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Rubrica di Alessio Musella

Lucio Fontana, La fine di Dio. Il vertice assoluto dello Spazialismo

L’opera “Concetto spaziale, La fine di Dio” del 1963 fa parte di una serie di oli su tela, tutti di forma ovale e dimensioni costanti (circa 178 \times 123 cm), caratterizzati da costellazioni di buchi e squarci.

​La scelta della forma ovale è fondamentale. Non è un rettangolo tradizionale, ma un richiamo all’uovo, simbolo universale di nascita, rigenerazione e perfezione divina.

Fontana sceglie questa forma per contenere l’infinito: l’uovo è il nucleo della vita, ma è anche una forma chiusa che l’artista decide di “violare”.

​In quest’opera, i “buchi” di Fontana diventano più profondi.
Spesso la superficie è spessa, grumosa, quasi organica.
​Fontana non vuole “dipingere” lo spazio, vuole crearlo.

 

Bucando la tela, permette allo spazio reale di attraversare l’oggetto artistico.
​il nome dato all’opera “La fine di Dio” non va inteso come un messaggio ateo Fontana si riferiva alla fine di una concezione antropomorfica e vecchia di Dio.
Nell’era dell’esplorazione spaziale e delle nuove scoperte scientifiche, l’infinito non può più essere racchiuso in vecchie icone; Ed ecco che Dio diventa un concetto cosmico, invisibile e immenso, che si manifesta nel vuoto oltre la materia.

​Le opere della serie presentano spesso colori monocromi ma vibranti: oro (il divino), rosa (la carne), nero (il vuoto cosmico).

La tela sembra una superficie lunare , un punto di incontro tra la spiritualità più alta e la materia più grezza.

 

Oggi, La fine di Dio è considerata il “Sacro Graal” dei collezionisti di Fontana. Il suo valore è determinato da diversi fattori:
​Rarità: La serie è limitata (circa 38 esemplari realizzati tra il 1963 e il 1964).
Molti sono custoditi nei musei più importanti del mondo (Centre Pompidou, MoMA, Fondazione Prada).
​Sicuramente e’ l’opera che sintetizza l’intera poetica dello Spazialismo.

Nelle aste internazionali gli esemplari di questa serie raggiungono cifre decisamente importanti.
​Negli ultimi anni, le aggiudicazioni hanno oscillato tra i 20 e i 30 milioni di euro, a seconda del colore (l’oro e il nero sono tra i più ricercati) e dello stato di conservazione.

​Siamo di fronte a un’opera che ha rotto definitivamente il confine tra pittura e scultura, trasformando una tela in una soglia verso una nuova dimensione.