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Patir 2026. Scriptoria, luoghi di sapere tra passato e futuro

Dal 22 al 24 maggio, Corigliano-Rossano tornerà a essere crocevia di idee, storie e visioni con la quinta edizione di Patir, l’open lab culturale che quest’anno sceglie un tema tanto antico quanto attuale, la scrittura.

Non si tratta semplicemente di un argomento, ma di una vera chiave interpretativa. “Scriptoria” – questo il titolo dell’edizione 2026 – diventa il filo rosso che attraversa secoli di storia e arriva fino alle sfide contemporanee, dove carta, inchiostro e codice digitale si incontrano e si interrogano.

Corigliano-Rossano costruisce la propria identità proprio attorno alla scrittura, intesa come gesto culturale e strumento di connessione tra mondi. Qui convivono testimonianze straordinarie: dalle preziose pagine del Codex Purpureus Rossanensis, riconosciuto patrimonio UNESCO, fino alla figura di San Nilo, maestro calligrafo e punto di riferimento spirituale e culturale.

E poi ancora gli amanuensi dell’Abbazia di Santa Maria del Patire, custodi silenziosi di saperi che, dagli scriptoria monastici, hanno attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Oriente. Un’eredità che prosegue idealmente nel Rinascimento con Giambattista Palatino, raffinato letterato e innovatore della calligrafia, considerato tra i precursori della comunicazione moderna.

Sono questi i “segni” che oggi permettono di leggere la città come un laboratorio vivente della scrittura, capace di intrecciare Oriente e Occidente mentre si confronta con l’era degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale.

Patir si conferma come uno spazio dinamico di ricerca e confronto, un’officina culturale che parte dal patrimonio – materiale e immateriale – per generare nuove prospettive. L’obiettivo è chiaro: costruire un dialogo fertile tra discipline, esperienze e sensibilità diverse.

Durante le tre giornate, il pubblico sarà accompagnato in un percorso itinerante che unisce luoghi simbolo e riflessioni contemporanee. Dal complesso monastico affacciato sulle alture della Sila Greca fino ai centri della vita culturale cittadina, ogni tappa diventa occasione di incontro tra intellettuali, artisti, giornalisti, istituzioni e realtà del terzo settore.

Il progetto si sviluppa lungo tre assi fondamentali: patrimonio, visioni e comunità. Una struttura che consente di tenere insieme memoria storica e progettualità, radicamento territoriale e apertura al mondo.

Non è un caso che il titolo “Scriptoria” richiami proprio gli spazi monastici in cui il sapere veniva copiato, tradotto e tramandato. È da lì che prende forma l’idea di una cultura come processo vivo, in continua trasformazione.

Le edizioni precedenti hanno affrontato temi come il complesso del Patire e il suo rapporto con il territorio, il monachesimo italo-greco, il Mediterraneo e i percorsi per la pace. Un percorso coerente che trova oggi nella scrittura una sintesi potente.

Al centro di tutto c’è l’associazione Rossano Purpurea, motore dell’iniziativa e punto di riferimento per la progettazione culturale del territorio. Nel tempo, Patir è diventato un appuntamento stabile e riconosciuto, sostenuto anche dall’amministrazione comunale.

Come sottolinea la presidente Alessandra Mazzei, il valore dell’evento risiede soprattutto nella sua natura partecipativa: un lavoro collettivo che nasce dal dialogo e si nutre del confronto tra realtà diverse – scuole, università, istituzioni, artisti, associazioni, mondo ecclesiastico e società civile.

L’idea è quella di una cultura non come punto d’arrivo, ma come processo in continuo movimento: uno spazio critico capace di rimettere in discussione certezze e generare nuove domande. Una cultura intesa come energia condivisa, lontana da ogni forma di esclusività.

Il metodo di Patir è chiaro: partire dalle radici per immaginare il futuro, attraversando con consapevolezza il presente. Un approccio che punta a tradurre la riflessione culturale in azioni concrete, orientate al bene comune e guidate da scelte etiche.

Vista da questa prospettiva, la scrittura supera la dimensione del ricordo e si delinea come strumento attivo di costruzione. Non è soltanto traccia del passato, ma pratica in divenire, capace di trasformarsi nel tempo senza perdere la propria forza, che è quella di mettere in relazione mondi diversi e preservare radicate identità culturali. 

 

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VESA presenta Dubai Tourism Endorsed Art Cars al World Token Summit 3.0 X TheBlock. Fest

Serie su commissione approvata dal turismo di Dubai apre il dibattito sulla tokenizzazione dell’arte fisica di alto valore.

Mentre Dubai continua a consolidare il proprio status come principale hub mondiale per l’economia digitale e l’innovazione creativa, VESA, uno dei pionieri originali che operano all’intersezione tra arte fisica e provenienza digitale, presenterà la sua serie Art Cars al World Token Summit 3.0 X TheBlock. Fest, che si terrà presso TheBlock. Street e 25 Jump Street, One Central, il 29 e 30 aprile 2026. Il progetto è presentato in collaborazione con il Dubai Blockchain Centre e gode del patrocinio del Dubai Tourism.

Ogni Art Car è una commissione su misura: pittura a olio e fotografia vengono composte digitalmente in un’opera originale, poi prodotta in scala veicolare e applicata sull’auto. L’opera fisica si muove attraverso le città. La sua documentazione si muove attraverso le reti. La domanda che questo progetto porta al summit è la stessa su cui il summit si fonda: come può un asset fisico di alto valore garantire lo stesso livello di verificabilità e trasferibilità di uno digitale?

Questa è la “sovranità dei materiali” come questione viva, non come risposta già definita. VESA ci sta lavorando da vent’anni.

Perché è rilevante in questo summit
La maggior parte delle discussioni sulla tokenizzazione degli asset del mondo reale parte da strumenti finanziari, immobili o materie prime. Le Art Cars introducono una sfida diversa: cosa succede quando l’asset fisico è un’opera d’arte unica, con una propria profondità compositiva, una storia istituzionale e una relazione con il collezionista?

La posizione di VESA è deliberatamente agnostica rispetto alla blockchain. La provenienza di ogni Art Car sarà stabilita on-chain in dialogo con il suo collezionista, sulla blockchain che quel collezionista utilizza e considera affidabile. Non si tratta di un problema irrisolto, ma di una scelta di principio: l’asset non dovrebbe essere vincolato a un’infrastruttura che il collezionista non ha scelto. È il collezionista a detenere la sovranità su come l’opera viene registrata, non l’artista né la piattaforma.

VESA ha presentato questo lavoro al Dubai Museum of the Future, esposto all’Institut du Monde Arabe di Parigi e ad Art Dubai, e ha ricevuto commissioni tra cui un ritratto del Ministro della Salute degli Emirati Arabi Uniti. Le Art Cars sono state documentate dalla stampa internazionale, da Forbes a BBC World, e diffuse globalmente come immagini mentre le opere fisiche si muovono attraverso le città. Questo è ciò che appare la convergenza tra fisico e digitale quando è costruita su una sostanza artistica, piuttosto che sulla speculazione.

Un’esperienza di punta al World Token Summit X TheBlock. Fest
Le Art Cars saranno presentate come elemento centrale di TheBlock. Fest, il festival dell’ecosistema che si svolge parallelamente al World Token Summit 3.0. L’esperienza va oltre i veicoli stessi. All’interno della conferenza, schermi di grande formato raccontano l’intera storia di ogni opera: il materiale di partenza, i livelli compositivi, il processo di produzione e il modello di provenienza. Ciò che l’auto esprime come superficie fisica, gli schermi lo sviluppano in profondità.

I partecipanti potranno:

  • Osservare i veicoli come opere commissionate a grandezza naturale all’interno dell’ambiente del festival.
  • Seguire la narrazione stratificata di ciascuna opera sugli schermi della conferenza: dalla composizione iniziale alla produzione fisica, fino al modello di provenienza che accompagnerà l’opera nelle mani del suo collezionista.
  • Interagire direttamente con VESA sul significato pratico della provenienza “chain-agnostic” per le commissioni artistiche di alto livello e su ciò che le Art Cars dimostrano riguardo alla convergenza tra asset fisici e digitali nel contesto di opere individuali di alto valore.

«Sto lavorando verso questo obiettivo da vent’anni. L’auto è un originale fisico. La questione di come la sua provenienza esista on-chain non è un problema tecnico. È una questione di chi detiene la sovranità sul registro. La mia risposta è: il collezionista. Lo definiamo insieme, sulla blockchain di cui si fida. Questa conversazione è esattamente il motivo per cui esiste questo summit», ha dichiarato VESA.

Informazioni su World Token Summit 3.0 X TheBlock. Fest
Il World Token Summit 3.0 X TheBlock. Fest è il principale evento globale dedicato all’evoluzione della tokenizzazione, degli asset digitali e dell’economia Web3. In collaborazione con TheBlock., l’evento trasforma il corridoio tecnologico di Dubai in un ambiente immersivo per fondatori, investitori e regolatori.

Informazioni su VESA
VESA è un artista digitale di fama internazionale e un pioniere nel campo della crypto-art. Il suo lavoro è stato presentato a livello globale, colmando il divario tra le belle arti tradizionali e i nuovi scenari emergenti e blockchain.

Informazioni su Dubai Blockchain Centre
Il Dubai Blockchain Centre è il principale hub per l’educazione, la ricerca e l’adozione istituzionale della blockchain in Medio Oriente.

Informazioni su TheBlock.
TheBlock. è la capitale degli asset virtuali, con sede a Dubai. Connette fondatori, regolatori, investitori e istituzioni all’interno dell’ecosistema degli asset digitali. TheBlock. supporta l’intero ciclo di vita della tokenizzazione degli asset reali, dalla strutturazione e progettazione della tokenomics fino all’accesso agli investitori, alle quotazioni e alla crescita post-listing. Attraverso il suo ecosistema, le aziende accedono a reti di capitale, partnership strategiche, visibilità mediatica ed eventi di settore progettati per accelerare l’adozione globale degli asset tokenizzati.

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VESA Presents Dubai Tourism Endorsed Art Cars at World Token Summit 3.0 X TheBlock. Fest

Dubai Tourism-endorsed commission series opens conversation on tokenizing serious physical art

 

As Dubai continues to solidify its status as the world’s leading hub for the digital economy and creative innovation. VESA, one of the original pioneers working at the intersection of physical art and digital provenance, will present his Art Cars series at the World Token Summit 3.0 X TheBlock. Fest, taking place at TheBlock. Street, and 25 Jump Street, One Central on April 29th and 30th, 2026. The project is presented in collaboration with the Dubai Blockchain Centre and carries the endorsement of Dubai Tourism.

Each Art Car is a bespoke commission: oil painting and photography composed digitally into an original work, then produced at vehicle scale and wrapped across the car. The physical work moves through cities. The documentation of it moves through networks. The question this project brings to the summit is the one the summit is built around: how does a serious physical asset carry the same verifiability and transferability as a digital one?

 

This is Materials Sovereignty as a live question, not a resolved answer. VESA has been building toward it for twenty years.

Why This Matters at This Summit

Most conversations about tokenizing real-world assets start with financial instruments, real estate, or commodities. The Art Cars introduce a different challenge: what happens when the physical asset is a unique work of art, with its own compositional depth, institutional history, and collector relationship?

VESA’s position is deliberately chain-agnostic. Provenance for each Art Car will be established on-chain in dialogue with its collector, on whichever chain that collector trusts and holds. This is not an unresolved problem. It is a principled stance: the asset should not be locked to infrastructure the collector did not choose. The collector holds sovereignty over how the work is recorded, not the artist and not the platform.

 

VESA has shown this work at the Dubai Museum of the Future, exhibited at the Arab World Institute in Paris and Art Dubai, and holds commissions including a portrait of the UAE Minister of Health. The Art Cars have been documented by international press from Forbes to BBC World, and circulated globally as images while the physical works move through cities. This is what physical-digital convergence looks like when it is built on artistic substance rather than speculation.

A Flagship Experience at World Token Summit X TheBlock. Fest

The Art Cars will be positioned as a centrepiece of TheBlock. Fest, the ecosystem festival running alongside World Token Summit 3.0. The experience extends beyond the vehicles themselves. Inside the conference, large-format screens carry the full story of each work: the source material, the composition layers, the production process, and the provenance model. What the car carries as a physical surface, the screens unfold as depth.

 

Attendees will be able to:

  • View the vehicles as full-scale commissioned works within the festival environment.
  • Follow the layered story of each work on the conference screens: from source composition through physical production to the provenance framework that will travel with the work into the hands of its collector.
  • VESA engages directly on what chain-agnostic provenance means in practice for serious art commissions, and what the Art Cars demonstrate about physical-digital asset convergence at the level of individual, high-value works.

“I have been building toward this for twenty years. The car is a physical original. The question of how its provenance lives on-chain is not a technical problem. It is a question about who holds sovereignty over the record. My answer is: the collector does. We establish that together, on the chain they trust. That conversation is exactly what this summit is for.” said VESA

About World Token Summit 3.0 X TheBlock Fest

The World Token Summit 3.0 X TheBlock Fest is the premier global event focused on the evolution of tokenization, digital assets, and the Web3 economy. In partnership with TheBlock., the event transforms Dubai’s tech corridor into an immersive environment for founders, investors, and regulators.

About VESA

VESA is a world-renowned digital artist and pioneer in the crypto-art space. His work has been featured globally, bridging the gap between traditional fine art and the emerging and blockchain landscapes.

About Dubai Blockchain Centre

Dubai Blockchain Centre is the leading hub for blockchain education, research, and institutional adoption in the Middle East.

About TheBlock.

TheBlock. is the capital of virtual assets, headquartered in Dubai. It connects founders, regulators, investors, and institutions across the digital asset ecosystem. TheBlock. supports the full lifecycle of real world asset tokenization, from structuring and tokenomics design to investor access, listings, and post listing growth. Through its ecosystem, companies gain access to capital networks, strategic partnerships, media visibility, and industry events designed to accelerate the adoption of tokenized assets globally.

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Dal patrimonio artistico alla dimensione digitale. Dubai celebra i 50 anni del DIAC

A Dubai, nell’aprile 2026, arte e innovazione si incontrano in un contesto che racconta una città in continua trasformazione. Il TheBlock Festival, in dialogo con il World Token Summit 3.0, accoglie le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del Dubai International Art Centre, una delle istituzioni più radicate nella storia culturale degli Emirati Arabi Uniti.

Fondato nel 1976, il Dubai International Art Centre ha accompagnato per decenni la crescita della scena artistica locale, diventando un punto di riferimento per artisti di diverse generazioni e provenienze. Il traguardo dei cinquant’anni assume oggi un valore simbolico che si estende oltre la memoria, aprendo una riflessione sul presente e sulle direzioni future della produzione artistica.

All’interno del festival e del summit, questa ricorrenza trova una nuova dimensione, inserendosi in un ecosistema dedicato alla trasformazione digitale e alla cultura degli asset virtuali. Il risultato è un dialogo tra linguaggi che appartengono a tempi diversi ma che condividono lo stesso spazio creativo. La pittura, il disegno e le pratiche tradizionali si confrontano con strumenti digitali, ambienti immersivi e logiche legate alla blockchain.

Il percorso espositivo ripercorre l’evoluzione dell’arte a Dubai dagli anni Settanta a oggi, offrendo uno sguardo stratificato su una scena in costante espansione. Accanto alle opere, trovano spazio momenti di pratica e confronto. Dimostrazioni dal vivo restituiscono il valore del gesto e della tecnica, mentre workshop collaborativi aprono a nuove possibilità, dove la dimensione fisica dell’opera entra in relazione con quella digitale e con i sistemi on chain.

In questo contesto si inserisce anche il Global Panorama Project, iniziativa legata al Climate Institute e promossa dall’UNESCO, che contribuisce a portare al centro il rapporto tra arte, tecnologia e sostenibilità. Il progetto amplia ulteriormente la prospettiva, suggerendo una visione in cui la produzione artistica si intreccia con le grandi questioni globali.

Il World Token Summit 3.0 fa da sfondo a questo scenario, riunendo figure provenienti dal mondo della tecnologia, della finanza e della cultura. Qui il tema della tokenizzazione delle opere introduce nuove riflessioni sulla proprietà, sulla tracciabilità e sulle forme di valorizzazione dell’arte contemporanea. Si tratta di dinamiche che stanno ridefinendo il mercato e il modo in cui le opere vengono concepite, scambiate e collezionate.

TheBlock, con sede a Dubai, si inserisce in questo processo come piattaforma capace di connettere attori diversi, facilitando l’incontro tra creatività e infrastrutture digitali. L’integrazione tra questi ambiti prende forma in un evento che unisce visione culturale e sviluppo tecnologico, offrendo uno spazio in cui osservare da vicino le trasformazioni in atto.

A completare l’esperienza contribuisce anche la collaborazione con Tripy, che accompagna i visitatori nella fruizione del summit e degli eventi collegati, rendendo più accessibile un programma articolato e internazionale.

Il cinquantesimo anniversario del Dubai International Art Centre diventa così un momento di passaggio, in cui la storia si intreccia con nuove prospettive. Dubai si conferma un luogo in cui linguaggi differenti trovano un punto di contatto, dando forma a una narrazione contemporanea che tiene insieme memoria, sperimentazione e visione.

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Divagazioni sull’arteSegnalazione Eventi

Debora Pellegrini presenta la collezione “Arancia & Geisha” a Roma.

L’alta moda in vetrina, la collezione di kimono “Arancia & Geisha”, della Zadéf Design, il brand di Debora Pellegrini e delle figlie Francesca e Zaira Pennini, è stata presentata a Roma, indissolubilmente legata alla scenografia della Città eterna ed in particolare di Palazzo Valentini  dove si è svolto l’evento. L’ospite d’onore della sfilata, Anna Fendi, stilista e icona della moda italiana, protagonista della storia della maison Fendi e ambasciatrice del Made in Italy nel Mondo, è stata affiancata da volti noti dello spettacolo: Pippo Franco, Andrea Roncato e Adriana Russo. Madrina dell’evento, l’attrice Elena Russo.

Debora Pellegrini e Anna Fendi

 

Confezionati con procedimenti originali, perfezionando procedure e tecniche in un continuo fare, con l’uso di tessuti selezionati, come ci si aspetta per un abito sartoriale, i kimono “Arancia & Geisha” hanno attirato sull’atelier i riflettori degli operatori e della stampa di settore. La collezione si è distinta per originalità e ricerca, fondendo suggestioni calabresi con l’eleganza essenziale della tradizione giapponese per eccellenza. Le varie interpretazioni dei kimono presentati in occasione della sfilata romana, esplorano, infatti, l’eredità culturale del Sud, restituendo un rinnovato significato alla tradizione dell’Oriente. Il risultato, è una linea di capi versatili e contemporanei, pensati come espressione autentica di identità e libertà.  Il fascino che cela ogni kimono “Arancia & Geisha”, è origine di seduzione e mistero, ma, allo stesso tempo, perfetto per ogni occasione, perché si abbina con tutto, senza che l’innata eleganza sia mai compromessa. La Zadéf Design di Debora Pellegrini e di Francesca e Zaira Pennini, ha ben ponderato tutti i dettagli per la realizzazione dei kimono. Nell’atelier nulla è lasciato al caso, con tecniche da haute couture, più che da prêt-à-porter. La passerella di Palazzo Valentini è stata pervasa dall’incredibile universo del savoir-faire della Zadéf Design, dal linguaggio sartoriale contemporaneo che unisce culture, artigianato e modernità

Debora Pellegrini e Francesca Pennini
Kimono della Zadèf Design

Vision e mission di “Trame di colore, arte e moda in dialogo”, tra un susseguirsi di emozioni, passione, identità e suggestioni, è stata la sfilata della collezione di kimono “Arancia & Geisha”, curata dalla stilista Debora Pellegrini, founder del brand Zadef Design. Personalità, libertà e fascino senza tempo in passerella, quando le creazioni versatili e contemporanee dell’atelier Zadéf Design hanno preso vita indossati dalle modelle Tara Bou Farah, Yara Borrello, Mariapia Grossi, Francesca Pennini, Zaira Pennini, affiancate, in un momento particolarmente apprezzato dal pubblico, da Nicole Moscariello. Moda e glamour, una sfilata intensa, evocativa, quasi rituale. Con la collezione di kimono “Arancia & Geisha”, Zadéf Design esplora un must have contemporaneo, trasversale alle stagioni e agli stili, con capi facili da usare per vivacizzare look eclettici o casual, o per contrapporre più stili tra loro. Sempre ideali per rendere elegante ogni outfit. Alla moda, raffinati, di alta qualità e sofisticati, ma anche casual ed effortless, questa primavera i kimono “Arancia & Geisha” diventano il capo passe-partout più cool, che infonde un appeal diverso a qualsiasi look, da indossare nelle giornate in città come nelle notti d’estate off-duty. È questo che il pubblico chiede, e applaude le modelle e i capi della Zadéf Design nella sfilata romana

Kimono della Zadèf Design
Il maestro orafo Rocco Epifanio

L’evento “Trame di colore, arte e moda in dialogo”, promosso da Francesco Carpano, con il patrocinio della Regione Lazio e di Roma Capitale, e organizzato dall’Associazione culturale “Art global”, è stato curato da Angiolina Marchese, direttore artistico, e da Rosanna Vetturini, art curator, in collaborazione con Laura Bruno, critico d’arte e Conny Caracciolo, stilista e attrice. Tra i diversi e qualificati ospiti si è apprezzata la presenza di Ada Alberti, astrologa, giornalista e attrice, Paolo Celli, il cuoco delle dive, e Nicole Moscariello, dirigente Mases. Nel corso dell’evento, i giornalisti, gli operatori del settore e il pubblico intervenuti alla manifestazione hanno potuto apprezzare l’atemporalità dell’arte nelle realizzazioni orafe di Rocco Epifanio, che ha premiato con le sue creazioni Anna Fendi e Pippo Franco, e ha realizzato i gioielli per la sfilata dei kimono, e nelle opere pittoriche di due artiste di livello internazionale: Tiziana Guerra, che trasforma emozioni e intuizioni in dipinti di grande intensità nel racconto di un coinvolgente percorso poetico, e Cristina Natale, pittrice e decoratrice, che, con luce e colori presenta viaggi emotivi e sensoriali che impreziosiscono residenze reali e istituzionali in tutto il Mondo. La live performance del soprano Ana Lushi ha accompagnato i vari momenti di “Trame di colore, arte e moda in dialogo”, amplificando la visione creativa e la dimensione emotiva della collezione di kimono “Arancia & Geisha” della stilista Debora Pellegrini. La conduzione di Claudio Germanò, autore, attore e speaker radiofonico, e Gigi Miseferi, personaggio televisivo e teatrale, ha accompagnato e coinvolto il numeroso pubblico. Photographer ufficiale dell’evento Max Sebastiani. Saluti istituzionali di Francesco Carpano, consigliere dell’Assemblea Capitolina, e Pietrangelo Massaro, vicepresidente del Consiglio del Municipio XII.

L'artista Tiziana Guerra con la sua opera
L'artista Cristina Natale con due sue opere
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Un successo per la mostra “Dei luoghi e dello sguardo”. Grande partecipazione alla CathArt Gallery di Varese

La serata inaugurale dell’11 aprile ha segnato l’apertura ufficiale di “Dei luoghi e dello sguardo – Geografia della memoria”, la nuova mostra bipersonale ospitata presso la CathArt Gallery di Varese e curata da Carla Pugliano.

Fin dalle prime ore, lo spazio espositivo ha accolto un pubblico numeroso e partecipe. L’affluenza ha confermato l’attenzione crescente verso una programmazione che, nel tempo, ha costruito un rapporto solido con il territorio e con gli appassionati d’arte contemporanea. L’atmosfera si è rivelata fin da subito molto animata, attraversata da un interesse autentico e da una qualità di ascolto capace di accompagnare ogni momento della serata.

Il percorso espositivo ha trovato una risposta immediata nei visitatori. Le opere di Irene Das Neves e Marco Verdelli hanno attivato un dialogo continuo, non solo tra i due linguaggi, ma anche con il pubblico presente. La fotografia e la pittura hanno restituito visioni complementari, capaci di aprire riflessioni e conversazioni spontanee. Gli artisti hanno condiviso il proprio lavoro con disponibilità, dando vita a uno scambio diretto, mai formale, che ha reso l’esperienza ancora più coinvolgente.

Particolarmente apprezzato l’intervento degli ospiti della serata, Samuele Corsalini e Francesco Gemmo. Il loro contributo ha introdotto il pubblico alla mostra con uno sguardo attento al legame tra identità territoriale e narrazione contemporanea. Le loro parole hanno offerto una chiave di lettura efficace, creando un ponte naturale tra le opere esposte e il contesto culturale di riferimento.

A guidare l’intera serata, Carla Pugliano, padrona di casa impeccabile, ha confermato ancora una volta la propria cifra professionale. La sua presenza si è distinta per misura, competenza e capacità di relazione. Ogni passaggio ha trovato un equilibrio preciso, ogni intervento si è inserito con coerenza all’interno di un progetto costruito con cura. La sua esperienza, unita a una visione curatoriale chiara, ha garantito una gestione fluida dell’inaugurazione e un dialogo costante tra artisti e pubblico.

“Dei luoghi e dello sguardo” si apre così sotto i migliori auspici. La mostra restituisce un confronto autentico tra due ricerche affini e autonome, capaci di trasformare paesaggi e scenari in tracce emotive e mappe interiori. Un progetto che trova nella relazione, nell’ascolto e nella qualità dello sguardo il proprio punto di forza, confermando la CathArt Gallery come uno spazio sempre più rilevante nel panorama artistico contemporaneo.

La mostra resta visitabile fino al 23 aprile 2026 presso la CathArt Gallery, a Varese, con ingresso da Via Salvo D’Acquisto. Apertura dal martedì al venerdì dalle 16:30 alle 18:30, il sabato dalle 10:30 alle 12:00 e dalle 15:30 alle 18:30, la domenica dalle 15:30 alle 18:30. L’ingresso è libero. Un’occasione concreta per entrare in contatto diretto con un progetto espositivo che merita tempo e attenzione, all’interno di uno spazio che si distingue per qualità e per una visione curatoriale sempre attenta e riconoscibile.

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Giuseppina Irene GrocciaSegnalazione Eventi

“Animae Poetica” mostra personale di Giuseppina Irene Groccia

“Animae Poetica” mostra personale di Giuseppina Irene Groccia

Arte e poesia in dialogo al Vintage Café di Corigliano Rossano (CS)

Un intreccio di linguaggi, visioni e sensibilità darà vita a Animae Poetica, la mostra personale di Giuseppina Irene Groccia, in programma sabato 11 aprile 2026 alle ore 18, presso il Vintage Café artistico letterario di Ermelinda Pipieri a Corigliano Rossano, area urbana Corigliano, via Provinciale 13/15. Un progetto che unisce arte visiva e scrittura poetica, due espressioni della stessa ricerca interiore che, nella pratica dell’artista, si incontrano e si rispecchiano in un dialogo intimo e continuo.

La mostra presenta circa dieci opere di grande formato appartenenti alla serie Emotive Art, esito della più recente ricerca di Giuseppina Irene Groccia, in arte GiGro. In questo ciclo, l’artista sviluppa un linguaggio che, pur affondando le radici nella pittura, si apre a una rielaborazione  attraverso il digitale, mantenendo centrale il valore del colore e del gesto espressivo.

Il fulcro della ricerca è il ritratto, inteso come spazio emotivo e psicologico. I volti femminili, sospesi tra figurazione e astrazione, si trasformano in superfici narrative attraversate da segni, parole e interferenze cromatiche, dando forma a un immaginario intenso, capace di restituire la complessità dell’esperienza interiore.

Il colore assume un ruolo centrale e simbolico, amplificando l’emozione e costruendo campi visivi in risonanza con lo sguardo. Le opere si presentano così come spazi di attraversamento, in cui dimensione personale e universale si intrecciano, invitando chi osserva a riconoscersi e a sostare nell’immagine come luogo di percezione e condivisione.

È proprio per questo che le opere si prestano favorevolmente al confronto con i versi della stessa autrice, dando forma a un dialogo intimo tra immagine e parola.

Le opere non saranno semplicemente affiancate alle poesie, ma messe in relazione attraverso un attento lavoro di corrispondenze. Ogni quadro troverà la propria voce in un testo poetico coerente, dando vita a un momento unitario in cui immagine e parola si amplificano reciprocamente.

Questo format, voluto dall’artista, trova piena realizzazione grazie alla curatela poetica e al coordinamento di Giuseppe De Rosis, figura di spicco nel panorama culturale e letterario del territorio e protagonista di numerosi eventi poetici di rilievo. Con straordinaria sensibilità, De Rosis costruisce un percorso coerente tra opere e testi, mentre i dieci lettori – Placido Bonifacio, Angela Campana, Franco Cirò, Maria Curatolo, Giacomo Lauricella, Giusy Liguori, Dora Mauro, Lella Persiani, Ermelinda Pipieri, Ida Proto – selezionati con cura, accompagneranno il pubblico lungo questo percorso, dando voce alle parole e amplificando il legame con le immagini.

All’interno di questo intreccio tra linguaggi si inserisce anche la presenza scenica dell’abito “Galatea”, ispirato ai miti greci e alla figura della ninfa del mare, simbolo di purezza e trasformazione. Il nome richiama il termine greco gala, “latte”, e richiama la luminosità della pelle e la leggerezza della spuma marina. Realizzato dall’Associazione Ruskia, l’abito sarà indossato da una modella e diventerà parte integrante della narrazione della serata, stabilendo un legame tra arte, poesia e lettura in un unico flusso espressivo. Sarà presente Veronica Martino, presidente dell’associazione, a testimonianza di un lavoro che unisce artigianalità e attenta ricerca estetica.

Gli intermezzi musicali saranno affidati al giovane sassofonista Antonio Scarpello, che con il suo intervento contribuirà a creare un’atmosfera avvolgente e suggestiva, in sintonia con il tono dell’evento.

Ad accogliere il pubblico sarà Ermelinda Pipieri, padrona di casa e anima del Vintage Café, da sempre punto di riferimento per le espressioni artistiche e culturali del territorio. Attenta e sensibile nel dare voce a talenti emergenti e affermati, parteciperà attivamente alla serata anche come interprete nelle letture, unendo alla consueta ospitalità una presenza attiva e coinvolta.

Animae Poetica si offre come uno spazio di convergenza, in cui linguaggi e sensibilità distinte si incontrano nel tentativo di dare forma all’interiorità, restituendola come esperienza relazionale.

Al termine dell’evento, per chi desidera prolungare la serata, sarà possibile trattenersi previa prenotazione al numero 338.110 5572.

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CathArt Gallery presenta “DEI LUOGHI E DELLO SGUARDO”

CathArt Gallery presenta “DEI LUOGHI E DELLO SGUARDO” 

-Geografia della memoria: tra scenari urbani, paesaggi e approdi naturali-

 

Mostra bipersonale di IRENE DAS NEVES e MARCO VERDELLI 

 

A cura di Carla Pugliano 

Ospite Samuele Corsalini con Francesco Gemmo 

 

Inaugurazione: sabato 11 aprile 2026, ore 17:30 

Presso CathArt Gallery – Varese 

Ingresso da Via Salvo D’Acquisto 

«Pensai a quanti luoghi ci sono nel mondo che appartengono così a qualcuno…» — Cesare Pavese

“DEI LUOGHI E DELLO SGUARDO” nasce dall’incontro autentico tra due personalità artistiche mosse da una stessa urgenza: attraversare i luoghi per coglierne l’essenza. Guardare un luogo non è mai un gesto neutro. È un incontro. E, come tutti gli incontri, lascia una traccia indelebile. È così che Marco Verdelli e Irene Das Neves dialogano con le loro opere, poiché entrambi celebrano i posti amati, reinterpretandoli e immortalando le vibrazioni che in loro hanno suscitato. Pittura e fotografia si sfiorano e si corrispondono in una tensione silenziosa, sospesa tra paesaggio naturale, contesto urbano e percezione viscerale. La realtà si traduce in una dimensione sensoriale: gli scenari, allora, smettono di essere sfondi. I luoghi diventano mappe emotive dove segni, silenzi e margini sono espressione dell’anima. 

Nelle opere fotografiche di Irene Das Neves il mare e le dune sono teatro di attimi rarefatti: onde che si frantumano nel vento, gabbiani irrequieti che si sollevano fino a confondersi l’uno nell’altro. Presenze solitarie scolpiscono tra le orme riflessioni fugaci, mentre uno specchio inatteso apre a giochi di piani e duplicazioni. Sono immagini in cui il movimento non è mai solo fisico, ma si fa campo di forza e libertà. A queste visioni si affiancano scene di vita immerse nel fascino della street art, dove il segno urbano si intreccia con l’esperienza quotidiana, rendendo lo spazio cittadino testimone di appartenenza e stratificazione visiva. L’istante, l’imprevisto, l’equilibrio precario e i gesti più semplici, rivelano un registro ironico e profondamente umano che trasforma una scena ordinaria in una narrazione potente.

Marco Verdelli si muove in una sfera più raccolta e viscerale. Il suo orizzonte creativo attraversa strati di storia, dalle antiche architetture del Sacro Monte di Varese ad altri contesti geografici suggestivi. Angoli intrisi di memoria, rielaborati come presenze interiori più che come vedute: qui la pittura di Verdelli si manifesta come atto diretto, intimo, quasi necessario. Verdelli dipinge nel cuore della notte, in una condizione di raccoglimento e concentrazione che accompagna il suo lavoro da molti anni. Solo recentemente ha scelto di condividere questa produzione, a lungo custodita come diario personale. Nei suoi acquerelli, gli scorci, i muri, i percorsi sacri emergono come apparizioni evanescenti, affidate a un segno essenziale che trattiene l’eco del tempo senza mai cedere alla descrizione. La luce non definisce i contorni, ma li suggerisce; le linee non si impongono, ma affiorano discrete in una trama percettiva profonda e silenziosa.

La bipersonale di Marco Verdelli e Irene Das Neves rivela un’affinità tra due linguaggi distinti, ma profondamente connessi, che si rispecchiano: da un lato il movimento e l’energia del reale, dall’altro la sua lenta interiorizzazione. 

Ad impreziosire l’evento sarà ospite Samuele Corsalini (Varese, 1991) noto autore e divulgatore culturale. Corsalini si occupa della valorizzazione della storia e dell’identità del territorio varesino attraverso progetti editoriali, incontri pubblici e attività di divulgazione. Ha scritto il volume Quel che non sai di Varese, legato ad un progetto omonimo che nasce nel 2024, dedicato alla scoperta delle storie, delle curiosità e di frammenti meno noti della città. Con il suo lavoro promuove una narrazione culturale partecipata, attenta al rapporto tra comunità, territorio e identità. Con lui sarà presente anche Francesco Gemmo, storyteller, portraiter e digital creator attivo nel settore turistico. Dal 2023 realizza contenuti dedicati a Varese e al suo territorio, unendo fotografia e interpretazione. Dal 2025 collabora al progetto Quel che non sai di Varese. 

NOTE SUGLI ARTISTI 

MARCO VERDELLI – Il paesaggio come ascolto interiore 

Marco Verdelli nasce a Varese nel 1957. Negli anni ’70 frequenta il Liceo Artistico Statale “Angelo Frattini” di Varese, dove sperimenta diverse tecniche pittoriche — olio, incisione, acqueforte, xilografia, china, pastello — fino a individuare nell’acquerello lo strumento più affine alla propria sensibilità. È seguito nella sua formazione dagli artisti del “Gruppo Montefeltro” (Cascioli, Cicoli, Galoppi, Paoli, Piersantini), sviluppando una particolare attenzione al colore, alla materia e all’equilibrio formale. Il legame con il territorio varesino è il fulcro della sua ricerca: colline, boschi, laghi, paesaggi naturali e sacri sono aperture di ascolto e riconciliazione con sé stesso. Verdelli osserva, interiorizza, restituendo sulla carta sensazioni più che immagini. La sua pittura è energia vitale, in cui ogni pennellata trattiene un’emozione.

IRENE DAS NEVES – La fotografia come poesia della memoria


Nata il 15 marzo 1956 a Setúbal, in Portogallo, Irene Das Neves risiede in Italia dal 1979 e vive a Varese, dove approfondisce la sua formazione in estetica applicata. Fin da sempre attratta dall’armonia delle forme e dai dettagli del vivente, trova nella fotografia il linguaggio privilegiato per esprimere la propria poetica. Quando fotografa, Irene svela la propria anima nascosta: l’ombra si fa luce, l’istante si dilata in eterno. I suoi scatti trasformano la realtà in poesia visiva, lasciando emergere percezioni intime e riflessi di reminiscenze. La fotografia è così uno strumento di indagine profonda, capace di restituire atmosfere e stati d’animo con autenticità e intensità.

La mostra è curata da Carla Pugliano, artista e fondatrice di CathArt Gallery. Di recente, Pugliano è stata insignita del Leone d’Oro alla Triennale di Venezia, ha esposto alla 60a Biennale di Venezia,
alla XIV Florence Biennale ed è stata Premiata alla Camera dei Deputati. Dal 2025 è Consulente
artistico per l’Atlante dell’Arte Contemporanea Ed. Giunti, che verrà presentato al MoMA di New York.

 

INFORMAZIONI SULL’EVENTO


Date mostra: 11 Aprile – 23 aprile 2026


🕰 Orari di apertura:
• Martedì – Venerdì: 16:30 – 18:30
• Sabato: 10:30 – 12:00 / 15:30 – 18:30
• Domenica: 15:30 – 18:30


🎙 Inaugurazione: sabato 11 Aprile 2026, ore 17:30


Luogo: CathArt Gallery, Varese
(Ingresso da Via Salvo D’Acquisto)
🎟 Ingresso: libero

 


Contatti :
+39 392 8081554 myartcharlotte@gmail.com
https://carlapuglianoartist.com/cathart-gallery/
Facebook: CathArt Gallery
Instagram: @cathart_gallery

 

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Segnalazione Eventi

Grande successo a Dubai per l’inaugurazione di The Bridge Art Gallery

Si è svolta con grande partecipazione di pubblico l’inaugurazione ufficiale di The Bridge Art Gallery, il nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea ideato da Alessio Paolo Musella, nel cuore di Dubai Hills, uno dei quartieri più dinamici e in espansione della città.

Fin dalle ore 19:00, un flusso costante di visitatori ha animato la galleria, con presenze distribuite lungo tutto l’arco della serata fino alle 23:00. La scelta di una fascia oraria ampia si è rivelata vincente, permettendo al pubblico di partecipare con flessibilità — prima o dopo cena — e favorendo un’esperienza più rilassata e un dialogo diretto e approfondito con le opere e i protagonisti della serata.

Numerosi gli ospiti intervenuti: collezionisti, artisti, professionisti del settore e conoscenze internazionali, insieme a operatori del mondo immobiliare e costruttori, con i quali sono stati avviati primi contatti per possibili collaborazioni. Tra le prospettive emerse, anche l’integrazione dell’arte nei progetti residenziali di alto livello, attraverso la proposta degli artisti rappresentati dalla galleria per l’allestimento di case e ville.

La serata è stata arricchita dalla presenza di una collettiva internazionale, concepita come elemento complementare all’inaugurazione della galleria. Gli artisti coinvolti, provenienti da contesti geografici diversi — tra cui Italia, India, Russia, Brasile, Porto Rico, Africa, Regno Unito ed Emirati Arabi Uniti — hanno contribuito a creare un dialogo multiculturale capace di rispecchiare il respiro globale della scena artistica contemporanea di Dubai.

Gli artisti presenti nella collettiva inaugurale sono:

Marco Host, Lorenzo Marini, Giuseppina Irene Groccia (GiGro), Lorenzo Malfatti, Lucrezia Coli (Margot), Serge Gauya, Suhtry Jhaveri, Carolina Sowa, Mariella Rinaldi, Giacomo Consigli, Carolina Curti, Valente Cancogni, The Materials (Alex Belli), Stefano Chiassai, Roberta Volpe, Kristel Bechara, Benito Macerata, Felipe Cardena e Ludmilla Radchenko

Particolarmente apprezzata dal pubblico è stata la scelta curatoriale di articolare lo spazio in due ambienti distinti, ciascuno con una propria identità visiva e narrativa.
Una sala luminosa, dominata dal bianco e da linguaggi più contemporanei e pop, e una sala più raccolta e scura, pensata come immersione nella memoria, nella materia e in una dimensione più introspettiva. Questa netta divisione ha facilitato la lettura delle opere, rendendo il percorso espositivo chiaro e coinvolgente.

Elemento distintivo dell’inaugurazione è stato anche l’approccio curatoriale, fortemente improntato al dialogo. Il pubblico ha mostrato particolare interesse per la modalità di racconto delle opere, caratterizzata da spiegazioni puntuali, aneddoti e approfondimenti capaci di avvicinare anche i non addetti ai lavori.

Si tratta di una pratica tipicamente italiana, ancora poco diffusa in molte realtà espositive locali, dove spesso l’esperienza si limita a una fruizione visiva in spazi ampi ma privi di mediazione. In questo contesto, l’approccio di Alessio Paolo Musella — basato su un racconto accessibile ma mai superficiale — è stato percepito come un valore aggiunto, contribuendo a rendere l’esperienza più coinvolgente e memorabile.

Con questa apertura, The Bridge Art Gallery si afferma fin da subito come un nuovo punto di riferimento per la scena artistica locale, capace di coniugare respiro internazionale e attenzione alla dinamica relazionale, ponendosi come un vero ponte tra artisti, pubblico e sempre nuove opportunità di collaborazione.

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“Seasons” inaugura alla Tobian Art Gallery. A Firenze una nuova mostra collettiva indaga il tempo interiore delle stagioni

Curata da Luciano Di Gianni, la collettiva “Seasons” porta alla Tobian Art Gallery di Firenze venti artisti italiani e internazionali in un percorso espositivo dedicato al tema universale del cambiamento.

Nel cuore di Firenze, città che più di ogni altra incarna la storia e il mito della tradizione artistica occidentale, sabato 14 marzo 2026 alle ore 18:00 si apre al pubblico la mostra collettiva “Seasons”, ospitata negli spazi della Tobian Art Gallery, nel suggestivo scenario dell’Oltrarno.

Inserita nel centro storico riconosciuto patrimonio mondiale dall’UNESCO, la galleria rappresenta una delle nuove realtà culturali che animano il panorama contemporaneo della città, proponendosi come luogo di incontro tra linguaggi artistici, culture e sensibilità provenienti da contesti differenti.

A curare il progetto espositivo è Luciano Di Gianni, giovane autore e curatore formatosi nel campo delle Nuove Tecnologie dell’Arte. La sua ricerca si sviluppa all’interno di un ambiente fortemente permeato dalla pratica artistica e dalla curatela contemporanea, elemento che ha contribuito alla costruzione di uno sguardo attento alle relazioni tra opera, spazio e pubblico.

Per questa occasione Di Gianni ha selezionato venti artisti italiani e internazionali, costruendo un percorso espositivo capace di alternare linguaggi astratti e figurativi, in un equilibrio pensato per offrire al visitatore una lettura ampia e articolata delle diverse poetiche contemporanee.

La selezione curatoriale riunisce:

Onesimo Avila Lara, Alice Baiardelli, Laura Bruno, Concetta Carleo, Lello D’Anna, Antonio De Chiara, Samantha De Lucchi, Linda Folha, Stefania Frigenti, Chiara Galioto, Giuseppina Irene Groccia, Joanna Jordanova, Giuseppe Nocerino, Valentina Porcelli, Giulia Reale, Dimitri Ross, Mara Rossoni, Hannah Jean Sans, Teresa Saviano, Regina Senatore, Barbara Spatuzzi, Sabrina Tortorella, Paolo Valerio, Carlo Gentile.

Luciano Di Gianni - Curatore e Vice presidente Flusso Contemporary Art

Il titolo della mostra, “Seasons”, introduce immediatamente il nucleo concettuale dell’esposizione, il tempo ciclico della natura come metafora della dimensione esistenziale. Le stagioni diventano così immagini simboliche delle trasformazioni interiori che attraversano ogni esistenza.

La primavera evoca il momento originario del desiderio e della nascita, quando nuove possibilità prendono forma; l’estate rappresenta la pienezza della presenza, la fase dell’energia vitale e della relazione con il mondo; l’autunno diventa il tempo della maturazione e della consapevolezza, in cui si impara a riconoscere ciò che è stato e ciò che deve essere lasciato andare; infine l’inverno, spesso interpretato come pausa o silenzio, si rivela invece uno spazio necessario di raccoglimento, preludio a una nuova trasformazione.

In questa relazione tra tempo naturale e tempo interiore, le opere esposte invitano il visitatore a riconoscersi nei cicli del cambiamento, trasformando la mostra in un luogo di riflessione sull’esperienza universale del divenire.

Ad accogliere questo percorso è la Tobian Art Gallery, progetto ideato dal fotografo italiano Giacomo Pirozzi, fondatore e direttore creativo dello spazio.

La sua ricerca fotografica si è formata attraverso una lunga esperienza internazionale che lo ha condotto in oltre centocinquanta paesi, anche nell’ambito di progetti realizzati con UNICEF e altre organizzazioni internazionali.

Nel corso di questi anni ha sviluppato una pratica fotografica radicalmente legata alle tematiche sociali, dando vita a numerosi progetti editoriali ed espositivi dedicati in particolare ai diritti dell’infanzia e alle dinamiche sociali globali.

 

Giacomo Pirozzi - Fondatore e direttore creativo della Tobian Art Gallery


La galleria nasce proprio da questa visione cosmopolita: uno spazio dedicato alle arti visive contemporanee e alla fotografia, pensato come piattaforma di scambio culturale e luogo di formazione. Accanto alle mostre, infatti, la programmazione include pubblicazioni specializzate e attività didattiche, tra cui workshop fotografici rivolti a bambini, giovani e adulti.


Con “Seasons”, la Tobian Art Gallery inaugura così un nuovo capitolo della propria attività espositiva, riaffermando il dialogo tra la storica eredità artistica di Firenze e le molteplici direzioni della creatività contemporanea.

SEASONS


📍 Tobian Art Gallery – Firenze
🗓 14 – 22 marzo
🎉 Vernissage: 14 marzo, ore 18:00
👥 20 artisti dall’Italia e dall’estero
🎨 A cura di Luciano Di Gianni

Ingresso libero.

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A Dubai nasce The Bridge Art Gallery di Alessio Musella. Opening night con una grande mostra collettiva

Dubai, Emirati Arabi Uniti — 16 marzo 2025

Nel dinamico panorama artistico di Dubai apre le porte The Bridge Art Gallery, nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea e al dialogo culturale internazionale.

L’inaugurazione ufficiale si terrà lunedì 16 marzo, dalle ore 19 alle 23, presso la sede della galleria in Acacia A, Dubai Hills Park.

La serata di apertura sarà accompagnata da una prima mostra collettiva che riunisce artisti provenienti da diversi contesti creativi e linguaggi espressivi, offrendo una panoramica eterogenea sulla ricerca artistica contemporanea.

Il progetto espositivo prende forma attorno al tema “Quando tutto sembra diventare buio, i colori dell’arte illuminano”, un concept che riflette sul ruolo dell’arte come spazio di luce e riflessione in un’epoca segnata da profonde trasformazioni e incertezze globali. Attraverso pittura, ricerca materica e sperimentazione visiva, la mostra mette in dialogo visioni e sensibilità differenti, trasformando la galleria in un vero e proprio ponte tra artisti e pubblico.

Gli artisti presenti nella collettiva inaugurale sono:


Marco Host, Lorenzo Marini, Giuseppina Irene Groccia (GiGro), Lorenzo Malfatti, Lucrezia Coli (Margot), Serge Gauya, Suhtry Jhaveri, Carolina Sowa, Mariella Rinaldi, Giacomo Consigli, Carolina Curti, Valente Cancogni, The Materials (Alex Belli), Stefano Chiassai, Roberta Volpe, Kristel Bechara, Benito Macerata, Felipe Cardena e Ludmilla Radchenko

Il progetto della galleria nasce sotto la direzione artistica di Alessio Paolo Musella, che definisce l’apertura dello spazio come una scelta volutamente controcorrente. In un contesto in cui molte dinamiche contemporanee spingono verso l’isolamento, la creazione di un luogo fisico dedicato alla cultura rappresenta, secondo Musella, un gesto di fiducia nella funzione sociale dell’arte.

Richiamando il motto “Memento audere semper”, l’art director sottolinea come la galleria voglia configurarsi non solo come spazio espositivo, ma come luogo di osservazione e di incontro, capace di raccontare la genesi delle opere e costruire relazioni tra chi crea e chi guarda. In questa prospettiva, The Bridge Art Gallery nasce con l’obiettivo di diventare un punto di connessione tra esperienze artistiche e pubblico internazionale.

 


Opening Night

📍 The Bridge Art Gallery
Acacia A – Dubai Hills Park
📅
16 marzo 2025
🕖
19:00 – 23:00

RSVP: +971 56 847 7077

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