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Novembre 2021

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SILVER PLACHESI VENDE L’ABBECEDARIO… PER REDIGERE L’ARCHITETTURA DI UNA NUOVA FAVOLA

 L’ArteCheMiPiace – Divagazioni sull’Arte


SILVER PLACHESI VENDE L’ABBECEDARIO… PER REDIGERE L’ARCHITETTURA DI UNA NUOVA FAVOLA

di Maria Marchese  |28|Novembre|2021|

Silver Plachesi abbandona “abbecedario e abaco” , ogni giorno, per addentrarsi in un’immaginifica e privilegiata terra uterina: innanzi alla soglia depone indi la rigidità dell’insegnamento per risolvere se stesso nello spazio in cui il risultato, il completamento dell’opera, coincide con un guizzo di meraviglia. 

Questo diastema personale diventa custode di ogni dettaglio, che l’intuizione ha depositato tra le mani dell’autore: il suo sguardo individua, infatti, la forza intrinseca di un elemento, che diviene allora una potenziale e fondamentale tarsia per redigere un’inedita pagina scultorea. 


L’artista, invero, particolarmente legato alla vicenda, che narra la permanenza di Pinocchio nel ventre della balena, coglie nella figura del ligneo bimbo la viva scintilla di un’odorosa fanciullezza. 

Egli trasla quindi se stesso addentro questo materno involto, il cui liquido amniotico è pregno di quei profumi bambini: essi divengono il motore perché il suo ingegno possa ingaggiare un sottile e spontaneo gioco di seduzione tra la sua verde personalità e i detriti, che ivi giungono, dopo l’abbandono da parte dell’essere umano. 


Silver Plachesi ritrova, mentre calca il suolo del viaggio di scoperta, ogni “lettera” e ogni dettaglio, individuato in maniera spontanea dal proprio ciglio, appropriandosene come se fossero tessere, arcani e infinitesimali quid sensibili di una futura e ignota unione plastica: li porta allora con sé per figgerli, al pari di semi, nella fecondità della propria esperienza fantastica. 

“Gemmeranno? “ 

Nella sorprendente latebra di Silver Plachesi ciò può accadere… 

L’artista bergamasco si rifugia in un rapinoso stato creativo, cogliendo dal proprio estro, d’emblee, e l’impulso e l’indizio materiale per intraprendere la realizzazione della pienezza fisica del proprio momento di stupore.


Dall’incipit, l’autore concilia, via via, nuovi contributi concreti: li decontestualizza dalla loro precedente vita e dalla tristezza legata al rifiuto, alla rassegnazione, al senso della resa e della fine per lusingarli e amarli nel contesto di una corporeità magica. 


L’atto sorprendente è costituito da molteplici fattori: le mani dell’artista ritagliano, vivificano, cuciono con ferrei fili e perni, con precisione sartoriale, tinteggiano la veste, ammantandola coi colori del sogno.

Da posate, lamiere, tasti della macchina da scrivere, vecchi campanelli, fanali di biciclette…appaiono allora amabili zampette, occhi enormi, longilinei colli, impalpabili ali, proboscidi… 


E ancora l’artista interviene poi per infondervi la verità degli equilibri e dei dinamismi. 

Quegli istanti artistici appaiono come mirifiche e verosimili forme, che coinvolgono l’universo animale…

Intraprendendo un viaggio, come Ulisse, quello che si corre il rischio che accada è che “… si possa arrivare… ! “

Quando lo sbalordimento delizia quindi l’animo di questo fiabesco “Pinocchio”, l’opera è pronta per prendere il volo. 

Contatti dell’artista 

Email silver.pachesi@gmail.com

Facebook Silver Pachesi








 Maria Marchese

Maria Marchese, scrittrice, poetessa e curatrice d’arte, nasce a Como nel 74, dopo la maturità scientifica si iscrive all’istituto internazionale di Moda&Design “Marangoni”, a Milano.

Per oltre 20 anni svolge attività nel settore socio assistenziale.

Dal 2013 affronta da autodidatta il suo percorso di studio nel campo dell’arte, della letteratura e filosofia. Nel 2017 pubblica la sua prima silloge poetica “Le scarpe rosse- Tra tumultuoso mare e placide acque”. Da lì a breve esperisce se stessa nella critica artistica.

Collabora con il blog culturale dell’università Insubria, con lo storico dell’arte Valeriano Venneri, con Exit Urban Magazine e Art&Investments, con il Blog L’ArteCheMiPiace, con l’associazione culturale Nuovo Rinascimento, con la Galleria “Il Rivellino” a Ferrara, con Divulgarti a Genova, con Art Global a Roma, con AArtChannel di Ferrara, con Alessandra Korfias, coordinatrice ponte culturale Italia/Giappone e responsabile di Arti Services.


www.mariamarchesescrittrice.com


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©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 




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Fotogrammi inattesi __ di Antonello Ferrara

 L’ArteCheMiPiace – Interviste

Fotogrammi inattesi __ di Antonello Ferrara
©Foto di Debora Leone

Fotogrammi inattesi
____________


di Antonello Ferrara 



di Giuseppina Irene Groccia |28|Ottobre|2021|


L’arte fotografica di Antonello Ferrara si propone di offrire allo spettatore opere che rappresentano laboratori di estetica onirica, dove lascia al fruitore la facoltà di naufragare volutamente in una propria direzione recettiva.

Uno spazio speciale dove la visione domina sulla forma e la dimensione del definito, animando la percezione del reale-irreale.


La narrazione scenica ci restituisce esempi di fotogrammi capaci di trasformare immagini in veri attivatori dell’immaginazione.


Nel suo percorso troviamo opere che presentano una carica visiva ed emozionale come principio fondamentale. La loro rappresentazione astratta ricostruisce scene trasfigurate dalla visionarietà.


Antonello Ferrara, quale virtuoso dell’immaginario mostra modelli di fotografia intrisi di una sensibilità visiva, particolarmente incline ad una delicata deriva poetica.


Ne consegue un racconto dalla forza travolgente, un mondo sommerso in grado di donare parola alle immagini, coltivando nell’osservatore una visione che va oltre il fermo immagine.


La sua è una ricerca e una sperimentazione con il preciso intento di offrire una personale interpretazione senza mai limitarsi a riportare la sola realtà effettiva.

Nessuna immagine è leggibile in un senso solo, ogni fotografia intende relazionarsi con il fruitore attraverso il segno personale dell’autore, Antonello riesce abilmente ad orientarsi trovando un punto fermo, un equilibrio tra la sua interiorità e ciò che scorre al suo esterno.


Creatività e fantasia, è questa l’anima del suo lavoro che ci permette di cogliere vizi ed ossessioni, spazi ovattati e nicchie di pensiero dentro alle sue immagini.

La fotografia diventa il suo “raccolto” in cui identificarsi, dove decidere come e cosa esprimere. 


Antonello ci riesce in modo egregio, il suo atto fotografico diventa infatti forma sottesa di documentazione, capace di rintracciare un nuovo ordine estetico, dentro e fuori di sè.


Fotogrammi inattesi __ di Antonello Ferrara





Cercheremo di conoscerlo meglio attraverso questa intervista, approfondendo le sue esperienze creative e il suo lavoro.



▪️Come è nata l’esigenza di avvicinarti all’arte e cosa ti ha fatto decidere di esprimerti per immagini?


Nella mia famiglia si è sempre avuto una grande attenzione per l’arte in genere, pittura e musica su tutto. Sono stato sempre immerso nella creatività. Mio nonno materno, con il quale sono cresciuto, dipingeva ritratti addirittura sulle teste dei chiodi, gli zii, mia madre e mia sorella dipingevano. 

 


▪️Puoi parlarci delle principali sfide dei tuoi esordi? Cosa ti ha motivato e spronato verso la passione per la fotografia?


A circa 10 anni. Alla prima comunione mi hanno chiesto cosa avrei voluto avere come regalo: la bicicletta o la macchina fotografica. Scelsi la seconda, rappresentava per me un modo per essere creativo quanto i miei parenti. Non era semplice, nessuno mi ha insegnato. La macchina era una Agfa Pocket, quindi niente di creativo. Oggi rivedo le foto da ragazzino e mi rendo conto che avevo un buon occhio. Poi il calcio ha prevalso, giocare a pallone era diventata per me una delle due opportunità di andare via. La seconda, la Marina Militare è diventata l’opportunità per trovare un lavoro stabile a 17 anni quasi compiuti. Quindi stop alla fotografia, troppo difficile, per circa 33 anni.


Fotogrammi inattesi __ di Antonello Ferrara


▪️Ci parli della corrispondenza reciproca tra la tua passione per la musica e l’arte fotografica?


Qui si apre un capitolo fortemente emotivo. Da ragazzino avevo uno zio più grande di me di 16 anni. E’ stato lui a farmi ascoltare il Rock Progressive, quello dei Genesis, Led Zeppelin, Deep Purple fino ai Pink Floyd. Ascoltare un album come Tubular Bell di Mike Olflied sono immagini che nascono dentro di te e devono essere fluide. Sono immagini che si muovono, suggestioni che non comprendi appieno. Io sono assolutamente incapace di suonare uno strumento ma la musica influisce nel mio modo di fotografare proprio nello scatto.


Fotogrammi inattesi __ di Antonello Ferrara


▪️La tua creatività ti ha portato ad unire la passione per le immagini con la scrittura. Ci racconti un po’ di questa tua esperienza?


Scrivere è stato per me un compito arduo. E’ la colonna portante della mia vita, è la mia sfida quotidiana, è il mio obbligo morale di essere ordinato. Saper scrivere è un dono che non ho ma che mi sono imposto. Quando passi molto tempo nelle lunghe navigazioni in nave, leggere diventa una necessità. Poi a 18 anni mi hanno affidato la biblioteca della mia nave, 350 persone di equipaggio. Cercavo di presentare un libro alla settimana e quindi avevo la necessità di leggere libri e man mano che leggevo scrivevo. Le immagini si sono unite piano piano. Ho un problema serio nella scrittura: sono troppo sintetico oltre a non conoscere bene la grammatica. Ogni progetto fotografico è prima scritto, poi descritto con dei disegni e poi fotografato. Si parte dalla scrittura, dall’obbligo di ordine che c’è dentro di me. Comunque il frutto di questo obbligo mi ha portato a fare per anni un lavoro bellissimo come quello di Addetto stampa della Marina Militare. Per me il lavoro più bello del mondo, perché promuovevo l’impegno dei miei colleghi in mare.


Fotogrammi inattesi __ di Antonello Ferrara


▪️Quali artisti o maestri rappresentano un riferimento per il tuo lavoro e quali consiglieresti di approfondire?


Man mano che cresco nelle abilità fotografiche conosco altri maestri e nuovi artisti. Sinceramente il primo che mi ha fatto rendere conto che le mie visioni interiori potevano diventare fotografie è stato un autore cecoslovacco non molto conosciuto: Miroslav Tichy. Ovviamente il mondo della pittura è quello che più di tutti anima il mio cuore. Io non conoscevo Turner ma fotografavo in un modo che lo ricordavo. Una mia amica me l’ha fatto conoscere ed ora è un punto di riferimento. Poi Paolo Ventura, uno splendido artista che unisce fotografia e pittura in un modo splendido, un vero maestro che spero di poter conoscere.


Fotogrammi inattesi __ di Antonello Ferrara


▪️Spesso racconti di come il tuo rapporto con la macchina fotografica sia profondamente legato al mare. Vuoi dirci qualcosa in più su questo aspetto? 


Io ho scelto di lavorare in mare, ovvio che è l’elemento più importante della mia vita. Escluso il mio periodo di vita a Roma, le mie case hanno tutte visto anche solo un pezzettino di mare. Per me è importante raccontare il rapporto tra uomo e mare, come lo si vive. Non ci si rende mai abbastanza conto dell’importanza che ha il mare per l’Italia. Abbiamo 8300 km di costa di cui 3200 sono spiaggia e littorali transitabili. Vuoi non raccontarli?


Fotogrammi inattesi __ di Antonello Ferrara

▪️Il Festival Internazionale di Fotografia e Arte Contemporanea, CASTELNUOVO FOTOGRAFIA, dedicato da sempre alle innumerevoli declinazioni del paesaggio, quest’anno ti ha visto protagonista con il tuo nuovo progetto “IL CIELO SOPRA PRIOLO”. Ci parli un po’ di questa tua recente esperienza?


Questo progetto, dal titolo “Il cielo sopra Priolo” è il frutto della mia crescita da fotografo. Frequentando un corso di storytelling di Simone Cerio ho presentato le foto delle nuvole dall’alto dalla base dove lavoro. Il direttore mi ha fatto notare che sulle nuvole ci sono migliaia di lavori e mi ha invitato a investigare su una unica nuvoletta che molto spesso trovo sul cielo di questo paese. Priolo Gargallo è un paese nato nel 1978 ed è al centro del polo chimico più grande d’Italia. Indagando ho scoperto che nasce ogni giorno una nuvoletta che è l’insieme dell’aria calda emessa da alcune fabbriche della zona industriale e l’aria fredda ed umida che arriva dal mare. Questa nuvola si muove ed io la inseguo nel paese, nel cimitero, sulla spiaggia cercando di raccontare il suo rapporto con il territorio. Nessuno se ne accorge nel paese, è data per scontata e questo mi colpisce molto.



Fotogrammi inattesi __ di Antonello Ferrara




▪️C’è un opera o un progetto a cui sei particolarmente legato? Perché?


Ogni scarafone è bello a mamma so, quindi per ora sono legato a tutti i lavori. Il punto è che sono progetti a loro modo strani, non usuali.








Contatti dell’artista  


Sito Web Antonello Ferrara


Facebook Antonello Ferrara 


Instagram anto_c_a_f__

Intervista a cura di Giuseppina Irene Groccia










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Ogni progetto promozionale, diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.


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LE TRE S – Strand Shore Smith

 L’ArteCheMiPiace – Divagazioni sull’Arte

LE TRE S Strand Shore Smith  di Agostino Maiello |27|Novembre|2021|

LE TRE S
Strand Shore Smith

di Agostino Maiello |27|Novembre|2021|


Sono certo che se questa domanda mi fosse stata posta cinque anni fa avrei dato una risposta – in tutto o in parte – diversa; e probabilmente varrebbe lo stesso se mi venisse posta di nuovo tra cinque anni. Ma tant’è: oggi, nel 2021, alla domanda “Quali sono i tre fotografi per te più significativi” mi viene da rispondere, abbandonandomi anche al giochino della medesima iniziale, così: Paul Strand, Stephen Shore, W. E. Smith.

Parlo di “autori più significativi”; questo vuol dire che non sto stilando classifiche di bravura, né sto dicendo che siano i tre fotografi migliori che io conosca; o che, insomma, abbiano qualche altra sorta di primato sui tanti, tantissimi altri autori che hanno concorso e concorrono a plasmare il mio sentire fotografico. La mia è semmai una risposta istintiva, ma non per questo non ragionata; perché l’impulso di pescare un nome anziché un altro non è solo un riflesso verbale e di pensiero privo di profondità, ma affonda la sua ragion d’essere nelle riflessioni che, negli anni, ho svolto sui vari autori che ho studiato; riflessioni, analisi e considerazioni che, oggi, mi portano appunto a scegliere in prima battuta quei nomi, che si sono fatti avanti da soli emergendo dal mio bacino mnemonico. E, nel valutare la mia risposta, mi scopro d’accordo con me stesso, riconoscendole dunque un benestare di razionalità.

Le 3 S, dunque. Si tratta di tre autori forse non notissimi al grande pubblico, ma sicuramente presenti a gran parte degli appassionati di fotografia. Beninteso, per appassionati di fotografia non intendo semplicemente persone che amano scattare fotografie (anche con corredi importanti e costosi): intendo coloro che, in misura variabile e personalissima, si sono almeno qualche volta fermati a riflettere su cosa voglia dire di preciso fare fotografia (singolare); su come il linguaggio di questa pratica si sia venuto formando, sin dall’invenzione tecnica del mezzo; e su come sia stato impiegato dai grandi autori del passato.


LE TRE S Strand Shore Smith  di Agostino Maiello |27|Novembre|2021|

Ed è proprio dall’impiego del mezzo fotografico che desidero partire, per accennare a Paul Strand. Mi ripeto se dico che forse si tratta di un nome che dirà ben poco ai non fotografi, ma, per farla breve, si tratta di un gigante della storia della fotografia, uno degli autori più influenti e significativi cui ci si possa accostare. Nato a Brooklyn nel 1890 e morto in Francia nel 1976, Strand ha attraversato mezzo secolo di fotografia toccando vari generi e correnti, conseguendo risultati di assoluta eccellenza. E’ anche grazie al suo significativo contributo che la fotografia, ormai un secolo fa, ha iniziato ad essere percepita come forma d’arte, affrancandosi da un ruolo ancillare nei confronti della pittura. Nei manuali di storia della fotografia Strand viene talvolta definito il padre della

Straight Photography, la Fotografia Diretta che, appunto, ricercava un’identità espressiva autonoma, che procedesse dal puro mezzo fotografico, abbandonando i codici, i procedimenti e gli effetti tipici del pittorialismo. E’ con lui che la fotografia entra appieno nel Novecento, e pone le basi di quella estetica su cui poi si fonderanno tutti i rinnovamenti dei decenni successivi.

Non è immediato cogliere, oggi, la grandezza di uno Strand, perché il suo ruolo nel definire l’orizzonte estetico di gran parte della fotografia occidentale (leggasi, statunitense ed europea) è stato talmente importante che, oggi, ci sembra naturale che le foto si facciano in una certa maniera, che la grammatica della fotografia sia strutturata in un determinato modo, che il portato comunicativo e visivo delle immagini operi secondo determinati percorsi e logiche.


LE TRE S Strand Shore Smith  di Agostino Maiello |27|Novembre|2021|

Ma, appunto, a definire quella maniera, quella grammatica, quei percorsi e quelle logiche è stato, in parte, proprio Strand; ed è in quei solchi che, nei decenni successivi, si è innestata una solida parte dello sviluppo del linguaggio fotografico.

Dopo una breve fase iniziale di adesione al pittorialismo, Strand si è rivolto ad altri codici espressivi. Nel suo ampio archivio di immagini troviamo immagini di reportage sociale, un certo tipo di paesaggistica, molti ritratti, fotografie astratte composte di pura forma e, specie negli ultimi anni della sua vita, quelli trascorsi ad Orgeval, una ricerca del significato puro della fotografia, con immagini apparentemente semplici, scattate in gran parte nel giardino di casa sua. Ed è proprio in quest’ultima fase, forse la più complessa da decodificare, che a mio avviso si sostanzia la mia scelta. Non riesco a non immaginarmi quest’uomo, ormai anziano, che vive in una bella casa in campagna con la moglie, e che trascorre ore ed ore a fotografare alberi, piante e foglie nei dintorni, dopo aver fotografato di tutto in mezzo mondo; una ricerca tenace ma delicata, volta a indagare cosa può dire, e perciò dare, la fotografia in quanto tale: con una acutezza di visione assoluta, senza mai perdere l’eccellenza tecnica (nella ripresa, nello sviluppo, nella stampa) che conferisce dignità ed autonomia alla pratica fotografica, in un disvelamento visivo che parte dai motivi e dalle forme vegetali per assumere connotati metaforici, frutto di una contemplazione della natura e del tempo che passa, a preziosa conclusione di mezzo secolo di carriera.


Il vero artista, così come il vero scienziato, è un ricercatore che usa materiali e tecniche per penetrare la verità e il significato del mondo nel quale vive; e ciò che egli crea, o forse meglio ancora, scopre, sono gli oggettivi risultati delle sue indagini. La misura del suo talento, il suo genio se si preferisce, è la ricchezza che trova lungo questo itinerario di ricerca e l’efficacia con la quale egli riesce a realizzare il suo scopo attraverso il mezzo scelto. (Italo Zannier)















Agostino Maiello


Agostino Maiello (Napoli, 1972) si occupa di fotografia dal 1998; nasce come fotografo di architettura, ma ha operato a lungo anche nel settore della fotografia documentaria, specie in ambito industriale, e di cerimonia. Da molti anni lavora per una multinazionale, occupandosi di soluzioni e sistemi per la stampa digitale. Dal 2000 è Caporedattore della rivista telematica di fotografia Nadir Magazine, e del portale associato Nadir Magazine News; ha anche collaborato con altre testate quali Fotografia Reflex ed Asferico. Collabora con lo Studio DomusPhoto di Roma, occupandosi della parte didattica, e con Camera Service per le attività di formazione e divulgazione della cultura fotografica; si occupa inoltre di laboratori dedicati alla storia della Fotografia e al paesaggio urbano. 






Agostino Maiello su Instagram 





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POETI DI STRADA – Raccolta di Poesie

 L’ArteCheMiPiace – Libri da leggere





POETI DI STRADA  – Raccolta di Poesie


di Giuseppina Irene Groccia  |26|Novembre|2021|




Giunta alla sua quarta edizione, Poeti di strada si ripresenta come una raccolta di immense suggestioni che si arricchisce strada facendo di nuovi autori, capaci di integrare un sostrato fatto di sensibilità comune.


Un progetto che attraverso stimoli intellettuali e sperimentazioni di animi sa regalarci ogni volta poesie in cui è possibile ascoltare sonorità interne e battiti di cuori.


Una vena lirica e visionaria alimenta i componimenti di questa preziosa silloge che presenta una prefazione di Angela Campana, sensibile nel cogliere in profondità il senso dell’opera e del suo cammino.


Una libera combinazione stilistica conferisce ai versi un carattere autentico e attuale intriso di riflessioni e imprevedibilità dell’anima.che va dagli incanti amorosi alle problematiche dell’essere; dalle incursioni della spiritualità fino al canto passionale della memoria.


È un percorso poetico, sensibile ed emozionale che possiede la capacità di condurre il lettore in un universo concettuale e visionario, un progetto consapevole che rivela, in crescendo, vita pura.


Prefazione di Angela Campana


Che cos’è la strada?

L ‘art. 2 del Codice della strada la definisce : area ad uso pubblico, aperta alla circolazione dei pedoni, dei veicoli e degli animali.

Sin dall’antichità Greci e Romani ci hanno lasciato strade che hanno accorciato le distanze tra i luoghi: ecco cosa mi piace della strada, il suo ridurre le distanze, il suo essere non luogo, una casa senza pareti, una porta sempre aperta, un salotto in movimento. Penso ai piedi che la attraversano, agli incontri che favorisce, alle emozioni che fa nascere, allo stupore che gli occhi rivelano. Si viaggia all’aperto e si impara, si cresce, si ama, si odia, si intrecciano storie infinite, come infinito è l’orizzonte che si para davanti e mai si raggiunge.

Una meta senza tempo e, quasi senza spazio che crea, però architetture e cattedrali di cristallo. Tutto risuona sulla strada… é il suono della Vita, la voce dell’anima, il vibrare del cuore…

Penso sempre al film “La Strada” del grande Federico Fellini, straordinaria pellicola, dove la strada diventa essa stessa metafora della vita, dove Gelsomina e Zampano’ strizzano l’occhio a ciascuno di noi, invitandoci a vivere la Strada, maestra di Vita…


Buona poesia! 






CLICCA SULLA COPERTINA PER SFOGLIARE IL LIBRO ONLINE








Conosciamo meglio gli autori di questa nuova raccolta



Ilaria Caracciolo
L’amore dirige il corpo degli innamorati come il maestro dirige la sua orchestra.




Maria Curatolo
Vivi il borgo è il nuovo che illumina, un nuovo che si nutre di memoria, senza dimenticare i passi di chi ha solcato quello stesso cammino. Sono loro, siamo noi, siamo noi insieme. Sulle pareti delle case dei pescatori, i cui anfratti e le vistose crepe trasudano fatica e sofferenza di esistenze remote, meravigliose opere di Street Art addolciscono la vista di chi vi passa: i giochi di fanciulli, le donne di un tempo, le reti dei pescatori, i versi delle poesie.





Giovanna Curia
Ogni vita è un romanzo, in ogni emozione, palpito di cuore c’è una poesia.






Anila Dahriu

Anila Dahriu è nata 25.5.1970 a Valona, Albania. Appena diplomata all’Istituto Industriale si è iscritta alla Facoltà di Lettere che abbandona a causa della guerra civile. Sposa un italiano e dal 1997 al 2009 vive a Prato. Poi decide di trasferirsi in Calabria nel 2010. Ha pubblicato, in lingua albanese, La porta di se stessa, Lascia che io venga con te, Non ferire il mio sentimento, Brivido di fata, Verso l’ignoto”. In italiano” Fra le costole del peccato”, 2013, con testo albanese a fronte. E’ stata segnalata al “Premio Farina” a Roseto Capo Spulico(Calabria) (giugno 2014) e ha vinto il “Premio Terre Lontane” a Spezzano Albanese, Calabria (dicembre 2014) e “Il Premio Don Luigi Di Liegro” a Roma (2015). Nel 2016 pubblica con la casa editrice “LEPISMA” sede a Roma il libro con le poesie “Siamo soliti pensare”. Nel 2017 ripubblica “FRA LE COSTELE DEL PECCATO” edito da Consenso Publishing, 2017 Rossano –Corigliano. Il 17.6.2018 è invitata nel festival internazionale della poesia “MIHAL EMINESCU” a Craiova (Romania), premiata con la medaglia della partecipazione. Il 27.11.2019 viene conferito il premio internazionale DARDANICA “L’associazione internazionale degli scrittori Bondani,” con sede a Bruxelles e Pristina Lavora e vive a Mirto Crosia Calabria, scrivendo e traducendo vari poeti e scrittori italiani e albanesi conosciuti in Italia e nel mondo. Collabora con diversi giornali del posto, come “La voce” di Corigliano-Rossano (Calabria), a Roma, e il giornale “Mapo” con sede a Tirana in Albania. Collabora con la casa editrice “Ada” con la sede in Albania.





Lina Felicetti
Il poeta guarda il mondo che lo circonda con gli occhi dell’anima.





Aldo Fusaro

Aldo Fusaro è stato professore, per un trentennio, nella Secondaria superiore e Dirigente scolastico, per oltre un decennio, nelle Scuole secondarie superiori e nel Comprensivo “V. Tieri” di Corigliano. È stato attratto dalla poesia e dalla narrativa, sin da ragazzo; ha scritto su vari periodici territoriali, tra cui “ Mondiversi “. Ha pubblicato due Sillogi: Il cuore oltre l’ostacolo e il Cammino, attualmente in diffusione nazionale dalla Casa Editrice “ Il SemeBianco, ControLuna edizione di poesia. Il Cammino è un viaggio ai limiti della civiltà contemporanea ripiegata sul consumismo e sulla perdita dei valori.





Marianna Gagliano

Marianna Gagliano,docente di materie letterarie nelle scuole di istruzione superiore, adesso gode del sospirato pensionamento tra poesia,fiori e gli amatissimi nipotini. Sempre pronta a mettere in versi qualsiasi emozione,possiede una lunga produzione di testi poetici e qualche racconto, ottenendo il primo il secondo ed il terzo posto, oltre a menzioni speciali, in concorsi letterari di grande rilievo. Vive con la sua famiglia in Calabria,terra fortemente amata ed ampiamente descritta nelle sue opere.






Domenico Godino
Ci sono musiche che nascono per essere cantate, ma muoiono nascoste per non essere ascoltate.







Giuseppina Irene Groccia
Nel mio percorso, fatto di ricerca e sperimentazione artistica, ho approfondito molteplici tecniche, tra cui la pittura, l’arte digitale e la fotografia. 
Parallelamente, capita spesso di dedicarmi ai miei “pensieri scritti”, non amo definirli poesie, sono pensieri che imprimo su carta, senza pensare troppo alla forma e alla metrica. Sono scritti legati alle emozioni e ai sentimenti. 
Credo che queste composizioni riescano a sfociare sempre di più in un intimo confronto con me stessa. 
Alcune sono presenti in pubblicazioni e raccolte editoriali. 
Ho curato come Redattrice editoriale, il progetto della rivista d’Arte XartMagazine.
Sono Autrice del Blog L’ArteCheMiPiace, dove pubblico periodicamente articoli, interviste e progetti dedicati all’arte e alla cultura. 
Collaboro con il Blog Art&Investments e con la rivista mensile d’Arte ExitUrbanMagazine.






Enzo Iapichino
Vincenzo Iapichino esercita la professione di avvocato. E’ vissuto nel sociale facendo molte esperienze: e’ stato docente di Diritto, giudice onorario reggente una Pretura, V. Presidente del Consiglio Comunale di Rossano. E’ stato uno dei primi a curare siti in Italiano .Ha fatto molte battaglie politiche e sociali. Da un po’ di tempo si diletta a scrivere poesie. Tutto ciò gli ha permesso di conoscere a fondo quello che è il vivere in mezzo alla gente e quindi conoscere gli anfratti della città con i loro misteri ma soprattutto i loro tesori bistrattati






Ornella Mamone Capria 
C’è qualcosa che accompagna il mio mondo creativo, una sorta di scia che riesce a viaggiare a grande velocità, passando  attraverso il mio io e giungendo alla bellezza degli sguardi.
È una scia che ricerca gli occhi in una persona, in un fiore, in un oggetto, in un  luogo… e mi permette di star bene, in quanto trasmette alla mia immaginazione i versi o le materiche installazioni. Pertanto oggi non mi interessano gli elogi, i premi, i riconoscimenti ottenuti nei concorsi o dalle apparenze sociali, quello che più mi importa è l’aspetto meditativo della poesia.




Ermanno Marino
Nato a Rossano nel 1953. Ha studiato presso il Liceo Classico di Rossano e poi a Roma, dove nel 1978 ha conseguito la Laurea in Medicina e Chirurgia. Ha svolto varie attività in qualità di Medico: medico scolastico, perito medicolegale presso il Tribunale di Rossano, assistente medico nel reparto Medicina dell’Ospedale di Rossano. Dal 1982 svolge l’attività di medicina generale ed è tutt’ora in attività lavorativa. E’ stato più volte eletto come consigliere comunale a Rossano ed ha anche svolto funzioni di Assessore all’Ambiente. Ha fatto parte del Gruppo Artisti Rossanesi e il suo ultimo lavoro pittorico è nella raccolta di quadri del “Codice che non c’è”. Nel 2019 ha pubblicato una raccolta di poesie dialettali in rossanese, alcune di queste verranno appunto pubblicate nella raccolta che vede protagonisti altri poeti.








Giusy Nisticò


Poetessa di Cirò Marina, con la necessità costante di cercare versi nel silenzio, con uno sguardo di stupore tra il mondo e il proprio essere. Pubblica la sua prima opera nel 2012 intitolata “Animo Poetico”, un saggio di liriche che partendo dal cuore, esplora tutte le strade dell’animo umano e del vivere inquieto dei nostri giorni. Nel 2014 “Vezzi del Cuore” una raccolta poetica originale, un voler dare colore ad un mondo in bianco e nero. Nel 2016 “Fili di Parole” poesie che rappresentano quello sguardo che coglie l’essenza della vita. Nel 2018 “Il Tempo Dei Sentimenti” versi puri con toni fluidamente discorsivi, che evidenziano il proprio animo. Nel 2020 pubblica la sua ultima opera ma con uno scenario diverso, varcando territori internazionali. Il libro intitolato “ Te Lidhesh Petalet” , è stato tradotto in lingua Albanese dalla Poetessa e Scrittrice Anila Dahriu, pubblicato a Tirana dalla casa editrice ADA.







Anna Rosa Palermo
Anna R. Palermo nasce a Corigliano Calabro. Si laurea in Lingue e letterature straniere e si specializza nel sostegno. 
Una sua lirica, “A Luisa” viene scelta e pubblicata dalla casa editrice Atlas in un’antologia per le scuole “Fior di parole”.  
Dal 2001 è fondatrice dell’Associazione Culturale “Poesia e… dintorni”. Di professione insegnante, crea laboratori di poesia in cui cura la lettura espressiva sia per gli adulti che nelle scuole.
Negli ultimi due anni ha curato le rubriche “A spasso tra i versi” e  “Pioggia di Versi” in diretta online dalla sua pagina Facebook “Poesia e dintorni”.
Ha al suo attivo tre pubblicazioni. La raccolta di Poesie “La Danza della Vita” che ha vinto numerosi concorsi internazionali. “La voce del Mare” un racconto che parla dell’importanza di credere nei sogni e “Mare di Poesia” altra raccolta di liriche in cui il mare è protagonista assoluto.
Ritiene indispensabile comprendere se stessi e gli altri attraverso infiniti studi di Psicologia.
“Solo attraverso un profondo cammino interiore si può compiere il miracolo dell’Arte, quel processo catartico che ci conduce da dentro a fuori con una veridicità autentica”.







Ida Proto


Mi chiamo Ida Proto , sono nata a Corigliano Rossano e qui vivo. Ho frequentato l’istituto tecnico per geometri, ma i sogni erano altri, così, non volendo perdere la speranza, ho preso quei sogni e li ho messi in quel famoso cassetto. Ora è giunto il momento di tirarli fuori, non sarò un poeta, ma questa volta ci ho provato…










Marinella Pucci

“Continuo a sognare, continuo ad osare e realizzare; è così che percorro la strada della vita nella speranza di incontrarvi nel mio cammino.”










Nora Ornella Pujia


ASPETTANDO IL 2022

Apro così il mio spazio, dedicandolo all’anno nuovo e ricordandomi di capovolgere la clessidra per non farla fermare. Norella








Pierluigi Rizzo

Pittore e scultore ed autore di teatro forse poeta…







Maria Romeo

Maria Romeo Visual Artist, Poetessa, spazia dalla poesia al dècollages integrando la parola in un contesto visivo per meglio rappresentare i significati del suo mondo onirico. 
E’ presente in diverse antologie ed ha partecipato a numerose manifestazioni culturali, ottenendo anche importanti riconoscimenti. 1° classificata al “Premio Primavera ” anno 2004 con Targa della Regione Lazio al Castello Piccolomini di Roma; Nel 2005 1° Premio con Targa dell’Unione Europea alla “III Biennale d’Arte Contemporanea “Magna Grecia ” (CS), nel 2009 è stata premiata dall’Associazione PUL (Proposta Libera Universitaria) con il “Premio alla Cultura ” per l’innovazione del linguaggio poetico. La sperimentazione l’ha portata in questi anni anche ad una “fusion” tra parola ed immagine avvalendosi delle nuove tecnologie Media-video. “Danzando poetando in un dipinto” nel 2002, – “Durrain Munt Tramp” nel 2009 – “Amore ed armonia” anno 2010 – “Urban technology” nel 2011.
Ha esordito nel 2002 con il volume di poesie “…dal sipario della notte”; 2006 “Il seme folle” n° 33 quaderni d’artista, decennale di morte della Poetessa Amelia Rosselli; -2007 “I finti raggi perlati” -Ferrari Editore; 2007 “Tre poesie per Alda Merini” quaderno d’artista- Profili d’Autore; 2009 “Oltre la siepe” libro d’artista di Pitto-Poesia- prefazione Gianni Mazzei 
Nel 2013 ha pubblicato ESz Rouge, micro-libro di poesie, “non proprio haiku” recensito da Diego Pignatelli Spinazzola. 
Nel 2014, ha pubblicato Appunti di viaggio con il patrocinio della Pro Loco città di Corigliano Calabro.








Anna Ruffo

Nata a Rossano Studi Umanistici portati a termine a Crotone. Inserita giovanissima nella Scuola dove è stato apprezzato il mio ruolo di Insegnante. Molto vicino al Sociale, faccio parte della Fidapa, un ruolo anche nella C.R.I Ora nel Direttivo del Circolo Culturale di Rossano. Amante della lettura e della cultura in genere. Mamma e nonna.
La poesia mi affascina da sempre, mi fa sentire libera, è il mio rifugio segreto”.







Marinella Scigliano

Mi chiamo Marinella Scigliano, sono nata a Rossano il 03.03.1965, cittadina alla quale sono profondamente legata per la sua straordinaria storia artistica e culturale. Mi sono avvicinata all’arte poetica dopo aver a lungo meditato su un fatto doloroso che ha segnato per sempre i confini della mia vita. Nel mentre ho avuto la possibilità di conoscere persone magnifiche che mi hanno fatto amare il mondo della poesia. Da allora non ho più smesso di scrivere.







Onofrio Sommario


Amo la natura. Trovo svago nei lavori di campagna.
Nei limiti delle mie possibilità Autore del libro “Io e dintorni” 
Periferia editore anno di pubblicazione dicembre 2004
Sono nato a Paludi (CS) il 18/05/1963 e residente in via Mazzini.

Titolo di studio: diploma istituto tecnico commerciale Sposato con Teresina e padre di ANNAMARIA, ROSA e FILIPPO. Attualmente nonno solo di Nathan. Dipendente del ministero Pubblica istruzione in servizio come collaboratore scolastico presso l’Istituto Comprensivo A. Amarelli Rossano quarto.







Mario Pino Toscano

Mario Pino Toscano nasce a Rossano Calabro (CS) nel 1947 e si trasferisce a Roma nel 1970. Da sempre amante della poesia, partecipa nel 2014 al Premio Letterario Internazionale “Il Federiciano” con la poesia “L’amore ritrovato”, premiata e inclusa nella raccolta “Libro Amaranto”, Aletti Editore. 
Nel 2015 partecipa con la poesia “Tempo distratto” al Premio Letterario “Corona”. Nell’aprile del 2017 partecipa con la poesia “Uomini” all’evento “I Poeti Fiorentini incontrano gli studenti” nella splendida cornice di Palazzo Pegaso (Firenze). 
Per due anni consecutivi (2017/2018) è tra i protagonisti dell’evento “Poesia e Musica” tenutosi all’interno della rinomata Sala Gigli, Regione Toscana, promosso dall’Associazione Sguardo e Sogno. Con la poesia “Fotografie” partecipa al Concorso Internazionale Poesia Inedita “Il Federiciano” 10 a Edizione, agosto 2018.







Luigi Visciglia

Forte credente nei valori di libertà e di uguaglianza sociale, in una società dove la libertà consiste anzitutto nel rispetto di quella altrui. Luigi Visciglia è nato a Corigliano Calabro il 19 gennaio del 1956. Ha lavorato come agente pubblicitario per la società che stampa gli elenchi telefonici e le pagine gialle. E’ autore di numerosi scritti che rappresentano il frutto di un’acuta osservazione degli uomini e della società contemporanea. Nel 2010 ha pubblicato una raccolta di pensieri dal titolo “Un attimo di libertà” ricevendo, sempre nello stesso anno, una menzione speciale nella sezione “Poesia adulti” del Premio “Luce dell’Arte” di Roma. Nel 2018, poi, ha dato alle stampe il suo secondo libro, “Morte della democrazia”. Ha inoltre pubblicato i suoi componimenti sulle riviste Cor Bonum, Il Crati, L’Opinione, Il Corriere della Sibaritide, Il Nuovo Corriere della Sibaritide, Jonipress, nonché sui blog locali CoriglianoCalabro.it, CoriglianoInforma.it e InfoSibari.it.





Luciano Giuseppe Zampino

Mi chiamo Luciano Giuseppe Zampino, vivo a Corigliano Calabro (CS), dove lavoro come commerciante. Amo scrivere poesie, frammenti di storie accadute, ma anche dettate dalla mia fantasia. Ho scritto la mia prima poesia all’età di 16 anni “Colei che ho tanto amato”. Da allora mi sono reso conto che scrivere è per me come meditare. Esternare su di un foglio vuoto i miei sentimenti, le mie emozioni e tutto ciò che provo, mi fa sentire in un mondo tutto mio, fatto di serenità e armonia. Inoltre mi piace dipingere e nel poco tempo che mi rimane dopo il lavoro spesso mi dedico a questa attività, non mi ritengo un pittore, ma amo creare. Creare fa emergere la sensibilità e la fantasia che alberga in ognuno di noi. Attualmente sto lavorando sul mio primo libro, dove raccolgo parte delle mie poesie e brevi racconti.





PIERLUIGI RIZZO CI RACCONTA COME È NATO IL PROGETTO
POETI DI STRADA
Era giugno 2020 quando Enzo Iapichino mi espose con entusiasmo la sua idea di coinvolgere un po’ di amici poeti nel pubblicare insieme i nostri elaborati, sostenendo con convinzione che, in tal modo, il libro avrebbe viaggiato da solo. L’idea non mi sollecitó affatto e non gli diedi retta. Passò l’estate e in ottobre, mentre facevamo la solita passeggiata mattutina, mi tornó in mente la sua idea. Con curiosità gli chiesi: “Hai poi fatto qualcosa a proposito di quel tuo progetto di elaborare un libro coinvolgendo un gruppo di amici?” Lui rispose di no e l’argomento sembrava chiuso. Ma quel pensiero come un tarlo continuò a camminare in me e mi accompagnó fin quando, giunti davanti al negozio di Antonello, incontrammo Giovanna Curia. Per un incomprensibile istinto, le lanciai a bruciapelo l’idea di Enzo chiedendole un parere e lei esordì senza incertezze affermando: “Bellissima idea. La intitoliamo Poeti di strada “. E da lì partii con una serie di telefonate a diversi miei amici poeti e scrittori per coinvolgerli nel neonato progetto. La risposta fu positiva, entusiasta e univoca, tutti d’accordo e uniti dal desiderio di concretizzare l’idea. Il tocco finale lo realizzai quando mi misi in contatto con Giuseppina Irene Groccia, bravissima esperta grafica, con Antonello Triglia per l’impaginazione del libro e con la mia tipografia di fiducia. E finalmente a febbraio del 2021 uscì il numero zero di Poeti di strada. Con continuo entusiasmo, stiamo portando avanti il progetto e siamo giunti ormai al numero tre della serie Poeti di strada. Anzi, contando anche il num. 0, in realtà abbiamo prodotto 4 serie di libri. Il pensiero più gratificante è che gli scritti di tutti noi stanno ora viaggiando fra un numero sempre più vasto di persone che altrimenti non avrebbero avuto mai la possibilità di conoscerci e andare oltre l’aspetto fisico. Sono orgoglioso di aver diretto la produzione esecutiva di questi lavori ed ho il sentore che nel prossimo anno continueremo insieme l’esperienza inondandovi di altri contenitori di emozioni e sentimenti.

Il compito di questi piccoli libri, in giro fra le mani di chi amerà sfogliarli, è quello di lasciare un’impronta nel tempo e di amplificare e diffondere la potenza di pensieri che altrimenti si sarebbero persi nel vuoto…

Con stima e affetto ringrazio Giuseppina Irene Groccia che, grazie al suo blog, fa viaggiare i nostri pensieri in giro per il mondo.

Pierluigi Rizzo





In questa edizione, Poeti di Strada ha avuto il piacere di  ospitare anche valide rappresentazioni di arte visiva:



In copertina fotografia di Pierluigi Rizzo

Retro copertina opera di Concetta Tridico

A pagina 29 e 30 opere di Giuseppina Irene Groccia 
A pagina 31 opera di Antonio Iapichino

A pagina 83 opera di Pierluigi Rizzo




Si ringrazia 

▪️Antonello Triglia 
▪️Giuseppina Irene Groccia 
▪️Tiziana Sinfonico




Finito di stampare Novembre 2021 presso Tipografia Gambero – Corigliano Rossano (CS)



Per richiedere copie del libro scrivere a: gigroart23@gmail.com






















































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Divagazioni sull’arte

“MYTHOS” : NARRAZIONE DIACRONICA SUL SENSO DI UNA BELLEZZA ATEMPORALE – SAVERIO MININNI

L’ArteCheMiPiace – Divagazioni sull’Arte

 

“MYTHOS” : NARRAZIONE DIACRONICA SUL SENSO DI UNA BELLEZZA ATEMPORALE – SAVERIO MININNI 

di Maria Marchese  |25|Novembre|2021|

 

 

Maestà della quercia 

noncurante 

dei fiori!” 

 

Sin dall’antichità,  “καλός” e “κἀγαθός” hanno allignato il proprio senso, come rigogliose radici, in una terra esperienziale odorosa di pregnanze estetico/visive e altresì etiche. Fecondano in tal modo l’origine e lo sviluppo di una maestosa e profonda significanza del concetto di bellezza: come la  quercia, poetata da Basho, essa è divenuta via via pantheon di valori umani, che coinvolgono una possanza lungimirante. 

Ai piedi di quest’ultima, sono gemmate poi svariate sperimentazioni e conoscenze, dal punto di vista visivo e concettuale, che si sono perdute, come vani fiori, tra i detriti della pochezza e della mediocrità. 

Quali dita toccheranno 

In futuro 

Quei fiori rossi? 

Basho 

 

Saverio Mininni affonda ora le proprie mani nella rada della Kalokagathìa, ciò che è bello e buono, e altresì addentro la fondatezza della sacralità del rito per gemmare inedite, mirabili e imporporate infiorescenze, da affidare ad uno spazio futuro assoluto. 

“Un’opera d’arte vive per il proprio tempo, una grande opera vive per il futuro” 

Questo è l’incipit, adottato dall’artista di Altamura, che permea le pareti del proprio penetrale artistico: ivi l’autore dirime la propria personalità, liberando, sui supporti, il concretamento di peculiari diastemi figurativi. 

Indova in questi ultimi la sceltezza di un’instancabile ricerca personale, perché bacino l’oggi come vittoriose testimonianze di viva bellezza e possano indi divenire punti fermi per l’avvenire. 

 

Saverio Mininni raccoglie, col palmo, l’oscura e frantumata terra vulcanica Pugliese, rubandola ad un’immaginaria clessidra: la centellina dapprima tra le palme per carezzarne il carattere fuggevole, viverla appieno e farla propria. 

Coglie allora il “tempus fugit” ,dalla nera sabbia, annichilendone la precarietà; tra le millesimate trame rimane unicamente lo spessore dei contenuti, che l’autore rispettosamente ama, mesciandoli poi con smalti acquei e inchiostro di china. 

Sala quell’amalgama per sorraderla sulla tela e, così, preservarne le fattezze materiche. 

Decide indi di scrivere inedite pagine, la cui cifra stilista risulta altisonante. 

 

Esse nascono su esperienze cromatiche intense e vivide: l’autore realizza la nota tonale di fondo, cogliendola addentro un attuale e metafisico pentagramma. 

 

Se il bastone d’inchiostro è uno dei quattro tesori del letterato, con il pennello, la carta di riso e la pietra da inchiostro, utensili tradizionali della calligrafia e della pittura cinese, coreana e giapponese, Saverio Mininni vivifica una sfera che avvolge molteplici tradizioni. 

 

Un letterato moderno, Saverio Mininni… egli nutre, attraverso le setole del proprio pennello, l’addivenire di soggetti mitoligici, elevati ad una mirabile pienezza plastica, che prende corpo, paradossalmente, come levità statutaria. L’artista, infatti, rilegge con un ciglio moderno i soggetti, assolvendoli dal gravame della materia. 

 

Alluna così le forme, lumeggiandovi albe che sorradono la terra del sogno reale. 

Artista pluriconisciuto nel panorama artistico internazionale, Saverio Mininni si distingue come finalista al “Premio Internazionale Sgarbi”, nel contesto di Expoarte Ferrara 2021. 

 

Contatti dell’artista 

Sito Web www.saveriomininniart.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Maria Marchese
 

 

Maria Marchese, scrittrice, poetessa e curatrice d’arte, nasce a Como nel 74, dopo la maturità scientifica si iscrive all’istituto internazionale di Moda&Design “Marangoni”, a Milano.

Per oltre 20 anni svolge attività nel settore socio assistenziale.

Dal 2013 affronta da autodidatta il suo percorso di studio nel campo dell’arte, della letteratura e filosofia. Nel 2017 pubblica la sua prima silloge poetica “Le scarpe rosse- Tra tumultuoso mare e placide acque”. Da lì a breve esperisce se stessa nella critica artistica.

Collabora con il blog culturale dell’università Insubria, con lo storico dell’arte Valeriano Venneri, con Exit Urban Magazine e Art&Investments, con il Blog L’ArteCheMiPiace, con l’associazione culturale Nuovo Rinascimento, con la Galleria “Il Rivellino” a Ferrara, con Divulgarti a Genova, con Art Global a Roma, con AArtChannel di Ferrara, con Alessandra Korfias, coordinatrice ponte culturale Italia/Giappone e responsabile di Arti Services.

 

www.mariamarchesescrittrice.com

 

 

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Max Papeschi e lo spietato sarcasmo delle sue opere

L’ArteCheMiPiace – Cappuccio e Brioche con..


MAX PAPESCHI
E LO SPIETATO SARCASMO DELLE SUE OPERE

di Alessio Musella  |24|Novembre|2021|






Regista di teatro e tv, nel 2008 gira il suo primo film che il produttore gli contesta e non fa uscire, trasformandolo di fatto anche nell’ultimo.


Quando, dopo diversi altri fallimenti decide di mettere su MySpace tre fotomontaggi che si era divertito a fare per rendere più o meno l’idea di quello che aveva in mente, l’unica persona che lo contatta è una Gallerista pensando di trovarsi davanti  alla visual art.

Ma fu  un collezionista polacco a far esplodere uno scandalo internazionale per via di un’affissione gigantesca con una donna nuda, Minnie e una svastica, in pratica aveva chiesto il permesso di utilizzare questa immagine per una mostra a Poznan, ma nessuno avrebbe mai pensato che venne posizionata una gigantografia della stessa su di un palazzo, in pratica dopo la seconda guerra mondiale è stata la prima volta che una svastica entrava in Polonia ufficialmente.


Papeschi diventa un artista di fama internazionale. 

E pensare che non sapeva usare Photoshop, è stata una sua  ex assistente  in un pomeriggio a spiegargli le basi. 

Ma senza internet nulla sarebbe accaduto, o forse sì, ma non certo in un giorno,  dopo la collettiva in Polonia digitando “Max Papeschi” tutto il mondo sembrava impazzito perché la  Minnie in questione era di 8 metri per otto nel centro di Poznan, in Polonia. 

Ed era scoppiato un vero e proprio tsunami mediatico la Cnn fu la prima a fare un servizio, poi la Fox, quindi tutti i canali americani.


La comunità ebraica  non capiva questa svastica gigante… sull’altro fronte i neonazisti avevano mandato minacce alla galleria additando come insulto che Papeschi giocasse con il loro simbolo sacro… In poche ore un ex Regista è  diventato uno degli artisti più odiati e conosciuti del mondo.

Si infastidisce quando lo definiscono furbo soprattutto per quanto riguarda i primi lavori, che invece ha fatto senza nessuna pretesa, nessuna ambizione di esporre, né tanto meno di venderli. 

Aver utilizzato icone legate spesso al mondo dell’arte ha portato a pensare  che collezionisti avrebbero comprato i suoi lavori.

In realtà questi lavori, spesso ci si dimentica, quelli più famosi, quelli che anche adesso sono diventati copertine di libri, sono lavori che ha fatto a casa da disoccupato


Max è estremamente consapevole del suo percorso artistico decisamente sui generis e parla spesso con il sorriso dell’effetto “grande fratello”.

In pratica l’effetto che fa chi ha fatto l’Accademia di Brera, la Naba, e varie altre accademie d’arte o design, loro si hanno studiato e si sono impegnati, hanno fatto anni e anni di gavetta, collettive, e magari non hanno ancora esposto all’estero, non hanno avuto interviste, articoli, servizi, in pratica è un pò quello che ha un attore “serio” quando si trova davanti il senza arte né parte che esce dal Grande Fratello e inizia subito a fare il protagonista nei film, o quanto meno al quale vengono date molte opportunità per niente scontate.


Ricordate che rivisitare in modo apparentemente blasfemo eventi drastici , riporta inevitabilmente la coscienza a rielaborare e a non dimenticare…














Alessio Musella

Negli anni 90 sono stato impegnato come progettista in Medio Oriente, dove per quasi 10 anni ho fatto la spola tra Arabia Saudita Stati Uniti ed Europa, in ogni mio progetto, già all’epoca, appena possibile inserivo un’opera d’arte. 

Decido di ampliare il raggio d’azione occupandomi di analisi territoriali e comunicazione per affiancare le aziende che richiedevano di entrare in nuovi mercati esteri. Da sempre ho una passione per l’arte e la fotografia, fin dal Liceo Classico quelle due ore alla settimana dedicate alla storia dell’arte, un po’ di ricerca personale, e successivamente la Facoltà di Architettura mi hanno sempre spinto verso questo mondo. 

Oggi sono un consulente di marketing strategico per le aziende, redattore per diverse riviste,  Editore del Magazine  www.exiturbanmagazine.it e Direttore del Blog www.artandinvestments.com, dove parliamo di Arte, Fotografia e Musica, creati rispettivamente nel 2019 e nel 2020.



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Amber chair di Jaeuk Jung

 L’ArteCheMiPiace – My Favourites 



Amber chair

di Jaeuk Jung


di Giuseppina Irene Groccia |18|Novembre|2021|






Sono strati di tempo quelli che appaiono attraverso l’essenza visibile dell’ambra.

Questo materiale fossile proveniente dalla linfa prodotta dalle conifere, milioni di anni fa, rivela al suo interno un oggetto del passato.



Si tratta della famosa sedia da bistrot No.14 disegnata da Michael Thonet nel 1859 e diventata in seguito icona dell’interior design con circa 50 milioni di pezzi venduti tra il 1860 e il 1930.

Questa classica sedia da caffè è considerata il prodotto di serie di maggior successo al mondo fino ad oggi, attualmente nota come sedia No. 214 è ancora prodotta da Thonet.


Il designer coreano, Jaeuk Jung, omaggia questo mobile antico, che attraversando generazioni è diventato icona, racchiudendolo e trasformandolo in un oggetto di design contemporaneo.


Ispirato dall’ambra che cristallizza gli oggetti attraverso gli strati del tempo, l’artista e designer ha racchiuso questa sedia in un pezzo di polimero sigillandola in un blocco simile all’ambra con l’aiuto dell’alta tecnologia.

Consentendo così ad un oggetto del passato di convivere, come un forte complemento d’arredo, con la bellezza del design contemporaneo.



Amber Chair”, questo il nome di questa creazione, presenta la fusione concettuale del passato e del nuovo presente, 

dove Design e bellezza vengono preservati e condivisi per il futuro, offrendo ad un oggetto del passato un nuovo ciclo di vita.


Il tempo che è passato ha una bellezza sublime che supera l’oggetto“, spiega Jung sulla sua creazione.


Difatti troviamo poesia in questa creazione, dove l’ambra rivela l’oggetto passato andando al di là di una sedia fossilizzata, preservandone preziosi ricordi di un tempo vissuto.









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LA SETOSA VIA DELLA LEGGEREZZA: MARIBEL DE ALBA FERNÁNDEZ E I SUOI ORIENTALI VERSI

 L’ArteCheMiPiace – Divagazioni sull’Arte














LA SETOSA VIA DELLA LEGGEREZZA: 

MARIBEL DE ALBA FERNÁNDEZ 

E I SUOI ORIENTALI VERSI




di Maria Marchese  |16|Novembre|2021|


“La bella luna 

Lasciata dal ladro 

Alla finestra” 


Daigu Riokan


Una leggendaria voce narra che una principessa cinese nascose, tra i capelli, alcune uova del baco da seta perché incapace di rinunziare alle sericee vesti…

Come nell’aiku di Riokan, queste favolate origini depositano il senso di una setosa luna sulla soglia di una finestra, sospesa tra la narrazione storica e un poetato spazio: la delicata e lesta mano, che si appropriò del prezioso e vivo involto, ivi la posa, corteggiando un dolce immaginario…

Il pregevole tessuto e la sua storia scivolano, in realtà, tra “mani” policrome e diverse: gradatamente le carezzano, originando fondamentali cambiamenti.






















Ammaliata dalla Via della Seta, Maribel De Alba Fernández fascina oggi una levantina stagione: depone indi col proprio pennello morbidi e leggiadri versi figurati, che, sposando naturali terre, raccontano il diastema umano che sorge a Est e si ricongiunge a Occidente.

L’animo e il palmo dell’autrice di Siviglia provengono da esperienze poliglotte: l’ “alfabeto figurato” da quest’ultima riserva allora al ciglio dinamismi artistici radicati all’io primo universale.

Le setole della sua “penna” frangono, infatti, l’identità fisica del tratto e del colore per involvere la sensatezza del grato pensiero, della riflessione, dell’appartenenza all’assoluto… il gesto che appare si contraddistingue per grazia e levità. 


“Nessuno 

È straniero 

Sotto gli alberi di ciliegio” 


Issa




L’artista lumeggia indi odi sensibili, che omaggiano il legame tra la sua terra natìa e la tradizione giapponese: i volti e le vesti si sovrappongono e confondono per celebrare la parte nobile dell’essenza femminile. 

La pittrice ne alligna il vibratile spirito tra le profondità meditative dell’abisso, i purpurei marossi della passione, che digradano in una rosea e delicata energia, indovandone poi l’appartenenza alla Natura, mater genera.


Veli cartacei di riso e cotone e altresì trame tessutali quindi accolgono quest’esperienza, legata al femminino e al fiore, cifra identificativa di Maribel De Alba Fernández.

L’artista è invero stata indicata come iniziatrice del Nuovo Florecimiento: lo sbòccio della veste floreale appare come un mirifico addivenire dell’unicità dell’individuo.















“Torno a vederli

Ed i fiori di ciliegio 

Nella sera don già frutti”


Buson

Le ” laiasons”  , che la pittrice ama sui supporti, divengono la genesi di illimitate e cangianti possibilità: esse esprimono la veridicità di una cosmopolita essenza apolide… ovunque e in nessun luogo, il nulla e il tutto vi si fondono, radicandola alla mutevolezza e all’evoluzione. Sakura è il bocciolo di ciliegio e l’animo dei giapponesi è Sakura: capaci di isolarsi, per un attimo di poesia e di commemorazione della bellezza.

Maria Isabela De Alba Fernández valorizza per un ennesima volta l’estatica devozione da rivolgere alla poesia e alla bellezza.

Contatti dell’artista

MARIBEL DE ALBA FERNÁNDEZ SU PINTEREST

MARIBEL DE ALBA FERNANDEZ SU FACEBOOK









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Mjriam B… la forza dell obiettivo

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Mjriam B… la forza dell obiettivo


di Alessio Musella  |15|Novembre|2021|





Era il 2000 l’anno in cui lo stilista Gianfranco Ferrè scelse Mjriam per indossare la sua linea taglia 44 e da li per i successivi 10 anni lei venne coinvolta nel mondo “Curvy”, oggi quasi sdoganato, e sottolineo quasi, ma sicuramente in quegli anni non ancora scontato.


Nel 2010  con un gruppo di colleghe e amiche, realizza il progetto “Curvy Can”, Associazione no profit contro i disturbi alimentari, in particolare iniziarono a scattare immagini di  nudo artistico con protagoniste donne non filiformi, che nel rivedersi ritrovavano la consapevolezza di sé stesse.



Da qui nacque la passione per la fotografia di Mjriam, e la decisione di invertire il suo ruolo… da davanti all’obiettivo  passare dall’altra parte in particolare si avvicinò da subito al ritratto.


Essere fotografata l’ha sicuramente aiutata. 

Quando faceva la modella osservava meticolosamente ogni gesto compiuto dal fotografo, come posizionava le luci, l’obiettivo, cercando di “rubarne i segreti”. 




In molti, quando vedono una modella, dimenticano, pensando che la bellezza possa essere sinonimo di sicurezza che spesso dietro al loro  sguardo  si nasconde una forte fragilità, quella stessa fragilità che ha aiutato Mjriam a riconoscere gli stati d’animo di chi sta davanti al suo obiettivo.

Mjriam è stata da sempre consapevole che la carriera di una modella ha inevitabilmente un tempo predefinito,  anche se forse oggi si è allungata non di poco,  ad ogni modo arriva un momento in cui “decidi di appendere le scarpette al chiodo” e per lei continuare il suo percorso semplicemente invertendo i ruoli facendo tesoro di tutta l’esperienza vissuta come modella in giro per il Mondo.

Attraverso i suoi ritratti cerca di esaltare la personalità dei soggetti e la loro bellezza. 


Andrea Fumagalli dei Bluvertigo fotografato da Mjriam Bon


Apparentemente li mette spalle al muro, senza una via di fuga apparente, ma in realtà è da questa prima fase  in cui poi li lascia esprimere liberamente è solo questione di tempo, prima che l’obiettivo si imbatta in un racconto, una sfaccettatura del loro carattere o un loro lato segreto, dal disagio iniziale nasce la complicità giusta.



In un epoca in cui il digitale sembra aver cancellato la poesia della vera fotografia Mjriam, se pur consapevole dell’odierno modo di stampare, adorerebbe tornare alla  camera oscura, affascinata dal fatto di poter essere presente e di poter decidere il punto esatto in cui fermarsi, che non è necessariamente il più preciso ma quello che più la colpiva, creando la vera unicità di uno scatto.














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©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 









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IDENTITÀ PERDUTE NICOLA STRADIOTTO

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IDENTITÀ PERDUTE
NICOLA STRADIOTTO




di Alessio Musella  |09|Novembre|2021|




Nasce come grafico pubblicitario ma l’arte è sempre rimasta la sua passione , la definisce una vibrazione , una fonte inesauribile di energia senza la quale non potrebbe vivere ,

Per Nicola la fotografia è arte, ha il potere di Cristallizzare un momento ben preciso nelle vite di ognuno di noi . 

E’ fermamente convinto che l’Arte risieda negli occhi di chi la guarda e nella sensibilità delle persone.



Fonte di ispirazione per lui sono tra i più attuali artisti come  Breton, Yodorowsky, Burri, Fontana, Warhol, il movimento Fluxus.

Andando in dietro nel tempo  Matisse, Otto Dix, Magritte e soprattutto Picasso



Lost Identity è una raccolta di illustrazioni surrealiste in bianco e nero che si è trasformato in un libro nel 2018 grazie alla casa editrice indipendente Aletheia di Verona.

I disegni in questione rappresentano la perdita delle nostre identità, tra i moderni social network e il lavoro precario. 

Sono problemi che la società odierna ci riversa contro, come l’alienazione e l’apatia, tramite i mass media.


Attraverso questo link puoi consultare ed acquistare il libro in formato eBook:

Lost identity. Illustrazioni surrealiste di un’identità persa

Appare evidente per Nicola che le nostre scelte quotidiane vengano manipolate, così come i comportamenti di ogni individuo veicolati  e tutta questa schiavitù ormai  trabocca dalle espressioni che ritroviamo sui volti  della gente.

Il suo disegnare è frutto di una ricerca personale in questo preciso ambito: l’illustrazione surreale, attraverso la quale trovare il giusto dialogo con il fruitore…



L’arte è il miglior sistema da sempre per riuscire ad arrivare all’anima….

La sua creatività ha ricevuto consenso  anche oltre oceano,  una rivista americana “Carpazine di New York” gli ha dedicato un articolo di sei pagine riprendendo le  sue illustrazioni surrealistiche.



Una curiosità

nel 2019 ha pubblicato anche  “Tropical Zombie” un fumetto horror-splatter per “Bolo Paper” di Milano

Clicca sull’immagine per maggiori info



















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