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Interviste

Nel tempo sospeso dello sguardo. La poesia visiva di Willy Indiviglia

Il lavoro di Salvatore Indiviglia, conosciuto artisticamente come Willy Indiviglia, si colloca in uno spazio di confine dove la fotografia si apre alla trasformazione e approda a una dimensione plastica e mutevole. La sua ricerca prende forma da uno sguardo stratificato nel tempo, attraversato da una pratica personale che intreccia l’eredità analogica con una rinnovata tensione contemporanea, in un equilibrio sottile tra perizia tecnica e slancio creativo.

Nelle sue immagini il passato agisce come punto di partenza, uno spazio da interrogare e da rielaborare attraverso stratificazioni visive che amplificano la dimensione emotiva più di quella descrittiva. L’opera finale privilegia la tensione espressiva e lascia emergere aspetti spesso marginali dello sguardo, come l’ombra, il ricordo e la percezione mutevole dell’identità.

La dimensione digitale diventa uno spazio di libertà, una sorta di camera oscura contemporanea in cui l’artista rielabora segni, volti e paesaggi interiori, lasciando che colore e materia visiva costruiscano una narrazione aperta. Le composizioni oscillano tra riconoscibilità e dissolvenza, invitando l’osservatore a soffermarsi e a entrare in un dialogo emotivo con l’immagine.

Ciò che emerge è una ricerca che tiene insieme tecnica e sensibilità. Ogni intervento sembra guidato da un gesto spontaneo e consapevole, dove la sperimentazione diventa linguaggio e la trasformazione dell’immagine riflette un’indagine continua sul tempo e sul sé. Le opere di Indiviglia suggeriscono una metamorfosi visiva e interiore, in cui l’immagine non resta ancorata alla sua funzione descrittiva, ma si lascia condurre verso la visione, mentre la fotografia si apre a una dimensione percettiva più immersiva.

In questa nuova occasione editoriale, dopo le precedenti collaborazioni con il nostro magazine ContempoArte, il suo lavoro si apre a una lettura più approfondita, mostrando un percorso artistico in evoluzione che coniuga osservazione del reale e intensità poetica verso nuove forme espressive.

A chiarire ulteriormente questa ricerca è la conversazione che segue, in cui l’artista ne svela motivazioni e sviluppi.

Il tuo lavoro nasce dalla fotografia, ma si trasforma attraverso l’elaborazione digitale.

Come inizia il tuo processo creativo, dallo scatto all’immagine finale?

 

Quando stampavo in camera oscura sperimentavo la fotografia aggiungendo dei disegni, ma devo ammettere che i risultati non erano soddisfacenti per le mie esigenze. Con l’arrivo del digitale ho recuperato immagini analogiche ed elaborandole con Snapseed sono riuscito a ottimizzare i miei lavori ampliando la mia creatività. Partendo dalla proprietà di un singolo scatto riesco ad ottenere diverse varianti.

Nella fase di lavorazione mi accompagna sempre la musica: quando l’ascolto riesco a provare emozioni e sensazioni che mi accompagnano nella realizzazione dell’opera in esecuzione. L’istinto e la sperimentazione mi danno la possibilità di ricercare elementi da abbinare amalgamando o la drammaticità o la leggerezza.

L’attimo che scorre tra un passaggio e l’altro durante la creazione è unico e irripetibile. Una volta salvato il progetto, sarà impossibile ricrearne uno simile.

 

Usi Snapseed come strumento principale di intervento sulle immagini.

Cosa ti offre questa app in termini espressivi e perché l’hai scelta rispetto ad altri strumenti?

 

Inizialmente utilizzavo dei programmi che non mi permettevano di creare liberamente. Snapseed è un’applicazione che uso con il cellulare, che mi consente di lavorare come se fosse la camera oscura. La sua grandezza deriva dalla libertà che ti lascia nel ricercare esattamente l’effetto che si vuole comunicare. Nessun filtro preimpostato viene inserito.

Le dissolvenze, le trame, le luci, le sfocature che creano la profondità di campo e le texture si intrecciano come desidero, dando forma alla composizione. 

 

 

Hai dichiarato di voler “sconvolgere l’identità dei simboli a te più cari”.

Quali sono questi simboli e che tipo di relazioni personali hai con essi?

Fin da quando fotografavo con le macchine analogiche osservavo tutto quello che mi circondava. Alberi, uccelli, nuvole, strati di vernici, graffiti, murales, …

Sono simboli che scelgo per delle rievocazioni del passato. Queste vengono enfatizzate, sezionate e stravolte con lo scopo di esasperare la proprietà del soggetto, per ricercare altre forme di linguaggio che faranno da sfondo a composizioni future.

Nelle tue opere emerge spesso un dialogo tra passato e presente.

In che modo questi due tempi convivono nelle tue immagini?

 

In fase di lavorazione tento di raccontare una storia. Una fotografia eseguita con una reflex analogica ha una sua impronta definitiva che rimane nel tempo; con le nuove tecnologie riesco a trasformare la stessa immagine, aumentandone la caratteristica visiva ed emotiva e proiettandola ad una nuova espressione più attuale.

Il colore ha un ruolo centrale nel tuo lavoro: sfumature, velature, effetti di “vedo e non vedo”.

Che valore simbolico ed emotivo attribuisci al colore?

L’inizio di un mio lavoro in fase di elaborazione è principalmente l’esasperazione dei colori e delle velature.

È una mia decisione non essere troppo preciso, amo l’imperfezione e di proposito aumento la saturazione, le sfocature e la profondità di campo che in fase di ripresa con un cellulare non è possibile attuare.

L’applicazione mi permette di lavorare sul formato digitale con padronanza e dimestichezza e mi consente di usare le mie dite come pennelli.

 

Volti e figure appaiono talvolta riconoscibili, talvolta quasi dissolti.

È una scelta legata al tema dell’identità? Cosa vuoi suggerire allo spettatore?

 

Nelle mie opere quando è presente la mia figura in ombra con una leggera trama si tratta di uno studio sulla mia identità. L’ombra rappresenta la mia giovinezza che con il tempo svanisce, mentre nei casi in cui la trama è più visibile c’è una forte volontà di reagire e di sentirsi considerato anche nella vita sociale.

Tutto quello che circonda la mia ombra caratterizzata da colori, luci e trame, rappresenta ciò che amo.

I volti immortalati in un determinato momento conservano l’eternità del tempo. La dissolvenza stimola lo spettatore a scrutare, immaginare, comprendere che cosa vuole comunicare.

Le tue immagini sembrano muoversi tra realtà e visione, tra memoria e trasformazione.

Quanto conta l’istinto rispetto alla progettazione nel tuo lavoro?

 

Quando realizzo le mie opere la musica ricopre un ruolo indispensabile nel processo di creazione: pensieri e immagini mi affiorano magicamente e trasportato dall’istinto, la costruzione del progetto avviene in modo naturale. 

La galleria fotografica diventa una piccola macchina del tempo: scorrendo le immagini, un continuo salto tra passato e presente, rivivo le esperienze vissute e cerco i soggetti da inserire nel nuovo quadro.

 

Che tipo di esperienza desideri che il pubblico viva davanti alle tue opere? Più una lettura razionale o un coinvolgimento emotivo?

 

Per come vengono create le mie opere mi auguro più un coinvolgimento emotivo e che lo spettatore si soffermasse, anche per un attimo, ad osservare in maniera non superficiale.

Nel tuo lavoro l’immagine sembra attraversare una sorta di metamorfosi, passando dall’essere ricordo a visione.

Cosa accade, per te, in questo spazio di trasformazione?

 

In questo spazio di trasformazione rimango sorpreso dalle molteplici sfaccettature che intravedo visibilmente durante la fase di processo. È un momento di estrema libertà interiore in cui posso scegliere esattamente il messaggio che intendo comunicare senza vincoli o restrizioni.

 

Guardando al futuro, come immagini l’evoluzione della tua ricerca artistica?

 

In futuro vorrei integrare le mie sculture in legno abbinandole e trasformandole in formato digitale e aumentando le possibilità di progettazione.

La mia è una continua ricerca introspettiva e verso tutto ciò che mi circonda.

 

Ringrazio Giuseppina Irene Groccia, che da alcuni anni mi dà la possibilità di far conoscere la mia arte e in questo caso di esprimere il concetto e il lavoro che svolgo.

Salvatore Indiviglia in arte Willy Indiviglia, presente su Instagram con il nome di willy_1960

Nato a Milano.

Da sempre la mia passione principale è la fotografia, seguita successivamente dalla scultura.

Per anni le mie conoscenze si sono evolute con l’apporto della camera oscura  dalla reflex  35  millimetri  fino al medio formato  6 x 6.

Sono autodidatta, terminata la mia vita lavorativa mi sono dedicato ad approfondire il formato digitale.  Utilizzo come camera da ripresa il cellulare e per la post-produzione l’applicazione Snapseed.

Sono di natura un osservatore, mi piace ricercare attentamente nuovi linguaggi espressivi.