Riflessi di Interiorità Il Cammino Creativo di Davide Cupola
L’ArteCheMiPiace - Interviste
Riflessi di Interiorità
Il Cammino Creativo di Davide Cupola
di Giuseppina Irene Groccia |17|Gennaio|2025|
L'arte di Davide Cupola è una testimonianza del suo percorso di ricerca e trasformazione, dove il disegno diventa strumento di esplorazione e comunicazione dei recessi più profondi del suo animo. Il suo incontro con Keith Haring, avvenuto in una fase di vita in cui l'arte sembrava un margine distante dai suoi progetti, ha acceso una scintilla che, con il tempo, è diventata una fiamma inestinguibile. Quella "lampadina" che si accende, la consapevolezza di una visione artistica unica, è alla base della sua continua evoluzione stilistica, che spazia dal minimalismo astratto al simbolismo figurativo.
In questo processo di ricerca, il suo lavoro si immerge nella tensione tra il vuoto e il pieno, tra l'espressione immediata dei sentimenti e la riflessione più ponderata. Ogni opera è un dialogo tra la fragilità e la forza, un invito a esplorare quelle contraddizioni e quelle vulnerabilità che la società tende a nascondere. Le sue tele diventano così una mappa emotiva, dove il linguaggio visivo non si limita a rappresentare, ma invita lo spettatore a entrare in contatto con qualcosa di più profondo, un ponte tra le esperienze individuali e collettive.
In questa intervista, l'artista ci guida nel suo mondo artistico, rivelandoci il suo processo creativo, ma anche le sue riflessioni sulla natura dell'arte e sulla sua funzione nella società contemporanea. La sua è una ricerca che non rappresenta solo un percorso estetico, ma si tratta di una vera e propria missione esistenziale, che è quella di "spogliarsi" attraverso l'arte, di sfidare le convenzioni e di comunicare attraverso il colore, il simbolo e la forma, emozioni e pensieri che trascendono la superficie delle cose.
Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C'è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso l'arte?
Il mio percorso è iniziato un po’ indietro nel tempo, facevo la seconda media, i miei piani erano completamente differenti perché nella mia testa l’arte e il disegno erano solo a margine, io avrei voluto lavorare nell’ambito del commercio come mio padre, ma un giorno la professoressa Maggi di arte ci presenta lui, Keith Haring con la sua arte “strana e non conformista”, ricordo, a me non piaceva studiare storia dell’arte perché ai miei occhi era fatta solo di paesaggi ed immagini sacre o persone nobili, ma con i suoi soggetti stilizzati, i suoi “omini”, si è acceso qualcosa, una lampadina che poi è diventato un fuoco, che come le “fiamme eterne” nulla le spegne, ho iniziato a disegnare queste figure e più disegnavo, più mi veniva voglia di approfondire tutto quello che era arte.
Finché la prof.ssa Maggi ci diede un compito per l’estate. Al ritorno durante la consegna non credeva che quel disegno l'avessi fatto io perché come disse lei era “Cambiato”, così le risposi, con il mio solito modo sicuro ma sincero “Prof. questo l’ho fatto davvero io! Poi lei creda quello che vuole”, ma la mia prof.ssa aveva capito molto prima che quello era tutta farina del mio sacco, perché aveva quel famoso cambiamento nel modo di fare di guardare, così chiamò i miei genitori per dirgli che il liceo artistico sarebbe stata la strada giusta, ed aveva ragione, i miei supportarono l’idea a da lì è nato tutto, ho iniziato questo viaggio, e da passione è diventata ragione di essere.
Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?
Il tema principale che voglio trattare nelle mie opere è l’immersione in ciò che si è, quella parte più intima fatta di sentimenti, emozioni, contraddizioni che nascondiamo.
Quella parte che la nostra società non accetta molto volentieri:
una parte che ognuno di noi tiene nascosta perché viene ferita ogni volta che viene mostrata, invece con la mia arte io mi spoglio, mostro quelle fragilità che creano contatti tra me e lo spettatore, che creano ponti, condivisione, contrasti per arrivare a nuovi orizzonti di significato. Perché per me è importante parlare di ciò che si ha dentro
In che modo il tuo utilizzo del minimalismo astratto si intreccia con il simbolismo figurativo per creare un dialogo tra semplicità formale e complessità concettuale?
Le mie opere nascono con lo scopo di portare una mia visione del “mondo” che sia uno stimolo interno o esterno, si dividono in due grandi raffigurazioni astratto e figurativo.
L’astratto un dialogo con il momento presente, un fluire di sensazioni che vengono poste sulla tela, al contrario il figurativo, una tecnica lenta, classica, pensata, dove i soggetti vengono raffigurati scegliendo con minuzia i loro gesti e diventano veicolo di messaggi.
Come disse Pasquale Di Matteo, critico d’arte internazionale “Per capire Davide Cupola c’è bisogno di un trattato di filosofia”; Il dialogo che si crea tra il minimalismo astratto e il simbolismo figurativo è lo stesso che nella psicoanalisi si crea tra i pensieri lenti e veloci, questa semplicità formale, sia nell’astratto che nel figurativo, veicola pensieri più profondi, come se in un dialogo si arrivasse al nucleo, al punto, da cui parte tutto, la famosa “causa scatenante”. Io che sono una persona molto confusionaria, che si fa trascinare dalla “biga alata”, l’arte diventa un dialogo di semplicità formale, in cui chi guarda deve entrare, immergersi in ciò che vede e dialogare per arrivare al suo punto di partenza, in questo modo i due mondi astratto e figurativo diventano un tutt’uno e trasmettono semplicemente due mondi distanti: uno fatto di pure emozioni ciò che non si può raccontare a parole, l’altro di ragionamento, di un fluire controllato, dettato dalla ragione e dalla tecnica.
Qual è il ruolo del vuoto o dello spazio non occupato nelle tue opere, e come pensi che influenzi l'interpretazione dello spettatore?
“Lo spazio vuoto” mi ha sempre affascinato. Quando ho iniziato ad utilizzarlo ho capito che era la fonte da cui il soggetto traeva più energia, nell’opera “Lonely”, dove questo bianco assordante da quel senso di solitudine e pace, è stata la prima a farmi analizzare nel profondo il “senso di vuoto” che non ha bisogno di niente per essere colmato perché senza di esso non si può apprezzare ciò che viene raffigurato all’interno.
Per me il “vuoto” è già in sé l'ambiente, lo sfondo dalle mille forme, per me è il necessario in questo momento per tutto ciò che viene creato al suo interno.
L’influenza che ha su chi guarda è molto varia, alcune volte persino solo soffermata sul mettere in risalto il soggetto, ma nel mio modo di vedere questo spazio è edificante, dà modo anche allo spettatore di vedere e prendere parte alla creazione con la propria fantasia, esperienza senza limiti di immaginazione, per creare quel famoso ponte di idee e dialogo che ricerco con chi mi guarda.
Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel corso del tempo?
Il mio stile è sempre stato molto mutevole, non ho mai amato
descrivermi, etichettarmi con una determinata linea stilistica.
Le influenze sono state molteplici, dall’arte di strada con i classici Graffiti e “TAG”, per poi passare a Blu, Banksy, fino ad arrivare a Schiele e Bosch.
Sono nato come grafico, durante la mia esperienza al Liceo artistico, dunque l’influenza delle immagini visive pubblicitarie è sempre stata una costante, le mie prime opere erano molto vicine a questo mondo, poi la ricerca di arte più classica quasi al voler tornare indietro per trovare se stessi.
Adesso posso definirmi nel mezzo, “Un artista romantico che ha viaggiato nel tempo per trovarsi catapultato nel 2000” PopArt Romantica, se gli voglio dare un nome, ma io dipingo per quello che sento e provo, vivo, per me è molto difficile ancora definirmi, ci penseranno gli esperti del settore a farlo
Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato particolarmente la tua visione?
Se dovessi analizzare da dove prendo ispirazione per creare, dividerei in due macro aree esperienze esterne o stimoli interni. Le esperienze esterne sono tutti gli avvenimenti che mi accadono nella vita, paradossali, fuori dalla logica oppure semplicemente che mi lasciano un segno, potrebbe essere la battuta fatta alla mia fidanzata “In amore siamo tutti un po’ stercorari” da lì è nata l’opera “True love”, oppure un quadro che nasce davanti mentre cammini per strada, un cielo che cambia colore mentre si viaggia in macchina, o una frase detta
da una persona sconosciuta che faccia pensare.
Gli stimoli interni al contrario sono quelli dati da momenti in solitudine, ascoltando una canzone, leggendo un libro o una Graphic Novel, manga e in quest’ultimo periodo persino i videogiochi quelli più autoriali mi hanno fatto riflettere su campi emotivi, per non parlare dei film e le serie tv che creano da soli un campo talmente vasto che è difficile da catalogare, ma le esperienze interne sono quelle emozioni fatte in solitaria, con quel “vuoto” che ti fa apprezzare ciò che sei e come vedi il mondo, ma soprattutto che ti fa pensare a chi vuoi diventare.
Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?
Il processo creativo credo che sia molto classico, nel momento in cui mi arriva uno stimolo, inizio a cercare delle reference, che possono essere degli sketch fatti in precedenza, oppure legati al mondo di internet, fonte inesauribile, clip video, pubblicità… per poi iniziare a ricreare nella mia testa tramite la visualizzazione creativa, una tecnica che permette di immaginare ciò che si vuole raffigurare per poi riportarlo nella realtà, senza la problematica tempo, un po’ come avere uno sketchbook infinito ed immediato, dunque ogni singolo momento è buono per creare opere finite immaginarie.
Per poi arrivare a due o tre immagini definitive che verranno riportate nella realtà per poi essere ulteriormente studiate per arrivare al definitivo. Ovviamente poi ci sono i rari casi in cui l’Arte arriva, si siede al tuo fianco e tu sei solo un mezzo, crei immediatamente senza freni e quello che ne esce è già per sé il definitivo, ma sono rari casi. La tecnica per me è sempre stata solo un mezzo, cioè in base all’idea sceglievo la tecnica più idonea per arrivare al risultato migliore.
Però adesso le mie opere sono prevalentemente ad olio perché mi permette una maggiore riuscita sia in termini visivi che espressivi, poi le eccezioni sono qualche tecnica mista come acrilico ed olio.
Che importanza attribuisci al colore nel tuo lavoro? Come scegli la tua palette e che significato ha per te il colore?
Il colore per me è fondamentale, soprattutto la scelta cromatica. Il mio percorso di studi grafici mi ha portato a studiare in modo estremamente approfondito l’utilizzo e la scelta del colore, per raggiungere e stimolare stati emotivi in chi guarda.
Partendo da regole basilari su come l’occhio umano percepisce determinati colori caldi o freddi, quali abbinamenti di colori creano nella mente associazioni familiari e di serenità e quali l’opposto. Il tutto viene mischiato con ciò che percepisco io nel momento in cui studio la palette cromatica di quell’opera per raggiungere le sensazioni, i moti dell’animo che sto provando.
Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?
Nel momento in cui dipingo o semplicemente creo, idee, concetti su cui poi lavorerò, la solitudine è la compagna più fedele. Perché mi da modo di entrare in profondità, o nelle profondità di ciò che sto vivendo, con questo non disdegno gli eventi o il contatto con chiunque abbia passione, perchè grazie a loro posso conoscere, imparare ed approfondire la mia conoscenza. Ma la creazione è qualcosa di molto più personale, è quello spazio in cui difficilmente faccio accedere chiunque, non per avarizia ma per ritrovarmi ed esplorare chi voglio essere e ciò che penso di quel determinato momento nella storia.
Come vivi il rapporto tra l'arte e il pubblico? In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?
All’inizio del mio percorso il rapporto con il pubblico era molto difficile da accettare, magari per l’inesperienza, la critica era vista come un punto di fallimento e questo mi portava a nascondere ciò che facevo con il timore di sbagliare.
Maturando dal punto di vista artistico, ma soprattutto mentale adesso il confronto è quasi indispensabile, mi fa apprezzare ciò che non vedo, mi fa arrivare a concetti che probabilmente non avrei maturato, ovviamente avendo una personalità molto forte e basandomi principalmente sulle mie esperienze, il pubblico non influenza né la visione e nemmeno le scelte stilistiche che vado a compiere, perché lo vedo molto come un
percorso personale, ma il confronto è quello che mi ha fatto crescere e quindi lo accolgo.
C'è un'opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?
Le opere a cui tengo o sono affezionato sono parecchie, ma l’opera che ha portato un cambiamento radicale in ciò che creavo in precedenza è stata “Lonely”.
L'opera raffigura un soldato della prima guerra mondiale, incamminarsi all’interno di un'ambientazione neutra, completamente bianca. Cammina stanco, affaticato, sotto il peso, non solo del suo equipaggiamento ma un peso morale, l’ombra di qualcosa che lo sovrasta e lo fa essere guardingo.
“Lonely” è nato quasi in modo casuale, come il fato ormai avesse deciso; stavo cercando un modo per riuscire a capire dove stiamo andando come società, si sente così tanto parlare di un momento storico confusionario: “Ma ci ragioniamo mai davvero?” Questa è la domanda che mi sono posto.
Un fondo bianco è stata la mia risposta quasi come se fosse lui il soggetto, e poi un uomo, armato fino ai denti pronto a tutto, “Ma pronto a cosa, perchè devi essere così tanto circospetto? Perché sei lì, pronto a fare a pezzi chiunque o qualunque cosa, non sarebbe meglio se invece di andare verso il nulla tornassi a casa?”
“Lonely” mi ha aperto gli occhi, mi ha fatto apprezzare il senso di semplicità, nel frastuono dei molteplici stimoli del mondo e che il nulla molte volte fa molto più rumore.
Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?
Il ruolo dell’arte nella società contemporanea è parecchio complicato a mio modo di vedere, percepisco parecchia superficialità, quasi come se l’apparenza giochi un ruolo predominante, questa sua cornice ricca di decorazioni molte volte nasconde un quadro povero di significato.
Ma sono comunque un inguaribile romantico e per me “l’Arte salverà il Mondo” o comunque aiuterà a far sì di mostrare il bello, ed anche il meno bello per far capire a chi guarda che dobbiamo essere presenti in ciò che viviamo, in ciò che facciamo per vivere una vita colma di significato, perché si sà “Una grande persona è colui che lascia qualcosa” non al mondo intero ma semplicemente a qualcuno, che lasci il suo segno e ricordo.
Io non so se il mio lavoro contribuisca all’arte contemporanea,
ci spero? “assolutamente sì”, ma per adesso la parola Mondo suona ancora un po’ troppo grande per me, preferisco concentrarmi sulle persone, sui legami che si possono creare e i nuovi orizzonti che si stanno creando insieme, poiché “tante gocce fanno l’onda”.
Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come artista e come le hai superate?
Di difficoltà se ne incontrano molteplici, soprattutto se non si sceglie una strada canonica.
In primo luogo riuscire a trovare professionisti che valorizzano e tutelano la persona e l’arte, per questo la soluzione sembra ovvia, “ci si deve fare l’occhio” finché si trovano persone che credono in quello che fanno e aderire ai loro progetti.
Poi forse lo scoglio più grande è il giudizio, tante frasi che colpiscono nel profondo, all’inizio fanno male, gli sguardi un po’ di compatimento come se questa strada non fosse possibile…
Questo io lo combatto con il lavorare, il migliorare ciò che faccio, portando risultati concreti, con la resilienza come se ogni critica ogni momento no, fosse un passo fondamentale per raggiungere obiettivi che dipendono da me. Le ore di esercizio costante portano al miglioramento, come in ogni ambito della vita. Poi può sembrare banale ma il mio percorso è iniziato con un professore alle superiori che mi disse “Tu non sai dipingere”, io ho iniziato da li, se una persona è disposta a fare il necessario alcune volte può aiutare a raggiungere i propri obiettivi.
Recentemente hai partecipato a Visioni, il premio d’arte internazionale organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio. Che esperienza è stata per te? C’è qualcosa di particolare che hai apprezzato o che ha arricchito il tuo percorso artistico?
Il premio d’arte Visioni è stato per me fonte di grande stimolo,
apprezzo molto Maria Di Stadio come professionista perché con iniziative di rilievo come questa da l’opportunità agli artisti di confrontarsi, di trovare sempre nuovi stimoli, ma soprattutto di guardare arte varia, che è sempre fondamentale per crescere, anche per Maestri con anni di esperienza.
Poter contare su realtà culturali come Athenae Artis è l’opportunità per noi artisti di arricchimento culturale e d’ispirazione, ma anche per il panorama italiano per conoscere una realtà viva e fiorente.
Le tue due opere presentate a Visioni sono state tra le protagoniste dell’evento, distinguendosi al punto da farti ottenere una menzione speciale. Puoi raccontarci il processo creativo che ti ha portato a realizzarle? C’è una storia, un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso di esse?
Ho voluto misurarmi, mettermi alla prova quest’anno presentando due opere totalmente astratte, e con mio grande piacere vederle così valorizzate, per cercare quel contatto profondo con chi guarda. Devo obbligatoriamente prenderle in esame separatamente, l’opera “Sin” è un'opera che parla dell’ uomo, dell’essere umano in quanto fragile e fallibile, il dipinto si focalizza sulla macchia di colore rosso che come un rigagnolo si insinua in questo colore nero, questa sezione nera
con dettaglio rosso, per me rappresenta ciò che noi abbiamo dentro, quela macchia indelebile che ci fa dire “se quel giorno avessi fatto… Avessi detto… Mi fossi fermato…” e poi seguito da quel senso di rimorso, ma all’interno del quadro ho inserito la speranza, la sezione bianca, luminosa, il nostro presente che ci ricorda che noi possiamo sbagliare ma che possiamo rimediare perchè dagli errori si impara e si cresce.
“Spray” al contrario pura energia, “com’è un'esplosione vulcanica vista da un Graffitaro?” pura energia esponenziale la risposta, colore spatolato, grumi e croste sul fondo, un’opera che nei miei occhi crea calore, attrazione, energia.
Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti esplorare?
I progetti per questo 2025 sono parecchi, parteciperò a tre cataloghi, uno dei quali è destinato all’Italia e uno al Giappone tradotto in lingua, dove 30 artisti scelti dal critico Pasquale Di Matteo proporrà alla terra del sol levante per creare un contatto culturale. Esposizioni a Firenze, Correggio, Bari, per poi puntare alla prossima mostra personale, probabile Natale 2025, i dettagli non sono ancora stati definiti, ma tratterà l’emozione più profonda in noi stessi. In quest’ultimo periodo mi sento parecchio in linea con questa ricerca del soggetto unico, con lo sfondo neutro e sicuramente continuerò la ricerca per trovare un mio stile artistico. Come nuova esperienza, una performance artistica basata sull’ascolto di ciò che mi vuole dire una persona per poi tradurla in segno istantaneo, per immortalare per sempre quell’attimo. Però il mio fine e scopo è centralizzare sempre di più i sentimenti e le emozioni.
Contatti dell'artista
Email davidecupola@gmail.com
Facebook Davide Cupola
Instagram davidecupola_art
Mi sono diplomato al Liceo artistico Bruno Cassinari (PC) nell’anno 2017- 2018.
Ho approfondito la mia conoscenza pittorica ed artistica,
seguito da un ex professore di pittura ed artistica, nei due anni successivi. per
poi iniziare il mio percorso personale nel mondo dell’arte.
Nel 2024 ho partecipato:
● Mostra collettiva a Cremona “La leggenda del violino”
● Expò Internazionale d’Arte, visual Art’s Great Trophy
“Golden Eagle
2024”
● Festival GlobalArt International Art “La via dei Ciliegi”.
● “I’M” personale d’arte presentata dal critico
internazionale Pasquale
Di Matteo.
● Premio Nazionale di Pittura “Ulivigneto 2024” sezione 1 ,
primo
premio.
● Premiato con Borsa di studio al “Premio Mestre di Pittura
2024”.
● Menzione speciale al Premio d’arte “Visioni” di Salerno.
● “Vite al Femminile”, Roma, esposizione Art Global.
● “Sfida tra talenti” esposizione, Torre Pelosa, Bari.
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