LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO

 L’ArteCheMiPiace - Interviste



LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO 


di Giuseppina Irene Groccia  |10|Gennaio|2021|







Per il ciclo “L’intervista”, ho pensato che non avrei potuto non intervistare il Maestro Pierluigi Rizzo 

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

Artista da sempre attento al dialogo tra linguaggi, ha sviluppato, nel corso di diversi anni di attività, una ricerca poliedrica che si fonda e si alimenta proprio nel colloquio tra ambiti e discipline diverse, nel suo caso principalmente pittura, scultura, poesia e teatro.


Nel suo percorso ha guardato costantemente ad una contaminazione tra le arti, utilizzando e fondendo gli apporti di diversi rami creativi: da quello visivo, a quello teatrale e poetico.


Nella sua pittura, ritroviamo forme e colori dai chiari tratti informali, che non sono altro che l’eco di suoi pensieri e parole.


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Sono opere caratterizzate da una violenta gestualità, pulsanti di colore, in cui sembra che l’artista diventa un tutt’uno con la propria opera, amalgamando l’immagine di se stesso fino ad emergere con tematiche chiare della propria identità personale, della memoria e dell’anima.


Osservando e ammirando la pittura gestuale di Pierluigi, si percepisce chiaramente l’espressione del gesto astratto, dell’azione e del movimento. 


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L’uso esclusivo della spatola crea energia pura, che si imprime sulla superficie, attraverso una sua sapiente tecnica personale,  rafforzata dalla scelta del colore, grande protagonista della sua pittura.


La struttura compositiva è complessa, con orizzonti spesso popolati da inquietudini visionarie.


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Altra arte che è ben collocata all’interno del suo potenziale artistico, è quella di 
coniugare egregiamente la materialità delle pietre preziose all’estetica del design,disegnando con particolare abilità, oggetti preziosi da gioielleria. 


Parallelamente alle diverse forme di arte visiva, come pittura e scultura, nei momenti di ispirazione, si dedica anche alla poesia, inserendo suoi scritti in antologie e raccolte di liriche. 


La sua è una poetica in grado di muoversi tra le cose, secondo una dimensione alchemica dello spazio scritto.


Una narrazione, che è un peregrinare fantastico, all’interno della sua fantasia. 


Dalle sue opere, siano esse letterarie o visive, emergono sussurri, frammenti di scene lontane che raccontano paesaggi e attraversamenti, bagliori e ombre, luci e tenebre.



Ho scavato una fossa

ho lavorato lentamente

l'ho fatta molto profonda

ed ho adagiato il mio amore.. 

Con dolcezza l'ho guardato , l'ho baciato 

ed ho cominciato a buttare terra poi pietre

poi rocce. ..

Ho sepolto il mio amore

non c'era nulla da fare

ho seppellito il mio cuore.


Pierluigi Rizzo



Nel suo rapporto con la scena teatrale invece, c’è un percorso finalizzato all’approccio intellettuale, il palcoscenico diventa luogo dove egli si gioca abilità e pratica.

L’elemento visivo fa da contrappeso a quello verbale, in un perfetto equilibrio.. e la sua voce diviene racconto, evocando visioni.

Questo è il cuore dell’arte e del buon narratore..


Pierluigi Rizzo vive la realtà e l’arte come un atto di passione in un territorio magico, traducendo in immagini e versi la propria sensorialità psico emotiva.

Il suo spazio artistico e il suo procedimento creativo, sono strumenti attraverso i quali ci restituisce le immagini della sua straordinaria e sensibile visione del mondo.






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“La roccia di Horeb” - Sculture in marmo grigio venato




Cercheremo di conoscerlo meglio attraverso questa intervista, per capire a fondo i suoi lavori e per comprendere meglio i meccanismi della sua poliedrica attività artistica 


Un aspetto che mi ha subito colpito è il tuo autorevole background artistico. Pittore, scultore, attore teatrale, scenografo, designer, scrittore e poeta.. In che modo e quanto riesce ad apportare, ogni singola esperienza artistica, al tuo profilo creativo e umano?


Innanzi tutto ti ringrazio poi aggiungo che in realtà  le varie arti si intrecciano fra loro e diventa molto facile esprimersi nei vari linguaggi artistici. Attraverso le varie esperienze, naturalmente ci si arricchisce sempre più in quanto alcune cose non si possono spiegare bene con una tecnica, mentre è più facile con una altra e cosi che i vari percorsi si possono completare l'uno nell' altro. 

Scrivere e lavorare per il teatro mi ha arricchito enormemente e tutto quello che apprendevo si riversava inesorabilmente nei vari linguaggi, dalla scultura alla pittura e al design in genere.


Ci racconti un pò dell’importante scelta, di interrompere gli studi in medicina per dedicarti a tempo pieno alla tua passione per l’Arte? Hai mai avuto rimpianti?


Abbandonare gli studi di medicina per seguire la mia strada artistica è stato problematico, non tanto per me ma per i miei genitori. Faccio presente che allora eravamo negli anni settanta,  con una mentalità  completamente diversa da ora e dire che facevi l'artista era visto come una follia, soprattutto a Rossano e in Calabria. Io provenivo da studi classici e non avevo mai avuto contatti con il mondo artistico, tranne suonare la chitarra in un gruppo giovanile, esperienza che mi ha aiutato molto in teatro e nello scrivere, per cui ho dovuto studiare da solo tutto quello che era possibile, del mondo artistico. 

No, nessun rimpianto e se tornassi indietro lo rifarei di nuovo.


Quanto ha influito la tua lunga permanenza a Perugia, una città d’arte piena di storia, nel tuo percorso artistico e professionale?

Indubbiamente Perugia è stata fondamentale per due motivi, uno per il lato artigianale e l'altro per gli incontri con quasi tutte le nazionalità del mondo, in quanto sede dell'università per stranieri, con la possibilità di conoscere gente proveniente dalle varie parti della terra ed avere scambi culturali enormi e questo mi ha aiutato molto.



Perugia e il suo Umbria Jazz. Pensi che nasca da lì la tua grande passione per il Jazz?

Si, senza dubbio anche se io preferivo il blues ma a Perugia la mia conoscenza del jazz si è perfezionata ed ho potuto apprezzarlo ancora di più. 

Amo ancora il blues.


Che tipo di percorso artistico hai compiuto e quanto ha influito sulla tua formazione?

Come dicevo prima, non avevo nessuna formazione artistica tranne i miei studi classici, ma era troppo poco. Arrivai a fare arte da un cammino, oserei dire classico e cioè dall’artigianato.  Cominciai a lavorare il vetro con la tecnica della pittura a freddo,  che in quel tempo, parlo degli anni settanta, a Perugia la importarono degli studenti artisti iraniani e infatti è una antichissima arte persiana.  

In italia è  conosciuta come arte povera ed infatti la voce grossa la fa la tecnica delle vetrate a fuoco.  

Cominciai cosi e naturalmente, il vetro, avendo bisogno di una struttura di sostegno, cominciai a costruire oggetti come lampade, vassoi, tavoli, posaceneri, porte etc, utilizzando il vetro dipinto a freddo e studiando le strutture in un modo nuovo. 

Piano piano rubai le tecniche ad altri artigiani anziani che erano ben contenti che qualche giovane si  appassionasse al loro lavoro. Parlo naturalmente sempre del vetro.


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Serie “Fumetti” - Resine su Plexiglas 


Un giorno, entrò nel mio laboratorio aperto al pubblico, un signore il quale osservò tutti i miei lavori molto attentamente poi mi lascio il suo biglietto da visita e mi disse: “quando reputa di avere un lavoro artistico mi telefoni.” Ed uscì.  

Venni a sapere che era un importante collezionista di arte perugino, nonché un primario di ospedale. 

Spinto da questa nuova storia cominciai a studiare tutto quello che era possibile del mondo dell'arte e cominciai a leggere soprattutto un libro sulla Bauhaus e qui cominciò la mia avventura in questo mondo fantastico dell’ arte.

Il mio lavoro artigianale, che non ho mai abbandonato, abbinato alle ricerche artistiche, mi hanno portato in giro per il mondo .



Ami definirti “operatore di materia”. Ci spieghi perché?

Ho coniato questo termine, operatore di materia, perché non sono un Creatore in quanto ex nihilo, dal nulla non riesco a fare niente ma da un lavoro manuale riesco a far uscire qualcosa. 

Non  mi posso definire artigiano in quanto in realtà non lo sono, come produzione intendo e quindi mi è  venuto facile coniare questo termine, in poche parole non sono Dio e nessun uomo lo è.



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Serie “Ramette”, l’originale progetto realizzato con latte da olio in banda stagnata, dipinte ad olio.


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Quali tecniche utilizzi nell’esecuzione dei tuoi lavori?


Come ho detto prima non avendo studiato arte ho dovuto inventarmi le mie tecniche e negli anni le ho perfezionate.  

Uso molto l'olio per dipingere e uso la spatola per farlo,  in quanto non so usare i pennelli e in realtà non li ho mai usati . Essendo scultore preferisco la spatola perché lo trovo un attrezzo simile ad uno scalpello.

Le tecniche poi variano a seconda dei materiali che uso.


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In alcune mostre ti sei contraddistinto con le tue famose “stratificazioni”, una tecnica che spinge l’osservatore ad interrogarsi sull’inesorabile scorrere del tempo. Che cosa rappresentano per te?

La serie delle "Stratificazioni" inizia più o meno una decina di anni fa con l'osservazione di una vecchissima porta nel centro storico di Rossano, dove risiedo, notando che il tempo aveva grattato e consunto il colore superficiale facendo apparire i vari strati di colore che si erano succeduti nel tempo e formando forme particolari; naturalmente mentre osservavo, i ricordi mi risalivano e vedevo persone, scene, odori che avevo dimenticato. Praticamente fu come un viaggio nel tempo e mi trovai immerso in quel periodo rivivendolo. Associare i colori alle varie sensazioni fu un tutt'uno. Cominciai cosi a viaggiare a ritroso nel mio interiore cercando di seguire i contorni di un ricordo ma mi accorsi che sfumavano sovrapponendosi ad altri ricordi tanto da non poter distinguere, se non a tratti, le varie storie. Nella sovrapposizione accadeva che si formavano altre storie e cosi decisi di provare ad immortalare con i colori questo viaggio nella memoria.


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Quali sono i materiali che prediligi usare per le tue sculture e soprattutto a cosa ti ispiri quando le realizzi?


Il materiale che prediligo è il bronzo. Fare la scultura e poi fonderla è una goduria, ma i costi sono alti, troppo alti ed è  da molto tempo che non faccio più fondere. Le ultime sculture le feci fondere in alluminio, materiale che mi piace molto ed è  molto meno costoso del bronzo ma resta il fatto che è difficile vendere una scultura. Lavoro con tutti i materiali dal legno al marmo e naturalmente vetri e plastiche fuse .


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I miei temi sono più o meno gli stessi, sia in pittura che in scultura o in scrittura e cioè il rapporto uomo/Dio/uomo. 

Non faccio il figurativo perché il mio mondo è interiore, come tutte le problematiche umane e cerco di scandagliare il più  possibile dentro il mio animo, partendo dalla bibbia e da tutti gli altri testi cosiddetti sacri.


La tua “sete” di ricerca ti ha portato a girare un po’ il mondo, parlaci dei luoghi che ti hanno maggiormente apportato ispirazione..


Ho avuto il piacere e l'onore di esporre in molti paesi del mondo ovest, ed ognuno mi ha trasmesso qualcosa. Sono rimasto enormemente colpito dagli artisti brasiliani, che toccano diversi linguaggi, sia dal lato conservatore che dal lato di avanguardia. La Francia, sotto un certo aspetto, mi ha deluso ma io parlo degli anni novanta ed allora, sembrerebbe strano, era sempre in voga il classico, anche per come sono, o meglio erano, arredate allora le case. Ho potuto conoscere diversi artisti che, a loro modo, mi hanno convinto a continuare la mia strada .



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L’artista in occasione della sua personale negli Stati Uniti


Lavori ed esponi non solo in Italia, ma anche all’estero. In particolare quanto ha inciso la tua esperienza espositiva negli Stati Uniti sul tuo percorso artistico?

Per quanto riguarda l'America del nord io posso parlare solo di alcune città come New York, Frederik, Cumberland o Washington. Quello che ho potuto vedere nelle varie gallerie delle diverse città, mi ha trasmesso un qualcosa di fermo agli anni sessanta e settanta, ho visto poca ricerca di avanguardia interessante.  

Unica cosa, per me positiva, è stato constatare che moltissimi artisti lavorano l'olio su carta. Lavori che anche io porto avanti da più di cinque anni, ma che non trovano un mercato, perché  la gente è abituata alla tela. I vari luoghi nei quali ho potuto lavorare nonché esporre, in realtà, non mi hanno ispirato, in quanto la mia ispirazione viene da dentro, dal mio profondo.  


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Serie “Giano bifronte” Olio su Plexiglas con luce interna e supporto in legno. H 2mt


Opere esposte presso la Schwab Mountain Maryland Gallery - Cumberland (Stati Uniti) 

Anno 2015


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LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace


Nei primi anni 80 avviene il tuo incontro con il teatro. Ci parli della tua prima esperienza come scenografo e poi di quella come attore?

In realtà il teatro è avvenuto per gradi. Un giorno entra nel mio laboratorio a Perugia un signore che conoscevo come attore e direttore di un teatro cabaret di Perugia “Il Canguasto”, appena entrato si presenta e mi chiede se ero disponibile a fare da factotum per la sua compagnia.  

In pratica dovevo guidare il furgone con tutte le varie attrezzature ed in più occuparmi del mixer audio e luci. Io, che avevo una leggera conoscenza del settore, accettai anche perché la paga era buona e si lavorava di domenica. Iniziai cosi dal basso e poi accadde, come succede sempre, che mancava un attore e mi chiesero di sostituirlo. Accettai, anche perché non dovevo fare niente, solo entrare salutare ed uscire. Alla fine dello spettacolo l'attrice protagonista Mariella Chiarini, venne da me e mi disse che avevo una grossa presenza scenica. Allora non capivo, ma aveva perfettamente ragione.  

Fu così che iniziai.


Per quanto riguarda la scenografia, fui contattato da un’altra compagnia, che aveva messo su un lavoro particolare su Cristo ed avevano bisogno di una grande croce in vetro. La realizzai,  tenendo presente che non doveva essere fragile e studiai una scultura di vetro incollata su specchio e legno che si montava per il trasporto. Poi vennero altre scenografie, ma sempre introdussi le mie ricerche artistiche .


Ci racconti qualcosa sulla tua ricerca poetica e il rapporto che hai con la tecnica espressiva?

Per quanto riguarda il lato poetico devo dire che non mi sento un poeta, sono un autore teatrale e forse a volte sono sconfinato nella poesia. In realtà, le mie cosiddette poesie sono micro storie, dato che ormai non scrivo più per il teatro per varie vicissitudini, sia personali che per la vita in generale.

Il mio ultimo lavoro teatrale è stato nel 2016 con lo spettacolo “Ah l'amore”, successivamente ho portato a termine, sempre nel 2016, il libro "Il tempo di esplorare il nostro  amore" un lavoro iniziato nel 2015.



IL TEMPO DI ESPLORARE IL NOSTRO AMORE DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

Per un approfondimento  sul libro clicca qui


Ecco, il tuo ultimo lavoro letterario “Il tempo di esplorare il nostro amore” è molto autobiografico, qual è stato l’impulso che ti ha spinto a realizzarlo?

Si, hai ragione questo libro è autobiografico ed è l'analisi, momento per momento, di tutto quello che è  accaduto in quel rapporto intenso di amore, sia nelle fasi belle che nelle fasi distruttive.  

In realtà accadde un fatto strano mentre vivevo le fasi negative di quell' amore e cioè cominciai a sdoppiarmi, ad analizzare il me stesso che soffriva, ed era come se in quei momenti esistessero  due me stessi, uno che annotava i vari momenti, direi freddamente, e l'altro che smaniava per amore.

Fu una esperienza che lasciò solchi profondi.


A volte, per noia, prendo una penna e scrivo quello che passa nel mio interiore. Le mie incazzature, le mie illusioni e delusioni, le riflessioni su un mondo che reputo sempre più in decadenza, il mio rapporto con un Dio che trovo sempre più sadico etc.


Non ho una tecnica poetica né la ricerco, perché non scrivo poesie. Nella mia presunzione lascio una traccia diversa, scrivo appunti sulla mia vita e stranamente, anche altri si ci ritrovono. Mi piace sfatare i vari luoghi comuni perché creano prigioni, dalle quali è difficile uscirne.



A cosa stai lavorando in questo periodo?

In questo periodo sto lavorando ad una serie di nuovi quadri,  tenendo presente il lavoro di scrittura, cerco di dare alle varie parole un colore e debbo confessare che mi piace molto questo connubio.


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Infatti stai vivendo un momento di grande forza creativa attraverso la realizzazione di numerose nuove opere. A quando una tua nuova personale?

Forse, una volta finito questo brutto periodo di chiusura a causa del covid,  riuscirò a fare una personale con questi nuovi lavori e spero prima di morire .


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Per te che hai fatto della definizione di “libertà” uno stile di vita, ci spieghi un tuo personale concetto a riguardo?

La libertà? Un concetto vago, una idea con troppe sfumature.  Esiste un tentativo di raggiungere la libertà ma sarà comunque condizionata dagli altri. È vero, ho sempre lottato per la mia libertà, tenendo presente che si paga un pedaggio molto salato e cioè la solitudine.


Libertà è una parola troppo usata. Ci sarà  sempre qualcosa o qualcuno che limiterà questo concetto e in fin dei conti noi siamo legati l'uno all'altro come penisole. Personalmente ho sempre cercato di non uniformarmi al pensiero degli altri  soprattutto se era un pensiero che soffocava il mio sentire interiore e lo stesso nel mio mondo artistico. Quando ero giovane, seguivo la strada classica nel mondo artistico e cioè  gallerie, pubblicazioni, critiche etc,  poi mi accorsi, che in realtà cercavano un cavallo da sfruttare ed io non sono un cavallo, ma un tentativo di uomo per cui mi allontanai da tutto e seguii la mia strada, che conduco ancora oggi.

Ripeto, si paga con la solitudine, anche se io non l'avverto mai  .


Per chiudere questa conversazione, vorrei chiederti qual è il tuo più grande obiettivo professionale raggiunto o anche solo sognato?


Il mio obbiettivo raggiunto è quello di aver vissuto di arte fino ad ora girando mezzo mondo, mi riferisco al mondo ovest, quello che mi piacerebbe realizzare ancora è di esporre in Cina e in Giappone, due culture che mi attraggono moltissimo, purtroppo data la mia età sarà molto difficile realizzare questi obiettivi ma è anche vero che non bisogna mai dire mai.. chissà.




Contatti dell’artista 

🔘Pierluigi Rizzo su Facebook

🔘Pierluigi Rizzo su Instagram 








Intervista a cura di Giuseppina Irene Groccia 



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Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.



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