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Pattern - Rubrica di Mimmo Legato

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L’”EURITMIA DEGLI OPPOSTI IN DIVENIRE” Vera e propria rivoluzione dei linguaggi visivi

Il mondo è un’armonia nascosta, non sempre consolatoria, nel suo infinito”, scriveva Leopardi. Ebbene, la percezione duale del mondo: interno teatro di sentimenti, pensieri privati; esterno pubblico, dove ciò che accade è alla luce del sole, luogo di desiderio e avventure, pericoloso e allettante, diventa palcoscenico di convivenza.

Invero, da sempre, il confine tra ciò che è interno e ciò che è esterno – nel Rinascimento rappresentato dalla specchiatura della “finestra” – è in continuo movimento, genera complicità e armonie oggettive e soggettive, dove vige l’antipatia, la lotta, il dissidio. Ma i due termini, strutturisti, sono sempre costretti a fondersi, unificarsi e costruire con amore, che è “odio”, una virtù coessenziale di unità superiore. Una forza potente, incontenibile, intima, costruita dal linguaggio sincronico degli opposti inseparabili, ma sempre indipendenti.

Del resto, “l’unità e la molteplicità”; “l’amore e l’odio”; “la pace e la guerra”. E ancora il “bello e il brutto; il giorno e la notte; l’eros e la castità, ecc. sono principi opposti che non si realizzano annunciando un solo nome di essi, ma lasciando vivere entrambi in una tensione continua. Tant’è che, le simmetrie di questi concerti non sono essenze, bensì equilibri dei contrasti in assonanza e dissonanza, dove la trazione scenica della sintesi di forze contrarie, rende equilibrato il concetto, per raggiungere l’unità di coesistenza e coabitazione.

 D’altro canto, è noto a tutti, che l’universo è governato da “amore”. Ma non si può conoscere l’amore o l’amare senza l’odio, che non è sempre negazione o distruzione, ma confronto, flusso di soluzioni, scambio in quanto separa gli elementi unificati dalla passione, dove i due termini si attraggono in maniera ambivalente. Un’intensa compresenza di sentimenti contraddittori, attrazione/repulsione, i quali rivelano una profonda dipendenza, nonché di riconoscere e armonizzare le diverse parti di sé, come aspetti spirituali e materiali, (Kandinsky), per superare la divisione interiore e riportare l’asse in equilibrio e centratura.

Jean-Honorè Fragonard “Il bacio furtivo”
Botticelli “La venere”
Caravaggio “La medusa”

Infatti, gli opposti non sono rigide categorie “contrapposte”, bensì espressioni di una stessa entità e hanno lo scopo di fare “sperimentare” l’unione. L’amore spesso dimora dove non c’è l’amore”, significa non dimorare nel non-vuoto, nella tranquillità e, parimenti nel suo contrario: il disprezzo. ‘’Amore e odio, sosteneva Freud, possono essere visti come due manifestazioni della stessa energia, dove l’odio è un rifiuto primitivo per proteggersi”.

 Nell’artisticità del XXI sec. si conclama che, il principio di bellezza/bruttezza cessa di essere antinomico: si trova bellezza nella bruttezza e bruttezza nella bellezza. Il che fa sì che la bellezza non venga eliminata, ma inclusa in quella sfera che riverbera il suo contrario.  In base a questo breve riesame i due termini non possono esistere l’uno senza l’altro, perché sono legati in una lotta continua che genera armonia, per cui sono eternamente inscindibili. Ora, se si analizzano i due lemmi: il brutto non è solo negazione del bello ma è parte integrante del concetto stesso e viceversa, rivelando la complessità e la “dialettica” dell’esistenza.

Basta osservare il mondo delle arti visive, non solo amore e bellezza ha raccontato nei secoli, ma anche ripugnanza, ira, sentimenti sdegnosi. Una specie di contrapposizioni esistenziali, che fanno parte dell’animo umano, dove esistono e convivono in un’oscillazione, verso la stessa persona o cosa, tra affetto e avversione.

Interpretando uno dei concetti più sensibili, di cui l’opera d’arte trasferisce il senso e l’esempio di tali fondamenti    in un unicum contrapposto, amore/odio, bellezza/bruttezza, si avverte che, la poetica visiva nella storia, ha rappresentato l’interiorità binaria emozionale in forma antitetica. Ciò si manifesta nella piccola galleria che segue

Francesco Hajez “Il bacio”
Michelangelo Pistoletto “La venere degli stracci”

“Giuditta e Oloferne” (Artemisia Gentileschi,) viene evidenziato l’odio e la vendetta, tra salvezza e amore. Un insieme drammatico e vittorioso che salda le due versioni apparentemente contrastanti, servendosi entrambi autonomamente: “Il bacio” (Hayez) espressione, dove il protagonista cattura un affetto passionale e teatrale, scenico tra lotta/dramma/sentimento; “L’urlo” (Munch), immagine iconica dell’arte mondiale, raffigura l’angoscia esistenziale dell’uomo moderno, attraverso il suo stato emotivo duale: fragilità/rallegramento – E restando nell’amore/odio non si può non citare “Amore e Psiche” (Antonio Canova) celebrazione della purezza, ispirato da una baccante abbracciata a un fauno. Un bacio occulto che risveglia l’essenza dopo gli inferi. Il gruppo scultoreo neoclassico evidenzia magistralmente l’unità dei termini opposti – seduzione/avventura/melodramma-Mentre, nell’opera di Jean-Honorè Fragonard, importante esponente del Rococò francese, “Il bacio furtivo”, mostra un galante atto di romanticismo clandestino, dove emerge con forza e azione, un’atmosfera sospesa tra desiderio/imbarazzo; “La venere degli stracci” (M. Pistoletto), protagonista e catalizzatore della nascita dell’Arte Povera. L’opera, accelera la sintesi del doppio binario linguistico, sacrificio/bellezza tra ideale e reale in divenire.  

L’”urlo” (E.Munch)
“Giuditta e Oloferne” (A.Gentileschi)

Riflettendo sui dogmi dell’arte classica, moderna, contemporanea, percepiamo in base a suddetti concettualismi che, gli artisti hanno spesso legato alla narrazione teorico/speculare, raffigurazioni e sceneggiature, servendosi del significato e del significante. Nonché, nelle tessiture dei contrasti, assiomi che non si annullano ma si fondono, esplorando, insieme, la complicatezza e la complementarietà della vita, dove viene esaminata la scissione e la ricomposizione dell’identità. Ciò emerge, dirompente, sia nella “Venere” (Botticelli) con il contrasto corpo/anima e il dualismo passione/castità, l’amore sensuale e spirituale. La “Medusa” (Caravaggio) è un’opera che incarna nel suo volto mozzato su uno scudo, terrore/orrore, seduzione e mostruosità. Vulnerabilità e fragilità.

D’altronde, l’espressione visiva diretta dall’unità degli opposti, che influenza molti artisti contemporanei, i quali   reinterpretano l’opera in chiave moderna, mostrando come il buio contenga luce e viceversa, diventa un continuo processo di sintesi tra tesi e antitesi. Pertanto, più che di un’opera specifica o tematica, si tratta di un approccio astratto, dove la convivenza di opposti – caos e ordine, amore e odio, bellezza e bruttezza, non è una incompatibilità o illogicità, ma la vera essenza della realtà dinamica che si scioglie con l’interazione costante.

Claude Monet “Maisons d’’’Argenteuil”
Pablo Picasso “Serbatolo Horta”

In conclusione: è sempre la grandezza nobile delle parole, invenzione civile dell’umanità, che diventa protagonista vitale, esegesi, atto di forma, stile. Luogo di confronti. Sono sempre queste “sorelle”, anche se eterogenee, che compongono i due sensi di marcia valoriali, senza annullarsi, nel bene e nel male. Anzi, assumono un ruolo apicale, elegante, complice di un processo corresponsabile, di un’azione attiva di pensiero, dove il contenuto e il contenente diventano polifunzionali, flessibili nelle direzioni indicate e stabilite dagli attori.

Eraclito, filosofo e teorico greco, detto << l’oscuro >>, sigilla il principio sostenendo che: “il divenire è l’unità degli opposti, che non significa azzeramento, ma unità in movimento differente, derivante dalla lotta incessante e dell’interdipendenza dei contrari”.

 

Prof. Mimmo Legato
Esperto di Arti Visive e teorico

 

© Mimmo Legato, 2026. Collane d’arte – Italia. Tutti i diritti riservati.

MIMMO LEGATO                                 

Mimmo Legato, teorico, artista, esperto di arti visive, curatore, Docente, è uno dei protagonisti della ricerca artistica ed estetica italiana. La sua formazione Accademica insieme agli studi di settore, gli hanno consentito conoscenza e competenza nelle attività artistico-culturali. Ha realizzato numerose opere e progetti d’arte con il coinvolgimento di sapienti critici del settore: galleristi, Associazioni Culturali, aree museali, Enti pubblici e privati. Nonché eventi con la collaborazione del MIC, delle Sovrintendenze e delle biblioteche storiche. Ha operato in qualità di artista con l’Istituto Poligrafico e la Zecca dello Stato, Roma, per la diffusione del proprio lavoro. Ha svolto attività artistica ed espositiva in Italia e in Europa con numerose Case Editrici, gallerie, Associazioni Culturali, Residenze Storiche, fra le tante, Giorgio Mondadori, UTET, Italiarts, Editalia, Il Triangolo, Villa Farsetti (Venezia) Citè internationale de Paris, Event Venue Sello Library (Finlandia), Palazzo Corvaja (Taormina), Sovrintendenza Galleria Nazionale (Cosenza). Esperto del paesaggio storico architettonico e delle Città antiche, ha realizzato interventi pittorici e approfondimenti teorici sull’identità, inclusione, ambiente, conservazione, turismo culturale. Nel ruolo di Professore ordinario di Arti Visive, ha curato importanti mostre, diretto e organizzato simposi, seminari, congressi con l’intento di allargare gli orizzonti dell’arte classica, moderna e contemporanea, a confronto. Sempre in qualità di esperto e docente di Arte e Comunicazione Visiva, è stato invitato dalle Dirigenze Scolastiche a sovrintendere progetti sulle competenze trasversali, l’orientamento, la modernità estetica nella società contemporanea. Ha pubblicato una sequenza di testi monografici antologici, “Attraversando l’inconscio”, “Fuori e dentro lo spazio”, “L’unità dei contrari”, “Metà e fisicà”, “Forma luce” sino all’ultimo edito, “Profondità di superficie’’, che uscirà a breve. I volumi, che contestualizzano il suo lavoro, sono inseriti nelle collane d’arte italiane. Ha fatto parte di numerosi Comitati Scientifici nell’ambito museale e culturale. Ha espletato l’incarico di Presidente protempore del Rotary Club Rende. Anche nell’Associazionismo, come service per migliorare positivamente il territorio, tra tanto altro, ha introdotto il pensiero in arte in diverse attività, dall’ammodernamento estetico ed urbano della Città, alla bellezza dei luoghi con l’inserimento di manufatti artistici per il godimento visivo dei visitatori. I mezzi di informazione, sia televisivi che giornalistici sono stati continuamente attenti, al suo lavoro di artista contemporaneo. Invitato in numerose trasmissioni televisive e redazionali, mediante interviste e forum di riferimento, ha sempre portato avanti nei sui commenti, le idee e la creatività connesse con la storia all’interno delle società in continua evoluzione.

 

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MIMMO LEGATO

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La Scienza del Bello: Amore Eterno

Stimolare una società civile nella contemporaneità, consapevole e protagonista, in cui la scienza, la filosofia, l’amore si interrogano sulla natura della nuova illimitata conoscenza, accesso rapido alle informazioni sino alla vice-realtà, dove i chatbot basati sull’AI, programmati per simulare conversazioni umane scritte o vocali, con fini “terapeutici”, pronti ad aiutare gli utenti a svolgere compiti o a trovare informazioni, è davvero impresa ardua e complessa, specie se nel mentale si annida il gesto di un clic. Nel frattempo, se ci si immerge nell’utilizzare tali software, che sfruttano modelli linguistici raffazzonati e rabberciati, per trovare la formula predefinita, supplendo il verbale, si vaga tra il probabile, l’attendibile e il provvisorio. Cosi: sentimenti, sensazioni, passioni inclusi e desideri, si identificano a un account, in cui “l’avvoltoio” del web, rapito dall’estetica fulminante, modifica la percezione semantica, trasformando l’umano in una incarnazione soprannaturale. Un alter ego meccanico, che ignora specifiche connessioni come, le emozioni della traversata, i turbamenti, il rispetto, la logica, l’amare, per cercare a tutti i costi cuori difficili da raggiungere.

Antonio Canova - Amore e Psiche (Il bacio sospeso del risveglio)

Ebbene, questo sarebbe l’uomo del futuro? Oppure si tratta solo di una mimesi? La materia delicata e complessa richiede un’analisi rigorosa. Pertanto, gli aspetti etici ed estetici sono i pilastri cognitivi per avere risposte. Gli esseri umani hanno esperienze personali differenti, contrariamente alle conversazioni digitali. Gli esseri umani parlano delle loro esperienze universali che circoscrivono i fatti, che si uniscono all’altra “carne”: ricordano, pensano, agiscono, si commuovono, si innamorano, vivono insieme, si separano e si riconciliano. Ancora, riconoscono il coraggio di amare, non l’incapacità di amarsi! Sembra banale ma non lo è! Gli uomini sensoriali, vivono il prima (amare) e il dopo (disinnamorare), un processo graduale e complesso, un lento allontanamento emotivo che richiede consapevolezza e conoscenza. Gli uomini veri provano nostalgia, tentano a ritrovare la propria identità guardando avanti e riconnettersi con le persone e con le parole. E soprattutto con la Cultura Circolare, l’unico strumento che salva dalla dannazione e predilige il trionfo dell’anima!

Ecco, allora, l’arte-vita, passepartout che apre le porte dell’esistere dove appare la complessità che mostra piacere, sorpresa, interesse, insomma trepidazione. Non mero colloquio elettronico, “muto”, ma autentica condivisione umana. Difatti, se percepiamo l’elaborazione della mente verso l’amare universale: esplorato, ispirato, vissuto, condiviso, notiamo e avvediamo che si lucida di magnificenza, diverso da quello elettronico, troll online, in cui l’io amabile, puro narcisismo intellettuale, prendendo il sopravvento nella comunicazione, distruggendo l’etica e l’estetica, ha provocato un decadimento comportamentale sia come concetto dottrinale che come struttura di correlazioni. Per farla breve, l’etica permette di salvaguardare l’estetica, dettando le azioni e le responsabilità della vita etica.

Del resto, l’estetica non esiste senza la deontologia, né tantomeno si può computerizzare, impostare, fingere. L’estetica, anche se affascinante in quell’embrione di oscurità, tanto ristretto quanto carico di echi, memorie, desideri, impressioni in cui il giorno non è più giorno e si trasforma in notte non ancora notte, dove qualcosa “finisce” e qualcosa di “altro” “inizia”, non nasce da un tempo sospeso o dallo sconfinamento spaziale. L’estetica, vive nell’identità dell’umano che mira, filosoficamente, alla definizione e alla classificazione del fenomeno artistico del Bello. La bellezza, elisir per antonomasia, quintessenza, non plus ultra della perfezione, fonde un insieme di fattori richiesti e accettati dallo stile, dal gusto, dal senso della forma e dall’esperienza sensibile. Un coacervo che unisce estetica e funzionalità; comportamento e azione; eleganza e superiorità intellettuale. In definitiva, rispetto al bene e al male che ci circonda. Assistiamo così, alla perfetta rappresentazione del sensibile e del godimento che accompagna il sensibile. Dono dell’illuminazione!

Continuando ad indagare i sentieri laterali e le volontà dell’ingegno, l’estetica come scienza del bello, così la definisce il suo inventore, che si cita a seguire, è sorella della logica, studio della correttezza, del ragionamento, che si basa su principi rigorosi e non contraddittori o voci presunte che si nutrono della dialettica. Certo è che entrambe, estetica e dialettica, discutono correttamente, guai se così non fosse, secondo le leggi universali del dialogo. La legge causa-effetto si applica anche al dialogo, dove ogni parola e ogni gesto recano un’impressione conseguenziale, negativa o positiva!

D’altro canto, l’estetica sin dalla sua manifestazione avvenuta nel 1750 con la pubblicazione del libro “Aesthetica” di Alexsander Gottlieb Baugarten, filosofo tedesco, che la definì “Scienza del Bello”, questo periodo segna la formalizzazione del concetto di estetica come disciplina filosofica della corrispondenza di amorosi sensi e, parimenti, divergenza degli stessi sensi. Metaforicamente si possono associare entrambe le funzioni alle luci delle città che illuminano il buio per poi “spegnersi” all’alba. Ma se il sentimento estetico, vive, è un sentimento di piacere e di ammirazione, che quando è grande diventa meraviglia e anche “felicità”. Siamo nell’universalizzazione, luogo in cui si può dimorare solo attraverso l’intelletto e dove il Bello, come fioritura dell’essere supera sé stesso, senza usurare i sensi. Una sorta di delirio (divino).

Salvador Dalì -The dreamworld (Mondo dei sogni)

Tutto si modifica in età moderna, quando il concetto di ordine cosmico che unificava il modello della bellezza, della verità e della bontà in tutta la tradizione d’occidente, si smembra progressivamente, mutando la sua configurazione, accrescendo l’autonomia, offrendo una legittimazione ai suoi antagonisti, all’anti trinità: il brutto, il falso, il cattivo. La triade che surroga il reale, simulando quell’infinito o indefinito. “Complessità del buio” la definiva Giacomo Leopardi, parlando di bellezza vaga che assume forme sfumate, confuse e incerte. Effettivamente, parafrasando la sintesi di Leopardi è evidente che la bellezza tenderà comunque a differenziarsi e a separarsi dalla realtà, allontanandosi dall’”ambiente arte”. Così che la reale costituzione di ciascuna cosa, avrà l’abitudine di “nascondersi” nell’appariscenza, perdendo la coincidenza con il Bello, il quale teme che gli allettamenti dell’arte siano in grado di confondere e intorbidire la verità. In sostanza far sì che l’incredibile sia credibile, lo straordinario ordinario.

Certo, l’arte collega realtà distanti in ogni latitudine, chiarisce i conflitti, penetra nelle pieghe più profonde dello spirito e della società, per cui non mostra tutto in superficie per quello che è nella sua intima trama di rapporti, connessioni e corrispondenze, sicché la missione primaria dell’artista e degli esteti, è quella di salire sull’’’ascensore” e “scendere al fondo” della questione, per cercare lo smisurato potere di fascinazione (anche etico) della bellezza che, nell’arena del mito lotta sino alla morte per riemergere, rivelarsi ed esibirsi in tutto il suo splendore scenico.

Antonio Murgia – L’arte è Kaos

Si tratta dell’espressione-rappresentazione dell’esattezza e della chiusura in sé stessa della forma, delimitazione dell’indefinito, dove in luogo della vista lavora lo spettacolare. Adesso, l’opera d’arte è spinta ad abbandonare il sublime terreno mimetico, in cerca di effetti potenti, mentre la riflessione estetica comincia a scoprire una logica autonoma della fantasia. Ma nell’estetica vive lo standard dell’etica, sentimento di rispetto, per cui qualsiasi reazioni al Bello dovrebbe suggerire che le esperienze e le forme di bellezza influenzano e predispongono di agire con moralità!

Ordunque, trattandosi di un carismatico alone di magia, che riverbera tutta la sua nobile imponente vastità, il Bello anche se “concettoso”, e non più calcolabile nella sua simmetria, ma in continua evoluzione, influenzato dal tempo e dalla tecnologia, non perde il suo potere supremo di accarezzare i sensi, servendosi anche della forma sovrana moderna, conseguenza per attraversare, ricco di valori, quel confine estetizzante dilatato, spento, vuoto, e accogliere l’ideale apoteosi.

E’ il Trionfo dell’Amare Eterno!

Colgo l’occasione per formulare gli Auguri più belli per le Festività Natalizie

Prof. Mimmo Legato Esperto di Arti Visive


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MIMMO LEGATO  

                                      

Mimmo Legato, teorico, artista, esperto di arti visive, curatore, Docente, è uno dei protagonisti della ricerca artistica ed estetica italiana. La sua formazione Accademica insieme agli studi di settore, gli hanno consentito conoscenza e competenza nelle attività artistico-culturali. Ha realizzato numerose opere e progetti d’arte con il coinvolgimento di sapienti critici del settore: galleristi, Associazioni Culturali, aree museali, Enti pubblici e privati. Nonché eventi con la collaborazione del MIC, delle Sovrintendenze e delle biblioteche storiche. Ha operato in qualità di artista con l’Istituto Poligrafico e la Zecca dello Stato, Roma, per la diffusione del proprio lavoro. Ha svolto attività artistica ed espositiva in Italia e in Europa con numerose Case Editrici, gallerie, Associazioni Culturali, Residenze Storiche, fra le tante, Giorgio Mondadori, UTET, Italiarts, Editalia, Il Triangolo, Villa Farsetti (Venezia) Citè internationale de Paris, Event Venue Sello Library (Finlandia), Palazzo Corvaja (Taormina), Sovrintendenza Galleria Nazionale (Cosenza). Esperto del paesaggio storico architettonico e delle Città antiche, ha realizzato interventi pittorici e approfondimenti teorici sull’identità, inclusione, ambiente, conservazione, turismo culturale. Nel ruolo di Professore ordinario di Arti Visive, ha curato importanti mostre, diretto e organizzato simposi, seminari, congressi con l’intento di allargare gli orizzonti dell’arte classica, moderna e contemporanea, a confronto. Sempre in qualità di esperto e docente di Arte e Comunicazione Visiva, è stato invitato dalle Dirigenze Scolastiche a sovrintendere progetti sulle competenze trasversali, l’orientamento, la modernità estetica nella società contemporanea. Ha pubblicato una sequenza di testi monografici antologici, “Attraversando l’inconscio”, “Fuori e dentro lo spazio”, “L’unità dei contrari”, “Metà e fisicà”, “Forma luce” sino all’ultimo edito, “Profondità di superficie’’, che uscirà a breve. I volumi, che contestualizzano il suo lavoro, sono inseriti nelle collane d’arte italiane. Ha fatto parte di numerosi Comitati Scientifici nell’ambito museale e culturale. Ha espletato l’incarico di Presidente protempore del Rotary Club Rende. Anche nell’Associazionismo, come service per migliorare positivamente il territorio, tra tanto altro, ha introdotto il pensiero in arte in diverse attività, dall’ammodernamento estetico ed urbano della Città, alla bellezza dei luoghi con l’inserimento di manufatti artistici per il godimento visivo dei visitatori. I mezzi di informazione, sia televisivi che giornalistici sono stati continuamente attenti, al suo lavoro di artista contemporaneo. Invitato in numerose trasmissioni televisive e redazionali, mediante interviste e forum di riferimento, ha sempre portato avanti nei sui commenti, le idee e la creatività connesse con la storia all’interno delle società in continua evoluzione.

 

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MIMMO LEGATO

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L’INVOLUCRO SCENEGGIATO: L’OGGETTO SI CONFRONTA COL SUO DOPPIO

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L’INVOLUCRO SCENEGGIATO: L’OGGETTO SI CONFRONTA COL SUO DOPPIO

 

 

 

 

Mai l’opera d’arte è stata così inquietante! Sottogenere della satira e della comicità; rappresentativa dei dati ultimi dell’umanità e del singolo individuo. E ancora, struttura rovesciata ed eversiva del sentimento estetico-valoriale nel processo di universalizzazione dell’arte.

L’arte moderna è un grande carnevale – scriveva Mario Vargas Llosa, scrittore e drammaturgo peruviano.

Parole forti di un genio della letteratura e grande compositore di arte drammatica, ideologo, che evocano la bruttura della bruttezza. Ma siamo sicuri che l’orrendo, come lo descrive Vargas, e che si fa spaziale, quasi eterno, in una società mondiale in continua evoluzione, venga percepito soltanto come esibizione, teatralità scenica, involucro cartaceo o materico?

 

Ebbene, queste riflessioni, che guardano l’oggetto che si confronta col suo doppio, come “giocattolo oscurato” che diventa “giocattolo nascosto” o “giocattolo celato”, se il contesto scenico si riferisce al nascondere o rendere invisibile il giocattolo, rendono l’idea delle contraddizioni e della desertificazione espressiva e rappresentativa. Se invece si parla di oscurità fisica totalizzante, come una stanza buia, si potrebbe usare il termine “giocattolo nel buio” o “giocattolo al buio”.

 

“The Artist is present”  – Marina Abramović

Fuori dalla metafora si può ipotizzare che, la confusione
del “capitalismo artista”, come lo definiscono buona parte degli intellettuali,
critici e curatori, ha creato un cosmo trans/estetico. Una sorta di “totem
arabeggiante”, dove si mescola di tutto: arte, moda, avanguardie, teatro,
fotografia, sagre, talento, furbizia, creatori e mezzibusti. Tutto diventa arte
senza esclusione alcuna. Con un assalto spregiudicato, o come si marca oggi,
una folata di estetica fulminante, che con le sue “battute” riesce a rendere
canzonato il gesto pittorico. Una contaminazione ormai virale, che ha coinvolto
sia la cultura d’oriente che l’establishment del pensiero pensante d’occidente. 

Questo, ha portato su scala internazionale, una sorta di concetto unico
globalizzato
di matrice anglo-americana che ha contagiato tutta la geopolitica
e la governance dell’arte mondiale; una sorta di detention museoart la quale
lascia poco spazio alla ricerca delle immagini, come volano e scienza della
comunicazione estetizzante umana, servendo su un vassoio dorato quello di cui
il mercato desidera in questo momento. 

In base a queste riconsiderazioni, si
denota che, l’approccio visivo ed emotivo di un’opera d’arte è diventato
secondario, quel che conta è la rivoluzione dinamica del corpo-artista, per
ottenere l’effetto scioccante nella comunicazione. Per cui la curiosità
dell’osservatore non è più l’oggetto rappresentato, ma si sposta sul terrore
demagogico di chi lo rappresenta o lo configura. 

Del resto, oggi, chi osa
contrastare o raffrontare la legge dell’apparire, impregnata di populismo
enfatizzato e disinvolto, viene infamato, disonorato, etichettato come
inopportuno, ingenuo e fuori tempo.  

Riesaminando così le varie figure e la loro evoluzione della pratica
artistica, ripercorrendo le traiettorie dell’arte otto-novecentesca, da cui ha
preso avvio la “caduta”, se di caduta si tratta, è bene che si faccia una
riflessione sulla storia dell’arte, a partire dalle nuove poetiche espressive,
come il progresso romantico, sino ad oggi. In sostanza, mescolando arte e
decadenza, l’artista si snatura, disintegra le proprie intenzioni per inseguire
a tutti i costi la contemporaneità, cercando spunti e analisi più profondi per
le sue creazioni. Ecco allora che, da una parte troviamo la ricchezza aura dell’arte,
come espressione umana, dall’altra il “già fatto” (Marcel Duchamp), il padre
della provocazione, che aveva capito come cucinare l’aria fritta e l’arte
precotta, e “il signore delle mosche” (Damien Hirst) che per un verso espone i
quadri con palline colorate, dall’altro lato la testa di mucca in una scatola
di vetro divorata da mosche e vermi.  

 

 

Damien Hirst

 

Entrambe le idee estetizzanti, analizzano due visioni
differenti e controverse, la prima si immerge nel senso del mondo, indagando lo
spazio e la bellezza, la seconda, mediante alchimie raffigura un mondo al
contrario, naufragando nell’oceano del relativismo artistico, negando verità
assolute del mondo, superando i confini dell’altro tempo.  

 

Ma volendo considerare le varie eccezioni,
l’apparato normativo che è tutta la storia fino a ora, la forza dell’arte
rimane quella di oltrepassare l’io il tu, il noi, ed entrare nell’epiruranio,
oltre i cieli, dove l’immagine, qualsiasi essa sia, occupa quel luogo che
consente l’accesso alla visione e all’immaginazione. E’ come una soglia tra un
di qua e un al di là, o dall’altra parte. Due confini che si nutrono della teoria
degli opposti, che si connettono e si coniugano nel descrivere l’arte nella
vita e la vita nell’arte
.
  

 

Pertanto, gli
affondi rivolti alle opere di contemporanei come, Maurizio Cattelan, Marina
Abramovic, Jeff Koons, Charles Ray, Damien Hirst dalla critica mondiale,
acclara la loro indipendenza dalle convenzioni. Un processo di autonomia che
riflette i cambiamenti del pensiero in arte, svincolandosi dai limiti
tradizionali. Si tratta di banalità? Di appiattimento delle forme espressive?
Disartizzazione? Come la definisce, Theodor Adorno. Controverse e stimolanti
domande che convergono lungo uno spazio pittorico e vitale malleabile,
elastico, sintetico, scatolare, che sfidano le leggi della gravità
artistica.
  Ecco allora che si arriva
dove l’arte non può arrivare. Ovvero, la morfologia si arrende davanti al
concetto umano, inanimato, disintegrandosi.
  

 

Jeff Koons

E’ la modernità, l’artificio intelligente, che domina la
seconda parte del terzo millennio. Oggi esiste l’alter ego digitale. Una sorta
di avatar che si trasforma nell’immagine di un utente spesso creato in forma
bidimensionale o tridimensionale, che lo identifica in un ambiente virtuale.
Una sorta di divinità, assumendo forma umana. (La lettura)  

 

Stiamo discutendo del nuovo progetto digitale
<<MAE>> (Marina Abramovic Element), che anticipiamo come prossimo
approfondimento sul Blog, dove la performer ancora una volta utilizza il corpo
come resistenza, strumento e soglia. Questa volta in forma immateriale,
fondendo web, intelligenza artificiale e mitologia personale. “Ma se la
performance è nata dall’esistenza della carne
, chiede la giornalista,
intervistatrice di Marina Abramovic, può ancora dirsi arte, quando quella carne
è diventata codice digitale
? Questa domanda che oltrepassa i confini logici,
interrogandosi sullo “statuto” metamorfico della produzione estetica, come pure
dai limiti e dalle condizioni che determinano e caratterizzano la materia
concreta, sprovvisti da un’entità materiale o sensibile, sarà oggetto di
riflessione al prossimo confronto.  

 

 

 

PATTERN,
rubrica di approfondimento culturale, ritorna puntualmente, in questo
<<diario in rete>>, a settembre, ospitando vari contenuti inerenti
le arti visive, tra cui notizie e informazioni, o semplicemente pensieri
dell’autore. 

 

Buona estate  

 

 

 

 

Prof. Mimmo Legato                                                       

Esperto di Arti visive 

 

24 Luglio 2025

Copyright • Tutti i diritti riservati. Vietata la
riproduzione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MIMMO LEGATO  

                                      

Mimmo Legato, teorico, artista, esperto di arti visive, curatore, Docente, è uno dei protagonisti della ricerca artistica ed estetica italiana. La sua formazione Accademica insieme agli studi di settore, gli hanno consentito conoscenza e competenza nelle attività artistico-culturali. Ha realizzato numerose opere e progetti d’arte con il coinvolgimento di sapienti critici del settore: galleristi, Associazioni Culturali, aree museali, Enti pubblici e privati. Nonché eventi con la collaborazione del MIC, delle Sovrintendenze e delle biblioteche storiche. Ha operato in qualità di artista con l’Istituto Poligrafico e la Zecca dello Stato, Roma, per la diffusione del proprio lavoro. Ha svolto attività artistica ed espositiva in Italia e in Europa con numerose Case Editrici, gallerie, Associazioni Culturali, Residenze Storiche, fra le tante, Giorgio Mondadori, UTET, Italiarts, Editalia, Il Triangolo, Villa Farsetti (Venezia) Citè internationale de Paris, Event Venue Sello Library (Finlandia), Palazzo Corvaja (Taormina), Sovrintendenza Galleria Nazionale (Cosenza). Esperto del paesaggio storico architettonico e delle Città antiche, ha realizzato interventi pittorici e approfondimenti teorici sull’identità, inclusione, ambiente, conservazione, turismo culturale. Nel ruolo di Professore ordinario di Arti Visive, ha curato importanti mostre, diretto e organizzato simposi, seminari, congressi con l’intento di allargare gli orizzonti dell’arte classica, moderna e contemporanea, a confronto. Sempre in qualità di esperto e docente di Arte e Comunicazione Visiva, è stato invitato dalle Dirigenze Scolastiche a sovrintendere progetti sulle competenze trasversali, l’orientamento, la modernità estetica nella società contemporanea. Ha pubblicato una sequenza di testi monografici antologici, “Attraversando l’inconscio”, “Fuori e dentro lo spazio”, “L’unità dei contrari”, “Metà e fisicà”, “Forma luce” sino all’ultimo edito, “Profondità di superficie’’, che uscirà a breve. I volumi, che contestualizzano il suo lavoro, sono inseriti nelle collane d’arte italiane. Ha fatto parte di numerosi Comitati Scientifici nell’ambito museale e culturale. Ha espletato l’incarico di Presidente protempore del Rotary Club Rende. Anche nell’Associazionismo, come service per migliorare positivamente il territorio, tra tanto altro, ha introdotto il pensiero in arte in diverse attività, dall’ammodernamento estetico ed urbano della Città, alla bellezza dei luoghi con l’inserimento di manufatti artistici per il godimento visivo dei visitatori. I mezzi di informazione, sia televisivi che giornalistici sono stati continuamente attenti, al suo lavoro di artista contemporaneo. Invitato in numerose trasmissioni televisive e redazionali, mediante interviste e forum di riferimento, ha sempre portato avanti nei sui commenti, le idee e la creatività connesse con la storia all’interno delle società in continua evoluzione.

 

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MIMMO LEGATO

                                                                                                                                   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

 

Questo articolo fa parte di Pattern, la rubrica curata da Mimmo Legato.

 

Uno spazio editoriale dedicato all’analisi e all’esplorazione del panorama artistico contemporaneo, dove riflessioni, visioni e connessioni culturali si intrecciano in un racconto d’autore. Attraverso una narrazione puntuale e sensibile, Pattern offre chiavi di lettura inedite e prospettive trasversali sul mondo dell’arte.

 

 

 

 

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Pattern - Rubrica di Mimmo Legato

L’assistenza generativa dell’AI – Riflessione Critica di Mimmo Legato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’assistenza generativa 

dell’AI 

 

Che fine ha fatto la morfologia,
la mimesi e la perizia tecnica? Il sublime, superiore al bello, come sentimento
di elevatezza? l’immaginazione che insegue l’idea, oggetto del suo desiderio?
Riflessioni e interrogativi che Leonardo marcava, nel pensiero in arte, come
energia, forza del mentale che si connette con la dimensione verticale del
sensoriale. Due pilastri dell’interiorità.
Ebbene, le risposte sono “metalliche”. La rivoluzione informatica del
terzo millennio, ha “decapitato” ingegneristicamente la creatività, il ruolo
dell’artista umano, le corrispondenze. Entra così a piedi uniti nella nuova
visione artistica, realizzata con l’assistenza dell’AI generativa, in grado di
individuare dati, algoritmi e quant’altro che riguarda la digitalizzazione per
creare nuovi contenuti, la nuova realtà oggettiva e soggettiva, dimostrando
capacità di generare opere d’arte originali.
Analizzando tale considerazione, possiamo confermare, senza esitazione,
che vige una successione evolutiva, immateriale delle arti visive. Una sorta di
“teoria disciplinare convincente” dove si incrociano e si sovrappongono
linguaggi innovativi tecnologici che trasformano il vecchio manufatto in
“veicolo delle energie cosmiche”: da oggettuale diventa concettuale, ovverosia,
il pensiero poetico astratto incontra la scienza. Infatti, le arti visive
intorno agli anni 60/70/80, con i nuovi studi informatici consolidano il salto
di qualità.  

 



 

 

Ben Laposky – Oscillon 40,1952

 

L’arte digitale o computer
Art e Arte Multimediale, nasce intorno al 1950, attraverso la sperimentazione
di due matematici e programmatori: Manfred Frank, tedesco e Ben Laposky,
americano, prendendo come esperimento di base l’estetica del “bauhaus”.
  Il programma dei due ricercatori, avrà la sua
massima espansione negli anni 80 come il nuovo pennello dell’arte, espressione
che si collega alla Pop Art per la riproducibilità delle opere non più uniche ma
ripetitive industrialmente. Mentre la net art, o internet art, l’arte della
connessione, consente all’artista di bypassare Musei, gallerie, centri
espositivi, per mostrare il proprio lavoro con un clic in tutto il mondo. Oggi,
la scienza ha raggiunto livelli altissimi in merito, rendendo possibile
l’espansione interattiva e ipermediale delle opere d’arte, marcando l’accento
dinamico e mutevole nel tempo. Attenzione però sempre con un dispositivo di
manovra a disposizione del programmatore.

In base a questo breve riesame, dobbiamo chiederci se l’intelligenza
meccanica, sostituirà l’arte. Certo è che sta esercitando un enorme potere,
influenzando le nostre vite, quelle degli artisti, quelle dei pubblicitari,
modificando anche l’identità estetica dell’uomo e dei suoi comportamenti.
  Ma nello stesso tempo vi è una grande
preoccupazione sui rischi che tale formazione potrebbe apportare, in quanto è
arrivata a toccare punti inimmaginabili. Per cui gli esperti, i governi di
tutto il mondo sostengono, che si mettano in atto sistemi di protezione, per controllare
la veloce diffusione a volte anche violenta.

Del resto la storia avvincente di una illustre sconosciuta, che impazza
sulla comunicazione, nome d’arte Deborah, creata con l’intelligenza
artificiale: bella, formosa, sorridente e con un fisico da urlo, è nata dalle
fantasie e dai sogni dell’uomo medio. La programmatrice, ha rivelato di aver
dato vita ad un personaggio, dopo aver interpellato uno strumento di
elaborazione del linguaggio naturale potente e versatile che utilizza algoritmi
avanzati di apprendimento automatico, per generare risposte simili a quelle
umane e che fosse il più reale possibile al prototipo di donna che piace ai
ragazzi: capelli castani, le gambe lunghe, simpatica ed attraente.
  D’altronde, questo prodotto di bellezza
stupisce e si pensa sgomenta. Deborah, anche se vi sono state riserve nel
giudizio di tale artificio, non esiste nella realtà. Si tratta di una sorta di
presenza/assenza, forma immaginifica che supplisce il reale, materia apparente
che non racconta, ma sta spopolando sui social, attirando migliaia di fan e
tantissimi like e commenti in ascesa, con narrazioni tra verità e bugia. Ciò fa
nascere una domanda ben precisa: ma davvero Deborah è stata creata con
l’intelligenza artificiale?

 

 

I critici descrivono questo
fenomeno una sorta di “naturalismo magico”, nettare inebriante tra significato
e significante. Non ha più senso il contenuto ma il contenente. Altro che i
moti dell’anima e i sottosuoli dell’io, esplorati in modo “scandaloso” da
Leonardo nella Monna Lisa e nel Cenacolo o il senso dell’umanità di
Michelangelo nel Giudizio Universale, insieme al significato del dolore e
dell’amore che trasuda dalla Pietà. Stiamo attenti! Non stiamo parlando dell’AI
come una babele disperata o trionfo della banalità, ma di evoluzioni meccaniche
di cui ancora non abbiamo risposte plausibili e convincenti. Un dato concreto:
di chi è l’opera d’arte generata dall’AI? Sicuramente non dall’AI stessa che
non ha personalità giuridica. Dei Programmatori? Non lo sappiamo ancora.  Al momento siamo quindi in una fase in cui
ignoriamo la direzione che prenderà il settore artistico, in seguito
all’introduzione massiva di questo demone buono, non ne siamo a conoscenza sino
a quando, ma è lecito sperare che si possa creare un sistema che funzioni, una
sorta di arte parallela a quella tradizionale con professionalità specializzate
e committenti che ne comprendono il valore. Pertanto è difficile prevedere,
cosa potrà accadere nel prossimo futuro. Quello che sappiamo è che l’utilizzo
di algoritmi e database per produrre opere artistiche, non è certo una novità
dell’ultimo anno. È solamente aumentato l’accesso a questo tipo di tecnologie,
che ora sono alla portata di più artisti, anche se spesso in modo piuttosto
improvvisato e pietoso, senza nessuna preparazione.  

 

A.B.O. Inventore della “transavanguardia”,
critico e scrittore, sottolinea che, l’argomento ha tutte le carte in regola
per essere epocale, ma che ancora siamo in una fase interlocutoria, quasi in
embrione. E questa tematica è stata trattata poco nel campo artistico per
capire l’impatto che può avere a riguardo la creatività. Per cui è difficile
prevedere cosa accadrà nel prossimo futuro, nel campo delle arti e nella
gestione delle culture.  Oggi l’AI,
quindi, è sicuramente un mezzo utile, ma non fa dipinti non fa arte: l’arte la
fanno gli artisti, ciò non è una questione né un problema. La tecnologia deve
ancora imparare, deve frequentare la scuola d’arte, come quel bambino che ha
bisogno di apprendere, sperimentare, fare esperienza.   Pertanto, bisogna ancora attendere la
crescita, l’avanzamento, lo sviluppo di questa nuova “terra”. Partiamo dai
fondamentali, l’AI è uno strumento, e come ogni altro strumento deve avere un’estetica,
una ragione e uno scopo per usarlo, una sensibilità che lo informa, dare cifra
stilistica alla configurazione. Perché questo è ciò che fa l’arte e non può
essere trasferito in una macchina. Vedete l’AI non ha intenzionalità e non ha
un gusto, laddove il gusto è centrale, rappresenta il cuore dell’espressione –
rappresentazione. La macchina non ha nessun senso della specificità oggettiva e
soggettiva, perché non è cosciente, è per definizione generica: la ragione
perché la sua arte appare povera è perché riduce tutto a una media, dove tutto
appare come tutto il resto. Invece l’arte è questione di specificità.  E ancora, può l’IA sostituire la creatività
del pensiero sensibile? Identificare la costellazione della bellezza? Il bello
come fioritura dell’essere? Domande da incubo per i dispositivi meccanici ed
elettronici. Certo, sarebbe semplicistico, catastrofico pensare o credere al
tramonto del senso o all’ennesima morte dell’arte, ma, sicuramente, il senso
del bello, anche se detiene sempre la sorpresa dell’ultima carta, sta subendo
una mimesi visiva imprevista e dubbiosa. Una delimitazione dell’indefinibile,
soprattutto senza quell’applicazione della perizia tecnica umana, proprio
perché il bello è legato al visibile e all’udibile.  Non smarriamo il significato della verità! La
verità è come una sorta di pianura con i suoi colori, le sue figure, i suoi
ornamenti. 
Sono loro che massaggiano i sensi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MIMMO LEGATO  

                                      

Mimmo
Legato, teorico, artista, esperto di arti visive, curatore, Docente, è uno dei
protagonisti della
ricerca artistica ed estetica italiana. La sua formazione Accademica insieme
agli studi di settore, gli hanno consentito conoscenza e competenza nelle
attività artistico-culturali. Ha realizzato numerose opere e progetti d’arte
con il coinvolgimento di sapienti critici del settore: galleristi, Associazioni
Culturali, aree museali, Enti pubblici e privati. Nonché eventi con la collaborazione
del MIC, delle Sovrintendenze e delle biblioteche storiche. Ha operato in
qualità di artista con l’Istituto Poligrafico e la Zecca dello Stato, Roma, per
la diffusione del proprio lavoro. Ha svolto attività artistica ed espositiva in
Italia e in Europa con numerose Case Editrici, gallerie, Associazioni
Culturali, Residenze Storiche, fra le tante, Giorgio Mondadori, UTET,
Italiarts, Editalia, Il Triangolo, Villa Farsetti (Venezia) Citè internationale
de Paris, Event Venue Sello Library (Finlandia), Palazzo Corvaja (Taormina),
Sovrintendenza Galleria Nazionale (Cosenza). Esperto del paesaggio storico
architettonico e delle Città antiche, ha realizzato interventi pittorici e
approfondimenti teorici sull’identità, inclusione, ambiente, conservazione, turismo
culturale. Nel ruolo di Professore ordinario di Arti Visive, ha curato
importanti mostre, diretto e organizzato simposi, seminari, congressi con
l’intento di allargare gli orizzonti dell’arte classica, moderna e
contemporanea, a confronto. Sempre in qualità di esperto e docente di Arte e
Comunicazione Visiva, è stato invitato dalle Dirigenze Scolastiche a
sovrintendere progetti sulle competenze trasversali, l’orientamento, la
modernità estetica nella società contemporanea. Ha pubblicato una sequenza di testi
monografici antologici, “Attraversando l’inconscio”, “Fuori e dentro lo
spazio”, “L’unità dei contrari”, “Metà e fisicà”, “Forma luce” sino all’ultimo
edito, “Profondità di superficie’’, che uscirà a breve. I volumi, che
contestualizzano il suo lavoro, sono inseriti nelle collane d’arte italiane. Ha
fatto parte di numerosi Comitati Scientifici nell’ambito museale e culturale.
Ha espletato l’incarico di Presidente protempore del Rotary Club Rende. Anche
nell’Associazionismo, come service per migliorare positivamente il territorio,
tra tanto altro, ha introdotto il pensiero in arte in diverse attività,
dall’ammodernamento estetico ed urbano della Città, alla bellezza dei luoghi
con l’inserimento di manufatti artistici per il godimento visivo dei visitatori.
I mezzi di informazione, sia televisivi che giornalistici sono stati
continuamente attenti, al suo lavoro di artista contemporaneo. Invitato in
numerose trasmissioni televisive e redazionali, mediante interviste e forum di
riferimento, ha sempre portato avanti nei sui commenti, le idee e la creatività
connesse con la storia all’interno delle società in continua evoluzione.

 

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