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Novembre 2024

Senza categoria

MATTEO SARRO The Magician’s Stone

 L’ArteCheMiPiace –  Divagazioni sull’ Arte


Horror Vacui/ Bisogna pur mettere il punto/ Floraison di Matteo Sarro

MATTEO SARRO
The Magician’s Stone






di Maria Marchese |29|Novembre|2024|


Se sei bello ti tirano le pietre, se sei brutto ti tirano le pietre, se sei Sarro crei — o sei? — le pietre: the magician’s stones

Lo avevamo lasciato alla collettiva Refugium Peccatorum, in quel di Milano, con l’opera Anima Nera; oggi, Matteo Sarro torna con una stagione artistica evoluta, rispetto al passato, dove il sasso muta ulteriormente, insassandoci! 

 

Giorgia ne ha piene le tasche — e, magari, anche le tasche piene —al buono e al cattivo, al bello e al brutto, li tirano comunque, secondo AntoineNigiotti lancia la sua donna come un sassoche torna, a suo dire, poi, indietro – ci sarà un cane a riportarlo? Ahahah —, mentre Lorenzo Cherubini, alias Jovanotti, ci trova addirittura un pianetanel sasso… 

Avevamo lasciato Matteo Sarro a Refugium Peccatorum, la mostra collettiva di Milanomentre lanciava il sasso e mostrava la mano… 

 





Da sx Una fase della creazione di un’opera della serie Metamorfosi 
Matteo Sarro mentre realizza un’opera della serie Metamorfosi



Rewind: io e Matteo Sarro 

Qualche anno fa, mi arriva la foto di Horror Vacui un’opera di Sarro, e qualche notizia su di lui; all’epoca, ero curatrice di un’esperienza collettiva alla quale partecipava. Mi forniscono il contatto, così, per capire, circoscrivere e poterne parlaregli domando l’origine di questa pietra solitaria, immersa nella “bianchitudine” totale

Sarro mi parla di alterità dell’io

— Ohibò — penso — identità e alterità assieme non sonoassurde —, mentre si apre una parentesi sconfinata nella mia testa, dove riflessioni vanno e vengono… — Che meraviglia! —. 

”Ohibò!” è riferito al fatto che mi chiedo chi possa comprendere un messaggio così sottile?! 

Ci sentiamo telefonicamente e passiamo mezza nottata a raccontarcela su come un essere umano possa comprendere la propria identità attraverso il confronto con gli altri — Lévinasdocetcon visitazione e vita” —, sul fatto che Sarro transustanzi la pietra in essere umano — Peccatore!… Grida qualcuno, perché il sasso è materia esanime mentre altri dicono a questo giovane di non filosofeggiare…

Lui, intanto, “ruba” la farina dalla dispensa del padre, mischiando dapprima con elementi acrilici, in un secondo tempo con schiume espanse, perché quel sasso sia saporoso come un pane lievitato, profumato di ricordo, radici, memoria, ma anche artistico, sperimentale, “studiato” come si dice al sud… 

Apro e chiudo un’altra parentesi 

Durante una conferenza a cui assistei, il caro Daverio parlò del filosofo che saliva sulla montagna, per ritornare e provare convincere il popolo e le alte sfere che le sue teorie erano fondate— pena: l’esilio o la morte, in caso di fallimento —; se ci riusciva,veniva accolto nella schiera degli eletti, degli eroi… 

Insomma, questo per raccontarvi che aria tirava in quel periodo

Il fatto che un 23 enne si stesse confrontando con me su un terreno difficile era evidente, come lapalissiano era il fatto che portassecon sé materiale nuovo, convincente e ben eseguitoMatteo era “quello che ce l’ha fatta”, intendo il filosofo. 

 





Matteo Sarro insieme con la curatrice e art influencer Maria Marchese, nello studio di Benevento  


Nel tempo 

Per farvela breve, io e Matteo Sarro creiamo un sodalizio artistico,dove racconto le vicissitudini di queste pietre umane – sì sì! Proprio come un sequel a puntate  : vivono il colpo di fulmine (Istant Crash) si lasciano, vengono additate come colpevoli di chissà quali peccati (vd Anima Nera) , poi, vengono assolte, vincono la paura della solitudine identificando il vuoto come spazio pieno di sé stesso ( vd Horror Vacui) — Parbleuaggiungo io sono tranchant, in certe situazioni ( vd Bisogna pur mettere il punto) , sbocciano, in altri casi, come un bouquet di fiori (vedi Floraison) … 

PoiMatteo si ferma. 

— Torna sulla montagna? Va in vacanza? Sfrega le pietre per accendere il fuoco su un’isola deserta? Ahahah… —. 

Oggi 

Matteo mi videochiama — questo accadeva spesso, nel senso che a Matteo piace da sempre il confronto de visu, vero, anche mentre crea —

— Allora Mary? Come va? Sto preparando pasta e patate… —. 

Tranquilli: le pietre non sono diventati gnocchi nel frattempo. 

Tra lo sfrigolio dell’olio bollente e i vapori della pasta appena scolata, ascolto il racconto di quella pausa esistenziale e, come sempre, la pietanza, i fatti,…, trascendono, diventando un momento di riflessione

Appartengo 

Frutto di questa divagazione è l’opera “Appartengo” — a chi, cosa, quando, come, se e nel caso, è dato ai posteri o a Voi di decidere… —. 

È nello stile di Matteo Sarro, infatti, creare e liberare,medesimamente, il manufatto, da ogni concetto pregresso, così che esso fluttui ovunque, tra il suo pensiero e quello altrui, libero e leggero

Leggerezza 

La consistenza e la durezza proprie della pietra vengono annullate dal contesto compositivo, in cui l’ombra precipita al suolo mentre lei, la pietra, paradossalmente, esita, galleggia; tra le sue mani, inoltre, il colore diventa un manto setoso e impalpabile, tanto che la pura essenza perde i propri limiti estetici e diventa… 

Chi lo sa?!… 

Sulla tela “Appartengo”, il/la protagonista si manifesta come una regressione della compattezza, come se la pietra fosse tornata ad uno stato più liquido, quasi lavico, di ribollimento — forse èl’incertezza insita in Matteo oppure la necessità di perdere le certezze raggiunte, la semi gravità che inizia ad essere insostenibile? —. 

Pure la leggerezza diventa insostenibile in un film… 

Nonostante, quindi, le sue opere parlassero, sin dal primo momento di essendo non essendo” — non nel senso del buon Shakespeare il non essendo di Sarro, che pur è, ha cambiato texture, pelle… 

La sperimentazione Sarriana si arricchisce di un ingrediente esotico: la resina acrilica

Essa interagisce con la farina in maniera più irrequieta, più dinamica, meno domabile… 

Così, Matteo Sarro racconta, attraverso la nuova serie, questo cambiamento, in cui muta, come avviene nel grembo; i processi sono però disgreganti, dissolventi, per cui l’interezza appare sempre più dismorfica ed incerta, tornando, probabilmente, verso una nuova Unità: il nuovo Sé. 

E mentre Ambra Angiolini suggella un amore eterno al suon di “T’appartengo ed io ci tengo e se prometto poi mantengo/M’appartieni e se ci tieni tu prometti e poi mantieni”, e zia Giovanna cita un proverbio degli Indiani Nitsitapi

“Un uomo non dovrebbe mai camminare con tanto impeto da lasciare tracce così profonde che il vento non le possa cancellare” l’artista beneventano sottolinea un legame di appartenenza che si percepisce dalla vicinanza con le geometrie presenti sulla tela, ma se si tratti di terze persone è da vedersi…sono tracce aleatorie, forse offuscate dal vento, o, al contrario, liberatorie, perché ci permettono di scegliere. 


L’opera “Appartengo” – Matteo Sarro e la stessa opera 

Metamorfosi 

Il passo successivo lo vede staccarsi dalla tela, diventando architettura scultorea di una particellail metro quadrato umano non può contenere la metamorfosi, che rivisita spazi, interni ed esterni, rivedendo anche se stessa, continuamente

Sarro crea nuove illusioni, questa volta, però, coinvolgendo uno storytelling autoctono, che diventa esperienza esoticaallorché la mutazione è inattesa e sorprendente. 

Cosa sto diventando? 

Se io sono e allo stesso tempo cambio in… posso essere tutto, lo straniero, l’inatteso, l’infinitesimale nonché l’immensità, qui e in ogni luogo. 

Le unità di Metamorfosi potrebbero essere neo Aleph  ipotesi reali o effimere —  di un luogo fisico interiore in divenire. 

Rispetto al passato, le opere presentano una matericità graffiante, arrogante, prepotente, quanto il desiderio 

 

— Mannaggia Marchese quanto sei complicata! — direte voi. 

 

Ragazzi mica siamo qui a pettinare le bambole! Lo scambio con Matteo Sarro ci permette — e sottolineo Ci — di esplorare e superare confini personali da sempre

Volevate effetti speciali? Eccoli! 

 

Di consueto vi dico solo:

Alla prossima by Maria Marchese






































Maria Marchese su L’ArteCheMiPiace 

Maria Marchese


Maria Marchese, scrittrice, poetessa e curatrice d’arte, nasce a Como nel 74, dopo la maturità scientifica si iscrive all’istituto internazionale di Moda&Design “Marangoni”, a Milano.

Per oltre 20 anni svolge attività nel settore socio assistenziale.

Dal 2013 affronta da autodidatta il suo percorso di studio nel campo dell’arte, della letteratura e filosofia. Nel 2017 pubblica la sua prima silloge poetica “Le scarpe rosse- Tra tumultuoso mare e placide acque”. Da lì a breve esperisce se stessa nella critica artistica.

Collabora con il blog culturale dell’università Insubria, con lo storico dell’arte Valeriano Venneri, con Exit Urban Magazine e Art&Investments, con il Blog L’ArteCheMiPiace, con l’associazione culturale Nuovo Rinascimento, con la Galleria “Il Rivellino” a Ferrara, con Divulgarti a Genova, con Art Global a Roma, con AArtChannel di Ferrara, con Alessandra Korfias, coordinatrice ponte culturale Italia/Giappone e responsabile di Arti Services.


www.mariamarchesescrittrice.com


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©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 




La Rubrica Divagazioni sull’Arte ospita articoli redatti da autorevoli amici e sostenitori del Blog L’ArteCheMiPiace, i quali ci offrono la possibilità di attingere ad emozioni e conoscenze, attraverso la condivisione di pensieri e approfondimenti.




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L’Arte come Libertà e Dialogo con il Sacro – Rita Mantuano

  L’ArteCheMiPiace – Interviste













L’Arte come Libertà e Dialogo con il Sacro


Rita Mantuano





di Giuseppina Irene Groccia |29|Novembre|2024|


Rita Mantuano, artista figurativa originaria di Cosenza, incarna un talento poliedrico che intreccia pittura, poesia, e una profonda spiritualità. Nata nel 1966, diplomata al Liceo Artistico U. Boccioni, ha attraversato un percorso artistico ricco e complesso, dove la libertà espressiva si sposa con il rigore della tradizione iconografica. Premiata in numerosi concorsi artistici e letterari nazionali e internazionali, l’artista ha ricevuto nel 2021 il prestigioso premio alla carriera per la pittura dall’Associazione Culturale Dianora di Castrolibero.





La sua pittura figurativa, immediatamente riconoscibile, si caratterizza per l’uso di tonalità vibranti e per la presenza ricorrente di figure femminili, incarnazioni della libertà e della forza espressiva dell’identità.

Questi ritratti, lontani dall’essere puri esercizi estetici, diventano veicoli di messaggi universali: la protesta, la resilienza, e il riscatto dell’identità femminile. 

Lontana dall’arte decorativa fine a sé stessa, ella definisce la sua pittura un mezzo per raccontare la realtà e trasfigurarla, un atto di libertà creativa in cui convivono passione e introspezione.





Parallelamente al suo impegno figurativo, Rita Mantuano ha intrapreso un intenso percorso nell’iconografia religiosa. Studiando e praticando la tecnica della tempera all’uovo, guidata dalla sapiente direzione di rinomati maestri,  riconosciuti a livello europeo.

Per l’artista, l’icona non è semplicemente un’opera d’arte, essa rappresenta una finestra sull’eterno, un momento di preghiera e contemplazione che supera il gesto pittorico. 

In queste opere, Rita ha trovato una dimensione contemplativa e trascendente, un mezzo per dialogare con il sacro attraverso la disciplina e la preghiera. 






Questo doppio registro – figurativo e iconografico – è parte integrante della sua identità artistica, che non conosce confini tra la ricerca estetica e quella spirituale.


Nel 2023, la mostra Arcana Mater ha rappresentato una tappa cruciale del suo percorso artistico. Frutto di tre anni di ricerca, questo progetto ha esplorato le radici sacre della femminilità, ispirandosi agli studi di Marija Gimbutas sulla Dea Madre. In questo progetto espositivo l’artista ha indagato la trasformazione del femminile sacro attraverso i millenni, dalla primigenia dea paleolitica alle figure divine dell’antichità classica, fino alla contemporanea riflessione sulla Madre di Dio. Attraverso dipinti e sculture, l’artista celebra la donna come custode della vita, della tradizione e della bellezza originaria del mondo.

L’opera di Rita Mantuano si colloca a cavallo tra tradizione e innovazione, sacro e profano, passato e presente. 

In un’epoca spesso dominata dalla superficialità, la sua arte invita a un dialogo profondo con la bellezza e lo spirito, proponendosi come un percorso di contemplazione e riflessione sulla libertà e sul mistero che abitano ogni esistenza.




Nell’intervista a seguire, Rita Mantuano si racconta con generosità, condividendo il suo percorso artistico, le sue ispirazioni più profonde e il significato che l’arte, in tutte le sue forme, assume nella sua vita.




Potresti condividere con noi un po’ della tua storia personale, parlando dei tuoi inizi e di come è nata la tua passione per l’arte?

Il mio rapporto con l’arte nasce dai banchi delle scuole elementari.

Ricordo ancora l’odore delle matite colorate, della gomma e dei fogli degli album.



Qual è stato il tuo percorso di formazione artistica e quali tappe o influenze hanno maggiormente segnato il tuo sviluppo creativo?


La passione per il disegno, l‘uso del colore e le attività manuali è andata ad intensificarsi nel corso degli anni e mi ha portato dopo il conseguimento del diploma di scuola media a scegliere di frequentare il Liceo Artistico U.Boccioni della mia città, dove mi sono diplomata nel lontano 1984.

Dopo il diploma ho cercato di inserirmi nel mondo del lavoro, senza mai trovare una collocazione precisa. Abbandonato per diversi anni la realizzazione di opere di pittura su tela mi sono dedicata a scultura, pittura su vetro e dipinto su tessuti.

Nel 2010 ricominciai a produrre dipinti dando vita cosi a quella che io amo definire “la mia opera prima” BRUTIA, opera dedicata alla storia della mia città natale.

L’arte, passione mai abbandonata, con la maturità mi ha portato a concepire opere legate alla ricerca di tematiche storiche.





Come descriveresti le tecniche che usi nelle tue opere? 


Per la realizzazione delle mie opere non ho particolari predilezioni di tecnica. Utilizzo spesso i colori ad olio. Adoro l’acrilico per la rapidità di asciugatura. Inserisco spesso elementi materici come la latta, il rame, la foglia oro e argento e qualche volta anche l ‘argilla.

Da circa vent’anni mi dedico alla realizzazione di icone bizantine studiandone la spiritualità e sperimentando l’antica tecnica della tempera all’uovo. Preparo personalmente le tavole su cui realizzo le mie icone seguendo la ricetta originale degli antichi maestri.



Ci sono stati maestri, artisti o correnti particolari che hanno ispirato il tuo percorso creativo?

  

Gli artisti che hanno influenzato le mie opere sono tanti. Mi sento particolarmente legata alla pittrice messicana FRIDA KHALO. Ho amato l’ ultimo PICASSO e adoro VINCENT VAN GOGH E LIGABUE.

CARAVAGGIO fra i classici è il mio mito inarrivabile. Ho avuto la fortuna di conoscere personalmente NIK SPATARI che sento molto vicino al mio modo istintivo di dipingere.



Nelle tue opere pittoriche ricorre spesso la figura femminile dai lunghi capelli. Cosa rappresenta per te questa scelta e cosa desideri esprimere attraverso di essa?


Nei miei dipinti raffiguro spesso donne dai lunghi e fluenti capelli. I capelli al vento per me rappresentano l’anima selvaggia e sensuale della libertà di essere donna.






Che ruolo ha la tradizione nelle tue opere? Cerchi di mantenere uno stile tradizionale o inserisci anche elementi contemporanei?


Ogni mia opera nasce dallo studio della tradizione. In una delle mie prime mostre personali: IL TERRITORIO IMMAGINATO che si è tenuta nell’allora Complesso Monumentale di Santa Chiara a Cosenza, oggi sede del Museo del Fumetto, con il patrocinio della Provincia di Cosenza, ho indagato le tradizioni e le culture che hanno interessato il territorio calabrese nel corso dei secoli, dedicando una serie di opere alla cultura e tradizione arbereshe oltre che a quelle dei popoli che hanno fondato Cosenza: Brettii ed Enotri. Tradizione e contemporaneo si intrecciano nelle mie opere.





Come ha avuto inizio il tuo rapporto con il mondo delle iconografie religiose e quali esperienze o incontri hanno segnato questo percorso?


Intorno al 2003 ho iniziato ad approcciare il mondo dell’iconografia bizantina frequentando il laboratorio San Luca a Quattromiglia di Rende (CS) seguita da un padre spirituale, il gesuita Pino Stancari. Dal 2003 ad oggi ho avuto modo di perfezionare la tecnica seguendo corsi di iconografia seguita da maestri riconosciuti a livello europeo fra cui cito il maestro IVAN POLVERARI e MARIA GALIE di ROMA, sempre con la direzione spirituale di Padre Pino Stancari.

Ho avuto la fortuna di conoscere personalmente padre EGON SENDLER, pochi anni prima che morisse, uno degli iconografi piu importanti del panorama internazionale


C’è una figura o un tema religioso a cui ti senti particolarmente legata?


L’immagine a cui mi sento piu legata e’ quella del PANTOCRATORE DEL SINAI. E’ stato un amore prima vista.


Qual è il processo creativo dietro la realizzazione di un’icona religiosa? Come vivi il momento di creazione dal punto di vista spirituale?


L’iconografia bizantina non è un opera d’arte qualsiasi e non c’è un processo creativo dietro ad Essa.

I modelli realizzati ,sono gli stessi che si tramandano da secoli poiché esiste un canone dal quale non si può prescindere. L’iconografo è un persona che riceve una chiamata alla vocazione iconografica.

La realizzazione di ogni icona richiede grande concentrazione e studio della Sacra Scrittura, per questo si è seguiti da un padre spirituale. L’ icona realizzata da maestri d’arte non iconografi non è che il frutto di una commercializzazione che esula totalmente dal messaggio che un vera icona trasmette.

L’artista nell’approcciare l’ icona, deve spogliarsi da tutte le conoscenze tecniche acquisite nella pittura tradizionale, e da ogni pretesa di individualismo. Tant’e’ vero che le le icone non si firmano poichè il vero autore e’ lo Spirito Santo.

Esse sono delle finestre aperte sul mondo dell’invisibile. L’ opera d’arte normale si osserva. Nel caso dell’icona è l’icona che ci osserva e ci viene incontro. A tale motivo si parla di “prospettiva inversa” e per l’occhio profano alcune costruzioni presenti in Essa sembrano mal eseguite mentre in realtà cosi non è. Ovviamente i colori hanno una lettura specifica. Ogni cosa nell’icona non è messa caso.

Vivo la realizzazione di ogni mia icona come un privilegio: è il mio modo di pregare. La mia oasi di pace.




Con la tua mostra Arcana Mater, che ha riscosso un grande successo di pubblico circa un anno fa, hai voluto rendere omaggio alla sacralità dell’essere umano, con un’attenzione speciale alla figura della donna. Ci puoi raccontare cosa ti ha ispirato e quale messaggio hai voluto trasmettere attraverso questa celebrazione della femminilità sacra?


ARCANA MATER è il mio ultimo progetto artistico che mi ha impegnato in uno studio durato circa tre anni in cui ho voluto indagare a partire dagli studi di Maria Gimbutas.

M.G. è stata un archeologa lituana che ha indagato la matrilinearità dei popoli arcaici scoprendo migliaia di reperti recanti la figura antropomorfa di un dea, la DEA MADRE, che ha ispirato il mio percorso pittorico e scultoreo. Leggendo le notizie sui suoi studi ho appreso che nel paleolitico le civiltà erano condotte da donne che tramandavano le tradizioni da madre in figlia, per ogni aspetto della sopravvivenza.

.

Cosi la Dea Madre era venerata come propiziatrice di fertilità e abbondanza e la donna aveva un ruolo fondamentale nello sviluppo della società.

Ho voluto ripercorrere un excursus sulle varie divinità femminili che probabilmente mutando il primigenio aspetto della Dea hanno assunto le sembianze di divinità più recenti come l’egiziana ISIDE o BASTET e fra le europee DEMETRA e PERSEFONE e da cui probabilmente deriva anche la nostra Madre di Dio.





Quali sono i tuoi progetti e obiettivi futuri?


Al momento come progetti in cantiere ho che forse realizzerò un catalogo sulla mostra “arcana mater”,  ma per il momento ho intenzione di dedicarmi totalmente all’iconografia.













CONTATTI



Email: ritamantuano.r@gmail.com

Facebook: Rita Mantuano

Instagrammantuanorita















Rita Mantuano è un’artista figurativa nata nel 1966 a Cosenza. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Artistico U. Boccioni, ha sviluppato una carriera che fonde pittura, poesia e spiritualità. Il suo lavoro si caratterizza per un equilibrio tra libertà creativa e rispetto per la tradizione iconografica. Nel corso degli anni, ha ricevuto numerosi riconoscimenti in concorsi artistici e letterari, sia in Italia che all’estero. Nel 2021, è stata premiata con il riconoscimento alla carriera per la pittura dall’Associazione Culturale Dianora di Castrolibero.





















©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 







Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.


Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.



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le Donne in Mostra – Collettiva d’arte presso I tre Filosofi a Cosenza

 



le Donne in Mostra

Collettiva d’arte tutta al femminile presso il ristorante I tre Filosofi di Cosenza





Un’inedita mostra collettiva tutta al femminile al Piccolo Laboratorio di Cucina Alchemica, presso La Taverna I Tre Filosofi



Dal 24 novembre, il ristorante La Taverna I Tre Filosofi di Cosenza situato in Via Trento 49, nei pressi di Corso Mazzini, si è reso testimone di una bellissima sinergia tra arte e sapori, inaugurando la mostra collettiva “le Donne in Mostra“. 






L’esposizione ha preso il via in un giorno particolarmente significativo, esattamente alla vigilia della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Un dettaglio che rende l’evento un grido e un richiamo contro questo drammatico male sociale. Le opere esposte si sono fatte portavoce di una testimonianza di forza e riflessione, offrendo un messaggio potente su un tema che tocca la coscienza collettiva.


Le opere di sei artiste  – Giuliana FrancoLuigia GranataJulia VedenichevaRita MantuanoBrunella Patitucci e Giuseppina Irene Groccia – dialogano con l’atmosfera intima e accogliente di questo spazio, noto per le sue serate di musica dal vivo, spettacoli e l’esperienza sensoriale offerta dalla sua “cucina alchemica”. 






Esporre opere d’arte in un ristorante è una scelta innovativa e rappresenta una giusta opportunità per reinterpretare l’interazione tra pubblico, ambiente e creazione artistica. La luce calda e il profumo dei piatti si intrecciano con la narrazione visiva delle artiste, offrendo ai clienti un’esperienza multisensoriale che abbraccia gusto, vista e spirito.

In un mondo dove l’arte è spesso confinata a gallerie tradizionali, questa iniziativa ci invita a riflettere sulla bellezza della condivisione e sull’importanza di rendere la cultura accessibile in contesti di vita quotidiana. Come i piatti preparati con cura nella cucina alchemica del locale, ogni opera esposta racconta storie di ricerca, trasformazione e scoperta, arricchendo la serata di ogni ospite con un viaggio emotivo e immaginativo.




Le sei artiste – provenienti da percorsi ed esperienze diverse – propongono un dialogo che abbraccia molteplici linguaggi. Grazie a un allestimento curato nei minimi dettagli, le opere d’arte si inseriscono nell’ambiente del ristorante in modo perfettamente armonioso, trasformando lo spazio in un crocevia dove arte e convivialità si fondono in un’alchimia sorprendente.


Questo evento assume un valore ancora più profondo grazie a un dettaglio carico di emozione: La Taverna I Tre Filosofi è il locale di Giusy Giampietro, figlia di Giuliana Franco, una delle artiste in mostra che, purtroppo, non è più con noi. Questa mostra diventa così un omaggio silenzioso ma significativo, un modo per mantenere vivo il legame con l’arte e la passione che ha attraversato le generazioni, intrecciando i fili della creatività con quelli della memoria e dell’affetto.



L’arte e il cibo sono due universi sensoriali che, se combinati con creatività, possono dare vita a un’esperienza straordinaria e multisensoriale. L’idea di introdurre opere d’arte in un ristorante non è solo un modo per decorare gli spazi, ma un’opportunità per arricchire l’esperienza del cliente, creando un’atmosfera dove estetica e gastronomia si fondono in un’unica esperienza culturale. Questo tipo di proposta può trasformare una semplice cena in un viaggio attraverso le emozioni visive, sonore e gustative, stimolando la mente e i sensi in modo unico.




D’altro canto, l’ambiente elegante e curato, dove il buon gusto si riflette non solo nella preparazione del cibo, ma anche in ogni dettaglio dell’arredamento, rappresenta una vetrina ideale per le creazioni di questo selezionato gruppo di artiste. L’allestimento delle opere in uno spazio raffinato ne valorizza il lavoro e ne migliora la percezione, offrendo alle artiste l’opportunità di raggiungere un pubblico diversificato, che potrebbe non frequentare abitualmente gallerie o musei, ma che apprezza l’arte e la cultura in un ambiente più informale e conviviale.




L’evento sarà visitabile per un periodo di tempo limitato: un’occasione da non perdere per scoprire come l’arte possa integrarsi armoniosamente negli spazi della quotidianità, trasformandoli in luoghi di incontro e bellezza. 

La Taverna I Tre Filosofi è anche un punto di riferimento per chi ama vivere esperienze sensoriali complete: il locale organizza regolarmente serate a tema, con musica dal vivo, percorsi di degustazione e l’inconfondibile magia della sua cucina alchemica.




Un sentito ringraziamento va ai titolari di questo raffinato locale, Giusy e Christian, per la loro calorosa ospitalità e per l’opportunità riservata alle artiste di esporre le proprie opere in un contesto così stimolante e originale.

Un ringraziamento speciale alla bravissima Julia Vedenicheva, anche lei tra le artiste in esposizione, per l’impegno profuso nell’organizzazione dell’evento e per aver realizzato le splendide foto che arricchiscono questo articolo, rendendo omaggio con eleganza al lavoro delle partecipanti.






























©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



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ARTtime: un perpetuo movimento creativo in scena con “Sublimi splendori”

 





ARTtime: un perpetuo movimento creativo in scena con “Sublimi splendori”





ARTtime, la vivace galleria udinese che incarna il dinamismo e la continua evoluzione del panorama artistico contemporaneo, si appresta a inaugurare un evento straordinario. 

Venerdì 29 novembre, alle ore 11:30, i riflettori si accenderanno su “Sublimi splendori in ARTtime”, una mostra collettiva internazionale che celebra il talento femminile attraverso una sorprendente varietà di linguaggi espressivi.

La missione di ARTtime, da sempre, è quella di rendere omaggio all’Arte e alle sue infinite bellezze, offrendo al pubblico esperienze che ispirano, emozionano e connettono. 

In questa occasione, sei artiste dalle visioni originali metteranno in dialogo i loro universi creativi, regalando ai visitatori un’esperienza che fonde introspezione e meraviglia. 


Le Artiste in esposizione sono:

Erika Baumgartner, Barbara Bertoncelli, Giusy Viki, Giuseppina Irene Groccia, Nada Moretto, Petra Slovackova


Sarà un percorso espositivo che invita a esplorare le molteplici sfumature dello splendore, inteso come espressione del sublime nell’arte contemporanea.

Con questo evento, ARTtime presenta il suo penultimo appuntamento del 2024, che si prospetta come una tappa imperdibile per gli amanti dell’arte e della cultura. 

La mostra sarà aperta al pubblico fino a giovedì 12 dicembre, regalando due settimane di pura immersione nella bellezza.


Informazioni sull’evento:

  • Periodo: 29 novembre – 12 dicembre

  • Vernissage: sabato 30 novembre alle ore 17:30 (seguiranno aggiornamenti dedicati)

  • Orari di apertura:
    • Lunedì: 15:30 – 19:00
    • Da martedì a sabato: 10:00 – 12:30 / 15:30 – 19:00

Non lasciatevi sfuggire questa straordinaria occasione di vivere un dialogo tra sei anime creative, ognuna capace di raccontare il sublime attraverso le proprie opere.







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1° CONCORSO NAZIONALE APRILIA TEATRO FESTIVAL Edizione 2025

 L’ArteCheMiPiace –  Segnalazione Eventi

1° CONCORSO NAZIONALE
APRILIA TEATRO FESTIVAL Edizione 2025 



La Compagnia Teatro Finestra di Aprilia dà il via al
Primo Concorso Nazionale “Aprilia Teatro Festival”

Un evento che ha
l’obiettivo di creare nuovi stimoli alla città in ambito culturale. 


Verranno selezionate 6 compagnie provenienti da tutta
Italia, che andranno in scena presso il Teatro Ex Claudia nel periodo da
febbraio a maggio 2025.

 

Le domande di partecipazione devono pervenire entro il
31.12.2024
  seguendo le indicazioni del
Bando 



SCARICA IL BANDO QUI 



Entro il 31 gennaio 2025 verranno comunicate le
compagnie selezionate.


Per informazioni è possibile contattare Raffaele
Calabrese
, direttore artistico del Teatro, al numero 339.4461133

















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Premio Internazionale di Poesia “Masio Lauretti” X edizione (2025)

    L’ArteCheMiPiace –  Segnalazione Eventi

Premio Internazionale di Poesia “Masio Lauretti” X edizione (2025)




Il Premio ha carattere internazionale, prevedendo la
partecipazione di studenti frequentanti le scuole di istruzione secondaria in
Europa.




Il
Premio è promosso
dall’Associazione Culturale Libra
2.0,

con
il patrocinio di

Con
la collaborazione di




 e il sostegno di 





Il fine è promuovere la poesia tra le nuove
generazioni quale importante mezzo espressivo nella complicata fascia d’età che
va dalla pubertà all’età adulta.


Gli adolescenti hanno bisogno di nutrirsi di pensieri
per completare la maturazione della loro mente, sviluppando la riflessione e
l’autoriflessione, il linguaggio, la regolazione dei comportamenti e delle
emozioni.

La poesia è una possibilità in più, poiché attraverso
il processo di creazione poetica i giovani possono ritrovare il piacere di
seguire un processo di maturazione e di sviluppo che non può completarsi
nell’immediatezza di un click. 

In tal modo la poesia diventa mappa e guida per
iniziare e terminare futuri processi creativi e di pensiero.





Il concorso è suddiviso in due sezioni:


A) studenti delle scuole medie italiane ed equivalenti
straniere;


B) studenti delle scuole superiori italiane ed
equivalenti straniere.


Il concorso è gratuito, non essendo richiesta alcuna
quota di iscrizione o partecipazione.



SCARICA IL BANDO CLICCANDO QUI





Per iscriversi è necessario leggere il bando e
compilare l’apposito modulo entro il 2 marzo 2025.


L’iscrizione deve essere effettuata attraverso i
moduli Google raggiungibili dal sito del Premio. 


Visita la Pagina per le ISCRIZIONI cliccando QUI

Pertanto, non saranno accettate iscrizioni trasmesse
in altre modalità.


Il modulo di iscrizione degli studenti minorenni deve
essere compilato da un genitore responsabile legalmente, che, inviando il
modulo, autorizza l’iscrizione del minore al concorso.





La poesia permette di colloquiare con le stelle, i fiori e le pietre; rende visibile perfino l’invisibile, ma occorre essere semplici, umili, sempre adolescenti per poter abitare il Futuro e l’Infinito.

(Dante Maffia)

L’adolescenza è l’età dell’esplorazione, esplorazione del mondo, esplorazione interiore, per trovare nuove soluzioni a vecchi problemi. La poesia è un mezzo potente per viaggiare su percorsi non ancora battuti e provare il piacere della scoperta.

(Giada Lauretti)









La poesia salverà il mondo!











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Presentazione del libro “Abbazia Calybita” di Maurizio Traversari

 L’ArteCheMiPiace –  Segnalazione Eventi










PRESENTAZIONE DEL LIBRO


“Abbazia Calibyta”


Il nuovo libro di Maurizio Traversari 






di Giuseppina Irene Groccia |22|Novembre|2024|



È attesa per Venerdì 6 dicembre 2024, alle ore 17:00, presso l’Università Popolare Rossanese, situata nel Palazzo San Bernardino in via San Bernardino a Corigliano-Rossano,  la presentazione del libro “Abbazia Calibyta”, il  nuovo lavoro editoriale di Maurizio Traversari.


L’opera, frutto di una accurata ricerca, nasce con l’intento di colmare una lacuna significativa nella storiografia locale. Il monumento, pur essendo di straordinaria valenza storica e culturale, è spesso stato trascurato o sottovalutato nei testi storici, con poche tracce del suo impatto nel tempo. L’autore, spinto dalla passione per la valorizzazione del patrimonio storico e dalla volontà di restituire a questo luogo il suo giusto riconoscimento, ha intrapreso un’approfondita ricerca per raccontare la sua evoluzione, dall’Abbazia Calibyta all’attuale Palazzo Fontana. Questo lavoro non solo dà voce a un patrimonio dimenticato, ma si pone come un riscatto, cercando di far luce sulla rilevanza storica e simbolica di un monumento tanto caro agli abitanti del luogo quanto fondamentale per la storia del territorio.


L’evento, patrocinato dall’amministrazione comunale di Caloveto e dall’Arcidiocesi di Rossano-Cariati, offrirà l’occasione per approfondire il significato storico, culturale e spirituale di questo luogo.


Il programma dell’evento si aprirà con i saluti istituzionali di Don Pino Straface, Vicario Generale, che darà il benvenuto ai partecipanti sottolineando l’importanza del legame tra cultura e spiritualità, valori centrali nel libro di Maurizio Traversari.


A seguire, Gennaro Mercogliano, Direttore dell’Università Popolare Rossanese, introdurrà i temi principali dell’incontro, offrendo una panoramica sull’opera e sul suo contributo alla valorizzazione del patrimonio storico e culturale locale.


Nel cuore dell’evento prenderanno la parola tre esperti di rilievo: 

Don Agostino De Natale, filologo e studioso, che approfondirà il contesto storico e linguistico legato all’Abbazia; la Dott.ssa Caterina Palmieri, archeologa, che presenterà una prospettiva sui reperti e sull’architettura del sito; e Pierpaolo Cetera, storico e ricercatore, che ne analizzerà l’evoluzione nel panorama storico e culturale del territorio.


L’incontro culminerà con l’intervento di Maurizio Traversari, autore del libro, che condividerà il percorso che lo ha condotto alla stesura dell’opera, raccontando le scoperte e le riflessioni che hanno dato vita a questo importante studio.



L’evento è aperto al pubblico con ingresso libero.

























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La sorprendente intensità dell’acquerello figurativo – Un viaggio attraverso l’evoluzione artistica di Alessandro Andreuccetti

 L’ArteCheMiPiace – Artisti

La sorprendente intensità dell’acquerello figurativo

 

Un viaggio attraverso l’evoluzione stilistica

di Alessandro Andreuccetti






di Giuseppina Irene Groccia |22|Novembre|2024|



Quando si pensa all’acquerello, emergono spesso immagini di delicatezza e leggerezza, qualità che Alessandro Andreuccetti ha saputo interpretare magistralmente nel suo stile astratto, noto per le sue atmosfere evocative e le emozioni sottilmente suggerite. 

Tuttavia, osservando ora le sue opere figurative, ci si trova di fronte a un universo sorprendentemente diverso, eppure coerente con la sua sensibilità pittorica.




Nelle composizioni figurative, l’acquerello diventa veicolo di un’intensità inaspettata. Le tinte si fanno accese, i dettagli emergono senza appesantirsi, mantenendo quella trasparenza che è il marchio di fabbrica di questa tecnica. L’artista dimostra una straordinaria dimestichezza nell’utilizzo del colore, che non solo definisce forme e volumi, ma conferisce profondità psicologica ai soggetti. È come se l’acquerello stesso, con la sua capacità di stratificare luci e ombre, fosse complice di una narrazione silenziosa ma potente. 




C’è una tensione affascinante tra la fragilità intrinseca del mezzo e la forza espressiva delle immagini. Che si tratti di ritratti, paesaggi o scene di vita quotidiana, ogni pennellata sembra entrare in sintonia con un racconto o una storia, mentre la fusione dei colori propone una dimensione emozionale che supera i confini del realismo. La scelta di una tavolozza spesso delicata, ma accesa in punti strategici da contrasti cromatici intensi, rivela un controllo assoluto sul medium e un’attenzione al dettaglio che non è mai fine a se stessa.


Le opere figurative di Alessandro non si limitano a mettere in luce la sua straordinaria padronanza tecnica; esse si rivelano piuttosto un invito eloquente a osservare il mondo con occhi nuovi, più attenti e sensibili. Attraverso la delicatezza e la profondità della tecnica ad acquerello, Alessandro trasforma ogni immagine in un dialogo visivo che sprona lo spettatore a scorgere ciò che spesso sfugge a uno sguardo distratto: la poesia nascosta nei dettagli, la bellezza di ciò che si dissolve, il senso intimo delle cose. 




Confrontandosi con lo stile figurativo, l’artista mostra una dimensione ancora più complessa del suo talento. Per lui l’acquerello non è solo un mezzo per rappresentare il reale, ma un linguaggio per trasfigurarlo, per catturare la vita con uno sguardo poetico e sensibile. In questo contesto, Andreuccetti si riallaccia alla tradizione di grandi maestri come J.M.W. Turner e John Singer Sargent, fondendo nel suo stile una profonda introspezione psicologica dei soggetti con la freschezza e la spontaneità proprie di questa tecnica pittorica.








Attraverso questa serie di lavori, sembra dirci che l’acquerello non è soltanto un tramite per suggerire, ma anche per affermare, per comunicare con una voce chiara e inconfondibile, quella che in un cambio di registro, dalla suggestione astratta alla concretezza figurativa, testimonia una versatilità artistica in costante evoluzione. 

La sua incessante sperimentazione ci rivela che l’intensità non si esprime unicamente nella forza, ma si manifesta anche nella capacità di concedere spazio alla luce, all’acqua e a tutto ciò che si muove tra le delicate pieghe di un colore che sfuma.

L’approccio figurativo nel suo lavoro rivela un’evoluzione dello sguardo, in cui il medium scelto diventa strumento di narrazione, svelando storie, volti e paesaggi con una forza capace di coniugare intensità e delicatezza in modo sorprendente.




L’acqua, la luce e il colore rimangono gli elementi cardine della sua poetica, ma mentre nell’astrazione il dialogo è aperto e ambiguo, nel figurativo l’artista guida lo spettatore in un percorso più intimo e concreto, invitandolo a guardare il mondo con occhi nuovi, attenti alla bellezza del reale e ai dettagli che lo rendono vivo.




La sua è un’arte che non cerca consenso, ma che impone la sua potenza, una forza visiva che cattura e rapisce, come un incantesimo. L’acquerello, con la sua leggerezza e trasparenza, diventa strumento di una poetica dirompente, un’arma che, nelle mani di Andreuccetti, si fa narrazione, trasporto e, soprattutto, emozione. Ogni colore, ogni sfumatura è un grido silenzioso che incanta e scuote, rendendo ogni opera un’esperienza assoluta, unica, irrinunciabile.



Testo Critico a cura di Giuseppina Irene Groccia









Contatti dell’artista 


Sito Web www.andreucciart.it

Email aandreuccetti@gmail.com

Facebook Alessandro Andreuccetti

Instagram alessandroandreuccettiart

Twitter Alex Andreuccetti

YouTube Alessandro Andreuccetti 



Nato a San Gimignano, Italia, nel 1955, ha studiato arte e architettura a Firenze quindi ha iniziato il suo lavoro nel 1980 in qualità di disegnatore, designer e pittore.

Ha partecipato a numerose esposizioni personali e collettive in Italia e nel mondo e molte opere figurano in collezioni pubbliche e private.

 

Statement

Forma, colore e textures costituiscono lo scheletro su cui costruisco le mie immagini, o forse sarebbe meglio parlare di visioni, o sogni perché tutto ha inizio e si sviluppa prima nella mia mente, più o meno inconsciamente e dopo, molto dopo, si trasferisce sulla tela o sulla carta. Attraverso lo studio dei miei soggetti, siano essi figure, città o paesaggi isolo ed elaboro ciò che per me rappresenta l’anima del soggetto stesso, ne carpisco le forme primitive,mi impadronisco del loro colore, delle luci e delle ombre,fisso, come in una fotografia, l’attimo magico in cui gli oggetti rivelano se stessi poi traduco tutto nel linguaggio universale del disegno e della pittura.

 

La figura

La figura umana è forse il primo soggetto rappresentato nella storia dell’arte mondiale, è presente in tutte le epoche storiche e costituisce quindi un tema pressoché obbligato per ogni artista. Il mio approccio alla figura umana è strettamente personale: abbandonando qualsiasi pretesa di rappresentazione fedele o realistica la mia ricerca si concentra sulla percezione volumetrica e coloristica del soggetto dando risalto alla relazione tra luce, colore e forma.

 

La città

La città è la culla delle nostre vite, incubatrice dei nostri pensieri, l’involucro che racchiude i nostri sogni, i successi e le sconfitte. La mia visione della città è una visione idealizzata, uno sguardo lontano che permette di astrarre dal contesto generale ciò che mi colpisce maggiormente dell’insieme di architetture, di strade, di spazi, finestre, tetti, terrazze e quant’altro. Ancora una volta sono le forme ed i colori, le luci e le ombre che emergono da questo processo di astrazione e stanno lì a dimostrare la mia idea di città. Infatti io non dipingo una città ma l’idea di città.

 

I paesaggi

Il paesaggio, in tutte le sue accezioni e sfumature, rappresenta il mio “porto sicuro”, un angolo riparato nella mia testa dove mi posso rifugiare e ricaricare in tutta tranquillità. Quando le idee scarseggiano o faticano a trovare la strada per emergere tutto ciò che devo fare è aprire il libro degli schizzi scorrendo centinaia di disegni e appunti che parlano della mia terra, la campagna, gli alberi, i fiori. È tutto lì dentro, disponibile e generoso e io non devo fare altro che coglierne i frutti.

 

“Rappresentare la vita è lo scopo principale della mia pittura. La figura umana, le città, la natura costituiscono degli ottimi soggetti da studiare e trasferire sulla tela o sulla carta, ma ciò che più mi interessa è scoprire e mettere in evidenza la relazione che c’è tra le forme e i colori di ciò che ho di fronte. Questa relazione la si scopre dall’osservazione attenta della realtà e si estrinseca in una rappresentazione strettamente personale dell’oggetto.”

 

Le idee    

Ogni dipinto ha una sua storia e una sua personale gestazione. Tutto può contribuire alla scintilla iniziale, una foto, una frase, una musica. Prima di iniziare passo molto tempo pensando al design generale della nuova tavola, agli schemi di colori da utilizzare, a cosa mettere in evidenza e cosa lasciare in secondo piano. Generalmente prendo molti appunti, faccio schizzi, provo dei colori, ombreggiature, scompongo il soggetto in porzioni che poi ricompongo diversamente, schematizzo varie soluzioni compositive. Tutto questo processo può durare giorni oppure settimane però quando è il momento di dipingere il lavoro viene giù filato senza ripensamenti.

 

I materiali

Opere su carta. Utilizzo gli acquarelli sulla carta fatta a mano con stracci di cotone, è una carta bellissima, importata dall’India, pesante e rugosa, con una sua forte personalità che richiede molta attenzione ed esperienza per padroneggiarla.

 















©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 








Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.


Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista o la presentazione di un progetto incluso di testo critico, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.



Invia la tua candidatura alla seguente email: gigroart23@gmail.com


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Artisti

tenui frammenti PIER PAOLO TRALLI

 

tenui frammenti

PIER PAOLO TRALLI

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |21|Novembre|2024|

 

 

Quando Pier Paolo Tralli mi ha chiesto di scrivere la prefazione del suo primo libro fotografico Tenui frammenti, ho provato una profonda emozione, unita alla consapevolezza di affrontare un compito importante. 

Essere scelta per introdurre il lavoro di un artista che ammiro, e ancor più di un fotografo di cui nutro grande stima, è per me un privilegio. Mi ha offerto l’opportunità di dialogare con la sua visione, di immergermi nei dettagli di un universo visivo profondamente intimo e di cercare, attraverso le mie parole, di raccontarlo e renderlo accessibile senza mai tradirne l’essenza.

 

 

Le immagini di Pier Paolo non sono mai semplici scatti: sono frammenti di tempo e di spazio, intrisi di poesia e di un’attenzione quasi sacrale per i dettagli. Ogni fotografia racchiude una storia, ma lascia sempre al fruitore la libertà di completarla con la propria sensibilità. Questo dialogo tra il visibile e l’immaginato è il motore trascinante che anima Tenui frammenti. Nel mio ruolo di prefatrice, il mio compito era quello di decifrare e restituire, in parole, quell’incanto visivo che Pier Paolo sa creare con la sua arte. Mi chiedo se sono riuscita a far emergere quel richiamo incessante alla meraviglia, quel filo invisibile che unisce ciò che l’occhio coglie a ciò che l’anima trattiene, trasformando ogni immagine in una particella eterna di poesia visiva, capace di incamerare nei suoi “frammenti” ciò che il tempo rischia di farci sfuggire.

 



 

Il libro restituisce appieno questo aspetto: tra le pagine scorre una linfa vitale, un battito emotivo che invade ogni immagine, attraversandola come un soffio di anima. Gli sfondi, nebulosi e pregni di ricercata poetica, sembrano trattenere sospiri, imprigionando attimi di indefinito in una dimensione sospesa tra realtà e sogno. 

Qui, affacciati a una finestra aperta sull’ineffabile, incontriamo frammenti che, in un silenzio eloquente, sussurrano senza mai urlare. Ogni immagine, pur nella sua quiete, possiede la forza di evocare l’invisibile, dando vita a un linguaggio visivo che, senza bisogno di parole, comunica la sua potenza, componendo una partitura in cui la luce scrive e l’ombra risponde.

 



 

Nel libro, molte immagini si intrecciano con citazioni, che siano dell’autore o di altre voci, in un dialogo intimo e raffinato. Un incontro tra parola e fotografia che genera una chiave di lettura più profonda, in cui ogni elemento si arricchisce a vicenda.

Si delinea così un filo sottile, ma straordinariamente potente, che lega immagini e testi in una narrazione fluida e armoniosa. È un percorso che conduce il lettore verso una sensibilità amplificata, capace di appagare i sensi e di coinvolgere emotivamente, trasformando ogni pagina in un’esperienza estetica completa.

 

 

 

Tenui frammenti è un libro che vibra di un’anima profonda, unica, quasi tangibile. Certo, ogni opera ne possiede una, ma in questo caso sembra irradiarsi con una forza speciale, inspiegabile eppure innegabile. È una percezione che non si lascia afferrare dalle parole, che semplicemente accade, come un sussurro che arriva dritto all’animo. Qui si intrecciano tanta anima e tanta interiorità, rendendo ogni pagina un riflesso intimo di  un percorso personale vissuto e sentito. 

 



 

Con il progetto grafico curato da Davide Costa e la stampa realizzata dalla Premiata Tipografia Sociale di Ferrara, quest’opera si presenta come un’espressione elegante e raffinata di arte visiva e editoriale. 

La sua prima presentazione avrà luogo martedì 10 dicembre alle ore 17:30, presso la Libreria La Pazienza Arti e Libri, in Via dei Romei 38 a Ferrara. L’opera verrà poi presentata in diverse sessioni, permettendo a un pubblico più ampio di scoprire e apprezzare il lavoro dell’autore.

 



 

Il libro è disponibile per l’acquisto presso la libreria La Pazienza Arti e Libri  e presso Abbigliamento Tralli, il negozio di proprietà dell’autore. 

Per chi risiede fuori provincia, sarà possibile richiederlo direttamente all’email tralliabb@libero.it, con spedizione a domicilio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esplorando l'Essenza - La Fotografia di Pier Paolo Tralli

Pier Paolo Tralli 

 

Imprenditore nel campo del commercio, appassionato di cinema e fotografia. Sue opere sono state selezionate in vari siti web e gruppi fotografici. Ha partecipato a diverse mostre collettive e pubblicazioni di volumi cartacei. Ha all’ attivo un libro fotopoetico in collaborazione con lo scrittore Claudio Strano. Pensa che l’ arte nelle sue varie forme sia un regalo che rende più leggera l’ esistenza.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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