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Intervista a Alessandro Giansanti di Agarte – Fucina delle Arti e a Alessio Musella, Editore EXITURBANMAGAZINE

 L’ArteCheMiPiace – Interviste

 

 

Intervista a Alessandro giansanti di Agarte – Fucina delle Arti E A ALESSIO MUSELLA, EDITORE EXITURBANMAGAZINE 

Un Viaggio nella Passione e Innovazione Artistica di due Curatori d’eccellenza 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |20|Giugno|2024|

 

 

Nel cuore dei Castelli Romani, un giovane gallerista ama rivoluzionare il mondo dell’arte contemporanea. 

Alessandro Giansanti, fondatore di Agarte – Fucina delle Arti, ha avviato il suo progetto all’età di 25 anni, nel pieno della pandemia, dimostrando che la passione e la determinazione possono trasformare le sfide in opportunità. 

Oggi, Agarte è un punto di riferimento per molti artisti emergenti, grazie anche alle collaborazioni con realtà influenti come Art&Investments ed ExitUrbanMagazine di Alessio Musella. 

 

 

 

Da sn Alessandro Giansanti, Gallerista e Titolare Agarte-Fucina delle Arti. A ds Alessio Musella, Curatore artistico, editor e Founder Art&Investments e ExitUrbanMagazine 

 

Alessio Musella è un editore, curatore e collettore di arte contemporanea con una passione profonda per il dialogo tra marketing, design e arte. Con una conoscenza approfondita della comunicazione online, compresi i social media, Alessio sa come utilizzare la potenza della diffusione di un messaggio per promuovere l’arte e gli artisti. Sviluppando un format comunicativo innovativo e sempre aggiornato ha da sempre avuto successo nell’unire le sue passioni per l’arte e la comunicazione per creare esperienze di successo.

 

In questa intervista, Alessandro e Alessio si confronteranno con i lettori per raccontare la storia della loro collaborazione, che ha portato all’organizzazione di un evento molto originale e innovativo. Questo incontro sarà un’avventura stimolante e coinvolgente, che unirà audacia e entusiasmo in un percorso di idee innovative e strategie avanzate che rinnoveranno sicuramente il mondo dell’arte contemporanea. 

In particolare, ci soffermeremo sul nuovo evento in programma in questi giorni, “NOT ONLY URBAN“, che mira a presentare artisti emergenti e di tendenza, sottolineando l’importanza di stili e movimenti contemporanei.

 



 

Ciao Alessandro, presentati ai nostri lettori e illustraci
cosa 
rappresenta Agarte – Fucina delle Arti e come la tua
passione per l’arte 
si è trasformata in un progetto concreto che ti ha portato a
diventare 
uno dei più giovani e apprezzati galleristi in Italia?
Inoltre, ci racconti 
un po’ della tua scelta di collaborazione con
Art&Investments ed 
ExitUrbanMagazine di Alessio Musella?

 

Aprii il progetto di Agarte insieme alla mia famiglia nel
2020 all’età di 25 anni annoverandomi a 
tutti gli effetti tra i più giovani galleristi d’Italia e
d’Europa. Aprimmo il progetto per una necessità 
di ripartire con l’arte e la cultura scegliendo una zona
periferica, quella dei Castelli Romani, subito 
dopo la pandemia da Covid-19 principiando dunque il percorso
durante un periodo complicato, ma 
puntando sin da subito sugli emergenti capitolini (vista
l’esplosiva scena artistica romana)! 
Attualmente mi reputo un gallerista emergente che ha molto
da apprendere e in questi 48 mesi ho 
avuto modo di crescere molto, finendo per realizzare 36 tra
mostre collettive e personali, sul suolo 
nazionale ed internazionale.. Non penso di essere parte di
quel gruppo dei galleristi più conosciuti 
ed apprezzati, almeno non ancora, ma sicuramente vengo preso
come riferimento per molte delle 
scelte inconsuete che applico al mio lavoro, nella costante
ricerca e nello spingermi sempre oltre il 
ruolo di gallerista.

Con Ale è stata collaborazione sin da subito, ci siamo
trovati bene e abbiamo iniziato scambiandoci 
consigli e suggerimenti, Alessio ha una grande esperienza in
campo della comunicazione e ho avuto 
modo di poter prendere spunto su più fattori, tenendo sempre
un occhio di riguardo dapprima per il 
progetto Art & Investments e poi Exiturban. Quest’ultimo
anno è stato incentrato sulla creazione di 
progetti condivisi, prima con la mostra “Dis-Comfort” a
Palazzo Rospigliosi di Zagarolo (RM) con 
le mie colleghe Roberta Cristofari, Giusy Longo ed Eleonora
Turli, poi con “Sapori: Arte 
nutrimento per l’anima” a Frascati in collaborazione con
Divulgarti Group di Loredana Trestin.. Da 
quest’ultimo lavoro abbiamo deciso di riprendere la vecchia
collaborazione con Alessio Musella 
scegliendo di curare una rassegna insieme!

 

Ciao Alessio, il tuo nome è ben noto nel campo artistico per la tua dedizione alla curatela artistica e al supporto ai giovani artisti emergenti. Hai iniziato la tua carriera artistica tanti anni fa venendo dal mondo del design e dell’architettura. Attraverso l’esperienza accumulata e la tua grande passione per l’arte  hai consolidato il tuo successo con la creazione della piattaforma online Art&Investments e della rivista mensile ExitUrbanMagazine. Ci racconti un po’  della tua scelta di collaborazione con Agarte Fucina delle Arti di Alessandro Giansanti?

 

Alessandro è un gallerista giovane, dinamico e molto preparato, tre caratteristiche non scontate da trovare quando parliamo di arte. 

La quarta caratteristica che apprezzo molto è l’ambizione, ma non quella fine a se stessa, ha programmato come e dove vuole arrivare, e sarà un piacere affiancarlo nel suo percorso.

Non ultimo Agarte Fucina della arti è tra le poche gallerie che tratta la ceramica, forma d’arte che da sempre mi affascina e che ho messo tra le priorità nel voler far comprendere al grande pubblico quanta tecnica e tradizione sono avvolte nel lavorare l’argilla, terra fuoco aria e acqua vengono sapientemente miscelati per creare splendide opere d’arte…

 

 

 

Come è nata la vostra conoscenza e di riflesso la vostra
intesa 
professionale?

 

Alessandro: La nostra conoscenza è nata ancora prima dello sviluppo
della galleria “Agarte – Fucina delle Arti”, 
nel periodo del 2018-19. Durante quegli anni collaboravo con
una rivista per il quale Alessio aveva 
scritto un articolo e mentre vagliavamo la possibilità di
aprire uno spazio fisico, la figura di Alessio 
ci sembrava sempre più interessante in termini di
connessioni e sinergie. 
Il primo periodo ci siamo occupati maggiormente dello
scambio di contatti ed artisti, solamente nel 
2023 abbiamo cominciato a collaborare direttamente con la
scelta di alcuni artisti da inserire nel 
nostro showroom e con la partecipazione in eventi
organizzati con la collaborazione di Art & 
Investments ed Exit.. Ad oggi “Not-Only Urban” è la prima ed
ufficiale rassegna collettiva di arte 
contemporanea che vede un lavoro a quattro mani realizzato,
organizzato e promosso direttamente 
da entrambi!

 

Alessio: Collaborare per me è sinonimo di stima, e ho potuto constatare da subito, come già detto, l’approccio  innovativo e dinamico che Alessandro, se pur giovane, ha saputo mettere in campo, e l’arte ha bisogno di trovare nuovi modi per comunicare e ampliare il pubblico di riferimento.

 

 

Qual è stata l’ispirazione dietro la scelta di Frascati come
sede della 
mostra?

 

Alessandro: Frascati è la sede della nostra associazione e galleria,
conosciamo bene il territorio, siamo avvezzi 
alle sue dinamiche e sono anni che oramai organizziamo
mostre sul suo territorio. Ultimamente 
stiamo collaborando con vari comuni dell’hinterland romano,
stiamo uscendo fuori dalla regione ma 
anche fuori dallo stivale. Il ruolo informale e più diretto
di Frascati ci sembrava il più appropriato 
per una rassegna di volti nuovi da presentare al pubblico! NOT-ONLY URBAN, un titolo che lascia spazio a precise
riflessioni 
sull’arte contemporanea e il suo ruolo nel mondo globale.
Quali sono 
state le motivazioni che avete considerato nella scelta del
tema per 
questa mostra? Inizialmente volevamo chiamare la rassegna “Urban
Selection”, ma effettivamente suonava 
riduttivo.. L’idea è quella di focalizzasi su alcune delle
tendenze più contemporanee che si possano 
sposare con l’idea di una tipologia d’arte più diretta. Il
nome vuole avvicinarsi alla rivista di Alessio 
“Exiturban magazine”, ma anche approcciarsi a quella che è
la location industriale di riferimento: il 
mercato coperto; il polo di 450mq che ospita la rassegna è
una struttura priva di quel fascino 
elegante tipico dei musei e delle gallerie, ma è una tela
bianca che può trasformarsi in base 
all’utilizzo che se ne fa! Il palazzetto difatti, ex mercato
ortofrutticolo della città posto nel centro 
della vita economica di Frascati, è una location che a lungo
è stata abbandonata a se stessa.. siamo 
stati tra i primi ad intervenire utilizzando la struttura
come polo culturale, non sono mancate certo le 
critiche, ma quando si ha una visione, poco importa di
quelle!

 

Alessio: Frascati ha un fascino tutto suo, a tratti sembra di essere a Parigi, la piazzetta di fronte al mercato coperto è davvero splendida, quando Alessandro mi ha proposto la location, avendo avuto modo di visionarla qualche mese fa insieme durante una sua collettiva, ho subito risposto affermativamente.. Non dimentichiamoci che Frascati è il comune dei Castelli dove i Romani amano passare il weekend, e questo non guasta di certo quando prepari una mostra.

 

 

NOT-ONLY URBAN, un titolo che lascia spazio a precise riflessioni sull’arte contemporanea e il suo ruolo nel mondo globale. Quali sono state le motivazioni che avete considerato nella scelta del tema per questa mostra?

 

Alessandro: Inizialmente volevamo chiamare la rassegna “Urban Selection”, ma effettivamente suonava riduttivo. L’idea è quella di focalizzasi su alcune delle tendenze più contemporanee che si possano sposare con l’idea di una tipologia d’arte più diretta. Il nome vuole avvicinarsi alla rivista di Alessio “Exiturbanmagazine”, ma anche approcciarsi a quella che è la location industriale di riferimento: il mercato coperto; il polo di 450mq che ospita la rassegna è una struttura priva di quel fascino elegante tipico dei musei e delle gallerie, ma è una tela bianca che può trasformarsi in base all’utilizzo che se ne fa! Il palazzetto difatti, ex mercato ortofrutticolo della città posto nel centro della vita economica di Frascati, è una location che a lungo è stata abbandonata a se stessa… siamo stati tra i primi ad intervenire utilizzando la struttura come polo culturale, non sono mancate certo le critiche, ma quando si ha una visione, poco importa di quelle!

 

 

Alessio: Io mi sono limitato a concordare con Alessandro Not only davanti a Urban, perché abbiamo scelto di inserire diverse creatività, e artisti che sono diventati urban creando collaborazioni tra di loro, un esempio su tutti la scultrice Elisabeth Longhi ha creato due opere raffiguranti Cat woman e Wonder man in stile “Boteriano”, opere che sono state poi personalizzate dagli artisti Marco Host e Mariella Rinaldi seguendo il loro stile, il connubio ha dato risultati molto interessanti, “sperimentare” per noi, diventa spesso una parola d’ordine….

 

 

 

Quali sono stati i parametri principali che avete utilizzato
per la 
selezione delle opere e degli artisti durante la
pianificazione di questo 
evento?

Alessandro: Principalmente la rassegna vuole essere un compendio di
artisti emergenti italiani che si avvicinano 
alle seguenti categorie artistiche: arte del riciclo e trash
art, arte naïf, art brut, graffitismo, pop e 
neo-pop, street art, arte urbana e writing, digital art..
come si evince la forbice è larga, ma sono tutti 
generi purtroppo ancora troppo poco considerati in Italia e
che necessiterebbero di esser 
rappresentati maggiormente.

Alessio: Le collettive a mio avviso hanno in primis il compito di avvicinare un nuovo pubblico all’arte, non sai mai chi entrerà dalla porta, e far trovare diversi stili artistici aiuta il fruitore a ritrovare la sua comfort zone, fondamentale per iniziare un dialogo…

 

 

 

Perché avete scelto di rimanere nei generi rappresentati
dalle ultime 
tendenze stilistiche dell’arte contemporanea, come Urban,
Street Art, 
Pop e Neo-Pop, Art brut, Naïf e Graffitismo per citarne
alcune?
 Spiegateci i motivi di questa precisa scelta e preferenza stilistica.

 

Alessandro: Il motivo è presto detto: si conoscono i nomi degli stili e
dei movimenti, ma non si sa identificare 
effettivamente cosa appartiene a queste categorie e cosa
no… ciò è dovuto da una confusione dettata 
da un’approssimazione nella descrizione dei generi e delle
tecniche impiegate. La nostra idea era 
quella di fare maggiormente chiarezza e di posizionare la
nostra rassegna come mezzo conoscitivo 
di quegli artisti che hanno scelto di seguire queste
tendenze ed inserirsi in quei contesti specifici. 
L’interazione con l’arte in contesti non tradizionali spesso
contribuisce 
ad una esperienza artistica molto positiva per i visitatori. 

 

Alessio: Non è un caso che tu abbia citato nella domanda stili che poco hanno a che fare con l’accademico, oggi l’arte prescinde dalla tecnica e va diretta al significato che vuole esprime e comunicare. Se vuoi ampliare il pubblico di riferimento devi iniziare, a mio avviso, non dalla perfetta esecuzione, ma spiegare che fare arte è molto altro… e questi stili, essendo più di facile comprensione per il neo utente, sono un buon punto di partenza per iniziare un dialogo.

 

 

L’interazione con l’arte in contesti non tradizionali spesso contribuisce ad una esperienza artistica molto positiva per i visitatori. Come siete arrivati a scegliere la location industrial del mercato
coperto in Piazza del Mercato a Frascati come spazio per la mostra? Quali
fattori hanno giocato un ruolo importante nella vostra scelta e come vi è
sembrata essere adatta alla tematica delle opere che volevate
proporre?

 

Alessandro: La scelta nasce in parte in maniera casuale, proprio come le
migliori intuizioni. Abbiamo sin da 
subito compreso che il futuro dell’arte, quantomeno in
Italia, è in un approccio divulgativo-
promozionale ibrido e fluido, da questa comprensione parte
la scelta che ci ha accompagnati per 
tutti e 4 gli anni iniziali della nostra attività, ovvero
quella di fare uso di luoghi inconsueti. “Se la 
montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna”, con
questo voglio dire che 
lamentiamo spesso un calo delle visite nei musei e nelle
gallerie, ma non facciamo nulla per 
avvicinarci a quelle che potrebbero essere le soluzioni per
avvicinarci alla gente, ovvero fare uscire 
le opere dai musei e dalle gallerie. Ospedali, strade
commerciali, ristoranti, hotel, mercati, abbiamo 
sempre prediletto ambienti di questo genere ottenendo sempre
notevoli risultati, portando l’arte nei 
luoghi dove meno ci si aspettava di trovarne! Questo nostro
atteggiamento si ricollega ad una frase 
detta, un po’ per invidia, un po’ per noia esistenziale, da
una persona poco lungimirante che 
criticando il nostro operato disse “adesso manca solamente
l’arte messa al mercato con la frutta” la 
frase mi ha fatto riflettere.. le più grandi rivoluzioni
nella storia dell’arte partono da provocazioni ed 
insulti (come il termine “impressionismo”) quindi mi son
detto, perché non partire da questa banale 
affermazione? Effettivamente l’arte contemporanea soffre
ancora di quella concezione ancorata ad 
un’idea inverosimile ed ingiustificata dell’arte, ovvero
quella che essa debba stare solamente nei 
luoghi aulici e di “alto valore”. Noi preferiamo avere un
approccio concreto e reale, e dunque, 
qualora lo ritenessimo consono, potremmo portare l’arte
anche nei mercati della frutta.

 

Alessio: Come dice Alessandro non è facile oggi capire i vari stili come vanno inseriti nelle correnti artistiche, e una collettiva, se ben curata, può aiutare a comprendere meglio anche l’uso di certi termini. Ad ogni modo non siate mai frettolosi nel commentare un’opera…cercate sempre di andare oltre le apparenze…. Artista non è colui che padroneggia una tecnica, ma colui che ha e vuole esprimere un pensiero attraverso l’arte e farlo arrivare a chi osserva.

 

 

 

Quali sono le tendenze attuali nel mondo dell’arte che
ritenete più 
interessanti o significative?

 

Alessandro: Ritenere interessante solamente una tendenza sarebbe
riduttivo, più di quello credo si debba 
guardare a determinati modus operandi degli artisti.. Trovo
sempre di più artisti che grazie alle 
conoscenze maturate negli ultimi anni cominciano a
comprendere effettivamente cosa voglia dire 
investire sul proprio talento e lavorare con raziocinio e in
maniera ordinata e sistematica. Spesso 
sono proprio quelli gli artisti che riescono ad accrescere
il proprio nome nel corso del tempo. La 
storia è piena di creativi caotici di cui purtroppo si è
persa traccia negli anni, se non sei tu la prima 
persona ad avere cura del tuo talento, perché dovrebbero
farlo gli altri?

 

Alessio: Mi sto sempre più appassionando alla ceramica, che credo tornerà ad avere un ruolo importante nel contemporaneo, ritrovando le sue radici  e ricordando i grandi del 900 che hanno saputo creare un dialogo con l’osservatore, detto questo,  “Contaminazione” (street art, figurativo, astrattismo) sarà insieme a Sperimentazione la base della rinascita di questa antica e splendida arte, perché sono convinto che proprio attraverso la collaborazione e l’interessenza di diverse creatività e tra artisti apparentemente distanti fra loro  la ceramica troverà il suo ruolo.

 

 

Qual è il ruolo dell’arte nel contesto sociale e culturale
attuale, 
secondo voi?

 

Alessandro: Il ruolo rimane sempre lo stesso, come lo rimarrà anche nel
futuro: testimoniare, ricercare, indagare 
e sperimentare. Ci sembra di capire che questo evento potrebbe essere la
prima 
edizione di altre a venire. Ciò vi induce a pensare ai
possibili sviluppi 
futuri? Cosa potete anticiparci a riguardo di queste
eventuali future 
interazioni? Se tutto si muove in maniera fluida, se gli artisti sono
contenti, se il pubblico si trova bene e se noi 
continuiamo a lavorare in maniera professionale come abbiamo
sempre fatto, la rassegna può 
certamente divenire un appuntamento annuale.. Il progetto iniziale
è quello di trasformare “Not-
Only Urban” in un punto d’incontro per chi vuole investire e
collezionare un certo tipo di arte.

Alessio: Raccontare il contemporaneo 

 

 

 

Ci sembra di capire che questo evento potrebbe essere la prima edizione di altre a venire. Ciò vi induce a pensare ai possibili sviluppi futuri? Cosa potete anticiparci a riguardo di queste eventuali future interazioni?

 

 

Alessandro: Se tutto si muove in maniera fluida, se gli artisti sono contenti, se il pubblico si trova bene e se noi continuiamo a lavorare in maniera professionale come abbiamo sempre fatto, la rassegna può certamente divenire un appuntamento annuale… Il progetto iniziale è quello di trasformare “Not- Only Urban” in un punto d’incontro per chi vuole investire e collezionare un certo tipo di arte.

 

 

Alessio: Quando l’intento è comunicare un concetto, non può fermarsi ad una singola kermesse,  diventerà un appuntamento annuale, come ha detto Alessandro, ma tutto in crescita esponenziale…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.

 

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Interviste

La convergenza di tradizione e tecnologia; un’intervista con Fabrizio Marino, fondatore di FigArte

L’ArteCheMiPiace – Interviste

 

 

 

La convergenza di tradizione e tecnologia; un’intervista con Fabrizio Marino, fondatore di FigArte
 
 
 
 
 
 
di Giuseppina Irene Groccia |12|Giugno|2024|
 
 

In questa intervista, abbiamo il piacere di
conoscere Fabrizio Marino, fondatore di FigArte, una piattaforma innovativa che unisce
tradizione e tecnologia per supportare gli artisti nella vendita delle proprie
opere. Fabrizio ci racconta del suo percorso personale legato all’arte, delle
motivazioni che lo hanno spinto a creare FigArte e delle idee rivoluzionarie
che stanno implementando per aiutare gli artisti a diventare venditori
efficaci. Ci parla anche del coinvolgimento della tecnologia blockchain nella
piattaforma e di come stanno conciliando la tradizione con l’innovazione.
Infine, condivide con noi la sua missione che è quella di rendere autonomi gli
artisti e di promuovere una maggiore interazione tra artisti e acquirenti. 

Un’intervista che ci porta a riflettere sull’importanza della formazione e
dell’utilizzo delle nuove tecnologie nel mondo dell’arte

 

 

 

Ciao Fabrizio! Presentati brevemente ai nostri amici
artisti…

 



SCARICA QUI IL QUESTIONARIO

 

 

 

 

Come hai sviluppato il tuo interesse per l’arte e come ti
sei avvicinato a questa realtà? Hai avuto esperienze o ispirazioni specifiche
che ti hanno spinto a indagare questo campo?

 

Ciao e grazie per questa domanda. In realtà, l’interesse per
l’arte ce l’ho in casa: mia mamma è un’artista contemporanea e dipinge
astratto. Ho sempre trovato nei suoi quadri, oltre ai bei colori, anche dei
messaggi spirituali, che era proprio il suo intento trasmettere.

Inoltre da qualche anno mi sono avvicinato all’arte anche
come collezionista di artisti emergenti, ed ho creato una mia piccola
collezione di cui vado fiero. 

 

Sei fondatore di FigArte, una piattaforma dedicata all’arte
con idee molto innovative per quanto riguarda l’approccio alla vendita delle
opere. Puoi raccontarci il percorso che ti ha portato a creare questa
piattaforma e quali sono state le principali motivazioni e ispirazioni dietro
il progetto?

 

La prima motivazione è stata quella di liberare mia mamma
dalle condizioni commerciali imposte da questa società d’arte che tratteneva il
90% dell’incasso delle sue opere. Mi sembrava ingiusto! Anche se sono
consapevole che esistono gallerie d’arte molto professionali e meno costose.
Questa situazione mi ha comunque spinto a cercare soluzioni per aiutarla e, di
conseguenza, anche la comunità artistica.

Subito dopo nel 2020 ho iniziato ad investire in
criptovalute,  ho conosciuto così nuove
tecnologie e, dopo un paio di anni di approfondimenti ho avuto l’idea di unire
l’arte fisica alla tecnologia blockchain. Così, ho iniziato a studiare questo
mondo per renderlo accessibile agli artisti, chiedendomi se questa idea fosse
stata d’aiuto non solo a mia madre. Facendo qualche intervista alla mia cerchia
di amicizie ho notato che le risposte erano quasi sempre le stesse, e anche le
motivazioni principali.

Ho notato che alcuni artisti mi confermavano che le
difficoltà erano quasi sempre le stesse e cioè legate alla mancanza di
competenze sul marketing e la tecnologia.

 

 

 

Potresti descrivere quali sono le idee rivoluzionarie che
state implementando per aiutare gli artisti a diventare anche abili venditori
delle proprie opere?

 

Esatto! Aiutare è la parola giusta, perché non basterà una
semplice tecnologia, non è una bacchetta magica come alcuni credono o
professano, ma bensì un aiuto. E’ proprio perché crediamo nella forza e
l’energia che un artista può donare attraverso la propria arte abbiamo deciso
di aggiungere un supporto formativo su come un artista può promuoversi,
esprimersi, utilizzando le nuove tecnologie e quelle già esistenti… così
nasce il coaching program A.R.T.E. che va a scoprire e migliorare gli aspetti
emotivi, informando ed insegnando l’utilizzo delle nuove tecnologie e la
promozione.

Abbiamo deciso per l’amore dell’arte che la nostra missione
è quella di unire la tradizione all’innovazione senza separarle, ma in che
modo?

La tecnologia della blockchain è a supporto dell’opera reale
fisica la cui immagine della stessa viene iscritta in un registro tecnologico
appunto chiamato (blockchain), mantenendo la vita di due entità, fisica e
digitale da cui nasce la parola (phygital), in questo modo il certificato NFT
che rappresenta l’opera crea una storia e ne traccia ogni attività, (comprese
le royalties per l’artista) il collezionista riceve l’opera fisica a casa e il
certificato digitale nel suo wallet, tutto questo è possibile solo grazie alla
tecnologia di uno smart contract (contratto intelligente), all’interno del
certificato digitale possono essere scritte tutte le informazioni che si
decidono con l’artista.

 

 

Come conciliate la tradizione con l’innovazione nella
vostra piattaforma?

 

Il nostro marketplce è stato realizzato con una tecnologia
che agisce da collante tra le due forme dell’opera, il collezionista entrando
nella piattaforma potrà trovare le informazioni dell’artista sul suo profilo, e
potrà completare l’acquisto in moneta cripto o dollaro digitale USDT tramite il
suo wallet dove riceverà il certificato digitale, nel frattempo il corriere
ritirerà l’opera dall’artista per consegnarla al compratore direttamente a casa
sua. 

 

Chi sono i tuoi collaboratori e come riuscite a muovervi nel
complesso mondo dell’arte? Puoi raccontarci un po’ del team e delle strategie
che adottate per avere successo in questo settore? 

 

In questo percorso abbiamo dovuto affrontare delle sfide,
ostacoli ed esperienze anche negative ma che ci hanno aiutato a
consapevolizzare ciò che vogliamo. Siamo riusciti a creare un team di sviluppo
informatico che oggi ci garantisce la sicurezza della tecnologia, ed abbiamo acquisito
attraverso corsi di formazione riguardo tecnologie e coaching di crescita
personale, che abbiamo prima applicato su noi stessi per poter essere coerenti
su ciò che insegniamo.

Il nostro team è
composto da 5 persone, 3 developers, io e la mia compagna nella parte
commerciale e coaching.

Il nostro successo è dato dal fatto che ci confrontiamo
sempre sugli aspetti che possiamo migliorare, siamo spesso impegnati nella
formazione costante relativa al marketing, al coaching e alle nuove tecnologie,
oltre che al metterci costantemente in gioco nella nostra crescita personale e
professionale.

 


 

Qual è l’aspetto che ti sta più a cuore in questo progetto?
Cosa ti motiva maggiormente nel portare avanti FigArte?

 

Sicuramente rendere autonomi gli artisti e far sì che la
loro passione possa diventare un lavoro redditizio, perché credo fortemente che
l’espressione autentica senza filtri di un artista sia anche un contributo
all’umanità e che possa aiutare tante persone, e non essere solo un’opera
d’arte materiale da possedere in casa.

Oltre che poter apprendere nuove esperienze che mi
consentono di migliorarmi sotto ogni aspetto.

 

Mettere in contatto artisti e potenziali acquirenti è la tua
missione, ma qual è l’idea innovativa che stai portando avanti per realizzare
questo obiettivo?

 

La mia idea nasce anche dal fatto che da collezionista avrei
voluto una maggiore sicurezza sul percorso di crescita dell’artista anche se è
chiaro che nessuno me la potrà mai dare, ma sapere che l’artista si sta
impegnando investendo sulla propria crescita professionale e personale mi dà
una sensazione maggiore di garanzia e di conseguenza nell’acquisto. I
certificati digitali e la nostra piattaforma offrono questa possibilità agli
artisti, puntiamo molto a trasmettere una buona comunicazione efficace che
incentiva la vendita, creare eventi e workshop dove sia artisti che
collezionisti possano incontrarsi, utilizzando il nostro sistema di Program
rewards che incentiva e premia i partecipanti con la remunerazione dei nostri
token nativi (monete con delle funzioni specifiche: sconti, partecipazione ad
eventi, aste, vetrine), mentre per i collezionisti ci saranno anche possibilità
di partecipare anche come partners finanziari e di progetto. L’intenzione è di
condividere un successo con una community attiva.

 

Come concili l’importanza del pezzo unico nell’arte con
l’opportunità vantaggiosa di vendere opere in serie?

 

Il nostro modello di business prevede la vendita di opere
uniche o di intere collezioni, ma legate a un solo certificato digitale,
vogliamo appunto differenziarci.

 

Qual è il tuo punto di vista sul crescente fenomeno degli
NFT (Token Non Fungibili) nel mondo dell’arte digitale e come pensi che possa
influenzare il futuro del settore?

 

A quanto pare, non si tratta più di futuro ma del
presente… abbiamo studiato l’andamento del mercato NFT e condivido con voi i
dati raccolti da Artprice: (leader mondiale nella raccolta dei dati
dell’andamento nel settore arte)

https://imgpublic.artprice.com/pdf/the-contemporary-art-market-report-2023.pdf
(da pagina 20-25 si parla dell’andamento degli NFT)

che parlano chiaramente di un fenomeno in crescita. Sono
anche consapevole che esistono ancora molti dubbi e mancanza di conoscenza di
questo fenomeno che oggi viene anche usato per scam o truffe. Bisogna però ben
conoscere che è uno strumento e come tale può essere usato nel bene e nel
male….

 

Potresti illustrarci il percorso formativo che proponete
agli artisti per insegnare loro a commercializzare le proprie creazioni? Quali
competenze e strumenti offrite per assisterli nel diventare venditori efficaci
e di successo?

 

Bene, il nostro percorso denominato A.R.T.E. ASCOLTA,
RISVEGLIA,TRASFORMA la tua ECCELLENZA prende l’artista e lo conduce dal punto A
al punto B. Lavora su tutti gli aspetti della persona, dal prendere maggiore
fiducia in se, scardinare credenze limitanti, ascoltare il proprio messaggio
interiore e la propria missione, alla parte tecnologica dove si impara a trasformare
la propria arte attraverso la tecnologia fino a concludere con gli strumenti di
vendita abbinati alla nuove tecnologie e i social media.

L’obiettivo è poter creare la propria indipendenza
professionale e renderlo redditizio.

Spirito e materia vogliono e devono poter vivere assieme!
Così in cielo come in terra, professa un grande saggio

 

Quali sono i prossimi step che farete? Il progetto a che
punto si trova?

 

Siamo una startup nascente, e faremo degli eventi live e
online a partire da settembre 2024, iniziando dalla città di Roma con
l’obiettivo di far capire l’importanza della formazione e della “giusta
informazione” per quanto riguarda le competenze di vendita e i vantaggi
nell’utilizzo delle nuove tecnologie, offrendo agli artisti la possibilità di
trasformare le loro opere in NFT, omaggiando coloro che decideranno di iniziare
un percorso formativo insieme a noi di avere 3 NFT gratuiti!

La creazione della community è un obiettivo importante, un
ecosistema dove artisti e collezionisti possano interagire e crescere insieme
diminuendo la distanza tra loro.

La piattaforma sarà aperta agli acquisti dopo il
raggiungimento di 500 opere d’arte. Gli artisti potranno usufruire di vantaggi
iniziali, tra cui la creazione gratuita degli NFT.

 

Mi hai menzionato un questionario che di solito chiedi agli
artisti di compilare, e che siamo lieti di rendere disponibile qui per il
download gratuito. Potresti spiegare in dettaglio qual è il suo utilizzo e la
sua finalità? In che modo questo strumento contribuisce a migliorare
l’esperienza degli artisti e a potenziare le loro opportunità di vendita sulla
piattaforma?

 

Come ti ho già accennato in precedenza, l’attore principale
su cui investiamo il nostro tempo e risorse insieme è “l’artista” e quindi
vogliamo che possa essere lui ad esprimerci le sfide che affronta ogni giorno,
per dargli di conseguenza un prodotto a lui utile per la sua professione.

Quindi, il questionario contiene delle domande che ci
aiutano a capire meglio se confermare o modificare il nostro programma in base
alle loro esigenze.

Aiuta chi vuol essere aiutato…cit. 

 

 

 


 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

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Interviste

Quando la pittura diventa dialogo tra forma e concetto – Domenica Galtieri

 L’ArteCheMiPiace – Interviste

 

 

 

 

 

 

 

Quando la pittura diventa dialogo 

tra forma e concetto

 

Domenica Galtieri

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |05|Maggio|2024|

 

 

L’arte di questa pittrice astratta si distingue per la profonda introspezione e il suo coinvolgimento psicologico, elementi che la rendono un’autentica esperienza emotiva per lo spettatore. 

Il suo percorso artistico, influenzato dalla fotografia e dalla tecnica dello Shodō, riflette un’attenta ricerca di armonia sia nell’osservazione della natura che nell’interpretazione su tela bianca delle disposizioni interiori di se stessa. 

Domenica Galtieri, con la sua ardente energia creativa, va oltre l’immagine canonica per risvegliare qualcosa di profondamente spirituale, trasportandoci in una dimensione intellettuale totalmente nuova. 

Le sue opere non si limitano al semplice gesto astratto, ma emergono come archetipi della spiritualità stessa, incarnando una moderna forma di espressione artistica che supera ogni convenzione canonica. 

L’immagine che emerge dalle sue opere è in costante evoluzione, sempre in attesa di una nuova definizione, una forza che rinnova continuamente la nostra percezione dell’arte. Domenica Galtieri riesce a trasmettere un senso di febbrile attesa attraverso la sua pittura, creando un dialogo dinamico tra forma e concetto, tra il tangibile e l’ineffabile. 

Le sue opere non sono semplicemente dipinti astratti, ma vere testimonianze di un processo di trasformazione continua, una ricerca indefinita di significato e bellezza. 

Con la sua visione e la capacità di trasmettere emozioni attraverso il colore e la forma, l’artista si conferma come una voce molto originale ed innovativa nell’arte contemporanea.

Il suo background come Visual nel mondo della moda e la sua formazione presso scuole d’arte e corsi tenuti da maestri rinomati, conferiscono alla sua arte un’inconfondibile ricchezza di prospettive e tecniche. Ma ciò che la rende veramente interessante è la sua incessante ricerca, sperimentazione ed evoluzione delle tecniche, finalizzate a catturare il concetto essenziale del tempo e del suo fluire. 

Le sue opere, esposte in prestigiose location come musei e biblioteche, trasmettono un senso di profonda connessione con il tempo e lo spazio, invitando lo spettatore a riflettere sulla percezione sensoriale che sono capaci di innescare. 

Nelle sue opere, materia e colore si fondono in un’intreccio sorprendente, creando un substrato fondamentale che rivela la profondità della sua ricerca artistica. 

Attraverso l’attento utilizzo del colore e la manipolazione di materiali, l’artista sviluppa emozioni e concetti astratti, invitando lo spettatore a esplorare le sfumature del suo universo creativo. La sua capacità di tradurre intime visioni in forma visiva, evidenzia un’approfondita comprensione della relazione tra arte e percezione sensoriale. 

Ogni opera diventa così un viaggio percettivo e concettuale, dove estro, colore e pensiero si mescolano per creare un’esperienza artistica coinvolgente e progressista.

 

 

Ciao Domenica, benvenuta! Parlaci brevemente di te e di come è iniziata la tua esperienza con la pittura…

 

Eccomi… da sempre ho avuto una sensibilità  artistica che ho portato avanti, cercando qualcosa della quale, non ero cosciente. Inizio appassionandomi alla fotografia,  proseguo con lo studio dello shodo e approdo alla pittura come una naufraga. 

 

Che tipo di formazione Artistica hai avuto? Accademica o Autodidatta?

 

Non provengo da un’accademia, ma non mi sono accontentata di esercitarmi da autodidatta. Lo studio è  fondamentale, a mio parere. Diversi sono stati gli approcci didattici e da ognuno ho appreso ciò  che mi serviva per farlo mio, personale.

 

 

 

Qual è il significato della pittura per te e quale ruolo ha nella tua vita?

 

La pittura, è  diventata, per me, uno spazio di pace, di arricchimento per la mia anima. Un modo per uscire dalla mia vita ed entrare nella magia che non ti aspetti. È  un’urgenza che va accontentata.

 

 

 

Come si è evoluto il tuo stile?

 

Il mio stile… è  in divenire. Ogni lavoro si aggiunge un mattoncino… e non c’è  una sola strada, mi piace il disegno, l’astratto e anche il figurativo.

 

C’è stato un evento o un incontro in particolare che ha segnato una svolta nella tua ricerca?

 

Nella mia ricerca cerco sempre di cogliere, osservare, e mettere un segno, su tela, carta o altro supporto ciò  che vivo, che vedo o sento, ma anche l’ignoto.

Nei miei lavori, quasi sempre è  presente la ruggine. Come un oggetto che si usura, qualcosa che si è  rotto, consumato col flusso del tempo. E alla possibilità  di trarre da quella ruggine, la meraviglia, la sorpresa.

 

 

 

 

Quali sono gli strumenti, le tecniche con cui preferisci lavorare?

 

Mi piace sperimentare diverse tecniche, quasi sempre miste. Acrilico olio, matita, pastelli, anche con l’aggiunta di materiali che attirano il mio sentire. 

 

 

 

Qual è attualmente l’opera che maggiormente ti rappresenta?

 

Un lavoro che apprezzo e non mi stanca mai, è quello lavorato su una lastra di alluminio trovata sulla riva di un lago. A lavoro finito, la ruggine ha lavorato di suo creando, e ancora in divenire volti e scritte che hanno del trascendentale.

 

 

 

Qual è il tuo rapporto con il colore? Quali sono i tuoi colori sostanziali, indispensabili e come esprimi i tuoi stati d’animo attraverso le tinte?

 

Prediligo i colori un po’ pacati, ma mi lascio condurre da loro. Come a dargli libertà… in un secondo momento sono io a guidarli.

 

 

 

Quando crei, parti da un messaggio chiaro e definito che vuoi comunicare agli spettatori, oppure questo messaggio si sviluppa durante il processo creativo?

 

Non parto mai da un’idea ben definita. Può  essere il colore, una figura, un pensiero che pian piano faccio mio. Non tengo molto conto della possibilità  che venga apprezzato o meno dallo spettatore, deve invece, appagare la mia visione

 

 

 

Cosa significa fare pittura oggi per te? E cosa pensi della pittura italiana contemporanea?

 

Il mondo della pittura italiana, mi lascia un po’ frastornata. Vedere anche sui social, che poi sono diventati il mezzo più importante, tanto, troppo, bello e brutto, e in parte anche devalorizzato. 

 

 

Quali sono i tuoi progetti futuri?

 

Il mio progetto per il futuro? Quello che ancora non conosco, ma so come sempre, che mi stupirà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Contatti

 

Email  galtieri.domenica@libero.it

Facebook Galtieri Art

Instagram galtieridomenica 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Domenica Galtieri è nata a Bruzzano Zeffirio (RC) – Sud Italia. II suo primo approccio all’arte fu la fotografia e l’antica tecnica dello Shodo (arte della calligrafia giapponese). Lavora come Visual nel settore della moda e ha frequentato diverse Scuole e corsi d’arte. Alcuni seminari sono stati tenuti da rinomati maestri italiani. La sua particolarità artistica sta nella ricerca e trasformazione dei materiali di recupero come concetto essenziale del tempo e del suo flusso. Le sue opere sono state esposte in diversi Festival d’Arte Nazionali e in varie località come Musei e Biblioteche.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.

 

Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.

 

 

Invia la tua candidatura alla seguente email: gigroart23@gmail.com

 

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Interviste

Un’intervista esclusiva con Andrea Barretta sull’Arte e la Cultura Contemporanea

L’ArteCheMiPiace – Interviste

 

 

 

 

 

 

Un’intervista esclusiva con 

Andrea Barretta 

sull’Arte e la Cultura Contemporanea

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |19|Aprile|2024|

 

 

Con una carriera eccezionale che abbraccia il giornalismo, la scrittura, la curatela e la critica d’arte, Andrea Barretta non necessita di presentazioni. 

Il suo percorso ammirevole è segnato da grandi collaborazioni, successi e gratificazioni, rendendolo una figura di spicco nel circuito dell’arte.

Con il suo studio a Brescia, si è guadagnato una reputazione di paladino dell’arte e della cultura, impegnandosi instancabilmente nella difesa della bellezza e nell’esplorazione dei percorsi creativi della comunicazione. 

La sua vasta conoscenza e la profonda comprensione dei diversi ambiti disciplinari si fondono in una trama intricata di saperi, conformato dall’uso critico che ne fa in ogni sua esperienza concreta. Autore di saggi accattivanti e stimolanti, Barretta si distingue per la qualità argomentativa e la capacità di condividere un’etica comune attraverso la sua scrittura. Le sue numerose conferenze sono sempre seguite con interesse, testimoniando il suo ruolo centrale nel dialogo culturale contemporaneo. 

Come curatore ha firmato numerose mostre di artisti contemporanei e di arte moderna, portando avanti una visione  progressista e innovativa che ha attirato l’attenzione del Metropolitan Museum di New York. Il suo impegno nel campo della critica d’arte si traduce anche nella cura e nella realizzazione di cataloghi d’arte arricchiti dai suoi testi critici illuminanti. 

Il riconoscimento internazionale del suo lavoro è stato sottolineato dalla sua accoglienza privata da parte di Giovanni Paolo II e dall’inclusione nel Comitato critico del prestigioso “Catalogo dell’Arte Moderna” dell’Editoriale Giorgio Mondadori. Il suo contributo al mondo dell’arte e della cultura è stato ulteriormente onorato con l’assegnazione dell’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, testimonianza del suo straordinario impegno e della sua influenza nel campo della cultura contemporanea.

 

 

 

 

 

 

 

Andrea Barretta

 

 

 

Nell’intervista a seguire avremo l’opportunità di immergerci nel pensiero di Andrea Barretta e di scoprire i dettagli affascinanti della sua eccezionale carriera professionale.

 

 

 

 

Quando è stato il momento in cui ha iniziato il suo viaggio nell’ambiente artistico?

 

Non c’è un momento preciso ma fin da giovane l’apprezzare il piacere della bellezza che ci circonda e l’amore di mio padre per l’arte sempre presente in casa per gli artisti che frequentava. Poi nella mia prima carriera professionale, quella di giornalista, mi sono sempre occupato di cultura e recensioni sia letterarie che d’arte e ben presto ad essere editorialista. Da lì il passaggio ad essere scrittore e critico d’arte è stato consequenziale.

 

C’è stato un momento o episodio grazie al quale ha capito di volersi dedicare a questa professione? 

 

Dal mio ingresso nella redazione di un settimanale nel 1977 che mi ha consentito di dare stura al mio desiderio di scrivere ma anche di organizzare, promuovere eventi e il mio primissimo amore letterario che è stata la poesia. Poi la conferma con la mia direzione di altri giornali.

 

 

 

Qual è stato il processo attraverso il quale ha trasformato il suo stile di scrittura dall’ambiente giornalistico al mondo dell’arte? Come si differenzia la scrittura in questi due contesti?

 

Non c’è stata e non c’è una trasformazione. Il giornalismo rende chiara ogni esposizione linguistica e questo è un bene per la critica d’arte che se ne avvantaggia con testi chiari sull’arte e gli artisti, non con un linguaggio critichese spesso autoreferenziale che troviamo purtroppo oggi in tanti ambiti. Allorquando la cultura e l’arte non sono più motivo di aggregazione ma di disgregazione nel non dare significato e ruolo a competenze che evidenzino il rispetto del principio di credibilità. In tal guisa, dopo anni d’arte di grande fermento, il mito multidisciplinare dell’autodefinizione termina il suo percorso e provoca l’allontanamento dal criterio della bellezza e, negli anni successivi, ne ha sancito la decadenza. Sono stati messi in subordine i temi iconografici, gli elementi di conoscenza, a originare un’arte speculativa che sta dando luogo a una sorta di gioco spregiudicato, in cui è abolita ogni residua distinzione, in un’epoca già definita altermoderna, ossia il desiderio di agire in modo alternativo, successiva al postmoderno e prima ancora al modernismo. Siamo nella “bellezza d’indifferenza” duchampiana già in atto nel 1912 e che si caratterizza in un’assenza di qualità e particolarità connotative in una assenza estetica, dissociando l’idea di arte dalla bellezza, in quella smaterializzazione che oggi ancora viviamo nello sconfinamento in ormai finti readymade.

 

C’è un momento, un’opera, una collaborazione o una figura che hanno particolarmente influenzato il suo percorso come curatore e critico d’arte che risiede nei suoi ricordi?

 

Sono vari. Soprattutto la coscienza di un linguaggio artistico per intuire la crisi in atto, che è anche semantica, soprattutto quando certa arte abdica nel dimenticare sé stessa. Eppure non è un archetipo, perché l’artista è il divenire con il mutare dei contesti sociali, siano essi riferibili alla collettività sia all’attualità. Tuttavia quando l’arte è impregnata di stereotipi in parole prive di lucidità e intransigenza, verbali e scritte, tra composizione discorsiva e funzione formale, tra lettura e godimento dell’opera, perde la sua capacità di trasmettere emozioni e messaggi. Che si esprime ma non si rivela. Poi c’è l’altra arte, quella che è letta in tutte le lingue del modo senza essere poliglotti, che conserva nel tempo qualcosa da dire, qualcosa da cui ripartire per ritrovare quella direzione che abbiamo smarrito, senza prendere sul serio quanto è solo intrattenimento, gioco, diversione.

 

 

 

Quali sono stati i libri o gli autori che hanno influenzato e contribuito a formare il suo pensiero critico e curatoriale?

 

Mi piace l’approccio filosofico all’arte, dell’osservare e del guardare per vedere. Interessanti autori come: Kant, Bauman, Baudrillard, Clair, Baudelaire, Dorfles, Goodmann, Longhi, Danto. E anch’io cerco di dare indicazioni per formare un’opinione, per aprire un dibattito, ma si evince anche un mio convincimento, una constatazione più che altro, cioè rimandare al mittente le opere di coloro che stenografano idee altrui, né rinnovatori né pionieri ma epigoni, in un fare che attinge alle avanguardie storiche e che dunque non ha niente da dire di nuovo, in una contestualità che sembra dirci che tutto può diventare arte. E noi siamo parte di quel che accade se non riusciamo a metabolizzare un cambio di mentalità. Se non ci diamo una scossa, saremo tutti untori nel preferire la tranquillità del non vedo, non sento, non parlo … nel lasciare che l’arte sia tutt’altra cosa, non il riconoscerla per quello che è ma in mercanzie, in acquisti nei luoghi simbolo del consumismo, dove alcuni artisti giunti sul mercato internazionale predicano bene ma razzolano male in sermoni social popolari contro tutto e il contrario di tutto, mentre le loro opere non hanno certo prezzi abbordabili. Non ribelli ma proletari nel lusso, nell’ipocrisia di proclamarsi fustigatori degli squilibri sociali, coperti nel far pensare che è inevitabile e normale, perfino accettabile la loro pseudo arte. Artisti concettuali sul mercato internazionale tra milioni di dollari o euro, mentre ci sono tanti altri bravissimi artisti che non riescono a emergere, e io sto con questi.

 



 

Secondo lei, quali sono gli elementi che rendono questo lavoro particolarmente gratificante?

 

Per me nello svelare la mistificazione che argomenta la smitizzazione dell’arte. Joice esortava a “cercare adagio, umilmente, … di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch’essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un’immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere” e sosteneva che “questo è l’arte”. È l’arte che “ha bisogno o di solitudine o di miseria, o di passione”, come “un fiore di roccia che richiede il vento aspro e il terreno rude”, precisava Dumas padre, ed è questo il bello di prim’ordine. Cerchiamo, insomma, di far sì che nessuno ci dica cos’è l’arte, e a cosa serve, perché lo sappiamo già: è quella che risiede dentro di noi. È questo discernere che dovrebbe dare l’esempio di perfezione che si manifesta nel brivido che si prova davanti al vero capolavoro, alla vera opera d’arte che è, diceva Hegel, “essenzialmente una domanda, un’apostrofe, rivolta a un cuore che vi risponde, un appello indirizzato all’animo e allo spirito”.

 

 

Qual è stata la sua più recente iniziativa curatoriale e quali sono i progetti su cui sta attualmente lavorando?

 

La più recente la mostra “Pop Art: da Warhol agli italiani”, conclusa in aprile, alla Galleria Fucsia di Brescia. La cultura artistica d’oltre oceano fino a una mia selezione di artisti italiani, da Warhol a Rauschenberg e Keith Haring, a confronto tra le diverse anime della pop art italiana, da Enrico Baj e Mimmo Rotella a Tano Festa, Franco Angeli, Mario Schifano e Lucio Del Pezzo. E Piero Manzoni, Ugo Nespolo, Marco Lodola e Concetto Pozzati.

 

 

Come bilancia la sua autonomia creativa con le aspettative della galleria o dell’istituzione che le commissiona una mostra?

 

Nell’essere indipendente. L’arte contemporanea è intervenuta con una rivoluzione che ha liberato nuove potenzialità ma ha mancato di aprirsi al largo pubblico divenendo preda di un’arte abusata. Un paradosso che va superato con artisti nella creatività espressa che superi un panorama artistico dove ci sono più attori che spettatori. Occorrono nuovi “incontri”, perché l’esperienza conoscitiva oggi si esercita soprattutto in un percorso sinergico in rapporto con il mercato, la produttività e le dovute verifiche storiche e critiche, oltre che sui modi di significare i metodi di lettura dell’arte rispetto a un approccio contemporaneo. Cercando di alimentare l’emozionarsi in un rapporto umano con gli artisti, che sono il vero collante e il motore insieme alle gallerie d’arte che permette di poter seguire e apprezzare il mondo dell’arte nel suo continuo movimento.

 

 

 

Qual è stata la mostra d’arte più stimolante che ha curato finora e perché?

 

Quelle che ho presentato in diverse città e quella che ho curato alla Galleria ab/arte di Brescia che ho diretto per diversi anni, tra cui: Andy Warhol e Marilyn, l’arte e la visione di un’icona; Fotografie dal set nella storia del cinema della Metro Goldwyn Mayer; La via pulchritudinis, dal Cinquecento ai maestri dell’arte moderna; Dadavanguardie da neo a post; Emblema e i protagonisti dell’informale italiano; Baj e Guttuso, la fantasia e la realtà; L’inquietudine nell’espressionismo italiano; Il colore e la forma nell’arte del XX secolo; Mimmo Rotella, il décollage e il cinema; Le donne di Guttuso e le altre; Nud’arte, in un dibattito tra estetica e cultura; Novella Parigini e gli artisti della Dolce Vita. E molte altre di artisti contemporanei che sarebbe troppo lungo elencare qui ma che si possono leggere nel mio sito ufficiale su internet.

 

 

Qual è il suo approccio alla selezione degli artisti da includere nelle sue mostre?

 

Lei cita una parola molto importante: “selezione”, che è il mio modo di fare serio e professionale sia per le mostre personali sia per le collettive, soprattutto queste ultime dove la partecipazione è lasciata spesso al caso: tutti senza un invito personalizzato e tutti in un calderone con opere che non dialogano tra loro. Non è il mio modo di fare. Intendo sempre selezionare artisti validi e opere valide nel costituire mostre che abbiano come punto focale l’armonia, alla base della bellezza. In tutte le grandi mostre di arte moderna che ho curato ho scelto sempre in prima persona le opere da esporre, e così anche per quelle contemporanee in una visione d’insieme che gli artisti non possono avere, fermo restando che questi stessi artisti vanno sostenuti ma non per forza assecondati. Un progetto curatoriale implica molti fattori spesso complessi per tipo di opere, soggetti, formati, tecniche, e questo nel mio essere anche critico d’arte porta a scelte oggettive e mai soggettive. 

 

 

 

Tra gli artisti contemporanei che ha avuto l’opportunità d’incontrare personalmente, quali ritiene siano stati cruciali per l’avvio della sua carriera professionale? E quali sono stati i motivi di questa influenza?

 

Sono talmente tantissimi che è impossibile citarne solo qualcuno. Tutti hanno avuto con me un rapporto di dare e avere, fin quando c’è l’umiltà di ascoltare. Motivo comune per molti, nella loro bravura, è percepirne incertezze al cospetto dell’estetica e nell’interrogarsi su cosa facciamo, cosa è cambiato, cosa sta accadendo. Intorno si parla soltanto di artisti famosi che propongono cose orrende e loro cadono in un dato ineludibile: siamo in uno stato di svilimento; rassegnati e privi dell’energia necessaria per combattere l’incuria e incamminarci verso la bellezza che invita a prodigarsi affinché non significhi disinteresse. Non c’è sviluppo ma cedimento. C’è lo stordimento che s’inquadra nelle incongruenze di composizioni appartenenti alla coreografia, nell’affettazione salottiera di un accesso mediato dalla parola e senza sarebbero ben poca cosa. Sta a noi, e io sto con questi artisti che ho incontrato anche andando nei loro studi. Perché là dove si palesa un tutto è compiuto, tutto può cominciare, se guardiamo a qualcosa di nuovo con rispetto e attenzione … ed è questo che dico loro. Avanti … anche se altri spacciano caricature per arte, e si continua in sibillini commenti entro cui valutare un’opera di là da puerili trovate. Accerchiati da un’arte dalla critica ossequiosa già stanca prima di un tempo supplementare, defunta già prima di nascere ma tenuta in essere solo da esaltazioni cui dobbiamo imparare a distrarcene. Quindi il motivo di una influenza non è tanto per me ma per questi artisti cui cerco di dare il coraggio di continuare.

 

 

Quali sono i criteri che utilizza per valutare il successo di una mostra d’arte che ha curato?

 

Non quello di esposizioni che attirano pubblico come per una sagra, dimenticando che una mostra non si valuta in base al numero di visitatori ma sul risultato di aver insegnato qualcosa. Nelle mostre che ho curato ho sempre incluso un percorso per collettive o personali, un dialogo con il pubblico e cataloghi a corredo. Il successo poi è sempre arrivato con un gradimento dato dal vedere un pubblico attento e non nel porsi in una toccata e fuga, in una veloce visita, ma nel restare assorti davanti ad ogni opera cui io pongo a lato un breve testo critico, e la sorpresa è stata che moltissimi leggono con attenzione tutto fino ad avere alla fine il senso di quella partecipazione al percorso, prima citato, che io ho apparecchiato per loro. E uscire dalla mostra soddisfatti. Poi spesso resto presente per rispondere a domande e a chiacchierare per un’accoglienza che gratifica.

 

 

 

Come vede l’evoluzione del ruolo del curatore d’arte nell’era digitale?

 

Altre ragioni di fare arte. E siamo già oltre il digitale con gli NFT e l’intelligenza artificiale, ossia la disumanizzazione. Se al possibile allontanarsi dall’arte si aggiunge la rinuncia all’estetica e si va in una disneyficazione che vediamo in tante mostre che mirano alla sorpresa più che al merito, accompagnate da altre ragioni di fare critica fino alla polemica su come debba essere: descrittiva, interpretativa o creativa? Fino a dove i testi favoleggiano una storia mentre le opere ne narrano un’altra e non sempre dettata almeno dal buongusto. Come novelli sofisti nella soggettività del sapere identificando nella convenienza pratica il solo criterio della verità di un’affermazione, e a tale scopo valorizzando al massimo la retorica considerata come efficace mezzo di convinzione e persuasione. Il Novecento ha svelato tutti i suoi segreti, nell’arte, nella letteratura e nella storia dell’umanità anche nella sua catastrofe in avvenimenti strazianti, ma l’arte contemporanea non rivela ancora una composizione plausibile se guardiamo alle artistar, sicura, tanto da entrare in una storicizzazione, o almeno a poterla introdurre, perché non ha più correnti, movimenti o manifesti come per l’arte moderna, perché non ha nulla di diverso da dire senza ormai canoni di riferimento. C’è tutto e il più di tutto, c’è il dubbio. E in questa surreale incertezza attiviamo il cambiamento ad ogni costo e riportiamo alle mode tutto l’insieme di un accontentarsi fatto d’indeterminatezze che vanno a sostituire l’arte stessa che sconta una condizione esistenziale.

 

 

 

Quali strategie ritiene efficaci per democratizzare l’arte contemporanea e renderla accessibile a una vasta gamma di pubblici, inclusi quelli più diversificati?

 

La democratizzazione va bene ma nell’attuale depressione economica la proletarizzazione dei consumatori va per altre strade; infatti, per i costi esorbitanti l’arte è percepita come un bene d’élite e in un mercato del lusso come merce di investimento. E per di più l’arte nella sua associazione al mondo del denaro o del business spegne la creatività. Dalla fine del Novecento predomina un anti-intellettualismo che avvera una “anti arte” dedita al mercato, tra giustapposizioni enigmatiche e semplicistiche posizioni a creare il caos. È il tema di un mio prossimo libro. Come in un normale andare e ritornare a enunciazioni e prese di posizione, a volgere lo sguardo a una forma espressiva di un’arte sorretta dalla parola che non fa altro che andare verso il brutto e l’inutile, in una sorta di superamento evolutivo che non è. E il pubblico ne è disorientato. Così la mancanza di voci ufficiali e coerenti – oltre una prospettiva decentralizzata dal potere mediatico – che non favorisce il crescente interesse per più forme oggettuali fa sì che, di fatto, mischiando archetipi e simbologie da decifrare, non produce progresso ma un cavallo di Troia. Artisti – quelli che la parola trasforma in icone dell’arte – che sono arrivati in gallerie, musei e istituzioni portati da mercanti d’arte, direttori e politici per minare all’interno la bellezza; giunti dentro le mura che per secoli ne avevano conservato l’identità, e di notte – perché il silenzio degli intellettuali è assordante – hanno portato la distruzione dell’arte giacché il tacere non scrive la storia. Tanto che la nuova narrazione all’inizio del Duemila subisce inevitabilmente esempi sterili d’inventiva che odorano di stantio, proiettando l’arte nello spazio di modalità eterogenee con atteggiamenti strambi nel sovvertire un repertorio di apparenze inteso come libertà di escogitare piuttosto che di concepire nella commistione di linguaggi fra arte scenografica e arte visiva nell’impostura dell’obiettività, con l’effetto di escludere bravi artisti dalla casta e da un mercato arrogante che ha ritmi perversi. Allora non c’è strategia che tenga ma continuo a scrivere per chi ha la curiosità di conoscere l’attuale mondo dell’arte, e per quegli addetti ai lavori che bocciano i compromessi e continuano in un mestiere risoluto nell’essere indipendenti, e soprattutto affinché il bello non sia una capacità dimenticata. O più semplicemente per chi ammira l’arte e l’ama, come verifica del suo vero tessuto per uditori entusiasti.

 

 

 

Come bilancia il suo ruolo di critico con la scrittura di libri sull’arte, e in che modo queste due attività s’influenzano reciprocamente nel suo lavoro?

 

Entrambe le attività non stanno in una influenza ma in un rapporto di vasi comunicanti che sta nella narrazione dell’arte e del sociale, per comprendere il regresso del presente. Direzioni molteplici percorse in una dimensione dell’essere che abbia la volontà di edificare un’alternativa, senza pregiudizi, e cercarne le cause che edifichino un principio per intuire la struttura di un fenomeno. C’è, infatti, ed è sotto gli occhi di tutti, la pratica artistica contemporanea senza alcun controllo apparente nel preferire un’immagine già articolata invece di produrne una originale, perché già codificata nella storia visiva e quindi più direttamente e facilmente fruibile, insieme alla seduzione spettacolare anacronistica nel rivolgervi sempre lo sguardo restandone ostaggi. Icone prese dall’arte che ripresentano pari o in modo altro, tralasciando il rilievo di quell’opera che sta nel momento del compimento temporale. E quello che all’inizio era un intrattenimento colto e per gli artisti un veicolo per testimoniare sembianze stilisticamente vicine, rischia di diventare ladrocinio privo di consistenza e disgregamento. Fino a poter dire con Tagore: “Qualcuno rovesciò il calamaio sulla tela. Ora si vanta: ho dipinto la notte”. Non è facile dibatterne ma per farlo bisogna mollare l’ostinazione e convincersi che non porta da nessuna parte, quando il nuovo che avanza è lo svuotamento delle nostre emozioni che si vorrebbe riempire con suggestioni, mentre la citazione avanza nei corsi e ricorsi della storia che spesso è stata travolta e stravolta dallo scontro con il copiare, e nel peggio che è la “rivisitazione”, altra parola che usano molti per non dire che siamo davanti a un qualcosa di già fatto in tristi appropriazioni.

 

 

In che modo la sua scrittura contribuisce alla sua missione di promuovere l’arte e la cultura?

 

Nei miei libri di saggistica cerco di riflettere su come sono cambiati i linguaggi dell’arte contemporanea, il rapporto di reciprocità con il pubblico e il ruolo dell’artista. Infatti, un passo va da sé sta proprio in quell’arte e in quegli artisti che oggi ci pongono continuamente di fronte a una scelta: arte e non arte, tra oggetti dubbi e oscuri. All’inizio di questo nuovo secolo i legami tra gli individui tendono a dissiparsi e a disgregarsi, e richiama un ruolo della cultura per superare l’isolamento dell’arte che tende a rimuovere piuttosto che affrontare un’estetica insoddisfacente e frammentaria che non vuol essere plurale. E l’aspetto che più di ogni altro esemplifica questa vita nella quale sembra non ci siano punti fermi, sta proprio nel miscelare il tutto nel contenitore di una galleria, in un museo, in luoghi istituzionali, sulle pagine dei giornali e, che noi vogliamo o no, ne subiamo la mescolanza degli stili che confluivano a comporre i canoni di un’arte eterna e immortale, mentre l’oggi è precario e di breve durata, come il lampo di una installazione che generalmente si attraversa o di una performance che crea relazione. Per questo mi rivolgo a chi ha la curiosità di conoscere l’attuale mondo dell’arte, e a quegli addetti ai lavori che bocciano i compromessi e continuano in un mestiere risoluto nell’essere indipendenti, e soprattutto affinché il bello non sia una capacità dimenticata.

 

 

 

Esiste un argomento o un tema su cui desidererebbe essere intervistato e che non le è stato ancora chiesto?

 

Discutere di un tema legato all’arte sacra e in molti casi alla sua dissacrazione con cose brutte e blasfeme – di cui nessuno parla – elaborate da alcuni artisti contemporanei che pensano di provocare ma sono soltanto pusillanimi giacché rivolgono la loro inutile attenzione solo a offendere i cattolici e non altri da cui avrebbero ben altra risposta che non l’indifferenza. Fermo restando che nessun credo va offeso.

 

 

Qual è il contributo che ritiene di aver apportato al panorama dell’arte contemporanea attraverso il suo lavoro di curatore e critico?

 

Con la qualità di mostre ben organizzate con opere di artisti ben rappresentati. Poi, prestare una maggiore attenzione in termini non di frenetici incontri salottieri in luoghi che hanno abbandonato il parametro di storicità dato che molti di questi sono ormai custodi di eventi in affitto e di carnevalate, tra esposizioni che non dimostrano niente. Tra colossali bufale: narrazioni visive in cui si manifesta non la straordinarietà dell’arte ma ciò che non è e che sconcerta, attraverso una sorta di processo di alienazione che porta alla prigione della mente e a non sapere più creare in questo stato di cose enormemente volubile, dove disobbedire è una chimera. E questo lo faccio con i miei libri. Dove spiego gli scivoloni nell’ambiguità di un eterno presente concettuale, mettendo in connessione frammenti originali e parti riviste, come per un artificioso antiquariato nell’assemblare parti diverse di mobili. Per questo in un clima come quello attuale diventa necessario ritrovare i passi utili a risvegliare il mondo dell’arte che ha assorbito prestazioni ondivaghe in un fare che vive dell’apparenza quando c’imbattiamo in dislivelli come consumo simbolico, in sfide che richiedono agganci con la parola da metabolizzare.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Interviste

Alla ricerca continua di una dimensione spirituale – La scultura di Alfonso Caniglia

L’ArteCheMiPiace – Interviste

Alla ricerca continua di una dimensione spirituale

La scultura di Alfonso Caniglia 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |04|Agosto|2022|

 

 

Negli splendidi lavori di Alfonso Caniglia è la materia il perfetto conduttore della sua creatività atta a provocare emozioni e a soddisfare esigenze comunicative.

La sua è una scultura che entra in dialogo diretto con il pubblico, si tratta di un processo che prende vita attraverso un vicendevole scambio di sguardi e riflessioni, lasciando che l’occhio venga rapito dal tratto, segno palpabile che dà anima ai volumi in cui è racchiuso.

 

Alfonso è un artista dall’innegabile talento che somma alle elevate capacità tecniche anche una forte ispirazione creativa.

Le sue opere, principalmente in legno, sono tante e anche diverse tra loro; ma tutte hanno un tratto in comune: l’amore per la materia.

Egli non si limita a modellare un pezzo di legno ma dimostra grande abilità nell’ imprimervi un’anima.

 

Le sue creazioni, realizzate con un’eccezionale perizia modellistica si distinguono per la notevole forza rappresentativa.

La sua è una scultura senza limiti dimensionali, in quanto spesso ama lavorare direttamente su alberi che vogliono continuare a vivere.

È una raffinata armonia, quella esaltata dalla concentrazione di forme protese nell’aria, alla ricerca continua di una dimensione spirituale. 

 

Alfonso spesso lavora direttamente sul luogo, come è accaduto per l’opera Rinascite 6.2, realizzata due anni fa su un intero albero d’ulivo, con le radici ancora impiantate nel terreno, presente nel Parco artistico-culturale della Masseria Mazzei a ROSSANO. 

Recentemente Alfonso è tornato in questo luogo situato sulle colline ioniche a completare la sua seconda opera arborea dal titolo “Chakra del Cuore” utilizzando la stessa tecnica come per la precedente.

 

È così che la natura entra nel processo creativo, diventando un gioco di ispirazione che abbina elementi naturali e atmosferici come legno, vento, sole e terra all’estro creativo di un autore che è capace di raccontarsi attraverso dinamiche emozionali ed esperenziali che arrivano al fruitore con tutte le sue qualità espressive.

 

Ne convergono opere dalla lavorazione lenta e laboriosa, dove la cura di ogni singolo dettaglio diventa pregio e misterioso tramite delle sue emozioni che si risolve in un incantevole linguaggio plastico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cercheremo di conoscerlo meglio attraverso questa intervista, approfondendo le sue esperienze creative e il suo lavoro.

 

 

 

 

 

 

 

 

Che cos’è per te e l’arte e cosa rappresenta la scultura?

 

L’ arte per me è un modo di essere, di pensare ed esprimermi.

La scultura è la tecnica artistica più adatta a me, per esternare le mie emozioni.

 



 

Quando è nata la prima scultura da te incisa?

 

La mia prima scultura nasce da bambino, quando l’arte, era a me ancora sconosciuta.

Mi procuravo la creta molto impura, e mi divertivo a modellarla.

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Che ruolo ha giocato il territorio in cui sei nato e cresciuto nella tua formazione

 

artistica? 

 

 

Il territorio in cui si nasce e si vive, influisce sempre tanto sulla vita di un artista.

 



 

Hai dei modelli, degli artisti di riferimento che riconosci come decisivi per la loro influenza nel tuo lavoro?

 

Gli Artisti che hanno attirato maggiormente la mia attenzione durante il mio percorso creativo, sono Modigliani e Costantin Brancusi, uno scultore rumeno forse poco conosciuto ma che ho sempre ammirato per il fatto che anche lui come me usava materiali poveri come il legno e la pietra.  

Ho inoltre avuto sempre un’attrazione verso l’arte in tutte le sue forme, come la pittura, la scultura, la musica, la poesia, il cinema e il teatro.

 

 

 

Ricordi un episodio che ti ha fatto capire che questa sarebbe stata realmente e per sempre la tua strada?

 

 

L’episodio che mi ha gratificato ed incoraggiato di più nel mio percorso creativo, è  stata la vendita “forzata” della mia prima scultura.

“Jonia”, un pezzo di legno di appena 20 cm di altezza che ha fatto innamorare l’acquirente che pur di averla si è  “svenato”, pagandomela tantissimo. 

Lui, da quel momento, è divenuto il mio mecenate.

 



 

Nel tuo processo creativo quali sono i materiali che utilizzi maggiormente?

 

I materiali che solitamente utilizzo per le mie creazioni, sono quelli più semplici da reperire sul nostro territorio, che sono il legno di ulivo e le pietre delle nostre fiumare.

 

 

 

Come nasce il processo creativo di una tua scultura? Ci spieghi quali sono i passaggi che compie?

 

Le mie sculture nascono da ispirazioni improvvise ed istintive, non seguo regole, difficilmente progetto qualcosa.

Scolpisco i miei pensieri, mi lascio andare e creo…

 



 

All’interno della tua produzione artistica, quanto è presente la religione e il simbolismo spirituale?

 

La spiritualità fa parte di me, quindi è dominante in tutte le mie creazioni artistiche

ed è per questo che la presenza di una triade magica e spirituale non manca mai! 

Questo aspetto compare in moltissime mie sculture manifestandosi nelle sue diverse corrispondenze e caratterizzando la triplicità della vita. Il simbolismo del numero tre torna con una certa insistenza nella mia ispirazione artistica, significato legato fortemente al mio credo religioso, quindi la santissima Trinità ma anche ad un aspetto personale ed intimo legato alla componente numerica della mia famiglia.

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come avviene la scelta dei titoli?

 

La scelta dei titoli, avviene in  modo istintivo e creativo… spesso ad ispirarmi nei miei lavori è proprio il titolo. 

 

 



 

 

RINASCITE 6.2, è una tua opera realizzata nel parco artistico culturale della Masseria Mazzei Le Colline del Gelso di Rossano, si tratta di una bellissima scultura alborea realizzata direttamente su un intero albero d’ulivo, con le radici ancora impiantate nel terreno. Questa particolare richiesta, ricordo che è arrivata in un momento molto delicato della tua vita, hai voglia di raccontarci quanto questa esperienza abbia influito sul tuo animo creativo?

 

La creazione di “Rinascite 6.2” è avvenuta in un momento particolare per me. In seguito ad una grave perdita sentivo il bisogno di una rinascita spirituale, e cosi è stato!

Scolpire e ridare vita ad alberi secchi che diversamente sarebbero stati tagliati mi ha ridato fiducia e forza, sia in campo personale che in quello artistico. 

“Rinascite 6.2”, il primo della serie,  è un’opera creata su un albero di ulivo.

“Re dei re” è una scultura creata su un albero di susino secco, ed infine il “Chakra del Cuore”, creata anche questa su un albero di ulivo.

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La tua carriera artistica è ricca di esperienze e importanti riconoscimenti. Per rimanere in tema, ce ne hai una che è rimasta “scolpita” nel tuo cuore?

 

Tra i tanti eventi a cui ho preso parte ce ne è uno del 2005 a cui sono rimasto maggiormente affezionato perché è stata un’esperienza che mi ha coinvolto in modo completo, in occasione dei festeggiamenti per il Millenario di San Nilo a Rossano sono stato invitato dall’allora Assessore alla Cultura, Alessandra Mazzei , a prendere parte al percorso artistico espositivo di arte estemporanea organizzato per quella circostanza.

In quell’occasione ho lavorato direttamente sul posto alla mia opera “Le due radici”, questa scultura, creata su un tronco di ulivo con radice, una volta ultimata è rimasta in esposizione permanente presso il Palazzo della Cultura San Bernardino nel centro storico di Rossano. Questa ricca programmazione che mi ha formato molto, sia artisticamente che culturalmente, si è conclusa con la consegna di targa e pergamena di benemerenza, che custodisco con orgoglio e gratitudine.

 

 

 



 

 

 
 

Delle tue opere invece, quale è quella più significativa per te e che occupa un posto speciale nel tuo cuore?

 

Fra tutte mi sento di citare le tre che sono dedicate alla memoria di mia moglie. 

“Triade con Urlo”, “Muse Silenti” e la più recente “Re dei re”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Hai qualche progetto nel tuo futuro artistico che vuoi raccontare e condividere con noi?

 

Dal mese scorso alcune mie opere sono state acquisite dal Mu.M.A.M per la loro Collezione permanente, le opere sono attualmente esposte presso la Sala delle Arti. Il Museo del Mare, dell’Agricoltura e delle Migrazioni, situato nel centro storico di Cariati nel settecentesco Palazzo Chiriàci, struttura storica e di proprietà comunale, è tornato fruibile dopo circa dieci anni accogliendo arte e cultura.

Ideatrice del percorso museale e Curatrice delle collezioni è Assunta Scorpiniti, con la quale è in programma un percorso di varie iniziative in cui verranno coinvolte enti pubblici, scuole, associazioni, istituti culturali e museali del territorio e dove avrò il piacere di essere coinvolto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Contatti dell’artista

 

Pagina Facebook Alfonso Caniglia

Instagram alfonsocaniglia_scultore

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Interviste

LA POETICA INTIMISTA NELLE SCULTURE DI RABARAMA – INTERVISTA

 

 

LA POETICA INTIMISTA
NELLE SCULTURE DI RABARAMA

INTERVISTA

 

di Giuseppina Irene Groccia  |24|Aprile|2021|

 

 

Artista di eccezionale talento, Rabarama, all’anagrafe Paola Epifani, è tra le figure artistiche più note, a livello internazionale, per quanto riguarda l’arte contemporanea italiana.

 

Ho sempre pensato alla sua scultura come essenza viva, autentica e palpitante che non necessita di elogi. 

Le sue opere si muovono nello spazio, in una sinuosità di vuoti e di pieni, rappresentando la trasformazione della materia in spiritualità.

 

 

Opere Co-stell-azione, Trans-lettera, Labirintide  – Reggio Calabria
 
 
In occasione di una mia visita a Reggio Calabria, ho avuto modo di vedere dal vivo le sue meravigliose opere, si tratta di tre sculture, dalla straordinaria bellezza, posizionate sul tratto del lungomare Falcomatà, chiamato anche il più bel km di Italia.

Trovo sia un dono meraviglioso, quello di assicurare a tutti la possibilità di fruire di queste bellissime  opere d’arte, nel nostro capoluogo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poterle toccare, osservare da vicino è stata per me una indescrivibile emozione. 

Ci si rende subito conto di quanto lo scopo principale di un artista sia quello di esprimere se stesso e trasmettere la sua anima al prossimo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Paola ci riesce pienamente, diventando universale e grandiosa nell’interpretare la sua tridimensionalità scultorea. Riesce ad unire la sintassi e l’oggettiva ripetitività  del corpo umano, alla molteplicità di pattern e disegni utilizzati per la decorazione delle superficie.

Questo suo eccezionale transito creativo, sospeso tra scultura e pittura, riesce a regalarci una intenzionalità intrisa di poetica astrazione, che dà ordine e senso alla proiezione emozionale del suo Io.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Appassionata sin da giovanissima alla scultura, che ritiene immediatamente il medium più vicino alla propria sensibilità, si interessa alla sperimentazione di tale declinazione artistica.

 

Le sue opere disegnano un percorso contrassegnato da vibrazioni umane, attraverso una dinamicità di torsioni che segnano in modo struggente le sensazioni di ogni osservatore, evocando memorie di sentimenti intrecciati, attese, lontananze, abbracci e assenze.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Opera Tantra 2015 – Bronzo dipinto

 

 

Associando il culto del bello e della raffinatezza al suo forte talento, l’artista riesce a liberare la forza e l’intenzione necessaria per imprimere alla materia, le proprie idee e determinazioni.

Le sue creazioni diventano “corpi viventi”, e assumendo una forma spirituale riescono ad andare oltre la loro statuaria apparenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Opera Switch 2013 – Bronzo dipinto

 

La sua dirompente creatività coniuga l’imprevedibilità del divenire con la perennità della materia. Le sue sono figure decorate con tessere di mosaico, alfabeto, geroglifici, puzzle, nidi d’ape, labirinti e simboli del genoma, questo insieme espressivo genera un dinamismo in grado di rappresentare emozioni con cui è facile e spontaneo entrare in connessione.

 

 

 

La grande abilità creativa di Paola Epifani, alias Rabarama, va di pari passo con la sua gentilezza e la sua disponibilità, dimostrata nel concedermi l’opportunità di un interessante scambio e confronto artistico, attraverso questa intervista.

 

Grazie Paola!

 

 

 

 

 

 

HO voluto approfondire con lei l’autenticità del suo cammino interiore, del suo percorso artistico E Dei suoi progetti futuri.

 

 

 

 

Quanto è stato determinante il contesto della tua famiglia nel portarti a intraprendere il mestiere dell’artista?

 

In realtà, anche se cresciuta in una famiglia di artisti, non sono mai stata sforzata ad intraprendere questa strada, è stata una scelta personale; sicuramente ho potuto anticipare alcuni passi, grazie alla disponibilità dei materiali e delle conoscenze, tuttavia ho sempre avuto libertà di scegliere il mio futuro, che è poi coinciso con la scultura.

 

 

 

 

 

 

Foto di Annamaria Bortolozzo – annamariabortolozzo.com

 

 

 

Come e quando ti sei avvicinata alla scultura e perché, tra le diverse forme

artistiche, hai scelto proprio questa?

 

Mi sono avvicinata sin da piccola a questa forma d’espressione, amavo ed amo tuttora plasmare la materia; è stato l’istinto a condurmi alla scultura, sentivo che era la forma di comunicazione più adatta al mio essere. 

 

 



Opera Chimera 2020 – Bronzo dipinto

 

 

Qual è l’approccio mentale che hai con la materia per arrivare agli aspetti contenutistici e concettuali delle tue sculture?

 

La mia idea è che la materia trasformi i contenuti e le emozioni da intangibili a tridimensionali. Inizio quindi la realizzazione del prototipo approcciandomi alla materia plasmandola fino a quando non raggiunge la forma definitiva, ricca di contenuti e significato. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Opera Mantis 2015 – Acrilico su tela

 

 

 

Nelle tue opere troviamo varie interpretazioni del sistema comunicativo. C’è un tuo linguaggio ben preciso nelle forme e nelle pose che assumono le tue figure, come anche nei segni che decidi di incidere su tutta la loro superficie. Spiegaci questo tuo messaggio non verbale…

 

Trovo che i simboli siano un linguaggio perfetto per comunicare messaggi complessi, e che possano raggiungere anche differenti culture (cerco infatti di utilizzare iconografie riconosciute o riconoscibili, rifacendomi ad antiche tradizioni). Il mio obiettivo è diffondere un concetto in maniera universale, ed il modo più semplice per farlo senza utilizzare la parola trovo sia quello di utilizzare mezzi visivi comprensibili ed immediatamente fruibili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Opera A-Mors 2019 – Bronzo Dipinto

 

 

Le tue sono sculture pensanti e spesso rappresentate in pose riflessive. Puoi svelarci qualcosa su questa caratteristica?

 

Attraverso la mia arte sono alla continua ricerca del senso della vita, che penso sia raggiungibile tramite una profonda riflessione interiore. Le pose che assumono le mie creature sono connesse a questo momento intimo di ricerca all’interno di ognuno di noi. Mi piace inoltre enfatizzare quelle linee energetiche che percorrono il nostro corpo e che sono utili per potenziare il linguaggio non verbale di quest’ultimo.

 

 



Opera Othila 2012 – Bronzo

 

 

 

Puoi descriverci il processo creativo della tua scultura, dal bozzetto alla creazione?

 

Tutto inizia con la ricerca di contenuti, a cui do la priorità, e che verranno poi trasposti sulla scultura; per fare ciò, mi lascio ispirare dal mio vissuto ed approfondisco tramite degli studi mirati su svariati temi. A volte eseguo qualche bozzetto su carta e prendo appunti, anche se più spesso inizio realizzando direttamente il prototipo dall’argilla. Nella mia mente riesco a visualizzare il risultato che voglio ottenere e da lì modello la materia finché non sono soddisfatta. Il corpo delle mie creature non è altro che la tela o la mappa che racconta e trasmette un messaggio, in modo tale che possa suggerire al fruitore un percorso da intraprendere attraverso le incisioni, le pose e, per alcune, la dipintura.

 

 

 

 

Opera Poezie 2017 – Bronzo

 

Contrariamente alla predilezione dell’arte contemporanea per le cose poco belle

tu punti molto su una forte tensione estetica. Ci spieghi perché?

 

Personalmente penso sia importante dare un messaggio positivo, e che sia possibilmente piacevole oltre che per gli occhi anche per l’anima. Nella vita possono capitare eventi drammatici o difficili, dai quali però è possibile uscirne rafforzati, trovandone un senso a noi utile per il futuro, in tal modo sarà possibile andare avanti ricercando la luce e la bellezza che è in noi oltre che nell’Universo. Con le mie opere voglio suggerire questo a chi le osserva.

 

 

 

Opera 2-Second, Flusso Vitale 2014 – Bronzo

 

 

 

Qual è l’ispirazione o il concetto che hai colto maggiormente della cultura e della filosofia orientale?

 

Mentre nella cultura occidentale vediamo spesso alla vita come un percorso con un inizio ed una fine, nella cultura orientale è presente una visione circolare, dove l’anima si reincarna più volte. Questo permette di vivere più vite ed accumulare più esperienze, oltre a far fluire costantemente l’energia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Opera 31 L’influsso 2011 – Bronzo dipinto

 

 

Il tuo percorso artistico ti ha portato in giro per il mondo, avendo avuto modo di acquisire competenze e possibilità di confronto nella scena artistica internazionale. Qual è oggi, secondo te, la situazione dell’arte e della scultura nel mondo e come la rapporti al nostro paese?

 

L’essere umano sente dall’alba dei tempi la necessità di comunicare con il mondo che lo circonda e questo si realizza attraverso differenti linguaggi tra i quali è presente anche l’arte. Credo che nel corso del tempo si sia sperimentato moltissimo sia tecnicamente che espressivamente. Sicuramente chi ha modo di esprimere se stesso in maniera pulita ed onesta trova il modo di risaltare e comunicare attraverso le sue creazioni. 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto di Hikari Kesho – hikarikesho.com

 

 

 

Hai dei modelli, degli artisti di riferimento che riconosci come decisivi per la loro influenza nel tuo lavoro?

 

Louise Bourgeois e Lucian Freud, le cui opere mi coinvolgono moltissimo a livello interiore e per i contenuti che trasmettono.

 

 

Opera Tadashii 2011 – Marmo bianco di Carrara

 

 

 

Quali sono gli aspetti che oggi stimolano di più la tua creatività?

 

Qualsiasi cosa può stimolare la creatività, che sia della musica, un libro, una chiacchierata… La mia arte trae origine dalla mia vita e dalle mie esperienze, motivo per cui ogni fatto può scatenare una riflessione che mi porta a realizzare una nuova opera. Gli stimoli che riceve il mio cuore, il mio ventre e quindi la mia anima (irrazionale) vengono poi rielaborati nella mia mente (razionale) e tramite la mia ricerca personale ogni opera diverrà espressione unica e originale del mio essere, quindi essenza.

 

 

Opera Psychè 2018 – Bronzo dipinto

 

 

 

La tua passione è un insieme di ricerca e profonda conoscenza dei diversi materiali. 

Quali prediligi utilizzare e perché?

 

Prediligo l’argilla semi refrattaria rosa in quanto mi permette di modellarla a mio piacimento. Mi ha sempre affascinato l’idea di poter realizzare una scultura semplicemente con le mani, senza l’ausilio di strumenti, e poterne ammirare rapidamente la nascita. Sento mente e cuore che si collegano in un flusso di energia che passa attraverso le mie mani per raggiungere la materia stessa.

 

 

Opera Alicante 2007 – Bronzo Patinato 
 
 

 

C’è un opera o un progetto a cui sei particolarmente legata? Perché?

 

Certamente, si tratta dell’opera Trans-mutazione che ho realizzato agli esordi della mia carriera e riprodotta anche in versione monumentale, utilizzata per un mio famoso scatto legato al body painting ed in collaborazione con il fotografo Hikari Kesho (al secolo Alberto Lisi). Di quest’opera amo la forza della posizione, che ho voluto rappresentasse una concentrazione di linee energetiche, che portano dal ventre, la Grande Madre dalla quale ha origine la vita, nel cui buio è importante perderci per poi ritrovarci. La superficie incisa ad esagoni si collega all’idea del DNA trasposto visivamente, traducendo quelli che sono gli elementi della vita stessa che ci rendono unici e irripetibili; tanto le cellule sono una piccola parte che compongono il nostro corpo, tanto il nostro corpo diviene cellula pulsante dell’Universo di cui siamo parte. Trans-mutazione vuole essere una sintesi di tutti i temi che tratto nella mia arte, esposti con semplicità, ma che trasmettono grande energia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto di Hikari Kesho – hikarikesho.com

 

 

 

Hai affrontato esperienze che ti hanno trasmesso la voglia di comunicare temi particolari attraverso le tue opere d’arte?

 

In realtà è ciò che faccio tutti i giorni con la mia arte: ogni opera è frutto della mia esperienza di vita, delle risposte che trovo dentro di me e che, trasponendo nelle mie creature, cerco di rendere universali. In questo modo, spero che il fruitore possa intraprendere un percorso di riflessione interiore e ricerca, stimolato dai messaggi che invio attraverso le simbologie.

 



 

 

Opera Chimera 2020 – Bronzo dipinto
 

 

 

Il tuo umore creativo è stato influenzato e cambiato da questo momento difficile che stiamo vivendo?

 

Non particolarmente; la riflessione su questo momento storico è diventata però motivo per suggerire ai fruitori della mia arte di trovare del tempo per stare con se stessi e riflettere sul proprio IO interiore. La frenesia della contemporaneità ci stava facendo estraniare dalla comprensione del nostro essere, perseguendo ideali materiali, tuttavia credo sia importante di tanto in tanto fermarsi ed interrogarsi riguardo temi spirituali, cercando di capirci al fine di rispettarci ed amarci un po’ di più.

 

 



Foto di Annamaria Bortolozzo – annamariabortolozzo.com

 

 

La tua carriera artistica è ricca di esperienze e di importanti riconoscimenti internazionali. Qual è l’esperienza che ricordi con maggior piacere? 

 

Non riesco ad identificare una sola esperienza, ce ne sono state tante, tutte diverse ed uniche, maognuna mi ha lasciato emozioni tanto forti quanto importanti. Sicuramente le esposizioni pubbliche dove le opere monumentali si incontrano casualmente con persone dai backgound molto diversi fra loro, ma soprattutto con un contesto ogni volta differente, sono quelle che mi hanno dato maggiore soddisfazione e da cui ho tratto sensazioni intense. Ogni esperienza entra a far parte della vita e rimane in me per sempre.

 



 Foto di Hikari Kesho – hikarikesho.com

 

 

Numerose ed importanti sono le acquisizioni delle tue opere da parte di importanti istituzioni pubbliche e private. Ce ne è una che porti in modo particolare nel cuore?

 

Senza dubbio l’acquisizione da parte del Governo Cinese di un’opera ora posizionata allo Shanghai Sculpture Space. L’esperienza in sé, dove ero entrata in contatto con questa cultura millenaria così diversa dalla nostra, era stata molto forte; sapere che una mia creatura rimarrà lì negli anni a venire è per me un traguardo importante senza ovviamente nulla togliere alle acquisizioni da parte di altri luoghi di prestigio, che mi hanno donato altresì grandi soddisfazioni.

 

 

 

 

 

Shanghai Sculpture Space – China

 

 

 

 

Come si rapporta oggi, chi come te si occupa di scultura, con l’epoca del virtuale?

 

Si creano spesso delle sinergie, integrando la scultura con le nuove tecnologie, come era stato per me la collaborazione con Drawlight, dove una mia creazione ha “preso vita” mutando la pelle in modo camaleontico grazie a delle proiezioni. Inoltre, grazie alla stampa 3D ed alla realtà virtuale è più semplice entrare in contatto con il pubblico e mostrare la scultura in tutta la sua volumetria e tridimensionalità, superando il limite della fotografia. In ultimo, per quanto riguarda alcuni procedimenti, le nuove tecnologie hanno aiutato a velocizzare alcuni lavori (come ad esempio la sbozzatura di opere in marmo); l’importante è rimanere fedeli a se stessi e non farsi inghiottire da questo processo di tecnologizzazione, a meno che non si utilizzi questo tipo di linguaggio che è parte integrante del proprio tempo storico e della propria ricerca artistica.

 

 

 

 

Opera Bozzolo 2012 – Scultura con 3D Mapping.   In collaborazione con Drawlight

 

 

 

Quale opera ti ha dato più soddisfazione?

 

Come spiegato prima, Trans-mutazione. Facendo invece riferimento ad un’opera realizzata in questi ultimi anni, direi Shiva: questa scultura mi ha permesso di trasformare l’idea di luce interiore, rispetto a come la rappresentavo prima in simboli, inessenza vera.

 



Opera Shiva 2017 – Bronzo dipinto

 

 

 

Da quali spunti riflessivi pensi di ripartire per i tuoi nuovi progetti?

 

Vorrei raccontare un percorso verso l’equilibrio e la libertà. Se prima vedevo l’uomo ingabbiato a causa di costrutti interni ed esterni, come possono essere la genetica, l’ambiente in cui viviamo, le tradizioni e gli insegnamenti, ora sento giunto il momento di intraprendere un viaggio che partendo dalla consapevolezza del nostro essere interiore, e quindi dalla nostra essenza vera, ci fornisca la possibilità di interagire liberamente con il mondo che ci circonda. Le risposte possiamo trovarle solo dentro noi stessi, attraverso l’auto consapevolezza e l’equilibrio interiore.

 

 

Opera Omael 2011 – Marmo bianco di Carrara

 

 

Mi piacerebbe chiudere questa nostra conversazione con una tua massima…

 

Perdersi in un labirinto emozionale. Con ciò, intendo invitare il fruitore a trovare la parte istintuale di sé, a perdersi nella sua anima e nelle sue emozioni, giungendo a vedere la propria bellezza interiore ed accettarsi; solo così, si raggiunge la libertà.

 



Opera Alone 2013 – Bronzo dipinto 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Intervista a cura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 
 
 

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BIOGRAFIA

 

Paola Epifani, alias Rabarama, è nata a Roma nel 1969. Vive e lavora a Padova.

Figlia d’arte, fin da piccola mostra un innato talento per la scultura. Inizia la sua formazione artistica presso il Liceo Artistico di Treviso, proseguendo poi all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Si laurea con il massimo dei voti nel 1991 ed inizia immediatamente a prendere parte a un gran numero di concorsi nazionali e internazionali di scultura, ottenendo sempre più consensi sia dalla critica che dal pubblico in generale.

Rabarama crea sculture e dipinti con uomini, donne o creature ibride, spesso passando per l’eccentrico. La pelle del soggetto creato dall’artista è sempre decorata con simboli, lettere, geroglifici e altre figure in una varietà di forme. La “membrana”, il “mantello” che sembra avvolgere queste figure è in continua evoluzione, aggiungendo sempre nuovi segni, simboli e metafore. L’alfabeto indica la restrizione interna del linguaggio e la nostra entità singolare-plurale (secondo la concezione del filosofo Jean-Luc Nancy): geroglifici, puzzle e favi sono la visualizzazione del genoma, le infinite combinazioni e le possibili varietà inerenti all’umanità, visualizzato nei labirinti mentali dove si materializza la complessità sfaccettata dell’Io. Spesso le mostre delle opere di Rabarama sono presentate in collaborazione con altri artisti (body painting, ballerini, acrobati) e sono arricchite da video proiezioni e suoni. Il suo lavoro è considerato suggestivo ed eccitante, descrive tutti i dolori e le gioie dell’essere umano, dalla schiavitù alla libertà, attraverso il codice genetico dei sogni.

“L’arte di Rabarama è spesso molto aggressiva, non solo per il pubblico, ma anche per il creatore”, ha detto George S. Bolge, direttore esecutivo del Museum of Art di Boca Raton, Miami, Stati Uniti d’America, sulle opere dell’artista.

Questo lungo percorso, costellato di successi, l’ha portata a presentare nel 2011 alla 54° Biennale di Venezia l’opera monumentale Abbandono, realizzata interamente in marmo di Carrara.

 Oltre a questo riconoscimento fondamentale, le sue opere sono state esposte nelle principali capitali mondiali della scena artistica come, tra gli altri, Parigi, Firenze, Cannes, Miami, Shanghai.

Numerose e importanti sono anche le acquisizioni delle sue opere di importanti istituzioni pubbliche e private come il Museo d’arte della Biennale di Pechino, lo Shanghai Sculpture Space e il Copelouzos Museum di Atene, per non parlare delle tre opere monumentali acquistate dal Comune di Reggio Calabria ed esposte sul lungomare di Falcomatà. Nel 2014 è madrina e ispiratrice del Skin Art Festival, che si tiene a Merano, collaborando con Kryolan. Nel 2015, Rabarama ha vinto il concorso internazionale tenuto dal Comune di Vallo della Lucania (SA). A seguito di questa vittoria è stato creato Leud, il più grande marmo mai creato prima dall’artista, ora esposto nel caratteristico centro storico.

 Indimenticabile è anche l’intesa artistica e la collaborazione con il Cirque du Soleil.

Grazie al suo talento versatile, Rabarama sperimenta e realizza nel tempo opere in terracotta, bronzi classici ben noti, affascinanti pezzi unici di marmo, vetro e pietre rare, inclusioni in resina, monotipi in resina siliconica, preziosi gioielli d’artista e, naturalmente, i meravigliosi dipinti e serigrafie.

 Rabarama attualmente vive e lavora a Padova, gestisce la propria carriera e collabora a livello internazionale con importanti gallerie d’arte in Francia, Olanda, Belgio, Inghilterra, Turchia, Svizzera e Stati Uniti.

 

 

 

 

Contatti

 

Sito Web www.rabarama.com

Rabarama su Facebook 

Rabarama su Instagram

 

 

 

 

 

 

ESPOSIZIONI

 

 

1990

Metepec–Oxaca-Guadalajara-Città del Messico: selected as italian representative at the international contest of wooden sculpture, Città del MEssico, Mexico.

1991

La Bresse (France): selected as the Italian representative at the Festival de sculpture Camille Claudel, the artist created a wooden sculpture for the event.

Toluca (Mexico): invited and selected for the II Wood Sculpture Competition. The Museum of Modern Art purchases the work created during the competition for the permanent collection.

1992 

Rabarama, Museo d’Arte Moderna, Toluca, Mexico.

1993

Selected for the Alaska Ice Sculpture Contest, Alaska, United States of America.

1995

Rabarama, Galleria Dante Vecchiato, Padova, Italy.

Rabarama, Palazzo Piazzoni Parravicini, Vittorio Veneto (Treviso), Italy.

1996

Arte Fiera, Fiera di Bologna, Bologna, Italy.

1997

Rabarama, Galleria Dante Vecchiato, Vicenza, Italy.

Rabarama, Palazzo Grasselli, Cremona, Italy.

Rabarama, Galleria Arte Segno, Udine, Italy.

Rabarama, Busacca Gallery, Philadelphia, United States of America.

Tentoonstelling Exposition, Galleria Artstudio, Knokke, Belgium.

Arte Fiera, Fiera di Bologna, Bologna, Italy.

Europ’Art, Palexpo, Ginevra, Switzerland.

MiArt, Fiera di Milano, Milano, Italy.

Art Miami, Wynwood Arts District, Miami Beach, United States of America.

Lineart, Flanders Expo Centre, Gent, Belgium.

1998

Rabarama, Galerj JFV, Roeselare, Belgium.

Arte Fiera, Fiera di Bologna, Bologna, Italy.

Europ’Art, Palexpo, Ginevra, Switzerland.

MiArt, Fiera di Milano, Milano, Italy.

Art Miami, Wynwood Arts District, Miami Beach, United States of America.

Lineart, Flanders Expo Centre, Gent, Belgium.

1999

Rabarama, Salone delle Terme, Anversa, France.

Arte Fiera, Fiera di Bologna, Bologna, Italy.

Europ’Art, Palexpo, Ginevra, Switzerland.

Art Miami, Wynwood Arts District, Miami Beach, United States of America.

Lineart, Flanders Expo Centre, Gent, Belgium.

2000

Una scoperta, New Art Gallery, Galleria Dante Vecchiato, Padova, Italy.

Rabarama, Fondazione Mudima, Milano, Italy.

Rabarama, Show Room Telemarket, Palazzo Orsini, Genova, Italy.

Trans-formation, Galerie Enrico Navarra, Parigi, France.

Rabarama, Galleria Dante Vecchiato, Forte dei Marmi (Lucca), Italy.

Rabarama. Colori e Forme (a cura di G. Granzotto), Sant’Ivo alla Sapienza, Roma, Italy.

Italian Bronze Masterpieces in Hong Kong, J. Gallery, Ritz Carlton, Hong Kong.

Arte Fiera, Fiera di Bologna, Bologna, Italy.

Europ’Art, Palexpo, Ginevra, Switzerland.

Art Miami, Wynwood Arts District, Miami Beach, United States of  America.

Lineart, Flanders Expo Centre, Gent, Belgium.

TIAF – Toronto International Art Fair, Metro Toronto Convention Centre, Toronto, Canada.

2001

Rabarama: Dimensione Bronzo, New Art Gallery, Galleria Dante Vecchiato, Padova, Italy.

Rabarama. Sculture Monumentali (a cura di D. Magnetti), Fondazione Palazzo Bricherasio, Torino, Italy.

Rabarama, Palazzo del Senato, Milano, Italy.

Rabarama, Show Room Telemarket, Milano, Italy.

Exposition Itinerante: Mondial (a cura di C. Schreyer), Forum Grimaldi, Monaco, Galerie Enrico Navarra, Parigi, France.

En Voyage, Castello Svevo, Barletta, Italy.

Arte Fiera, Fiera di Bologna, Bologna, Italy.

Art Miami, Wynwood Arts District, Miami Beach, United States of America.

Lineart, Flanders Expo Centre, Gent, Belgium.

Foire International d’Art Contemporain, Luxemburg.

2002

Rabarama: Esculturas Monumentales, Fondazione Dolores Olmedo Patino, Città del Messico, Mexico.

Sculture Monumentali, Museo Fleury, Lodéve (Montpellier), France.

Rabarama, Show Room Caffarelli, Verona, Italy.

Rabarama, Show Room Mercedes, Verona, Italy.

Rabarama, Hotel Hilton, Milano, Italy.

Rabarama, Alessandro S. Carone. Linee Riflesse (a cura di A. S. Carone, G. Perez), Pinacoteca Castello Svevo, Barletta, Italy.

Mondial, Taiwan, Cho Sun Ilbo Art Museum, Galleria Hyundai, Seoul, Yokohama, South Corea.

Open 2002 – “Imaginaire Féminin” – Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni, (a cura di P. De Grandis, P. Restany), varie sedi, Lido di Venezia, Italy.

Arte Fiera, Fiera di Bologna, Italy.

Lineart, Flanders Expo Centre, Gent, Belgium.

2003

Indecipherable trip, San Giovanni Evangelista, Spazio Badoer, Venezia, Italy.

Rabarama: Corpi Mutanti, varie sedi, Padova, Italy.

Sculture Monumentali, Fiera d’Oltremare, Napoli, Italy.

Sculture Monumentali, varie sedi, Abano Terme (Padova), Italy.

Im-patto (a cura di M. Calvesi, G. Granzotto), Musei di San Salvatore in Lauro, Roma, Italy.

Beijing International, National Art Museum of China, Biennale di Pechino, China.

24 artisti a confronto, Castel Brando, Cison di Valmarino (Treviso), Italy.

Arte Fiera, Fiera di Bologna, Italy.

Lineart, Flanders Expo Centre, Gent, Belgium.

Beijing International (a cura di V. Sanfo), Premio per la ricerca artistica, National Art Museum of China, Biennale di Pechino, China.

2004

Rabarama, Show-Room Telemarket, Roma, Italy.

Sculture Monumentali, varie sedi, Brescia, Italy.

Rabarama (a cura di C. Zanetti), Galleria Marchina Arte Contemporanea, Brescia, Italy.

Sculture Monumentali, Caselle Torinese, Torino, Italy.

Antropos (a cura di F. Di Leo), Casa del Cima, Conegliano (Treviso), Italy.

Sculpture Exhibition of Rabarama, Museo d’Arte Contemporanea Millennium Monument, Pechino, Museo d’Arte di He Xiangning, Shenzhen, Sculpture Space, Shangai, Jinan, China.

Oisterwijk Sculptuur 2004, Etienne Gallery, Oisterwijk, The Netherlands.

2005

Rabarama, Villa Remmert, Cirié (Torino), Italy.

Rabarama. Il Mistero dell’identità (a cura di N. D. Angerame, L. Caprile), Ex Chiesa Anglicana, Alasso (Savona), Italy.

Rabarama, Fundaciòn Sebastian, Città del Messico, Mexico.

Trans-calare, Delegacion Miguel Hidalgo, Città del Messico, Mexico.

Sculture monumentali, varie sedi, Città del Messico, Mexico.

Le sculture di Rabarama, Giardini del Centro Culturale La Estancia, Caracas, Venezuela.

Rabarama & Frans Molenaar, Etienne Gallery, Oisterwijk, The Netherlands.

Rabarama, Etienne Gallery, Osterwijk, The Netherlands.

Quando il gioiello diventa arte (con Leo Pizzo), Palazzo Braga Valmarana, Vicenza, Italy.

Anima-ta-mente, Show-room Telemarket, Brescia, Italy.

Open 2005. Mostra Internazionale di Sculture e Installazioni, (a cura di P. De Grandis, V. Sanfo, C. Tong-zung, M. Vescovo), varie sedi, Lido di Venezia, Italy.

SEG-Menti Contemporanei (a cura di F. Melengé), 1000 Bolle Arte Contemporanea, Amantea (Cosenza), Italy.

Collettiva (a cura di L. Ramonio), Galleria Le Tele Tolte, Calcata (Viterbo), Italy.

Novecento. Pittura e scultura (a cura di R. Bossaglia), Galleria D’Arte Cinquantasei, Bologna, Italy.

2006

Anima-ta-mente, Show-room Telemarket, Milano, Italy.

Rabarama, Etienne Gallery, Oisterwijk, The Netherlands.

Rabarama. Art in the city, piazza Torino, Jesolo (Venezia), Italy.

In-Formale (a cura di F. Amendola), 1000 Bolle Arte Contemporanea, Amantea (Cosenza).

Etienne Gallery, Oisterwijk, The Netherlands.

Sculture monumentali, Mostra dell’artigianato, Rovereto (Trento), Italy.

Reggio Emilia: vincitrice del premio Profilo Donna come migliore artista dell’anno.

MiArt 2006, Fiera di Milano, Milano, Italy.

2007

Anime, Show-room Telemarket, Milano, Italy.

Rabarama a Ginevra, maestoso connubio, Castello Franck Muller, Ginevra, Switzerland.

Rabarama. Identità (a cura di C. Alampi, D. Quattrone), Villa Genovese Zerbi, Reggio Calabria, Italy.

Rabarama. Oper-azioni, Galleria Achrome Arte Contemporanea, San Benedetto del Tronto, Italy.

Rabarama. Dreams of Transformation, Vecchiato New Art Galleries, Padova, Italy.

Surreal Metafisic’ Art, Galleria Profumo D’Arte, Roma, Italy.

Biennale FreeArte 2007 (a cura di L. Garbuglia), Galleria Il Canovaccio – Studio Antonio Canova, Roma, Italy.

Cornice Art Fair, Isola dei Tronchetto, Venezia, Italy.

MiArt 2007, Fiera di Milano, Milano, Italy.

ArtVerona 2007, Fiera di Verona, Verona, Italy.

 

 

2008

Rabarama a Cortina, Galleria Corbelli & Arte, esposizione di sculture monumentali lungo Corso Italia, Cortina d’Ampezzo (Belluno).

Rabarama – Mutazioni dell’animo, Show-room Telemarket, Bologna.

Rabarama. Peintures et Sculptures, La Galery Fine Arts, Saint Paul de Vence.

Rabarama. Gli spazi dell’arte, installazione di sculture monumentali lungo le strade cittadine in occasione di Catania Arte Fiera 2008, Catania.

Rabarama. Presenze (a cura di S. Arfelli), Galleria Comune Ex Peschiera, Piazza del Popolo e Centro Storico, Cesena, Galleria Comunale Leonardo da Vinci, Piazza Andrea Costa e percorso urbano, Cesenatico (Forlì-Cesena).

Rabarama à Paris (a cura di V. Sanfo), installazione di sculture monumentali tra Place de la Sorbonne, Rue Soufflot e Place du Pantheon, Parigi.

Rabarama. Italian Shape, AnniArt Gallery 798, Pechino.

Rabarama, Boca Raton Museum, Miami, United States of America.

MiArt 2008, Fiera di Milano, Milano, Italy.

Beijing Art Salon, Fiera di Pechino.

PAN Amsterdam, Fiera di Amsterdam.

2009

Rabarama dans la presqu’ile de Saint Tropez, installation of monumental sculptures along streets and public beaches, with Francesca Donà Gallery, Saint Tropez, France.

Rabarama – comes to life, Etienne Gallery, Oisterwijk, The Netherlands.

Rabarama, Serata di presentazione del catalogo ragionato “Riflessioni” a Palazzo della Gran Guardia, Padova, Italy.

Corpi Speciali, Milano, Italy.

2010

Rabarama sur la Croisette, installation of marble monumental sculptures along city streets and in the Garden of the Grand Hotel, Cannes, France.

Rabarama a Ortissima Percorsidorta 2010, installation of monumental sculptures along city streets in Palazzo Penotti Umbertini, Orta San Giulio, NO, Italy.

Rabarama at Moorhouse, London, England.

Rabarama at the Italian Cultural Institute, London, England.

2011

54° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Padiglione Italy, Arsenale, Venezia, Italy.

Rabarama “ANTICOnforme” FIRENZE, Piazza Pitti – Giardino di Boboli – Giardino delle Scuderie Reali – Complesso Le Pagliere, Florence, Italy.

2012

Rabarama Solo-show, Van Loon & Simons Gallery and Mary Church, Vught, Netherlands.

In-cinta, marble sculptures in Duomo square, Pietrasanta, Toscana, Italy.

Biennale Brabant, The Netherlands.

Galleria Il Novecento, Poltu Quatu, Sardegna, Italy.

Galleria Bel-Air, Genève, Switzerland.

Galery Wild, Zurich, Switzerland.

2013

Rabarama “Volarearte”, Pisa – Forte dei Marmi – Lucca, Italy.

Rabarama with Cirque du Soleil for “One Night for One Drop”, Las Vegas, USA

Rabarama “Metamorfosi”, Cafmeyer Gallery, Belgium.

2014

Rabarama “SkinArt”, public art in Merano, Italy.

Rabarama, public art, La Croisette, Cannes, France.

CI Contemporary Istanbul art fair, Istanbul, Turkey.

Biennale d’arte contemporanea di Salerno, Palazzo Fruscione, Salerno, Italy.

Rabarama a Henley Festival, London, England.

Rabarama, Cafmeyer Gallery, Knokke, Belgium.

Rabarama, Bel Air Gallery, Verbier, Switzerland.

2015

Artist-IQ, Beurs Van Berlage, Amsterdam, The Netherlands.

One Night for One Drop, with Cirque du Soleil, Las Vegas, United States of America.

Visione dell’uomo, exhibition Rabarama and Antonio Tamburro, Galerie Hegemann, Munich, Germany.

Rabarama Expositie, Van Loon Galleries, Vught, The Netherlands.

Cocktail “105 years young”, Cafmeyer Gallery, Knokke-Zoute, Belgium.

Collaboration for Life Style by Caielly e Ferrari, Vergiate (VE), Italy.

Rabarama’s white marble monumental sculpture LEUD in Comune di Vallo della Lucania.

Biënnale Brabant, Van Loon Galleries, Tilburg, The Netherlands.

 

2016

Rabarama, Italian Fine Art Gallery, Positano, SA, Italy.

Rabarama at Il Salotto delle Eccellenze, Caffè Pedrocchi, Padova, Italy.

RabarAMAsolo, solo exhibition, in occasion of the Biennale d’Arte di Asolo, Asolo, TV, Italy.

Biennale of Vught, Van Loon Galleries and Mary Church, Vught, The Netherlands.

Narayana, solo exhibition, Porto Cervo, Sardegna, Italy.

MULTICOLORE, exhibition Rabarama, Gerhard Neumaier and Yulia Kasakova, Galerie Hegemann, Munich, Germany.

Gran Galà Arte Cinema Impresa, Rabarama receives the Career award, Fondazione Mazzoleni, Venice, Italy.

Biennale d’arte contemporanea di Salerno, Palazzo Fruscione, Salerno, Italy.

Biennale Veghel, Van Loon Galleries, Veghel, The Netherlands.

Condizio-nata-mente, solo exhibition, Galleria d’Arte Marano, Cosenza, Italy.

2017

Ars omnia vincit, meeting with the artist, Ferrowine, Castelfranco Veneto (TV), Italy.

Exclusive Art Cocktail, thanks to Luxury Fashion Hotel Ambra Cortina and Galleria d’arte di Luigi Proietti, Cortina d’Ampezzo (BL), Italy.

Rabarama Expositie, solo exhibition, Van Loon Galleries, Vught, The Netherlands.

Biënnale Brabant, Van Loon Galleries, Tilburg, The Netherlands.

2018

Avatar, Fondazione Mazzoleni, Alzano Lombardo (BG), Italy.

First Art Fair, Van Loon Galleries, Amsterdam, The Netherlands.

CONTEMPO, exhibition Rabarama, David Bigbie, Nigel Cox, Frank Fischer, Igor Oleinikov, Ronal A. Westerhuis, Galerie Hegemann, Munich, Germany.

Ritratti di donna, Fondazione Mazzoleni, Castello Visconteo di Pagazzano (BG), Italy.

Art Expo New York 2018, Contemply Srl, New York, United States of America.

Reiki, Miart Gallery, Milano, Italy.

Miscelànea, P|Art Ibiza, Ibiza, Spain.

Beautiful People Exposition, Van Loon Galleries, Vught, The Netherlands.

MEMENTO, solo exhibition, Canova Arte, Stadio di Domiziano, Roma, Italy.

Biennale Veghel, Van Loon Galleries, Veghel, The Netherlands.

2019

Mana, Galleria d’Arte Malinpensa by La Telaccia, Torino, Italy.

Ciclopica. La grande scultura internazionale, Diffusione Italia International Group Srl, Siracura, Italy.

Dhyana, Contemply Srl, Hotel Melià Milano,Milano, Italy.

Biennale Arteinsieme, Museo Tattile Statale Omero, Ancona, Italy.

Art Cocktail Rabarama, Italian Fine Art Gallery, Piccolo Sant’Andrea Luxury Suite Hotel & SPA, Praiano (SA), Italy.

Armonie di colori e forme di arte contemporanea, Artenate Galleria Arte Contemporanea, Todi (PG), Italy.

Biënnale Brabant, Van Loon Galleries, Tilburg, The Netherlands.

2020

Expositie Rabarama, Van Loon Galleries, Vught, The Netherlands.

 

 

 

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Interviste

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO

 

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO 

 

di Giuseppina Irene Groccia  |10|Gennaio|2021|

 

 

 

 

 

 

Per il ciclo “L’intervista”, ho pensato che non avrei potuto non intervistare il Maestro Pierluigi Rizzo 

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

 

Artista da sempre attento al dialogo tra linguaggi, ha sviluppato, nel corso di diversi anni di attività, una ricerca poliedrica che si fonda e si alimenta proprio nel colloquio tra ambiti e discipline diverse, nel suo caso principalmente pittura, scultura, poesia e teatro.

 

 

Nel suo percorso ha guardato costantemente ad una contaminazione tra le arti, utilizzando e fondendo gli apporti di diversi rami creativi: da quello visivo, a quello teatrale e poetico.

Nella sua pittura, ritroviamo forme e colori dai chiari tratti informali, che non sono altro che l’eco di suoi pensieri e parole.

 

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

Sono opere caratterizzate da una violenta gestualità, pulsanti di colore, in cui sembra che l’artista diventa un tutt’uno con la propria opera, amalgamando l’immagine di se stesso fino ad emergere con tematiche chiare della propria identità personale, della memoria e dell’anima.

 

Osservando e ammirando la pittura gestuale di Pierluigi, si percepisce chiaramente l’espressione del gesto astratto, dell’azione e del movimento. 

 

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

L’uso esclusivo della spatola crea energia pura, che si imprime sulla superficie, attraverso una sua sapiente tecnica personale,  rafforzata dalla scelta del colore, grande protagonista della sua pittura.

 

La struttura compositiva è complessa, con orizzonti spesso popolati da inquietudini visionarie.

 

 

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

Altra arte che è ben collocata all’interno del suo potenziale artistico, è quella di coniugare egregiamente la materialità delle pietre preziose all’estetica del design,disegnando con particolare abilità, oggetti preziosi da gioielleria. 

 

Parallelamente alle diverse forme di arte visiva, come pittura e scultura, nei momenti di ispirazione, si dedica anche alla poesia, inserendo suoi scritti in antologie e raccolte di liriche. 

 

La sua è una poetica in grado di muoversi tra le cose, secondo una dimensione alchemica dello spazio scritto.

 

Una narrazione, che è un peregrinare fantastico, all’interno della sua fantasia. 

 

Dalle sue opere, siano esse letterarie o visive, emergono sussurri, frammenti di scene lontane che raccontano paesaggi e attraversamenti, bagliori e ombre, luci e tenebre.

 

 

Ho scavato una fossa

ho lavorato lentamente

l’ho fatta molto profonda

ed ho adagiato il mio amore.. 

Con dolcezza l’ho guardato , l’ho baciato 

ed ho cominciato a buttare terra poi pietre

poi rocce. ..

Ho sepolto il mio amore

non c’era nulla da fare

ho seppellito il mio cuore.

Pierluigi Rizzo

 

 

Nel suo rapporto con la scena teatrale invece, c’è un percorso finalizzato all’approccio intellettuale, il palcoscenico diventa luogo dove egli si gioca abilità e pratica.

L’elemento visivo fa da contrappeso a quello verbale, in un perfetto equilibrio… e la sua voce diviene racconto, evocando visioni.

Questo è il cuore dell’arte e del buon narratore..

 

Pierluigi Rizzo vive la realtà e l’arte come un atto di passione in un territorio magico, traducendo in immagini e versi la propria sensorialità psico emotiva.

Il suo spazio artistico e il suo procedimento creativo, sono strumenti attraverso i quali ci restituisce le immagini della sua straordinaria e sensibile visione del mondo.

 

 

 

 

 

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

“La roccia di Horeb” – Sculture in marmo grigio venato

 

 

 

Cercheremo di conoscerlo meglio attraverso questa intervista, per capire a fondo i suoi lavori e per comprendere meglio i meccanismi della sua poliedrica attività artistica 

 

Un aspetto che mi ha subito colpito è il tuo autorevole background artistico. Pittore, scultore, attore teatrale, scenografo, designer, scrittore e poeta.. In che modo e quanto riesce ad apportare, ogni singola esperienza artistica, al tuo profilo creativo e umano?

 

Innanzi tutto ti ringrazio poi aggiungo che in realtà  le varie arti si intrecciano fra loro e diventa molto facile esprimersi nei vari linguaggi artistici. Attraverso le varie esperienze, naturalmente ci si arricchisce sempre più in quanto alcune cose non si possono spiegare bene con una tecnica, mentre è più facile con una altra e cosi che i vari percorsi si possono completare l’uno nell’ altro. 

Scrivere e lavorare per il teatro mi ha arricchito enormemente e tutto quello che apprendevo si riversava inesorabilmente nei vari linguaggi, dalla scultura alla pittura e al design in genere.

 

Ci racconti un pò dell’importante scelta, di interrompere gli studi in medicina per dedicarti a tempo pieno alla tua passione per l’Arte? Hai mai avuto rimpianti?

 

Abbandonare gli studi di medicina per seguire la mia strada artistica è stato problematico, non tanto per me ma per i miei genitori. Faccio presente che allora eravamo negli anni settanta,  con una mentalità  completamente diversa da ora e dire che facevi l’artista era visto come una follia, soprattutto a Rossano e in Calabria. Io provenivo da studi classici e non avevo mai avuto contatti con il mondo artistico, tranne suonare la chitarra in un gruppo giovanile, esperienza che mi ha aiutato molto in teatro e nello scrivere, per cui ho dovuto studiare da solo tutto quello che era possibile, del mondo artistico. 

No, nessun rimpianto e se tornassi indietro lo rifarei di nuovo.

 

 

 

Quanto ha influito la tua lunga permanenza a Perugia, una città d’arte piena di storia, nel tuo percorso artistico e professionale?

Indubbiamente Perugia è stata fondamentale per due motivi, uno per il lato artigianale e l’altro per gli incontri con quasi tutte le nazionalità del mondo, in quanto sede dell’università per stranieri, con la possibilità di conoscere gente proveniente dalle varie parti della terra ed avere scambi culturali enormi e questo mi ha aiutato molto.

 

 

Perugia e il suo Umbria Jazz. Pensi che nasca da lì la tua grande passione per il Jazz?

Si, senza dubbio anche se io preferivo il blues ma a Perugia la mia conoscenza del jazz si è perfezionata ed ho potuto apprezzarlo ancora di più. 

Amo ancora il blues.

 

Che tipo di percorso artistico hai compiuto e quanto ha influito sulla tua formazione?

Come dicevo prima, non avevo nessuna formazione artistica tranne i miei studi classici, ma era troppo poco. Arrivai a fare arte da un cammino, oserei dire classico e cioè dall’artigianato.  Cominciai a lavorare il vetro con la tecnica della pittura a freddo,  che in quel tempo, parlo degli anni settanta, a Perugia la importarono degli studenti artisti iraniani e infatti è una antichissima arte persiana.  

In italia è  conosciuta come arte povera ed infatti la voce grossa la fa la tecnica delle vetrate a fuoco.  

Cominciai cosi e naturalmente, il vetro, avendo bisogno di una struttura di sostegno, cominciai a costruire oggetti come lampade, vassoi, tavoli, posaceneri, porte etc, utilizzando il vetro dipinto a freddo e studiando le strutture in un modo nuovo. 

Piano piano rubai le tecniche ad altri artigiani anziani che erano ben contenti che qualche giovane si  appassionasse al loro lavoro. Parlo naturalmente sempre del vetro.

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Serie “Fumetti” – Resine su Plexiglas 

 

Un giorno, entrò nel mio laboratorio aperto al pubblico, un signore il quale osservò tutti i miei lavori molto attentamente poi mi lascio il suo biglietto da visita e mi disse: “quando reputa di avere un lavoro artistico mi telefoni.” Ed uscì.  

Venni a sapere che era un importante collezionista di arte perugino, nonché un primario di ospedale. 

Spinto da questa nuova storia cominciai a studiare tutto quello che era possibile del mondo dell’arte e cominciai a leggere soprattutto un libro sulla Bauhaus e qui cominciò la mia avventura in questo mondo fantastico dell’ arte.

Il mio lavoro artigianale, che non ho mai abbandonato, abbinato alle ricerche artistiche, mi hanno portato in giro per il mondo .

 

 

 

Ami definirti “operatore di materia”. Ci spieghi perché?

Ho coniato questo termine, operatore di materia, perché non sono un Creatore in quanto ex nihilo, dal nulla non riesco a fare niente ma da un lavoro manuale riesco a far uscire qualcosa. 

Non  mi posso definire artigiano in quanto in realtà non lo sono, come produzione intendo e quindi mi è  venuto facile coniare questo termine, in poche parole non sono Dio e nessun uomo lo è.

 

 

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

 

 

 

Serie “Ramette”, l’originale progetto realizzato con latte da olio in banda stagnata, dipinte ad olio.

 

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Quali tecniche utilizzi nell’esecuzione dei tuoi lavori?

 

Come ho detto prima non avendo studiato arte ho dovuto inventarmi le mie tecniche e negli anni le ho perfezionate.  

Uso molto l’olio per dipingere e uso la spatola per farlo,  in quanto non so usare i pennelli e in realtà non li ho mai usati . Essendo scultore preferisco la spatola perché lo trovo un attrezzo simile ad uno scalpello.

Le tecniche poi variano a seconda dei materiali che uso.

 

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In alcune mostre ti sei contraddistinto con le tue famose “stratificazioni”, una tecnica che spinge l’osservatore ad interrogarsi sull’inesorabile scorrere del tempo. Che cosa rappresentano per te?

La serie delle “Stratificazioni” inizia più o meno una decina di anni fa con l’osservazione di una vecchissima porta nel centro storico di Rossano, dove risiedo, notando che il tempo aveva grattato e consunto il colore superficiale facendo apparire i vari strati di colore che si erano succeduti nel tempo e formando forme particolari; naturalmente mentre osservavo, i ricordi mi risalivano e vedevo persone, scene, odori che avevo dimenticato. Praticamente fu come un viaggio nel tempo e mi trovai immerso in quel periodo rivivendolo. Associare i colori alle varie sensazioni fu un tutt’uno. Cominciai cosi a viaggiare a ritroso nel mio interiore cercando di seguire i contorni di un ricordo ma mi accorsi che sfumavano sovrapponendosi ad altri ricordi tanto da non poter distinguere, se non a tratti, le varie storie. Nella sovrapposizione accadeva che si formavano altre storie e cosi decisi di provare ad immortalare con i colori questo viaggio nella memoria.

 

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

 

Quali sono i materiali che prediligi usare per le tue sculture e soprattutto a cosa ti ispiri quando le realizzi?

 

Il materiale che prediligo è il bronzo. Fare la scultura e poi fonderla è una goduria, ma i costi sono alti, troppo alti ed è  da molto tempo che non faccio più fondere. Le ultime sculture le feci fondere in alluminio, materiale che mi piace molto ed è  molto meno costoso del bronzo ma resta il fatto che è difficile vendere una scultura. Lavoro con tutti i materiali dal legno al marmo e naturalmente vetri e plastiche fuse .

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I miei temi sono più o meno gli stessi, sia in pittura che in scultura o in scrittura e cioè il rapporto uomo/Dio/uomo. 

Non faccio il figurativo perché il mio mondo è interiore, come tutte le problematiche umane e cerco di scandagliare il più  possibile dentro il mio animo, partendo dalla bibbia e da tutti gli altri testi cosiddetti sacri.

 

La tua “sete” di ricerca ti ha portato a girare un po’ il mondo, parlaci dei luoghi che ti hanno maggiormente apportato ispirazione..

 

Ho avuto il piacere e l’onore di esporre in molti paesi del mondo ovest, ed ognuno mi ha trasmesso qualcosa. Sono rimasto enormemente colpito dagli artisti brasiliani, che toccano diversi linguaggi, sia dal lato conservatore che dal lato di avanguardia. La Francia, sotto un certo aspetto, mi ha deluso ma io parlo degli anni novanta ed allora, sembrerebbe strano, era sempre in voga il classico, anche per come sono, o meglio erano, arredate allora le case. Ho potuto conoscere diversi artisti che, a loro modo, mi hanno convinto a continuare la mia strada .

 

 

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L’artista in occasione della sua personale negli Stati Uniti

 

Lavori ed esponi non solo in Italia, ma anche all’estero. In particolare quanto ha inciso la tua esperienza espositiva negli Stati Uniti sul tuo percorso artistico?

Per quanto riguarda l’America del nord io posso parlare solo di alcune città come New York, Frederik, Cumberland o Washington. Quello che ho potuto vedere nelle varie gallerie delle diverse città, mi ha trasmesso un qualcosa di fermo agli anni sessanta e settanta, ho visto poca ricerca di avanguardia interessante.  

Unica cosa, per me positiva, è stato constatare che moltissimi artisti lavorano l’olio su carta. Lavori che anche io porto avanti da più di cinque anni, ma che non trovano un mercato, perché  la gente è abituata alla tela. I vari luoghi nei quali ho potuto lavorare nonché esporre, in realtà, non mi hanno ispirato, in quanto la mia ispirazione viene da dentro, dal mio profondo.  

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

 

Serie “Giano bifronte” Olio su Plexiglas con luce interna e supporto in legno. H 2mt

 

Opere esposte presso la Schwab Mountain Maryland Gallery – Cumberland (Stati Uniti) 

Anno 2015

 

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

 

 

Nei primi anni 80 avviene il tuo incontro con il teatro. Ci parli della tua prima esperienza come scenografo e poi di quella come attore?

In realtà il teatro è avvenuto per gradi. Un giorno entra nel mio laboratorio a Perugia un signore che conoscevo come attore e direttore di un teatro cabaret di Perugia “Il Canguasto”, appena entrato si presenta e mi chiede se ero disponibile a fare da factotum per la sua compagnia.  

In pratica dovevo guidare il furgone con tutte le varie attrezzature ed in più occuparmi del mixer audio e luci. Io, che avevo una leggera conoscenza del settore, accettai anche perché la paga era buona e si lavorava di domenica. Iniziai cosi dal basso e poi accadde, come succede sempre, che mancava un attore e mi chiesero di sostituirlo. Accettai, anche perché non dovevo fare niente, solo entrare salutare ed uscire. Alla fine dello spettacolo l’attrice protagonista Mariella Chiarini, venne da me e mi disse che avevo una grossa presenza scenica. Allora non capivo, ma aveva perfettamente ragione.  

Fu così che iniziai.

 

Per quanto riguarda la scenografia, fui contattato da un’altra compagnia, che aveva messo su un lavoro particolare su Cristo ed avevano bisogno di una grande croce in vetro. La realizzai,  tenendo presente che non doveva essere fragile e studiai una scultura di vetro incollata su specchio e legno che si montava per il trasporto. Poi vennero altre scenografie, ma sempre introdussi le mie ricerche artistiche .

 

Ci racconti qualcosa sulla tua ricerca poetica e il rapporto che hai con la tecnica espressiva?

Per quanto riguarda il lato poetico devo dire che non mi sento un poeta, sono un autore teatrale e forse a volte sono sconfinato nella poesia. In realtà, le mie cosiddette poesie sono micro storie, dato che ormai non scrivo più per il teatro per varie vicissitudini, sia personali che per la vita in generale.

Il mio ultimo lavoro teatrale è stato nel 2016 con lo spettacolo “Ah l’amore”, successivamente ho portato a termine, sempre nel 2016, il libro “Il tempo di esplorare il nostro  amore” un lavoro iniziato nel 2015.

 

 

IL TEMPO DI ESPLORARE IL NOSTRO AMORE DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace
 
Per un approfondimento  sul libro clicca qui
 

 

Ecco, il tuo ultimo lavoro letterario “Il tempo di esplorare il nostro amore” è molto autobiografico, qual è stato l’impulso che ti ha spinto a realizzarlo?

Si, hai ragione questo libro è autobiografico ed è l’analisi, momento per momento, di tutto quello che è  accaduto in quel rapporto intenso di amore, sia nelle fasi belle che nelle fasi distruttive.  

In realtà accadde un fatto strano mentre vivevo le fasi negative di quell’ amore e cioè cominciai a sdoppiarmi, ad analizzare il me stesso che soffriva, ed era come se in quei momenti esistessero  due me stessi, uno che annotava i vari momenti, direi freddamente, e l’altro che smaniava per amore.

Fu una esperienza che lasciò solchi profondi.

 

A volte, per noia, prendo una penna e scrivo quello che passa nel mio interiore. Le mie incazzature, le mie illusioni e delusioni, le riflessioni su un mondo che reputo sempre più in decadenza, il mio rapporto con un Dio che trovo sempre più sadico etc.

 

Non ho una tecnica poetica né la ricerco, perché non scrivo poesie. Nella mia presunzione lascio una traccia diversa, scrivo appunti sulla mia vita e stranamente, anche altri si ci ritrovono. Mi piace sfatare i vari luoghi comuni perché creano prigioni, dalle quali è difficile uscirne.

 

 

A cosa stai lavorando in questo periodo?

In questo periodo sto lavorando ad una serie di nuovi quadri,  tenendo presente il lavoro di scrittura, cerco di dare alle varie parole un colore e debbo confessare che mi piace molto questo connubio.

 

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace

 

Infatti stai vivendo un momento di grande forza creativa attraverso la realizzazione di numerose nuove opere. A quando una tua nuova personale?

Forse, una volta finito questo brutto periodo di chiusura a causa del covid,  riuscirò a fare una personale con questi nuovi lavori e spero prima di morire .

 

LA RICERCA POLIEDRICA DI PIERLUIGI RIZZO SU L’ArteCheMiPiace



 

 

Per te che hai fatto della definizione di “libertà” uno stile di vita, ci spieghi un tuo personale concetto a riguardo?

La libertà? Un concetto vago, una idea con troppe sfumature.  Esiste un tentativo di raggiungere la libertà ma sarà comunque condizionata dagli altri. È vero, ho sempre lottato per la mia libertà, tenendo presente che si paga un pedaggio molto salato e cioè la solitudine.

 

Libertà è una parola troppo usata. Ci sarà  sempre qualcosa o qualcuno che limiterà questo concetto e in fin dei conti noi siamo legati l’uno all’altro come penisole. Personalmente ho sempre cercato di non uniformarmi al pensiero degli altri  soprattutto se era un pensiero che soffocava il mio sentire interiore e lo stesso nel mio mondo artistico. Quando ero giovane, seguivo la strada classica nel mondo artistico e cioè  gallerie, pubblicazioni, critiche etc,  poi mi accorsi, che in realtà cercavano un cavallo da sfruttare ed io non sono un cavallo, ma un tentativo di uomo per cui mi allontanai da tutto e seguii la mia strada, che conduco ancora oggi.

Ripeto, si paga con la solitudine, anche se io non l’avverto mai  .

 

Per chiudere questa conversazione, vorrei chiederti qual è il tuo più grande obiettivo professionale raggiunto o anche solo sognato?

 

Il mio obbiettivo raggiunto è quello di aver vissuto di arte fino ad ora girando mezzo mondo, mi riferisco al mondo ovest, quello che mi piacerebbe realizzare ancora è di esporre in Cina e in Giappone, due culture che mi attraggono moltissimo, purtroppo data la mia età sarà molto difficile realizzare questi obiettivi ma è anche vero che non bisogna mai dire mai.. chissà.

 

 

 

Contatti dell’artista 

🔘Pierluigi Rizzo su Facebook

🔘Pierluigi Rizzo su Instagram 

 

 
 
 
 
 
 

Intervista a cura di Giuseppina Irene Groccia 

 

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