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Rubrica di Alessio Musella

Art Dubai Special Edition – Alessio Musella racconta una fiera dimezzata ma più autentica

Scrivendo questo articolo parto dalla considerazione di chi l’arte non la subisce dalle cartelle stampa, ma la mastica guardando in faccia la realtà.

​Questa edizione di Art Dubai è stata una carezza e uno schiaffo insieme. Inutile girarci intorno o nascondersi dietro ai comunicati patinati delle pr: è stata un’edizione sotto tono, inutile negarlo. Ma dentro quel tono minore c’è il battito di un cuore che non ci sta a fermarsi, un segnale di rinascita che sa di resistenza pura.

Il vero nodo al pettine, l’elefante nella stanza che tutti hanno visto, è stata proprio quella spianata di assenze dall’estero. Troppo poche le gallerie internazionali, troppi vuoti lasciati da chi, spaventato dalle tensioni geopolitiche, dai costi delle assicurazioni sui trasporti e dai voli cancellati, ha preferito fare un passo indietro, lasciando a terra oltre la metà degli espositori rispetto agli anni d’oro. Una ritirata strategica che ha tolto quel glamour globale, quel brusio multiculturale e quel mercato pesante a cui la fiera ci aveva abituati. Un vero peccato, perché l’arte ha bisogno di ponti, non di barriere. Eppure, sul fronte degli acquisti, i collezionisti internazionali non sono mancati: in primis americani e tedeschi, seguiti da russi, orientali ed europei, a dimostrazione che l’interesse per la piazza di Dubai resta comunque magnetico.

Però, c’è un però che fa la differenza e che trasforma un mezzo passo falso in un mezzo miracolo. Gli organizzatori hanno tirato fuori gli artigli. Hanno azzerato i biglietti per il pubblico, hanno teso la mano alle gallerie dicendo “niente costi fissi per lo stand, rischiamo insieme sulle percentuali di vendita”. E in questo vuoto lasciato dai colossi occidentali, è successa una magia: la scena locale si è presa la scena, senza chiedere il permesso. Gli artisti della regione, i talenti degli Emirati e del Golfo hanno occupato quegli spazi con una forza identitaria pazzesca. Le fondazioni locali hanno fatto quadrato, trasformando Madinat Jumeirah da supermercato dell’arte a laboratorio culturale.

Insomma, è mancato il respiro del mondo, ma questa Art Dubai dimezzata ci ha regalato una verità preziosa: il tessuto artistico di questa terra non è più solo un contenitore per ospiti illustri, ma è diventato grande, maturo, capace di reggersi in piedi da solo anche quando fuori infuria la tempesta. Meno mercato globale, forse, ma molta più anima.

L’edizione speciale di Art Dubai è già in corso al Madinat Jumeirah ed è visitabile fino al 17 maggio 2026.