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Agosto 2024

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ANTONIO DE NARDIS L’Autenticità del Colore e della Forma

  L’ArteCheMiPiace – Interviste










ANTONIO DE NARDIS

L’Autenticità del Colore e della Forma




di Giuseppina Irene Groccia  |31|Agosto|2024|


La componente geometrica è da sempre una chiave essenziale nelle arti figurative per interpretare e raccontare il mondo che ci circonda. Fin dai tempi antichi, gli artisti hanno utilizzato linee, forme e figure in movimento, dapprima in modo empirico e, in tempi più recenti, come un canone oggettivo e rigoroso. Questi due linguaggi, apparentemente distanti, si rivelano sorprendentemente affini, dimostrando quanto sia radicata nell’essere umano l’idea di geometria come strumento di comprensione e rappresentazione della realtà.

Possiamo rintracciare queste relazioni nelle opere di artisti che riescono a svelare un dialogo che attraversa epoche e stili espressivi. Tra questi artisti vi è Antonio De Nardis, la cui opera offre un’illustrazione eloquente di come geometria e arte si intreccino in un linguaggio visivo ricco di significato.


Antonio De Nardis propone una pittura che instaura un dialogo intrigante tra colori e geometrie, fantasia e realtà. Una pittura caratterizzata da spazi magistralmente costruiti, che si trasformano in affascinanti rappresentazioni visive. 

Attraverso simboli che evocano diverse condizioni esistenziali, essa svela l’ignoto e manifesta luoghi e tempi che sfuggono alla logica convenzionale. In tal modo, gli spazi geometrici si trasformano in veri e propri scenari metaforici, riflettendo tensioni, desideri e interrogativi intrinsecamente umani.

Partendo da una solida base di disegno, l’artista si avventura in un territorio che ricorda il surrealismo, dove la realtà è affiancata da simboli geometrici e elementi che riflettono complessità concettuali. 


Per l’artista, il dominio e la scansione della forma restano sempre profondamente legati al nitore vibrante e brillantemente calibrato del colore, creando un connubio inscindibile tra struttura e cromatismo. I suoi lavori ci trasportano in un universo a cavallo tra il pop e l’astrattismo geometrico, elementi distintivi del suo percorso artistico. Le sue opere richiamano un’optical art reinterpretata attraverso il ritmo dei sentimenti più intimi. De Nardis, per sua natura, è attratto dal contrasto tra colori vibranti, il che lo spinge a realizzare composizioni in cui l’aggressività cromatica si manifesta in tutta la sua vivace tensione.

Ogni suo lavoro invita lo spettatore a immergersi in un universo onirico, dove la vita si intreccia con l’immaginazione. Questo processo creativo non è una semplice illusione, ma una genuina manifestazione della potente espressività dell’autore: ciò che appare come sogno si trasforma in un’arte viva e palpabile.


De Nardis riesce a catturare in modo straordinario il conflitto tra ordine e caos, ragione e intuizione, rendendo la sua arte un’esperienza sensoriale che stimola la riflessione. In un momento in cui il reale sembra frequentemente sfocato da una miriade di avvenimenti e immagini superficiali, la sua pittura si pone come un faro di introspezione, invitando il pubblico a esplorare non solo le sue opere, ma anche il proprio mondo interiore. La combinazione di elementi visivi e concettuali si sviluppa in un linguaggio artistico che è al contempo accessibile e complesso, capace di evocare emozioni e riflessioni critiche sulla natura della realtà e della sua percezione.


L’artista sembra navigare “in alto” sulle sue tele, osservando con uno sguardo telescopico e selezionando, secondo il suo arbitrio, un riquadro infinitesimale di quella superficie, una ristretta regione “geometrica” da esplorare e rappresentare. Il suo “quadro” diventa il luogo in cui il finito si confronta visibilmente con l’infinito che lo attraversa. È una dinamica in continua evoluzione, capace di generare al suo interno configurazioni e spazi transitori più che affascinanti.


De Nardis, artefice e analista del dato visivo, rifiuta di piegare la propria espressione a scopi estranei, preferendo dedicarsi all’indagine autentica e profonda del complesso dialogo tra colore e forma. In quest’arte priva di narrazioni superflue, il risultato visivo si fa, in definitiva, testimonianza eloquente di una qualità in grado di rivelare i rapporti percettivi ed emotivi che si intrecciano tra l’osservatore e l’oggetto osservato.










Il chitarrista, 2018. Acrilico su tela 50x70x1,6 cm


Conosciamolo più a fondo attraverso questa intervista, un dialogo ricco di riflessioni e spunti che ci offrirà una visione più profonda del suo pensiero e del suo animo creativo.




Quando hai sentito per la prima volta l’accendersi della scintilla artistica dentro di te?


Non ho una data. Disegnare e dipingere sono sempre state cose, per me, naturali, mi regalarono il primo cavalletto quando avevo nove anni. Mi sono sempre espresso tramite le forme e i colori. In casa, nel periodo della mia infanzia, avevamo, tra le altre, una bella pubblicazione su Marc

Chagall, il mio libro preferito…




Recinti, 2024. Acrilico su tela (fondo sabbiato) 50x70x1,6 cm


Qual è stata la tua esperienza di studi in ambito artistico? Come valuti il percorso formativo nel campo dell’arte? 


Conseguentemente a questa mia “inclinazione”, ho frequentato l’istituto d’arte (ora liceo artistico) “A.Baboto” di Priverno (LT) dove ho iniziato a considerare molti di quelli che poi sarebbero stati gli aspetti della mia pittura maturati successivamente.



Riflessioni su un vaso (da giorno), 2024. Acrilico su tela (fondo sabbiato) 50x70x1,6 cm. (collezione privata)


Quali correnti artistiche sono le tue preferite? E quali, invece, ti interessano di meno?


Ho un amore incondizionato per il Futurismo e segnatamente per la figura di Fortunato Depero, ispiratore di molte mie opere anche di grafica pubblicitaria e in generale per quelle che sono state le avanguardie del 900. La corrente che mi interessa di meno, ad oggi, è l’arte concettuale, ma

sicuramente è un mio limite.



Puoi raccontarci delle tecniche artistiche che utilizzi?


Uso molto l’acrilico, mi permette rapidità di esecuzione e infiniti ripensamenti e, cosa non da poco, non necessita di solventi. Spesso uso fondi materici: pomice, sabbia o segatura, a seconda della narrazione che sto per affrontare nel quadro e dello stato d’animo del momento e permette di dare corpo all’acrilico.




Il giocatore Assente, 2024. Acrilico su tela (fondo sabbiato) 50x70x1,6 cm


In che modo il tuo approccio alla pittura differisce da quello che adotti nel disegno e nell’illustrazione, e come queste diverse pratiche influenzano e arricchiscono la tua visione artistica complessiva?


In nessun modo. Differisce solo il media finale, dalla penna al pennello al digital work. Sono aspetti complementari e, sicuramente, si contaminano vicendevolmente. Mi piace pensare ci sia uno scambio equo tra le diverse pratiche.




La mia ombra, 2023. Acrilico su tela 50x70x1,6 cm


La componente narrativa ha un ruolo nelle tue rappresentazioni composte esclusivamente dalla geometrizzazione delle forme? Se sì, quale importanza riveste?


Prima della rappresentazione c’è il momento, l’attimo di vita da narrare attraverso l’opera. Ogni mio quadro è un frammento di vita narrata e, come si evince dalle didascalie delle mie opere, riveste un’importanza fondamentale. Attraverso le opere narro episodi, forse insignificanti, ma che per qualche motivo mi colpiscono perché accaduti in quel preciso momento della mia esistenza. Più che il fatto in se narro la mia interiorità in quel momento e l’infinita teoria di occhi stilizzati è il tentativo di creare un dialogo con altri occhi, quelli dello spettatore.




La cognizione del dolore, 2018. Acrilico su tela 60x90x1,6 cm


Sempre riguardo alle tue figure geometrizzate, come scegli la palette cromatica da abbinare alle tue svariate e sorprendenti forme grafiche?


La maggior parte delle volte tutto parte da uno schizzo in formato A5 eseguito con penna biro nera. Il cromatismo principale, quello associato all’immagine più importante normalmente ha la stessa valenza dell’oggetto di cui è immagine. Da questo primo passo derivano le scelte successive, non

sempre facili, ho ripreso quadri dopo anni spesso migliorandoli. 




Autoritratto con occhiali da sole, 2020. 50x70x1,6 cm


Nel contesto di questo tuo approccio molto personale alla geometrizzazione, quale significato attribuisci alla struttura e all’armonia nella trasmissione del tuo messaggio artistico?


Qualcuno la chiama degeometrizzazione perché non segue leggi geometriche canoniche, lo stesso spazio delle opere non è rappresentazione di uno spazio fisico, cartesiano, è uno spazio legato alla mia interiorità, dove parlo una lingua rispondente a leggi che invento (più o meno coerentemente)

di volta in volta. Penso sia fondamentale per un’artista maturare un proprio linguaggio che lo renda riconoscibile e che contribuisca perciò a trasmettere il suo messaggio.




Immagine per calendario aziendale, 2022. Digital work 30x30cm


Quale delle tue opere riesce a esprimere al meglio la sua personalità artistica?


Sicuramente “Autoritratto con occhiali da sole”, opera eseguita durante il primo lockdown, farcita

di ansie, aspettative e incertezze. Mi sento sempre più lui.



Come si sviluppano le tue opere? Che significato ha per te l’ispirazione?


Parto da episodi che significano qualcosa solo per me, raramente hanno significato universale, e li

sviluppo coerentemente. E’ curioso vedere come episodi apparentemente insignificanti o banali nel momento in cui vengono vissuti vengano accettati. Il termine Ispirazione è un contenitore molto ampio…




Porta che si apre, 2020. Acrilico su tela 50x80x1,6 cm. (fondo pomice media)


Qual è il significato dell’essere artisti nel contesto attuale per te?


Credo sia sinonimo di disadattamento, l’artista contemporaneo è un individuo che ha il coraggio di guardare dentro la propria follia, aldilà delle convenzioni.


Attualmente, quali messaggi o emozioni desideri comunicare con le tue opere?


Semplicemente comunicare la mia visione del mondo: sogni, desideri e tendenzialità.



Il mangiatore di chiocciole, 2024. Acrilico su tela (fondo sabbiato) 50x70x1,6 cm


Quali sono le influenze dei grandi maestri che senti di aver avuto nelle tue scelte artistiche?


In un’altra occasione ebbi a dire, tra il serio e il faceto, che mi collocavo tra Chagall e Jacovitti ma non penso di essere andato lontano dal vero. I Maestri sono quelli che sentiamo e riconosciamo come tali, nel mio caso espressionisti, futuristi e cubisti per la loro visione sul mondo ma anche disegnatori eccelsi come il succitato Jacovitti.

















CONTATTI


Sito Web: www.antoniodenardis.it

Email: depero.adn@gmail.com

Facebook: Antonio De Nardis

Instagram: antoniodenardis












Antonio De Nardis *RUSSELL*


Nato a Latina nel 1968, si forma presso l’istituto d’arte “A.Baboto” di Priverno (LT).

Esordisce nella pittura nel 1988 con una personale a Priverno (LT). Molto influenzato dalle Avanguardie del ‘900, passa la vita a cercare di dipingere ciò che non appare, un’altra realtà delle cose filtrata attraverso le proprie nevrosi. Pittore ed illustratore (copertine per dischi, libri e calendari artistici). Attualmente risiede ed opera a Priverno (LT), Italia.























©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 







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Un’Interpretazione raffinata e di successo Il Viaggio Artistico nel Codex Purpureus Rossanensis

  L’ArteCheMiPiace –  Segnalazione Eventi



Un’Interpretazione raffinata e di successo 


Il Viaggio Artistico nel Codex Purpureus Rossanensis






di Giuseppina Irene Groccia  |26|Agosto|2024|


Nella serata di ieri si è svolto l’atteso evento “Il Codex: una questione imperiale”, un incontro straordinario che ha lasciato un segno profondo negli spettatori e ha proposto un’esperienza ricca di emozioni, cultura e fascino. La manifestazione ha riscosso un notevole successo, grazie a un pubblico entusiasta e coinvolto, attratto dalle relazioni affascinanti presentate dalla D.ssa Achiropita Tina Morello e dal Prof. Gennaro Mercogliano. Come rispettivi autori dei libri presentati, hanno arricchito la serata con contenuti di eccezionale interesse e rilevanza storica.




Il fulcro della serata è stata una rappresentazione teatrale che ha portato in scena figure storiche affascinanti, come l’Imperatrice Teofano e gli Imperatori Giustino e Giustiniano, interpretati con grande talento da Luna Arfuso, Antonio La Banca e Giulio Ammirato, insieme a Alessandra Campana e Beatrice Scopato. I costumi storici, curati da Achiropita Tina Morello, hanno contribuito a creare un’atmosfera autentica e suggestiva, avvolgendo il pubblico in un viaggio nel tempo.




La rappresentazione del Codex Purpureus Rossanensis, magistralmente curata da Patrizia Crupi e Luna Arfuso, insieme all’intero impianto scenico, si è rivelata un altro punto di forza della serata, fornendo un’interpretazione artisticamente raffinata di questo prezioso manoscritto. La serata è stata condotta in modo impeccabile da Patrizia Crupi, artista e fashion designer, che ha sapientemente gestito la preparazione e l’intero svolgersi evento.





Un aspetto particolarmente toccante della serata è stato l’omaggio a figure significative come Giovanni Sapia e Don Ciro Santoro. Le letture, sapientemente interpretate da Anna Lauria e Giacomo Lauricella, hanno suscitato emozioni intense, ricordi indelebili e amicizie che il tempo ha reso ancora più preziose, come ha sottolineato Gennaro Mercogliano con il suo consueto calore.




L’evento ha guadagnato ulteriore prestigio grazie al Coro Polifonico Sacro Cuore e alla sua Direttrice e Soprano Marilù Brunetti, che hanno offerto esibizioni di eccezionale valore artistico. Il Coro, insieme alla Direttrice, al violinista Pietro De Simone e al pianista Mario Graziano, ha creato un accompagnamento musicale che ha condotto tutti i presenti in un viaggio sublime e mistico fuori dal comune. 




Un altro elemento che ha reso la serata memorabile sono state le immagini catturate dal fotografo Ercolino Ferraina, il quale ha saputo immortalare momenti emozionanti, conferendo a ciascuna foto un’incredibile carica emotiva. A completare la narrazione visiva, i prestatori del contributo video, Enzo Campana e Simone Sapia, hanno arricchito ulteriormente l’evento con i loro preziosi filmati.




L’evento di ieri si è rivelato oltre una semplice manifestazione culturale; si è trasformato in un vero e proprio inno alla ricerca, alla passione e al senso di comunità, capace di unire i cuori in un abbraccio di emozioni condivise.

Un momento di riflessione e condivisione che ha sicuramente lasciato un segno indelebile nel cuore di tutti coloro che vi hanno preso parte.










Tutte le immagini presenti in questo articolo sono state realizzate da Ercolino Ferraina.



























©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 


La sezione Segnalazione Eventi propone informazioni su manifestazioni dedicate ad arte e cultura. Gli interessati alla pubblicazione degli eventi culturali in questa sezione, potranno inviare relativo comunicato stampa, locandina e altro materiale informativo alla seguente email: gigroart23@gmail.com

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Mario Vespasiani “The gentleman”

 L’ArteCheMiPiace –  Divagazioni sull’ Arte

La coppia Mario e Mara Vespasiani (sx); un’opera ispirata alla Musa 

Mario Vespasiani “The gentleman” 


C’è un nuovo supereroe
molto gentle, altrettanto mystic e, perché no, anche fashion. Superman, Iromen,
Spiderman … superati! Parola di Maria Marchese! L’universo di Mario Vespasiani,
a Gentleman in the world of art.

di Maria Marchese |26|Agosto|2024|

Oggi vi porto nell’universo del Maestro Mario Vespasiani:
parallelo, di nicchia, incontaminato… una vera e propria oasi dove l’intelligenza
non è artificiale.

 

L’incontro con l’artista di Ripatransone

Qualche tempo fa, tra le mani di un addetto del settore
arte, vedo un acquerello di Mario Vespasiani; l’art puntini puntini (metteteci
quello che volete: curator, developer, influencer, critic oppure bla bla — ahahah!
cattivona oggi la Marchese — direte Voi —;—  poi, più avanti, mi raddolcisco — vi rispondo)
lo contestualizza come pop, per via dei colori, avendo invitato il noto artista
ad inserire una propria opera nel contesto di una mostra internazionale dedicata
all’artista pop per eccellenza.

Guardo l’opera del Maestro Vespasiani, un autoritratto, e, nello
specifico, osservo proprio quei colori così ben modulati, impalpabili eppure
percettibili chiaramente allo sguardo; esattamente quel percettibile non è da fraintendersi
con chiassoso. Se pensiamo al termine pop — coniato dagli inglesi L.
Fiedler e R. Banham nel 1955, con un esplicito riferimento ai fenomeni della
comunicazione di massa, quindi, ai fumetti, ai rotocalchi, alla televisione, al
cinema… per circoscriverlo, più precisamente nel 1960, riferendosi
esclusivamente all’arte propriamente detta e indicando quelle opere che si
ispiravano alla cultura popolare, intesa come cultura di massa —, rivolto al
Maestro Vespasiani io dico e sottoscrivo “Nooooo”.





Un olio del Maestro Vespasiani 


Torniamo all’acquerello di Vespasiani

Nell’immediato, colgo la ricercatezza delle tonalità, così
inusuali, vibranti, frutto di un’indiscussa indagine nonché sperimentazione, che
mi colpiscono al punto tale che potrei paragonarle al suono potente ed
irradiante di un triangolo — chitarra, arpa, violino no, eh Marchese? No… è un
qualcosa di più elitario e se non lo sapete esiste anche un triangolista, che
non c’entra nulla con Pitagora e le formule matematiche, più famoso al mondo;
si tratta di Drew Hester, il percussionista dei Foo Fighters —: un vibrato
naturale, dal suono potente ed irradiante.

I colori, intese come mescite, e le nuances, creati da
Vespasiani possiedono la concretezza dello strumento metallico e del tocco e
dell’incipit sonoro, così intensamente delicato, come la continuità
quest’ultimo: il suono, infatti, perde quel lato fisico, la gravità, per
propagarsi nell’aria, trasformandosi in un’ascensione leggera — pura levità —,
che diventa presenza invisibile, ma significativa, laddove la ricerca umana si
è spinta oltre l’immanente.

Vespasiani potrebbe suonare il Triangolo di Penrose  —
ullaaaa Marchese! — direte Voi —, che in realtà non è uno strumento musicale,
ma ha ispirato diversi artisti come M. C. Escher  ; il
suddetto, creato dall’artista svedese Oscar Reutersvard nel
1934 e indipendentemente inventato e reso popolare dal matematico 
Roger
Penrose
 in un articolo del febbraio 1958, dove lo descriveva
come l’impossibile nella sua forma pura, è un oggetto impossibile,
ovvero può esistere solamente come rappresentazione bidimensionale e non può
essere costruito nello spazio, poiché presenta una sovrapposizione impossibile
di linee con differenti costruzioni prospettiche.





Un opera di Mario Vespasiani (sx) – Il Presidente Mattarella ammira le opere di Vespasiani


Oltre ai colori, quell’acquerello di Vespasiani…

Oltretutto, quel volto mi rimanda all’idea dell’” Ecce Homo”, da intendersi come
legame con una spiritualità per pochi, quasi una sindone, dove di fisico c’è un
vaga, sanguigna impronta, che testimonia una presenza umana e le atrocità che
ha subito, il resto lo si respira, intuisce; di Vespasiani, però, percepisco un
lato ameno.

Infatti, Vespasiani indaga sfere della conoscenza altre
dalla geometria, si parla della mistica cristiana, dell’alchimia, delle leggi
naturali e della sapienza orientale, suscitando interesse in studiosi di
teologia, astrofisica, filosofia, antropologia…, oltre a compiere un profondo
viaggio addentro — badate bene la differenza perché la più semplice delle
preposizioni qui fa una magia di significato spettacolare: sbilancia la
stabilità del ‘dentro’, un concetto spaziale comunissimo, trasformandolo in un
concetto penetrante, di sfumatura radicalmente diversa, perché ci parla di
profondità, di intensità… —  queste
ultime e se stesso.





Mario Vespasiani presso il Museo delle Medaglie d’Oro al Valor Militare d’Italia 


Qualche tempo dopo

Qualche tempo dopo, incontro una conoscenza comune, in un
contesto del varesotto, e ne parliamo, promettendoci di far visita allo studio
d’arte di Ripatransone. Come spesso accade, ci si perde di vista, ma continuo a
condividere i miei articoli con quel contatto 
.

Pochi giorni fa, mi invita a approfondire nuovamente la
personalità di Vespasiani e gli invio un vocale nel quale sintetizzo alcuni
pensieri sul modus vivendi del Maestro.

Qualche ora dopo, mi scrive Mario Vespasiani per
ringraziarmi delle riflessioni espresse — la tecnologia maledetta ma anche
benedetta — : le jeux sont fait.




Le opere di M. Vespasiani in dialogo con quelle di F. Goya; un olio di M. Vespasiani 


Oggi

Mea culpa —  dovuta ad
eccessiva discrezione — approfondisco solo ora la storia di Vespasiani, ma,
durante una telefonata, trovo conferma che ciò che percepii, da un solo
acquerello, aveva fondatezza.

Marchese occhio di lince! Ahahah

Quando parliamo di Vespasiani si parla di una storia antica,
che trascende la data di nascita, databile a… chi lo sa; come vi ho accennato
prima, le discipline a cui è devoto sono lontane dalle letture per divago. Inizia
molto giovane, non ancora ventenne, ad esporre, vantando oggi esposizioni su
tutto il territorio nazionale, tra gallerie, musei, luoghi di culto e contesti
inusuali (presso i Musei Capitolini Roma, al Padiglione Italia della Biennale
di Venezia, nella sede di Torino, alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo della
stessa città… queste per citarne alcune); a 27 anni vince il premio Pagine
bianche d’autore ed è presente nel libro “Fragili eroi” di Roberto Grimaccia; ha
tenuto conferenze all’Accademia delle Belle Arti di Macerata, per essere stato
uno dei primi ad aver creato una cifra stilistica che si è evoluta attraverso
l’uso di nuovi materiale e recenti tecnologie; le sue opere sono state messe in
dialogo con quelle di alcuni artisti italiani della caratura di M. Schifano, O.
Licini, M. Giscomelli, L. Lotto — ed essendo una sostenitrice del Lotto, della
sua personalità in po’ irriverente, di una sua certa spregiudicatezza
compositiva (pensiamo all’ Annunciazione di
Recanati
 del 1534), dico —Chapeau! —
; per non parlare, poi, del progetto Araxis, opere tessute, dove
rivoluziona il modo di concepire le sfumature dei colori, mediante una
sovrapposizione di migliaia di fili, immaginandovi figure archetipe in divenire
(la cui ritualità, quindi, si rinnova nel tempo); dal 2013 lavora al progetto Mara
as Muse
(come tutti i grandi artisti, anche Vespasiani ha al proprio fianco
una musa ispiratrice, presenza femminina costante ma, a differenza di ciò che
accade da mezzo secolo, ossia che “Siddonna” — neo conio Marchese — accendeva
intuizioni e poi tutto finiva lì, Vespasiani e Mara testimoniano una relazione
completa, fatta da intesa, devozione, complementari età quotidiane, documentata
da foto, scritti, video… tanto da rendere la coppia una delle più autorevoli
del panorama artistico italiano a cui il Magazine Eventi Culturali, nel 2019,
ha dedicato la copertina.

Alla 4’ edizione la rassegna di incontri culturali
“Indipendenti, ribelli e mistici”, ideata dai signori Vespasiani: una serie di
incontri che si tengono presso lo studio d’Arte di Ripatransone, dove, nel
tempo, si sta profilando una figura, quella della “voce fuori dal coro”. Gli
ospiti, del calibro di G.
Magi
, P.
Battistel
…, argomentano, con cognizione di causa, punti di vista e concetti
che forniscono spunti di riflessione importanti e non comuni, non OGM.

Il mistico superato? Bypassato l’improbabile Ulf Buck e la rumpologia  — anche no! —, Vespasiani — questa anche ve
la scrivo perché i piace assai: il Magazine Stilus ha dedicato un
approfondimento alla sua calligrafia, collocandolo tra i Maestri dall’Arte, tra
Klee e Kandinskij, precedentemente trattati — si afferma come una figura
controcorrente per preparazione, gentilezza, eleganza, lungimiranza…: in un
momento storico in cui sembrerebbero primeggiare haters, urlatori ed
improvvisatori di ogni tipo, l’artista, a mio avviso, dimostra come conoscenza,
cultura, educazione, etica e spiritualità siano, all’opposto, qualità vincenti.

La pittura di Vespasiani

Durante la telefonata, apprendo da Vespasiani che ha una
predilezione per la pittura ad olio — l’acquerello che vidi era un’eccezione —.

Tutto extra ordinario!

Prima di intraprendere un’opera — come un vero e proprio
viaggio — l’artista si connette con la propria parte più alta, affinché sia la
parte divina a muovere la sua mano; quella di Vespasiani è pittura alchemica,
perciò parlavo di creazione di colori e nuances — no al tubetto o barattolo
Pret a porter —, espressa attraverso un alfabeto simbolico che si fonda sulle
rivelazioni della mistica cristiana.

Come il Myron, l’olio profumato usato durante i
crismi, il colore oleoso di Vespasiani ha una valenza spirituale: iniziatica,
salvifica, di guarigione…

Quindi, esso si unisce al pigmento e al linguaggio segnico per
diventare una trasfigurazione, dove il passaggio di stato è insito nell’unità, nella
singola pennellata, quindi, per diventare chiara transustanziazione della
composizione. Mentre l’olio edulcora, mitiga la finitezza e le certezze, la
sintesi segnica dell’artista scompone la realtà fisica in particelle, che
ascendono, in un moto centrifugo, ma, al contrario rispetto al significato
attribuitogli dal dizionario, non è disgregazione bensì in ritorno all’uno
universale.

Vespasiani ha la capacità di accostare colori così dissimili
tra loro, creando solo armonia, una vera e propria euritmia, quasi un
architettura cromatica divina, direi — Mattarella stesso definì straordinario il
suo uso dei colori  —.

 

Insomma, capace, buono (perché non manca di guardare con
attenzione le opere di bene; nel 2000, grazie ad grande evento organizzato da
lui nella sua città in favore della Croce Azzurra, un catalogo ed un’asta, fu possibile
acquistare un’ambulanza nuova…) e avvenente mi fa gridare — Kalokagathia! (un
concetto nato nella Grecia antica che indica l’ideale di perfezione fisica e
morale) — in un periodo storico in cui ahimè non l’argivo termine  può sembrare astruso, ma lo sono parole come
morale, etica, misticismo e non selfie.

Però c’è una nuova “dottrina”  da non sottovalutare! L’interpretazione
dell’emoticon.

  
Cattiva io? Tristemente realista.

Eppure non scorata! Finché ci sono indipendenti, ribelli e
mistici.

Superman, Iromen, Spiderman… superati! Io scelgo Mario
Vespasiani, il Gentleman in the world of art.

Parola di Maria Marchese. Alla prossima. 
























Maria Marchese su L’ArteCheMiPiace 

Maria Marchese


Maria Marchese, scrittrice, poetessa e curatrice d’arte, nasce a Como nel 74, dopo la maturità scientifica si iscrive all’istituto internazionale di Moda&Design “Marangoni”, a Milano.

Per oltre 20 anni svolge attività nel settore socio assistenziale.

Dal 2013 affronta da autodidatta il suo percorso di studio nel campo dell’arte, della letteratura e filosofia. Nel 2017 pubblica la sua prima silloge poetica “Le scarpe rosse- Tra tumultuoso mare e placide acque”. Da lì a breve esperisce se stessa nella critica artistica.

Collabora con il blog culturale dell’università Insubria, con lo storico dell’arte Valeriano Venneri, con Exit Urban Magazine e Art&Investments, con il Blog L’ArteCheMiPiace, con l’associazione culturale Nuovo Rinascimento, con la Galleria “Il Rivellino” a Ferrara, con Divulgarti a Genova, con Art Global a Roma, con AArtChannel di Ferrara, con Alessandra Korfias, coordinatrice ponte culturale Italia/Giappone e responsabile di Arti Services.


www.mariamarchesescrittrice.com


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My Favourites

Jago Il Rinascimento Contemporaneo

L’ArteCheMiPiace – My Favourites

 
 
 
 
 
Jago
 
Il Rinascimento Contemporaneo 
 
 
 
 
 
di Giuseppina Irene Groccia  |22|Agosto|2024|
 

 

Jago!
Un nome altisonante nel contesto dell’arte contemporanea. Un artista capace di attraversare
i confini della tradizione e della modernità in un abbraccio che utilizza il
marmo e i digitali mitologici della nostra era come mai prima! Che cosa dire di
lui? Egli incarna una sintesi espressiva potente, osmosi di passato e futuro.
Alla stregua di un fantomatico Michelangelo che, grazie alla macchina del tempo,
rivive in un’epoca in cui il pubblico non si accontenta più della
contemplazione silenziosa, ma cerca un’interazione diretta e «corporale» con
l’artista.

Jago nasce a Frosinone
nel 1987. Egli incarna una nuova generazione di artisti che non disdegnano i
valori delle tecniche tradizionali, riuscendo a rielaborarle in virtù di un
adeguamento al quotidiano reale nel contesto sociale contemporaneo. Egli
dimostra quanto il marmo e la sua
«unicità» nel panorama dei
materiali nella storia dell’arte, sia in grado di instaurare un dialogo attivo
nella rappresentazione delle problematiche contemporanee.

Il suo background
formativo presso l’Accademia di Belle Arti può essere intravisto come quel seme
che gli ha consentito l’ispirazione di opere di straordinaria intensità. Già nelle
sue prime esposizioni come quella iconica al Palazzo Venezia durante la
Biennale di Venezia nel 2009, si avverte l’aspirazione a superare i confini
convenzionali della scultura, trasformando il marmo in un autentico mezzo di
analisi approfondite. Ad esempio la scultura di Papa Benedetto XVI, premiata
con la Medaglia Pontificia, è un manifesto della sua capacità di coniugare
tradizione e innovazione.

 

Il Guardian lo ha definito
come “il nuovo Michelangelo”: un artista che ha saputo dare un ruolo che
appariva smarrito, alla scultura del ventunesimo secolo. Le opere di Jago pur
rimanendo ancorate alle raffinate tecniche del Rinascimento italiano vogliono
stabilire un dialogo autentico con la quotidianità contemporanea. La scultura è
disciplina nobile ma troppo spesso percepita come un linguaggio superato e
inaridito, finalmente trova in lui una rinascita sorprendente. Al marmo considerato
un materiale
«imperturbabile», egli riesce a
conferire vita e movimento, consentendo all’opera di riacquistare una vitalità ben
immersa nel presente. Questo atto creativo trascende il tempo e fa dialogare la
solidità della pietra con i profondi stati d’animo e le poetiche attuali. È il
merito della sua visione innovativa e del talento straordinario che questa
forma d’arte ha trovato una nuova linfa vitale e un rinnovato
significato. 

 

Jago – “David” 2021

Attraverso l’uso di
tecniche tradizionali fuse con un approccio contemporaneo Jago riesce a
reinterpretare e riconsiderare la scultura, ponendo attenzione non solo
all’aspetto estetico, ma anche a quello interattivo. Ogni sua opera
diventa un invito per lo spettatore a riflettere e a immergersi in un universo
in cui il passato convive armoniosamente con il presente, dove il marmo si
trasforma in un veicolo narrativo capace di raccontare storie di umanità e sensibilità,
rendendo la scultura una affascinante esperienza esistenziale. Il suo sguardo
attento e magnetico si dedica a un’analisi meticolosa dei dettagli, dando vita
a sculture che palpitano di una profonda vita interiore, di autentiche ellissi
di umanità. In questo modo egli ricolloca l’anatomia umana – volti, mani, corpi
– al centro di una narrazione che mescola sapientemente il sacro e il profano.

 

Jago – “Narciso” 2023

Jago concepisce ogni
sua creazione come un ponte comunicativo che collega l’artista con il pubblico.
Le sue opere diventano veri e propri dialoghi tra culture, generazioni e
storie, invitando tutti a una condivisione di esperienze e significati che
vanno oltre il tempo e lo spazio. Ogni scultura diventa un canale attraverso il
quale trasmettere idee e riflessioni.

 

Jago Museum by Tommaso Zijno

In questo processo, l’artista
sfrutta il vasto spazio multimediale e del web. Non a caso è universalmente
noto come “The Social Artist” per le innate capacità comunicative e il grande
successo che riscuote sui social. Nel contesto attuale caratterizzato dalla
rapidità e dalla superficialità dei mezzi di comunicazione, l’artista ha saputo
trasformare i social network in un’estensione del suo studio, condividendo il
processo creativo e instaurando un dialogo diretto con il pubblico. Un pubblico
che lo ama e lo ricompensa con una vincente interazione da fare invidia alle
rockstar più acclamate.

 

Jago – “Apparato circolatorio” 2017

Ed è in questa cornice che
il dibattito si infittisce. La critica è radicalmente divisa: da un lato c’è
chi riconosce in Jago un talento sensibile dal rinnovato virtuosismo;
dall’altro quelli che si distinguono per il loro snobismo accademico,
liquidando il suo impegno come mera operazione di marketing e tacciandolo come un
fenomeno social che al contrario non vuole rendersi conto di quello che sta
accadendo: il suo è un logico percorso di un’evoluzione naturale
dell’arte! Se Michelangelo avesse avuto accesso a strumenti simili, non li
avrebbe utilizzati per amplificare la propria visione artistica? Se
Michelangelo avesse avuto i social media sarebbero diventati uno strumento
naturale nelle sue mani, amplificando la sua voce e la sua creatività in modi
che oggi possiamo solo immaginare! 

 

 

Jago – “Pietà” 2021

A partire dal maggio
2023, la Chiesa seicentesca di Sant’Aspreno ai Crociferi situata nel cuore del
rione Sanità di Napoli ha intrapreso una nuova vita, grazie allo spazio
prestato come museo permanente dedicato alle maestose sculture di Jacopo
Cardillo, in arte Jago. Il giovane scultore vanta un curriculum
prestigioso per le sue partecipazioni alla Biennale d’arte di Venezia fino alle
installazioni esposte in città come Roma e New York. Attualmente, l’artista sta
vivendo un periodo particolarmente proficuo: tra le sue opere più celebri si
annoverano Il Figlio VelatoLa PietàHabemus
Hominem
 (che presenta un busto di Papa Benedetto XVI spogliato) e
opere come DavidVenere e Aiace &
Cassandra
.

Il suo operato
artistico è un’affermazione di grande impatto in grado di stimolare riflessioni
critiche su temi contemporanei. Ogni sua creazione è intrisa di significati,
una fusione tra abilità tecnica con un forte messaggio simbolico. In una delle
sue opere più provocatorie, Monumento al Libero Pensiero,
realizzata nel 2016 e conservata nel Castello di Poppi, Jago ha scelto la
ghigliottina come simbolo del potere oppressivo in riferimento alla figura del
poeta Tommaso Baldassarre Crudeli, il quale ha pagato un prezzo altissimo per
le sue idee. La ghigliottina materiale in legno, marmo e acciaio diventa così
un monito decisivo in merito alla questione fondamentale della libertà di
espressione: proprio la sua distruzione ha ulteriormente reiterato il dibattito
sulla vulnerabilità dell’arte rispetto ai contesti socio-culturali e alle
reazioni pubbliche.

 

 

 

Jago – “Muscolo minerale” 2017

Al contrario, Muscolo Minerale, attualmente esposto
nello Jago Museum, si distingue per una accortezza poetica diversa. In questo
caso Jago esplora il concetto di vulnerabilità e resistenza attraverso il marmo
e il sasso di fiume, creando un cuore scavato che sembra pulsare dentro la
durezza del materiale. Questa riflessione sull’anima umana intrappolata in una
corazza di pietra è un invito a contemplare la delicatezza della vita, rendendo
l’arte un rifugio di forte commozione.

 

 

Jago – “Donald” 2018

Con Donald,
esposta per la prima volta al The Armory Show di New York nel 2018, Jago si lancia
nel campo della critica sociale attraverso un soggetto controverso: un bambino
con l’iconica pettinatura di Donald Trump. L’opera solleva interrogativi sul
potere e sull’innocenza, suggerendo una connessione tra l’infanzia e la
politicizzazione precoce della società contemporanea. La scelta del soggetto permette
a Jago di affrontare il tema della manipolazione dell’identità fin dalla
giovane età.

 

 

Jago – “Venere” 2018

Un altro aspetto
cruciale del lavoro di Jago è il suo approccio innovativo riguardo alla
creazione e alla
«condivisione» dell’arte. Nella
realizzazione della “Venere”, presentata al Museo Carlo Bilotti e
successivamente a New York, egli ha portato il suo pubblico all’interno del
processo creativo, mostrando in diretta e attraverso i social media, i
progressi della scultura: egli rispondendo ai commenti e invitando i suoi
follower a diventare parte dell’esperienza artistica ha dimostrato la
flessibilità comunicativa del gesto artistico. Questa apertura al pubblico
tramite la tecnologia ridefinisce il ruolo di Jago come scultore
«veramente»
contemporaneo,
trasformandolo in un narratore interattivo.

 

Jago – “Venere” (Dettaglio) 2018

La “Venere”
di Jago rappresenta una potente reinterpretazione del concetto classico di
bellezza, capovolgendo le tradizionali aspettative estetiche legate alla
perfezione e giovinezza. In questa scultura sfida apertamente gli stereotipi
convenzionali, incarnando una bellezza che risiede non nella superficie liscia
e impeccabile di un corpo ideale, ma nella profondità e autenticità dell’anima.
La sua Venere è una donna anziana, i cui segni del tempo non sono mascherati,
ma anzi esposti con orgoglio: rughe, pieghe della pelle e imperfezioni
diventano qui testimonianze della vita vissuta, di un corpo che porta con sé la
memoria del passato. L’opera perde la semplice rappresentazione fisica,
divenendo un racconto scolpito in marmo. Le membra che si mostrano affaticate
dal tempo non sono simbolo di declino, ma di resistenza, di una grazia che
persiste proprio perché radicata nella realtà di ciò che è stato. Egli riesce a
catturare l’energia emotiva del tempo che passa, rendendo la decadenza un
simbolo di una bellezza più profonda, fatta di ricordi, esperienze e vita
vissuta. Un dettaglio particolarmente significativo è lo sguardo della Venere.
Gli occhi della scultura sembrano seguire lo spettatore, invitandolo a un
dialogo silenzioso ma intenso. Questo elemento crea un’interazione intima e
magnetica, in cui la scultura non è solo osservata, ma diventa un interlocutore
che racconta una storia, stimolando riflessioni su temi universali come la
mortalità, il trascorrere del tempo e l’essenza della bellezza. Gli occhi della
Venere carichi di vita sono il gesto più eloquente nel trasmettere
vulnerabilità e forza contrapposte.

 

Jago – “Venere” (Dettaglio) 2018

Realizzata con il
prezioso marmo Bianco Lasa/Covelano “Vena Oro”, proveniente dalle Alpi della
Val Venosta, la Venere di Jago beneficia di un materiale che ne amplifica
l’espressività. Questo marmo, noto per la sua grana fine e il colore bianco
traslucido, conferisce alla scultura una luminosità calda e raffinata. Le sue
venature dorate presenti nella variante “Vena Oro” aggiungono un ulteriore
livello di preziosità e suggeriscono una qualità quasi mistica al corpo
scolpito. Il marmo diventa non solo un supporto fisico, ma anche un elemento
narrativo che dialoga con la forma, contribuendo a esaltare il contrasto tra la
durezza del materiale e la delicatezza emotiva che l’opera trasmette.

 

Jago – “Habemus Hominemm” Spoliazione 2009/2016

Habemus Hominemm
è l’opera che ha lanciato la carriera di Jago e ha lasciato un segno nel
panorama artistico contemporaneo. Attraverso il busto di Papa Benedetto XVI
l’artista ha unito reverenza e provocazione, culminando in una performance di
“spoliazione” che rispecchia il tema della vulnerabilità dell’autorità: egli
crea un dialogo sull’ideale religioso messo a confronto con la realtà
contemporanea. L’opera iniziata nel 2009 come un ritratto di Papa Benedetto XVI
ispirato alle celebri opere di Adolfo Wildt si è caratterizzata per forza
evocativa in seguito all’abdicazione del Papa nel 2013. Il giovane scultore si
è spinto al di là delle venerate sembianze papali: in realtà si celava un uomo
da liberare nella sua potente immagine iconica. Questa metamorfosi da Habemus
Papam
 a Habemus Hominem non è semplicemente un cambio
di titolo, ma di prospettiva. Jago invita il pubblico a una riflessione più
profonda sul significato dell’umanità, incarnata in chi detiene il potere. Il
marmo, materiale
«stabile
e all’immortale
»
,
diventa la prigione di una figura che, nonostante la sua imponenza, è intrisa
di vulnerabilità.

 

Jago – “Habemus Hominemm” Spoliazione 2009/2016

L’importanza dell’opera
è stata riconosciuta fin dalle prime esposizioni, in particolare con la
presentazione alla Biennale di Venezia, dove Jago ha esposto alla presenza dell’autorevole
figura di Vittorio Sgarbi. Questo importante evento ha rappresentato una
vetrina fondamentale per l’artista, che ha rivendicato con vigore la sua
presenza sulla scena artistica internazionale, consacrandosi come uno dei
principali protagonisti della scultura contemporanea. Il valore dell’opera è
stato ulteriormente convalidato dal riconoscimento del Papa, il quale ha
conferito a Jago la Medaglia del Pontificato. Un attestato di valore artistico
che evidenzia il dialogo tra arte e spiritualità, un elemento valoriale
artistico che continua a caratterizzare il lavoro dell’artista.

 

Jago – “Il Figlio Velato” 2019

La scultura Figlio
velato
 di Jago rappresenta una potente riflessione sulla morte degli
innocenti nel nostro tempo, incapsulando un messaggio di profonda attualità
all’interno di un’opera dallo straordinario impatto visivo. Scolpita da un
unico blocco di marmo l’immagine del fanciullo coperto da un velo evoca
immediatamente il celebre Cristo Velato di Giuseppe
Sammartino, ma la reinterpretazione di Jago porta il dialogo artistico in una
direzione decisamente al passo con i nostri tempi. Invece di celebrare il
sacrificio di un individuo per la collettività, Figlio velato ci
invita a riflettere sulla fragilità dei più innocenti e sul dolore che spesso
ignoriamo. La scelta di fissare nel marmo una rappresentazione così carica di
significato sociale costringe lo spettatore a confrontarsi con una realtà che,
seppur presente nei dibattiti contemporanei, tende tuttavia a insabbiarsi
nell’indifferenza collettiva.

 

Jago – “Il Figlio Velato” (Dettaglio) 2019

Il lungo processo
creativo che ha condotto Jago lavorare tra New York e Long Island testimonia la
rilevanza della collocazione di tale opera nel contesto del rione Sanità. Si
tratta di una impegnata opera d’arte che lancia un monito, una chiamata al
risveglio delle coscienze e a non voltarsi dall’altra parte di fronte alle
ingiustizie del nostro tempo. Con la sua intensità egli riesce a trasformare il
marmo in un invito al confronto sul proprio ruolo nella società. L’opera Look
Down
concepita durante il lockdown rappresenta simbolicamente l’innocenza
perduta e la fragilità umana in un momento di crisi globale. 

 

Jago – “Look Down” 2020

Si tratta di un’idea
che si configura come un potente grido d’allarme di fronte a una delle realtà
più strazianti della nostra società: la presenza dei senzatetto. Ispirata da
una sua personale esperienza durante una visita a New York nel 2018, l’artista
ha creato una scultura che comunica con immediata incisività l’innocenza e la debolezza
del bambino addormentato, una figura che emerge in contrasto drammatico con la
durezza della vita di strada. L’artista italiano ha recentemente presentato la
sua scultura “Look Down” al Thomas Paine Park di New York, un evento
che ha suscitato grande interesse sia per il valore artistico dell’opera, che
per la presenza di una personalità di rilievo: Caryn Elaine Johnson meglio
conosciuta come Whoopi Goldberg. 

 

 

 

 

In anteprima mondiale al Tribeca Film Festival 2024 “Jago Into the White”

La celebre attrice, doppiatrice e produttrice
cinematografica ha presentato in quell’occasione anche il primo film
documentario, JAGO: Into the White, durante il prestigioso Tribeca
Film Festival di New York. L’opera ha riscosso unanimi consensi.
Successivamente il docufilm è stato proiettato in Italia in due date uniche,
nel mese di giugno in sale cinematografiche selezionate. La partecipazione dell’attrice
e conduttrice televisiva ha aggiunto un elemento di prestigio all’evento,
enfatizzando il potere trasversale dell’arte nel connettere persone di origini
e background professionali differenti.

 

Jago e Whoopi Goldberg inaugurano “Look Down” a New York

Il 17 luglio 2024 infatti in
un clima di grande partecipazione collettiva si è svolta la cerimonia di
inaugurazione, alla quale hanno preso parte numerosi rappresentanti delle
istituzioni locali, artisti, e appassionati d’arte. In questa cornice Jago ha
avuto modo di raccontare il percorso che ha portato alla creazione di
“Look Down”, un’opera che sollecita una riflessione su temi di
giustizia sociale. L’opera in armonioso dialogo con il contesto urbano colpisce
per il suo impatto visivo, e si distingue come invito all’introspezione: vuole
suscitare nel pubblico una risposta che trascende la semplice osservazione
estetica e trasformarla in un’esperienza immersiva toccante. L’opera resterà
esposta fino a ottobre 2024 e offre ai visitatori l’opportunità di riflettere
sul suo profondo messaggio, che vuole essere un richiamo alla responsabilità
collettiva e alla compassione verso chi vive ai margini della società.

 

Jago – “Pietà” 2021

La “Pietà” di
Jago si impone invece come un’opera monumentale e capace di sprigionare una
forza visiva che tocca profondamente l’animo dello spettatore. La scultura,
lucida e finemente dettagliata come un capolavoro rinascimentale ritrae un
padre desolato che sostiene il corpo senza vita del suo giovane figlio. La
smorfia di dolore che traspare dal suo volto è straziante e capace di catturare
la pietà di ogni essere umano. Pur richiamando alla mente la celebre Pietà di
Michelangelo l’opera di Jago la rielabora attraverso le lenti di una realtà
contemporanea, evocando l’eco di un trauma moderno simile a quello di una
fotografia scattata in zona di guerra. Questo dolore universale sembra essere
pietrificato, ma al contempo emana una luminosità che contrasta con la tragedia:
si riflette sull’epidermide dei corpi e nella drammaticità del movimento dei
capelli del giovane morituro.

 

Jago – “Pietà” (Dettaglio) 2021

Jago è un artista che
sa esattamente quale messaggio intende comunicare: non si limita a rendere
omaggio all’eredità del passato, né accetta di osservarla da una distanza
museale. Al contrario la riattualizza, la arricchisce di nuovi significati che si
rivolgono e accendono la sensibilità contemporanea. La sua visione si configura
come una reinvenzione del barocco, nel tentativo di offrire un’opera intrisa da
un potente canto funebre che invita alla riflessione e all’empatia. Con
“La Pietà” Jago non offre solo una rappresentazione artistica del
dolore, ma presenta una meditazione sul valore della vita e sull’inevitabilità
della perdita, unendo la bellezza e la tragedia in un’unica, straordinaria
esperienza. Questo linguaggio artistico attraversa le barriere generazionali,
giungendo sia ai più dotti che alle nuove generazioni, grazie alla scelta
consapevole di rimanere vicino al suo pubblico, piuttosto che relegarsi negli
spazi asettici delle istituzioni museali. Lui non impone la sua arte, la
propone come una conversazione aperta, un’interazione che stimola domande e
suscita risposte.

 

La sua voce artistica
si distingue come imprescindibile in un mondo dove il dialogo tra arte e
società è più che mai essenziale. In un’epoca dominata dalla frenesia e dalla
superficialità, la sua opera invita a una riflessione profonda Rinnova e
arricchisce il patrimonio culturale con una freschezza che comunica in un
linguaggio universale. La sua arte è costantemente aperta alle leggi
dell’equilibrio e della forma che, nel loro insieme, configurano un progetto di
trasformazione della realtà: egli è finalmente divulgatore di principi etici
oltre che estetici.

 

 

 

 

 

 

 

Sito Web JAGO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

 

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#OPENCALL RADICI

  L’ArteCheMiPiace –  Segnalazione Eventi  



#OPENCALL

RADICI




Torna la seconda Edizione della mostra RADICI, un evento dedicato agli artisti della Puglia e della Basilicata. 

Se sei un fotografo, un pittore, uno scultore, o ti esprimi attraverso qualsiasi forma d’arte visiva, questa è la tua occasione per far parte della famiglia RADICI e condividere il tuo talento.

La mostra si svolgerà dal 20 Dicembre 2024 al 12 Gennaio 2025 presso il MuPa – Museo Puglia Arte e rappresenta un’opportunità imperdibile per esprimere la tua creatività in totale libertà, senza vincoli tematici. Potrai partecipare con opere di pittura, grafica, fotografia, scultura, digital art, video performance, e altre forme artistiche. RADICI è un mosaico di stili e visioni differenti, uniti dalla missione comune di far conoscere e valorizzare le nostre radici culturali.

Le candidature rimarranno aperte fino al 15 Settembre 2024. Non lasciarti sfuggire l’opportunità di esporre le tue opere in una mostra che esalta i talenti locali con l’intenzione di promuovere un dialogo significativo tra l’arte e il suo pubblico.

Cos’è RADICI?

RADICI è molto più di una semplice mostra d’arte; è un viaggio intimo e coinvolgente alla scoperta delle profondità culturali e creative della Puglia e della Basilicata. Questa iniziativa nasce con l’obiettivo di mettere in luce il talento degli artisti locali, coloro che, con passione e dedizione, trasformano le loro radici in opere d’arte che raccontano storie, emozioni e tradizioni.

Il termine “radici” non è scelto a caso: esso evoca un legame profondo con la terra, con le tradizioni e con l’identità collettiva di una comunità. Gli artisti coinvolti in questa collettiva, infatti, rappresentano il presente di queste regioni, ma allo stesso tempo anche il passato e il futuro, portando avanti un patrimonio culturale che si rinnova e si evolve attraverso le loro opere. Opere che fungono da potenti mezzi di comunicazione, suscitando un profondo legame e un senso di appartenenza alle proprie origini.


RADICI è un contenitore di talento e passione dove diverse forme espressive si incontrano, creando un mosaico variegato e autentico. La mostra offre agli artisti l’opportunità di esprimere liberamente la loro creatività senza vincoli tematici, presentando al pubblico una panoramica diversificata della produzione artistica del territorio.

RADICI mira anche a far conoscere la ricchezza culturale della Puglia e della Basilicata, celebrando le tradizioni e il patrimonio attraverso le opere di chi lavora per mantenerli vivi.

Questa collettiva invita a scoprire l’anima delle regioni attraverso l’arte e a connettersi con le emozioni suscitate dalle opere, unendo artisti e pubblico in un dialogo profondo che trasmette bellezza, identità e appartenenza, partendo dal cuore della nostra terra per toccare quello di chi osserva.

LA LOCATION





La mostra RADICI si svolgerà presso il MuPa, una location d’eccezione situata in un palazzo settecentesco restaurato e trasformato in uno spazio multimediale innovativo. Non rappresenta solo un luogo fisico, ma un progetto di inclusione sociale che valorizza l’arte in tutte le sue sfaccettature. 

Situato in Via Giunchiglie 10 a Ginosa, Taranto, il MuPa è lo scenario perfetto per eventi culturali di alto profilo, mostre d’arte ed esperienze di realtà virtuale (VR). Questo spazio è dedicato a far riscoprire l’arte sia come espressione estetica, ma anche come potente strumento educativo e simbolico.

Il MuPa è un luogo dove l’arte e la tecnologia si fondono per offrire un’esperienza immersiva e coinvolgente. Grazie all’utilizzo di dispositivi tecnologici avanzati, il museo permette ai visitatori di esplorare il patrimonio artistico e culturale in modo innovativo, trasformando ogni visita in un viaggio audiovisivo. I nostri tour culturali e virtuali sono progettati per accogliere gli ospiti come protagonisti di un’esperienza autentica e di valore.

Le sale del MuPa sono dedicate a sei grandi emblemi dell’arte e della cultura italiana: Caravaggio, De Filippo, Fellini, Fracci, Morricone e Alighieri. Questi nomi illustri rappresentano l’ampiezza e la profondità delle diverse espressioni artistiche che il MuPa abbraccia, rendendo omaggio ai pilastri della nostra eredità culturale.

La missione del MuPa è chiara: restituire all’arte il suo ruolo più importante, quello di educare, di simboleggiare valori profondi e di essere espressione di libertà. Il MuPa è un vero e proprio progetto di inclusione sociale, che accoglie ogni persona come un ospite, offrendo un’esperienza arricchente e memorabile.

Per informazioni e candidature, puoi scrivere a info@mupapuglia.it o chiamare 

il +39 3409376140 indicando di aver appreso della mostra leggendo questo articolo sul Blog L’ArteCheMiPiace.


Visita il sito https://bit.ly/3WZxMt2 per ulteriori dettagli.


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“Infinito Eterno Istante” Il nuovo libro di Michele Coccioli Un Viaggio Visivo nell’Anima del Tempo

  L’ArteCheMiPiace –  Segnalazione Eventi 

“Infinito Eterno Istante” 

Il nuovo libro di Michele Coccioli

Un Viaggio Visivo nell’Anima del Tempo

 

 



di Redazione  |20|Agosto|2024|


A partire dai primi di novembre, le librerie italiane
accoglieranno una nuova, straordinaria opera fotografica firmata da Michele
Coccioli

Il volume, intitolato “Infinito Eterno Istante“,
rappresenta una tappa significativa nel percorso artistico del fotografo, un
artista che negli anni ha guadagnato ampio riconoscimento nel panorama della
fotografia d’autore. 

Si tratta della sua quarta pubblicazione e arriva a
distanza di 12 anni dalla precedente, che offriva un’interpretazione visiva
della celebre canzone “Volare” di Domenico Modugno.

Questo libro, edito da Pensa Editore, si presenta con una
veste elegante e curata: copertina rigida, 124 pagine di carta patinata, un
formato di 24 x 28 cm, e un prezzo di copertina di € 40,00.

All’interno, trovano spazio 90 fotografie in bianco e nero,
immagini che trasportano il lettore in un mondo sospeso tra realtà e
immaginazione, dove ogni scatto diventa un frammento di eternità catturato
dall’obiettivo di Coccioli.

 

I testi di accompagnamento, firmati da Giuseppina Irene
Groccia
, Pio Tarantini e dallo stesso Coccioli, sono presentati in doppia
lingua, italiano e inglese, e offrono una chiave di lettura intima e profonda
delle immagini, rivelando la profondità e l’intimità dell’ approccio
fotografico dell’autore.

 

Le fotografie di Michele Coccioli fluttuano tra passato e presente,
fondendosi in un sogno ad occhi aperti, dove gli strati della realtà e
dell’immaginazione si sovrappongono e si svelano lentamente.

In questa nuova raccolta, l’autore ha scelto di ampliare
l’inquadratura del suo sguardo, dando vita a una narrazione visiva che invita
l’osservatore a intraprendere un viaggio di contemplazione e introspezione. 
Ogni scatto diventa un momento di quiete, in cui l’anima si distacca dal
frastuono quotidiano per riscoprire un contatto più profondo con sé stessa.

Le immagini, potenti e cariche di significato, non si
limitano a mostrare, ma evocano, suggeriscono e fissano nella memoria di chi le
osserva emozioni e pensieri che vanno oltre il semplice vedere. È un viaggio
affascinante nel mondo interiore, dove Michele Coccioli, con la sua capacità di
cogliere l’attimo perfetto, ci regala non solo fotografie, ma autentici
spiragli sull’essenza dell’anima.

Infinito Eterno Istante” si prospetta non solo
come un libro fotografico, ma come un’opera di rilievo che, attraverso la
delicatezza e la forza del bianco e nero, ci invita a fermarci, riflettere e, soprattutto,
a “sentire”.

Un volume destinato a lasciare un segno tangibile in chi
avrà la fortuna di sfogliarlo e di apprezzare l’inconfondibile ed eterna
eleganza delle immagini di Michele Coccioli.









“Come in una composizione musicale, dove ogni dettaglio è
una nota, ogni movimento è un ritmo, e l’insieme è un’esperienza sensoriale
avvolgente. Coccioli, abile tessitore di simboli visivi, trasforma il linguaggio
della fotografia in una forma d’arte che parla direttamente alle corde
dell’anima. È un dialogo profondo con l’eternità, in cui il significato si
svela attraverso l’intricata danza dei significanti, creando un’esperienza
visiva che va al di là del semplice atto di guardare, aprendo così una porta
verso il misterioso linguaggio dell’inconscio” 

Giuseppina Irene Groccia




“Se una fotografia, come è noto, testimonia sempre di un
qualcosa che è stato, qualcosa cioè che è avvenuto in quella data circostanza di
luogo e di tempo e può essere dunque declinato soltanto al passato, le
fotografie che sfuggono alla rappresentazione realistica – come queste di
Coccioli – paiono entrare in collisione con il concetto di tempo passato: i
mossi e gli sfocati, le impostazioni ardite delle inquadrature, non
cristallizzano il tempo ma lo fanno vibrare in un eterno presente”…. 
”Subentra
qui la lezione di alcuni grandi reportagisti della seconda metà del Novecento,
quando tra il momento decisivo di sapore bressoniano e le riprese
apparentemente più disarticolate visivamente, come i lavori di Robert Frank, si
approda a una nuova concezione del linguaggio fotografico” 

Pio Tarantini






“Il libro pone le basi su un mondo suggerito piuttosto che
urlato il cui linguaggio è rivolto più alla sfera emotivo-psicologia, non è
importante ciò che vediamo, ma ciò che proviamo. Pagina dopo pagina realtà e
sogno si permeano di quelle emozioni e sentimenti che hanno guidato l’uomo nel
cammino della sua evoluzione in un continuo gravitare di gioie, tristezze,
paure, ansie, malinconie e nostalgie” 

Michele Coccioli








Contatti dell’artista 


Michele Coccioli nasce a S.Pietro Vernotico (BR) nel 1956 ed è residente a Casarano (LE). Si laurea in Architettura a Firenze nel 1982 ed è stato Responsabile della Funzione Immobili&Logistica della Banca Popolare Pugliese.Per trentotto anni si è interessato di allestimenti di filiali bancarie, gestione del patrimonio immobiliare e sicurezza. E’ stato inoltre firmatario dei Protocolli D’Intesa con ABI, Prefetture e Forze dell’Ordine per la prevenzione della criminalità ai danni delle banche.  Si interessa di fotografia da oltre quarant’anni, passione che abbina alla professione di architetto inizialmente con lo studio dei grandi maestri del Neorealismo e successivamente delle avanguardie storiche. Suoi lavori sono stati recensiti in Libri e Cataloghi d’Arte: LEADERS, Le nuove avanguardie – Enciclopedia d’Arte Contemporanea,  Speciale “Effetto Arte”, 25 STARS a cura di Salvatore Russo, Spoleto Festival Art, Nuova Arte-Giorgio Mondadori a cura di Paolo Levi, L’ArteCheMiPiace/Magazine ContempoArte a cura di Giuseppina Irene Groccia.

Nel mercato dell’arte è stato uno degli artisti della Orler di Venezia.

Negli ultimi anni ha esposto nella Cattedrale di Orvieto – Exhibitions Orvieto Fotografia 2024, in Albania –  Fiof Italian Ambassador Photography 2023, a Pomezia ( RM) – Anemos 2023, all’Ischia Film Festival Luchino Visconti 2023, alla Contemporary Visions di Roma, alla Biennale di Venezia – Palazzo Zenobio, al Complesso Monumentale Diosuri del Quirinale, al Lishui International Photographic Art Exhibition China, al CASC Banca d’Italia-Roma, alla Casa Internazionale delle Donne-Roma, al Palazzo dei Sette di Orvieto e al Castello Svevo di Barletta, alla Biennale d’Arte del Principato di Monaco, alla DEM Gallery di Venezia.

Ha pubblicato “Volare d’infinito canto” con Vianello Libri, “Puglia, I borghi più belli d’Italia” con Adda Editore, “PugliaLucania” con Electa-Napoli. Alcune sue foto fanno parte della collettiva volumi I e II di PhotoMilano rispettivamente del 2023 e 2024 e del secondo volume di Fotografia Transfigurativa, anno 2023.

 

 

 































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Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.


Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.



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Versi e Bellezza – Un Magico Incontro tra Poesia e il Centro Storico di Cariati

 












Versi e Bellezza

Un Magico Incontro tra Poesia e 

il Centro Storico di Cariati






di Redazione  |18|Agosto|2024|



Un’atmosfera intima e rilassante ha caratterizzato il reading poetico tenutosi ieri sera in un incantevole angolo del centro storico di Cariati (CS).


Il Torrione dell’Annunziata ha ospitato un suggestivo salotto letterario, nell’ambito della mostra “Confluenze emotive“, attualmente in corso fino al 23 agosto presso la Galleria De Tursi, accanto all’antica gelateria Fortino

Un evento che ha inteso mettere in dialogo diverse forme artistiche.



A moderare la serata, le autrici Giuseppina Irene Groccia e Angela Campana, che hanno saputo creare un’atmosfera di relax e coinvolgimento tra i partecipanti. 

La manifestazione ha offerto letture affascinanti estratte dal periodico “Il Solco“, ideato da Pierluigi Rizzo e dedicato alla cultura poetica e ad altre forme d’arte. 



Otto autori, tra cui Margherita Belgrado, Angela Campana, Patrizia Crupi, Giuseppina Irene Groccia, Mario Pino Toscano, Maurizio Traversari, Ida Proto e Maria Romeo, si sono alternati, regalando al pubblico le loro interpretazioni dalle varie edizioni del libro: prestazioni cariche di voce e anima che hanno emozionato gli ascoltatori.





Particolarmente toccante è stata la lettura di brani dall’ultimo libro di Pierluigi Rizzo, “Ombre“. 

Ogni autore presente ha avuto l’opportunità di leggere e interpretare una poesia a scelta, rendendo la serata ancora più coinvolgente. 


L’intervento della direttrice del MuMAM di Cariati, la giornalista e scrittrice Assunta Scorpiniti, ha poi arricchito l’evento, ponendo l’accento sulle tematiche del patrimonio artistico e culturale del nostro territorio, includendo riflessioni sulla storia del Torrione stesso, posto in cui si è tenuto l’evento.





A rendere il tutto ancora più suggestivo sono stati gli intermezzi musicali interpretati dalla meravigliosa voce di Luna Arfuso, che è riuscita a intrecciare armoniosamente le note con la vibrante atmosfera poetica della serata. 



In conclusione, si è voluto esprimere un sentito ringraziamento per l’eccellente servizio audio tecnico fornito da Fabio Arfuso e all’amministrazione comunale per il supporto fondamentale che ha garantito la buona riuscita dell’evento. 

Un particolare riconoscimento va anche all’artista cariatese Alfonso Caniglia, promotore insieme a L’ArteCheMiPiace di Giuseppina Irene Groccia di questa iniziativa, che ha abbinato splendidamente la mostra d’arte contemporanea al reading poetico.







































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Il Paese delle Meraviglie Presenta una Rassegna d’arte contemporanea nella splendida cornice di Golfo Aranci, vera perla della Sardegna

 L’ArteCheMiPiace –  Segnalazione Eventi  

Il Paese delle Meraviglie

Presenta una Rassegna d’arte contemporanea 

nella splendida cornice di Golfo Aranci, vera perla della Sardegna






Il progetto “Il Paese delle Meraviglie” nasce con l’obiettivo di sottolineare l’importanza di portare la cultura, nelle sue molteplici forme, al di fuori dei luoghi “istituzionali” tradizionalmente dedicati alla fruizione artistica. Attraverso l’incontro tra arti figurative, teatro, poesia, musica e danza, gli artisti coinvolti animeranno gli spazi unici di Golfo Aranci, trasformando questa incantevole area della Sardegna in un polo culturale capace di attrarre un pubblico sempre più vasto e diversificato.



Gli Obiettivi

  • Avvicinare il pubblico alla cultura: Il progetto mira a creare una serie di rassegne artistiche all’interno del territorio di Golfo Aranci, utilizzando spazi e location inusuali, lontani dai circuiti culturali convenzionali. Questa scelta intende avvicinare il pubblico alle arti, offrendo esperienze culturali in contesti nuovi e stimolanti.

  • Rendere gli spazi parte integrante della vita culturale: Gli spazi scelti per ospitare le manifestazioni artistiche diventeranno punti di riferimento stabili e condivisi per la divulgazione dell’arte e della cultura, contribuendo a creare una rete culturale diffusa e accessibile.

  • Sviluppare una forte presenza online: Un aspetto fondamentale del progetto sarà la creazione di un sistema informativo online attraverso i principali social network e piattaforme di condivisione di foto e video. Questa attività di digital P.R. e comunicazione sociale sarà essenziale per promuovere il territorio e le sue iniziative culturali in modo efficace e contemporaneo.

  • Coinvolgere e ampliare il pubblico: Il progetto ambisce a raggiungere un pubblico ampio e diversificato, rendendo questi spazi inusuali veri e propri luoghi istituzionali di fruizione culturale. L’obiettivo finale è qualificare Golfo Aranci come un punto di riferimento per l’Arte Contemporanea, rafforzandone l’immagine e l’attrattività come centro culturale innovativo.

“Il Paese delle Meraviglie” rappresenta quindi una sfida affascinante e ambiziosa, volta a ridefinire i confini della cultura e a creare nuove opportunità per la sua diffusione, in armonia con il territorio e le sue peculiarità.








È iniziata il 1° agosto la rassegna d’arte contemporanea curata dal direttore artistico Francesco Dau di Muses Art Gallery, con il patrocinio del Comune di Golfo Aranci

Tredici artisti, provenienti da diverse esperienze e linguaggi, si confrontano in questa suggestiva cornice, che in questo periodo dell’anno mostra il suo splendore più autentico. 

L’evento, che animerà il territorio fino al 15 agosto, offre al pubblico l’opportunità di immergersi in un’esperienza artistica estremamente affascinante, arricchendo l’estate di Golfo Aranci con la bellezza dell’arte contemporanea.






Ma Il Paese delle Meraviglie non si ferma qui. Il progetto proseguirà con un secondo appuntamento imperdibile: il 24 agosto, a partire dalle 21:30, il lungomare di Golfo Aranci ospiterà “Poetizzare sul Lungomare“, un evento sempre a cura di Francesco Dau. 

Questa serata sarà dedicata all’esplorazione dei sentimenti più intensi e profondi, espressi attraverso la potenza evocativa della parola. In poche espressioni, gli artisti coinvolti sapranno condensare emozioni forti e universali, regalando al pubblico un’esperienza coinvolgente in uno scenario naturale mozzafiato.


Il ciclo di eventi organizzati da Muses Art Gallery rappresenta un’opportunità straordinaria per Golfo Aranci, confermando la sua vocazione a diventare un punto di riferimento culturale per l’arte contemporanea in Sardegna.



Il prossimo appuntamento è con la rassegna che si svolgerà dal 16 al 31 agosto. 

Gli artisti interessati alla partecipazione possono candidarsi inviando tre immagini delle loro opere all’indirizzo email musesartgallerymn@gmail.com.
















































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Piazza gremita per “Moda sotto le stelle – Odesa fashion. 50 anni di passione”

 L’ArteCheMiPiace –  Segnalazione Eventi  

Piazza gremita per 

“Moda sotto le stelle – Odesa fashion. 

50 anni di passione”

 

Premiate 15 aziende storiche del territorio calabrese

 





Alessia Attadia: Emozionante vedere le diverse generazioni che prendono le redini delle aziende




Si è rilevato un vero e proprio successo l’evento Moda sotto le stelle Odesa fashion 50 anni di passione”, che ha avuto luogo presso la Torre Sant’Angelo dell’area urbana di Rossanocon la premiazione di ben 14 aziende del territorio calabreseDunque, un vero trionfo la kermesse di moda più attesa della stagione estiva 2024 nella città bizantina, organizzata dalla dott.ssa Alessia Attadia per la ricorrenza dei 50 anni dell’Odesa. Un evento nell’evento. Un’affascinante sfilata di moda con la presentazione di capi del brand Odesa fashion e il riconoscimento alle aziende che rappresentano le eccellenze storiche del territorio calabrese, ognuna nel proprio settore di appartenenza. 








La piazza è stata gremita di genterimasta tale fino alla fine. Il desiderio di ciascuno di godersi lo spettacolo. Tantissimi i consensi per i meravigliosi abiti del brand Odesa fashion indossati dalle modelle sulla passerella. Non sono mancati momenti emozionanti e di forte commozione a partire dai video storici che scorrevano al momento della premiazione sul grande ledwall posizionato sul palco. Utuffo nel passato, con immagini storiche delle aziende che hanno contribuito a creare il tessuto economico del territorio e che continuano con grande tenacia e determinazione a tesserne le trame. L’omaggio dei nipoti dedicati ai nonni fondatori dell’Odesa con una bellissima canzone con chitarra e voceMatteo Ruffolo alla chitarra, Anita Simonini ed Elisa Pignatari voce. Infine, la bellissima lettera, carica di emozione, che ha suscitato molta commozione tra i presenti, dedicata ai propri genitori, dalla dottoressa Alessia Attadia. È stato davvero toccante vedere salire sul palco, al momento della premiazione, le diverse generazionipadre e figli che hanno preso le redini dell’azienda per condurle innovandole verso un futuro si spera radioso. L’auspicio della referente dell’evento è che ci possa essere maggiore partecipazione da parte delle istituzioni pubbliche locali a iniziative del genere, volte alla promozione del territorio. Non dimentichiamoci – ha affermato la dottoressa Attadia – che sono le aziende il vero motore dell’economia ed è doveroso, a parer mio, dare il giusto elogio e riconoscimento a coloro che, nonostante le criticità del territorio continuano a dare valore all’economia dell’area geografica di appartenenza”. La stessa dottoressa Attadia ha espresso soddisfazione per la riuscita dell’evento. “È stata un’impresa ardua organizzare quest’iniziativa, senza alcun supporto economico di tipo pubblico” 







La dedizione, la passione e l’ostinazione che scorre nelle mie vene hanno reso vincente lamanifestazione”. Alla dottoressa Attadia non sono mancate parole di ringraziamento verso le 14 meravigliose aziende che hanno accettato il mio invito a essere premiate e che mi hanno dato fiducia. A loro – ha detto – va il mio più grande riconoscimento. Ringrazio gli sponsor, le partnership e tutti coloro che sono intervenuti attivamente alla realizzazione dell’evento che ne hanno decretato il successo. Penso già alla VI edizione di moda sotto le stelle di Odesa fashion e alla II edizione del premio eccellenze del territorio perché – ha concluso – le aziende del territorio da premiare sono veramente tante e meritano il giusto riconoscimento”. 




(Fonte: Odesa fashion / Comunicazione: Studio di Sociologia e comunicazione Dott. Antonio Iapichino)

 

























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Eugenio Franzò, un artista con il mestiere nelle mani che ha ritmo nel tratto e nel colore

  L’ArteCheMiPiace –  Divagazioni sull’Arte




















Eugenio Franzò, un artista con il mestiere nelle mani che ha ritmo nel tratto e nel colore





di Walter Festuccia |09|Agosto|2024

 
Amici lettori bentornati nel nostro spazio artistico, oggi voglio presentarvi un nuovo artista che non conoscevo, d’altra parte non possiamo conoscerli tutti, tutti e in questo caso devo ringraziare LartecheMipiace un blog che attraverso un lavoro incessante ed appassionato, attraverso competenza e lungimiranza scopre e mette in luce talenti, andando a scovare in giro per l’ambiente dell’arte i migliori, forse vorrebbe dedicare le proprie attenzioni a tutti anche ai meno bravi ma lo spazio come il tempo è tiranno e perciò eccoci qua e davanti a me vedo un paio di opere che ora sto per andare a descrivervi. Mi state chiedendo “sì vabbè ma l’artista chi è?” Giusto amici lettori oggi parleremo di Eugenio Franzò e secondo me il suo destino è stato scritto nel suo nome “Eugenio” ripetetelo insieme a me “ma che belle le opere di Eugenio”, “Eugenio è proprio un gran artista”, sentite come suona bene “Eugenio” avvicinato alle sue opere? 
Ma di Eugenio vorrei saltare la bio, il curriculum, di lui parlano meglio le sue opere, di lui voglio focalizzarmi sul suo “mestiere” cos’è il “mestiere”?
Il mestiere è il lavoro che molti fanno per tutta una vita, alcuni sono nati e predisposti per quel “mestiere” per tradizione i lavori manuali sono quelli che fotografano meglio la parola “mestiere” questa parola vi sta rimbombando in testa quasi ossessionatamene? Tranquilli i tempi moderni li stanno cancellando ma questo è un altro discorso, fortunatamente gli artisti potrebbero essere forse gli ultimi e perciò Eugenio è secondo me un predestinato, uno che aveva nel DNA l’imprinting dell’arte e poi esercitandosi lavorando, studiando, sperimentando, ha costruito e imposto il suo stile, la sua arte. A me di primo impatto è piaciuto vedere le sue tele piene di materia, immagini costruite come un bravo artigiano ed ecco che entra in scena il mestiere, però poi avviene che la genialità, l’improvvisazione tipica dei bravi artisti, lo fa uscire da uno schema , lascia la routine e partendo per la tangente della fantasia con amore ficca dentro l’opera colori, forme varie, segni, a proposito mi piace un sacco quel suo segno quasi graffiato, deciso, spatolato pieno di energia che poi diventa classe quando il colore velato diventa raffinato, vogliamo dire anch’esso frutto del mestiere? Forse si ma per un artista la libertà di separare in certi momenti la manualità dalla propria mente e dal proprio cuore, quest’artista rimane artigiano ma anche geniale. Stop, Eugenio simpaticamente per questa sviolinata non mi ha pagato un caffè e quindi ora vado a descrivervi al volo le due opere che ho scelto per voi.


 
In “Nuova vita” la forma tonda è protagonista e anche se l’opera sviluppa in verticale, le rotondità della pancia, del popò, della gonna lunga, del seno di profilo, dell’acconciatura sulla testa che fa pendant con il sole che amorevolmente e con dolcezza illumina il volto e le guance anch’esse tondeggianti della donna in un immagine sentimentale che profuma di ottimismo e di fiducia per il futuro, tutti i colori sono pastello e delicati, la stessa delicatezza del passo di questa donna che a dispetto del formato sembra uscire dalla tela per andare verso il suo avvenire radioso, sarà una mamma è la potenza della vita che scorre.


 
L’altra opera è “Esmeralda” (Venezia durante il lockdown), la guardo e idealmente seguo lo scorrere dell’acqua lungo il canale, questa opera ha un ritmo e a breve vi dico quale, intanto mi godo il tratto felpato quasi da sogno del pittore, il suo materico è forte ma non invadente perché la scena la prende come detto prima l’acqua che scorre, c’era una pandemia in atto? L’acqua scorre e arriverà al mare, Venezia ne è testimone tutto passa, tutto si alterna, alla fine la vita va avanti lo stesso e nessuno la ferma perché è la natura che comanda. Prima vi ho parlato di ritmo, bene in Eugenio in tutte le sue opere vedo un gran bel ritmo, un ritmo soft, la musica dipende anche dai gusti ma di sicuro un buon sound mette d’accordo tutti, io nelle sue opere ascolto con lo sguardo una musica invisibile, conoscete Chet Baker? Ecco ascoltatelo mentre ammirate le opere di Eugenio Franzò, una musica dolce, apparentemente triste, lenta, soffice, una musica per l’animo, l’arte di Eugenio serve a dare un corpo colorato a quelle emozioni.

Amici lettori, ringraziando l’artista che attraverso 40 anni di carriera da pittore, illustratore di libri e quotidiani, mai digital sporcandosi amabilmente le mani con la materia più viva che c’è ancora si diverte come un matto creativo, che divertimento ci sarebbe senza la manualità? Amici lettori oggi avete conosciuto un vero artista, ringraziamo LartecheMi piace Blogartecultura che ce ne ha fornito l’opportunità, ci rivediamo prossimamente, siamo in clima vacanze, buone vacanze a tutti dipinte dall’arte è meglio.

 
SPAZIO SPRECATO È QUALSIASI SPAZIO IN CUI NON CI SIA DELL’ARTE. (ANDY WARHOL)

 






















©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 




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