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Redazione

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Gilberto Grilli racconta Pietro Annigoni. L’ultima favola del grande pittore del Novecento

 

“Se abbiamo fatto tanto per Annigoni in questi ultimi anni – dalla mostra di Palazzo Strozzi alle numerose retrospettive e pubblicazioni – lo dobbiamo a Gilberto Grilli, che ha voluto dedicare tutta la sua vita a Pietro Annigoni.”

Con queste parole Benedetto Annigoni, primogenito del grande pittore, riconosce il ruolo centrale di Gilberto Grilli, biografo e studioso che più di ogni altro ha contribuito a custodire, interpretare e diffondere l’opera di Pietro Annigoni.

A partire da questa consapevolezza, i testi di Gilberto Grilli assumono un valore centrale per comprendere la figura di Annigoni. Nei suoi scritti emerge infatti quanto segue.

Gilberto Grilli con Pietro Annigoni, in un momento di incontro e confronto dedicato alla vita e all’opera del maestro fiorentino.

L’ULTIMA FAVOLA.

C’era una volta un grande pittore, capace, secondo Berenson e De Chirico, di stare alla pari con i tre più grandi del Rinascimento. Questo genio, pero’, e’ stato nostro contemporaneo.

Cosi’ vicino a noi che non siamo riusciti a vederlo, come quando ci si trova a pochi centimetri dalla facciata di un palazzo e non possiamo coglierne le dimensioni reali.

Cosi,’ di Annigoni scopriamo solo l’aspetto tecnico, la mostruosa abilita’ esecutiva, presi come siamo a giustificare la follia  e l’arroganza dell’arte astratta e concettuale, delle troppe avanguardie, degli ismi che si ripetono fino alla noia, come nel gioco degli specchi.

Un’arte, quella degli ismi e delle avanguardie, che talora ha una sua dignita’,  un suo significato, quando deriva, come NELL’ETA GIOVANILE di un Picasso, e da una ricerca estetica seria che comunque rispetta i grandi del passato, la natura, l’uomo.

Ma in troppi altri casi quest’arte non e’ che una operazione di mercato, vedi Warhol, che ci ripropone mille volte l’equivalente di quell’immondizia che e’ in mostra e in vendita in qualsiasi shop-center.

E’ innegabile che il “taglio” di Fontana, cosi’ assoluto, cosi’ misterioso, cosi’ tipico del serial killer nella sua ripetitivita’ ossessiva, affascini e suggestioni soprattutto chi ha assorbito la lezione quotidiana di autodistruzione propinata dai mass- media sotto forma di consumismo, guerre, inquinamento.

Ma la dove Fontana denuncia inesorabilmente la nostra sconfitta con quella buia fessura, al tempo stesso origine ed implosione dell’universo e oscurita’ anatomica da cui nasciamo, Annigoni, agli antipodi, ci invita a riflettere su cio’ che possiamo ancora salvare: la nostra anima, e non solo nel senso religioso del termine.

Pietro Annigoni Solitudine II 1968 tempera grassa su tela

Guardate, per esempio, (solitudine 2): e’ di una modernita’ assoluta, in essa si celano il genio compositivo di un Mondrian, e il surrealismo di un Dali’, ma e’ eseguita con una magia tecnica ed espressiva che appartengono solo ai piu’ grandi tra i grandi. Quest’opera esprime un senso di isolamento e malinconia totale, tipica dei nostri tempi, con l’uomo che si rifugia e si arrocca sempre piu’ nel proprio egoismo per esorcizzare la distruzione di tutto cio’ che sta’ sotto ai suoi piedi, l’erba, le piante, gli animali, la terra.

Ed ecco che la rappresentazione annigoniana della realta’ si rivela paradossalmente piu’ moderna, piu’ attuale del taglio di Fontana, perche’ anziche’ istigarci alla rassegnazione inerte, ci invita a quella presa di coscienza che e’ l’indispensabile premessa ad una sia pur improbabile via di scampo.

Dove Fontana celebra la morte, Annigoni celebra il coraggio e la dignita’ di sopravvivere.

Gilberto Grilli

ANNIGONI- CHINA SU CARTONE 50X35
ANNIGONI- CHINA SU CARTONE 50X35

Biografia

A CURA DI Gilberto Grilli

Pietro Annigoni nasce a Milano il 7 giugno 1910. Il padre, Ricciardo, è un noto ingegnere, la madre,Therese, è una californiana di San Francisco. Pietro è il secondo di tre fratelli.

Il minore, Ricciardo Benedetto, giovanissimo ufficiale in Artiglieria, verrà fatto prigioniero dai Tedeschi dopo l’8 settembre 1943 e morirà tre anni dopo a seguito delle sevizie inflittegli in campo di concentramento per il rifiuto di ogni collaborazione. La tragica vicenda del fratello peserà per sempre sul­l’animo di Pietro.

Il fratello maggiore, Giovanni, fu capitano di marina ed anch’egli ingegnere.

A Milano, Pietro frequenta il Ginnasio G. Parini e l’e­sclusivo Collegio Calchi-Taeggi. Nel 1925, il padre ha l’incarico di istallare la rete telefonica automatica della città di Firenze e vi si tra­sferisce temporaneamente con la famiglia, iscrivendo Pietro all’Istituto degli Scolopi dove conseguirà il diploma di maturità classica. E’ su quei banchi di scuo­la che farà amicizia con Riccardo Noferi, destinato a diventare suo segretario e confidente. Dopo la morte di quest’ultimo lo sostituirà Palmiro Meacci.

AUTORITRATTO DI PIETRO ANNIGONI-ANNI 80 OLIO SU CARTONE RIGIDO
ANNIGONI-DUE VOLTI DI MEMORIE LONTANE-TEMPERA, PASTELLI E SANGUIGNA SU CARTA GESSATA APPLICATA SU TAVOLA. CM.80X60

Al momento di tornare a Milano, nel 1928, Pietro, che ha già mostrato eccezionali attitudini per il disegno e già frequenta la Scuola Libera del Nudo, otterrà il con­senso di restare a Firenze per accedere all’Accademia delle Belle Arti, dove si diplomerà in Pittura con Feli­ce Carena, Scultura con Giuseppe Graziosi ed Incisio­ne con Celestino Celestini. Questi sono anni assai importanti per il formarsi della sua personalità, a quel tempo estremamente irrequie­ta, e per lo sviluppo di quell’ansia del conoscere che farà di lui un uomo di vastissima cultura. Nello stesso periodo nascono o si consolidano le ami­cizie più durature e significative, come quelle con lo scultore Mario Parri, con il letterato Renzo Simi, con lo storico Carlo de Francovich, con il futuro Soprin­tendente alle Belle Arti di Trento, Niccolò Rasmo, con i Principi Tommaso ed Elena Corsini con i Conti Venerosi Pesciolini, con il bibliofilo Adolf Koshland. E’proprio nello studio dell’amico Mario Parri che Pie­tro incontra, nel 1928 Anna Maggini, allora studentes­sa del Conservatorio Luigi Cherubini, con la quale si sposerà nel 1937.

Il rapporto con Anna, fondato su comuni ideali, è molto intenso, ma non privo di contrasti, tanto che sfocerà, nel 1954, in una sofferta separazione consen­suale.

ANNIGONI-STUDIO PER ADAMO. AFFRESCO NELLA BASILICA DI S. MARCO A FIRENZE. MATITA SU CARTA.

Anna resterà comunque per lui una figura di riferi­mento, come dimostrano le toccanti pagine del “Dia­rio” a lei dedicate in occasione della sua morte, avve­nuta nel 1969.

Dal matrimonio con Anna nascono due figli, Benedet­to, nel 1939, e Maria Ricciarda, nel 1948, con i quali Pietro, nonostante le vicissitudini familiari e le lunghe assenze, riuscirà a costruire un rapporto privilegiato, tanto che, nelle sue ultime volontà, designerà Bene­detto come la persona a lui più vicina “nella sua esperienza di uomo e di artista”. Nel 1930 espone per la prima volta a Firenze in col­lettiva. Due anni dopo presenta, con grande successo, la sua prima mostra personale a Palazzo Ferroni nella galleria Bellini. Nel 1932, Ugo Ojetti gli dedica un arti­colo memorabile per la terza pagina del Corriere della Sera. Sempre nel 1932 vince il premio “Trenta-coste”.

Espone a Milano con eccezionale consenso di pubbli­co e di critica nel 1936.

Continua, nel frattempo, la sua passione per i viaggi, e visita molti paesi europei tra cui la Germania, ove rimane particolarmente ispirato dalla pittura rinasci­mentale nordica.

La serie delle gouaches realizzate durante i viaggi e le passeggiate in campagna, mostra un raro talento nel cogliere l’aspetto più profondo della natura, che egli riesce ad interpretare con estrema sensibilità quasi mai disgiunta dalla presenza umana.

Pietro ANNIGONI (1910-1988) Paesaggio Disegno Acquarello Gouache

Anticonformista, di idee liberali, contrario ad ogni forma di totalitarismo, ogni suo coinvolgimento diret­to nella politica verrà meno quando rimarrà deluso dai compromessi e dallo scarso rigore morale che accompagnarono il ritorno della democrazia.

Nello stesso periodo e per analoghi motivi si consu­merà il distacco di Annigoni dal mondo della cultura ufficiale, di cui era stato fino ad allora partecipe e pro­tagonista, come quando nel 1947 firma, insieme a Gregorio Sciltian, Xavier ed Antonio Buono, Alfredo Serri e altri, il “Manifesto dei Pittori Moderni della Realtà”.

Con tale dichiarazione il gruppo si poneva in aperto conflitto con varie correnti dell’informale sorte in quegli anni, ma solo Annigoni sarà coerente fino in fondo e proseguirà senza esitazioni la sua battaglia solitaria in difesa di quel figurativo che per lui, stu­dioso di Benedetto Croce, coincideva con la difesa dell’integrità dell’ uomo, assumendone tutto il signifi­calo morale, prima ancora che estetico.

ANNIGONI- SANGUIGNE SU TAVOLA, CM.40X30
ANNIGONI- SANGUIGNE SU TAVOLA, CM.40X30

Nonostante il travaglio emotivo e culturale di quegli anni, sarà proprio tra il 1945 ed il 1950 che Annigoni realizzerà alcune tra le sue opere fondamentali ed oggi note ovunque.                         E’proprio in questa concezione aristocratica del ser­vizio e della responsabilità estesi anche al mondo del­l’arte che va cercata la chiave interpretativa della testi­monianza di Annigoni ed è forse qui la ragione dello spontaneo formarsi intorno a lui ed alla sua “bottega” di una vera e propria scuola di tipo rinascimentale, assolutamente gratuita, liberamente frequentata da artisti molto diversi tra loro ed oggi affermati, quali Luciano Guarnire, Marcello Tommasi, Romano Stefanelli, Nelson H.White, Fernando Bernardini, Timothy Widborne, Silvestro Pistoleri, Dawn Cookson, Antonio Ciccone, Ben Long, Douglas Anderson e molti altri.

Nel 1949, la Commissione della Roval Academy di Londra accetta di esporre alcune opere da lui propo­ste ed è l’inizio di un successo che diventerà di por­tata mondiale. A Londra espone molte volte: da Wildenstein (1950-1954), da Agnew (1952-1956), alla Federation of British Artists (1961), alle Upper Grosvenor Galleries ( 1966), oltre alla costante partecipa­zione alle mostre della Royal Academy.

Altre esposizioni importanti dello stesso periodo sono quelle alla Galerie Beaux Arts (Parigi, 1953), da Wildenstein (New York, 1957-1958), al Brooklyn Museum (New York 1961), al California Palace of the Legion of Honor (San Francisco, 1969).

STUDI PER AFFRESCO- LA PISCINA PROBATICA, PONTE BUGGIANESE.
STUDI PER AFFRESCO- LA PISCINA PROBATICA, PONTE BUGGIANESE

Tra le mostre personali tenute in Italia appaiono par­ticolarmente importanti quelle di Torino, Roma, Firen­ze, Verona, Brescia, Montecatini Terme, Bergamo, Rovereto e, per l’enorme successo, le due realizzate a Milano, alla Galleria Cortina (1968) ed alla Galleria Levi(1971).

Non si estingue mai nel corso della sua intera esisten­za la passione e quasi la necessità dei viaggi che si svolgono ormai da un capo all’altro del pianeta (India, Sud Africa. Iran, Messico e Sud America) alla ricerca di emozioni, culture, paesaggi sempre diversi che egli coglie con eccezionale capacità di sintesi nei suoi schizzi e disegni, non meno che nelle righe del suo “Diario”, ove emergono le sue particolari doti di scrit­tore.

Proprio durante un viaggio sulla nave Raffaello, nel 1966, conosce Rossella Segreto e nasce tra loro un grande amore che li porterà ad unirsi in matrimonio nel 1977.

Pietro Annigoni troverà in lei una preziosa collabora­trice che lo seguirà, insieme ad Ugo Ugolini ed agli allievi di sempre, negli ultimi grandi cicli di affreschi. Hanno posato per lui i personaggi più famosi di que­sto secolo. La rivista ‘Time” gli ha dedicato ben sette copertine. I ritratti della Casa reale inglese sono tra i più noti.

ANNIGONI- NUDO DELLA MOGLIE ROSSELLA- TECNICA MISTA SU TAVOLA, CM.60X80

L’ultimo ritratto eseguito è quello della seconda moglie Rossella Segreto. Gli anni che vanno dal 1966 al 1988 rappresentano uno dei periodi più attivi per la produzione artistica del Maestro.

Le sue opere sono esposte nei più importanti musei del mondo tra cui la Galleria degli Uffìzi, la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze, il Metropolitan Museum of’ Art di New York, la Collezione Reale Windsor Castle e il National Portrait Gallery di Lon­dra, Musei Vaticani. Le sue grandi composizioni allegoriche (il Cinciarda, il Sermone della montagna, la Lezione, Vita, le Solitudini, il Palladio) hanno suscitato ovunque reazioni di ammirazione talora vicina al fana­tismo o, all’opposto, di esasperato rifiuto.

GILBERTO GRILLI CON PIETRO ANNIGONI, ENTRAMBI CON IL SECONDO RITRATTO DELLA REGINA ELISABETTA 1969

Uomo  ed artista di enorme carisma, nato in un secolo di grandi rivoluzioni e contestazioni, dotato di capa­cità tecniche uniche al mondo che gli hanno permes­so di realizzare opere gigantesche non meno che minuscole incisioni, egli ha voluto consapevolmente dedicare la sua opera alla difesa della centralità e tra­scendenza dell’uomo di cui presagiva con lungimi­ranza quasi profetica l’imminente declino.

I suoi affreschi nel Convento di San Marco a Firenze, nella Chiesa di San Michele Arcangelo a Ponte Buggianese, nell’Abbazia di Montecassino, nella Chiesa del Santo a Padova, nella sede della Fondazione Stillman a Wethersfield, Connecticut, IJ.S.A., in gran parte ispirati a soggetti sacri, ripropongono in chiave moderna la grande tradizione rinascimentale, rivelan­do capacità ed intuizioni che sono patrimonio esclu­sivo degli uomini superiori. Una grande opera di tem­pera muraria si può ammirare a Firenze nella casa della Contessa Margherita Venerosi Pesciolini.

ANNIGONI-DUE VOLTI DI MEMORIE LONTANE-TEMPERA, PASTELLI E SANGUIGNA SU CARTA GESSATA APPLICATA SU TAVOLA. CM.80X60

Ber­nard Berenson scrisse di lui “Pietro Annigoni, non solo è il più grande pittore di questo secolo, ma  è anche in grado di competere alla pari con i più grandi pittori di tutti i secoli” e “… rimarrà nella storia dell’arte come il contestatore di un’epoca buia …”.

Tra i tanti riconoscimenti onorifici ed accademici attribuiti ad Annigoni in Italia e all’estero, si ricordano quello di Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana e quello di Cavaliere all’Ordine Civile di Savoia.

Dopo una lunga malattia, durante la quale ebbe l’a­morevole conforto della moglie Rossella, dei figli Benedetto e Maria Ricciarda e degli amici più cari, Pie­tro Annigoni muore il 28 ottobre 1988 a Firenze dove riposa nel Cimitero Monumentale delle Porte Sante a S. Miniato a Monte.

Annigoni e la sua scuola
Bellezza tra alchimia e realtà

di Gilberto Grilli

È il catalogo della mostra ospitata dal 15 ottobre al 5 dicembre 2023 a Sesto Fiorentino (Firenze) in una triplice sede: Centro Espositivo Antonio Berti, La Soffitta Spazio delle Arti, Rifugio Gualdo.
Il volume riproduce un nutrito nucleo di opere, di cui alcune mai esposte prima, provenienti dall’archivio di Gilberto Grilli, biografo di Pietro Annigoni e collezionista della sua opera. Ai dipinti e ai disegni di Annigoni – scelti per rappresentare un vero e proprio excursus della sua lunga ed eclettica carriera – sono affiancati i lavori di alcuni suoi importanti allievi: Silvestro Pistolesi, Luciano Guarnieri, Romano Stefanelli, Antonio Ciccone, Luigi Falai, Massimo Callossi, Samuele Vanni.

La copertina del volume è cliccabile per la consultazione e la richiesta del catalogo.

Gilberto Grilli (Mercatello sul Metauro, 1957) è biografo, curatore e collezionista d’arte, riconosciuto come uno dei principali studiosi dell’opera di Pietro Annigoni.

Dopo la formazione presso l’Istituto d’Arte di Urbino, prosegue il suo percorso artistico a Firenze, dove frequenta la scuola del maestro Annigoni, instaurando con lui un rapporto di collaborazione e di approfondimento critico che lo porterà a diventarne uno dei più importanti interpreti e biografi.

A partire dagli anni Ottanta dedica la propria attività allo studio sistematico dell’opera di Annigoni, curando nel corso del tempo numerose mostre e realizzando una vasta produzione editoriale e catalografica. Il suo lavoro di ricerca e divulgazione ha contribuito in modo significativo alla riscoperta e alla valorizzazione dell’artista nel panorama internazionale.

Parallelamente, ha sviluppato una importante attività collezionistica: la sua residenza a Fano, la Casa Museo Grilli, custodisce oggi un patrimonio di oltre 3.800 opere d’arte, comprendente disegni, litografie e incisioni, testimonianza della sua lunga dedizione alla pittura figurativa del Novecento.

La sua attività è caratterizzata da un costante impegno nella tutela e nella diffusione della cultura figurativa, che ha perseguito attraverso mostre, pubblicazioni e iniziative culturali, contribuendo alla conservazione della memoria artistica di Pietro Annigoni e del suo tempo.

 
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Segnalazione Eventi

VESA presenta Dubai Tourism Endorsed Art Cars al World Token Summit 3.0 X TheBlock. Fest

Serie su commissione approvata dal turismo di Dubai apre il dibattito sulla tokenizzazione dell’arte fisica di alto valore.

Mentre Dubai continua a consolidare il proprio status come principale hub mondiale per l’economia digitale e l’innovazione creativa, VESA, uno dei pionieri originali che operano all’intersezione tra arte fisica e provenienza digitale, presenterà la sua serie Art Cars al World Token Summit 3.0 X TheBlock. Fest, che si terrà presso TheBlock. Street e 25 Jump Street, One Central, il 29 e 30 aprile 2026. Il progetto è presentato in collaborazione con il Dubai Blockchain Centre e gode del patrocinio del Dubai Tourism.

Ogni Art Car è una commissione su misura: pittura a olio e fotografia vengono composte digitalmente in un’opera originale, poi prodotta in scala veicolare e applicata sull’auto. L’opera fisica si muove attraverso le città. La sua documentazione si muove attraverso le reti. La domanda che questo progetto porta al summit è la stessa su cui il summit si fonda: come può un asset fisico di alto valore garantire lo stesso livello di verificabilità e trasferibilità di uno digitale?

Questa è la “sovranità dei materiali” come questione viva, non come risposta già definita. VESA ci sta lavorando da vent’anni.

Perché è rilevante in questo summit
La maggior parte delle discussioni sulla tokenizzazione degli asset del mondo reale parte da strumenti finanziari, immobili o materie prime. Le Art Cars introducono una sfida diversa: cosa succede quando l’asset fisico è un’opera d’arte unica, con una propria profondità compositiva, una storia istituzionale e una relazione con il collezionista?

La posizione di VESA è deliberatamente agnostica rispetto alla blockchain. La provenienza di ogni Art Car sarà stabilita on-chain in dialogo con il suo collezionista, sulla blockchain che quel collezionista utilizza e considera affidabile. Non si tratta di un problema irrisolto, ma di una scelta di principio: l’asset non dovrebbe essere vincolato a un’infrastruttura che il collezionista non ha scelto. È il collezionista a detenere la sovranità su come l’opera viene registrata, non l’artista né la piattaforma.

VESA ha presentato questo lavoro al Dubai Museum of the Future, esposto all’Institut du Monde Arabe di Parigi e ad Art Dubai, e ha ricevuto commissioni tra cui un ritratto del Ministro della Salute degli Emirati Arabi Uniti. Le Art Cars sono state documentate dalla stampa internazionale, da Forbes a BBC World, e diffuse globalmente come immagini mentre le opere fisiche si muovono attraverso le città. Questo è ciò che appare la convergenza tra fisico e digitale quando è costruita su una sostanza artistica, piuttosto che sulla speculazione.

Un’esperienza di punta al World Token Summit X TheBlock. Fest
Le Art Cars saranno presentate come elemento centrale di TheBlock. Fest, il festival dell’ecosistema che si svolge parallelamente al World Token Summit 3.0. L’esperienza va oltre i veicoli stessi. All’interno della conferenza, schermi di grande formato raccontano l’intera storia di ogni opera: il materiale di partenza, i livelli compositivi, il processo di produzione e il modello di provenienza. Ciò che l’auto esprime come superficie fisica, gli schermi lo sviluppano in profondità.

I partecipanti potranno:

  • Osservare i veicoli come opere commissionate a grandezza naturale all’interno dell’ambiente del festival.
  • Seguire la narrazione stratificata di ciascuna opera sugli schermi della conferenza: dalla composizione iniziale alla produzione fisica, fino al modello di provenienza che accompagnerà l’opera nelle mani del suo collezionista.
  • Interagire direttamente con VESA sul significato pratico della provenienza “chain-agnostic” per le commissioni artistiche di alto livello e su ciò che le Art Cars dimostrano riguardo alla convergenza tra asset fisici e digitali nel contesto di opere individuali di alto valore.

«Sto lavorando verso questo obiettivo da vent’anni. L’auto è un originale fisico. La questione di come la sua provenienza esista on-chain non è un problema tecnico. È una questione di chi detiene la sovranità sul registro. La mia risposta è: il collezionista. Lo definiamo insieme, sulla blockchain di cui si fida. Questa conversazione è esattamente il motivo per cui esiste questo summit», ha dichiarato VESA.

Informazioni su World Token Summit 3.0 X TheBlock. Fest
Il World Token Summit 3.0 X TheBlock. Fest è il principale evento globale dedicato all’evoluzione della tokenizzazione, degli asset digitali e dell’economia Web3. In collaborazione con TheBlock., l’evento trasforma il corridoio tecnologico di Dubai in un ambiente immersivo per fondatori, investitori e regolatori.

Informazioni su VESA
VESA è un artista digitale di fama internazionale e un pioniere nel campo della crypto-art. Il suo lavoro è stato presentato a livello globale, colmando il divario tra le belle arti tradizionali e i nuovi scenari emergenti e blockchain.

Informazioni su Dubai Blockchain Centre
Il Dubai Blockchain Centre è il principale hub per l’educazione, la ricerca e l’adozione istituzionale della blockchain in Medio Oriente.

Informazioni su TheBlock.
TheBlock. è la capitale degli asset virtuali, con sede a Dubai. Connette fondatori, regolatori, investitori e istituzioni all’interno dell’ecosistema degli asset digitali. TheBlock. supporta l’intero ciclo di vita della tokenizzazione degli asset reali, dalla strutturazione e progettazione della tokenomics fino all’accesso agli investitori, alle quotazioni e alla crescita post-listing. Attraverso il suo ecosistema, le aziende accedono a reti di capitale, partnership strategiche, visibilità mediatica ed eventi di settore progettati per accelerare l’adozione globale degli asset tokenizzati.

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VESA Presents Dubai Tourism Endorsed Art Cars at World Token Summit 3.0 X TheBlock. Fest

Dubai Tourism-endorsed commission series opens conversation on tokenizing serious physical art

 

As Dubai continues to solidify its status as the world’s leading hub for the digital economy and creative innovation. VESA, one of the original pioneers working at the intersection of physical art and digital provenance, will present his Art Cars series at the World Token Summit 3.0 X TheBlock. Fest, taking place at TheBlock. Street, and 25 Jump Street, One Central on April 29th and 30th, 2026. The project is presented in collaboration with the Dubai Blockchain Centre and carries the endorsement of Dubai Tourism.

Each Art Car is a bespoke commission: oil painting and photography composed digitally into an original work, then produced at vehicle scale and wrapped across the car. The physical work moves through cities. The documentation of it moves through networks. The question this project brings to the summit is the one the summit is built around: how does a serious physical asset carry the same verifiability and transferability as a digital one?

 

This is Materials Sovereignty as a live question, not a resolved answer. VESA has been building toward it for twenty years.

Why This Matters at This Summit

Most conversations about tokenizing real-world assets start with financial instruments, real estate, or commodities. The Art Cars introduce a different challenge: what happens when the physical asset is a unique work of art, with its own compositional depth, institutional history, and collector relationship?

VESA’s position is deliberately chain-agnostic. Provenance for each Art Car will be established on-chain in dialogue with its collector, on whichever chain that collector trusts and holds. This is not an unresolved problem. It is a principled stance: the asset should not be locked to infrastructure the collector did not choose. The collector holds sovereignty over how the work is recorded, not the artist and not the platform.

 

VESA has shown this work at the Dubai Museum of the Future, exhibited at the Arab World Institute in Paris and Art Dubai, and holds commissions including a portrait of the UAE Minister of Health. The Art Cars have been documented by international press from Forbes to BBC World, and circulated globally as images while the physical works move through cities. This is what physical-digital convergence looks like when it is built on artistic substance rather than speculation.

A Flagship Experience at World Token Summit X TheBlock. Fest

The Art Cars will be positioned as a centrepiece of TheBlock. Fest, the ecosystem festival running alongside World Token Summit 3.0. The experience extends beyond the vehicles themselves. Inside the conference, large-format screens carry the full story of each work: the source material, the composition layers, the production process, and the provenance model. What the car carries as a physical surface, the screens unfold as depth.

 

Attendees will be able to:

  • View the vehicles as full-scale commissioned works within the festival environment.
  • Follow the layered story of each work on the conference screens: from source composition through physical production to the provenance framework that will travel with the work into the hands of its collector.
  • VESA engages directly on what chain-agnostic provenance means in practice for serious art commissions, and what the Art Cars demonstrate about physical-digital asset convergence at the level of individual, high-value works.

“I have been building toward this for twenty years. The car is a physical original. The question of how its provenance lives on-chain is not a technical problem. It is a question about who holds sovereignty over the record. My answer is: the collector does. We establish that together, on the chain they trust. That conversation is exactly what this summit is for.” said VESA

About World Token Summit 3.0 X TheBlock Fest

The World Token Summit 3.0 X TheBlock Fest is the premier global event focused on the evolution of tokenization, digital assets, and the Web3 economy. In partnership with TheBlock., the event transforms Dubai’s tech corridor into an immersive environment for founders, investors, and regulators.

About VESA

VESA is a world-renowned digital artist and pioneer in the crypto-art space. His work has been featured globally, bridging the gap between traditional fine art and the emerging and blockchain landscapes.

About Dubai Blockchain Centre

Dubai Blockchain Centre is the leading hub for blockchain education, research, and institutional adoption in the Middle East.

About TheBlock.

TheBlock. is the capital of virtual assets, headquartered in Dubai. It connects founders, regulators, investors, and institutions across the digital asset ecosystem. TheBlock. supports the full lifecycle of real world asset tokenization, from structuring and tokenomics design to investor access, listings, and post listing growth. Through its ecosystem, companies gain access to capital networks, strategic partnerships, media visibility, and industry events designed to accelerate the adoption of tokenized assets globally.

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Giuseppina Irene GrocciaSegnalazione Eventi

“Animae Poetica” mostra personale di Giuseppina Irene Groccia

“Animae Poetica” mostra personale di Giuseppina Irene Groccia

Arte e poesia in dialogo al Vintage Café di Corigliano Rossano (CS)

Un intreccio di linguaggi, visioni e sensibilità darà vita a Animae Poetica, la mostra personale di Giuseppina Irene Groccia, in programma sabato 11 aprile 2026 alle ore 18, presso il Vintage Café artistico letterario di Ermelinda Pipieri a Corigliano Rossano, area urbana Corigliano, via Provinciale 13/15. Un progetto che unisce arte visiva e scrittura poetica, due espressioni della stessa ricerca interiore che, nella pratica dell’artista, si incontrano e si rispecchiano in un dialogo intimo e continuo.

La mostra presenta circa dieci opere di grande formato appartenenti alla serie Emotive Art, esito della più recente ricerca di Giuseppina Irene Groccia, in arte GiGro. In questo ciclo, l’artista sviluppa un linguaggio che, pur affondando le radici nella pittura, si apre a una rielaborazione  attraverso il digitale, mantenendo centrale il valore del colore e del gesto espressivo.

Il fulcro della ricerca è il ritratto, inteso come spazio emotivo e psicologico. I volti femminili, sospesi tra figurazione e astrazione, si trasformano in superfici narrative attraversate da segni, parole e interferenze cromatiche, dando forma a un immaginario intenso, capace di restituire la complessità dell’esperienza interiore.

Il colore assume un ruolo centrale e simbolico, amplificando l’emozione e costruendo campi visivi in risonanza con lo sguardo. Le opere si presentano così come spazi di attraversamento, in cui dimensione personale e universale si intrecciano, invitando chi osserva a riconoscersi e a sostare nell’immagine come luogo di percezione e condivisione.

È proprio per questo che le opere si prestano favorevolmente al confronto con i versi della stessa autrice, dando forma a un dialogo intimo tra immagine e parola.

Le opere non saranno semplicemente affiancate alle poesie, ma messe in relazione attraverso un attento lavoro di corrispondenze. Ogni quadro troverà la propria voce in un testo poetico coerente, dando vita a un momento unitario in cui immagine e parola si amplificano reciprocamente.

Questo format, voluto dall’artista, trova piena realizzazione grazie alla curatela poetica e al coordinamento di Giuseppe De Rosis, figura di spicco nel panorama culturale e letterario del territorio e protagonista di numerosi eventi poetici di rilievo. Con straordinaria sensibilità, De Rosis costruisce un percorso coerente tra opere e testi, mentre i dieci lettori – Placido Bonifacio, Angela Campana, Franco Cirò, Maria Curatolo, Giacomo Lauricella, Giusy Liguori, Dora Mauro, Lella Persiani, Ermelinda Pipieri, Ida Proto – selezionati con cura, accompagneranno il pubblico lungo questo percorso, dando voce alle parole e amplificando il legame con le immagini.

All’interno di questo intreccio tra linguaggi si inserisce anche la presenza scenica dell’abito “Galatea”, ispirato ai miti greci e alla figura della ninfa del mare, simbolo di purezza e trasformazione. Il nome richiama il termine greco gala, “latte”, e richiama la luminosità della pelle e la leggerezza della spuma marina. Realizzato dall’Associazione Ruskia, l’abito sarà indossato da una modella e diventerà parte integrante della narrazione della serata, stabilendo un legame tra arte, poesia e lettura in un unico flusso espressivo. Sarà presente Veronica Martino, presidente dell’associazione, a testimonianza di un lavoro che unisce artigianalità e attenta ricerca estetica.

Gli intermezzi musicali saranno affidati al giovane sassofonista Antonio Scarpello, che con il suo intervento contribuirà a creare un’atmosfera avvolgente e suggestiva, in sintonia con il tono dell’evento.

Ad accogliere il pubblico sarà Ermelinda Pipieri, padrona di casa e anima del Vintage Café, da sempre punto di riferimento per le espressioni artistiche e culturali del territorio. Attenta e sensibile nel dare voce a talenti emergenti e affermati, parteciperà attivamente alla serata anche come interprete nelle letture, unendo alla consueta ospitalità una presenza attiva e coinvolta.

Animae Poetica si offre come uno spazio di convergenza, in cui linguaggi e sensibilità distinte si incontrano nel tentativo di dare forma all’interiorità, restituendola come esperienza relazionale.

Al termine dell’evento, per chi desidera prolungare la serata, sarà possibile trattenersi previa prenotazione al numero 338.110 5572.

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Segnalazione Eventi

CathArt Gallery presenta “DEI LUOGHI E DELLO SGUARDO”

CathArt Gallery presenta “DEI LUOGHI E DELLO SGUARDO” 

-Geografia della memoria: tra scenari urbani, paesaggi e approdi naturali-

 

Mostra bipersonale di IRENE DAS NEVES e MARCO VERDELLI 

 

A cura di Carla Pugliano 

Ospite Samuele Corsalini con Francesco Gemmo 

 

Inaugurazione: sabato 11 aprile 2026, ore 17:30 

Presso CathArt Gallery – Varese 

Ingresso da Via Salvo D’Acquisto 

«Pensai a quanti luoghi ci sono nel mondo che appartengono così a qualcuno…» — Cesare Pavese

DEI LUOGHI E DELLO SGUARDO” nasce dall’incontro autentico tra due personalità artistiche mosse da una stessa urgenza: attraversare i luoghi per coglierne l’essenza. Guardare un luogo non è mai un gesto neutro. È un incontro. E, come tutti gli incontri, lascia una traccia indelebile. È così che Marco Verdelli e Irene Das Neves dialogano con le loro opere, poiché entrambi celebrano i posti amati, reinterpretandoli e immortalando le vibrazioni che in loro hanno suscitato. Pittura e fotografia si sfiorano e si corrispondono in una tensione silenziosa, sospesa tra paesaggio naturale, contesto urbano e percezione viscerale. La realtà si traduce in una dimensione sensoriale: gli scenari, allora, smettono di essere sfondi. I luoghi diventano mappe emotive dove segni, silenzi e margini sono espressione dell’anima. 

Nelle opere fotografiche di Irene Das Neves il mare e le dune sono teatro di attimi rarefatti: onde che si frantumano nel vento, gabbiani irrequieti che si sollevano fino a confondersi l’uno nell’altro. Presenze solitarie scolpiscono tra le orme riflessioni fugaci, mentre uno specchio inatteso apre a giochi di piani e duplicazioni. Sono immagini in cui il movimento non è mai solo fisico, ma si fa campo di forza e libertà. A queste visioni si affiancano scene di vita immerse nel fascino della street art, dove il segno urbano si intreccia con l’esperienza quotidiana, rendendo lo spazio cittadino testimone di appartenenza e stratificazione visiva. L’istante, l’imprevisto, l’equilibrio precario e i gesti più semplici, rivelano un registro ironico e profondamente umano che trasforma una scena ordinaria in una narrazione potente.

Marco Verdelli si muove in una sfera più raccolta e viscerale. Il suo orizzonte creativo attraversa strati di storia, dalle antiche architetture del Sacro Monte di Varese ad altri contesti geografici suggestivi. Angoli intrisi di memoria, rielaborati come presenze interiori più che come vedute: qui la pittura di Verdelli si manifesta come atto diretto, intimo, quasi necessario. Verdelli dipinge nel cuore della notte, in una condizione di raccoglimento e concentrazione che accompagna il suo lavoro da molti anni. Solo recentemente ha scelto di condividere questa produzione, a lungo custodita come diario personale. Nei suoi acquerelli, gli scorci, i muri, i percorsi sacri emergono come apparizioni evanescenti, affidate a un segno essenziale che trattiene l’eco del tempo senza mai cedere alla descrizione. La luce non definisce i contorni, ma li suggerisce; le linee non si impongono, ma affiorano discrete in una trama percettiva profonda e silenziosa.

La bipersonale di Marco Verdelli e Irene Das Neves rivela un’affinità tra due linguaggi distinti, ma profondamente connessi, che si rispecchiano: da un lato il movimento e l’energia del reale, dall’altro la sua lenta interiorizzazione. 

Ad impreziosire l’evento sarà ospite Samuele Corsalini (Varese, 1991) noto autore e divulgatore culturale. Corsalini si occupa della valorizzazione della storia e dell’identità del territorio varesino attraverso progetti editoriali, incontri pubblici e attività di divulgazione. Ha scritto il volume Quel che non sai di Varese, legato ad un progetto omonimo che nasce nel 2024, dedicato alla scoperta delle storie, delle curiosità e di frammenti meno noti della città. Con il suo lavoro promuove una narrazione culturale partecipata, attenta al rapporto tra comunità, territorio e identità. Con lui sarà presente anche Francesco Gemmo, storyteller, portraiter e digital creator attivo nel settore turistico. Dal 2023 realizza contenuti dedicati a Varese e al suo territorio, unendo fotografia e interpretazione. Dal 2025 collabora al progetto Quel che non sai di Varese. 

NOTE SUGLI ARTISTI 

MARCO VERDELLI – Il paesaggio come ascolto interiore 

Marco Verdelli nasce a Varese nel 1957. Negli anni ’70 frequenta il Liceo Artistico Statale “Angelo Frattini” di Varese, dove sperimenta diverse tecniche pittoriche — olio, incisione, acqueforte, xilografia, china, pastello — fino a individuare nell’acquerello lo strumento più affine alla propria sensibilità. È seguito nella sua formazione dagli artisti del “Gruppo Montefeltro” (Cascioli, Cicoli, Galoppi, Paoli, Piersantini), sviluppando una particolare attenzione al colore, alla materia e all’equilibrio formale. Il legame con il territorio varesino è il fulcro della sua ricerca: colline, boschi, laghi, paesaggi naturali e sacri sono aperture di ascolto e riconciliazione con sé stesso. Verdelli osserva, interiorizza, restituendo sulla carta sensazioni più che immagini. La sua pittura è energia vitale, in cui ogni pennellata trattiene un’emozione.

IRENE DAS NEVES – La fotografia come poesia della memoria


Nata il 15 marzo 1956 a Setúbal, in Portogallo, Irene Das Neves risiede in Italia dal 1979 e vive a Varese, dove approfondisce la sua formazione in estetica applicata. Fin da sempre attratta dall’armonia delle forme e dai dettagli del vivente, trova nella fotografia il linguaggio privilegiato per esprimere la propria poetica. Quando fotografa, Irene svela la propria anima nascosta: l’ombra si fa luce, l’istante si dilata in eterno. I suoi scatti trasformano la realtà in poesia visiva, lasciando emergere percezioni intime e riflessi di reminiscenze. La fotografia è così uno strumento di indagine profonda, capace di restituire atmosfere e stati d’animo con autenticità e intensità.

La mostra è curata da Carla Pugliano, artista e fondatrice di CathArt Gallery. Di recente, Pugliano è stata insignita del Leone d’Oro alla Triennale di Venezia, ha esposto alla 60a Biennale di Venezia,
alla XIV Florence Biennale ed è stata Premiata alla Camera dei Deputati. Dal 2025 è Consulente
artistico per l’Atlante dell’Arte Contemporanea Ed. Giunti, che verrà presentato al MoMA di New York.

 

INFORMAZIONI SULL’EVENTO


Date mostra: 11 Aprile – 23 aprile 2026


🕰 Orari di apertura:
• Martedì – Venerdì: 16:30 – 18:30
• Sabato: 10:30 – 12:00 / 15:30 – 18:30
• Domenica: 15:30 – 18:30


🎙 Inaugurazione: sabato 11 Aprile 2026, ore 17:30


Luogo: CathArt Gallery, Varese
(Ingresso da Via Salvo D’Acquisto)
🎟 Ingresso: libero

 


Contatti :
+39 392 8081554 myartcharlotte@gmail.com
https://carlapuglianoartist.com/cathart-gallery/
Facebook: CathArt Gallery
Instagram: @cathart_gallery

 

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“Seasons” inaugura alla Tobian Art Gallery. A Firenze una nuova mostra collettiva indaga il tempo interiore delle stagioni

Curata da Luciano Di Gianni, la collettiva “Seasons” porta alla Tobian Art Gallery di Firenze venti artisti italiani e internazionali in un percorso espositivo dedicato al tema universale del cambiamento.

Nel cuore di Firenze, città che più di ogni altra incarna la storia e il mito della tradizione artistica occidentale, sabato 14 marzo 2026 alle ore 18:00 si apre al pubblico la mostra collettiva “Seasons”, ospitata negli spazi della Tobian Art Gallery, nel suggestivo scenario dell’Oltrarno.

Inserita nel centro storico riconosciuto patrimonio mondiale dall’UNESCO, la galleria rappresenta una delle nuove realtà culturali che animano il panorama contemporaneo della città, proponendosi come luogo di incontro tra linguaggi artistici, culture e sensibilità provenienti da contesti differenti.

A curare il progetto espositivo è Luciano Di Gianni, giovane autore e curatore formatosi nel campo delle Nuove Tecnologie dell’Arte. La sua ricerca si sviluppa all’interno di un ambiente fortemente permeato dalla pratica artistica e dalla curatela contemporanea, elemento che ha contribuito alla costruzione di uno sguardo attento alle relazioni tra opera, spazio e pubblico.

Per questa occasione Di Gianni ha selezionato venti artisti italiani e internazionali, costruendo un percorso espositivo capace di alternare linguaggi astratti e figurativi, in un equilibrio pensato per offrire al visitatore una lettura ampia e articolata delle diverse poetiche contemporanee.

La selezione curatoriale riunisce:

Onesimo Avila Lara, Alice Baiardelli, Laura Bruno, Concetta Carleo, Lello D’Anna, Antonio De Chiara, Samantha De Lucchi, Linda Folha, Stefania Frigenti, Chiara Galioto, Giuseppina Irene Groccia, Joanna Jordanova, Giuseppe Nocerino, Valentina Porcelli, Giulia Reale, Dimitri Ross, Mara Rossoni, Hannah Jean Sans, Teresa Saviano, Regina Senatore, Barbara Spatuzzi, Sabrina Tortorella, Paolo Valerio, Carlo Gentile.

Luciano Di Gianni - Curatore e Vice presidente Flusso Contemporary Art

Il titolo della mostra, “Seasons”, introduce immediatamente il nucleo concettuale dell’esposizione, il tempo ciclico della natura come metafora della dimensione esistenziale. Le stagioni diventano così immagini simboliche delle trasformazioni interiori che attraversano ogni esistenza.

La primavera evoca il momento originario del desiderio e della nascita, quando nuove possibilità prendono forma; l’estate rappresenta la pienezza della presenza, la fase dell’energia vitale e della relazione con il mondo; l’autunno diventa il tempo della maturazione e della consapevolezza, in cui si impara a riconoscere ciò che è stato e ciò che deve essere lasciato andare; infine l’inverno, spesso interpretato come pausa o silenzio, si rivela invece uno spazio necessario di raccoglimento, preludio a una nuova trasformazione.

In questa relazione tra tempo naturale e tempo interiore, le opere esposte invitano il visitatore a riconoscersi nei cicli del cambiamento, trasformando la mostra in un luogo di riflessione sull’esperienza universale del divenire.

Ad accogliere questo percorso è la Tobian Art Gallery, progetto ideato dal fotografo italiano Giacomo Pirozzi, fondatore e direttore creativo dello spazio.

La sua ricerca fotografica si è formata attraverso una lunga esperienza internazionale che lo ha condotto in oltre centocinquanta paesi, anche nell’ambito di progetti realizzati con UNICEF e altre organizzazioni internazionali.

Nel corso di questi anni ha sviluppato una pratica fotografica radicalmente legata alle tematiche sociali, dando vita a numerosi progetti editoriali ed espositivi dedicati in particolare ai diritti dell’infanzia e alle dinamiche sociali globali.

 

Giacomo Pirozzi - Fondatore e direttore creativo della Tobian Art Gallery


La galleria nasce proprio da questa visione cosmopolita: uno spazio dedicato alle arti visive contemporanee e alla fotografia, pensato come piattaforma di scambio culturale e luogo di formazione. Accanto alle mostre, infatti, la programmazione include pubblicazioni specializzate e attività didattiche, tra cui workshop fotografici rivolti a bambini, giovani e adulti.


Con “Seasons”, la Tobian Art Gallery inaugura così un nuovo capitolo della propria attività espositiva, riaffermando il dialogo tra la storica eredità artistica di Firenze e le molteplici direzioni della creatività contemporanea.

SEASONS


📍 Tobian Art Gallery – Firenze
🗓 14 – 22 marzo
🎉 Vernissage: 14 marzo, ore 18:00
👥 20 artisti dall’Italia e dall’estero
🎨 A cura di Luciano Di Gianni

Ingresso libero.

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ArteArtistiSegnalazione Eventi

PRESENTATA ALLA “BIENNALE DI SONDRIO” LA SCULTURA “NIKE” DELL’ARCHITETTO-ARTISTA EMANUEL ACCIARITO.

Si è inaugurata il 28 febbraio 2026 la Biennale di Sondrio. L’iniziativa promossa dall’Associazione Progetto Alfa OdV è inserita all’interno del progetto “Oltre il limite: un palco sulle vette”, finanziato dalla Regione Lombardia e sostenuto da Pro Valtellina, Comune di Tirano, Comune e Provincia di Sondrio.

Castello Masegra, Palazzo Pretorio, Palazzo Muzio, Palazzo Bim e il Museo Musa sono i quattro siti dislocati sul territorio cittadino, coinvolti in questa maratona delle arti, cui allestimento diffuso, resterà aperto fino ad aprile.

Direttore artistico della Biennale Arte, il professore, storico e critico d’arte Giorgio Gregorio Grasso.

 

Tra i 300 partecipanti all’esposizione, anche l’architetto-artista Emanuel Acciarito, con tre sue sculture: “Ambito”, “Aeternitas presentate in anteprima lo scorso mese presso Palazzo Muzio e “Nike” in esposizione per la prima volta a Castello Masegra.

Con “Nike”, Acciarito omaggia a suo modo le trenta medaglie vinte dalla spedizione azzurra alle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026 che si sono appena concluse. E lo fa raffigurando la Dea delle Olimpiadi Nike, simbolo di vittoria, successo sportivo e velocità, in un processo creativo in cui l’immagine della mitologica figura viene stilizzata in un corpo architettonico attraverso una “pelle” creata con i cerchi olimpici e come un trofeo, presentata come simbolo di un trionfo conquistato in vetta.

 

 

Emanuel Acciarito

Atelier Creativo Acciarito

Studio di arte & architettura

Emanuelacciarito@gmail.com

www.acciarito.com                                                                    

                                    Phone 3477719697

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Grande successo per la quinta edizione de Le Stanze dell’Arte a Palazzo Fruscione

La pioggia non ha fermato l’entusiasmo, nonostante le condizioni meteo avverse, che tradizionalmente avrebbero visto l’inaugurazione svolgersi all’esterno, la serata di apertura della quinta edizione de Le Stanze dell’Arte si è tenuta interamente all’interno dell’ingresso di Palazzo Fruscione, nel cuore di Salerno. La scelta, dettata dalle circostanze, ha regalato all’evento un’atmosfera ancora più intima e raccolta, resa particolarmente calda e coinvolgente dalla presenza del Coro T’Incanto.

L’evento, ideato e diretto dall’artista salernitana Olga Marciano, ha preso ufficialmente avvio il 20 febbraio 2026, distinguendosi ancora una volta per il suo format unico e immersivo. Ogni artista abita una stanza, trasformando lo spazio in un ambiente narrativo personale capace di restituire in modo completo la propria poetica.

Fin dalle prime battute, la manifestazione ha registrato una grandissima affluenza. Dopo il momento inaugurale, i numerosi visitatori si sono addentrati lungo le scale del palazzo, distribuendosi sui tre diversi piani per visitare le varie stanze degli artisti.

Il progetto vede la partecipazione di 25 artisti, ognuno impegnato nell’interpretazione personale dello spazio assegnato: Laura Bruno, Anna Ciufo, Lello D’Anna, Antonio De Chiara, Dario Di Martino, Roxana Esposito, Maria Fontanella, Stefania Frigenti, Anna Nuzzo Grisabella, Giuseppina Irene Groccia, Elena Lembo, Olga Marciano, Antonio Mariconda, Nicola Pellegrino, Anna Quaglia, Giulia Reale, Maria Scotti, Regina Senatore, Pasquale Siano, Barbara Spatuzzi, Sabrina Tortorella, Silvana Valese.

La scelta curatoriale di proporre mostre personali ha consentito al pubblico di cogliere con chiarezza e profondità la cifra espressiva di ciascun autore, favorendo l’esperienza di una visita attenta e maggiormente immersiva.

Il Coro T’Incanto, diretto dal Maestro Antonella Zito

A impreziosire l’apertura è stata la performance del coro, diretto dal M° Antonella Zito, con l’accompagnamento di Roberto Marino al pianoforte e Biagio Marinelli alle percussioni. L’ensemble si è distinto per qualità esecutiva e capacità di coinvolgimento, arricchendo ogni brano di musica leggera proposto con puntuali spiegazioni introduttive che hanno guidato l’ascolto del pubblico.

La presentatrice Concita De Luca ha guidato la serata con professionalità ed eleganza, mettendo in luce gli elementi qualificanti dell’iniziativa e accompagnando il pubblico attraverso i momenti salienti dell’inaugurazione, valorizzandone con sensibilità i tratti distintivi.

A seguire, la parola è passata alla direttrice artistica Olga Marciano, che ha illustrato il format della rassegna e ringraziato gli artisti coinvolti, sottolineando la volontà del progetto di costruire spazi aperti di dialogo tra linguaggi diversi.

Momento centrale della serata è stata la consegna del Premio Le Stanze dell’Arte 2026 alla Prof.ssa Anna Bisogno, docente presso Università Mercatorum. Nel suo intervento, la premiata ha evidenziato il significato profondo del format delle “stanze”, interpretate non come confini ma come ampi spazi di libertà e di espansione della creatività.

L’Assessore al Turismo della Regione Campania, On. Enzo Maraio, ha accompagnato la consegna con parole di grande apprezzamento, dichiarandosi felice e orgoglioso di premiare una salernitana capace di portare la cultura oltre i confini territoriali con elevata professionalità. Nel suo intervento ha inoltre ricordato come la prima mostra realizzata subito dopo il restauro di Palazzo Fruscione fosse proprio legata a un progetto di Olga Marciano, figura da tempo connessa alla storia espositiva della struttura.

Istituito nella precedente edizione, quando il riconoscimento fu assegnato al musicista e compositore Antonio Onorato, il premio si conferma come un atto simbolico volto a valorizzare personalità capaci di generare connessioni autentiche tra arti visive, musica e cultura.

Giuseppina Irene Groccia, presidente di L’ArteCheMiPiace, media partner dell’evento, insieme a Luciano Di Gianni, vicepresidente di Flusso Contemporary Art.

Prima del momento conclusivo, la conduttrice Concita De Luca ha richiamato il patrocinio morale del Comune di Salerno, esprimendo riconoscenza ai partner che hanno sostenuto la manifestazione — BCC Scafati e Cetara – Gruppo BCC Iccrea, Tobian Art Gallery, Stilla Agrioil Italian Farm, la Scuola di pianoforte di Antonella Zito e Villa Matilde – Avallone — e ai media partner L’ArteCheMiPiace e ContempoArte Magazine, che hanno contribuito alla diffusione e alla valorizzazione sottolineando inoltre la presenza e il valore dei 25 artisti in mostra, protagonisti del percorso espositivo.

La serata si è conclusa in un clima di raffinata convivialità con la degustazione dei vini di Villa Matilde – Avallone, guidata dal sommelier Vladimiro Gennatiempo insieme al Wine Team. L’esperienza enogastronomica, arricchita da stuzzicherie d’aperitivo, ha suggellato l’evento in modo elegante e partecipato, offrendo agli ospiti un ulteriore momento di condivisione.

Con questa quinta edizione, Le Stanze dell’Arte conferma la propria identità di progetto espositivo maturo e riconoscibile, capace di coniugare qualità curatoriale, dialogo tra linguaggi e forte radicamento nel territorio, proiettandosi al contempo verso una dimensione sempre più ampia e contemporanea.

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“IL RITORNO DI EUTERPE” Mostra collettiva

IL RITORNO DI EUTERPE”

Mostra collettiva di Andrea Pedretti, Aurora Iogà, Barbara Grossato, Claudio Faschilli, Emanuele Grazioli 

A cura di Chiara Medolago

7 – 22 marzo 2026 Palazzo Furietti Carrara, Presezzo (BG)Ingresso libero

Dal 7 al 22 marzo 2026, le sale del piano nobile di Palazzo Furietti Carrara a Presezzo (BG) ospitano la mostra collettiva Il ritorno di Euterpe, un progetto espositivo che riunisce gli artisti Andrea Pedretti, Aurora Iogà, Barbara Grossato, Claudio Faschilli ed Emanuele Grazioli in un dialogo corale tra arti visive, spazio architettonico e memoria culturale.

L’esposizione si sviluppa all’interno degli ambienti restaurati del palazzo storico — includendo la piccola chiesa, il piano terra e gli spazi esterni durante gli eventi — e propone un percorso che indaga la “poesia corale” come forma visiva: una trama complessa di colori, materiali, tecniche e soggetti che si intrecciano in una ricerca di matrice genealogica e ancestrale.

Rivolgendosi simbolicamente alla Musa Euterpe, figura mitologica legata alla musica e all’armonia delle arti, la mostra invita il pubblico a interrogarsi sul significato contemporaneo della cultura e sulle sue connessioni interdisciplinari. Gli artisti non si limitano a presentare la propria ricerca individuale, ma instaurano un dialogo sensibile con il luogo che li accoglie, costruendo punti di contatto e parallelismi poetici tra opera e architettura, memoria e presente, identità e collettività.

Il progetto espositivo valorizza inoltre il recente restauro di Palazzo Furietti Carrara, che diventa parte integrante della narrazione artistica: un contenitore storico che si rinnova attraverso la presenza viva delle opere e degli interventi performativi.

Eventi collaterali

Sabato 7 marzo, ore 16.00 – Inaugurazione a cura di Chiara Medalogo, storico e critico d’arte

Domenica 15 marzo, ore 16.00 – Laboratorio creativo con Micaela Vernice

Sabato 21 marzo, ore 16.00 – Performance immersiva tra suoni, colori ed emozioni “In 4 Arti”, con E. Grazioli, G. Santangelo, M. Nicodemo


Orari di apertura

7 marzo: 15.30 – 18.30

Sabato e domenica: 10.00 – 12.30 e 15.30 – 18.30

22 marzo: 10.00 – 12.30

SedePalazzo Furietti CarraraPresezzo (Bergamo)

Ingresso libero

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Le Stanze dell’Arte 2026. Dal 20 febbraio al via la quinta edizione a Palazzo Fruscione di Salerno

 

LE STANZE DELL’ARTE – V Edizione
Personali a Palazzo Fruscione

Rassegna d’arte contemporanea
A cura di Olga MARCIANO e Luciano DI GIANNI, rispettivamente Presidente e Vicepresidente di FLUSSO Contemporary Art

📍 Palazzo Fruscione – Salerno
📅  20 Febbraio – 8 Marzo 2026
📌 Inaugurazione: venerdì 20 Febbraio 2026, ore 18:30
📍 Vicolo Adelberga, 19

Negli spazi storici di Palazzo Fruscione, a Salerno, prende vita dal 20 febbraio all’8 marzo 2026 la quinta edizione de Le Stanze dell’Arte, progetto espositivo che si distingue per un format unico: ogni artista abita una stanza, trasformando l’ambiente in un luogo narrativo, immersivo e personale.

Ideata e diretta dall’artista salernitana Olga Marciano, l’iniziativa costruisce un dialogo tra pittura, scultura e installazione, valorizzando la pluralità dei linguaggi e favorendo un’esperienza fondata sull’ascolto e sulla relazione. Il progetto gode del patrocinio morale del Comune di Salerno, rafforzando il legame tra ricerca artistica e territorio.

Artisti partecipanti:

Laura Bruno, Anna Ciufo, Lello D’Anna, Antonio De Chiara, Dario Di Martino, Roxana Esposito, Maria Fontanella, Stefania Frigenti, Anna Nuzzo Grisabella, Giuseppina Irene Groccia, Elena Lembo, Olga Marciano, Antonio Mariconda, Nicola Pellegrino, Anna Quaglia, Giulia Reale, Maria Scotti, Regina Senatore, Pasquale Siano, Barbara Spatuzzi, Sabrina Tortorella, Silvana Valese.

Stanza Collettiva:
Francesco Avvisati, Peppe Nocerino, omaggio a Maria Di Filippo.

PREMIO LE STANZE DELL’ARTE

Istituito nella scorsa edizione della rassegna — che ha visto la sua prima attribuzione al musicista e compositore Antonio Onorato — il Premio Le Stanze dell’Arte è un riconoscimento speciale dedicato a personalità che, attraverso il proprio percorso umano e professionale, hanno generato connessioni autentiche tra diversi linguaggi artistici, contribuendo in modo significativo alla diffusione dell’arte come esperienza condivisa.

Si configura come un atto simbolico che rafforza l’idea di una cultura in dialogo continuo, capace di attraversare discipline, luoghi e comunità, lasciando tracce durature nel tessuto culturale contemporaneo. Per ogni edizione, il premio viene attribuito a figure di alto profilo esterne al progetto espositivo, valorizzando la sinergia tra arti visive, musica e cultura, considerate non come ambiti separati ma come territori comunicanti.

PREMIO EDIZIONE 2026 AD ANNA BISOGNO

Nell’edizione 2026, il premio viene conferito alla Prof.ssa Anna Bisogno, docente di cinema, radio e televisione presso Università Mercatorum, per il suo significativo contributo alla crescita culturale e alla promozione di una visione dell’arte e dei media come territori di dialogo e contaminazione continua.

Il percorso di Anna Bisogno intreccia cinema, televisione, radio, piattaforme digitali e social network, restituendo loro una dimensione comune e profondamente connessa al tessuto sociale e culturale contemporaneo. La sua attività di ricerca, didattica e divulgazione ha contribuito allo sviluppo dei television studies e alla rilettura critica della storia della televisione italiana, valorizzandone il ruolo culturale e la funzione di ponte tra arti visive, musica, racconto e società.

Il riconoscimento verrà consegnato durante l’inaugurazione, sabato 20 febbraio 2026 alle ore 18:00, dall’Assessore al Turismo della Regione Campania, On. Enzo Maraio.

 

INAUGURAZIONE E PROGRAMMA DEL 20 FEBBRAIO 2026

Venerdì 20 febbraio, ore 18:30 – Inaugurazione

Presenta: Concita De Luca

Saluti: Olga Marciano, artista e direttore artistico della rassegna

Premio Le Stanze dell’Arte 2026 ad Anna Bisogno, conferito da On. Enzo Maraio

Performance musicale: Coro T’Incanto, diretto da M° Antonella Zito, con Roberto Marino (pianoforte) e Biagio Marinelli (percussioni)

Degustazione vini: Villa Matilde – Avallone, a cura del sommelier Vladimiro Gennatiempo con il Wine Team

La serata inaugurale segna l’inizio di un percorso espositivo immersivo, che privilegia il dialogo tra linguaggi diversi dell’arte contemporanea.

Programma espositivo e iniziative

La forza de Le Stanze dell’Arte risiede nel suo format innovativo: ogni artista dispone di una stanza dedicata, concepita per raccontare in modo completo la propria ricerca, tecnica e poetica. Questo approccio valorizza l’individualità creativa e favorisce il confronto tra espressioni artistiche differenti.

Novità dell’edizione 2026:

Una stanza collettiva dedicata ad artisti emergenti, per garantire visibilità e riconoscimento nel panorama dell’arte contemporanea.

Eventi speciali:
  • Sabato 28 febbraio: Silver Soul, progetto che unisce arti visive, teatro e musica.

L’artista Olga Marciano, l’attrice Cinzia Ugatti e il musicista Jacopo Martone guidano il pubblico in un’esperienza multisensoriale con momenti di convivialità, sorseggiando tè insieme.

  • Venerdì 6 marzo:

Ore 18:00 – Spoiler d’Artista: un format originale che svela ciò che di solito resta nascosto dietro l’opera.

Ore 19:30 – Il Fantasma del Palazzo: percorso suggestivo in cui la mostra si anima di presenze simboliche e inattese, creando un gioco tra spazio e opera.

  • Domenica 8 marzo: chiusura della rassegna con premiazione finale, consegna di attestati e catalogo, valorizzando il percorso creativo degli artisti e la partecipazione del pubblico.
Incontri paralleli:
laboratori di ceramica con Roxana Esposito, per approfondire la materia e le diverse tecniche artistiche.

Orari di apertura:

Martedì – Giovedì: 17:30 – 20:00
Venerdì – Domenica: 11:00 – 13:00 e 17:30 – 20:00
Lunedì: chiuso

 
Partnership e media partner
  • BCC Scafati e Cetara – Gruppo BCC Iccrea
  • L’ArteCheMiPiace (Blog arte e cultura)
  • ContempoArte Magazine
  • Tobian Art Gallery, Firenze
  • Stilla Agrioil Italian Farm
  • Scuola di pianoforte di Antonella Zito
  • Villa Matilde Avallone, viticultori in Campania

 

Con il suo equilibrio tra individualità espressiva e dialogo tra linguaggi diversi, Le Stanze dell’Arte rappresenta una finestra aperta sulla scena contemporanea, offrendo al pubblico un’esperienza immersiva e coinvolgente. Grazie alla varietà delle iniziative, alla cura degli spazi espositivi e alla presenza di artisti emergenti e affermati, la rassegna conferma la sua identità di progetto innovativo, inclusivo e fortemente radicato nel territorio culturale salernitano.

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SONDRIO: PRESENTATA A “VISIONI OLTRE IL LIMITE” LA SCULTURA “AETERNITAS” DELL’ARCHITETTO-ARTISTA EMANUEL ACCIARITO.

Ad una settimana dall’inizio delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, il territorio lombardo si prepara ad accogliere sportivi, visitatori e addetti ai lavori con molte iniziative culturali.

La Biennale di Sondrio 2026 sarà una di esse, con molte iniziative. Tra queste l’esposizione d’arte “Visioni oltre il limite” che si è inaugurata venerdì 30 gennaio 2026 presso una delle sale del Palazzo del Governo, meglio conosciuto come Palazzo Muzio.

L’esposizione ha presentato al pubblico 300 artisti e 500 opere selezionate da ogni parte del mondo dal professore, storico e critico d’arte Giorgio Gregorio Grasso, nonché direttore artistico della Biennale Arte.

Tra i partecipanti all’esposizione anche l’architetto-artista Emanuel Acciarito, con due sue sculture: “Ambito” e “Aeternitas”.

E’ un grande piacere per me partecipare a questo momento culturale così atteso che ha come intento quello di unire in un unico percorso, il messaggio dello sport con quello dell’arte. Fare arte è come fare sport. Dietro ad ogni opera, c’è sempre tanto sacrificio e allenamento, concentrazione e meditazione, lavoro e impegno performativo” – ha dichiarato l’artista a margine della manifestazione.

E la performance di Acciarito è dimostrata ogni volta dalle sue opere dove forma, colore e poesia, sono solo alcune delle caratteristiche di una ricerca creativa che tenta di superare ogni volta il proprio limite con delle visioni originali.

La ricerca di Acciarito è molto interessante e sul territorio nazionale si distingue molto per la sua originalità” – ha dichiarato Giorgio Gregorio Grasso.

La ricerca di Acciarito parte da molto lontano, e con non poca fatica, oggi tenta di raccogliere i frutti di un percorso compiuto sempre con dedizione costante.

Solo due anni fa presentava per la prima volta “Ambito” alla prima edizione della “Biennale d’arte di Vigevano – Whispers of art 2024”. Oggi viene presentata per la seconda volta in un’altra importante Biennale d’Arte. In questo lavoro l’architetto-artista crede molto, perché in essa ricerca un messaggio importante da affidare all’umanità. Attraverso le forme architettoniche della sfera indica la centralità dell’uomo nel cosmo, che è stilizzato dal sovrapporsi di cerchi ruotanti su sé stessi che designano anche il senso ciclico della vita in un universo immenso. Mediante la sfera, inserita alla base di questo gioco architettonico che simboleggia la Terra e la figura dell’essere vivente, si indica la centralità di un equilibrio naturale tra l’uomo e la natura, che l’umanità dovrà nel tempo cercare di preservare dalla mano distruttiva dell’uomo.

Per “Aeternitas” è invece una prima volta. E come tale, l’attesa simbolica per questa opera è tanta. Ispirata alla Dea romana del tempo, Aeternitas, rappresenta l’infinita estensione del tempo di ogni cultura e di ogni epoca. Un tempo rappresentato dal collo allungato della Dea attraverso una composizione di tanti anelli posizionati intorno al collo che richiamano la vecchia tradizione africana della tribù dei Kayan Lahwi, meglio conosciuti come Padaung, nella quale permane tutt’ora oggi una vecchissima tradizione dell’immagine della donna cigno. Soprannome dato alle donne che indossano fin da bambine degli anelli intorno al collo per allungarlo nel tempo per un vezzo estetico che le induce ad essere nel loro immaginario, più attraenti.

Nell’iconografia di molte culture, il collo lungo è un simbolo potente che simboleggia reincarnazione e spiritualità e molto spesso viene collegato ad una vera e propria divinità del tempo, da venerare in molte tradizioni tribali.

Una ricerca quella di Acciarito che produce visioni oltre il limite temporale di ogni cultura e di ogni epoca. Nella cultura africana il colore bianco viene associato alla purezza divina e alla spiritualità. Il bianco viene quindi considerato un colore sacro perché simboleggia la connessione con gli spiriti e il divino. E il bianco resta anche in questo lavoro una scelta vincolante che pone dei limiti voluti dall’artista, che è intento a oltrepassare tramite il fisico e lo spirito della sua creazione.

Emanuel Acciarito

Atelier Creativo Acciarito

Studio di arte & architettura

Emanuelacciarito@gmail.com

www.acciarito.com                

Phone  3477719697

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