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Affetti in saldo. Il Festival delle Lett(erat)ure 2.0 si conclude con una riflessione sui legami e sulle fragilità del nostro tempo

Il Festival delle Lett(erat)ure 2.0 giunge alla sua tappa conclusiva con la presentazione di Affetti in saldo, volume a cura del Prof. Giovanbattista Trebisacce, pubblicato da Jonia Editrice nel 2026.

Anche quest’anno L’ArteCheMiPiace accompagna il Festival in qualità di media partner, rinnovando una collaborazione nata con la prima edizione e condividendo un progetto culturale che, nel corso delle sue tappe, ha saputo intrecciare letteratura, pensiero, territorio e partecipazione. 

Un percorso che si conclude con un volume dedicato a una delle questioni più profonde del nostro presente: la trasformazione dei legami affettivi e il modo in cui le nuove generazioni vivono le relazioni nell’epoca della connessione permanente.

L’appuntamento è fissato per sabato 29 agosto alle ore 21.00, presso il Kursaal Mini Golf sul Lungomare Centofontane di Mirto Crosia (CS), e rappresenta l’ultimo incontro di un percorso culturale che ha portato libri, autori, studiosi e temi di attualità al centro del dialogo con il territorio.

La serata sarà introdotta e moderata dal Prof. Pier Paolo Cetera, dell’Associazione Culturale Soci@l Mirto Crosia, organizzatrice del Festival, e vedrà la partecipazione di un articolato tavolo di interventi composto dal Prof. Giovanbattista Trebisacce, docente di Pedagogia Generale e Sociale presso l’Unical, dalla Dott.ssa Serena Spezzano, dalla Dott.ssa Miriam Aurora Cetera e dalla Dott.ssa Erica Spadafora.

Seguiranno i contributi di approfondimento dello scrittore Prof. Gerardo Aiello e della DS Rachele Anna Donnici, dell’Istituto Comprensivo “E. L. Cornaro Piscopia” di Crosia.

La serata sarà aperta dai saluti istituzionali di Maria Teresa Aiello, Sindaco di Mirto Crosia.

Un libro per interrogare il nostro tempo

Curato da Giovanbattista Trebisacce, con introduzione di Lucio Presta, Affetti in saldo nasce da un percorso didattico e laboratoriale sviluppato nell’ambito dei corsi di Pedagogia sociale dell’Unical e raccoglie le riflessioni e le scritture di un gruppo di giovani studentesse.

Il volume si concentra sulla crisi dei legami affettivi nella contemporaneità, interrogando il modo in cui le nuove generazioni vivono amore, relazione, solitudine e bisogno di riconoscimento nell’epoca della connessione permanente e dei social media.

Non si tratta soltanto di raccontare una fragilità, ma di comprenderne le ragioni e le trasformazioni. Il libro mette così in relazione pedagogia e narrazione, esperienza personale e riflessione critica, ponendo al centro una domanda essenziale: cosa accade ai nostri legami quando anche gli affetti sembrano assumere la logica della precarietà e del consumo?

La peculiarità del progetto risiede inoltre nel suo valore formativo: la scrittura diventa esperienza condivisa, occasione di confronto e strumento per trasformare la frammentazione in pensiero, continuità e consapevolezza.

Una conclusione nel segno del dialogo

Con Affetti in saldo, il Festival delle Lett(erat)ure 2.0 conclude il proprio percorso affidando alla riflessione sui legami umani un tema profondamente contemporaneo, capace di coinvolgere pedagogia, educazione, letteratura e realtà sociale.

Dopo aver attraversato la storia, il territorio, la memoria e la cultura, il Festival rivolge così lo sguardo alla dimensione più intima, quella dei rapporti con l’altro e della necessità di comprendere come cambiano i modi di stare insieme.

L’incontro si svolge con il patrocinio del Comune di Mirto Crosia e con la media partnership di L’ArteCheMiPiace.

 

Sabato 29 agosto 2026 – ore 21.00

Kursaal Mini Golf – Lungomare Centofontane, Mirto Crosia (CS)

Presentazione del volume Affetti in saldo

Jonio Editrice, 2026

 

La cittadinanza è invitata a partecipare.

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Letteratura

La poesia del pensiero. Parole e riflessioni di Jesús Rafael Marcano Guzmán

Nel contributo che Jesús Rafael Marcano Guzmán affida a queste pagine, la parola assume una funzione particolare. Non serve soltanto a raccontare, ma a fermare per un istante ciò che normalmente attraversiamo senza osservare. Nei suoi pensieri la riflessione nasce spesso da un’immagine: un fiore, una stella cadente, la pioggia, la neve, una gabbia, il volo. Elementi semplici che diventano il punto di partenza per interrogare la vita, la libertà, l’amore, l’arte e il modo in cui scegliamo di abitare il mondo.

 

La sua formazione legata alla cultura e alle letterature cinese e giapponese affiora soprattutto nella sensibilità verso il tempo e la transitorietà. C’è la bellezza del fiore che appassisce, quella della sakura destinata a cadere, ma anche la possibilità di rinascere proprio attraverso ciò che sembra segnare una fine. È una visione nella quale la fragilità non coincide con la debolezza e l’effimero può diventare una forma di consapevolezza.

 

Accanto alla dimensione poetica emerge quella filosofica. Marcano Guzmán riflette sulla libertà del pensiero, sui dogmi che costruiamo e che finiscono per diventare le sbarre della nostra stessa coscienza, ma anche sul rapporto tra desiderio, consumo e autentica ricchezza. La sua scrittura cerca così un equilibrio tra contemplazione e interrogazione, tra immagine poetica e pensiero.

 

Forse è proprio questo il tratto più interessante di queste brevi riflessioni: non pretendono necessariamente di offrire risposte, quanto piuttosto di lasciare aperta una possibilità. Quella di fermarsi, riconoscersi in un’immagine, mettere in discussione una certezza o semplicemente guardare con occhi diversi qualcosa che credevamo di conoscere.

 

Proponiamo di seguito una selezione di pensieri e aforismi di Jesús Rafael Marcano Guzmán, frammenti di una ricerca nella quale poesia, filosofia e sensibilità orientale si incontrano per parlare, in fondo, di una cosa molto occidentale e molto universale: l’essere umano.

 

“La vita, nonostante le sue delusioni, rimane bella, proprio come una rosa che, nonostante le sue spine, conserva una meravigliosa bellezza.”

 

“Le stelle cadenti sono l’hanami dell’universo; una meravigliosa scena di pioggia stellare in cui ogni stella caduta è un fiore appassito.”

 

“Io sono il fiore che sboccia quando viene reciso! Sono la pioggia di petali di rose appassite che cade sugli antichi castelli medievali, danzando mentre scende nella fredda brezza autunnale! Io sono il fiore che sboccia!”

 

“Il mio mondo era ormai completamente ricoperto di ghiaccio, ma all’improvviso sei arrivata nella mia vita come il sole all’alba e hai sciolto ogni cosa.”

 

“L’arte è eterna, ma noi artisti siamo effimeri come i fiori di sakura, eppure è l’arte a renderci immortali.”

 

“Il linguaggio della poesia non consiste nel comprendere le parole della canzone, ma nel sentire la musica stessa.”

 

“Sono un turista senza passaporto né visto, che si gode una passeggiata attraverso queste terre di nessuno! Sono la primavera adornata dalle foglie autunnali ormai appassite! Sono la polvere di stelle dell’universo che svanisce!”

 

“Certamente, la strada per raggiungere il vero successo — parafrasando un po’ le parole di Confucio e George Bernard Shaw — consiste nello scegliere un lavoro che ci appassiona, e non dovremo lavorare neppure un giorno della nostra vita; questo significa davvero avere successo: avere una professione che sia in armonia con la nostra più grande passione.”

 

“Solo la libertà di pensiero, al di là di qualsiasi tipo di dogma basato sulla razza, sulla nazionalità, sull’ideologia politica, sulla religione o sullo status sociale, potrà porre definitivamente fine alle guerre nel mondo.”

 

“La nostra coscienza è quell’uccello in gabbia, dove ogni sbarra rappresenta i dogmi acquisiti dall’infanzia fino all’età adulta; e così il risveglio della coscienza significa fuggire dalla gabbia e volare liberamente attraverso i gloriosi cieli della libertà.”

 

“Molte volte, le nostre vere anime gemelle sono i nostri amanti.”

 

“Io sostengo che la vera ricchezza risieda nel vivere con austerità, godendo di ciò che ci rende veramente felici; la povertà, invece, nasce certamente dalla moltiplicazione dei desideri e dal voler soddisfare l’ego di una società consumistica.”

 

“Il mercato ci vende uno standard di bellezza del tutto irrealistico, perché la bellezza autentica è relativa e risiede negli occhi di chi la percepisce.”

 

“La vita consiste nel lasciare belle impronte come eredità di apprendimento e guida, coltivando la speranza in un domani migliore, ma vivendo intensamente il presente.”

Jesús Rafael Marcano Guzmán, conosciuto anche con il nome di Jade Emperor, è nato a Maturín nel 1993. È scrittore, sinologo, haijin, artista dell’origami, mangaka, filosofo spirituale, insegnante e studioso delle lingue e delle estetiche cinese e giapponese. È inoltre traduttore letterario cinese-giapponese, grammatico, relatore internazionale, imprenditore e promotore culturale.

La sua produzione letteraria si sviluppa attraverso una dimensione mistica, filosofica, epico-fantastica e apologetica, con uno stile di matrice giapponese tradizionale ispirato al Wafism e all’estetica Wabi-sabi.

Tra le sue pubblicazioni figurano l’antologia poetica “#Nos une la poesía”, realizzata con 21 autori (Mérida, 2021), e “Hanasaki” (Mérida, 2021), opera recensita dalla poetessa e docente Dulce Burkooitz presso la Royal Poetic-Literary Order Juan Benito in Spagna nel 2021. Il volume è stato successivamente pubblicato in edizione elettronica da Editorial SoyLivre nel 2022 e in una seconda edizione elettronica da Laia Editora, Argentina, nel 2024.

Nel 2022 è presente nell’antologia poetica “Anime allo specchio” (Italia), mentre nel 2023 pubblica haiku sulla rivista spagnola Poemame e prende parte alle antologie poetiche “Palabras para una reina” e “Un poema para Mariangel”. Nello stesso anno pubblica inoltre a Maturín una raccolta di racconti di genere fantastico, saggi, frasi e riflessioni in lingua spagnola.

Nel 2024 i suoi haiku sono pubblicati sulla rivista letteraria “Escritores Rebeldes” e sulla rivista letteraria messicana “Elipsis”. Nello stesso anno partecipa al I Concorso di Haiku dell’Associazione Culturale Aragón-Japan in Spagna, a una selezione di haiku promossa da La Cacharrería Efervescente in Colombia e al I Concorso Internazionale di Haiku Acueducto de Hornos in Spagna, oltre a numerose altre iniziative e partecipazioni, sia in presenza sia online.

È membro del Sistema Nazionale dei Cultori Popolari e membro fondatore del fondo editoriale “#Nos une la poesía”, nato a Mérida nel 2021.

È inoltre fondatore del movimento poetico-filosofico Jaykism (俳句教; 俳句主义, haikukyō; はいくイズム, haikuizumu), presidente e fondatore della International Society of Hispanic American Writers (SIDEH) e ideatore della lingua letteraria artificiale ᚠaïry långuage.

Dal 2024 è editorialista del quotidiano spagnolo “Siglo XXI”, con sede a Valencia.

Nel corso della sua attività ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui il primo premio per la poesia alla I Esposizione Internazionale “Aventuras de Papel”, svoltasi a Mar del Plata nel 2024, e il Premio Internazionale Prof. Ciro Artemio Constantino Álvarez, conferito dalla Royal International Academy of Art and Literature del Messico nel 2024.

Tra le onorificenze ricevute figura inoltre la distinzione “Gran Maestre Litterarum Don Jesús Rafael Marcano Guzmán”.

The Poetry of Thought. Words and Reflections by Jesús Rafael Marcano Guzmán

In the contribution that Jesús Rafael Marcano Guzmán entrusts to these pages, words take on a particular function. They do not merely serve to tell, but to pause, for a moment, what we normally pass through without truly observing. In his thoughts, reflection often begins with an image: a flower, a shooting star, rain, snow, a cage, flight. Simple elements that become a starting point for questioning life, freedom, love, art, and the way we choose to inhabit the world.

His background in Chinese and Japanese culture and literature emerges above all in his sensitivity to time and transience. There is the beauty of the flower that withers, that of the sakura destined to fall, but also the possibility of being reborn precisely through what seems to mark an ending. It is a vision in which fragility does not coincide with weakness, and the ephemeral can become a form of awareness.

Alongside the poetic dimension, a philosophical one also emerges. Marcano Guzmán reflects on freedom of thought, on the dogmas we construct that eventually become the bars of our own consciousness, but also on the relationship between desire, consumption, and authentic wealth. His writing thus seeks a balance between contemplation and questioning, between poetic imagery and thought.

Perhaps this is precisely the most interesting aspect of these brief reflections: they do not necessarily claim to offer answers, but rather to leave a possibility open. The possibility of pausing, recognizing ourselves in an image, questioning a certainty, or simply looking at something we thought we knew through different eyes.

Below, we present a selection of thoughts and aphorisms by Jesús Rafael Marcano Guzmán, fragments of a body of work in which poetry, philosophy, and Eastern sensibility come together to speak, ultimately, of something deeply Western and profoundly universal: the human being.

 
 
 

“Life, despite its disappointments, remains beautiful, just like a rose that, despite its thorns, is still wonderfully beautiful.”

 

“Shooting stars are the universe’s hanami; a beautiful scene of stellar rain where each fallen star is a withered flower.”

 

“I am the flower that blooms when it is cut! I am the rain of petals from withered roses falling upon ancient medieval castles, dancing with the cold autumn breeze as it falls! I am the flower that blooms!”

 

“My world had become entirely covered in ice, but suddenly you arrived in my life like the sun at dawn and melted everything away.”

 

“Art is eternal, but we artists are as ephemeral as sakura flowers, and yet art makes us immortal.”

 

“The language of poetry is not to understand the lyrics of the song but to feel the music itself.”

 

“I am a tourist without a passport or visa, enjoying a stroll through these no-man’s lands! I am spring adorned with already withered autumn leaves! I am the universe’s stardust that fades away!”

 

“Certainly, the path to achieving true success — and paraphrasing the words of Confucius and George Bernard Shaw a bit — is to choose a job you are passionate about, and you will never have to work a single day in your life; that is truly being successful: having a profession that aligns with your greatest passion.”

 

“Only freedom of thought, beyond any type of dogma based on race, nationality, political ideology, religion, or social status, is what will definitively end wars in the world.”

 

“Our conscience is that caged bird, where each bar of the cage represents those dogmas acquired from childhood to adulthood, and thus the awakening of consciousness means escaping the cage and flying freely through the glorious skies of liberty.”

 

“Many times, our true soulmates are our lovers.”

 

“I say that true wealth lies in living with austerity; enjoying what truly makes us happy, and poverty certainly comes from the multiplication of desires and wanting to satisfy the ego of a consumerist society.”

 

“The market sells us a type of purely unrealistic standard of beauty because authentic beauty is relative and lies in the eyes of the one who perceives it.”

 

“Life consists of leaving beautiful footprints as a legacy of learning and guidance, having hopes for a better tomorrow, but living intensely in the present.” 

JESÚS RAFAEL MARCANO GUZMÁN

Jade Emperor

Maturín, Venezuela, 1993

Jesús Rafael Marcano Guzmán (Jade Emperor), Maturín (1993). Literary writer, sinologist, haijin, origami artist, mangaka, sage, spiritual philosopher, teacher of Chinese-Japanese languages and aesthetics, Chinese-Japanese literary translator, grammarian, international speaker, entrepreneur, and cultural promoter.

His writings have a mystical, philosophical, epic-fantastic, and apologetic background, with a traditional Japanese style inspired by Wafism and Wabi-sabi.

PUBLICATIONS

Poetry anthology “#Nos une la poesía”, featuring 21 authors (Mérida, 2021).

“Hanasaki” (Mérida, 2021), reviewed by poet and professor Dulce Burkooitz at the Royal Poetic-Literary Order Juan Benito (Spain, 2021). Electronic edition published by Editorial SoyLivre (2022), followed by a second electronic edition published by Laia Editora (Argentina, 2024).

Poetic anthology “Anime allo specchio” (Italy, 2022).

Haiku published in the Spanish magazine “Poemame” (Spain, 2023).

Poetic anthology “Palabras para una reina” (2023).

Poetic anthology “Un poema para Mariangel” (2023).

Wonderful genre stories, essays, phrases, and reflections in the Spanish language (Maturín, 2023).

Haiku published in the literary magazine “Escritores Rebeldes” (2024).

Haiku published in the literary magazine “Elipsis” (Mexico, 2024).

Participation in the I Haiku Contest organized by the Aragón-Japan Cultural Association (Spain, 2024).

Haiku published by La Cacharrería Efervescente (Colombia, 2024).

Participation in the I International Haiku Contest Acueducto de Hornos (Spain, 2024).

Among many other literary and cultural participations, both in person and online.

ACTIVITIES AND CULTURAL ROLES

Member of the National System of Popular Cultors.

Founding member of the editorial fund “#Nos une la poesía” (Mérida, 2021).

Founder of the poetic-philosophical movement Jaykism (俳句教; 俳句主义, haikukyō; はいくイズム, haikuizumu).

President-founder of the International Society of Hispanic American Writers (SIDEH).

Creator of the artificial literary language ᚠaïry långuage.

Columnist for the Spanish newspaper “Siglo XXI”, based in Valencia, Spain (2024–Present).

DISTINCTIONS AND AWARDS

First Place Poetry Prize at the 1st International Exhibition of “Aventuras de Papel” (Mar del Plata, 2024).

International Award Prof. Ciro Artemio Constantino Alvarez, presented by the Royal International Academy of Art and Literature (Mexico, 2024).

HONORS

Distinction “Gran Maestre Litterarum Don Jesús Rafael Marcano Guzmán”.

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A Mirto Crosia la cultura entra nel centro storico. Arte, storia e territorio protagonisti di due giornate del Festival delle Lett(erat)ure 2.0

La cultura torna a incontrare il territorio nel cuore storico di Crosia, con due giornate di particolare rilievo inserite nel programma della seconda edizione del Festival delle Lett(erat)ure 2.0, rassegna dedicata ai libri, agli autori e al dialogo culturale, ideata e diretta da Pier Paolo Cetera, promossa dall’Associazione Culturale Soci@l, con la media partnership di L’ArteCheMiPiace il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Mirto Crosia.

Il 19 e 20 agosto, il Museo del Pane, ospitato all’interno della seicentesca Residenza Palazzo Madeo, accoglierà una proposta culturale articolata, in cui convergono arte, ricerca storica e conoscenza del territorio, con una mostra d’arte e due importanti convegni di approfondimento storico-culturale e territoriale, affidati alla competenza di autorevoli studiosi, storici, scrittori e protagonisti del mondo accademico.

A fare da cornice alle due giornate sarà una mostra di opere di artisti locali, curata da Giuseppina Irene Groccia, artista e fondatrice di L’ArteCheMiPiace, realtà da anni impegnata nella promozione dell’arte e della cultura contemporanea.

L’esposizione riunirà le opere di Alfonso Caniglia, Chiara Comite, Giuseppina Irene Groccia, Enzo Labonia, Veronica Martino, Ida Proto, Isabella Tucci, Immacolata Tucci, Michele Tucci, Gabriele Tucci, Fabiana Vega e Antonella Vincenzo.

La presenza dell’arte all’interno del Festival non assume un ruolo semplicemente complementare, ma contribuisce a definirne il carattere multidisciplinare. La scelta di coinvolgere volutamente artisti del territorio nasce dalla volontà di creare un dialogo tra la loro espressione creativa e le tematiche dei due convegni, dedicate alla storia, alla memoria e al rapporto tra la Sibartide e il mare.

Pittura, parola, ricerca storica e riflessione sul territorio entrano così in relazione, creando un percorso nel quale differenti forme di espressione e conoscenza possono incontrarsi.

Una scelta che rispecchia anche la vocazione di L’ArteCheMiPiace, da sempre orientata alla promozione degli artisti e alla costruzione di occasioni di dialogo tra l’arte e gli altri ambiti della cultura.

Particolarmente significativa è la scelta di portare queste due tappe del Festival nel centro storico di Crosia, dopo gli appuntamenti che hanno animato il lungomare di Mirto.

Il trasferimento della manifestazione in uno dei luoghi più identitari del territorio non è soltanto una scelta logistica, ma assume un preciso valore culturale. Esso significa riportare l’attenzione sui luoghi della memoria, sulla storia della comunità e sul patrimonio architettonico e culturale locale, trasformandoli in spazi di confronto e partecipazione.

Il Museo del Pane presso il Palazzo Madeo diventa così parte integrante del racconto del Festival, inserendosi in modo particolarmente coerente in una programmazione dedicata alla storia e alla conoscenza del territorio.

È proprio in questo contesto che si collocano i due appuntamenti del 19 e 20 agosto, differenti per tematica ma accomunati dalla volontà di proporre al pubblico occasioni di approfondimento qualificato, attraverso la presenza di relatori di prestigio.

Il monachesimo medievale in Calabria

Il primo appuntamento è fissato per mercoledì 19 agosto alle ore 19.00, con il convegno “Monachesimo medievale in Calabria – Basiliani, Cistercensi e Florensi nei secoli XIII-XV”.

Un incontro dedicato a una pagina fondamentale della storia calabrese, con un approfondimento sulla presenza e sul ruolo degli ordini monastici che hanno contribuito in maniera significativa alla formazione del patrimonio spirituale, culturale e sociale della regione.

A portare il proprio contributo saranno Flaviano Garritano, autore di Abbazia Sambucina, Maurizio Traversari, autore di Abbazia Calybita, e lo scrittore Pierpaolo Cetera.

L’incontro sarà introdotto dai saluti di Don Salvatore Spataro, parroco della Chiesa di San Michele di Crosia, e vedrà come momento conclusivo la Lectio Magistralis di Mons. Luigi Renzo, storico e scrittore, figura di riconosciuta autorevolezza nel panorama culturale calabrese.

La presenza di studiosi e autori impegnati nella ricerca storica rende l’appuntamento un’occasione preziosa per conoscere e rileggere il ruolo che Basiliani, Cistercensi e Florensi ebbero nella storia della Calabria tra XIII e XV secolo.

La Sibartide e il mare, storia e prospettive

Il secondo appuntamento è in programma giovedì 20 agosto alle ore 18.00 con il convegno “La Sibartide e il mare – Storia e prospettive”.

Un tema strettamente legato all’identità del territorio, che affronta il rapporto tra la Sibartide e la sua dimensione marittima con una riflessione che intreccia storia, infrastrutture e prospettive di sviluppo. Nel corso dell’incontro verrà inoltre ricordata la figura del Dott. Mimmo Forciniti, fondatore e primo Presidente della locale delegazione LNI.

A moderare l’incontro sarà il Dott. Pierpaolo Cetera. Il programma prevede la relazione del Dott. Eugenio Madeo, i saluti di Eugenio Fusaro, Presidente della LNI Mirto Crosia, e l’intervento del Prof. Pietro Dalena, storico e docente Unical.

È inoltre previsto, da remoto, il contributo del Prof. Giuseppe Mendicino, tecnico infrastrutture Unical, mentre concluderanno i saluti dell’Amministrazione Comunale.

Un confronto che guarda dunque alla storia, ma senza fermarsi al passato, interrogandosi sul rapporto tra il territorio e il mare e sulle possibilità che questo legame può ancora rappresentare per il futuro della Sibartide.

Le due giornate del Festival delle Lett(erat)ure 2.0 si compongono come un unico percorso nel quale arte, letteratura, ricerca storica e territorio entrano in dialogo, restituendo nuova attenzione a un patrimonio che appartiene alla memoria e all’identità della comunità.

La mostra d’arte e i due convegni non si configurano come momenti separati, ma come parti di una narrazione più ampia, in cui il sapere incontra i luoghi e i luoghi diventano materia di conoscenza. Il centro storico di Crosia assume così un ruolo che va oltre quello di semplice cornice, diventando luogo vivo di memoria, cultura e confronto.

Il Festival rinnova, in questo intreccio di linguaggi e prospettive, il dialogo tra libri, autori, studiosi, artisti e territorio, aprendo uno spazio di riflessione capace di guardare alla storia e, insieme, al futuro.

La cittadinanza è invitata a partecipare.

19 agosto, ore 19.00 – Museo del Pane, Crosia Centro Storico
Monachesimo medievale in Calabria – Basiliani, Cistercensi e Florensi nei secoli XIII-XV

20 agosto, ore 18.00 – Palazzo Madeo / Museo del Pane, Crosia Centro Storico
La Sibartide e il mare – Storia e prospettive

Esposizione d’arte – Mostra di opere di artisti locali
A cura di Giuseppina Irene Groccia – L’ArteCheMiPiace

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Prima tappa del Festival delle Lett(erat)ure a Mirto Crosia. Emozioni e valori con Alessandro Greco e il libro “Oltre i guanti”

Si è svolta, nella serata di ieri, la presentazione del libro autobiografico di Alessandro Greco “Oltre i guanti” già preparatore di portieri e attualmente comandante della stazione dei Carabinieri di Crosia (Cs). Un folto pubblico attento e qualificato ha accolto e partecipato, con grandi emozioni, alla prima tappa del Festival delle Letterature sul lungomare di Mirto.

L’autore Alessandro Greco
L’autore con il sindaco Maria Teresa Aiello

Ha introdotto ai prossimi eventi  l’ideatore della rassegna sui libri e sugli autori Pierpaolo Cetera. Sono intervenuti il sindaco Maria Teresa Aiello e l’assessore allo Sport e Cultura Antonio Graziani, per i saluti e per la consegna di una targa all’autore. I valori condivisi di solidarietà, rispetto degli altri e sacrifici per l’impegno costante per la riuscita dei propri progetti sono stati declinati, attraverso le letture (affidate a Giacomo Lauricella) e le esperienze umane vissute (con l’intervento di Don Claudio Cipolla, della Caritas diocesana) di Alessandro Greco.

Del libro hanno ampiamente discusso l’autore e il giornalista Eugenio Forciniti in un serrato e seguitissimo dialogo sul senso e sull’esperienza sportiva e umana che promana dalla lettura del libro. Gradita la partecipazione del pubblico con interventi di ringraziamento indirizzati all’autore. È stato  infine consegnato in dono il volume fotografico prodotto dall’Associazione social (“Mirto scatti della memoria”).

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Festival delle Lett(erat)ure 2.0

Festival delle Lett(erat)ure 2.0: a Mirto Crosia la seconda edizione della rassegna dedicata ai libri, agli autori e al dialogo culturale

Prenderà il via mercoledì 5 agosto alle ore 21.30, sul lungomare di Mirto Crosia (CS), la seconda edizione del Festival delle Lett(erat)ure 2.0, rassegna dedicata agli autori e ai libri ideata e diretta da Pier Paolo Cetera, promossa dall’Associazione Culturale Soci@l in collaborazione con Maurizio Traversari, Giuseppina Irene Groccia (media partner: L’ArteCheMiPiace e ContempoArte Magazine) e Anila Dahriu, traduttrice internazionale e poetessa.

La manifestazione si svolge con il patrocinio del Comune di Crosia, guidato dal sindaco Maria Teresa Aiello, e dell’Assessorato allo Sport e alla Cultura, retto da Antonio Graziani.

Ad inaugurare il festival sarà Alessandro Greco, autore del volume Oltre i guanti, un’opera che racconta il percorso umano e professionale maturato prima come preparatore dei portieri e successivamente come allenatore nel calcio dilettantistico e nel settore giovanile. Oggi Comandante della Stazione dei Carabinieri di Crosia Mirto, Greco ripercorre un’esperienza che pone al centro valori quali sacrificio, disciplina, impegno e determinazione, offrendo una testimonianza particolarmente significativa per le giovani generazioni.

L’incontro sarà condotto dal giornalista e blogger Eugenio Forciniti, fondatore del blog Il Pittulo, e sarà arricchito da una riflessione condivisa con don Claudio Cipolla, parroco della Parrocchia San Francesco d’Assisi e direttore della Caritas diocesana. Le letture saranno affidate a Giacomo Lauricella.

Il secondo appuntamento, in programma mercoledì 12 agosto, vedrà protagonista la scrittrice Francesca Lupo, autrice di libri per ragazzi e non solo, che presenterà il suo ultimo lavoro, I viaggi di Veronica: una coinvolgente raccolta di racconti ispirati a luoghi, personaggi e vicende della storia del territorio. L’incontro sarà accompagnato da un laboratorio di narrazione interattiva dedicato ai più giovani, con il supporto del linguaggio del fumetto.

La terza serata, prevista per mercoledì 19 agosto, sarà dedicata alla storia medievale della Calabria e agli Ordini monastici. Protagonista sarà mons. Luigi Renzo, storico e scrittore, che terrà una lectio magistralis sul tema “La presenza dell’Ordine Florense nella Sila Greca”. Seguiranno le presentazioni dei saggi Una grande abbazia europea: La Sambucina e L’Abbazia Calibytense, offrendo un approfondimento sul patrimonio storico e spirituale del monachesimo calabrese. Interverranno Flaviano Garritano, che approfondirà la presenza cistercense e florense, e Maurizio Traversari, che illustrerà il mondo dei monaci italo-greci e dell’Abbazia Calibita. A dialogare con i relatori sarà Pier Paolo Cetera. L’incontro si svolgerà presso il Museo del Pane, nel centro storico di Crosia.

La rassegna si concluderà sabato 29 agosto con un appuntamento dedicato ai temi della pedagogia contemporanea. Il prof. Giovanbattista Trebisacce, docente dell’Università della Calabria, insieme ad alcune sue studentesse, dialogherà con Gerardo Aiello e Pier Paolo Cetera sui principali aspetti del rapporto tra nuove generazioni e tecnologie, prendendo spunto dal saggio Affetti in saldo (2026). Un confronto aperto su una delle questioni più attuali del nostro tempo, che chiuderà un’edizione del festival pensata per promuovere cultura, conoscenza e partecipazione attraverso il dialogo tra autori, studiosi e pubblico.

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SCHIAVONEA OSPITA LA COMUNITÀ POETICA DE LA VALLISA

A Schiavonea, un borgo marinaro affacciato sulla costa ionica, a due passi da Corigliano e da Rossano, in provincia di Cosenza, vive Maria Curatolo, una poetessa impegnata attivamente sul territorio come promotrice culturale.

Sabato 18 luglio, alle ore 18,30, all’interno della VII Edizione di “Letture nel borgo con l’autore”, la scrittrice ha organizzato la presentazione della nuova collana di poesie “La Confraternita letteraria, Dal sud – Poesia meridionale”, e dell’ultimo numero della rivista La Vallisa (Edizioni Gagliano di Daniela Gagliano). Entrambe sono dirette dal professor Daniele Giancane, poeta, scrittore, critico letterario, già docente di Letteratura per l’infanzia presso l’Università agli studi di Bari e autore di più di un centinaio di testi.

Maria Curatolo, coordinatrice dell’evento, componente dell’Università della poesia J.R. Jiménez  e redattrice della storica rivista di poesia, dopo i saluti e i ringraziamenti, ha informato il nutrito pubblico, presente nonostante le proibitive elevate temperature, delle assenze del professor Giancane e del poeta Eugenio Nastasi. Successivamente ha dato via all’incontro, pensato all’aperto, in Via Pola (una stradina chiusa, fronte mare) dinanzi alla sede della sua associazione culturale.

Dopo la realizzazione degli opuscoli individuali (con dieci poesie) a cura dell’Università della poesia J.R. Jiménez, appariva interessante sperimentare che più autori, due appartenenti alla comunità letteraria de La Vallisa e uno esterno – sostiene il poeta salentino – scrivessero sei poesie ciascuno su un tema prescelto, a partire dal verso di un famoso poeta, verso che poi avrebbe dato il titolo al libretto.

Zilli successivamente, infrangendo la regola della comunità letteraria, che prevede che agli incontri di poesia siano letti solo i testi poetici dei presenti, omaggia, i grandi maestri suoi compagni di penna (Giancane e Nastasi), assenti per causa di forza maggiore, declamando, (prima di leggere un suo testo) una loro poesia dedicata all’amore.

Tema invece dell’opuscolo successivo  sono i luoghi dell’anima, e la scrivente, che insieme a Matteo De Marzo e Pasquale Vitagliano  ha pubblicato “ C’è un altro cielo  (E. Dickinson)”, prima di far ascoltare una sua poesia, è invitata dalla moderatrice a riassumere la storia della comunità letteraria dell’Università della poesia J.R Jiménez e della longeva rivista La Vallisa, al suo quarantatreesimo anno di vita, soffermandosi in particolare sul Progetto europeo CERV “Poetry for Participation”, vinto con Associazione InCo e sullo speciale dell’ultimo numero dedicato alla Finlandia.

Seguono gli interventi dei poeti Rosa Cecere e  Sandro Marano, autori, insieme a Giuseppina Girasoli, della pubblicazione “Amavo più di ogni altro un salice d’argento (Anna Achmatova)”, opuscolo dedicato alla natura, quindi Clara Russo che legge un testo tratto dal suo libretto  “Le ricordanze (G. Deledda)”, realizzato con le poetesse Anna Cellaro e Maria Pina Ciancio.

La parola poetica è poi affidata a Loredana Lorusso  e Rocco Angelo Stano che con Monica Messa hanno pubblicato  “Di sogno in sogno (Yeats)”, diciotto poesie sul sogno.

Quindi è la volta di Roberta Positano che, oltre a declamare un suo testo, tratto dalla pubblicazione “Ma tu sei la pianta (R.M.Z Rilke)”, realizzata con Silvia De Luca e Paolo Polvani, si sofferma a parlare del suggestivo e interessante viaggio in Finlandia, intrapreso con le altre ragazze di Luminka (Maria Curatolo e Giuseppina Girasoli), nell’ambito del Progetto europeo sulla poesia. Alla sua testimonianza si collega Maria Curatolo, leggendo alcuni haiku ispirati dalle atmosfere nordiche.

È la volta poi della poetessa calabrese Sonia Vivona, autrice insieme a Maurizio De Giglio e Damiano Leo del libretto “Pace non trovo (Petrarca)”,  che declama una sua poesia su un tema attuale quanto delicato.

Seguono gli interventi di Ornella Mamone Capria, Maria  Curatolo e Giuseppina Irene Groccia che invece hanno scelto di soffermarsi sul tema delle donne, pubblicando “L’infinita (P. Neruda)”,  con una copertina che riprende un bellissimo dipinto della Groccia.

Come da programma conclude la serata con il suo interessante intervento il professor Gennaro Mercogliano dell’Università popolare rossanese, che definisce l’evento una calorosa odissea, un viaggio nella poesia del sud, matrice di tutte le culture.

Oggi abbiamo ascoltato  un bel saggio di poesia – afferma il docente, storico e critico letterario –  sulla natura, sulla vita, sulle esperienze, esperienze fatte anche di dolore e sofferenza.

I testi degli opuscoli della Confraternita, di cui sarebbe interessante fare una lettura analitica approfondita, li raggrupperei in tre grandi macroaree: poesia del realismo, poesia della trasfigurazione, poesia sperimentale.

Mi preme sottolineare – aggiunge – che contemporaneamente alla rivista pugliese La Vallisa  in  questa zona della Calabria  nasceva a cura di Dante Maffia un ‘altra interessante rivista di poesia e “ I 100 poeti di Laicata”, un testo del 1990 che ho curato personalmente e che raccoglie le espressioni più interessanti della poesia dell’epoca.

Noi come poesia meridionale, poeti de La Vallisa e poeti di Lacaita, rappresentiamo una poesia alternativa rispetto alle grandi case editrici del Nord, ai potentati editoriali e, pur non disponendo di ingenti forze economiche, possediamo  la forza della  cultura di cui siamo matrice, perché è nel bacino del Mediterraneo che sono nati tanti grandi poeti e tanti ce ne sono oggi.

Tra essi Nastasi che ha compiuto con la sua poesia un cammino in salita, un autore immerso nella vita pulsante della nostra terra, della nostra cultura, un poeta stimato e apprezzatissimo, a cui dedico un affettuoso saluto e un grande augurio – conclude il professor Mercogliano con la voce rotta dall’emozione.

Un poeta cosentino, amico di Sonia, ci regala la declamazione di una sua poesia su Ulisse.

 

Rodia, chiamato dalla conduttrice a condividere una breve riflessione sulla serata, riprende l’intervento del professor Mercogliano sulla poesia del Sud, sottolineando come i poeti meridionali effettivamente non figurino nelle antologie nazionali.

Il Sud è assente – dichiara il critico letterario –  e l’ attività de La Vallisa, come quella di Mercogliano si configurano, pertanto, come un’operazione di appartenenza, di autoproduzione e promozione, in cui una pluralità di voci si confrontano costruttivamente.

Sarebbe auspicabile la realizzazione di una mappa meridionale della poesia e poi di una mappa mediterranea, perché la nostra poesia merita  e perché è diversa da quella del Nord, caratterizzandosi per forza emotiva e passione sanguigna.

Le  rilassanti note del flauto di Rocco, accompagnate dal  dolce suono della risacca chiudono l’intensa serata poetica.

Un grazie di cuore a Maria per aver organizzato l’evento, al professor Mercogliano per l’interessante contributo alla riflessione, al  nostro maestro professor Giancane per tutti ciò a cui ha dato vita e a cui continua con entusiasmo a dar vita, a tutti i presenti che, nonostante l’afa, hanno scelto di esserci e a tutti gli  amici assenti, vicini col cuore.

 

 


Tutte le immagini che corredano questo articolo sono dí Margherita Bufi

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Rubrica "I libri non scadono"

Un Invito Alla Lettura Di Christian Bobin

I libri non scadono” è una rubrica mensile dedicata ai libri che il tempo ha ingiustamente lasciato indietro: titoli dimenticati, usciti troppo presto o semplicemente abbandonati dal ciclo promozionale.

Ogni articolo riscopre un libro che non ha data di scadenza, provando a restituirgli spazio, contesto e nuove possibilità di lettura.

La rubrica nasce nell’ambito della collaborazione tra “L’ArteCheMiPiace” e “Inchiostro – Comitato nazionale per la promozione della buona lettura“, fondato dal “Chiosco Letterario dell’Università Sapienza” e dal “Centro Culturale Connessioni“, realtà impegnate nella diffusione della lettura e nella creazione di spazi di confronto tra autori, critici e lettori.

La rubrica accoglierà contributi di scrittori, critici, studiosi e lettori, nel tentativo di costruire uno spazio di riscoperta e confronto intorno a libri che non smettono di parlarci anche quando scompaiono dagli scaffali delle librerie.

 

di Filippo Golia 

“La voce di Emily – quella che emerge dal sarcofago dorato di un poema quando lo si apre – è una voce precipitosa, come di qualcuno che accorra verso di noi da così lontano da arrivare senza fiato. Molti trattini e grumi. La voce di un angelo asmatico, o quella di una ragazzina portatrice di notizie così incredibili che tutte le parole le si affollano in bocca, tanto lei è convinta che non la capiremo. L’angelo asmatico, la ragazzina cui nessuno crede e la febbricitante dama bianca sono, in questa serata di agosto 1870, davanti a Higginson, che non crede ai suoi occhi.”

Questa folgorante istantanea dell’incontro tra Emily Dickinson e Thomas W. Higginson, il critico che intuì il talento della poetessa ma non diede seguito alla sua intuizione, a suo modo un luogo comune della narrazione letteraria globale, si trova nel libro La dame blanche di Christian Bobin, ancora mai tradotto in Italia.

Bobin è uno scrittore che si sottomette solo alle leggi del cuore, ossia: ascolto, slancio contemplativo, attenzione ai particolari del visibile e dell’invisibile; soprattutto verità, di ogni parola, di ogni frase e di ogni visione.

In Italia è accolto con distacco e diffidenza.
 I suoi libri sono tradotti da piccole case editrici e per lo più confinati a una dimensione spirituale, come se si trattasse di un autore di sermoni o di minima propaganda religiosa; oppure di un protagonista dell’imperante new age.

La sua unica religione, in realtà, è la letteratura.

Un buon libro per iniziare a conoscerlo nel nostro paese è “Un cigolio d’altalena” pubblicato nel 2022 dalle edizioni Sanpino. Nasce dall’incontro tra l’autore e le opere del poeta giapponese e monaco zen Ryokan. Il testo è composto da 19 lettere (alla madre, a uno sconosciuto, a un pensatore, a una nuvola, a Marina Cvetaeva, a Nadežda Mandel’štam, al compositore Arvo Pärt, a una vecchia scala ecc.)
Una delle lettere è indirizzata a Ryokan ma la sua ombra si aggira anche nelle altre: scrive, gioca con i bambini, si nasconde in covoni di fieno, è immensamente felice, insegue il fantasma del padre, affronta la malattia e la morte.
 “In un monastero zen, ogni monaco, alla fine del pasto, lascia qualche chicco di riso nel piatto per gli uccelli. La scrittura è quel gesto”, annota Bobin. E poi: “Ryokan diceva che non gli piaceva la cucina dei cuochi, la calligrafia dei calligrafi e la poesia dei poeti. Non ho mai messo piede in Giappone, ma conosco molto bene questo paese. Lo conosco attraverso la goccia d’acqua di un silenzio che scintilla sulle piastrelle di una poesia di Ryokan”.

 Il manifesto di Bobin è limpido: “Quel che ci salverà – se qualcosa deve salvarci – è la semplicità estrema di una parola”.

 Ma la sua prosa può essere molto complessa, un piccolo organismo metamorfico in cui segno e significato, mondo e scrittura si scambiano di posto nel girare di poche righe:

 “Sotto i ponti, dei cartoni piegati. Sono le case dei clochard. Le case da tè giapponesi hanno pareti di carta fine, divisori che scorrono come una frase che si apre con naturalezza sulla frase successiva. I loro abitanti mangiano e dormono all’interno di una poesia. Mi allontano da quei cartoni malinconici. Sono i poemi di una vita disgraziata.”

Eppure la metamorfosi della lingua si articola entro confini ben precisi, che le impediscono di esondare nei campi aperti del postmoderno e del relativismo. E i confini sono: il silenzio, la morte, il rispetto della verità, la concentrazione, la sintesi, lo stupore inesausto per la sovrabbondanza della vita.

 È inevitabile riconoscere come anche in questo contesto protetto sia all’opera una maniera: la scrittura di Bobin è manierista. E può sorgere il dubbio: se fosse proprio la sua la calligrafia del calligrafo e la poesia del poeta, che Ryokan riprovava?

 

I dubbi iniziano a dissiparsi durante la lettura di La dame blanche. Un testo fatto di pietra dura e bianca come il granito.
Un cigolio d’altalena si specchia nei versi e nella figura di Ryokan; adesso nello specchio c’è la poetessa di Amherst. Quanto meno docile e mansueta!
 Tutta la scrittura di Bobin può essere descritta come una lotta con l’Angelo ma qui, come lui sa bene, l’angelo conosce e pratica le malizie di un diavolo.
 Per far fronte all’indocile scricciolo, le frasi brevi e le parole esatte di Bobin devono funzionare come lame di rasoio; o affilati scalpelli per scavare nel marmo.
Il libro si apre con la morte della poetessa, come se lei venisse da lì, dalla morte, e con i funerali, ronzanti di api mentre il corteo funebre sembra galleggiare sui fiori di campo e la piccola Millicent – la figlia dell’amante del fratello di Emily – segue da lontano l’incomprensibile feretro, dell’incomprensibile donna, di quell’incomprensibile famiglia in cui si è trovata: sarà proprio Millicent invece, un giorno, la prima interprete e divulgatrice delle poesie tenute segrete durante una vita.

 Tutto il montaggio del libro è audace e febbrile, proprio come la poetessa. Un po’ alla volta entrano in scena, oltre ai familiari – primi fra tutti l’inaccessibile padre Edward Dickinson e la madre, così grave da sorreggere nelle sue melanconie – gli amori impossibili della dama bianca: Susan Gilbert, la moglie del fratello Austin, oggetto di vere accensioni erotiche; il reverendo Wadsworth, la guida; Samuel Bowles, il giornalista, che forse sapeva per che verso prenderla ma non ebbe la costanza necessaria per tenerla; il giudice Otis P. Lord, uno schivo succedaneo del padre, da poco perduto. E ci si potrebbe mettere anche la morte, che la corteggia, le danza intorno, le sottrae uno per volta i più cari, le apre nella carne squarci di infinito.

 Per Bobin un vero teatro barocco, altrettanto necessario per spiegare l’opera quanto la persona e le azioni di Emily Dickinson: come la sua versatilità nel preparare il pan di zenzero. Perché qui non si tratta della scelta critica di coinvolgere la vita nel lavoro di interpretazione del testo: qui il poeta (come il santo) è considerato un luogo di confine, dove filtra, da ogni fessura e rammendo, la terribile luce della sapienza.
Molti aneddoti riportati hanno carattere sapienziale:

“Un mezzogiorno, a tavola, Edward domanda ironicamente più volte di seguito se sia ‘necessario’ che un piatto impercettibilmente sbreccato gli sia messo davanti. Alla terza domanda, Emily si alza bruscamente, si impadronisce del piatto e lo polverizza nel giardino, su una pietra: che sia fatta la tua volontà, padre che non sopporti la vista di un solo difetto nella materia o nelle anime. Un altro giorno davanti alle scuderie, Edward sudato, gli occhi fuori dalle orbite, scudiscia a sangue uno dei suoi cavalli. Gli rimprovera di aver ‘mancato d’umiltà’. Emily accorre, scapigliata, urlando contro il boia che abbandona il frustino e indietreggia, raggelato.”
 La collera dei santi – chiosa Bobin – è più terribile di quella del demonio.

E davvero di un luogo di confine si parla:

 “Il paese di Emily ha per frontiera la siepe che circonda il suo giardino. Dall’altro lato della siepe c’è l’estraneo – l’America…
 Lei non è di questo mondo e non vuole saperne né della sua guerra né della sua pace. Lei ha messo i suoi occhi in quelli della morte e contempla tutte le cose in uno stupore senza fine.”

Quasi inevitabile l’accostamento con Arthur Rimbaud, perché tutto si tesse, in queste pagine, lavorando con il materiale mitico della letteratura:

 “Alla stessa epoca in cui lei indossa la sua veste bianca, Rimbaud, con la negligenza furiosa della giovinezza, abbandona il suo libro incantato nella cantina di uno stampatore e fugge verso un oriente inebetito. Sotto il cielo inchiodato d’Arabia e nella stanza proibita di Amherst, i due ascetici amanti della bellezza lavorano a farsi dimenticare.”

 Farsi dimenticare! Sospeso tra Emily Dickinson e la poesia giapponese, tra asceti e santi, Christian Bobin frequenta un territorio molto simile a quello che ha portato lo scrittore americano J. D. Salinger al suo quarantennale silenzio, troppo terrorizzato dal rischio di compiacersi del proprio talento e di scrivere parole non autentiche.

Bobin invece ha pubblicato una quarantina di piccoli libri; ma, come una biglia sull’orlo di un cratere, continua a girare anche lui intorno al silenzio.

E resta lì: dove “la scrittura è la sola ricompensa di se stessa”.

Se la sua scrittura, così controllata, sia viziata anche solo da un’ombra di compiacimento spetta ai lettori dirlo.

 


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Filippo Golia

Filippo Golia, a lungo inviato del Tg2, si occupa principalmente di affari esteri e relazioni internazionali. Quando ha tempo, realizza anche reportage sul mondo della letteratura e della poesia. Come scrittore ha pubblicato libri per adulti,  “C’era 49 volte un paese” (Robin edizioni) e bambini, “Zelda Mezzacoda” (Laltracittà). Per Mattioli 1885, ha scritto la sceneggiatura del Graphic Novel “Il bacio fantasma”, sulla vita del poeta americano Richard Brautigan, disegnato da Marco Petrella.

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LetteraturaSegnalazione Eventi

Schiavonea ospita la poesia. Presentazione delle Confraternite Letterarie “Dal Sud – Poesia Meridionale” e de La Vallisa n. 126

A Schiavonea un incontro dedicato alla poesia meridionale: presentate le Confraternite Letterarie “Dal Sud – Poesia Meridionale” e la storica rivista “La Vallisa”

Il Borgo Marinaro di Schiavonea, nella Città di Corigliano-Rossano, si prepara ad accogliere un appuntamento di grande rilievo dedicato alla poesia, alla cultura e al dialogo tra territori e sensibilità letterarie.

Sabato 18 luglio 2026, alle ore 18:30, in Via Pola, si terrà la presentazione delle Confraternite Letterarie “Dal Sud – Poesia Meridionale” e del nuovo numero della storica rivista di poesia “La Vallisa” n. 126, che ospita lo speciale “Viaggio in Finlandia”.

L’iniziativa rientra nella rassegna “Letture nel Borgo con l’Autore 2026”, curata da Maria Curatolo per l’associazione Schiavonea e Sant’Angelo Puliti, e nasce con l’obiettivo di valorizzare la parola poetica come strumento di incontro e conoscenza.

Ad aprire l’incontro sarà Maria Curatolo, mentre il coordinamento dei lavori sarà affidato al prof. Daniele Giancane, direttore de “La Vallisa” e dell’Università della Poesia J.R. Jiménez. La relazione sarà curata dal prof. Gennaro Mercogliano, direttore dell’Università Popolare Rossanese.

Durante la serata saranno protagonisti i poeti dell’Opuscolo Tris e delle Confraternite Letterarie “Dal Sud – Poesia Meridionale” e “La Vallisa”:


Margherita Bufi, Rosa Cecere, Anna Cellaro, Maria Curatolo, Giuseppina Irene Groccia, Loredana Lorusso, Eugenio Nastasi, Ornella Mamone Capria, Sandro Marano, Roberta Positano, Cosimo Rodia, Clara Russo, Rocco Angelo Stano, Sonia Vivona e Giuseppe Zilli.

L’evento rappresenta un’importante occasione per incontrare autori e poeti, ascoltare nuove voci della letteratura contemporanea e riscoprire il valore della poesia come patrimonio culturale capace di unire Sud, Mediterraneo ed esperienze internazionali.

La manifestazione gode del patrocinio morale dell’Università Popolare Rossanese, de “La Vallisa”, dell’Università della Poesia J.R. Jiménez e della Città di Corigliano-Rossano.

L’invito è rivolto a tutti gli appassionati di cultura, letteratura e poesia: l’appuntamento è per sabato 18 luglio alle ore 18:30 in Via Pola, nel cuore del Borgo Marinaro di Schiavonea.

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LetteraturaSegnalazione Eventi

“L’Infinita”. Curatolo, Groccia e Mamone Capria insieme per La Confraternita

La collana La Confraternita nasce dentro l’Università della Poesia J. R. Jiménez, per iniziativa e cura di Daniele Giancane, e trova continuità nel lavoro culturale de La Vallisa, tra rivista e spazio vivo di incontri poetici a Bari. Ogni opuscolo prende forma da un gesto semplice e preciso. Due autori scelgono una voce ospite e da lì si costruisce un piccolo territorio comune, fatto di testi che si affiancano senza perdere la propria autonomia.

 

Qui il tema è la donna, con le sue presenze molteplici, contraddittorie, aperte. Non una figura unica, ma un insieme di possibilità che cambiano da sguardo a sguardo, da esperienza a esperienza.

Maria Curatolo porta una scrittura legata alla memoria e ai luoghi del Sud. Il mare entra nei versi come movimento continuo, la risacca diventa misura del tempo interiore. La maternità si intreccia al senso della continuità, al passaggio delle generazioni, alla responsabilità che nasce dal vivere e dal ricordare. Il ricordo si muove, cambia forma, lascia tracce che restano anche quando sembrano svanire.

Giuseppina Irene Groccia lavora su una parola che avanza per domande. La sua poesia ha qualcosa di narrativo, ma si interrompe spesso per lasciare spazio a ciò che non si lascia afferrare. Lo sguardo cerca sempre un punto oltre la scena, come se ogni immagine chiedesse un’altra spiegazione, un altro passaggio. Dentro questa scrittura la figura femminile appare come presenza in movimento, mai chiusa in una definizione.

Ornella Mamone Capria si muove su una linea più raccolta. La frase si asciuga, resta sospesa, costruisce immagini che sembrano trattenere il pensiero prima che diventi parola piena. Anche i riferimenti più insoliti diventano parte di una struttura interiore, come se ogni forma avesse un suo equilibrio possibile. La donna che emerge da questi versi vive in uno spazio mentale, fatto di distanza e precisione, di ascolto e misura.

Le tre autrici restano distinte, e proprio questa distanza crea un campo comune. La donna prende forma come insieme di voci che non coincidono, che non cercano una sintesi, ma una vicinanza temporanea dentro la pagina.

La grafica di Giuseppe Zilli entra in questo percorso con una scelta precisa, affidando l’immagine di copertina all’opera Regina di cuori di Giuseppina Irene Groccia. L’opera diventa presenza che attraversa il volume, segno che accompagna e apre ulteriori possibilità di lettura visiva.

La voce di Pablo Neruda resta sullo sfondo come una risonanza ampia. Nei suoi versi la dimensione femminile si allarga fino a coincidere con la materia stessa dell’esperienza, con l’intensità dei sensi, con la forza dell’immaginazione che trasforma il quotidiano. Da lì arriva una spinta che tiene insieme le scritture del volume, ognuna con il proprio passo.

La presentazione a Bari, il 22 giugno alla Libreria Roma in Piazza Moro, porterà queste voci nello stesso spazio, con le autrici presenti e il lavoro di Giancane a fare da filo tra le pagine e la scena reale.

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Rubrica "I libri non scadono"

“Quell’oscuro oggetto del desiderio”: Trofeo di Emanuela Cocco

I libri non scadono” è una rubrica mensile dedicata ai libri che il tempo ha ingiustamente lasciato indietro: titoli dimenticati, usciti troppo presto o semplicemente abbandonati dal ciclo promozionale.

Ogni articolo riscopre un libro che non ha data di scadenza, provando a restituirgli spazio, contesto e nuove possibilità di lettura.

La rubrica nasce nell’ambito della collaborazione tra “L’ArteCheMiPiace” e “Inchiostro – Comitato nazionale per la promozione della buona lettura“, fondato dal “Chiosco Letterario dell’Università Sapienza” e dal “Centro Culturale Connessioni“, realtà impegnate nella diffusione della lettura e nella creazione di spazi di confronto tra autori, critici e lettori.

La rubrica accoglierà contributi di scrittori, critici, studiosi e lettori, nel tentativo di costruire uno spazio di riscoperta e confronto intorno a libri che non smettono di parlarci anche quando scompaiono dagli scaffali delle librerie.

 

di Paolo Pappatà 

Una Gonna.

Una  normale, anonima gonna, in un negozio d’abbigliamento come tanti, peraltro tra  gli articoli in saldo. Ma l’oggetto, che tale è, tale si sa. Né aspira ad altro. Già. Come vestito allora verrà indossato, ma con quell’atto meccanico diverrà un tutt’uno con chi lo sta usando. Con quello che ne consegue, se per puro caso ci si trova a “vivere” una situazione ai limiti del sopportabile. La violenza di per sé non trova mai una completa giustificazione, quando diventa fine a sé stessa o finalizzata ad sfamare i propri crudeli demoni interiori, ebbene non è solo un crimine, ma un abominio. La gonna sarà testimone di una violenza efferata a sfondo sessuale senza ritorno. Ma il nostro indumento è come un neonato o meglio un bimbo che inizia  a parlare. Ha molti perché, non dice mai di no,  non esprime giudizi netti, perlomeno la sua sete di vita alimenta il conoscere, non il sapere. D’altronde appunto, il mondo è umano, non un oggetto, ed i nomi sono solo umani, questo pone un limite invalicabile, anche se ci possono essere legami, empatie, sentimenti. “Di me sono state dette tante altre cose: che sono eccessiva, difficile da portare, non elastica, pretenziosa, svasata. Come volete. Nessuna di queste mi ha ferita tanto come il fatto di sentirmi dire che ero fredda”. Perché lei, la gonna, è calda, ha il fuoco vitale. E non solo.

“La parola è amore”… “La parola è illusione”…”La parola è presagio”…

Insomma la parola è vitaParlare. Quello che manca al nostro oggetto e ai suoi simili, rinchiuso com’é in un angusto cassetto assieme ad altri feticci dell’assassino, appartenuti ad altre vittime. Necessità di dare un nome. Guardare, come un occhio la videocamera di un regista. Uno sguardo che abbraccia tutto o meglio presente e passato che tanto il futuro non serve. E stupore, senza gioia né dolore. Come un oggetto è privo di empatia? Ma no, alcuni lì nell’oscuro cassetto son simpatici, un gingillo, una ciocca di capelli. Altri trofei, come la gonna. Similibus enim similia gaudent, lo dicevano già duemila anni fa i latini, pensa te. 

Trofeo di Emanuela Cocco è un racconto lungo, non ha pretese, sviluppi o espansioni da romanzo. È essenziale, ma non minimale o minimalista, perché è un racconto ricco, pieno di cura, di un lavoro di scrittura oserei dire un po’ desueto nel noir, dove di solito è la combinazione o contaminazione del plot e la miscela di topoi oramai ben identificati ed identificabili che pretendono cura e attenzione dell’autore, difficilmente l’uso del linguaggio, se non per effetti mimetici, satirici o splatter. La gonna fa e disfa ad ogni momento “perché mi vien voglia di giocare con le parole, le parole si distendono tra le mie pieghe, immagino di avere gambe e braccia di balze translucide, volant di sguardi viscosi, labbra ornate di filo”. Qui il narrato, o se preferite il narrabile, è contestualizzato in una situazione abbastanza usuale e non ha grandissimi effetti speciali, qui è la scoperta di un mondo e la descrizione accurata evocata dall’uso non solo puntuale ma assolutamente cesellato del lessico e della sintassi. Ecfrasi pura? No, semmai langue postmoderna, cinematografica per l’occhio che guarda, ma narratologica nella sua essenza. D’altronde l’autrice non nasconde la sua formazione e passione cinematografica anche nei credits. La teoria di Robbe Grillet rivista, corretta e riattualizzata nell’epoca digitale, banalizzando. Non entriamo nei contenuti, potremmo spingere le suggestioni ovunque, siamo in epoca di femminicidi dilaganti, serial killer settimanali e altri orrori vari ed eventuali. Qui spiazza e allo stesso modo ci invoglia la voce narrante che racconta e scopre, e piano piano associa e anche di fronte all’orrore più che stupefatto o sconvolto, ha quella meraviglia della prima volta.  Non sono lettore da giudizi apodittici, sebbene abbia espresso le mie sentenze più che come giudice come innamorato della lettura, ma qui senza per forza avere la musica dei The Cure nelle orecchie, il noir ha luce propria. Un bel libro, originale e senza sbavature, per una di quelle case editrici che opera con entusiasmo e vivacità, che ringiovanisce i quasi boomer come me. E in narrativa italiana brillare è difficile, se soffocati dall’etichetta di un genere peraltro non autoctono.  

 

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Paolo Pappatà

Paolo Pappatà è nato a Roma nel 1970. Per anni ha scritto recensioni letterarie su vari portali (Mangialibri, Lankelot). Si è autopubblicato una raccolta di racconti nel lontano 2009. Attualmente invecchia con calma.

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