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Interviste

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Raccontare l’Attimo – La Fotografia di Sax Palumbo

 

Raccontare l’Attimo 

La Fotografia di 

Sax Palumbo

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |12|Febbraio|2025|

 
 

La fotografia di Salvatore Palumbo detto Sax nasce da un dialogo intimo e incessante con l’essere umano. Il suo percorso, scandito da pause e ritorni, è un viaggio che si snoda tra analogico e digitale, tra passato e presente, alla ricerca di una verità che si annida nei dettagli, nei volti, nei gesti colti con sensibilità e rispetto.

Se la sua adolescenza lo ha visto avvicinarsi alla fotografia con la meraviglia tipica della scoperta, è nella maturità che il mezzo diventa strumento di introspezione e narrazione. Non più semplice osservazione del mondo, ma riflessione sull’individuo nel suo rapporto con lo spazio e il tempo. Il fotografo, consapevole delle trasformazioni tecnologiche e del proprio percorso, non si definisce tale nel senso tradizionale del termine, ma si riconosce come fruitore della macchina fotografica, un mezzo che gli consente di dare forma concreta ai pensieri e alle emozioni.

Il suo lavoro si muove con naturalezza tra generi diversi, dal ritratto alla Street Photography, dalla fotografia concettuale fino a opere che sfiorano il reportage. Ma il fil rouge che attraversa ogni immagine è la centralità dell’uomo, non come semplice soggetto, ma come elemento vivo della composizione, portatore di storie, di sguardi che parlano, di gesti che raccontano.

La fotografia di Sax Palumbo è il risultato di un processo meticoloso, fatto di pianificazione, sopralluoghi e ricerca. Ogni scatto è il culmine di un’attenta costruzione visiva, in cui il tempo non è semplicemente fermato, ma orchestrato. Il suo sguardo sulla società contemporanea è acuto, ma attraversato da una sensibilità poetica che lo distingue. Più che catturare l’istante, Palumbo lo genera, con un approccio che ricorda quello di un pittore: non registra la realtà, ma la plasma, trasformando ogni immagine in un racconto denso di significati.

Alcuni suoi lavori, come “Memorie” o “Narcisa”, non si limitano a documentare, ma evocano, scavano nel vissuto personale e collettivo, sfiorando temi universali come la memoria, l’identità, il dolore e la resilienza. La sua fotografia diventa così vera  testimonianza, un atto di resistenza alla superficialità del quotidiano, una ricerca dell’essenza che va oltre l’immagine stessa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In questa intervista, l’autore ci apre le porte del suo universo creativo, rivelandoci il suo sguardo, il suo metodo e la sua visione artistica.

Ne nasce un dialogo intenso sulla fotografia intesa come narrazione creativa, in cui ogni immagine diventa un frammento di storia modellato con consapevolezza e poesia.

 

 

 

 

 

Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?

Ho conosciuto la fotografia in età adolescenziale e , come capita a molti, con una vecchia Minolta di mio padre. La mia prima macchina fotografica Reflex, comprata col classico salvadanaio, fu una Canon AE1 Program. Come tutti i neofiti, ho iniziato con le foto panoramiche, viaggiavo per fotografare , sceglievo le mie destinazioni non per il divertimento che potevano offrirmi , ma per gli scatti che avrei potuto ricavarne. Dopo alcuni anni, insieme ad un mio amico, arrivammo addirittura ad attrezzare una camera oscura per sviluppare i nostri rullini. Ricordo che in quei periodi, la mia maggior amarezza era l’ impossibilità di frequentare una scuola di fotografia perché all’epoca a Napoli non esistevano proprio, quindi per imparare spendevo tanti soldi per l’ acquisto di riviste del settore, ed inoltre il non aver mai considerato la fotografia come un futuro lavoro ma relegarla solo una passione.

Questo è stato il mio primo periodo fotografico, in cui nella fotografia cercavo di immortalare soprattutto la bellezza dei luoghi.

 

 

Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

Ho letto da qualche parte un pensiero che rappresenta costantemente la mia ricerca fotografica :

La forza delle immagini, il loro scavare nell’anima e nel cuore, quella capacità di guardare oltre, di carpirne l’attimo fuggente, che poi è la vita. Le parole sono fugaci, malandrine, ingannevoli, le fotografie centrano giusto l’ obiettivo : in una società che corre vorticosamente , osando, tentennando, volteggiando, capovolgendo la realtà e i suoi significati, la macchina fotografica immortala l’ istante, spogliandolo dalle spiegazioni, emendandolo dalle sovrastrutture. La foto toglie il superfluo del dire e non dire, fissa l’ emozione e le da corpo. “

Ecco, questa oggi è la mia fotografia. Io non mi ritengo un fotografo, io semplicemente utilizzo il mezzo fotografico e probabilmente nemmeno  in maniera eccelsa, ma questo non ha importanza, ciò che conta e’ quello che riesco a catturare, che sia un ritratto o una street, e a trasmettere, ed è per questo che molti dei miei lavori, hanno me stesso come soggetto.

 

 

 

Dopo vent’anni di pausa, rituffarsi nella fotografia in un’era digitale è stata una sfida. Qual è stato l’aspetto più difficile da riadattare e quale invece la sorpresa più stimolante?

Superati i 50 anni, con l’ avvento dei social e degli smartphone, è iniziato il percorso di riavvicinamento. Dopo qualche anno, grazie all’ insistenza di alcuni amici, decisi di comprarmi la prima macchina digitale… un trauma.

Scesi subito a provarla, decine e decine di scatti, non se ne salvava uno!

Ricominciai quindi a studiare, studiare e scattare, scattare… scattare.

 

 

 

 

La street photography, il reportage panoramico e il ritratto sono generi molto diversi. C’è un filo invisibile che lega questi tre mondi nel tuo modo di raccontare attraverso le immagini?

Col riavvicinarmi alla fotografia ripresi  il genere fotografico che avevo lasciato anni prima, il Landescape. Ma piu’ fotografavo e piu’ mi accorgevo che erano fotografie che non mi davano piu’ niente, non mi trasmettevano emozioni. Iniziava quindi il mio viaggio tra i vari generi, dal panorama allo street, dal ritratto allo still life, dalle foto di moda alla pubblicità. Ogni genere toccato mi ha dato qualcosa in termini di tecnica, ma nessuna mi ha mai preso piu’ di tanto, è stato, ed è ancora un continuo tormento artistico.

Infine ho capito alcune cose, mi sono accorto ad esempio che senza rendermene conto nei miei racconti fotografici, prediligevo la presenza umana.

 

 

 

Tra i tuoi tantissimi riconoscimenti c’è quello per la tua opera Memorie che è stata premiata per ‘Napoli Arte e Rivoluzione’. Cosa volevi raccontare con quello scatto e cosa significa per te il concetto di ‘memoria’ nella fotografia?

Memorie era una fotografia accompagnata da una mia poesia, che raccontavano insieme le memorie che mi aveva trasmesso mio padre nei suoi racconti, sui periodi della guerra e immediatamente successivi, su Napoli.

Se invece vogliamo dire di cosa sia la memoria in ambito fotografico, rispondo “Tutto” , la fotografia e’ la nostra memoria depurata da parole che inevitabilmente ne influenzano la lettura, una cruda e reale rappresentazione dell’attimo che stiamo immortalando


Un’altra grande soddisfazione è arrivata con la tua opera Il Fiordo di Furore, uno scatto realizzato in un luogo iconico e pubblicato su Repubblica. Cosa rende un paesaggio non solo bello, ma anche narrativo e potente dal punto di vista fotografico?

Sono fotograficamente cambiato dai tempi di quello scatto. Oggi non mi interessa piu’ immortalare la bellezza di un luogo, è un genere che non mi rappresenta più, se rifacessi oggi quella fotografia , cercherei sicuramente una presenza umana per raccontare il rapporto di tale bellezza con l’uomo.

 

 

 

 

Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato particolarmente la tua visione?

No, pur avendo una libreria con libri di tanti fotografi che ammiro, famosi e no, non ho mai preso nessuno come fonte di ispirazione. Ritengo che , come ogni forma d’arte, la fotografia debba essere una ricerca e crescita del tutto personale 

 

Come scegli i soggetti o le scene da immortalare? Segui un’intuizione momentanea o c’è sempre una pianificazione dietro ogni scatto?

Dipende da cosa voglio raccontare. Spesso mi capita di costruire i miei scatti in studio o anche in esterna, cercando modelli/e che più si adattano a ciò che voglio rappresentare. Altre volte invece esco per le strade con l’idea precisa di cosa cerco, a volte va bene altre me ne torno senza aver scattato proprio.

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

Bisogna essere onesti su questo argomento. Se parliamo di gradimento sui social, allora rispondo sicuramente che non li considero proprio, lo dimostra il fatto che da quando ho smesso di fotografare panorami e tramonti fini a se stessi, il mio  gradimento sui social è piu’ che dimezzato, ma questo conta poco. Quello che invece mi interessa e spesso mi condiziona è il gradimento che ho in una mostra, l’ interesse che suscito o meno. Quello si che mi interessa.

 


 

Che ruolo ha la tecnologia (fotocamere, software di post-produzione) nel tuo processo creativo e nella realizzazione delle tue opere fotografiche?

L’ era del digitale ha portato infiniti cambiamenti nella fotografia e soprattutto nella fase di post produzione. Adoro la fotografia pulita solo con le correzioni di base necessarie, ma, come gia’ ho detto, io mi ritengo un fruitore del mezzo fotografico, quindi se per realizzare una mia idea devo ricorrere alla manipolazione di una mia foto, lo faccio e devo dirti, che mi diverto pure. Se la tecnologia ci mette a disposizione i  progressi fatti, penso sia stupido non usarli.

Per quanto riguarda invece la macchina fotografica invece posso affermare che per me non ha molta rilevanza, nel sensio che se hai gia una buona attrezzatura è inutile affannarsi per acquistare l’ultimo modello, più performante, con più automatismi, più megapixel ecc ecc. A meno che tu non sia un professionista che ha bisogno assolutamente di determinate caratteristiche, credo che una buona fotografia la fai sia con una entry level che con una top di gamma. Ma la foto buona la devi saper fare a prescindere

 

 

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

Si, ce ne sono diverse e spesso sono quelle che meno ho esposto o venduto. Una tra tante è sicuramente “ Narcisa “, finora mai esposta in mostra ma solo una volta sui social.

Anni fa, durante un evento/mostra ebbi modo di conoscere Adele Ceraudo, artista internazionale conosciuta anche come Lady bic, perché realizza le sue opere unicamente con tratti di penna ed ha lavori esposti nelle principali gallerie nel mondo. Ci incontrammo tempo dopo e le parlai di un mio progetto chiedendole se si fosse prestata, inaspettatamente mi disse di si  e tempo dopo lei scese di proposito da Milano e passammo una intera giornata in un grande studio a lavorare a questo progetto di cui lei poi si è riservata l’utilizzo di una fotografia per rifarla con la sua tecnica ed includerla in una prossima sua mostra

 

 

 

Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

Io non lo so se il mio lavoro contribuisca o meno, certo me lo auguro, ma a prescindere da me, mi auguro che l’arte in generale , piossa divulgarsi sempre di più perché anche se sembra una cosa banale, vivere d’arte…vivere nell’arte, rende migliori e noi abbiamo bisogno di un mondo migliore.

 

 

 

Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come artista e come le hai superate?

Domanda semoplice e risposta semplice : Napoli. Napoli è una città che da poco spazio al mondo dell’arte. Ho la fortuna di conoscere tantissimi artisti di valore, sia nel campo della fotografia che della pittura , che in altre realtà avrebbero una visibilita e un successo molto superiori 

 

Recentemente hai partecipato a Visioni, il premio d’arte internazionale organizzato dall’associazione culturale AthenaeArtis di Maria Di Stasio. Che esperienza è stata per te? C’è qualcosa di particolare che hai apprezzato o che ha arricchito il tuo percorso artistico?

Bellissima esperienza, adoro e rispetto Maria , ce ne vorrebbero tante come lei. Fa il suo lavoro in maniera eccellente e si è visto con quale impegno ha affrontato la realizzazione di questa prima edizione di Visioni. Credo che sia stato un evento che ha dato tanto a tutti i partecipanti. Confrontarsi con altri artisti è sempre importante.

 

 

Le tue due opere fotografiche presentate a Visioni sono state tra le protagoniste dell’evento, distinguendosi al punto da farti ottenere una Segnalazione di Merito. Puoi raccontarci il processo creativo che ti ha portato a realizzarle? C’è una storia, un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso di esse?

In verità non credevo nemmeno che le mie due opere sarebbero state accettate, perche erano due lavori/denuncia, il primo sulla violenza sulle donne, il secondo sulla guerra in Palestina.

La prima scattata a Roma durante una mostra di fotografia in cui si esibiva in una performance Tiziana Novelli, in scena con Tiziana cìera il manichino femminile fatto a pezzi. Io scattai la foto e in fase di post misi sulla faccia del manichino il volto di Tiziana che era accovacciata li vicino, il tutto per rappresentare la presa di coscienza di una donna che si vede li a terra distrutta e inconsapevole di cioì che subiva.

La seconda invece ritrae un battente durante la processione di Guardia Sanframondi, mentre si batte sul petto insanguinato, in post ho aggiunto sullo sfondo la bandiera della Palestina, a rappresentare le colpe che tutti abbiamo in merito ad una tragedia che ci vede quasi indifferenti

 

 

Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

Dedicarmi sempre di più alla fotografia “ Concettuale”, con particolare riferimento al mondo delle donne, realizzare buoni lavori che portino ad una personale ed eventuale pubblicazione di un libro. Chissa!

 

 

 

Contatti

 

Email saxpalumbo@gmail.com

Facebook Sax Palumbo

Instagram sax_bw

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nasco a Caracas , Venezuela nel lontano 1959.

Fino all’età di 13 anni sono stato cittadino del mondo, alternando la mia residenza tra Caracas, Milano e Napoli, dove finalmente a 14 anni, trovo la mia stabilità.

La passione per la fotografia arriva durante l’ adolescenza, ma sempre vissuta come passione e mai come prospettiva di lavoro, iniziano le sperimentazioni con l’ analogico, la camera oscura e le prime mostre. Il matrimonio e l’arrivo dei figli, mettono da parte la passione e si pensa unicamente al lavoro e alla famiglia.

Con la separazione e i figli ormai cresciuti, verso i 50 anni torno, un po casualmente, nel mondo della fotografia, ritorno certo non facile avendo abbandonato con l’analogico e trovando un mondo digitale. 

Impegno studio e costanza la fanno però da padrone e pur nella consapevolezza di non poter recuperare completamente il passo con l’ avanzare della tecnologia, arrivano i primi risultati con mostre e riconoscimenti.

Come la maggior parte dei neofiti, col passaggio al digitale ho toccato un po tutti i generi fotografici, ma pur nella consapevolezza che ogni genere, contribuiva ad una mia crescita tecnica, in nessuno di questi trovavo però la mia realizzazione, fino a capire che non importava il genere a cui mi dedicavo, che si trattasse di street, ritratto, concettuale o anche addirittura un tramonto, la cosa importante per me era e rimane, la presenza dell’uomo, immortalare e studiare le emozioni, le espressioni, il rapportarsi con la realtà che lo circonda nel tentativo di coglierne i più profondi pensieri.

Se devo dare una definizione di me come fotografo, direi che oggi non lo sono, credo di aver accumulato troppo svantaggio verso una tecnologia in continua evoluzione, mi manca la semplicità della fotografia analogica, in cui scattavi, sviluppavi il rullino ed esponevi. Oggi, anche per il tipo di fotografia che faccio, mi ritengo semplicemente un fruitore della macchina fotografica, che mi aiuta a rappresentare al meglio, anche sotto una forma d’ arte, ciò che ho in mente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.

 

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Interviste

Pedro Sousa Louro L’Architettura della Materia e l’Eloquenza del Colore

 

 

Pedro Sousa Louro
L’Architettura della Materia e l’Eloquenza del Colore
 

 

 

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |09|Febbraio|2025|

 

 

 

 

 

NEOPLASTICISMO

“La mia arte è creata dalle mie percezioni visive, sia consce che inconsce; è il linguaggio del mio sistema nervoso.”

 

Pedro Sousa Louro

 

 

 

Pedro Sousa Louro incarna una sintesi raffinata tra la forza espressiva dell’arte e l’equilibrio formale dell’architettura. La sua pratica artistica, permeata da una sensibilità modernista, trova nel neoplasticismo la propria matrice concettuale, per poi espandersi in un dialogo incessante con il cubismo, l’espressionismo astratto e la materia stessa. Artista cosmopolita, nato in Africa da una famiglia portoghese aristocratica e successivamente formatosi tra Madrid e Londra, Pedro ha affinato la propria visione estetica al Chelsea College of Art and Design e al Kensington and Chelsea Art College University, dove ha consolidato il suo linguaggio astratto e strutturale.

 

Nel suo lavoro si avverte una tensione tra l’ordine geometrico e la spontaneità della materia. Il legno di recupero, i metalli ossidati e le superfici testurizzate non sono semplici supporti, ma attori protagonisti di una narrazione visiva che richiama frammenti di storia, architettura e memoria collettiva. Vi è un’intensa ricerca della forma primaria, dove le influenze di Ben Nicholson e Mondrian si intrecciano con il rigore strutturale di Andrea Branzi, suggerendo una riflessione sulla funzione dell’arte nel contesto urbano e ambientale.

 

Pedro Sousa Louro non si limita alla bidimensionalità della tela: la sua arte è costruzione, stratificazione, ricerca di una grammatica spaziale che dialoga con la storia e la contemporaneità. La sua pittura, sebbene radicata nelle avanguardie del Novecento, si proietta nel presente attraverso un linguaggio innovativo che coniuga la razionalità del cubismo con la gestualità di Pollock e la sensibilità cromatica di Rothko. Il suo approccio quasi archeologico alla materia, nel quale l’opera emerge come un palinsesto di memorie visive, lo rende un protagonista della scena artistica internazionale, riconosciuto e celebrato da prestigiose istituzioni e riviste di settore come British Vogue, The Wall Street Journal e Vanity Fair.

 

Più che un semplice linguaggio estetico, l’opera di Pedro Sousa Louro è una rivelazione in cui il gesto diventa struttura e la forma si fa racconto. L’osservatore è chiamato a perdersi nelle trame geometriche e nei contrasti materici, ritrovando nella composizione l’eco dell’incessante costruzione del pensiero di un artista capace di trasformare la pittura in un varco, in cui si dispiega una cartografia sensoriale della contemporaneità.

 

 

 

 

 

 

NEOPLASTICISM

“My art is created by my visual perceptions, both conscious and unconscious; it’s the language from my nervous system.”

Pedro Sousa Louro

 

Pedro Sousa Louro embodies a refined synthesis between the expressive power of art and the formal balance of architecture. His artistic practice, permeated by a modernist sensibility, finds its conceptual matrix in neoplasticism, and then expands into an incessant dialogue with cubism, abstract expressionism and matter itself. A cosmopolitan artist, born in Africa to an aristocratic Portuguese family and subsequently educated between Madrid and London, Pedro refined his aesthetic vision at the Chelsea College of Art and Design and at the Kensington and Chelsea Art College University, where he consolidated his abstract and structural language.

 

In his work, there is a tension between geometric order and the spontaneity of matter. Reclaimed wood, oxidized metals and textured surfaces are not simple supports, but protagonists of a visual narrative that recalls fragments of history, architecture and collective memory. There is an intense search for primary form, where the influences of Ben Nicholson and Mondrian intertwine with the structural rigor of Andrea Branzi, suggesting a reflection on the function of art in the urban and environmental context.

 

Pedro Sousa Louro is not limited to the two-dimensionality of the canvas: his art is construction, stratification, the search for a spatial grammar that dialogues with history and contemporaneity. His painting, although rooted in the avant-gardes of the twentieth century, projects itself into the present through an innovative language that combines the rationality of cubism with the gestures of Pollock and the chromatic sensitivity of Rothko. His almost archaeological approach to the material, in which the work emerges as a palimpsest of visual memories, makes him a protagonist of the international art scene, recognized and celebrated by prestigious institutions and magazines such as British Vogue, The Wall Street Journal and Vanity Fair.

 

More than a simple aesthetic language, the work of Pedro Sousa Louro is a revelation in which the gesture becomes structure and the form becomes a story. The observer is called to lose himself in the geometric patterns and material contrasts, finding in the composition the echo of the incessant construction of the thought of an artist capable of transforming painting into a passage, in which a sensorial cartography of contemporaneity unfolds.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In questa intervista, avremo il privilegio di scoprire da vicino l’universo creativo di Pedro Sousa Louro, immergendoci nelle sfumature della sua inimitabile visione artistica.

 

 

 

 

Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?

Quando ho smesso di lavorare nel settore della modellazione e della radiodiffusione, ho iniziato subito a dipingere professionalmente. Era il 2012 circa. Ma dipingo da quando ero molto giovane. Non ho iniziato professionalmente prima a causa dei successi economici della mia precedente carriera.

 

 

Qual è il tema centrale o il messaggio che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

 

Il mio tema centrale e messaggio, che trasmetto sempre agli spettatori attraverso il mio lavoro, è l’importanza della visione e della percezione astratta individuale, che ognuno di noi ha in un modo completamente diverso di narrare e comprendere.

 

 

Come descriveresti il ​​tuo stile artistico e come si è evoluto?

 

La mia passione per le forme e le figure architettoniche mi guida immensamente. Il mio lavoro si evolve attorno a questa passione, utilizzando tecniche e idee che ho sviluppato nel corso degli anni. Ha funzionato perfettamente per me fino ad ora.

 

 

 

La tua arte è profondamente influenzata dall’architettura e dal neoplasticismo, ma anche da una forte componente materiale e tangibile. Come riesci a bilanciare l’ordine geometrico delle tue composizioni con l’imprevedibilità dei materiali riciclati che utilizzi?

 

Ottima domanda. È una follia. Gli oggetti che incorporo nelle mie composizioni devono avere un potenziale formato di design, quindi è piuttosto impegnativo. Vivo con Madre Natura. L’oggetto verrà nella mia direzione. Incorporare tutto insieme con tecniche sviluppate è un’altra follia, ma sono sempre d’accordo con la testa. La composizione deve avere una fine e deve essere fatta. Non c’è altro accordo tra la mia testa e l’opera.

 

 

Hai spesso affermato che ogni edificio dovrebbe riflettere le esigenze del dominio pubblico e della vita ambientale, piuttosto che essere semplicemente un investimento economico. Come trasmetti questa filosofia nelle tue opere artistiche e come speri che il pubblico la percepisca?

 

 La mia esperienza di vita con architetti e clientela architettonica e i miei studi sulle eredità degli architetti mi hanno dato un’enorme comprensione e conoscenza di come un edificio veniva visualizzato e costruito per manifestare positivamente le esigenze del pubblico.

 

 

 

 

La tua pratica artistica fonde diverse influenze, dal cubismo di Ben Nicholson all’espressionismo astratto di Rothko e Pollock, ma con una reinterpretazione molto personale. Come descriveresti il ​​processo creativo che ti porta a sintetizzare queste correnti storiche in opere così contemporanee e uniche?

 

L’unica verità solida sull’umanità sono le eredità di cui scriviamo a qualsiasi livello di lavoro e scoperta umana. Mi innamoro delle eredità della realtà. Il processo creativo sul risultato della mia passione per le eredità umane è qualcosa per cui non avevo altra scelta se non trovare un modo per convivere con entrambe le cose insieme. Le informazioni dalle eredità e la mia risposta ai miei nuovi elementi di conoscenza. Poi faccio il mio lavoro.

Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato in modo particolare la tua visione?

 

I miei sensori ispiratori al momento sono molto multiculturali e multietnici. Sono il Presente.

Ma sono stato abbastanza fortunato da conoscere bene Andrea Branzi, per esempio. Come creatore di progetti architettonici e pensiero ideologico moderno contemporaneo, il suo cervello ha influenzato enormemente la mia visione creativa e vivente.

 

 

 

 

Qual è il processo creativo che segui per creare le tue opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?

 

Ho iniziato a creare la forma geometrica di ciò che ho usato per almeno 5 anni. I vecchi elementi metallici si sono deteriorati. Poi ho progettato un’altra forma architettonica geometrica che sarebbe diventata una sola forma nel complesso. I colori e i dettagli arriveranno dopo. Al momento, questo è il mio rituale di lavoro e potrebbe durare per un bel po’.

 

 

Che importanza dai al colore nel tuo lavoro? Come scegli la tua tavolozza e cosa significa per te il colore? 

 

È piuttosto essenziale e personale il modo in cui scelgo i colori nelle mie composizioni. I colori devono comunicare tra loro e stare bene insieme (secondo me). Ho scelto i colori nello stesso modo in cui ho scelto i colori dei vestiti che indosserò.

 

 

Preferisci lavorare su tela da solo o trovi ispirazione anche in contesti collettivi, come workshop o eventi artistici?

 

Sempre da solo. Non riesco a lavorare e concentrarmi sulle persone che mi circondano. Devo essere da solo e nel mio ambiente. Se devo collaborare su commissione con un altro artista, non ho altra scelta. Ma preferisco lavorare da solo.

 

 

 

 

Come vivi la relazione tra arte e pubblico? In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

 

Lo adoro! Amo il negativo e il non gradito tanto quanto quelli positivi e complementari. Sono tutti un regalo per il mio ego. Noi artisti siamo costantemente connessi con il nostro ego. Qualunque sia il feedback, lo adoro!

 

C’è un’opera tra quelle che hai creato che ritieni particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

 

Sì, due. Una si chiama “Call me Ben”, un’opera d’arte tratta da uno studio di Ben Nicholson. Il collezionista che l’ha acquisita ha capito esattamente la mia visione e il mio linguaggio artistico e la necessità di creare un’opera d’arte in suo onore.

L’altra si chiama “Inturrapting circle”. Inconsciamente, ho creato un’opera d’arte che rifletteva vividamente ciò che stavo attraversando nella mia vita personale in quel momento.

 

 

La recente collaborazione con Twenty Century Films e Disney Productions per “The Amateur” rappresenta un’importante opportunità per far dialogare la tua arte con il mondo del cinema. Come è nata questa opportunità e come pensi che i tuoi dipinti contribuiranno a definire l’umore e la narrazione visiva del film?

 

L’opportunità è arrivata come invito da una persona interna a entrambe le società di cui non posso rivelare il nome della narrazione del film che vedremo ad aprile di quest’anno. Non sapevo nulla del film perché faceva parte del contratto. Di recente conosco solo il nome della produzione perché è terminata e il trailer è visibile al pubblico.

 

 

 

 

Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

 

Il mio lavoro contribuisce a qualsiasi cosa sia collegata all’arte moderna contemporanea, incluso chiunque sia ispirato dalla mia creatività. Sono un artista che è già stato perfettamente compreso e voglio fare riferimento al mio nome e all’arte che creo come a una carriera e a un’eredità seria. Non sono un artista perché non ho niente di meglio da fare nella mia vita. Sono un artista perché so esattamente cosa creo e l’impatto che potrebbe avere sull’opinione pubblica e sul mondo dell’arte. So molto bene cosa sto facendo con la mia vita e la mia creatività, così come sull’arte e sulla nostra società contemporanea. L’arte è la nostra salvezza, come è sempre stata e sarà. L’arte siamo noi come esseri umani. Senza arte, non siamo niente.

 

 

Quali sono le sfide più grandi che hai dovuto affrontare come artista e come le hai superate? 

 

La sfida più grande per un artista è la sopravvivenza e il mantenimento del nostro nome nel settore. La sola cosa da superare è preoccuparsi di lavorare e superare gli ostacoli che gli artisti affrontano ogni giorno. Non è facile, a meno che tu non sia già un artista affermato.

 

 

Quali sono i tuoi piani o obiettivi per il futuro? Ci sono nuove aree o temi che vorresti esplorare?

 

Non sarò patetico. Dico la verità. Voglio uno studio più grande, cura nel lavoro e riconoscimento per la mia affermazione artistica.

 

 

 

 

In this interview, we will have the privilege of discovering the creative universe of Pedro Sousa Louro up close, immersing ourselves in the nuances of his inimitable artistic vision.

 

 

 

Can you tell us how you started your artistic journey?
Was there a particular moment or event that pushed you towards art?

When I stopped working in the modelling and broadcasting
industries, I started painting professionally straightaway. This was around
2012. But I have been painting since I was very young. I didn’t start
professionally before due to my previous career’s economic achievements.

 

What is the central theme or message you try to
communicate through your works?

My central theme and message, which I always convey to the
viewers through my work, is the importance of the individual abstract vision
and perception, which each of us has in a completely different way to narrate
and understand. 

 

How would you describe your artistic style and how has it
evolved?

My passion for architectural forms and shapes drives me
immensely. My work evolves around this passion, using techniques and ideas I
have developed over the years. It has worked perfectly for me until now.

 

 

 

Your art is profoundly influenced by architecture and
neoplasticism, but also by a strong material and tangible component. How do you
manage to balance the geometric order of your compositions with the
unpredictability of the recycled materials you use?

Great question. It’s a craziness. The objects I incorporate
into my compositions have to have a potential design format, so it’s quite
challenging. I live with Mother Nature. The object will come in my direction.
Incorporating all together with developed techniques is another craziness, but
I always agree with the head. The composition has to have an end and has to be
done. There is no other agreement between my head and the work.

 

You have often said that every building should reflect the
needs of public domain and environmental life, rather than simply being an
economic investment. How do you convey this philosophy in your artistic works
and how do you hope the public perceives it?

My life experience around architects and architectural
clientele and my studies on architects’ legacies gave me an enormous
understanding and knowledge of how a building was visualised and constructed to
positively manifest the public’s needs.

 

Your artistic practice blends different influences, from
the cubism of Ben Nicholson to the abstract expressionism of Rothko and
Pollock, but with a very personal reinterpretation. How would you describe the
creative process that leads you to synthesize these historical currents in such
contemporary and unique works?

The only solid truth about humanity is the legacies we write
about at any level of human work and discovery. I fall in love with the
legacies of reality. The creative process about the outcome of my passion for
human legacies is something that I didn’t have another choice but to find a way
to live with both things together. The information from legacies and my
response to my new elements of knowledge. Then I do my work.

 

 

What are the main sources of inspiration for your work?
Are there any artists, movements or personal experiences that have particularly
influenced your vision?

My inspirational sensors at present are very multicultural
and multi-ethnic. They are the Present.

But I was fortunate enough to know Andrea Branzi well, for
instance. As a creator of architectural designs and ideological modern
contemporary thinking, his brain has tremendously influenced my creative living
vision.

 

What is the creative process you follow to create your
works? Are there any techniques or rituals that you are particularly fond of?

I started making the geometrical shape of what I have used
for at least 5 years. The old metal deteriorated elements. Then, I designed
another geometrical architectural form that would become just one form
altogether. The colours and details will come after. At the moment, this is my
work ritual, and it may stay for quite a while.

 

What importance do you give to color in your work? How do
you choose your palette and what does color mean to you?

It’s pretty essential and personal how I choose the colours
in my compositions. The colours have to communicate with each other and look
nice together (in my opinion). I chose the colours the same way I chose the
colours of the clothes I will wear.

 

 

Do you prefer to work on canvas alone or do you also find
inspiration from collective contexts, such as workshops or art events?

On my own always. I can’t work and focus on the people
around me. I have to be on my own and in my environment. If I have to
collaborate as a commission together with another artist I do, I don’t have
another choice. But I prefer to work on my own.

 

How do you experience the relationship between art and
the public? How does people’s feedback or reactions influence your work?

I love it! I love the negative and the non-welcome as much
as the positive and complementary ones. All of them are a gift for my ego. We
artists are constantly connected with our ego. Whatever the feedback is, I love
it! 

 

 

Is there a work among those you have created that you
consider particularly significant for you? Can you tell us his story?

Yes, two of them. One is called “Call me Ben,” an
artwork from a study by Ben Nicholson. The collector who acquired it understood
precisely my vision and artistic language and the need to create an artwork in
his honour.

The other one is called “Inturrapting circle.”
Unconsciously, I created an artwork that vividly reflected what I was going
through in my personal life at that moment.

 

The recent collaboration with Twenty Century Films and
Disney Productions for “The Amateur” represents an important
opportunity to bring your art into dialogue with the world of cinema. How did
this opportunity come about, and how do you think your paintings will help
define the mood and visual narrative of the film?

The opportunity came as an invitation from a person inside
both companies that I can not disclose the name of the film’s narrative we will
see in April this year. I knew nothing about the movie as it was part of the
contract. I only know the name of the production recently because it is
finished, and the trailer is in public view.

 

How do you see the role of art in contemporary society?
Do you think your work contributes in any way to this role?

My work contributes to anything connected with contemporary
modern art, including anyone inspired by my creativity. I’m an artist who has
already been perfectly understood, and I want to reference my name and the art
I create as a serious career and legacy. I’m not an artist because I have
nothing better to do with my life. I’m an artist because I know precisely what
I create and the impact that it could have on the public view and the art
world. I know very well what I’m doing with my life and creativity, as well as
about art and our contemporary society. Art is our salvation, as it has always
been and will be. Art is us as humans. Without art, we are nothing.

 

What are the biggest challenges you have faced as an
artist and how did you overcome them? 

The biggest challenge as an artist is survival and
maintaining our name in the industry. The overcome is only one caring on
working and overcoming the obstacles that artists face daily. It’s not easy
unless you are already a mega-established one.

 

What plans or goals do you have for the future? Are
there any new areas or themes you would like to explore?

I’m not going to be pathetic. I tell the truth. I want a
bigger studio, care in working, and recognition for my art statem

 

 

Contatti/Contacts

 

PSL-Artstudio

Studio 166 Green Studios

Wimbledon Art Studios

10 Riverside Yard

SW170BB

London UK

 

STUDIO CONTACTS

Studio phone: +(44) 7393192910

E-mail: neoplasticism@pedrosousalouro.com

Alternative mail: psl-artstudio@hotmail.com

pedrosousalouro@outlook.com

www.pedrosousalouro.com

 

Instagram: @chelsea_pedrosousalouro

Instagram: @psl.artstudio

InataShop: @psl_architecturalneoplastic

Face: www.facebook.com/pslartstudio.co.uk

Face: www.facebook.com/sousalouroartist

 

 

 

 

 

 

Pedro Sousa Louro ha avuto una carriera eclettica, iniziando come presentatore televisivo e modello per quasi 17 anni, ma la sua vera passione è sempre stata l’arte. Oggi, artista a tempo pieno, trasferisce la sua anima nel suo studio, dedicandosi interamente alla creazione di opere cubiste.

Nato in Africa da una famiglia di origini aristocratiche portoghesi, Pedro si trasferì in Portogallo nei primi anni ’70, quando la sua famiglia tornò dall’Angola a Estoril Cascais, vicino a Lisbona. Nel 1989 si spostò a Madrid per lavorare come modello e studiare, per poi trasferirsi nel Regno Unito, dove risiede attualmente. Ha conseguito la laurea al Chelsea College of Art and Design di Londra nel 1997 e, nel 2011, ha ottenuto la sua terza laurea in “Abstract Vision and Modern Expressionism” presso la Kensington and Chelsea Art College University.

Spinto da un profondo apprezzamento per l’architettura e il movimento neoplasticista, Pedro fonde in modo unico queste influenze nella sua arte. Crede fermamente che ogni edificio debba rispecchiare le esigenze del pubblico e dell’ambiente, non solo rappresentare un investimento economico. Utilizzando materiali diversi, come legno di recupero e metalli ossidati, combina cubismo, espressionismo astratto ed elementi architettonici per creare composizioni completamente neoplastiche. Le sue opere innovative sono state presentate a livello internazionale su prestigiose pubblicazioni come British Vogue, House & Garden, Vanity Fair, Tatler, The Wall Street Journal e altre riviste d’arte di fama mondiale.

Nel 2021, il presidente portoghese Marcelo Rebelo de Sousa e l’ex ambasciatore portoghese nel Regno Unito, Manuel Lobo Antunes, lo hanno onorato per il suo significativo contributo all’arte a livello internazionale. Nel 2023, le sue opere sono state scelte per la scenografia di due importanti produzioni cinematografiche presso 20th Century Studios | Disney USA.

Pedro trae ispirazione da artisti e designer di spicco, tra cui l’architetto italiano Andrea Branzi, il cui lavoro nei principali musei e gallerie del mondo ha influenzato profondamente la sua visione creativa. Inoltre, il suo stile riflette un dialogo con l’evoluzione del colore e della geometria, ispirandosi a maestri come Francis Bacon, Ben Nicholson e, in parte, Mondrian e Picasso. La sua ricerca artistica combina cubismo ed espressionismo astratto, adottando tecniche come il “dropping” di Pollock, ma con la struttura e l’ordine tipici di Rothko.

Le opere di Pedro Sousa Louro si distinguono per una tangibilità strutturale immediata. Attraverso una palette terrosa e un uso sapiente dei materiali, il suo stile evidenzia il contrasto tra legni scuri e linee bianche pulite, creando un effetto visivo che richiama il collage e l’archeologia artistica. Il suo lavoro si configura come un’esplorazione della storia, dissotterrando strati dimenticati attraverso una prospettiva innovativa.

Con la sua visione artistica unica, Pedro continua ad affascinare collezionisti internazionali offrendo loro una nuova prospettiva sull’arte e sulla vita. Tra gli artisti LGBTQ più discussi del momento, le sue opere sono apprezzate da collezionisti in Europa, Medio Oriente, India, Australia, Stati Uniti, Russia e Sud America.

 

 

 

Pedro Sousa Louro has had an eclectic career, starting as a TV presenter and model for almost 17 years, but his true passion has always been art. Today, a full-time artist, he pours his soul into his studio, dedicating himself entirely to the creation of cubist works.

Born in Africa to a family of Portuguese aristocratic origins, Pedro moved to Portugal in the early 1970s when his family returned from Angola to Estoril Cascais, near Lisbon. In 1989 he moved to Madrid to work as a model and study, before moving to the UK, where he currently resides. He graduated from Chelsea College of Art and Design in London in 1997 and, in 2011, obtained his third degree in “Abstract Vision and Modern Expressionism” from Kensington and Chelsea Art College University.

Driven by a deep appreciation for architecture and the Neoplasticism movement, Pedro uniquely fuses these influences into his art. He firmly believes that every building should reflect the needs of the public and the environment, not just represent an economic investment. Using different materials, such as reclaimed wood and oxidized metals, he combines cubism, abstract expressionism and architectural elements to create completely neoplastic compositions. His innovative works have been featured internationally in prestigious publications such as British Vogue, House & Garden, Vanity Fair, Tatler, The Wall Street Journal and other world-renowned art magazines.

In 2021, Portuguese President Marcelo Rebelo de Sousa and former Portuguese Ambassador to the United Kingdom, Manuel Lobo Antunes, honored him for his significant contribution to art internationally. In 2023, his works were chosen for the set design of two major film productions at 20th Century Studios | Disney USA.

Pedro draws inspiration from leading artists and designers, including Italian architect Andrea Branzi, whose work in major museums and galleries around the world has profoundly influenced his creative vision. Furthermore, his style reflects a dialogue with the evolution of color and geometry, drawing inspiration from masters such as Francis Bacon, Ben Nicholson and, to some extent, Mondrian and Picasso. His artistic research combines cubism and abstract expressionism, adopting techniques such as Pollock’s “dropping”, but with the structure and order typical of Rothko.

Pedro Sousa Louro’s works are distinguished by an immediate structural tangibility. Through an earthy palette and a wise use of materials, his style highlights the contrast between dark woods and clean white lines, creating a visual effect that recalls collage and artistic archaeology. His work is configured as an exploration of history, unearthing forgotten layers through an innovative perspective.

 

With his unique artistic vision, Pedro continues to fascinate international collectors by offering them a new perspective on art and life. Among the most discussed LGBTQ artists of the moment, his works are appreciated by collectors in Europe, the Middle East, India, Australia, the United States, Russia and South America.

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.

 

Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.

 

 

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Interviste

Un viaggio tra i labirinti dell’arte Claudio Torino

L’ArteCheMiPiace – Interviste

 
 

Un viaggio tra i labirinti dell’arte

 

Claudio Torino

 

 

 

 

 

 

Claudio Torino, nato a Nocera Inferiore il 9 giugno 2000, si distingue come una delle figure più promettenti della giovane scena artistica contemporanea. La sua formazione, iniziata presso il Liceo Artistico “Alberto Galizia” e proseguita attraverso istituzioni specializzate come la Scuola di Fumettistica COMIX ARS e la Vitruvio Academy, rivela un approccio metodico e appassionato allo sviluppo del linguaggio visivo. Non meno significativa è la sua esplorazione dell’arte performativa, intrapresa presso la scuola di recitazione PRO ACTORS TRIBE, che arricchisce ulteriormente la sua capacità narrativa.

Sin dal suo esordio con la mostra “Greetings from Naples” nel 2019, Claudio Torino ha intrapreso un percorso espositivo di rilievo, partecipando a collettive e concorsi sia nazionali che internazionali. Tra le tappe più prestigiose, spiccano le biennali di Monte Carlo, Milano, Roma e Napoli, dove le sue opere hanno ricevuto unanimi consensi. Tra i numerosi riconoscimenti assegnatigli, figurano premi come il “Premio Giovane Promessa Pittura & Scultura,” il “Premio Eccellenza Campana,” e il “Premio Speciale della Critica.

Le opere di questo giovane artista si caratterizzano per una complessità che intreccia memoria, immaginazione e una raffinata sensibilità cromatica. L’arte di Claudio Torino è un viaggio affascinante tra linee e percorsi intricati che celano risposte e significati nascosti. Questo promettente pittore, dotato di un’eccezionale memoria e una straordinaria profondità interiore, utilizza il linguaggio visivo dei labirinti per raccontare la complessità del suo mondo, intrecciandolo con la sua passione per i personaggi dei fumetti. La sua capacità di tradurre il personale in universale, il complesso in visivamente immediato, ne sancisce il ruolo di protagonista emergente nel panorama artistico italiano e internazionale.

 

La sua recente partecipazione all’evento Visioni, promosso dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio ha riscosso un notevole successo, portandolo a ottenere una prestigiosa menzione speciale.

Tra linee e incroci, le sue opere danno vita a figure iconiche, trasformandole in parte di un viaggio visivo unico e sorprendente. Ogni dipinto è un universo di strade, simboli e volti da scoprire, un invito a perdersi per poi ritrovarsi in una nuova consapevolezza. In questa intervista, l’artista ci racconta la sua arte e il significato più intimo che si cela dietro i suoi straordinari lavori.

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

L’artista, insignito di un riconoscimento durante la serata di premiazione della Biennale di Roma 2024, organizzata dal Centro Internazionale per l’Arte Contemporanea nell’ambito della celebrazione del trentennale della fondazione del C.I.A.C.

 

 

 

Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?

 

Già da bambino ancora prima che iniziassi a scrivere ricordo di aver sempre disegnato.
Poi l’amore verso questo mondo meraviglioso dell’Arte e quello della Fumettistica mi ha permesso di poter esprimere quanto avessi dentro di me.
Oltre al “dono di Dio innato” anche il “fato” mi è stato favorevole. Mentre studiavo presso L’Istituto Liceo Artistico “Alberto Galizia” di Nocera Inferiore (SA), ho avuto la fortuna di avere delle eccellenze artistiche (Insegnanti di pittura e scultura) da cui ho potutoapprendere le tecniche di base e la molteplicità dei loro vari stili.
Successivamente nel giugno del 2018 appena “18 enne, dopo un periodo di “stage di pittura gratuito per gli studenti” presso la mia scuola, vengo selezionato e scelto dal grande Ciro Andriuolo (in arte Cirò), Maestro D’arte e Artista Pluripremiato a livello Nazionale e Internazionale. Noi due insieme, abbiamo dato inizio alla realizzazione di un suo progetto e sogno dal nome “Incontro di Artisti”. Cioè realizzare opere d’Arte (a quattro mani) con la fusione congiunta di “due artisti diversi”, perché a suo giudizio, io ero un ragazzo puro, talentuoso e con già una “firma” tutta mia.  Ho realizzato nei 5 anni presso il suo studio opere personali e congiunte di piccole dimensioni cm (80 h x 100 x 2) e grandi dimensioni cm (400 h x 1200 x 4). Ho partecipato a Molteplici Concorsi, Mostre Collettive e Biennali Nazionali & Internazionali,  dove sono stato premiato dal 19° al 24° anno con i seguenti riconoscimenti: Attestati (con targhe e trofei) di Artista Selezionato, Menzioni Varie, Premio Speciale Protagonisti nel Sociale, Premio Giovane Promessa Pittura & Scultura, Finalista, Segnalazioni, 1° Classificato Premi Pittura, Premio Speciale Eccellenza Campana, Premio Speciale AW Art. Mag., Premi Speciali della Critica, Premio Speciale MUG – Museo Ugo Guidi, Premio Speciale della Giuria, Vincitore Assoluto Bene Biennale 2024, Premio Mela Annurca D’Oro e Premio Cuore d’Oro.

 

Pittura acrilica su tela cm 80 h x 100 – Diabolik in Naples – Anno 2018

 
Omaggio alla città partenopea, ai suoi tanti monumenti storici e di valore artistico. In quest’opera sì evidenzia Piazza PlebiscitoInoltre sono rappresentati i simboli più significativi della città “Pulcinella con la chitarra stilizzata e la pasta”. Linee filanti, artisticamente fuse come legante del contesto tra arte e fumettistica realizzate con colori vivaci a simboleggiare il brio dei Napoletani.

 

Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

 

In questi 6 anni, mi sono dedicato alle problematiche della vita quotidiana. Essere un uomo/ladro diverso dagli altri e avere una propria personalità e uno stile innato. Il concetto del vero amore dell’uomo verso una donna all’infinito. La sensualità e sessualità di una donna e il mondo dell’Omosessualità femminile. Il nemico invisibile Covid – 19. I ladri nelle città lussuose del mondo. Gli amici e nemici che combattono fra di loro. Arte, amore di una città come Venezia e l’enigma da trovare in essa…ecc.   

 

La tua arte è un’espressione molto personale e incisiva. Ti va di raccontarci se e in che modo la tua esperienza con l’autismo influenza il tuo modo di creare o la tua visione
artistica?

 

Si la mia Arte nella pittura
dell’Arte Contemporanea e nella fumettistica ha una firma tutta sua. Perché ritengo che un artista vero, non deve mai copiare e né mai alterare le opere degli altri grandi artisti del passato, per essere considerato o apprezzato da terzi. La mia “genialità e memoria interiore” mi permette di vedere oltre e creare opere fuori dal comune, con le mie idee sempre Uniche e Incopiabili.   

 

C’è qualcosa nella tua sensibilità o nel tuo modo di percepire il mondo che senti di riuscire a comunicare meglio attraverso la pittura?

 

La sensibilità e la purezza sono elementi innati in me e io esprimo ciò che sento e penso in vari modi con il dialogo, la pittura, la fumettistica e la recitazione in modo naturale e senza nessuna difficoltà.

 



 

 

Pittura acrilica su tela cm 80 h x 100 – Arsenio Lupin in Naples – Anno 2018 

 

Omaggio alla città partenopea, ai suoi tanti monumenti storici e artistici. L’opera mette in evidenza Castel Nuovo – Maschio Angioino e la zona di Santa Lucia con il pescatore. Inoltre sono rappresentati i simboli più significativi della città “Pulcinella seduto sul babà con mandolino stilizzato e pasta”.
Linee fluide, fuse artisticamente come legante del contesto tra arte e fumetto
realizzate con colori vivaci a simboleggiare la vivacità dei napoletani.

 

 

Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel corso del tempo?

 

Il mio stile artistico è un mix di una tecnica di linee particolari e strutturali del mio ex maestro d’arte (che sono riuscito in gran parte a memorizzare giorno dopo giorno per 5
anni presso la sua bottega) e la mia piena di espressioni fumettistiche
e colori di ogni genere e vivacità.     

 

Quali sono le principalifonti di ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato particolarmente la tua visione?

 

Amo indistintamente tutti i grandi “Artisti e Eccellenze storiche” del passato e ho rispetto di tutti quei giovani che come me, oggi credono in questo mondo. Io lo vivo con umiltà e cerco di regalare emozioni a chi vede l’opera e con la sua “concreta spiegazione” a essa allegata. Ho una firma tutta mia e non copio nessuno. Amo gli “Enigmi” e quindi dal maestro Leonardo Da Vinci ai più famosi Vincent Willem van Gogh, Eduard Munch e meravigliosi Salvatore Dalì, Pablo Picasso, Frida Kahlo e Giorgio De Chirico.

 

 

 

 

Pittura acrilica su tela cm 80 h x 100 – Fujiko and Margot Forever – Anno 2019 

Omaggio alle due donne Fujiko & Margot che rappresentano la stessa donna, ma nello stesso tempo la doppia personalità della donna… evidenziando in “Margot” la bellezza e la sua semplicità, mentre nell’altra “Fujiko” la sua devastante energia e sensualità infinita. Lui… Arsenio
Lupin
al centro, innamorato follemente. Contesti di linee, personaggi allegati e colori vivaci con il rosso in evidenza, si fondano con linee armoniose dando l’idea della passione e dell’amore verso la persona che si ama all’infinito.

 

 

Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?

 

Tutte le mie opere nascono in tanti modi diversi. Nella maggior parte dei casi prendo ispirazione da qualcosa nel mondo che mi circonda e mi incuriosisce a cui cerco di dare una mia interpretazione offrendola poi agli altri e vedere cosa ne pensano o provano. Quando dipingo, dedico il tempo a mia disposizione
giornaliero sia seguendo il criterio della tecnica della sovrapposizione delle linee sia al consolidamento dei colori acrilici. Il tempo per la realizzazione di un’opera varia molto dalla grandezza della tela, ad esempio una di circa cm 80 h x 100 completa richiede almeno un mese. È finita, quando in essa non manca più nulla e i colori brillano di luce propria e creano quasi una sinestesia naturale.

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo il FACEBOOK o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

 

Io realizzo le mie opere quotidianamente in modo casuale e cerco di trasmettere tramite esse i pensieri, le grida, i desideri e le emozioni degli uomini delle donne nel mondo. Senza mai farmi influenzare artisticamente dal contesto che mi circonda quotidianamente e in special modo dai commenti che mi arrivano dal mondo di FACEBOOK anche sé…. Per gran parte positivi, pieni di elogi e complimenti.

 

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

 

Per me, sono tutte significative. Ma… Invisible Enemy…è…e resterà la più significativa in quest’opera è stato evidenziato un fermo immagine di quanto accade nell’Anno 2020. Ogni giorno nelle varie città del mondo a causa del “Nemico invisibile – Covid – 19”, l’impegno dei medici e degli operatori ospedalieri che non hanno un attimo di tregua e che a volte sono stati anch’essi vittime. Gli anziani che mentre prima vivevano le giornate a fare ciò che gli piaceva, oggi vittime primarie di questo virus micidiale. L’importanza delle prescrizioni vigenti e della semplice mascherina.

 

 

 

 

Pittura acrilica su tela da cm 160 h x 100 – Nemico Invisibile – Anno
2020 
(Con passe-partout e cornice in ciliegio cm 173 h x 113 x 3)

 

 

Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

 

Io credo che oggi e anche nel futuro non ci saranno più Geni dell’Arte come in passato. Ma solo Bravi Artisti. I precedenti erano stati scelti da Dio con grandi doni speciali e particolari. E poterli mettere a servizio nelle case di Dio…. Le CHIESE.

Affinché tutti potessero capire l’esistenza di un’entità soprumana e divina.

  

Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come artista e come le hai superate?

 

L’INVIDEA e la CATTIVERIA UMANA è una cosa che non l’ho mai capita. E con cui vivo già da quando andavo a scuola al Liceo Artistico. Si è poi amplificata con il tempo con una parte degli “Artisti, Artiste, Critici/che e Galleristi/ste” che ho pian piano incontrato e conosciuto nelle mie molteplici Mostre Collettive, Concorsi & Biennali di Arte Contemporanea Nazionali e Internazionali.

E in fine ancora più grave, successivamente anche all’interno dello stesso mio ex Maestro d’Arte, che ha agito nei miei confronti in modo scorretto, ignobile e imperdonabile.

Ma io, guardo avanti e proseguo il mio percorso artistico con correttezza eamore verso questo Mondo Meraviglioso dell’Arte.     

 

 

 

 

Pittura acrilica su tela cm 80 h x 100 – Sensualità e Sessualità – Anno 2021 

In quest’opera vengono rappresentate due donne poste di spalle una vicina all’altra (ma nello stesso tempo è la stessa donna) a rappresentare la “sensualità e la sessualità” di una donna e il mondo dell’omosessualità. Le stesse fuse in
modo armonioso tra i luoghi e monumenti caratteristici delle più rappresentative città Barcellona e Amsterdam, dove la naturalezza di questo mondo vive in modo naturale senza pregiudizi e vergogna perché… Amore è amare e amare è amore.

 

 

Recentemente hai partecipato a Visioni, il premio d’arte internazionale organizzato dall’Associazione Culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio. Che esperienza è stata per te? C’è qualcosa di particolare che hai apprezzato o che ha arricchito il tuo percorso artistico?

 

L’esperienza al Premio D’Arte Internazionale “Visioni” – Prima Edizione 2024 presso il Tempio di POMONA a Salerno. Organizzata dalla Dott.ssa Maria Di Stasio con la collaborazione della nota Storica e Critica Nazionale e Internazionale Dell’Arte Contemporanea la Dott.ssa Mariangela BOGNOLO è stata Bellissima e Piena di Emozioni. Entrambe hanno elargito la loro rispettiva Professionalità e hanno dato a tutti gli “Artisti Selezionati e Partecipanti alla mostra Collettiva un’Equa Pubblicità”. E i Premi in Palio Previsti per le Varie Categorie. Secondo il mio punto di vista, sono stati assegnati agli artisti più meritevoli e alle opere più significative.

E io, le ho ringraziate entrambe per tale premio MENZIONE SPECIALE per l’Intervista e Pubblicazione di Me come Artista e delle mie Cinque Opere realizzate presentate all’evento in esame sul noto Blog d’arte L’ArteCheMiPiace.  

 

La tua serie di cinque opere presentata a Visioni è stata tra le protagoniste dell’evento, tanto da valerti una menzione speciale. C’è un’opera in particolare tra queste su cui ti piacerebbe soffermarti? Puoi raccontarci il processo creativo che ti ha portato a realizzarla e se c’è una storia, un significato o un messaggio che desideravi trasmettere attraverso di essa?

L’OPERA … Diabolik And Eva Kant in Venice …è…e resterà la più significativa in assoluto, in essa c’è un “ENIGMA” che a tutt’oggi (Artisti/ste, Galleristi/ste, Critici/che e Commissioni di Giurie) nessuno ha mai risolto. Inoltre in quest’opera ho voluto dimostrare al mondo che ero un “Giovane Artista Prescelto da Dio e un Erede dei Grandi Artisti Enigmisti del Passato” che io amo e che innanzi ho citato – (Vedi risposta
06).    

 

Pittura acrilica su tela da cm 80 h x 100 – Diabolik and Eva Kant in Venice – Anno 2022  (Con passe-partout e cornice in ciliegio cm 93 h x 113 x 3)

 

In quest’opera viene rappresentato il ladro per eccellenza Diabolik e la sua donna Eva Kant nella città storica e lussuosa di Venezia, dove l’amore e la sontuosità sono sempre state di casa. I due ladri innamoratissimi si concedono un giro notturno “estasiandosi e fondendosi” tra i meravigliosi monumenti e i suoi simboli che la rappresentano nel mondo. Tra i monumenti disegnati sulla tela è mimetizzato il simbolo di Diabolik “la
pantera nera con la bocca aperta
” visibile solo ad un occhio attento ed
esperto… trovatela!

 

 

Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

 

Proseguire il mio Cammino Artistico nelle rispettive TRE ARTI. Quella della Pittura Contemporanea, Fumettistica e Recitazione Teatrale & Cinematografica. E poter viaggiare e conoscere ancora tantissime persone per bene. E essere sempre apprezzato sul piano meritocratico per quello che sono e so fare.   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Claudio TORINO è nato a Nocera Inferiore (SA) – Campania – Italy – il 9 giugno 2000, dove attualmente risiede. A Luglio del 2019 con 93/100 ha conseguito il diploma, presso L’Istituto Liceo Artistico “Alberto
Galizia” di Nocera Inferiore (SA). A Ottobre 2019 si è iscritto alla Scuola di Fumettistica COMIX ARS a Salerno. Successivamente a Novembre 2023 si è scritto alla Scuola di Recitazione Cinema & Teatro PRO ACTORS TRIBE – 2018 e a Dicembre 2023 alla nuova Scuola di Fumettistica VITRUVIO ACADEMY, con rispettive sedi a Salerno.
Ha partecipato nel Febbraio 2019 a Napoli alla sua 1^ mostra “Greetings from Naples” presso “Il Complesso Monumentale San Severo Al Pendino”, con il maestro Ciro Andriuolo in arte “Cirò”. Ha partecipato a Novembre 2019 a Nocera Inferiore alla 2^ mostra – “Ex Post Galizia” Vernissage presso “Il GRAAL”, congiuntamente con altre 5 giovane artiste.
Successivamente dal 2019 al 2024 ha partecipato (ed è in corso di partecipazione) a molteplici Concorsi e Mostre Collettive Nazionali & Internazionali e Biennali (come unico “Under 25”, a MONTE CARLO 2023, MILANO 2023, NAPOLI 2024, BENEVENTO 2024 e quella prestigiosa di ROMA 2024 del C.I.A.C.) dove ha ricevuto moltissimi riconoscimenti importanti e qui sotto indicati: Attestati (con targhe e trofei) di Artista Selezionato, Menzioni Varie, Premio Speciale Protagonisti nel Sociale, Premio Giovane Promessa Pittura & Scultura, Finalista, Segnalazioni, 1° Classificato Premi Pittura, Premio Speciale Eccellenza Campana, Premio Speciale AW Art. Mag., Premi Speciali della Critica, Premio Speciale MUG – Museo Ugo Guidi, Premio Speciale della Giuria, Vincitore Assoluto Bene Biennale 2024 , Premio Mela Annurca e Premio Cuore d’Oro.

Nelle rispettive partecipazioni e mostre succitate, le opere realizzate da Claudio, hanno conquistato gran parte dei partecipanti di vari livelli culturali, delmondo dell’Arte e dalla Critica.

 

 

 

 

 

Contatti dell’artista

 

Email  claudiot2000@libero.it

Phone +39 342.6487846

Facebook Claudio Torino

YouTube Claudio Torino Designer 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
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Interviste

L’Approccio Curatoriale tra passione e visione Intervista a Mariateresa Buccieri

 

L’Approccio Curatoriale tra passione e visione

Intervista a Mariateresa Buccieri

 

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |03|Dicembre|2024|

 

 

Mariateresa Buccieri è una curatrice d’arte la cui attività
si distingue per la capacità di intrecciare passione, professionalità e un
profondo legame con il territorio. Dal 2004, anno dell’apertura del Museo del Presente a Rende (CS), ha intrapreso un percorso che ha contribuito a fare del
museo un polo culturale dinamico, capace di dialogare con il panorama artistico
contemporaneo e di coinvolgere un pubblico eterogeneo.


Il suo approccio alla curatela si fonda su un ascolto
sensibile delle opere, considerate non solo per il loro valore estetico, ma
soprattutto per la loro capacità di raccontare, denunciare e comunicare
messaggi profondi. Progetti come Geni Comuni, una collettiva di pittura,
scultura e fotografia
ideata da Luigi Le Piane con la collaborazione del
talentuoso critico d’arte Roberto Sottile, che da undici edizioni esplora le
molteplici sfaccettature dell’arte, testimoniano la sua visione inclusiva e il
desiderio di promuovere una pluralità di linguaggi artistici.

 



 

 

Mariateresa Buccieri ha sviluppato la sua esperienza in modo
spontaneo e organico, ma sempre con un rigore che l’ha vista affiancarsi a
figure di rilievo nel panorama artistico, arricchendo il suo percorso con
preziose collaborazioni. Attraverso mostre, collettive indipendenti e
presentazioni di libri, nonché una costante dedizione a rendere l’arte
accessibile, si è fatta portavoce di un’idea di museo come luogo vivo, dove
l’arte contemporanea non solo riflette il presente, ma invita a riflettere su
di esso.

 

 

 

 

In questa intervista, Mariateresa Buccieri racconta i
momenti fondamentali del suo percorso, la missione del Museo del Presente e
l’impatto che spera di lasciare nel panorama culturale. 

Le sue parole offrono
uno sguardo autentico su una professione che è molto più di un lavoro: è un
ponte tra le opere e la comunità, un modo per creare spazi di bellezza e
consapevolezza.

 

 

 

Quali sono state le tappe principali che ti hanno portato
alla guida del Museo del Presente?

 

Preciso che nessuno di noi ha la guida del Museo del
Presente siamo una squadra e ognuno di noi ha un suo compito é l’unione che fa
la forza.
 

Mi sono ritrovata
curatrice d’arte per una scommessa con me stessa. Il  tutto é avvenuto in modo casuale e naturale.

 

 

 

Potresti raccontarci alcuni momenti chiave o esperienze che
consideri fondamentali per il tuo percorso professionale di curatrice d’arte?

Per quanto riguarda i momenti chiave sono cominciati con
l’apertura del museo nel 2004 e ognuno che ha gravitato all’ interno del museo
mi ha lasciata un insegnamento fondamentale per questa professione

 


 

C’è un evento, un incontro o un progetto che consideri un
punto di svolta nella tua carriera? Se sì, cosa lo ha reso così significativo
per te?

 

 

 

Il progetto che ha decretato un punto di svolta é Geni
Comuni collettiva di pittura, scultura e fotografia. Siamo giunti all’XIª
edizione, ogni anno é un regalo, nuovi incontri, e un panorama artistico che
non ha nulla da invidiare alle città del nord, così ogni anno sento di fare
tanti  passi avanti.

 

 

 

Come definiresti la missione del Museo del Presente? Qual è
il contributo che vuoi offrire al pubblico e al mondo dell’arte contemporanea
attraverso questo museo?

 

Il Museo del Presente ha un grande potenziale nonostante ha
ospitato mostre importanti può ancora stupirci. A breve la nomina del nuovo
direttore artistico che da sempre considera il museo come casa sua, un posto
dove tornare e sono sicura che porterà l’arte dei nosti tempi. Sono pronta a
fare squadra e offrire semplicemente la mia passione e la mia professionalità

 


 

In qualità di curatrice d’arte, quali sono i valori o i
criteri principali che segui nella selezione e nell’esposizione delle opere?

 

Non sono importanti gli artisti ma le loro opere. Parto
sempre da ciò che mi trasmette l’opera che non deve essere solo armoniosa e ben
fatta  ma deve “raccontare”
“denunciare” e dare risposte. Gli artisti se tali, vanno sostenuti
tutti, perchè ognuno offre un tassello diverso

 

 

Il panorama artistico contemporaneo è in continua
evoluzione. Come riesci a mantenere il Museo del Presente rilevante e
innovativo? Cosa fai per coinvolgere un pubblico sempre più vasto e variegato?

 

Ad un pubblico variegato bisogna mostrare opere differenti fra loro. Il visitatore si sente rassicurato nell’osservare prima ciò che è vicino al suo sentire e poi a piccoli passi scopre spesso piacevolmente linguaggi e tecniche che considerano complicate. Il vero successo è proprio questo far apprezzare ciò che è lontano dal nostro pensiero sperando che poi possa essere applicato nella vita quotidiana

 

 

 

Quali sono le maggiori difficoltà che incontri nel dirigere
un museo e nel curare mostre d’arte? Come affronti le difficoltà legate alla
gestione, alla comunicazione e all’interazione con il pubblico e gli artisti?

 

Non dirigo il museo, spesso confondono la mia abnegazione
con un ruolo primario, questo un pochino m’imbarazza non sono abituata a darmi
ruoli che non ho e a breve a dirigere ci sarà un carissimo amico che merita
questo ruolo. il piacere per questo equivoco è solo la conferma che quando le
cose si amano spesso ti vengono naturalmente cucite addosso e per scherzare
diciamo che sono una direttrice teorica :-)))))

 

 

Come pensi che il tuo lavoro contribuisca al contesto
culturale e artistico del nostro territorio? Qual è il messaggio o l’impatto
che speri di lasciare attraverso le tue scelte curatoriali?

 

Ho curato mostre in diversi posti dell’Hinterland cosentino,
alcuni posti non li conoscevo ed è stata una sfida portare artisti e visitatori
Fare rete, scambiare storie, tradizioni posta alla conoscenza e più si conosce
più si è consapevoli

 

 

 

 

Cosa rappresenta per te il concetto di “presente”
nell’arte contemporanea? Come si riflette questo concetto nelle scelte
espositive e nelle attività del museo?

 

Le scelte programmate del museo sono spesso riferite al
presente, del resto bisogna vivere il nostro presente non dimenticando la
nostra storia. Tuttavia nell’arte contemporane spesso si riflette il disagio
della società attuale e vorrei meno disagio e più il senso del comune ai
giovani che vogliono intraprendere questa professione consiglierei tanta
passione, tanta pazienza e trovare qualcuno che possa essere la nostra guida.
Mi ritengo fortunata sotto questo punto di vista le mie guide sono stati dei n.
Uno Il prof. Dionesalvi, ha creato una squadra che passava 7 giorni su 7 nel
museo del Presente e abbiamo cominciato contando e catenelle per allestire le
mostre, poi è stata la volta del prof. Sicoli altro modo di gestire il museo,
altri insegnamenti con metodologie diverse e infine il prof. Giorgio Leone mio
relatore di tesi. Subito dopo ho collaborato con lui per alcune mostre e ho
potuto acquisire ancora una volta ulteriori competenze sul campo.

 

 

Quali progetti o iniziative future hai in mente per il Museo
del Presente? Come vedi l’evoluzione del museo nei prossimi anni?

 

Il Museo presto ospiterà una mostra che sono certa
visiteranno in molto e io sarò felice di farmi trovare all’ingresso per
accompagnarvi. Abbiamo bisogno di musei perchè abbiamo bisogno di fermarci e  di osservare, solo così possiamo salvare la
nostra “umanità”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CONTATTI

 

 

Email: eulalia70@libero.it

Facebook: Mariateresa Buccieri

Instagram: mariateresabuccieri 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
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ArteIntervisteSegnalazione Eventi

Intervista a Alessandro Giansanti di Agarte – Fucina delle Arti e a Alessio Musella, Editore EXITURBANMAGAZINE

 L’ArteCheMiPiace – Interviste

 

 

Intervista a Alessandro giansanti di Agarte – Fucina delle Arti E A ALESSIO MUSELLA, EDITORE EXITURBANMAGAZINE 

Un Viaggio nella Passione e Innovazione Artistica di due Curatori d’eccellenza 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |20|Giugno|2024|

 

 

Nel cuore dei Castelli Romani, un giovane gallerista ama rivoluzionare il mondo dell’arte contemporanea. 

Alessandro Giansanti, fondatore di Agarte – Fucina delle Arti, ha avviato il suo progetto all’età di 25 anni, nel pieno della pandemia, dimostrando che la passione e la determinazione possono trasformare le sfide in opportunità. 

Oggi, Agarte è un punto di riferimento per molti artisti emergenti, grazie anche alle collaborazioni con realtà influenti come Art&Investments ed ExitUrbanMagazine di Alessio Musella

 

 

 

Da sn Alessandro Giansanti, Gallerista e Titolare Agarte-Fucina delle Arti. A ds Alessio Musella, Curatore artistico, editor e Founder Art&Investments e ExitUrbanMagazine 

 

Alessio Musella è un editore, curatore e collettore di arte contemporanea con una passione profonda per il dialogo tra marketing, design e arte. Con una conoscenza approfondita della comunicazione online, compresi i social media, Alessio sa come utilizzare la potenza della diffusione di un messaggio per promuovere l’arte e gli artisti. Sviluppando un format comunicativo innovativo e sempre aggiornato ha da sempre avuto successo nell’unire le sue passioni per l’arte e la comunicazione per creare esperienze di successo.

 

In questa intervista, Alessandro e Alessio si confronteranno con i lettori per raccontare la storia della loro collaborazione, che ha portato all’organizzazione di un evento molto originale e innovativo. Questo incontro sarà un’avventura stimolante e coinvolgente, che unirà audacia e entusiasmo in un percorso di idee innovative e strategie avanzate che rinnoveranno sicuramente il mondo dell’arte contemporanea. 

In particolare, ci soffermeremo sul nuovo evento in programma in questi giorni, “NOT ONLY URBAN“, che mira a presentare artisti emergenti e di tendenza, sottolineando l’importanza di stili e movimenti contemporanei.

 



 

Ciao Alessandro, presentati ai nostri lettori e illustraci
cosa 
rappresenta Agarte – Fucina delle Arti e come la tua
passione per l’arte 
si è trasformata in un progetto concreto che ti ha portato a
diventare 
uno dei più giovani e apprezzati galleristi in Italia?
Inoltre, ci racconti 
un po’ della tua scelta di collaborazione con
Art&Investments ed 
ExitUrbanMagazine di Alessio Musella?

 

Aprii il progetto di Agarte insieme alla mia famiglia nel
2020 all’età di 25 anni annoverandomi a 
tutti gli effetti tra i più giovani galleristi d’Italia e
d’Europa. Aprimmo il progetto per una necessità 
di ripartire con l’arte e la cultura scegliendo una zona
periferica, quella dei Castelli Romani, subito 
dopo la pandemia da Covid-19 principiando dunque il percorso
durante un periodo complicato, ma 
puntando sin da subito sugli emergenti capitolini (vista
l’esplosiva scena artistica romana)! 
Attualmente mi reputo un gallerista emergente che ha molto
da apprendere e in questi 48 mesi ho 
avuto modo di crescere molto, finendo per realizzare 36 tra
mostre collettive e personali, sul suolo 
nazionale ed internazionale.. Non penso di essere parte di
quel gruppo dei galleristi più conosciuti 
ed apprezzati, almeno non ancora, ma sicuramente vengo preso
come riferimento per molte delle 
scelte inconsuete che applico al mio lavoro, nella costante
ricerca e nello spingermi sempre oltre il 
ruolo di gallerista.

Con Ale è stata collaborazione sin da subito, ci siamo
trovati bene e abbiamo iniziato scambiandoci 
consigli e suggerimenti, Alessio ha una grande esperienza in
campo della comunicazione e ho avuto 
modo di poter prendere spunto su più fattori, tenendo sempre
un occhio di riguardo dapprima per il 
progetto Art & Investments e poi Exiturban. Quest’ultimo
anno è stato incentrato sulla creazione di 
progetti condivisi, prima con la mostra “Dis-Comfort” a
Palazzo Rospigliosi di Zagarolo (RM) con 
le mie colleghe Roberta Cristofari, Giusy Longo ed Eleonora
Turli, poi con “Sapori: Arte 
nutrimento per l’anima” a Frascati in collaborazione con
Divulgarti Group di Loredana Trestin.. Da 
quest’ultimo lavoro abbiamo deciso di riprendere la vecchia
collaborazione con Alessio Musella 
scegliendo di curare una rassegna insieme!

 

Ciao Alessio, il tuo nome è ben noto nel campo artistico per la tua dedizione alla curatela artistica e al supporto ai giovani artisti emergenti. Hai iniziato la tua carriera artistica tanti anni fa venendo dal mondo del design e dell’architettura. Attraverso l’esperienza accumulata e la tua grande passione per l’arte  hai consolidato il tuo successo con la creazione della piattaforma online Art&Investments e della rivista mensile ExitUrbanMagazine. Ci racconti un po’  della tua scelta di collaborazione con Agarte Fucina delle Arti di Alessandro Giansanti?

 

Alessandro è un gallerista giovane, dinamico e molto preparato, tre caratteristiche non scontate da trovare quando parliamo di arte. 

La quarta caratteristica che apprezzo molto è l’ambizione, ma non quella fine a se stessa, ha programmato come e dove vuole arrivare, e sarà un piacere affiancarlo nel suo percorso.

Non ultimo Agarte Fucina della arti è tra le poche gallerie che tratta la ceramica, forma d’arte che da sempre mi affascina e che ho messo tra le priorità nel voler far comprendere al grande pubblico quanta tecnica e tradizione sono avvolte nel lavorare l’argilla, terra fuoco aria e acqua vengono sapientemente miscelati per creare splendide opere d’arte…

 

 

 

Come è nata la vostra conoscenza e di riflesso la vostra
intesa 
professionale?

 

Alessandro: La nostra conoscenza è nata ancora prima dello sviluppo
della galleria “Agarte – Fucina delle Arti”, 
nel periodo del 2018-19. Durante quegli anni collaboravo con
una rivista per il quale Alessio aveva 
scritto un articolo e mentre vagliavamo la possibilità di
aprire uno spazio fisico, la figura di Alessio 
ci sembrava sempre più interessante in termini di
connessioni e sinergie. 
Il primo periodo ci siamo occupati maggiormente dello
scambio di contatti ed artisti, solamente nel 
2023 abbiamo cominciato a collaborare direttamente con la
scelta di alcuni artisti da inserire nel 
nostro showroom e con la partecipazione in eventi
organizzati con la collaborazione di Art & 
Investments ed Exit.. Ad oggi “Not-Only Urban” è la prima ed
ufficiale rassegna collettiva di arte 
contemporanea che vede un lavoro a quattro mani realizzato,
organizzato e promosso direttamente 
da entrambi!

 

AlessioCollaborare per me è sinonimo di stima, e ho potuto constatare da subito, come già detto, l’approccio  innovativo e dinamico che Alessandro, se pur giovane, ha saputo mettere in campo, e l’arte ha bisogno di trovare nuovi modi per comunicare e ampliare il pubblico di riferimento.

 

 

Qual è stata l’ispirazione dietro la scelta di Frascati come
sede della 
mostra?

 

Alessandro: Frascati è la sede della nostra associazione e galleria,
conosciamo bene il territorio, siamo avvezzi 
alle sue dinamiche e sono anni che oramai organizziamo
mostre sul suo territorio. Ultimamente 
stiamo collaborando con vari comuni dell’hinterland romano,
stiamo uscendo fuori dalla regione ma 
anche fuori dallo stivale. Il ruolo informale e più diretto
di Frascati ci sembrava il più appropriato 
per una rassegna di volti nuovi da presentare al pubblico! NOT-ONLY URBAN, un titolo che lascia spazio a precise
riflessioni 
sull’arte contemporanea e il suo ruolo nel mondo globale.
Quali sono 
state le motivazioni che avete considerato nella scelta del
tema per 
questa mostra? Inizialmente volevamo chiamare la rassegna “Urban
Selection”, ma effettivamente suonava 
riduttivo.. L’idea è quella di focalizzasi su alcune delle
tendenze più contemporanee che si possano 
sposare con l’idea di una tipologia d’arte più diretta. Il
nome vuole avvicinarsi alla rivista di Alessio 
“Exiturban magazine”, ma anche approcciarsi a quella che è
la location industriale di riferimento: il 
mercato coperto; il polo di 450mq che ospita la rassegna è
una struttura priva di quel fascino 
elegante tipico dei musei e delle gallerie, ma è una tela
bianca che può trasformarsi in base 
all’utilizzo che se ne fa! Il palazzetto difatti, ex mercato
ortofrutticolo della città posto nel centro 
della vita economica di Frascati, è una location che a lungo
è stata abbandonata a se stessa.. siamo 
stati tra i primi ad intervenire utilizzando la struttura
come polo culturale, non sono mancate certo le 
critiche, ma quando si ha una visione, poco importa di
quelle!

 

AlessioFrascati ha un fascino tutto suo, a tratti sembra di essere a Parigi, la piazzetta di fronte al mercato coperto è davvero splendida, quando Alessandro mi ha proposto la location, avendo avuto modo di visionarla qualche mese fa insieme durante una sua collettiva, ho subito risposto affermativamente.. Non dimentichiamoci che Frascati è il comune dei Castelli dove i Romani amano passare il weekend, e questo non guasta di certo quando prepari una mostra.

 

 

NOT-ONLY URBAN, un titolo che lascia spazio a precise riflessioni sull’arte contemporanea e il suo ruolo nel mondo globale. Quali sono state le motivazioni che avete considerato nella scelta del tema per questa mostra?

 

AlessandroInizialmente volevamo chiamare la rassegna “Urban Selection”, ma effettivamente suonava riduttivo. L’idea è quella di focalizzasi su alcune delle tendenze più contemporanee che si possano sposare con l’idea di una tipologia d’arte più diretta. Il nome vuole avvicinarsi alla rivista di Alessio “Exiturbanmagazine”, ma anche approcciarsi a quella che è la location industriale di riferimento: il mercato coperto; il polo di 450mq che ospita la rassegna è una struttura priva di quel fascino elegante tipico dei musei e delle gallerie, ma è una tela bianca che può trasformarsi in base all’utilizzo che se ne fa! Il palazzetto difatti, ex mercato ortofrutticolo della città posto nel centro della vita economica di Frascati, è una location che a lungo è stata abbandonata a se stessa… siamo stati tra i primi ad intervenire utilizzando la struttura come polo culturale, non sono mancate certo le critiche, ma quando si ha una visione, poco importa di quelle!

 

 

Alessio: Io mi sono limitato a concordare con Alessandro Not only davanti a Urban, perché abbiamo scelto di inserire diverse creatività, e artisti che sono diventati urban creando collaborazioni tra di loro, un esempio su tutti la scultrice Elisabeth Longhi ha creato due opere raffiguranti Cat woman e Wonder man in stile “Boteriano”, opere che sono state poi personalizzate dagli artisti Marco Host e Mariella Rinaldi seguendo il loro stile, il connubio ha dato risultati molto interessanti, “sperimentare” per noi, diventa spesso una parola d’ordine….

 

 

 

Quali sono stati i parametri principali che avete utilizzato
per la 
selezione delle opere e degli artisti durante la
pianificazione di questo 
evento?

Alessandro: Principalmente la rassegna vuole essere un compendio di
artisti emergenti italiani che si avvicinano 
alle seguenti categorie artistiche: arte del riciclo e trash
art, arte naïf, art brut, graffitismo, pop e 
neo-pop, street art, arte urbana e writing, digital art..
come si evince la forbice è larga, ma sono tutti 
generi purtroppo ancora troppo poco considerati in Italia e
che necessiterebbero di esser 
rappresentati maggiormente.

AlessioLe collettive a mio avviso hanno in primis il compito di avvicinare un nuovo pubblico all’arte, non sai mai chi entrerà dalla porta, e far trovare diversi stili artistici aiuta il fruitore a ritrovare la sua comfort zone, fondamentale per iniziare un dialogo…

 

 

 

Perché avete scelto di rimanere nei generi rappresentati
dalle ultime 
tendenze stilistiche dell’arte contemporanea, come Urban,
Street Art, 
Pop e Neo-Pop, Art brut, Naïf e Graffitismo per citarne
alcune?
 Spiegateci i motivi di questa precisa scelta e preferenza stilistica.

 

AlessandroIl motivo è presto detto: si conoscono i nomi degli stili e
dei movimenti, ma non si sa identificare 
effettivamente cosa appartiene a queste categorie e cosa
no… ciò è dovuto da una confusione dettata 
da un’approssimazione nella descrizione dei generi e delle
tecniche impiegate. La nostra idea era 
quella di fare maggiormente chiarezza e di posizionare la
nostra rassegna come mezzo conoscitivo 
di quegli artisti che hanno scelto di seguire queste
tendenze ed inserirsi in quei contesti specifici. 
L’interazione con l’arte in contesti non tradizionali spesso
contribuisce 
ad una esperienza artistica molto positiva per i visitatori. 

 

Alessio: Non è un caso che tu abbia citato nella domanda stili che poco hanno a che fare con l’accademico, oggi l’arte prescinde dalla tecnica e va diretta al significato che vuole esprime e comunicare. Se vuoi ampliare il pubblico di riferimento devi iniziare, a mio avviso, non dalla perfetta esecuzione, ma spiegare che fare arte è molto altro… e questi stili, essendo più di facile comprensione per il neo utente, sono un buon punto di partenza per iniziare un dialogo.

 

 

L’interazione con l’arte in contesti non tradizionali spesso contribuisce ad una esperienza artistica molto positiva per i visitatori. Come siete arrivati a scegliere la location industrial del mercato
coperto in Piazza del Mercato a Frascati come spazio per la mostra? Quali
fattori hanno giocato un ruolo importante nella vostra scelta e come vi è
sembrata essere adatta alla tematica delle opere che volevate
proporre?

 

Alessandro: La scelta nasce in parte in maniera casuale, proprio come le
migliori intuizioni. Abbiamo sin da 
subito compreso che il futuro dell’arte, quantomeno in
Italia, è in un approccio divulgativo-
promozionale ibrido e fluido, da questa comprensione parte
la scelta che ci ha accompagnati per 
tutti e 4 gli anni iniziali della nostra attività, ovvero
quella di fare uso di luoghi inconsueti. “Se la 
montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna”, con
questo voglio dire che 
lamentiamo spesso un calo delle visite nei musei e nelle
gallerie, ma non facciamo nulla per 
avvicinarci a quelle che potrebbero essere le soluzioni per
avvicinarci alla gente, ovvero fare uscire 
le opere dai musei e dalle gallerie. Ospedali, strade
commerciali, ristoranti, hotel, mercati, abbiamo 
sempre prediletto ambienti di questo genere ottenendo sempre
notevoli risultati, portando l’arte nei 
luoghi dove meno ci si aspettava di trovarne! Questo nostro
atteggiamento si ricollega ad una frase 
detta, un po’ per invidia, un po’ per noia esistenziale, da
una persona poco lungimirante che 
criticando il nostro operato disse “adesso manca solamente
l’arte messa al mercato con la frutta” la 
frase mi ha fatto riflettere.. le più grandi rivoluzioni
nella storia dell’arte partono da provocazioni ed 
insulti (come il termine “impressionismo”) quindi mi son
detto, perché non partire da questa banale 
affermazione? Effettivamente l’arte contemporanea soffre
ancora di quella concezione ancorata ad 
un’idea inverosimile ed ingiustificata dell’arte, ovvero
quella che essa debba stare solamente nei 
luoghi aulici e di “alto valore”. Noi preferiamo avere un
approccio concreto e reale, e dunque, 
qualora lo ritenessimo consono, potremmo portare l’arte
anche nei mercati della frutta.

 

AlessioCome dice Alessandro non è facile oggi capire i vari stili come vanno inseriti nelle correnti artistiche, e una collettiva, se ben curata, può aiutare a comprendere meglio anche l’uso di certi termini. Ad ogni modo non siate mai frettolosi nel commentare un’opera…cercate sempre di andare oltre le apparenze…. Artista non è colui che padroneggia una tecnica, ma colui che ha e vuole esprimere un pensiero attraverso l’arte e farlo arrivare a chi osserva.

 

 

 

Quali sono le tendenze attuali nel mondo dell’arte che
ritenete più 
interessanti o significative?

 

Alessandro: Ritenere interessante solamente una tendenza sarebbe
riduttivo, più di quello credo si debba 
guardare a determinati modus operandi degli artisti.. Trovo
sempre di più artisti che grazie alle 
conoscenze maturate negli ultimi anni cominciano a
comprendere effettivamente cosa voglia dire 
investire sul proprio talento e lavorare con raziocinio e in
maniera ordinata e sistematica. Spesso 
sono proprio quelli gli artisti che riescono ad accrescere
il proprio nome nel corso del tempo. La 
storia è piena di creativi caotici di cui purtroppo si è
persa traccia negli anni, se non sei tu la prima 
persona ad avere cura del tuo talento, perché dovrebbero
farlo gli altri?

 

AlessioMi sto sempre più appassionando alla ceramica, che credo tornerà ad avere un ruolo importante nel contemporaneo, ritrovando le sue radici  e ricordando i grandi del 900 che hanno saputo creare un dialogo con l’osservatore, detto questo,  “Contaminazione” (street art, figurativo, astrattismo) sarà insieme a Sperimentazione la base della rinascita di questa antica e splendida arte, perché sono convinto che proprio attraverso la collaborazione e l’interessenza di diverse creatività e tra artisti apparentemente distanti fra loro  la ceramica troverà il suo ruolo.

 

 

Qual è il ruolo dell’arte nel contesto sociale e culturale
attuale, 
secondo voi?

 

Alessandro: Il ruolo rimane sempre lo stesso, come lo rimarrà anche nel
futuro: testimoniare, ricercare, indagare 
e sperimentare. Ci sembra di capire che questo evento potrebbe essere la
prima 
edizione di altre a venire. Ciò vi induce a pensare ai
possibili sviluppi 
futuri? Cosa potete anticiparci a riguardo di queste
eventuali future 
interazioni? Se tutto si muove in maniera fluida, se gli artisti sono
contenti, se il pubblico si trova bene e se noi 
continuiamo a lavorare in maniera professionale come abbiamo
sempre fatto, la rassegna può 
certamente divenire un appuntamento annuale.. Il progetto iniziale
è quello di trasformare “Not-
Only Urban” in un punto d’incontro per chi vuole investire e
collezionare un certo tipo di arte.

Alessio: Raccontare il contemporaneo 

 

 

 

Ci sembra di capire che questo evento potrebbe essere la prima edizione di altre a venire. Ciò vi induce a pensare ai possibili sviluppi futuri? Cosa potete anticiparci a riguardo di queste eventuali future interazioni?

 

 

Alessandro: Se tutto si muove in maniera fluida, se gli artisti sono contenti, se il pubblico si trova bene e se noi continuiamo a lavorare in maniera professionale come abbiamo sempre fatto, la rassegna può certamente divenire un appuntamento annuale… Il progetto iniziale è quello di trasformare “Not- Only Urban” in un punto d’incontro per chi vuole investire e collezionare un certo tipo di arte.

 

 

AlessioQuando l’intento è comunicare un concetto, non può fermarsi ad una singola kermesse,  diventerà un appuntamento annuale, come ha detto Alessandro, ma tutto in crescita esponenziale…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.

 

Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.

 

 

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Interviste

La convergenza di tradizione e tecnologia; un’intervista con Fabrizio Marino, fondatore di FigArte

L’ArteCheMiPiace – Interviste

 

 

 

La convergenza di tradizione e tecnologia; un’intervista con Fabrizio Marino, fondatore di FigArte
 
 
 
 
 
 
di Giuseppina Irene Groccia |12|Giugno|2024|
 
 

In questa intervista, abbiamo il piacere di
conoscere Fabrizio Marino, fondatore di FigArte, una piattaforma innovativa che unisce
tradizione e tecnologia per supportare gli artisti nella vendita delle proprie
opere. Fabrizio ci racconta del suo percorso personale legato all’arte, delle
motivazioni che lo hanno spinto a creare FigArte e delle idee rivoluzionarie
che stanno implementando per aiutare gli artisti a diventare venditori
efficaci. Ci parla anche del coinvolgimento della tecnologia blockchain nella
piattaforma e di come stanno conciliando la tradizione con l’innovazione.
Infine, condivide con noi la sua missione che è quella di rendere autonomi gli
artisti e di promuovere una maggiore interazione tra artisti e acquirenti. 

Un’intervista che ci porta a riflettere sull’importanza della formazione e
dell’utilizzo delle nuove tecnologie nel mondo dell’arte

 

 

 

Ciao Fabrizio! Presentati brevemente ai nostri amici
artisti…

 



SCARICA QUI IL QUESTIONARIO

 

 

 

 

Come hai sviluppato il tuo interesse per l’arte e come ti
sei avvicinato a questa realtà? Hai avuto esperienze o ispirazioni specifiche
che ti hanno spinto a indagare questo campo?

 

Ciao e grazie per questa domanda. In realtà, l’interesse per
l’arte ce l’ho in casa: mia mamma è un’artista contemporanea e dipinge
astratto. Ho sempre trovato nei suoi quadri, oltre ai bei colori, anche dei
messaggi spirituali, che era proprio il suo intento trasmettere.

Inoltre da qualche anno mi sono avvicinato all’arte anche
come collezionista di artisti emergenti, ed ho creato una mia piccola
collezione di cui vado fiero. 

 

Sei fondatore di FigArte, una piattaforma dedicata all’arte
con idee molto innovative per quanto riguarda l’approccio alla vendita delle
opere. Puoi raccontarci il percorso che ti ha portato a creare questa
piattaforma e quali sono state le principali motivazioni e ispirazioni dietro
il progetto?

 

La prima motivazione è stata quella di liberare mia mamma
dalle condizioni commerciali imposte da questa società d’arte che tratteneva il
90% dell’incasso delle sue opere. Mi sembrava ingiusto! Anche se sono
consapevole che esistono gallerie d’arte molto professionali e meno costose.
Questa situazione mi ha comunque spinto a cercare soluzioni per aiutarla e, di
conseguenza, anche la comunità artistica.

Subito dopo nel 2020 ho iniziato ad investire in
criptovalute,  ho conosciuto così nuove
tecnologie e, dopo un paio di anni di approfondimenti ho avuto l’idea di unire
l’arte fisica alla tecnologia blockchain. Così, ho iniziato a studiare questo
mondo per renderlo accessibile agli artisti, chiedendomi se questa idea fosse
stata d’aiuto non solo a mia madre. Facendo qualche intervista alla mia cerchia
di amicizie ho notato che le risposte erano quasi sempre le stesse, e anche le
motivazioni principali.

Ho notato che alcuni artisti mi confermavano che le
difficoltà erano quasi sempre le stesse e cioè legate alla mancanza di
competenze sul marketing e la tecnologia.

 

 

 

Potresti descrivere quali sono le idee rivoluzionarie che
state implementando per aiutare gli artisti a diventare anche abili venditori
delle proprie opere?

 

Esatto! Aiutare è la parola giusta, perché non basterà una
semplice tecnologia, non è una bacchetta magica come alcuni credono o
professano, ma bensì un aiuto. E’ proprio perché crediamo nella forza e
l’energia che un artista può donare attraverso la propria arte abbiamo deciso
di aggiungere un supporto formativo su come un artista può promuoversi,
esprimersi, utilizzando le nuove tecnologie e quelle già esistenti… così
nasce il coaching program A.R.T.E. che va a scoprire e migliorare gli aspetti
emotivi, informando ed insegnando l’utilizzo delle nuove tecnologie e la
promozione.

Abbiamo deciso per l’amore dell’arte che la nostra missione
è quella di unire la tradizione all’innovazione senza separarle, ma in che
modo?

La tecnologia della blockchain è a supporto dell’opera reale
fisica la cui immagine della stessa viene iscritta in un registro tecnologico
appunto chiamato (blockchain), mantenendo la vita di due entità, fisica e
digitale da cui nasce la parola (phygital), in questo modo il certificato NFT
che rappresenta l’opera crea una storia e ne traccia ogni attività, (comprese
le royalties per l’artista) il collezionista riceve l’opera fisica a casa e il
certificato digitale nel suo wallet, tutto questo è possibile solo grazie alla
tecnologia di uno smart contract (contratto intelligente), all’interno del
certificato digitale possono essere scritte tutte le informazioni che si
decidono con l’artista.

 

 

Come conciliate la tradizione con l’innovazione nella
vostra piattaforma?

 

Il nostro marketplce è stato realizzato con una tecnologia
che agisce da collante tra le due forme dell’opera, il collezionista entrando
nella piattaforma potrà trovare le informazioni dell’artista sul suo profilo, e
potrà completare l’acquisto in moneta cripto o dollaro digitale USDT tramite il
suo wallet dove riceverà il certificato digitale, nel frattempo il corriere
ritirerà l’opera dall’artista per consegnarla al compratore direttamente a casa
sua. 

 

Chi sono i tuoi collaboratori e come riuscite a muovervi nel
complesso mondo dell’arte? Puoi raccontarci un po’ del team e delle strategie
che adottate per avere successo in questo settore? 

 

In questo percorso abbiamo dovuto affrontare delle sfide,
ostacoli ed esperienze anche negative ma che ci hanno aiutato a
consapevolizzare ciò che vogliamo. Siamo riusciti a creare un team di sviluppo
informatico che oggi ci garantisce la sicurezza della tecnologia, ed abbiamo acquisito
attraverso corsi di formazione riguardo tecnologie e coaching di crescita
personale, che abbiamo prima applicato su noi stessi per poter essere coerenti
su ciò che insegniamo.

Il nostro team è
composto da 5 persone, 3 developers, io e la mia compagna nella parte
commerciale e coaching.

Il nostro successo è dato dal fatto che ci confrontiamo
sempre sugli aspetti che possiamo migliorare, siamo spesso impegnati nella
formazione costante relativa al marketing, al coaching e alle nuove tecnologie,
oltre che al metterci costantemente in gioco nella nostra crescita personale e
professionale.

 


 

Qual è l’aspetto che ti sta più a cuore in questo progetto?
Cosa ti motiva maggiormente nel portare avanti FigArte?

 

Sicuramente rendere autonomi gli artisti e far sì che la
loro passione possa diventare un lavoro redditizio, perché credo fortemente che
l’espressione autentica senza filtri di un artista sia anche un contributo
all’umanità e che possa aiutare tante persone, e non essere solo un’opera
d’arte materiale da possedere in casa.

Oltre che poter apprendere nuove esperienze che mi
consentono di migliorarmi sotto ogni aspetto.

 

Mettere in contatto artisti e potenziali acquirenti è la tua
missione, ma qual è l’idea innovativa che stai portando avanti per realizzare
questo obiettivo?

 

La mia idea nasce anche dal fatto che da collezionista avrei
voluto una maggiore sicurezza sul percorso di crescita dell’artista anche se è
chiaro che nessuno me la potrà mai dare, ma sapere che l’artista si sta
impegnando investendo sulla propria crescita professionale e personale mi dà
una sensazione maggiore di garanzia e di conseguenza nell’acquisto. I
certificati digitali e la nostra piattaforma offrono questa possibilità agli
artisti, puntiamo molto a trasmettere una buona comunicazione efficace che
incentiva la vendita, creare eventi e workshop dove sia artisti che
collezionisti possano incontrarsi, utilizzando il nostro sistema di Program
rewards che incentiva e premia i partecipanti con la remunerazione dei nostri
token nativi (monete con delle funzioni specifiche: sconti, partecipazione ad
eventi, aste, vetrine), mentre per i collezionisti ci saranno anche possibilità
di partecipare anche come partners finanziari e di progetto. L’intenzione è di
condividere un successo con una community attiva.

 

Come concili l’importanza del pezzo unico nell’arte con
l’opportunità vantaggiosa di vendere opere in serie?

 

Il nostro modello di business prevede la vendita di opere
uniche o di intere collezioni, ma legate a un solo certificato digitale,
vogliamo appunto differenziarci.

 

Qual è il tuo punto di vista sul crescente fenomeno degli
NFT (Token Non Fungibili) nel mondo dell’arte digitale e come pensi che possa
influenzare il futuro del settore?

 

A quanto pare, non si tratta più di futuro ma del
presente… abbiamo studiato l’andamento del mercato NFT e condivido con voi i
dati raccolti da Artprice: (leader mondiale nella raccolta dei dati
dell’andamento nel settore arte)

https://imgpublic.artprice.com/pdf/the-contemporary-art-market-report-2023.pdf
(da pagina 20-25 si parla dell’andamento degli NFT)

che parlano chiaramente di un fenomeno in crescita. Sono
anche consapevole che esistono ancora molti dubbi e mancanza di conoscenza di
questo fenomeno che oggi viene anche usato per scam o truffe. Bisogna però ben
conoscere che è uno strumento e come tale può essere usato nel bene e nel
male….

 

Potresti illustrarci il percorso formativo che proponete
agli artisti per insegnare loro a commercializzare le proprie creazioni? Quali
competenze e strumenti offrite per assisterli nel diventare venditori efficaci
e di successo?

 

Bene, il nostro percorso denominato A.R.T.E. ASCOLTA,
RISVEGLIA,TRASFORMA la tua ECCELLENZA prende l’artista e lo conduce dal punto A
al punto B. Lavora su tutti gli aspetti della persona, dal prendere maggiore
fiducia in se, scardinare credenze limitanti, ascoltare il proprio messaggio
interiore e la propria missione, alla parte tecnologica dove si impara a trasformare
la propria arte attraverso la tecnologia fino a concludere con gli strumenti di
vendita abbinati alla nuove tecnologie e i social media.

L’obiettivo è poter creare la propria indipendenza
professionale e renderlo redditizio.

Spirito e materia vogliono e devono poter vivere assieme!
Così in cielo come in terra, professa un grande saggio

 

Quali sono i prossimi step che farete? Il progetto a che
punto si trova?

 

Siamo una startup nascente, e faremo degli eventi live e
online a partire da settembre 2024, iniziando dalla città di Roma con
l’obiettivo di far capire l’importanza della formazione e della “giusta
informazione” per quanto riguarda le competenze di vendita e i vantaggi
nell’utilizzo delle nuove tecnologie, offrendo agli artisti la possibilità di
trasformare le loro opere in NFT, omaggiando coloro che decideranno di iniziare
un percorso formativo insieme a noi di avere 3 NFT gratuiti!

La creazione della community è un obiettivo importante, un
ecosistema dove artisti e collezionisti possano interagire e crescere insieme
diminuendo la distanza tra loro.

La piattaforma sarà aperta agli acquisti dopo il
raggiungimento di 500 opere d’arte. Gli artisti potranno usufruire di vantaggi
iniziali, tra cui la creazione gratuita degli NFT.

 

Mi hai menzionato un questionario che di solito chiedi agli
artisti di compilare, e che siamo lieti di rendere disponibile qui per il
download gratuito. Potresti spiegare in dettaglio qual è il suo utilizzo e la
sua finalità? In che modo questo strumento contribuisce a migliorare
l’esperienza degli artisti e a potenziare le loro opportunità di vendita sulla
piattaforma?

 

Come ti ho già accennato in precedenza, l’attore principale
su cui investiamo il nostro tempo e risorse insieme è “l’artista” e quindi
vogliamo che possa essere lui ad esprimerci le sfide che affronta ogni giorno,
per dargli di conseguenza un prodotto a lui utile per la sua professione.

Quindi, il questionario contiene delle domande che ci
aiutano a capire meglio se confermare o modificare il nostro programma in base
alle loro esigenze.

Aiuta chi vuol essere aiutato…cit. 

 

 

 


 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

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Interviste

Quando la pittura diventa dialogo tra forma e concetto – Domenica Galtieri

 L’ArteCheMiPiace – Interviste

 

 

 

 

 

 

 

Quando la pittura diventa dialogo 

tra forma e concetto

 

Domenica Galtieri

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |05|Maggio|2024|

 

 

L’arte di questa pittrice astratta si distingue per la profonda introspezione e il suo coinvolgimento psicologico, elementi che la rendono un’autentica esperienza emotiva per lo spettatore. 

Il suo percorso artistico, influenzato dalla fotografia e dalla tecnica dello Shodō, riflette un’attenta ricerca di armonia sia nell’osservazione della natura che nell’interpretazione su tela bianca delle disposizioni interiori di se stessa. 

Domenica Galtieri, con la sua ardente energia creativa, va oltre l’immagine canonica per risvegliare qualcosa di profondamente spirituale, trasportandoci in una dimensione intellettuale totalmente nuova. 

Le sue opere non si limitano al semplice gesto astratto, ma emergono come archetipi della spiritualità stessa, incarnando una moderna forma di espressione artistica che supera ogni convenzione canonica. 

L’immagine che emerge dalle sue opere è in costante evoluzione, sempre in attesa di una nuova definizione, una forza che rinnova continuamente la nostra percezione dell’arte. Domenica Galtieri riesce a trasmettere un senso di febbrile attesa attraverso la sua pittura, creando un dialogo dinamico tra forma e concetto, tra il tangibile e l’ineffabile. 

Le sue opere non sono semplicemente dipinti astratti, ma vere testimonianze di un processo di trasformazione continua, una ricerca indefinita di significato e bellezza. 

Con la sua visione e la capacità di trasmettere emozioni attraverso il colore e la forma, l’artista si conferma come una voce molto originale ed innovativa nell’arte contemporanea.

Il suo background come Visual nel mondo della moda e la sua formazione presso scuole d’arte e corsi tenuti da maestri rinomati, conferiscono alla sua arte un’inconfondibile ricchezza di prospettive e tecniche. Ma ciò che la rende veramente interessante è la sua incessante ricerca, sperimentazione ed evoluzione delle tecniche, finalizzate a catturare il concetto essenziale del tempo e del suo fluire. 

Le sue opere, esposte in prestigiose location come musei e biblioteche, trasmettono un senso di profonda connessione con il tempo e lo spazio, invitando lo spettatore a riflettere sulla percezione sensoriale che sono capaci di innescare. 

Nelle sue opere, materia e colore si fondono in un’intreccio sorprendente, creando un substrato fondamentale che rivela la profondità della sua ricerca artistica. 

Attraverso l’attento utilizzo del colore e la manipolazione di materiali, l’artista sviluppa emozioni e concetti astratti, invitando lo spettatore a esplorare le sfumature del suo universo creativo. La sua capacità di tradurre intime visioni in forma visiva, evidenzia un’approfondita comprensione della relazione tra arte e percezione sensoriale. 

Ogni opera diventa così un viaggio percettivo e concettuale, dove estro, colore e pensiero si mescolano per creare un’esperienza artistica coinvolgente e progressista.

 

 

Ciao Domenica, benvenuta! Parlaci brevemente di te e di come è iniziata la tua esperienza con la pittura…

 

Eccomi… da sempre ho avuto una sensibilità  artistica che ho portato avanti, cercando qualcosa della quale, non ero cosciente. Inizio appassionandomi alla fotografia,  proseguo con lo studio dello shodo e approdo alla pittura come una naufraga. 

 

Che tipo di formazione Artistica hai avuto? Accademica o Autodidatta?

 

Non provengo da un’accademia, ma non mi sono accontentata di esercitarmi da autodidatta. Lo studio è  fondamentale, a mio parere. Diversi sono stati gli approcci didattici e da ognuno ho appreso ciò  che mi serviva per farlo mio, personale.

 

 

 

Qual è il significato della pittura per te e quale ruolo ha nella tua vita?

 

La pittura, è  diventata, per me, uno spazio di pace, di arricchimento per la mia anima. Un modo per uscire dalla mia vita ed entrare nella magia che non ti aspetti. È  un’urgenza che va accontentata.

 

 

 

Come si è evoluto il tuo stile?

 

Il mio stile… è  in divenire. Ogni lavoro si aggiunge un mattoncino… e non c’è  una sola strada, mi piace il disegno, l’astratto e anche il figurativo.

 

C’è stato un evento o un incontro in particolare che ha segnato una svolta nella tua ricerca?

 

Nella mia ricerca cerco sempre di cogliere, osservare, e mettere un segno, su tela, carta o altro supporto ciò  che vivo, che vedo o sento, ma anche l’ignoto.

Nei miei lavori, quasi sempre è  presente la ruggine. Come un oggetto che si usura, qualcosa che si è  rotto, consumato col flusso del tempo. E alla possibilità  di trarre da quella ruggine, la meraviglia, la sorpresa.

 

 

 

 

Quali sono gli strumenti, le tecniche con cui preferisci lavorare?

 

Mi piace sperimentare diverse tecniche, quasi sempre miste. Acrilico olio, matita, pastelli, anche con l’aggiunta di materiali che attirano il mio sentire. 

 

 

 

Qual è attualmente l’opera che maggiormente ti rappresenta?

 

Un lavoro che apprezzo e non mi stanca mai, è quello lavorato su una lastra di alluminio trovata sulla riva di un lago. A lavoro finito, la ruggine ha lavorato di suo creando, e ancora in divenire volti e scritte che hanno del trascendentale.

 

 

 

Qual è il tuo rapporto con il colore? Quali sono i tuoi colori sostanziali, indispensabili e come esprimi i tuoi stati d’animo attraverso le tinte?

 

Prediligo i colori un po’ pacati, ma mi lascio condurre da loro. Come a dargli libertà… in un secondo momento sono io a guidarli.

 

 

 

Quando crei, parti da un messaggio chiaro e definito che vuoi comunicare agli spettatori, oppure questo messaggio si sviluppa durante il processo creativo?

 

Non parto mai da un’idea ben definita. Può  essere il colore, una figura, un pensiero che pian piano faccio mio. Non tengo molto conto della possibilità  che venga apprezzato o meno dallo spettatore, deve invece, appagare la mia visione

 

 

 

Cosa significa fare pittura oggi per te? E cosa pensi della pittura italiana contemporanea?

 

Il mondo della pittura italiana, mi lascia un po’ frastornata. Vedere anche sui social, che poi sono diventati il mezzo più importante, tanto, troppo, bello e brutto, e in parte anche devalorizzato. 

 

 

Quali sono i tuoi progetti futuri?

 

Il mio progetto per il futuro? Quello che ancora non conosco, ma so come sempre, che mi stupirà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Contatti

 

Email  galtieri.domenica@libero.it

Facebook Galtieri Art

Instagram galtieridomenica 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Domenica Galtieri è nata a Bruzzano Zeffirio (RC) – Sud Italia. II suo primo approccio all’arte fu la fotografia e l’antica tecnica dello Shodo (arte della calligrafia giapponese). Lavora come Visual nel settore della moda e ha frequentato diverse Scuole e corsi d’arte. Alcuni seminari sono stati tenuti da rinomati maestri italiani. La sua particolarità artistica sta nella ricerca e trasformazione dei materiali di recupero come concetto essenziale del tempo e del suo flusso. Le sue opere sono state esposte in diversi Festival d’Arte Nazionali e in varie località come Musei e Biblioteche.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Interviste

Un’intervista esclusiva con Andrea Barretta sull’Arte e la Cultura Contemporanea

L’ArteCheMiPiace – Interviste

 

 

 

 

 

 

Un’intervista esclusiva con 

Andrea Barretta 

sull’Arte e la Cultura Contemporanea

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |19|Aprile|2024|

 

 

Con una carriera eccezionale che abbraccia il giornalismo, la scrittura, la curatela e la critica d’arte, Andrea Barretta non necessita di presentazioni. 

Il suo percorso ammirevole è segnato da grandi collaborazioni, successi e gratificazioni, rendendolo una figura di spicco nel circuito dell’arte.

Con il suo studio a Brescia, si è guadagnato una reputazione di paladino dell’arte e della cultura, impegnandosi instancabilmente nella difesa della bellezza e nell’esplorazione dei percorsi creativi della comunicazione. 

La sua vasta conoscenza e la profonda comprensione dei diversi ambiti disciplinari si fondono in una trama intricata di saperi, conformato dall’uso critico che ne fa in ogni sua esperienza concreta. Autore di saggi accattivanti e stimolanti, Barretta si distingue per la qualità argomentativa e la capacità di condividere un’etica comune attraverso la sua scrittura. Le sue numerose conferenze sono sempre seguite con interesse, testimoniando il suo ruolo centrale nel dialogo culturale contemporaneo. 

Come curatore ha firmato numerose mostre di artisti contemporanei e di arte moderna, portando avanti una visione  progressista e innovativa che ha attirato l’attenzione del Metropolitan Museum di New York. Il suo impegno nel campo della critica d’arte si traduce anche nella cura e nella realizzazione di cataloghi d’arte arricchiti dai suoi testi critici illuminanti. 

Il riconoscimento internazionale del suo lavoro è stato sottolineato dalla sua accoglienza privata da parte di Giovanni Paolo II e dall’inclusione nel Comitato critico del prestigioso “Catalogo dell’Arte Moderna” dell’Editoriale Giorgio Mondadori. Il suo contributo al mondo dell’arte e della cultura è stato ulteriormente onorato con l’assegnazione dell’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, testimonianza del suo straordinario impegno e della sua influenza nel campo della cultura contemporanea.

 

 

 

 

 

 

 

Andrea Barretta

 

 

 

Nell’intervista a seguire avremo l’opportunità di immergerci nel pensiero di Andrea Barretta e di scoprire i dettagli affascinanti della sua eccezionale carriera professionale.

 

 

 

 

Quando è stato il momento in cui ha iniziato il suo viaggio nell’ambiente artistico?

 

Non c’è un momento preciso ma fin da giovane l’apprezzare il piacere della bellezza che ci circonda e l’amore di mio padre per l’arte sempre presente in casa per gli artisti che frequentava. Poi nella mia prima carriera professionale, quella di giornalista, mi sono sempre occupato di cultura e recensioni sia letterarie che d’arte e ben presto ad essere editorialista. Da lì il passaggio ad essere scrittore e critico d’arte è stato consequenziale.

 

C’è stato un momento o episodio grazie al quale ha capito di volersi dedicare a questa professione? 

 

Dal mio ingresso nella redazione di un settimanale nel 1977 che mi ha consentito di dare stura al mio desiderio di scrivere ma anche di organizzare, promuovere eventi e il mio primissimo amore letterario che è stata la poesia. Poi la conferma con la mia direzione di altri giornali.

 

 

 

Qual è stato il processo attraverso il quale ha trasformato il suo stile di scrittura dall’ambiente giornalistico al mondo dell’arte? Come si differenzia la scrittura in questi due contesti?

 

Non c’è stata e non c’è una trasformazione. Il giornalismo rende chiara ogni esposizione linguistica e questo è un bene per la critica d’arte che se ne avvantaggia con testi chiari sull’arte e gli artisti, non con un linguaggio critichese spesso autoreferenziale che troviamo purtroppo oggi in tanti ambiti. Allorquando la cultura e l’arte non sono più motivo di aggregazione ma di disgregazione nel non dare significato e ruolo a competenze che evidenzino il rispetto del principio di credibilità. In tal guisa, dopo anni d’arte di grande fermento, il mito multidisciplinare dell’autodefinizione termina il suo percorso e provoca l’allontanamento dal criterio della bellezza e, negli anni successivi, ne ha sancito la decadenza. Sono stati messi in subordine i temi iconografici, gli elementi di conoscenza, a originare un’arte speculativa che sta dando luogo a una sorta di gioco spregiudicato, in cui è abolita ogni residua distinzione, in un’epoca già definita altermoderna, ossia il desiderio di agire in modo alternativo, successiva al postmoderno e prima ancora al modernismo. Siamo nella “bellezza d’indifferenza” duchampiana già in atto nel 1912 e che si caratterizza in un’assenza di qualità e particolarità connotative in una assenza estetica, dissociando l’idea di arte dalla bellezza, in quella smaterializzazione che oggi ancora viviamo nello sconfinamento in ormai finti readymade.

 

C’è un momento, un’opera, una collaborazione o una figura che hanno particolarmente influenzato il suo percorso come curatore e critico d’arte che risiede nei suoi ricordi?

 

Sono vari. Soprattutto la coscienza di un linguaggio artistico per intuire la crisi in atto, che è anche semantica, soprattutto quando certa arte abdica nel dimenticare sé stessa. Eppure non è un archetipo, perché l’artista è il divenire con il mutare dei contesti sociali, siano essi riferibili alla collettività sia all’attualità. Tuttavia quando l’arte è impregnata di stereotipi in parole prive di lucidità e intransigenza, verbali e scritte, tra composizione discorsiva e funzione formale, tra lettura e godimento dell’opera, perde la sua capacità di trasmettere emozioni e messaggi. Che si esprime ma non si rivela. Poi c’è l’altra arte, quella che è letta in tutte le lingue del modo senza essere poliglotti, che conserva nel tempo qualcosa da dire, qualcosa da cui ripartire per ritrovare quella direzione che abbiamo smarrito, senza prendere sul serio quanto è solo intrattenimento, gioco, diversione.

 

 

 

Quali sono stati i libri o gli autori che hanno influenzato e contribuito a formare il suo pensiero critico e curatoriale?

 

Mi piace l’approccio filosofico all’arte, dell’osservare e del guardare per vedere. Interessanti autori come: Kant, Bauman, Baudrillard, Clair, Baudelaire, Dorfles, Goodmann, Longhi, Danto. E anch’io cerco di dare indicazioni per formare un’opinione, per aprire un dibattito, ma si evince anche un mio convincimento, una constatazione più che altro, cioè rimandare al mittente le opere di coloro che stenografano idee altrui, né rinnovatori né pionieri ma epigoni, in un fare che attinge alle avanguardie storiche e che dunque non ha niente da dire di nuovo, in una contestualità che sembra dirci che tutto può diventare arte. E noi siamo parte di quel che accade se non riusciamo a metabolizzare un cambio di mentalità. Se non ci diamo una scossa, saremo tutti untori nel preferire la tranquillità del non vedo, non sento, non parlo … nel lasciare che l’arte sia tutt’altra cosa, non il riconoscerla per quello che è ma in mercanzie, in acquisti nei luoghi simbolo del consumismo, dove alcuni artisti giunti sul mercato internazionale predicano bene ma razzolano male in sermoni social popolari contro tutto e il contrario di tutto, mentre le loro opere non hanno certo prezzi abbordabili. Non ribelli ma proletari nel lusso, nell’ipocrisia di proclamarsi fustigatori degli squilibri sociali, coperti nel far pensare che è inevitabile e normale, perfino accettabile la loro pseudo arte. Artisti concettuali sul mercato internazionale tra milioni di dollari o euro, mentre ci sono tanti altri bravissimi artisti che non riescono a emergere, e io sto con questi.

 



 

Secondo lei, quali sono gli elementi che rendono questo lavoro particolarmente gratificante?

 

Per me nello svelare la mistificazione che argomenta la smitizzazione dell’arte. Joice esortava a “cercare adagio, umilmente, … di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch’essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un’immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere” e sosteneva che “questo è l’arte”. È l’arte che “ha bisogno o di solitudine o di miseria, o di passione”, come “un fiore di roccia che richiede il vento aspro e il terreno rude”, precisava Dumas padre, ed è questo il bello di prim’ordine. Cerchiamo, insomma, di far sì che nessuno ci dica cos’è l’arte, e a cosa serve, perché lo sappiamo già: è quella che risiede dentro di noi. È questo discernere che dovrebbe dare l’esempio di perfezione che si manifesta nel brivido che si prova davanti al vero capolavoro, alla vera opera d’arte che è, diceva Hegel, “essenzialmente una domanda, un’apostrofe, rivolta a un cuore che vi risponde, un appello indirizzato all’animo e allo spirito”.

 

 

Qual è stata la sua più recente iniziativa curatoriale e quali sono i progetti su cui sta attualmente lavorando?

 

La più recente la mostra “Pop Art: da Warhol agli italiani”, conclusa in aprile, alla Galleria Fucsia di Brescia. La cultura artistica d’oltre oceano fino a una mia selezione di artisti italiani, da Warhol a Rauschenberg e Keith Haring, a confronto tra le diverse anime della pop art italiana, da Enrico Baj e Mimmo Rotella a Tano Festa, Franco Angeli, Mario Schifano e Lucio Del Pezzo. E Piero Manzoni, Ugo Nespolo, Marco Lodola e Concetto Pozzati.

 

 

Come bilancia la sua autonomia creativa con le aspettative della galleria o dell’istituzione che le commissiona una mostra?

 

Nell’essere indipendente. L’arte contemporanea è intervenuta con una rivoluzione che ha liberato nuove potenzialità ma ha mancato di aprirsi al largo pubblico divenendo preda di un’arte abusata. Un paradosso che va superato con artisti nella creatività espressa che superi un panorama artistico dove ci sono più attori che spettatori. Occorrono nuovi “incontri”, perché l’esperienza conoscitiva oggi si esercita soprattutto in un percorso sinergico in rapporto con il mercato, la produttività e le dovute verifiche storiche e critiche, oltre che sui modi di significare i metodi di lettura dell’arte rispetto a un approccio contemporaneo. Cercando di alimentare l’emozionarsi in un rapporto umano con gli artisti, che sono il vero collante e il motore insieme alle gallerie d’arte che permette di poter seguire e apprezzare il mondo dell’arte nel suo continuo movimento.

 

 

 

Qual è stata la mostra d’arte più stimolante che ha curato finora e perché?

 

Quelle che ho presentato in diverse città e quella che ho curato alla Galleria ab/arte di Brescia che ho diretto per diversi anni, tra cui: Andy Warhol e Marilyn, l’arte e la visione di un’icona; Fotografie dal set nella storia del cinema della Metro Goldwyn Mayer; La via pulchritudinis, dal Cinquecento ai maestri dell’arte moderna; Dadavanguardie da neo a post; Emblema e i protagonisti dell’informale italiano; Baj e Guttuso, la fantasia e la realtà; L’inquietudine nell’espressionismo italiano; Il colore e la forma nell’arte del XX secolo; Mimmo Rotella, il décollage e il cinema; Le donne di Guttuso e le altre; Nud’arte, in un dibattito tra estetica e cultura; Novella Parigini e gli artisti della Dolce Vita. E molte altre di artisti contemporanei che sarebbe troppo lungo elencare qui ma che si possono leggere nel mio sito ufficiale su internet.

 

 

Qual è il suo approccio alla selezione degli artisti da includere nelle sue mostre?

 

Lei cita una parola molto importante: “selezione”, che è il mio modo di fare serio e professionale sia per le mostre personali sia per le collettive, soprattutto queste ultime dove la partecipazione è lasciata spesso al caso: tutti senza un invito personalizzato e tutti in un calderone con opere che non dialogano tra loro. Non è il mio modo di fare. Intendo sempre selezionare artisti validi e opere valide nel costituire mostre che abbiano come punto focale l’armonia, alla base della bellezza. In tutte le grandi mostre di arte moderna che ho curato ho scelto sempre in prima persona le opere da esporre, e così anche per quelle contemporanee in una visione d’insieme che gli artisti non possono avere, fermo restando che questi stessi artisti vanno sostenuti ma non per forza assecondati. Un progetto curatoriale implica molti fattori spesso complessi per tipo di opere, soggetti, formati, tecniche, e questo nel mio essere anche critico d’arte porta a scelte oggettive e mai soggettive. 

 

 

 

Tra gli artisti contemporanei che ha avuto l’opportunità d’incontrare personalmente, quali ritiene siano stati cruciali per l’avvio della sua carriera professionale? E quali sono stati i motivi di questa influenza?

 

Sono talmente tantissimi che è impossibile citarne solo qualcuno. Tutti hanno avuto con me un rapporto di dare e avere, fin quando c’è l’umiltà di ascoltare. Motivo comune per molti, nella loro bravura, è percepirne incertezze al cospetto dell’estetica e nell’interrogarsi su cosa facciamo, cosa è cambiato, cosa sta accadendo. Intorno si parla soltanto di artisti famosi che propongono cose orrende e loro cadono in un dato ineludibile: siamo in uno stato di svilimento; rassegnati e privi dell’energia necessaria per combattere l’incuria e incamminarci verso la bellezza che invita a prodigarsi affinché non significhi disinteresse. Non c’è sviluppo ma cedimento. C’è lo stordimento che s’inquadra nelle incongruenze di composizioni appartenenti alla coreografia, nell’affettazione salottiera di un accesso mediato dalla parola e senza sarebbero ben poca cosa. Sta a noi, e io sto con questi artisti che ho incontrato anche andando nei loro studi. Perché là dove si palesa un tutto è compiuto, tutto può cominciare, se guardiamo a qualcosa di nuovo con rispetto e attenzione … ed è questo che dico loro. Avanti … anche se altri spacciano caricature per arte, e si continua in sibillini commenti entro cui valutare un’opera di là da puerili trovate. Accerchiati da un’arte dalla critica ossequiosa già stanca prima di un tempo supplementare, defunta già prima di nascere ma tenuta in essere solo da esaltazioni cui dobbiamo imparare a distrarcene. Quindi il motivo di una influenza non è tanto per me ma per questi artisti cui cerco di dare il coraggio di continuare.

 

 

Quali sono i criteri che utilizza per valutare il successo di una mostra d’arte che ha curato?

 

Non quello di esposizioni che attirano pubblico come per una sagra, dimenticando che una mostra non si valuta in base al numero di visitatori ma sul risultato di aver insegnato qualcosa. Nelle mostre che ho curato ho sempre incluso un percorso per collettive o personali, un dialogo con il pubblico e cataloghi a corredo. Il successo poi è sempre arrivato con un gradimento dato dal vedere un pubblico attento e non nel porsi in una toccata e fuga, in una veloce visita, ma nel restare assorti davanti ad ogni opera cui io pongo a lato un breve testo critico, e la sorpresa è stata che moltissimi leggono con attenzione tutto fino ad avere alla fine il senso di quella partecipazione al percorso, prima citato, che io ho apparecchiato per loro. E uscire dalla mostra soddisfatti. Poi spesso resto presente per rispondere a domande e a chiacchierare per un’accoglienza che gratifica.

 

 

 

Come vede l’evoluzione del ruolo del curatore d’arte nell’era digitale?

 

Altre ragioni di fare arte. E siamo già oltre il digitale con gli NFT e l’intelligenza artificiale, ossia la disumanizzazione. Se al possibile allontanarsi dall’arte si aggiunge la rinuncia all’estetica e si va in una disneyficazione che vediamo in tante mostre che mirano alla sorpresa più che al merito, accompagnate da altre ragioni di fare critica fino alla polemica su come debba essere: descrittiva, interpretativa o creativa? Fino a dove i testi favoleggiano una storia mentre le opere ne narrano un’altra e non sempre dettata almeno dal buongusto. Come novelli sofisti nella soggettività del sapere identificando nella convenienza pratica il solo criterio della verità di un’affermazione, e a tale scopo valorizzando al massimo la retorica considerata come efficace mezzo di convinzione e persuasione. Il Novecento ha svelato tutti i suoi segreti, nell’arte, nella letteratura e nella storia dell’umanità anche nella sua catastrofe in avvenimenti strazianti, ma l’arte contemporanea non rivela ancora una composizione plausibile se guardiamo alle artistar, sicura, tanto da entrare in una storicizzazione, o almeno a poterla introdurre, perché non ha più correnti, movimenti o manifesti come per l’arte moderna, perché non ha nulla di diverso da dire senza ormai canoni di riferimento. C’è tutto e il più di tutto, c’è il dubbio. E in questa surreale incertezza attiviamo il cambiamento ad ogni costo e riportiamo alle mode tutto l’insieme di un accontentarsi fatto d’indeterminatezze che vanno a sostituire l’arte stessa che sconta una condizione esistenziale.

 

 

 

Quali strategie ritiene efficaci per democratizzare l’arte contemporanea e renderla accessibile a una vasta gamma di pubblici, inclusi quelli più diversificati?

 

La democratizzazione va bene ma nell’attuale depressione economica la proletarizzazione dei consumatori va per altre strade; infatti, per i costi esorbitanti l’arte è percepita come un bene d’élite e in un mercato del lusso come merce di investimento. E per di più l’arte nella sua associazione al mondo del denaro o del business spegne la creatività. Dalla fine del Novecento predomina un anti-intellettualismo che avvera una “anti arte” dedita al mercato, tra giustapposizioni enigmatiche e semplicistiche posizioni a creare il caos. È il tema di un mio prossimo libro. Come in un normale andare e ritornare a enunciazioni e prese di posizione, a volgere lo sguardo a una forma espressiva di un’arte sorretta dalla parola che non fa altro che andare verso il brutto e l’inutile, in una sorta di superamento evolutivo che non è. E il pubblico ne è disorientato. Così la mancanza di voci ufficiali e coerenti – oltre una prospettiva decentralizzata dal potere mediatico – che non favorisce il crescente interesse per più forme oggettuali fa sì che, di fatto, mischiando archetipi e simbologie da decifrare, non produce progresso ma un cavallo di Troia. Artisti – quelli che la parola trasforma in icone dell’arte – che sono arrivati in gallerie, musei e istituzioni portati da mercanti d’arte, direttori e politici per minare all’interno la bellezza; giunti dentro le mura che per secoli ne avevano conservato l’identità, e di notte – perché il silenzio degli intellettuali è assordante – hanno portato la distruzione dell’arte giacché il tacere non scrive la storia. Tanto che la nuova narrazione all’inizio del Duemila subisce inevitabilmente esempi sterili d’inventiva che odorano di stantio, proiettando l’arte nello spazio di modalità eterogenee con atteggiamenti strambi nel sovvertire un repertorio di apparenze inteso come libertà di escogitare piuttosto che di concepire nella commistione di linguaggi fra arte scenografica e arte visiva nell’impostura dell’obiettività, con l’effetto di escludere bravi artisti dalla casta e da un mercato arrogante che ha ritmi perversi. Allora non c’è strategia che tenga ma continuo a scrivere per chi ha la curiosità di conoscere l’attuale mondo dell’arte, e per quegli addetti ai lavori che bocciano i compromessi e continuano in un mestiere risoluto nell’essere indipendenti, e soprattutto affinché il bello non sia una capacità dimenticata. O più semplicemente per chi ammira l’arte e l’ama, come verifica del suo vero tessuto per uditori entusiasti.

 

 

 

Come bilancia il suo ruolo di critico con la scrittura di libri sull’arte, e in che modo queste due attività s’influenzano reciprocamente nel suo lavoro?

 

Entrambe le attività non stanno in una influenza ma in un rapporto di vasi comunicanti che sta nella narrazione dell’arte e del sociale, per comprendere il regresso del presente. Direzioni molteplici percorse in una dimensione dell’essere che abbia la volontà di edificare un’alternativa, senza pregiudizi, e cercarne le cause che edifichino un principio per intuire la struttura di un fenomeno. C’è, infatti, ed è sotto gli occhi di tutti, la pratica artistica contemporanea senza alcun controllo apparente nel preferire un’immagine già articolata invece di produrne una originale, perché già codificata nella storia visiva e quindi più direttamente e facilmente fruibile, insieme alla seduzione spettacolare anacronistica nel rivolgervi sempre lo sguardo restandone ostaggi. Icone prese dall’arte che ripresentano pari o in modo altro, tralasciando il rilievo di quell’opera che sta nel momento del compimento temporale. E quello che all’inizio era un intrattenimento colto e per gli artisti un veicolo per testimoniare sembianze stilisticamente vicine, rischia di diventare ladrocinio privo di consistenza e disgregamento. Fino a poter dire con Tagore: “Qualcuno rovesciò il calamaio sulla tela. Ora si vanta: ho dipinto la notte”. Non è facile dibatterne ma per farlo bisogna mollare l’ostinazione e convincersi che non porta da nessuna parte, quando il nuovo che avanza è lo svuotamento delle nostre emozioni che si vorrebbe riempire con suggestioni, mentre la citazione avanza nei corsi e ricorsi della storia che spesso è stata travolta e stravolta dallo scontro con il copiare, e nel peggio che è la “rivisitazione”, altra parola che usano molti per non dire che siamo davanti a un qualcosa di già fatto in tristi appropriazioni.

 

 

In che modo la sua scrittura contribuisce alla sua missione di promuovere l’arte e la cultura?

 

Nei miei libri di saggistica cerco di riflettere su come sono cambiati i linguaggi dell’arte contemporanea, il rapporto di reciprocità con il pubblico e il ruolo dell’artista. Infatti, un passo va da sé sta proprio in quell’arte e in quegli artisti che oggi ci pongono continuamente di fronte a una scelta: arte e non arte, tra oggetti dubbi e oscuri. All’inizio di questo nuovo secolo i legami tra gli individui tendono a dissiparsi e a disgregarsi, e richiama un ruolo della cultura per superare l’isolamento dell’arte che tende a rimuovere piuttosto che affrontare un’estetica insoddisfacente e frammentaria che non vuol essere plurale. E l’aspetto che più di ogni altro esemplifica questa vita nella quale sembra non ci siano punti fermi, sta proprio nel miscelare il tutto nel contenitore di una galleria, in un museo, in luoghi istituzionali, sulle pagine dei giornali e, che noi vogliamo o no, ne subiamo la mescolanza degli stili che confluivano a comporre i canoni di un’arte eterna e immortale, mentre l’oggi è precario e di breve durata, come il lampo di una installazione che generalmente si attraversa o di una performance che crea relazione. Per questo mi rivolgo a chi ha la curiosità di conoscere l’attuale mondo dell’arte, e a quegli addetti ai lavori che bocciano i compromessi e continuano in un mestiere risoluto nell’essere indipendenti, e soprattutto affinché il bello non sia una capacità dimenticata.

 

 

 

Esiste un argomento o un tema su cui desidererebbe essere intervistato e che non le è stato ancora chiesto?

 

Discutere di un tema legato all’arte sacra e in molti casi alla sua dissacrazione con cose brutte e blasfeme – di cui nessuno parla – elaborate da alcuni artisti contemporanei che pensano di provocare ma sono soltanto pusillanimi giacché rivolgono la loro inutile attenzione solo a offendere i cattolici e non altri da cui avrebbero ben altra risposta che non l’indifferenza. Fermo restando che nessun credo va offeso.

 

 

Qual è il contributo che ritiene di aver apportato al panorama dell’arte contemporanea attraverso il suo lavoro di curatore e critico?

 

Con la qualità di mostre ben organizzate con opere di artisti ben rappresentati. Poi, prestare una maggiore attenzione in termini non di frenetici incontri salottieri in luoghi che hanno abbandonato il parametro di storicità dato che molti di questi sono ormai custodi di eventi in affitto e di carnevalate, tra esposizioni che non dimostrano niente. Tra colossali bufale: narrazioni visive in cui si manifesta non la straordinarietà dell’arte ma ciò che non è e che sconcerta, attraverso una sorta di processo di alienazione che porta alla prigione della mente e a non sapere più creare in questo stato di cose enormemente volubile, dove disobbedire è una chimera. E questo lo faccio con i miei libri. Dove spiego gli scivoloni nell’ambiguità di un eterno presente concettuale, mettendo in connessione frammenti originali e parti riviste, come per un artificioso antiquariato nell’assemblare parti diverse di mobili. Per questo in un clima come quello attuale diventa necessario ritrovare i passi utili a risvegliare il mondo dell’arte che ha assorbito prestazioni ondivaghe in un fare che vive dell’apparenza quando c’imbattiamo in dislivelli come consumo simbolico, in sfide che richiedono agganci con la parola da metabolizzare.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Interviste

Alla ricerca continua di una dimensione spirituale – La scultura di Alfonso Caniglia

L’ArteCheMiPiace – Interviste

Alla ricerca continua di una dimensione spirituale

La scultura di Alfonso Caniglia 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |04|Agosto|2022|

 

 

Negli splendidi lavori di Alfonso Caniglia è la materia il perfetto conduttore della sua creatività atta a provocare emozioni e a soddisfare esigenze comunicative.

La sua è una scultura che entra in dialogo diretto con il pubblico, si tratta di un processo che prende vita attraverso un vicendevole scambio di sguardi e riflessioni, lasciando che l’occhio venga rapito dal tratto, segno palpabile che dà anima ai volumi in cui è racchiuso.

 

Alfonso è un artista dall’innegabile talento che somma alle elevate capacità tecniche anche una forte ispirazione creativa.

Le sue opere, principalmente in legno, sono tante e anche diverse tra loro; ma tutte hanno un tratto in comune: l’amore per la materia.

Egli non si limita a modellare un pezzo di legno ma dimostra grande abilità nell’ imprimervi un’anima.

 

Le sue creazioni, realizzate con un’eccezionale perizia modellistica si distinguono per la notevole forza rappresentativa.

La sua è una scultura senza limiti dimensionali, in quanto spesso ama lavorare direttamente su alberi che vogliono continuare a vivere.

È una raffinata armonia, quella esaltata dalla concentrazione di forme protese nell’aria, alla ricerca continua di una dimensione spirituale. 

 

Alfonso spesso lavora direttamente sul luogo, come è accaduto per l’opera Rinascite 6.2, realizzata due anni fa su un intero albero d’ulivo, con le radici ancora impiantate nel terreno, presente nel Parco artistico-culturale della Masseria Mazzei a ROSSANO. 

Recentemente Alfonso è tornato in questo luogo situato sulle colline ioniche a completare la sua seconda opera arborea dal titolo “Chakra del Cuore” utilizzando la stessa tecnica come per la precedente.

 

È così che la natura entra nel processo creativo, diventando un gioco di ispirazione che abbina elementi naturali e atmosferici come legno, vento, sole e terra all’estro creativo di un autore che è capace di raccontarsi attraverso dinamiche emozionali ed esperenziali che arrivano al fruitore con tutte le sue qualità espressive.

 

Ne convergono opere dalla lavorazione lenta e laboriosa, dove la cura di ogni singolo dettaglio diventa pregio e misterioso tramite delle sue emozioni che si risolve in un incantevole linguaggio plastico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cercheremo di conoscerlo meglio attraverso questa intervista, approfondendo le sue esperienze creative e il suo lavoro.

 

 

 

 

 

 

 

 

Che cos’è per te e l’arte e cosa rappresenta la scultura?

 

L’ arte per me è un modo di essere, di pensare ed esprimermi.

La scultura è la tecnica artistica più adatta a me, per esternare le mie emozioni.

 



 

Quando è nata la prima scultura da te incisa?

 

La mia prima scultura nasce da bambino, quando l’arte, era a me ancora sconosciuta.

Mi procuravo la creta molto impura, e mi divertivo a modellarla.

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Che ruolo ha giocato il territorio in cui sei nato e cresciuto nella tua formazione

 

artistica? 

 

 

Il territorio in cui si nasce e si vive, influisce sempre tanto sulla vita di un artista.

 



 

Hai dei modelli, degli artisti di riferimento che riconosci come decisivi per la loro influenza nel tuo lavoro?

 

Gli Artisti che hanno attirato maggiormente la mia attenzione durante il mio percorso creativo, sono Modigliani e Costantin Brancusi, uno scultore rumeno forse poco conosciuto ma che ho sempre ammirato per il fatto che anche lui come me usava materiali poveri come il legno e la pietra.  

Ho inoltre avuto sempre un’attrazione verso l’arte in tutte le sue forme, come la pittura, la scultura, la musica, la poesia, il cinema e il teatro.

 

 

 

Ricordi un episodio che ti ha fatto capire che questa sarebbe stata realmente e per sempre la tua strada?

 

 

L’episodio che mi ha gratificato ed incoraggiato di più nel mio percorso creativo, è  stata la vendita “forzata” della mia prima scultura.

“Jonia”, un pezzo di legno di appena 20 cm di altezza che ha fatto innamorare l’acquirente che pur di averla si è  “svenato”, pagandomela tantissimo. 

Lui, da quel momento, è divenuto il mio mecenate.

 



 

Nel tuo processo creativo quali sono i materiali che utilizzi maggiormente?

 

I materiali che solitamente utilizzo per le mie creazioni, sono quelli più semplici da reperire sul nostro territorio, che sono il legno di ulivo e le pietre delle nostre fiumare.

 

 

 

Come nasce il processo creativo di una tua scultura? Ci spieghi quali sono i passaggi che compie?

 

Le mie sculture nascono da ispirazioni improvvise ed istintive, non seguo regole, difficilmente progetto qualcosa.

Scolpisco i miei pensieri, mi lascio andare e creo…

 



 

All’interno della tua produzione artistica, quanto è presente la religione e il simbolismo spirituale?

 

La spiritualità fa parte di me, quindi è dominante in tutte le mie creazioni artistiche

ed è per questo che la presenza di una triade magica e spirituale non manca mai! 

Questo aspetto compare in moltissime mie sculture manifestandosi nelle sue diverse corrispondenze e caratterizzando la triplicità della vita. Il simbolismo del numero tre torna con una certa insistenza nella mia ispirazione artistica, significato legato fortemente al mio credo religioso, quindi la santissima Trinità ma anche ad un aspetto personale ed intimo legato alla componente numerica della mia famiglia.

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come avviene la scelta dei titoli?

 

La scelta dei titoli, avviene in  modo istintivo e creativo… spesso ad ispirarmi nei miei lavori è proprio il titolo. 

 

 



 

 

RINASCITE 6.2, è una tua opera realizzata nel parco artistico culturale della Masseria Mazzei Le Colline del Gelso di Rossano, si tratta di una bellissima scultura alborea realizzata direttamente su un intero albero d’ulivo, con le radici ancora impiantate nel terreno. Questa particolare richiesta, ricordo che è arrivata in un momento molto delicato della tua vita, hai voglia di raccontarci quanto questa esperienza abbia influito sul tuo animo creativo?

 

La creazione di “Rinascite 6.2” è avvenuta in un momento particolare per me. In seguito ad una grave perdita sentivo il bisogno di una rinascita spirituale, e cosi è stato!

Scolpire e ridare vita ad alberi secchi che diversamente sarebbero stati tagliati mi ha ridato fiducia e forza, sia in campo personale che in quello artistico. 

“Rinascite 6.2”, il primo della serie,  è un’opera creata su un albero di ulivo.

“Re dei re” è una scultura creata su un albero di susino secco, ed infine il “Chakra del Cuore”, creata anche questa su un albero di ulivo.

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La tua carriera artistica è ricca di esperienze e importanti riconoscimenti. Per rimanere in tema, ce ne hai una che è rimasta “scolpita” nel tuo cuore?

 

Tra i tanti eventi a cui ho preso parte ce ne è uno del 2005 a cui sono rimasto maggiormente affezionato perché è stata un’esperienza che mi ha coinvolto in modo completo, in occasione dei festeggiamenti per il Millenario di San Nilo a Rossano sono stato invitato dall’allora Assessore alla Cultura, Alessandra Mazzei , a prendere parte al percorso artistico espositivo di arte estemporanea organizzato per quella circostanza.

In quell’occasione ho lavorato direttamente sul posto alla mia opera “Le due radici”, questa scultura, creata su un tronco di ulivo con radice, una volta ultimata è rimasta in esposizione permanente presso il Palazzo della Cultura San Bernardino nel centro storico di Rossano. Questa ricca programmazione che mi ha formato molto, sia artisticamente che culturalmente, si è conclusa con la consegna di targa e pergamena di benemerenza, che custodisco con orgoglio e gratitudine.

 

 

 



 

 

 
 

Delle tue opere invece, quale è quella più significativa per te e che occupa un posto speciale nel tuo cuore?

 

Fra tutte mi sento di citare le tre che sono dedicate alla memoria di mia moglie. 

“Triade con Urlo”, “Muse Silenti” e la più recente “Re dei re”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Hai qualche progetto nel tuo futuro artistico che vuoi raccontare e condividere con noi?

 

Dal mese scorso alcune mie opere sono state acquisite dal Mu.M.A.M per la loro Collezione permanente, le opere sono attualmente esposte presso la Sala delle Arti. Il Museo del Mare, dell’Agricoltura e delle Migrazioni, situato nel centro storico di Cariati nel settecentesco Palazzo Chiriàci, struttura storica e di proprietà comunale, è tornato fruibile dopo circa dieci anni accogliendo arte e cultura.

Ideatrice del percorso museale e Curatrice delle collezioni è Assunta Scorpiniti, con la quale è in programma un percorso di varie iniziative in cui verranno coinvolte enti pubblici, scuole, associazioni, istituti culturali e museali del territorio e dove avrò il piacere di essere coinvolto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 
 

 
 
 
 

 

 

 

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