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Segnalazione Eventi

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Lorica Libro Amica. Tre giornate dedicate ai libri e all’identità dei territori

Nel suggestivo scenario di Lorica, affacciata sulle rive del lago Arvo e immersa nella quiete del Parco Nazionale della Sila, torna “Lorica Libro Amica”, la rassegna che ogni anno propone il libro come occasione d’incontro, dialogo e crescita culturale.

Dal 7 al 9 agosto 2026, con appuntamenti in programma alle ore 18.00 presso la sede del Parco Nazionale della Sila, in Via Nazionale a Lorica (CS), la manifestazione accompagnerà il pubblico in un percorso dedicato agli autori e alle opere che raccontano il patrimonio storico e culturale della Calabria.

Ad aprire il calendario, venerdì 7 agosto, sarà la presentazione del volume “Storia di un Territorio – Il Reventino Savuto”, pubblicato dalla Casa Editrice Luigi Pellegrini e firmato da Franco Emilio Carlino, nostro collaboratore, che sulle pagine di L’ArteCheMiPiace cura la rubrica Sotto i cieli della Calabria, apprezzata per i suoi puntuali racconti dedicati alla storia, ai luoghi e alle tradizioni della nostra regione.

L’opera conduce il lettore alla scoperta del Reventino Savuto attraverso un’approfondita ricostruzione storica, mettendo in luce vicende, borghi, tradizioni e testimonianze che ne hanno plasmato l’identità nel corso dei secoli.

All’incontro prenderanno parte Giovanni Renda, presidente dell’associazione Borghi da “Ri…vivere” e autore della prefazione, e lo studioso Giuseppe Musolino, che arricchiranno il dialogo intorno a un volume capace di restituire valore alla storia e all’identità di un territorio.

Manifestazioni come Lorica Libro Amica rappresentano un’importante occasione per promuovere la cultura del libro e favorire la conoscenza delle realtà locali, creando un ponte tra autori, lettori e comunità in uno dei contesti naturalistici più affascinanti della Calabria.

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Festival delle Lett(erat)ure 2.0

Festival delle Lett(erat)ure 2.0: a Mirto Crosia la seconda edizione della rassegna dedicata ai libri, agli autori e al dialogo culturale

Prenderà il via mercoledì 5 agosto alle ore 21.30, sul lungomare di Mirto Crosia (CS), la seconda edizione del Festival delle Lett(erat)ure 2.0, rassegna dedicata agli autori e ai libri ideata e diretta da Pier Paolo Cetera, promossa dall’Associazione Culturale Soci@l in collaborazione con Maurizio Traversari, Giuseppina Irene Groccia (media partner: L’ArteCheMiPiace e ContempoArte Magazine) e Anila Dahriu, traduttrice internazionale e poetessa.

La manifestazione si svolge con il patrocinio del Comune di Crosia, guidato dal sindaco Maria Teresa Aiello, e dell’Assessorato allo Sport e alla Cultura, retto da Antonio Graziani.

Ad inaugurare il festival sarà Alessandro Greco, autore del volume Oltre i guanti, un’opera che racconta il percorso umano e professionale maturato prima come preparatore dei portieri e successivamente come allenatore nel calcio dilettantistico e nel settore giovanile. Oggi Comandante della Stazione dei Carabinieri di Crosia Mirto, Greco ripercorre un’esperienza che pone al centro valori quali sacrificio, disciplina, impegno e determinazione, offrendo una testimonianza particolarmente significativa per le giovani generazioni.

L’incontro sarà condotto dal giornalista e blogger Eugenio Forciniti, fondatore del blog Il Pittulo, e sarà arricchito da una riflessione condivisa con don Claudio Cipolla, parroco della Parrocchia San Francesco d’Assisi e direttore della Caritas diocesana. Le letture saranno affidate a Giacomo Lauricella.

Il secondo appuntamento, in programma mercoledì 12 agosto, vedrà protagonista la scrittrice Francesca Lupo, autrice di libri per ragazzi e non solo, che presenterà il suo ultimo lavoro, I viaggi di Veronica: una coinvolgente raccolta di racconti ispirati a luoghi, personaggi e vicende della storia del territorio. L’incontro sarà accompagnato da un laboratorio di narrazione interattiva dedicato ai più giovani, con il supporto del linguaggio del fumetto.

La terza serata, prevista per mercoledì 19 agosto, sarà dedicata alla storia medievale della Calabria e agli Ordini monastici. Protagonista sarà mons. Luigi Renzo, storico e scrittore, che terrà una lectio magistralis sul tema “La presenza dell’Ordine Florense nella Sila Greca”. Seguiranno le presentazioni dei saggi Una grande abbazia europea: La Sambucina e L’Abbazia Calibytense, offrendo un approfondimento sul patrimonio storico e spirituale del monachesimo calabrese. Interverranno Flaviano Garritano, che approfondirà la presenza cistercense e florense, e Maurizio Traversari, che illustrerà il mondo dei monaci italo-greci e dell’Abbazia Calibita. A dialogare con i relatori sarà Pier Paolo Cetera. L’incontro si svolgerà presso il Museo del Pane, nel centro storico di Crosia.

La rassegna si concluderà sabato 29 agosto con un appuntamento dedicato ai temi della pedagogia contemporanea. Il prof. Giovanbattista Trebisacce, docente dell’Università della Calabria, insieme ad alcune sue studentesse, dialogherà con Gerardo Aiello e Pier Paolo Cetera sui principali aspetti del rapporto tra nuove generazioni e tecnologie, prendendo spunto dal saggio Affetti in saldo (2026). Un confronto aperto su una delle questioni più attuali del nostro tempo, che chiuderà un’edizione del festival pensata per promuovere cultura, conoscenza e partecipazione attraverso il dialogo tra autori, studiosi e pubblico.

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Montecarlo 2026. “Le meraviglie del mare” di Nadia Martorano, la nuova opera materica presentata ad Artexpo Salon Sincerity

Il mare non è mai soltanto un luogo. È una memoria liquida, un archivio silenzioso dove ogni forma custodisce una traccia: il movimento di una creatura, la pazienza del tempo, il respiro nascosto di un mondo che continua a vivere lontano dagli occhi.

Proprio dentro questa dimensione sospesa prende forma “Le meraviglie del mare”, l’opera che l’artista Nadia Martorano presenterà per la prima volta al pubblico internazionale in occasione di Artexpò Gallery Salon Sincerity, presso il Monte-Carlo Bay, Principato di Monaco, sabato 19 settembre 2026. Un appuntamento che segna l’ingresso di questa creazione in un contesto prestigioso, portando sulla scena artistica un lavoro nato dall’incontro tra pittura, materia e meraviglia.

La tela non si limita a raffigurare un fondale marino, ma costruisce un piccolo universo da attraversare con lo sguardo. Pesci, coralli e conchiglie abitano uno spazio dai colori vivaci e dall’impronta volutamente naif, dove la semplicità non coincide con superficialità, ma diventa una scelta consapevole: il ritorno a un linguaggio immediato capace di parlare prima alla sensibilità e poi alla ragione.

La materia assume qui un ruolo fondamentale. L’olio dialoga con la resina, mentre vere conchiglie del Mar Mediterraneo vengono incorporate nell’opera trasformandosi da elementi naturali a frammenti di racconto. I coralli, realizzati in rilievo tridimensionale, sembrano oltrepassare il limite della tela e invitare lo spettatore a entrare in profondità, quasi come se quella superficie dipinta fosse una soglia verso un paesaggio sommerso.

 

La scelta di un’impronta naif apre una riflessione più ampia sul valore dello sguardo. In un panorama artistico spesso orientato verso la complessità concettuale, questa opera rivendica il diritto della meraviglia, della spontaneità e dell’emozione immediata. Non un ritorno al passato, ma il recupero di quella capacità originaria di osservare senza sovrapporre al mondo troppe interpretazioni.

 

È proprio in questo spazio di libertà che emerge il riferimento a Pablo Picasso e alla sua celebre frase: “A dodici anni dipingevo come Raffaello, però ci ho messo tutta la vita per imparare a dipingere come un bambino”. Una frase che contiene il paradosso della ricerca artistica: arrivare alla maturità senza perdere la freschezza dello stupore.

L’artista accoglie questa riflessione e la trasforma in un pensiero personale, quasi in un dialogo aperto con il grande maestro spagnolo. La varietà del suo percorso creativo, infatti, sembra muoversi proprio in questa direzione: mantenere viva la semplicità dello sguardo infantile senza rinunciare alla crescita, alla sperimentazione e all’evoluzione del linguaggio artistico.

«Picasso – racconta l’artista – intendeva dire che serve una vita intera per liberarsi delle regole acquisite e tornare a esprimersi con la spontaneità, la freschezza e l’immediatezza dell’infanzia. Personalmente cerco di conservare la semplicità dei bambini, perché non voglio dimenticare l’origine dello stupore e il valore dell’evoluzione artistica. A volte bisogna osservare con semplicità per riuscire a vedere davvero e apprezzare le meraviglie della vita per ciò che sono, senza lasciarsi condizionare dalle regole e dalle esperienze accumulate».

Da questa prospettiva, “Le meraviglie del mare” diventa qualcosa di più di una rappresentazione marina: diventa una dichiarazione di poetica. Il fondale dipinto non racconta soltanto ciò che si trova sotto la superficie dell’acqua, ma anche ciò che spesso rimane nascosto dentro lo sguardo umano: la capacità di stupirsi ancora.

«Questo – aggiunge l’artista – vale anche come preliminare per entrare pienamente nel misterioso universo dell’arte. Se ogni volta non iniziamo a camminare, non possiamo pretendere di correre senza subire conseguenze. La pazienza e la capacità di immedesimarsi in diverse prospettive permettono di non lasciare nulla inosservato e di non farsi cogliere impreparati. Non bisogna mai dimenticare il passato, perché è la storia di ciò che siamo».

Forse è proprio questa la direzione segreta dell’opera: un viaggio che parte dal mare per arrivare all’essere umano. Le conchiglie custodiscono il tempo, i colori conservano la gioia della scoperta, la materia restituisce presenza a ciò che normalmente resta lontano. A Montecarlo, davanti a questa nuova opera, il pubblico non sarà chiamato soltanto a osservare un fondale marino, ma a ritrovare quella parte dello sguardo capace ancora di meravigliarsi.

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SCHIAVONEA OSPITA LA COMUNITÀ POETICA DE LA VALLISA

A Schiavonea, un borgo marinaro affacciato sulla costa ionica, a due passi da Corigliano e da Rossano, in provincia di Cosenza, vive Maria Curatolo, una poetessa impegnata attivamente sul territorio come promotrice culturale.

Sabato 18 luglio, alle ore 18,30, all’interno della VII Edizione di “Letture nel borgo con l’autore”, la scrittrice ha organizzato la presentazione della nuova collana di poesie “La Confraternita letteraria, Dal sud – Poesia meridionale”, e dell’ultimo numero della rivista La Vallisa (Edizioni Gagliano di Daniela Gagliano). Entrambe sono dirette dal professor Daniele Giancane, poeta, scrittore, critico letterario, già docente di Letteratura per l’infanzia presso l’Università agli studi di Bari e autore di più di un centinaio di testi.

Maria Curatolo, coordinatrice dell’evento, componente dell’Università della poesia J.R. Jiménez  e redattrice della storica rivista di poesia, dopo i saluti e i ringraziamenti, ha informato il nutrito pubblico, presente nonostante le proibitive elevate temperature, delle assenze del professor Giancane e del poeta Eugenio Nastasi. Successivamente ha dato via all’incontro, pensato all’aperto, in Via Pola (una stradina chiusa, fronte mare) dinanzi alla sede della sua associazione culturale.

Dopo la realizzazione degli opuscoli individuali (con dieci poesie) a cura dell’Università della poesia J.R. Jiménez, appariva interessante sperimentare che più autori, due appartenenti alla comunità letteraria de La Vallisa e uno esterno – sostiene il poeta salentino – scrivessero sei poesie ciascuno su un tema prescelto, a partire dal verso di un famoso poeta, verso che poi avrebbe dato il titolo al libretto.

Zilli successivamente, infrangendo la regola della comunità letteraria, che prevede che agli incontri di poesia siano letti solo i testi poetici dei presenti, omaggia, i grandi maestri suoi compagni di penna (Giancane e Nastasi), assenti per causa di forza maggiore, declamando, (prima di leggere un suo testo) una loro poesia dedicata all’amore.

Tema invece dell’opuscolo successivo  sono i luoghi dell’anima, e la scrivente, che insieme a Matteo De Marzo e Pasquale Vitagliano  ha pubblicato “ C’è un altro cielo  (E. Dickinson)”, prima di far ascoltare una sua poesia, è invitata dalla moderatrice a riassumere la storia della comunità letteraria dell’Università della poesia J.R Jiménez e della longeva rivista La Vallisa, al suo quarantatreesimo anno di vita, soffermandosi in particolare sul Progetto europeo CERV “Poetry for Participation”, vinto con Associazione InCo e sullo speciale dell’ultimo numero dedicato alla Finlandia.

Seguono gli interventi dei poeti Rosa Cecere e  Sandro Marano, autori, insieme a Giuseppina Girasoli, della pubblicazione “Amavo più di ogni altro un salice d’argento (Anna Achmatova)”, opuscolo dedicato alla natura, quindi Clara Russo che legge un testo tratto dal suo libretto  “Le ricordanze (G. Deledda)”, realizzato con le poetesse Anna Cellaro e Maria Pina Ciancio.

La parola poetica è poi affidata a Loredana Lorusso  e Rocco Angelo Stano che con Monica Messa hanno pubblicato  “Di sogno in sogno (Yeats)”, diciotto poesie sul sogno.

Quindi è la volta di Roberta Positano che, oltre a declamare un suo testo, tratto dalla pubblicazione “Ma tu sei la pianta (R.M.Z Rilke)”, realizzata con Silvia De Luca e Paolo Polvani, si sofferma a parlare del suggestivo e interessante viaggio in Finlandia, intrapreso con le altre ragazze di Luminka (Maria Curatolo e Giuseppina Girasoli), nell’ambito del Progetto europeo sulla poesia. Alla sua testimonianza si collega Maria Curatolo, leggendo alcuni haiku ispirati dalle atmosfere nordiche.

È la volta poi della poetessa calabrese Sonia Vivona, autrice insieme a Maurizio De Giglio e Damiano Leo del libretto “Pace non trovo (Petrarca)”,  che declama una sua poesia su un tema attuale quanto delicato.

Seguono gli interventi di Ornella Mamone Capria, Maria  Curatolo e Giuseppina Irene Groccia che invece hanno scelto di soffermarsi sul tema delle donne, pubblicando “L’infinita (P. Neruda)”,  con una copertina che riprende un bellissimo dipinto della Groccia.

Come da programma conclude la serata con il suo interessante intervento il professor Gennaro Mercogliano dell’Università popolare rossanese, che definisce l’evento una calorosa odissea, un viaggio nella poesia del sud, matrice di tutte le culture.

Oggi abbiamo ascoltato  un bel saggio di poesia – afferma il docente, storico e critico letterario –  sulla natura, sulla vita, sulle esperienze, esperienze fatte anche di dolore e sofferenza.

I testi degli opuscoli della Confraternita, di cui sarebbe interessante fare una lettura analitica approfondita, li raggrupperei in tre grandi macroaree: poesia del realismo, poesia della trasfigurazione, poesia sperimentale.

Mi preme sottolineare – aggiunge – che contemporaneamente alla rivista pugliese La Vallisa  in  questa zona della Calabria  nasceva a cura di Dante Maffia un ‘altra interessante rivista di poesia e “ I 100 poeti di Laicata”, un testo del 1990 che ho curato personalmente e che raccoglie le espressioni più interessanti della poesia dell’epoca.

Noi come poesia meridionale, poeti de La Vallisa e poeti di Lacaita, rappresentiamo una poesia alternativa rispetto alle grandi case editrici del Nord, ai potentati editoriali e, pur non disponendo di ingenti forze economiche, possediamo  la forza della  cultura di cui siamo matrice, perché è nel bacino del Mediterraneo che sono nati tanti grandi poeti e tanti ce ne sono oggi.

Tra essi Nastasi che ha compiuto con la sua poesia un cammino in salita, un autore immerso nella vita pulsante della nostra terra, della nostra cultura, un poeta stimato e apprezzatissimo, a cui dedico un affettuoso saluto e un grande augurio – conclude il professor Mercogliano con la voce rotta dall’emozione.

Un poeta cosentino, amico di Sonia, ci regala la declamazione di una sua poesia su Ulisse.

 

Rodia, chiamato dalla conduttrice a condividere una breve riflessione sulla serata, riprende l’intervento del professor Mercogliano sulla poesia del Sud, sottolineando come i poeti meridionali effettivamente non figurino nelle antologie nazionali.

Il Sud è assente – dichiara il critico letterario –  e l’ attività de La Vallisa, come quella di Mercogliano si configurano, pertanto, come un’operazione di appartenenza, di autoproduzione e promozione, in cui una pluralità di voci si confrontano costruttivamente.

Sarebbe auspicabile la realizzazione di una mappa meridionale della poesia e poi di una mappa mediterranea, perché la nostra poesia merita  e perché è diversa da quella del Nord, caratterizzandosi per forza emotiva e passione sanguigna.

Le  rilassanti note del flauto di Rocco, accompagnate dal  dolce suono della risacca chiudono l’intensa serata poetica.

Un grazie di cuore a Maria per aver organizzato l’evento, al professor Mercogliano per l’interessante contributo alla riflessione, al  nostro maestro professor Giancane per tutti ciò a cui ha dato vita e a cui continua con entusiasmo a dar vita, a tutti i presenti che, nonostante l’afa, hanno scelto di esserci e a tutti gli  amici assenti, vicini col cuore.

 

 


Tutte le immagini che corredano questo articolo sono dí Margherita Bufi

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Schiavonea ospita la poesia. Presentazione delle Confraternite Letterarie “Dal Sud – Poesia Meridionale” e de La Vallisa n. 126

A Schiavonea un incontro dedicato alla poesia meridionale: presentate le Confraternite Letterarie “Dal Sud – Poesia Meridionale” e la storica rivista “La Vallisa”

Il Borgo Marinaro di Schiavonea, nella Città di Corigliano-Rossano, si prepara ad accogliere un appuntamento di grande rilievo dedicato alla poesia, alla cultura e al dialogo tra territori e sensibilità letterarie.

Sabato 18 luglio 2026, alle ore 18:30, in Via Pola, si terrà la presentazione delle Confraternite Letterarie “Dal Sud – Poesia Meridionale” e del nuovo numero della storica rivista di poesia “La Vallisa” n. 126, che ospita lo speciale “Viaggio in Finlandia”.

L’iniziativa rientra nella rassegna “Letture nel Borgo con l’Autore 2026”, curata da Maria Curatolo per l’associazione Schiavonea e Sant’Angelo Puliti, e nasce con l’obiettivo di valorizzare la parola poetica come strumento di incontro e conoscenza.

Ad aprire l’incontro sarà Maria Curatolo, mentre il coordinamento dei lavori sarà affidato al prof. Daniele Giancane, direttore de “La Vallisa” e dell’Università della Poesia J.R. Jiménez. La relazione sarà curata dal prof. Gennaro Mercogliano, direttore dell’Università Popolare Rossanese.

Durante la serata saranno protagonisti i poeti dell’Opuscolo Tris e delle Confraternite Letterarie “Dal Sud – Poesia Meridionale” e “La Vallisa”:


Margherita Bufi, Rosa Cecere, Anna Cellaro, Maria Curatolo, Giuseppina Irene Groccia, Loredana Lorusso, Eugenio Nastasi, Ornella Mamone Capria, Sandro Marano, Roberta Positano, Cosimo Rodia, Clara Russo, Rocco Angelo Stano, Sonia Vivona e Giuseppe Zilli.

L’evento rappresenta un’importante occasione per incontrare autori e poeti, ascoltare nuove voci della letteratura contemporanea e riscoprire il valore della poesia come patrimonio culturale capace di unire Sud, Mediterraneo ed esperienze internazionali.

La manifestazione gode del patrocinio morale dell’Università Popolare Rossanese, de “La Vallisa”, dell’Università della Poesia J.R. Jiménez e della Città di Corigliano-Rossano.

L’invito è rivolto a tutti gli appassionati di cultura, letteratura e poesia: l’appuntamento è per sabato 18 luglio alle ore 18:30 in Via Pola, nel cuore del Borgo Marinaro di Schiavonea.

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Nadia Martorano a MUMART 2026 | Arte contemporanea e ricerca del colore

Tra le artiste che negli ultimi anni stanno costruendo un percorso espositivo sempre più articolato, Nadia Martorano continua a distinguersi per una ricerca pittorica riconoscibile, fondata sull’intensità del colore, sulla sperimentazione materica e su una personale interpretazione del paesaggio e della natura. Autodidatta, capace di sviluppare un linguaggio libero da schemi precostituiti, l’artista affianca alla costante evoluzione della propria produzione una presenza sempre più significativa nel panorama espositivo contemporaneo, prendendo parte con continuità a manifestazioni di rilievo in Italia e all’estero.

L’ArteCheMiPiace segue con particolare attenzione questo percorso, accompagnandone e raccontandone l’evoluzione attraverso un progetto editoriale dedicato, volto ad approfondire nel tempo la sua ricerca artistica e le tappe più significative della sua attività.

Reduce da numerosi appuntamenti espositivi che l’hanno vista protagonista negli ultimi mesi, Nadia Martorano è stata recentemente selezionata per partecipare alla XI Edizione di MUMART 2026, prestigiosa collettiva internazionale ospitata nelle storiche sale del Museo Michetti di Francavilla al Mare, tra gli appuntamenti artistici più consolidati e apprezzati del panorama nazionale.

L’edizione 2026, dedicata al compositore Francesco Paolo Tosti, ha riunito circa 140 opere provenienti dall’Italia e dall’estero, dando vita a un percorso espositivo capace di mettere in dialogo pittura, scultura, fotografia, poesia, installazioni e arte digitale. Un progetto culturale che rinnova il legame con il patrimonio artistico abruzzese e con la tradizione del celebre Cenacolo Michettiano, valorizzando allo stesso tempo la pluralità dei linguaggi contemporanei.

Ospitata nelle prestigiose sale del Museo Michetti, la manifestazione ha ricevuto l’Alto Patrocinio della Regione Abruzzo e il sostegno di numerose istituzioni, confermandosi anche in questa undicesima edizione come un importante luogo di incontro, confronto e crescita per gli artisti invitati.

La stessa Martorano ha accolto questa esperienza come un momento di particolare valore umano e professionale, sottolineando il significato dell’incontro tra sensibilità differenti e l’importanza di un contesto espositivo capace di favorire condivisione, dialogo e nuove prospettive di ricerca. Un riconoscimento che si inserisce con naturalezza all’interno di un percorso artistico in costante evoluzione, scandito da una presenza sempre più attiva in eventi di rilevanza nazionale e internazionale.

Tra i numerosi appuntamenti che caratterizzano il suo calendario espositivo, abbiamo scelto di raccontare questa esperienza per il valore storico della sede che l’ha ospitata e per il prestigio di una manifestazione che continua a rappresentare un autorevole punto di riferimento nel panorama dell’arte contemporanea italiana.

 

Contacts

Email martorano.nadia@gmail.com

Facebook Nadia Martorano

Instagram martoranonadia

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Poesia e solidarietà a Rossano. Umberto Romano presenta “La valigia di cartone”

La cultura come gesto di solidarietà: la poesia di Umberto Romano arriva a Rossano con "La valigia di cartone"

Ci sono valigie che custodiscono vestiti e altre che conservano frammenti di vita. La valigia di cartone di Umberto Romano appartiene a queste ultime: non contiene soltanto ricordi, ma orizzonti, incontri, radici e partenze, diventando il simbolo di un cammino umano che attraversa luoghi e coscienze.

Sarà questo il cuore dell’incontro “La cultura per la solidarietà”, dedicato alla presentazione dell’ultima opera poetica di Umberto Romano, in programma giovedì 16 luglio 2026, alle ore 19, nel suggestivo Cortile del Museo Diocesano e del Codex, nel centro storico di Corigliano-Rossano – area urbana Rossano.

Promossa da La Mongolfiera Editrice e dal Gruppo degli Amici dell’Arte e, con il patrocinio del Comune di Corigliano-Rossano, l’iniziativa propone un viaggio nel valore più autentico della parola, capace di farsi ponte tra le persone e insieme strumento di dialogo.

L’opera di Romano racconta un itinerario dell’anima, dove ogni pagina diventa una tappa di un percorso segnato da esperienze vissute, affetti, attese e dalla continua ricerca di ciò che unisce gli uomini oltre ogni confine. La poesia si fa così casa per chi parte, rifugio per chi resta e voce per chi continua a credere che la cultura possa ancora generare solidarietà e speranza.

Ad aprire la serata saranno i saluti di Giovanni Spedicati, mentre il coordinamento sarà affidato a Tatiana Novello. Anna Lasso introdurrà l’incontro, cui seguiranno l’incursione letteraria di Giuseppe De Rosis e il dialogo con l’autore, condotto da Giovanni Soda e arricchito dagli interventi di Franco Cirò. A dare voce ai versi saranno Gli Amici dell’Arte, mentre gli intermezzi musicali di Pino Salerno accompagneranno il pubblico in un percorso dove poesia, parole e musica si fonderanno in un’unica intensa esperienza.

Più che una semplice presentazione editoriale, l’appuntamento si propone come un momento di incontro e condivisione, in cui la poesia diventa occasione per rallentare il passo, ritrovare il valore dell’ascolto e riscoprire quella dimensione umana che troppo spesso il tempo contemporaneo tende a mettere in secondo piano.

Perché, in fondo, ogni viaggio comincia da una valigia. E alcune, pur essendo di cartone, custodiscono un patrimonio capace di attraversare il tempo e arrivare dritto al cuore.

 

 

 

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Carla Pugliano a Terni con “Transizioni”. Intervista sulla nuova fase della sua ricerca artistica

In occasione della mostra personale Transizioni, ospitata presso il Museo Diocesano e Capitolare di Terni, abbiamo deciso di avviare un colloquio diretto con Carla Pugliano per approfondire dall’interno alcuni passaggi chiave della sua ricerca più recente.

Il progetto espositivo presenta una nuova serie di opere che accompagna un’evoluzione del linguaggio verso una dimensione più libera e materica, in cui il gesto e la stratificazione diventano strumenti centrali di costruzione dell’immagine e di racconto interiore.

Le domande che seguono nascono dal desiderio di entrare nel processo creativo dell’artista e di restituire il modo in cui questa nuova fase si sta formando e definendo nel tempo, tra esperienza e  pratica.

Un dialogo che si inserisce nel percorso della mostra e ne accompagna la lettura da una prospettiva più ravvicinata e personale.

Carla Pugliano Mostra personale Transizioni

In “Transizioni” hai scelto di abbandonare la figura per approdare a una dimensione pienamente astratta. Cosa ha determinato questa svolta così netta nel tuo linguaggio?

Più che un abbandono della figura, che non ho alcuna intenzione di accantonare, parlerei di un’evoluzione naturale. La figurazione è stata uno strumento attraverso cui raccontare l’interiorità dell’essere umano, ma anche un modo per esercitare la mia tecnica nella costruzione dei volumi e degli incarnati. Poi è nata l’esigenza di andare oltre l’immagine, per avvicinarmi a quella purezza che la materia e l’istinto riescono a restituirmi.

L’immediatezza del gesto crea oggi dentro di me un equilibrio tra la pazienza della tecnica e l’impeto dell’irrazionalità. L’informale rappresenta per me l’ignoto, l’imprevisto e l’accettazione dell’incertezza. È un modo per attraversare uno sconvolgimento emotivo improvviso e lasciare che l’opera trovi la sua compiutezza prima che quel sentimento si consumi. È un’esperienza potente, adrenalinica. Non so davvero cosa accadrà e non posso averne il controllo, come a ricordarmi che la vita stessa non si lascia mai domare del tutto.

A questo si aggiunge lo studio dei materiali, dei tempi di essiccazione e della tenuta delle superfici. Non esistono formule magiche e questo comporta inevitabilmente anche momenti di fallimento. Le sfide mi agitano sempre, ma sono proprio quei timori a diventare la mia forza. Ogni volta che sento di aver raggiunto una stabilità, nasce in me il desiderio di superarla. Credo che sia proprio questa tensione continua ad alimentare la mia ricerca artistica, così come accade nella vita.

“Transizioni” rappresenta questo passaggio. Non una rottura con il passato, ma il naturale approdo di un percorso che progressivamente si è liberato dei vincoli del visibile per concentrarsi sull’essenza.

Senza il riferimento figurativo, il centro della tua ricerca sembra spostarsi completamente su materia, gesto e stratificazione. Cosa racconta oggi, per te, l’astrazione che prima passava anche attraverso il corpo e l’immagine?

L’astrazione mi consente di esprimere emozioni e stati interiori senza il filtro del riconoscibile. Mi permette di concentrarmi completamente sull’atto creativo, quell’attimo in cui la tela diventa chiara e si compone attraverso un dialogo profondo con la parte più intima e istintiva di me.

Il gesto è il vero protagonista di questo processo e la materia e il colore ne diventano il prolungamento, ne raccolgono l’energia, lo assecondano e lo mettono alla prova. È da questa relazione che la tela prende forma e ogni stratificazione custodisce nei miei lavori la memoria di ciò che è accaduto sulla superficie e soprattutto nella mia anima. Nulla viene davvero cancellato, ogni colatura, ogni emozione, ogni deposito materico si sedimenta e continua a intrecciarsi con ciò che verrà dopo. Con la figura tradizionale questo accadeva in misura minore, perché inevitabilmente il mio sguardo veniva attratto dal soggetto rappresentato. Quando ho cominciato a immergere volti e corpi in un contesto astratto, la parte più complessa era proprio lo sfondo, perché non controllabile da subito, ma da comporre in modo diretto e imprevedibile.  

Per me il gesto pittorico appartiene a un tempo preciso, destinato però a richiudersi. Lo immagino come un portale da attraversare per entrare nel proprio mondo interiore, ma non sempre è accessibile. Per sua natura è effimero e bisogna saper cogliere quell’istante, affinché il segno rimanga diretto, viscerale e possa prendere forma.

Segue poi una fase di rilettura silenziosa, quasi di ascolto dell’opera stessa. Solo prendendo distanza riesco a comprenderla davvero, ed è sempre sorprendente osservare le interpretazioni di chi la incontra: spesso restituiscono significati che neppure io avevo pienamente intuito.

La figura resta una parte importante del mio lavoro e non sento il desiderio di abbandonarla. Entrambe le dimensioni mi abitano, quella figurativa e quella informale, perché rappresentano due modi diversi ma complementari di esprimermi. È proprio il dialogo continuo, talvolta armonico e talvolta conflittuale, tra queste due forme espressive che, nel loro equilibrio precario, riflette con maggiore autenticità la mia natura.

In questo stesso periodo ti trovi a vivere il Museo Diocesano e Capitolare di Terni in una doppia veste, con una mostra personale e al tempo stesso come curatrice di una collettiva. Cosa cambia nel tuo sguardo quando sei dentro lo spazio come artista e quando invece lo abiti come curatrice, e cosa succede quando queste due prospettive finiscono per sovrapporsi e contaminarsi?

Sono due ruoli differenti, ma complementari. Quando espongo entro in una dimensione intima e  anche più fragile. È il luogo in cui la mia interiorità, le mie incertezze e la mia ricerca trovano una forma concreta. Questa mostra ha per me un significato particolare, perché segna la nascita di una nuova poetica, sviluppata nell’arco di meno di un anno, ma maturata attraverso un percorso introspettivo molto più lungo. È un passaggio che mi emoziona profondamente.

Anche la curatela la sento profondamente. Più che “curatrice”, mi piace pensare di essere semplicemente un’artista che mette a disposizione esperienza e sensibilità al servizio di altri, perché conosco bene cosa significhi affidare una parte di sé e desiderare che venga accolta con rispetto, ascolto e attenzione. Tutto è nato quasi naturalmente dopo l’apertura della mia galleria. Fin dall’inizio ho nutrito il desiderio di contaminare il mio spazio con visioni diverse, con le emozioni di altri artisti. Ad ogni progetto si crea sempre una magia nuova, difficile da spiegare a parole. C’è poi un altro aspetto che considero prezioso: il confronto umano. In questo ruolo ho la fortuna di condividere idee, dubbi, emozioni con persone che parlano, ciascuna a modo proprio, il linguaggio dell’arte.

Per questo le due prospettive finiscono inevitabilmente per contaminarsi. Essere pittrice mi rende più empatica nell’accogliere il lavoro degli altri, mentre l’esperienza della curatela mi offre continuamente nuovi punti di vista che arricchiscono anche il mio modo di dipingere.

Oggi, avere l’opportunità di curare una mostra collettiva in un contesto prestigioso come il Museo Diocesano e Capitolare di Terni è un grande onore. Ho affrontato questa esperienza con attenzione e delicatezza e prima di tutto come artista. Per me prendersi cura di una mostra significa accogliere, custodire e mettere in relazione poetiche differenti, affinché possano convivere senza perdere la propria identità. Quando mi è stato affidato questo incarico ho provato anche un po’ di timore, ma il desiderio di mettermi alla prova è stato più forte. Ho accettato con entusiasmo, sostenuta dalla competenza e dalla professionalità del team di Start Edizioni, da cui ho imparato moltissimo, non solo sul piano professionale, ma anche su quello umano. Ho trovato grande coerenza, serietà e un profondo rispetto per ogni persona coinvolta. Avere l’occasione di conoscere anche il lavoro che c’è dietro ogni progetto mi ha fatto capire quanta dedizione, attenzione e responsabilità richieda. È stata un’esperienza che mi ha dato una prospettiva nuova sul mondo dell’arte e mi ha ricordato quanto ci sia ancora da apprendere. Credo che l’umiltà e il lavoro costante siano elementi fondamentali per crescere prima ancora che come artista, come persona.

È un anno che sto vivendo con un’intensità particolare. Non ho mai avuto un rapporto semplice con il tempo, ma questa immersione totale nell’arte mi dà la sensazione di poterlo dilatare, rendendolo più ricco e  più pieno.

In occasione dell’inaugurazione sarà presente anche il contributo critico di Daniele Radini Tedeschi. Che valore ha per te questo dialogo critico più strutturato e continuativo nella lettura del tuo lavoro e nella sua evoluzione?

Per me il valore più grande di questo dialogo sta proprio nella continuità. Trovo importante avere uno sguardo esterno che mi aiuti a leggere più a fondo il mio percorso. A volte ci sono aspetti del lavoro che chi crea percepisce solo in modo intuitivo e che diventano più chiari grazie al confronto. La critica, quando è sincera e costruttiva, non cambia la direzione del lavoro, che deve restare libera e istintiva, ma aiuta a comprenderlo meglio.

Daniele Radini Tedeschi aveva già accompagnato una mia precedente mostra, prevalentemente figurativa, offrendomi una lettura che ho sentito particolarmente significativa e che considero ancora oggi un importante spunto di riflessione. Ritrovarci in questa mia personale, davanti a una fase completamente nuova della mia ricerca, rende questo momento ancora più significativo. Mi piace l’idea che sia lo stesso sguardo critico a posarsi sulla mia evoluzione nel tempo, perché solo così è possibile coglierne davvero le trasformazioni, ma anche ciò che, nonostante tutto, rimane.

Mi confronterò ancora con la sua lettura con curiosità e apertura totale, certa che saprà mettere in luce i punti di forza del mio lavoro, ma soprattutto gli aspetti sui quali posso continuare a crescere.  È questo, per me, il senso più prezioso di una critica autentica.

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Segnalazione Eventi

TRANSIZIONI Mostra personale di Carla Pugliano

Carla Pugliano Mostra personale Transizioni

TRANSIZIONI Mostra personale di Carla Pugliano

Museo Diocesano e Capitolare di Terni
3 – 12 luglio 2026

Inaugurazione: 4 luglio 2026, ore 16:30 con l’intervento critico di Daniele Radini Tedeschi

Elevazione, materico su tela 100x100 cm Anno 2026
Affioramenti dell'essere, materico su tela 100x100 cm Anno 2026

Dal 3 al 12 luglio 2026 il Museo Diocesano e Capitolare di Terni ospita Transizioni, mostra personale di Carla Pugliano. L’inaugurazione, prevista per il 4 luglio alle ore 16:30, vedrà l’intervento critico di Daniele Radini Tedeschi, curatore del Padiglione Grenada alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – Biennale di Venezia 2026 e direttore editoriale dell’Atlante dell’Arte Contemporanea edito da Giunti.

Patrocinata dal Comune di Terni e realizzata in collaborazione con Start Edizioni, l’Associazione Culturale La Rosa dei Venti e CathArt Gallery, Transizioni rappresenta una tappa significativa all’interno della ricerca di Carla Pugliano, artista che individua nella materia il luogo privilegiato di una riflessione sul senso dell’essere e sui suoi incessanti mutamenti. Le opere raccolte in mostra si configurano come testimonianze di un processo in continuo divenire, nel quale il dato visibile si apre a una sfera più profonda, evocativa e contemplativa.

Attraverso stratificazioni cromatiche, sedimentazioni e segni che affiorano dalla superficie pittorica, l’artista costruisce campi percettivi nei quali memoria e intuizione convivono in un equilibrio dinamico. L’impasto cromatico si fa presenza viva, deposito di esperienze, luogo di emersione di ciò che appartiene alla sfera più intima dell’individuo.

Interconnessioni, materico su tela 120x100 cm Anno 2025

In questa prospettiva la pittura non assume il compito di descrivere il reale, ma quello di interrogarlo. È proprio in questa tensione emotiva tra presenza e assenza, tra permanenza e trasformazione, che si manifesta la cifra più autentica dell’artista.

La mostra si inserisce coerentemente nel percorso artistico dell’autrice, recentemente valorizzato dalla presenza nell’Atlante dell’Arte Contemporanea, dove si evidenzia come «l’artista riesca a edificare un ponte tra tradizione e innovazione» e come «le creazioni realizzate lascino trasparire una poetica in continua trasformazione, tesa a un crescente e graduale perfezionamento». Una poetica nella quale «la cifra caratterizzante è il pathos, intenso, palpabile, vibrante». Come sottolinea ancora il testo critico pubblicato nel volume, «la Nostra dà vita a una forma di liberazione emotiva dove colore e materia, strumenti privilegiati per la creazione, riescono a penetrare e sondare l’anima. Sensibile e acuta osservatrice, Carla Pugliano diviene la voce narrante di riflessioni sull’esistenza terrena, da sempre oggetto di elucubrazioni da parte degli spiriti saturnini».

Limen, materico su tela 125 x 100 cm Anno 2026
Transizioni (origine), materico su tela 124 x 100 cm Anno 2026

Transizioni si propone come un percorso di contemplazione e consapevolezza, nel quale la pittura si fa strumento di conoscenza, capace di trasformare l’esperienza visiva in un viaggio di introspezione e scoperta di sé.

L’esposizione è aperta al pubblico dal 3 al 12 luglio 2026, tutti i giorni dalle ore 15:00 alle ore 19:00, inclusi sabato e domenica, con ingresso libero.

NOTA BIOGRAFICA

Carla Pugliano è artista, curatrice e fondatrice di CathArt Gallery a Varese, spazio espositivo e atelier dedicato all’arte contemporanea. Dal 2025 ricopre il ruolo di Consulente Artistico per l’Atlante dell’Arte Contemporanea edito da Giunti.

Nel giugno 2026 partecipa con una sinossi artistica nel Padiglione Nazionale del Guatemala LAS INVISIBLES – 61ª Biennale di Venezia Arte, presso lo Spazio Berlendis, curato da Stefania Pieralice. Già nel 2024 aveva preso parte al collettivo The Perceptive Group presso il Padiglione Nazionale di Grenada in occasione della 60ª Edizione della Biennale. Nell’ottobre 2026 sarà inoltre presente a un’esposizione collettiva presso la Sparks Gallery di San Diego, in California, in collaborazione con la Fondazione Carlo Rambaldi.

La sua ricerca artistica, valorizzata da critici e curatori quali Daniele Radini Tedeschi, Vittorio Sgarbi, Andrea Barretta, si sviluppa tra arte figurativa e sperimentazione contemporanea, mantenendo costante il dialogo tra materia, memoria e spiritualità.
Sarà inoltre presente con una sua opera in proiezione, tra alcune pubblicate sull’Atlante dell’Arte Contemporanea 2026, presso “The Celeste Bartos Theater 3” del MoMA, New York, in occasione della presentazione internazionale del volume.

Tra i riconoscimenti più significativi figurano il Leone d’Oro alla Triennale di Venezia 2024, il premio ricevuto nell’ambito della Biennale di Cremona 2026, il Premio Arte e Cultura della Camera dei Deputati, il Premio alla Carriera di Palazzo Malaspina, il Premio Vasari del Museo ArteIngenio, il Premio della Giuria del Museo NonantolArte e il Premio Internazionale d’Arte Maestri a Milano.

La sua attività espositiva annovera numerose partecipazioni a collettive di rilievo che si affiancano alle esperienze internazionali sopra menzionate, tra cui la Triennale di Venezia 2024, la XIV Florence Biennale, la Biennale di Lisbona e la Biennale di Milano. Il suo percorso comprende inoltre esposizioni presso sedi museali, istituzionali e manifestazioni d’arte in Italia e all’estero. Tra le mostre personali più significative figurano L’Accento sull’Arte (Roma, Galleria La Pigna), Ossimori dell’Anima (Sacro Monte di Varese), Mimesis (Palazzo Velli Expo, Rome Art Week), Catarsi Evolutiva (Sala Lucio Fontana, Comabbio) e Dialoghi dell’Anima presso CathArt Gallery.

SEDE ESPOSITIVA

Museo Diocesano e Capitolare di Terni
Via XI Febbraio 4 – Terni
CONTATTI E INFORMAZIONI

Email  myartcharlotte@gmail.com

Telefono  +39 392 8081554

Instagram carla pugliano Art

Facebook  Carla Pugliano

Sito web  www.carlapuglianoartist.com

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LetteraturaSegnalazione Eventi

“L’Infinita”. Curatolo, Groccia e Mamone Capria insieme per La Confraternita

La collana La Confraternita nasce dentro l’Università della Poesia J. R. Jiménez, per iniziativa e cura di Daniele Giancane, e trova continuità nel lavoro culturale de La Vallisa, tra rivista e spazio vivo di incontri poetici a Bari. Ogni opuscolo prende forma da un gesto semplice e preciso. Due autori scelgono una voce ospite e da lì si costruisce un piccolo territorio comune, fatto di testi che si affiancano senza perdere la propria autonomia.

 

Qui il tema è la donna, con le sue presenze molteplici, contraddittorie, aperte. Non una figura unica, ma un insieme di possibilità che cambiano da sguardo a sguardo, da esperienza a esperienza.

Maria Curatolo porta una scrittura legata alla memoria e ai luoghi del Sud. Il mare entra nei versi come movimento continuo, la risacca diventa misura del tempo interiore. La maternità si intreccia al senso della continuità, al passaggio delle generazioni, alla responsabilità che nasce dal vivere e dal ricordare. Il ricordo si muove, cambia forma, lascia tracce che restano anche quando sembrano svanire.

Giuseppina Irene Groccia lavora su una parola che avanza per domande. La sua poesia ha qualcosa di narrativo, ma si interrompe spesso per lasciare spazio a ciò che non si lascia afferrare. Lo sguardo cerca sempre un punto oltre la scena, come se ogni immagine chiedesse un’altra spiegazione, un altro passaggio. Dentro questa scrittura la figura femminile appare come presenza in movimento, mai chiusa in una definizione.

Ornella Mamone Capria si muove su una linea più raccolta. La frase si asciuga, resta sospesa, costruisce immagini che sembrano trattenere il pensiero prima che diventi parola piena. Anche i riferimenti più insoliti diventano parte di una struttura interiore, come se ogni forma avesse un suo equilibrio possibile. La donna che emerge da questi versi vive in uno spazio mentale, fatto di distanza e precisione, di ascolto e misura.

Le tre autrici restano distinte, e proprio questa distanza crea un campo comune. La donna prende forma come insieme di voci che non coincidono, che non cercano una sintesi, ma una vicinanza temporanea dentro la pagina.

La grafica di Giuseppe Zilli entra in questo percorso con una scelta precisa, affidando l’immagine di copertina all’opera Regina di cuori di Giuseppina Irene Groccia. L’opera diventa presenza che attraversa il volume, segno che accompagna e apre ulteriori possibilità di lettura visiva.

La voce di Pablo Neruda resta sullo sfondo come una risonanza ampia. Nei suoi versi la dimensione femminile si allarga fino a coincidere con la materia stessa dell’esperienza, con l’intensità dei sensi, con la forza dell’immaginazione che trasforma il quotidiano. Da lì arriva una spinta che tiene insieme le scritture del volume, ognuna con il proprio passo.

La presentazione a Bari, il 22 giugno alla Libreria Roma in Piazza Moro, porterà queste voci nello stesso spazio, con le autrici presenti e il lavoro di Giancane a fare da filo tra le pagine e la scena reale.

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