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Custodire la presenza dell’arte – Mario Stefano e la sua visione, perché questo artista non mostra più le opere terminate su internet

 

Custodire la presenza dell’arte

Mario Stefano e la sua visione, perché questo artista non mostra più le opere terminate su internet

 

 

 

Ci sono artisti che scelgono di rincorrere la visibilità, affidando alle piattaforme digitali il compito di moltiplicare le immagini delle loro opere. E poi ci sono scelte opposte, radicali, che riportano l’arte alla sua essenza.

 

Mario Stefano, artista con cui ho avuto modo di collaborare e di sostenere nel percorso di divulgazione, ha deciso di compiere un passo coraggioso: rimuovere le proprie opere dalla rete e bandire la pubblicazione integrale dei suoi quadri.
Un gesto che può sembrare controcorrente in un’epoca di sovraesposizione, e che rappresenta una scelta personale dell’artista, non necessariamente condivisa da tutti, ma sicuramente degna di rispetto perché guidata dall’intento di restituire all’arte la sua natura viva, intima e irripetibile.

 

A spiegare le ragioni di questa scelta è lo stesso artista, con parole che diventano manifesto di una nuova idea di presenza artistica.


Mario Stefano - Artista -
L’artista Mario Stefano

 

Perché ho deciso di non pubblicare le mie opere intere, ma soltanto dei dettagli? Perché credo che l’opera d’arte debba essere incontrata da vicino, nella sua interezza. Non attraverso uno schermo, ma dal vivo, dove lo sguardo possa spostarsi liberamente da un punto all’altro del quadro, lasciandosi guidare dalla contemplazione. Vedere un’opera è un’esperienza immersiva: richiede tempo, silenzio, attenzione.

Ho scelto i dettagli non per proteggere me stesso, ma per proteggere l’opera. La pittura ha bisogno di spazio, di un ritmo lento, di uno sguardo che non scivoli via in tre secondi. Quando un’opera si compie, essa chiede di essere guardata con presenza, di essere colta nella sua essenza.

Non mostro i miei lavori finiti perché non sono semplici immagini, ma presenze. L’arte, quella autentica, non cerca visibilità: cerca verità. Non vuole esposizione, ma incontro. In un tempo che mostra tutto, io sento il bisogno di custodire.

Viviamo in un’epoca che produce immagini sintetiche: io, con la pittura, cerco di generare presenze. Le mie opere non appartengono ai feed dei social, non si lasciano catturare da uno screenshot, non nascono per la velocità. Sono fatte di stratificazioni, di errori, di gesti ripetuti e intuizioni cercate. Sono fatte di mani, di testa, di cuore. E anche di spirito.

Ogni quadro è un corpo, un evento: ha peso, respiro, silenzio. E come ogni corpo vivo merita distanza, attenzione, intimità.

Per questo non pubblico le mie opere finite. Perché pubblicarle significherebbe snaturarle, ridurle a immagini quando invece sono presenze, trasformarle in contenuti quando in realtà sono contenitori di senso. In un tempo che chiama tutto “visibilità”, io scelgo la visione.”


 

 

 

 

La scelta di Mario Stefano è senza dubbio forte e radicale. È una visione personale che non tutti gli artisti condividono, perché ognuno trova il proprio modo di mettere in relazione l’opera con il pubblico. Ciò che conta, però, è la coerenza e il coraggio con cui un artista decide di custodire la propria arte.
 

 

Presto avremo modo di ospitarlo per un’intervista, in cui potrà approfondire meglio questo approccio e raccontarci da vicino cosa significhi, oggi, restituire all’arte la sua dimensione più autentica.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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ArtistiSegnalazione Eventi

Ilenia Tucci – Le Metamorfosi Poetiche della Sabbia

 

Ilenia Tucci
 
Le Metamorfosi Poetiche della Sabbia
 
 
 
Ilenia Tucci si distingue per la sua poliedricità, spaziando dal make-up, all’arte digitale e altre espressioni artistiche.
Oggi ci dedichiamo in particolare alla sua performance di   Sand Art. In questo ambito l’artista dimostra di essere una vera e propria narratrice visiva che usa la sabbia come mezzo per dare forma a racconti effimeri e altamente evocativi.
 

 

La sua più recente performance, “Un viaggio fra le terre”, ha ottenuto un ampio successo di pubblico, confermando come la sua tecnica sia un’autentica rarità nel panorama nazionale. La Sand Art, nella visione di Ilenia Tucci, supera la semplice esecuzione per farsi esperienza sensoriale. Sulla sua teca luminosa, la sabbia, un elemento umile e primordiale, si anima sotto il tocco delle sue mani, diventando il pigmento di un’opera in continua trasformazione.

 

Figure, volti e paesaggi nascono e si dissolvono in un flusso ininterrotto, un cinema muto scandito da un’armonia di musica e giochi di luce. Questa alchimia crea un’atmosfera sospesa, quasi onirica, che cattura lo spettatore in un’esperienza intima e meditativa. 
 

 

 

Nelle opere di Ilenia Tucci la dimensione del gesto, apparentemente elementare, si trasforma in un linguaggio capace di articolare narrazioni stratificate e di sorprendente densità simbolica. L’artista sovverte l’idea di spettacolo come semplice intrattenimento. Le sue performance assumono piuttosto la forma di un dispositivo estetico e poetico, in cui la materia effimera, quale la sabbia, diviene medium rivelatore di un senso nascosto. È in questa tensione, tra fragilità e potenza,  che si colloca la forza del suo lavoro, invitando lo spettatore a riconoscere, dietro la fugacità della forma, la persistenza di una poesia che abita anche gli elementi più minuti.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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ASTRIT SHOTI, UN ARTISTA CHE ARRIVA DALLA PICCOLA ALBANIA IN ITALIA OTTENENDO GRANDE SUCCESSO!

 

ASTRIT SHOTI, UN ARTISTA CHE ARRIVA DALLA PICCOLA ALBANIA IN ITALIA OTTENENDO GRANDE SUCCESSO!

di Artur Nura |23|Agosto|2025|
Oramai Astrit Shoti è un artista italo‑albanese di grande bravura, capace di trasformare la materia in poesia visiva. La sua arte materica, sperimentale e simbolica, unisce cultura italiana e albanese, conferendogli quella solida dimensione culturale apprezzata da critici riconosciuti.
L’arte di Shoti dimostra un vero talento che coniuga tradizione artigianale Albanese, ricerca stilistica e profondità simbolica italiana.
 

 

 
Shoti è nato a Peshkopi, nei monti dell’Albania ed ha sviluppato una carriera artistica ricca e articolata in oltre 40 anni di esperienza, come pittore e decoratore, impiegando tecniche molto varie: dipinti, bassorilievi in rame, gessi, resine, finti marmi, trompe-l’oeil, e lavori in legno.
Per di più oltre all’esperienza ricca in Albania, il suo percorso artistici attivo da oltre trent’anni, ha esposto a Roma, Barcellona, Londra, Bruxelles e Venezia.
Le sue creazioni si caratterizzano per una forte componente materica, grazie all’uso sapiente della spatola e di materiali biologici che conferiscono tridimensionalità e vitalità ai soggetti: onde, porte, lava, fango, prati, fiori e figure.
 

 

 
Le rovine romane sono state spesso fonte d’ispirazione per Shoti che fonde antico e moderno con grande senso simbolico.
Per Shoti sembra che l’arte è un atto di espressione viscerale. Non dipinge solo per creare un’immagine, ma per trasmettere un messaggio, un’emozione che li viene da dentro. Le sue opere sono legate alla materia, alla natura e alla vita che scorre. Usa tecniche come la pittura materica, che dà tridimensionalità ai suoi lavori, dando vita alle superfici in un modo che non si limita a ciò che si vede, ma che si può quasi toccare.”
L’Albania è la sua radice, ma l’Italia è diventata la sua seconda casa in tutti i sensi possibili. Crescendo, ha vissuto in un contesto rurale, circondato dalla natura e da tradizioni che hanno plasmato la sua visione del mondo.
Sembra che quando è arrivato in Italia, ha dovuto trovare il suo posto, poiché la sua arte è sempre stata il filo conduttore della sua vita. L’Italia, con la sua ricca tradizione artistica, li ha offerto strumenti e opportunità per perfezionare.
 

 

 
Tuttavia, le sue radici albanesi sono sempre con lui, e si riflettono nella simbologia e nei temi delle sue opere.
Con la mostra “Poesia della Materia”, inaugurata il 15 novembre 2023 presso l’Ambasciata d’Albania a Roma (via Asmara, 5), ha presentato oltre 40 opere materiche sono state visitabili su prenotazione fino al 31 gennaio 2024.
“Poesia della Materia’’ è stata una riflessione su come l’arte possa esprimere l’essenza della natura, ma anche la sua forza trasformativa. La mostra era anche un omaggio al suo legame con l’ambiente, e alla bellezza intrinseca che si nasconde in ogni elemento naturale, come la lava, il fango, o le onde del mare. La materia stessa è una poesia, per artista Shoti che ha lavorato per hotel di lusso a Roma, ville private e boutique di alta moda, trasformando pareti architettoniche in vere e proprie opere d’arte.
 

 

 
Astrit Shoti ha avuto un’occasione davvero speciale anche nella celebrazione della bellezza e della cultura delle due nazioni, Albania e Kosovo, attraverso la partecipazione delle rappresentanti di Miss Universo Albania e Miss Universo Kosovo nel Palazzo Ferajoli, come sede prestigiosa Romana.
Eventi come questi sono spesso più di una semplice competizione di bellezza; sono un’opportunità per mettere in risalto il patrimonio culturale, le tradizioni, e l’identità delle persone coinvolte ed Astrit Shoti non a caso ha esposto le sue opere durante quest’occasione così importante che e’ stata una combinazione straordinaria di arte e cultura. Le opere e le installazioni di Astrit Shoti hanno aggiunto una dimensione visiva e simbolica a un tale evento che già portava con sé una forte carica emotiva e culturale.
Per le influenze tematiche possiamo menzionare le rovine romane che sono un soggetto ricorrente, fondendo antico e moderno secondo necessità artistiche e di committenza.
Il critico d’arte Vittorio Sgarbi ha elogiato le sue composizioni informali e materiche, paragonandole all’astrazione materica di Anselm Kiefer, definendole “puro gusto del colore in esiti metallici”
 

 

 
Angelo Crespi, altro critico, ha analizzato l’opera “Porta del Giardino degli Aranci”, evidenziando la porta come simbolo di passaggio e transizione, resa con un realismo tridimensionale che celebra la forza materica e la vitalità latente dell’opera.
 
 
 
Secondo fonti pubbliche, Shoti ha partecipato a diversi eventi e ricevuto importanti riconoscimenti internazionali come:
Tour Biennale d’Europa: esposizioni a Parigi, Barcellona, Londra e Venezia (2022)
Espana Top Selection: Premio città di Barcellona al MEAM di Barcellona (2022) 
Artista dell’Anno a Bruxelles presso Espace Art Gallery (2022) 
“80 Artisti”, catalogo e mostra a cura di Angelo Crespi a Palazzo Ximenes, Firenze (2023) 
Premio Internazionale Michelangelo (2023) 
Pubblicazione su Annuario Artisti – Mondadori 2023 
Inserimento su volume Porto Franco curato da Vittorio Sgarbi (2023) 
Sanremo Artexpo, Teatro Ariston, Sanremo (2023) 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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ArtistiDivagazioni sull’arte

Mario Perrotta Viaggi Cromatici tra Sogno e Realtà

Mario Perrotta


Viaggi Cromatici tra Sogno e Realtà

 
di Stefano Vecchione |09|08|2025|
 
 

Premiato qualche giorno fa all’Art Center Museum di Pechino, il grande estro di Mario Perrotta, la luce del Sole del Tirreno paolano, l’estate tanto attesa, i pennelli e i colori a olio e acrilici su tele di cotone o di lino, vanno a rappresentare l’umanità nello spazio infinitodella gioia e delle energie particolari del bene e del male

 

Mario Perrotta, autoritratto.

 



Dai dipinti dell’artista – che segue la grande tradizione artistica familiare di Rubens Santoro e Francesco Sansone – emergono sogni onirici, desideri e paure, città immaginifiche, paesaggi fantastici e surreali, visioni del futuro. 

L’artista volge lo sguardo intorno, osserva, sente, immortala il mondo che lo circonda nella sua complessa molteplicità, e fa dell’arte visiva un mezzo con cui raccontare il tempo e lo spazio in cui vive senza mai smettere di sognare, senza che la speranza abbandoni mai lo sguardo d’insieme. 

 

Mario Perrotta. Paola. La Siesta – Acrilici su cartoncino. 35x45cm.

 



 

 

 

Questi stati d’animo delle opere del maestro Mario Perrotta – scrive Jean-François Bachis-Pugliese, archivista semiologo e critico d’arte  riflettono le esperienze di un artista che esprime la propria creatività senza le restrizioni della realtà, per evadere dalle limitazioni del quotidiano e sfidare convenzioni e immaginazione. Artista prolifico, Mario Perrotta ha fatto della sua arte un viaggio cromatico in cui si fondono percezioni visive, spiritualità, devozione, senso critico e sociale. L’estetica dei suoi dipinti è contraddistinta da personaggi iconici, da cromie accese, da atmosfere suggestive e quasi incantate.

 

Mario Perrotta. Paola. La città che ho nel cuore – Olio su tela – 40x50cm.  

 



 

 

Tetti spioventi che puntano al cielo, dettagli dorati che evocano un senso di sacralità, strumenti musicali quali simboli di bellezza, borghi marini, paesaggi, angoli di strada, facciate delle vecchie case con i muri in pietra e i davanzali fioriti che riportano alle radici e rappresentano una poetica retrospettiva della storia tra mare (il Tirreno) e cielo (l’Appennino di San Francesco di Paola). Nei suoi saggi supittori contemporanei, il critico Pasquale Di Matteo presenta Mario Perrotta come un artista attento al vissuto e al suo tempo, ai paesaggi e agli scorci rurali, alle città, attraverso la rielaborazione della sua immaginazione. Nelle sue opere c’è un percorso, il racconto visuale di un uomo e delle sue percezioni del mondo, la sua pittura è fatta di partecipazione emotiva. 

 

Mario Perrotta. Paola. Musica in città – Tecnica mista su tela –  50 x 70 cm.

 



 

Le opere di Mario Perrotta sono spontanee – afferma Nadia Celi, docente d’arte contemporanea, semiologa e critico d’arte, conferenziere sulla grammatica visuale in Italia e all’estero – per cui spesso presentano tematiche, stili e tecniche diverse. Magnifica monumentale plasticità pittorica, tavolozza cromatica essenziale e sapiente, un acuto calibrato studio dei volumi e dei vuoti e pieni in elegante realizzazione. L’arte é tale solo se dà una emozione estetica – scrive Giorgio Gregorio Grasso, storico e critico d’arte, docente universitario, curatore di esposizioni di arte nazionali ed internazionali, già direttore della Mediolanum Art Gallery e curatore  del Padiglione Italia della 54ma Biennale di Venezia – e Mario Perrotta è un artista che sa parlare attraverso il linguaggio cromatico, alla ricerca di una analisi estetica per giungere alla creazione del vero attraverso concezioni astratte in altalena tra sogno e realtà.

 

Mario Perrotta. Paola. Un giorno di pioggia – Olio su tela 40×50 cm.

 



 

 

 

Nonostante che il lavoro lo abbia portato per anni in giro per l’Italia, l’artista ha scelto di restare a Paola, in Calabria, dov’è nato, affascinato dall’espressività dei colori e dalle forme della sua terra che ama riportare sulle tele. 

 

Ha esposto in diverse città italiane e anche all’estero: Bologna, Palazzo Zanussi; Mantova, Palazzo Ducale; Milano, Spazio K; Padova, Orto Botanico; Parigi, Louvre; Venezia, Palazzo Vidal e Palazzo Zenobio; e poi ancora a Barcellona, Bari, Berlino, Bruxelles, Capri, Cesenatico, Comiso, Cosenza, Ferrara, Firenze, Los Angeles. Mezzojuso, Montecarlo, Rieti, Roma, Salerno, Termoli. 

 

Mario Perrotta si è aggiudicato numerosi premi nazionali e internazionali, e di lui hanno scritto, tra gli altri, i critici d’arte Pasquale Di Matteo, Barbara GhisiStefania Milani, Roberto Pinto, Vittorio Sgarbi, Pasquale Solano, Giorgio Vulcano. 

 

Si può incontrare l’artista nel suo atelier, alla Marina del borgo di San Francesco.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stefano Vecchione si occupa dei fenomeni sociali e politici del Mediterraneo tra Oriente e la sua indagine storica si sviluppa anche sulla conoscenza critica e l’analisi degli assetti che hanno determinato l’avvento del fascismo (1915) in Italia e la sua caduta (3 – 8 settembre 1943), e sulla resistenza profetica della gerarchia cattolica al fascismo e al Nationalsozialistische Deutsche partei tra il 1934 e il 1940. Da direttore dell’Associazione editori calabresi, Stefano Vecchione ha promosso iniziative per la valorizzazione della produzione libraria e la crescita culturale nazionale. Cultore della materia di storia moderna presso l’Università della Calabria, scrive oggi per «Il quotidiano del Sud», è socio corrispondente dell’Accademia cosentina, ed è amministratore del Gruppo Facebook «Il senso del tempo. Il valore di un posto. Cosenza».
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

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Il lascito silenzioso di Arnaldo Pomodoro

 

 

 

Il lascito silenzioso di Arnaldo Pomodoro

 

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |24|Giugno|2025|

 

 

Il mondo dell’arte piange una delle voci più autorevoli e visionarie del Novecento. Ma le sue opere troneggiano nelle piazze, nei musei, continuando a parlare, a scuotere e ispirare le generazioni future.

 

Arnaldo Pomodoro è morto il 22 giugno 2025, nella sua casa di Milano, proprio alla vigilia del suo 99º compleanno.

Scultore di fama mondiale, amato per le sue “sfere ferite” in bronzo, levigate all’esterno da una perfezione formale che si aprono, all’interno, a una simbologia complessa e intensa

 

Nato il 23 giugno 1926 a Morciano di Romagna, egli conservava nella memoria della sua infanzia un’immagine quasi sospesa nel tempo che era quella di un bambino solitario e visionario, come lui stesso amava definirsi. Le giornate scorrevano lente sulle rive del fiume Conca, dove la natura gli offriva il suo primo materiale creativo: l’argilla.

 

Era lì, tra l’acqua e la terra, che le sue mani cominciarono a dar forma a un immaginario fuori dal comune. A differenza di ciò che altri bambini avrebbero costruito con quel materiale, semplici castelli o animali, dalle sue dita nascevano invece strutture sorprendenti e strane, che egli stesso chiamava “case kafkiane”; e già in quel nome si avvertiva un presentimento d’artista.

 

Queste prime forme, create con l’istinto e la libertà del gioco, raccontavano un mondo interiore ricco di fantasia e di visioni già allora lontane dal consueto. Era l’inizio di un viaggio che lo avrebbe portato, decenni dopo, a scolpire materia e simbolo nei più grandi spazi del mondo.

 

Arnaldo seguì le orme artistiche del fratello minore, Giò Pomodoro, anch’egli scultore. La loro dimensione familiare restò un legame costante, con due voci complementari nel panorama della scultura contemporanea italiana.

 

Nel 1995 Arnaldo Pomodoro realizzò per Fendi, a Milano, una straordinaria installazione sotterranea di 170 m²: un’opera immersiva, fatta di stanze scultoree, bassorilievi, porte rotanti e segni arcaici incisi nella materia, come se il tempo stesso vi avesse lasciato tracce da decifrare. Un vero e proprio viaggio simbolico nel cuore della scultura, dove spazio e pensiero si intrecciano in un racconto senza parole.

 

Emblema della sua poetica più intensa, questo spazio sospeso è tornato a vivere davanti al pubblico proprio a marzo 2025, pochi mesi prima della scomparsa del Maestro. Oggi, alla luce della sua perdita, quell’opera assume un valore ancora più intenso. Essa ci dà l’impressione di un testamento visivo, un dialogo aperto capace di restituirci la voce di un artista che ha saputo scolpire la materia inafferrabile del tempo.

 

La storia di “Sfera con Sfera” inizia nel 1966, quando Pomodoro fu incaricato di realizzare per l’Esposizione Universale di Montréal una maestosa sfera in bronzo del diametro di oltre 3,5 metri, frutto della sua tecnica di fusione a cera persa e già allora pensata per dialogare con lo spazio pubblico in modo dinamico.

 

Dietro l’apparente perfezione del guscio esterno si nasconde un nucleo complesso, quasi esploso, come spiegava lo stesso artista:

 

Una sfera è un oggetto meraviglioso, dal mondo della magia… riflette tutto ciò che la circonda, creando contrasti tali da trasformarsi, diventare invisibile, lasciando solo il suo interno, tormentato ed eroso, pieno di denti.” 

 

 

Negli anni successivi l’artista moltiplicò le versioni di questa opera in luoghi simbolici, fino al 1996, quando l’Italia ne donò una copia alle Nazioni Unite di New York. Un globo liscio che esplode dall’interno, presentato come “promessa per la rinascita di un mondo meno travagliato e distruttivo” 

Oggi, disseminata in cortili e piazze di tutto il mondo, la “Sfera con Sfera” è diventata un chiaro emblema della dialettica tra integrità e frattura, tra creazione e distruzione, riflesso delle tensioni del nostro tempo. Un’immagine potente che, in questi giorni segnati da guerre, crisi e incertezze, ci invita a una presa di coscienza sulle tensioni che turbano il nostro presente.

 

La Fondazione Arnaldo Pomodoro, istituita dal Maestro nel 1995, nasce come “luogo attivo e vivo di elaborazione culturale”, dedito a documentare, preservare e promuovere l’arte contemporanea in continuo dialogo con la sua eredità. Le sue imponenti sfere punteggiano piazze come il Cortile della Pigna nei Musei Vaticani, il cortile ONU a New York, la Farnesina a Roma, il Trinity College di Dublino, il campus di Stanford, il De Young di San Francisco e molte altre città, rendendo tangibile il suo sguardo universale.

 

Oggi, ovunque si ergano le sue sfere, che siano intatte o segnate da crepe, esse ci accompagnano come testimoni silenziosi di un’eredità che invita a guardare con una necessaria speranza oltre la forma e a cogliere la bellezza nata dall’incontro tra materia e spirito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Artisti

tenui frammenti PIER PAOLO TRALLI

 

tenui frammenti

PIER PAOLO TRALLI

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |21|Novembre|2024|

 

 

Quando Pier Paolo Tralli mi ha chiesto di scrivere la prefazione del suo primo libro fotografico Tenui frammenti, ho provato una profonda emozione, unita alla consapevolezza di affrontare un compito importante. 

Essere scelta per introdurre il lavoro di un artista che ammiro, e ancor più di un fotografo di cui nutro grande stima, è per me un privilegio. Mi ha offerto l’opportunità di dialogare con la sua visione, di immergermi nei dettagli di un universo visivo profondamente intimo e di cercare, attraverso le mie parole, di raccontarlo e renderlo accessibile senza mai tradirne l’essenza.

 

 

Le immagini di Pier Paolo non sono mai semplici scatti: sono frammenti di tempo e di spazio, intrisi di poesia e di un’attenzione quasi sacrale per i dettagli. Ogni fotografia racchiude una storia, ma lascia sempre al fruitore la libertà di completarla con la propria sensibilità. Questo dialogo tra il visibile e l’immaginato è il motore trascinante che anima Tenui frammenti. Nel mio ruolo di prefatrice, il mio compito era quello di decifrare e restituire, in parole, quell’incanto visivo che Pier Paolo sa creare con la sua arte. Mi chiedo se sono riuscita a far emergere quel richiamo incessante alla meraviglia, quel filo invisibile che unisce ciò che l’occhio coglie a ciò che l’anima trattiene, trasformando ogni immagine in una particella eterna di poesia visiva, capace di incamerare nei suoi “frammenti” ciò che il tempo rischia di farci sfuggire.

 



 

Il libro restituisce appieno questo aspetto: tra le pagine scorre una linfa vitale, un battito emotivo che invade ogni immagine, attraversandola come un soffio di anima. Gli sfondi, nebulosi e pregni di ricercata poetica, sembrano trattenere sospiri, imprigionando attimi di indefinito in una dimensione sospesa tra realtà e sogno. 

Qui, affacciati a una finestra aperta sull’ineffabile, incontriamo frammenti che, in un silenzio eloquente, sussurrano senza mai urlare. Ogni immagine, pur nella sua quiete, possiede la forza di evocare l’invisibile, dando vita a un linguaggio visivo che, senza bisogno di parole, comunica la sua potenza, componendo una partitura in cui la luce scrive e l’ombra risponde.

 



 

Nel libro, molte immagini si intrecciano con citazioni, che siano dell’autore o di altre voci, in un dialogo intimo e raffinato. Un incontro tra parola e fotografia che genera una chiave di lettura più profonda, in cui ogni elemento si arricchisce a vicenda.

Si delinea così un filo sottile, ma straordinariamente potente, che lega immagini e testi in una narrazione fluida e armoniosa. È un percorso che conduce il lettore verso una sensibilità amplificata, capace di appagare i sensi e di coinvolgere emotivamente, trasformando ogni pagina in un’esperienza estetica completa.

 

 

 

Tenui frammenti è un libro che vibra di un’anima profonda, unica, quasi tangibile. Certo, ogni opera ne possiede una, ma in questo caso sembra irradiarsi con una forza speciale, inspiegabile eppure innegabile. È una percezione che non si lascia afferrare dalle parole, che semplicemente accade, come un sussurro che arriva dritto all’animo. Qui si intrecciano tanta anima e tanta interiorità, rendendo ogni pagina un riflesso intimo di  un percorso personale vissuto e sentito. 

 



 

Con il progetto grafico curato da Davide Costa e la stampa realizzata dalla Premiata Tipografia Sociale di Ferrara, quest’opera si presenta come un’espressione elegante e raffinata di arte visiva e editoriale. 

La sua prima presentazione avrà luogo martedì 10 dicembre alle ore 17:30, presso la Libreria La Pazienza Arti e Libri, in Via dei Romei 38 a Ferrara. L’opera verrà poi presentata in diverse sessioni, permettendo a un pubblico più ampio di scoprire e apprezzare il lavoro dell’autore.

 



 

Il libro è disponibile per l’acquisto presso la libreria La Pazienza Arti e Libri  e presso Abbigliamento Tralli, il negozio di proprietà dell’autore. 

Per chi risiede fuori provincia, sarà possibile richiederlo direttamente all’email tralliabb@libero.it, con spedizione a domicilio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esplorando l'Essenza - La Fotografia di Pier Paolo Tralli

Pier Paolo Tralli 

 

Imprenditore nel campo del commercio, appassionato di cinema e fotografia. Sue opere sono state selezionate in vari siti web e gruppi fotografici. Ha partecipato a diverse mostre collettive e pubblicazioni di volumi cartacei. Ha all’ attivo un libro fotopoetico in collaborazione con lo scrittore Claudio Strano. Pensa che l’ arte nelle sue varie forme sia un regalo che rende più leggera l’ esistenza.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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ArtistiGiuseppina Irene Groccia

UN SALVIFICO FIO: L’UNIVERSO FEMMINEO DI GIUSEPPINA IRENE GROCCIA

 

UN SALVIFICO FIO: L’UNIVERSO FEMMINEO DI GIUSEPPINA IRENE
GROCCIA

 

di Maria Marchese  |15|Settembre|2021|

 

 

“La macchina fotografica è per me un blocco di schizzi, lo
strumento dell’intuito e della spontaneità. […] Fotografare è trattenere il
respiro quando le nostre facoltà convergono per captare la realtà fugace; a
questo punto l’immagine catturata diviene una grande gioia fisica e
intellettuale. Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione
di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo
che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la
mente, gli occhi e il cuore. È un modo di vivere.“

 

 

(Henri Cartier-Bresson fotografo francese) 

 



Fotografia Sperimentale di Giuseppina Irene Groccia
 

Nascono da un interstizio intimo e introspettivo i fermo
immagine artistici, in cui Giuseppina Irene Groccia concilia l’essenza
femminea, avvincendovi occhio, mente e anima di colui che vi assiste.

L’autrice li ferma nell’istante, in cui un dolce fìo trova
consapevolezza: la durata di quel “clic” , nato nel momento in cui il fiato
tace, dirime infatti dissertazioni estetiche intense, che elevano una vera e
propria “dimensione donna” , a tratti maga e delirante a tratti mielata e “arrendevole”
, giammai insapore.

 

 

“Guardo intorno tranquilla e coerente,

ma pochi sanno

quante donne ci sono in me. “

 

(Anaïs Nin)

 

 

Punti di vista – Olio, smalti e carta da parati su tela
 
Sul supporto sensibile, l’artista calabrese imprime
l’estensione intrinseca, involta nei contenuti dei “punti di sospensione”
: una coerenza, quest’ultima, eloquente di
molteplici manifestazioni femminili.

La
poliedrica artista gemma, ogni volta, una concezione intuitiva
immagino/plastica, la cui genesi ha origine dalla forza: il segno attraversa la
tela con decisione, risolvendosi in fattezze raffinate e coinvolgenti. 

 
 

 

 

Soul Tracks – Olio e smalti su tela
 

Sublima quindi la protagonista nell’intensità di pentagramma
cromatico minimale, attenuato, talora, da levità o intensità, che raddolciscono
o ammantano di fascino mentale i soggetti.

Il nero e il bianco fanno da leitmotiv allo spartito tonale,
mente l’autrice insinua, a propria scelta, movimenti inattesi, rendendo
peculiare ogni singola esecuzione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MaDonna Contemporanea – Olio, smalti e alluminio su tela

 

Le opere serbano l’intimo e la psiche di un’entità alchemica, che si esprime come l’avvilupparsi e fondersi di condizioni materiche e cromatiche primarie eppure sintesi di infinite e mutevoli combinazioni individuali e assolute.

 

 

Tra Spirito e Materia – Olio e smalti su tela

 

La scelta di toni dicotomici sembra dar vita ad una vera e
propria synkopḗ: lo spazio che separa gli apici fiorisce invero la conturbante
personalità di ogni singolo scatto della pittrice.

 

 

 Back to Color – Olio, collage e materiali di scarto in alluminio su tela

 

 

Giuseppina Irene Groccia vivifica e attualizza la condizione
di una donna consapevole di essere e esistere; questa contezza contamina
l’osservatore addentro il castigo dolce e fascinoso di una complessa e feconda
fragilità individuale. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Incanto – Tecnica mista su tela

 

 

 

Contatti dell’artista:

Sito Web www.gigro.weebly.com

Email groccia.gi@tiscali.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Maria Marchese
 

Maria Marchese nasce a Como, il 4 Settembre del 1974. Dopo aver conseguito la maturità scientifica, si iscrive all’istituto internazionale di Moda&Design “Marangoni” , a Milano. Decide, poi, di intraprendere studi nel settore socio assistenziale, svolgendo per oltre 20 anni una professione in quel settore. Nel 2013 intraprende un percorso di studi, affrontato da autodidatta, nel campo dell’arte, della letteratura, della filosofia… esso trova concretezza, nel 2017, nella pubblicazione della silloge poetica “Le scarpe rosse – Tra tumultuoso mare e placide acque” . Da lì a breve esperisce se stessa nella critica artistica, trovando consensi sempre più numerosi. Nel giro di poco tempo accende numerose e significative collaborazioni con molteplici risvolti artistici, culturali e di diffusione comunicativa (con il blog culturale dell’università Insubria, con lo storico dell’arte Valeriano Venneri, con Exit Urban Magazine e Art&Investments, con l’associazione culturale Nuovo Rinascimento, con la Galleria “Il Rivellino” a Ferrara, con Divulgarti a Genova, con Art Global a Roma, con AArtChannel, la nuova piattaforma televisiva del Club Amici dell’arte APS di Ferrara, con Alessandra Korfias, coordinatrice ponte culturale Italia/Giappone e responsabile di Arti Services…)

Queste realtà coniugano la parte concettuale ad una parte pratica, nel mondo dell’arte: la mia figura professionale matura e si identifica con quella di curatrice artistica

questi significativi risvolti, sempre in aumento, si affianca la stesura della seconda silloge poetica “Scrivo t,amo” , che tratterà di amore e erotismo, la cui pubblicazione avverrà in tempi brevi.

 

 

 

 

 

 

 

 

La Rubrica Divagazioni sull’Arte ospita articoli redatti da autorevoli amici e sostenitori del Blog L’ArteCheMiPiace, i quali ci offrono la possibilità di attingere ad emozioni e conoscenze, attraverso la condivisione di pensieri e approfondimenti.
 
Hai una tua “divagazione sull’arte” da proporci?”
 
Invia la tua candidatura alla seguente email: gigroart23@gmail.com

 

 

 

 

 

 

 

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ArtistiMy Favourites

JEAN PAUL BOURDIER – Paesaggio e corpo come tela

 

JEAN PAUL BOURDIER – Paesaggio e corpo come tela

 

di Giuseppina Irene Groccia  |01|Gennaio|2021|

 

Jean Paul Bourdier combina paesaggio e carne come tela, senza l’uso della manipolazione digitale, per creare un’unione visiva, con tutte le immagini che sono state scattate sul posto tramite la tecnica della fotografia analogica.

 

Attraverso l’uso simultaneo di performance art, pittura e fotografia analogica, mette in scena situazioni che richiamano la magia dell’essere, della natura e della Luce.

 

JEAN PAUL BOURDIER - Paesaggio e corpo come tela

 

Il suo lavoro si concentra sempre sulla bellezza e la geometria del corpo umano.

 

Le immagini che produce fungono da portale per rivendicare il nostro rapporto intimo con l’infinito. 

 

JEAN PAUL BOURDIER - Paesaggio e corpo come tela

Ogni immagine è una scena unica – creata, messa in scena e catturata – di paesaggi naturali uniti alla forma umana, che esprimono bellezza, verità e meraviglia sul piano fisico, così come ciò che è nella nostra immaginazione.



Attraverso il corpo nudo dipinto con i colori della luce, riporta l’umanità alla sua natura fondamentale, scavalcando i soliti strati di identità, spazio e tempo, e ricontestualizzandola in essere.

 

JEAN PAUL BOURDIER - Paesaggio e corpo come tela

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Jean Paul Bourdier riesce a presentare il corpo in un modo del tutto surreale su un paesaggio infinito, in un universo in continua evoluzione, facendolo interagire in vari modi con la terra. 

Questo corpus di opere è una contemplazione degli esseri umani e della loro intima interrelazione con l’ambiente.

 

Bourdier mette da parte la necessità di creare immagini in movimento per dare vita alle sue fotografie, preferisce catturare il movimento nel fantastico mondo della performance, dell’espressione e del paesaggio onirico. Le sue opere sfidano l’occhio della mente, allargando l’immaginazione per abbinare il potenziale illimitato dietro gli esseri che popolano la sua personale visione artistica.

 

Le sue pluripremiate immagini fotografiche sono state esposte negli Stati Uniti e in Francia e fanno parte della collezione permanente di diversi musei.

 

 

Jean Paul Bourdier è professore di design, disegno e fotografia nel dipartimento di architettura della UC Berkeley.

 
 
 
 
 
 
 
 

 

Scenografo di sette film e co-regista di due film diretti da Trinh T. Minh-ha, ha anche pubblicato diversi libri, tra cui Vernacular Architecture of West Africa, uscito nel 2011 e tre libri di fotografia, Bodyscapes, pubblicato nel 2007, Leap intro the Blue (2013), Body Unbound (2017) e Body Mirror il suo ultimo lavoro uscito a Novembre 2020, dove ritorna ad unire la sua arte fotografica all’editoria.

 

Body Mirror - Fine Art Photography Book by Jean Paul Bourdier

 

Fine Art Photography Book “Body Mirror” Info sul libro qui

 

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