close

Giuseppina Irene Groccia

ArteArtisti

A Napoli arriva “Natura Morta” di Jago – Bellezza e violenza scolpite nel marmo

C’è un’opera che, prima ancora di essere vista, fa discutere. Si chiama “Natura Morta” ed è l’ultima creazione di Jago, in arrivo a Napoli dopo mesi di esposizione a Milano. Il titolo rimanda a un genere antichissimo, ma l’artista lo ribalta con decisione, al posto di frutti, nel cesto ci sono pistole, fucili, mitragliatori. Tutto rigorosamente scolpito in marmo statuario. Un blocco di pietra trasformato in un fragile arsenale, in cui la bellezza classica diventa un contenitore di inquietudine contemporanea.

L’opera, realizzata nel 2025, è rimasta per sei mesi alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana, dove ha dialogato simbolicamente con la celebre “Canestra di frutta” di Caravaggio. Se il pittore lombardo rifletteva sulla caducità della vita attraverso la decomposizione dei frutti, Jago sceglie l’iconografia della guerra per parlare della stessa fragilità, spostando il discorso dalla natura che appassisce all’umanità che si autodistrugge.

Dal 20 dicembre, “Natura Morta” avrà una casa permanente nello Jago Museum, ospitato nella chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi, nel cuore del rione Sanità. Un luogo già carico di storia e ferite, che negli ultimi anni è diventato il palcoscenico dell’incontro tra arte e comunità. Collocare l’opera in questo luogo significa restituire alla città un simbolo, trasformando la scultura in un autentico e significativo dialogo con il presente.

A rendere “Natura Morta” ancora più sorprendente è il suo valore, secondo stime assicurative, l’opera raggiunge i 12 milioni di euro. Una cifra che non parla solo di mercato, ma anche di riconoscimento e complessità tecnica. Perché trasformare il marmo in una materia leggera, quasi vulnerabile, non è solo virtuosismo ma può trasformarsi in un messaggio potente quanto un grido collettivo.

Jago carica di senso ogni dettaglio. In quel cesto di armi coesistono fascinazione e inquietudine, una bellezza calibrata che trattiene in sé l’ombra della minaccia. È un paradosso visivo che obbliga lo spettatore a riflettere, a guardare con attenzione, a interrogarsi. L’artista non pretende di darci risposte, piuttosto, ci trascina in un confronto serrato con la nostra stessa brutalità, con quella bellezza che porta il sapore della morte e con la distruzione che si traveste di bellezza. Ci obbliga a guardare ciò che preferiremmo ignorare, e in questo sta la sua forza…  trasformare lo stupore in consapevolezza.

Si tratta di un’opera che non è solo un’opera costosa e spettacolare, ma bensì un gesto radicale, una chiamata alla responsabilità estetica e civile. Un tassello nel percorso di un artista che continua a scegliere il marmo per modellare, oltre alle forme, le contraddizioni del nostro tempo.

Se vuoi approfondire la visione e la carriera dell’artista, puoi ritrovare altri spunti nel nostro precedente articolo su Jago, e che puoi leggere qui:

 

 

 

 

 

 

 

Nota: tutte le immagini presenti in questo articolo sono state reperite dal sito ufficiale dell’artista Jago e utilizzate a scopo informativo e giornalistico

Leggi Ancora
Segnalazione Eventi

Il Dolore in scena… una serata che non si può dimenticare

Ci sono serate che non si raccontano con la distanza dei giorni successivi, perché alcune emozioni possono essere comprese solo nel loro farsi, nel loro attraversarti senza filtri. La sera del 25 novembre, a Corigliano Rossano (CS) A. U. Rossano, nel piccolo teatro della Cittadella dei Ragazzi, è andato in scena il Dolore. Una serata partecipata, fragile e potente insieme, in cui la parola e il silenzio si sono intrecciati con la forza di chi non può permettersi di distogliere lo sguardo.

Lettera aperta alle donne, alla memoria, alla nostra coscienza smarrita.

Il momento è stato segnato dall’ascolto delle voci delle donne palestinesi, raccolte da Umberto Romano nel suo libro, e dalla presenza dell’editore Giovanni Spedicati, per La Mongolfiera, insieme a Giovanni Soda. Ogni frase, ogni frammento di racconto, ci ha ricordato che Gaza non è una notizia da archiviare, che l’orrore non può diventare routine.

A dare voce a quel silenzio profondo sono stati Valentina Torrisi, Francesca Romano, Evelina Viola, Giusi Stasi, Maria Pia Mandia, Teresa Bua, Gianfranco De Luca, Margherita Federico e Tatiana Novello. Ciascuno ha fatto vibrare sulla propria pelle una parte della ferita palestinese, pronunciando parole che non appartengono a noi, ma che dopo averle ascoltate non possiamo più ignorare.

E quando il dolore sembrava quasi troppo grande per una sala, è intervenuto il mandolino delicato di Pino Salerno, colmando gli interstizi del silenzio, accompagnato da qualche canto spontaneo. Perché quello che le donne non dicono, certe volte lo cantano: un respiro che resiste, nonostante tutto.

Ci sono serate che parlano di violenza, di diritti negati ogni giorno, di donne e bambine palestinesi che crescono in una terra dove la protezione è un lusso e l’infanzia un privilegio che pochi possono permettersi. Ci sono serate che tengono viva l’attenzione su Gaza e sull’orrore che Israele continua a infliggere, con la complicità silenziosa di un mondo colpevolmente inerte.

Perché non c’è resistenza senza memoria, non c’è giustizia senza solidarietà, non c’è pace senza il coraggio di guardare ciò che ci spaventa di più. L’indifferenza è diventata corazza, la pietà sembra dissolta. Eppure, ci sono serate in cui uno spiraglio si apre: la parola condivisa, la cultura, l’ascolto possono ancora salvarci dalla nostra stessa disumanizzazione.

“E le tue mura non ti proteggeranno dalla tua storia.” Franco Ciró ha declamato questi versi di un anonimo palestinese, frammento di umanità sopravvissuta all’indicibile. Ricordo che troppo spesso chi viene privato della vita perde anche il diritto all’identità. Ma nessuna barriera potrà cancellare la verità di ciò che accade: la storia, prima o poi, chiederà conto a ciascuno di noi di ciò che abbiamo scelto di vedere.

Leggi Ancora
Interviste

La Home Gallery che parla al futuro del collezionismo: intervista all’Art Advisor Alessio Musella

L’arte trova il suo senso non quando la si osserva, ma quando la si vive

 

È una verità semplice, quasi disarmante, che sembra emergere ogni volta che un’opera riesce a creare un varco tra le persone, a farle sostare, parlare, interrogarsi. Ed è proprio da questa idea, che l’arte sia un luogo prima ancora che un oggetto, che  prende forma il modello immaginato da Alessio Musella, uno spazio dove la visione curatoriale si intreccia con la quotidianità, e dove l’incontro diventa parte integrante dell’esperienza estetica.

In questa intervista inedita Alessio Musella ci invita a esplorare la sua nuova iniziativa, Star Gallery, un progetto che ripensa il ruolo dello spazio espositivo nell’epoca della mobilità culturale e della globalizzazione dell’arte, andando oltre i confini della galleria tradizionale.

Tra Italia e Dubai, un curatore dall’approccio innovativo costruisce uno spazio che si presenta insieme come laboratorio, residenza e snodo culturale, dove il collezionismo incontra la sperimentazione e la conoscenza si traduce in un’esperienza autenticamente sensoriale.

Qui l’arte smette di essere un semplice oggetto da acquistare e diventa un’occasione d’incontro, un punto in cui conversazioni e sensibilità lontane trovano spazio per avvicinarsi. Con la home gallery, le residenze d’artista e un ruolo da advisor sempre discreto, Alessio Musella reinventa l’idea stessa di fruizione artistica, proponendo un modo diverso di vivere le opere.

L’intento è di trasformare ogni visita in un momento immersivo e meditato, capace di spostare con naturalezza i confini tra mercato, cultura e ricerca creativa.

Guardando al progetto Star Gallery nella sua visione complessiva, qual è stata la scintilla che ti ha spinto a immaginarlo in questa forma innovativa? La tua precedente esperienza negli Emirati ha influito sulla nascita di questa idea e, se sì, in che modo pensi possa diventare un vantaggio concreto per svilupparla proprio a Dubai?

Allora, il progetto Star Gallery, che è la Home Gallery, nasce proprio da una considerazione. Dopo due anni di direzione della Galleria Oblong a Forte dei Marmi, mi sono reso conto che, per quanto possa essere uno il direttore, rimarrà quasi sempre un commesso di un negozio e sempre in una situazione di attesa, aspettando che le persone entrino. L’arte, invece, va comunque divulgata in maniera differente. Bisogna muoversi, bisogna incontrare persone, bisogna dialogare con culture. E questo, inevitabilmente, non lo puoi fare se sei sempre dietro a una scrivania in galleria, per quanto possa essere grande e bella. Questo non vuol dire che le gallerie non debbano più avere motivo di esistere. Anzi, perché il nuovo espositivo rimane sempre una galleria. Anzi, potrebbe quasi diventare una sorta di museo, in modo tale che le persone che sono all’interno della galleria siano comunque proposte non solo alla vendita, ma anche al dialogo e allo spiegare alle nuove persone che entrano, ai nuovi potenziali clienti, nuovi potenziali collezionisti, o anche alle semplici persone che hanno voglia di imparare qualcosa, appunto devono trovare una persona proposta a raccontare, e non soltanto con un listino in mano.

Detto questo, la Home Gallery permette di invitare le persone, di scegliere chi invitare, di scegliere l’argomento di cui trattare, e di questo mi sono rifatto un pochino a Leo Castelli, che negli anni Cinquanta aprì la sua prima galleria a New York, proprio nel suo appartamento. L’appartamento scelto è un appartamento abbastanza grande, che ha uno spazio di ricezione importante, dove possono essere posizionate sculture e quadri, a seconda delle persone che vengono invitate, e a seconda degli artisti di cui bisogna parlare. Per quanto è sempre in maniera molto blanda, per cui nessuno viene invitato qua perché devi vendere. Qui si parla di arte, si racconta l’arte. Poi tutto può nascere. Però il concetto base è dialogare sull’arte. Con un aperitivo, con un bicchiere in mano, con una cena, diventa tutto molto più gradevole, e la gente non si sente obbligata a dover acquistare, ma viene soltanto per passare una bella serata parlando di arte.

Il mio passato, che non era proprio negli Emirati, anche se poi ho lavorato molto anche negli Emirati, ha influito soprattutto sulla scelta di Dubai, perché Dubai è una croceria all’interno del quale passano tantissime culture e passano tantissime persone, un po’ come Forte dei Malmi durante i tre mesi estivi. Poi qui, dal Medio Oriente, da Dubai sei a un’ora da tutto. Sei a un’ora da Oman, sei a un’ora da Abu Dhabi, sei a un’ora da Doha, sei a un’ora da Jeddah, da Riyadh. Per cui laddove il cliente dovesse chiedere di andare a visitarlo, perché ricordatevi che l’arte si vende o si propone in un ambiente spesso asettico, poi invece no, perché diventa un appartamento comunque accogliente, però poi devi andare a visitare il cliente, devi andare a capire cosa sta meglio a casa sua, devi iniziare ad avere un dialogo con lui. E da qui, parlando del Medio Oriente, si riesce in un’ora di volo ad arrivare ovunque. Per cui questa è stata la scelta che mi ha portato a scegliere Dubai. Scusate il gioco di parole.

In primo piano opera scultorea di Valente Cancogni

Hai ideato un format di galleria completamente nuovo, non più uno spazio tradizionale ma un ambiente “vivibile”, pensato per accogliere visitatori selezionati in modo mirato, a piccoli gruppi o individualmente. Qual è l’intuizione che ti ha portato a questa scelta e che tipo di esperienza desideri far vivere a chi entra nella tua Star Gallery?

La seconda domanda probabilmente ho risposto già con la prima risposta. Comunque la riassumo con un’experience. Un’experience perché? Perché comunque le persone, come ho detto, non devono sentirsi obbligate a comprare. Quando vengono è una scelta loro ed è un invito mio. Per cui è una scelta reciproca ed entrambi abbiamo voglia di dialogare nella stessa direzione, e cioè l’arte.

Durante i primi dieci giorni a Dubai hai osservato il comportamento del pubblico locale verso l’arte. Qual è stata l’intuizione più sorprendente che ti ha fatto ripensare il progetto Star Gallery?

I primi giorni a Dubai sono stati molto importanti, infatti li ho spesi nel incontrare galleristi, visitare gallerie e ovviamente riprendere contatto col territorio. Questo mi ha portato a valutare anche dei cambiamenti in corso d’opera, perché Star Gallery nasceva come un cuscino di appartenenza, una zona di comfort per poi riuscire a, più avanti, aprire una galleria su strada, chiamiamola così. Invece adesso ho deciso, avendo poi dialogato e visto la situazione dell’arte a Dubai, di rimanere una home gallery, anche perché questo mi permette di dialogare con le altre gallerie e di non essere un concorrente. Lavoriamo come advisor, che significa che c’è spazio per tutti. E questo mi sono reso conto che possa essere importante qui a Dubai, perché sembra sciocco, io pensavo fossero molto più aperti, ma anche qui ognuno guarda un pochino sull’orticello e le gallerie che sono aperte, le collaborazioni con altre gallerie non sono tantissime. Per cui magari Star Gallery può essere un trail union per tutto questo.

Alessio Musella con Lorenzo Marini, Scrittore e Artista

In che modo l’identità artistica italiana, con la sua forte tradizione, può dialogare con l’estetica futuristica e cosmopolita degli Emirati senza perdere autenticità?

Quando parliamo di creatività italiana, io non lo avvicinerei, nel senso che ovviamente la linea principale è proporre l’Italia, il Medio Oriente, e non solo. Però ovviamente siamo aperti a dialogare con moltissime altre creatività. Abbiamo artisti che vengono da Costa Rica, dall’India, dagli Emirati stessi, per cui è una multietnicità che vogliamo portare a dialogare. A dialogare con i galleristi, con i collezionisti, e a dialogare tra di loro.

Star Gallery vuole essere un ponte. Ma quale flusso ti aspetti sia più forte: artisti italiani che guardano a Dubai o il pubblico e i collezionisti emiratini che scoprono l’arte italiana?

Allora, per quanto riguarda, come ho detto, questa galleria vuole essere un punto snodo, per cui sia di finestra degli italiani nei confronti degli emirati, ma anche degli artisti degli emirati o comunque del medio oriente, verso l’Italia. Questo è il motivo anche per il quale una home gallery nasce anche quest’estate a Pietrasanta, con le stesse caratteristiche di quella che abbiamo creato e che stiamo creando qua a Dubai.

Pietrasanta rimane il cuore pulsante di una parte artistica dell’Italia. Per cui sarà interessante, anche attraverso eventuali residenze d’artista, dialogare con artisti stranieri che vogliono venire in Italia e capire che cos’è la cultura italiana e capire che cosa vuol dire lavorare in Italia. Pietrasanta permette di spiegare e raccontare la tecnica fondamentale che ci ha portato ad essere famosi nel mondo, cioè la lavorazione del bronzo e la lavorazione del marmo. Per cui questo è anche un obiettivo di interscambio e la stessa cosa potrebbe essere fatta con degli artisti italiani, invitandoli qui con una residenza d’artista.

Magazine ContempoArte edito da L'ArteCheMiPiace

Considerando che sia il mio blog L’ArteCheMiPiace sia ContempoArte Magazine sono partner ufficiali del progetto Star Gallery, che ruolo pensi possano avere nel catalizzare il dialogo tra due mondi artistici così diversi e, allo stesso tempo, così complementari come quello italiano e quello degli Emirati?

Il dialogo che abbiamo e la collaborazione con L’ArteCheMiPiace, ContempoArte e anche Art&Investments,  cugini che si stringono la mano e che vanno avanti in maniera parallela, è molto importante perché comunque anche la crescita sequenziale che sta avendo il Magazine ContempoArte, sia di grafica che di contenuti, la rende molto appetibile anche nel mondo estero. Per cui la carta, perché ricordiamoci che può essere stampato ContempoArte e lo distribuiremo anche qui in alcuni luoghi, è importante perché è inutile pensare che il web possa risolvere tutto il discorso legato alla comunicazione. La carta funziona ancora, soprattutto se è patinata, se è ben impostata, se la grafica è buona. Perché un buon libro, un buon catalogo, una buona rivista, il luogo per posizionare questo genere di prodotto sono le case e sono anche gli alberghi o sono gli studi, perché le persone quando sono rilassate, ancora oggi, per  fortuna, non sono sempre davanti al computer o al telefono, ma se vogliono prendere in mano un pezzo di carta, chiamiamolo pezzo di carta anche se sembra volgare, ma il loro umore, il profumo della carta e poi poter vedere, immaginare sfogliando un libro, un catalogo, una rivista, è ancora una cosa che rilassa tantissimo e qui sicuramente il riuscire a portare ContempoArte e per cui tutti gli artisti che saranno all’interno dei vari numeri, anche qui a Dubai e con quelli degli emirati a 360 gradi è un plus, non indifferente.

Qual è la strategia più delicata da gestire quando si costruisce un progetto artistico in un Paese in rapida espansione culturale come gli Emirati, dove tutto si evolve velocemente e su larga scala?

Un progetto nasce non per rimanere come è, deve essere in continua evoluzione. Per cui Dubai, che è in continuo crescita, non bisogna anche qua stare fermi, perché cambia di settimana in settimana. Per cui il progetto deve essere mobile, deve essere plasmabile, deve essere modificabile a seconda di tutto quello che succede intorno. E questo è possibile farlo con una home gallery, perché nella home gallery devi cambiare la rotta, devi cambiare eventualmente il pensiero, devi sostituire gli artisti, devi dialogare con un pubblico che sei tu a scegliere. Per cui devi essere estremamente attento a tutto quello che succede intorno e non essere attendista, sperando che qualcosa accada. Ma sei tu che devi farla accadere.

Nel tuo lavoro di analisi del contesto, cosa hai capito dell’“ecosistema dell’arte” di Dubai che in Italia di solito si sottovaluta o si interpreta in modo superficiale?

Sono rimasto sorpreso, da una parte piacevolmente, dall’altra un po’ meno. Nel senso che le problematiche che vediamo in Italia, del piccolo orticello, in alcuni casi li troviamo anche qua. Come ho detto precedentemente, non vedo una grande collaborazione tra gallerie, che secondo me è il futuro, anche perché agendo io da advisor, e per cui prendendo in gestione gallerie o richieste di persone per creare nuove collezioni, inevitabilmente il dialogo tra le gallerie è fondamentale, perché una galleria non potrà mai offrire tutto a un richiedente, nel momento in cui offre soltanto il portafoglio che ha. Ma deve essere pronta ad aprirsi al dialogo, magari per guadagnare un po’ di meno, ma per accontentare la richiesta del cliente. E come advisor questo lo puoi fare. Per cui Star Gallery si chiama Star Gallery, ma in definitiva è advisor, che significa che può guadagnare di meno, ma può dialogare con le altre gallerie, in modo tale da soddisfare le richieste del cliente. Questo è l’obiettivo di Star Gallery e del mio socio Tanveer Khan. Indiano, imprenditore legato da anni al mondo della moda, ha lavorato e lavora con i più grossi brand, che preso per mano è entrato nel mondo dell’arte e ne è rimasto affascinato.

Se dovessi definire l’obiettivo più ambizioso del progetto per il 2026, quale sarebbe: creare nuove opportunità, cambiare il modo in cui si percepisce l’arte italiana all’estero, o costruire un modello replicabile anche in altri Paesi?

Obiettivo 2026 sicuramente è creare un’opportunità come mi hai chiesto e poi volevo specificare una cosa. Riportare artisti italiani a Dubai e in Medio Oriente, non significa legarli o chiuderli in gabbia, significa dare un’opportunità di essere visti, di poter essere portati in giro e, cosa fondamentale, nel momento in cui si trova una galleria che ha una linea editoriale che possa andare bene e che sia d’accordo nell’accogliere nelle sue fila gli artisti che noi proponiamo, noi facciamo un passo indietro. Rimaniamo sempre legati all’artista in modo tale da poterlo gestire o per tale dargli una mano nella gestione qua, perché comunque essere in loco è fondamentale, però diamo il massimo del guadagno alla galleria in modo tale che possa tranquillamente gestirlo e proporlo senza avere remore, perché comunque, ripeto, lasciamo il massimo della marginalità della vendita alla galleria e questo fa sì che noi possiamo continuare a dialogare con l’artista ma abbiamo trovato la giusta collocazione in una galleria. E questo non è un controsenso rispetto a quello che vi ho detto prima, perché la vetrina nella galleria è sempre e sarà sempre importante, ma il dialogare in maniera aperta in modo tale che, come ho detto prima, le richieste dei clienti possano essere soddisfatte, questo permette o permette, questo prevede il fatto che ci possa essere una persona, un advisor che possa bussare alle porte delle gallerie e insieme scegliere la soluzione migliore per i clienti, che in questo caso è il collezionista o ancora meglio il nuovo collezionista che va preso per mano e soprattutto va guidato in questo splendido universo. Ultima cosa, in Star Gallery ci sono affordable, cioè ci sono opere che partono sotto i 1000 euro e poi arrivano oltre i 500 mila e più, perché noi comunque di fronte a qualsiasi richiesta siamo in grado di andare a cercare e a trovare Andy Warhol, un Picasso, per cui quando si parla di arte è inutile dire che il collezionista può iniziare anche con 300 euro se poi tu non hai i 300 euro da offrire. Un motivo per il quale il range di riferimento per noi parte da zero all’infinito.

Alla parete della Home Gallery, opere di Mariella Rinaldi
Leggi Ancora
Arte

Honfleur contemporanea, itinerario tra gallerie, atelier e creatività normanna

Honfleur, deliziosa cittadina portuale in Normandia, è oggi uno dei centri più vivaci per l’arte contemporanea in Francia. Nonostante le sue dimensioni contenute, vanta un’incredibile concentrazione di gallerie d’arte moderna e contemporanea, che si affiancano al fascino storico dei vicoli e del porto antico.

Honfleur è legata profondamente alla storia dell’arte: qui nacque Eugène Boudin, maestro della luce e precursore dell’Impressionismo. Questa tradizione pittorica ha creato un terreno fertile per le generazioni successive di artisti, e oggi la città è un punto d’incontro tra arte classica, moderna e contemporanea.


Già dagli anni ’50 e ’60, Honfleur è diventata una meta di villeggiatura culturale per parigini, collezionisti e amanti dell’arte.
L’apertura di piccole gallerie indipendenti ha risposto a una domanda crescente: il turista che passeggia lungo il Vieux Bassin non cerca solo paesaggi, ma anche opere da portare con sé.
Oggi, questa tradizione si è consolidata in una rete viva e competitiva di gallerie contemporanee, ognuna con una propria identità.

Le principali gallerie d’arte contemporanea

Nel centro storico, soprattutto attorno al Vieux Bassin (il vecchio porto), si trovano numerose gallerie. Tra le più note:

  • Galerie Saint-Léonard – specializzata in pittura contemporanea francese ed europea, spesso ospita mostre tematiche su luce e materia.

  • Galerie Eric Lefrancois – presenta sculture e pitture di artisti contemporanei, con particolare attenzione alle tecniche miste.

  • Galerie Bartoux – parte di un gruppo internazionale, espone nomi noti dell’arte moderna e contemporanea (Dali, Picasso, Chagall, ma anche artisti viventi).

  • Galerie Authentique – si distingue per opere astratte e arte concettuale, molto frequentata dai collezionisti.

  • Galerie Sainte-Catherine – ospita artisti locali e internazionali, con una selezione che spazia dall’espressionismo all’arte figurativa moderna.

Oltre a queste, vi sono piccole gallerie indipendenti e atelier di artisti sparsi per le vie: molte aprono solo nei fine settimana o durante la bella stagione.

C’è qualcosa di quasi magnetico in Honfleur: una piccola città di mare che, nonostante le sue dimensioni, custodisce un’anima artistica immensa. Passeggiando tra i vicoli acciottolati che circondano il Vieux Bassin, è impossibile non notare la quantità sorprendente di gallerie d’arte contemporanea. Ma perché proprio qui, in questa cittadina normanna, l’arte moderna ha trovato una casa così accogliente?

Tutto comincia con la luce di Honfleur — quella luce mutevole e intensa che ha incantato Eugène Boudin, Monet e gli altri padri dell’Impressionismo. È una luce indelebile, che trasforma il paesaggio in emozione, e che da oltre un secolo continua ad attirare pittori, fotografi e scultori in cerca d’ispirazione. Qui, la tradizione artistica non è un ricordo del passato, ma una presenza attiva che si rinnova ogni giorno.

Leggi Ancora
ContempoArte Magazíne

ContempoArte Magazine Novembre 2025

Modulo di Richiesta

Passo 1 di 3

Copertina Flessibile
Prezzo: 18,00 €

 

Gli artisti presenti all’interno del magazine con contributi rilevanti che desiderano richiedere più copie possono farne richiesta via email all’indirizzo info@lartechemipiace.com, beneficiando di una scontistica esclusiva a loro riservata.

ContempoArte Magazine Nr. 19 – Novembre 2025
ISSN 3103-3628
EAN-13: 9773103362009

Anche in questo nuovo numero sono presenti numerosi artisti emergenti di talento e autori affermati che si raccontano nelle interviste, offrendo uno spazio prezioso di ascolto e condivisione. Tuttavia, questa edizione si distingue per la presenza di ospiti d’eccezione: critici d’arte di fama, direttori di musei, ideatori e organizzatori di eventi culturali, che arricchiscono il dibattito con esperienze e originali prospettive. Non mancano gli approfondimenti a cura dei nostri collaboratori e di artisti di rilievo nazionale e internazionale, che contribuiscono a delineare un panorama ampio e stimolante. A completare il tutto, la letteratura e la poesia fanno da cornice, intrecciandosi armoniosamente con le arti visive e donando all’insieme una dimensione ancora più completa e ispirata.

Il Magazine si identifica come una produzione editoriale che riflette l’evoluzione del panorama dell’arte contemporanea e l’importanza di fornire un’analisi più approfondita e riflessiva delle tendenze artistiche. Dalle pubblicazioni sul Blog alle edizioni cartacee, ContempoArte rafforza il ruolo del formato cartaceo come fonte di approfondimento culturale.

Artisti e Collaboratori presenti in questa Edizione Nr 19 – Novembre 2025:

Roberto Litta, Roberto Mutti, Piero Giannuzzi, Robbie McIntosh, Jaya Suberg, Carlo Alberto Mazza, Giovanna Magri, Luigi Le Piane, Ester Maria Negretti, Leo Castelli, Alessio Musella, Diego Salvador, Mimma Galtieri, Nikolina Grabez, Eugenio Sinatra, Sax Palumbo, Gianpia Affaitati, Emanuel Acciarito, Mimmo Legato, Danilo Calò, Fabrizio Gentilini, Emanuele Attadia, Franco Emilio Carlino, Marinella Scigliano, Liliana Condemi, Mariella Rinaldi, Matteo Groppi, Sandra Sciommarello, Rossella Scaramuzza, Paride Bianco, Giuliana Donzello, Angela Kosta, Dante Maffia, Giuseppina Irene Groccia, Donatella Maino, Willy Indiviglia, Ilaria Pisciottani, Alfonso Caniglia, Giovanni Vano, Mario Perrotta, Stefano Vecchione, Adriana Finazzi, Cristina Crestani.

Leggi Ancora
ArtistiUno Sguardo sull’Opera

“Il silenzio della forma” Nikolina Grabez

Quest’opera dell’artista Nikolina Grabez, si distingue per la sua potente presenza concettuale e la raffinata identità visiva — minimalista e al tempo stesso profondamente evocativa. Trasmette un senso di contenimento e intensità silenziosa che invita lo spettatore a una contemplazione interiore.

La composizione si presenta nitida e calibrata: la simmetria verticale della figura centrale instaura un forte senso di stabilità, mentre il contrasto tra bianco e nero conferisce all’immagine una gravitas quasi iconica.

L’abbigliamento scuro e i guanti bianchi sottolineano il rigore geometrico, mentre l’enorme “testa-fiore” rompe quest’ordine, introducendo una tensione surreale e poetica. Il dialogo tra formalità e astrazione genera un’espressione visiva elegante e al contempo inquietante, segno di una maturità artistica contemporanea.

Il motivo del grande fiore che copre il volto si presta a molteplici interpretazioni: il fiore come maschera nasconde l’individualità, trasformandosi però in una nuova persona, rituale e quasi metafisica; il fiore artificiale, realizzato in carta, rappresenta la tensione tra vita organica e perfezione umana artificiale; il volto nascosto, le mani abbassate e la postura composta evocano introspezione, silenzio e forza controllata. Questo linguaggio visivo di occultamento e rivelazione invita lo spettatore a riflettere su cosa significhi essere visti e su ciò che rimane nascosto.

La tavolozza limitata a nero, bianco e grigi delicati costruisce una forte presenza grafica, quasi come un collage in movimento. Il contrasto tattile tra tessuto e carta accentua la tensione tra morbidezza e rigidità, tra essere e forma, generando un dialogo tra corpo e struttura. L’opera potrebbe inserirsi in una serie concettuale più ampia, esplorando la disumanizzazione, l’introspezione e la trasformazione dell’identità nel mondo contemporaneo. Risuona con il surrealismo poetico di fotografi di moda come Tim Walker o Sarah Moon, pur mantenendo una firma distintamente personale, caratterizzata da silenzio disciplinato, immobilità e minimalismo visivo.

L’opera è intensa, contemplativa ed enigmatica. La sua forza risiede nel sottile intreccio tra moda, performance e metafora, tra umano e astratto, e coglie lo spettatore non con il rumore, ma con il silenzio trasformato in forma.

Nikolina Grabez
Leggi Ancora
Letteratura

La forza della parola e del sentimento… Marinella Scigliano

Marinella Scigliano, nata a Rossano il 3 marzo 1965, porta nel cuore la passione per la poesia, nata da un’esperienza dolorosa che ha saputo trasformare in luce e parola. Legatissima alla sua città, ricca di storia artistica e culturale, Marinella ha trovato nella scrittura un modo per dare voce alle emozioni più profonde.

Alla domanda “cos’è la poesia per me?”, ama rispondere: “In passato avrei detto che è il più bel viaggio introspettivo per guarire l’anima. Oggi rappresenta quel che sono… il divenire.”
Un pensiero che racchiude perfettamente la sua evoluzione interiore e artistica, segnata da una sensibilità autentica e da un profondo amore per la parola.

Seguo Marinella da molto tempo, ed è una presenza sempre vicina alle attività del mio blog. Ha partecipato, tempo fa, a una mia precedente pubblicazione che univa arte visiva e poesia, un momento che lei stessa ama ricordare come la sua prima occasione di condivisione pubblica. È quindi per me una grande gioia ritrovarla oggi, con la sua voce intensa e luminosa, nelle pagine del blog e nel prossimo numero del magazine *ContempoArte* in uscita a breve.

Sono inoltre felice di presentare in questo articolo una selezione di due sue bellissime poesie, che testimoniano ancora una volta la profondità e la grazia della sua ispirazione.

TEMPESTA

Mi abituerò

a calpestare germogli ed

il mare morire all’orizzonte

di una terra non più mia

nel muro a secco di un

abbraccio

al confine di un deserto

dove il vento non si posa…

a placare la solennità del

tempo il mio sguardo

in un batter di ciglia.

LETTERA AD UNA MADRE

Si piega sotto il peso

della neve il silenzio

dell’inverno.

La luce delle stelle morte

trasmigra da cielo a terra.

Non è più tempo che

la mia guancia scivoli sulla

tua per cercarti tra parole

perdute e se è pur facile

dimenticare tra un ululato e

il vento

non piango…

mi è dolce perdermi

quando a gran voce mi

chiami…

Leggi Ancora
Letteratura

Fondali di Corallo… Rossella Scaramuzza

Con Fondali di corallo (Bertoni Editore, aprile 2025), Rossella Scaramuzza consegna al lettore una raccolta poetica che si presenta come un approdo maturo e consapevole all’interno del panorama lirico contemporaneo. La sua voce, al tempo stesso limpida e vertiginosa, si muove tra le pieghe dell’anima con l’eleganza di chi sa che la poesia può rivelare e non solo descrivere. Nei suoi versi, il mare, da scenario simbolico, diventa materia viva, cangiante, che accoglie e restituisce l’essenza stessa dell’esistenza.

Il corallo, emblema di una bellezza che nasce dalla profondità e dal tempo, diviene metafora di una ricerca interiore costante: un tornare a sé dopo l’urto delle maree, un rinnovarsi attraverso la fragilità. Scaramuzza scava con mano sapiente nelle zone d’ombra dell’essere, traducendo il dolore in parola, la memoria in luce. La sua scrittura, densa e musicale, ricorda quella di certe poetiche novecentesche in cui la parola riusciva a farsi corpo, respiro, eco di una verità universale.

Definire Fondali di corallo una semplice silloge sarebbe riduttivo. L’opera si configura come un viaggio sensoriale e spirituale, una discesa nel cuore del lettore, dove ogni verso si trasforma in frammento di mare, in corallo che risplende nell’intimità di chi legge. Rossella Scaramuzza si afferma così come una voce autentica, capace di trasformare la vulnerabilità in arte e di restituire alla poesia la sua originaria funzione: quella di illuminare, con grazia e ardore, gli abissi del vivere.

COME LE SERE D’ESTATE

Me lo strapperei, sì,

uno strappo recisivo.

Poi lo sbatterei, come si fa con il polpo

le sere d’estate, quando

-bagnati di sale-

si lancia il proprio trofeo sulle pietre per stordirlo ed esibirlo

e insieme alla vittoria se ne assapora già il gusto. 

E farei così con il mio cuore:

me lo strapperei dal petto

e proverei a stordirlo sui sassi,   

sulla battigia di pietre

e sugli scogli appuntiti,   

fino a quando,

-bagnata di lacrime e sale-

completamente stordito

e rimesso al suo posto, 

potrei convincermi di non sentire più il suo dolore

e se si addormenta,

-finalmente liberata-

potrei abbandonarmi al mare

UNA VITA CON NESSUNO

Come me,
è Donna Polifemo!
La Fiducia è donna,
come lo Strazio di Polifemo
per aver abbassato i suoi scudi
ed averli consegnati all’affabulatore.
Una vita con Nessuno.
Oltre ogni orizzonte e confine,
oltre ogni mare e terra
vado gridando il mio dolore,
ferita e accecata da un profondo squarcio.

SPIAGGIATA

E te ne vai in giro,
con il mio scalpo tra le mani.
Mi hai spiaggiata…
Anche al dolore ci si arrocca, ci si abitua talmente!
Ma forse, non sai,
Vita
Che ti vivo così: fronte mare!
L’Orizzonte negli occhi
L’Infinito nello sguardo
Le Profondità nel cuore
Le Onde nei pensieri
E il Vento, il Vento che mi leviga,
mi scava, mi ammorbidisce ed è scudo,
maestro e m’invita a prendere il largo.
A volte spiaggiata, a volte arroccata,
a volte infranta,
a volte onda altissima
che si confonde al cielo.

IL LANCIO

Mi hai voluta
mi hai stretta al tuo petto
e poi, d’improvviso, non c’era più il riparo,
come se mi avessi presa dai capelli ed estirpata,
estratta, di colpo, di netto,
così, a crudo e incurante del lancio,
di dove potessi finire,
se sbattuta su una roccia,
o se ammarata negli abissi.
Incurante, così, d’improvviso,
mi hai sradicata con forza, ma incurante del lancio,
di dove potessi finire:
infranta in terra,
o tra le fiamme,
o affogata nel mio stesso sangue!
Non avevi più voglia: tutto qui!
Ma sotto le tue unghie c’è ancora un po’ di pelle,
ancora un po’ di sangue,
la Mia Pelle, il Mio Sangue…
E nelle tue mani c’è ancora un po’ di Me
e lo so, so che te le porti al cuore!

Clicca sulla copertina per richiedere il libro

Leggi Ancora
ArtistiUno Sguardo sull’Opera

Presenza e dissoluzione… l’alchimia del mordançage nell’opera di Eugenio Sinatra

Eugenio Sinatra, fotografo e sperimentatore, è un autore che da sempre indaga i confini più sensibili e poetici della fotografia analogica. La sua ricerca si muove tra tecnica e intuizione, tra rigore di laboratorio e abbandono emotivo, facendo della materia stessa dell’immagine – l’emulsione, la luce, il tempo di sviluppo – un linguaggio espressivo. In ognuno dei suoi lavori emerge chiaramente la sua passione per i processi artigianali e la propensione verso una fotografia che sia gesto creativo e trasformazione.

In questo lavoro, un nudo femminile di intensa eleganza, Eugenio Sinatra adotta la tecnica del mordançage, processo di camera oscura inventato da Jean-Pierre Sudre e reso celebre in epoca contemporanea da Elisabeth Opalenik, considerata la “regina” di questa pratica. Proprio la Opalenik, che ha guidato e ispirato Sinatra con preziosi consigli, descrive il mordançage come “a darkroom process where the silver emulsion is lifted from the photographic paper in the shadow areas, then removed or rearranged. The floating veils of silver emulsion are my contribution to this process. Each image is unique.”

Un procedimento in cui l’emulsione d’argento, sollevata e quasi “strappata” dalla carta fotografica, viene poi ricomposta, lasciando sospesi veli e lacerti di materia che trasformano l’immagine in un corpo vivo, vulnerabile e irripetibile.

In questo lavoro, il nudo si libera da ogni tentazione descrittiva per assumere una forma di presenza rarefatta. La pelle, da semplice superficie, diventa un vero e proprio campo di trasformazione: un luogo dove la materia fotografica si solleva, lasciando affiorare frammenti, incisioni e lembi di luce. È come se l’emulsione, sottoposta alla forza del mordançage, restituisse visivamente la memoria di un contatto, la vibrazione di un passaggio tra presenza e dissoluzione. La figura femminile si manifesta come impronta, come residuo di un’apparizione che non si concede del tutto, sospesa in una dimensione di fragile eternità.

Il risultato è un’immagine sospesa tra fotografia e scultura, tra gesto alchemico e rivelazione poetica — un’opera in cui la materia fotografica si fa pelle, e la pelle diventa linguaggio.

 

A testimonianza della sua rilevanza artistica, questo lavoro è stato scelto per la pubblicazione nel prossimo numero di ContempoArte Magazine, in uscita a novembre 2025.

Leggi Ancora
Segnalazione Eventi

A LECCO, L’ARTISTA E ARCHITETTO EMANUEL ACCIARITO SVELA “IL SEGRETO DI GERTRUDE” ALL’ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE DI ARTE CONTEMPORANEA “I PROMESSI SPOSI”.

 

A LECCO, L’ARTISTA E ARCHITETTO 

EMANUEL ACCIARITO 

SVELA “IL SEGRETO DI GERTRUDE” ALL’ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE DI ARTE CONTEMPORANEA 

“I PROMESSI SPOSI”.

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |10|Ottobre|2025|

 

 

Nel suggestivo Monastero del Lavello di Calolziocorte a Lecco, il veliterno architetto-artista Emanuel Acciarito espone insieme a tanti altri artisti talentuosi alla Esposizione Internazionale di arte contemporanea “I Promessi Sposi” che è stata ideata e

allestita dal professore, storico e critico d’arte Giorgio Gregorio Grasso.

 

L’esposizione inaugurata il 04 ottobre 2025, resterà aperta al pubblico tutti i giorni fino al 16 ottobre.

 

 

 

L’opera “Il Segreto di Gertrude” di Emanuel Acciarito di dimensioni 60 x 120 cm è realizzata con tecnica mista su tavola, e raffigura Gertrude, l’iconica figura femminile del celebre romanzo “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, da un’angolazione creativa per niente scontata.

 



 

La Monaca di Monza è stata interpretata dall’artista nella sua intimità, assieme al suo segreto velato nel romanzo, della vera o presunta maternità.

L’opera di Acciarito aleggia tra le stanze del Monastero dei Padri Serviti, in tutta la sua nudità, con coperto solamente il capo e le spalle dal velo dell’ordine ecclesiastico dal quale si era opposta fino alla fine, ma poi ceduto per indossarlo a vita. Il velo che sa di imposizione, prigione e peso, per l’artista non privano Gertrude di poter esprimere nella sua quotidianità, la libertà di amare un uomo e in segreto, nuda dinanzi al solo Dio, custodirne senza nessuna veste di monaca, l’attesa di un figlio.

Quest’ultima opera dell’artista fa parte di un nuovissimo ciclo creativo realizzato a Vigevano tra il 2023 e il 2025, ma maturato nel tempo, attraverso un rigoroso ragionamento tecnico e creativo che ha potuto sperimentare nel 2014 con altrettanti lavori materici realizzati con la carta pesta, nel suo territorio natale e nei paesi limitrofi di Giulianello e Artena, Cori e Latina.

 



 

La scelta del colore bianco è una scelta vincolante a tutto questo percorso che pone dei paletti voluti dall’artista alla sua realizzazione, per permettere all’autore Emanuel Acciarito, di indagare fino in fondo tutte le sue simbologie che l’artista va

ricercando nella sua introspezione quotidiana.

La ricerca del bianco lo ha portato ad analizzare questa scelta in tutte le culture. E nella ricerca delle diverse culture si è ritrovato ad accettare il simbolo del bianco nell’associazione della purezza, dell’innocenza e della spiritualità, che in questo caso è enunciato dalla bellezza del corpo della donna con la sola eccezione del colore nero del velo del copri capo e quello del copri spalle, che in questo caso l’artista ha voluto rimarcare per enfatizzarne maggiormente il forte significato di appartenenza religiosa.

 



 

Al bianco nelle diverse culture analizzate si attribuisce l’alto valore del sacro e ad esso si associano tanti significati simbolici, e ad essi Emanuel Acciarito cerca ogni volta di attingere nel suo percorso creativo.

Nella cultura occidentale il bianco viene associato alla purezza e all’innocenza, tanto è che viene utilizzato per rappresentare matrimoni e battesimi, poiché simboleggia l’inizio della nuova vita. Nella cultura orientale il bianco viene associato alla spiritualità e alla pace interiore. I monaci buddisti indossano abiti bianchi per rappresentare la loro rinuncia al mondo materiale offrendo la loro dedizione alla sola ricerca spirituale. Nella cultura africana il colore bianco viene associato alla purezza divina e alla spiritualità. Il bianco viene quindi considerato un colore sacro perché simboleggia la connessione con gli spiriti e il divino.

Nella cultura indiana il bianco viene associato alla purezza e alla morte. “Emanuel Acciarito – ha scritto il curatore della mostra de “I Promessi Sposi” – porta in scena una Gertrude intima, materna e libera di amare. E lo fa con la sua tecnica

e il suo stile riconoscibile”.

 

Nel 2023 ha esposto i lavori di questo nuovo ciclo nella galleria di Milano Arcadia Art Gallery, nel 2024 ha partecipato alla prima edizione della “Biennale d’arte di Vigevano” allestita nelle stanze del Castello Sforzesco di Vigevano e alla rassegna d’arte “Donne in Trasformazione” che si è tenuta nell’antico palazzo “Malvinni Malvezzi” a Matera, dove ha ricevuto assieme ad altri artisti presenti, anche il Premio Modart Exhibition.

A gennaio di questo anno ha esposto alla esposizione d’arte “Lo stato dell’arte ai tempi della 60° Biennale di Venezia” che è stata allestita presso il Palazzo Pisani – Revedin a Venezia.

“L’esposizione di un mio lavoro – ha dichiarato Emanuel Acciarito – è sempre una importante prova per me, perché mi permette da un lato di guardare il processo creativo maturato durante la sua realizzazione da spettatore, e dall’altro, di continuare a farlo da artista tra la gente, mentre penso al mio prossimo lavoro”

 

 

 

 

 

 

 

Emanuel Acciarito

Atelier Creativo Acciarito

Studio di architettura

Emanuelacciarito@gmail.com

www.acciarito.com

 

 

 

 

 

 

 

 

Emanuel Acciarito, architetto e artista originario di Velletri, si è laureato in Architettura presso l’Università di Roma “La Sapienza”. La sua attività creativa si esprime attraverso diverse forme d’arte, dalla pittura alla scultura materica, accomunate da una profonda ricerca simbolica e spirituale.

Nel suo percorso artistico, Acciarito esplora temi universali come la libertà, la purezza e l’introspezione, con una particolare attenzione al valore del bianco, colore che per lui rappresenta la soglia tra il visibile e l’invisibile, la materia e lo spirito.

Negli ultimi anni ha presentato le sue opere in importanti rassegne nazionali e internazionali, tra cui Arcadia Art Gallery di Milano (2023), la Biennale d’Arte di Vigevano (2024) al Castello Sforzesco e la mostra “Donne in Trasformazione”a Matera, dove ha ricevuto il Premio Modart Exhibition. Nel 2025 ha partecipato all’esposizione “Lo stato dell’arte ai tempi della 60ª Biennale di Venezia” presso Palazzo Pisani-Revedin.

Alla Esposizione Internazionale di Arte Contemporanea “I Promessi Sposi” di Lecco, Acciarito presenta Il segreto di Gertrude, un’opera intensa che indaga la dimensione intima e spirituale della Monaca di Monza.

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

 

 

 

La nostra sezione Segnalazione Eventi propone notizie e aggiornamenti su mostre, iniziative culturali, appuntamenti artistici e progetti creativi.
Siamo lieti di valutare segnalazioni da parte di enti, artisti, curatori e operatori del settore.
È possibile inviare comunicati stampa o proposte all’indirizzo: gigroart23@gmail.com.
Tutti i contenuti vengono selezionati a discrezione della redazione, in base alla coerenza con la linea editoriale del blog.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se l’articolo ti è piaciuto, ti invitiamo ad interagire attraverso la sezione commenti di seguito al post, arricchendo così il blog con le tue impressioni. 

E se trovi interessanti gli argomenti trattati nel Blog allora iscriviti alla newsletter e seguici anche sui canali social di L’ArteCheMiPiace.

In questo modo sarai aggiornato su tutte le novità in uscita.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

        

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato periodicamente, ma senza una cadenza predefinita. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001 stante  la carenza del carattere QUALIFICANTE della periodicità. [TAR Lazio,sent n° 9841/2017] 
L’autrice declina ogni responsabilità per quanto pubblicato dai lettori nei commenti ad ogni post che saranno cancellati se ritenuti offensivi o lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di terzi, di genere spam, razzisti o che contengano dati personali non conformi al rispetto delle norme sulla Privacy.

I testi critici scritti dall’autrice e inseriti nel blog non possono essere utilizzati o riprodotti online o altrove senza una richiesta e un consenso preventivo. La riproduzione di articoli e materiale presente nel blog dovrà essere sempre accompagnata dalla menzione dell’autore e della fonte di provenienza.

 

Alcuni testi o immagini inseriti in questo blog potrebbero essere tratti da fonti online e quindi considerati di dominio pubblico: qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate segnalarlo via email per la rimozione immediata. 

 

L’autrice del blog declina ogni responsabilità per i siti collegati tramite link, considerando che il loro contenuto potrebbe subire variazioni nel tempo.

 

Leggi Ancora
1 2 3 10
Page 1 of 10