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Alessio Musella

Rubrica di Alessio Musella

Il Blue Dog di Serge Gauya

Il Blue Dog di Serge Gauya nasce  come espressione artistica visiva, frutto di una passione che l’artista svizzero coltiva fin da bambino..

Serge e’ noto per la sua carriera musicale (iniziata molto presto con studi al conservatorio e consolidata con successi nella musica latina), il “Blue Dog” rappresenta il punto di incontro tra il suo mondo immaginario di bambino e la sua evoluzione come artista Pop Art.

Fin da piccolo, Serge Gauya ha iniziato a creare personaggi e a disegnare cani con uno stile simile a quello che sarebbe poi diventato il suo marchio di fabbrica.

Per molti anni questi disegni sono rimasti parte del suo archivio personale e della sua creatività privata.

​Anche se  disegnava soggetti simili da tempo, è nel 2017 che l’artista ha deciso di dare vita formalmente al Blue Dog.

La prima apparizione e’ stata come dipinto, caratterizzato da uno stile in bilico tra street e Pop Art.

Dal quadro, il Blue Dog si è trasformato in forme tridimensionali, diventando un vero e proprio Art Toy.

Creare una scultura in resina è un processo affascinante che combina la modellazione classica con le moderne tecniche chimiche.

Nel caso di artisti come Serge Gauya, questo metodo gli permette di trasformare un’idea bidimensionale (come un disegno) in un’icona fisica e tangibile.

Tutto inizia con la creazione di un modello originale, chiamato “master”. Serge lo ha creato attraverso la modellazione manuale: utilizzando la plastilina per scolpire la forma a mano, rendendolo un’icona fisica esposta in gallerie e mostre in tutto il mondo.

​Oggi il Blue Dog non è solo un soggetto pittorico, ma un simbolo della carriera artistica di Gauya, che affianca la sua attività di musicista e produttore discografico.

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Rubrica di Alessio Musella

THE MATERIALS – “LE DIVE” Collection

THE MATERIALS – “LE DIVE” Collection

La collezione LE DIVE di THE MATERIALS è concepita come una vera macchina del tempo, un dispositivo artistico attraverso cui Alex Belli riporta il linguaggio visivo alle origini della pop art degli anni ’70. Un ritorno consapevole alla serigrafia storica, ispirata al metodo di Andy Warhol nella Factory di Manhattan, dove l’arte diventava produzione, icona, ripetizione e materia viva.

 

Le protagoniste della collezione sono le Dive, figure femminili che hanno attraversato epoche e immaginari trasformandosi in miti universali: da Marilyn Monroe a Brigitte Bardot, da Audrey Hepburn a Frida Kahlo, fino a Madonna, icona assoluta della pop music e della metamorfosi contemporanea. Ogni opera è un ritratto iconico ma, al tempo stesso, un frammento di tempo riattivato.

 

Attraverso l’uso di colori fluo materici, saturi e vibranti, accostati all’acrilico nero serigrafico, Alex Belli recupera il gesto originario della stampa pop, rendendolo fisico, imperfetto, umano. Le colature, le stratificazioni e le interferenze visive non sono errori, ma tracce del tempo che scorre e si deposita sulla superficie dell’opera.

In LE DIVE, l’immagine non è solo rappresentazione, ma materia temporale: ogni lavoro funziona come un varco, un passaggio tra passato e presente, dove la tecnica storica degli anni ’70 viene riattivata per parlare al linguaggio contemporaneo. La collezione diventa così un’esperienza immersiva e concettuale, in cui il mito pop, la luce e la materia costruiscono una narrazione potente e senza tempo.

LE DIVE non è nostalgia, ma riappropriazione: un atto artistico che trasforma la serigrafia in una macchina del tempo capace di rendere il passato di nuovo presente, vivo, pulsante.

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Rubrica di Alessio Musella

Maschere dell’anima

In questo dipinto di Fadwa Zinelhala, vedo un incrocio tra “Picasso e Pirandello”. Qui, l’artista sembra muoversi in un territorio in cui la scomposizione visiva (tipica del Cubismo di Picasso) incontra la frammentazione dell’identità (il tema del “doppio” e delle “maschere” di Luigi Pirandello).

L’artista con la sua opera presso la Star Home Gallery di Dubai
L’artista con l’Art Advisor Alessio Musella
L’artista con l’Art Advisor Alessio Musella

Un’opera che esplora la crisi dell’uomo moderno.

Come nel romanzo Uno, nessuno e centomila, il soggetto non è più un’entità unica e definita.

È frammentato, a riflettere l’idea che non abbiamo una sola personalità, ma tante quante sono le persone che ci guardano.

Il dipinto presenta spesso volti e sguardi multipli, figure che sembrano recitare una parte, sottolineando la mancanza di comunicazione tra gli esseri umani

Scopri di più sull’artista visitando il suo sito web.

 

Fadwa Zinelhala

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Rubrica di Alessio Musella

La materia dell’infinito. Valente Cancogni tra forma, vita e stupore

La sfera della vita

La sfera, per Cancogni, rappresenta la perfezione, l’universo e la ciclicità della vita.
Non è solo un oggetto geometrico, ma un elemento che sembra racchiudere un’energia interiore, le fessure aueree sulla superficie raccontano di un forza interiore non ancora espressa ma presente nell’animo umano.

Nella “Sfera”, il contrasto tra l’ apparente solidità della materia e la leggerezza della forma sferica crea un effetto quasi ipnotico.

L’opera esplora il concetto di mistero.

Il termine “vita” suggerisce che la scultura non sia statica, ma che possieda una vitalità propria, capace di trasformarsi a seconda della luce, della prospettiva e dell’occhio di chi la osserva

Il piccolo principe

La scultura sembra voler raccontare lo stupore, la curiosità e l’innocenza davanti a quell’infinito leopardiano che spesso ci troviamo a contemplare.

il “Piccolo Principe” incarna la capacità di guardare il mondo con occhi nuovi…riapre cassetti pieni di sogni da troppo tempo rimasti chiusi.

Come molte delle sue opere, anche questa scultura gioca sull’equilibrio delle forme.
L’artista plasma la materia grezza trasformandola in un corpo capace di trasmettere emozioni e “voci”.

​Per Cancogni, la creazione non è un atto statico ma un dialogo tra sostanza e spirito.

Le sue sculture, inclusa quella del Piccolo Principe, nascono dalla volontà di sfidare l’identità intrinseca dei materiali per rivelare la loro risonanza emotiva e il loro potere di evocare l’intangibile.

L’opera di Cancogni viene percepita come accessibile, capace di risuonare profondamente con la sensibilità contemporanea.

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“UN SOLO SCATTO” ( Gerard Rancinan VS Philippe Halsman)

Dopo aver parlato con Gerard Rancinan e aver ascoltato come è nata la fotografia del 2011 della serie “Soldier Save Our Values”, l’ho paragonata alla fotografia di Philippe Halsman del 1948 “Dalí Atomicus” per il suo metodo di esecuzione.

Nessun fotomontaggio, solo genio, creatività e tecnica in entrambe le opere

Gerard Rancinan Serie “Soldier Save Our Values”

Quella fotografia, intitolata “Dalí Atomicus”, è uno dei capolavori più incredibili della storia della fotografia, scattata nel 1948 dal leggendario Philippe Halsman.

​La cosa più affascinante è che non si tratta di un fotomontaggio (che all’epoca era quasi impossibile con quel livello di dettaglio), ma di una performance fisica estenuante e orchestrata alla perfezione.

​Halsman voleva rendere omaggio al concetto di “atomismo” di Salvador Dalí (l’idea che tutto sia in sospensione e nulla si tocchi davvero).

Per farlo, utilizzò dei trucchi scenografici molto pratici:

​Il cavalletto e il dipinto sulla sinistra  erano appesi al soffitto con sottili cavi d’acciaio.

Philippe Halsman “Dalì Atomicus” 1948


La sedia sulla destra non volava da sola: era tenuta ferma dalla moglie di Halsman, Yvonne, che però rimase fuori dall’inquadratura (nella versione finale ritoccata vennero cancellate le sue mani).

​La scena ( surreale? Appunto ) era un caos coordinato.

Halsman contava fino a tre e poi succedeva tutto contemporaneamente:

​Gli assistenti lanciavano tre gatti da un lato.

​Un altro assistente lanciava un secchio d’acqua.

​Dalí faceva un balzo acrobatico verso l’alto.

​Halsman scattava con la sua macchina fotografica.

​Come potete immaginare di certo non è andata bene “buona la prima”.

Ci sono volute 6 ore e 28 tentativi per ottenere lo scatto perfetto.

Dopo ogni lancio:

​Gli assistenti dovevano catturare e asciugare i gatti (che, secondo le cronache, non furono maltrattati ma rimasero decisamente infastiditi).

​Bisognava pulire l’acqua dal pavimento dello studio.

​Halsman doveva sviluppare rapidamente la lastra per vedere se il tempismo era corretto.

​Lo scatto finale fu pubblicato sulla rivista LIFE e divenne l’emblema della Jumpology, una filosofia di Halsman secondo cui, quando una persona salta, la sua “maschera” cade e rivela la sua vera essenza

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Rubrica di Alessio Musella

Tributo a Klimt di Mariella Rinaldi

L’artista reinterpreta il capolavoro di Klimt aggiungendo colore all’oro e trasformando un dipinto bidimensionale in un’opera tridimensionale grazie all’applicazione di materiali sulla tela inseriti per conferire maggiore luminosità all’immagine.

Omaggio a Klimt Questo è senza dubbio uno dei dipinti più celebri di Klimt, nonché uno dei più rappresentativi del suo celebratissimo “Periodo d’oro”. È il trionfo dell’oro, senza mezze misure.

L’opera di Mariella Rinaldi è stata presentata all’interno dell’evento “Prospettive Contemporanee”, a cura di Elisabetta La Rosa, ed è inclusa nel catalogo ufficiale della manifestazione.


Adele Bloch Bauer, ricca viennese, è qui trasformata in un idolo: il suo abito, decorato con motivi in stile bizantino, occhi magici, volute e piccoli quadrati, diventa un tutt’uno con il prezioso sfondo, senza distinzione tra piani prospettici, vesti e corpo.

La storia recente di questo dipinto è anche tra le più avvincenti: confiscato dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, fu recuperato decenni dopo dalla nipote di Adele Bloch Bauer, fuggita nel frattempo dall’Austria negli Stati Uniti. Successivamente fu acquisito da Ronald Lauder, che, acquistandolo per 135 milioni di dollari, fece del “Ritratto di Adele Bloch Bauer” uno dei dipinti più costosi mai venduti al mondo. Oggi lo troviamo ancora lì, alla Neue Galerie di Ronald Lauder, a New York.

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ArteRubrica di Alessio Musella

Collezionare Emozioni o Valori? L’Eterno Dilemma del Collezionista Moderno

Arte Collezionismo Finanza

 

Acquistare opere d’arte per puro piacere è sempre consigliabile, ma la domanda e l’offerta di prodotti e accordi che abbiano anche un ritorno economico sono ormai all’ordine del giorno.

Se parliamo di compravendita di giovani nomi dall’alto potenziale speculativo – e rischio proporzionale – problemi non ci sono.

È ormai nella normalità del mercato dell’arte, e rimane nei suoi confini.

Quando, però, il discorso verte su altri termini e le promesse sono di vendite con riacquisti a tassi di rendimento fissi e sicuri, la situazione si complica.

Se, infatti, gli operatori del mercato dell’arte cominciano a vendere prodotti finanziari travestiti da dipinti, entrano nella sfera regolamentata dei mercati finanziari.

Detto questo, il legame tra arte e mercato è uno snodo cardine per analizzare e capire un sistema complesso come quello dell’arte contemporanea.

Alessio Musella, Art Promoter attualmente a Dubai
 

Ed il mercato non è solo quello delle aste o di pochi nomi internazionali che si spartiscono la fetta più grande della torta, ma sono anche collezionisti capaci di instaurare un rapporto diretto con gallerie, curatori ed artisti, o ancora realtà aziendali che non mirano alla mera speculazione, ma sono interessate a costruire un tessuto culturale e una visione imprenditoriale ampia e multidisciplinare.

L’intreccio tra denaro e arte è profondamente radicato nella storia. Dal Cinquecento in poi, tra mecenatismo, committenza, collezionismo e speculazione, la dimensione finanziaria dell’arte si modula in molti modi e secondo tempi diversi, in un intreccio che si è fatto oggi, in tempi di globalizzazione particolarmente fitto e complesso.

Una delle caratteristiche distintive del mercato dell’arte è il suo andamento generalmente decorrelato rispetto ai mercati finanziari tradizionali. Mentre azioni, obbligazioni e immobili spesso subiscono forti oscillazioni dovute ai cicli economici e alle crisi finanziarie, l’arte tende a mantenere una certa stabilità o addirittura incrementare il suo valore in periodi di turbolenza economica.

Quando inizi il dialogo con un potenziale nuovo ” collezionista” non bisogna limitarsi nell’offrire solo suggerimenti d’acquisto, ma sviluppare un planning su misura. «Ogni collezionista è diverso: ci sono quelli che collezionano per passione, chi vuole fare filantropia e chi considera l’arte come un investimento,»

A seconda delle motivazioni, è necessario adottare un approccio specifico: a partire dalla scelta delle opere.

Importante da ricordare è che l’acquisto di opere d’arte è fatta soprattutto di relazioni e contatti, elementi cruciali per fare le scelte giuste. «Il mondo dell’arte è un microcosmo dove non è così difficile scoprire la reputazione di un art advisor o di un gallerista.» Conoscere le persone giuste è importante non solo per ottenere buone opportunità, ma anche per evitare errori comuni, soprattutto per chi si avvicina a questo settore per la prima volta.

Un consiglio che mi sento di dare per chi vuole intraprendere per la prima volta un percorso legato all’acquisto di opere d’arte è conoscere meglio il mercato prima di fare un acquisto importante, visitando case d’asta, e incontrando galleristi, curatori e gli stessi artisti per meglio comprendere ogni aspetto dell’investimento.

Dopo l’ondata di acquisti durante la pandemia, stiamo assistendo a una fase di stallo» Le guerre, l’instabilità economica e i tassi di interesse elevati hanno rallentato il mercato, ma questo contesto storico non rappresenta necessariamente una minaccia per il mercato dell’arte. «I collezionisti oggi possono avere più tempo per fare ricerche e valutare con calma le opere che desiderano davvero.

Ogni rapporto nasconde, però, controversie ….

Molti artisti e critici sostengono che la crescente mercificazione rischi di compromettere l’autenticità creativa, spostando il focus dall’espressione personale al valore monetario. Altri, al contrario, vedono nella finanza uno strumento essenziale per sostenere e valorizzare la creatività artistica, permettendo agli artisti emergenti di trovare il supporto necessario per sviluppare la propria carriera.


Oggi, arte e finanza vivono un momento di simbiosi più profondo che mai: il collezionismo è visto sempre più come una strategia di diversificazione dei portafogli di investimento, mentre l’arte continua a rappresentare un elemento distintivo, capace di conferire prestigio, unicità e una forte valenza culturale ed emozionale.

Il legame tra arte e finanza non è solo una questione di numeri e quotazioni , ma è un legame destinato a evolversi continuamente, segnando il passo di due mondi che continueranno a influenzarsi, arricchirsi e sfidarsi reciprocamente.

Volendo tornare “romantico” concludo con il sostenere che chiunque voglia avvicinarsi al mondo dell’arte deve essere preso per mano per fargli comprendere che non è necessario essere esperti o avere patrimoni milionari per amare l’arte. “Basta la curiosità e la voglia di scoprire, perché l’arte è soprattutto questo: esplorare nuovi mondi e vivere”

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Rubrica di Alessio Musella

Sapevate che i Giochi Olimpici, per sette edizioni, ospitarono anche gare d’arte?

 L’ArteCheMiPiace – Divagazioni sull’Arte

Sapevate che i Giochi Olimpici, per sette edizioni, ospitarono anche gare d’arte?
 
 
 
 
 

di Alessio Musella  |07|Marzo|2025|

 
 
 

 

La serie di dipinti dedicata alle Olimpiadi invernali che sta creando l’artista Mariella Rinaldi, mi ha dato lo spunto per raccontarvi un aneddoto che credo non in molti conoscono…
Si fatica a crederlo, viviamo nella società dell’iperspecializzazione e non si riesce a immaginare una contaminazione così apparentemente inconsueta e inaspettata.
È esistito un momento nella storia in cui pittori, scultori, architetti, letterati, musicisti partecipavano alle Olimpiadi al pari degli atleti. Rappresentavano le loro nazioni e gareggiavano per vincere la medaglia d’oro.

 

Le competizioni artistiche entrarono per la prima volta nel programma olimpico nel 1912, ai giochi di Stoccolma, e vi rimasero per sette edizioni consecutive, fino alle Olimpiadi di Londra 1948.
Fu proprio l’Italia, peraltro, a prevalere nella prima edizione, vincendo due medaglie d’oro (musica e pittura).
Il fregio che valse a Carlo Pellegrini la medaglia d’oro nella Pittura ai Giochi di Stoccolma 1912

 

L’idea d’inserire gare artistiche all’interno dei Giochi Olimpici venne nientemeno che al Barone Pierre de Coubertin, tra i fondatori delle Olimpiadi moderne.
Fu così che nel 1906, il Barone convocò a Parigi una riunione del CIO, il Comitato Olimpico Internazionale fondato nel 1894, per proporre la possibilità di far partecipare gli artisti al fianco degli atleti, inserendo nei Giochi un programma di cinque gare d’arte: architettura, letteratura, musica, pittura e scultura.
 

 

 

 

La giuria poteva considerare soltanto soggetti che non erano stati precedentemente pubblicati, esposti o rappresentati, e che avevano qualche diretta connessione con lo sport. Il vincitore di ciascuna delle cinque competizioni veniva premiato con la medaglia d’oro olimpica. Le opere selezionate, per quanto possibile, venivano pubblicate, esposte o rappresentate durante i Giochi Olimpici.
Non c’erano limiti per la dimensione dei manoscritti, dei progetti, dei disegni o delle tele, ma gli scultori erano tenuti a inviare modelli in terracotta che non superassero gli 80 centimetri di altezza, lunghezza o larghezza.
I partecipanti non si sfidavano allo stesso momento in un luogo convenuto, ma erano tenuti a inviare i loro lavori prima che le Olimpiadi cominciassero, dopodiché s’apriva una mostra in cui le opere venivano esposte, e una giuria valutava infine i pezzi e assegnava le medaglie.

 

 

 

 

 

 

Alessio Musella

 

Negli anni 90 sono stato impegnato come progettista in Medio Oriente, dove per quasi 10 anni ho fatto la spola tra Arabia Saudita Stati Uniti ed Europa, in ogni mio progetto, già all’epoca, appena possibile inserivo un’opera d’arte. 

Decido di ampliare il raggio d’azione occupandomi di analisi territoriali e comunicazione per affiancare le aziende che richiedevano di entrare in nuovi mercati esteri. Da sempre ho una passione per l’arte e la fotografia, fin dal Liceo Classico quelle due ore alla settimana dedicate alla storia dell’arte, un po’ di ricerca personale, e successivamente la Facoltà di Architettura mi hanno sempre spinto verso questo mondo. 

Oggi sono un consulente di marketing strategico per le aziende, redattore per diverse riviste,  Editore del Magazine  www.exiturbanmagazine.it e Direttore del Blog www.artandinvestments.com, dove parliamo di Arte, Fotografia e Musica, creati rispettivamente nel 2019 e nel 2020.
 
 
 

 

 

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©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

La Rubrica Divagazioni sull’Arte ospita articoli redatti da autorevoli amici e sostenitori del Blog L’ArteCheMiPiace, i quali ci offrono la possibilità di attingere ad emozioni e conoscenze, attraverso la condivisione di pensieri e approfondimenti.
 
 

 

 

 
 

 

 

 

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