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Giuseppina Irene Groccia

Interviste

Oltre la pelle – Un viaggio tra tatuaggio, pittura e introspezione attraverso le parole dell’artista Danilo Calò

 

Oltre la pelle


Un viaggio tra tatuaggio, pittura e  introspezione attraverso le parole dell’artista


Danilo Calò

 

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |24|Aprile|2025|

 

 

Danilo Calò è un artista e tatuatore il cui percorso creativo nasce da un vissuto intenso e profondamente umano. Nato a Berna nel 1975, cresce in Salento, dove eventi traumatici e la perdita precoce del padre lo portano a maturare rapidamente. La sua passione per il tatuaggio nasce in Svizzera, durante una convention che gli rivela il potenziale artistico di questa forma espressiva. Da autodidatta inizia a tatuare e successivamente si dedica anche alla pittura, scoprendo in essa un potente strumento di introspezione e catarsi.

Le sue opere pittoriche sono visioni che affiorano dall’inconscio e si nutrono di esperienze personali intense, come le crisi sentimentali o la rinascita interiore. Il suo stile, inizialmente influenzato dal tatuaggio classico, evolve nel tempo verso il realismo concettuale, mantenendo una forte carica emotiva, spesso connotata da una componente esoterica e simbolica. 

Il suo lavoro si colloca a cavallo tra due mondi solo apparentemente distanti: da un lato la dimensione intima e terapeutica del tatuaggio, dall’altro la forza viscerale della pittura, che diventa spazio di riflessione, proiezione e catarsi.

Nel produrre la sua arte, l’artista la abita, la attraversa, facendone una via di resistenza e trasformazione. La sua pittura, talvolta oscura ma sempre autentica, è un atto di sincerità nei confronti di sé stesso prima ancora che del pubblico.

Negli ultimi anni, il suo linguaggio visivo ha superato le barriere personali e geografiche, approdando in contesti espositivi prestigiosi in città come Roma, Firenze e Torino. Qui, l’artista si è fatto notare per la capacità di raccontare l’umano nella sua fragilità  e nella sua volontà di rinascita.

Artista in costante evoluzione, Danilo Calò non rincorre stili o tendenze, ma segue una traiettoria personale e coerente, dove l’arte si fa specchio dell’anima e strumento di riscatto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?

 

 

La mia passione verso l’arte ha avuto come motore le opere realizzate sulla pelle: in una convention di tatuaggi, la prima alla quale ho partecipato come visitatore, a Ginevra, sono stato abbagliato dai disegni che venivano riprodotti e da questo momento è iniziata la mia ammirazione e passione verso l’arte.

 

Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

 

Generalmente dipingo scegliendo intuitivamente il soggetto rappresentato. Solo in un secondo momento metto a fuoco il concetto rappresentato. In altre parole lascio parlare il mio lato inconscio per esprimere al meglio i concetti elaborati.

 

 

Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel corso del tempo?

 

Avendo avuto un imprinting basato sul tatuaggio, inizialmente il mio stile rispecchiava molto il classic tattoo, quasi fantasy, costellato di mostri e draghi. Successivamente ha avuto un evoluzione verso il realistico, passando da soggetti quali demoni, rappresentazioni femminili e teschi, che ho utilizzato per lo studio di colori complementari. In questa ultima fase di crescita artistica il mio stile è diventato più concettuale.

 

La tua arte pittorica sembra essere una profonda espressione della tua interiorità e delle esperienze vissute. Quanto il tuo percorso personale e le difficoltà incontrate hanno influenzato la tua evoluzione artistica e il tuo stile? C’è un’opera a cui sei particolarmente legato per il suo significato emotivo?

 

Le mie opere sono interamente influenzate dal mio vissuto personale: a mio avviso è impossibile disgiungere l’espressione artistica dalle esperienze di vita personale. Infatti l’opera a cui mi sento più legato in assoluto è “Mente e Cuore”, raffigurante un corvo con un cuore straziato dal filo spinato nel quale si è impigliato. Quando ho dipinto questo quando stavo attraversando uno dei peggiori momenti della mia vita, venendo a conoscenza di tradimenti in campo sentimentale, familiare e da parte di tutti coloro che reputavo amici e collaboratori. Tutte situazioni nelle quali mi ci ero avvolto da solo, proprio come il corvo con il filo spinato.

 

 

Hai avuto l’opportunità di esporre le tue opere in diverse città d’Italia, tra cui Roma e Firenze. Cosa significa per te portare la tua arte in contesti così prestigiosi e come pensi che il pubblico recepisca il tuo lavoro? Ti senti più compreso ora rispetto agli inizi della tua carriera?

 

Rimango ancora basito quando noto persone che si fermano ad osservare le mie opere, non ho ancora realizzato di esporre in contesti prestigiosi…

 

Con Beyond the Skin hai trasformato il tatuaggio in qualcosa di più di una semplice decorazione corporea, portandolo a una dimensione quasi intima e terapeutica. Qual è il tuo approccio quando crei un tatuaggio per qualcuno? Quanto è importante la connessione emotiva con la persona che si affida a te?

 

Una forte intesa con il cliente è fondamentale per creare un’opera su pelle: infatti quando i miei clienti sono indecisi o non convinti di ciò che desiderano, sono io stesso a suggerirgli di prendersi del tempo, di elaborare quelle che sono le loro idee e le loro intuizioni in modo che io possa riprodurre nel miglior modo possibile ciò che hanno pensato. Ho sempre intuito, infatti, che il tatuaggio non è assolutamente solo una decorazione corporea, ma piuttosto un valore aggiunto, carico di significato emotivo, che prescinde dalla dimensione o dalla elaborazione più o meno strutturata dello stesso.

 

 

Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato particolarmente la tua visione?

 

A livello artistico la mia ispirazione è Caravaggio, mentre per quanto riguarda i tatuaggi Paul Booth, Robert Hernandez e tanti altri che hanno contribuito ad articolare uno stile che verte sul macabro utilizzando una struttura realistica.

 

Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?

 

Sia per i tatuaggi, sia per approcciarmi alla tela, l’unico rituale che seguo è quello di fumare una sigaretta di preparazione.

 

 

Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?

 

Il mio lavoro su tela è assolutamente in solitaria. Non voglio avere vincoli sul tempo: ogni pennellata ha bisogno della sua giusta elaborazione e concezione. Posso cambiare idea in corso d’opera, oppure a volte anche a opera terminata.

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

 

Fondamentalmente dipingo per me, quindi l’apprezzamento più o meno positivo di un’opera non influisce nella realizzazione di quella successiva. Ovvio poi, è gratificante ricevere complimenti e ammirazione, ma evitando, appunto, che possano influenzare il mio lato artstico.

 

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

 

Artisticamente parlando la mia opera più significativa è il trittico, ovvero Skull#8, perchè è stata una vera sfida: riprodurre lo stesso teschio da tre punti di vista diversi, prestando attenzione agli stessi dettagli e a rispettare le stesse luci sicuramente è stato ciò che maggiormente mi ha impegnato!

 

 

Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

 

In questa civiltà così tecnologica prendere un pennello, colori e tela serve sicuramente a staccarsi dal mondo virtuale e proiettare se stessi in qualcosa di concreto e duraturo nel tempo. A prescindere dal risultato, l’arte in tutte le sue forme la intendo come uno strumento curativo: così come ha aiutato me nei periodi più bui, può aiutare chiunque a trovare un suo equilibrio interiore.

 

Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come artista e come le hai superate?

 

Sicuramente l’arte proiettata sul mondo dei tatuaggi all’epoca in cui ho esordito è stato un forte impatto, sia a livello familiare che sociale. Sicuramente la perseveranza ha dato i suoi risultati.

 

A livello artistico invece il maggiore ostacolo sono stato io stesso perchè non ho mai pensato di essere all’altezza di esposizioni di un certo calibro, quindi la sfida che ho affrontato è stata proprio un atto di fiducia in me.

 

 

 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

 

L’opera selezionata, “Oltre”, rappresenta letteralmente il concetto di andare oltre i confini. Osare è qualcosa alla portata di tutti, ma non per tutti. Significa avere il coraggio di rischiare, di andare avanti e di sperimentare nuovi sentieri di conoscenza ed esperienza. Partecipare ad Everland Art è proprio questo, superare una nuova sfida e crescere.

 

 

In che modo hai deciso di presentare la tua arte all’interno di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di esporre? Ci puoi raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro realizzazione e se c’è un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso di esse?
 

 

L’opera è stata scelta in modo abbastanza intuitivo, rispettando perfettamente quello che è il tema in atto. Come tipologia è stata la stessa opera una innovazione, in quanto il soggetto rappresentato è stato ritratto de visu, esperienza mai provata fino a quel momento. Ciò mi ha permesso di sgegliere posizione nello spazio, luci, ombre e progettarne al meglio la realizzazione. Sia il soggetto, il nudo artistico, che la realizzazione de visu, sono delle cose che non avrei mai pensato di fare, soprattutto per le difficoltà legate alla tematica dell’incarnato. Ho superato quindi una nuova sfida con me stesso, e con quelli che pensavo fossero dei limiti!

 

Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

 

Fermo restando che gli ultimi due quadri sono molto concettuali e rappresentano fondamentalmente organi corporei associati a oggetti, formando un intero concetto, non ho idea di come potrà evolvere il mio percorso. L’unica cosa che so per certo è che andrà avanti.
 
 
 
Contatti
 
Danilo Calò
Via Bellini, 17 cap 73058 Tuglie (LE)
Tel 347 472 6282
Email: danilotatuaggi@gmail.com
Danilo Calò nasce a Berna nel 1975 e trascorre i primi anni di vita a Tuglie, paesino del sud Salento, insieme ai nonni.

A pochi anni dal rientro in Italia dei suoi genitori, Danilo perde il padre all’età di 14anni, momento cruciale della sua vita che lo fa crescere e responsabilizzare anticipatamente.

Prosegue il suo percorso di studi presso l’Istituto Alberghiero e una volta ultimato torna in Svizzera per lavorare nel settore, volenteroso di fare nuove esperienze. Si imbatte casualmente in una tattoo convention, dove resta letteralmente incantato dal mondo del tatuaggio e decide che sarà quello il suo lavoro.

Inizia perciò a studiare disegno da autodidatta, acquista la prima macchinetta e inizia a tatuare. Per perfezionarsi ulteriormente, seguendo le indicazioni dei suoi tatuatori di riferimento nonchè maestri, inizia oltre che a disegnare, anche a dipingere, scoprendo che tale tecnica, insieme al disegno, non solo lo appassionava, ma gli permetteva di esprimere quel lato più intimo di sè che le parole ben poco rappresentavano.

Inizia così il vero e proprio percorso artistico di Danilo, che si è nel corso degli anni plasmato alle sue vicissitudini di vita, il fallimento del primo matrimonio, l’apertura di uno studio tutto suo, il fallimento della seconda relazione sentimentale sperimentando il tradimento, un’insieme di dolore, rabbia, frustrazione che lo hanno portato a un crollo emotivo. In questa fase Danilo ha continuato a dipingere, a proiettare su tela, legno e fogli il suo stato interiore, finchè non si è fermato.

Dopo un anno di fermo in cui ha raccolto i cocci, ristrutturato la propria vita, intrapreso una nuova relazione, Danilo ha ripreso i pennelli e continua a raccontare di sé sulla tela, dipingendo il suo contatto con il mondo esoterico!
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

 

 

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Interviste

Antonio Iovine – Tra tradizione figurativa e ricerca emozionale

Antonio Iovine

 

Tra tradizione figurativa e ricerca emozionale

 

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |23|Aprile|2025|

 

 

Antonio Iovine è un artista salernitano nato nel 1976, la cui formazione affonda le radici nella tradizione figurativa classica campana. Attratto fin da giovane dalla forza espressiva del paesaggio e del ritratto, ha intrapreso un percorso artistico che unisce tecnica, introspezione ed emozione. È stato intorno ai vent’anni, osservando i tramonti sul lungomare di Salerno, che ha compreso che l’arte sarebbe stata il suo cammino: il desiderio di catturare e trasmettere quelle emozioni si è trasformato in ispirazione autentica, diventando il motore della sua ricerca creativa.

La sua arte si distingue per una profonda sensibilità che emerge in ogni dettaglio, in ogni scelta cromatica. La sua è vocazione artistica nasce dal vissuto, dai ricordi, dalle emozioni più intime, e si traduce in opere in cui la figurazione classica dialoga armoniosamente con un linguaggio contemporaneo.

Attraverso uno sguardo introspettivo e una forte componente emozionale, l’artista dà forma a un mondo interiore fatto di luce, memoria e simboli. Temi come l’infanzia, la maternità, la forza interiore e la fragilità diventano elementi ricorrenti in un percorso espressivo che non ha paura di mettersi a nudo. Ogni quadro è una narrazione silenziosa, un invito a soffermarsi, a osservare “oltre” l’immagine, a coglierne l’essenza più profonda.

Attento alla cura del particolare, l’artista non rinuncia alla sperimentazione, integrando nei suoi lavori materiali come stucchi e foglia oro, capaci di arricchire i suoi lavori di nuove vibrazioni e suggestioni. È proprio in questo equilibrio tra disciplina accademica e impulso creativo che si colloca la forza della sua poetica visiva.

 

 

 

 

 

 

In questa intervista Antonio Iovine si racconta attraverso pensieri e immagini, offrendo uno spaccato autentico del suo universo artistico.

 

 

 

 

 

 

 

 

Qual è stato il momento in cui hai capito
che l’arte sarebbe stata il tuo percorso di vita? 

 

Intorno ai 20 anni. Quando
soffermandomi a guardare spesso tramonti sul lungomare di Salerno, il desiderio
di cercare di trasmettere quelle emozioni e quei colori meravigliosi, mi dava
motivazioni e ispirazioni, quelle giuste.

 

Se dovessi descrivere la tua arte con tre
parole, quali sceglieresti e perché?

Oltre – Emozionale – Introspettiva:
Oltre, perché fin da bambino con gli occhi dall’anima mi proiettavo oltre tutto
ciò che poteva essere negativo. Emozionale, perché cerco in tutti i modi di
trasmettere ciò che provo nel momento in cui sto realizzando una nuova opera, le
mie emozioni, i miei stati d’animo. Introspettiva, perché rifletto spesso su me
stesso, provo ad avere una certa” intelligenza emotiva” poi sono una persona
estremamente empatica.

 

 

 

Quali emozioni o sensazioni speri di
suscitare nel pubblico attraverso le tue opere?
 

Le mie opere sono ricche di
dettagli e particolari minuziosi. Amo curare nei minimi particolari anche un
dipinto semplice. Spero che questo possa suscitare emozioni, e interesse.

 

Cosa significa per te essere un artista
oggi e come vivi il rapporto tra tradizione e innovazione nella pittura? 

In
realtà oggi essere un artista è una vera sfida, in tutti i sensi. Spesso si va
controcorrente, perché ti trovi a “competere” con altri artisti, ma odio la
competizione. Per quanto riguarda l’innovazione è una scelta che deve essere
ben ponderata. Credo di avere trovato il mio giusto spazio in questo senso.

 

Quali sono le principali fonti di
ispirazione che guidano il tuo lavoro e come influenzano il tuo stile? 

La mia
vita giornaliera, i ricordi dell’infanzia. Gli eventi che a volte travolgono
senza preavviso.  Ma anche ciò che questo
mondo agonizzante ci fa vivere.

 

 

 

Quanto è importante la tecnica nell’arte e
quanto invece conta l’emozione che un’opera riesce a trasmettere? 

La tecnica è
fondamentale, per me che sono soprattutto un artista figurativo che viene dal
classico. L’emozione, quella viene del tutto spontanea, perché in ogni opera
c’è una parte di me.

 

C’è un aspetto della tua ricerca artistica
che senti ancora in continua evoluzione?
 

Certamente. Spesso ho talmente tante
idee e ispirazioni che devo far scorrere, devo lasciare spazio solo a quelle
realmente realizzabili.

 

Ti è mai capitato di sperimentare con
materiali o tecniche insolite? Se sì, quali sono state le scoperte più
sorprendenti?

Si spesso. Col tempo ho imparato a usare stucchi e foglie oro per
realizzare fondi, e usare bene la spatola non è proprio facile.

 

 

 

L’arte può essere un linguaggio
universale. Qual è il tuo rapporto con il simbolismo e le metafore visive? 

Nelle mie opere spesso realizzo soggetti che sono simbolo di qualcosa di importante
per me. L’infanzia, la maternità, il coraggio, la forza, la dolcezza. Le
metafore visive in realtà sono quasi in ogni mia opera. Credo che un dipinto
debba parlare da solo, senza una spiegazione, almeno lo spero.

 

Quanto spazio lasci all’improvvisazione e
quanto alla pianificazione quando lavori su un’opera? 

Per i miei lavori viene
prima la pianificazione, poi l’improvvisazione viene man mano che lavoro
l’opera.

 

Secondo te, in che modo i social media e
le piattaforme digitali hanno influenzato la diffusione dell’arte
contemporanea?

Sicuramente. Oggi i sociali media ti permettono di farti
conoscere in ogni luogo. Ed infatti proprio pochi giorni fa ho spedito un
dipinto in Svezia a Stoccolma. Un cliente svedese ha visto le mie opere e sen è
innamorato.

 

 

 

Quali sono stati i momenti più
gratificanti del tuo percorso artistico fino ad oggi? 

Credo che uno dei più
importanti è stato quando all’età di 19 anni, ho vinto il mio primo premio in
una collettiva, che si tenne a Bari. Venni premiato da un artista famoso locale
e dall’assessore. Poi circa 10 anni fa un gran hotel di Monaco di Baviera mi
commissiona un opera di 2,20 cm x 120cm. Il proprietario venne in vacanza in
costiera amalfitana, vide un mio dipinto esposto in una location e tramite il
proprietario di quella location mi ordinò quel dipinto, che è tutt’ora esposto
nella hole dell’hotel.

 

Se potessi collaborare con un artista del
passato o del presente, chi sceglieresti e perché? 

Eh, difficile scelta. Sicuro
uno è William-Adolphe Bouguereau, pittore francese dell’800, poi Caravaggio.

 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

Innanzi tutto la grande stima e ammirazione per
Maria Di Stasio, una giovane pro

fessionista curatrice d’arte che opera nel
settore in modo eccellente. Poi non nascondo che la prospettiva di esporre a
Roma in una galleria importante mi allettava. Per quanto riguarda le
prospettive, credo che ogni partecipante alla mostra spera in una lode e
riconoscimento. Si vedrà.

 

In che modo hai deciso di presentare la
tua arte all’interno di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di
esporre?
Ci puoi raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro
realizzazione e se c’è un significato o un messaggio particolare che volevi
trasmettere attraverso di esse? 

Tra me e la dott. ssa Di Stasio è nata una
sincera amicizia collaborativa, questo è una spinta notevole nella decisione di
partecipare. La scelta dell’opera è nata mesi fa. Desideravo realizzare un
dipinto che in qualche modo rappresentasse il coraggio delle donne, che nella
società in cui viviamo, vengono calpestate in ogni modo.

 

 

 

Hai in mente nuovi progetti o direzioni
artistiche che vorresti esplorare nel prossimo futuro? 

Sto cercando di poter
esporre all’estero, mi contattano molte gallerie straniere, vorrei organizzarmi
per una mostra personale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Contatti

 

Email iovineantonio.arte@gmail.com

Facebook Antonio Iovine

Instagram iovineantoniopainting

 

 

 

 

 

 

 

Antonio Iovine

Nato a Salerno nel 1976, sono un artista pittore che affonda le radici nella tradizione figurativa della scuola classica Campana, con una particolare predilezione per il paesaggio e il ritratto. La mia passione per l’arte si è sviluppata fin dalla giovane età, e all’età di 19 anni ho avuto il privilegio di esporre la mia prima mostra. Con il passare degli anni, la mia ricerca artistica si è evoluta verso il contemporaneo, esplorando nuove forme espressive e tecniche innovative.

Ho partecipato a numerose mostre individuali e collettive, ottenendo importanti consensi e riconoscimenti per la qualità e la profondità del mio lavoro. Le mie opere sono presenti nelle più prestigiose gallerie italiane, dove continuo a esporre e a condividere la mia visione artistica con il pubblico.

La mia arte nasce da una continua evoluzione, in cui la tecnica e l’esperienza si uniscono al desiderio di esprimere chi sono veramente, un’anima ancora giovane e ricca di emozioni.

Dipingo perché è il mio modo di dialogare con il mondo, un linguaggio che va oltre le parole. Ogni opera è il frutto di un viaggio interiore, un percorso di sensazioni, riflessioni e ricordi che desidero condividere con il pubblico. La mia arte è il mio modo di regalare emozioni, di trasmettere la felicità attraverso colori che esplodono con la passione che porto dentro.

Vedere la mia arte come un’espressione pura di gioia è un invito per chi osserva a lasciarsi coinvolgere, a scoprire nel mio lavoro non solo l’immagine, ma l’emozione che c’è dietro. Ogni quadro è un dono, un frammento del mio cuore che si offre al mondo.

Amo inventare la felicità, plasmandola con pennellate che raccontano di un mondo che può essere più luminoso, più vivo, più pieno di colori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Arte

L’arte secondo Francesco carezza, profezia e misericordia

 

 

 
 
 
 

 

 

L’arte secondo Francesco


carezza, profezia e misericordia

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |21|Aprile|2025|

 

 

Oggi, mentre il mondo intero si raccoglie nel silenzio e nella memoria per la scomparsa di Papa Francesco, mi piace ricordarlo anche attraverso uno degli aspetti più intimi e meno istituzionali del suo pontificato, ossia il suo profondo e umanissimo legame con l’arte.

Per Papa Francesco, l’arte non è mai stata un semplice ornamento o privilegio riservato a pochi. È sempre stata, piuttosto, una carezza per l’anima, un linguaggio universale capace di parlare a tutti, anche a chi si sente lontano dalla fede. Nei suoi incontri con gli artisti, nelle sue parole e nei suoi gesti, traspariva una convinzione non comune… l’arte consola, risveglia, interroga e cura. È un varco misterioso attraverso il quale si può intravedere Dio, soprattutto quando le parole non bastano.

Come amava ripetere, “l’arte ha la capacità di aprire orizzonti, di rompere gli schemi, di raccontare la speranza anche nel dolore”. Parole che oggi risuonano con una delicatezza nuova, mentre si compone il suo ritratto più umano, più spirituale.

La sua sensibilità per l’arte nasceva dal basso, dalla sua amata Buenos Aires. Già da cardinale, aveva collaborato con l’artista argentino Alejandro Marmo, portando l’arte nei luoghi più umili, nelle fabbriche abbandonate, le periferie, le comunità dimenticate. Con Marmo nacque il progetto “Arte en las Fábricas”, un sogno condiviso per trasformare la ruggine e gli scarti in opere di bellezza, come parabola vivente del Vangelo.

 

 

Da quel sogno nacquero le imponenti sculture del Cristo Lavoratore e della Vergine di Luján, realizzate con ferro di recupero, oggi esposte nei Giardini Vaticani. Un gesto dirompente e poetico che fa entrare la spiritualità popolare nei cuori del Vaticano facendo nascere la bellezza dalle ferite.

 

 

Durante il suo pontificato, Papa Francesco ha voluto rafforzare il dialogo tra la Chiesa e l’arte contemporanea, sostenendo mostre, incontri e nuovi linguaggi visivi capaci di leggere il tempo presente. Lontano da ogni nostalgia, ha invitato gli artisti a non temere il dubbio, la crisi, la frattura, perché anche lì può germogliare una luce nuova.

Nei suoi discorsi, l’arte diventava spesso una metafora viva: la vita come scultura tra le mani di Diol’anima come tela in continua trasformazionela fede come restauro silenzioso della bellezza originaria.

 

Nel 2017 Papa Francesco ha affidato al libro La mia idea di arte scritto in dialogo con Barbara Jatta, direttrice dei Musei Vaticani, una delle espressioni più dirette e profonde del suo pensiero artistico. Lontano dalle elucubrazioni accademiche o da un’estetica di maniera, il testo si presenta come una piccola mappa del cuore, in cui l’arte diventa eco del Vangelo e specchio della misericordia.

Il Papa vi seleziona personalmente undici opere o progetti artistici, tutti presenti nei Musei Vaticani, che per lui incarnano una visione precisa. L’arte deve servire la persona, deve aprire, accogliere, sollevare. Bellezza, per Francesco, non è sinonimo di lusso, ma gesto di vicinanza, strumento di evangelizzazione, forma di giustizia poetica.

 

 

 

Clicca sulla copertina se desideri acquistare il libro

 

 

Tra le opere scelte compaiono i progetti del Treno dei Bambini, le sculture di Alejandro Marmo realizzate con ferro di scarto, ma anche capolavori come la Pietà di Michelangelo, colta nella sua grandezza formale, ma soprattutto nella sua capacità di esprimere compassione, dolore, tenerezza.

Scrive Papa Francesco:

“L’arte che non mette al centro l’uomo e il suo bisogno di speranza diventa sterile. È la bellezza che ci fa respirare, che ci fa guardare oltre, che ci aiuta a vivere.”

In questo piccolo volume, si percepisce con forza la sua convinzione che l’arte debba tornare tra la gente, nei luoghi di cura, nelle periferie, nelle scuole, nei margini. Non arte da museo intoccabile, ma arte come alleata della misericordia, come via d’incontro.

“La mia idea di arte” è una riflessione mistica e una testimonianza pastorale. Un modo per ricordare che la bellezza vera è sempre solidale, inclusiva, umana. E forse, proprio per questo, anche divina.

 

 

In un mondo fratturato, Francesco ha saputo offrirci parole che scaldano, gesti che insegnano, silenzi che parlano. Anche l’arte, nelle sue mani, è diventata una forma di tenerezza pastorale, spazio di respirolinguaggio dell’animatregua e profezia.

Ma al di là di tutto, ciò che resta più forte è la sua umanità disarmata, il modo in cui ha abitato il papato come un fratello tra fratelli, con le scarpe consumate del pastore e il cuore acceso di Vangelo.

 

 

Nel ricordo di questo papa gentile, che ha saputo camminare accanto al mondo senza mai imporsi sopra di esso, resta viva non solo la sete di bellezza, ma anche quella di giustizia, di compassione, di pace.

Un’eredità silenziosa e potente, che ci affida al futuro con il coraggio di chi sa che ogni gesto d’amore è già preghiera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Arte

Luce e Dubbio…. L’Incredulità di San Tommaso secondo Caravaggio

  • Luce e Dubbio

L’Incredulità di San Tommaso secondo Caravaggio

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |20|Aprile|2025|

 

Uno dei capolavori più intensi del primo Seicento, “L’Incredulità di San Tommaso” di Michelangelo Merisi da Caravaggio, nasce tra il 1600 e il 1601, probabilmente su richiesta del raffinato collezionista e mecenate Vincenzo Giustiniani, figura di spicco dell’aristocrazia romana. In questa tela straordinaria, Caravaggio mette in scena un momento cruciale del Vangelo di Giovanni: l’incontro tra il Cristo risorto e l’apostolo Tommaso, che fatica a credere nella resurrezione senza toccare con mano le piaghe del suo Maestro.

L’artista coglie con brutale sincerità il gesto di Tommaso, intento a inserire il dito nella ferita del costato di Gesù, come se volesse verificare empiricamente l’impossibile. Accanto a lui, altri due apostoli scrutano con attenzione quasi scientifica, inclinati in avanti, affamati di verità. È un momento sospeso, in cui la fede si confronta con il bisogno umano di prove tangibili.

 

 

Caravaggio abbandona ogni idealizzazione: i corpi sono solidi, segnati dal tempo e dalla fatica, e l’umanità di Cristo non è celata ma esposta con disarmante naturalezza. Lo sguardo del Risorto è sereno, quasi indulgente, mentre guida la mano del discepolo nell’atto che trasforma il dubbio in fede.

L’illuminazione, tagliente e teatrale, proviene da un’unica fonte laterale — tratto distintivo dello stile caravaggesco — che scolpisce i volti e le mani, ponendo l’accento proprio sull’atto fisico dell’indagine, trasformato così in un gesto di rivelazione. La luce non solo mostra, ma rivela; è simbolo del divino che irrompe nel buio dell’incredulità umana.

 

 

Questo dipinto è una scena evangelica, una riflessione sull’essenza stessa della fede, che nella prospettiva di Caravaggio non esclude il dubbio, ma lo attraversa per giungere alla verità. In questo senso, l’opera diventa una potente meditazione pasquale. Il Risorto non si impone con potenza, ma si offre al tocco, alla ricerca, alla fatica dell’uomo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Interviste

Catarina Diaz – Collage di Memoria, Bellezza e Trasformazione

 

Catarina Diaz

 

Collage di Memoria, Bellezza e Trasformazione

 

 

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |18|Aprile|2025|

 

 

Vi sono artiste la cui opera non si limita a decorare lo sguardo, ma lo risveglia, lo conduce verso territori dell’interiorità dove bellezza e memoria, dolore e trascendenza danzano in un equilibrio fragile e sacro. Catarina Diaz è una di queste. Nata in Angola e cresciuta tra i venti dell’Africa e i profumi del Portogallo, la sua arte è un canto stratificato e luminoso che attraversa geografie, epoche e stati dell’essere.

Catarina crea le sue immagini intrecciando visioni, tessendo con delicatezza frammenti di memoria, sogno e intuizione in paesaggi dell’anima. Le sue radici affondano in una genealogia artistica nutrita da generazioni di creatori – pittori, musicisti, ceramisti, scrittori – e sbocciano oggi in un linguaggio visivo intimo e universale. La sua infanzia africana, intensa e colorata, segnata da un doloroso esilio, si intreccia con l’eleganza del Rococò portoghese e la vitalità della scena artistica londinese, generando un dialogo appassionato tra passato e presente, tra individuale e collettivo.

Autodidatta e profondamente intuitiva, Catarina si muove in un territorio creativo ibrido, dove collage analogici, pittura e tecniche decorative su metallo, legno e tela si fondono in un’estetica ricca di texture, contrasti drammatici e oro liquido. I suoi lavori evocano l’intensità emotiva del Chiaroscuro e la teatralità delle icone sacre, in un equilibrio sapiente tra contemplazione e impatto.

Ma è nella narrazione simbolica che l’opera di Catarina tocca corde più profonde. Ogni creazione è una soglia aperta sul mistero… riflessioni visive sul femminino sacro, sulla ciclicità della natura e sulla capacità dell’anima di rinascere nel dolore. La serie Voyage in Gold, ispirata all’eredità marittima del Portogallo, è un esempio emblematico di questa poetica: un attraversamento dell’oro come elemento alchemico, della memoria come mappa interiore, della bellezza come atto di resistenza.

Il riconoscimento internazionale – con mostre alla Saatchi Gallery, al Carrousel du Louvre, e apparizioni su riviste come Vogue, Vanity Fair e The Flux Review – conferma l’importanza del suo percorso. Eppure, la vera grandezza di questa artista risiede nella sua coerenza visionaria: l’arte, per lei, è rifugio e rivoluzione, specchio e lampo. È uno strumento di guarigione e di risveglio, una forma di preghiera laica che invita a ritrovare la luce nel cuore del caos.

Come ha dichiarato la critica della BBC Maeve Doyle, l’opera di Catarina è “molto, molto trascendente”. La voce di Catarina Diaz si leva come un richiamo sottile e potente, capace di attraversare silenzi interiori e riaccendere la meraviglia. La sua arte ci ricorda che la bellezza non è un ornamento, ma una via. Una via per ritrovarsi, per risvegliarsi, per appartenere di nuovo a ciò che è autentico e vivo. La sua voce risuona come una promessa, quella che la bellezza possa ancora condurci verso noi stessi e che l’arte, quando nasce da verità profonde, sa ancora toccare l’eternità.

 

 

 

 

 

 

Addentriamoci nel suo mondo, sarà direttamente lei a raccontarsi attraverso le parole di questa intervista che ci ha gentilmente concesso.

 

 

 

Catarina,
sei un’artista riconosciuta a livello internazionale. Qual è stato il momento
in cui hai capito che l’arte sarebbe stata la tua strada nella vita?

Sono
nata in una famiglia di artisti con quattro generazioni e ho disegnato e
dipinto fin dall’infanzia. Ma il momento decisivo è arrivato dopo aver perso
mia sorella a causa del cancro e aver affrontato il mio percorso personale
attraverso la depressione. L’arte è diventata la mia salvezza, un percorso di
guarigione.

In
seguito, una masterclass trasformativa con l’accademico reale David Mach mi ha
introdotto al mondo del collage analogico in un modo che non mi sarei mai
aspettato. Dopo una carriera nell’insegnamento, nelle pubbliche relazioni e
nelle relazioni internazionali in Portogallo, è stata la scena artistica
cosmopolita londinese a ispirarmi ad abbracciare pienamente il mio scopo
artistico.

 

Le tue opere fondono realismo, surrealismo e spiritualità. Come descriveresti il
​​ tuo stile artistico?

La
critica d’arte della BBC Maeve Doyle ha descritto le mie opere come “opere
molto trascendenti che fondono sapientemente realismo, naturalismo e
spiritualità”. Le mie composizioni presentano spesso figure femminili
eteree intrecciate con elementi naturali in composizioni oniriche. Utilizzo
tecniche di chiaroscuro drammatico per creare profondità e intensità emotiva,
spesso abbinando le mie opere a cornici antiche restaurate per esaltarne il
senso di atemporalità. Il mio linguaggio visivo è concepito per evocare uno
spazio contemplativo, invitando gli spettatori a un viaggio di scoperta di sé e
di crescita spirituale.

La
tua infanzia in Africa e il trasferimento in Portogallo hanno profondamente
influenzato il tuo lavoro. Come si manifestano queste esperienze nella tua arte
oggi?

Sono
nato in Angola, ex colonia portoghese, e la mia famiglia si è trasferita in
Portogallo a causa della guerra d’indipendenza. Mia madre, pittrice e mia prima
mentore, ha riempito la mia infanzia di toni e texture africani.

Queste
radici rimangono al centro della mia identità visiva. La mia tavolozza presenta
spesso arancioni intensi, magenta e ori radiosi, catturando l’illuminazione
interiore della luce africana. Molte delle mie opere traggono ispirazione dai
ricordi d’infanzia e dai “racconti della giungla” dei miei nonni. La
mia recente serie Voyage in Gold incarna questa miscela, attingendo all’eredità
marittima del Portogallo ed esplorando al contempo l’emergere della luce
dall’oscurità.

 

Il
tuo processo creativo combina collage analogico, pittura e tecniche miste. Come
nasce un’opera d’arte di Catarina Diaz?

La
composizione è la parte più gioiosa del mio processo creativo. Inizio con la
ricerca di immagini di moda, fotografia e fauna selvatica, traendo ispirazione
da film, documentari, musica, letteratura e storia dell’arte.

Le
mie opere originali sono collage analogici realizzati a partire da stampe
Giclée fine art su carta Somerset Velvet, una superficie dalla texture ricca
che mi permette di fondere pigmenti a olio, acrilici, inchiostri pigmentati,
foglia d’oro e resina su tela preparata con gesso. Cornici antiche restaurate
aggiungono un’ulteriore dimensione all’audacia di ogni opera.

Sebbene
ami la ricerca, il taglio, l’incollaggio e la sperimentazione, è la
composizione a essere davvero magica. La pittura poi completa la visione,
aggiungendo coesione, emozione e profondità. 

 

 

I
temi della bellezza interiore e della natura percorrono le tue opere. Quale
messaggio speri di trasmettere agli spettatori?

In
sostanza, la mia arte riguarda la ricerca della vera identità in un mondo
disconnesso. Il mio obiettivo è riportare la calma nel tumulto, giustapponendo
la vita urbana con elementi del mondo naturale.

Ogni
opera riflette il mio processo di guarigione, ma è anche un invito per
l’osservatore a iniziare il proprio. Spero che il mio lavoro ispiri le persone
a guardare dentro di sé, a trovare quel raro e silenzioso centro in cui poter
abbracciare sia la bellezza che l’imperfezione. Il mio messaggio finale:
nonostante il caos della vita, la bellezza è sempre presente e il viaggio verso
la scoperta di sé è una potente forma di crescita.

Hai
esposto in sedi prestigiose come la Saatchi Gallery, il Carrousel du Louvre e
la Fitzrovia Gallery. Qual è stata l’esperienza che ti ha emozionato di più e
perché? 

Ogni mostra è stata significativa, ma la mia personale a Lisbona,
curata da Pedro Jaime Vasconcelos, è stata davvero trasformativa. Dal momento
in cui sono entrato, ho avuto la sensazione che lo spazio dialogasse con le mie
opere. L’illuminazione di qualità museale illuminava gli accenti dorati delle
mie opere e l’allestimento curato aiutava i visitatori a seguire la narrazione
della mostra. Ciò che mi ha colpito di più è stato vedere come le persone si
sono confrontate con le opere: alcune sono rimaste in silenziosa
contemplazione, altre hanno condiviso interpretazioni emozionali. Molti si sono
sentiti trasportati dalla fusione di eredità africana e portoghese nei colori e
nelle composizioni. La serata inaugurale, animata dalla vivace comunità artistica
di Lisbona, è stata come un vero ritorno a casa, un omaggio sia alle mie radici
che alla mia evoluzione.

Ho
anche a cuore la mostra Flux di Londra. È stata una costante del mio percorso,
che mi ha messo in contatto con una comunità dinamica e solidale di artisti,
curatori e collezionisti. Flux è più di una mostra: è un movimento creativo in
cui collaborazione e dialogo artistico sono fondamentali.

 

 

 

Ti
sei avventurata nel design e negli NFT. Cosa ti ha spinto a esplorare questi
campi e quali sono i progetti futuri?

Il
mio amore per le nuove tecniche mi ha portato naturalmente a esplorare il
design e l’arte digitale. Ho lanciato la mia prima collezione NFT con Voice HQ
a New York e ho esposto opere fisse e animate in mostre immersive e VR a
Londra, in Portogallo, in Italia e in Giappone.

Le
collaborazioni con registi, musicisti e compositori hanno dato vita ad
animazioni eteree, in cui immagini, paesaggi sonori e movimento creano una
risonanza emotiva in ambienti completamente immersivi. Sto anche collaborando
con una scuola di design portoghese a progetti sperimentali interdisciplinari.

Attualmente
mi sto espandendo nel settore dell’interior design e dell’arte indossabile
attraverso collaborazioni con gallerie. Il mio concept “Flamboyant
Pets” cattura le personalità degli animali attraverso composizioni
surreali e vibranti, che spaziano da accessori per animali domestici, articoli per
la casa a lussuose sciarpe di seta. Questa serie debutterà su Barking at the
Moon, il programma radiofonico della BBC condotto da Jo Good, e sarà lanciata
ufficialmente al Goodwoof di Chelsea, insieme alla conduttrice ed esperta di
animali cinofili Anna Webb.

Collaboro
anche con Pepita Coffee e Fat Boy Slim, creando opere d’arte esclusive per
confezioni di caffè provenienti da fonti etiche e installazioni immersive
in-store, che saranno presentate alla prossima Flux Exhibition a luglio.

Prima
di diventare un’artista a tempo pieno, hai lavorato nel campo dell’istruzione,
delle pubbliche relazioni e delle relazioni internazionali. In che modo queste
esperienze hanno influenzato il tuo approccio creativo e professionale?

Ognuno
di questi ruoli ha plasmato la mia pratica artistica in modo unico.
L’istruzione mi ha insegnato la pazienza e mi ha fornito gli strumenti per
guidare gli altri, cosa che ora faccio attraverso la mia arte. Le pubbliche
relazioni e le relazioni internazionali mi hanno fornito solide basi in
comunicazione, organizzazione e consapevolezza culturale.

Queste
competenze mi hanno aiutato a destreggiarmi nel lato commerciale del mondo
dell’arte, gestendo collaborazioni, mostre e contatti internazionali, rimanendo
fedele alla mia visione creativa. 

 

 

 

La
critica d’arte Maeve Doyle ha descritto il tuo lavoro come
“trascendente”. Quali influenze artistiche o filosofiche hanno
plasmato la tua visione?

Sono
stato ispirato da una vasta gamma di artisti, dalla vibrante energia della
Golden Age/Pop Art di New York alla fotografia di Cecil Beaton e Frans Lanting.
Uno dei miei riferimenti artistici più forti è Peter Blake. Le sue opere del
tardo periodo, gioiose e senza filtri, incarnano libertà e autenticità, creando
puramente dall’ispirazione.

Filosoficamente,
il mio lavoro è radicato nella convinzione che la guarigione inizi con la
riconnessione: con la natura, con noi stessi e con la nostra essenza. Anche la
scena artistica contemporanea londinese e l’estetica Rococò mi hanno
profondamente influenzato, manifestandosi in dettagli sontuosi, composizioni
fluide e un gioco di luci e forme.

Attualmente
collabori con designer, compositori e altri artisti. Cosa possiamo aspettarci
dai tuoi prossimi progetti?
 

Sto collaborando con Lisa Gray di The Flux e
PJV-Art a Londra e Lisbona per sviluppare nuove e audaci collaborazioni, come
Flamboyant Pets e la partnership con Pepita Coffee & Fat Boy Slim. Ci
stiamo espandendo oltre le mostre, spaziando nell’interior design, nell’artwear
e negli articoli per la casa, esplorando come il mio lavoro si trasformi
attraverso diversi media.

Sto
anche co-creando installazioni con fotografi e altri creativi, spingendo
costantemente i confini artistici, fondendo arte, moda, fauna selvatica e
narrazione.

Queste
sinergie creative sono una fonte di magia e sono entusiasta di condividerle con
il mondo.

Quali
mostre sono attualmente in corso e cosa riserva il futuro a Catarina Diaz?

Attualmente
espongo alla Casa de Angola di Lisbona nell’ambito del progetto Ausência
D’África, così come alla House Gallery Pedro Jaime Vasconcelos, sempre in
Portogallo. Tra le prossime mostre, un evento artistico esclusivo in un
castello di Parigi, la Flux Exhibition alla Bomb Factory Art Foundation di
Londra e nuove collaborazioni con gallerie a Monaco e Dubai. Il mio lavoro
apparirà anche su The Flux Review (edizione 12) e nel Source Book for Interior
Designers di Estila Magazine. Guardando al futuro, la mia missione rimane la
stessa: creare arte che aiuti le persone a riconnettersi con se stesse, con la
bellezza e con la natura. In questo modo, spero di innescare un dialogo
significativo, promuovere la guarigione e trascendere le barriere culturali,
un’opera alla volta.

Contatti

 

Sito Web  Catarina Diaz
Instagram catarina_diaz 

Catarina Diaz, artista londinese, ha consolidato la sua posizione nel mondo dell’arte, ottenendo numerosi premi e riconoscimenti dal Presidente del Portogallo per il suo eccezionale talento. Le sue opere sono state esposte su scala globale, da installazioni digitali e mostre a musei e fiere d’arte. In particolare, le sue opere hanno impreziosito sedi prestigiose come la Saatchi Gallery, il Carrousel du Louvre a Parigi e vari eventi in tutto il mondo. La sua arte è stata inoltre presentata in una varietà di media, tra cui programmi televisivi, riviste d’arte, podcast e pubblicazioni come Artist Talk Magazine, The Flux Review, The World of Interiors, House & Garden, Tattler, Vanity Fair e Vogue.
 
Al centro del processo artistico di Catarina c’è la collaborazione. Collaborando con altri artisti, designer, registi e compositori a vari progetti, crea collage minimalisti che ispirano gli spettatori a ricercare un significato più profondo e ad abbracciare la bellezza dell’imperfezione, della dualità e dell’esistenza trascendente.
 
L’arte di Catarina non è solo frutto del suo talento, ma anche un riflesso delle sue esperienze e dei suoi ricordi profondamente personali. Le sue vite passate, rivisitate dal suo presente, in particolare la sua prima infanzia in Africa, sono una ricca fonte di ispirazione. Queste esperienze non solo hanno plasmato la sua arte, ma fungono anche da strumento catartico, offrendo sollievo dalle pressioni del mondo. La sua arte è una finestra sulla sua profondità emotiva e sul suo significato personale, invitando gli spettatori a entrare in contatto con essa a un livello più profondo.
Questa narrazione allude alla possibilità che la natura riporti la tranquillità nel caos del mondo, inquadrando questioni legate al salvataggio del potere e dell’identità femminile e dell’umanità in generale.
 
La critica d’arte della BBC Maeve Doyle ha descritto l’opera di Catarina come “opere molto, molto trascendenti che mescolano realismo, naturalismo e spiritualità”.
 
Oltre alla sua variegata carriera nell’istruzione, nelle pubbliche relazioni e nelle relazioni internazionali, la vera passione di Catarina è sempre stata l’arte. Questa passione è stata alimentata dalla vita cosmopolita e dalla vivace scena artistica londinese. Il suo approccio unico all’arte, radicato nella sua autentica visione artistica e completato dalla creatività immaginativa dello spettatore, è una testimonianza della sua individualità e creatività. Le sue opere stimolano gli spettatori a scoprire la propria bellezza interiore e a intraprendere un percorso creativo e stimolante.

 

 

 

 

There are artists whose work does not simply decorate the gaze, but awakens it, leads it towards territories of interiority where beauty and memory, pain and transcendence dance in a fragile and sacred balance. Catarina Diaz is one of them. Born in Angola and raised between the winds of Africa and the scents of Portugal, her art is a layered and luminous song that crosses geographies, eras and states of being.

 

Catarina creates her images by intertwining visions, delicately weaving fragments of memory, dream and intuition into landscapes of the soul. Her roots are in an artistic genealogy nourished by generations of creators – painters, musicians, ceramists, writers – and blossom today in an intimate and universal visual language. Her African childhood, intense and colorful, marked by a painful exile, intertwines with the elegance of Portuguese Rococo and the vitality of the London art scene, generating a passionate dialogue between past and present, between individual and collective.

 

Self-taught and deeply intuitive, Catarina moves in a hybrid creative territory, where analog collages, painting and decorative techniques on metal, wood and canvas blend in an aesthetic rich in textures, dramatic contrasts and liquid gold. Her works evoke the emotional intensity of chiaroscuro and the theatricality of sacred icons, in a skillful balance between contemplation and impact.

 

But it is in the symbolic narration that Catarina’s work touches deeper chords. Each creation is an open threshold on the mystery… visual reflections on the sacred feminine, on the cyclical nature and on the soul’s ability to be reborn in pain. The Voyage in Gold series, inspired by Portugal’s maritime heritage, is an emblematic example of this poetics: a crossing of gold as an alchemical element, of memory as an interior map, of beauty as an act of resistance.

 

International recognition – with exhibitions at the Saatchi Gallery, the Carrousel du Louvre, and appearances in magazines such as Vogue, Vanity Fair and The Flux Review – confirms the importance of her path. Yet, the true greatness of this artist lies in her visionary coherence: art, for her, is refuge and revolution, mirror and flash. It is a tool for healing and awakening, a form of secular prayer that invites us to find the light in the heart of chaos.

 

As BBC critic Maeve Doyle stated, Catarina’s work is “very, very transcendent”. Catarina Diaz’s voice rises like a subtle and powerful call, capable of crossing inner silences and rekindling wonder. Her art reminds us that beauty is not an ornament, but a path. A path to find ourselves, to awaken, to belong again to what is authentic and alive. His voice resonates like a promise, that beauty can still lead us towards ourselves and that art, when born from profound truths, can still touch eternity.

 

 

 

 

 

 

 

Let’s delve into her world, she will tell us about herself through the words of this interview that she kindly granted us.

 

Catarina, you are an
internationally recognised artist. What was the moment when you realised art
would be your life’s path?

I was born into a family of four generations of artists and have
drawn and painted since childhood. But the defining moment came after losing my
sister to cancer and facing my own journey through depression. Art became my
salvation—a healing path.

Later, a transformative masterclass with Royal Academician David
Mach introduced me to the world of analogue collage in a way I never expected.
After careers in Teaching, PR, and International Relations in Portugal, it was
London’s cosmopolitan art scene that ultimately inspired me to fully embrace my
artistic purpose.

 

 

 

Your work blends realism,
surrealism, and spirituality. How would you describe your artistic style?

BBC art critic Maeve Doyle described my pieces as “very transcendent
works that skilfully blend realism with naturalism and spirituality.” My
compositions often feature ethereal feminine figures interwoven with natural
elements in dreamlike arrangements.

I use dramatic chiaroscuro techniques to create emotional depth and
intensity, often pairing my works with restored antique gallery frames to
enhance their sense of timelessness. My visual language is designed to evoke a
contemplative space—inviting viewers into a journey of self-discovery and
spiritual growth.

 

 

 

 

 

 

Your childhood in Africa and
move to Portugal have deeply influenced your work. How do these experiences
manifest in your art today?

I was born in Angola, a former Portuguese colony, and my family
moved to Portugal due to the war of independence. My mother—a painter and my
first mentor—filled my childhood with African tones and textures.

These roots remain at the heart of my visual identity. My palette
often features deep oranges, magentas, and radiant golds, capturing the inner
illumination of African light. Many of my pieces are inspired by childhood
memories and my grandparents’ “tales of the jungle.” My recent Voyage in Gold series embodies this
blend—drawing on Portugal’s maritime legacy while exploring the emergence of
light from darkness.

 

 

 

Your process combines
analogue collage, painting, and mixed media. How does a Catarina Diaz artwork
come to life?

Composition is the most joyful part of my creative process. I begin
by researching fashion, photography, and wildlife imagery, drawing inspiration
from films, documentaries, music, literature, and art history.

My original works are analogue collages made from fine art Giclée
prints on Somerset Velvet paper—a richly textured surface that allows me to
blend oil pigments, acrylics, pigment inks, gold leaf, and resin on
gesso-primed canvas. Restored antique frames add another dimension to the
boldness of each piece.

While I love the research, cutting, gluing, and experimentation,
it’s the composition that feels truly magical. Painting then completes the
vision—adding cohesion, emotion, and depth.

 

 

 

 

 

Themes of inner beauty and
nature run through your work. What message do you hope to convey to viewers?

At its core, my art is about the search for true identity in a
disconnected world. I aim to restore calm within turmoil by juxtaposing urban
life with elements of the natural world.

Each piece is a reflection of my own healing process, but it’s also
an invitation for the viewer to begin theirs. I hope my work inspires people to
look inward—to find that rare, quiet centre where they can embrace both beauty
and imperfection. My ultimate message: despite life’s chaos, beauty is always
present, and the journey toward self-discovery is a powerful form of growth.

 

 

 

You’ve exhibited in
prestigious venues like the Saatchi Gallery, the Carrousel du Louvre, and the
Fitzrovia Gallery. Which experience moved you the most, and why?

Each exhibition has been meaningful, but my solo show in
Lisbon—curated by Pedro Jaime Vasconcelos—was truly transformative. From the
moment I entered the venue, it felt like the space was in dialogue with my
work. The museum-quality lighting illuminated the gold accents in my pieces, and
the thoughtful layout helped guide visitors through the narrative of the show.

What moved me most was seeing how people engaged with the work—some
stood in silent contemplation, others shared emotional interpretations. Many
felt transported by the blend of African and Portuguese heritage within the
colours and compositions. The opening night, filled with Lisbon’s vibrant art
community, felt like a true homecoming—honouring both my roots and my
evolution.

I also hold the Flux Exhibition in London close to my heart. It’s
been a constant in my journey—connecting me with a dynamic, supportive
community of artists, curators, and collectors. Flux is more than an
exhibition—it’s a creative movement where collaboration and artistic dialogue
thrive.

 

 

 

You’ve ventured into design
and NFTs. What drew you to expand into these fields, and what projects are
ahead?

My love for new techniques naturally led me to explore design and
digital art. I launched my first NFT collection with Voice HQ in New York and
have exhibited both still and animated works in immersive and VR exhibitions
across London, Portugal, Italy, and Japan.

Collaborations with filmmakers, musicians, and composers have
resulted in ethereal animations—where visuals, soundscapes, and movement create
emotional resonance in fully immersive environments. I’m also working with a
Portuguese design school on experimental cross-disciplinary projects.

Currently, I’m expanding into interior design and wearable art
through gallery partnerships. My Flamboyant Pets
concept captures the personalities of animals through surreal, vibrant
compositions—spanning pet accessories, homeware, and luxurious silk scarves.

This series will debut on Barking at the Moon,
the BBC radio show hosted by Jo Good, and will be officially launched at
Goodwoof in Chelsea, alongside broadcaster and canine expert Anna Webb.

I’m also collaborating with Pepita Coffee and Fat Boy Slim, creating
exclusive artwork for ethically sourced coffee packaging and immersive in-store
installations—launching at the upcoming Flux Exhibition in July.

 

 

 

 

 

 

Before becoming a full-time
artist, you worked in education, PR, and international relations. How have
these experiences influenced your creative and professional approach?

Each of those roles shaped my artistic practice in unique ways.
Education taught me patience and gave me the tools to guide others—something I
now do through my art. PR and international relations gave me a strong
foundation in communication, organisation, and cultural awareness.

These skills have helped me navigate the business side of the art
world—managing collaborations, exhibitions, and international connections—while
staying true to my creative vision.

 

 

 

Art critic Maeve Doyle
described your work as “transcendent.” What artistic or philosophical influences
have shaped your vision?

I’ve been inspired by a wide range of artists—from the vibrant
energy of New York’s Golden Age/Pop Art to the photography of Cecil Beaton and
Frans Lanting. One of my strongest artistic references is Peter Blake. His joyful,
unfiltered late-period work embodies freedom and authenticity—creating purely
from inspiration.

Philosophically, my work is rooted in the belief that healing begins
with reconnection—with nature, with ourselves, and with our essence. London’s
contemporary art scene and Rococo aesthetics have also deeply influenced
me—manifesting in lavish details, fluid compositions, and a play of light and
form.

 

 

 

You’re currently
collaborating with designers, composers, and other artists. What can we expect
from your upcoming projects?

I’m working with Lisa Gray of The Flux and PJV-Art in London and
Lisbon to develop bold new collaborations, such as Flamboyant Pets and the
partnership with Pepita Coffee & Fat Boy Slim. We’re expanding beyond
exhibitions into interior design, artwear, and homeware—exploring how my work
transforms across different mediums.

I’m also co-creating installations with photographers and other
creatives, constantly pushing artistic boundaries, merging art, fashion, wildlife
and storytelling.

These creative synergies are a source of magic, and I’m excited to
share them with the world.

 

 

 

 

 

 

What exhibitions are
currently underway, and what lies ahead for Catarina Diaz?

I’m currently exhibiting at Casa de Angola in Lisbon as part of the Ausência D’África concept, as well
as at the House Gallery Pedro Jaime Vasconcelos, also in Portugal.

Upcoming shows include an exclusive art event at a château in Paris,
the Flux Exhibition at Bomb Factory Art Foundation in London, and new gallery
partnerships in Monaco and Dubai. My work will also appear in The Flux Review (Edition 12) and in
Estila Magazine’s Source Book for Interior
Designers
.

Looking ahead, my mission remains the same: to create art that helps
people reconnect—with themselves, with beauty, and with nature. Through this, I
hope to spark meaningful dialogue, promote healing, and transcend cultural
barriers—one piece at a time.

 

 

 

 

Contacts

 

Web Site  Catarina Diaz

Instagram catarina_diaz 

 

 

 

 

 

 

 

Catarina Diaz, a London-based artist, has solidified her position in the art world, garnering multiple awards and recognition from the President of Portugal for her exceptional talent. Her work has been showcased on a global scale, from digital installations and exhibitions to museums and art fairs. Notably, her pieces have graced prestigious venues such as the Saatchi Gallery, the Carrousel du Louvre in Paris, and various events worldwide. Her art has also been featured in a variety of media, including television shows, art reviews, podcasts, and publications like Artist Talk Magazine, The Flux Review, The World of Interiors, House & Garden, Tattler, Vanity Fair, and Vogue.

At the heart of Catarina’s artistic process is collaboration. Working with other artists, designers, filmmakers, and composers on various projects, she creates minimalist collages that inspire viewers to search for a deeper meaning and embrace the beauty of imperfection, duality, and transcendent existence. 

Catarina’s art is not just a product of her talent, but a reflection of her deeply personal experiences and memories. Her past lives revisited by her present self, particularly her young childhood in Africa, serve as a rich source of inspiration. These experiences have not only shaped her art but also serve as a cathartic tool, providing relief from the pressures of the world. Her art is a window into her emotional depth and personal significance, inviting viewers to connect on a deeper level.

This storytelling alludes to the possibility of nature restoring tranquillity to the chaos of the world, framing issues related to the rescue of feminine power and identity and humanity in general. 

BBC art critic Maeve Doyle has described Catarina’s work as “very, very transcendent pieces mixing realism with naturalism and spirituality.”

Aside from her diverse career in education, public relations, and international relations, Catarina’s true passion has always been art. This passion was sparked by London’s cosmopolitan life and vibrant art scene. Her unique approach to art, which is rooted in her authentic artistic vision and completed in the viewer’s imaginative creativity, is a testament to her individuality and creativity. Her work challenges viewers to discover their inner beauty and embark on their own creative and empowering journeys.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

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Interviste

Introspezione e colore – Il viaggio pittorico di Maria Sturiale

Introspezione e colore

 

Il viaggio pittorico di Maria Sturiale

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |15|Aprile|2025|

 

 

Maria Sturiale è un’artista figurativa siciliana la cui pittura nasce da un’intensa vocazione interiore e da un profondo legame con la sua terra, intesa non solo come luogo fisico, ma come universo culturale, emotivo e simbolico. La sua formazione, inizialmente autodidatta, si è evoluta nel tempo grazie a un percorso di studio rigoroso che ha incluso esperienze significative in ambito fotografico e pittorico, sotto la guida di maestri di rilievo. L’arte di Sturiale si distingue per la capacità di coniugare accuratezza tecnica e introspezione, radici identitarie e tensione verso la sperimentazione. Le sue opere restituiscono la Sicilia nei suoi colori, nei suoi miti e nelle sue atmosfere, ma si aprono anche a riflessioni universali sul fascino, la fragilità e la ricerca di senso. Come una Fenice, l’artista ha saputo rinascere creativamente in una fase matura della vita, trasformando vissuti e visioni in immagini dense di emozione, autenticità e bellezza consapevole.

 

 

 

 

 

“Tu es charmante” Olio su tela & Foglia oro 50×70 cm 

 

 

 

In questa intervista, Maria Sturiale ci accompagna dentro il suo universo artistico, raccontando con sincerità e passione il percorso, le ispirazioni e le sfide che hanno dato forma alla sua pittura.

 

 

 

Puoi
raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o
un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?

Il mio percorso artistico inizia fin dall’infanzia, la formazione
è stata autodidatta, finche’ a livello professionale, dopo aver insegnato fuori
sede diversi anni, mi sono stabilita nuovamente nella mia terra In Sicilia.
Cosi’ nel 2022, mi sono dedicata all’immagine conseguendo il livello avanzato
di fotografia dopo aver frequentato con impegno la rinomata scuola
“Officinafotografica” di Antonio Licari a Catania.

L’anno successivo, ho arricchito ulteriormente il mio
bagaglio artistico partecipando a un corso di formazione pittorica presso lo
studio del maestro Emanuele Montanucci ad Acireale.

Inoltre ho avuto il piacere e l’onore di partecipare ad
alcuni workshop con il rinomato pittore iperrealista Antonio Castellò Avilleira
presso la scuola “Le Muse” a Roma.

Attualmente, proseguo la formazione artistica frequentando la
scuola “Art Anthology” del maestro Pietro Alessandro Trovato a Catania, dove
continuo ad esplorare campi di ricerca e nuove forme di espressione artistica.

 

Qual è il
tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue
opere?

Le opere comunicano le mie origini, molte hanno l’impronta
della sicilianità, i colori e i temi della mia terra, talvolta mi sposto su
altri generi per sperimentare, crescere, comprendere, mischiare. Non mi
fossilizzo su uno schema, quello che racconto nei miei quadri deve essere
comprensibile e gradevole a chi osserva. Il gusto è sempre personale, le creazioni
possono anche non incontrare il favore dello spettatore tuttavia, mantengo
costante l’esercizio della rifinitura cercando di creare un prodotto di
qualità.

 

Come
descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel corso del tempo?

Il
mio stile artistico è figurativo. Nel tempo l’arte figurativa che ho proposto si e’
addentrata nell’esplorazione di idee emozioni e commenti culturali, essa ha
riflesso una visione artistica personale, promuovendo creatività, abilità e
impatto nell’espressione visiva.

 

 

 

Nel tuo
percorso artistico c’è un momento significativo in cui la passione per la
pittura è rinata con grande forza, emergendo “dalle ceneri del passato come una
Fenice”. Cosa ha scatenato questa rinascita e come ha influito sulla tua
visione dell’arte e della tua stessa carriera?

Sicuramente la mia vita ha subito una svolta al rientro dalla
città di Firenze, dove ho vissuto tre anni avendo li’ insegnato. La città di
Firenze è impregnata d’arte, ogni fine settimana era dedicato ad una mostra o
visite in luoghi rinomati come il Museo degli Uffizi, in cui tornerei ripetutamente
per la quantità di opere preziose e la molteplice bellezza che vi si riscontra.
Attraverso queste emozioni ho ritrovato la giusta spinta per realizzare nuove
opere pittoriche, creare un sito in cui inserirle e fare pubblicità al mio
percorso, che si sta sviluppando anche grazie alla partecipazione a mostre ed
eventi.

 

Hai detto
che la tua passione per l’arte nasce dal desiderio di raccontare la tua terra
attraverso la pittura. In che modo la cultura, la storia e i paesaggi di
Acireale e delle altre città che hai vissuto hanno influenzato il tuo stile e
le tue opere?

Le opere sono inevitabilmente il frutto della terra in cui
vivo, lo stile, i colori, i paesaggi, raccontano molto della Sicilia. Ne sono
un esempio le Teste di Moro o le pigne siciliane, tanto conosciute nelle
ceramiche di Caltagirone. Anche alcuni paesaggi sono dedicati alla Sicilia,
come Taormina piuttosto che Catania. Amo tutto ciò che mi circonda, dipingere è
un modo alternativo per raccontarlo.

 

 

 

La tua
formazione artistica è stata una combinazione di esperienza autodidatta e corsi
con maestri rinomati. Come hai integrato le conoscenze acquisite durante i
corsi di fotografia, pittura e iperrealismo con il tuo approccio personale
all’arte, e in che modo queste esperienze continuano a influenzare il tuo
lavoro oggi?

Aver fatto una preparazione fotografica è stato fondamentale
per una preparazione artistica completa. Un buon dipinto nasce spesso da
un’ottima fotografia. Oggi viene molto utilizza l’intelligenza artificiale per
ricavare immagini nuove ma l’artista deve fare attenzione alle imperfezioni che
si possono generare o alle colorazioni artificiose. L’esperienza fatta accanto
al pittore iperrealista Antonio Castellò Avilleira mi ha insegnato a guardare e
ricreare i particolari in modo quanto più fedele possibile ma è un esercizio
che per quanto mi riguarda proseguo per poi distaccarmene se occorre maturare altri
stili.

 


 

Qual è il
processo creativo che segui per realizzare le tue opere? Ci sono tecniche o
rituali a cui sei particolarmente affezionato?

Il processo creativo è un mix di emozioni, immagini, musica,
introspezione. Generalmente traggo degli spunti da un tema emozionale che sento
di voler trasmettere, la mia mente mixa immagini, io le vedo con chiarezza
nella mia immaginazione, poi cerco di riprodurle su base fotografica, poiche’ è
necessario dare concretezza a colori e forme nel reale.

 

 

 

Preferisci
lavorare su tela in solitudine o trovi ispirazione anche da contesti
collettivi, come workshop o eventi d’arte?

Ho partecipato a diversi workshop collettivi, in particolare
ho avuto l’onore di accrescere la mia esperienza in tre workshop con il maestro
iperrealista Antonio Castello Avilleira, quando ti incontri con un maestro di
quel calibro fai un salto di qualità. Devo molto ad Antonio, come anche al mio
attuale maestro Pietro Alessandro Trovato, con il quale sto proseguendo la
formazione permanente, creando uno stile ed un carattere personale.

 

 

 

 Come vivi il rapporto tra l’arte e il
pubblico? In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il
tuo lavoro?

E’ molto gratificante ricevere like sui social, ma non so
cosa pensare quando non ricevo richieste di acquisto del prodotto. Bisogna
sensibilizzare la gente a circondarsi di bellezza. Vorrei molto influenzare il
pubblico a ricercare il senso del bello. Quindi ritengo che l’arte debba
circolare tra la gente comune, non solo tra persone che coltivano interessi di
settore.

 

C’è
un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri particolarmente significativa
per te? Puoi raccontarci la sua storia?

Una delle opere a cui sono più affezionata è “Tu es
charmante”, proprio il quadro che presento alla collettiva d’arte presso la
Galleria  ‘IL LEONE’ di Roma.

 E’ un ‘opera che parla
alle donne e ad ogni individuo. Essa desidera indicare a ciascuno, che possiede
un complesso di caratteristiche interiori emananti una bellezza intangibile
definita nella parola “fascino”. Persino donne bellissime come la diva Natialie
Portman possono sentirsi insicure di se stesse, la bellezza esteriore non è il
passaporto verso la pienezza del sé. Il titolo del quadro è rassicurante, parla
ad ognuno dicendo : non temere…..“Tu sei affascinante”.

Oltre alla realizzazione tecnica, nel quadro va esplorato lo
sguardo della Portman nel suo dubbio, nella sua delicatezza quasi fragile,
contrapposta all’immagine sofisticata e di classe della diva.

 

 

 

Come vedi
il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro
contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

In passato l’arte ha avuto dei fasti con grandissimi artisti
che hanno determinato degli stili precisi e delle correnti, un esempio è il
grandissimo Andy Warhol. Oggi a mio parere, non c’è una corrente o un autore che
spicca in modo forte e determinato. Viviamo nell’era dell’immagine ma rischiamo
di farne una overdose con superficialità. Personalmente, faccio ricerca con
fatica per raffinare il mio stile, nel grandissimo mare artistico dovuto anche
alla condivisione di molteplici immagini nei social. Con le opere da me create
spero di portare bellezza e messaggi positivi alle persone che mi circondano.

 

 

Quali
sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come artista e come le hai
superate?

L’attività del dipingere è costosa e richiede tempo,
concentrazione e costanza. Per fortuna svolgo un lavoro statale che mi permette
di avere una base economica indipendente. Il tempo è invece “tiranno”… vorrei
avere giorni interi per dipingere ed invece pianifico nella settimana gli spazi
che posso dedicare alla pittura. Se attreverso quest’attività guadagnassi bene,
dipingerei a tempo pieno ma… non è così.. Sorrido e vado avanti, perché la
pittura mi fa stare bene  e sono rinata
“come una Fenice”. Non posso farne a meno dell’arte, è come l’amore, vive e
splende dentro di me.

 

 

 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

Quando ho visto la Locandina di Everland Art ed ho letto il
bando, ho compreso subito che si trattava di un evento di grande qualità
artistica. Ho approfondito le informazioni ricercando la Galleria d’arte “Il
Leone”, di seguito ho conosciuto virtualmente l’associazione culturale Athenae
Artis e ho trovato una sinergia di ricchezza culturale e professionalità. Per
me è un vero piacere esporre in contesti come questo, certamente saranno
presenti artisti interessanti con altrettante opere di impatto visivo. Allo
stesso tempo per me è una splendida vetrina che rimbalzando sui social accresce
il mio profilo.

 

 

 

Quali
progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi ambiti o tematiche che
vorresti esplorare?

Desidero proseguire ad arricchirmi con esperienze artistiche
gratificanti, trasferendo sempre la gioia all’interno del mio lavoro, lasciando
indietro i cattivi sentimenti troppo spesso ridondanti nei media. Custodiamo
per noi la bellezza, la bontà, la semplicità, la ricchezza, i buoni sentimenti.
Ricordiamoci di essere grati per ciò che abbiamo e della capacità creativa che
regala al mondo qualcosa di buono.

 

Contatti
 

Maria Sturiale nasce ad Acireale nel 1974, immergendosi fin
dall’infanzia in un mondo di immagini, pittura e disegno che avrebbero plasmato
il suo destino artistico. Laureatasi in Lingue e Letterature Straniere presso
l’illustre Università degli Studi di Catania, situata nella storica sede del
monastero dei Benedettini, Maria Sturiale ha abbracciato la carriera
dell’insegnamento, diventando professoressa d’inglese, pur esercitando
attualmente la professione del docente di sostegno. La formazione artistica di
Maria é stata inizialmente autodidatta, ella ha sempre coltivato la passione
per l’arte, sebbene gli impegni accademici e lavorativi l’abbiano talvolta
limitato il suo tempo per dipingere. Dopo aver vissuto due anni ad Udine e tre
a Firenze, dove ha arricchito la sua esperienza e affinato la sua sensibilità
artistica, la sua passione per la pittura è rinata con una forza inarrestabile,
emergendo “dalle ceneri del passato come una Fenice”. Nel 2022, Maria
Sturiale ha conseguito il livello avanzato di fotografia dopo aver frequentato
con impegno la rinomata scuola “Officinafotografica” di Antonio
Licari a Catania. L’anno successivo, ha arricchito ulteriormente il suo
bagaglio artistico partecipando a un corso di formazione pittorica presso lo
studio del maestro Emanuele Montanucci ad Acireale. La sua ricerca di
perfezionamento artistico l’ha portata anche a partecipare ad alcuni workshop
con il rinomato pittore iperrealista Antonio Castellò Avilleira. Attualmente,
Maria continua il suo viaggio artistico frequentando la scuola “Art
Anthology” del maestro Pietro Alessandro Trovato a Catania, dove continua
a coltivare la sua passione per l’arte e a esplorare nuove forme di espressione
artistica. 

 

Le opere pittoriche “Tu es charmente” e “Il Satiro danzante
di Mazara del Vallo” sono state apprezzate commentate dal critico d’arte
Michele Murgese. Inoltre “Tu es Charmante” ha ricevuto la “Mensione speciale”
in occasione della XXII° edizione di Opernart 2025, conferita presso la Biblioraca
Angelica di Roma; mentre “Il Satiro danzante di Mazara del Vallo” ha ricevuto
la “Menzione d’onore” in occasione del Premio nazionale di pittura “Paolo
Vetri”- Enna, III edizione 2024. Il 15 febbraio 2025 l’opera “Teatro Greco
di Taormina al tramonto” è stata premiata con con un “Attestato di
merito” al “Premio Internazionale Catalani” tenutosi presso la
galleria d’arte Spazio Macos di Messina. Recentemente il 23 marzo 2025 L’opera
“Tu es charmante” ha ricevuto il primo premio alla mostra
“Culture nel mondo” tenutasi alla libreria Feltrinelli di Catania a
cura dell’associazione culturale Popcatane di Dora D’andrea.

 

 

 
 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

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Interviste

Un Viaggio nel Linguaggio Visivo di Sandra Sciommarello

 

Un Viaggio nel Linguaggio Visivo di Sandra Sciommarello

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |14|Aprile|2025|

 

Sandra Sciommarello, conosciuta nel mondo dell’arte con il nome d’arte Sandy Art, è un’artista calabrese che, nonostante il suo percorso relativamente recente nel campo artistico, ha già delineato una propria poetica e un linguaggio distintivo. Nata a Rossano (CS), la sua formazione è avvenuta attraverso studi scientifici, con una laurea in Scienze Infermieristiche conseguita all’Università di Firenze, ma la sua passione per l’arte e la creatività l’ha sempre accompagnata. La sua carriera artistica è un cammino che si è aperto solo nel 2024, quando ha deciso di frequentare il Centro Studi Artistici Angel Rose, dove ha avuto modo di esplorare diverse tecniche e materiali.

Ciò che contraddistingue il lavoro di questa artista è l’approccio sperimentale che guida ogni sua creazione. Non si pone limiti né sulle tecniche né sui temi, esplorando un ampio ventaglio di possibilità espressive. La sua arte è un continuo processo di ricerca, nel quale l’intuizione e l’emozione giocano un ruolo fondamentale. La sua preferenza per l’arte figurativa, in particolare per la figura femminile, è evidente: il corpo della donna diventa il suo soggetto privilegiato, usato come veicolo per esplorare temi profondi e contemporanei, come la riflessione sull’identità, la lotta contro la violenza di genere, l’inclusività e l’amore per sé.

Le opere di Sandra Sciommarello, pur mantenendo un forte legame con la pittura tradizionale, si arricchiscono di elementi materici, che rompono la bidimensionalità delle tele e creano un’interazione più profonda con lo spettatore. Dettagli come gioielli, stoffe, sabbia, legno e conchiglie arricchiscono le sue composizioni, donando loro una dimensione tattile che invita il pubblico a un coinvolgimento emotivo e sensoriale. Questo gioco di materiali e texture è per l’artista una necessità creativa, un modo per allontanarsi dalla pura estetica e puntare a un’esperienza che stimoli riflessioni e sentimenti.

Tra le opere più significative del suo percorso c’è La Dea Arsi, una figura femminile che invita lo spettatore a riflettere sulla propria immagine riflessa, sulla bellezza e sulla valorizzazione del sé. Quest’opera ha riscosso ampio consenso, tanto da essere selezionata per mostre internazionali e ricevere una Segnalazione di Merito al Premio d’Arte Internazionale Visioni. La sua arte, che si nutre di un costante confronto con il pubblico e gli altri artisti, non è solo un atto di creazione, ma un gesto di comunicazione profonda, destinato a suscitare emozioni, a stimolare pensieri e ad aprire uno spazio di riflessione su temi universali.

Il percorso di Sandra è appena all’inizio, ma la sua visione è chiara: l’arte è un linguaggio senza confini, un mezzo potente per parlare del mondo e delle sue contraddizioni. È un dono che deve essere condiviso, come lei stessa sottolinea, per contribuire alla bellezza e alla crescita collettiva. Guardando al futuro, l’artista intende espandere il suo orizzonte, esplorando nuove tecniche e collaborando con altri creativi, come nel caso del progetto di body art in collaborazione con altre donne, incentrato sull’empowerment femminile e sulla valorizzazione del corpo.

 

Per comprendere meglio la sua visione artistica e il suo percorso, abbiamo avuto il piacere di intervistare Sandra Sciommarello, che ci racconta il suo approccio all’arte, le sue sperimentazioni e le emozioni che animano le sue opere.

 

 

 

 

 

Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso
artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso
l’arte?

Salve a tutti, mi chiamo Sandra Sciommarello in arte SANDY
ART
, sono calabrese e vivo a Corigliano-Rossano (CS).

Sono una persona poliedrica, determinata e molto curiosa, mi
piace sperimentare e mettermi alla prova in più ambiti; ogni esperienza mi
arricchisce e stimola, cerco da spettatrice di pormi  senza pregiudizio e cogliere la bellezza
intrinseca ed estrinseca in ogni creazione.

Una delle mie qualità è quella di non pormi limiti auto
sabotanti, di affidarmi con fiducia al flusso naturale della vita e pensare che
ognuno di noi ha doti nascoste da sviluppare.

Nel mondo dell’arte sono una neofita ma anche e soprattutto
una ricercatrice.

Ho sempre amato
l’arte, cosi come amo viaggiare, e ho avuto modo di vedere varie mostre in giro
per il mondo.

Una  mia
ritualità a fine di ogni anno è  stilare
una lista di desideri per l’anno che verrà.

A fine 2023 nella mia lista
scrissi: “cimentarmi in una nuova attività che mi permetta di esprimermi a 360
gradi” ed ecco che infatti nel gennaio 2024 ho iniziato a frequentare il Centro
Studi Artistici ANGEL ROSE di Emanuela Bosco,
sito nel mio paese di residenza.
Dopo alcune lezioni tecniche e nozionistiche ho preso finalmente in mano i
pennelli è in quel momento mi si è aperto un mondo nuovo fatto di colori e
nuove opportunità di comunicazione.

Terminata la prima opera olio su tela, ho capito, io per
prima, che avevo delle ottime potenzialità, e da allora non mi sono più fermata,
anzi le mie sperimentazioni artistiche sono diventate man mano sempre più elaborate e personalizzate.

 

 

 

 

 


Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di
comunicare attraverso le tue opere?

Amo l’arte figurativa e soprattutto l’immagine femminile.

Fin da subito l’immagine della donna mi ha affascinato per
le sue mille declinazioni.

Sono una donna, amo le donne e credo che l’universo
femminile si presti a disparate narrazioni in modo elegante ma profondo.

Uso  la figura
femminile in modo versatile, attraverso le mie donne riesco a  comunicare il mio punto di vista sia su temi
legati ad aspetti specifici della sfera femminile sia a comunicare temi sociali
e  di attualità

 

 

 

 

Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è
evoluto nel corso del tempo
?

Le mie creazioni amo
definirle SPERIMENTAZIONI ARTISTICHE, proprio perché non mi pongo limiti nè
sulla tecnica ne sulla tematica.

Sono aperta a nuove scoperte e guardo al mondo dell’arte
come un ambiente in cui ognuno può raccontare di se e del mondo, senza
limitazioni, ecco perché lo trovo un ambito molto affascinante e mai statico.

 

 

 

Ami arricchire le tue opere con dettagli che rompono la
bidimensionalità dell’opera, creando un gioco di profondità. Cosa ti spinge a
integrare questi elementi tridimensionali nelle tue tele?

Fin dalla mia  prima
creazione ho avvertito la necessità di creare qualcosa di personalizzato e con
caratteristiche riconoscibile.

Lo stile SANDY art è
proprio  il connubio tra la classica
pittura a olio o acrilico con aggiunta di dettagli materici.

Credo che questa unione esalti le mie creazioni e
incuriosisca lo spettatore.

L’obiettivo futuro
che mi prefiggo è che proprio attraverso questa particolare costruzione, le
creazioni SANDY ART  siano riconoscibili.

 

 

In un mondo in cui la pittura è spesso vista come un’arte
puramente visiva, cosa cerchi di comunicare ai tuoi spettatori attraverso l’uso
di texture e materiali che emergono dalla superficie?

Aggiungo a i miei
quadri  materiali che emergono dalla tela
proprio per rompere la bidimensionalità
e creare una interazione maggiore con lo spettatore.

Credo che l’arte in genere non può essere ridotta a qualcosa
che è solo bella da vedere, l’arte deve emozionare!

L’arte è uno strumento potentissimo per comunicare, a volte
è intuitivo altre volte è concettuale o astratto. Certo è, che alcune creazioni
comunicano allo spettatore non solo per la bellezza puramente estetica ma
proprio perché rievocano sentimenti, emozioni profonde e  inducono alla riflessione…ecco io tento di
fare questo, di incuriosire e indurre a uno spunto riflessivo.

 

 

 

Quando crei, come scegli i soggetti da raffigurare? C’è
un legame tra il tema delle tue opere e la scelta dei materiali che utilizzi
per arricchirle?

 

Il mio processo
creativo non è ancora definito e standardizzato.

A volte parto da un
idea, da una tematica che voglio rappresentare e una volta dipinta decido di
arricchirla con del materiale materico, 
altre volte invece parto dal dettaglio, dal materiale. Per
esempio mi è capitato di passeggiare in spiaggia e trovare dei legnetti o
cortecce o conchiglie o sassolini e da quel dettaglio immaginare come e dove
inserirla.

 

Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo
lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato
particolarmente la tua visione
?

Da  sperimentatrice, non metto paletti alla
creatività.

Amo frequentare mostre e esposizioni di ogni tipo, guardo al
mondo con curiosità alla ricerca della bellezza a volte nascosta, a volte ben
evidente.

Seguo, anche grazie ai social, diversi artisti
contemporanei per confrontare stili differenti, e prendere spunti generici.

Credo che ogni persona che crea sia un artista, ogni
creazione sia un dono per l’umanità e un modo di esprimere prima di tutto la
nostra complessa interiorità.

Siamo abituati a conoscere soprattutto i  grandi maestri dell’arte, viviamo in un paese, l’italia che è sempre stata culla di
cultura e arte… 
ma anche chi lavora a
maglia o produce piccoli oggetti è per me un artista e un creatore 
e ha qualcosa da insegnare.

Definisco artista chiunque dedichi il suo tempo a creare
qualcosa.

 

 

 

Che importanza attribuisci al colore nel tuo lavoro? Come
scegli la tua palette e che significato ha per te il colore?

 

Per quanto riguarda l’uso del colore, ammetto che è un
aspetto su cui sto ancora studiando.

So bene che in arte ogni
singolo colore ha il suo significato e esprimesuscita  determinate emozioni ma  con estrema umiltà dichiaro che sono una
artista in formazione e evoluzione, ho tanto da approfondire e questo è uno
degli aspetti su cui attualmente sto studiando.

 

 

Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi
ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?

Attualmente faccio sperimentazioni in solitaria che
alterno a momenti di creatività guidata appoggiandomi appunto al centro studi
artistici.

Sento la necessità di condividere le mie ispirazioni ma
anche di apprendere dalle sperimentazioni altrui, il centro studi che frequento
è un ambiente stimolante che frequento con piacere.

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che
modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

Per ogni essere umano la validazione esterna è un aspetto
fondamentale.

All’inizio della mia avventura è stato molto gratificante
ricevere tanti feedback positivi, un ottimo incoraggiamento per andare avanti.

Poi con estrema caparbietà
e senza farmi condizionare da specifiche aspettative  ho iniziato a visionare dei bandi per  partecipare a delle  mostre.

Cosi con la mia opera “LA DEA ARSI” nell’ottobre 2024 ho
preso parte alla mia prima Mostra Internazionale presso Casa Cava di Matera,
ricordo bene la sensazione di quel momento, tanto entusiasmo e tanta emozione

Entusiasmo perché non
ero più una spettatrice, un visitatore ma ero passata dall’altra parte, ero tra
gli Artisti in esposizione, leggere il mio nome sulla locandina mi ha fatto
concretizzare che questo sogno si stava avverando. ero riuscita a creare
qualcosa degno di concorrere insieme a opere straordinarie in una mostra
internazionale.

Il confronto con gli altri partecipanti nn mi ha spaventato,
chiaramente erano tutte persone o che svolgevano lavori legati al mondo
artistico (accademici, professori d’arte) o artisti che dipingevano da anni,
alcuni fin da bambini, quindi qualcosa di molto distante dalla mia esperienza
personale.

Nonostante questa fosse la mia prima esperienza, l’opera da
me presentata  aveva tutte le
potenzialità, di fatto  sia il critico d’arte che ha recensito, sia tutti gli altri
partecipanti e visitatori hanno elargito complimenti a iosa sulla mia creazione
e sull’idea da me proposta.

Da lì ho capito che nonostante la mia inesperienza, la mia
creazione veicolava un messaggio potente, e che non è mai troppo tardi per approcciarsi
a un hobby, per avere sogni e per reinventarsi ogni giorno fino alla versione
migliore di noi.

Spero che la mia esperienza sia da ispirazione ad altre
persone che si autolimitano. Non ci sono limiti ai nostri sogni, non è ne una
questione di età, ne di possibilità, ne di mancanza di tempo, ne altro, siamo
noi a imporci dei limiti e a sabotare spesso le nostre esistenze.

La vita ci da opportunità infinite, ci vuole solo un pò di
coraggio per crederci e credere in noi stessi

 

 

 

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che
consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

A essere onesta io
amo ogni opera che creo.

Chiaramente essendo il mio un percorso appena iniziato  ci sono alcune che sono delle prove da
studio,  altre, quelle che preferisco,
sono Racconti di qualcosa che voglio trasmettere.

Un  opera a cui tengo
particolarmente è la NASCITA DI SANDY, ossia il mio primo quadro in assoluto ,
(da li il nome), perché con Lei nasco anche io in un nuovo aspetto di me, nasce
la SANDRA artista.

Mentre l’opera a cui sono maggiormente affezionata è LA DEA ARSI, quest’opera nasce per indurre alla riflessione, trattasi di una donna
bellissima che ci invita con lo sguardo a guardare la vera opera d’arte, ossia
l’immagine riflessa nello specchio alla sua sinistra.

Il nome _ARSI è rappresentativo appunto del punto di vista
personale ed emozionale dello spettatore, che di fronte a Lei, specchiandosi,
ha modo di far emergere sentimenti ed emozioni puramente introspettive e
soggettive.

Chi si porrà di fronte all’opera potrà ad esempio

Am -ARSI

Paragon _ARSI

Ignor _ARSI

Osserv _ARSI

Ispir _ARSI

Critic  _ARSI

Celebr_ARSI

E così via

Pertanto, l’opera può ritenersi duttile e mutevole come lo
sono gli stati d’animo umani.

 

Vado molto fiera di questa creazione, che nasce dall’idea di
comunicare allo spettatore (e alle donne in modo particolare) di darsi sempre
un valore, di specchiarsi in se stessi e trovare le risposte, di vedersi
realmente per quello che sono e di volersi bene perché ogni persona  è un opera d’arte.

Con la DEA Arsi ho partecipato a 2 Mostre Internazionali,

   
-WOMAN RASSEGNA D’ARTE CONTEPORANEA “WOMAN” 4
EDIZIONE PRESSO CASA CAVA MATERA A CURA DI ANTONIETTA D’ECCLESIIS ART PROMOTER
TOP ARTIST DAL 12 AL 19 OTTOBRE 2024

 


PREMIO D’ARTE INTERNAZIONALE “VISIONI” 1
EDIZIONEPRESSO TEMPIO DI POMONA (SA) DAL 7 AL 14 DICEMBRE 2024.

 

LA MIA
OPERA LA DEA ARSI HA RICEVUTO UNA SEGNALAZIONE DI MERITO E IL CATALOGO DI
VISIONI (CONTENENTE LA MIA OPERA) SARA’ ARCHIVIATO NELLA BIBLIOTECA THOMAS
WATSON DEL METROPOLITAN MUSEUM DI NEW YORK

 

Ad oggi è la mia opera di punta, e anche per l’anno 2025, ho
inviato la mia candidatura a bandi di selezione ancora in fase di svolgimento.

Vorrei esporla in contesti europei, in merito aspetto
l’esito delle selezione per una Galleria di prestigio di Parigi e per l’Ateneo
di MADRID.

Stay tuned…

 

 

 

Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea?
Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo
?

 

 Nella società odierna in cui la
bruttezza spesso dilaga, l’arte è uno strumento estremamente potente per
veicolare invece bellezza.

L’arte contemporanea soprattutto svincolandosi da rigidi canoni
accademici permette agli artisti di spaziare negli stile e nell’uso dei
materiali.

Ho sempre creduto che se nella nostra mente nasce un idea di certo c’è un
modo per farla venire alla luce.

Il mio lavoro ha lo scopo di
veicolare messaggi quali l’inclusione, la lotta alla violenza sulle
donne, l’amore per se stessi , celebrare la forza delle donne  nella loro complessità.

Spero che avrò modo di creare opere sempre più elaborate e deduttive.

Vorrei che il mio messaggio sia comprensibile e intuitivo, perché l’arte
è un dono per tutti.

 

io sono una donna di 45 anni, non ho  avuto figli ma le mie sperimentazioni
artistiche sono metaforicamente il prodotto  non del mio utero, ma della mia mente, delle
mie mani, del mio cuore  e della mia
anima.

 

 

 

 Recentemente hai partecipato a Visioni, il premio d’arte internazionale organizzato dall’associazione culturale AthenaeArtis di Maria Di Stasio. Che esperienza è stata per te? C’è qualcosa di particolare che hai apprezzato o che ha arricchito il tuo percorso artistico?

 

L’evento VISIONI ha attirato molto
la mia attenzione soprattutto per la location, il Tempio di Pomona è un complesso
bellissimo nel cuore di Salerno e si presta molto bene a esposizioni di vario
genere.

Maria di Stasio è una grande professionista ma anche e soprattutto una
donna speciale.

Ricordo che prima di inviare la mia candidatura le feci una telefonata e lei
mi mise subito a mio agio,  credo sia una
donna con una spiccata sensibilità.

Poi ci siamo conosciute dal vivo e posso confermare che è una persona
attenta, comprensiva affidabile e di una dolcezza infinita.

 

L’evento è stato impeccabile, gli artisti selezionati di un livello
davvero alto e le opere davvero molto innovative e interessanti.

Quindi sono onorata di aver preso parte a un evento cosi esclusivo, e di
essermi confrontata con artisti straordinari.

 

 

 

 

LtLa tua opera presentata a Visioni, è stata tra le protagoniste
dell’evento, distinguendosi al punto da farti ottenere una Segnalazione di
Merito. Puoi raccontarci il processo creativo che ti ha portato a realizzarle?
C’è una storia, un significato o un messaggio particolare che volevi
trasmettere attraverso di esse?

 

Il fatto che tra piu di 100 opere
e 60 artisti la mia DEA ARSI si sia distinta e abbia ottenuto una segnalazione
di merito nn solo mi riempie il cuore di gioia ma mi conferma che se si fa
qualcosa con amore questo verrà riconosciuto.

Come ho già detto in precedenza la DEA ARSI è un opera semplice nella sua
parte puramente stilistica ma veicola un messaggio potente e questa la
caratteristica vincente secondo me.

È un quadro che dialoga con lo spettatore, il quale ponendosi dinnanzi
allo specchio si ritrova a fare i conti con se stesso. Vorrei che tutti
specchiandosi provassero sensazioni di benessere e amore per se stessi, ma in
un mondo che ci vuole performanti e sempre di corsa a volte non ci prendiamo il
tempo nemmeno di guadare la nostra immagine riflessa in uno specchio e cogliere
la meraviglia che siamo. Tutti , indistintamente speciali.

 

 

Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi ambiti o
tematiche che vorresti esplorare?

 

Spero che nel mio prossimo futuro possa avere la possibilità di esporre
in contesti prestigiosi europei.

Ho in cantiere diverse nuove idee, non solo di pittura ma vorrei
cimentarmi in qualcosa di più complesso che mixi un po’ i generi e i materiali.

Ho in lavorazione una installazione per una mostra specifica che ci sarà
a novembre 2025

 

Tra pochi  giorni partirò per il
Marocco una metà che vado a esplorare per vagliare l’uso di alcune loro tinture
e spezie , che mi piacerebbe integrare nelle mie creazioni. Inoltre  parteciparò a dei laboratori di ceramica.

Di recente ho conosciuto una donna, un’artista che si occupa di body
artherapy , un progetto davvero valido  che
coinvolge donne operate di tumore al seno e tecniche miste di pittura e  body painting
e insieme vorremmo ampliare questo progetto.

 

Quindi che dire, il mondo SANDY ART è una fucina di idee in continuo
aggiornamento,

idee sempre nuove, sperimentazioni senza limitazioni.

Non so dove mi porterà questo percorso ma il fatto che sia duttile e che
dipenda esclusivamente da me mi fa andare avanti con il sorriso e con la
certezza che grandi cose possono venire alla luce, affidandoci alla vita con
fiducia.

 

 

 

 

 

Contatti

 

Email s.sandra1980@libero.it

Facebook Sandra Sciommariello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MI CHIAMO SANDRA SCIOMMARELLO , NATA A ROSSANO (CS) IL
28/5/1980

DOPO I TRADIZIONALI STUDI SCOLASTICI , HO CONSEGUITO IL
DIPLOMA PRESSO IL LICEO SCIENTIFICO E L’ISTITUTO MAGISTRALE,  HO FREQUENTATO L’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI
FIRENZE CONSEGUENDO LA LAUREA TRIENNALE IN SCIENZE INFERMIERISTICHE.

DAL 1.3.2005 LAVORO PRESSO IL CENTRO MEDICO LEGALE  INAIL , SEDE DI CORIGLIANO ROSSANO.

HO SEMPRE SEGUITO LA MIA PASSIONE NELLO SPERIMENTARE DIVERSE
E VARIE DISCIPLINE, TRA CUI EQUITAZIONE, PILATES, TEATRO, GINNASTICA AEREA,
CUCITO, COMPOSIZIONE DI POESIE E PITTURA

DAL GENNAIO 2024 HO INIZIATO A FREQUENTARE IL CENTRO STUDI
ARTISTICI ANGEL ROSE DI BOSCO EMANUELA PRESSO LA CITTA’ DI CORIGLIANO ROSSANO.

IN QUESTO BREVE MA PROFICUO PERCORSO HO SPERIMENTATO DIVERSE
TECNICHE TRA CUI PITTURA CON AQUERELLO, COLORI A OLIO, STUDI MATERICI CON  MATERIALI ALTERNATI TIPO LEGNO E STUCCO,
CARBONCINO , ECC

LA MIA TENDENZA PERSONALE E’ VERSO IL MATERICO MI PIACE
AGGIUNGERE ALLE MIE CREAZIONI DETTAGLI IN RILIEVO , TIPO GIOIELLI, STOFFE ,
FOGLIE ,SABBIA, ECC

PREDILIGO LA FIGURA FEMMINILE E I NUDI ARTISTICI E IL
FIGURATIVO

SONO I DETTAGLI A RENDERE UNICI LE CREAZIONI SANDY

 

LE MIE OPERE SONO STATE IN MOSTRA PRESSO :


MOSTRA COLLETTIVA ORGANIZZATA
DA SCUOLA D’ARTE ANGELROSE  PRESSO CENTRO
STORICO DI ROSSANO DAL 13 AL 15 AGOSTO 2024

 


41° PREMIO NAZIONALE DI
PITTURA FIGHILLEARTE PRESSO FIGHILLE (PG) 5-6- OTTOBRE 2024

 

 


RASSEGNA D’ARTE CONTEPORANEA
“WOMAN” 4 EDIZIONE PRESSO CASA CAVA MATERA A CURA DI ANTONIETTA D’ECCLESIIS ART
PROMOTER TOP ARTIST DAL 12 AL 19 OTTOBRE 2024

 


PREMIO D’ARTE INTERNAZIONALE
“VISIONI” 1 EDIZIONEPRESSO TEMPIO DI POMONA (SA) DAL 7 AL 14 DICEMBRE 2024

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.

 

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IntervisteMy Favourites

Viktor Sheleg – Un Dialogo Silenzioso con la Tela… Riflessioni sull’Arte, il Caos e l’Armonia

 

Viktor Sheleg

 

Un Dialogo Silenzioso con la Tela  

 

Riflessioni sull’Arte, il Caos e l’Armonia

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |12|Aprile|2025|

 

 

Viktor Sheleg è uno di quegli artisti che non hanno mai cercato riparo sotto le strutture rassicuranti dell’accademia, anzi: fin dall’inizio del suo percorso ha sentito l’urgenza di liberarsi da ogni regola precostituita, di tradire le attese, di tradurre il mondo non secondo la logica del visibile, ma attraverso quella più sottile e bruciante del percepito. Nato nel 1962, in Lettonia, Sheleg è cresciuto tra colori e silenzi, scoprendo la pittura come atto necessario già da bambino. Fu sua madre, un’artista mancata, a consegnargli la prima scatola di colori a olio: un piccolo gesto che si rivelò fondativo, quasi rituale, come il passaggio di un fuoco sacro.

Il suo percorso artistico non si è mai piegato a una sola cifra espressiva. La sua pittura, piuttosto, si adatta come una pelle viva all’emozione del momento. La tela diventa così un campo di tensione in cui convivono figurazione e astrazione, forma e dissoluzione, concretezza e sogno. Non è importante se ciò che appare sia riconoscibile dall’occhio o appartenga all’indefinito: ciò che conta è la verità del sentire, la fedeltà a una vibrazione interiore che guida il gesto, e che trasforma l’atto pittorico in rivelazione.

 

Nel lavoro di Viktor Sheleg, l’astrazione non è un linguaggio scelto, ma un’urgenza interiore, un modo inevitabile di esistere sulla tela. La sua pittura si sottrae ai dettami della forma e del soggetto, per abbracciare invece una grammatica emotiva, istintiva, profondamente viscerale. L’uso del colore – mai ornamentale, mai scontato – si rivela come gesto rivoluzionario: non risponde a un’estetica codificata, ma nasce da una tensione interna, da una vibrazione autentica che scardina ogni schema.

Nel suo universo pittorico, l’osservatore non è guidato da un ordine gerarchico tra colore, tratto e figura. Al contrario, viene travolto d’improvviso da un turbine cromatico che precede ogni riconoscibilità, da linee che sembrano tracciate in uno stato di ascolto profondo, come se la mano dell’artista rispondesse a un richiamo interiore più che a un progetto. In Sheleg, l’astrazione è respiro, è pelle, è carne. È lo spazio stesso che diventa emozione.

Ogni sua opera si fa quindi atto di ricerca, indagine incessante di un altrove pittorico dove il segno non descrive ma evoca, dove il gesto non rappresenta ma svela. La composizione si apre così a nuove dimensioni percettive, dove l’equilibrio nasce dal rischio, e la bellezza si manifesta nella collisione tra energia e mistero. In questo modo, Viktor Sheleg non dipinge l’astratto: lo vive, lo abita, lo attraversa.

 

L’artista non ha mai dipinto per piacere o per mestiere: ha sempre dipinto per necessità. Per questo motivo, si avvicina alla tela solo quando ne percepisce l’urgenza, quando sente dentro di sé quell’energia irrazionale e potente che cerca una via per uscire. Ogni sua opera è un incontro, quasi carnale, con l’invisibile. Spesso il volto di una donna emerge da un mare di segni e cromie, come un’apparizione che si impone con dolcezza e autorità insieme. La figura femminile non è mai oggetto decorativo, ma soggetto dominatore, epifania simbolica dell’interiorità.

Così, il suo linguaggio pittorico si fa liquido, cangiante, irregolare, e proprio per questo autentico. Sheleg accorda la narrazione visiva allo stato emotivo, come un musicista improvvisa sul tema del giorno, come un poeta che trascrive un sogno senza rileggerlo. In un’epoca che esige definizioni, categorie, etichette, Sheleg risponde con l’ambiguità dell’arte vera, quella che non si lascia spiegare, ma solo vivere. E forse è proprio qui, in questa assoluta fedeltà a se stesso, che risiede il segreto della sua forza: nel coraggio di non chiedere il permesso, né all’occhio né alla mente, ma solo al cuore.

 

 

 

 

A completamento di questo ritratto intenso e appassionato, aggiungiamo le parole dello stesso artista, che in questa intervista ci accompagna dentro il suo universo creativo, rivelando visioni, impulsi e pensieri che animano la sua pittura.

 

 

 

 

 

Hai detto che quando crei un’immagine, sei guidato dalle emozioni e dall’energia. Puoi raccontarci di più su questo processo creativo?

 

Questo è un caso in cui mostrare è più facile che spiegare. La mia opinione soggettiva è che ci siano artisti che riescono a dare vita a un oggetto inanimato (un dipinto) e altri a cui non è dato. Un artista può possedere un elevato livello di tecnica, una grande esperienza e una diligenza invidiabile, ma i suoi quadri non hanno magnetismo, sono privi di vitalità, pur essendo altamente professionali. Un altro esempio è quando guardi un dipinto e non riesci a distogliere lo sguardo, sebbene l’artista non abbia un’alta professionalità.

Non mi avvicino alla tela quando sono emotivamente vuoto e non considero la pittura un lavoro. Per me un dipinto è come una partner con cui dialogare. Mi addormento pensando a ciò che non abbiamo concordato e, al risveglio, corro a dirle qualcosa di importante.

Potrei descrivere questo processo a lungo, ma non so spiegare da dove provenga questa corrente. 

 

Come emerge l’armonia dal caos di colori, macchie, linee e schizzi nelle tue opere?

È semplice e complesso allo stesso tempo. Bisogna saper individuare elementi di bellezza nel caos e incorporare l’improvvisazione attorno a questo concetto.

 

 

 

Le tue opere spesso raffigurano donne in modo affascinante e complesso. Cosa ti ispira in queste rappresentazioni?

 

Per me non c’è mai stata una scelta tematica. Qualunque cosa dipinga, è sempre una donna. Scherzo. 

Sono fondamentalmente un’astrattista, ma nella cacofonia dell’assenza di soggetto inizio a vedere l’immagine femminile. Di norma, l’immagine femminile occupa tutto lo spazio sulla tela e non rimane nulla di astratto.

 

 

Hai mai sperimentato altri media oltre alla pittura?

 

La ricerca infinita di mezzi di espressione e materiali! Metallo, filo metallico, carta, carta kraft, giornali, tessuti, schiuma, ecc.

 

 

Le tue opere ci invitano a mettere in discussione il conformismo e le norme sociali. Come si riflette questo concetto nei tuoi dipinti?

 

Accolgo con favore il teppismo nella pittura perché non si può andare contro la propria natura, ma mi piace anche quando è bello.

 

 

Quale messaggio vuoi trasmettere attraverso la tua arte?

 

È difficile da giudicare. Se c’è qualcosa del genere, lo spettatore lo vede, non lo so. Il mio messaggio non è urlare, non stringere le mani, non insegnare, forse è come un bacio a fior di labbra.

 

 

I tuoi insegnanti ti hanno consigliato di non proseguire gli studi accademici per preservare il tuo stile unico. Come hai vissuto questa scelta?

 

Sì, ho avuto una cosa del genere nella mia vita. Non direi che fossero insegnanti, ma per me erano persone autorevoli nel campo delle arti visive.

Un giovane con modesti risultati era contento di sentire parlare della sua individualità. Non capivo di cosa stessero parlando. Cos’è l’individualità? Volevo davvero studiare, affinare le mie competenze professionali, far parte di un team composto dalle stesse persone, ma alla fine ho seguito la mia strada, imparando i segreti della maestria attraverso l’autoformazione.

 

 

 

Quali sono stati i momenti più significativi della tua carriera artistica?

 

Forse è successo quando avevo 12 anni e mi sono imbattuta in una scatola di colori a olio. Mia madre mi ha detto che quei colori le erano stati comprati molto tempo prima, anche lei voleva diventare un’artista, ma qualcosa non ha funzionato. Forse puoi farcela, mi ha detto.

 

 

Hai esposto in numerosi paesi e partecipato a importanti fiere d’arte. In che modo queste esperienze hanno influenzato il tuo percorso artistico?

 

Francamente, non ha influenzato in alcun modo la mia creatività, piuttosto dovremmo parlare di benessere materiale. Certo, quando i tuoi quadri vengono acquistati, c’è un incentivo a dedicarsi solo alla creatività, non alla distrazione dovuta al guadagno.

 

 

 

C’è un’opera d’arte in particolare a cui ti senti più legata? Se sì, perché?

 

Da giovanissimo, vidi all’Hermitage un dipinto di Kees Van Dongen, “Donna con cappello nero”. In questo dipinto rimasi colpito dalla lumeggiatura turchese sul volto della ragazza. Sembrava in contrasto con la cromia generale, ma allo stesso tempo costituiva un accento importante per l’intera opera. In seguito ci furono Van Gogh, Gauguin, Toulouse Lautrec, ma questa fu la mia prima impressione.

 

 

Qual è il tuo rapporto con i collezionisti e il mercato dell’arte contemporanea?

 

I rapporti con i collezionisti possono essere definiti armoniosi. Loro amano la mia arte e io amo la loro. Il mercato dell’arte contemporanea è un concetto metafisico, e bisogna adattarsi. Non c’è amore in esso, solo opportunismo, ma bisogna sempre essere se stessi.

 

 

 

Quali artisti, passati o contemporanei, hanno influenzato il tuo lavoro?

 

Ne ho già parlato in precedenza, potrei aggiungere Valentin Serov, Feshin, I. Repin, Kandinsky, Rembrandt, Picasso, Kathe Kollwitz, anche se ce ne sono molti altri…

 

 

Se potessi collaborare con un artista di qualsiasi epoca, chi sceglieresti e perché?

 

Forse René Magritte o Antoni Tàpies. È difficile dire perché questi artisti in particolare, è più una questione di intuito.

 

 

 

Come vedi il futuro della pittura in un mondo sempre più digitale?

 

Non ci penso, vivo e lavoro oggi.

 

 

Qual è la tua opinione sull’arte astratta e sulla sua evoluzione nel tempo?

 

La mia opinione soggettiva è che l’astrazione sia un’arte molto leggera. È molto piacevole praticarla, chiunque ha questa opportunità, a volte anche gli animali. Non credo che cambierà. La cromoterapia ha un effetto positivo sulle persone e, nell’interiorità, la pittura astratta è un accento insostituibile.

 

 

 

Pensi che l’arte debba avere un ruolo sociale o debba essere semplicemente un’espressione estetica?

 

Personalmente, sono a favore dell’estetica nella pittura in presenza di espressione. È positivo quando un dipinto ha un impatto sullo spettatore.

 

 

Che consiglio daresti ai giovani artisti che vogliono affermarsi nel panorama dell’arte contemporanea?

 

Se un giovane non ha talento come pittore, è meglio fare qualcos’altro, e se c’è talento, più lavoro, non avere fretta di dichiararsi al mondo

Contatti
 

Viktor Sheleg è un artista contemporaneo di origine lettone, la cui opera si distingue per una straordinaria forza espressiva e una visione artistica profondamente personale. Nato nel 1962, vive e lavora attualmente in Lettonia, dove continua a sviluppare la propria ricerca artistica.

Il talento di Viktor Sheleg è emerso fin dalla giovane età. Quando si presentò il momento di intraprendere un percorso accademico formale, furono gli stessi docenti dell’Accademia d’Arte a riconoscere la straordinarietà del suo stile già pienamente formato. A loro avviso, un’istruzione convenzionale avrebbe potuto limitare l’originalità della sua visione artistica; per questo gli venne consigliato di seguire la propria vocazione, dando pieno spazio a un linguaggio espressivo autonomo e distintivo.

La produzione artistica di Sheleg si caratterizza per un profondo senso di libertà e per una riflessione critica sulle convenzioni sociali e il conformismo. Le sue opere invitano lo spettatore a mettere in discussione le norme che regolano la nostra quotidianità, celebrando al contempo la bellezza dell’individualità e dell’autenticità umana. In particolare, i suoi intensi e affascinanti ritratti femminili sono testimoni della sua capacità di cogliere e rappresentare la complessità dell’esistenza umana con rara sensibilità.

L’opera di Viktor Sheleg ha varcato i confini geografici, raggiungendo un pubblico internazionale attraverso la partecipazione a numerose e prestigiose fiere d’arte in tutto il mondo. La sua arte, apprezzata per l’unicità e la forza evocativa, ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama artistico contemporaneo, ispirando critici e appassionati a osservare il mondo attraverso una lente più profonda e poetica.

Oltre alla sua carriera artistica, Viktor Sheleg è sposato con Alla ed è padre di due figli, Maksim e Natasha.

 

Viktor Sheleg is one of those artists who never sought refuge under the reassuring structures of academia. On the contrary, from the very beginning of his artistic journey, he felt the urgency to break free from every pre-established rule, to defy expectations, and to translate the world not through the logic of the visible, but through the subtler and more searing logic of the perceived. Born in 1962 in Latvia, Sheleg grew up surrounded by colors and silences, discovering painting as a necessary act from early childhood. It was his mother, an artist who never had the chance to pursue her path, who gave him his first box of oil paints—a small gesture that proved to be foundational, almost ritualistic, like the passing of a sacred flame.

His artistic path has never been confined to a single expressive identity. Rather, his painting adapts like living skin to the emotion of the moment. The canvas becomes a field of tension where figuration and abstraction coexist, where form and dissolution, concreteness and dream intermingle. It doesn’t matter whether what appears is recognizable to the eye or belongs to the undefined: what matters is the truth of feeling, the fidelity to an inner vibration that guides the gesture and transforms the act of painting into revelation.

In Viktor Sheleg’s work, abstraction is not a chosen language, but an inner urgency, an inevitable way of existing on the canvas. His painting escapes the dictates of form and subject, instead embracing an emotional, instinctive, and deeply visceral grammar. The use of color—never ornamental, never predictable—becomes a revolutionary gesture: it does not respond to a codified aesthetic, but arises from an internal tension, from an authentic vibration that dismantles every scheme.

In his pictorial universe, the observer is not guided by a hierarchical order of color, stroke, and figure. On the contrary, they are suddenly swept away by a chromatic whirlwind that precedes any recognizability, by lines that seem drawn in a state of deep listening, as if the artist’s hand were responding to an inner call more than to a plan. In Sheleg’s work, abstraction is breath, is skin, is flesh. It is space itself becoming emotion.

Each of his works thus becomes an act of exploration, a tireless investigation of a pictorial elsewhere where the mark does not describe but evokes, where the gesture does not represent but reveals. The composition opens to new perceptual dimensions, where balance is born from risk, and beauty manifests in the collision between energy and mystery. In this way, Viktor Sheleg does not paint the abstract—he lives it, inhabits it, crosses it.

The artist has never painted for pleasure or as a profession: he has always painted out of necessity. For this reason, he approaches the canvas only when he feels the urgency, when he senses within himself that irrational and powerful energy seeking a way out. Each of his works is a near-carnal encounter with the invisible. Often, the face of a woman emerges from a sea of signs and colors, like an apparition that asserts itself with both gentleness and authority. The female figure is never a decorative object, but a dominating subject, a symbolic epiphany of interiority.

Thus, his pictorial language becomes liquid, changeable, irregular—and precisely for this reason, authentic. Sheleg aligns visual narration with emotional states, like a musician improvising on the theme of the day, like a poet transcribing a dream without rereading it. In an era that demands definitions, categories, and labels, Sheleg responds with the ambiguity of true art—art that cannot be explained, only experienced. And perhaps this is where the secret of his strength lies: in the absolute fidelity to himself, in the courage not to ask permission—from the eye, nor from the mind, but only from the heart.

 

Giuseppina Irene Groccia

 

 

 

To complete this intense and passionate portrait, we add the words of the artist himself, who in this interview accompanies us into his creative universe, revealing visions, impulses and thoughts that animate his painting.

 

 

 

 

You have said that when you create an image, you are guided
by emotions and energy. Can you tell us more about this creative process?

 

This is a case where
showing is easier than explaining. My subjective opinion is that there are
artists who can animate an inanimate object (painting), and there are those who
are not given it. An artist can possess a high set of technical methods, have a
great experience and enviable diligence, but his pictures have no magnetism,
they are lifeless although they are highly professional. Another example is
when you look at a painting and can not tear your eyes away, although the
artist and does not have a high school of professionalism.

I do not go to the canvas when emotionally empty and do not
treat painting as a job. For me a painting is like a partner with whom I am in
dialogue. I fall asleep thinking about what we haven’t agreed and waking up I
run to tell her something important.

I can describe this process for a long time, but I can’t
explain where this current comes from.

 

 

How does harmony emerge from the chaos of colors, stains,
lines, and splashes in your works?

 

 It’s both simple and
complex at the same time. 
You have to be able to pick out beautiful pieces from the
chaos and incorporate improvisation around that concept.

 

 

 

Your artworks often depict women in a fascinating and
complex way. What inspires you in these representations?

 

For me there has
never been a choice of topic . No matter what I paint, it’s always a woman.
Just kidding. I’m basically an abstractionist, but in the cacophony of the
subjectless I start to see the female image. As a rule, the female image takes
up all the space on the canvas and there’s nothing left of abstraction.

 

 

Have you ever experimented with other media besides
painting?

 

The endless search
for means of expression and material! Metal, wire, paper, kraft, newspaper,
textiles, foam, etc.

 

 

 

Your work invites us to question conformity and social
norms. How is this concept reflected in your paintings?

 

I welcome hooliganism
in painting because you can’t go against your nature, but I also like it when
it’s beautiful.

 

 

What message do you want to convey through your art?

 

That’s hard to judge.
If there is something like that, the viewer sees it, I don’t know about it. My
message is not shouting, not clasping hands, not teaching, maybe it’s like an
air kiss.

 

 

 

Your teachers advised you not to pursue academic education
in order to preserve your unique style. How did you experience this choice?

 

Yes, I had such a thing in my life. I wouldn’t say they were
teachers, but they were authoritative people in the visual arts for me. 
A young man with modest achievements was pleased to hear
about his individuality. I didn’t understand what they were talking about. What
is individuality? I really wanted to study, master professional skills, be in a
team of the same people, but in the end I went my own way, learning the secrets
of mastery through self-education.

 

 

 

 

What have been the most significant moments of your artistic
career?

Maybe it happened when I was 12 and I came across a box of
oil paints. My mom said that these paints were bought for her a long time ago,
she also wanted to become an artist, but something didn’t work out. Maybe you
can do it, she said.

 

 

You have exhibited in
numerous countries and participated in important art fairs. How have these
experiences influenced your artistic journey?

 

Frankly speaking, it did not affect my creativity in any
way, rather, we should talk about material well-being. Of course, when your
paintings are bought, there is an incentive to engage only in creativity, not
distracted by making money.

 

 

 

Do you have a particular artwork that you feel most
connected to? If so, whу?

 

When I was very
young, I saw a painting by Kees Van Dongen, “Woman in a Black Hat”, in the
Hermitage. In this painting, I was struck by the turquoise highlight on the
girl’s face. It seemed to be at odds with the overall color scheme, but at the same
time it was an important accent of the entire work. Later, there were Van Gogh,
Gauguin, Toulouse Lautrec
, but this was my first impression.

 

 

What is your
relationship with collectors and the contemporary art market?

 

Relations with collectors can be called harmonious. They
love my art and I love theirs. 
The contemporary art market is a metaphysical concept, and
you have to adjust to it. There is no love in it, only expediency, but you
always have to be yourself.

 

 

 

 

Which artists, past or contemporary, have influenced your
work?

 

I have already
written about it earlier, I can add Valentin Serov, Feshin, I. Repin,
Kandinsky, Rembrandt, Picasso, Kathe Kollwitz,
although there were many
more….

 

 

If you could collaborate with an artist from any era, who would
you choose and why?

 

Maybe René Magritte
or Antoni Tàpies .It’s hard to say why these particular artists, it’s more of an
intuitive.

 

 

 

 

How do you see the future of painting in an increasingly
digital world?

 

 I don’t think about
it, I live and work today.

 

 

What is your opinion on abstract art and its evolution over
time?

 

My subjective opinion
is that abstraction is a very lightweight art. It is very pleasant to do it,
any person has such an opportunity, and sometimes animals too. I don’t think that’s
going to change. Color therapy has a good effect on people, and in the interior
abstract painting is an irreplaceable accent.

 



 

Do you think art should have a social role, or should it
simply be an aesthetic expression?

 

Personally, I’m in
favor of aesthetics in painting in the presence of expression. It’s good when a
painting has an impact on the viewer.

 

 

What advice would you give to young artists who want to
establish themselves in the contemporary art scene?

 

If a young man has no
talent as a painter, it is better to do something else, and if there is talent,
more work, do not rush to declare themselves to the world.

 

 

 

 

 

Contacts

 

Web Site www.artsheleg.com

Viktor Sheleg is a contemporary Latvian artist whose work is distinguished by its expressive power and deeply personal artistic vision. Born in 1962, he currently lives and works in Latvia, where he continues to pursue his artistic exploration.

Viktor Sheleg’s talent was evident from an early age. When the time came to pursue formal academic training, the professors at the Academy of Art recognized the exceptional quality of his already well-formed artistic style. They advised him to forgo conventional education in favor of cultivating his distinctive and independent creative voice.

Sheleg’s artistic output is characterized by a profound sense of freedom and a critical reflection on social conventions and conformity. His work invites viewers to question the norms that shape our everyday lives, while celebrating the beauty of individuality and authenticity. Particularly striking are his intriguing depictions of women, which stand as a testament to his remarkable ability to capture and convey the complexity of human existence.

Viktor Sheleg’s art has transcended geographical boundaries, gaining international recognition through participation in numerous prestigious art fairs around the globe. His unique and evocative style has left an indelible mark on the contemporary art scene, inspiring critics and art enthusiasts alike to view the world through a more poetic and introspective lens.

In addition to his artistic career, Viktor Sheleg is married to Alla and is the father of two children, Maksim and Natasha.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.

 

Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.

 

 

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Interviste

Tra la soglia del reale e il respiro del sogno – L’universo visivo di Christine Selzer

 

Tra la soglia del reale e il respiro del sogno

 

L’universo visivo di Christine Selzer

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |11|Aprile|2025|

 

Nel lavoro di Christine Selzer, la fotografia si fa alchimia silenziosa. Le sue immagini nascono come istanti catturati ma si espandono, si trasformano, si sfumano in visioni che non appartengono né pienamente al reale né del tutto all’immaginario. C’è un confine sottile che Selzer percorre con maestria: quello tra la fotografia intesa come documento del reale e la fotografia come apertura a un altrove sensibile e concettuale. Un confine che lei lambisce, ma non oltrepassa mai con prepotenza.

Le sue elaborazioni digitali non gridano, non cancellano la natura dell’immagine. Semmai la avvolgono, come una nebbia che lascia intravedere l’ossatura della realtà mentre la trasfigura in qualcosa di profondamente altro. In questo spazio sospeso, le sue opere diventano materia del sogno: colori che sembrano trattenere un respiro, sfumature che galleggiano nel silenzio, e sempre – immancabile – la figura umana, presenza meditata e mai casuale. L’essere umano nei suoi scatti è concetto, non semplice soggetto: è riflesso, simbolo, a volte totemico, a volte effimero.

C’è un senso di mistero, ma mai di caos. Ogni immagine è costruita con attenzione, con una poetica visiva che parla di visioni interiori, di narrazioni non dette ma suggerite. Selzer non racconta storie lineari, ma evoca stati dell’anima. Le sue fotografie sono luoghi abitati da silenzi eloquenti, da intuizioni visive che richiamano l’inconscio, forse anche il suo passato da studiosa di psicologia.

Eppure, il suo stile è anche profondamente contemporaneo, audace, e innovativo. Non cede a cliché né a formule riconoscibili. L’estetica che propone non cerca l’approvazione ma l’evocazione. C’è qualcosa di profondamente personale nel suo modo di vedere e reinterpretare il mondo – un tocco che riconduce sempre a lei, anche quando i volti sono altri, anche quando i corpi si fanno ombre, simboli, presenze astratte.

L’artista si fa portavoce di esperienze visive che non si esauriscono nello sguardo, ma lo superano, lo espandono. Le sue immagini non chiedono solo di essere osservate: chiedono di essere abitate, ascoltate, respirate. Ci invita a guardare, sì, ma anche a sostare — nel silenzio e nella sospensione — a sentire con gli occhi e con la pelle. A rimanere in equilibrio, come lei, su quella soglia sottile e incantata dove la fotografia smette di essere semplice rappresentazione e si fa pensiero incarnato, visione poetica, materia viva che pulsa al ritmo del non detto.

 

 

 

 

In Christine Selzer’s work, photography becomes silent alchemy. Her images are born as captured moments but expand, transform, fade into visions that belong neither fully to the real nor entirely to the imaginary. There is a thin line that Christine Selzer masterfully travels: that between photography understood as a document of the real and photography as an opening to a sensitive and conceptual elsewhere. A line that she grazes, but never oversteps forcefully.

 

Her digital processing does not shout, does not erase the nature of the image. If anything, it envelops it, like a fog that allows a glimpse of the skeleton of reality while transfiguring it into something profoundly different. In this suspended space, her works become the stuff of dreams: colors that seem to hold a breath, shades that float in silence, and always – unfailingly – the human figure, a thoughtful and never casual presence. The human being in her shots is a concept, not a simple subject: it is a reflection, a symbol, sometimes totemic, sometimes ephemeral.

 

There is a sense of mystery, but never of chaos. Each image is carefully constructed, with a visual poetics that speaks of interior visions, of unspoken but suggested narratives. Selzer does not tell linear stories, but evokes states of the soul. Her photographs are places inhabited by eloquent silences, by visual intuitions that recall the unconscious, perhaps even her past as a psychology scholar.

 

Yet, her style is also profoundly contemporary, bold, and innovative. It does not give in to clichés or recognizable formulas. The aesthetics she proposes do not seek approval but evocation. There is something deeply personal in her way of seeing and reinterpreting the world – a touch that always leads back to her, even when the faces are others, even when the bodies become shadows, symbols, abstract presences.

 

Christine Selzer becomes the spokesperson of visual experiences that are not exhausted in the gaze, but surpass it, expand it. Her images do not only ask to be observed: they ask to be inhabited, listened to, breathed. She invites us to look, yes, but also to pause — in silence and suspension — to feel with our eyes and skin. To remain in balance, like her, on that thin and enchanted threshold where photography ceases to be simple representation and becomes embodied thought, poetic vision, living matter that pulsates to the rhythm of the unsaid.

 

 

 

 

 

 

Di seguito, l’intervista all’artista, che ci permette di approfondire il suo percorso e comprendere meglio la visione che guida il suo lavoro fotografico.

 

 

 

 

Puoi raccontarci come hai
iniziato il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento
particolare che ti ha spinto verso l’arte?

Nessun evento
particolare. Il mio percorso nell’arte è iniziato quando avevo circa cinque
anni. Essendo figlia unica, mi chiudevo nella mia stanza impegnata in attività
che andavano dal truccare le mie bambole, alla creazione di manufatti con
plastilina o carta, alla pittura e al disegno.

 

 

Qual è il tema o il
messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

Non cerco di fare nulla.
Cosa emerge inconsciamente dal mio lavoro, di solito è un trauma infantile, una
sensazione di soffocamento, un’intensa femminilità e un amore per i colori
intensi, che spesso assumono una sensazione tridimensionale, anche nella
creazione di immagini bidimensionali.

 

 

Come descriveresti il
tuo stile artistico e come si è evoluto nel corso del tempo?

Posso dire che il mio
stile artistico si esprime attraverso la tecnica mista. Nel corso del tempo si
è evoluto nell’imaging digitale. Tuttavia, di tanto in tanto disegno o dipingo.

 

 

La tua esperienza
spazia dalla fotografia alla psicologia, passando per il trucco e lo styling.
Come queste diverse discipline influenzano il tuo approccio alla creazione di
immagini digitali e alla fotografia?

Il mio lavoro è
influenzato dalla fotografia, dalla pittura, dalla scultura, dalla moda, dalla
make-up art, così come dalla psicologia, dalla filosofia e dalla spiritualità.
Insomma tutto ciò che mi definisce nel suo insieme, come personalità.

 

 

 

Hai lavorato in
diversi paesi e contesti artistici. In che modo il trasferimento a New Orleans
ha influenzato la tua visione artistica e la tua sperimentazione creativa?

New Orleans è quella che
si potrebbe descrivere come la città senza età. Gran parte della vita di New
Orleans si esprime nel jazz, nel blues e nella musica rock. E i colori! Gente
colorata, sfilate e architetture. Ci si può sentire senza età lì. La musica, i
colori e il senso di libertà hanno influenzato il mio lavoro.

 

 

Essendo anche
un’insegnante certificata di Kundalini Yoga, trovi connessioni tra la pratica
dello yoga e il tuo processo creativo nella fotografia e nell’arte digitale?

Certamente. Lo yoga e la
meditazione richiedono una sorta di concentrazione. La stessa attenzione è
richiesta da tutto ciò che è creativo. Dal cucinare e dal giardinaggio a quella
che chiamiamo arte. Impegnarsi in queste attività è vivere il momento presente.
È una meditazione attiva.

 

 

 

Quali sono le
principali fonti di ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti, movimenti o
esperienze personali che hanno influenzato particolarmente la tua visione?

Tutta l’arte
contemporanea, ma anche artisti come J.M.W Turner, agli impressionisti,
fotografi come Man Ray, Walker Evans, Irving Penn così come la Pop art di
Warhol e l’arte Kitsch di Jeff Coons e molti altri, sono fonte di ispirazione.
Trovo confuso descrivere la mia visione. È quello che è…. Immagino
un’amatalizzazione di tutta l’arte sperimentata in tutte le forme.

 

 

 

Qual è il
processo creativo che segui per realizzare le tue opere? Ci sono tecniche o
rituali a cui sei particolarmente affezionata?

Non credo ci sia un
processo particolare. È un bisogno. Non appena ne sento il bisogno, creo. Per
quanto riguarda le tecniche, tutti i media mi interessano e possono essere
incorporati nel mio lavoro.

 

 

 

Come scegli i soggetti
o le scene da immortalare? Segui un’intuizione momentanea o c’è sempre una
pianificazione dietro ogni scatto?

Quando mi dedico alla
fotografia pura, c’è un concetto non ancora formato che guida la mia macchina
fotografica. Questo concetto si realizza quanto la foto è presa. A volte, è solo
bellezza. Bellezza del paesaggio, bellezza degli animali, bellezza umana.
Quando mi dedico alla creazione di immagini digitali o al collage, inizio con
un’immagine che suona un campanello nella mia mente subconscia, e poi inizio a
costruire attorno ad essa. Niente è premeditato. È un processo in evoluzione.

 

 

Come vivi il rapporto
tra l’arte e il pubblico? In che modo il feedback o le reazioni delle persone
influenzano il tuo lavoro?

Quando le persone vedono
qualcosa nel mio lavoro che risuona con loro, si crea un legame umano. Emerge
qualcosa che ho in comune con gli altri. Questo rende la vita meno solitaria. È
il modo in cui mi connetto principalmente con le altre persone.

 

 

 

Che ruolo ha la
tecnologia (fotocamere, software di post-produzione) nel tuo processo creativo
e nella creazione delle tue opere fotografiche?

Una buona machina
fotografica è ovviamente molto importante, ma per il tipo di lavoro in cui mi
impegno, il software di post-produzione è ancora più importante. Poiché il mio
lavoro si basa spesso sulla stratificazione di immagini per creare compositi o
sul taglio di parti di una o più immagini per creare collage, ho bisogno di un
buon programma software su cui lavorare. Il fatto che non mi interessi
principalmente rappresentare la realtà ma rappresenti una realtà che creo,
anche gli effetti e i filtri sono significativi. In breve, saper utilizzare
questi strumenti è di grande importanza.

 

Come vedi il ruolo
dell’arte nella società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in
qualche modo a questo ruolo?

Il ruolo dell’arte nella
società contemporanea è importante come lo è sempre stato. Soprattutto quando
gli artisti hanno smesso di aver bisogno dell’arte per rappresentare la realtà
a causa dell’invenzione della fotografia, l’arte contemporanea è significativa
nel rappresentare i nostri sogni, i nostri stati d’animo psicologici, le nostre
convinzioni e nell’aumentare la coscienza in questioni sociologiche, politiche,
filosofiche e tutto ciò che ci riguarda come esseri umani.Vorrei credere che il
mio lavoro contribuisca in qualche modo.

 

Quali sono le maggiori
difficoltà che hai affrontato come artista e come le hai superate?

La difficoltà più grande
è stata me stessa. La mancanza di fiducia e la paura di essere rifiutata ai
primi passi, hanno contribuito a non essere disposta a mostrare il mio lavoro a
un vasto pubblico. Il modo in cui li ho superati è stato attraverso la
conoscenza di me stessa e la perseveranza nelle mie convinzioni. Il mio
percorso spirituale, però, potrebbe aver il ruolo più grande.

 

 

 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

La descrizione di Maria
Di Stasio della portata di questa mostra mi esprime totalmente, ed è quello che
mi aspetto da essa. 
La profondità dell’arte,
la sua universalità, la sua varietà di espressione sensoriale, i temi toccanti
che indagano in profondità nelle nostre emozioni, trasformando l’esperienza
negativa e il trauma in qualcosa di bello, il coraggio e il rifugio che l’arte
dà ai suoi creatori, l’importanza dell’autenticità che ci definisce veramente,
comprese le nostre emozioni oscure e il coraggio di affrontarle, l’interscambio
di varie realtà che uniscono gli artisti che è in accordo con la mia
convinzione che la condivisione dell’arte può rendere la vita meno solitaria,
mi hanno spinto a partecipare a questa mostra. Credo davvero che stare tra
artisti che esprimono la loro verità, contribuisca alla nostra crescita
personale.

 

 

Quali progetti o
obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti
esplorare?

C’è sempre un percorso
che gli artisti dovrebbero seguire, essendo in un processo in continua
evoluzione. Man mano che maturiamo, ci aspettano nuove sfide. Qualunque siano
queste sfide, definirò gli ambiti e le temiche che voglio esplorare.

 

 

Between the threshold of reality and the breath of dream
 
Christine Selzer’s visual universe
 

Can you tell us how you started your
artistic journey? Was there a particular moment or event that pushed you
towards art?

-No particular event. My journey in art
started when I was about five years old. Being an only child, I used to lock
myself up in my room engaging in activities from putting make up on my dolls,
to creating artifacts with plasticine or paper, painting and drawing.

 

What is the main theme or message that
you try to communicate through your work?

I do not try to do anything. What emerges subconsciously
from my work, is usually childhood trauma, a feel of suffocation, intense
femininity, and a love for intense colors, often taking a three-dimensional
feel, even in two dimensional image making.

 

How would you describe your art style
and how it has evolved over time?

I can say that my artistic style is
expressed by mixed media. Over time it evolved into digital imaging. However, I
still occasionally draw or paint.

 

Your experience ranges from photography
to psychology, through makeup and styling. How do these different disciplines
influence your approach to digital image-making and photography?

My work is influenced by photography,
painting, sculpture, fashion, make-up art, as well as from psychology,
philosophy and spirituality. In short all that defines me as a personality.

 

You have worked in different countries
and artistic contexts. How has moving to New Orleans influenced your artistic
vision and creative experimentation?

New Orleans is what one could describe the
city of no ages. So much of New Orleans life is expressed in jazz, the blues,
and rock music. And colors! Colorful people, parades and architecture. One can
feel ageless there. Music, colors and a sense of freedom influenced my work.

 

 

 

 

Being also a certified Kundalini Yoga
teacher, do you find connections between yoga practice and your creative
process in photography and digital art
?

 

Certainly. Yoga and meditation require a certain focus. The same
focus is required by everything creative. From cooking and gardening to what we
call art. Engaging in these activities is living in the present moment. It is
active meditation.

 

What are the main sources of inspiration
for your work? Are there any artists, movements or personal experiences that
have particularly influenced your vision?

All contemporary art, but also artists
like J.M.W Turner to the impressionists, photographers like Man Ray, Walker
Evans, Irving Penn as well as Warhol’s Pop art and Jeff Coon’s Kitsch art plus
many others, are a source of inspiration. I find it confusing to describe my
own vision. It is what it is…. I guess an amalgamation of all experienced art
of all forms.

 

What is the creative process you follow
to create your works? Are there any techniques or rituals you are particularly
fond of?

I don’t think there is a particular
process. It is a need. As soon as I feel the need, I create. As far as
techniques are concerned, all media interest me and can be incorporated into my
work.

 

How do you choose the subjects or scenes
to be immortalized? Do you follow a momentary intuition or is there always a plan
behind every shot?

When I engage in pure photography, there
is some unformed concept that leads my camera. Sometimes, it is just beauty.
Landscape beauty, animal beauty, human beauty. When I engage in digital image
making or collage, I start with an image that rings a bell to my subconscious
mind, and then I start constructing around it. Nothing is premeditated. It is
an evolving process.

 

How do you experience the relationship
between art and the public? How do people’s feedback or reactions affect your
work?

 

When people see something in my work that
resonates with them, there is a human bond created. Something that I have in common
with others emerges. This makes life less lonely. It is how I mainly connect
with other people.

 

What role does technology (cameras,
post-production software) play in your creative process and in the creation of
your photographic works?

A good camera is of course very
important, but for the kind of work I engage in, the post-production software
is even more important. As my work is often based on layering images to create composites
or cutting parts of one or more than one image to create collages, I need a
good software program to work on. The fact that I am not mainly interested in
depicting reality but to represent a reality that I create, effects and filters
are also significant. In short, knowing how to use these tools is of great
importance.

 

How do you see the role of art in
contemporary society? Do you think your work contributes in any way to this
role?

The role of art in contemporary society is
as important as it always was. Especially when artists stopped needing art to
represent reality because of the invention of photography, contemporary art is
significant in representing our dreams, our psychological states of mind, our
beliefs as well as raising consciousness in sociological, political,
philosophical matters and all that concerns us as humans. I would like to
believe that my work contributes in some way.

 

What are the biggest difficulties you
have faced as an artist and how did you overcome them?

The biggest difficulty has been my own
self. A lack of confidence and a fear of rejection at my first steps,
contributed to my not being willing to show my work in a large audience. The
way I overcame them was through self-knowledge and perseverance in my beliefs.
My spiritual path though, may have played the greatest role.

 

 

Currently you are one of the artists
selected for Everland Art – Research Paths, the event organized by Maria Di
Stasio’s cultural association Athenae Artis, which will be held from April 26
to May 3 at the ‘IL LEONE’ Art Gallery. What prompted you to participate in
this exhibition and what are your expectations regarding this experience? What
aspects do you think can enrich your artistic path and contribute to your
creative growth?

Maria Di Stasio’s description of the
scope of this exhibition expresses me totally and is what I expect from it. The
depth of art, its universality, it’s variety of sensory expression, touching
themes that search deep into our emotions, transforming  negative experience and trauma into
something  beautiful, the courage and
refuge art gives to its creators, the importance of authenticity that truly
defines us, including our obscure emotions and the courage to face them, the
interchange of various realities that bring artists together which is in
accordance to my belief that sharing art can make us feel less lonely, prompted
me to participate to this exhibition. I truly believe that being among artists
that express their truth, adds to our personal growth.

 

What projects or goals do you have for
the future? Are there any new areas or themes you would like to explore?

There is always a path that artists should
pursue, being in an ever-evolving process. As we mature, new challenges are to
be faced. Whatever these challenges will be, they will define the areas and
themes I want to explore.

 
 
 
 
 
Contatti
 
Email lentzouchr@yahoo.com
Instagram chrislselzer
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Christine Selzer è nata ad Atene, Grecia. Dopo aver conseguito il diploma presso il Lycée Français Orsoline di Atene, ha frequentato il Deree, l’American College of Atene, dove ha studiato psicologia per quattro anni. Tuttavia, la sua vera vocazione era orientata verso le arti, quindi si è trasferita a Londra, Regno Unito, per studiare trucco professionale per teatro, TV e cinema alla Makeup Academy. Successivamente, ha frequentato il Croydon College, dove ha studiato belle arti per quattro anni.

Dopo gli studi, Christine è tornata in Grecia, dove ha preso in gestione l’azienda di famiglia specializzata in moda maschile su misura, importando prodotti dall’Italia per 22 anni. Allo stesso tempo, ha lavorato come truccatrice, stilista e fotografa per gruppi musicali e attori. Tuttavia, con l’arrivo della crisi economica in Grecia, ha chiuso lentamente l’attività.

Nel 2011, Christine si è sposata con il fotografo Louis Selzer e si sono trasferiti negli Stati Uniti. Prima a New Orleans, dove ha ripreso la sua carriera artistica e fotografica, diventando artista multimediale. Nel 2013 ha ottenuto la certificazione come insegnante di yoga e suonatrice di gong nel New Mexico, e, al suo ritorno a New Orleans, ha aperto il suo studio di yoga, dove ha insegnato per cinque anni. Nel 2016, i Selzer si sono trasferiti a Washington, DC, dove vivono attualmente, continuando a realizzare immagini digitali.

Christine parla correntemente inglese, francese, italiano e greco.

 

 
 
 

 

Christine Selzer, was born in
Athens-Greece. She graduated from the French Ursuline Nun High School in
Athens, Greece. She attended Deree, the American College in Athens, where she
studied psychology for four years. As her vocation was mainly towards the arts,
she subsequently went to London, UK, where she studied professional Makeup for
stage, TV, and film at the Makeup Academy, and afterwards, attended Croydon
College, where she studied fine arts for four years.

After her studies, she returned to Greece,
where she took over the family business, which dealt with high-quality
made-to-measure men’s fashion, importing from Italy for 22 years. At the same
time, she worked as a makeup artist, stylist, and photographer for musical
groups and actors.

When the big financial crisis hit Greece,
she slowly but surely closed the business down. In 2011, she got married to
photographer Louis Selzer, and they moved to the United States of America.

First, they moved to New Orleans, where
Christine took up art and photography again, becoming a multimedia artist. In
2013, she also got certified as a yoga teacher and gong player in New Mexico,
and upon her return to New Orleans, she opened a studio where she taught yoga
for five years. In 2016, they moved to Washington, DC, where she still lives,
making digital images until today. She is fluent in English, French, Italian,
and, of course, Greek.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

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Interviste

Tracce d’anima su tela – Conversazione con Roberta Baldassano

 

Tracce d’anima su tela

Conversazione con Roberta Baldassano

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |09|Aprile|2025|

 

Con un passato nel mondo della moda e una lunga esperienza come educatrice, Roberta Baldassano ha trasformato la sua sensibilità artistica in un percorso ricco di sperimentazione, libertà espressiva e profonda introspezione. 

La sua ricerca, maturata nel tempo tra colori, materiali e visioni interiori, è una continua oscillazione tra rigore e impulso, tra la precisione del figurativo e la potenza liberatoria dell’astratto. 

Dai murales per l’infanzia alle opere più recenti, cariche di stratificazioni emotive e tensioni gestuali, la pittura di questa artista racconta un’anima in costante movimento, alla ricerca di un linguaggio autentico e personale. In questa intervista ci accompagna nel suo universo fatto di intuizioni notturne, esperienze trasformative e colore vissuto come mezzo per dare forma all’invisibile. Ogni opera diventa così uno spazio aperto, un invito a lasciarsi attraversare, un dialogo silenzioso tra artista e spettatore.

 

 

 

 

 

 

Per approfondire il suo linguaggio visivo e il rapporto tra arte e vita, le abbiamo chiesto di raccontarsi.

Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo
percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha
spinto verso l’arte? 

Il mio percorso artistico, in senso stretto, è cominciato
due anni fa, ma in realtà è da quando ero piccola che amo l’arte: mi è sempre
piaciuto disegnare, sia a casa che a scuola, dove ad educazione artistica avevo
voti alti. All’età di circa 20 anni, dopo le scuole superiori, mi iscrivo ad un
corso triennale di stilismo di moda, conseguendo l’attestato di stilista, ma la
vita mi porterà ad intraprendere altre strade. Una di queste è quella legata al
mondo del sociale e, dopo un corso triennale, conseguo l’attestato di educatore
professionale. Comincia così una lunga carriera (di circa 20 anni) di
educatrice negli asili nido, presso i quali oltre ad occuparmi dei bambini,
creerò murales con tematiche legate al mondo dell’infanzia. Nella mia vita ci
sarà un altro cambiamento e, dopo aver fatto il corso di operatore socio
sanitario, comincerò a lavorare in ospedale, dove tutt’ora lavoro. Il passaggio
dagli asili nido all’ ospedale, mi ha portato un po’ ad accantonare l’arte; poi
tra il 2019 e il 2020 conosco l’artista Valerio Toninelli (pittore, scultore di Pistoia) e si riaccende l’amore, mai sopito, per l’arte. Comincio a fare
qualche quadro, prediligendo lo stile astratto. Nel 2023 partecipo alle colonie
artistiche in Serbia e Romania, dove, in cambio di vitto e alloggio,
l’associazione culturale che ti ospita, ti fornisce tele e colori; le opere che
vengono create dagli artisti rimangono di proprietà della suddetta
associazione. Dal 2024 ad oggi ho partecipato a diverse mostre e concorsi
nazionali ed internazionali e prossimamente ci saranno altri eventi artistici
ai quali parteciperò.

 

 

 

Qual’è il tema o il messaggio principale che
cerchi di comunicare attraverso le tue opere? 

Attraverso le mie opere
(principalmente astratte) vorrei che l’osservatore proiettasse le proprie
emozioni, più che comunicare qualcosa io, ma in realtà è impossibile la non
comunicazione. Inconsciamente, anche con l’astrattismo, si esprime gli stati
d’animo: si esprime l’inesprimibile e si rende visibile l’invisibile. Sovente
l’essere umano tende all’astrazione e, l’astratto, quindi, rappresenta una
chiave capace di aprire le porte dell’anima e della psiche.

 

Come descriveresti il tuo stile artistico e come
si è evoluto nel corso del tempo? 

Il mio stile artistico lo paragonerei ad un
animale che, per molto tempo, è stato in cattività, ristretto in degli spazi,
ma che oggi vuole uscire fuori dalle righe; in passato, con i murales, il mio
stile era quello figurativo, dove i temi da me disegnati, richiedevano
precisione e proporzione… oggi vivrei tutto ciò come una costrizione e cerco
di “fuggire” da tutto ciò, ma, a volte, in alcuni momenti, ricado nei
vecchi schemi, senza volere. Ciò mi disturba, perché vorrei vivere l’arte come
un momento di libertà, senza tensione. Il paragone, forse è un po’ azzardato,
ma paragono la mia voglia di fare arte ad un ballo costituito da movimenti
liberi, non come quei balli dove ti insegnano i passi e quelli devi fare. Oggi
vorrei dipingere, per il mero gusto di spargere il colore su una tela o un
foglio, come un bambino…

 

 

Il tuo percorso artistico è partito dal mondo
della moda per poi evolversi verso l’espressionismo astratto. Come pensi che la
tua esperienza nel campo della moda abbia influenzato il tuo approccio alla
pittura, soprattutto per quanto riguarda l’uso del colore e della forma? 

Ogni
nuova esperienza che facciamo, ci arricchisce, anche se non sempre avviene a
livello conscio. L’esperienza nel campo della moda, mi è servita, soprattutto,
quando creavo i murales negli asili nido, per le proporzioni delle figure umane
e non che ricreavo sulle pareti dei muri.

 

 

 

Nelle tue opere emerge una continua tensione tra
l’impulso emotivo e la necessità di ordine. Come riesci a coniugare queste due
forze apparentemente opposte nel processo creativo? È un equilibrio che si
sviluppa durante il lavoro o è qualcosa di premeditato? 

Confermo ciò che
emerge, ovvero la continua tensione tra l’impulso emotivo e la necessità di
ordine. La coniugazione di queste due forze apparentemente opposte, non è, per
me, di facile gestione nel processo creativo. Di premeditato non c’è molto e,
quindi, questo equilibrio si sviluppa, principalmente, durante il lavoro.

 

 

Sembri avvertire una forte ambivalenza tra
ordine e caos, che si riflette nel tuo lavoro. Come descriveresti la tua
visione dell’arte in relazione alla vita e alla tua evoluzione personale? Pensi
che l’arte sia per te un mezzo di auto-esplorazione, di comprensione del mondo,
o entrambe le cose? 

Diciamo che l’ambivalenza tra ordine e caos non si riflette
solo nell’arte, ma anche nella mia vita quotidiana. In realtà non sempre riesco
a coniugare queste due forze, apparentemente opposte nel processo creativo. È
una lotta interna continua. In merito al secondo punto di questa domanda, io
penso che l’arte sia uno strumento per esplorare se stessi, sia uno strumento
per comprendere il mondo.

 

 

 

Quali sono le principali fonti di ispirazione
per il tuo lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno
influenzato particolarmente la tua visione? 

Non ci sono delle precise fonti di
ispirazione, anche se mi piace molto Kandinsky e Pollock. L’astrattismo mi
attrae particolarmente, perché non ci sono dei vincoli stretti, ai quali
attenersi, già ce ne sono abbastanza nella vita quotidiana. L’ispirazione può
venire vedendo un colore, oppure, durante il dormiveglia della notte, può
nascere un’idea da realizzare sulla tela.

 

Qual’è il processo creativo che segui per
realizzare le tue opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente
affezionato? 

Non seguo un processo creativo vero e proprio per realizzare le
mie opere e neppure delle tecniche precise; mi piace sperimentare e quando non
riesco ad ottenere l’effetto voluto, cerco altre strade e può capitare che
stravolga tutto.

 



 

Preferisci lavorare su tela in solitudine o
trovi ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?

Preferisco di gran lunga lavorare su tela in solitudine, ma mi è piaciuto,
anche, lavorare in contesti collettivi come è accaduto nelle colonie artistiche
in Serbia e Romania.

 

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico?
In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

L’arte rappresenta uno strumento di comunicazione, rappresenta un ponte tra
artista e pubblico. Sicuramente il feedback positivo del pubblico fa sempre
piacere, ma, anche le eventuali critiche non positive, fanno riflettere,
crescere… fanno da stimolo.

 

 

 

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che
consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia? 

L’opera più significativa, per me, è una tra le prime realizzate, dal titolo
Arcobaleno“, con la quale ho partecipato alla mostra
Visioni“, presso il tempio di Pomona, a Salerno, nel dicembre 2024.
È un’opera realizzata su tela, con acrilico e misura 80×70. Con quest’opera ho
ricevuto il “Premio radio retetop95”. Prossimamente sarò ospite della
suddetta radio, dove verrò intervistata dal critico e storico dell’arte Mariangela Bognolo.

 

 

Come vedi il ruolo dell’arte nella società
contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo
ruolo? 

L’arte nella società contemporanea, come nel passato, ha sempre avuto
una rilevante importanza. Guai se non esistesse l’arte: l’arte è vita ed è
importante per lo spirito; attraverso di essa l’artista esprime e l’osservatore
proietta se stesso guardandole. L’arte è terapeutica, sia per l’artista che
offre l’opera, sia per chi fruisce di quell’opera. Il pittore Edgar Degas (nato
nel 1834, morto nel 1917) indagava sul potere che suscitava l’arte sulle
persone e lui diceva che “l’arte non è ciò che vedi, ma ciò che fai vedere
agli altri”. Quello che io vedo in un quadro, non è detto che sia la
stessa cosa che stai vedendo te. Questo succede, particolarmente, con l’arte
astratta. L’arte smuove qualcosa nella nostra anima e ci può rivelare dei
segreti che, da soli, non siamo in grado di cogliere. Per quanto riguarda il
secondo punto della domanda, spero che, anche la mia arte, contribuisca in
qualche modo, a far sì che ciò di cui abbiamo parlato prima, avvenga… certo
non sta a me dirlo.

 

 

 

Quali sono le maggiori difficoltà che hai
affrontato come artista e come le hai superate? 

Le difficoltà fanno parte della
vita e l’arte è una parte della mia vita e quindi, anche in questo ambito, ci
sono delle sfide da affrontare. Ad esempio, qualche volta mi è capitato di
accettare di partecipare ad ad alcune mostre dove, all’artista, viene imposto
un tema e a quello si deve attenere e non sempre è facile trovare l’ispirazione
e, quindi, lo sforzo richiesto è maggiore.

 

 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

Ciò che mi ha spinto a partecipare a questa mostra, oltre che per
soddisfare un mio personale piacere, è stata la professionalità che ho
riscontrato nell’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio. Le
mie aspettative, riguardo a questa esperienza, è che la mia opera possa
piacere, suscitando emozioni e stupore.

 

 

 

In che modo hai deciso di presentare la tua arte
all’interno di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di esporre?
Ci puoi raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro
realizzazione e se c’è un significato o un messaggio particolare che volevi
trasmettere attraverso di esse? 

Ho deciso di presentare, all’interno di questo
percorso espositivo, l’opera dal titolo “Cadono gocce d’acqua, come perle di
vita sul vetro della finestra
“. Questa è un’opera che ho già presentato,
qualche mese fa, in occasione del progetto artistico internazionale (tema:
“goccia d’acqua, goccia di vita”) inserito nel Festival Internazionale Letterario Pilf, promosso dalla Writers Capital International Foundation. Per quanto riguarda il processo creativo che mi ha guidato per
realizzare quest’opera è stato quello della sperimentazione, che mi ha portato
ad usare tecniche e materiali particolari, come la china, pigmenti in polvere, ecc.
Quello che vorrei trasmettere attraverso quest’opera è la preziosità
dell’acqua, rappresentandola in maniera un po’ originale e alternativa.

 

 

Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci
sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti esplorare? 

Per il futuro spero di
migliorare come artista, spero che la mia creatività e l’ispirazione siano
sempre accese come una fiamma viva. I nuovi ambiti che vorrei esplorare sono
legati alle varie tecniche: adoro la sperimentazione e mi piacerebbe usare
nuovi materiali come gli acquarelli, i colori ad olio, ecc.

 

 

 

Contatti

 

Email roby.b1371@gmail.com

Facebook Roberta Baldassano

 

 

 

 

 

 

Roberta Baldassano nasce a Siena il 13 gennaio 1971. Fin da giovane manifesta un forte interesse per le arti visive, che la porta a frequentare un corso triennale di moda, conseguendo l’attestato di stilista. Parallelamente, coltiva una profonda sensibilità educativa, lavorando per vent’anni come educatrice in asili nido, dove unisce creatività e impegno pedagogico, decorando gli spazi con murales ispirati all’immaginario infantile.

Alla fine del 2020 entra in contatto, tramite i social, con il maestro Valerio Toninelli, che incontra di persona nel maggio 2021 nella sua casa-museo di Pistoia. Da quel momento nasce un intenso rapporto di confronto e apprendimento, durante il quale Toninelli le trasmette varie tecniche pittoriche e scultoree, contribuendo alla sua evoluzione artistica.

Nel luglio 2023 partecipa alle “Colonie artistiche” in Serbia e Romania, esperienza che apre una nuova fase nel suo percorso. A partire dal 2024, la sua attività espositiva si intensifica con numerose partecipazioni a mostre collettive: “Donna” presso il Museo Tuscolano delle Scuderie Aldobrandini di Frascati, “Premio Internazionale Arti Visive Barcellona” a Casa Milà – La Pedrera, “Una Mostra da Paura” e la mostra natalizia presso la galleria “Art Saloon” di Ariccia, e “Pigmenti”, sempre alle Scuderie Aldobrandini.

A dicembre 2024 espone a “VISIONI” presso il Tempio di Pomona di Salerno, dove il suo quadro Arcobaleno le vale il Premio Radio ReteTop95. Nel 2025 partecipa al Progetto Artistico Internazionale Jalam – Goccia d’acqua, goccia di vita, inserito nel Festival Internazionale Letterario PILF promosso dalla Writers Capital International Foundation. In futuro è prevista la sua presenza nella mostra “Percorsi di ricerca” presso la Galleria “Il Leone”, organizzata dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria di Stasio.

Attraverso una pittura fatta di emozione, intuizione e sperimentazione, Roberta Baldassano continua a tracciare un percorso personale e autentico nel panorama dell’arte contemporanea.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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