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Codice Visivo 2026. Il viaggio oltre la mappa, mostra di fotografia contemporanea

La seconda edizione del progetto ideato e curato da Monica Bisin torna a Roma dal 17 al 24 ottobre.

Quattro autori,quattro progetti fotografici e un tema che invita ad andare oltre la geografia per entrare nella dimensione più personale dello sguardo.

L’ArteCheMiPiace torna a essere media partner dell’iniziativa.

 

Ci sono viaggi che hanno una destinazione precisa e altri che iniziano proprio quando quella destinazione smette di essere il punto centrale del percorso. È da questa seconda possibilità che prende forma Codice Visivo 2026 – Il viaggio – Oltre la mappa, la nuova edizione del progetto ideato e curato da Monica Bisin per Fag Arti Visive.

 

Dopo la prima edizione dello scorso anno, Codice Visivo torna a Roma con una formula che non cambia nella sua impostazione curatoriale, ma rinnova il proprio campo d’indagine. Dal 17 al 24 ottobre 2026, negli spazi del Sotto Sopra Art Studio, nel quartiere San Giovanni, quattro autori saranno chiamati a confrontarsi con il tema del viaggio, ciascuno attraverso un progetto autonomo e una personale costruzione dell’immagine.

Il vernissage è in programma sabato 17 ottobre alle ore 17.00. La mostra rientra inoltre nel circuito della Roma Art Week, la manifestazione annuale diffusa dedicata all’arte contemporanea nella capitale.

Un format pensato per dare tempo alla fotografia

Uno degli elementi che caratterizzano Codice Visivo è la scelta di lavorare con soli quattro autori.

Non si tratta semplicemente di una riduzione numerica rispetto alle collettive più ampie. È una precisa scelta curatoriale,che nasce dalla volontà di dare a ogni fotografo lo spazio necessario per presentare non soltanto alcune immagini,ma un vero e proprio progetto fotografico.

La differenza è sostanziale.

La fotografia d’autore si sviluppa spesso attraverso una pluralità di immagini che costruiscono tra loro una relazione. La singola fotografia può possedere una propria forza, ma è nella sequenza, nell’accostamento, nelle variazioni di ritmo e nelle corrispondenze tra le immagini che un progetto può rivelare la propria struttura narrativa.

L’autore non presenta quindi soltanto delle fotografie: predispone un racconto per immagini.

Ogni opera diventa parte di una costruzione più ampia. Una fotografia può introdurre un tema, un’altra modificarne la percezione, una terza aprire una direzione inattesa. È attraverso questo montaggio visivo che il lavoro fotografico può restituire un’esperienza, un luogo, una cultura o una percezione senza ridurli alla semplice rappresentazione.

Codice Visivo sceglie quindi di concedere a ciascun autore un tempo di visione maggiore.

Quattro presenze significano quattro percorsi che possono essere attraversati con maggiore attenzione. La pluralità non viene ricercata nella quantità degli espositori, ma nella distanza tra le loro ricerche.

Ed è proprio questo il format che Monica Bisin ha scelto di mantenere dalla prima alla seconda edizione.

Foto Andrea Bernabini

Dalla prima edizione a oggi: cambia il tema, resta il metodo

La prima edizione di Codice Visivo,lo scorso anno,era nata dalla volontà di esplorare la fotografia come linguaggio plurale,mettendo a confronto quattro differenti modalità di costruzione dell’immagine e aprendosi alla sperimentazione e ai nuovi linguaggi visivi.

Quest’anno il progetto si concentra invece sul viaggio.

Ma cosa è cambiato nel passaggio dalla prima alla seconda edizione?

Ne abbiamo parlato direttamente con la curatrice Monica Bisin

 

La prima edizione di Codice Visivo, lo scorso anno, nasceva dalla volontà di esplorare la fotografia come linguaggio plurale, mettendo a confronto quattro differenti modalità di costruzione dell’immagine. Quest’anno, con Il viaggio – Oltre la mappa, il progetto torna con una seconda edizione che parte da un tema preciso e apre nuovi percorsi di lettura. Che cosa è cambiato, dal punto di vista curatoriale, nel passaggio dalla prima alla seconda edizione e quale continuità hai invece scelto di mantenere?

 

Dal punto di vista curatoriale non è cambiato nulla: ho scelto di mantenere lo stesso format della prima edizione,mettendo in dialogo quattro autori e quattro progetti completamente differenti. A cambiare è la tematica,ma resta centrale la volontà di mostrare come uno stesso tema possa generare visioni, linguaggi e interpretazioni profondamente diverse.

Una risposta che chiarisce bene la natura di Codice Visivo: non un contenitore che cambia identità a ogni edizione,ma un progetto che mantiene una precisa struttura curatoriale e la mette ogni volta alla prova attraverso un nuovo tema.

Se nella prima edizione il centro della ricerca era la pluralità del linguaggio fotografico,quest’anno la domanda si sposta sul modo in cui la fotografia possa trasformare l’idea stessa di viaggio.

Oltre la mappa. Quando il luogo diventa esperienza

Il viaggio proposto da Codice Visivo non coincide con la semplice destinazione.

È attraversamento di luoghi, ma anche di culture, memorie, percezioni e sensibilità. Può essere fisico, culturale, spirituale o immaginario.

Il tema permette così ai quattro autori di partire da realtà molto differenti per arrivare a una domanda comune: che cosa accade allo sguardo quando attraversa un luogo?

Quattro autori, quattro modi di viaggiare

Sandro Lombardo porta il progetto The Ships of Time in Giappone, ma il suo viaggio procede soprattutto attraverso una diversa percezione del tempo e dello spazio. I concetti di Ma, lo spazio della pausa e dell’intervallo, e Mujō,l a natura transitoria delle cose, diventano chiavi per osservare vuoti, presenze e sospensioni. Il Giappone si trasforma così da destinazione geografica a esperienza percettiva.

Riccardo Zappelli attraversa Venezia partendo proprio dall’immagine ormai sedimentata della città. Una Venezia raccontata e riprodotta innumerevoli volte, che rischia di essere riconosciuta prima ancora di essere guardata. Attraverso mosso, luce e colore, con un linguaggio vicino alla pittura, l’autore interviene sulla realtà e cerca un’immagine diversa della città. Il riferimento alla Venezia di Francesco Guccini introduce inoltre una dimensione di memoria e disincanto.

Con Girolamo Mingione, il viaggio diventa ricerca formale. In La forma del viaggio, Roma, Rotterdam, Amsterdam e Varsavia vengono attraversate attraverso linee, superfici, geometrie, tagli e prospettive. L’architettura diventa materia visiva e la riconoscibilità del luogo lascia spazio a una grammatica dello sguardo capace di mettere in relazione città lontane.

Elisabetta Nottola, con Shamma, conduce invece il pubblico nell’altopiano etiopico, seguendo il significato culturale e spirituale del tradizionale scialle bianco che accompagna la vita delle comunità locali. A Lalibela, le celebrazioni di Genna e Fasika emergono dalla penombra delle veglie illuminate dalle candele; poi il racconto si apre alla quotidianità, ai mercati, al lavoro, al teff, alla terra. Il bianco e nero diventa una scelta espressiva precisa, capace di concentrare l’attenzione sulle persone e sulla realtà incontrata.

Quattro percorsi,quindi, che non cercano una definizione unica del viaggio, ma ne mostrano la molteplicità.

La distanza tra ciò che vediamo e ciò che la fotografia rivela

È proprio nella distanza tra il luogo e lo sguardo che Monica Bisin individua uno dei territori più fertili della fotografia.

 

Il titolo Il viaggio – Oltre la mappa sembra suggerire che il viaggio fotografico non coincida necessariamente con il raggiungimento di un luogo, ma con la trasformazione dello sguardo di chi lo attraversa. Quanto conta, nella fotografia, la distanza tra il luogo che abbiamo davanti e ciò che l’autore riesce a farci vedere oltre quel luogo?

È proprio in quella distanza che,secondo me, nasce la fotografia. Il luogo è il punto di partenza, ma ciò che conta è quello che lo sguardo dell’autore riesce a rivelare oltre ciò che abbiamo davanti agli occhi: una dimensione personale, emotiva o concettuale che trasforma un luogo in un’esperienza.

È una risposta che attraversa idealmente tutti e quattro i progetti.

Il Giappone di Lombardo non è soltanto il Giappone. Venezia non è soltanto Venezia. Le città di Mingione non sono semplicemente quattro città europee. E l’Etiopia di Nottola non è soltanto un territorio da documentare.

In ciascun caso il luogo costituisce il punto di partenza di un processo di trasformazione: la realtà viene attraversata dallo sguardo dell’autore e restituita come esperienza.

È qui che la fotografia si allontana dalla semplice documentazione e diventa linguaggio.

 

Foto Andrea Bernabini

La scelta degli autori. quattro percorsi personali

La selezione dei quattro fotografi risponde proprio a questa esigenza.

 

I quattro fotografi presenti in questa edizione affrontano il tema del viaggio attraverso prospettive molto diverse: dal Giappone di Sandro Lombardo alla Venezia di Riccardo Zappelli, dalle architetture attraversate da Girolamo Mingione fino alla dimensione culturale e spirituale dello Shamma di Elisabetta Nottola. Qual è stato il criterio che ha guidato la scelta dei quattro autori e che tipo di relazione hai individuato tra percorsi così differenti?

 

Il criterio è stato quello di scegliere autori capaci di interpretare il viaggio in una dimensione molto personale e concettuale, lontana dalla sua lettura più convenzionale. Il filo che lega percorsi così differenti è proprio questo: andare “oltre la mappa”, oltre la geografia, per trasformare il viaggio in un’esperienza dello sguardo e della sensibilità.

La relazione tra gli autori,quindi,non è costruita sulla somiglianza.

È esattamente il contrario.

È nella loro capacità di partire da esperienze diverse e di trasformarle in altrettante forme di visione che il progetto trova la propria unità.

Monica Bisin. La curatela come ricerca

C’è infine un altro viaggio che attraversa Codice Visivo: quello della stessa curatrice.

Monica Bisin è da anni impegnata nella costruzione di progetti dedicati alla fotografia e all’arte contemporanea. La continuità del suo lavoro non si misura soltanto nella successione degli eventi,ma nella capacità di trasformare ogni nuovo progetto in un’occasione di ricerca e confronto.

Monica Bisin, artista e curatrice indipendente,

 

Monica, prima di concludere, vorrei riconoscere la continuità e l’ottima qualità del tuo lavoro curatoriale, che negli anni si è tradotto in una successione di progetti, incontri e nuove esplorazioni nel campo dell’arte contemporanea. Da dove nasce questa costante necessità di progettare e quanto,nel tuo percorso, la curatela è diventata essa stessa una forma di ricerca, quasi un modo personale di attraversare e interpretare l’arte contemporanea?

 

Ti ringrazio per questa domanda, perché mi dà modo di raccontare una parte importante del mio lavoro. La necessità di progettare nasce soprattutto dal bisogno di dare forma alle idee che ho in testa, di trasformarle in qualcosa di reale,visibile e condivisibile. Poi, nel confronto con gli artisti e con i loro percorsi, queste idee si arricchiscono e diventano a loro volta una forma di ricerca, che mi permette di continuare a scoprire e interpretare la fotografia contemporanea,ma anche me stessa.

È forse questa la dichiarazione che meglio completa il senso di Codice Visivo: progettare non come semplice passaggio dall’idea all’esposizione, ma come processo aperto, nel quale il confronto con gli artisti modifica e arricchisce la ricerca curatoriale.

Il viaggio, alla fine, non riguarda soltanto i quattro autori.

Riguarda anche il modo in cui una mostra nasce, si sviluppa e cambia attraverso gli incontri.

Una collaborazione che continua

Anche per questa seconda edizione L’ArteCheMiPiace torna a essere media partner di Codice Visivo, proseguendo la collaborazione avviata con la prima edizione.

Il blog dedicato all’arte e alla cultura contemporanea accompagnerà il progetto con un approfondimento editoriale dedicato alla mostra e ai suoi protagonisti.

In dialogo con il tema del viaggio, sarà inoltre presente attraverso sei opere tratte da UrbanBlur di Giuseppina Irene Groccia. Il progetto, attraverso movimento, mosso e dissolvenza, trasforma luoghi, igure e architetture in frammenti percettivi, portando il viaggio dalla dimensione dello spazio a quella della memoria visiva e della percezione.

Un progetto nel circuito della Roma Art Week

La seconda edizione di Codice Visivo è riconosciuta dalla FIAF – Federazione Italiana delle Associazioni Fotografiche e rientra nel circuito della Roma Art Week, manifestazione annuale diffusa dedicata all’arte contemporanea che coinvolge gallerie, istituzioni, artisti e realtà culturali della capitale.

Confermata quindi la collaborazione con RAW, piattaforma dedicata al panorama dell’arte contemporanea romana, e con Arte 24, format televisivo al servizio della cultura che da quindici anni dà voce e visibilità a numerosi eventi in location pubbliche e private.

La mostra sarà ospitata dal Sotto Sopra Art Studio, atelier e piccola galleria espositiva guidata dalla pittrice Rosanna Cerutti, nello storico e vivace quartiere romano di San Giovanni.

Il progetto sarà accompagnato da un catalogo dedicato ai quattro autori e da un articolato progetto di comunicazione e promozione.

Codice Visivo torna dunque con una seconda edizione che mantiene intatta la propria struttura e cambia il proprio punto di osservazione.

Quattro autori. Quattro progetti. Quattro modi di intendere il viaggio.

Non una destinazione da raggiungere, ma una possibilità di vedere oltre ciò che già conosciamo.

Perché, come suggerisce il titolo di questa nuova edizione, oltre la mappa comincia quello spazio nel quale il luogo diventa esperienza e lo sguardo diventa racconto.

Codice Visivo 2026
Il viaggio – Oltre la mappa

17–24 ottobre 2026

Vernissage: sabato 17 ottobre, ore 17.00

Sotto Sopra Art Studio – Roma San Giovanni

A cura di Monica Bisin / Fag Arti Visive

Ingresso libero

Media Partner: L’ArteCheMipiace

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