ti è piaciuto, ti invito ad interagire attraverso la sezione commenti di seguito al post, arricchendo così il blog con le tue impressioni. 


E se trovi interessanti gli argomenti trattati nel Blog allora iscriviti alla newsletter e seguimi anche sui canali social di L’ArteCheMiPiace.

In questo modo sarai aggiornato su tutte le novità in uscita.


        

Enter your email address:

Delivered by FeedBurner

L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.


Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.



Invia la tua candidatura alla seguente email: gigroart23@gmail.com


Oppure contattaci attraverso questo Form


1. Nome

2. Email

3. Testo


   




 


Leggi Ancora
Senza categoria

NICOLA SANTINI TRA BON TON, COMUNICAZIONE E ARTE

L’ArteCheMiPiace – Divagazioni sull’arte 







NICOLA
SANTINI


TRA BON TON, COMUNICAZIONE E ARTE





di Annalina Grasso   |19|Luglio|2023|

 


La buona educazione di un uomo è la miglior difesa
contro le cattive maniere altrui, diceva Lord Chesterfield e senza dubbio
l’esperto italiano di bon ton Nicola Santini incarna meglio di molti
suoi suoi colleghi questa massima che dovrebbe andare a braccetto con quella di
Sartre nella quale senza dubbio si rispecchia la concezione che Nicola Santini
ha del galateo: Le buone maniere sono una forma superiore di intelligenza.

Nicola Santini promuove la concezione del bon ton anche come una questione di buona spiritualità e attenzione verso gli
altri, con ironia e grande competenza. Toscano d’origine, si divide tra Milano
e Trieste, spesso è nella sua Toscana, a Pietrasanta, dove si rilassa e ammira
e colleziona opere d’arte della Galleria Susanna Orlando.

Giornalista, firma del quotidiano L’Identità di
Tommaso Cerno, Nicola Santini è conduttore TV, dispensatore di consigli utili in contesti
particolari. Santini è stato anche attore nella fiction RAI la Porta Rossa. Estimatore
della giornalista fuori dal coro Mariagiovanna Maglie (scomparsa da poco), di
cui ha sempre ammirato il modo di porsi e di esprimersi e del principe Carlo
Giovanelli, Santini spiega con semplicità e sarcasmo che il galateo non è
appannaggio di una categoria sociale, anzi bacchetta con garbo chi ritiene che
solo ricchi e nobili possano conoscere le buone maniere; per Santini è
soprattutto una questione di buon senso, di rispetto, e di sentirsi a proprio
agio, non di disponibilità economica. In barba agli ostentatori e ai classisti
che spesso risultano pacchiani.

Se tavola il galateo ci rende finti e ipocriti ma
interessanti, nascondendo quanto bene pensiamo di noi stessi e quanto male
degli altri, l’acume e il buon senso dovrebbero farci capire che la buona
educazione non sta tanto nel non versare della salsa sulla tovaglia, ma
piuttosto nel non mostrare di accorgersene se un altro lo fa. Ed è questo il
pensiero che sta alla base dei consigli di Nicola Santini, validi per tutti,
mostrando come tali consigli non sono degli sterili codici di comportamento, bensì
una giusta distanza tesa a non ferire e non essere feriti, come già si
proponeva nel 1869 Luigi Gattini nel Galateo popolare: <<conservare la
tranquillità e l’unione>>
, indicazione che non dovrebbe mai passare
di moda.

 


 

Verso la fine dell’Ottocento la ferma
convinzione che il concetto di identità di popolo e di nazione combaciassero,
indusse molti a considerare i manuali di convivenza sociale un utile strumento
pedagogico per la formazione degli italiani che, sebbene ancora privi di una
propria patria, erano però pronti ad averne una. Inizialmente, dunque, i libri
di Galateo ebbero sia la funzione di smussare le differenze di censo sia quella
di supporto per la creazione di un’immagine unitaria del popolo italiano. Credi
che l’obiettivo sia stato raggiunto?

 

Direi di no, per un semplice fatto: a quell’epoca
l’analfabetizzazione era tale da far pensare come impossibile lo studio di
qualsivoglia manuale da parte anche solo del ceto medio. Diciamo che in quel
periodo si è iniziato a delineare un Galateo italiano, che però a livello
identitario è arrivato molto molto dopo. A partire dal guardaroba ma anche
dalla tavola. In alcune regioni si continuava a mangiare alla francese o
all’austriaca a seconda dell’ultima dominazione.

 


Che valore ha oggi il galateo? Chi ci tiene
davvero?

 

Purtroppo per molti il Galateo non è altro che un
accessorio o un abito, non una seconda pelle. Questo perché qualcuno ha
sfruttato rudimenti di etichetta per operazioni commerciali senza comprendere
la radice delle regole e la loro utilità. Chi ci tiene davvero è chi non fa di
tutto una questione di soldi e, men che meno, di moda. E non sono pochi, ma
essendo elegantemente silenziosi, non si notano. Per fortuna.

 

 

 

Le buone maniere hanno ancora a che
fare con la morale?

 

Con la morale, forse, col moralismo mai.

 



Qual è il comportamento che non riesci
a sopportare?

 

Chi predica bene e razzola male, ma più in generale
chi predica. Poi non sopporto tutto ciò che è fine a se stesso, senza un
pensiero a monte e chi chiede consigli solo per avere un benestare, ma il
consiglio in realtà non gli interessa.

 

Cinque Anni fa hai fatto consulenza a Palazzo Grazioli;
celebri sono diventate le foto di Dudù, Berlusconi e Putin. Che ricordo hai di
Silvio Berlusconi, che “maniere” erano le sue, in privato? E che cosa pensi
abbia lasciato dal punto di vista comunicativo e relazionale?

 

Berlusconi era una persona molto premurosa nei
confronti della gente intorno a lui. Faceva sentire tutti a proprio agio,
considerati e questa è una delle regole più importanti del galateo: essere e
mettere chiunque a proprio agio in modo naturale, in qualsiasi circostanza.
Purtroppo penso abbia lasciato ben poco. Era un numero primo, non si è concentrato
su un’eredità di modi e di idee. E chi lo ha circondato era interessato a tutto
tranne quello.

 

 

 




Il galateo insegna ai politici l’arte
di cambiare idea con classe. Si deve essere voltagabbana con stile altrimenti
si ha l’impressione di essere solo di fronte ad un volgare opportunista? Il
come spesso fa l’essere? Non pensi sia semplicemente un comportamento
ingannevole, finto, furbo?

 

Si può evolvere senza per questo essere
voltagabbana. Certo l’evoluzione richiede dei tempi. E dei motivi. Il “come” è il
modo che si sceglie per vestire di credibilità ciò che si fa di fronte alla
gente che non ci conosce e non può comprendere magari tutti gli step che hanno
portato a un cambiamento. Quanti sono quelli che fanno così? Quasi nessuno.

 



La principale differenza sul bon ton
tra gli statunitensi e gli europei? Qualche esempio?

 

Gli americani non amano l’antipasto o l’aperitivo,
si siedono e vogliono mangiare subito, per poi intrattenersi a lungo dopocena,
cosa che noi non facciamo. Poi gli orari: le cene che iniziano alle 18 per noi
sono inconcepibili.

 

 

 

Come valuti la comunicazione politica
attuale, la trovi efficace, incisiva?

 

Giorgia Meloni parla in modo chiaro, con efficacia,
senza fronzoli. Renzi nella comunicazione è un fuoriclasse. Calenda sembra sempre
vivere in un modo tutto suo con le parole degli altri, che non conosce. Sugli
altri c’è poco da dire.

 


Per quanto riguarda i social, non
trovi che molti politici abbiano perso dell’autorevolezza lasciandosi andare a
polemiche a distanza e a battutine sui social come un qualsiasi influencer?

 

Sì. I social sono sfuggiti di mano un po’ a tutti.

 



Nel documentario Netflix The
social dilemma
si fa un’apologia della censura. Con la scusa dell’ascesa
“pericolosa” dei populisti, l’élite progressista e creativa della
Silicon Valley in questo documentario si pente del mostro socio-culturale che
ha creato e che gli è sfuggito di mano. Nulla di nuovo, ma secondo te se il
prodotto non siamo noi, è possibile che le piattaforme abbiano il potere di
cambiare il nostro comportamento?

 

Sì, perché ci hanno misurato a scambiare i like per
consenso.

 



Con la scusa di smetterla di
infrangere la vulnerabilità psicologica delle persone, (e qui parliamo di
razzismo, bodyshaming, omofobia) non si finirà per mettere in piedi una
commissione di vigilanza per impedire la diffusione di qualsiasi idea che
diverga dall’igienismo morale predicato da questi guru in nome della buona
educazione, d’altronde già si è cominciato con la correzione dei libri di
Agatha Christie, ad esempio.

 

E’ già così. E se non è fascismo questo…

 



Sei un appassionato d’arte. Quali
artisti prediligi?

Ho imparato a guardare quadri in modo diverso grazie
alla gallerista Susanna Orlando che mi ha insegnato ad attivare le opere
d’arte, a posizionarle in modo che la luce le esalti. Frequento spesso mostre e
mi piacciono molto gli artisti contemporaei figurativi Giuseppe Biagi, che
recentemente ha esposto “Astrale” alla Galleria Orlando e il friulano Giacomo
Piussi.

 














Annalina Grasso

Giornalista, social media
manager, blogger, c
uratrice d’arte, divulgatrice culturale. 

Amo scrivere
soprattutto di arte, letteratura e cinema



















































La Rubrica Divagazioni sull’Arte ospita articoli redatti da autorevoli amici e sostenitori del Blog L’ArteCheMiPiace, i quali ci offrono la possibilità di attingere ad emozioni e conoscenze, attraverso la condivisione di pensieri, interviste e approfondimenti.


©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



Se l’articolo ti è piaciuto, ti invitiamo ad interagire attraverso la sezione commenti di seguito al post, arricchendo così il blog con le tue impressioni. 

E se trovi interessanti gli argomenti trattati nel Blog allora iscriviti alla newsletter e seguici anche sui canali social di L’ArteCheMiPiace.

In questo modo sarai aggiornato su tutte le novità in uscita.



        



ISCRIVITI

Clicca qui per la procedura dettagliata 

Enter your email address:

Delivered by FeedBurner











 



Leggi Ancora
Senza categoria

IL SOLCO NR 3 Raccolta periodica di poesia, racconti brevi , grafica e fotografia

 L’ArteCheMiPiace – Libri da leggere 




IL SOLCO NR 3

Raccolta periodica di poesia, racconti brevi, grafica e fotografia 



di Redazione  |09|Luglio|2023|

È ormai un appuntamento imperdibile ogni nuova uscita de Il Solco, raccolta periodica di poesia, racconti brevi, grafica e fotografia giunta alla sua quarta Edizione.


Ciò che rende straordinaria ogni nuova pubblicazione è la possibilità di esplorare l’inclusione di voci ancora più varie e la diversità di autori e generi in essa rappresentati. Le immagini, i versi e i racconti si fondono in un’armonia artistica che affascina e coinvolge emotivamente. 


Di questa silloge poetica unica, in cui tanti autori si uniscono per creare un’esperienza letteraria coinvolgente, ne presentiamo la prefazione curata da Giuseppina Irene Groccia, che getta le basi per l’immersione nell’animo poetico della raccolta. La sua introduzione conduce il lettore attraverso i vari temi e gli stili presenti nella silloge, offrendo uno sguardo privilegiato sulla sua essenza, sui suoi autori e sulle preziose emozioni che vi si celano. 






Nel solco dell’esistenza,

germina il seme della poesia,

come una promessa di vita,

possa sempre fiorire di versi e significati.




Giacomo Leopardi immaginava, nelle sue visioni, la poesia come un’isola felice nel mare della vita, lontana dal dolore al quale è portato l’uomo. 


Nessun dubbio se consideriamo che la parola poetica è da sempre intimamente legata alla nostra esistenza in diversi modi. In particolare, la poesia utilizza il potere delle parole per creare immagini e suggestioni che toccano profondamente la nostra sensibilità e ci connettono a livelli insondabili nella loro profondità. Il linguaggio figurativo della poesia ci aiuta a relazionarci con le nostre emozioni, a trovare significato nelle esperienze quotidiane e a esprimere ciò che talvolta può essere difficile da comunicare con parole che ricadrebbero in una dimensione assolutamente banale. La poesia ha una sua valenza introspettiva e ci conduce a sondare quelle emozioni che ci procurano sublimazione verso la bellezza, spronando la complessità del nostro mondo interiore.

La pubblicazione di una silloge poetica ci appare come uno spazio di incontro per ogni poeta, un luogo in cui offrire stimoli creativi e dare vita a nuove prospettive emozionali, permettendoci di abbracciare l’intero spettro delle esperienze umane.

IL SOLCO accoglie con una certa assiduità nuovi autori che, insieme ad altri già presenti  nelle precedenti edizioni, integrano ed arricchiscono il progetto di nuove soluzioni con la passione della scrittura poetica che tanto affascina gli animi sensibili.

In questa nuova raccolta, ogni autore porta con sé la propria sensibilità, le proprie esperienze di vita, il proprio bagaglio culturale ed emotivo, che influenzano l’interpretazione personale del pensiero poetico. Di conseguenza, le parole possono evocare visioni diverse e suscitare una molteplicità di significati nelle menti dei lettori. Questa ricchezza di interpretazioni e prospettive multiple è ciò che rende questa raccolta così affascinante e aperta all’interpretazione personale. Ogni lettore ha la libertà di connettersi con la poetica di ciascun singolo autore – tra i 26 ospiti della raccolta – in modo individuale, creando un’esperienza personale e un approccio intimo con la visione poetica proposta.

Al suo interno troviamo versi che narrano di anime e cuori, voci che si intrecciano e che abbracciano esperienze uniche e intense. Anime inquiete che si rivelano nelle strofe e cuori feriti che trovano rifugio nell’armonia della lirica. Sono infinite le emozioni che danzano sulle pagine, nelle quali l’essenza della letteratura si materializza nella fusione di sentimenti e immagini, mediante un incontro profondo tra autore e lettore; quest’ultimo attraversa, quindi, tra bellezza e introspezione, le dimensioni del tempo. 

Il processo poetico è un dialogo intimo fra il creativo e il lettore. Il poeta o l’artista trasforma il suo vissuto e il suo immaginario in immagini e parole poetiche, mentre il lettore, attraverso la sua interpretazione, trasforma il linguaggio poetico in immagini mentali e significati personali.


Questa nuova edizione de IL SOLCO si presenta come un viaggio emozionale e intellettuale che mostra la bellezza e la diversità della creatività individuale. Una rinnovata pubblicazione che dimostra quanto la connessione tra fotografia, arte visiva e poesia possa essere significativa. Sono sei gli autori che, in questa edizione, scelgono di narrare storie attraverso immagini, andando ad affiancare le esposizioni in versi. Sono opere che intendono suscitare nel lettore la percezione della bellezza del mondo. Esse intendono fra contrasti, texture e sfumature, trasmettere un senso di meraviglia e contemplazione. In sintesi, la fotografia, la pittura  e la poesia sono forme d’arte che si alimentano reciprocamente, ognuna cerca di catturare l’essenza della vita e di comunicare attraverso le parole o le rappresentazioni visive forti connessioni emozionali, stimolando la riflessione del fruitore.

IL SOLCO è un’opportunità per creare un senso di comunità tra parola e arte visiva, concedendo ai vari autori di condividere le proprie voci e trarne ispirazione reciproca. È attraverso questa pluralità di canti che l’arte continua a ispirare, sfidare e connettere le persone in modo unico e significativo.

IL SOLCO è un libro prezioso non per banali velleità letterarie, ma per la forza che emerge dalle sensibilità degli autori che ci fanno percepire con vigore e determinazione l’introspezione delle loro opere. Un progetto che ha come principale obiettivo quello di lasciare un’impronta duratura e preservare il lavoro degli autori nel tempo, lasciando un segno tangibile del loro talento e della loro passione.


Giuseppina Irene Groccia










Autori di questa Raccolta:


Patrizia Arcidiacone – Graziella Barbieri – Margherita Biondi Belgrado – Angela Campana – Milena Crupi – Patrizia Crupi  – Giovanna Curia – Anila Dahriu – Nilo Domanico – Ercolino Ferraina – Aldo Fusaro – Ida Giardino – Giuseppina Irene Groccia – Arjan Kallço – Ornella Mamone Capria – Marcella Pecorari  – Ida Proto – Marinella Pucci – Norella Pujia – Pierluigi Rizzo – Maria Romeo  – Onofrio Sommario – Mario Pino Toscano – Maurizio Traversari  – Luigi Visciglia  – Fabrizio Zicarelli








CLICCA SULLA COPERTINA PER SFOGLIARE 
IL LIBRO ONLINE 










IL SOLCO


Ideazione e Produzione Pierluigi Rizzo

In copertina foto di Nilo Domanico

Retro – copertina foto di Giuseppina Irene Groccia

Si ringraziano: Antonello Triglia, Giuseppina Irene Groccia, Tiziana Sinfonico


Finito di stampare Luglio 2023 presso Tipografia Gambero – Corigliano Rossano (CS)



Per richiedere copie del libro contattare direttamente gli Autori










©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 









Se l’articolo ti è piaciuto, ti invito ad interagire attraverso la sezione commenti che trovi a piè di pagina, esprimendo liberamente i tuoi pensieri o la tua opinione a riguardo.

E se trovi interessanti gli argomenti trattati nel Blog allora iscriviti alla newsletter e seguimi anche sui canali social di L’ArteCheMiPiace.

In questo modo sarai aggiornato su tutte le novità in uscita.


        

                                                ISCRIVITI

                              Clicca qui per la procedura dettagliata

Enter your email address:

Delivered by FeedBurner

L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.


Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiaceè soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.


Se desideri avere spazio, con un’intervista oppure con la presentazione di un tuo progetto artistico o letterario, invia la tua candidatura alla seguente email: gigroart23@gmail.com


Oppure contattaci attraverso questo Form


1. Nome

2. Email

3. Testo

 













Leggi Ancora
Senza categoria

Leggenda privata di Michele Mari

 L’ArteCheMiPiace – Libri da leggere 





Leggenda privata, di Michele Mari             


(Einaudi, 2021[2017])






di Pier Paolo Cetera  |08|Luglio|2023|





Nella collana della Einaudi “Et scrittori”, nel 2017 (poi riproposta nel ‘21) è stata pubblicata questa singolarissima opera – Leggenda privata – dello scrittore milanese Michele Mari (classe 1955), sicuramente uno dei più importanti letterati italiani degli ultimi decenni (mio modesto parere). Dal suo “esordio” Di bestie in bestie del 1989 fino a Le maestose rovine di Sferopoli del 2021, non è possibile tracciare un “fil rouge” di quest’autore, variando e spaziando alla ricerca di una sua personale cifra stilistica, in cui la dimensione più congeniale appare l’ecclettismo e la sovrapposizione tematica. Più logico ricercare nel suo lavoro parallelo di traduttore una traccia, una connessione, una facilitazione di lettura e composizione: la scelta delle sue traduzioni ricadono su autori come Louis Stevenson, Hermann Melville, H. G. Wells, Jack London, e agli scrittori del Novecento come George Orwell e Ernst Gombrowicz. Altra fonte da setacciare fa riferimento ai sparsi richiami all’immaginario cinematografico horror o di fantascienza che costellano i suoi romanzi. Proprio la misura del fantastico e della reinvenzione della realtà parrebbe la sua vocazione letteraria più adatta. La phantasia nel suo significato originario di “mostro” (dal gr. phaìnō) esplicita la sua relazione con l’informe. L’elaborazione sembra incerta tra immaginario che irrompe e il reale contemplato. Per Deleuze «la distinzione non è tra l’immaginario e il reale, ma tra l’evento come tale e lo stato di cose corporeo che lo provoca o nel quale si effettua» (Gilles Deleuze, Logica del senso, Feltrinelli, Milano, p. 185). Per la “leggenda privata” di Mari alcune evidenze sono implicite e altre esplicite. Ma in questo caso a prevalere è una forte connotazione “trans-biografica” – se mi si è permesso questo neologismo – in cui l’eclettismo si misura con dati oggettivi e con vicende liberamente tratte da esperienze personali. In prima persona infatti, l’a. descrive la propria dimensione intercalata in una cornice “fantastica”: «L’Accademia mi ha convocato nella Sala del Camino, alla mezzanotte di ieri », così l’incipit. In un susseguirsi di impressioni e sollecitazioni di una memoria privata e di considerazioni di ordine “filosofico” e divagazioni psicologiche gli episodi dell’infanzia e della prima adolescenza sono stati subliminati in singolari spunti e visioni, in passioni carnali e tensioni spirituali irrisolte, mentre – come un’ossessione continua, incombe la presenza di Figure- epiteti (Quello-che-biascica, Quello-che gorgoglia ecc.) che chiedono il “conto” del suo fare auto-bio-grafia. L’immaginario pop fumettistico, i miti di creature (come il Golem), le figure paterna e materna, si astraggono da specifici momenti per essere una presenza costante, un appiglio, un modo di ricomporre frammenti e schegge di una vita in una piccola città di provincia, con incursioni in realtà e scenari urbani modernizzati (la Milano dagli anni sessanta in poi) e con intellettuali che frequentavano la casa dei Mari (suo papà era un noto architetto e designer, sua madre una disegnatrice).





La “leggenda privata” accosta esplicitamente due concetti: la leggenda, come anelito ad attraversare sulle topografie della fantasia e della verità letteraria la propria bio-grafia, e la dimensione privata, con la sua necessità di non essere troppo messo a nudo, né di dare in pasto al distratto pubblico-lettore un motivo di voyerismo o di “comparazione“ tra le vite parallele e le esperienze personali, e dare tutto al concetto autos tutta la parvenza di fardello e angoscia. Tutt’e due le dimensioni, in realtà, combaciano con una spasmodica ricerca di una “verità” intangibile, frutto di un deliberato processo a sé stessi.

Michele Mari fa conoscere aspetti (della vita in genere) dirompenti, sotto una coltre sedimentata di angoscia e frenesia, di fame di esistenza e lacerazioni inevitabile nell’accedere alla vita da adulto. Non romanzo di formazione e nemmeno letteratura e scrittura pedissequa alle mode dei revival dei grandi Romantici ottocenteschi. C’è anche il rifiuto di ogni afflato etico o moralistico, che spesso avanza inevitabile nei romanzi bio-topici: la cifra letteraria è qui salvaguardata nella purezza di quell’incontro non casuale tra letterarietà e vita vissuta. Si snodano le vicende delle pruderie adolescenziali, la vita del nonno emigrato, le varie figure che costellano la vita famigliare nei luoghi della sua crescita, le passioni per le letture e i fumetti (il tutto corredato da fotografie da album di famiglia e disegni). Tutti, nell’affastellato racconto si ripresentano a intervalli, per ricomporre il mosaico di una memoria consegnata alla scrittura epifanica. 

Quest’invito alla lettura del/dei libro/i di Michele Mari va, quindi, visto anche come un incontro con i propri demoni.  



























PIER PAOLO CETERA, nato a  Mirto Crosia (Cosenza), vive a Marano Principato (Cosenza). Ha studiato all’Università di Bologna- Alma Mater Studiorum, è autore – in collaborazione con altri – di alcuni saggi sulla storia locale e l’antropologia (Biografia di un uomo e di una città: Cosimo toscano e Rossano, 2013; Cannili ‘e ppuri. Tradizione di una festa rurale nel rossanese, 2015; Mirto. Scatti della memoria, 2016; La chiesa di san Domenico e il Convento domenicano a Rossano, 2017). Si occupa autonomamente di ricerca storica e culturale locale, integrando gli aspetti materiali e simbolici con la storia delle mentalità e delle dinamiche delle culture euro-mediterranee. Ha ricevuto il Premio “Graziano” – Il Filorosso, per il racconto e il Premio “Galeazzo di Tarsia” – Proloco Belmonte, per la critica letteraria. Presiede l’associazione Soci@l di Mirto Crosia. Ha insegnato Discipline letterarie presso gli Istituti d’Istruzione superiore e Italiano Storia e Geografia nelle Scuole Secondarie di Primo Grado; è insegnante di sostegno.








©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 






Se l’articolo ti è piaciuto, ti invito ad interagire attraverso la sezione commenti che trovi a piè di pagina, esprimendo liberamente i tuoi pensieri o la tua opinione a riguardo.

E se trovi interessanti gli argomenti trattati nel Blog allora iscriviti alla newsletter e seguimi anche sui canali social di L’ArteCheMiPiace.

In questo modo sarai aggiornato su tutte le novità in uscita.


        

                                                ISCRIVITI

                              Clicca qui per la procedura dettagliata

Enter your email address:

Delivered by FeedBurner

L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.


Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiaceè soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.


Se desideri avere spazio, con un’intervista oppure con la presentazione di un tuo progetto artistico o letterario, invia la tua candidatura alla seguente email: gigroart23@gmail.com


Oppure contattaci attraverso questo Form


1. Nome

2. Email

3. Testo

 






  



Leggi Ancora
Senza categoria

KAWS Brian Donnelly

 L’ArteCheMiPiace – Favourites


KAWS
Brian Donnelly




di Giuseppina Irene Groccia |06|Luglio|2023|

Kaws è il nome d’arte di Brian Donnelly, un rinomato artista contemporaneo noto per le sue iconiche sculture, dipinti e design ispirati alla cultura pop. Il suo stile distintivo comprende personaggi dei cartoni animati e loghi commerciali ripensati con tratti espressivi e colori vivaci. Kaws ha collaborato con marchi di fama internazionale, esponendo in musei e gallerie di tutto il mondo, diventando una figura di grande influenza nella scena dell’arte contemporanea con un impatto significativo sul panorama artistico globale.



Ha iniziato giovanissimo a dedicarsi all’arte dei graffiti, prima nel New Jersey e poi a New York, applicando la sua creatività ai cartelloni pubblicitari delle fermate degli autobus e delle cabine telefoniche. Negli anni ‘90 collabora con i migliori giovani Designer giapponesi nella realizzazione di tirature limitate di giocattoli in vinile. Negli anni a seguire Kaws collabora con numerosi marchi importanti, creando opere d’arte e collezioni limitate in collaborazione con aziende di moda, design, musica, cinema e intrattenimento. Queste collaborazioni hanno contribuito ad ampliare la visibilità del suo lavoro e ad avvicinare l’arte contemporanea a un pubblico più ampio. La sua capacità di fondere l’arte con il mondo commerciale ha contribuito a diffondere la sua influenza nella cultura popolare.






La poetica di Kaws si basa sull’intersezione tra l’arte contemporanea, la cultura pop e la comunicazione visiva. Attraverso le sue opere, Kaws esplora il concetto di iconografia, utilizzando personaggi e simboli riconoscibili per creare una connessione immediata con il pubblico. Le sue opere spesso comunicano un senso di nostalgia e una riflessione sulla fugacità dell’immagine e dell’icona nella società contemporanea. Inoltre, Kaws esplora temi come l’individualismo, l’appartenenza e l’alienazione, spingendo lo spettatore a interrogarsi sul significato dietro le immagini che ci circondano nella cultura moderna.




Il personaggio più iconico creato da Kaws è chiamato Companion. Companion è una figura antropomorfica dalla forma di un teschio stilizzato, con orecchie a punta e mani grandi. Questo personaggio è diventato il marchio di fabbrica di Kaws e compare in molte delle sue opere, inclusi dipinti, sculture e oggetti di design. Companion di KAWS è nato nel 1999 come personaggio secondario di un progetto chiamato “The Steel Wood Chair“. Inizialmente, KAWS voleva creare una figura che potesse interagire con la sedia, e così ha dato vita al personaggio con le sue caratteristiche distintive: grandi orecchie, mani giganti e un aspetto cartoonesco. Il nome “Companion” rappresenta il concetto di una figura che può essere un compagno, un amico o anche un alter ego dell’artista stesso. Il design unico e la versatilità di Companion hanno reso questo personaggio molto popolare tra i collezionisti e gli amanti dell’arte contemporanea.








Companion è spesso rappresentato in varie pose e situazioni, con espressioni facciali che vanno dalla tristezza alla gioia, creando un senso di ambiguità emotiva. Il personaggio di Companion è diventato estremamente popolare e riconoscibile a livello internazionale, e rappresenta l’essenza del linguaggio visivo e concettuale di Kaws.




Kaws ha realizzato numerose installazioni artistiche di grande impatto, che includono arte, design e interazione con lo spettatore. Le sue opere spaziano dallo spazio pubblico a gallerie e musei, e sono caratterizzate dalla combinazione di sculture monumentali e interattive.







Il progetto Kaws: Holidays è una delle opere più iconiche di Kaws, in cui il personaggio Companion viene rappresentato in diverse pose e dimensioni, spesso sdraiato o seduto. Queste sculture sono state esposte in varie città di tutto il mondo, diventando delle vere e proprie attrazioni artistiche.




Il messaggio concettuale presente nel lavoro di Kaws spesso esplora temi come l’alienazione, l’individualismo, la cultura di massa e la fugacità dell’immagine. Le sue opere invitano gli spettatori a riflettere sul ruolo delle icone nella società contemporanea e sul modo in cui queste influenzano la nostra percezione e connessione con il mondo.




Attraverso il suo personaggio Companion, Kaws esprime un senso di solitudine e ricerca di appartenenza. Companion diventa una figura simbolica che rappresenta un’entità emarginata o un outsider che cerca di trovare un senso di identità e di connessione con gli altri.



Inoltre, Kaws critica l’omologazione della cultura di massa e la sua influenza sull’individualità. Le sue opere sottolineano la necessità di esplorare la propria individualità e di guardare oltre le influenze superficiali della cultura popolare per scoprire la propria autenticità e l’importanza dell’individualità nell’era dell’omologazione culturale.



















 



©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 








Se l’articolo ti è piaciuto, ti invito ad interagire attraverso la sezione commenti di seguito al post, arricchendo così il blog con le tue impressioni. 


E se trovi interessanti gli argomenti trattati nel Blog allora iscriviti alla newsletter e seguimi anche sui canali social di L’ArteCheMiPiace.

In questo modo sarai aggiornato su tutte le novità in uscita.


        

Enter your email address:

Delivered by FeedBurner

L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.


Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.



Invia la tua candidatura alla seguente email: gigroart23@gmail.com


Oppure contattaci attraverso questo Form


1. Nome

2. Email

3. Testo


   





Leggi Ancora
Senza categoria

Sacralità di Gianpia Affaitati

 L’ArteCheMiPiace – Interviste







Sacralità

Gianpia Affaitati





di Giuseppina Irene Groccia |05|Luglio|2023|



Declinare il tema “Sacro e Non Sacro” attraverso la fotografia permette di compiere un viaggio interiore, alla scoperta di territori spirituali e soggetti che evocano una sensazione di divinità o sacralità.

Nel progetto Sacralità, realizzato da Gianpia Affaitati, l’artista guarda alla contemporaneità e alla tematica della Sacralità con una consapevolezza e un desiderio di sperimentazione inediti. 










Gianpia saggia una tensione verso il divino in modo molto affascinante. Il suo occhio si addentra in luoghi dello spirito, confrontandosi con emozioni e pulsioni dell’anima attraverso il mezzo fotografico. Si tratta di un linguaggio privilegiato che le permette di indagare le differenti inclinazioni e interpretazioni possibili di questo carattere sacrale.








 

Questo tipo di approccio amplifica l’impatto emotivo delle
sue immagini. Sono scatti carichi di memoria viva, che coinvolgono i sensi e
catturano l’essenza spirituale del reale attraverso la reciprocità tra materia
e dimensioni trascendentali.


 


 

Come spettatore è facile venirne coinvolti, il senso di
profondità e la connessione con i luoghi possono evocare un’esperienza onirica
resa emotivamente ancora più coinvolgente dalla approfondita cura, adottata nel
catturare nuove e inedite prospettive visive.



 


 

Eppure, nonostante la diversità degli argomenti, emerge un
senso di unità attraverso la scelta accurata delle immagini e l’attenzione ai
dettagli.


 



Le foto sono come tessere di un mosaico, ognuna essenziale
per completare l’intero quadro, insieme creano una narrazione coinvolgente che
si svela gradualmente all’osservatore.


 


 

Questo spazio indefinito e sospeso sembra rappresentare
l’inconscio collettivo, un luogo in cui le connessioni umane si intrecciano in
modo intricato e misterioso. Un progetto che ci invita a riflettere sulle
nostre stesse connessioni e a esplorare i meandri delle nostre emozioni e
interazioni più profonde.

















Intanto ne approfitto per porle qualche domanda specifica, per capire quali sono i passaggi fondamentali che hanno portato alla genesi e alla realizzazione di questo progetto…







▪️Quale è il tema principale o il concetto alla base del tuo progetto fotografico?


Questo progetto nasce nel Laboratorio 122 di Agorà di Cult FIAF che ha sviluppato il tema 2022-2023 “Confini”, con il supporto dei tutors Giacomo Sinibaldi ed Andrea Fornaro. Il primo passo è stato sviscerare tutti insieme le diverse declinazioni del termine “Confine” e successivamente scegliere il soggetto per il proprio lavoro

Io ho scelto di rappresentare il tema del sacralità ovvero come le raffigurazioni del sacro racchiudono in sè stesse il confine tra non sacro e sacro. Sono cancelli, porte, che ci fanno passare da una dimensione materica ad una dimensione spirituale e trascendente




▪️Quali sono state le sfide o le esperienze più significative che hai incontrato durante la creazione di questo progetto?


La sfida è stata racchiudere in un unico scatto le due dimensioni, far emergere, all’interno dello stesso soggetto sia la matericità di ciò che lo costituisce, legno, pietra…, e sia la sacralità che emana. Mostrare quindi un confine normalmente invisibile o al limite estremo del nostro campo percettivo, rendendolo immediatamente comprendibile, permettendo, a chi guarda, di transitare, passare il Confine, dalla percezione della materia alla percezione del trascendente



▪️Quali tecniche o approcci hai utilizzato per dare vita alla tua visione artistica?


Per dare vita a questo viaggio ho scelto una fotografia scarna, essenziale, costituita a volte solo di porzioni di elementi, ed un bianco e nero altrettanto essenziale e contrastato, ma soprattutto ho utilizzato una luce che focalizzasse l’attenzione e mostrasse questi passaggi, confini da valicare, per entrare nella dimensione del sacro, fino ad avere una luce che rendesse trascendente l’intero soggetto pur conservandone una forma fortemente materica



▪️Come hai selezionato le fotografie da includere nel progetto e quale è stata la logica dietro la loro sequenza o disposizione?


Per questo portfolio ho girato chiese, cimiteri e luoghi di culto; ho scattato a  ciò in cui io stessa scorgevo questo Confine. L’editing finale è stato fatto insieme ai tutors che hanno avuto la grande capacità di far emergere lo stile e la visione personale di ogni componente del Lab. Da un considerevole numero di foto ho scelto 7 scatti in cui ho individuato le tappe progressive, il percorso che cercavo. 

Il viaggio, il passare il Confine, è stato innanzitutto mio



▪️C’è qualche aspetto tecnico o creativo che vorresti sottolineare riguardo al tuo lavoro?


Più che un aspetto tecnico vorrei sottolineare la disposizione a cogliere istintivamente i soggetti da riprendere, a far emergere la proprio visione di ciò che abbiamo davanti, di rinunciare a stereotipi e mostrare ciò che si è “realmente” visto Sicuramente si corrono rischi, si sbaglia molto, ma la soddisfazione di veder emergere dalla foto la propria emozione, la propria interpretazione, ripaga di tutto il lavoro svolto







Il progetto fotografico “Sacralità” di Gianpia Affaitati è attualmente esposto all’interno  della mostra fotografica multimediale a tema “Confini” presso il Circolo Aternino, in piazza Garibladi a Pescara.

La mostra è organizzata da Aternum Fotoamatori Abruzzesi con fotografie, audiovisivi e cortometraggi di autori abruzzesi e molisani del laboratorio interregionale Cult 122 di FIAF, coordinato dai tutor Giacomo Sinibaldi e Andrea Fornaro. La mostra rimarrà aperta fino al 7 luglio dalle ore 18,00 alle ore 21,00.















Gianpia Affaitati

Gianpia Affaitati è ricercatrice universitaria e medico in un ambulatorio presso la clinica universitaria di Chieti. La fotografia l’ ha attratta fin da piccola e negli anni ha utilizzato polaroid, compatte e reflex a pellicola per approdare infine alla fotografia digitale. Il percorso formativo si è sviluppato inizialmente con corso base di fotografia per proseguire poi da autodidatta attingendo alle risorse che offre la rete sia come fonte di documentazione tecnica sia come possibilità di contatto con altri fotografi e più recentemente con gruppi di discussione fotografica. Dal 2018 è anche socia dell’Aternum Fotoamatori Abruzzesi. Ha partecipato a mostre fotografiche collettive, a libri fotografici collettivi ed a progetti fotografici nazionali.


































©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



Se l’articolo ti è piaciuto, ti invitiamo ad interagire attraverso la sezione commenti di seguito al post, arricchendo così il blog con le tue impressioni. 

E se trovi interessanti gli argomenti trattati nel Blog allora iscriviti alla newsletter e seguici anche sui canali social di L’ArteCheMiPiace.

In questo modo sarai aggiornato su tutte le novità in uscita.



        



ISCRIVITI

Clicca qui per la procedura dettagliata 

Enter your email address:

Delivered by FeedBurner











 








Leggi Ancora