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ArtistiRubrica di Alessio Musella

Sguardi Negati e Maschere d’Apparenza: Analisi Formale e Semiotica del Volto in “Street’s Gang” di Mariella Rinaldi

Nel confronto tra le due fasi evolutive dell’opera “Street’s Gang” di Mariella Rinaldi, la versione interlocutoria e la stesura definitiva, emerge uno scarto pittorico e concettuale cruciale, legato quasi interamente alla definizione o negazione dei tratti del volto. L’evoluzione visiva della tela mette in scena una tensione profonda sul significato stesso di “rappresentazione dell’identità” all’interno di un manifesto pop surrealista.

​Nella prima versione la massa dei personaggi, trasfigurazione urbana ed eversiva dei celebri Peanuts di Schulz, presenta in larga misura volti privi di lineamenti: campiture piatte, sguardi cancellati, un’assenza totale di bocca, naso o occhi per i personaggi in primo piano come Linus, Charlie Brown o Lucy. Questi volti “vuoti” incarnano la massima forma di spersonalizzazione: sono silhouette iconiche proiettate nel paradosso di un’omologazione di massa dove il brand (Louis Vuitton, Gucci) prende il posto dell’espressività individuale.

È la rappresentazione di un’alienazione contemporanea in cui l’individuo perde i propri connotati etici ed emotivi per diventare mero supporto per slogan e marchi di lusso.

 

Nella stesura definitiva , l’intervento dell’artista restituisce parzialmente il tratto figurativo ai volti tradizionali dei Peanuts, tracciando con segni neri sintetici occhi, naso e bocca. Questa emersione formale crea un immediato cambiamento stilistico all’interno del gruppo: da un lato figurano i personaggi “a viso scoperto”, restituiti alla loro fisionomia fanciullesca ma segnata da sguardi attoniti o perplessi; dall’altro rimangono i personaggi laterali completamente travisati da passamontagna, sciarpe viola e occhiali neri.

È in questo scarto formale tra la presenza del volto e la sua copertura opaca che l’opera decodifica le contraddizioni profonde del dissenso contemporaneo.

 

Da un punto di vista semiotico, la scelta di “metterci la faccia” , visibile nel nucleo centrale dei personaggi non mascherati , richiama la dimensione tragica e coraggiosa di quelle proteste di piazza (come nel contesto iraniano) dove l’esposizione diretta del proprio volto disarmato diviene l’atto politico per eccellenza: una dichiarazione irrevocabile di esistenza, dignità e responsabilità personale fronte all’oppressione. Il volto scoperto non ha difese; si offre al rischio per rivendicare un’umanità indivisibile.

Al contrario, la presenza dei soggetti incappucciati e mascherati sul lato sinistro della tela propone l’iconografia tipica dell’antagonismo e della guerriglia urbana occidentale (come nelle manifestazioni in Italia). Qui il travisamento del volto opera su una duplice valenza: da una parte è scudo tattico e rivendicazione di privacy contro la sorveglianza digitale e il riconoscimento biometrico; dall’altra, sul piano visivo e concettuale, rischia di ridursi a un’ulteriore maschera fashion, dove il passamontagna si confonde con l’estetica streetwear e l’omologazione di gruppo.

In “Street’s Gang”, Mariella Rinaldi non sceglie un’unica chiave di lettura, ma costruisce una dialettica formale serrata: il passaggio dai volti vuoti della bozza alla dialettica tra volti espressivi e volti coperti nel dipinto finito riflette la frammentazione dell’uomo moderno, diviso tra il coraggio di esporsi senza filtri, la necessità di proteggersi nell’anonimato e la condanna a essere anestetizzato dalle logiche della società dello spettacolo.

Alessio Paolo Musella