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ArtistiInterviste

Vitaly Gunaza. Quando la realtà smette di essere soltanto ciò che appare

C’è un aspetto da cui partire per comprendere la pittura di Vitaly Gunaza. La sua ricerca nasce da una estrema fiducia nella capacità dell’immagine di raccontare ciò che spesso sfugge alle parole. Non è una pittura che si limita a restituire il mondo nella sua evidenza, ma una pittura che cerca, dentro il visibile, quella zona più indefinita dove convivono percezione e immaginazione.

 

La solida formazione accademica, maturata tra Ucraina e Bielorussia, rappresenta per l’artista una base fondamentale, non un punto di arrivo. Il suo percorso parte dalla conoscenza della tradizione figurativa per aprirsi progressivamente verso una dimensione più personale, dove il realismo diventa uno strumento per indagare una realtà più complessa. Non si tratta infatti di abbandonare la forma, ma di ampliarne il significato, ciò che viene rappresentato non è soltanto un luogo, una figura o un frammento urbano, ma la traccia di un’esperienza interiore.

 

Le sue città, spesso immerse nelle atmosfere sospese del crepuscolo, della notte o della pioggia, appartengono a un tempo indefinito. Sono luoghi che riconosciamo, ma nei quali qualcosa sembra sfuggire. Le strade illuminate dai fari, i riflessi sull’asfalto, il movimento delle persone che attraversano lo spazio urbano diventano elementi attraverso cui l’artista racconta una condizione fortemente contemporanea, che è quella dell’uomo immerso nella realtà e, allo stesso tempo, distante da essa, continuamente attraversato da pensieri e mondi interiori.

 

Questa ambivalenza attraversa l’intera ricerca di Gunaza e ne definisce il linguaggio. Le figure presenti nelle sue tele vivono una dimensione sospesa, collocate in uno spazio di transizione dove il movimento e il pensiero sembrano fondersi. Camminano, attendono, attraversano luoghi senza mai essere completamente definiti. La loro identità sembra dissolversi nel movimento e nell’atmosfera, lasciando spazio a una lettura più ampia, nella quale ogni osservatore può riconoscere una propria esperienza.

Anche il colore assume nella sua pittura un ruolo che va oltre la funzione descrittiva. Le tonalità fredde, profonde e avvolgenti, interrotte da improvvise aperture luminose, costruiscono una intensità emotiva in cui il dato reale si trasforma in sensazione. La luce diventa un elemento narrativo capace di attraversare la scena e di portare in superficie una dimensione più nascosta, legata agli stati d’animo e alla percezione del tempo.

A questo si aggiunge una particolare attenzione per la materia pittorica. Le pennellate energiche, l’uso della spatola e la consistenza della superficie non sono soltanto scelte tecniche, ma parte integrante del racconto. La pittura diventa presenza fisica, movimento trattenuto sulla tela, una superficie nella quale il gesto dell’artista continua a dialogare con lo sguardo di chi osserva.

 

La pittura di Gunaza si costruisce su un continuo slittamento tra il riconoscibile e l’indefinito, tra la concretezza della forma e la libertà della percezione. La componente figurativa agisce come una traccia, un punto di accesso al reale, mentre gli elementi più rarefatti e astratti aprono l’immagine a molteplici possibilità interpretative. È proprio in questo equilibrio dinamico tra ciò che viene suggerito e ciò che resta affidato all’interpretazione che la sua pittura trova la propria peculiarità: l’opera diventa uno spazio di relazione, un luogo nel quale lo spettatore è chiamato a completare il senso attraverso la propria esperienza interiore.

© Giuseppina Irene Groccia, 2026. Tutti i diritti riservati.

Nell’intervista che segue, Vitaly Gunaza racconta le motivazioni, le riflessioni e le scelte che hanno accompagnato e continuano a orientare il suo percorso creativo.

Per iniziare, vorremmo fare un passo indietro nel tempo: come è nato il suo rapporto con l’arte? Si considera un artista autodidatta che ha sviluppato il proprio talento attraverso l’esperienza e la sperimentazione, oppure ritiene che la sua formazione accademica abbia avuto un ruolo determinante nella costruzione della sua identità artistica attuale?

Ho ricevuto una formazione artistica. Prima ho frequentato un college e successivamente un’accademia. I miei studi mi hanno dato molto, sia attraverso gli insegnamenti dei miei docenti, sia grazie al confronto con gli altri studenti con i quali ho avuto la fortuna di imparare e crescere.

Ho studiato in istituzioni piuttosto tradizionali ed è stata un’esperienza preziosa. Ho sviluppato le mie capacità affrontando difficoltà sempre maggiori e ho imparato molto lungo questo percorso.

Allo stesso tempo, credo che ogni artista sia, in una certa misura, autodidatta, anche quando possiede una formazione accademica. Si continua a crescere attraverso l’esperienza, la ricerca e il tentativo. Un insegnante non può insegnare a chi non è disposto ad apprendere autonomamente.

Ogni artista vive un momento in cui comprende che l’arte rappresenta la propria strada. Quali sono stati i primi stimoli visivi o le esperienze della sua giovinezza che l’hanno portata a pensare: “Voglio che la pittura diventi la mia professione e il mio modo di vivere”?

Da bambino disegnavo molto e provavo grande piacere nel farlo. Tuttavia, non avevo mai pensato che potesse diventare la mia professione. Non c’erano artisti intorno a me, quindi questa possibilità non faceva parte del mio mondo in quel periodo.

Dopo la scuola non sapevo quale direzione intraprendere nella vita, così inizialmente mi iscrissi a un college legato agli studi della flotta fluviale. Mi resi presto conto che non era il percorso giusto per me e decisi di lasciarlo.

Successivamente mi iscrissi a un altro college, nel dipartimento di design. Accanto al design erano previste lezioni di pittura e disegno, tenute da insegnanti straordinari. Fu proprio lì che improvvisamente compresi quanto quelle discipline stessero modificando la mia percezione del mondo.

Mi sono appassionato così profondamente alla pittura da non riuscire più a immaginare di dedicarmi ad altro. Fu il momento in cui capii che era esattamente ciò che volevo fare per tutta la vita.

Quando iniziano il proprio percorso artistico, molti artisti guardano ai grandi maestri del passato e del presente. Ci sono artisti che hanno rappresentato per lei una fonte di ispirazione o che considera riferimenti importanti per il suo modo di concepire il colore e lo spazio?

Sono molti gli artisti, del passato e della contemporaneità, il cui lavoro mi ispira e dai quali continuo a imparare. Tuttavia, sono davvero tanti e l’elenco cambia continuamente.

Non ho un unico artista preferito né un punto di riferimento assoluto. I miei interessi si evolvono nel tempo e trovo ispirazione in luoghi e momenti diversi.

Il suo stile attuale mostra una grande maturità tecnica, capace di unire realismo e astrazione. Guardando al percorso compiuto fin dagli inizi della sua carriera, come è cambiato il suo modo di dipingere? C’è stato un momento preciso in cui ha sentito la necessità di superare il realismo tradizionale introducendo elementi più astratti?

Sentivo il bisogno di esprimere molte cose che non potevano essere raccontate attraverso le parole e che non potevano essere rappresentate semplicemente dipingendo un altro paesaggio realistico o un’altra veduta urbana.

Inoltre, desidero che i miei dipinti aiutino le persone a entrare in contatto con ciò che esiste dentro di loro.

Per me la realtà non è più limitata soltanto a ciò che vediamo. Si è ampliata fino a comprendere ciò che sentiamo, pensiamo e sogniamo.

Il momento decisivo è arrivato quando mi sono allontanato dalla semplice rappresentazione delle forme esteriori per concentrarmi sulla trasmissione di uno stato interiore.

Nel realismo tradizionale lo spettatore riconosce un luogo o un oggetto preciso; io desideravo invece creare uno spazio aperto alle associazioni personali.

Gli elementi astratti mi hanno aiutato a superare i confini rigidi degli oggetti. Oggi utilizzo elementi realistici — la sagoma di una persona, la luce dei fari, il profilo di un edificio — come punti di partenza, come “ancore” per la mente, lasciando però lo spazio restante alla sensibilità dello spettatore.

Sono gli spettatori stessi a completare quello spazio con i propri significati e le proprie sensazioni. Ognuno porta qualcosa di personale nell’opera e io attribuisco grande valore all’individualità umana.

Tutto ciò che le persone scoprono nei miei dipinti — tutti quei pensieri e quelle emozioni — in realtà appartiene già a loro.

È proprio la combinazione tra elementi realistici e astratti a permettere uno spostamento della percezione e ad aprire la strada verso un’altra realtà, un altro spazio: lo spazio del proprio mondo interiore.

Nelle sue opere emerge una forte presenza di tonalità fredde — come blu profondi e verdi tendenti al petrolio — spesso attraversate da improvvise aperture di luce calda o artificiale. Come nascono queste scelte cromatiche? Cerca di riprodurre una luce reale oppure si lascia guidare dal proprio stato emotivo nel momento della pittura?

Scelgo questi colori soprattutto attraverso l’intuizione. Naturalmente sono anche ispirati dalla realtà, ma allo stesso tempo riescono a esprimere perfettamente uno stato interiore e a creare l’atmosfera che sento più vicina alla mia sensibilità.

Ho una vera passione per queste combinazioni cromatiche. A volte provo letteralmente una forte emozione quando applico un determinato colore sulla tela e comprendo che è proprio quello che appartiene a quel punto dell’opera.

È una sensazione difficile da descrivere a parole ed è una delle ragioni per cui amo profondamente la pittura.

 

Lei ha affermato che, nella pittura, gli elementi essenziali sono per lei il colore, insieme alla percezione dello “spazio, dell’aria e della luce”. Come riesce a rendere percepibile qualcosa di intangibile come l’aria, fino a renderla quasi “respirabile” su una superficie bidimensionale?

 

È proprio uno di quegli aspetti difficili da spiegare in poche parole. Ciò che mi aiuta è la mia formazione classica, unita alla lunga esperienza maturata lavorando sia en plein air sia in studio.

Esistono infinite possibilità pittoriche: l’uso di sottili variazioni cromatiche, differenti tecniche e il potenziale espressivo della pennellata. È una questione di pratica costante e di esperienza, con pochi elementi che possono essere spiegati esclusivamente attraverso la teoria.

Percepisco la tela contemporaneamente come una superficie piana e come uno spazio in sé. Tuttavia, questo descrive soltanto una piccola parte del processo.

 

L’uso della spatola e di pennellate energiche conferisce ai suoi dipinti una forte presenza materica e una particolare consistenza della superficie. Quanto è importante per lei la dimensione fisica della pittura rispetto al disegno e alla precisione del dettaglio?

 

Amo profondamente la pennellata e il lavoro con la spatola. Provo quasi lo stesso piacere nel creare una superficie pittorica ricca di materia che nel lavorare con il colore.

Apprezzo il modo in cui le pennellate rendono tangibile la superficie della tela e, allo stesso tempo, contribuiscono alla costruzione dello spazio. Aiutano a generare una sensazione di movimento, come se lo spettatore potesse quasi attraversare l’ambiente rappresentato.

Tutto concorre — colore, materia, composizione, disegno e dettagli — alla creazione dell’immagine artistica finale.

 

Le sue opere evocano spesso atmosfere metropolitane, notturne e segnate dalla pioggia, dove i confini delle forme sembrano dissolversi. Cosa la attrae di questi ambienti urbani e di queste particolari condizioni atmosferiche?

 

Amo questa condizione crepuscolare, i suoni della grande città e il flusso continuo delle automobili. I fari e i lampioni si riflettono sull’asfalto bagnato.

Cammini per strada immerso nei tuoi pensieri, mentre molte persone ti passano accanto, ognuna portando con sé il proprio mondo interiore.

Il crepuscolo è anche uno stato di transizione: non è completamente giorno né completamente notte, ma qualcosa di indefinito che lascia maggiore spazio all’interpretazione.

A volte diventa il momento ideale per percepire la propria presenza nel mondo. Altre volte crea la sensazione di trovarsi dentro un sogno, come se la realtà stessa diventasse incerta.

 

Le figure umane che abitano le sue tele sono spesso rappresentate in momenti di attesa, cammino o contemplazione, con volti talvolta parzialmente nascosti o sfumati dal movimento. Quale rapporto desidera instaurare tra la figura umana e l’ambiente circostante?

 

La pittura è un’arte statica e io desidero introdurre al suo interno un senso di movimento. D’altra parte, siamo continuamente in movimento, fisicamente e mentalmente, attraversando spazi differenti.

Inoltre, ci muoviamo costantemente tra dimensioni diverse: viviamo nella realtà che ci circonda, ma anche nella realtà dei nostri pensieri, dei ricordi, dei sogni e delle idee.

Allo stesso tempo, il rapido sviluppo della tecnologia ha creato nuovi mondi virtuali. A volte sembra che le persone scompaiano dalla realtà quotidiana, trasferendosi in questi “altri” spazi.

Dove vi trovate in questo momento, mentre state leggendo queste parole? Quale realtà state vivendo?

 

Per concludere, attraverso i video in cui mostra il suo processo creativo lei permette al pubblico quasi di seguire il suo pensiero durante il lavoro. Quando sente che un dipinto ha raggiunto la sua forma definitiva? Esiste un momento preciso in cui comprende che l’emozione iniziale è stata completamente trasferita sulla tela e che è arrivato il momento di fermarsi?

 

Di solito osservo a lungo il mio dipinto. Apporto piccoli cambiamenti e, quando sento che non c’è più nulla che debba essere modificato, comprendo che l’opera è conclusa.

È una decisione che nasce dall’intuizione. Nella pittura molte cose avvengono attraverso l’intuizione.

Vitaly Gunaza. When Reality Becomes More Than What Appears

There is a fundamental aspect from which to begin in understanding Vitaly Gunaza’s painting. His artistic research is rooted in a profound trust in the ability of the image to express what often escapes the boundaries of words. His painting does not simply reproduce the world in its visible appearance; rather, it searches within the visible for that more elusive dimension where perception and imagination coexist.

 

The solid academic background developed between Ukraine and Belarus represents for the artist a fundamental foundation, rather than a point of arrival. His path begins with the knowledge of figurative tradition and gradually opens towards a more personal dimension, where realism becomes a tool for exploring a more complex reality. It is not a matter of abandoning form, but of expanding its meaning: what is represented is not merely a place, a figure, or an urban fragment, but the trace of an inner experience.

 

 

His cities, often immersed in suspended atmospheres of twilight, night, or rain, belong to an undefined time. They are places we recognize, yet something within them seems to escape us. The streets illuminated by headlights, the reflections on wet asphalt, and the movement of people crossing urban spaces become elements through which the artist conveys a profoundly contemporary condition: that of human beings immersed in reality while, at the same time, distanced from it, constantly traversed by thoughts and inner worlds.

This ambivalence runs throughout Gunaza’s entire artistic investigation and defines his visual language. The figures inhabiting his canvases exist within a suspended dimension, placed in a transitional space where movement and thought seem to merge. They walk, wait, and cross places without ever becoming completely defined. Their identity appears to dissolve into movement and atmosphere, leaving room for a broader interpretation in which each observer can recognize a personal experience.

Colour also assumes a role in his painting that extends beyond its descriptive function. The deep, enveloping cold tones, interrupted by sudden luminous openings, create an emotional intensity in which the real becomes transformed into sensation. Light becomes a narrative element capable of moving through the scene and bringing to the surface a more hidden dimension, connected to states of mind and the perception of time.

 

Added to this is a particular attention to the material quality of painting. The energetic brushstrokes, the use of the palette knife, and the consistency of the surface are not merely technical choices, but integral elements of the visual narrative. Painting becomes a physical presence, a movement preserved on the canvas, a surface where the artist’s gesture continues to engage in dialogue with the viewer’s gaze.

 

Gunaza’s painting develops through a continuous shift between the recognizable and the undefined, between the concreteness of form and the freedom of perception. The figurative component acts as a trace, a point of access to reality, while the more rarefied and abstract elements open the image to multiple possibilities of interpretation. It is precisely within this dynamic balance between what is suggested and what is entrusted to interpretation that his painting reveals its distinctive character: the artwork becomes a space of relationship, a place where the viewer is invited to complete its meaning through personal inner experience.

© Giuseppina Irene Groccia, 2026. All rights reserved.

 

 

In the following interview, Vitaly Gunaza shares the motivations, reflections, and choices that have accompanied and continue to guide his artistic journey.

 
 

To begin, we would like to take a step back in time: how did your relationship with art begin? Do you consider yourself a self-taught artist who developed your talent through experience and experimentation, or do you believe that your academic training played a decisive role in shaping the artist you are today?

I received a formal art education. First at a college and later at an academy. My studies gave me a great deal, both through my teachers and through the other students with whom I had the opportunity to learn and grow.

I studied in rather traditional institutions, and it was an invaluable experience. I developed my skills by facing increasingly complex challenges and learned a great deal throughout this process.

At the same time, I believe that every artist is, to some extent, self-taught, even when they have received an academic education. We continue to move forward through experience, research, and trial and error. A teacher cannot teach someone who is not willing to learn independently.

Everyone experiences a moment when they realize that art is their true path. What were the first visual stimuli or early experiences from your youth that led you to understand: “I want painting to become both my profession and my way of life”?

As a child, I drew a lot and found great pleasure in it. However, I never imagined that it could become my profession. There were no artists around me, so this possibility was not part of my world at that time.

After finishing school, I did not know what direction to take in life, so I initially enrolled in a college focused on river fleet studies. I soon realized that it was not the right path for me and decided to leave.

I then enrolled in another college, in the design department. Alongside design, there were classes in painting and drawing, taught by wonderful teachers. It was there that I suddenly realized how much those disciplines were changing my perception of the world.

I became so fascinated by painting that I could no longer imagine doing anything else. That was the moment when I understood that this was exactly what I wanted to dedicate my entire life to.

When beginning their artistic journey, artists often look toward the great masters of the past and the present. Are there artists who inspire you or whom you consider important references for your way of understanding colour and space?

There are many artists, both from the past and from contemporary art, whose work inspires me and from whom I continue to learn. However, there are simply too many to mention, and the list is constantly changing.

I do not have a single favourite artist or an absolute point of reference. My interests continue to evolve, and I find inspiration in different places at different times.

Your current style reveals a strong technical maturity, combining realism and abstraction. Looking back at your artistic journey, how has your approach to painting evolved compared to the early stages of your career? Was there a specific moment when you felt the need to move beyond traditional realism and introduce more abstract elements?

I wanted to express many things that cannot be conveyed through words and that cannot simply be represented by painting another realistic landscape or cityscape. I also want my paintings to help people connect with what exists within themselves.

For me, reality is no longer limited to what we see. It has expanded to include what we feel, think, and dream about.

The turning point came when I moved away from capturing only external forms and began focusing on conveying an inner state. In traditional realism, the viewer recognizes a specific place or object, but I wanted to create a space open to personal associations.

Abstract elements helped me move beyond the rigid boundaries of objects. Today, I use realistic elements — the silhouette of a person, the light of headlights, the outline of a building — as starting points, as “anchors” for the mind, while leaving the remaining space open to the viewer.

The viewers themselves complete this space with their own meanings and sensations. Everyone brings something personal to the work, and I deeply value human individuality.

Everything that people discover in my paintings — all those thoughts and emotions — actually already exists within themselves.

It is precisely the combination of realistic and abstract elements that allows perception to shift and opens the way toward another reality, another space: the space of one’s own inner world.

In your works, there is a strong presence of cool tones — such as deep blues and teal greens — often illuminated by sudden touches of warm or artificial light. How do these colour choices emerge? Do you aim to reproduce real light, or are you guided by your emotional state in the moment of painting?

I choose these colours mainly through intuition. Of course, they are also inspired by reality, but at the same time they perfectly express an inner state and create the atmosphere that feels right to me.

I have a true passion for these colour combinations. Sometimes I literally experience a strong emotional reaction when I place a particular colour on the canvas and realize that it is exactly where it belongs.

It is a feeling that is difficult to describe in words, and it is one of the reasons why I love painting so deeply.

You have stated that, for you, the essential elements in a painting are colour, together with the perception of “space, air, and light.” How do you succeed in making something intangible, such as air, perceptible and almost “breathable” on a two-dimensional surface?

This is precisely one of those aspects that are difficult to explain in a few words. What helps me is my classical background, combined with extensive experience working both en plein air and in the studio.

There are countless painterly possibilities: the use of subtle colour variations, different techniques, and the expressive potential of brushstrokes. It is a matter of constant practice and experience, with very little that can be explained purely through theory.

I perceive the canvas simultaneously as a flat surface and as a space in itself. However, this only describes a small part of the process.

The use of the palette knife and vigorous brushstrokes gives your paintings a strong sense of materiality and texture. How important is the physical presence of paint for you compared to drawing and the precision of detail?

I truly love brushstrokes and working with a palette knife. I experience almost the same pleasure in creating a richly textured painted surface as I do in working with colour.

I appreciate the way brushstrokes make the surface of the canvas tangible while, at the same time, contributing to the creation of space. They help generate a sense of movement, as if the viewer could almost move through the painted environment.

Everything comes together — colour, texture, composition, drawing, and details — to create the final artistic image.

Your paintings often evoke metropolitan, nocturnal, and rain-filled atmospheres, where the boundaries of forms seem to dissolve. What attracts you to these urban environments and these particular atmospheric conditions?

I love this twilight condition, the sounds of the big city, and the continuous flow of cars. Headlights and streetlights are reflected on wet asphalt.

You walk down the street absorbed in your thoughts, while many people pass by, each carrying their own inner world.

Twilight is also a transitional state: it is neither completely day nor completely night, but something undefined that allows greater space for interpretation.

Sometimes it becomes the perfect moment to feel one’s own presence in the world. At other times, it creates the sensation of being inside a dream, as if reality itself becomes uncertain.

The human figures that inhabit your canvases are often portrayed in moments of waiting, walking, or contemplation, with faces sometimes partially hidden or blurred by movement. What kind of relationship do you seek to establish between the human figure and the surrounding environment?

Painting is a static art form, and I want to introduce a sense of movement within it. After all, we are constantly moving, physically and mentally, through different spaces.

Moreover, we are continually moving between different dimensions: we exist in the reality around us, but also within the reality of our thoughts, memories, dreams, and ideas.

At the same time, the rapid development of technology has created new virtual worlds. Sometimes it seems that people disappear from everyday reality, moving into these “other” spaces.

Where are you at this moment, while reading these words? Which reality are you experiencing?

To conclude, you generously share your creative process through videos, almost inviting the audience to follow your thoughts while you work. When do you feel that a painting has reached its final form? Is there a precise moment when you understand that the initial emotion has been fully transferred onto the canvas and that it is time to stop?

Usually, I spend a long time observing my painting. I make small adjustments, and when I feel that nothing else needs to be changed, I understand that the work is complete.

I decide intuitively. In painting, many things happen through intuition.