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Aprile 2024

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GREEN SPORT & ARTE EN PLEIN AIR – PATIR 3^ Edizione 2024

 

GREEN SPORT & ARTE EN PLEIN AIR


PATIR
3^ Edizione 2024

PATRIMONIO, COMUNITA’, VISIONI

M E D I T E R R A N E O

Culture Scambi Immaginari





di Redazione |28|Aprile|2024|



Questa mattina, in un’atmosfera impregnata di spiritualità e natura, la passeggiata ciclistica Green Sport organizzata dalle ASD Ioniche, partita dal castello di Corigliano (CS) e diretta al Complesso Monastico Basiliano di Santa Maria del Patire di Rossano (CS)  è stata accolta dalle magnifiche opere di sedici artisti partecipanti all’evento Arte En Plein Air, organizzato e curato da Patrizia Crupi, presidente dell’associazione Centro Studi Artistici Segantini



In collaborazione con le associazioni L’ArteCheMiPiace di Giuseppina Irene Groccia e Centro Arte Club di Ercolino Ferraina, sono stati coinvolti numerosi artisti locali che hanno donato per un giorno i loro colori e la loro creatività al mondo circostante, creando così una connessione con l’anima del luogo e la sua spiritualità. Le opere esposte, curate con abilità artistica e scenografica dalla stessa Crupi, hanno fornito lo sfondo perfetto al momento dei ringraziamenti e dei saluti da parte di tutte le associazioni coinvolte, sia sportive che artistiche.



Patrizia Crupi, Artista e coordinatrice dell’evento artistico, Giuseppina Irene Groccia, Artista e collaboratrice evento, Costantino Argentino, Assessore al Turismo della Città di Corigliano Rossano (CS)



All’aperto, i lavori artistici esposti hanno assunto un significato particolare, integrandosi con il linguaggio della natura, il silenzio spirituale del luogo e i colori della flora circostante. Gli artisti che hanno partecipato sono tutti ben noti nel panorama artistico locale. 





Si tratta di Alfonso Caniglia, Chiara Comite, Patrizia Crupi, Ercolino Ferraina, Rosaria Ferraro, Giuseppina Irene Groccia, Enzo Labonia, Eliana Noto, Roberto Placonà, Ida Proto, Natalino Scino, Lucia Sifonetti, Immacolata Tucci, Isabella Tucci, Michele Tucci e Antonella Vincenzo.





Infine, a tutti i partecipanti è stato riservato un momento di convivialità, con un generoso buffet offerto da diversi sponsor in collaborazione con l’associazione Rossano Purpurea, guidata con passione e impegno da Alessandra Mazzei Il suo programma Patir, giunto ormai alla terza edizione, ha incluso con successo questo eccezionale evento artistico.




©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 


La sezione Segnalazione Eventi propone informazioni su manifestazioni dedicate ad arte e cultura. Gli interessati alla pubblicazione degli eventi culturali in questa sezione, potranno inviare relativo comunicato stampa, locandina e altro materiale informativo alla seguente email: gigroart23@gmail.com

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Vernacolando Presentazione della Silloge Poetica alla Biblioteca Ingenio

 L’ArteCheMiPiace – Segnalazione Eventi 





Vernacolando



Presentazione della Silloge Poetica alla Biblioteca Ingenio







di Redazione |24|Aprile|2024|




La Biblioteca Ingenio, ubicata in Via A. Vespucci, 41 a Rossano Scalo, è lieta di annunciare la presentazione dell’Antologia di liriche “Vernacolando“, una raccolta preziosa di opere poetiche in vernacolo realizzata da L’ArteCheMiPiace in perfetta sinergia con il Gruppo Amici Poeti di Corigliano Rossano


La serata, che si terrà domenica 28 aprile alle ore 17:30 sarà coordinata da Adolfo Cortese insieme al Professore Giuseppe De Rosis, illustre figura della cultura locale.


La serata di presentazione sarà arricchita da interventi da parte di alcuni autori dell’antologia, che condivideranno con il pubblico le loro ispirazioni, il processo creativo e le emozioni che hanno animato le loro opere e l’intero progetto.


Durante un coinvolgente reading poetico, gli autori presenteranno le proprie opere. Tra di essi figurano Angela Campana, Pasquale Caruso, Maria Curatolo, Lina Felicetti, Aldo Fusaro, Luigi Godino, Marisa Lucisano, Ornella Mamone Capria, Stefania Pezzo, Pietro Pometti, Ida Proto, Anna Ruffo, Costantino Castriota Scanderbeg e Marinella Scigliano.


Sarà sicuramente un’opportunità interessante quella di conoscere da vicino le voci dietro le pagine di “Vernacolando”, immergendosi ancora di più nel ricco tessuto culturale e linguistico della poesia vernacolare.



Inoltre, per intrattenere ulteriormente il pubblico presente, ci saranno le musiche del talentuoso Carlo Lucisano, che accompagneranno i momenti salienti della serata. Il cantautore rossanese presenterà una selezione di brani in vernacolo, in perfetta sintonia con le liriche del libro, sia per la loro bellezza che per il loro significato, evidenziando così l’importanza del vernacolo in tutte le espressioni artistiche.


“Il volume presenta una ricca selezione di componimenti poetici, evidenziando come, all’interno del panorama letterario, la poetica dialettale abbia conquistato un ruolo significativo. Essa si configura come un punto di ancoraggio per numerosi poeti, che ne hanno riconosciuto il valore come elemento di connessione tra la profondità della tradizione e l’urgenza della loro vocazione poetica. Questa ricerca di equilibrio è costantemente guidata dalla naturalezza del verso e da un’effusiva affabilità, evidenziando così la vitalità e la rilevanza della poesia in questo contesto.

Un’esplorazione incessante dei dati della realtà e la costante ricerca di chiarezza nella creazione poetica delineano una narrazione a più voci che si distingue per la sua imprescindibile chiave di lettura. Le coordinate fondamentali emergono nella riscoperta della musicalità compositiva e nella curata disposizione sulla pagina, inclusa la rispettiva traduzione in lingua. Questi elementi caratterizzano il percorso poetico con tratti decisi e incisivi, che si manifesta come un ricco patrimonio culturale intessuto delle peculiarità del territorio, dell’identità di un popolo e delle sfumature degli usi e costumi locali.”


Giuseppina Irene Groccia 




Estendiamo un caloroso invito a tutti gli appassionati di poesia e cultura a unirsi a questo evento dedicato alla bellezza della poesia dialettale. L’intento è quello di creare uno spazio di condivisione e celebrazione, dove le parole e la musica prendono vita attraverso i ricchi toni e le sfumature dei dialetti locali. 

















©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 


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Cercando l’essenza. Nebbie dentro e fuori – L’Arte Fotografica di Pier Paolo Tralli a Voghiera

 L’ArteCheMiPiace – Segnalazione Eventi 

Cercando l’essenza.
Nebbie dentro e fuori

L’Arte Fotografica di Pier Paolo Tralli a Voghiera 




Giunge a Voghiera l’ interessante esposizione personale del fotografo Pier Paolo Tralli, in programma dal 27 aprile al 26 maggio 2024, presso la rinomata Sala delle Bifore del Museo Civico di Belriguardo, situata in via provinciale 274

Questa sede, antica dimora estiva della corte estense, continua a conferire prestigio e lustro al Comune di Voghiera. 

Sotto il titolo eloquente di “Cercando l’essenza: Nebbie dentro e fuori“, l’evento, promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Voghiera, si propone di immergere gli spettatori in un’esperienza estetica e concettuale di alto profilo.


Con raffinata eloquenza, Pier Paolo Tralli ci guida in un viaggio attraverso la dimensione più intima e significativa della fotografia, trasmettendo un’interpretazione profonda e molto personale della realtà visiva. Attraverso un’esplorazione sensibile delle nebbie, sia fisiche che metaforiche, l’artista invita il pubblico a penetrare nelle sfumature più sottili della percezione e dell’essenza stessa dell’esistenza.


A tal riguardo l’artista afferma:


Fotografare per me significa cercare un senso dietro le cose, dentro le cose e dentro

se stessi. Tracce, risposte solo accennate, sensazioni che all’ improvviso ti attraversano e ti pare di aver capito tutto, ma probabilmente era solo un altro piccolo frammento del puzzle, avanzando ancora a tentoni nella nebbia, quella meteorologica, che nasconde e svela contemporaneamente e quella interiore che intorpidisce e predispone al sogno.”


L’inaugurazione, programmata per il 27 aprile alle ore 18:00 presso la Delizia Estense di Belriguardo, promette un momento di importante valore culturale e sociale. 


L’evento, aperto al pubblico senza necessità di prenotazione e arricchito da un momento conviviale, costituirà un’occasione imperdibile per immergersi nell’universo artistico di questo abilissimo fotografo e per condividere emozioni e riflessioni con altri appassionati.


Vi invitiamo a partecipare a questo straordinario evento culturale e ad abbracciare l’opportunità di arricchire il proprio patrimonio esperienziale attraverso l’arte fotografica di questo talentuoso artista. 



















©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 


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IL VIAGGIO OLTRE LA TELA – Conferenza sull’uso dell’Intelligenza Artificiale nell’arte

  L’ArteCheMiPiace – Segnalazione Eventi 





EVENTI DEL PADIGLIONE NAZIONALE DELLA REPUBBLICA DEL CAMERUN 


60. Esposizione Internazionale d’Arte


Ore 17.30 – 26 aprile 2024

Piano Nobile di Palazzo Donà dalle Rose








 IL VIAGGIO OLTRE LA TELA”

Conferenza sull’uso dell’Intelligenza Artificiale nell’arte


Intervengono


Moderano


Per l’occasione verrà aperta al pubblico la mostra personale dedicata a dieci Donne della Storia di Venezia con opere inedite dell’artista



MARZIA RATTI


VENETIAN DoNnA BOXES”

a cura di Alessio Musella | 26 aprile – 3 maggio 2024




CONFERENZA

“IL VIAGGIO OLTRE LA TELA”


La conferenza verterà sull’uso dell’Intelligenza Artificiale nell’arte, cercando di indagarne le potenzialità ed i limiti.


L’obiettivo è dare vita ad un dibattito profondo, stimolante e coinvolgente tra chi opera un’indagine pittorica, sociologica e storica sul tema A.I. come gli artisti Marzia Ratti e Gianluca Balocco Moor e chi invece come l’artista David Berkovitz predilige altri “mondi” e differenti modalità espressive.


Sia Balocco sia Berkovitz sono stati artisti in residenza presso la Fondazione Donà dalle Rose nei mesi di Gennaio e Febbraio 2024.


Gianluca Balocco Moor racconterà la sua arte, pittura e indeterminazione, attraverso il lavoro “Caduceo”, la prima opera trans-pittorica che unisce pittura, fotografia e A.I., ispirata al paesaggio erotico di William Turner di cui ne riporta la materia con una tecnica 3D. Un tableau vivant in continua ed impercettibile mutazione che verrà esposto nella sua versione elettronica impermanence.


David Berkovitz interverrà nella dialettica contrapposta al tema della conferenza con la sua opera dominata da tagli verticali sulla carta, rimandando a tutto ciò che è mistero nella vita e oltre. I tagli ora squarci potenti, ora movimenti leggiadri, sono protesi verso mondi segreti che attendono di essere svelati.


Prima della conferenza verrà proiettato il cortometraggio “The Voice of the Planet” con la Regia e Sceneggiatura di Lisa Festa, Film Editor Max Menghini, Prodotto da DNA Cultural/Black Dof Film / Fondazione Donà dalle Rose, tratto da soggetto Sulla storia dell’artista veneziano Michele Tombolini, già artista della collezione Fondazione Donà dalle Rose.



MARZIA RATTI

“VENETIAN DoNnA BOXES”


In esposizione a Palazzo Dona’ dalle Rose, nella Galleria al piano nobile, alcune opere molte intime ed impattanti dell’artista Marzia Ratti che racconta la storia di Venezia attraverso quella 

di dieci donne le quali a loro volta parlano e si raccontano al pubblico, una ad una attraverso altrettante dieci opere sotto forma di piccoli feti dormienti conservati in un liquido che ne lascia trasparire i colori, i simboli, sprigionando significati iconografici tra le trame della loro vita tramandata. 




Questi dieci preziosi scrigni di vetro raccontano e conservano il loro DNA, traghettandolo nell’universo quantico. Ogni singola opera è dunque un tributo all’espressione, alla consapevolezza e all’ eccellenza al femminile.


Le donne di Venezia di Marzia Ratti si materializzano oltre il racconto, restituendoci la forma del pensiero, come la proiezione di una visione distopica capace di riportare nel presente il loro DNA, rendendole così ancor più eterne.





ORARI MOSTRA

11.00 – 17.00 tutti i giorni tranne il lunedì

sabato / domenica: saranno presenti l’artista Marzia Ratti e l’art curator Alessio Musella




Per ulteriori informazioni

Ufficio Stampa Fondazione Donà dalle Rose

Giordana Sapienza 

+39 342.8538791

 

press@fondazionedonadallerose.org


www.fondazionedonadallerose.org




















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Theorein di Giuseppe Maiorana – Mostra di Scultura

 L’ArteCheMiPiace – Segnalazione Eventi 



Inaugurazione della mostra di scultura 

Theorein 

di Giuseppe Maiorana

A cura di Tiziano Lera 


In collaborazione con Oblong Contemporary Art Gallery

e la Fondazione Villa Bertelli


Sabato 4 maggio ore 17.30 

Pianoterra Forte di Leopoldo 

Forte dei Marmi 


Aperta al pubblico dal 5 maggio al 2 giugno 2024

al seguente orario: martedì e giovedì dalle 16.00 alle 19.00

mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00. Lunedì chiuso.


Ingresso libero. 

 

 

Io sono balena. Giuseppe Maiorana raffinato ed eclettico artista siciliano, ma con sangue polacco nelle vene, parte da questa affascinante, quanto insolita identificazione per raccontare la mostra Theoreinuna serie di bronzi che verrà inaugurata sabato 4 maggio alle 17.30 al pianterreno del Forte di Leopoldo I a Forte dei Marmi, dove rimarrà fino al 2 giugno 2024Lesposizione è a cura di Tiziano Lera, in collaborazione con Oblong Contemporary Art Gallery e la Fondazione Villa Bertelli e rientra nel calendario messo a punto dall’amministrazione comunale per questa primavera. 





L’opera è un mondo animale nella sua interezza, che propone una realtà primordiale, dove, tutti gli esseri riprodotti, dal più piccolo come lo scarabeo,al più grande, come l’elefante, rispettano un equilibrio e una forma pulita in reciproca armonia. Vittorio Sgarbi ha scritto di lui “La visione di queste forme mi fa pensare di essere davanti ad un artista dotato. Voglio dunque tributare a questo scultore siciliano il mio riconoscimento con l’approfondimento delle immagini, della sua capacità autentica di dare forma a un mondo di animali, dotati di anima fondamentale: l’anima della forma del pensiero, che estrae una sintesi. Maiorana ha colto la natura spirituale del mondo degli animali che sono simboli, sono emblema, sono divinità”. 





Un tributo meritato per l’artista, che, in questa mostra porta tutta la bellezza di una natura, quale effettivamente è, in cui gli animali rappresentano il tutto e sono in grado di sorprendere il visitatore, semplicemente mostrandosi nell’essenzialità della loro esistenza. La balena citata da Maiorana è il raggiungimento della più profonda espressione di questo suo viscerale rapporto con il mondo animale, a lungo studiato, vissuto e perfino sognato negli anni e che adesso trova espressione d’arte nell’esposizione a Forte dei Marmi. Un’emozione unica, che emerge da queste figure, così semplici nella loro lineare costruzione, ma così impattanti per la parte più intima di ognuno noi, alla quale arriva il messaggio dell’artistanato dal cuore e trasmesso direttamente dalle sue mani. 




La mostra rimarrà aperta al pubblico dal 5 maggio al 2 giugno 2024 al seguente orario: martedì e giovedì dalle 16.00 alle 19.00 mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00. Lunedì chiuso. 


Ingresso libero




















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Interviste

Un’intervista esclusiva con Andrea Barretta sull’Arte e la Cultura Contemporanea

L’ArteCheMiPiace – Interviste

 

 

 

 

 

 

Un’intervista esclusiva con 

Andrea Barretta 

sull’Arte e la Cultura Contemporanea

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |19|Aprile|2024|

 

 

Con una carriera eccezionale che abbraccia il giornalismo, la scrittura, la curatela e la critica d’arte, Andrea Barretta non necessita di presentazioni. 

Il suo percorso ammirevole è segnato da grandi collaborazioni, successi e gratificazioni, rendendolo una figura di spicco nel circuito dell’arte.

Con il suo studio a Brescia, si è guadagnato una reputazione di paladino dell’arte e della cultura, impegnandosi instancabilmente nella difesa della bellezza e nell’esplorazione dei percorsi creativi della comunicazione. 

La sua vasta conoscenza e la profonda comprensione dei diversi ambiti disciplinari si fondono in una trama intricata di saperi, conformato dall’uso critico che ne fa in ogni sua esperienza concreta. Autore di saggi accattivanti e stimolanti, Barretta si distingue per la qualità argomentativa e la capacità di condividere un’etica comune attraverso la sua scrittura. Le sue numerose conferenze sono sempre seguite con interesse, testimoniando il suo ruolo centrale nel dialogo culturale contemporaneo. 

Come curatore ha firmato numerose mostre di artisti contemporanei e di arte moderna, portando avanti una visione  progressista e innovativa che ha attirato l’attenzione del Metropolitan Museum di New York. Il suo impegno nel campo della critica d’arte si traduce anche nella cura e nella realizzazione di cataloghi d’arte arricchiti dai suoi testi critici illuminanti. 

Il riconoscimento internazionale del suo lavoro è stato sottolineato dalla sua accoglienza privata da parte di Giovanni Paolo II e dall’inclusione nel Comitato critico del prestigioso “Catalogo dell’Arte Moderna” dell’Editoriale Giorgio Mondadori. Il suo contributo al mondo dell’arte e della cultura è stato ulteriormente onorato con l’assegnazione dell’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, testimonianza del suo straordinario impegno e della sua influenza nel campo della cultura contemporanea.

 

 

 

 

 

 

 

Andrea Barretta

 

 

 

Nell’intervista a seguire avremo l’opportunità di immergerci nel pensiero di Andrea Barretta e di scoprire i dettagli affascinanti della sua eccezionale carriera professionale.

 

 

 

 

Quando è stato il momento in cui ha iniziato il suo viaggio nell’ambiente artistico?

 

Non c’è un momento preciso ma fin da giovane l’apprezzare il piacere della bellezza che ci circonda e l’amore di mio padre per l’arte sempre presente in casa per gli artisti che frequentava. Poi nella mia prima carriera professionale, quella di giornalista, mi sono sempre occupato di cultura e recensioni sia letterarie che d’arte e ben presto ad essere editorialista. Da lì il passaggio ad essere scrittore e critico d’arte è stato consequenziale.

 

C’è stato un momento o episodio grazie al quale ha capito di volersi dedicare a questa professione? 

 

Dal mio ingresso nella redazione di un settimanale nel 1977 che mi ha consentito di dare stura al mio desiderio di scrivere ma anche di organizzare, promuovere eventi e il mio primissimo amore letterario che è stata la poesia. Poi la conferma con la mia direzione di altri giornali.

 

 

 

Qual è stato il processo attraverso il quale ha trasformato il suo stile di scrittura dall’ambiente giornalistico al mondo dell’arte? Come si differenzia la scrittura in questi due contesti?

 

Non c’è stata e non c’è una trasformazione. Il giornalismo rende chiara ogni esposizione linguistica e questo è un bene per la critica d’arte che se ne avvantaggia con testi chiari sull’arte e gli artisti, non con un linguaggio critichese spesso autoreferenziale che troviamo purtroppo oggi in tanti ambiti. Allorquando la cultura e l’arte non sono più motivo di aggregazione ma di disgregazione nel non dare significato e ruolo a competenze che evidenzino il rispetto del principio di credibilità. In tal guisa, dopo anni d’arte di grande fermento, il mito multidisciplinare dell’autodefinizione termina il suo percorso e provoca l’allontanamento dal criterio della bellezza e, negli anni successivi, ne ha sancito la decadenza. Sono stati messi in subordine i temi iconografici, gli elementi di conoscenza, a originare un’arte speculativa che sta dando luogo a una sorta di gioco spregiudicato, in cui è abolita ogni residua distinzione, in un’epoca già definita altermoderna, ossia il desiderio di agire in modo alternativo, successiva al postmoderno e prima ancora al modernismo. Siamo nella “bellezza d’indifferenza” duchampiana già in atto nel 1912 e che si caratterizza in un’assenza di qualità e particolarità connotative in una assenza estetica, dissociando l’idea di arte dalla bellezza, in quella smaterializzazione che oggi ancora viviamo nello sconfinamento in ormai finti readymade.

 

C’è un momento, un’opera, una collaborazione o una figura che hanno particolarmente influenzato il suo percorso come curatore e critico d’arte che risiede nei suoi ricordi?

 

Sono vari. Soprattutto la coscienza di un linguaggio artistico per intuire la crisi in atto, che è anche semantica, soprattutto quando certa arte abdica nel dimenticare sé stessa. Eppure non è un archetipo, perché l’artista è il divenire con il mutare dei contesti sociali, siano essi riferibili alla collettività sia all’attualità. Tuttavia quando l’arte è impregnata di stereotipi in parole prive di lucidità e intransigenza, verbali e scritte, tra composizione discorsiva e funzione formale, tra lettura e godimento dell’opera, perde la sua capacità di trasmettere emozioni e messaggi. Che si esprime ma non si rivela. Poi c’è l’altra arte, quella che è letta in tutte le lingue del modo senza essere poliglotti, che conserva nel tempo qualcosa da dire, qualcosa da cui ripartire per ritrovare quella direzione che abbiamo smarrito, senza prendere sul serio quanto è solo intrattenimento, gioco, diversione.

 

 

 

Quali sono stati i libri o gli autori che hanno influenzato e contribuito a formare il suo pensiero critico e curatoriale?

 

Mi piace l’approccio filosofico all’arte, dell’osservare e del guardare per vedere. Interessanti autori come: Kant, Bauman, Baudrillard, Clair, Baudelaire, Dorfles, Goodmann, Longhi, Danto. E anch’io cerco di dare indicazioni per formare un’opinione, per aprire un dibattito, ma si evince anche un mio convincimento, una constatazione più che altro, cioè rimandare al mittente le opere di coloro che stenografano idee altrui, né rinnovatori né pionieri ma epigoni, in un fare che attinge alle avanguardie storiche e che dunque non ha niente da dire di nuovo, in una contestualità che sembra dirci che tutto può diventare arte. E noi siamo parte di quel che accade se non riusciamo a metabolizzare un cambio di mentalità. Se non ci diamo una scossa, saremo tutti untori nel preferire la tranquillità del non vedo, non sento, non parlo … nel lasciare che l’arte sia tutt’altra cosa, non il riconoscerla per quello che è ma in mercanzie, in acquisti nei luoghi simbolo del consumismo, dove alcuni artisti giunti sul mercato internazionale predicano bene ma razzolano male in sermoni social popolari contro tutto e il contrario di tutto, mentre le loro opere non hanno certo prezzi abbordabili. Non ribelli ma proletari nel lusso, nell’ipocrisia di proclamarsi fustigatori degli squilibri sociali, coperti nel far pensare che è inevitabile e normale, perfino accettabile la loro pseudo arte. Artisti concettuali sul mercato internazionale tra milioni di dollari o euro, mentre ci sono tanti altri bravissimi artisti che non riescono a emergere, e io sto con questi.

 



 

Secondo lei, quali sono gli elementi che rendono questo lavoro particolarmente gratificante?

 

Per me nello svelare la mistificazione che argomenta la smitizzazione dell’arte. Joice esortava a “cercare adagio, umilmente, … di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch’essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un’immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere” e sosteneva che “questo è l’arte”. È l’arte che “ha bisogno o di solitudine o di miseria, o di passione”, come “un fiore di roccia che richiede il vento aspro e il terreno rude”, precisava Dumas padre, ed è questo il bello di prim’ordine. Cerchiamo, insomma, di far sì che nessuno ci dica cos’è l’arte, e a cosa serve, perché lo sappiamo già: è quella che risiede dentro di noi. È questo discernere che dovrebbe dare l’esempio di perfezione che si manifesta nel brivido che si prova davanti al vero capolavoro, alla vera opera d’arte che è, diceva Hegel, “essenzialmente una domanda, un’apostrofe, rivolta a un cuore che vi risponde, un appello indirizzato all’animo e allo spirito”.

 

 

Qual è stata la sua più recente iniziativa curatoriale e quali sono i progetti su cui sta attualmente lavorando?

 

La più recente la mostra “Pop Art: da Warhol agli italiani”, conclusa in aprile, alla Galleria Fucsia di Brescia. La cultura artistica d’oltre oceano fino a una mia selezione di artisti italiani, da Warhol a Rauschenberg e Keith Haring, a confronto tra le diverse anime della pop art italiana, da Enrico Baj e Mimmo Rotella a Tano Festa, Franco Angeli, Mario Schifano e Lucio Del Pezzo. E Piero Manzoni, Ugo Nespolo, Marco Lodola e Concetto Pozzati.

 

 

Come bilancia la sua autonomia creativa con le aspettative della galleria o dell’istituzione che le commissiona una mostra?

 

Nell’essere indipendente. L’arte contemporanea è intervenuta con una rivoluzione che ha liberato nuove potenzialità ma ha mancato di aprirsi al largo pubblico divenendo preda di un’arte abusata. Un paradosso che va superato con artisti nella creatività espressa che superi un panorama artistico dove ci sono più attori che spettatori. Occorrono nuovi “incontri”, perché l’esperienza conoscitiva oggi si esercita soprattutto in un percorso sinergico in rapporto con il mercato, la produttività e le dovute verifiche storiche e critiche, oltre che sui modi di significare i metodi di lettura dell’arte rispetto a un approccio contemporaneo. Cercando di alimentare l’emozionarsi in un rapporto umano con gli artisti, che sono il vero collante e il motore insieme alle gallerie d’arte che permette di poter seguire e apprezzare il mondo dell’arte nel suo continuo movimento.

 

 

 

Qual è stata la mostra d’arte più stimolante che ha curato finora e perché?

 

Quelle che ho presentato in diverse città e quella che ho curato alla Galleria ab/arte di Brescia che ho diretto per diversi anni, tra cui: Andy Warhol e Marilyn, l’arte e la visione di un’icona; Fotografie dal set nella storia del cinema della Metro Goldwyn Mayer; La via pulchritudinis, dal Cinquecento ai maestri dell’arte moderna; Dadavanguardie da neo a post; Emblema e i protagonisti dell’informale italiano; Baj e Guttuso, la fantasia e la realtà; L’inquietudine nell’espressionismo italiano; Il colore e la forma nell’arte del XX secolo; Mimmo Rotella, il décollage e il cinema; Le donne di Guttuso e le altre; Nud’arte, in un dibattito tra estetica e cultura; Novella Parigini e gli artisti della Dolce Vita. E molte altre di artisti contemporanei che sarebbe troppo lungo elencare qui ma che si possono leggere nel mio sito ufficiale su internet.

 

 

Qual è il suo approccio alla selezione degli artisti da includere nelle sue mostre?

 

Lei cita una parola molto importante: “selezione”, che è il mio modo di fare serio e professionale sia per le mostre personali sia per le collettive, soprattutto queste ultime dove la partecipazione è lasciata spesso al caso: tutti senza un invito personalizzato e tutti in un calderone con opere che non dialogano tra loro. Non è il mio modo di fare. Intendo sempre selezionare artisti validi e opere valide nel costituire mostre che abbiano come punto focale l’armonia, alla base della bellezza. In tutte le grandi mostre di arte moderna che ho curato ho scelto sempre in prima persona le opere da esporre, e così anche per quelle contemporanee in una visione d’insieme che gli artisti non possono avere, fermo restando che questi stessi artisti vanno sostenuti ma non per forza assecondati. Un progetto curatoriale implica molti fattori spesso complessi per tipo di opere, soggetti, formati, tecniche, e questo nel mio essere anche critico d’arte porta a scelte oggettive e mai soggettive. 

 

 

 

Tra gli artisti contemporanei che ha avuto l’opportunità d’incontrare personalmente, quali ritiene siano stati cruciali per l’avvio della sua carriera professionale? E quali sono stati i motivi di questa influenza?

 

Sono talmente tantissimi che è impossibile citarne solo qualcuno. Tutti hanno avuto con me un rapporto di dare e avere, fin quando c’è l’umiltà di ascoltare. Motivo comune per molti, nella loro bravura, è percepirne incertezze al cospetto dell’estetica e nell’interrogarsi su cosa facciamo, cosa è cambiato, cosa sta accadendo. Intorno si parla soltanto di artisti famosi che propongono cose orrende e loro cadono in un dato ineludibile: siamo in uno stato di svilimento; rassegnati e privi dell’energia necessaria per combattere l’incuria e incamminarci verso la bellezza che invita a prodigarsi affinché non significhi disinteresse. Non c’è sviluppo ma cedimento. C’è lo stordimento che s’inquadra nelle incongruenze di composizioni appartenenti alla coreografia, nell’affettazione salottiera di un accesso mediato dalla parola e senza sarebbero ben poca cosa. Sta a noi, e io sto con questi artisti che ho incontrato anche andando nei loro studi. Perché là dove si palesa un tutto è compiuto, tutto può cominciare, se guardiamo a qualcosa di nuovo con rispetto e attenzione … ed è questo che dico loro. Avanti … anche se altri spacciano caricature per arte, e si continua in sibillini commenti entro cui valutare un’opera di là da puerili trovate. Accerchiati da un’arte dalla critica ossequiosa già stanca prima di un tempo supplementare, defunta già prima di nascere ma tenuta in essere solo da esaltazioni cui dobbiamo imparare a distrarcene. Quindi il motivo di una influenza non è tanto per me ma per questi artisti cui cerco di dare il coraggio di continuare.

 

 

Quali sono i criteri che utilizza per valutare il successo di una mostra d’arte che ha curato?

 

Non quello di esposizioni che attirano pubblico come per una sagra, dimenticando che una mostra non si valuta in base al numero di visitatori ma sul risultato di aver insegnato qualcosa. Nelle mostre che ho curato ho sempre incluso un percorso per collettive o personali, un dialogo con il pubblico e cataloghi a corredo. Il successo poi è sempre arrivato con un gradimento dato dal vedere un pubblico attento e non nel porsi in una toccata e fuga, in una veloce visita, ma nel restare assorti davanti ad ogni opera cui io pongo a lato un breve testo critico, e la sorpresa è stata che moltissimi leggono con attenzione tutto fino ad avere alla fine il senso di quella partecipazione al percorso, prima citato, che io ho apparecchiato per loro. E uscire dalla mostra soddisfatti. Poi spesso resto presente per rispondere a domande e a chiacchierare per un’accoglienza che gratifica.

 

 

 

Come vede l’evoluzione del ruolo del curatore d’arte nell’era digitale?

 

Altre ragioni di fare arte. E siamo già oltre il digitale con gli NFT e l’intelligenza artificiale, ossia la disumanizzazione. Se al possibile allontanarsi dall’arte si aggiunge la rinuncia all’estetica e si va in una disneyficazione che vediamo in tante mostre che mirano alla sorpresa più che al merito, accompagnate da altre ragioni di fare critica fino alla polemica su come debba essere: descrittiva, interpretativa o creativa? Fino a dove i testi favoleggiano una storia mentre le opere ne narrano un’altra e non sempre dettata almeno dal buongusto. Come novelli sofisti nella soggettività del sapere identificando nella convenienza pratica il solo criterio della verità di un’affermazione, e a tale scopo valorizzando al massimo la retorica considerata come efficace mezzo di convinzione e persuasione. Il Novecento ha svelato tutti i suoi segreti, nell’arte, nella letteratura e nella storia dell’umanità anche nella sua catastrofe in avvenimenti strazianti, ma l’arte contemporanea non rivela ancora una composizione plausibile se guardiamo alle artistar, sicura, tanto da entrare in una storicizzazione, o almeno a poterla introdurre, perché non ha più correnti, movimenti o manifesti come per l’arte moderna, perché non ha nulla di diverso da dire senza ormai canoni di riferimento. C’è tutto e il più di tutto, c’è il dubbio. E in questa surreale incertezza attiviamo il cambiamento ad ogni costo e riportiamo alle mode tutto l’insieme di un accontentarsi fatto d’indeterminatezze che vanno a sostituire l’arte stessa che sconta una condizione esistenziale.

 

 

 

Quali strategie ritiene efficaci per democratizzare l’arte contemporanea e renderla accessibile a una vasta gamma di pubblici, inclusi quelli più diversificati?

 

La democratizzazione va bene ma nell’attuale depressione economica la proletarizzazione dei consumatori va per altre strade; infatti, per i costi esorbitanti l’arte è percepita come un bene d’élite e in un mercato del lusso come merce di investimento. E per di più l’arte nella sua associazione al mondo del denaro o del business spegne la creatività. Dalla fine del Novecento predomina un anti-intellettualismo che avvera una “anti arte” dedita al mercato, tra giustapposizioni enigmatiche e semplicistiche posizioni a creare il caos. È il tema di un mio prossimo libro. Come in un normale andare e ritornare a enunciazioni e prese di posizione, a volgere lo sguardo a una forma espressiva di un’arte sorretta dalla parola che non fa altro che andare verso il brutto e l’inutile, in una sorta di superamento evolutivo che non è. E il pubblico ne è disorientato. Così la mancanza di voci ufficiali e coerenti – oltre una prospettiva decentralizzata dal potere mediatico – che non favorisce il crescente interesse per più forme oggettuali fa sì che, di fatto, mischiando archetipi e simbologie da decifrare, non produce progresso ma un cavallo di Troia. Artisti – quelli che la parola trasforma in icone dell’arte – che sono arrivati in gallerie, musei e istituzioni portati da mercanti d’arte, direttori e politici per minare all’interno la bellezza; giunti dentro le mura che per secoli ne avevano conservato l’identità, e di notte – perché il silenzio degli intellettuali è assordante – hanno portato la distruzione dell’arte giacché il tacere non scrive la storia. Tanto che la nuova narrazione all’inizio del Duemila subisce inevitabilmente esempi sterili d’inventiva che odorano di stantio, proiettando l’arte nello spazio di modalità eterogenee con atteggiamenti strambi nel sovvertire un repertorio di apparenze inteso come libertà di escogitare piuttosto che di concepire nella commistione di linguaggi fra arte scenografica e arte visiva nell’impostura dell’obiettività, con l’effetto di escludere bravi artisti dalla casta e da un mercato arrogante che ha ritmi perversi. Allora non c’è strategia che tenga ma continuo a scrivere per chi ha la curiosità di conoscere l’attuale mondo dell’arte, e per quegli addetti ai lavori che bocciano i compromessi e continuano in un mestiere risoluto nell’essere indipendenti, e soprattutto affinché il bello non sia una capacità dimenticata. O più semplicemente per chi ammira l’arte e l’ama, come verifica del suo vero tessuto per uditori entusiasti.

 

 

 

Come bilancia il suo ruolo di critico con la scrittura di libri sull’arte, e in che modo queste due attività s’influenzano reciprocamente nel suo lavoro?

 

Entrambe le attività non stanno in una influenza ma in un rapporto di vasi comunicanti che sta nella narrazione dell’arte e del sociale, per comprendere il regresso del presente. Direzioni molteplici percorse in una dimensione dell’essere che abbia la volontà di edificare un’alternativa, senza pregiudizi, e cercarne le cause che edifichino un principio per intuire la struttura di un fenomeno. C’è, infatti, ed è sotto gli occhi di tutti, la pratica artistica contemporanea senza alcun controllo apparente nel preferire un’immagine già articolata invece di produrne una originale, perché già codificata nella storia visiva e quindi più direttamente e facilmente fruibile, insieme alla seduzione spettacolare anacronistica nel rivolgervi sempre lo sguardo restandone ostaggi. Icone prese dall’arte che ripresentano pari o in modo altro, tralasciando il rilievo di quell’opera che sta nel momento del compimento temporale. E quello che all’inizio era un intrattenimento colto e per gli artisti un veicolo per testimoniare sembianze stilisticamente vicine, rischia di diventare ladrocinio privo di consistenza e disgregamento. Fino a poter dire con Tagore: “Qualcuno rovesciò il calamaio sulla tela. Ora si vanta: ho dipinto la notte”. Non è facile dibatterne ma per farlo bisogna mollare l’ostinazione e convincersi che non porta da nessuna parte, quando il nuovo che avanza è lo svuotamento delle nostre emozioni che si vorrebbe riempire con suggestioni, mentre la citazione avanza nei corsi e ricorsi della storia che spesso è stata travolta e stravolta dallo scontro con il copiare, e nel peggio che è la “rivisitazione”, altra parola che usano molti per non dire che siamo davanti a un qualcosa di già fatto in tristi appropriazioni.

 

 

In che modo la sua scrittura contribuisce alla sua missione di promuovere l’arte e la cultura?

 

Nei miei libri di saggistica cerco di riflettere su come sono cambiati i linguaggi dell’arte contemporanea, il rapporto di reciprocità con il pubblico e il ruolo dell’artista. Infatti, un passo va da sé sta proprio in quell’arte e in quegli artisti che oggi ci pongono continuamente di fronte a una scelta: arte e non arte, tra oggetti dubbi e oscuri. All’inizio di questo nuovo secolo i legami tra gli individui tendono a dissiparsi e a disgregarsi, e richiama un ruolo della cultura per superare l’isolamento dell’arte che tende a rimuovere piuttosto che affrontare un’estetica insoddisfacente e frammentaria che non vuol essere plurale. E l’aspetto che più di ogni altro esemplifica questa vita nella quale sembra non ci siano punti fermi, sta proprio nel miscelare il tutto nel contenitore di una galleria, in un museo, in luoghi istituzionali, sulle pagine dei giornali e, che noi vogliamo o no, ne subiamo la mescolanza degli stili che confluivano a comporre i canoni di un’arte eterna e immortale, mentre l’oggi è precario e di breve durata, come il lampo di una installazione che generalmente si attraversa o di una performance che crea relazione. Per questo mi rivolgo a chi ha la curiosità di conoscere l’attuale mondo dell’arte, e a quegli addetti ai lavori che bocciano i compromessi e continuano in un mestiere risoluto nell’essere indipendenti, e soprattutto affinché il bello non sia una capacità dimenticata.

 

 

 

Esiste un argomento o un tema su cui desidererebbe essere intervistato e che non le è stato ancora chiesto?

 

Discutere di un tema legato all’arte sacra e in molti casi alla sua dissacrazione con cose brutte e blasfeme – di cui nessuno parla – elaborate da alcuni artisti contemporanei che pensano di provocare ma sono soltanto pusillanimi giacché rivolgono la loro inutile attenzione solo a offendere i cattolici e non altri da cui avrebbero ben altra risposta che non l’indifferenza. Fermo restando che nessun credo va offeso.

 

 

Qual è il contributo che ritiene di aver apportato al panorama dell’arte contemporanea attraverso il suo lavoro di curatore e critico?

 

Con la qualità di mostre ben organizzate con opere di artisti ben rappresentati. Poi, prestare una maggiore attenzione in termini non di frenetici incontri salottieri in luoghi che hanno abbandonato il parametro di storicità dato che molti di questi sono ormai custodi di eventi in affitto e di carnevalate, tra esposizioni che non dimostrano niente. Tra colossali bufale: narrazioni visive in cui si manifesta non la straordinarietà dell’arte ma ciò che non è e che sconcerta, attraverso una sorta di processo di alienazione che porta alla prigione della mente e a non sapere più creare in questo stato di cose enormemente volubile, dove disobbedire è una chimera. E questo lo faccio con i miei libri. Dove spiego gli scivoloni nell’ambiguità di un eterno presente concettuale, mettendo in connessione frammenti originali e parti riviste, come per un artificioso antiquariato nell’assemblare parti diverse di mobili. Per questo in un clima come quello attuale diventa necessario ritrovare i passi utili a risvegliare il mondo dell’arte che ha assorbito prestazioni ondivaghe in un fare che vive dell’apparenza quando c’imbattiamo in dislivelli come consumo simbolico, in sfide che richiedono agganci con la parola da metabolizzare.

 

 

 

 

 

 

 

 

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PRESENTAZIONE DEL LIBRO IL SOLCO EDIZIONE NR 4

   L’ArteCheMiPiace – Segnalazione Eventi


PRESENTAZIONE DEL LIBRO

IL SOLCO
EDIZIONE NR 4
di Redazione |17|Aprile|2024|

Il 27 aprile alle ore 18 presso la Biblioteca Diocesana in via Minnicelli 4 a Corigliano Rossano, vi sarà la presentazione del libro “Il Solco“. 

L’evento sarà introdotto e coordinato da Achiropita Tina Morello, affiancata dagli interventi di Giuseppe De Rosis e Giacomo Lauricella


Durante la serata, gli autori presenti avranno l’opportunità di condividere con il pubblico brani selezionati dalla pubblicazione, che include poesie, racconti brevi, fotografia, pittura e creazioni fashion design.


Gli intermezzi musicali, curati da Paolo Savoia, aggiungeranno ulteriore atmosfera all’evento. 


Ci sono pubblicazioni che sembrano essere autentiche testimonianze di un patrimonio prezioso. Un lascito morale che si trasforma in un’eredità sociale, influenzando costruttivamente le vite individuali di coloro che riescono a comprenderne appieno l’autentico significato.


Questa quarta edizione de Il Solco di Pierluigi Rizzo, riveste un’importanza unica e preziosa, essendo l’ultima opera curata, personalmente, con passione e amore dal suo ideatore. Un aspetto che conferisce all’edizione un valore straordinario, poiché testimonia l’impegno e l’anima che egli ha dedicato al suo lavoro fino all’ultimo istante. 
Questo Nr 4  prende forma esattamente come Pierluigi Rizzo l’aveva preparato per la stampa poco prima di lasciarci per sempre. Si è ritenuto essenziale non apportare alcuna modifica come segno di profondo rispetto per la sua memoria. L’impaginato originale è stato rispettosamente conservato e pubblicato in memoria di Pierluigi Rizzo, come una produzione indipendente dall’Associazione e Blog di Arte e Cultura L’ArteCheMiPiace.

Questa preziosa raccolta offre un viaggio entusiasmante attraverso la diversità poetica dei diversi autori coinvolti. Il libro si apre come un invito a esplorare la ricchezza di stili e visioni uniche, offrendo una panoramica coinvolgente su come ciascun autore contribuisca a tessere un ricco e articolato tessuto poetico.
In “Il Solco”, versi e immagini si intrecciano in modo armonioso lungo un percorso che, oltre ad incantare, invita il lettore a esplorare mondi di immaginazione e sogno.

L’intreccio tra pittura, fotografia, design, poesia e letteratura si manifesta come una coreografia raffinata, una danza di emozioni e sentimenti che svela la vera essenza di sguardi e penne intrisi di creatività. Grazie a questo intricato intreccio artistico, ogni pagina diventa un affresco multisensoriale, dando vita ad una esperienza visiva che si insinua nei recessi più profondi delle percezioni estetiche ed intellettuali.

Un’opera letteraria che, In armonia con i principi fondamentali del suo ideatore, adotta una prospettiva anti-convenzionale, tracciando un linguaggio intriso di libertà creativa. In un contesto liberato da restrizioni e imposizioni, la spontaneità espressiva si configura, ancora una volta, come il sentiero privilegiato verso l’autenticità.










Autori di questa Raccolta:


Patrizia Arcidiacone – Graziella Barbieri – Margherita Biondi Belgrado – Angela Campana – Milena Crupi – Patrizia Crupi  -Nilo Domanico – Aldo Fusaro – Giuseppina Irene Groccia – Giacomo Lauricella – Ornella Mamone Capria – Marcella Pecorari – Ida Proto – Marinella Pucci – Norella Pujia – Pierluigi Rizzo – Maria Romeo  – Onofrio Sommario – Mario Pino Toscano – Maurizio Traversari  – Luigi Visciglia  





CLICCA SULLA COPERTINA PER SFOGLIARE 
IL LIBRO ONLINE 



























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Prima Fiera del Disco a Rossano Calabro – Dove Storia e Suono si fondono

  L’ArteCheMiPiace – Segnalazione Eventi

Prima Fiera del Disco 

a Rossano Calabro 


Dove Storia e Suono 

si fondono






di Giuseppina Irene Groccia |17|Aprile|2024|


Domenica 21 aprile 2024, all’Emporium Cafe nel cuore del centro storico di Rossano (CS), si terrà un evento straordinario per gli amanti della musica e i collezionisti di vinili. Sarà una giornata intera dedicata alla magia dei vinili, delle musicassette e altro ancora. Gli appassionati avranno l’opportunità di immergersi in questo mondo affascinante e, in serata, potranno godersi una straordinaria selezione musicale curata dal bravissimo DJ Piero Ammirante. Questo evento è un’occasione per coloro che sono cresciuti con il vinile, ma anche per i giovani che stanno scoprendo sempre più l’affascinante mondo della musica su supporto analogico.

Sarà possibile partecipare non solo come visitatori, ma anche come rivenditori. Potrete vendere, comprare e scambiare dischi, immergendovi nell’atmosfera della fiera mentre gustate qualcosa da bere e vi godete ottima musica. 



Le ristampe di solito si trovano facilmente nei negozi di dischi tradizionali, ma se state cercando un’originale, non dovreste perdere l’occasione di partecipare a questa prima fiera del disco del nostro territorio, che si spera sia solo la prima di molte altre. Qui potreste avere la fortuna di trovare quella copia tanto desiderata, magari anche a un prezzo molto vantaggioso.


Gli organizzatori, Alfredo Lavorato, Piero Ammirante e Santo Barone, di concerto con la direzione dell’Emporium Cafè, hanno espresso con fermezza il desiderio di realizzare questo evento. Hanno sottolineato che per troppo tempo hanno dovuto viaggiare per partecipare a mostre-mercato del vinile, e ora vogliono portare questa esperienza direttamente nel loro territorio. Considerano questa fiera un esperimento, ma se andrà a buon fine, hanno già pianificato di ripeterla periodicamente e in forma ancora più estesa.



Immaginatevi immersi in un labirinto di scatole piene di tesori sonori, con ogni titolo che racconta una storia a sé stante. Questo è ciò che vi attende alla “Fiera del Disco”, un’esperienza avvincente che invita gli appassionati a prendersi il proprio tempo, scartando scatola dopo scatola, titolo dopo titolo, mentre interagiscono con gli espositori per scoprire la storia di un particolare disco, artista o genere.

Ma qual è il segreto dietro il rinnovato fascino dei vinili? È una combinazione di nostalgia per il passato e un’apprezzamento per la qualità del suono che solo il vinile può offrire. Le distorsioni, le imperfezioni presenti nella riproduzione del suono in modo analogico, secondo molti esperti e appassionati, conferiscono alla musica un’aura più piacevole e naturale. Questa caratteristica è in contrasto con i sistemi digitali, spesso considerati troppo freddi nonostante la loro precisione.

Inoltre, i vinili ben conservati e puliti possono durare a lungo nel tempo e essere riprodotti su qualsiasi tipo di giradischi, aggiungendo un elemento di durata e versatilità al loro fascino intrinseco.

La “Fiera del Disco” non è solo un evento per i collezionisti accaniti, ma anche per i giovani e coloro che desiderano avvicinarsi al mondo affascinante dei vinili e scoprire il piacere di possedere e ascoltare musica in questo formato classico. 

Con la sua combinazione di storia, suono e passione, questa fiera è un’occasione da non perdere per tutti gli amanti della musica.













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En Plein Air Evento Arte – PATIR 3^ Edizione 2024

 L’ArteCheMiPiace – Segnalazione Eventi 











PATIR
3^ Edizione 2024

PATRIMONIO, COMUNITA’, VISIONI

M E D I T E R R A N E O

Culture Scambi Immaginari


Ritorna il progetto PATIR di Rossano Purpurea, offrendo alla nostra comunità e agli appassionati esterni un’esperienza condivisa di open lab.
Quest’anno, PATIR si propone come un’occasione di narrazione territoriale e di libera officina di idee, in collaborazione con il Ministero della Cultura, i Carabinieri Biodiversità e il Parco Archeologico di Sibari.
Dall’ ultimo anno, l’evento è stato istituzionalizzato dalla Città di Corigliano Rossano, diventando ufficialmente parte di ognuno di noi.
Numerose associazioni e soggetti contribuiranno con idee creative e culturali.
Dal 26 al 28 aprile si svolgeranno molteplici sessioni e momenti incentrati sul tema “MEDITERRANEO: Culture, Scambi, Immaginari”.




En Plein Air

Evento Arte

28 Aprile 2024, ore 11:00
Complesso Monastico del Patire
Corigliano-Rossano



Invito gli amici artisti ad annotarsi in particolare la data del 28 Aprile 2024. Sarà la giornata EN PLEIN ART dedicata all’esposizione e alla creazione dal vivo di opere d’arte, tra dipinti, sculture e installazioni.
L’evento verterà sulla partecipazione gratuita di pittori del territorio che vorranno aderire alla manifestazione, esponendo una loro opera nello spazio stabilito dall’organizzazione, presso l’esterno dell’Abbazia di Santa Maria del Patire.

Le tipologie di adesione comprendono la possibilità di realizzare un’opera dal vivo o l’esposizione di un’opera già pronta.
L’artista dovrà dotarsi di cavalletto in entrambi i casi,
presentarsi non oltre le 10 del mattino.
Una volta terminato l’evento, l’artista potrà riportare con se l’opera.







SCARICA QUI LA SCHEDA ADESIONE




















©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 


La sezione Segnalazione Eventi propone informazioni su manifestazioni dedicate ad arte e cultura. Gli interessati alla pubblicazione degli eventi culturali in questa sezione, potranno inviare relativo comunicato stampa, locandina e altro materiale informativo alla seguente email: gigroart23@gmail.com

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Sous le chapeau – Andras Lapis

 L’ArteCheMiPiace – Uno sguardo sull’opera

















Sous le chapeau


Andras Lapis






di Giuseppina Irene Groccia |14|Aprile|2024|




Nel cuore pulsante di Parigi, lungo rue Bonaparte, a brevissima distanza dai maestosi Jardin du Luxembourg e davanti all’ingresso dell’elegante Istituto Ungherese Balassi, si erge con imponenza una statua di bronzo che emana un’aura affascinante e magnetica.




La sua figura incarna la purezza dell’estate, una giovane donna seduta con grazia su una panchina, avvolta da un abito leggero che ondeggia lievemente al vento estivo. Un cappello dalle pieghe misteriose e ammaccate dona un tocco di enigma al suo fascino senza tempo.




Con gli occhi velati da una leggera ombra di mistero, sembra immersa in un mondo tutto suo, una dimensione di serenità e contemplazione. Il suo viso, appoggiato con grazia sulle mani, riflette l’intensità dei suoi pensieri, come se fosse in profonda connessione con l’anima del mondo. A piedi scalzi, come una ninfa dei tempi antichi, è avvolta da un’atmosfera eterea, mentre il suo cappello, largo e sinuoso, le scivola delicatamente sulle spalle come un’ombra protettiva.




Chiunque passi di fronte a questa statua, si sente attratto dalla sua bellezza silenziosa, dalla sua presenza che sembra fluttuare tra il reale e il sogno. È come se la giovane donna di bronzo avesse il potere di rapire i cuori dei passanti, di svelare loro segreti nascosti e di risvegliare sentimenti dimenticati. È una visione incantevole, un momento di pura magia sospeso nel tempo, che invita a fermarsi e a contemplare la bellezza eterna che risiede in ogni dettaglio di questa scultura affascinante.





Un mezzo sorriso danza leggero sulle sue labbra, come un invito sussurrato a condividere il suo momento di serenità. Accanto a lei, lo spazio libero sulla panchina sembra una promessa di compagnia, un invito aperto a coloro che desiderano immergersi nella sua concentrazione. Turisti e abitanti del luogo si fermano rapiti, accarezzando con lo sguardo la sua figura che sembra respirare, viva e palpabile. Il nome dell’artista, Andras Lapis, è rivelato da un medaglione alla caviglia, mentre sul cappello è inciso il suggestivo messaggio “Sotto il cappello”, Kalap Alatt, in ungherese.






Lo scultore e maestro della medaglia d’arte, Andras Lapis, completò l’originale in gesso raffigurante questa sognatrice nel 1975, ma solo nel 1992 la prima statua fusa basata su questo modello fu realizzata e ospitata a Szeged, nel sud dell’Ungheria. La sua gemella parigina, specchio della prima, fu donata dall’artista all’Istituto Ungherese e, dopo essere stata inizialmente esposta all’interno, ha trovato la sua collocazione definitiva nella rue Bonaparte a partire dal 2007.


Opera a Szeged in Ungheria





Nato l’8 dicembre 1942, a Kecskemét, András Lapis si è distinto nel mondo dell’arte fin dalla sua giovinezza. Diplomatosi nel 1974 presso l’Accademia Ungherese di Belle Arti, ha avuto l’opportunità di studiare sotto la guida esperta di Ivan Szabó e Tibor Rozanits, due maestri rinomati nel campo della scultura.




Conosciuto soprattutto come medaglista, Lapis si dedica alla progettazione e produzione di medaglie commemorative, ritratti medaglia e modellazione di sculture, sia pubbliche che private. La sua versatilità lo rende confortevole nella creazione di opere di diverse dimensioni e stili, dalle piccole sculture naturalistiche alle medaglie festose e occasionali.

Le sue opere sono caratterizzate da una rappresentazione simbolica e una compressione emblematica, che cattura l’essenza del soggetto con pochi tratti distintivi. Le creazioni di Lapis adornano numerose città ungheresi, inclusa Kecskemét, dove il Museo József Katona ospita alcune delle sue opere più celebrate. Oltre ai confini nazionali, le sue opere possono essere ammirate anche in Inghilterra, Repubblica Ceca e Serbia.

Grazie al successo della sua scultura parigina, all’inizio dell’anno riceve un’altra commissione dalla Francia. La sua nuova opera viene inaugurata a Troyes nell’estate del 2012, confermando la sua reputazione come uno dei più grandi talenti artistici dell’Ungheria.



András Lapis, considerato l’emblema della sua opera “Statua sotto il cappello” durante la lavorazione, nel 1975



Lapis András ha studiato in diverse città, tra cui Békéscsaba, Kecskemét e Szeged, conseguendo infine il diploma presso l’Accademia Ungherese di Belle Arti nel 1974. I suoi insegnanti più influenti sono stati Ivan Szabó, scultore, e Tibor Rozanits. Tra il 1974 e il 2000 ha operato principalmente a Szeged e successivamente a Szatymaz. Durante la sua carriera ha ricevuto borse di studio nel periodo 1976-1979 e nel 1987, ottenendo nel frattempo diversi premi. Ha effettuato viaggi di studio in varie parti del mondo, tra cui Grecia, Italia, Austria, Germania, Finlandia, Cina, Stati Uniti, Gran Bretagna ed Egitto. Lapis ha realizzato una vasta gamma di sculture e numerose medaglie. È divorziato e ha un figlio.















©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 


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