close
ArteArtistiSegnalazione Eventi

Montecarlo 2026. “Le meraviglie del mare” di Nadia Martorano, la nuova opera materica presentata ad Artexpo Salon Sincerity

Le meraviglie del mare - Opera di Nadia Martorano

Il mare non è mai soltanto un luogo. È una memoria liquida, un archivio silenzioso dove ogni forma custodisce una traccia: il movimento di una creatura, la pazienza del tempo, il respiro nascosto di un mondo che continua a vivere lontano dagli occhi.

Proprio dentro questa dimensione sospesa prende forma “Le meraviglie del mare”, l’opera che l’artista Nadia Martorano presenterà per la prima volta al pubblico internazionale in occasione di Artexpò Gallery Salon Sincerity, presso il Monte-Carlo Bay, Principato di Monaco, sabato 19 settembre 2026. Un appuntamento che segna l’ingresso di questa creazione in un contesto prestigioso, portando sulla scena artistica un lavoro nato dall’incontro tra pittura, materia e meraviglia.

La tela non si limita a raffigurare un fondale marino, ma costruisce un piccolo universo da attraversare con lo sguardo. Pesci, coralli e conchiglie abitano uno spazio dai colori vivaci e dall’impronta volutamente naif, dove la semplicità non coincide con superficialità, ma diventa una scelta consapevole: il ritorno a un linguaggio immediato capace di parlare prima alla sensibilità e poi alla ragione.

La materia assume qui un ruolo fondamentale. L’olio dialoga con la resina, mentre vere conchiglie del Mar Mediterraneo vengono incorporate nell’opera trasformandosi da elementi naturali a frammenti di racconto. I coralli, realizzati in rilievo tridimensionale, sembrano oltrepassare il limite della tela e invitare lo spettatore a entrare in profondità, quasi come se quella superficie dipinta fosse una soglia verso un paesaggio sommerso.

 

La scelta di un’impronta naif apre una riflessione più ampia sul valore dello sguardo. In un panorama artistico spesso orientato verso la complessità concettuale, questa opera rivendica il diritto della meraviglia, della spontaneità e dell’emozione immediata. Non un ritorno al passato, ma il recupero di quella capacità originaria di osservare senza sovrapporre al mondo troppe interpretazioni.

 

È proprio in questo spazio di libertà che emerge il riferimento a Pablo Picasso e alla sua celebre frase: “A dodici anni dipingevo come Raffaello, però ci ho messo tutta la vita per imparare a dipingere come un bambino”. Una frase che contiene il paradosso della ricerca artistica: arrivare alla maturità senza perdere la freschezza dello stupore.

L’artista accoglie questa riflessione e la trasforma in un pensiero personale, quasi in un dialogo aperto con il grande maestro spagnolo. La varietà del suo percorso creativo, infatti, sembra muoversi proprio in questa direzione: mantenere viva la semplicità dello sguardo infantile senza rinunciare alla crescita, alla sperimentazione e all’evoluzione del linguaggio artistico.

«Picasso – racconta l’artista – intendeva dire che serve una vita intera per liberarsi delle regole acquisite e tornare a esprimersi con la spontaneità, la freschezza e l’immediatezza dell’infanzia. Personalmente cerco di conservare la semplicità dei bambini, perché non voglio dimenticare l’origine dello stupore e il valore dell’evoluzione artistica. A volte bisogna osservare con semplicità per riuscire a vedere davvero e apprezzare le meraviglie della vita per ciò che sono, senza lasciarsi condizionare dalle regole e dalle esperienze accumulate».

Da questa prospettiva, “Le meraviglie del mare” diventa qualcosa di più di una rappresentazione marina: diventa una dichiarazione di poetica. Il fondale dipinto non racconta soltanto ciò che si trova sotto la superficie dell’acqua, ma anche ciò che spesso rimane nascosto dentro lo sguardo umano: la capacità di stupirsi ancora.

«Questo – aggiunge l’artista – vale anche come preliminare per entrare pienamente nel misterioso universo dell’arte. Se ogni volta non iniziamo a camminare, non possiamo pretendere di correre senza subire conseguenze. La pazienza e la capacità di immedesimarsi in diverse prospettive permettono di non lasciare nulla inosservato e di non farsi cogliere impreparati. Non bisogna mai dimenticare il passato, perché è la storia di ciò che siamo».

Forse è proprio questa la direzione segreta dell’opera: un viaggio che parte dal mare per arrivare all’essere umano. Le conchiglie custodiscono il tempo, i colori conservano la gioia della scoperta, la materia restituisce presenza a ciò che normalmente resta lontano. A Montecarlo, davanti a questa nuova opera, il pubblico non sarà chiamato soltanto a osservare un fondale marino, ma a ritrovare quella parte dello sguardo capace ancora di meravigliarsi.