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Un’intervista esclusiva con Andrea Barretta sull’Arte e la Cultura Contemporanea

L’ArteCheMiPiace – Interviste

 

 

 

 

 

 

Un’intervista esclusiva con 

Andrea Barretta 

sull’Arte e la Cultura Contemporanea

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |19|Aprile|2024|

 

 

Con una carriera eccezionale che abbraccia il giornalismo, la scrittura, la curatela e la critica d’arte, Andrea Barretta non necessita di presentazioni. 

Il suo percorso ammirevole è segnato da grandi collaborazioni, successi e gratificazioni, rendendolo una figura di spicco nel circuito dell’arte.

Con il suo studio a Brescia, si è guadagnato una reputazione di paladino dell’arte e della cultura, impegnandosi instancabilmente nella difesa della bellezza e nell’esplorazione dei percorsi creativi della comunicazione. 

La sua vasta conoscenza e la profonda comprensione dei diversi ambiti disciplinari si fondono in una trama intricata di saperi, conformato dall’uso critico che ne fa in ogni sua esperienza concreta. Autore di saggi accattivanti e stimolanti, Barretta si distingue per la qualità argomentativa e la capacità di condividere un’etica comune attraverso la sua scrittura. Le sue numerose conferenze sono sempre seguite con interesse, testimoniando il suo ruolo centrale nel dialogo culturale contemporaneo. 

Come curatore ha firmato numerose mostre di artisti contemporanei e di arte moderna, portando avanti una visione  progressista e innovativa che ha attirato l’attenzione del Metropolitan Museum di New York. Il suo impegno nel campo della critica d’arte si traduce anche nella cura e nella realizzazione di cataloghi d’arte arricchiti dai suoi testi critici illuminanti. 

Il riconoscimento internazionale del suo lavoro è stato sottolineato dalla sua accoglienza privata da parte di Giovanni Paolo II e dall’inclusione nel Comitato critico del prestigioso “Catalogo dell’Arte Moderna” dell’Editoriale Giorgio Mondadori. Il suo contributo al mondo dell’arte e della cultura è stato ulteriormente onorato con l’assegnazione dell’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, testimonianza del suo straordinario impegno e della sua influenza nel campo della cultura contemporanea.

 

 

 

 

 

 

 

Andrea Barretta

 

 

 

Nell’intervista a seguire avremo l’opportunità di immergerci nel pensiero di Andrea Barretta e di scoprire i dettagli affascinanti della sua eccezionale carriera professionale.

 

 

 

 

Quando è stato il momento in cui ha iniziato il suo viaggio nell’ambiente artistico?

 

Non c’è un momento preciso ma fin da giovane l’apprezzare il piacere della bellezza che ci circonda e l’amore di mio padre per l’arte sempre presente in casa per gli artisti che frequentava. Poi nella mia prima carriera professionale, quella di giornalista, mi sono sempre occupato di cultura e recensioni sia letterarie che d’arte e ben presto ad essere editorialista. Da lì il passaggio ad essere scrittore e critico d’arte è stato consequenziale.

 

C’è stato un momento o episodio grazie al quale ha capito di volersi dedicare a questa professione? 

 

Dal mio ingresso nella redazione di un settimanale nel 1977 che mi ha consentito di dare stura al mio desiderio di scrivere ma anche di organizzare, promuovere eventi e il mio primissimo amore letterario che è stata la poesia. Poi la conferma con la mia direzione di altri giornali.

 

 

 

Qual è stato il processo attraverso il quale ha trasformato il suo stile di scrittura dall’ambiente giornalistico al mondo dell’arte? Come si differenzia la scrittura in questi due contesti?

 

Non c’è stata e non c’è una trasformazione. Il giornalismo rende chiara ogni esposizione linguistica e questo è un bene per la critica d’arte che se ne avvantaggia con testi chiari sull’arte e gli artisti, non con un linguaggio critichese spesso autoreferenziale che troviamo purtroppo oggi in tanti ambiti. Allorquando la cultura e l’arte non sono più motivo di aggregazione ma di disgregazione nel non dare significato e ruolo a competenze che evidenzino il rispetto del principio di credibilità. In tal guisa, dopo anni d’arte di grande fermento, il mito multidisciplinare dell’autodefinizione termina il suo percorso e provoca l’allontanamento dal criterio della bellezza e, negli anni successivi, ne ha sancito la decadenza. Sono stati messi in subordine i temi iconografici, gli elementi di conoscenza, a originare un’arte speculativa che sta dando luogo a una sorta di gioco spregiudicato, in cui è abolita ogni residua distinzione, in un’epoca già definita altermoderna, ossia il desiderio di agire in modo alternativo, successiva al postmoderno e prima ancora al modernismo. Siamo nella “bellezza d’indifferenza” duchampiana già in atto nel 1912 e che si caratterizza in un’assenza di qualità e particolarità connotative in una assenza estetica, dissociando l’idea di arte dalla bellezza, in quella smaterializzazione che oggi ancora viviamo nello sconfinamento in ormai finti readymade.

 

C’è un momento, un’opera, una collaborazione o una figura che hanno particolarmente influenzato il suo percorso come curatore e critico d’arte che risiede nei suoi ricordi?

 

Sono vari. Soprattutto la coscienza di un linguaggio artistico per intuire la crisi in atto, che è anche semantica, soprattutto quando certa arte abdica nel dimenticare sé stessa. Eppure non è un archetipo, perché l’artista è il divenire con il mutare dei contesti sociali, siano essi riferibili alla collettività sia all’attualità. Tuttavia quando l’arte è impregnata di stereotipi in parole prive di lucidità e intransigenza, verbali e scritte, tra composizione discorsiva e funzione formale, tra lettura e godimento dell’opera, perde la sua capacità di trasmettere emozioni e messaggi. Che si esprime ma non si rivela. Poi c’è l’altra arte, quella che è letta in tutte le lingue del modo senza essere poliglotti, che conserva nel tempo qualcosa da dire, qualcosa da cui ripartire per ritrovare quella direzione che abbiamo smarrito, senza prendere sul serio quanto è solo intrattenimento, gioco, diversione.

 

 

 

Quali sono stati i libri o gli autori che hanno influenzato e contribuito a formare il suo pensiero critico e curatoriale?

 

Mi piace l’approccio filosofico all’arte, dell’osservare e del guardare per vedere. Interessanti autori come: Kant, Bauman, Baudrillard, Clair, Baudelaire, Dorfles, Goodmann, Longhi, Danto. E anch’io cerco di dare indicazioni per formare un’opinione, per aprire un dibattito, ma si evince anche un mio convincimento, una constatazione più che altro, cioè rimandare al mittente le opere di coloro che stenografano idee altrui, né rinnovatori né pionieri ma epigoni, in un fare che attinge alle avanguardie storiche e che dunque non ha niente da dire di nuovo, in una contestualità che sembra dirci che tutto può diventare arte. E noi siamo parte di quel che accade se non riusciamo a metabolizzare un cambio di mentalità. Se non ci diamo una scossa, saremo tutti untori nel preferire la tranquillità del non vedo, non sento, non parlo … nel lasciare che l’arte sia tutt’altra cosa, non il riconoscerla per quello che è ma in mercanzie, in acquisti nei luoghi simbolo del consumismo, dove alcuni artisti giunti sul mercato internazionale predicano bene ma razzolano male in sermoni social popolari contro tutto e il contrario di tutto, mentre le loro opere non hanno certo prezzi abbordabili. Non ribelli ma proletari nel lusso, nell’ipocrisia di proclamarsi fustigatori degli squilibri sociali, coperti nel far pensare che è inevitabile e normale, perfino accettabile la loro pseudo arte. Artisti concettuali sul mercato internazionale tra milioni di dollari o euro, mentre ci sono tanti altri bravissimi artisti che non riescono a emergere, e io sto con questi.

 



 

Secondo lei, quali sono gli elementi che rendono questo lavoro particolarmente gratificante?

 

Per me nello svelare la mistificazione che argomenta la smitizzazione dell’arte. Joice esortava a “cercare adagio, umilmente, … di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch’essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un’immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere” e sosteneva che “questo è l’arte”. È l’arte che “ha bisogno o di solitudine o di miseria, o di passione”, come “un fiore di roccia che richiede il vento aspro e il terreno rude”, precisava Dumas padre, ed è questo il bello di prim’ordine. Cerchiamo, insomma, di far sì che nessuno ci dica cos’è l’arte, e a cosa serve, perché lo sappiamo già: è quella che risiede dentro di noi. È questo discernere che dovrebbe dare l’esempio di perfezione che si manifesta nel brivido che si prova davanti al vero capolavoro, alla vera opera d’arte che è, diceva Hegel, “essenzialmente una domanda, un’apostrofe, rivolta a un cuore che vi risponde, un appello indirizzato all’animo e allo spirito”.

 

 

Qual è stata la sua più recente iniziativa curatoriale e quali sono i progetti su cui sta attualmente lavorando?

 

La più recente la mostra “Pop Art: da Warhol agli italiani”, conclusa in aprile, alla Galleria Fucsia di Brescia. La cultura artistica d’oltre oceano fino a una mia selezione di artisti italiani, da Warhol a Rauschenberg e Keith Haring, a confronto tra le diverse anime della pop art italiana, da Enrico Baj e Mimmo Rotella a Tano Festa, Franco Angeli, Mario Schifano e Lucio Del Pezzo. E Piero Manzoni, Ugo Nespolo, Marco Lodola e Concetto Pozzati.

 

 

Come bilancia la sua autonomia creativa con le aspettative della galleria o dell’istituzione che le commissiona una mostra?

 

Nell’essere indipendente. L’arte contemporanea è intervenuta con una rivoluzione che ha liberato nuove potenzialità ma ha mancato di aprirsi al largo pubblico divenendo preda di un’arte abusata. Un paradosso che va superato con artisti nella creatività espressa che superi un panorama artistico dove ci sono più attori che spettatori. Occorrono nuovi “incontri”, perché l’esperienza conoscitiva oggi si esercita soprattutto in un percorso sinergico in rapporto con il mercato, la produttività e le dovute verifiche storiche e critiche, oltre che sui modi di significare i metodi di lettura dell’arte rispetto a un approccio contemporaneo. Cercando di alimentare l’emozionarsi in un rapporto umano con gli artisti, che sono il vero collante e il motore insieme alle gallerie d’arte che permette di poter seguire e apprezzare il mondo dell’arte nel suo continuo movimento.

 

 

 

Qual è stata la mostra d’arte più stimolante che ha curato finora e perché?

 

Quelle che ho presentato in diverse città e quella che ho curato alla Galleria ab/arte di Brescia che ho diretto per diversi anni, tra cui: Andy Warhol e Marilyn, l’arte e la visione di un’icona; Fotografie dal set nella storia del cinema della Metro Goldwyn Mayer; La via pulchritudinis, dal Cinquecento ai maestri dell’arte moderna; Dadavanguardie da neo a post; Emblema e i protagonisti dell’informale italiano; Baj e Guttuso, la fantasia e la realtà; L’inquietudine nell’espressionismo italiano; Il colore e la forma nell’arte del XX secolo; Mimmo Rotella, il décollage e il cinema; Le donne di Guttuso e le altre; Nud’arte, in un dibattito tra estetica e cultura; Novella Parigini e gli artisti della Dolce Vita. E molte altre di artisti contemporanei che sarebbe troppo lungo elencare qui ma che si possono leggere nel mio sito ufficiale su internet.

 

 

Qual è il suo approccio alla selezione degli artisti da includere nelle sue mostre?

 

Lei cita una parola molto importante: “selezione”, che è il mio modo di fare serio e professionale sia per le mostre personali sia per le collettive, soprattutto queste ultime dove la partecipazione è lasciata spesso al caso: tutti senza un invito personalizzato e tutti in un calderone con opere che non dialogano tra loro. Non è il mio modo di fare. Intendo sempre selezionare artisti validi e opere valide nel costituire mostre che abbiano come punto focale l’armonia, alla base della bellezza. In tutte le grandi mostre di arte moderna che ho curato ho scelto sempre in prima persona le opere da esporre, e così anche per quelle contemporanee in una visione d’insieme che gli artisti non possono avere, fermo restando che questi stessi artisti vanno sostenuti ma non per forza assecondati. Un progetto curatoriale implica molti fattori spesso complessi per tipo di opere, soggetti, formati, tecniche, e questo nel mio essere anche critico d’arte porta a scelte oggettive e mai soggettive. 

 

 

 

Tra gli artisti contemporanei che ha avuto l’opportunità d’incontrare personalmente, quali ritiene siano stati cruciali per l’avvio della sua carriera professionale? E quali sono stati i motivi di questa influenza?

 

Sono talmente tantissimi che è impossibile citarne solo qualcuno. Tutti hanno avuto con me un rapporto di dare e avere, fin quando c’è l’umiltà di ascoltare. Motivo comune per molti, nella loro bravura, è percepirne incertezze al cospetto dell’estetica e nell’interrogarsi su cosa facciamo, cosa è cambiato, cosa sta accadendo. Intorno si parla soltanto di artisti famosi che propongono cose orrende e loro cadono in un dato ineludibile: siamo in uno stato di svilimento; rassegnati e privi dell’energia necessaria per combattere l’incuria e incamminarci verso la bellezza che invita a prodigarsi affinché non significhi disinteresse. Non c’è sviluppo ma cedimento. C’è lo stordimento che s’inquadra nelle incongruenze di composizioni appartenenti alla coreografia, nell’affettazione salottiera di un accesso mediato dalla parola e senza sarebbero ben poca cosa. Sta a noi, e io sto con questi artisti che ho incontrato anche andando nei loro studi. Perché là dove si palesa un tutto è compiuto, tutto può cominciare, se guardiamo a qualcosa di nuovo con rispetto e attenzione … ed è questo che dico loro. Avanti … anche se altri spacciano caricature per arte, e si continua in sibillini commenti entro cui valutare un’opera di là da puerili trovate. Accerchiati da un’arte dalla critica ossequiosa già stanca prima di un tempo supplementare, defunta già prima di nascere ma tenuta in essere solo da esaltazioni cui dobbiamo imparare a distrarcene. Quindi il motivo di una influenza non è tanto per me ma per questi artisti cui cerco di dare il coraggio di continuare.

 

 

Quali sono i criteri che utilizza per valutare il successo di una mostra d’arte che ha curato?

 

Non quello di esposizioni che attirano pubblico come per una sagra, dimenticando che una mostra non si valuta in base al numero di visitatori ma sul risultato di aver insegnato qualcosa. Nelle mostre che ho curato ho sempre incluso un percorso per collettive o personali, un dialogo con il pubblico e cataloghi a corredo. Il successo poi è sempre arrivato con un gradimento dato dal vedere un pubblico attento e non nel porsi in una toccata e fuga, in una veloce visita, ma nel restare assorti davanti ad ogni opera cui io pongo a lato un breve testo critico, e la sorpresa è stata che moltissimi leggono con attenzione tutto fino ad avere alla fine il senso di quella partecipazione al percorso, prima citato, che io ho apparecchiato per loro. E uscire dalla mostra soddisfatti. Poi spesso resto presente per rispondere a domande e a chiacchierare per un’accoglienza che gratifica.

 

 

 

Come vede l’evoluzione del ruolo del curatore d’arte nell’era digitale?

 

Altre ragioni di fare arte. E siamo già oltre il digitale con gli NFT e l’intelligenza artificiale, ossia la disumanizzazione. Se al possibile allontanarsi dall’arte si aggiunge la rinuncia all’estetica e si va in una disneyficazione che vediamo in tante mostre che mirano alla sorpresa più che al merito, accompagnate da altre ragioni di fare critica fino alla polemica su come debba essere: descrittiva, interpretativa o creativa? Fino a dove i testi favoleggiano una storia mentre le opere ne narrano un’altra e non sempre dettata almeno dal buongusto. Come novelli sofisti nella soggettività del sapere identificando nella convenienza pratica il solo criterio della verità di un’affermazione, e a tale scopo valorizzando al massimo la retorica considerata come efficace mezzo di convinzione e persuasione. Il Novecento ha svelato tutti i suoi segreti, nell’arte, nella letteratura e nella storia dell’umanità anche nella sua catastrofe in avvenimenti strazianti, ma l’arte contemporanea non rivela ancora una composizione plausibile se guardiamo alle artistar, sicura, tanto da entrare in una storicizzazione, o almeno a poterla introdurre, perché non ha più correnti, movimenti o manifesti come per l’arte moderna, perché non ha nulla di diverso da dire senza ormai canoni di riferimento. C’è tutto e il più di tutto, c’è il dubbio. E in questa surreale incertezza attiviamo il cambiamento ad ogni costo e riportiamo alle mode tutto l’insieme di un accontentarsi fatto d’indeterminatezze che vanno a sostituire l’arte stessa che sconta una condizione esistenziale.

 

 

 

Quali strategie ritiene efficaci per democratizzare l’arte contemporanea e renderla accessibile a una vasta gamma di pubblici, inclusi quelli più diversificati?

 

La democratizzazione va bene ma nell’attuale depressione economica la proletarizzazione dei consumatori va per altre strade; infatti, per i costi esorbitanti l’arte è percepita come un bene d’élite e in un mercato del lusso come merce di investimento. E per di più l’arte nella sua associazione al mondo del denaro o del business spegne la creatività. Dalla fine del Novecento predomina un anti-intellettualismo che avvera una “anti arte” dedita al mercato, tra giustapposizioni enigmatiche e semplicistiche posizioni a creare il caos. È il tema di un mio prossimo libro. Come in un normale andare e ritornare a enunciazioni e prese di posizione, a volgere lo sguardo a una forma espressiva di un’arte sorretta dalla parola che non fa altro che andare verso il brutto e l’inutile, in una sorta di superamento evolutivo che non è. E il pubblico ne è disorientato. Così la mancanza di voci ufficiali e coerenti – oltre una prospettiva decentralizzata dal potere mediatico – che non favorisce il crescente interesse per più forme oggettuali fa sì che, di fatto, mischiando archetipi e simbologie da decifrare, non produce progresso ma un cavallo di Troia. Artisti – quelli che la parola trasforma in icone dell’arte – che sono arrivati in gallerie, musei e istituzioni portati da mercanti d’arte, direttori e politici per minare all’interno la bellezza; giunti dentro le mura che per secoli ne avevano conservato l’identità, e di notte – perché il silenzio degli intellettuali è assordante – hanno portato la distruzione dell’arte giacché il tacere non scrive la storia. Tanto che la nuova narrazione all’inizio del Duemila subisce inevitabilmente esempi sterili d’inventiva che odorano di stantio, proiettando l’arte nello spazio di modalità eterogenee con atteggiamenti strambi nel sovvertire un repertorio di apparenze inteso come libertà di escogitare piuttosto che di concepire nella commistione di linguaggi fra arte scenografica e arte visiva nell’impostura dell’obiettività, con l’effetto di escludere bravi artisti dalla casta e da un mercato arrogante che ha ritmi perversi. Allora non c’è strategia che tenga ma continuo a scrivere per chi ha la curiosità di conoscere l’attuale mondo dell’arte, e per quegli addetti ai lavori che bocciano i compromessi e continuano in un mestiere risoluto nell’essere indipendenti, e soprattutto affinché il bello non sia una capacità dimenticata. O più semplicemente per chi ammira l’arte e l’ama, come verifica del suo vero tessuto per uditori entusiasti.

 

 

 

Come bilancia il suo ruolo di critico con la scrittura di libri sull’arte, e in che modo queste due attività s’influenzano reciprocamente nel suo lavoro?

 

Entrambe le attività non stanno in una influenza ma in un rapporto di vasi comunicanti che sta nella narrazione dell’arte e del sociale, per comprendere il regresso del presente. Direzioni molteplici percorse in una dimensione dell’essere che abbia la volontà di edificare un’alternativa, senza pregiudizi, e cercarne le cause che edifichino un principio per intuire la struttura di un fenomeno. C’è, infatti, ed è sotto gli occhi di tutti, la pratica artistica contemporanea senza alcun controllo apparente nel preferire un’immagine già articolata invece di produrne una originale, perché già codificata nella storia visiva e quindi più direttamente e facilmente fruibile, insieme alla seduzione spettacolare anacronistica nel rivolgervi sempre lo sguardo restandone ostaggi. Icone prese dall’arte che ripresentano pari o in modo altro, tralasciando il rilievo di quell’opera che sta nel momento del compimento temporale. E quello che all’inizio era un intrattenimento colto e per gli artisti un veicolo per testimoniare sembianze stilisticamente vicine, rischia di diventare ladrocinio privo di consistenza e disgregamento. Fino a poter dire con Tagore: “Qualcuno rovesciò il calamaio sulla tela. Ora si vanta: ho dipinto la notte”. Non è facile dibatterne ma per farlo bisogna mollare l’ostinazione e convincersi che non porta da nessuna parte, quando il nuovo che avanza è lo svuotamento delle nostre emozioni che si vorrebbe riempire con suggestioni, mentre la citazione avanza nei corsi e ricorsi della storia che spesso è stata travolta e stravolta dallo scontro con il copiare, e nel peggio che è la “rivisitazione”, altra parola che usano molti per non dire che siamo davanti a un qualcosa di già fatto in tristi appropriazioni.

 

 

In che modo la sua scrittura contribuisce alla sua missione di promuovere l’arte e la cultura?

 

Nei miei libri di saggistica cerco di riflettere su come sono cambiati i linguaggi dell’arte contemporanea, il rapporto di reciprocità con il pubblico e il ruolo dell’artista. Infatti, un passo va da sé sta proprio in quell’arte e in quegli artisti che oggi ci pongono continuamente di fronte a una scelta: arte e non arte, tra oggetti dubbi e oscuri. All’inizio di questo nuovo secolo i legami tra gli individui tendono a dissiparsi e a disgregarsi, e richiama un ruolo della cultura per superare l’isolamento dell’arte che tende a rimuovere piuttosto che affrontare un’estetica insoddisfacente e frammentaria che non vuol essere plurale. E l’aspetto che più di ogni altro esemplifica questa vita nella quale sembra non ci siano punti fermi, sta proprio nel miscelare il tutto nel contenitore di una galleria, in un museo, in luoghi istituzionali, sulle pagine dei giornali e, che noi vogliamo o no, ne subiamo la mescolanza degli stili che confluivano a comporre i canoni di un’arte eterna e immortale, mentre l’oggi è precario e di breve durata, come il lampo di una installazione che generalmente si attraversa o di una performance che crea relazione. Per questo mi rivolgo a chi ha la curiosità di conoscere l’attuale mondo dell’arte, e a quegli addetti ai lavori che bocciano i compromessi e continuano in un mestiere risoluto nell’essere indipendenti, e soprattutto affinché il bello non sia una capacità dimenticata.

 

 

 

Esiste un argomento o un tema su cui desidererebbe essere intervistato e che non le è stato ancora chiesto?

 

Discutere di un tema legato all’arte sacra e in molti casi alla sua dissacrazione con cose brutte e blasfeme – di cui nessuno parla – elaborate da alcuni artisti contemporanei che pensano di provocare ma sono soltanto pusillanimi giacché rivolgono la loro inutile attenzione solo a offendere i cattolici e non altri da cui avrebbero ben altra risposta che non l’indifferenza. Fermo restando che nessun credo va offeso.

 

 

Qual è il contributo che ritiene di aver apportato al panorama dell’arte contemporanea attraverso il suo lavoro di curatore e critico?

 

Con la qualità di mostre ben organizzate con opere di artisti ben rappresentati. Poi, prestare una maggiore attenzione in termini non di frenetici incontri salottieri in luoghi che hanno abbandonato il parametro di storicità dato che molti di questi sono ormai custodi di eventi in affitto e di carnevalate, tra esposizioni che non dimostrano niente. Tra colossali bufale: narrazioni visive in cui si manifesta non la straordinarietà dell’arte ma ciò che non è e che sconcerta, attraverso una sorta di processo di alienazione che porta alla prigione della mente e a non sapere più creare in questo stato di cose enormemente volubile, dove disobbedire è una chimera. E questo lo faccio con i miei libri. Dove spiego gli scivoloni nell’ambiguità di un eterno presente concettuale, mettendo in connessione frammenti originali e parti riviste, come per un artificioso antiquariato nell’assemblare parti diverse di mobili. Per questo in un clima come quello attuale diventa necessario ritrovare i passi utili a risvegliare il mondo dell’arte che ha assorbito prestazioni ondivaghe in un fare che vive dell’apparenza quando c’imbattiamo in dislivelli come consumo simbolico, in sfide che richiedono agganci con la parola da metabolizzare.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Interviste

Alla ricerca continua di una dimensione spirituale – La scultura di Alfonso Caniglia

L’ArteCheMiPiace – Interviste

Alla ricerca continua di una dimensione spirituale

La scultura di Alfonso Caniglia 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |04|Agosto|2022|

 

 

Negli splendidi lavori di Alfonso Caniglia è la materia il perfetto conduttore della sua creatività atta a provocare emozioni e a soddisfare esigenze comunicative.

La sua è una scultura che entra in dialogo diretto con il pubblico, si tratta di un processo che prende vita attraverso un vicendevole scambio di sguardi e riflessioni, lasciando che l’occhio venga rapito dal tratto, segno palpabile che dà anima ai volumi in cui è racchiuso.

 

Alfonso è un artista dall’innegabile talento che somma alle elevate capacità tecniche anche una forte ispirazione creativa.

Le sue opere, principalmente in legno, sono tante e anche diverse tra loro; ma tutte hanno un tratto in comune: l’amore per la materia.

Egli non si limita a modellare un pezzo di legno ma dimostra grande abilità nell’ imprimervi un’anima.

 

Le sue creazioni, realizzate con un’eccezionale perizia modellistica si distinguono per la notevole forza rappresentativa.

La sua è una scultura senza limiti dimensionali, in quanto spesso ama lavorare direttamente su alberi che vogliono continuare a vivere.

È una raffinata armonia, quella esaltata dalla concentrazione di forme protese nell’aria, alla ricerca continua di una dimensione spirituale. 

 

Alfonso spesso lavora direttamente sul luogo, come è accaduto per l’opera Rinascite 6.2, realizzata due anni fa su un intero albero d’ulivo, con le radici ancora impiantate nel terreno, presente nel Parco artistico-culturale della Masseria Mazzei a ROSSANO. 

Recentemente Alfonso è tornato in questo luogo situato sulle colline ioniche a completare la sua seconda opera arborea dal titolo “Chakra del Cuore” utilizzando la stessa tecnica come per la precedente.

 

È così che la natura entra nel processo creativo, diventando un gioco di ispirazione che abbina elementi naturali e atmosferici come legno, vento, sole e terra all’estro creativo di un autore che è capace di raccontarsi attraverso dinamiche emozionali ed esperenziali che arrivano al fruitore con tutte le sue qualità espressive.

 

Ne convergono opere dalla lavorazione lenta e laboriosa, dove la cura di ogni singolo dettaglio diventa pregio e misterioso tramite delle sue emozioni che si risolve in un incantevole linguaggio plastico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cercheremo di conoscerlo meglio attraverso questa intervista, approfondendo le sue esperienze creative e il suo lavoro.

 

 

 

 

 

 

 

 

Che cos’è per te e l’arte e cosa rappresenta la scultura?

 

L’ arte per me è un modo di essere, di pensare ed esprimermi.

La scultura è la tecnica artistica più adatta a me, per esternare le mie emozioni.

 



 

Quando è nata la prima scultura da te incisa?

 

La mia prima scultura nasce da bambino, quando l’arte, era a me ancora sconosciuta.

Mi procuravo la creta molto impura, e mi divertivo a modellarla.

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Che ruolo ha giocato il territorio in cui sei nato e cresciuto nella tua formazione

 

artistica? 

 

 

Il territorio in cui si nasce e si vive, influisce sempre tanto sulla vita di un artista.

 



 

Hai dei modelli, degli artisti di riferimento che riconosci come decisivi per la loro influenza nel tuo lavoro?

 

Gli Artisti che hanno attirato maggiormente la mia attenzione durante il mio percorso creativo, sono Modigliani e Costantin Brancusi, uno scultore rumeno forse poco conosciuto ma che ho sempre ammirato per il fatto che anche lui come me usava materiali poveri come il legno e la pietra.  

Ho inoltre avuto sempre un’attrazione verso l’arte in tutte le sue forme, come la pittura, la scultura, la musica, la poesia, il cinema e il teatro.

 

 

 

Ricordi un episodio che ti ha fatto capire che questa sarebbe stata realmente e per sempre la tua strada?

 

 

L’episodio che mi ha gratificato ed incoraggiato di più nel mio percorso creativo, è  stata la vendita “forzata” della mia prima scultura.

“Jonia”, un pezzo di legno di appena 20 cm di altezza che ha fatto innamorare l’acquirente che pur di averla si è  “svenato”, pagandomela tantissimo. 

Lui, da quel momento, è divenuto il mio mecenate.

 



 

Nel tuo processo creativo quali sono i materiali che utilizzi maggiormente?

 

I materiali che solitamente utilizzo per le mie creazioni, sono quelli più semplici da reperire sul nostro territorio, che sono il legno di ulivo e le pietre delle nostre fiumare.

 

 

 

Come nasce il processo creativo di una tua scultura? Ci spieghi quali sono i passaggi che compie?

 

Le mie sculture nascono da ispirazioni improvvise ed istintive, non seguo regole, difficilmente progetto qualcosa.

Scolpisco i miei pensieri, mi lascio andare e creo…

 



 

All’interno della tua produzione artistica, quanto è presente la religione e il simbolismo spirituale?

 

La spiritualità fa parte di me, quindi è dominante in tutte le mie creazioni artistiche

ed è per questo che la presenza di una triade magica e spirituale non manca mai! 

Questo aspetto compare in moltissime mie sculture manifestandosi nelle sue diverse corrispondenze e caratterizzando la triplicità della vita. Il simbolismo del numero tre torna con una certa insistenza nella mia ispirazione artistica, significato legato fortemente al mio credo religioso, quindi la santissima Trinità ma anche ad un aspetto personale ed intimo legato alla componente numerica della mia famiglia.

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come avviene la scelta dei titoli?

 

La scelta dei titoli, avviene in  modo istintivo e creativo… spesso ad ispirarmi nei miei lavori è proprio il titolo. 

 

 



 

 

RINASCITE 6.2, è una tua opera realizzata nel parco artistico culturale della Masseria Mazzei Le Colline del Gelso di Rossano, si tratta di una bellissima scultura alborea realizzata direttamente su un intero albero d’ulivo, con le radici ancora impiantate nel terreno. Questa particolare richiesta, ricordo che è arrivata in un momento molto delicato della tua vita, hai voglia di raccontarci quanto questa esperienza abbia influito sul tuo animo creativo?

 

La creazione di “Rinascite 6.2” è avvenuta in un momento particolare per me. In seguito ad una grave perdita sentivo il bisogno di una rinascita spirituale, e cosi è stato!

Scolpire e ridare vita ad alberi secchi che diversamente sarebbero stati tagliati mi ha ridato fiducia e forza, sia in campo personale che in quello artistico. 

“Rinascite 6.2”, il primo della serie,  è un’opera creata su un albero di ulivo.

“Re dei re” è una scultura creata su un albero di susino secco, ed infine il “Chakra del Cuore”, creata anche questa su un albero di ulivo.

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La tua carriera artistica è ricca di esperienze e importanti riconoscimenti. Per rimanere in tema, ce ne hai una che è rimasta “scolpita” nel tuo cuore?

 

Tra i tanti eventi a cui ho preso parte ce ne è uno del 2005 a cui sono rimasto maggiormente affezionato perché è stata un’esperienza che mi ha coinvolto in modo completo, in occasione dei festeggiamenti per il Millenario di San Nilo a Rossano sono stato invitato dall’allora Assessore alla Cultura, Alessandra Mazzei , a prendere parte al percorso artistico espositivo di arte estemporanea organizzato per quella circostanza.

In quell’occasione ho lavorato direttamente sul posto alla mia opera “Le due radici”, questa scultura, creata su un tronco di ulivo con radice, una volta ultimata è rimasta in esposizione permanente presso il Palazzo della Cultura San Bernardino nel centro storico di Rossano. Questa ricca programmazione che mi ha formato molto, sia artisticamente che culturalmente, si è conclusa con la consegna di targa e pergamena di benemerenza, che custodisco con orgoglio e gratitudine.

 

 

 



 

 

 
 

Delle tue opere invece, quale è quella più significativa per te e che occupa un posto speciale nel tuo cuore?

 

Fra tutte mi sento di citare le tre che sono dedicate alla memoria di mia moglie. 

“Triade con Urlo”, “Muse Silenti” e la più recente “Re dei re”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Hai qualche progetto nel tuo futuro artistico che vuoi raccontare e condividere con noi?

 

Dal mese scorso alcune mie opere sono state acquisite dal Mu.M.A.M per la loro Collezione permanente, le opere sono attualmente esposte presso la Sala delle Arti. Il Museo del Mare, dell’Agricoltura e delle Migrazioni, situato nel centro storico di Cariati nel settecentesco Palazzo Chiriàci, struttura storica e di proprietà comunale, è tornato fruibile dopo circa dieci anni accogliendo arte e cultura.

Ideatrice del percorso museale e Curatrice delle collezioni è Assunta Scorpiniti, con la quale è in programma un percorso di varie iniziative in cui verranno coinvolte enti pubblici, scuole, associazioni, istituti culturali e museali del territorio e dove avrò il piacere di essere coinvolto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Contatti dell’artista

 

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©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 
 

 
 
 
 

 

 

 

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Interviste

LA POETICA INTIMISTA NELLE SCULTURE DI RABARAMA – INTERVISTA

 

 

LA POETICA INTIMISTA
NELLE SCULTURE DI RABARAMA

INTERVISTA

 

di Giuseppina Irene Groccia  |24|Aprile|2021|

 

 

Artista di eccezionale talento, Rabarama, all’anagrafe Paola Epifani, è tra le figure artistiche più note, a livello internazionale, per quanto riguarda l’arte contemporanea italiana.

 

Ho sempre pensato alla sua scultura come essenza viva, autentica e palpitante che non necessita di elogi. 

Le sue opere si muovono nello spazio, in una sinuosità di vuoti e di pieni, rappresentando la trasformazione della materia in spiritualità.

 

 

Opere Co-stell-azione, Trans-lettera, Labirintide  – Reggio Calabria
 
 
In occasione di una mia visita a Reggio Calabria, ho avuto modo di vedere dal vivo le sue meravigliose opere, si tratta di tre sculture, dalla straordinaria bellezza, posizionate sul tratto del lungomare Falcomatà, chiamato anche il più bel km di Italia.

Trovo sia un dono meraviglioso, quello di assicurare a tutti la possibilità di fruire di queste bellissime  opere d’arte, nel nostro capoluogo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poterle toccare, osservare da vicino è stata per me una indescrivibile emozione. 

Ci si rende subito conto di quanto lo scopo principale di un artista sia quello di esprimere se stesso e trasmettere la sua anima al prossimo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Paola ci riesce pienamente, diventando universale e grandiosa nell’interpretare la sua tridimensionalità scultorea. Riesce ad unire la sintassi e l’oggettiva ripetitività  del corpo umano, alla molteplicità di pattern e disegni utilizzati per la decorazione delle superficie.

Questo suo eccezionale transito creativo, sospeso tra scultura e pittura, riesce a regalarci una intenzionalità intrisa di poetica astrazione, che dà ordine e senso alla proiezione emozionale del suo Io.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Appassionata sin da giovanissima alla scultura, che ritiene immediatamente il medium più vicino alla propria sensibilità, si interessa alla sperimentazione di tale declinazione artistica.

 

Le sue opere disegnano un percorso contrassegnato da vibrazioni umane, attraverso una dinamicità di torsioni che segnano in modo struggente le sensazioni di ogni osservatore, evocando memorie di sentimenti intrecciati, attese, lontananze, abbracci e assenze.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Opera Tantra 2015 – Bronzo dipinto

 

 

Associando il culto del bello e della raffinatezza al suo forte talento, l’artista riesce a liberare la forza e l’intenzione necessaria per imprimere alla materia, le proprie idee e determinazioni.

Le sue creazioni diventano “corpi viventi”, e assumendo una forma spirituale riescono ad andare oltre la loro statuaria apparenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Opera Switch 2013 – Bronzo dipinto

 

La sua dirompente creatività coniuga l’imprevedibilità del divenire con la perennità della materia. Le sue sono figure decorate con tessere di mosaico, alfabeto, geroglifici, puzzle, nidi d’ape, labirinti e simboli del genoma, questo insieme espressivo genera un dinamismo in grado di rappresentare emozioni con cui è facile e spontaneo entrare in connessione.

 

 

 

La grande abilità creativa di Paola Epifani, alias Rabarama, va di pari passo con la sua gentilezza e la sua disponibilità, dimostrata nel concedermi l’opportunità di un interessante scambio e confronto artistico, attraverso questa intervista.

 

Grazie Paola!

 

 

 

 

 

 

HO voluto approfondire con lei l’autenticità del suo cammino interiore, del suo percorso artistico E Dei suoi progetti futuri.

 

 

 

 

Quanto è stato determinante il contesto della tua famiglia nel portarti a intraprendere il mestiere dell’artista?

 

In realtà, anche se cresciuta in una famiglia di artisti, non sono mai stata sforzata ad intraprendere questa strada, è stata una scelta personale; sicuramente ho potuto anticipare alcuni passi, grazie alla disponibilità dei materiali e delle conoscenze, tuttavia ho sempre avuto libertà di scegliere il mio futuro, che è poi coinciso con la scultura.

 

 

 

 

 

 

Foto di Annamaria Bortolozzo – annamariabortolozzo.com

 

 

 

Come e quando ti sei avvicinata alla scultura e perché, tra le diverse forme

artistiche, hai scelto proprio questa?

 

Mi sono avvicinata sin da piccola a questa forma d’espressione, amavo ed amo tuttora plasmare la materia; è stato l’istinto a condurmi alla scultura, sentivo che era la forma di comunicazione più adatta al mio essere. 

 

 



Opera Chimera 2020 – Bronzo dipinto

 

 

Qual è l’approccio mentale che hai con la materia per arrivare agli aspetti contenutistici e concettuali delle tue sculture?

 

La mia idea è che la materia trasformi i contenuti e le emozioni da intangibili a tridimensionali. Inizio quindi la realizzazione del prototipo approcciandomi alla materia plasmandola fino a quando non raggiunge la forma definitiva, ricca di contenuti e significato. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Opera Mantis 2015 – Acrilico su tela

 

 

 

Nelle tue opere troviamo varie interpretazioni del sistema comunicativo. C’è un tuo linguaggio ben preciso nelle forme e nelle pose che assumono le tue figure, come anche nei segni che decidi di incidere su tutta la loro superficie. Spiegaci questo tuo messaggio non verbale…

 

Trovo che i simboli siano un linguaggio perfetto per comunicare messaggi complessi, e che possano raggiungere anche differenti culture (cerco infatti di utilizzare iconografie riconosciute o riconoscibili, rifacendomi ad antiche tradizioni). Il mio obiettivo è diffondere un concetto in maniera universale, ed il modo più semplice per farlo senza utilizzare la parola trovo sia quello di utilizzare mezzi visivi comprensibili ed immediatamente fruibili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Opera A-Mors 2019 – Bronzo Dipinto

 

 

Le tue sono sculture pensanti e spesso rappresentate in pose riflessive. Puoi svelarci qualcosa su questa caratteristica?

 

Attraverso la mia arte sono alla continua ricerca del senso della vita, che penso sia raggiungibile tramite una profonda riflessione interiore. Le pose che assumono le mie creature sono connesse a questo momento intimo di ricerca all’interno di ognuno di noi. Mi piace inoltre enfatizzare quelle linee energetiche che percorrono il nostro corpo e che sono utili per potenziare il linguaggio non verbale di quest’ultimo.

 

 



Opera Othila 2012 – Bronzo

 

 

 

Puoi descriverci il processo creativo della tua scultura, dal bozzetto alla creazione?

 

Tutto inizia con la ricerca di contenuti, a cui do la priorità, e che verranno poi trasposti sulla scultura; per fare ciò, mi lascio ispirare dal mio vissuto ed approfondisco tramite degli studi mirati su svariati temi. A volte eseguo qualche bozzetto su carta e prendo appunti, anche se più spesso inizio realizzando direttamente il prototipo dall’argilla. Nella mia mente riesco a visualizzare il risultato che voglio ottenere e da lì modello la materia finché non sono soddisfatta. Il corpo delle mie creature non è altro che la tela o la mappa che racconta e trasmette un messaggio, in modo tale che possa suggerire al fruitore un percorso da intraprendere attraverso le incisioni, le pose e, per alcune, la dipintura.

 

 

 

 

Opera Poezie 2017 – Bronzo

 

Contrariamente alla predilezione dell’arte contemporanea per le cose poco belle

tu punti molto su una forte tensione estetica. Ci spieghi perché?

 

Personalmente penso sia importante dare un messaggio positivo, e che sia possibilmente piacevole oltre che per gli occhi anche per l’anima. Nella vita possono capitare eventi drammatici o difficili, dai quali però è possibile uscirne rafforzati, trovandone un senso a noi utile per il futuroin tal modo sarà possibile andare avanti ricercando la luce e la bellezza che è in noi oltre che nell’Universo. Con le mie opere voglio suggerire questo a chi le osserva.

 

 

 

Opera 2-Second, Flusso Vitale 2014 – Bronzo

 

 

 

Qual è l’ispirazione o il concetto che hai colto maggiormente della cultura e della filosofia orientale?

 

Mentre nella cultura occidentale vediamo spesso alla vita come un percorso con un inizio ed una fine, nella cultura orientale è presente una visione circolare, dove l’anima si reincarna più volte. Questo permette di vivere più vite ed accumulare più esperienze, oltre a far fluire costantemente l’energia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Opera 31 L’influsso 2011 – Bronzo dipinto

 

 

Il tuo percorso artistico ti ha portato in giro per il mondo, avendo avuto modo di acquisire competenze e possibilità di confronto nella scena artistica internazionale. Qual è oggi, secondo te, la situazione dell’arte e della scultura nel mondo e come la rapporti al nostro paese?

 

L’essere umano sente dall’alba dei tempi la necessità di comunicare con il mondo che lo circonda e questo si realizza attraverso differenti linguaggi tra i quali è presente anche l’arte. Credo che nel corso del tempo si sia sperimentato moltissimo sia tecnicamente che espressivamente. Sicuramente chi ha modo di esprimere se stesso in maniera pulita ed onesta trova il modo di risaltare e comunicare attraverso le sue creazioni. 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto di Hikari Kesho – hikarikesho.com

 

 

 

Hai dei modelli, degli artisti di riferimento che riconosci come decisivi per la loro influenza nel tuo lavoro?

 

Louise Bourgeois e Lucian Freud, le cui opere mi coinvolgono moltissimo a livello interiore e per i contenuti che trasmettono.

 

 

Opera Tadashii 2011 – Marmo bianco di Carrara

 

 

 

Quali sono gli aspetti che oggi stimolano di più la tua creatività?

 

Qualsiasi cosa può stimolare la creatività, che sia della musica, un libro, una chiacchierata La mia arte trae origine dalla mia vita e dalle mie esperienze, motivo per cui ogni fatto può scatenare una riflessione che mi porta a realizzare una nuova opera. Gli stimoli che riceve il mio cuore, il mio ventre e quindi la mia anima (irrazionale) vengono poi rielaborati nella mia mente (razionale) e tramite la mia ricerca personale ogni opera diverrà espressione unica e originale del mio essere, quindi essenza.

 

 

Opera Psychè 2018 – Bronzo dipinto

 

 

 

La tua passione è un insieme di ricerca e profonda conoscenza dei diversi materiali. 

Quali prediligi utilizzare e perché?

 

Prediligo l’argilla semi refrattaria rosa in quanto mi permette di modellarla a mio piacimento. Mi ha sempre affascinato l’idea di poter realizzare una scultura semplicemente con le mani, senza l’ausilio di strumenti, e poterne ammirare rapidamente la nascita. Sento mente e cuore che si collegano in un flusso di energia che passa attraverso le mie mani per raggiungere la materia stessa.

 

 

Opera Alicante 2007 – Bronzo Patinato 
 
 

 

C’è un opera o un progetto a cui sei particolarmente legata? Perché?

 

Certamente, si tratta dell’opera Trans-mutazione che ho realizzato agli esordi della mia carriera e riprodotta anche in versione monumentale, utilizzata per un mio famoso scatto legato al body painting ed in collaborazione con il fotografo Hikari Kesho (al secolo Alberto Lisi). Di quest’opera amo la forza della posizione, che ho voluto rappresentasse una concentrazione di linee energetiche, che portano dal ventre, la Grande Madre dalla quale ha origine la vita, nel cui buio è importante perderci per poi ritrovarci. La superficie incisa ad esagoni si collega all’idea del DNA trasposto visivamente, traducendo quelli che sono gli elementi della vita stessa che ci rendono unici e irripetibili; tanto le cellule sono una piccola parte che compongono il nostro corpo, tanto il nostro corpo diviene cellula pulsante dell’Universo di cui siamo parte. Trans-mutazione vuole essere una sintesi di tutti i temi che tratto nella mia arte, esposti con semplicità, ma che trasmettono grande energia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto di Hikari Kesho – hikarikesho.com

 

 

 

Hai affrontato esperienze che ti hanno trasmesso la voglia di comunicare temi particolari attraverso le tue opere d’arte?

 

In realtà è ciò che faccio tutti i giorni con la mia arte: ogni opera è frutto della mia esperienza di vita, delle risposte che trovo dentro di me e che, trasponendo nelle mie creature, cerco di rendere universali. In questo modo, spero che il fruitore possa intraprendere un percorso di riflessione interiore e ricerca, stimolato dai messaggi che invio attraverso le simbologie.

 



 

 

Opera Chimera 2020 – Bronzo dipinto
 

 

 

Il tuo umore creativo è stato influenzato e cambiato da questo momento difficile che stiamo vivendo?

 

Non particolarmente; la riflessione su questo momento storico è diventata però motivo per suggerire ai fruitori della mia arte di trovare del tempo per stare con se stessi e riflettere sul proprio IO interiore. La frenesia della contemporaneità ci stava facendo estraniare dalla comprensione del nostro essere, perseguendo ideali materiali, tuttavia credo sia importante di tanto in tanto fermarsi ed interrogarsi riguardo temi spirituali, cercando di capirci al fine di rispettarci ed amarci un po’ di più.

 

 



Foto di Annamaria Bortolozzo – annamariabortolozzo.com

 

 

La tua carriera artistica è ricca di esperienze e di importanti riconoscimenti internazionali. Qual è l’esperienza che ricordi con maggior piacere? 

 

Non riesco ad identificare una sola esperienza, ce ne sono state tante, tutte diverse ed uniche, maognuna mi ha lasciato emozioni tanto forti quanto importanti. Sicuramente le esposizioni pubbliche dove le opere monumentali si incontrano casualmente con persone dai backgound molto diversi fra loro, ma soprattutto con un contesto ogni volta differente, sono quelle che mi hanno dato maggiore soddisfazione e da cui ho tratto sensazioni intense. Ogni esperienza entra a far parte della vita e rimane in me per sempre.

 



 Foto di Hikari Kesho – hikarikesho.com

 

 

Numerose ed importanti sono le acquisizioni delle tue opere da parte di importanti istituzioni pubbliche e private. Ce ne è una che porti in modo particolare nel cuore?

 

Senza dubbio l’acquisizione da parte del Governo Cinese di un’opera ora posizionata allo Shanghai Sculpture Space. L’esperienza in sé, dove ero entrata in contatto con questa cultura millenaria così diversa dalla nostra, era stata molto forte; sapere che una mia creatura rimarrà lì negli anni a venire è per me un traguardo importante senza ovviamente nulla togliere alle acquisizioni da parte di altri luoghi di prestigio, che mi hanno donato altresì grandi soddisfazioni.

 

 

 

 

 

Shanghai Sculpture Space – China

 

 

 

 

Come si rapporta oggi, chi come te si occupa di scultura, con l’epoca del virtuale?

 

Si creano spesso delle sinergie, integrando la scultura con le nuove tecnologie, come era stato per me la collaborazione con Drawlight, dove una mia creazione ha “preso vita” mutando la pelle in modo camaleontico grazie a delle proiezioni. Inoltre, grazie alla stampa 3D ed alla realtà virtuale è più semplice entrare in contatto con il pubblico e mostrare la scultura in tutta la sua volumetria e tridimensionalità, superando il limite della fotografia. In ultimo, per quanto riguarda alcuni procedimenti, le nuove tecnologie hanno aiutato a velocizzare alcuni lavori (come ad esempio la sbozzatura di opere in marmo); l’importante è rimanere fedeli a se stessi e non farsi inghiottire da questo processo di tecnologizzazione, a meno che non si utilizzi questo tipo di linguaggio che è parte integrante del proprio tempo storico e della propria ricerca artistica.

 

 

 

 

Opera Bozzolo 2012 – Scultura con 3D Mapping.   In collaborazione con Drawlight

 

 

 

Quale opera ti ha dato più soddisfazione?

 

Come spiegato prima, Trans-mutazione. Facendo invece riferimento ad un’opera realizzata in questi ultimi anni, direi Shiva: questa scultura mi ha permesso di trasformare l’idea di luce interiore, rispetto a come la rappresentavo prima in simboli, inessenza vera.

 



Opera Shiva 2017 – Bronzo dipinto

 

 

 

Da quali spunti riflessivi pensi di ripartire per i tuoi nuovi progetti?

 

Vorrei raccontare un percorso verso l’equilibrio e la libertà. Se prima vedevo l’uomo ingabbiato a causa di costrutti interni ed esterni, come possono essere la genetica, l’ambiente in cui viviamo, le tradizioni e gli insegnamenti, ora sento giunto il momento di intraprendere un viaggio che partendo dalla consapevolezza del nostro essere interiore, e quindi dalla nostra essenza vera, ci fornisca la possibilità di interagire liberamente con il mondo che ci circonda. Le risposte possiamo trovarle solo dentro noi stessi, attraverso l’auto consapevolezza e l’equilibrio interiore.

 

 

Opera Omael 2011 – Marmo bianco di Carrara

 

 

Mi piacerebbe chiudere questa nostra conversazione con una tua massima…

 

Perdersi in un labirinto emozionale. Con ciò, intendo invitare il fruitore a trovare la parte istintuale di sé, a perdersi nella sua anima e nelle sue emozioni, giungendo a vedere la propria bellezza interiore ed accettarsi; solo così, si raggiunge la libertà.

 



Opera Alone 2013 – Bronzo dipinto 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Intervista a cura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 
 
 

BIOGRAFIA

 

Paola Epifani, alias Rabarama, è nata a Roma nel 1969. Vive e lavora a Padova.

Figlia d’arte, fin da piccola mostra un innato talento per la scultura. Inizia la sua formazione artistica presso il Liceo Artistico di Treviso, proseguendo poi all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Si laurea con il massimo dei voti nel 1991 ed inizia immediatamente a prendere parte a un gran numero di concorsi nazionali e internazionali di scultura, ottenendo sempre più consensi sia dalla critica che dal pubblico in generale.

Rabarama crea sculture e dipinti con uomini, donne o creature ibride, spesso passando per l’eccentrico. La pelle del soggetto creato dall’artista è sempre decorata con simboli, lettere, geroglifici e altre figure in una varietà di forme. La “membrana”, il “mantello” che sembra avvolgere queste figure è in continua evoluzione, aggiungendo sempre nuovi segni, simboli e metafore. L’alfabeto indica la restrizione interna del linguaggio e la nostra entità singolare-plurale (secondo la concezione del filosofo Jean-Luc Nancy): geroglifici, puzzle e favi sono la visualizzazione del genoma, le infinite combinazioni e le possibili varietà inerenti all’umanità, visualizzato nei labirinti mentali dove si materializza la complessità sfaccettata dell’Io. Spesso le mostre delle opere di Rabarama sono presentate in collaborazione con altri artisti (body painting, ballerini, acrobati) e sono arricchite da video proiezioni e suoni. Il suo lavoro è considerato suggestivo ed eccitante, descrive tutti i dolori e le gioie dell’essere umano, dalla schiavitù alla libertà, attraverso il codice genetico dei sogni.

“L’arte di Rabarama è spesso molto aggressiva, non solo per il pubblico, ma anche per il creatore”, ha detto George S. Bolge, direttore esecutivo del Museum of Art di Boca Raton, Miami, Stati Uniti d’America, sulle opere dell’artista.

Questo lungo percorso, costellato di successi, l’ha portata a presentare nel 2011 alla 54° Biennale di Venezia l’opera monumentale Abbandono, realizzata interamente in marmo di Carrara.

 Oltre a questo riconoscimento fondamentale, le sue opere sono state esposte nelle principali capitali mondiali della scena artistica come, tra gli altri, Parigi, Firenze, Cannes, Miami, Shanghai.

Numerose e importanti sono anche le acquisizioni delle sue opere di importanti istituzioni pubbliche e private come il Museo d’arte della Biennale di Pechino, lo Shanghai Sculpture Space e il Copelouzos Museum di Atene, per non parlare delle tre opere monumentali acquistate dal Comune di Reggio Calabria ed esposte sul lungomare di Falcomatà. Nel 2014 è madrina e ispiratrice del Skin Art Festival, che si tiene a Merano, collaborando con Kryolan. Nel 2015, Rabarama ha vinto il concorso internazionale tenuto dal Comune di Vallo della Lucania (SA). A seguito di questa vittoria è stato creato Leud, il più grande marmo mai creato prima dall’artista, ora esposto nel caratteristico centro storico.

 Indimenticabile è anche l’intesa artistica e la collaborazione con il Cirque du Soleil.

Grazie al suo talento versatile, Rabarama sperimenta e realizza nel tempo opere in terracotta, bronzi classici ben noti, affascinanti pezzi unici di marmo, vetro e pietre rare, inclusioni in resina, monotipi in resina siliconica, preziosi gioielli d’artista e, naturalmente, i meravigliosi dipinti e serigrafie.

 Rabarama attualmente vive e lavora a Padova, gestisce la propria carriera e collabora a livello internazionale con importanti gallerie d’arte in Francia, Olanda, Belgio, Inghilterra, Turchia, Svizzera e Stati Uniti.

 

 

 

 

Contatti

 

Sito Web www.rabarama.com

Rabarama su Facebook 

Rabarama su Instagram

 

 

 

 

 

 

ESPOSIZIONI

 

 

1990

MetepecOxaca-Guadalajara-Città del Messico: selected as italian representative at the international contest of wooden sculpture, Città del MEssico, Mexico.

1991

La Bresse (France): selected as the Italian representative at the Festival de sculpture Camille Claudel, the artist created a wooden sculpture for the event.

Toluca (Mexico)invited and selected for the II Wood Sculpture Competition. The Museum of Modern Art purchases the work created during the competition for the permanent collection.

1992 

Rabarama, Museo d’Arte Moderna, Toluca, Mexico.

1993

Selected for the Alaska Ice Sculpture Contest, Alaska, United States of America.

1995

Rabarama, Galleria Dante Vecchiato, Padova, Italy.

Rabarama, Palazzo Piazzoni Parravicini, Vittorio Veneto (Treviso), Italy.

1996

Arte Fiera, Fiera di Bologna, Bologna, Italy.

1997

Rabarama, Galleria Dante Vecchiato, Vicenza, Italy.

Rabarama, Palazzo Grasselli, Cremona, Italy.

Rabarama, Galleria Arte Segno, Udine, Italy.

Rabarama, Busacca Gallery, Philadelphia, United States of America.

Tentoonstelling Exposition, Galleria Artstudio, Knokke, Belgium.

Arte Fiera, Fiera di Bologna, Bologna, Italy.

Europ’Art, Palexpo, Ginevra, Switzerland.

MiArt, Fiera di Milano, Milano, Italy.

Art Miami, Wynwood Arts District, Miami Beach, United States of America.

Lineart, Flanders Expo Centre, Gent, Belgium.

1998

Rabarama, Galerj JFV, RoeselareBelgium.

Arte Fiera, Fiera di Bologna, Bologna, Italy.

Europ’Art, Palexpo, Ginevra, Switzerland.

MiArt, Fiera di Milano, Milano, Italy.

Art Miami, Wynwood Arts District, Miami Beach, United States of America.

Lineart, Flanders Expo Centre, Gent, Belgium.

1999

Rabarama, Salone delle Terme, Anversa, France.

Arte Fiera, Fiera di Bologna, Bologna, Italy.

Europ’Art, Palexpo, Ginevra, Switzerland.

Art Miami, Wynwood Arts District, Miami Beach, United States of America.

Lineart, Flanders Expo Centre, GentBelgium.

2000

Una scoperta, New Art Gallery, Galleria Dante Vecchiato, Padova, Italy.

Rabarama, Fondazione Mudima, Milano, Italy.

Rabarama, Show Room Telemarket, Palazzo Orsini, Genova, Italy.

Trans-formation, Galerie Enrico Navarra, Parigi, France.

Rabarama, Galleria Dante Vecchiato, Forte dei Marmi (Lucca), Italy.

Rabarama. Colori e Forme (a cura di G. Granzotto), Sant’Ivo alla Sapienza, Roma, Italy.

Italian Bronze Masterpieces in Hong Kong, J. Gallery, Ritz Carlton, Hong Kong.

Arte Fiera, Fiera di Bologna, Bologna, Italy.

Europ’Art, Palexpo, Ginevra, Switzerland.

Art Miami, Wynwood Arts District, Miami Beach, United States of  America.

Lineart, Flanders Expo Centre, Gent, Belgium.

TIAF – Toronto International Art Fair, Metro Toronto Convention Centre, Toronto, Canada.

2001

Rabarama: Dimensione Bronzo, New Art Gallery, Galleria Dante Vecchiato, Padova, Italy.

Rabarama. Sculture Monumentali (a cura di D. Magnetti), Fondazione Palazzo Bricherasio, Torino, Italy.

Rabarama, Palazzo del Senato, Milano, Italy.

Rabarama, Show Room Telemarket, Milano, Italy.

Exposition Itinerante: Mondial (a cura di C. Schreyer), Forum Grimaldi, Monaco, Galerie Enrico Navarra, Parigi, France.

En Voyage, Castello Svevo, Barletta, Italy.

Arte Fiera, Fiera di Bologna, Bologna, Italy.

Art Miami, Wynwood Arts District, Miami Beach, United States of America.

Lineart, Flanders Expo Centre, Gent, Belgium.

Foire International d’Art Contemporain, Luxemburg.

2002

Rabarama: Esculturas Monumentales, Fondazione Dolores Olmedo Patino, Città del Messico, Mexico.

Sculture Monumentali, Museo Fleury, Lodéve (Montpellier), France.

Rabarama, Show Room Caffarelli, Verona, Italy.

Rabarama, Show Room Mercedes, Verona, Italy.

Rabarama, Hotel Hilton, Milano, Italy.

Rabarama, Alessandro S. Carone. Linee Riflesse (a cura di A. S. Carone, G. Perez), Pinacoteca Castello Svevo, Barletta, Italy.

Mondial, Taiwan, Cho Sun Ilbo Art Museum, Galleria Hyundai, Seoul, Yokohama, South Corea.

Open 2002 – “Imaginaire Féminin” – Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni, (a cura di P. De Grandis, P. Restany), varie sedi, Lido di Venezia, Italy.

Arte Fiera, Fiera di Bologna, Italy.

Lineart, Flanders Expo Centre, Gent, Belgium.

2003

Indecipherable trip, San Giovanni Evangelista, Spazio Badoer, Venezia, Italy.

Rabarama: Corpi Mutanti, varie sedi, Padova, Italy.

Sculture Monumentali, Fiera d’Oltremare, Napoli, Italy.

Sculture Monumentali, varie sedi, Abano Terme (Padova), Italy.

Im-patto (a cura di M. Calvesi, G. Granzotto), Musei di San Salvatore in Lauro, Roma, Italy.

Beijing International, National Art Museum of China, Biennale di Pechino, China.

24 artisti a confronto, Castel Brando, Cison di Valmarino (Treviso), Italy.

Arte Fiera, Fiera di Bologna, Italy.

LineartFlanders Expo Centre, Gent, Belgium.

Beijing International (a cura di V. Sanfo), Premio per la ricerca artistica, National Art Museum of China, Biennale di Pechino, China.

2004

Rabarama, Show-Room Telemarket, Roma, Italy.

Sculture Monumentali, varie sedi, Brescia, Italy.

Rabarama (a cura di C. Zanetti), Galleria Marchina Arte Contemporanea, Brescia, Italy.

Sculture Monumentali, Caselle Torinese, Torino, Italy.

Antropos (a cura di F. Di Leo), Casa del Cima, Conegliano (Treviso), Italy.

Sculpture Exhibition of Rabarama, Museo d’Arte Contemporanea Millennium Monument, Pechino, Museo d’Arte di He Xiangning, Shenzhen, Sculpture Space, Shangai, Jinan, China.

Oisterwijk Sculptuur 2004, Etienne Gallery, Oisterwijk, The Netherlands.

2005

Rabarama, Villa Remmert, Cirié (Torino), Italy.

Rabarama. Il Mistero dell’identità (a cura di N. D. Angerame, L. Caprile), Ex Chiesa Anglicana, Alasso (Savona), Italy.

Rabarama, Fundaciòn Sebastian, Città del Messico, Mexico.

Trans-calare, Delegacion Miguel Hidalgo, Città del Messico, Mexico.

Sculture monumentali, varie sedi, Città del Messico, Mexico.

Le sculture di Rabarama, Giardini del Centro Culturale La Estancia, Caracas, Venezuela.

Rabarama & Frans Molenaar, Etienne Gallery, Oisterwijk, The Netherlands.

Rabarama, Etienne Gallery, Osterwijk, The Netherlands.

Quando il gioiello diventa arte (con Leo Pizzo), Palazzo Braga Valmarana, Vicenza, Italy.

Anima-ta-mente, Show-room Telemarket, Brescia, Italy.

Open 2005. Mostra Internazionale di Sculture e Installazioni, (a cura di P. De Grandis, V. Sanfo, C. Tong-zung, M. Vescovo), varie sedi, Lido di Venezia, Italy.

SEG-Menti Contemporanei (a cura di F. Melengé), 1000 Bolle Arte Contemporanea, Amantea (Cosenza), Italy.

Collettiva (a cura di L. Ramonio), Galleria Le Tele Tolte, Calcata (Viterbo), Italy.

Novecento. Pittura e scultura (a cura di R. Bossaglia), Galleria D’Arte Cinquantasei, Bologna, Italy.

2006

Anima-ta-mente, Show-room Telemarket, Milano, Italy.

Rabarama, Etienne Gallery, Oisterwijk, The Netherlands.

Rabarama. Art in the city, piazza Torino, Jesolo (Venezia), Italy.

In-Formale (a cura di F. Amendola), 1000 Bolle Arte Contemporanea, Amantea (Cosenza).

Etienne Gallery, Oisterwijk, The Netherlands.

Sculture monumentali, Mostra dell’artigianato, Rovereto (Trento), Italy.

Reggio Emilia: vincitrice del premio Profilo Donna come migliore artista dell’anno.

MiArt 2006, Fiera di Milano, Milano, Italy.

2007

Anime, Show-room Telemarket, Milano, Italy.

Rabarama a Ginevra, maestoso connubio, Castello Franck Muller, Ginevra, Switzerland.

Rabarama. Identità (a cura di C. Alampi, D. Quattrone), Villa Genovese Zerbi, Reggio Calabria, Italy.

Rabarama. Oper-azioni, Galleria Achrome Arte Contemporanea, San Benedetto del Tronto, Italy.

Rabarama. Dreams of Transformation, Vecchiato New Art Galleries, Padova, Italy.

Surreal Metafisic’ Art, Galleria Profumo D’Arte, Roma, Italy.

Biennale FreeArte 2007 (a cura di L. Garbuglia), Galleria Il Canovaccio – Studio Antonio Canova, Roma, Italy.

Cornice Art Fair, Isola dei Tronchetto, Venezia, Italy.

MiArt 2007, Fiera di Milano, Milano, Italy.

ArtVerona 2007, Fiera di Verona, Verona, Italy.

 

 

2008

Rabarama a Cortina, Galleria Corbelli & Arte, esposizione di sculture monumentali lungo Corso Italia, Cortina d’Ampezzo (Belluno).

Rabarama – Mutazioni dell’animo, Show-room Telemarket, Bologna.

Rabarama. Peintures et Sculptures, La Galery Fine Arts, Saint Paul de Vence.

Rabarama. Gli spazi dell’arte, installazione di sculture monumentali lungo le strade cittadine in occasione di Catania Arte Fiera 2008, Catania.

Rabarama. Presenze (a cura di S. Arfelli), Galleria Comune Ex Peschiera, Piazza del Popolo e Centro Storico, Cesena, Galleria Comunale Leonardo da Vinci, Piazza Andrea Costa e percorso urbano, Cesenatico (Forlì-Cesena).

Rabarama à Paris (a cura di V. Sanfo), installazione di sculture monumentali tra Place de la Sorbonne, Rue Soufflot e Place du Pantheon, Parigi.

Rabarama. Italian Shape, AnniArt Gallery 798, Pechino.

Rabarama, Boca Raton Museum, Miami, United States of America.

MiArt 2008, Fiera di Milano, Milano, Italy.

Beijing Art Salon, Fiera di Pechino.

PAN Amsterdam, Fiera di Amsterdam.

2009

Rabarama dans la presqu’ile de Saint Tropez, installation of monumental sculptures along streets and public beaches, with Francesca Donà Gallery, Saint Tropez, France.

Rabarama – comes to life, Etienne Gallery, Oisterwijk, The Netherlands.

Rabarama, Serata di presentazione del catalogo ragionato “Riflessioni” a Palazzo della Gran Guardia, Padova, Italy.

Corpi Speciali, Milano, Italy.

2010

Rabarama sur la Croisette, installation of marble monumental sculptures along city streets and in the Garden of the Grand Hotel, Cannes, France.

Rabarama a Ortissima Percorsidorta 2010, installation of monumental sculptures along city streets in Palazzo Penotti Umbertini, Orta San Giulio, NO, Italy.

Rabarama at Moorhouse, London, England.

Rabarama at the Italian Cultural Institute, London, England.

2011

54° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Padiglione Italy, Arsenale, Venezia, Italy.

Rabarama “ANTICOnforme” FIRENZE, Piazza Pitti – Giardino di Boboli – Giardino delle Scuderie Reali – Complesso Le Pagliere, Florence, Italy.

2012

Rabarama Solo-show, Van Loon & Simons Gallery and Mary Church, Vught, Netherlands.

In-cinta, marble sculptures in Duomo square, Pietrasanta, Toscana, Italy.

Biennale Brabant, The Netherlands.

Galleria Il Novecento, Poltu Quatu, Sardegna, Italy.

Galleria Bel-Air, Genève, Switzerland.

Galery Wild, Zurich, Switzerland.

2013

Rabarama “Volarearte”, Pisa – Forte dei Marmi – Lucca, Italy.

Rabarama with Cirque du Soleil for “One Night for One Drop”, Las Vegas, USA

Rabarama “Metamorfosi”Cafmeyer Gallery, Belgium.

2014

Rabarama “SkinArt”, public art in Merano, Italy.

Rabarama, public art, La Croisette, Cannes, France.

CI Contemporary Istanbul art fair, Istanbul, Turkey.

Biennale d’arte contemporanea di Salerno, Palazzo Fruscione, Salerno, Italy.

Rabarama a Henley Festival, London, England.

Rabarama, Cafmeyer Gallery, Knokke, Belgium.

Rabarama, Bel Air Gallery, Verbier, Switzerland.

2015

Artist-IQ, Beurs Van Berlage, Amsterdam, The Netherlands.

One Night for One Drop, with Cirque du Soleil, Las Vegas, United States of America.

Visione dell’uomo, exhibition Rabarama and Antonio Tamburro, Galerie Hegemann, Munich, Germany.

Rabarama Expositie, Van Loon Galleries, Vught, The Netherlands.

Cocktail “105 years young”, Cafmeyer Gallery, Knokke-Zoute, Belgium.

Collaboration for Life Style by Caielly e Ferrari, Vergiate (VE), Italy.

Rabarama’s white marble monumental sculpture LEUD in Comune di Vallo della Lucania.

Biënnale Brabant, Van Loon Galleries, Tilburg, The Netherlands.

 

2016

Rabarama, Italian Fine Art Gallery, Positano, SA, Italy.

Rabarama at Il Salotto delle Eccellenze, Caffè Pedrocchi, Padova, Italy.

RabarAMAsolosolo exhibition, in occasion of the Biennale d’Arte di Asolo, Asolo, TV, Italy.

Biennale of Vught, Van Loon Galleries and Mary Church, Vught, The Netherlands.

Narayana, solo exhibition, Porto Cervo, Sardegna, Italy.

MULTICOLORE, exhibition Rabarama, Gerhard Neumaier and Yulia Kasakova, Galerie Hegemann, Munich, Germany.

Gran Galà Arte Cinema Impresa, Rabarama receives the Career award, Fondazione Mazzoleni, Venice, Italy.

Biennale d’arte contemporanea di Salerno, Palazzo Fruscione, Salerno, Italy.

Biennale Veghel, Van Loon Galleries, Veghel, The Netherlands.

Condizio-nata-mentesolo exhibition, Galleria d’Arte Marano, Cosenza, Italy.

2017

Ars omnia vincit, meeting with the artist, FerrowineCastelfranco Veneto (TV), Italy.

Exclusive Art Cocktail, thanks to Luxury Fashion Hotel Ambra Cortina and Galleria d’arte di Luigi Proietti, Cortina d’Ampezzo (BL), Italy.

Rabarama Expositiesolo exhibition, Van Loon Galleries, Vught, The Netherlands.

Biënnale Brabant, Van Loon Galleries, Tilburg, The Netherlands.

2018

Avatar, Fondazione Mazzoleni, Alzano Lombardo (BG), Italy.

First Art Fair, Van Loon Galleries, Amsterdam, The Netherlands.

CONTEMPO, exhibition Rabarama, David Bigbie, Nigel Cox, Frank Fischer, Igor Oleinikov, Ronal A. WesterhuisGalerie Hegemann, Munich, Germany.

Ritratti di donna, Fondazione Mazzoleni, Castello Visconteo di Pagazzano (BG), Italy.

Art Expo New York 2018, Contemply Srl, New York, United States of America.

ReikiMiart Gallery, Milano, Italy.

MiscelàneaP|Art Ibiza, Ibiza, Spain.

Beautiful People Exposition, Van Loon Galleries, Vught, The Netherlands.

MEMENTO, solo exhibition, Canova Arte, Stadio di Domiziano, Roma, Italy.

Biennale Veghel, Van Loon Galleries, Veghel, The Netherlands.

2019

Mana, Galleria d’Arte Malinpensa by La Telaccia, Torino, Italy.

Ciclopica. La grande scultura internazionaleDiffusione Italia International Group SrlSiracuraItaly.

DhyanaContemply Srl, Hotel Melià Milano,MilanoItaly.

Biennale ArteinsiemeMuseo Tattile Statale Omero, Ancona, Italy.

Art Cocktail RabaramaItalian Fine Art Gallery, Piccolo Sant’Andrea Luxury Suite Hotel & SPA, Praiano (SA), Italy.

Armonie di colori e forme di arte contemporanea, Artenate Galleria Arte Contemporanea, Todi (PG), Italy.

Biënnale Brabant, Van Loon Galleries, Tilburg, The Netherlands.

2020

Expositie Rabarama, Van Loon Galleries, Vught, The Netherlands.

 

 

 

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Interviste

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO

 

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO 

 

di Giuseppina Irene Groccia  |10|Gennaio|2021|

 

 

 

 

 

 

Per il ciclo “L’intervista”, ho pensato che non avrei potuto non intervistare il Maestro Pierluigi Rizzo 

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

 

Artista da sempre attento al dialogo tra linguaggi, ha sviluppato, nel corso di diversi anni di attività, una ricerca poliedrica che si fonda e si alimenta proprio nel colloquio tra ambiti e discipline diverse, nel suo caso principalmente pittura, scultura, poesia e teatro.

 

 

Nel suo percorso ha guardato costantemente ad una contaminazione tra le arti, utilizzando e fondendo gli apporti di diversi rami creativi: da quello visivo, a quello teatrale e poetico.

Nella sua pittura, ritroviamo forme e colori dai chiari tratti informali, che non sono altro che l’eco di suoi pensieri e parole.

 

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

Sono opere caratterizzate da una violenta gestualità, pulsanti di colore, in cui sembra che l’artista diventa un tutt’uno con la propria opera, amalgamando l’immagine di se stesso fino ad emergere con tematiche chiare della propria identità personale, della memoria e dell’anima.

 

Osservando e ammirando la pittura gestuale di Pierluigi, si percepisce chiaramente l’espressione del gesto astratto, dell’azione e del movimento. 

 

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

L’uso esclusivo della spatola crea energia pura, che si imprime sulla superficie, attraverso una sua sapiente tecnica personale,  rafforzata dalla scelta del colore, grande protagonista della sua pittura.

 

La struttura compositiva è complessa, con orizzonti spesso popolati da inquietudini visionarie.

 

 

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

Altra arte che è ben collocata all’interno del suo potenziale artistico, è quella di coniugare egregiamente la materialità delle pietre preziose all’estetica del design,disegnando con particolare abilità, oggetti preziosi da gioielleria. 

 

Parallelamente alle diverse forme di arte visiva, come pittura e scultura, nei momenti di ispirazione, si dedica anche alla poesia, inserendo suoi scritti in antologie e raccolte di liriche. 

 

La sua è una poetica in grado di muoversi tra le cose, secondo una dimensione alchemica dello spazio scritto.

 

Una narrazione, che è un peregrinare fantastico, all’interno della sua fantasia. 

 

Dalle sue opere, siano esse letterarie o visive, emergono sussurri, frammenti di scene lontane che raccontano paesaggi e attraversamenti, bagliori e ombre, luci e tenebre.

 

 

Ho scavato una fossa

ho lavorato lentamente

l’ho fatta molto profonda

ed ho adagiato il mio amore.. 

Con dolcezza l’ho guardato , l’ho baciato 

ed ho cominciato a buttare terra poi pietre

poi rocce. ..

Ho sepolto il mio amore

non c’era nulla da fare

ho seppellito il mio cuore.

Pierluigi Rizzo

 

 

Nel suo rapporto con la scena teatrale invece, c’è un percorso finalizzato all’approccio intellettuale, il palcoscenico diventa luogo dove egli si gioca abilità e pratica.

L’elemento visivo fa da contrappeso a quello verbale, in un perfetto equilibrio… e la sua voce diviene racconto, evocando visioni.

Questo è il cuore dell’arte e del buon narratore..

 

Pierluigi Rizzo vive la realtà e l’arte come un atto di passione in un territorio magico, traducendo in immagini e versi la propria sensorialità psico emotiva.

Il suo spazio artistico e il suo procedimento creativo, sono strumenti attraverso i quali ci restituisce le immagini della sua straordinaria e sensibile visione del mondo.

 

 

 

 

 

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

“La roccia di Horeb” – Sculture in marmo grigio venato

 

 

 

Cercheremo di conoscerlo meglio attraverso questa intervista, per capire a fondo i suoi lavori e per comprendere meglio i meccanismi della sua poliedrica attività artistica 

 

Un aspetto che mi ha subito colpito è il tuo autorevole background artistico. Pittore, scultore, attore teatrale, scenografo, designer, scrittore e poeta.. In che modo e quanto riesce ad apportare, ogni singola esperienza artistica, al tuo profilo creativo e umano?

 

Innanzi tutto ti ringrazio poi aggiungo che in realtà  le varie arti si intrecciano fra loro e diventa molto facile esprimersi nei vari linguaggi artistici. Attraverso le varie esperienze, naturalmente ci si arricchisce sempre più in quanto alcune cose non si possono spiegare bene con una tecnica, mentre è più facile con una altra e cosi che i vari percorsi si possono completare l’uno nell’ altro. 

Scrivere e lavorare per il teatro mi ha arricchito enormemente e tutto quello che apprendevo si riversava inesorabilmente nei vari linguaggi, dalla scultura alla pittura e al design in genere.

 

Ci racconti un pò dell’importante scelta, di interrompere gli studi in medicina per dedicarti a tempo pieno alla tua passione per l’Arte? Hai mai avuto rimpianti?

 

Abbandonare gli studi di medicina per seguire la mia strada artistica è stato problematico, non tanto per me ma per i miei genitori. Faccio presente che allora eravamo negli anni settanta,  con una mentalità  completamente diversa da ora e dire che facevi l’artista era visto come una follia, soprattutto a Rossano e in Calabria. Io provenivo da studi classici e non avevo mai avuto contatti con il mondo artistico, tranne suonare la chitarra in un gruppo giovanile, esperienza che mi ha aiutato molto in teatro e nello scrivere, per cui ho dovuto studiare da solo tutto quello che era possibile, del mondo artistico. 

No, nessun rimpianto e se tornassi indietro lo rifarei di nuovo.

 

 

 

Quanto ha influito la tua lunga permanenza a Perugia, una città d’arte piena di storia, nel tuo percorso artistico e professionale?

Indubbiamente Perugia è stata fondamentale per due motivi, uno per il lato artigianale e l’altro per gli incontri con quasi tutte le nazionalità del mondo, in quanto sede dell’università per stranieri, con la possibilità di conoscere gente proveniente dalle varie parti della terra ed avere scambi culturali enormi e questo mi ha aiutato molto.

 

 

Perugia e il suo Umbria Jazz. Pensi che nasca da lì la tua grande passione per il Jazz?

Si, senza dubbio anche se io preferivo il blues ma a Perugia la mia conoscenza del jazz si è perfezionata ed ho potuto apprezzarlo ancora di più. 

Amo ancora il blues.

 

Che tipo di percorso artistico hai compiuto e quanto ha influito sulla tua formazione?

Come dicevo prima, non avevo nessuna formazione artistica tranne i miei studi classici, ma era troppo poco. Arrivai a fare arte da un cammino, oserei dire classico e cioè dall’artigianato.  Cominciai a lavorare il vetro con la tecnica della pittura a freddo,  che in quel tempo, parlo degli anni settanta, a Perugia la importarono degli studenti artisti iraniani e infatti è una antichissima arte persiana.  

In italia è  conosciuta come arte povera ed infatti la voce grossa la fa la tecnica delle vetrate a fuoco.  

Cominciai cosi e naturalmente, il vetro, avendo bisogno di una struttura di sostegno, cominciai a costruire oggetti come lampade, vassoi, tavoli, posaceneri, porte etc, utilizzando il vetro dipinto a freddo e studiando le strutture in un modo nuovo. 

Piano piano rubai le tecniche ad altri artigiani anziani che erano ben contenti che qualche giovane si  appassionasse al loro lavoro. Parlo naturalmente sempre del vetro.

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

 

Serie “Fumetti” – Resine su Plexiglas 

 

Un giorno, entrò nel mio laboratorio aperto al pubblico, un signore il quale osservò tutti i miei lavori molto attentamente poi mi lascio il suo biglietto da visita e mi disse: “quando reputa di avere un lavoro artistico mi telefoni.” Ed uscì.  

Venni a sapere che era un importante collezionista di arte perugino, nonché un primario di ospedale. 

Spinto da questa nuova storia cominciai a studiare tutto quello che era possibile del mondo dell’arte e cominciai a leggere soprattutto un libro sulla Bauhaus e qui cominciò la mia avventura in questo mondo fantastico dell’ arte.

Il mio lavoro artigianale, che non ho mai abbandonato, abbinato alle ricerche artistiche, mi hanno portato in giro per il mondo .

 

 

 

Ami definirti “operatore di materia”. Ci spieghi perché?

Ho coniato questo termine, operatore di materia, perché non sono un Creatore in quanto ex nihilo, dal nulla non riesco a fare niente ma da un lavoro manuale riesco a far uscire qualcosa. 

Non  mi posso definire artigiano in quanto in realtà non lo sono, come produzione intendo e quindi mi è  venuto facile coniare questo termine, in poche parole non sono Dio e nessun uomo lo è.

 

 

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

 

 

 

Serie “Ramette”, l’originale progetto realizzato con latte da olio in banda stagnata, dipinte ad olio.

 

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Quali tecniche utilizzi nell’esecuzione dei tuoi lavori?

 

Come ho detto prima non avendo studiato arte ho dovuto inventarmi le mie tecniche e negli anni le ho perfezionate.  

Uso molto l’olio per dipingere e uso la spatola per farlo,  in quanto non so usare i pennelli e in realtà non li ho mai usati . Essendo scultore preferisco la spatola perché lo trovo un attrezzo simile ad uno scalpello.

Le tecniche poi variano a seconda dei materiali che uso.

 

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In alcune mostre ti sei contraddistinto con le tue famose “stratificazioni”, una tecnica che spinge l’osservatore ad interrogarsi sull’inesorabile scorrere del tempo. Che cosa rappresentano per te?

La serie delle “Stratificazioni” inizia più o meno una decina di anni fa con l’osservazione di una vecchissima porta nel centro storico di Rossano, dove risiedo, notando che il tempo aveva grattato e consunto il colore superficiale facendo apparire i vari strati di colore che si erano succeduti nel tempo e formando forme particolari; naturalmente mentre osservavo, i ricordi mi risalivano e vedevo persone, scene, odori che avevo dimenticato. Praticamente fu come un viaggio nel tempo e mi trovai immerso in quel periodo rivivendolo. Associare i colori alle varie sensazioni fu un tutt’uno. Cominciai cosi a viaggiare a ritroso nel mio interiore cercando di seguire i contorni di un ricordo ma mi accorsi che sfumavano sovrapponendosi ad altri ricordi tanto da non poter distinguere, se non a tratti, le varie storie. Nella sovrapposizione accadeva che si formavano altre storie e cosi decisi di provare ad immortalare con i colori questo viaggio nella memoria.

 

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Quali sono i materiali che prediligi usare per le tue sculture e soprattutto a cosa ti ispiri quando le realizzi?

 

Il materiale che prediligo è il bronzo. Fare la scultura e poi fonderla è una goduria, ma i costi sono alti, troppo alti ed è  da molto tempo che non faccio più fondere. Le ultime sculture le feci fondere in alluminio, materiale che mi piace molto ed è  molto meno costoso del bronzo ma resta il fatto che è difficile vendere una scultura. Lavoro con tutti i materiali dal legno al marmo e naturalmente vetri e plastiche fuse .

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

 

 

 

I miei temi sono più o meno gli stessi, sia in pittura che in scultura o in scrittura e cioè il rapporto uomo/Dio/uomo. 

Non faccio il figurativo perché il mio mondo è interiore, come tutte le problematiche umane e cerco di scandagliare il più  possibile dentro il mio animo, partendo dalla bibbia e da tutti gli altri testi cosiddetti sacri.

 

La tua “sete” di ricerca ti ha portato a girare un po’ il mondo, parlaci dei luoghi che ti hanno maggiormente apportato ispirazione..

 

Ho avuto il piacere e l’onore di esporre in molti paesi del mondo ovest, ed ognuno mi ha trasmesso qualcosa. Sono rimasto enormemente colpito dagli artisti brasiliani, che toccano diversi linguaggi, sia dal lato conservatore che dal lato di avanguardia. La Francia, sotto un certo aspetto, mi ha deluso ma io parlo degli anni novanta ed allora, sembrerebbe strano, era sempre in voga il classico, anche per come sono, o meglio erano, arredate allora le case. Ho potuto conoscere diversi artisti che, a loro modo, mi hanno convinto a continuare la mia strada .

 

 

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L’artista in occasione della sua personale negli Stati Uniti

 

Lavori ed esponi non solo in Italia, ma anche all’estero. In particolare quanto ha inciso la tua esperienza espositiva negli Stati Uniti sul tuo percorso artistico?

Per quanto riguarda l’America del nord io posso parlare solo di alcune città come New York, Frederik, Cumberland o Washington. Quello che ho potuto vedere nelle varie gallerie delle diverse città, mi ha trasmesso un qualcosa di fermo agli anni sessanta e settanta, ho visto poca ricerca di avanguardia interessante.  

Unica cosa, per me positiva, è stato constatare che moltissimi artisti lavorano l’olio su carta. Lavori che anche io porto avanti da più di cinque anni, ma che non trovano un mercato, perché  la gente è abituata alla tela. I vari luoghi nei quali ho potuto lavorare nonché esporre, in realtà, non mi hanno ispirato, in quanto la mia ispirazione viene da dentro, dal mio profondo.  

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

 

Serie “Giano bifronte” Olio su Plexiglas con luce interna e supporto in legno. H 2mt

 

Opere esposte presso la Schwab Mountain Maryland Gallery – Cumberland (Stati Uniti) 

Anno 2015

 

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

 

 

Nei primi anni 80 avviene il tuo incontro con il teatro. Ci parli della tua prima esperienza come scenografo e poi di quella come attore?

In realtà il teatro è avvenuto per gradi. Un giorno entra nel mio laboratorio a Perugia un signore che conoscevo come attore e direttore di un teatro cabaret di Perugia “Il Canguasto”, appena entrato si presenta e mi chiede se ero disponibile a fare da factotum per la sua compagnia.  

In pratica dovevo guidare il furgone con tutte le varie attrezzature ed in più occuparmi del mixer audio e luci. Io, che avevo una leggera conoscenza del settore, accettai anche perché la paga era buona e si lavorava di domenica. Iniziai cosi dal basso e poi accadde, come succede sempre, che mancava un attore e mi chiesero di sostituirlo. Accettai, anche perché non dovevo fare niente, solo entrare salutare ed uscire. Alla fine dello spettacolo l’attrice protagonista Mariella Chiarini, venne da me e mi disse che avevo una grossa presenza scenica. Allora non capivo, ma aveva perfettamente ragione.  

Fu così che iniziai.

 

Per quanto riguarda la scenografia, fui contattato da un’altra compagnia, che aveva messo su un lavoro particolare su Cristo ed avevano bisogno di una grande croce in vetro. La realizzai,  tenendo presente che non doveva essere fragile e studiai una scultura di vetro incollata su specchio e legno che si montava per il trasporto. Poi vennero altre scenografie, ma sempre introdussi le mie ricerche artistiche .

 

Ci racconti qualcosa sulla tua ricerca poetica e il rapporto che hai con la tecnica espressiva?

Per quanto riguarda il lato poetico devo dire che non mi sento un poeta, sono un autore teatrale e forse a volte sono sconfinato nella poesia. In realtà, le mie cosiddette poesie sono micro storie, dato che ormai non scrivo più per il teatro per varie vicissitudini, sia personali che per la vita in generale.

Il mio ultimo lavoro teatrale è stato nel 2016 con lo spettacolo “Ah l’amore”, successivamente ho portato a termine, sempre nel 2016, il libro “Il tempo di esplorare il nostro  amore” un lavoro iniziato nel 2015.

 

 

IL TEMPO DI ESPLORARE IL NOSTRO AMORE DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace
 
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Ecco, il tuo ultimo lavoro letterario “Il tempo di esplorare il nostro amore” è molto autobiografico, qual è stato l’impulso che ti ha spinto a realizzarlo?

Si, hai ragione questo libro è autobiografico ed è l’analisi, momento per momento, di tutto quello che è  accaduto in quel rapporto intenso di amore, sia nelle fasi belle che nelle fasi distruttive.  

In realtà accadde un fatto strano mentre vivevo le fasi negative di quell’ amore e cioè cominciai a sdoppiarmi, ad analizzare il me stesso che soffriva, ed era come se in quei momenti esistessero  due me stessi, uno che annotava i vari momenti, direi freddamente, e l’altro che smaniava per amore.

Fu una esperienza che lasciò solchi profondi.

 

A volte, per noia, prendo una penna e scrivo quello che passa nel mio interiore. Le mie incazzature, le mie illusioni e delusioni, le riflessioni su un mondo che reputo sempre più in decadenza, il mio rapporto con un Dio che trovo sempre più sadico etc.

 

Non ho una tecnica poetica né la ricerco, perché non scrivo poesie. Nella mia presunzione lascio una traccia diversa, scrivo appunti sulla mia vita e stranamente, anche altri si ci ritrovono. Mi piace sfatare i vari luoghi comuni perché creano prigioni, dalle quali è difficile uscirne.

 

 

A cosa stai lavorando in questo periodo?

In questo periodo sto lavorando ad una serie di nuovi quadri,  tenendo presente il lavoro di scrittura, cerco di dare alle varie parole un colore e debbo confessare che mi piace molto questo connubio.

 

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

 

Infatti stai vivendo un momento di grande forza creativa attraverso la realizzazione di numerose nuove opere. A quando una tua nuova personale?

Forse, una volta finito questo brutto periodo di chiusura a causa del covid,  riuscirò a fare una personale con questi nuovi lavori e spero prima di morire .

 

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace



 

 

Per te che hai fatto della definizione di “libertà” uno stile di vita, ci spieghi un tuo personale concetto a riguardo?

La libertà? Un concetto vago, una idea con troppe sfumature.  Esiste un tentativo di raggiungere la libertà ma sarà comunque condizionata dagli altri. È vero, ho sempre lottato per la mia libertà, tenendo presente che si paga un pedaggio molto salato e cioè la solitudine.

 

Libertà è una parola troppo usata. Ci sarà  sempre qualcosa o qualcuno che limiterà questo concetto e in fin dei conti noi siamo legati l’uno all’altro come penisole. Personalmente ho sempre cercato di non uniformarmi al pensiero degli altri  soprattutto se era un pensiero che soffocava il mio sentire interiore e lo stesso nel mio mondo artistico. Quando ero giovane, seguivo la strada classica nel mondo artistico e cioè  gallerie, pubblicazioni, critiche etc,  poi mi accorsi, che in realtà cercavano un cavallo da sfruttare ed io non sono un cavallo, ma un tentativo di uomo per cui mi allontanai da tutto e seguii la mia strada, che conduco ancora oggi.

Ripeto, si paga con la solitudine, anche se io non l’avverto mai  .

 

Per chiudere questa conversazione, vorrei chiederti qual è il tuo più grande obiettivo professionale raggiunto o anche solo sognato?

 

Il mio obbiettivo raggiunto è quello di aver vissuto di arte fino ad ora girando mezzo mondo, mi riferisco al mondo ovest, quello che mi piacerebbe realizzare ancora è di esporre in Cina e in Giappone, due culture che mi attraggono moltissimo, purtroppo data la mia età sarà molto difficile realizzare questi obiettivi ma è anche vero che non bisogna mai dire mai.. chissà.

 

 

 

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Intervista a cura di Giuseppina Irene Groccia 

 

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Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.

 

 

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