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Foto 51 e ingiustizia. Ricordando Rosalind Franklin l’8 marzo

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La Giornata Internazionale della Donna dell’8 marzo è spesso raccontata attraverso simboli e celebrazioni scontate, ma il suo vero significato sta nel riflettere su quante donne, nella storia della cultura e della scienza, abbiano contribuito in modo decisivo alla conoscenza senza ricevere lo stesso riconoscimento dei loro colleghi. Tra queste figure, una delle più emblematiche è quella della scienziata britannica Rosalind Franklin, la cui ricerca fu fondamentale per comprendere la struttura del DNA.

All’inizio degli anni Cinquanta Rosalind Franklin lavorava al King’s College London, dove studiava la struttura delle molecole attraverso la cristallografia a raggi X. Nel 1952, insieme al suo studente Raymond Gosling, realizzò una fotografia destinata a diventare una delle immagini scientifiche più importanti del Novecento, la cosiddetta “Foto 51”.

L’immagine mostrava un preciso schema di diffrazione che rivelava la struttura elicoidale del DNA. Da quel pattern di luce era possibile dedurre che la molecola era formata da due filamenti antiparalleli avvolti in una doppia elica. Quella fotografia forniva parametri essenziali per definire dimensioni e struttura della molecola. Proprio quei dati sarebbero stati utilizzati da James Watson e Francis Crick per sviluppare il modello della doppia elica del DNA, presentato nel 1953 in una serie di articoli pubblicati sulla rivista Nature.

Il punto controverso riguarda il modo in cui quell’immagine arrivò nelle loro mani. Rosalind Franklin lavorava nello stesso laboratorio di Maurice Wilkins, ma era stata assunta in modo indipendente e non era subordinata al suo lavoro. Quando Maurice Wilkins divenne supervisore di Raymond Gosling, mostrò la Foto 51 a James Watson senza informare Rosalind Franklin. In questo modo un dato cruciale del suo lavoro entrò nel processo di elaborazione del modello del DNA senza che lei ne fosse consapevole.

Da allora gli storici della scienza discutono se Rosalind, lavorando sui propri dati, sarebbe potuta arrivare autonomamente alla definizione completa della struttura della doppia elica.

Nel 1962 il Premio Nobel per la Fisiologia o Medicina fu assegnato a Watson, Crick e Wilkins per la scoperta della struttura del DNA. Franklin non fu inclusa in quanto era morta nel 1958, a soli trentasette anni. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che la sua morte prematura possa essere stata collegata anche alla lunga esposizione alle radiazioni durante gli esperimenti con i raggi X, condotti in un periodo in cui le misure di protezione erano molto più limitate.

Questa storia è bene ricordarla proprio l’8 marzo perché riflette una dinamica ricorrente che è il il contributo fondamentale di una donna che, a causa di pregiudizi di genere e dinamiche di potere, rimane a lungo in secondo piano nella narrazione ufficiale, mentre i colleghi uomini ricevono visibilità e riconoscimenti.

Oggi la “Foto 51” è considerata una prova sperimentale decisiva nella comprensione della struttura del DNA, ma è anche il simbolo di una vicenda più ampia, che invita a riflettere su come la conoscenza scientifica non venga sempre costruita e attribuita in modo equo, e come il merito di una donna possa essere reso invisibile, appropriato o minimizzato.

Ricordare Rosalind Franklin l’8 marzo significa dunque restituire visibilità al suo lavoro straordinario, ma anche riflettere sulle persistenti disuguaglianze di genere nella scienza e nella società, e sull’importanza di dare riconoscimento a chi lo merita, indipendentemente dal sesso.