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Giugno 2025

Pattern - Rubrica di Mimmo Legato

L’assistenza generativa dell’AI – Riflessione Critica di Mimmo Legato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’assistenza generativa 

dell’AI 

 

Che fine ha fatto la morfologia,
la mimesi e la perizia tecnica? Il sublime, superiore al bello, come sentimento
di elevatezza? l’immaginazione che insegue l’idea, oggetto del suo desiderio?
Riflessioni e interrogativi che Leonardo marcava, nel pensiero in arte, come
energia, forza del mentale che si connette con la dimensione verticale del
sensoriale. Due pilastri dell’interiorità.
Ebbene, le risposte sono “metalliche”. La rivoluzione informatica del
terzo millennio, ha “decapitato” ingegneristicamente la creatività, il ruolo
dell’artista umano, le corrispondenze. Entra così a piedi uniti nella nuova
visione artistica, realizzata con l’assistenza dell’AI generativa, in grado di
individuare dati, algoritmi e quant’altro che riguarda la digitalizzazione per
creare nuovi contenuti, la nuova realtà oggettiva e soggettiva, dimostrando
capacità di generare opere d’arte originali.
Analizzando tale considerazione, possiamo confermare, senza esitazione,
che vige una successione evolutiva, immateriale delle arti visive. Una sorta di
“teoria disciplinare convincente” dove si incrociano e si sovrappongono
linguaggi innovativi tecnologici che trasformano il vecchio manufatto in
“veicolo delle energie cosmiche”: da oggettuale diventa concettuale, ovverosia,
il pensiero poetico astratto incontra la scienza. Infatti, le arti visive
intorno agli anni 60/70/80, con i nuovi studi informatici consolidano il salto
di qualità.  

 



 

 

Ben Laposky – Oscillon 40,1952

 

L’arte digitale o computer
Art e Arte Multimediale, nasce intorno al 1950, attraverso la sperimentazione
di due matematici e programmatori: Manfred Frank, tedesco e Ben Laposky,
americano, prendendo come esperimento di base l’estetica del “bauhaus”.
  Il programma dei due ricercatori, avrà la sua
massima espansione negli anni 80 come il nuovo pennello dell’arte, espressione
che si collega alla Pop Art per la riproducibilità delle opere non più uniche ma
ripetitive industrialmente. Mentre la net art, o internet art, l’arte della
connessione, consente all’artista di bypassare Musei, gallerie, centri
espositivi, per mostrare il proprio lavoro con un clic in tutto il mondo. Oggi,
la scienza ha raggiunto livelli altissimi in merito, rendendo possibile
l’espansione interattiva e ipermediale delle opere d’arte, marcando l’accento
dinamico e mutevole nel tempo. Attenzione però sempre con un dispositivo di
manovra a disposizione del programmatore.

In base a questo breve riesame, dobbiamo chiederci se l’intelligenza
meccanica, sostituirà l’arte. Certo è che sta esercitando un enorme potere,
influenzando le nostre vite, quelle degli artisti, quelle dei pubblicitari,
modificando anche l’identità estetica dell’uomo e dei suoi comportamenti.
  Ma nello stesso tempo vi è una grande
preoccupazione sui rischi che tale formazione potrebbe apportare, in quanto è
arrivata a toccare punti inimmaginabili. Per cui gli esperti, i governi di
tutto il mondo sostengono, che si mettano in atto sistemi di protezione, per controllare
la veloce diffusione a volte anche violenta.

Del resto la storia avvincente di una illustre sconosciuta, che impazza
sulla comunicazione, nome d’arte Deborah, creata con l’intelligenza
artificiale: bella, formosa, sorridente e con un fisico da urlo, è nata dalle
fantasie e dai sogni dell’uomo medio. La programmatrice, ha rivelato di aver
dato vita ad un personaggio, dopo aver interpellato uno strumento di
elaborazione del linguaggio naturale potente e versatile che utilizza algoritmi
avanzati di apprendimento automatico, per generare risposte simili a quelle
umane e che fosse il più reale possibile al prototipo di donna che piace ai
ragazzi: capelli castani, le gambe lunghe, simpatica ed attraente.
  D’altronde, questo prodotto di bellezza
stupisce e si pensa sgomenta. Deborah, anche se vi sono state riserve nel
giudizio di tale artificio, non esiste nella realtà. Si tratta di una sorta di
presenza/assenza, forma immaginifica che supplisce il reale, materia apparente
che non racconta, ma sta spopolando sui social, attirando migliaia di fan e
tantissimi like e commenti in ascesa, con narrazioni tra verità e bugia. Ciò fa
nascere una domanda ben precisa: ma davvero Deborah è stata creata con
l’intelligenza artificiale?

 

 

I critici descrivono questo
fenomeno una sorta di “naturalismo magico”, nettare inebriante tra significato
e significante. Non ha più senso il contenuto ma il contenente. Altro che i
moti dell’anima e i sottosuoli dell’io, esplorati in modo “scandaloso” da
Leonardo nella Monna Lisa e nel Cenacolo o il senso dell’umanità di
Michelangelo nel Giudizio Universale, insieme al significato del dolore e
dell’amore che trasuda dalla Pietà. Stiamo attenti! Non stiamo parlando dell’AI
come una babele disperata o trionfo della banalità, ma di evoluzioni meccaniche
di cui ancora non abbiamo risposte plausibili e convincenti. Un dato concreto:
di chi è l’opera d’arte generata dall’AI? Sicuramente non dall’AI stessa che
non ha personalità giuridica. Dei Programmatori? Non lo sappiamo ancora.  Al momento siamo quindi in una fase in cui
ignoriamo la direzione che prenderà il settore artistico, in seguito
all’introduzione massiva di questo demone buono, non ne siamo a conoscenza sino
a quando, ma è lecito sperare che si possa creare un sistema che funzioni, una
sorta di arte parallela a quella tradizionale con professionalità specializzate
e committenti che ne comprendono il valore. Pertanto è difficile prevedere,
cosa potrà accadere nel prossimo futuro. Quello che sappiamo è che l’utilizzo
di algoritmi e database per produrre opere artistiche, non è certo una novità
dell’ultimo anno. È solamente aumentato l’accesso a questo tipo di tecnologie,
che ora sono alla portata di più artisti, anche se spesso in modo piuttosto
improvvisato e pietoso, senza nessuna preparazione.  

 

A.B.O. Inventore della “transavanguardia”,
critico e scrittore, sottolinea che, l’argomento ha tutte le carte in regola
per essere epocale, ma che ancora siamo in una fase interlocutoria, quasi in
embrione. E questa tematica è stata trattata poco nel campo artistico per
capire l’impatto che può avere a riguardo la creatività. Per cui è difficile
prevedere cosa accadrà nel prossimo futuro, nel campo delle arti e nella
gestione delle culture.  Oggi l’AI,
quindi, è sicuramente un mezzo utile, ma non fa dipinti non fa arte: l’arte la
fanno gli artisti, ciò non è una questione né un problema. La tecnologia deve
ancora imparare, deve frequentare la scuola d’arte, come quel bambino che ha
bisogno di apprendere, sperimentare, fare esperienza.   Pertanto, bisogna ancora attendere la
crescita, l’avanzamento, lo sviluppo di questa nuova “terra”. Partiamo dai
fondamentali, l’AI è uno strumento, e come ogni altro strumento deve avere un’estetica,
una ragione e uno scopo per usarlo, una sensibilità che lo informa, dare cifra
stilistica alla configurazione. Perché questo è ciò che fa l’arte e non può
essere trasferito in una macchina. Vedete l’AI non ha intenzionalità e non ha
un gusto, laddove il gusto è centrale, rappresenta il cuore dell’espressione –
rappresentazione. La macchina non ha nessun senso della specificità oggettiva e
soggettiva, perché non è cosciente, è per definizione generica: la ragione
perché la sua arte appare povera è perché riduce tutto a una media, dove tutto
appare come tutto il resto. Invece l’arte è questione di specificità.  E ancora, può l’IA sostituire la creatività
del pensiero sensibile? Identificare la costellazione della bellezza? Il bello
come fioritura dell’essere? Domande da incubo per i dispositivi meccanici ed
elettronici. Certo, sarebbe semplicistico, catastrofico pensare o credere al
tramonto del senso o all’ennesima morte dell’arte, ma, sicuramente, il senso
del bello, anche se detiene sempre la sorpresa dell’ultima carta, sta subendo
una mimesi visiva imprevista e dubbiosa. Una delimitazione dell’indefinibile,
soprattutto senza quell’applicazione della perizia tecnica umana, proprio
perché il bello è legato al visibile e all’udibile.  Non smarriamo il significato della verità! La
verità è come una sorta di pianura con i suoi colori, le sue figure, i suoi
ornamenti. 
Sono loro che massaggiano i sensi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MIMMO LEGATO  

                                      

Mimmo
Legato, teorico, artista, esperto di arti visive, curatore, Docente, è uno dei
protagonisti della
ricerca artistica ed estetica italiana. La sua formazione Accademica insieme
agli studi di settore, gli hanno consentito conoscenza e competenza nelle
attività artistico-culturali. Ha realizzato numerose opere e progetti d’arte
con il coinvolgimento di sapienti critici del settore: galleristi, Associazioni
Culturali, aree museali, Enti pubblici e privati. Nonché eventi con la collaborazione
del MIC, delle Sovrintendenze e delle biblioteche storiche. Ha operato in
qualità di artista con l’Istituto Poligrafico e la Zecca dello Stato, Roma, per
la diffusione del proprio lavoro. Ha svolto attività artistica ed espositiva in
Italia e in Europa con numerose Case Editrici, gallerie, Associazioni
Culturali, Residenze Storiche, fra le tante, Giorgio Mondadori, UTET,
Italiarts, Editalia, Il Triangolo, Villa Farsetti (Venezia) Citè internationale
de Paris, Event Venue Sello Library (Finlandia), Palazzo Corvaja (Taormina),
Sovrintendenza Galleria Nazionale (Cosenza). Esperto del paesaggio storico
architettonico e delle Città antiche, ha realizzato interventi pittorici e
approfondimenti teorici sull’identità, inclusione, ambiente, conservazione, turismo
culturale. Nel ruolo di Professore ordinario di Arti Visive, ha curato
importanti mostre, diretto e organizzato simposi, seminari, congressi con
l’intento di allargare gli orizzonti dell’arte classica, moderna e
contemporanea, a confronto. Sempre in qualità di esperto e docente di Arte e
Comunicazione Visiva, è stato invitato dalle Dirigenze Scolastiche a
sovrintendere progetti sulle competenze trasversali, l’orientamento, la
modernità estetica nella società contemporanea. Ha pubblicato una sequenza di testi
monografici antologici, “Attraversando l’inconscio”, “Fuori e dentro lo
spazio”, “L’unità dei contrari”, “Metà e fisicà”, “Forma luce” sino all’ultimo
edito, “Profondità di superficie’’, che uscirà a breve. I volumi, che
contestualizzano il suo lavoro, sono inseriti nelle collane d’arte italiane. Ha
fatto parte di numerosi Comitati Scientifici nell’ambito museale e culturale.
Ha espletato l’incarico di Presidente protempore del Rotary Club Rende. Anche
nell’Associazionismo, come service per migliorare positivamente il territorio,
tra tanto altro, ha introdotto il pensiero in arte in diverse attività,
dall’ammodernamento estetico ed urbano della Città, alla bellezza dei luoghi
con l’inserimento di manufatti artistici per il godimento visivo dei visitatori.
I mezzi di informazione, sia televisivi che giornalistici sono stati
continuamente attenti, al suo lavoro di artista contemporaneo. Invitato in
numerose trasmissioni televisive e redazionali, mediante interviste e forum di
riferimento, ha sempre portato avanti nei sui commenti, le idee e la creatività
connesse con la storia all’interno delle società in continua evoluzione.

 

Per
ulteriori approfondimenti consultare il sito:

MIMMO LEGATO

                                                                                                                                   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

 

Questo articolo fa parte di Pattern, la rubrica curata da Mimmo Legato.

 

Uno spazio editoriale dedicato all’analisi e all’esplorazione del panorama artistico contemporaneo, dove riflessioni, visioni e connessioni culturali si intrecciano in un racconto d’autore. Attraverso una narrazione puntuale e sensibile, Pattern offre chiavi di lettura inedite e prospettive trasversali sul mondo dell’arte.

 

 

 

 

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Segnalazione Eventi

La Materia e il Tempo – Mimma Galtieri in mostra a Camini (RC)

MIMMA GALTIERI – Nigredo

 

 

 

 

 

 

A cura di Chiara Scolastica Mosciatti

 

Galleria Duçi Contemporanea
Via Alighieri 28, Camini (RC)

 

Inaugurazione sabato 5 luglio 2025, ore 18.00

 

Durata della mostra: fino al 26 luglio 2025

 

La stagione espositiva della Galleria Duçi Contemporanea riparte con Nigredo, mostra personale di Mimma Galtieri, artista calabrese selezionata nel catalogo La pertinenza del Blu. In esposizione tredici anni di pittura, riassunti in tredici opere che raccontano corpi sopravvissuti, sconvolgimenti interiori e silenzi residui.

Il titolo della mostra, Nigredo, fa riferimento alla prima fase del processo alchemico: la dissoluzione, la disgregazione della materia. Ma è anche una metafora potente per una contemporaneità che non promette più rinascite certe, bensì ci interroga sulla nostra capacità di restare, di osservare, di attraversare. Il nero, unico colore dominante, diventa linguaggio assoluto e corpo del trauma, residuo e forma dell’informe.

In un tempo che non promette redenzioni, Nigredo ci costringe a sostare nella materia bruciata della perdita. L’arte di Mimma Galtieri non cerca la salvezza, ma la verità che sopravvive al crollo. I suoi neri non sono vuoti, ma spazi saturi di vissuto, densi come carbone e allo stesso tempo traslucidi come un’assenza scavata nel profondo.

C’è qualcosa di ancestrale e al tempo stesso radicalmente contemporaneo nei suoi lavori. La sua tecnica unisce oli luminosi, acrilici stratificati e metalli di recupero, dando vita a superfici corrose, vive, dove l’immagine affiora come un relitto di memoria. I metalli ossidati, le stratificazioni materiche, gli oli che brillano come lacrime secche rendono la pittura non solo superficie, ma ferita… non solo immagine, ma gesto alchemico. La materia pittorica si fa corpo, e il corpo diventa luogo di sopravvivenza.

Nigredo è un tempo da attraversare non solo una mostra da visitare. Un tempo che ci riguarda tutti, in cui essere testimoni diventa un atto sociale e umano.

La curatrice Chiara Scolastica Mosciatti accompagnerà Mimma Galtieri in un dialogo aperto durante il vernissage, in cui l’artista racconterà il senso di questo percorso lungo tredici anni, un valico tra luce e oscurità, tra pittura e sopravvivenza. Nigredo è un attraversamento, un’opera “al nero”, dove il dolore non è negato ma accolto come parte della trasformazione.

Al termine del vernissage, un aperitivo sarà offerto negli spazi esterni della galleria.

 

 

Vi aspettiamo sabato 5 luglio alle ore 18.00.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Tutti i contenuti vengono selezionati a discrezione della redazione, in base alla coerenza con la linea editoriale del blog.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Senza categoria

Dove l’intuizione poetica incontra la riflessione filosofica… l’universo lirico di Anna Maria Lombardi

 

L’INTRECCIO DELL’ESPERIENZA VITALE
LO STUDIO ACCADEMICO FILOSOFICO E L’INTUIZIONE ARTISTICA UNICA E PARTICOLARE
DELLE POESIE DELLA 

Dott. ANNA MARIA LOMBARDI


di Angela Kosta |25|Giugno|2025|

I versi nelle poesie della Dr.ssa Anna Maria Lombardi sono una
descrizione dettagliata, emotiva e spirituale della sensibilità umana, un
riflesso poetico che va oltre la parola scritta. 

Nelle sue poesie, si percepiscono chiaramente le radici
filosofiche e psicologiche, rendendo così la poesia un ponte tra meditazione e
sentimento, nonché tra corpo e l’anima.

La Dr.ssa Lombardi utilizza un linguaggio ricco di figure
retoriche e colori intensi che toccano i temi più delicati della vita: l’amore,
la perdita, la nostalgia, il dolore e la salvezza spirituale. 

Ogni verso nelle sue poesie sembra un richiamo silenzioso
alla riflessione, un invito a fermarsi e ad ascoltare la voce interiore.

Spesso, la sua poesia è costruita su immagini che alternano
dolcezza e ansia, luce e oscurità, mantenendo il lettore emotivamente coinvolto
e costantemente presente. 

Nella poesia di essa, non manca neppure la dimensione
sociale e umanitaria: lei affronta le ferite della società moderna, senza
restare indifferente di fronte alle ingiustizie, la solitudine o la totale
indifferenza.

L’intreccio tra esperienza di vita, studio accademico e
intuizione artistica rende la sua poesia speciale e indimenticabile.

I suoi versi parlano con il cuore e si ascoltano con
l’anima. Lo stile poetico della Dr.ssa Lombardi è ricco di dettagli
multicolori, creando un’atmosfera profondamente emotiva che invita
continuamente il lettore a un viaggio stimolante e meditativo. In ogni poesia,
notiamo che lei analizza temi quotidiani,  come: l’amore, la perdita, la
speranza e la forza interiore, offrendo una prospettiva unica sulle esperienze
umane.

Le sue opere sono la testimonianza del potere della poesia
di unire le persone attraverso la condivisione di queste esperienze.

1. La poesia “NOSTALGICA BELLEZZA” è un riflesso
delicato quanto sensibile sul trascorrere del tempo, i ricordi e la ricerca
della luce interiore al di là della malinconia. 

Attraverso un linguaggio poetico ricco, l’autrice costruisce
immagini e metafore strettamente legate all’esperienza umana; il tramonto
simboleggia la fine e i nuovi inizi, i giochi del cuore come ricordi intimi che
riaffiorano con una dolce nostalgia. Le strofe esprimono uno sforzo per
ricostruire un equilibrio spirituale, per abbracciare la speranza anche quando
sembra trovarsi oltre rive irraggiungibili. 

Infine, la poesia ci offre una conclusione potente e
ottimista: il desiderio di diffondere luce anche nell’oscurità, liberando così
la solitudine attraverso l’arte e l’amore.

2. “OCCORRONO PONTI” è una poesia potente e
multidimensionale, che già nel titolo trasmette un messaggio umano, etico e
poetico con un’intensità emotiva profonda. 

L’autrice utilizza la metafora del ponte come simbolo
del bisogno di connessione umana, comprensione e unione di fronte alle
divisioni e all’isolamento che accompagnano la vita moderna.

I versi si aprono con un invito all’azione: ponti costruiti
con le mani, non solo strutture fisiche, ma mani capaci di affrontare sfide
spirituali e sociali.

L’uso di espressioni come “incancreniti dall’incuria del
tempo,”, “nodi incancreniti”, “avidità”, “fili spinati”, creano
un’atmosfera carica, e proprio qui la Dr.ssa Lombardi pone l’accento sulle
conseguenze di un’indifferenza eccessiva e negativa.

La seconda parte della poesia porta speranza e luce: i semi
di fiori colorati, le ali che amano, i cuori che cantano sono metafore della
rinascita, della solidarietà e dell’amore. 

I ponti non sono semplici strutture, ma forme di
coesistenza, l’unico modo per vivere in un mondo di pace e fratellanza.

I versi finali chiudono la poesia con una riflessione
profondamente umana, rivolta non solo al lettore ma a ogni essere vivente su
questo pianeta:

“occorre onorare la vita fino in fondo

e celebrarla attimo dopo attimo, sempre”.

3. “METAMORFOSI” è una poesia tanto
delicata quanto toccante, che affronta con grande sensibilità il passare del
tempo e la trasformazione dell’essere umano attraverso le esperienze della
vita. 

Dr.ssa Lombardi parla con una voce dolce ma potente della
dignità dell’età in ogni sua fase, dell’anima che resta viva e giovane anche
quando il corpo sbiadisce, si affievolisce con il passare degli anni.

Nei primi versi, la poetessa descrive il proprio volto come
una pagina su cui sono state scritte storie: “merletti di rughe”, una metafora
bellissima che definisce l’invecchiamento come arte, non come decadimento o
debolezza, ma come uno scudo, un velo elegante e prezioso.

Ogni ruga è un racconto lungo; una testimonianza di vita, un
“romanzo di emozioni e sentimenti vissuti”. Ogni ruga è un capitolo a sé in
questo romanzo-poesia, un’esperienza incisa in ogni cellula, che ha lasciato
tracce nell’anima e nel corpo della poetessa. 

Così, il testo si presenta come un racconto autobiografico
ma anche universale, perché il ciclo della vita e la sua metamorfosi tocca
ognuno di noi. 

Il romanzo del nostro destino è ricco di memorie di dolore,
gioia, delusioni, addii e amori.

Uno degli elementi più potenti della poesia è il modo in cui
l’autrice crea contrasti tra il corpo invecchiato e l’anima ringiovanita,
riportandoli insieme in una danza ondeggiante e magica.

Il “volto con merletti di rughe” non è solo una visione
visiva, ma pure uno stato dell’anima che ha attraversato le stagioni della vita
e ha conservato una bellezza interiore, unica e profondamente connessa con
l’espressione delle emozioni. Questa allegoria perfetta, ci trasmette l’idea
dell’invecchiamento come eredità ricca di valori, che superano il tempo segnato
dalle lancette dell’orologio.

Il messaggio diretto che l’autrice ci presenta nella seconda
strofa è un appello contro il pregiudizio superficiale: “non guardare la mia
pelle, il bastone… le mani che tremano…” 

Questa richiesta, (per nulla pretenziosa), è un invito a fissare
lo sguardo in profondità, nell’anima e non nel corpo invecchiato.

Ciò è fondamentale per comprendere l’essenza della poesia: l’essere
umano non si racconta attraverso il suo corpo, ma attraverso la storia che
porta dentro sé.

Ed è qui che si pone la domanda importante per ciascuno di noi:
“Quante volte dimentichiamo l’essenza dell’essere umano e guardiamo solo ciò
che appare in superficie?”

Attraverso questi versi, la Dr.ssa Lombardi ci offre una
risposta chiara e preziosa. Lo fa tramite un appello sociale per un rispetto e
un amore incondizionato, per l’accettazione dell’essere umano nella sua
totalità, oltre l’invecchiamento o le capacità fisiche limitate. Questo è un
insegnamento che va oltre la poesia, sfidando ciascuno (non solo i lettori), a
riconsiderare il modo in cui tratta gli anziani nella vita quotidiana.

Il culmine emotivo per il lettore arriva con l’esplosione
spirituale: “dove bambina gioco e vivo la giovinezza”, verso allegorico che
sottolinea il fatto che l’anima non invecchia mai, ma resta viva e attiva
dentro il nostro corpo cambiato negli anni, ma non dentro di noi.

Il giocare, la gioia nell’intimità dell’anima, trasmette una
sensazione fresca e vitale, uno spirito che nutre con cura l’entusiasmo e la
curiosità, che vive la vita con passione e in uno stato immutabile di
felicità. 

E questo non è altro che un forte messaggio contro l’idea
che l’età avanzata rappresenti una perdita della giovinezza; ci ricorda che in
ogni persona, nonostante gli anni trascorsi, esiste una parte vitale che
rinascita innocentemente.

La poesia si conclude con un importante invito all’empatia e
all’armonia verso l’altro, perché accettando la “metamorfosi” che vediamo in
qualcuno, riconosciamo anche la nostra, quella che un giorno avremmo e vivremo,
poiché il tempo e le stagioni della vita sono catene di anni che scorrono
velocemente. 

Accogliamo dunque a braccia aperte questa metamorfosi, in
cui non solo l’anima altrui, ma anche la nostra, si trasforma e scorre nelle
vene dell’età.

La Dr.ssa Lombardi ha posto al centro della poesia la struttura
dei tre elementi:

1. corpo – 2. anima – 3. metamorfosi

Leggendo i versi si nota come la metamorfosi sia duplice:
quella che si manifesta esteriormente (il corpo) e quella che avviene dentro,
la trasformazione continua del fisico e dell’anima. L’abbraccio a qualcuno
benedicendo il cielo rappresenta il momento in cui l’autrice, in sé e la
metamorfosi (cioè: corpo – anima – metamorfosi) si uniscono per sempre.

Il cielo simboleggia la dimensione divina, il saluto
universale che unisce gli esseri umani non solo sulla terra, ma anche
nell’aldilà.

Dal punto di vista stilistico, la poesia rivela un’armonia
tra una forma semplice e significati profondi. I versi non sono lunghi, ma sono
scelti con cura, creando un ritmo calmo e meditativo che invita il lettore a
fermarsi, riflettere e analizzare. La semplicità è l’asse portante, la linfa
vitale della forza poetica, poiché la rende accessibile a tutti, senza però
perdere la complessità dei sentimenti e delle idee che essa trasmette.

Inoltre, l’uso variegato delle metafore dimostra la maestria
della Dr.ssa Lombardi nella creazione di immagini poetiche, che interpretano la
realtà concreta con significati profondamente emotivi. Queste figure rendono la
poesia visiva e toccante, trasformando la lettura in un’esperienza non solo
intellettuale, ma anche altamente sensibile e spirituale.

NOSTALGICA BELLEZZA

Quando declina il sole

emerge profonda

la bellezza di quanto abbiamo

vissuto e veduto nel mondo.

Con sguardo malinconico

rivisitiamo i giochi del cuore

anelando a trovar nuovo

equilibrio e interna luce.

Cerchiamo tra sponde,

una volta fors’anche inconciliabili,

calmi o flebili fuochi vitali

per l’alba di domani.

Un’alba che spinge

a tesser tele con fili d’oro

e a staccar dall’abbraccio

morboso la solitudine.

OCCORRONO PONTI

Occorrono ponti costruiti da mani

capaci di dipanare nodi

incancreniti dall’incuria del tempo,

dall’avidità senza fine

e dall’incapacità di vedere oltre i muri stesi.

Al posto d’ arrugginite dolenti

spianate di fili spinati,

visibili o invisibili,

s’interrino semi di fiori

resistenti e variopinti:

corridoi di braccia che sanno amare,

di cuori che sanno cantare,

di corde che sorreggano

e mantengano libere le vie da una sponda

all’altra, da un’alba all’altra.

Intrecci di strade luminose che consentano

di guardarci l’uno con l’altro negli occhi senza paura.

Occorre onorare la vita fino in fondo

e celebrarla attimo dopo attimo, sempre.

METAMORFOSI

Sul mio viso merletti di rughe,

righe scritte di storie,

sorrisi, sofferenze:

romanzo di emozioni

e sentimenti vissuti.

Indugia il tuo sguardo

quando m’incontri,

ma non guardare la mia pelle,

il bastone che porto,

le mani che tremano,

il vecchio corpo piegato.

Vedimi nella profondità dell’animo

dove bambino gioco e vivo la gioventù

e abbracciami benedicendo il cielo

di aver potuto vedere la mia,

ma anche la tua, metamorfosi.

Cav. Dottoressa Anna Maria Lombardi, Dottore in Filosofia,
Psicologa, Psicoterapeuta, Poeta, Saggista, è nata nella Città d’Arte di San
Severo (FG) e vive in provincia di Bergamo. Ha ricevuto importanti Premi di
carriera, e altri riconoscimenti culturali e letterari di grande valore: Primi
Premi, Trofei, Premi Speciali, Premi della Critica e molti altri importanti
riconoscimenti, sia poetici che letterari. 

Il 25 ottobre 2024, insieme ad altri nomi di grandi
personalità del panorama internazionale, al PIME di Milano è stata premiata per
l’Eccellenza in Carriera nella categoria Letteratura con la seguente
motivazione: “Per aver utilizzato la sua posizione e le sue competenze per
migliorare la società attraverso iniziative sociali di grande importanza.”

I libri delle sue poesie e le collezioni poetiche e
artistico-letterarie da lei create e curate, nate in diversi campi e destinate
alla beneficenza, sono caratterizzati da una notevole profondità letteraria,
poetica e sociale. Le sue poesie, tradotte in altre lingue e i 19 volumi
pubblicati, sono presenti in numerose antologie italiane ed estere, riviste
nazionali ed internazionali su carta e siti web. In tutta onestà, possiamo dire
che le sue opere hanno ricevuto un particolare e lusinghiero elogio sia dal
pubblico che dalla critica. L’autrice, che è anche attivo come creatore e
organizzatore di eventi letterari nazionali e internazionali, ha scritto
articoli, saggi, recensioni e prefazioni. Inoltre è giurata e presidente, anche
onorario, di importanti concorsi letterari di grande prestigio. La poetessa
stessa è creatrice e co-fondatrice dell’associazione culturale “Movimento
Internazionale Artistico Letterario – Gruppo”, presente anche come gruppo
Facebook, dal 2017, con l’obiettivo di promuovere e favorire lo sviluppo, lo
scambio e la diffusione della cultura, poesia, letteratura e arte. In questo
contesto si inserisce il concorso internazionale di letteratura e poesia che ha
voluto e sostenuto e del quale è presidente, ruolo che svolge anche a livello
associativo, LA MAGIA DELLE PAROLE che ha ottenuto un notevole successo nel
corso degli anni e che è stata presente, con grande orgoglio di tutto il
Movimento, nel calendario della Capitale della Cultura Bergamo-Brescia-2023.

L’Autrice, che tra breve pubblicherà un nuovo libro di
poesie dal titolo: “Versi spettinati in itinere”, il 2 giugno 2024 è stata
insignita con Decreto del Presidente della Repubblica Italiana dell’alta
onorificenza di Cavaliere dell’Ordine del “Merito della Repubblica Italiana”.




















Angela Kosta, nata a Elbasan in Albania e residente in Italia dal 1995, è una figura poliedrica nel panorama culturale internazionale: Direttore Esecutivo della rivista MIRIADE, traduttrice, saggista, giornalista, critica letteraria, editrice e promotrice culturale. Ha pubblicato 21 libri tra romanzi, poesie e fiabe in sei lingue (albanese, italiano, inglese, turco, arabo e francese), e le sue opere sono apparse su riviste e giornali in vari paesi.

Collabora con numerosi periodici e testate, tra cui Calabria LiveSaturno MagazineAlessandria TodayOrfeu, e Nacional, e con riviste internazionali in paesi come Germania, Bangladesh, Pakistan, Turchia e Tagikistan. Ha tradotto 160 autori tra italiano e albanese, promosso oltre 600 poeti e 65 artisti, e curato la traduzione di opere di classici italiani e autori celebri.

È Vice Presidente della South Korea Writers’ Association e dell’Organizzazione Humanist, nonché Ambasciatrice per la Cultura e la Pace in diverse organizzazioni no-profit in paesi come Bangladesh, Polonia, Marocco e Canada. Inoltre, è membro di varie associazioni di scrittori in Albania, Italia e altri stati europei e asiatici.

Importanti giornali italiani hanno dedicato articoli a lei, e i suoi lavori sono tradotti in 33 lingue. Nel 2024 è apparsa su 128 riviste e quotidiani, ricevendo il titolo di Personaggio del Mese in diverse pubblicazioni, tra cui Saturno Magazine e International Literature Language Journal. Riconosciuta come migliore traduttrice dal periodico OBELISK e nominata Donna Celebrity 2023 da Akhbar7, ha anche ricevuto numerosi premi, tra cui un certificato come miglior poetessa da Kavyar Kishor International.

Ha ricevuto il titolo di Dottore Honoris Causa da varie università in Colombia, Moldavia, Yemen, Algeria, Romania, Messico, India e, di recente, dall’Università di Lingua e Letteratura in Marocco.
























©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 




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ArteArtisti

Il lascito silenzioso di Arnaldo Pomodoro

 

 

 

Il lascito silenzioso di Arnaldo Pomodoro

 

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |24|Giugno|2025|

 

 

Il mondo dell’arte piange una delle voci più autorevoli e visionarie del Novecento. Ma le sue opere troneggiano nelle piazze, nei musei, continuando a parlare, a scuotere e ispirare le generazioni future.

 

Arnaldo Pomodoro è morto il 22 giugno 2025, nella sua casa di Milano, proprio alla vigilia del suo 99º compleanno.

Scultore di fama mondiale, amato per le sue “sfere ferite” in bronzo, levigate all’esterno da una perfezione formale che si aprono, all’interno, a una simbologia complessa e intensa

 

Nato il 23 giugno 1926 a Morciano di Romagna, egli conservava nella memoria della sua infanzia un’immagine quasi sospesa nel tempo che era quella di un bambino solitario e visionario, come lui stesso amava definirsi. Le giornate scorrevano lente sulle rive del fiume Conca, dove la natura gli offriva il suo primo materiale creativo: l’argilla.

 

Era lì, tra l’acqua e la terra, che le sue mani cominciarono a dar forma a un immaginario fuori dal comune. A differenza di ciò che altri bambini avrebbero costruito con quel materiale, semplici castelli o animali, dalle sue dita nascevano invece strutture sorprendenti e strane, che egli stesso chiamava “case kafkiane”; e già in quel nome si avvertiva un presentimento d’artista.

 

Queste prime forme, create con l’istinto e la libertà del gioco, raccontavano un mondo interiore ricco di fantasia e di visioni già allora lontane dal consueto. Era l’inizio di un viaggio che lo avrebbe portato, decenni dopo, a scolpire materia e simbolo nei più grandi spazi del mondo.

 

Arnaldo seguì le orme artistiche del fratello minore, Giò Pomodoro, anch’egli scultore. La loro dimensione familiare restò un legame costante, con due voci complementari nel panorama della scultura contemporanea italiana.

 

Nel 1995 Arnaldo Pomodoro realizzò per Fendi, a Milano, una straordinaria installazione sotterranea di 170 m²: un’opera immersiva, fatta di stanze scultoree, bassorilievi, porte rotanti e segni arcaici incisi nella materia, come se il tempo stesso vi avesse lasciato tracce da decifrare. Un vero e proprio viaggio simbolico nel cuore della scultura, dove spazio e pensiero si intrecciano in un racconto senza parole.

 

Emblema della sua poetica più intensa, questo spazio sospeso è tornato a vivere davanti al pubblico proprio a marzo 2025, pochi mesi prima della scomparsa del Maestro. Oggi, alla luce della sua perdita, quell’opera assume un valore ancora più intenso. Essa ci dà l’impressione di un testamento visivo, un dialogo aperto capace di restituirci la voce di un artista che ha saputo scolpire la materia inafferrabile del tempo.

 

La storia di “Sfera con Sfera” inizia nel 1966, quando Pomodoro fu incaricato di realizzare per l’Esposizione Universale di Montréal una maestosa sfera in bronzo del diametro di oltre 3,5 metri, frutto della sua tecnica di fusione a cera persa e già allora pensata per dialogare con lo spazio pubblico in modo dinamico.

 

Dietro l’apparente perfezione del guscio esterno si nasconde un nucleo complesso, quasi esploso, come spiegava lo stesso artista:

 

Una sfera è un oggetto meraviglioso, dal mondo della magia… riflette tutto ciò che la circonda, creando contrasti tali da trasformarsi, diventare invisibile, lasciando solo il suo interno, tormentato ed eroso, pieno di denti.” 

 

 

Negli anni successivi l’artista moltiplicò le versioni di questa opera in luoghi simbolici, fino al 1996, quando l’Italia ne donò una copia alle Nazioni Unite di New York. Un globo liscio che esplode dall’interno, presentato come “promessa per la rinascita di un mondo meno travagliato e distruttivo” 

Oggi, disseminata in cortili e piazze di tutto il mondo, la “Sfera con Sfera” è diventata un chiaro emblema della dialettica tra integrità e frattura, tra creazione e distruzione, riflesso delle tensioni del nostro tempo. Un’immagine potente che, in questi giorni segnati da guerre, crisi e incertezze, ci invita a una presa di coscienza sulle tensioni che turbano il nostro presente.

 

La Fondazione Arnaldo Pomodoro, istituita dal Maestro nel 1995, nasce come “luogo attivo e vivo di elaborazione culturale”, dedito a documentare, preservare e promuovere l’arte contemporanea in continuo dialogo con la sua eredità. Le sue imponenti sfere punteggiano piazze come il Cortile della Pigna nei Musei Vaticani, il cortile ONU a New York, la Farnesina a Roma, il Trinity College di Dublino, il campus di Stanford, il De Young di San Francisco e molte altre città, rendendo tangibile il suo sguardo universale.

 

Oggi, ovunque si ergano le sue sfere, che siano intatte o segnate da crepe, esse ci accompagnano come testimoni silenziosi di un’eredità che invita a guardare con una necessaria speranza oltre la forma e a cogliere la bellezza nata dall’incontro tra materia e spirito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Segnalazione Eventi

La lavorazione della pipa. Artigianato e attività produttive nella Sila Greca

 

 

La lavorazione della pipa. 

Artigianato e attività produttive nella Sila Greca

 

 

 

 

Giovedì 26 giugno, alle ore 18:15, presso la sede dell’Università Popolare Rossanese nel suggestivo Palazzo San Bernardino a Rossano (CS), si terrà l’evento La lavorazione della pipa. Artigianato e attività produttive nella Sila Greca, un’occasione per riscoprire e valorizzare una delle più affascinanti tradizioni artigianali calabresi, la lavorazione dell’erica arborea, da cui nascono le celebri pipe di Mandatoriccio.

L’incontro, organizzato in collaborazione con Grafosud e ConSenso Publishing, vedrà la partecipazione di autorevoli relatori: Mons. Luigi Renzo, vescovo emerito della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, il dott. Giuseppe F. Zangaro, esperto in sviluppo territoriale, e il prof. Franco Emilio Carlino, autore dei volumi “La Sila Greca, tra Storia e Feudalità “ e “I Carlino di Mandatoriccio, i quali raccontano la storia centenaria della sua famiglia, protagonista assoluta di questa tradizione artigianale d’eccellenza.

A introdurre e coordinare i lavori sarà il prof. Gennaro Mercogliano, direttore dell’Università Popolare Rossanese.

Una serata all’insegna della memoria, dell’identità e della cultura, per omaggiare il sapere artigiano che, attraverso quattro generazioni, ha reso la famiglia Carlino e le pipe di radica della Sila Greca un simbolo riconosciuto e apprezzato nel mondo.

 

La serata sarà inoltre allietata da alcuni interventi musicali al pianoforte del Dott. Francesco Rapani, per rendere l’incontro ancora più speciale e coinvolgente.

 

Un appuntamento da non perdere per chi ama la tradizione, l’artigianato d’eccellenza e la storia di un territorio che, attraverso la passione e il lavoro, continua a raccontarsi al mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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LetteraturaSegnalazione Eventi

Versi che illuminano il tempo – A Maurizio Martena e Jeton Kelmendi il Premio Internazionale Roberto Farina 2025

 

Versi che illuminano il tempo

 

A Maurizio Martena e Jeton Kelmendi il Premio Internazionale Roberto Farina 2025

 

 

 

 

 

 

 

Il primo giugno, presso l’Auditorium della Fornace di Trebisacce, in provincia di Cosenza, si è tenuta la ventesima edizione del Premio Internazionale di Poesia “Roberto Farina”, alla presenza di un pubblico numeroso e partecipe.

A trionfare in questa edizione è stato il poeta Maurizio Martena, con il libro Versi di vita.

 

Il Premio alla Carriera è stato invece conferito al poeta e scrittore kosovaro Jeton Kelmendi, in riconoscimento della sua ricca e articolata attività letteraria.

 

 

Nella sala l’emozione è stata visibile; si respirava un’atmosfera di quelle che  accadono quando ci si aspetta che possano verificarsi degli eventi straordinari che, in questo caso, è stato l’aver posto l’accento sulla svolta che poesia, in tutto il mondo, ha finalmente scaricato le avanguardie tutte tese al linguaggio e non al contenuto e alla bellezza dei versi, per ritornare a una poesia possente di immagini, di liricità, di visionarietà e di verità inseguite sul filo di una immersione nelle grandi verità della vita.

La lettura dei versi ha confermato al svolta e ha sancito una vittoria piena, perché il sentimento non può, né deve mancare mai   quando un poeta rincorre il senso e lo ridona con la forza del suo sentire.

 



 

Il Presidente della Giuria, Dante Maffia, nella introduzione ha focalizzato con eleganza le varie problematiche attuali sul mondo della poesia e ci sono state letture dei versi, sia di Martena e sia di Kelmendi, in italiano, albanese e rumeno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Maurizio Martena è nato a Roma il 13 maggio 1965. Vive tra Roma, Latina e la Calabria.

E’ uno degli imprenditori più attivi nel settore agroalimentare; professionista instancabile a livello internazionale, ricco di continue iniziative importanti che non dimenticano mai che è l’umanità che conta e non solo il profitto e che la vita è fatta anche di anima e di sogni.

Un uomo dai grandi ideali che respira l’aria di una fede pura e sincera e fa di lui un uomo del futuro.

Ama naturalmente la poesia e, nel tempo libero, si dedica alla scrittura di versi nei quali raccoglie e sintetizza emozioni e pensieri con una lucidità espressiva di grande rilievo e con calore che conferisce grande potere evocativo, frutto di echi che nascono da lontano, dalla lezione dei classici.

Alcune sue composizioni sono state tradotte in giapponese e rumeno e albanese.

Questo volume sta per uscire anche in lingua inglese.

 

 



  

 

 

Jeton Kelmendi,  nato nel 1978 a Peja, in Kosovo.

Precursore ed esponente rappresentativo della poesia albanese moderna, è scrittore, saggista e giornalista per vari giornali albanesi ed esteri.

Laureatosi all’Università di Bruxelles, ha conseguito master e Dottorato in diplomazia e politica internazionale.

È professore alla AAB University e membro attivo dell’Accademia Europea di Scienze, e Arti di Salisburgo. Le sue raccolte approfondiscono la lirica dell’amore, del conflitto nel quale ha combattuto durante la guerra in Kosovo e la realtà dei nostri tempi; le sue poesie sono state tradotte in trenta lingue.

Jeton Kelmendi ha pubblicato 4 libri in italiano:

“Quando dormono i risvegli”,  Dicembre 2023

“Nella casa dell’anima”,  Settembre 2021

“L’età mitica”, I Quaderni del Bardo Edizioni,  2019

“Tra realtà e sogno”, Quorum edizioni, 2019

Alla bellezza della sua poesia che sa coniugare cultura e umanità, sentimento e saggezza con ammirevole abilità linguistica toccando tematiche diverse ma sempre

dense di umori palpitanti, di scatti lirici colti a volo e addomesticati a una forma di racconto di cui in Italia il maggiore e sponente è stato Cesare Pavese. 

 

 

 

 

 

 

 

 

Naturalmente dentro una realtà nuova e diversa e fortemente radicata in ragioni etiche ed estetiche di respiro universale comunque partendo dalle radici della sua terra.

I versi di Kelmendi sono il frutto di esperienze e di visioni che s’intrecciano in un amalgama perfetto per raggiungere un dettato poetico di rara freschezza e di raffinatezza e lasciano nel lettore un’eco vasta e solenne, uno strascico di vita che palpita nella parola e porta nella divinità del sogno.

 

Per questi motivi, la Giuria del Premio Roberto Farina, composta da Dante Maffia, Presidente, e da Anila Dahriu, Simona Stancu, Franco Maurella e Marco Onofrio, all’unanimità assegna a Jeton Kelmendi il Premio Roberto Farina alla carriera con l’augurio che il poeta raggiunga sempre maggiori approdi e importanti riconoscimenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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IntervisteSegnalazione Eventi

Il viaggio dell’arte italiana nei territori spagnoli – Un progetto curatoriale itinerante di Alessandro Giansanti

Il viaggio dell’arte italiana nei territori spagnoli

 

Un progetto curatoriale itinerante di Alessandro Giansanti

 

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |03|Giugno|2025|

 
 

Partecipare a una mostra itinerante in territorio spagnolo, articolata in sedi museali o galleristiche di comprovato rilievo, rappresenta per l’artista un autentico momento di confronto e ridefinizione del proprio percorso creativo e non solo un’occasione espositiva. L’opera d’arte, inserita in un contesto in continuo movimento, assume ulteriori livelli di lettura, dialogando con ambienti, pubblici e culture differenti, in un processo di progressiva risonanza.

La formula itinerante promossa dall’associazione Agarte, sotto la direzione del giovane curatore e gallerista Alessandro Giansanti, consente al nucleo di artisti da lui selezionato di oltrepassare i confini, spesso limitanti, della mostra singola e statica. A rendere ancor più significativo questo modello espositivo è la sua vocazione internazionale, le tappe si svolgono infatti all’estero, in territorio spagnolo, offrendo agli artisti un’opportunità concreta di confronto con nuovi pubblici, diversi codici culturali e contesti critici.

Le tappe, ospitate in sedi accuratamente selezionate attraverso un’attenta rete di collaborazioni e interlocuzioni mirate, si inseriscono in contesti che custodiscono ciascuno una propria storia, un’identità culturale definita e un tessuto critico stratificato. È proprio questa specificità, distinta ma coerente, a conferire all’intero format espositivo una cornice di autorevolezza, capace di nobilitare il progetto senza irrigidirne la vocazione sperimentale.

Particolarmente rilevante, in tale dinamica, è il ruolo dei curatori che, di tappa in tappa, vengono coinvolti nel progetto. Alessandro Giansanti predilige la collaborazione con curatori della sua stessa generazione, privilegiando un dialogo fondato su affinità e visioni condivise. In questo contesto, lo scambio di idee si fa più fluido e generativo, alimentando un confronto autentico che favorisce l’emergere di prospettive inedite e modalità curatoriali capaci di leggere il presente con lucidità e apertura.

In questo senso, il valore dell’iniziativa non si esaurisce nella visibilità offerta, né nella possibilità di inserimento in circuiti professionali internazionali. Ciò che conta davvero è la possibilità, rara e preziosa, di inserirsi in un processo curatoriale articolato, animato da intenti autentici di ricerca e mediazione culturale.

A suggellare questo percorso in continua evoluzione, sta per aprirsi Andar Visivo, nuova tappa del progetto itinerante promosso da Agarte – Fucina delle Arti. Ospitata presso la Aleksandra Istorik Gallery, la mostra collettiva dà forma a un inedito dialogo tra artisti italiani e pubblico spagnolo, intrecciando visioni, sensibilità e linguaggi differenti. Attraverso una selezione di opere pittoriche e scultoree, la rassegna prosegue il dialogo tra culture, linguaggi e sensibilità diverse, riaffermando l’impegno curatoriale verso una progettualità dinamica, condivisa e aperta alle molteplici declinazioni dell’arte contemporanea.

 

 

“Arte Y Palabra” – Mostra Collettiva a cura di Divulgarti in collaborazione con Agarte Fucina delle Arti  di Alessandro Giansanti presso il Museo del mar Santa Pola

 

In questa prospettiva, risulta naturale voler approfondire la visione e le intenzioni che animano questo format itinerante. 

Abbiamo dunque rivolto alcune domande ad Alessandro Giansanti, ideatore e curatore del progetto.

 

 

 

 

 

Quali sono stati i criteri principali nella selezione degli artisti e delle sedi per questo ciclo di mostre itineranti? In che modo queste scelte rispecchiano la tua visione curatoriale?

I creativi coinvolti fanno parte del network della nostra associazione culturale e del contesto della nostra galleria d’arte. Siamo partiti dal desiderio di raccontare l’evoluzione artistica della nostra realtà in questi cinque anni, insieme a quella degli artisti che gravitano intorno ad essa, offrendo una sintesi di alcune delle correnti contemporanee della pittura italiana.

La selezione si basa su criteri qualitativi: è richiesta quantomeno padronanza tecnica e consapevolezza dei mezzi espressivi impiegati. Abbiamo scelto un artista per stile/genere, componendo così una rosa eterogenea ma coerente che rispecchiasse i nostri gusti non solo estetici, ma anche curatoriali.

Per quanto riguarda gli itinerari, l’obiettivo è stato sin dall’inizio quello di espandersi gradualmente nell’hinterland spagnolo, puntando ai poli emergenti dell’arte contemporanea che stanno attirando l’interesse del mercato internazionale. I luoghi scelti — musei e gallerie — sono relativamente vicini tra loro e accomunati da una particolare attenzione verso gli artisti emergenti.. Si tratta di realtà giovani come la nostra, che negli anni diventeranno punti di riferimento culturali nel territorio.

In questo contesto, abbiamo adottato un approccio fluido, capace di integrare la mia visione con quella dei direttori e le direttrici degli spazi artistici selezionati, dimostrando che la sinergia internazionale diventa sempre più realtà di tutti i giorni nel contemporaneo.

 

“Las Musas Encantadoras” Mostra Internazionale di Arte Contemporanea a cura di Divulgarti con la collaborazione di Agarte Fucina delle Arti di Alessandro Giansanti presso il Museo del Mar Santa Pola, ALICANTE

 

Questa avventura è partita dal Museo del Mar Santa Pola, per poi approdare alla Vearte Galerie, situata nel centro di Alicante. Guardando a queste prime due tappe, così diverse per identità e atmosfera, cosa ti ha colpito maggiormente nel modo in cui le opere sono entrate in relazione con gli spazi e con il pubblico? Ci sono state reazioni o situazioni che ti hanno sorpreso o fatto riflettere?

La nostra prima esperienza sul suolo spagnolo è stata proprio con il Museo del Mar di Santa Pola, in occasione della mostra di luglio 2024 Le muse incantatrici – Las Musas encantadoras, organizzata con Divulgarti Group di Loredana Trestin, in collaborazione con il museo stesso grazie all’attenta mediazione di Valeriano Venneri e della direttrice Maria José Cerdà Bertoméu.

Da lì abbiamo proseguito, trasferendo parte della selezione ad Alicante, presso la Galería Vearte, spazio diretto da Laura León oramai nostra amica, con la mostra Doppia Conexión organizzata a novembre 2024. Entrambi gli spazi, fortemente caratterizzati, sono stati trasformati dalla selezione proposta: un’esperienza che si è poi arricchita con l’aggiunta di nuove opere esposte in una seconda rassegna, sempre al museo e sempre nel mese di novembre, dal titolo Arte y palabra – Parole e Arte.

Quest’anno il percorso proseguirà con nuove tappe e nuove evoluzioni prima a giugno presso Istorik Gallery di Aleksandra Istorikpoi a luglio nuovamente al Museo del Mar e sarà interessante poiché il dialogo è ancora tutto in costruzione ed in divenire!

 

 

Laura Leon, titolare della Galleria Vearte, Alicante durante la mostra “Doppia Conexìon”
 
 
In questi giorni prende il via la terza tappa del progetto, con la mostra Andar Visivo ospitata presso la Aleksandra Istorik Gallery, realizzata in collaborazione con la stessa Aleksandra Istorik.

 

Quali elementi nuovi introduce questa tappa rispetto alle precedenti, sia sul piano curatoriale che su quello espositivo? E cosa ti ha spinto a scegliere proprio questa galleria e questa collaborazione per proseguire il percorso?

 

La galleria della giovanissima Aleksandra Istorik, nel centro di Valencia, rappresenta la terza location e la quarta tappa del percorso. Mentalmente sto costruendo una mappa con tutti i passaggi di questa esperienza, e “Andar visivo” segna per noi un punto di svolta sul piano organizzativo.

Per questa rassegna abbiamo scelto di mantenere una lettura fluida e aperta della selezione, come già avvenuto con Doppia Conexión, ma dando concretezza a quella che possiamo definire una “crescita in divenire” del tour.

Come giovane under 35, collaborare con coetanei e coetanee del settore è un piacere: siamo pochi, e con Istorik c’è stata da subito sintonia. Anche lei condivide un approccio giovane e dinamico.

Questa tappa ha un valore aggiunto rispetto alle precedenti: introduce un approccio curatoriale diverso dal nostro. Se nelle altre rassegne siamo stati ospiti, qui siamo veri collaboratori. Mi piacerebbe, con questo spirito rinnovato, tornare anche nelle tappe precedenti per sviluppare un dialogo più diretto con le visioni artistiche dei direttori e delle direttrici degli spazi che ci hanno accolti.

 

 

Aleksandra Istorik ospita la mostra “Andar Visivo”, realizzata in collaborazione con Alessandro Giansanti di Agarte – Fucina delle Arti, all’interno della sua galleria nel cuore di Valencia,

 

Come descriveresti il rapporto che si crea tra artista, spazio espositivo e pubblico in un progetto itinerante rispetto a una mostra tradizionale?

Normalmente mi sarebbe facile descrivere il rapporto che si crea tra spettatore e artista, ma questa situazione è del tutto nuova: non ho paura di dire che si tratta di un esperimento. Non mi sto certo presentando impreparato — porto con me l’esperienza di circa cinque anni di rassegne culturali, con quasi sessanta eventi curati e gestiti direttamente da me e dalla mia famiglia!

Tuttavia, in questo caso, tutto è in divenire. Da qui nasce “Andar visivo”, titolo scelto insieme alla Istorik proprio per questa esposizione: l’idea è quella di piantare una bandiera, fissare un orizzonte, definire un checkpoint. Da questo punto sarà possibile comprendere il vero frutto del lavoro degli ultimi due anni.

Detto ciò, non saprei ancora come definire il rapporto tra pubblico e artista, proprio perché stiamo abbandonando la nostra zona di comfort e percorrendo strade nuove, incontrando un pubblico finora sconosciuto.

Ben venga! L’arte non può — e non deve — rimanere ferma troppo a lungo, è composta da incontri e scontri, come di frizione e movimento.

 

 

 

 

 

Alessandro Giansanti e Laura León durante l’evento “Doppia Conexión” presso la Galería Vearte di Alicante.

 

In che modo l’esperienza di esporre all’estero, in particolare in Spagna, ha influenzato il rapporto tra le opere e il contesto culturale locale? Hai notato cambiamenti nella percezione del pubblico o nell’interpretazione delle opere rispetto a mostre in Italia?

In realtà, spesso mi rendo conto d’essere così preso dai progetti futuri da non riuscire davvero a percepire cosa pensino di me le persone nel presente. Sono completamente proiettato nella continuità di questo percorso e nella sua possibile espansione verso nuovi territori, sempre in ambito europeo, per poi — come già accaduto in passato — uscire dal continente.

Senza dubbio, la percezione che i collaboratori hanno della struttura con il quale collaborano cambia: sapere di avere a che fare con un operatore culturale capace non solo di agire efficacemente – spero – in Italia, ma anche di tradurre quel lavoro all’estero, trasmette l’idea che ci sia qualcosa di più.

 

Quasi una missione.

 

 

Valeriano Vennari, Storico e Critico dell’Arte e Paola Cetroni, artista

 

Guardando al futuro, quali sviluppi o nuove direzioni immagini per il format itinerante di Agarte? Ci sono idee o progetti che vorresti realizzare nei prossimi anni?

Arrivati a questo punto, non posso proprio rispondere, c’è una grossa sorpresa al quale stiamo lavorando, ma essa richiede tempo, dedizione e precisione nei movimenti… i più avranno intuito qualcosa nel modo in cui Agarte si sta muovendo ultimamente. Figure che hanno partecipato a questo percorso in Spagna torneranno nuovamente con un ruolo fondamentale per ciò che sto cercando di creare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

 

 

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Segnalazione Eventi

Andar Visivo mostra collettiva

 

Andar Visivo 


mostra collettiva

 

 

La collaborazione tra l’Associazione Culturale e Galleria d’Arte italiana Agarte – Fucina delle Arti e la galleria spagnola Aleksandra Istorik Gallery ha portato alla creazione della rassegna Andar Visivo, che si terrà nei locali di quest’ultima in un dialogo artistico tra le realtà dei due Paesi.

 

La mostra collettiva d’arte contemporanea propone una selezione di opere e artisti legati al linguaggio pittorico e scultoreo dell’attuale scena creativa italiana.

 

Andar Visivo, quarta tappa del tour artistico sul suolo spagnolo organizzato da Agarte – Fucina delle Arti, prosegue il dialogo e la connessione tra due realtà artistiche contemporanee: quella spagnola e quella italiana.
La mostra rappresenta una collaborazione che mira ad analizzare le più recenti tendenze pittoriche, mettendo in luce le abilità creative degli artisti italiani selezionati.

 

Le 14 opere esposte, firmate da 14 artisti, proseguono il percorso espositivo avviato prima con il Museo del Mar di Santa Pola e poi con la Galería Vearte di Alicante.
 

 

L’esposizione, a cura di Alessandro Giansanti e Aleksandra Istorik, presenta i lavori più recenti di:

 

Amomì, Paola Cetroni, Reddy, Tommaso Garofalo, Andrea Di Lullo, Fabio Pini, Anna Gallucci, Giuseppina Irene Groccia (GiGro), Martina Di Russo, Matteo Tomaselli, Federica Anna Molfese (FAM), Mariella Rinaldi, Lucia Novelli, Antonella Iris De Pascale.
 
 

 

La mostra, con media partner L’ArteCheMipIace di Giuseppina Irene Groccia, inaugurerà con vernissage giovedì 5 giugno 2025 alle ore 19:30 e sarà visitabile tutti i giorni della settimana, esclusa la domenica.

 

La rassegna sarà liberamente visitabile (Ingresso gratuito) nei seguenti orari: dal lunedì al venerdi: 12-14 / 17-20 e sabato: 11-14 
 
 
 
Per qualsiasi informazione:
 
ITA +39 351 740 5874 – agarte@agarte.it 
 
ESP +34 657 25 11 55)
 
 
 
 
 

Andar Visivo 

mostra collettiva

C/ de l’Almirall, 1, Ciutat Vella, 46003 Valencia – Spagna (ES) Aleksandra Istorik Gallery
 

 

05 giugno – 20 giungo 2025

 

Ingresso libero e gratuito

 

 

 

Organizzata da: Agarte – Fucina delle Arti e Aleksandra Istorik
Gallery A cura di: Alessandro Giansanti e Aleksandra Istorik
 

 

Media Partner: L’ArteCheMiPiace
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 
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Siamo lieti di valutare segnalazioni da parte di enti, artisti, curatori e operatori del settore.
È possibile inviare comunicati stampa o proposte all’indirizzo: gigroart23@gmail.com.
Tutti i contenuti vengono selezionati a discrezione della redazione, in base alla coerenza con la linea editoriale del blog.

 

 

 

 

 

 

 

 

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