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Giuseppina Irene Groccia

Interviste

Un Viaggio nel Linguaggio Visivo di Sandra Sciommarello

 

Un Viaggio nel Linguaggio Visivo di Sandra Sciommarello

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |14|Aprile|2025|

 

Sandra Sciommarello, conosciuta nel mondo dell’arte con il nome d’arte Sandy Art, è un’artista calabrese che, nonostante il suo percorso relativamente recente nel campo artistico, ha già delineato una propria poetica e un linguaggio distintivo. Nata a Rossano (CS), la sua formazione è avvenuta attraverso studi scientifici, con una laurea in Scienze Infermieristiche conseguita all’Università di Firenze, ma la sua passione per l’arte e la creatività l’ha sempre accompagnata. La sua carriera artistica è un cammino che si è aperto solo nel 2024, quando ha deciso di frequentare il Centro Studi Artistici Angel Rose, dove ha avuto modo di esplorare diverse tecniche e materiali.

Ciò che contraddistingue il lavoro di questa artista è l’approccio sperimentale che guida ogni sua creazione. Non si pone limiti né sulle tecniche né sui temi, esplorando un ampio ventaglio di possibilità espressive. La sua arte è un continuo processo di ricerca, nel quale l’intuizione e l’emozione giocano un ruolo fondamentale. La sua preferenza per l’arte figurativa, in particolare per la figura femminile, è evidente: il corpo della donna diventa il suo soggetto privilegiato, usato come veicolo per esplorare temi profondi e contemporanei, come la riflessione sull’identità, la lotta contro la violenza di genere, l’inclusività e l’amore per sé.

Le opere di Sandra Sciommarello, pur mantenendo un forte legame con la pittura tradizionale, si arricchiscono di elementi materici, che rompono la bidimensionalità delle tele e creano un’interazione più profonda con lo spettatore. Dettagli come gioielli, stoffe, sabbia, legno e conchiglie arricchiscono le sue composizioni, donando loro una dimensione tattile che invita il pubblico a un coinvolgimento emotivo e sensoriale. Questo gioco di materiali e texture è per l’artista una necessità creativa, un modo per allontanarsi dalla pura estetica e puntare a un’esperienza che stimoli riflessioni e sentimenti.

Tra le opere più significative del suo percorso c’è La Dea Arsi, una figura femminile che invita lo spettatore a riflettere sulla propria immagine riflessa, sulla bellezza e sulla valorizzazione del sé. Quest’opera ha riscosso ampio consenso, tanto da essere selezionata per mostre internazionali e ricevere una Segnalazione di Merito al Premio d’Arte Internazionale Visioni. La sua arte, che si nutre di un costante confronto con il pubblico e gli altri artisti, non è solo un atto di creazione, ma un gesto di comunicazione profonda, destinato a suscitare emozioni, a stimolare pensieri e ad aprire uno spazio di riflessione su temi universali.

Il percorso di Sandra è appena all’inizio, ma la sua visione è chiara: l’arte è un linguaggio senza confini, un mezzo potente per parlare del mondo e delle sue contraddizioni. È un dono che deve essere condiviso, come lei stessa sottolinea, per contribuire alla bellezza e alla crescita collettiva. Guardando al futuro, l’artista intende espandere il suo orizzonte, esplorando nuove tecniche e collaborando con altri creativi, come nel caso del progetto di body art in collaborazione con altre donne, incentrato sull’empowerment femminile e sulla valorizzazione del corpo.

 

Per comprendere meglio la sua visione artistica e il suo percorso, abbiamo avuto il piacere di intervistare Sandra Sciommarello, che ci racconta il suo approccio all’arte, le sue sperimentazioni e le emozioni che animano le sue opere.

 

 

 

 

 

Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso
artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso
l’arte?

Salve a tutti, mi chiamo Sandra Sciommarello in arte SANDY
ART
, sono calabrese e vivo a Corigliano-Rossano (CS).

Sono una persona poliedrica, determinata e molto curiosa, mi
piace sperimentare e mettermi alla prova in più ambiti; ogni esperienza mi
arricchisce e stimola, cerco da spettatrice di pormi  senza pregiudizio e cogliere la bellezza
intrinseca ed estrinseca in ogni creazione.

Una delle mie qualità è quella di non pormi limiti auto
sabotanti, di affidarmi con fiducia al flusso naturale della vita e pensare che
ognuno di noi ha doti nascoste da sviluppare.

Nel mondo dell’arte sono una neofita ma anche e soprattutto
una ricercatrice.

Ho sempre amato
l’arte, cosi come amo viaggiare, e ho avuto modo di vedere varie mostre in giro
per il mondo.

Una  mia
ritualità a fine di ogni anno è  stilare
una lista di desideri per l’anno che verrà.

A fine 2023 nella mia lista
scrissi: “cimentarmi in una nuova attività che mi permetta di esprimermi a 360
gradi” ed ecco che infatti nel gennaio 2024 ho iniziato a frequentare il Centro
Studi Artistici ANGEL ROSE di Emanuela Bosco,
sito nel mio paese di residenza.
Dopo alcune lezioni tecniche e nozionistiche ho preso finalmente in mano i
pennelli è in quel momento mi si è aperto un mondo nuovo fatto di colori e
nuove opportunità di comunicazione.

Terminata la prima opera olio su tela, ho capito, io per
prima, che avevo delle ottime potenzialità, e da allora non mi sono più fermata,
anzi le mie sperimentazioni artistiche sono diventate man mano sempre più elaborate e personalizzate.

 

 

 

 

 


Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di
comunicare attraverso le tue opere?

Amo l’arte figurativa e soprattutto l’immagine femminile.

Fin da subito l’immagine della donna mi ha affascinato per
le sue mille declinazioni.

Sono una donna, amo le donne e credo che l’universo
femminile si presti a disparate narrazioni in modo elegante ma profondo.

Uso  la figura
femminile in modo versatile, attraverso le mie donne riesco a  comunicare il mio punto di vista sia su temi
legati ad aspetti specifici della sfera femminile sia a comunicare temi sociali
e  di attualità

 

 

 

 

Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è
evoluto nel corso del tempo
?

Le mie creazioni amo
definirle SPERIMENTAZIONI ARTISTICHE, proprio perché non mi pongo limiti nè
sulla tecnica ne sulla tematica.

Sono aperta a nuove scoperte e guardo al mondo dell’arte
come un ambiente in cui ognuno può raccontare di se e del mondo, senza
limitazioni, ecco perché lo trovo un ambito molto affascinante e mai statico.

 

 

 

Ami arricchire le tue opere con dettagli che rompono la
bidimensionalità dell’opera, creando un gioco di profondità. Cosa ti spinge a
integrare questi elementi tridimensionali nelle tue tele?

Fin dalla mia  prima
creazione ho avvertito la necessità di creare qualcosa di personalizzato e con
caratteristiche riconoscibile.

Lo stile SANDY art è
proprio  il connubio tra la classica
pittura a olio o acrilico con aggiunta di dettagli materici.

Credo che questa unione esalti le mie creazioni e
incuriosisca lo spettatore.

L’obiettivo futuro
che mi prefiggo è che proprio attraverso questa particolare costruzione, le
creazioni SANDY ART  siano riconoscibili.

 

 

In un mondo in cui la pittura è spesso vista come un’arte
puramente visiva, cosa cerchi di comunicare ai tuoi spettatori attraverso l’uso
di texture e materiali che emergono dalla superficie?

Aggiungo a i miei
quadri  materiali che emergono dalla tela
proprio per rompere la bidimensionalità
e creare una interazione maggiore con lo spettatore.

Credo che l’arte in genere non può essere ridotta a qualcosa
che è solo bella da vedere, l’arte deve emozionare!

L’arte è uno strumento potentissimo per comunicare, a volte
è intuitivo altre volte è concettuale o astratto. Certo è, che alcune creazioni
comunicano allo spettatore non solo per la bellezza puramente estetica ma
proprio perché rievocano sentimenti, emozioni profonde e  inducono alla riflessione…ecco io tento di
fare questo, di incuriosire e indurre a uno spunto riflessivo.

 

 

 

Quando crei, come scegli i soggetti da raffigurare? C’è
un legame tra il tema delle tue opere e la scelta dei materiali che utilizzi
per arricchirle?

 

Il mio processo
creativo non è ancora definito e standardizzato.

A volte parto da un
idea, da una tematica che voglio rappresentare e una volta dipinta decido di
arricchirla con del materiale materico, 
altre volte invece parto dal dettaglio, dal materiale. Per
esempio mi è capitato di passeggiare in spiaggia e trovare dei legnetti o
cortecce o conchiglie o sassolini e da quel dettaglio immaginare come e dove
inserirla.

 

Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo
lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato
particolarmente la tua visione
?

Da  sperimentatrice, non metto paletti alla
creatività.

Amo frequentare mostre e esposizioni di ogni tipo, guardo al
mondo con curiosità alla ricerca della bellezza a volte nascosta, a volte ben
evidente.

Seguo, anche grazie ai social, diversi artisti
contemporanei per confrontare stili differenti, e prendere spunti generici.

Credo che ogni persona che crea sia un artista, ogni
creazione sia un dono per l’umanità e un modo di esprimere prima di tutto la
nostra complessa interiorità.

Siamo abituati a conoscere soprattutto i  grandi maestri dell’arte, viviamo in un paese, l’italia che è sempre stata culla di
cultura e arte… 
ma anche chi lavora a
maglia o produce piccoli oggetti è per me un artista e un creatore 
e ha qualcosa da insegnare.

Definisco artista chiunque dedichi il suo tempo a creare
qualcosa.

 

 

 

Che importanza attribuisci al colore nel tuo lavoro? Come
scegli la tua palette e che significato ha per te il colore?

 

Per quanto riguarda l’uso del colore, ammetto che è un
aspetto su cui sto ancora studiando.

So bene che in arte ogni
singolo colore ha il suo significato e esprimesuscita  determinate emozioni ma  con estrema umiltà dichiaro che sono una
artista in formazione e evoluzione, ho tanto da approfondire e questo è uno
degli aspetti su cui attualmente sto studiando.

 

 

Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi
ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?

Attualmente faccio sperimentazioni in solitaria che
alterno a momenti di creatività guidata appoggiandomi appunto al centro studi
artistici.

Sento la necessità di condividere le mie ispirazioni ma
anche di apprendere dalle sperimentazioni altrui, il centro studi che frequento
è un ambiente stimolante che frequento con piacere.

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che
modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

Per ogni essere umano la validazione esterna è un aspetto
fondamentale.

All’inizio della mia avventura è stato molto gratificante
ricevere tanti feedback positivi, un ottimo incoraggiamento per andare avanti.

Poi con estrema caparbietà
e senza farmi condizionare da specifiche aspettative  ho iniziato a visionare dei bandi per  partecipare a delle  mostre.

Cosi con la mia opera “LA DEA ARSI” nell’ottobre 2024 ho
preso parte alla mia prima Mostra Internazionale presso Casa Cava di Matera,
ricordo bene la sensazione di quel momento, tanto entusiasmo e tanta emozione

Entusiasmo perché non
ero più una spettatrice, un visitatore ma ero passata dall’altra parte, ero tra
gli Artisti in esposizione, leggere il mio nome sulla locandina mi ha fatto
concretizzare che questo sogno si stava avverando. ero riuscita a creare
qualcosa degno di concorrere insieme a opere straordinarie in una mostra
internazionale.

Il confronto con gli altri partecipanti nn mi ha spaventato,
chiaramente erano tutte persone o che svolgevano lavori legati al mondo
artistico (accademici, professori d’arte) o artisti che dipingevano da anni,
alcuni fin da bambini, quindi qualcosa di molto distante dalla mia esperienza
personale.

Nonostante questa fosse la mia prima esperienza, l’opera da
me presentata  aveva tutte le
potenzialità, di fatto  sia il critico d’arte che ha recensito, sia tutti gli altri
partecipanti e visitatori hanno elargito complimenti a iosa sulla mia creazione
e sull’idea da me proposta.

Da lì ho capito che nonostante la mia inesperienza, la mia
creazione veicolava un messaggio potente, e che non è mai troppo tardi per approcciarsi
a un hobby, per avere sogni e per reinventarsi ogni giorno fino alla versione
migliore di noi.

Spero che la mia esperienza sia da ispirazione ad altre
persone che si autolimitano. Non ci sono limiti ai nostri sogni, non è ne una
questione di età, ne di possibilità, ne di mancanza di tempo, ne altro, siamo
noi a imporci dei limiti e a sabotare spesso le nostre esistenze.

La vita ci da opportunità infinite, ci vuole solo un pò di
coraggio per crederci e credere in noi stessi

 

 

 

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che
consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

A essere onesta io
amo ogni opera che creo.

Chiaramente essendo il mio un percorso appena iniziato  ci sono alcune che sono delle prove da
studio,  altre, quelle che preferisco,
sono Racconti di qualcosa che voglio trasmettere.

Un  opera a cui tengo
particolarmente è la NASCITA DI SANDY, ossia il mio primo quadro in assoluto ,
(da li il nome), perché con Lei nasco anche io in un nuovo aspetto di me, nasce
la SANDRA artista.

Mentre l’opera a cui sono maggiormente affezionata è LA DEA ARSI, quest’opera nasce per indurre alla riflessione, trattasi di una donna
bellissima che ci invita con lo sguardo a guardare la vera opera d’arte, ossia
l’immagine riflessa nello specchio alla sua sinistra.

Il nome _ARSI è rappresentativo appunto del punto di vista
personale ed emozionale dello spettatore, che di fronte a Lei, specchiandosi,
ha modo di far emergere sentimenti ed emozioni puramente introspettive e
soggettive.

Chi si porrà di fronte all’opera potrà ad esempio

Am -ARSI

Paragon _ARSI

Ignor _ARSI

Osserv _ARSI

Ispir _ARSI

Critic  _ARSI

Celebr_ARSI

E così via

Pertanto, l’opera può ritenersi duttile e mutevole come lo
sono gli stati d’animo umani.

 

Vado molto fiera di questa creazione, che nasce dall’idea di
comunicare allo spettatore (e alle donne in modo particolare) di darsi sempre
un valore, di specchiarsi in se stessi e trovare le risposte, di vedersi
realmente per quello che sono e di volersi bene perché ogni persona  è un opera d’arte.

Con la DEA Arsi ho partecipato a 2 Mostre Internazionali,

   
-WOMAN RASSEGNA D’ARTE CONTEPORANEA “WOMAN” 4
EDIZIONE PRESSO CASA CAVA MATERA A CURA DI ANTONIETTA D’ECCLESIIS ART PROMOTER
TOP ARTIST DAL 12 AL 19 OTTOBRE 2024

 


PREMIO D’ARTE INTERNAZIONALE “VISIONI” 1
EDIZIONEPRESSO TEMPIO DI POMONA (SA) DAL 7 AL 14 DICEMBRE 2024.

 

LA MIA
OPERA LA DEA ARSI HA RICEVUTO UNA SEGNALAZIONE DI MERITO E IL CATALOGO DI
VISIONI (CONTENENTE LA MIA OPERA) SARA’ ARCHIVIATO NELLA BIBLIOTECA THOMAS
WATSON DEL METROPOLITAN MUSEUM DI NEW YORK

 

Ad oggi è la mia opera di punta, e anche per l’anno 2025, ho
inviato la mia candidatura a bandi di selezione ancora in fase di svolgimento.

Vorrei esporla in contesti europei, in merito aspetto
l’esito delle selezione per una Galleria di prestigio di Parigi e per l’Ateneo
di MADRID.

Stay tuned…

 

 

 

Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea?
Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo
?

 

 Nella società odierna in cui la
bruttezza spesso dilaga, l’arte è uno strumento estremamente potente per
veicolare invece bellezza.

L’arte contemporanea soprattutto svincolandosi da rigidi canoni
accademici permette agli artisti di spaziare negli stile e nell’uso dei
materiali.

Ho sempre creduto che se nella nostra mente nasce un idea di certo c’è un
modo per farla venire alla luce.

Il mio lavoro ha lo scopo di
veicolare messaggi quali l’inclusione, la lotta alla violenza sulle
donne, l’amore per se stessi , celebrare la forza delle donne  nella loro complessità.

Spero che avrò modo di creare opere sempre più elaborate e deduttive.

Vorrei che il mio messaggio sia comprensibile e intuitivo, perché l’arte
è un dono per tutti.

 

io sono una donna di 45 anni, non ho  avuto figli ma le mie sperimentazioni
artistiche sono metaforicamente il prodotto  non del mio utero, ma della mia mente, delle
mie mani, del mio cuore  e della mia
anima.

 

 

 

 Recentemente hai partecipato a Visioni, il premio d’arte internazionale organizzato dall’associazione culturale AthenaeArtis di Maria Di Stasio. Che esperienza è stata per te? C’è qualcosa di particolare che hai apprezzato o che ha arricchito il tuo percorso artistico?

 

L’evento VISIONI ha attirato molto
la mia attenzione soprattutto per la location, il Tempio di Pomona è un complesso
bellissimo nel cuore di Salerno e si presta molto bene a esposizioni di vario
genere.

Maria di Stasio è una grande professionista ma anche e soprattutto una
donna speciale.

Ricordo che prima di inviare la mia candidatura le feci una telefonata e lei
mi mise subito a mio agio,  credo sia una
donna con una spiccata sensibilità.

Poi ci siamo conosciute dal vivo e posso confermare che è una persona
attenta, comprensiva affidabile e di una dolcezza infinita.

 

L’evento è stato impeccabile, gli artisti selezionati di un livello
davvero alto e le opere davvero molto innovative e interessanti.

Quindi sono onorata di aver preso parte a un evento cosi esclusivo, e di
essermi confrontata con artisti straordinari.

 

 

 

 

LtLa tua opera presentata a Visioni, è stata tra le protagoniste
dell’evento, distinguendosi al punto da farti ottenere una Segnalazione di
Merito. Puoi raccontarci il processo creativo che ti ha portato a realizzarle?
C’è una storia, un significato o un messaggio particolare che volevi
trasmettere attraverso di esse?

 

Il fatto che tra piu di 100 opere
e 60 artisti la mia DEA ARSI si sia distinta e abbia ottenuto una segnalazione
di merito nn solo mi riempie il cuore di gioia ma mi conferma che se si fa
qualcosa con amore questo verrà riconosciuto.

Come ho già detto in precedenza la DEA ARSI è un opera semplice nella sua
parte puramente stilistica ma veicola un messaggio potente e questa la
caratteristica vincente secondo me.

È un quadro che dialoga con lo spettatore, il quale ponendosi dinnanzi
allo specchio si ritrova a fare i conti con se stesso. Vorrei che tutti
specchiandosi provassero sensazioni di benessere e amore per se stessi, ma in
un mondo che ci vuole performanti e sempre di corsa a volte non ci prendiamo il
tempo nemmeno di guadare la nostra immagine riflessa in uno specchio e cogliere
la meraviglia che siamo. Tutti , indistintamente speciali.

 

 

Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi ambiti o
tematiche che vorresti esplorare?

 

Spero che nel mio prossimo futuro possa avere la possibilità di esporre
in contesti prestigiosi europei.

Ho in cantiere diverse nuove idee, non solo di pittura ma vorrei
cimentarmi in qualcosa di più complesso che mixi un po’ i generi e i materiali.

Ho in lavorazione una installazione per una mostra specifica che ci sarà
a novembre 2025

 

Tra pochi  giorni partirò per il
Marocco una metà che vado a esplorare per vagliare l’uso di alcune loro tinture
e spezie , che mi piacerebbe integrare nelle mie creazioni. Inoltre  parteciparò a dei laboratori di ceramica.

Di recente ho conosciuto una donna, un’artista che si occupa di body
artherapy , un progetto davvero valido  che
coinvolge donne operate di tumore al seno e tecniche miste di pittura e  body painting
e insieme vorremmo ampliare questo progetto.

 

Quindi che dire, il mondo SANDY ART è una fucina di idee in continuo
aggiornamento,

idee sempre nuove, sperimentazioni senza limitazioni.

Non so dove mi porterà questo percorso ma il fatto che sia duttile e che
dipenda esclusivamente da me mi fa andare avanti con il sorriso e con la
certezza che grandi cose possono venire alla luce, affidandoci alla vita con
fiducia.

 

 

 

 

 

Contatti

 

Email s.sandra1980@libero.it

Facebook Sandra Sciommariello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MI CHIAMO SANDRA SCIOMMARELLO , NATA A ROSSANO (CS) IL
28/5/1980

DOPO I TRADIZIONALI STUDI SCOLASTICI , HO CONSEGUITO IL
DIPLOMA PRESSO IL LICEO SCIENTIFICO E L’ISTITUTO MAGISTRALE,  HO FREQUENTATO L’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI
FIRENZE CONSEGUENDO LA LAUREA TRIENNALE IN SCIENZE INFERMIERISTICHE.

DAL 1.3.2005 LAVORO PRESSO IL CENTRO MEDICO LEGALE  INAIL , SEDE DI CORIGLIANO ROSSANO.

HO SEMPRE SEGUITO LA MIA PASSIONE NELLO SPERIMENTARE DIVERSE
E VARIE DISCIPLINE, TRA CUI EQUITAZIONE, PILATES, TEATRO, GINNASTICA AEREA,
CUCITO, COMPOSIZIONE DI POESIE E PITTURA

DAL GENNAIO 2024 HO INIZIATO A FREQUENTARE IL CENTRO STUDI
ARTISTICI ANGEL ROSE DI BOSCO EMANUELA PRESSO LA CITTA’ DI CORIGLIANO ROSSANO.

IN QUESTO BREVE MA PROFICUO PERCORSO HO SPERIMENTATO DIVERSE
TECNICHE TRA CUI PITTURA CON AQUERELLO, COLORI A OLIO, STUDI MATERICI CON  MATERIALI ALTERNATI TIPO LEGNO E STUCCO,
CARBONCINO , ECC

LA MIA TENDENZA PERSONALE E’ VERSO IL MATERICO MI PIACE
AGGIUNGERE ALLE MIE CREAZIONI DETTAGLI IN RILIEVO , TIPO GIOIELLI, STOFFE ,
FOGLIE ,SABBIA, ECC

PREDILIGO LA FIGURA FEMMINILE E I NUDI ARTISTICI E IL
FIGURATIVO

SONO I DETTAGLI A RENDERE UNICI LE CREAZIONI SANDY

 

LE MIE OPERE SONO STATE IN MOSTRA PRESSO :


MOSTRA COLLETTIVA ORGANIZZATA
DA SCUOLA D’ARTE ANGELROSE  PRESSO CENTRO
STORICO DI ROSSANO DAL 13 AL 15 AGOSTO 2024

 


41° PREMIO NAZIONALE DI
PITTURA FIGHILLEARTE PRESSO FIGHILLE (PG) 5-6- OTTOBRE 2024

 

 


RASSEGNA D’ARTE CONTEPORANEA
“WOMAN” 4 EDIZIONE PRESSO CASA CAVA MATERA A CURA DI ANTONIETTA D’ECCLESIIS ART
PROMOTER TOP ARTIST DAL 12 AL 19 OTTOBRE 2024

 


PREMIO D’ARTE INTERNAZIONALE
“VISIONI” 1 EDIZIONEPRESSO TEMPIO DI POMONA (SA) DAL 7 AL 14 DICEMBRE 2024

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.

 

Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.

 

 

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IntervisteMy Favourites

Viktor Sheleg – Un Dialogo Silenzioso con la Tela… Riflessioni sull’Arte, il Caos e l’Armonia

 

Viktor Sheleg

 

Un Dialogo Silenzioso con la Tela  

 

Riflessioni sull’Arte, il Caos e l’Armonia

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |12|Aprile|2025|

 

 

Viktor Sheleg è uno di quegli artisti che non hanno mai cercato riparo sotto le strutture rassicuranti dell’accademia, anzi: fin dall’inizio del suo percorso ha sentito l’urgenza di liberarsi da ogni regola precostituita, di tradire le attese, di tradurre il mondo non secondo la logica del visibile, ma attraverso quella più sottile e bruciante del percepito. Nato nel 1962, in Lettonia, Sheleg è cresciuto tra colori e silenzi, scoprendo la pittura come atto necessario già da bambino. Fu sua madre, un’artista mancata, a consegnargli la prima scatola di colori a olio: un piccolo gesto che si rivelò fondativo, quasi rituale, come il passaggio di un fuoco sacro.

Il suo percorso artistico non si è mai piegato a una sola cifra espressiva. La sua pittura, piuttosto, si adatta come una pelle viva all’emozione del momento. La tela diventa così un campo di tensione in cui convivono figurazione e astrazione, forma e dissoluzione, concretezza e sogno. Non è importante se ciò che appare sia riconoscibile dall’occhio o appartenga all’indefinito: ciò che conta è la verità del sentire, la fedeltà a una vibrazione interiore che guida il gesto, e che trasforma l’atto pittorico in rivelazione.

 

Nel lavoro di Viktor Sheleg, l’astrazione non è un linguaggio scelto, ma un’urgenza interiore, un modo inevitabile di esistere sulla tela. La sua pittura si sottrae ai dettami della forma e del soggetto, per abbracciare invece una grammatica emotiva, istintiva, profondamente viscerale. L’uso del colore – mai ornamentale, mai scontato – si rivela come gesto rivoluzionario: non risponde a un’estetica codificata, ma nasce da una tensione interna, da una vibrazione autentica che scardina ogni schema.

Nel suo universo pittorico, l’osservatore non è guidato da un ordine gerarchico tra colore, tratto e figura. Al contrario, viene travolto d’improvviso da un turbine cromatico che precede ogni riconoscibilità, da linee che sembrano tracciate in uno stato di ascolto profondo, come se la mano dell’artista rispondesse a un richiamo interiore più che a un progetto. In Sheleg, l’astrazione è respiro, è pelle, è carne. È lo spazio stesso che diventa emozione.

Ogni sua opera si fa quindi atto di ricerca, indagine incessante di un altrove pittorico dove il segno non descrive ma evoca, dove il gesto non rappresenta ma svela. La composizione si apre così a nuove dimensioni percettive, dove l’equilibrio nasce dal rischio, e la bellezza si manifesta nella collisione tra energia e mistero. In questo modo, Viktor Sheleg non dipinge l’astratto: lo vive, lo abita, lo attraversa.

 

L’artista non ha mai dipinto per piacere o per mestiere: ha sempre dipinto per necessità. Per questo motivo, si avvicina alla tela solo quando ne percepisce l’urgenza, quando sente dentro di sé quell’energia irrazionale e potente che cerca una via per uscire. Ogni sua opera è un incontro, quasi carnale, con l’invisibile. Spesso il volto di una donna emerge da un mare di segni e cromie, come un’apparizione che si impone con dolcezza e autorità insieme. La figura femminile non è mai oggetto decorativo, ma soggetto dominatore, epifania simbolica dell’interiorità.

Così, il suo linguaggio pittorico si fa liquido, cangiante, irregolare, e proprio per questo autentico. Sheleg accorda la narrazione visiva allo stato emotivo, come un musicista improvvisa sul tema del giorno, come un poeta che trascrive un sogno senza rileggerlo. In un’epoca che esige definizioni, categorie, etichette, Sheleg risponde con l’ambiguità dell’arte vera, quella che non si lascia spiegare, ma solo vivere. E forse è proprio qui, in questa assoluta fedeltà a se stesso, che risiede il segreto della sua forza: nel coraggio di non chiedere il permesso, né all’occhio né alla mente, ma solo al cuore.

 

 

 

 

A completamento di questo ritratto intenso e appassionato, aggiungiamo le parole dello stesso artista, che in questa intervista ci accompagna dentro il suo universo creativo, rivelando visioni, impulsi e pensieri che animano la sua pittura.

 

 

 

 

 

Hai detto che quando crei un’immagine, sei guidato dalle emozioni e dall’energia. Puoi raccontarci di più su questo processo creativo?

 

Questo è un caso in cui mostrare è più facile che spiegare. La mia opinione soggettiva è che ci siano artisti che riescono a dare vita a un oggetto inanimato (un dipinto) e altri a cui non è dato. Un artista può possedere un elevato livello di tecnica, una grande esperienza e una diligenza invidiabile, ma i suoi quadri non hanno magnetismo, sono privi di vitalità, pur essendo altamente professionali. Un altro esempio è quando guardi un dipinto e non riesci a distogliere lo sguardo, sebbene l’artista non abbia un’alta professionalità.

Non mi avvicino alla tela quando sono emotivamente vuoto e non considero la pittura un lavoro. Per me un dipinto è come una partner con cui dialogare. Mi addormento pensando a ciò che non abbiamo concordato e, al risveglio, corro a dirle qualcosa di importante.

Potrei descrivere questo processo a lungo, ma non so spiegare da dove provenga questa corrente. 

 

Come emerge l’armonia dal caos di colori, macchie, linee e schizzi nelle tue opere?

È semplice e complesso allo stesso tempo. Bisogna saper individuare elementi di bellezza nel caos e incorporare l’improvvisazione attorno a questo concetto.

 

 

 

Le tue opere spesso raffigurano donne in modo affascinante e complesso. Cosa ti ispira in queste rappresentazioni?

 

Per me non c’è mai stata una scelta tematica. Qualunque cosa dipinga, è sempre una donna. Scherzo. 

Sono fondamentalmente un’astrattista, ma nella cacofonia dell’assenza di soggetto inizio a vedere l’immagine femminile. Di norma, l’immagine femminile occupa tutto lo spazio sulla tela e non rimane nulla di astratto.

 

 

Hai mai sperimentato altri media oltre alla pittura?

 

La ricerca infinita di mezzi di espressione e materiali! Metallo, filo metallico, carta, carta kraft, giornali, tessuti, schiuma, ecc.

 

 

Le tue opere ci invitano a mettere in discussione il conformismo e le norme sociali. Come si riflette questo concetto nei tuoi dipinti?

 

Accolgo con favore il teppismo nella pittura perché non si può andare contro la propria natura, ma mi piace anche quando è bello.

 

 

Quale messaggio vuoi trasmettere attraverso la tua arte?

 

È difficile da giudicare. Se c’è qualcosa del genere, lo spettatore lo vede, non lo so. Il mio messaggio non è urlare, non stringere le mani, non insegnare, forse è come un bacio a fior di labbra.

 

 

I tuoi insegnanti ti hanno consigliato di non proseguire gli studi accademici per preservare il tuo stile unico. Come hai vissuto questa scelta?

 

Sì, ho avuto una cosa del genere nella mia vita. Non direi che fossero insegnanti, ma per me erano persone autorevoli nel campo delle arti visive.

Un giovane con modesti risultati era contento di sentire parlare della sua individualità. Non capivo di cosa stessero parlando. Cos’è l’individualità? Volevo davvero studiare, affinare le mie competenze professionali, far parte di un team composto dalle stesse persone, ma alla fine ho seguito la mia strada, imparando i segreti della maestria attraverso l’autoformazione.

 

 

 

Quali sono stati i momenti più significativi della tua carriera artistica?

 

Forse è successo quando avevo 12 anni e mi sono imbattuta in una scatola di colori a olio. Mia madre mi ha detto che quei colori le erano stati comprati molto tempo prima, anche lei voleva diventare un’artista, ma qualcosa non ha funzionato. Forse puoi farcela, mi ha detto.

 

 

Hai esposto in numerosi paesi e partecipato a importanti fiere d’arte. In che modo queste esperienze hanno influenzato il tuo percorso artistico?

 

Francamente, non ha influenzato in alcun modo la mia creatività, piuttosto dovremmo parlare di benessere materiale. Certo, quando i tuoi quadri vengono acquistati, c’è un incentivo a dedicarsi solo alla creatività, non alla distrazione dovuta al guadagno.

 

 

 

C’è un’opera d’arte in particolare a cui ti senti più legata? Se sì, perché?

 

Da giovanissimo, vidi all’Hermitage un dipinto di Kees Van Dongen, “Donna con cappello nero”. In questo dipinto rimasi colpito dalla lumeggiatura turchese sul volto della ragazza. Sembrava in contrasto con la cromia generale, ma allo stesso tempo costituiva un accento importante per l’intera opera. In seguito ci furono Van Gogh, Gauguin, Toulouse Lautrec, ma questa fu la mia prima impressione.

 

 

Qual è il tuo rapporto con i collezionisti e il mercato dell’arte contemporanea?

 

I rapporti con i collezionisti possono essere definiti armoniosi. Loro amano la mia arte e io amo la loro. Il mercato dell’arte contemporanea è un concetto metafisico, e bisogna adattarsi. Non c’è amore in esso, solo opportunismo, ma bisogna sempre essere se stessi.

 

 

 

Quali artisti, passati o contemporanei, hanno influenzato il tuo lavoro?

 

Ne ho già parlato in precedenza, potrei aggiungere Valentin Serov, Feshin, I. Repin, Kandinsky, Rembrandt, Picasso, Kathe Kollwitz, anche se ce ne sono molti altri…

 

 

Se potessi collaborare con un artista di qualsiasi epoca, chi sceglieresti e perché?

 

Forse René Magritte o Antoni Tàpies. È difficile dire perché questi artisti in particolare, è più una questione di intuito.

 

 

 

Come vedi il futuro della pittura in un mondo sempre più digitale?

 

Non ci penso, vivo e lavoro oggi.

 

 

Qual è la tua opinione sull’arte astratta e sulla sua evoluzione nel tempo?

 

La mia opinione soggettiva è che l’astrazione sia un’arte molto leggera. È molto piacevole praticarla, chiunque ha questa opportunità, a volte anche gli animali. Non credo che cambierà. La cromoterapia ha un effetto positivo sulle persone e, nell’interiorità, la pittura astratta è un accento insostituibile.

 

 

 

Pensi che l’arte debba avere un ruolo sociale o debba essere semplicemente un’espressione estetica?

 

Personalmente, sono a favore dell’estetica nella pittura in presenza di espressione. È positivo quando un dipinto ha un impatto sullo spettatore.

 

 

Che consiglio daresti ai giovani artisti che vogliono affermarsi nel panorama dell’arte contemporanea?

 

Se un giovane non ha talento come pittore, è meglio fare qualcos’altro, e se c’è talento, più lavoro, non avere fretta di dichiararsi al mondo

Contatti
 

Viktor Sheleg è un artista contemporaneo di origine lettone, la cui opera si distingue per una straordinaria forza espressiva e una visione artistica profondamente personale. Nato nel 1962, vive e lavora attualmente in Lettonia, dove continua a sviluppare la propria ricerca artistica.

Il talento di Viktor Sheleg è emerso fin dalla giovane età. Quando si presentò il momento di intraprendere un percorso accademico formale, furono gli stessi docenti dell’Accademia d’Arte a riconoscere la straordinarietà del suo stile già pienamente formato. A loro avviso, un’istruzione convenzionale avrebbe potuto limitare l’originalità della sua visione artistica; per questo gli venne consigliato di seguire la propria vocazione, dando pieno spazio a un linguaggio espressivo autonomo e distintivo.

La produzione artistica di Sheleg si caratterizza per un profondo senso di libertà e per una riflessione critica sulle convenzioni sociali e il conformismo. Le sue opere invitano lo spettatore a mettere in discussione le norme che regolano la nostra quotidianità, celebrando al contempo la bellezza dell’individualità e dell’autenticità umana. In particolare, i suoi intensi e affascinanti ritratti femminili sono testimoni della sua capacità di cogliere e rappresentare la complessità dell’esistenza umana con rara sensibilità.

L’opera di Viktor Sheleg ha varcato i confini geografici, raggiungendo un pubblico internazionale attraverso la partecipazione a numerose e prestigiose fiere d’arte in tutto il mondo. La sua arte, apprezzata per l’unicità e la forza evocativa, ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama artistico contemporaneo, ispirando critici e appassionati a osservare il mondo attraverso una lente più profonda e poetica.

Oltre alla sua carriera artistica, Viktor Sheleg è sposato con Alla ed è padre di due figli, Maksim e Natasha.

 

Viktor Sheleg is one of those artists who never sought refuge under the reassuring structures of academia. On the contrary, from the very beginning of his artistic journey, he felt the urgency to break free from every pre-established rule, to defy expectations, and to translate the world not through the logic of the visible, but through the subtler and more searing logic of the perceived. Born in 1962 in Latvia, Sheleg grew up surrounded by colors and silences, discovering painting as a necessary act from early childhood. It was his mother, an artist who never had the chance to pursue her path, who gave him his first box of oil paints—a small gesture that proved to be foundational, almost ritualistic, like the passing of a sacred flame.

His artistic path has never been confined to a single expressive identity. Rather, his painting adapts like living skin to the emotion of the moment. The canvas becomes a field of tension where figuration and abstraction coexist, where form and dissolution, concreteness and dream intermingle. It doesn’t matter whether what appears is recognizable to the eye or belongs to the undefined: what matters is the truth of feeling, the fidelity to an inner vibration that guides the gesture and transforms the act of painting into revelation.

In Viktor Sheleg’s work, abstraction is not a chosen language, but an inner urgency, an inevitable way of existing on the canvas. His painting escapes the dictates of form and subject, instead embracing an emotional, instinctive, and deeply visceral grammar. The use of color—never ornamental, never predictable—becomes a revolutionary gesture: it does not respond to a codified aesthetic, but arises from an internal tension, from an authentic vibration that dismantles every scheme.

In his pictorial universe, the observer is not guided by a hierarchical order of color, stroke, and figure. On the contrary, they are suddenly swept away by a chromatic whirlwind that precedes any recognizability, by lines that seem drawn in a state of deep listening, as if the artist’s hand were responding to an inner call more than to a plan. In Sheleg’s work, abstraction is breath, is skin, is flesh. It is space itself becoming emotion.

Each of his works thus becomes an act of exploration, a tireless investigation of a pictorial elsewhere where the mark does not describe but evokes, where the gesture does not represent but reveals. The composition opens to new perceptual dimensions, where balance is born from risk, and beauty manifests in the collision between energy and mystery. In this way, Viktor Sheleg does not paint the abstract—he lives it, inhabits it, crosses it.

The artist has never painted for pleasure or as a profession: he has always painted out of necessity. For this reason, he approaches the canvas only when he feels the urgency, when he senses within himself that irrational and powerful energy seeking a way out. Each of his works is a near-carnal encounter with the invisible. Often, the face of a woman emerges from a sea of signs and colors, like an apparition that asserts itself with both gentleness and authority. The female figure is never a decorative object, but a dominating subject, a symbolic epiphany of interiority.

Thus, his pictorial language becomes liquid, changeable, irregular—and precisely for this reason, authentic. Sheleg aligns visual narration with emotional states, like a musician improvising on the theme of the day, like a poet transcribing a dream without rereading it. In an era that demands definitions, categories, and labels, Sheleg responds with the ambiguity of true art—art that cannot be explained, only experienced. And perhaps this is where the secret of his strength lies: in the absolute fidelity to himself, in the courage not to ask permission—from the eye, nor from the mind, but only from the heart.

 

Giuseppina Irene Groccia

 

 

 

To complete this intense and passionate portrait, we add the words of the artist himself, who in this interview accompanies us into his creative universe, revealing visions, impulses and thoughts that animate his painting.

 

 

 

 

You have said that when you create an image, you are guided
by emotions and energy. Can you tell us more about this creative process?

 

This is a case where
showing is easier than explaining. My subjective opinion is that there are
artists who can animate an inanimate object (painting), and there are those who
are not given it. An artist can possess a high set of technical methods, have a
great experience and enviable diligence, but his pictures have no magnetism,
they are lifeless although they are highly professional. Another example is
when you look at a painting and can not tear your eyes away, although the
artist and does not have a high school of professionalism.

I do not go to the canvas when emotionally empty and do not
treat painting as a job. For me a painting is like a partner with whom I am in
dialogue. I fall asleep thinking about what we haven’t agreed and waking up I
run to tell her something important.

I can describe this process for a long time, but I can’t
explain where this current comes from.

 

 

How does harmony emerge from the chaos of colors, stains,
lines, and splashes in your works?

 

 It’s both simple and
complex at the same time. 
You have to be able to pick out beautiful pieces from the
chaos and incorporate improvisation around that concept.

 

 

 

Your artworks often depict women in a fascinating and
complex way. What inspires you in these representations?

 

For me there has
never been a choice of topic . No matter what I paint, it’s always a woman.
Just kidding. I’m basically an abstractionist, but in the cacophony of the
subjectless I start to see the female image. As a rule, the female image takes
up all the space on the canvas and there’s nothing left of abstraction.

 

 

Have you ever experimented with other media besides
painting?

 

The endless search
for means of expression and material! Metal, wire, paper, kraft, newspaper,
textiles, foam, etc.

 

 

 

Your work invites us to question conformity and social
norms. How is this concept reflected in your paintings?

 

I welcome hooliganism
in painting because you can’t go against your nature, but I also like it when
it’s beautiful.

 

 

What message do you want to convey through your art?

 

That’s hard to judge.
If there is something like that, the viewer sees it, I don’t know about it. My
message is not shouting, not clasping hands, not teaching, maybe it’s like an
air kiss.

 

 

 

Your teachers advised you not to pursue academic education
in order to preserve your unique style. How did you experience this choice?

 

Yes, I had such a thing in my life. I wouldn’t say they were
teachers, but they were authoritative people in the visual arts for me. 
A young man with modest achievements was pleased to hear
about his individuality. I didn’t understand what they were talking about. What
is individuality? I really wanted to study, master professional skills, be in a
team of the same people, but in the end I went my own way, learning the secrets
of mastery through self-education.

 

 

 

 

What have been the most significant moments of your artistic
career?

Maybe it happened when I was 12 and I came across a box of
oil paints. My mom said that these paints were bought for her a long time ago,
she also wanted to become an artist, but something didn’t work out. Maybe you
can do it, she said.

 

 

You have exhibited in
numerous countries and participated in important art fairs. How have these
experiences influenced your artistic journey?

 

Frankly speaking, it did not affect my creativity in any
way, rather, we should talk about material well-being. Of course, when your
paintings are bought, there is an incentive to engage only in creativity, not
distracted by making money.

 

 

 

Do you have a particular artwork that you feel most
connected to? If so, whу?

 

When I was very
young, I saw a painting by Kees Van Dongen, “Woman in a Black Hat”, in the
Hermitage. In this painting, I was struck by the turquoise highlight on the
girl’s face. It seemed to be at odds with the overall color scheme, but at the same
time it was an important accent of the entire work. Later, there were Van Gogh,
Gauguin, Toulouse Lautrec
, but this was my first impression.

 

 

What is your
relationship with collectors and the contemporary art market?

 

Relations with collectors can be called harmonious. They
love my art and I love theirs. 
The contemporary art market is a metaphysical concept, and
you have to adjust to it. There is no love in it, only expediency, but you
always have to be yourself.

 

 

 

 

Which artists, past or contemporary, have influenced your
work?

 

I have already
written about it earlier, I can add Valentin Serov, Feshin, I. Repin,
Kandinsky, Rembrandt, Picasso, Kathe Kollwitz,
although there were many
more….

 

 

If you could collaborate with an artist from any era, who would
you choose and why?

 

Maybe René Magritte
or Antoni Tàpies .It’s hard to say why these particular artists, it’s more of an
intuitive.

 

 

 

 

How do you see the future of painting in an increasingly
digital world?

 

 I don’t think about
it, I live and work today.

 

 

What is your opinion on abstract art and its evolution over
time?

 

My subjective opinion
is that abstraction is a very lightweight art. It is very pleasant to do it,
any person has such an opportunity, and sometimes animals too. I don’t think that’s
going to change. Color therapy has a good effect on people, and in the interior
abstract painting is an irreplaceable accent.

 



 

Do you think art should have a social role, or should it
simply be an aesthetic expression?

 

Personally, I’m in
favor of aesthetics in painting in the presence of expression. It’s good when a
painting has an impact on the viewer.

 

 

What advice would you give to young artists who want to
establish themselves in the contemporary art scene?

 

If a young man has no
talent as a painter, it is better to do something else, and if there is talent,
more work, do not rush to declare themselves to the world.

 

 

 

 

 

Contacts

 

Web Site www.artsheleg.com

Viktor Sheleg is a contemporary Latvian artist whose work is distinguished by its expressive power and deeply personal artistic vision. Born in 1962, he currently lives and works in Latvia, where he continues to pursue his artistic exploration.

Viktor Sheleg’s talent was evident from an early age. When the time came to pursue formal academic training, the professors at the Academy of Art recognized the exceptional quality of his already well-formed artistic style. They advised him to forgo conventional education in favor of cultivating his distinctive and independent creative voice.

Sheleg’s artistic output is characterized by a profound sense of freedom and a critical reflection on social conventions and conformity. His work invites viewers to question the norms that shape our everyday lives, while celebrating the beauty of individuality and authenticity. Particularly striking are his intriguing depictions of women, which stand as a testament to his remarkable ability to capture and convey the complexity of human existence.

Viktor Sheleg’s art has transcended geographical boundaries, gaining international recognition through participation in numerous prestigious art fairs around the globe. His unique and evocative style has left an indelible mark on the contemporary art scene, inspiring critics and art enthusiasts alike to view the world through a more poetic and introspective lens.

In addition to his artistic career, Viktor Sheleg is married to Alla and is the father of two children, Maksim and Natasha.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.

 

Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.

 

 

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Interviste

Tra la soglia del reale e il respiro del sogno – L’universo visivo di Christine Selzer

 

Tra la soglia del reale e il respiro del sogno

 

L’universo visivo di Christine Selzer

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |11|Aprile|2025|

 

Nel lavoro di Christine Selzer, la fotografia si fa alchimia silenziosa. Le sue immagini nascono come istanti catturati ma si espandono, si trasformano, si sfumano in visioni che non appartengono né pienamente al reale né del tutto all’immaginario. C’è un confine sottile che Selzer percorre con maestria: quello tra la fotografia intesa come documento del reale e la fotografia come apertura a un altrove sensibile e concettuale. Un confine che lei lambisce, ma non oltrepassa mai con prepotenza.

Le sue elaborazioni digitali non gridano, non cancellano la natura dell’immagine. Semmai la avvolgono, come una nebbia che lascia intravedere l’ossatura della realtà mentre la trasfigura in qualcosa di profondamente altro. In questo spazio sospeso, le sue opere diventano materia del sogno: colori che sembrano trattenere un respiro, sfumature che galleggiano nel silenzio, e sempre – immancabile – la figura umana, presenza meditata e mai casuale. L’essere umano nei suoi scatti è concetto, non semplice soggetto: è riflesso, simbolo, a volte totemico, a volte effimero.

C’è un senso di mistero, ma mai di caos. Ogni immagine è costruita con attenzione, con una poetica visiva che parla di visioni interiori, di narrazioni non dette ma suggerite. Selzer non racconta storie lineari, ma evoca stati dell’anima. Le sue fotografie sono luoghi abitati da silenzi eloquenti, da intuizioni visive che richiamano l’inconscio, forse anche il suo passato da studiosa di psicologia.

Eppure, il suo stile è anche profondamente contemporaneo, audace, e innovativo. Non cede a cliché né a formule riconoscibili. L’estetica che propone non cerca l’approvazione ma l’evocazione. C’è qualcosa di profondamente personale nel suo modo di vedere e reinterpretare il mondo – un tocco che riconduce sempre a lei, anche quando i volti sono altri, anche quando i corpi si fanno ombre, simboli, presenze astratte.

L’artista si fa portavoce di esperienze visive che non si esauriscono nello sguardo, ma lo superano, lo espandono. Le sue immagini non chiedono solo di essere osservate: chiedono di essere abitate, ascoltate, respirate. Ci invita a guardare, sì, ma anche a sostare — nel silenzio e nella sospensione — a sentire con gli occhi e con la pelle. A rimanere in equilibrio, come lei, su quella soglia sottile e incantata dove la fotografia smette di essere semplice rappresentazione e si fa pensiero incarnato, visione poetica, materia viva che pulsa al ritmo del non detto.

 

 

 

 

In Christine Selzer’s work, photography becomes silent alchemy. Her images are born as captured moments but expand, transform, fade into visions that belong neither fully to the real nor entirely to the imaginary. There is a thin line that Christine Selzer masterfully travels: that between photography understood as a document of the real and photography as an opening to a sensitive and conceptual elsewhere. A line that she grazes, but never oversteps forcefully.

 

Her digital processing does not shout, does not erase the nature of the image. If anything, it envelops it, like a fog that allows a glimpse of the skeleton of reality while transfiguring it into something profoundly different. In this suspended space, her works become the stuff of dreams: colors that seem to hold a breath, shades that float in silence, and always – unfailingly – the human figure, a thoughtful and never casual presence. The human being in her shots is a concept, not a simple subject: it is a reflection, a symbol, sometimes totemic, sometimes ephemeral.

 

There is a sense of mystery, but never of chaos. Each image is carefully constructed, with a visual poetics that speaks of interior visions, of unspoken but suggested narratives. Selzer does not tell linear stories, but evokes states of the soul. Her photographs are places inhabited by eloquent silences, by visual intuitions that recall the unconscious, perhaps even her past as a psychology scholar.

 

Yet, her style is also profoundly contemporary, bold, and innovative. It does not give in to clichés or recognizable formulas. The aesthetics she proposes do not seek approval but evocation. There is something deeply personal in her way of seeing and reinterpreting the world – a touch that always leads back to her, even when the faces are others, even when the bodies become shadows, symbols, abstract presences.

 

Christine Selzer becomes the spokesperson of visual experiences that are not exhausted in the gaze, but surpass it, expand it. Her images do not only ask to be observed: they ask to be inhabited, listened to, breathed. She invites us to look, yes, but also to pause — in silence and suspension — to feel with our eyes and skin. To remain in balance, like her, on that thin and enchanted threshold where photography ceases to be simple representation and becomes embodied thought, poetic vision, living matter that pulsates to the rhythm of the unsaid.

 

 

 

 

 

 

Di seguito, l’intervista all’artista, che ci permette di approfondire il suo percorso e comprendere meglio la visione che guida il suo lavoro fotografico.

 

 

 

 

Puoi raccontarci come hai
iniziato il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento
particolare che ti ha spinto verso l’arte?

Nessun evento
particolare. Il mio percorso nell’arte è iniziato quando avevo circa cinque
anni. Essendo figlia unica, mi chiudevo nella mia stanza impegnata in attività
che andavano dal truccare le mie bambole, alla creazione di manufatti con
plastilina o carta, alla pittura e al disegno.

 

 

Qual è il tema o il
messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

Non cerco di fare nulla.
Cosa emerge inconsciamente dal mio lavoro, di solito è un trauma infantile, una
sensazione di soffocamento, un’intensa femminilità e un amore per i colori
intensi, che spesso assumono una sensazione tridimensionale, anche nella
creazione di immagini bidimensionali.

 

 

Come descriveresti il
tuo stile artistico e come si è evoluto nel corso del tempo?

Posso dire che il mio
stile artistico si esprime attraverso la tecnica mista. Nel corso del tempo si
è evoluto nell’imaging digitale. Tuttavia, di tanto in tanto disegno o dipingo.

 

 

La tua esperienza
spazia dalla fotografia alla psicologia, passando per il trucco e lo styling.
Come queste diverse discipline influenzano il tuo approccio alla creazione di
immagini digitali e alla fotografia?

Il mio lavoro è
influenzato dalla fotografia, dalla pittura, dalla scultura, dalla moda, dalla
make-up art, così come dalla psicologia, dalla filosofia e dalla spiritualità.
Insomma tutto ciò che mi definisce nel suo insieme, come personalità.

 

 

 

Hai lavorato in
diversi paesi e contesti artistici. In che modo il trasferimento a New Orleans
ha influenzato la tua visione artistica e la tua sperimentazione creativa?

New Orleans è quella che
si potrebbe descrivere come la città senza età. Gran parte della vita di New
Orleans si esprime nel jazz, nel blues e nella musica rock. E i colori! Gente
colorata, sfilate e architetture. Ci si può sentire senza età lì. La musica, i
colori e il senso di libertà hanno influenzato il mio lavoro.

 

 

Essendo anche
un’insegnante certificata di Kundalini Yoga, trovi connessioni tra la pratica
dello yoga e il tuo processo creativo nella fotografia e nell’arte digitale?

Certamente. Lo yoga e la
meditazione richiedono una sorta di concentrazione. La stessa attenzione è
richiesta da tutto ciò che è creativo. Dal cucinare e dal giardinaggio a quella
che chiamiamo arte. Impegnarsi in queste attività è vivere il momento presente.
È una meditazione attiva.

 

 

 

Quali sono le
principali fonti di ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti, movimenti o
esperienze personali che hanno influenzato particolarmente la tua visione?

Tutta l’arte
contemporanea, ma anche artisti come J.M.W Turner, agli impressionisti,
fotografi come Man Ray, Walker Evans, Irving Penn così come la Pop art di
Warhol e l’arte Kitsch di Jeff Coons e molti altri, sono fonte di ispirazione.
Trovo confuso descrivere la mia visione. È quello che è…. Immagino
un’amatalizzazione di tutta l’arte sperimentata in tutte le forme.

 

 

 

Qual è il
processo creativo che segui per realizzare le tue opere? Ci sono tecniche o
rituali a cui sei particolarmente affezionata?

Non credo ci sia un
processo particolare. È un bisogno. Non appena ne sento il bisogno, creo. Per
quanto riguarda le tecniche, tutti i media mi interessano e possono essere
incorporati nel mio lavoro.

 

 

 

Come scegli i soggetti
o le scene da immortalare? Segui un’intuizione momentanea o c’è sempre una
pianificazione dietro ogni scatto?

Quando mi dedico alla
fotografia pura, c’è un concetto non ancora formato che guida la mia macchina
fotografica. Questo concetto si realizza quanto la foto è presa. A volte, è solo
bellezza. Bellezza del paesaggio, bellezza degli animali, bellezza umana.
Quando mi dedico alla creazione di immagini digitali o al collage, inizio con
un’immagine che suona un campanello nella mia mente subconscia, e poi inizio a
costruire attorno ad essa. Niente è premeditato. È un processo in evoluzione.

 

 

Come vivi il rapporto
tra l’arte e il pubblico? In che modo il feedback o le reazioni delle persone
influenzano il tuo lavoro?

Quando le persone vedono
qualcosa nel mio lavoro che risuona con loro, si crea un legame umano. Emerge
qualcosa che ho in comune con gli altri. Questo rende la vita meno solitaria. È
il modo in cui mi connetto principalmente con le altre persone.

 

 

 

Che ruolo ha la
tecnologia (fotocamere, software di post-produzione) nel tuo processo creativo
e nella creazione delle tue opere fotografiche?

Una buona machina
fotografica è ovviamente molto importante, ma per il tipo di lavoro in cui mi
impegno, il software di post-produzione è ancora più importante. Poiché il mio
lavoro si basa spesso sulla stratificazione di immagini per creare compositi o
sul taglio di parti di una o più immagini per creare collage, ho bisogno di un
buon programma software su cui lavorare. Il fatto che non mi interessi
principalmente rappresentare la realtà ma rappresenti una realtà che creo,
anche gli effetti e i filtri sono significativi. In breve, saper utilizzare
questi strumenti è di grande importanza.

 

Come vedi il ruolo
dell’arte nella società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in
qualche modo a questo ruolo?

Il ruolo dell’arte nella
società contemporanea è importante come lo è sempre stato. Soprattutto quando
gli artisti hanno smesso di aver bisogno dell’arte per rappresentare la realtà
a causa dell’invenzione della fotografia, l’arte contemporanea è significativa
nel rappresentare i nostri sogni, i nostri stati d’animo psicologici, le nostre
convinzioni e nell’aumentare la coscienza in questioni sociologiche, politiche,
filosofiche e tutto ciò che ci riguarda come esseri umani.Vorrei credere che il
mio lavoro contribuisca in qualche modo.

 

Quali sono le maggiori
difficoltà che hai affrontato come artista e come le hai superate?

La difficoltà più grande
è stata me stessa. La mancanza di fiducia e la paura di essere rifiutata ai
primi passi, hanno contribuito a non essere disposta a mostrare il mio lavoro a
un vasto pubblico. Il modo in cui li ho superati è stato attraverso la
conoscenza di me stessa e la perseveranza nelle mie convinzioni. Il mio
percorso spirituale, però, potrebbe aver il ruolo più grande.

 

 

 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

La descrizione di Maria
Di Stasio della portata di questa mostra mi esprime totalmente, ed è quello che
mi aspetto da essa. 
La profondità dell’arte,
la sua universalità, la sua varietà di espressione sensoriale, i temi toccanti
che indagano in profondità nelle nostre emozioni, trasformando l’esperienza
negativa e il trauma in qualcosa di bello, il coraggio e il rifugio che l’arte
dà ai suoi creatori, l’importanza dell’autenticità che ci definisce veramente,
comprese le nostre emozioni oscure e il coraggio di affrontarle, l’interscambio
di varie realtà che uniscono gli artisti che è in accordo con la mia
convinzione che la condivisione dell’arte può rendere la vita meno solitaria,
mi hanno spinto a partecipare a questa mostra. Credo davvero che stare tra
artisti che esprimono la loro verità, contribuisca alla nostra crescita
personale.

 

 

Quali progetti o
obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti
esplorare?

C’è sempre un percorso
che gli artisti dovrebbero seguire, essendo in un processo in continua
evoluzione. Man mano che maturiamo, ci aspettano nuove sfide. Qualunque siano
queste sfide, definirò gli ambiti e le temiche che voglio esplorare.

 

 

Between the threshold of reality and the breath of dream
 
Christine Selzer’s visual universe
 

Can you tell us how you started your
artistic journey? Was there a particular moment or event that pushed you
towards art?

-No particular event. My journey in art
started when I was about five years old. Being an only child, I used to lock
myself up in my room engaging in activities from putting make up on my dolls,
to creating artifacts with plasticine or paper, painting and drawing.

 

What is the main theme or message that
you try to communicate through your work?

I do not try to do anything. What emerges subconsciously
from my work, is usually childhood trauma, a feel of suffocation, intense
femininity, and a love for intense colors, often taking a three-dimensional
feel, even in two dimensional image making.

 

How would you describe your art style
and how it has evolved over time?

I can say that my artistic style is
expressed by mixed media. Over time it evolved into digital imaging. However, I
still occasionally draw or paint.

 

Your experience ranges from photography
to psychology, through makeup and styling. How do these different disciplines
influence your approach to digital image-making and photography?

My work is influenced by photography,
painting, sculpture, fashion, make-up art, as well as from psychology,
philosophy and spirituality. In short all that defines me as a personality.

 

You have worked in different countries
and artistic contexts. How has moving to New Orleans influenced your artistic
vision and creative experimentation?

New Orleans is what one could describe the
city of no ages. So much of New Orleans life is expressed in jazz, the blues,
and rock music. And colors! Colorful people, parades and architecture. One can
feel ageless there. Music, colors and a sense of freedom influenced my work.

 

 

 

 

Being also a certified Kundalini Yoga
teacher, do you find connections between yoga practice and your creative
process in photography and digital art
?

 

Certainly. Yoga and meditation require a certain focus. The same
focus is required by everything creative. From cooking and gardening to what we
call art. Engaging in these activities is living in the present moment. It is
active meditation.

 

What are the main sources of inspiration
for your work? Are there any artists, movements or personal experiences that
have particularly influenced your vision?

All contemporary art, but also artists
like J.M.W Turner to the impressionists, photographers like Man Ray, Walker
Evans, Irving Penn as well as Warhol’s Pop art and Jeff Coon’s Kitsch art plus
many others, are a source of inspiration. I find it confusing to describe my
own vision. It is what it is…. I guess an amalgamation of all experienced art
of all forms.

 

What is the creative process you follow
to create your works? Are there any techniques or rituals you are particularly
fond of?

I don’t think there is a particular
process. It is a need. As soon as I feel the need, I create. As far as
techniques are concerned, all media interest me and can be incorporated into my
work.

 

How do you choose the subjects or scenes
to be immortalized? Do you follow a momentary intuition or is there always a plan
behind every shot?

When I engage in pure photography, there
is some unformed concept that leads my camera. Sometimes, it is just beauty.
Landscape beauty, animal beauty, human beauty. When I engage in digital image
making or collage, I start with an image that rings a bell to my subconscious
mind, and then I start constructing around it. Nothing is premeditated. It is
an evolving process.

 

How do you experience the relationship
between art and the public? How do people’s feedback or reactions affect your
work?

 

When people see something in my work that
resonates with them, there is a human bond created. Something that I have in common
with others emerges. This makes life less lonely. It is how I mainly connect
with other people.

 

What role does technology (cameras,
post-production software) play in your creative process and in the creation of
your photographic works?

A good camera is of course very
important, but for the kind of work I engage in, the post-production software
is even more important. As my work is often based on layering images to create composites
or cutting parts of one or more than one image to create collages, I need a
good software program to work on. The fact that I am not mainly interested in
depicting reality but to represent a reality that I create, effects and filters
are also significant. In short, knowing how to use these tools is of great
importance.

 

How do you see the role of art in
contemporary society? Do you think your work contributes in any way to this
role?

The role of art in contemporary society is
as important as it always was. Especially when artists stopped needing art to
represent reality because of the invention of photography, contemporary art is
significant in representing our dreams, our psychological states of mind, our
beliefs as well as raising consciousness in sociological, political,
philosophical matters and all that concerns us as humans. I would like to
believe that my work contributes in some way.

 

What are the biggest difficulties you
have faced as an artist and how did you overcome them?

The biggest difficulty has been my own
self. A lack of confidence and a fear of rejection at my first steps,
contributed to my not being willing to show my work in a large audience. The
way I overcame them was through self-knowledge and perseverance in my beliefs.
My spiritual path though, may have played the greatest role.

 

 

Currently you are one of the artists
selected for Everland Art – Research Paths, the event organized by Maria Di
Stasio’s cultural association Athenae Artis, which will be held from April 26
to May 3 at the ‘IL LEONE’ Art Gallery. What prompted you to participate in
this exhibition and what are your expectations regarding this experience? What
aspects do you think can enrich your artistic path and contribute to your
creative growth?

Maria Di Stasio’s description of the
scope of this exhibition expresses me totally and is what I expect from it. The
depth of art, its universality, it’s variety of sensory expression, touching
themes that search deep into our emotions, transforming  negative experience and trauma into
something  beautiful, the courage and
refuge art gives to its creators, the importance of authenticity that truly
defines us, including our obscure emotions and the courage to face them, the
interchange of various realities that bring artists together which is in
accordance to my belief that sharing art can make us feel less lonely, prompted
me to participate to this exhibition. I truly believe that being among artists
that express their truth, adds to our personal growth.

 

What projects or goals do you have for
the future? Are there any new areas or themes you would like to explore?

There is always a path that artists should
pursue, being in an ever-evolving process. As we mature, new challenges are to
be faced. Whatever these challenges will be, they will define the areas and
themes I want to explore.

 
 
 
 
 
Contatti
 
Email lentzouchr@yahoo.com
Instagram chrislselzer
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Christine Selzer è nata ad Atene, Grecia. Dopo aver conseguito il diploma presso il Lycée Français Orsoline di Atene, ha frequentato il Deree, l’American College of Atene, dove ha studiato psicologia per quattro anni. Tuttavia, la sua vera vocazione era orientata verso le arti, quindi si è trasferita a Londra, Regno Unito, per studiare trucco professionale per teatro, TV e cinema alla Makeup Academy. Successivamente, ha frequentato il Croydon College, dove ha studiato belle arti per quattro anni.

Dopo gli studi, Christine è tornata in Grecia, dove ha preso in gestione l’azienda di famiglia specializzata in moda maschile su misura, importando prodotti dall’Italia per 22 anni. Allo stesso tempo, ha lavorato come truccatrice, stilista e fotografa per gruppi musicali e attori. Tuttavia, con l’arrivo della crisi economica in Grecia, ha chiuso lentamente l’attività.

Nel 2011, Christine si è sposata con il fotografo Louis Selzer e si sono trasferiti negli Stati Uniti. Prima a New Orleans, dove ha ripreso la sua carriera artistica e fotografica, diventando artista multimediale. Nel 2013 ha ottenuto la certificazione come insegnante di yoga e suonatrice di gong nel New Mexico, e, al suo ritorno a New Orleans, ha aperto il suo studio di yoga, dove ha insegnato per cinque anni. Nel 2016, i Selzer si sono trasferiti a Washington, DC, dove vivono attualmente, continuando a realizzare immagini digitali.

Christine parla correntemente inglese, francese, italiano e greco.

 

 
 
 

 

Christine Selzer, was born in
Athens-Greece. She graduated from the French Ursuline Nun High School in
Athens, Greece. She attended Deree, the American College in Athens, where she
studied psychology for four years. As her vocation was mainly towards the arts,
she subsequently went to London, UK, where she studied professional Makeup for
stage, TV, and film at the Makeup Academy, and afterwards, attended Croydon
College, where she studied fine arts for four years.

After her studies, she returned to Greece,
where she took over the family business, which dealt with high-quality
made-to-measure men’s fashion, importing from Italy for 22 years. At the same
time, she worked as a makeup artist, stylist, and photographer for musical
groups and actors.

When the big financial crisis hit Greece,
she slowly but surely closed the business down. In 2011, she got married to
photographer Louis Selzer, and they moved to the United States of America.

First, they moved to New Orleans, where
Christine took up art and photography again, becoming a multimedia artist. In
2013, she also got certified as a yoga teacher and gong player in New Mexico,
and upon her return to New Orleans, she opened a studio where she taught yoga
for five years. In 2016, they moved to Washington, DC, where she still lives,
making digital images until today. She is fluent in English, French, Italian,
and, of course, Greek.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

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Interviste

Tracce d’anima su tela – Conversazione con Roberta Baldassano

 

Tracce d’anima su tela

Conversazione con Roberta Baldassano

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |09|Aprile|2025|

 

Con un passato nel mondo della moda e una lunga esperienza come educatrice, Roberta Baldassano ha trasformato la sua sensibilità artistica in un percorso ricco di sperimentazione, libertà espressiva e profonda introspezione. 

La sua ricerca, maturata nel tempo tra colori, materiali e visioni interiori, è una continua oscillazione tra rigore e impulso, tra la precisione del figurativo e la potenza liberatoria dell’astratto. 

Dai murales per l’infanzia alle opere più recenti, cariche di stratificazioni emotive e tensioni gestuali, la pittura di questa artista racconta un’anima in costante movimento, alla ricerca di un linguaggio autentico e personale. In questa intervista ci accompagna nel suo universo fatto di intuizioni notturne, esperienze trasformative e colore vissuto come mezzo per dare forma all’invisibile. Ogni opera diventa così uno spazio aperto, un invito a lasciarsi attraversare, un dialogo silenzioso tra artista e spettatore.

 

 

 

 

 

 

Per approfondire il suo linguaggio visivo e il rapporto tra arte e vita, le abbiamo chiesto di raccontarsi.

Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo
percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha
spinto verso l’arte? 

Il mio percorso artistico, in senso stretto, è cominciato
due anni fa, ma in realtà è da quando ero piccola che amo l’arte: mi è sempre
piaciuto disegnare, sia a casa che a scuola, dove ad educazione artistica avevo
voti alti. All’età di circa 20 anni, dopo le scuole superiori, mi iscrivo ad un
corso triennale di stilismo di moda, conseguendo l’attestato di stilista, ma la
vita mi porterà ad intraprendere altre strade. Una di queste è quella legata al
mondo del sociale e, dopo un corso triennale, conseguo l’attestato di educatore
professionale. Comincia così una lunga carriera (di circa 20 anni) di
educatrice negli asili nido, presso i quali oltre ad occuparmi dei bambini,
creerò murales con tematiche legate al mondo dell’infanzia. Nella mia vita ci
sarà un altro cambiamento e, dopo aver fatto il corso di operatore socio
sanitario, comincerò a lavorare in ospedale, dove tutt’ora lavoro. Il passaggio
dagli asili nido all’ ospedale, mi ha portato un po’ ad accantonare l’arte; poi
tra il 2019 e il 2020 conosco l’artista Valerio Toninelli (pittore, scultore di Pistoia) e si riaccende l’amore, mai sopito, per l’arte. Comincio a fare
qualche quadro, prediligendo lo stile astratto. Nel 2023 partecipo alle colonie
artistiche in Serbia e Romania, dove, in cambio di vitto e alloggio,
l’associazione culturale che ti ospita, ti fornisce tele e colori; le opere che
vengono create dagli artisti rimangono di proprietà della suddetta
associazione. Dal 2024 ad oggi ho partecipato a diverse mostre e concorsi
nazionali ed internazionali e prossimamente ci saranno altri eventi artistici
ai quali parteciperò.

 

 

 

Qual’è il tema o il messaggio principale che
cerchi di comunicare attraverso le tue opere? 

Attraverso le mie opere
(principalmente astratte) vorrei che l’osservatore proiettasse le proprie
emozioni, più che comunicare qualcosa io, ma in realtà è impossibile la non
comunicazione. Inconsciamente, anche con l’astrattismo, si esprime gli stati
d’animo: si esprime l’inesprimibile e si rende visibile l’invisibile. Sovente
l’essere umano tende all’astrazione e, l’astratto, quindi, rappresenta una
chiave capace di aprire le porte dell’anima e della psiche.

 

Come descriveresti il tuo stile artistico e come
si è evoluto nel corso del tempo? 

Il mio stile artistico lo paragonerei ad un
animale che, per molto tempo, è stato in cattività, ristretto in degli spazi,
ma che oggi vuole uscire fuori dalle righe; in passato, con i murales, il mio
stile era quello figurativo, dove i temi da me disegnati, richiedevano
precisione e proporzione… oggi vivrei tutto ciò come una costrizione e cerco
di “fuggire” da tutto ciò, ma, a volte, in alcuni momenti, ricado nei
vecchi schemi, senza volere. Ciò mi disturba, perché vorrei vivere l’arte come
un momento di libertà, senza tensione. Il paragone, forse è un po’ azzardato,
ma paragono la mia voglia di fare arte ad un ballo costituito da movimenti
liberi, non come quei balli dove ti insegnano i passi e quelli devi fare. Oggi
vorrei dipingere, per il mero gusto di spargere il colore su una tela o un
foglio, come un bambino…

 

 

Il tuo percorso artistico è partito dal mondo
della moda per poi evolversi verso l’espressionismo astratto. Come pensi che la
tua esperienza nel campo della moda abbia influenzato il tuo approccio alla
pittura, soprattutto per quanto riguarda l’uso del colore e della forma? 

Ogni
nuova esperienza che facciamo, ci arricchisce, anche se non sempre avviene a
livello conscio. L’esperienza nel campo della moda, mi è servita, soprattutto,
quando creavo i murales negli asili nido, per le proporzioni delle figure umane
e non che ricreavo sulle pareti dei muri.

 

 

 

Nelle tue opere emerge una continua tensione tra
l’impulso emotivo e la necessità di ordine. Come riesci a coniugare queste due
forze apparentemente opposte nel processo creativo? È un equilibrio che si
sviluppa durante il lavoro o è qualcosa di premeditato? 

Confermo ciò che
emerge, ovvero la continua tensione tra l’impulso emotivo e la necessità di
ordine. La coniugazione di queste due forze apparentemente opposte, non è, per
me, di facile gestione nel processo creativo. Di premeditato non c’è molto e,
quindi, questo equilibrio si sviluppa, principalmente, durante il lavoro.

 

 

Sembri avvertire una forte ambivalenza tra
ordine e caos, che si riflette nel tuo lavoro. Come descriveresti la tua
visione dell’arte in relazione alla vita e alla tua evoluzione personale? Pensi
che l’arte sia per te un mezzo di auto-esplorazione, di comprensione del mondo,
o entrambe le cose? 

Diciamo che l’ambivalenza tra ordine e caos non si riflette
solo nell’arte, ma anche nella mia vita quotidiana. In realtà non sempre riesco
a coniugare queste due forze, apparentemente opposte nel processo creativo. È
una lotta interna continua. In merito al secondo punto di questa domanda, io
penso che l’arte sia uno strumento per esplorare se stessi, sia uno strumento
per comprendere il mondo.

 

 

 

Quali sono le principali fonti di ispirazione
per il tuo lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno
influenzato particolarmente la tua visione? 

Non ci sono delle precise fonti di
ispirazione, anche se mi piace molto Kandinsky e Pollock. L’astrattismo mi
attrae particolarmente, perché non ci sono dei vincoli stretti, ai quali
attenersi, già ce ne sono abbastanza nella vita quotidiana. L’ispirazione può
venire vedendo un colore, oppure, durante il dormiveglia della notte, può
nascere un’idea da realizzare sulla tela.

 

Qual’è il processo creativo che segui per
realizzare le tue opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente
affezionato? 

Non seguo un processo creativo vero e proprio per realizzare le
mie opere e neppure delle tecniche precise; mi piace sperimentare e quando non
riesco ad ottenere l’effetto voluto, cerco altre strade e può capitare che
stravolga tutto.

 



 

Preferisci lavorare su tela in solitudine o
trovi ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?

Preferisco di gran lunga lavorare su tela in solitudine, ma mi è piaciuto,
anche, lavorare in contesti collettivi come è accaduto nelle colonie artistiche
in Serbia e Romania.

 

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico?
In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

L’arte rappresenta uno strumento di comunicazione, rappresenta un ponte tra
artista e pubblico. Sicuramente il feedback positivo del pubblico fa sempre
piacere, ma, anche le eventuali critiche non positive, fanno riflettere,
crescere… fanno da stimolo.

 

 

 

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che
consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia? 

L’opera più significativa, per me, è una tra le prime realizzate, dal titolo
Arcobaleno“, con la quale ho partecipato alla mostra
Visioni“, presso il tempio di Pomona, a Salerno, nel dicembre 2024.
È un’opera realizzata su tela, con acrilico e misura 80×70. Con quest’opera ho
ricevuto il “Premio radio retetop95”. Prossimamente sarò ospite della
suddetta radio, dove verrò intervistata dal critico e storico dell’arte Mariangela Bognolo.

 

 

Come vedi il ruolo dell’arte nella società
contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo
ruolo? 

L’arte nella società contemporanea, come nel passato, ha sempre avuto
una rilevante importanza. Guai se non esistesse l’arte: l’arte è vita ed è
importante per lo spirito; attraverso di essa l’artista esprime e l’osservatore
proietta se stesso guardandole. L’arte è terapeutica, sia per l’artista che
offre l’opera, sia per chi fruisce di quell’opera. Il pittore Edgar Degas (nato
nel 1834, morto nel 1917) indagava sul potere che suscitava l’arte sulle
persone e lui diceva che “l’arte non è ciò che vedi, ma ciò che fai vedere
agli altri”. Quello che io vedo in un quadro, non è detto che sia la
stessa cosa che stai vedendo te. Questo succede, particolarmente, con l’arte
astratta. L’arte smuove qualcosa nella nostra anima e ci può rivelare dei
segreti che, da soli, non siamo in grado di cogliere. Per quanto riguarda il
secondo punto della domanda, spero che, anche la mia arte, contribuisca in
qualche modo, a far sì che ciò di cui abbiamo parlato prima, avvenga… certo
non sta a me dirlo.

 

 

 

Quali sono le maggiori difficoltà che hai
affrontato come artista e come le hai superate? 

Le difficoltà fanno parte della
vita e l’arte è una parte della mia vita e quindi, anche in questo ambito, ci
sono delle sfide da affrontare. Ad esempio, qualche volta mi è capitato di
accettare di partecipare ad ad alcune mostre dove, all’artista, viene imposto
un tema e a quello si deve attenere e non sempre è facile trovare l’ispirazione
e, quindi, lo sforzo richiesto è maggiore.

 

 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

Ciò che mi ha spinto a partecipare a questa mostra, oltre che per
soddisfare un mio personale piacere, è stata la professionalità che ho
riscontrato nell’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio. Le
mie aspettative, riguardo a questa esperienza, è che la mia opera possa
piacere, suscitando emozioni e stupore.

 

 

 

In che modo hai deciso di presentare la tua arte
all’interno di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di esporre?
Ci puoi raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro
realizzazione e se c’è un significato o un messaggio particolare che volevi
trasmettere attraverso di esse? 

Ho deciso di presentare, all’interno di questo
percorso espositivo, l’opera dal titolo “Cadono gocce d’acqua, come perle di
vita sul vetro della finestra
“. Questa è un’opera che ho già presentato,
qualche mese fa, in occasione del progetto artistico internazionale (tema:
“goccia d’acqua, goccia di vita”) inserito nel Festival Internazionale Letterario Pilf, promosso dalla Writers Capital International Foundation. Per quanto riguarda il processo creativo che mi ha guidato per
realizzare quest’opera è stato quello della sperimentazione, che mi ha portato
ad usare tecniche e materiali particolari, come la china, pigmenti in polvere, ecc.
Quello che vorrei trasmettere attraverso quest’opera è la preziosità
dell’acqua, rappresentandola in maniera un po’ originale e alternativa.

 

 

Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci
sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti esplorare? 

Per il futuro spero di
migliorare come artista, spero che la mia creatività e l’ispirazione siano
sempre accese come una fiamma viva. I nuovi ambiti che vorrei esplorare sono
legati alle varie tecniche: adoro la sperimentazione e mi piacerebbe usare
nuovi materiali come gli acquarelli, i colori ad olio, ecc.

 

 

 

Contatti

 

Email roby.b1371@gmail.com

Facebook Roberta Baldassano

 

 

 

 

 

 

Roberta Baldassano nasce a Siena il 13 gennaio 1971. Fin da giovane manifesta un forte interesse per le arti visive, che la porta a frequentare un corso triennale di moda, conseguendo l’attestato di stilista. Parallelamente, coltiva una profonda sensibilità educativa, lavorando per vent’anni come educatrice in asili nido, dove unisce creatività e impegno pedagogico, decorando gli spazi con murales ispirati all’immaginario infantile.

Alla fine del 2020 entra in contatto, tramite i social, con il maestro Valerio Toninelli, che incontra di persona nel maggio 2021 nella sua casa-museo di Pistoia. Da quel momento nasce un intenso rapporto di confronto e apprendimento, durante il quale Toninelli le trasmette varie tecniche pittoriche e scultoree, contribuendo alla sua evoluzione artistica.

Nel luglio 2023 partecipa alle “Colonie artistiche” in Serbia e Romania, esperienza che apre una nuova fase nel suo percorso. A partire dal 2024, la sua attività espositiva si intensifica con numerose partecipazioni a mostre collettive: “Donna” presso il Museo Tuscolano delle Scuderie Aldobrandini di Frascati, “Premio Internazionale Arti Visive Barcellona” a Casa Milà – La Pedrera, “Una Mostra da Paura” e la mostra natalizia presso la galleria “Art Saloon” di Ariccia, e “Pigmenti”, sempre alle Scuderie Aldobrandini.

A dicembre 2024 espone a “VISIONI” presso il Tempio di Pomona di Salerno, dove il suo quadro Arcobaleno le vale il Premio Radio ReteTop95. Nel 2025 partecipa al Progetto Artistico Internazionale Jalam – Goccia d’acqua, goccia di vita, inserito nel Festival Internazionale Letterario PILF promosso dalla Writers Capital International Foundation. In futuro è prevista la sua presenza nella mostra “Percorsi di ricerca” presso la Galleria “Il Leone”, organizzata dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria di Stasio.

Attraverso una pittura fatta di emozione, intuizione e sperimentazione, Roberta Baldassano continua a tracciare un percorso personale e autentico nel panorama dell’arte contemporanea.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Interviste

Vanni Vano – L’arte del piccolo che incanta

 

L’arte del piccolo che incanta

di Giuseppina Irene Groccia |07|Aprile|2025|
 

Entrare nel mondo di Vanni Vano significa lasciarsi trasportare in una dimensione in cui il reale si fonde con la fantasia, dove il piccolo diventa protagonista e l’arte si manifesta nella minuziosa creazione di opere uniche e sorprendenti. Giovanni Vano, in arte Vanni Vano, non è solo un modellista, ma un vero e proprio artigiano della meraviglia, capace di trasformare una scatola di montaggio in una storia, un’emozione, un universo in miniatura.

Dopo una vita frenetica dedicata al lavoro, il pensionamento per lui non è stato un punto d’arrivo, ma un nuovo inizio. Un ritorno alle radici della sua creatività, un’occasione per dare spazio a quella vena artistica che lo accompagna fin dall’infanzia. Il modellismo, per Vanni, non è un semplice passatempo, ma una vera e propria arte, che richiede dedizione, manualità e una costante ricerca del dettaglio perfetto. Le sue opere, lontane dalla produzione seriale, sono pezzi unici, frutto di intuizioni estrose e di un’immaginazione senza confini.

In un’epoca in cui l’arte spesso si piega alla velocità e all’immediatezza, il lavoro di questo artista si distingue per la sua autenticità. Qui, il tempo si dilata, l’attenzione ai dettagli diventa fondamentale e ogni creazione ha una storia da raccontare. Non cerca la perfezione accademica, ma l’emozione sincera. Se un adulto, osservando una sua miniatura, sorride con la spontaneità di un bambino, allora la sua missione può dirsi compiuta.

Selezionato per “EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca”, evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis, Vanni Vano porta la sua arte oltre i confini del laboratorio per condividerla con il pubblico. Un’occasione per esplorare nuove strade, per raccontare e per lasciarsi sorprendere. Perché, come dice lui stesso, la ricerca della perfezione e dell’originalità non si ferma mai.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qual è stato il momento in cui hai capito
che l’arte sarebbe stata il tuo percorso di vita?

 

Ho sempre avuto una vena artistica che ha caratterizzato la mia
vita, fin dalla tenera età di dieci anni. Creavo bigliettini augurali a Pasqua
e Natale, con polverine luccicanti, ovatta, e pennerelli colorati, per poi

“ venderli” in Famiglia a 50 lire cadauno, non so se li
apprezzavano o se li acquistavano per accontentarmi…..!

Nel 2020 ero da poco entrato nel mondo dei pensionati, ed avendo
lasciato un’attività che mi vedeva sempre impegnato freneticamente, non
riuscivo a star fermo oziando. Acquistai una piccola scatola di montaggio in
miniatura da assemblare e da lì….si è aperto un mondo, Avendo poi sempre avuto,
estro, fantasia e manualità il percorso è stato tutto in discesa

 

Se dovessi descrivere la tua arte con tre
parole, quali sceglieresti e perché?

Estro : perché
bizzarro, Eccentrico, Geniale, Originale, Stravagante, Lunatico, Ispirato,
Creativo
,

Fantasia: perché riesco ad immaginare ancor prima di
realizzare una mini opera un oggetto o un particolare che mi colpisce da subito.

Manualità: perché se non hai questa basilare capacità
tutto diventa impossibile.

 

 

 

Quali emozioni o sensazioni speri di suscitare
nel pubblico attraverso le tue opere?

 

Dietro questi piccoli oggetti c’è passione, impegno, voglia di
piacere e far piacere, desiderio di estorcere un sorriso, per portarci a
dimenticare per un attimo tutte le difficoltà quotidiane che viviamo. Ecco io
mi sento appagato quando un adulto nel guardare una mia miniatura, mi elargisce
un sorriso a trentadue denti, ritornando bambino per un nanosecondo !

E’ Meraviglioso

 

Le tue miniature sono mondi in miniatura
che raccontano storie senza parole. Qual è l’elemento più importante per te
nella creazione di queste opere: la perfezione tecnica, l’emozione che
suscitano o il messaggio che trasmettono?

Bella domanda….anche io a volte me lo
chiedo !

Forse rischio di diventare antipatico ed
impopolare, ma io non creo sperando di suscitare emozione nel pubblico, quello
che faccio deve innanzitutto emozionare me, se ci riesco forse posso
trasferirlo, diversamente sarebbe un freddo soprammobile. A proposito ma a Lei
ho suscitato emozione ?

 

 

 

 

 

 

Hai scelto di dedicarti alla dollhouse art, evitando però di entrare nel filone
tradizionale dell’arte presepiale napoletana. Cosa rappresenta per te questa
distinzione e in che modo le tue radici napoletane influenzano comunque il tuo
lavoro?

 

Sono Napoletano e spesso mi chiedono se faccio anche presepi, li
ho fatti più di trenta anni fa, ma sono troppo inflazionati e facilmente
replicabili, soprattutto dagli Asiatici o dagli stampi di gesso…..ecco io amo
fare cose rare, pensate, e difficilmente replicabili. Come tutti i Napoletani
sono un passionale, un estroso, un emotivo e spesso umorale….e le mie opere a
volte lo trasmettono.

 

In un’epoca in cui l’arte è spesso
sinonimo di immediatezza e spettacolarità, il tuo lavoro richiede invece
pazienza, precisione e contemplazione. Credi che il valore del “piccolo”,
dell’attenzione ai dettagli, possa essere una risposta artistica alla frenesia
del mondo contemporaneo?

Assolutamente NO ! Oggi vogliamo tutto e
subito, il tempo oramai è diventato una sfida! Pensateci ! Se un computer o
internet non ti da la risposta immediata ci infastidiamo, ci irritiamo, ci
agitiamo. L’arte oggi si crea con intelligenza artificiale….io oramai sono OUT!

 



 

C’è un aspetto della tua ricerca artistica
che senti ancora in continua evoluzione?

La perfezione, la rarità, la ricercatezza
del particolare e soprattutto l’amore che metto nel creare è sempre in
evoluzione. MAI BANALE

 

Ti è mai capitato di sperimentare con
materiali o tecniche insolite? Se sì, quali sono state le scoperte più
sorprendenti?

Beh più che tecniche, sperimento
materiali. Il mio laboratorio è tipico di un accumulatore seriale

 

L’arte può essere un linguaggio
universale. Qual è il tuo rapporto con il simbolismo e le metafore visive?

Se non ci fosse interazione tra
colui che osserva un oggetto e l’oggetto stesso, non si potrebbe parlare di
linguaggio universale o di comunicazione. Un oggetto artistico è una forma di
linguaggio, ma non sempre sono artistici o comunicano qualcosa a colui che
osserva. Questa è una delle mie grandi preoccupazioni. Disse un saggio
linguista,…” il linguaggio e la comunicazione si attua tra colui che produce
l’oggetto (l’opera d’Arte nello specifico), tra colui che la osserva e il
sistema di segni che è incarnato nell’opera d’Arte stessa.

 

Quanto spazio lasci all’improvvisazione e quanto
alla pianificazione quando lavori su un’opera?

E’ solo improvvisazione ! Ho
pianificato la mia vita per quarant’anni, e parlo del lavoro. Oggi quando creo
devo avere innanzitutto, voglia, estro ed improvvisazione. Altrimenti diventa
stress

 

Secondo te, in che modo i social media e
le piattaforme digitali hanno influenzato la diffusione dell’arte
contemporanea?

E’ ancora poco quello che
arriva al Pubblico ! Anzi mi correggo: al GIOVANE PUBBLICO.

Su Tiktok su Instagram su
Facebook vedo poca cultura Artistica…ma tanta violenza, ignoranza e bullismo
gratutio.

 

 

 

 

 

Quali sono stati i momenti più
gratificanti del tuo percorso artistico fino ad oggi?

Sicuramente l’incontro con
Athenea Artis in primis, e la sua Presidentessa Maria Di Stasio. Grazie a Lei
ho conosciuto La Dottoressa Bognolo e Lei, Giuseppina Irene Groccia ) che mi
sta intervistando. Anche EffettoArte mi ha dato un po’ visibilità. Ma ho fatto
una pessima esperienza in una Galleria a Napoli….che preferisco dimenticare

 

Se potessi collaborare con un artista del
passato o del presente, chi sceglieresti e perché?

Beh….porterei volentieri la
scatola degli attrezzi a Leonardo da Vinci. Un genio, un pittore un inventore
uno scenziato….un uomo che vedeva il futuro.

 


 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

Innanzitutto essere stati
scelti da Athenae Artis di Maria Di Stasio per essere a Roma tra talentuosi
Artisti Internazionali, è un onore.

Farmi notare da turisti che
transitano nella capitale, non capita tutti i giorni, sicuramente il mio
curriculum si arricchirà di quest’altra opportunità.

 

In che modo hai deciso di presentare la
tua arte all’interno di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di
esporre? Ci puoi raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro
realizzazione e se c’è un significato o un messaggio particolare che volevi
trasmettere attraverso di esse?

Le opere sono state scelte
dalla commissione, e questo per me è un vanto non da poco, anche perchè credo
di essere l’unico a proporre questo tipo di “Arte“

 

 

Hai in mente nuovi progetti o direzioni
artistiche che vorresti esplorare nel prossimo futuro?

Assolutamente si, ho un progetto sogno che vorrei realizzare, in
collaborazione con Athenae Artis, ma come tutti i Napoletani scaramantici…..Ve
ne parlerò il giorno in cui lo attualizzeremo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Contatti

 

Email  giannivano@msn.com

 

Facebook Vanni Vano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Salve,

mi chiamo GioVanni Vano , sono  nato a Napoli , il 9 Luglio di sessantasei anni fa, ed  esattamente a San Domenico Maggiore, nel cuore della famosa spacca Napoli, per cui a chi mi domanda:  

“ ma sei di Napoli-Napoli ? ”     La risposta è:  Assolutamente SI ! 

 

A 12 anni fui premiato in Applicazione Tecnica alle scuole medie con un 10 , per aver creato un porta  riviste in legno con materiali riciclati e, così, da allora, cominciai a capire di avere una certa predisposizione per la creatività, l’ingegno e la manualità, doti nel  nostro DNA ( anche mio fratello è un artista! ) a mio avviso ereditate da mio Padre, che aveva il dono di saper riparare tutto ed  il culto degli attrezzi da lavoro.

Col tempo sviluppai  la passione per l’aeromodellismo statico e dinamico per poi approcciarmi a quello navale. Nel 1975 nacque un’altra passione artistica:  il teatro, che ancora oggi a distanza di 50 anni pratico a livello amatoriale, pur avendo partecipato a fiction televisive. Diplomato in costruzioni aeronautiche, abbandonai la facoltà di ingegneria aeronautica per vicissitudini familiari, e, successivamente, riuscii nel 1995, a diventare manager in quella che fu l’Azienda che mi fece   crescere professionalmente:  Michelin.

Da circa tre anni, mi sono riavvicinato al modellismo….anzi alle miniature, definite dollhouse, e   ho cominciato a creare “delle piccole opere”, stando ben attento a non entrare nel vortice dell’arte presepiale che contraddistingue la maggior parte di noi Napoletani , a parer mio,  troppo inflazionato. La mia più grande gratificazione è appropriarmi di quei sorrisi  a bocca aperta o di quegli sguardi che fanno le persone nell’osservare i miei piccolissimi dettagli , che mi ripagano di tutto il tempo impiegato  e della pazienza che mi è occorsa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 

 

 

 
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Interviste

Khanh Nguyen – Il viaggio creativo di un’anima libera

   L’ArteCheMiPiace Interviste

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

il viaggio creativo di un’anima libera

Khanh Nguyen

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |27|Marzo|2025|

 

 

 

Artista autodidatta nata in Vietnam nel 1947, la sua produzione si configura come un dialogo tra struttura e libertà espressiva, tra razionalità ed emozione. Nonostante una formazione accademica in economia, la pittura ha sempre rappresentato per Khanh Nguyen un linguaggio necessario, una ricerca intima capace di dare forma a emozioni e riflessioni profonde. Il suo stile si muove tra il rigore compositivo di Piero della Francesca e la gestualità dell’Espressionismo Astratto, in un equilibrio dinamico tra classicità e modernità. Rifiutando il caos costruito e la distorsione fine a sé stessa, la sua arte si distingue per una ricerca di armonia, dove colore e forma diventano strumenti di un’espressione sincera e meditata. Il suo lavoro è un diario visivo in cui convergono musica, letteratura, natura e stati d’animo, testimoniando un percorso artistico autonomo e profondamente radicato nella necessità di comunicare oltre le parole.

 

 

 

 

 

 

Per approfondire il suo percorso artistico e le sue ispirazioni, lasciamo spazio alle parole dell’artista in questa intervista.

 

 

 

 

Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso
artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso
l’arte?

 

Sono un’artista autodidatta nata nel 1947 in Vietnam, con
formazione artistica ottenuta durante il liceo francese a Saigon. Appassionata
di arte, avrei voluto proseguire una formazione artistica, alla quale ho dovuto
rinunciare, scoraggiata dalla famiglia perché tale percorso era considerato
troppo free spirit e non rispettabile per una giovane donna nell’ambito sociale
vietnamita del tempo. Così ho studiato l’economia in America dal 1967 fino al
Dottorato in Economia nel 1976. Ma non ho mai lasciato il sogno artistico: ho
sempre studiato la storia dell’arte, e ho continuato a dipingere tutta la mia
vita seguendo la mia propria passione di sperimentare, il mio istinto di creare
ed esprimere le miei proprie emozioni e idee.

 

Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di
comunicare attraverso le tue opere?

La pittura per me, con le forme ed i colori, è disegnare
sentieri attraverso foresti di emozioni, di feeling che le parole non bastano
per esprimere. Per me dipingere è comunicare emozioni. Così i miei dipinti
hanno sempre dei temi specifici ispirati dalla letteratura, dalla storia, dalla
musica, dalla natura, e sopratutto dagli stati d’animo. Sono come i miei diari
visivi, riflettono la musica che sento, le cose che leggo e vedo, le cose che
mi commuovono e mi fanno riflettere.

 

 

Foto di Khanh Nguyen in studio.  

 

Un momento di felicità 

(70x50cm) mixed media su tela

 

Questo dipinto è ispirato ad un momento nel romanzo Seta di Alessandro Baricco: era un momento di ricordo pieno di tenerezza di un altro momento di felicità.  In fatti, nel romanzo Hervé disegnava, e sua moglie domandava: che cosa è?  “È una voliera… Tu la riempi di uccelli, più che puoi, poi un giorno che ti succede qualcosa di felice la spalanchi, e li guardi volare via.” 

In realtà stava ricordando come, un anno prima, tornò in Giappone e trovò la giovane concubina del barone che lo accoglieva in silenzio ma con grande felicità per il suo ritorno, seduta accanto alla gabbia spalancata, tra i suoi uccelli volanti.  Per rappresentare questo istante di felicità nel ricordo di Hervé, ho scelto di mettere gli uccelli al centro del dipinto, uccelli esotici che sono stati regalati dal barone alla sua concubina. Perché la scena descritta è un ricordo sentimentale privato a Hervé, ho scelto di evocare la ragazza in estasi in modo più astratta e trasparente possibile, tranne per le sue labbra. Gli uccelli volano su e giù intorno alla ragazza, in vari disegni di fantasia e in diversi colori vivaci e caldi, segni del momento di esuberanza e felicità. Le nuvole in stile giapponese, anche loro trasparenti, aggiungono un leggero senso di movimento all’atmosfera di sogno. 

 

Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è
evoluto nel corso del tempo?

Amo particolarmente Piero della Francesca per la semplicità
del suo disegno che armonizza razionalità ed estetica, per la sua capacità di
catturare un istante nel tempo e di comunicare tante emozioni attraverso il
silenzio (invece di limitarsi a mostrarle in silenzio). In pratica come artista
preferisco uno stile semplice per esprimere e comunicare emozioni e idee, con
un approccio più moderno, con più spontaneità e libertà, con i colori e con le
forme, ispirandomi alle tendenze artistiche contemporanee, soprattutto
l’Espressionismo astratto, Futurismo e Color Field. Tuttavia, i miei dipinti
hanno sempre dei temi specifici ispirati dagli stati d’animo, dalla
letteratura, musica e natura. Non dipingo per solo giocare con i colori e le
forme.

 

La tua ricerca artistica sembra muoversi tra un profondo
interesse per la storia dell’arte italiana e l’influenza di correnti moderne
come l’Astrattismo e il Color Field. Come riesci a bilanciare la struttura e il
rigore compositivo di artisti come Piero della Francesca con la libertà
espressiva e cromatica delle avanguardie contemporanee?

Per me la principale differenza tra la pittura nello stile
di Piero (a) e nello stile dell’espressionismo astratto (b) sta nel modo in cui
la realtà è rappresentata nella pittura. In (a) il dipinto è figurativo nel
senso classico, e presenta le cose come una foto della realtà: cioè i soggetti,
siano persone o scenari, sono rappresentati con dettagli realistici in modo più
riconoscibile possibile. In (b) c’è più immaginazione, più creatività, più
metafora coinvolta in quanto puoi rappresentare persone e scenari in varie
forme e/o colori, cioè non necessariamente riconoscibili come sono in realtà.
Al di là di questa differenza, credo che le questioni di struttura e
composizione, di semplicità e di eleganza nel design si applichino ugualmente
sia a (a) che a (b). Aggiungerei un altro aspetto comune sia a (a) che a (b):
il lirismo, l’espressione lirica del messaggio o dell’emozione che viene
trasmessa attraverso il dipinto. Credo che in termini assoluti tutti i dipinti
siano basati più o meno su una idea di struttura/composizione, da cui gli
artisti improvvisano e creerebbero le loro visioni. Dove potrebbe non esserci
una tale base comune potrebbero essere i movimenti artistici attualmente
emergenti come Art Brut, Outsider Art, Urban/Graffiti Art e forse alcune
interpretazioni dell’Arte Etnica. Perché secondo me queste tendenze di design
mirano essenzialmente a creare caos, a negare e distorcere le realtà, a
ripetere più e più dettagli che vengono definiti come spontaneità istintiva.
Devo dire che anche lì c’è la possibilità di mantenere una certa ‘eleganza nel
chaos’, cosa che purtroppo non tutti cercano di fare.  In questo contesto citerei anche alcune opere
di Picasso in cui i disegni sono così distorti che non le penserei come arte
Naif, e sicuramente non come arte spontanea che è stata così elogiata da
Picasso come vera creatività che è istintiva nei bambini. Ma anche in quelle
realtà distorte di Picasso, vedo la sua composizione e struttura di fondo, se
queste decisioni sono state prese prima e/o durante il suo processo di pittura,
dipende dall’artista e dai momenti pittorici.

Non sto dicendo che non apprezzo queste tendenze artistiche
di oggi. Ho provato più volte questi stili, ma alla fine ho cancellato il
dipinto e ho ricominciato la tela da capo. Perché? semplicemente non è il mio
stile, non mi identifico con esso perché il mio messaggio nella pittura non è
quello di trasmettere del caos “fabbricato”, disordine, distorsione e
tensione sovraccarica, e sicuramente non voglio usare l’arte per cercare
appositamente un’antitesi alla semplicità e all’eleganza. Certamente l’arte può
essere usata per descrivere gli aspetti ‘brutti’ che naturalmente esistono
nella realtà del mondo (esempio: Caravaggio), ma usare l’arte per creare
intenzionalmente della “bruttezza” non è una chiamata artistica per
me.

Gli elementi dell’arte sono colore, forma, linea, spazio e
consistenza. I principi dell’arte sono scala, proporzione, unità, varietà,
ritmo, massa, forma, spazio, equilibrio, volume, prospettiva e profondità.
Secondo la narrativa generale dipingere un dipinto astratto è un atto
spontaneo. Secondo me può essere un atto spontaneo nell’esecuzione, nel
processo di dipingere; ma in fondo fare un dipinto astratto richiede una
conoscenza del colore e del design e dei contrasti tonali, e sopratutto come
creare interesse. Per questo ultimo, ci vuole un’idea davvero chiara di ciò che
vuoi dire tramite il dipinto. Un dipinto astratto non può riguardare nulla.

In breve per me le decisioni sulla composizione e la
struttura di un dipinto (decisioni fatti prima o durante il processo di
pittura) non inibiscono la mia spontaneità artistica e creatività. In effetti
per me è una parte necessaria del processo estetico della pittura (soprattutto
se dovessi decidere su una composizione che intendo essere sbilanciata). È qui,
nella composizione e nell’espressione semplice di sentimenti senza cadere nella
sentimentalità, che trovo ispirazione da Piero della Francesco sebbene faccio
l’astratto figurativo.

 

Volare 190 x 34cm diameter, mixed media on wooden Doric style column

 

Nota: Questa foto è un collage di foto presi da diversi angoli per ricostruire una vista continua, unidimensionale della colonna dipinta. 

 

Il tema è ispirato alla famosa canzone Volare (cit. “Volavo più in alto verso il sole tra le nuvole nel cielo infinito. E il rumore laggiù non è più che un fiato di vento che passa tra gli alberi di qua e di là”) e al canto 11 del Purgatorio di Dante (cit. “Non è il mondan romore altro ch’un fiato di vento, ch’or vien quinci e or vien quindi, e muta nome perché muta lato”). L’opera era per esprimere il mio senso di totale libertà di essere me stessa avendo deciso di andare in pensione -per la seconda volta.  Per esprimere i miei sentimenti di luce, movimento e libertà, e per poter adattare bene il disegno alla rotondità della colonna, ho scelto di dipingere in stile futuristico, un movimento artistico italiano iniziato all’inizio del XX secolo. La colonna alla fine offre 2 immagine di una persona seconda a dove la guardi. Una persona è disegnata in stile figurativo più convenzionale, sollevandosi verso il cielo blu tra le nuvole sopra il verde. L’altra ‘persona’ è molto più metaforica in disegno, che ho ‘catturato’ per caso durante il processo di dipingere, si trova quasi sul lato opposto della colonna, sembra esser l’ombra dello stesso soggetto ora intuito nell’astrazione futuristica di luce e movimento. Per esprimere il movimento delle nuvole ho usato il design tradizionale orientale delle nuvole che si fonde perfettamente in questo stile moderno astratto del movimento.

In fine, ecco degli esempi di come ho lavorato col multimediale per la comunicazione dei vini che ho prodotto nell’azienda di famiglia a Bolgheri in Toscano. Ho ideato tutti i disegni e narrativi per creare un nuovo approccio visivo alla degustazione guidata dei vini, collaborando con un tecnico di animazione G.Ragazzini per farne dei video.  Ho fatto un libro fotografico intitolato ‘Storie di mani e di vino’ per celebrare il ruolo delle mani nel fare il vino, publicato in 2011, che si può trovare sull’ internet, o se no, posso anche inviare una versione digitale. 

 

Lavori con molte forme d’arte e materiali diversi, dalla
pittura alla fotografia, dalla scultura alla ceramica raku. C’è un filo
conduttore che lega queste pratiche nel tuo percorso creativo, o ogni mezzo
rappresenta per te un’esplorazione autonoma e distinta?

Queste diverse pratiche artistiche non sono azioni autonomi
e distinti per me. Sono esplorazioni legati ad un filo conduttore: la ricerca
della libertà, la spontaneità dell’espressione in piena consapevolezza che
spesso la forza comunicativa e l’eleganza visuale è nella semplicità del
disegno e della sua cromatica.

 

 

 

La tua esperienza nella viticoltura ha influenzato il tuo
percorso artistico, portandoti a esplorare il mondo del branding e della
comunicazione visiva per il vino. In che modo questo legame tra arte e vino ha
plasmato il tuo approccio alla creazione, sia in termini di materiali che di
tematiche?

 In effetti la mia
vita col vino e il conseguente bisogno di creare un marchio attraverso la
narrativa visiva mi hanno portato a fare molti progetti fotografici e video.
Anche qui ho applicato lo stesso approccio che uso per la pittura, vale a dire
esprimere emozioni con semplicità tenendo presente i principi estetici della
composizione delle immagini e la loro relazione reciproca con il narrativo.
Ovviamente è molto più facile e divertente scattare delle foto per catturare
rapidamente e istantaneamente lo spirito di un momento dell’azione. Per questo
motivo accetto volentieri di sacrificare i dettagli di precisione e la
perfezione di una posa, e preferisco usare un iPhone invece di una fotocamera
professionale tradizionale. La spontaneità di questa esperienza visiva mi ha
anche portato ad evolvere dalle idee puriste originali dell’ espressionismo
astratto che puntano sopratutto sulle forme e colori. Ho trovato che non
bisogna separare schiettamente l’arte astratto dall’arte figurativa, che i
dipinti astratti e figurativi non sono completamente disconnessi, perché anche
le forme astratte e i colori possono esser interpretati come rappresentazioni
figurativi della realtà. Con tale re-definizione dell’estratto mi sono
avvicinata agli approcci utilizzati nel movimento dell’arte concettuale
contemporanea, anche se non abbraccio pienamente l’importanza primordiale di
un’idea o di un concetto rispetto alla tecnica e all’estetica artistica. Così
per me è stata un’evoluzione naturale verso la pittura figurativa astratta usando
alcune idee dell’arte concettuale per esprimere i miei sentimenti sulla musica
e la natura, pensieri e domande sulla società o sull’esistenza. Basta esser
cosciente di non andare con il sentimento verso la sentimentalità eccessiva. 

Ecco 1 esempio di foto fatti durante la mia vita di vino.

 

 

 

 

 

 

Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue
opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionata?

Il mio processo di lavoro varia da pittura a pittura.
Generalmente tengo una lista di diversi temi, essenzialmente cose, musica e
idee che mi hanno commosso. Posso passare mesi a riflettere su diversi approcci
per esprimere le idee o emozioni provate. Poi, quando mi sento pronta, mi metto
a dipingere. Spesso finisco il dipinto in 1-2 giorni. Non mi piace ritoccare
troppo dopo, ma è successo che ho obliterato il dipinto per ricominciare la
tela da capo.

 

Preferisci lavorare in solitudine o trovi ispirazione anche
da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?

Lavoro sempre in solitudine.

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo
il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

Ho sempre visto i miei dipinti come i miei diari visivi e
così trovo importante dare loro un titolo appropriato. In questo senso sento il
bisogno di condividere con chi sta guardando il mio dipinto le emozioni che mi
hanno motivato a fare il dipinto nel modo in cui l’ho fatto. Così sto cercando
anche un feedback preciso e autentico dal pubblico, sopratutto dagli amici e
colleghi artisti, nel l’obiettivo di migliorare il mio processo creativo.
D’altra parte mi rendo conto che senza spiegare il perché e come ho fatto il
mio dipinto, e anche nonostante ciò, le altre persone possono guardare il
dipinto con una visione o un’interpretazione completamente diversa che può
anche riflettere delle intuizioni molto diverse e interessanti. La mia
osservazione dai musei, dalle art festival, dalle gallerie e mostre che ho
visitato e quelle in cui ho participato, è che in questi tempi di fretta e di
‘cortesia sociale’, il feedback all’arte esposta è riservato, consiste
generalmente di un silenzio o al massimo di un timido ‘mi piace’, cioè
l’equivalente del ‘like’ sul Facebook, e che sembra raro ricevere dei commenti
genuini dal pubblico.

 

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri
particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

Si, si tratta di “Scintille”, o “Ascoltando Sonata No.22 di Beethoven/ Sparks”  127cm x 152cm, mixed media su tela.

 

 

 

 

Questo dipinto è ispirato alla Sonata di Beethoven n. 22.
Con solo 2 movimenti, non è una sonata come le altri. Fino a recente, fu
considerata come una oddity, una stranezza. È una delle mie favorite. Per me
ascoltando la musica, il primo movimento (invece dell’ apertura lenta di
tradizione) è immediatamente tutto energia e fantasie, che illustro con delle
scintille dorate e rosse, insieme con i cerchi rossi, per un effetto di
improvvisato, quasi esplosivo. Il secondo movimento consiste di una composizione
moto perpetuo, cioè di flussi continui di note musicali che secondo me
suggeriscono la determinazione, la perseveranza che sono necessari per
mantenere il fuoco, la creatività in corso. Questo implacabile moto perpetuo
scelto da Beethoven è simbolizzato qui dalle colonne nere, disegni spontanei
con le forme e il nero persistente. È stato detto che la Sonata n. 22 era la
sfida di Beethoven contro la conformità alle regole, e anche contro i critici
negativi ricevuti sul suo approccio insolito. È come se ha detto: faccio la mia
musica a mio modo e non mi interessa se ti piace.

 

 

Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea?
Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

 

Ho diversi pensieri sul ruolo dell’arte nella società di
oggi.

1) mi sembra che oggi c’è una convinzione molto diffusa per
una maggiore libertà nell’arte creativa, mentre forse c’è meno attenzione
all’educazione artistica, specialmente all’arte moderna, e il risultato è una
maggiore tolleranza per qualsiasi cosa, quindi uno sguardo più generoso, meno
critico dell’arte, specialmente per gli stili contemporanei. Forse anche perché
l’arte astratto moderno non è convenzionalmente figurativa, e dunque
sembrerebbe tutto uguale se uno non parte da una piccola conoscenza di base? Se
questo è vero, si potrebbe rintracciare il problema alla ‘mancanza’ di
educazione artistica offerte o ancora di ‘qualità’ nelle opere

2) L’arte potrebbe servire allo scopo di evidenziare alcune
questioni nella società e/o nella politica, ma qui ho la preoccupazione che con
i rapidi progressi della tecnologia e del social network, le generazioni più
giovani stiano cercando dei riferimenti altrove. Sembrano non molto interessati
alla storia dell’arte, o tendono ad avere un apprezzamento più casuale e più
superficiale dell’arte, anche dell’arte classica.

3) Così dal punto di vista di un artista sento che l’arte di
oggi è diventata molto commercializzata, e la tendenza sembra essere piuttosto
per l’arte tipo poster, più pronte con impatto immediato e messaggio tipico ed
accettabile sul social (ref. urban art, art brut, graffiti art), che si
manifesta anche tramite la popolarità del tattoo.

 

Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come
artista e come le hai superate?

Nessuno problema finora 

 

 

 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneIn che modo hai deciso di presentare la tua arte
all’interno di questo percorso espositivo.

 

Ho scelto di presentare la mia arte all’Expò EVERLAND
ART” – PERCORSI DI RICERCA perché l’evento si presenta come “un viaggio
nell’intimità dell’animo, una scoperta dell’arte in costante evoluzione che
invita l’essere umano a esplorare il proprio sé più profondo.” Questo percorso
di ricerca, questo viaggio nell’intimità dell’animo, l’ho fatto in una vita che
si estende su 2 secoli, 2 millenni. In effetti ho vissuto diverse vite, andando
da nord a sud, da est a ovest e ritorno, senza lasciarmi condizionata nello
spazio, nello spirito o nel tempo. Durante quelle vite sono stato in continua
ricerca di quella parte di me che è autentica e creativa, la mia individualità.
Credo fermamente che tutti debbano trovare ed esprimere il proprio sé creativo,
e se l’espressione di questa creatività è arte, è tanto meglio. Ma non è
semplice: la società, con le sue regole e aspettative, spesso spinge verso la
conformità e la razionalità, dimenticando l’importanza della creatività. (A
proposito, sto scrivendo tutto quanto sopra nella mia autobiografia che sarà
pubblicata entro la fine dell’anno.)

 

Quali opere hai scelto di esporre? Ci puoi raccontare il processo
creativo che ti ha guidato nella loro realizzazione e se c’è un significato o
un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso di esse?

 

Il dipinto che participa all Everland Art Expò si chiama Il
Rifiuto: 70cm X 50cm, mixed media su tela.

 

 

 

Questo dipinto è ispirato al libro ‘L’uomo a una dimensione’
dal sociologo Herbert Marcuse, un libro scritto nel 1964 che parla dell’
attualità sociale e umana di oggi. Sto cercando qui di evocare un mondo in cui
il progresso tecnologico, anziché liberare l’uomo, lo imprigiona in una gabbia
dorata di falsi bisogni e desideri manipolati. E l’uomo, in una
rappresentazione quasi unidimensionale, sembra essere contento, anche se
arreso; ma allo stesso tempo sembra sognare qualcosa di diverso, forse la
libertà di volare via come l’uccello blu, e di evolvere e creare, qui
simbolizzato nel free disegno del fiore/nuvola rossi. In altre parole sto
cercando di dire che possiamo, proprio dobbiamo ripensare il nostro modo di
vivere per liberarci dal sistema in cui viviamo. Dobbiamo cercare il modo di
dire no alla società consumistica moderna che ci sta confondendo, chiudendoci
in un stato di ‘falsa’ felicità (Marcuse parlava di “euforia nella
infelicità”), e di dire no al progresso tecnologico e digitale che sta
ridefinendo cosa significa essere umano e vivere se stesso. E tutto questo
ognuno di noi può fare, a modo suo, senza drammatizzare o allarmare, ma con
consapevolezza, calma e determinazione. Il primo passo verso un mondo
alternativo deve essere un rifiuto delle immagini impiantati nella nostra mente
ma che non sono nostri. Poi, dobbiamo riscoprire il proprio sé e la capacità di
sognare, creare nuove immagini per un nuovo orizzonte
.

 

 

 

Il secondo dipinto che sarà presente su video all’Everland Art
Expò si chiama Rema La Tua Barca (Row your boat): 127 x 229cm, mixed media su
tela.

 

 

Il dipinto è ispirato da una canzone in inglese per bambini
che si chiama Row Row your boat, Rema Rema la tua barca, con il testo come
segue:

 

“Rema, Rema, Rema La Tua Barca,

Delicatamente giù per il fiume,

Allegramente, Allegramente,

La vita non è che un sogno.”

 

 

L’idea è che la barca è tutto ciò che ti occorre per guidare
la tua propria vita. E la vita non è che un sogno, basta sognare e vogare la
tua barca. Continua a sognare e osa vivere più di una vita. In effetti la vita
può essere molti sogni che verrebbero fuori nel tempo SE solo tu osi continuare
a sognare e realizzare i sogni. I sogni sono le idee e le passioni che hai nel
tuo cuore e nella tua mente che formano una sorta di linea rossa che ti spinge
e ti tira verso i prossimi passi.

Ogni sogno è come una barca: ci sali, la remi sull’acqua,
che sia fiume o mare, andando dove vuoi e il destino vuole, guidato da una
linea rossa di obiettivi, desideri. A volte ti arrendi lungo la strada. Ma
finché continui a sognare sali su un’altra barca e remi…Alla fine la vita
stessa è una barca, ognuno di noi è più o meno attrezzato per remarla sulle
acque. Con i tuoi sogni e con i tuoi viaggi in giro incontri altre barche,
altre persone (famiglia, amici, conoscenti o persone che si sono incontrate
solo una volta), e alcune di queste barche potrebbero viaggiare insieme a te
parte della strada o tutta la strada sul fiume della vita.

 

 

Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi
ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

Un progetto particolare su cui sto lavorando è di trovare il
mio modo di raccontare la storia millenaria di Roma, la città dove ho la
fortuna di abitare, oramai per quasi 10 anni in totale (che non mi bastano per
conoscere tutte le sue storie e culture). 

Ecco un esempio:

Ercole tra le rovine/Hercules among the ruins, 177 x 130cm,
olio su tela.

 

 

 

 

 

 

 

 

Contatti

 

 

Email  knguyen47@yahoo.com

 

 

 

 

 

 

 

 Khanh Nguyen

Nata in Vietnam nel 1947, è un’artista autodidatta con una formazione artistica iniziale presso il liceo francese di Saigon. Nonostante una profonda passione per l’arte, le convenzioni sociali dell’epoca l’hanno indirizzata verso un percorso accademico differente, portandola a conseguire una laurea e successivamente un Dottorato in Economia negli Stati Uniti tra il 1967 e il 1976. Tuttavia, l’arte è sempre rimasta una componente essenziale della sua vita. Ha continuato a studiare la storia dell’arte e a dipingere con costante dedizione, guidata dalla volontà di sperimentare e dall’istinto creativo che la spinge a esprimere emozioni e idee attraverso il colore e la forma.

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.

 

Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.

 

 

Invia la tua candidatura alla seguente email: gigroart23@gmail.com

 

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Interviste

Intervista a Maria Flora Cocchi: il suo percorso tra fotografia, simbolismo e materia.

L’ArteCheMiPiace – Interviste

 
 
Intervista a Maria Flora Cocchi: il suo percorso tra fotografia, simbolismo e materia.
 
 
 
 
 
 
di Giuseppina Irene Groccia |25|Marzo|2025|
 

Maria Flora Cocchi si distingue nel panorama artistico contemporaneo per la sua peculiare sintesi tra fotografia e intervento digitale, un linguaggio che le consente di esplorare la dimensione simbolica delle immagini. La sua formazione accademica, unita all’esperienza nel teatro come costumista e docente di storia dell’arte, ha contribuito a definire una ricerca visiva che si muove tra memoria, figurazione e rielaborazione concettuale.

La sua poetica si fonda sulla volontà di oltrepassare la superficie dell’immagine per rivelarne l’essenza più profonda. La “figurazione simbolica” da lei adottata trasforma il dato reale in pretesto per una narrazione più intima e stratificata, in cui il processo di post-produzione diventa un mezzo di espressione fondamentale. Ogni sua opera è una costruzione meticolosa, spesso arricchita da elementi materici che ampliano la dimensione espressiva del lavoro. Questo dialogo tra digitale e materia, tra tecnologia e tradizione, rende il suo linguaggio artistico innovativo e personale.

Il percorso artistico di questa artista è in continua evoluzione, come lei stessa afferma. Il suo lavoro attuale, dedicato alla figura femminile nella storia, riflette il suo interesse per la cultura e la società. Attraverso la sua arte, indaga il ruolo della donna nelle diverse epoche, combinando ricerca storica e sensibilità visiva per offrire una rappresentazione profonda e significativa.

La sua partecipazione a eventi espositivi come Everland Art conferma il valore della sua ricerca e l’importanza del confronto con altri artisti. La sua opera “Delicato equilibrio” affronta il tema dell’ecosostenibilità, sottolineando come l’arte possa essere veicolo di consapevolezza e responsabilità ambientale. Qui, la trasformazione del dato reale – tronchi d’albero reinterpretati attraverso la fotografia e l’inserimento di materiali naturali – si fa metafora della necessità di armonizzare sviluppo e conservazione.

 

 

 
 
 
 

Per comprendere meglio il suo percorso e il significato delle sue opere, è interessante esplorare le parole dell’artista stessa attraverso un’intervista che approfondisce le sue ispirazioni, le tecniche e la visione che guida la sua produzione artistica.

 
 
 

Puoi raccontarci come hai iniziato
il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti
ha spinto verso l’arte?

 

L’ arte mi ha sempre accompagnato nella mia formazione,
poi come docente di disegno e storia dell’arte e come costumista teatrale.

 

Qual è il
tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue
opere?

 

Prevalentemente
le mie opere tendono a far emergere e conoscere, attraverso una realtà iconica,
il senso più profondo del rappresentato …… l’oltre dell’ immagine, l’essenza.

 

Come
descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel corso del tempo?

 

La mia opera
è “Figurazione simbolica” dove l’immagine, il dato oggettivo è il pretesto
estetico per raccontarmi. Amo entrare dentro l’immagine per interpretarla,
cambiarla e assemblarla con altri contenuti visivi: il risultato è una EMOZIONE
VISIVO-DIGITALE.

 



 

 

La tua tecnica prevede un
meticoloso lavoro di post-produzione che trasforma la fotografia in qualcosa di
unico. Qual è il momento in cui senti che un’opera è davvero completa? Hai mai
la sensazione che potresti continuare a modificarla all’infinito?

 

Succede spesso che le mie opere
siano soggette a interventi di ampliamento espressivo; per questo inserisco
elementi materici per la loro valenza comunicativa.

Le mie opere sono un continuo
divenire di espressioni aggiunte.

 



 

 

Dopo anni come costumista e
docente, sei tornata alla fotografia con un linguaggio tutto tuo. Come è stato
questo passaggio e in che modo le tue esperienze precedenti hanno influenzato
il tuo modo di creare oggi?

 

L’accostamento alla dimensione
della fotografia ha avuto origine nella frequentazione di un corso fotografico
base. La mia curiosità innata, la fantasia compositiva e la cultura artistica
hanno fatto il resto.

 



 

 

Il tuo lavoro richiede una grande
fusione tra pensiero concettuale e abilità tecnica. C’è un aspetto che trovi
più stimolante e uno che, invece, ti mette alla prova ogni volta che inizi un
nuovo progetto?

 

Il
pensiero concettuale, che da significato ad ogni mia scelta del rappresentato,
fluisce in maniera spontanea e costruttiva dietro un semplice stimolo di
ricerca. L’aspetto che più mi mette alla prova, è la scelta tecnologica da
applicare.

 



 

Quali sono le principali fonti di
ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze
personali che hanno influenzato particolarmente la tua visione?

 

Fonte di ispirazione
sono i personaggi storici in generale, la mitologia greca e le principali
correnti artistiche.

 

Qual è il processo creativo che
segui per realizzare le tue opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei
particolarmente affezionato?

 

Sento di dire che il processo
creativo delle mie opere si allinea con la visione aristotelica del divenire.
Il punto di partenza è la realtà tangibile che si eleva a concetto, ad un
perché, che determina le scelte successive delineando un contenuto.

 



 

Preferisci lavorare su tela in
solitudine o trovi ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o
eventi d’arte?

 

Sicuramente i contesti collettivi
arricchiscono di impulsi creativi non trascurabili e appaganti. La
realizzazione, invece, del prodotto artistico, richiede concentrazione, ricerca
di informazioni e dettagli che preferisco svolgere in maniera autonoma.

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e
il pubblico? In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il
tuo lavoro?

 

Il pubblico riveste un ruolo molto
importante perché ogni osservazione e commento, mi restituisce l’esattezza
della mia proposta comunicativa.

 



 

 

C’è un’opera, tra quelle che hai
realizzato, che consideri particolarmente significativa per te? Puoi
raccontarci la sua storia?

 

“Bellezza negata” (2016) fa
riferimento al problema sociale del femminicidio. Ho costruito uno spazio
prospettico, ho inserito come simbolo femminile il volto di una scultura
“spaccato a metà” (la realtà). Il pavimento in basso è attraversato da una
striscia rossa come il sangue. Il prospetto, è una serie di quinte, dove quella
a destra contiene l’immagine dalla scultura intera il cui messaggio è: “è
possibile uccidere una donna, ma il suo ricordo rimane vivo nella memoria”.

L’opera è stata pubblicata in
“l’èlite” selezione d’arte 2019.

 

 

Come vedi il ruolo dell’arte nella
società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo
ruolo?

 

Penso che ogni forma di arte
contribuisca in maniera efficace e soggettiva a risvegliare e sollecitare
emozioni. Anche la mia, ho il piacere di constatare che sollecita emozioni,
risveglia competenze culturali passate, attualizzandole e ricollocandole nel
contesto odierno.

 



 

Quali sono le maggiori difficoltà
che hai affrontato come artista e come le hai superate?

 

La mia attività artistica è
partita da un bisogno intrinseco della mia persona a livello espressivo.
Sentivo la necessità di rappresentare ed esprimere i miei saperi e le mie
sensibilità. Non ho avuto alcuna difficoltà.

 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

 

La
partecipazione a mostre collettive permette e apre ad un confronto e
arricchimento reciproco.

 



 

In che modo hai deciso di
presentare la tua arte all’interno di questo percorso espositivo e quali opere
hai scelto di esporre? Ci puoi raccontare il processo creativo che ti ha
guidato nella loro realizzazione e se c’è un significato o un messaggio
particolare che volevi trasmettere attraverso di esse?

 

Il
titolo del percorso espositivo “EverlandArt” ha sollecitato in me il concetto
della difesa dell’ambiente e della custodia del creato. L’opera si intitola
“Delicato equilibrio” tra sviluppo e conservazione. L’oggi ci mostra come il
progresso dell’uomo, sicuramente positivo, deve comunque, tenere conto
dell’ambiente. Per la realizzazione dell’opera, mi sono ispirata a delle
sculture (realizzate in occasione di un evento artistico, “Icastica” ad Arezzo)
rappresentanti tronchi di albero con inseriti dei volumi realizzati in gesso
bianco. Una volta fotografati, li ho riportati, attraverso interventi
fotografici, al loro aspetto naturale; successivamente li ho collocati in un
prato che, con aggiunte di elementi materici quali cortecce, muschio etc.
contribuiscono a conferire all’opera un aspetto realistico con sottolineature
luminose personali.

 

Quali progetti o obiettivi hai per
il futuro? Ci sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

 

Il progetto a cui sto lavorando, riguarda
la figura femminile nella storia: la donna dal punto di vista estetico-formale,
sociale-antropologico, psicologico-domestico etc. la mia indagine parte
dall’Antico Testamento fino ai giorni nostri. Di ogni epoca ho scelto una
figura femminile che ha suscitato in me interesse, approfondito poi, da ricerca
e letture. La tecnica utilizzata è fotografia in post-produzione con
inserimenti materici.

 

 

 

 

 

 

Contatti

 

Email maria.cocchi@libero.it

 

 

 

 

 

 

 

Maria Flora Cocchi nasce e vive ad Arezzo. Docente di Disegno e Storia dell’Arte, ha ottenuto l’abilitazione anche in arredamento, scenografia e scenotecnica. La sua esperienza nel teatro, in qualità di costumista, l’ha portata alla pubblicazione de L’Abbigliamento nel volume Storia Comparata dell’Oreficeria, edito dal Centro Affari di Arezzo.

Nel corso della sua carriera, ha affinato la tecnica fotografica e ha esplorato nuovi linguaggi espressivi attraverso l’uso del digitale. L’incontro tra fotografia e computer ha rappresentato per lei una svolta creativa, aprendo nuove prospettive artistiche.

Questa passione l’ha condotta alla realizzazione di opere esposte con successo, ma soprattutto le ha permesso di confrontarsi con altre realtà artistiche, arricchendo il suo percorso e ampliando la sua visione figurativa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.

 

Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.

 

 

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Guillaume Apollinaire e i Calligrammi – Quando la Poesia si Trasforma in Arte

Guillaume Apollinaire e i Calligrammi

 

Quando la Poesia si Trasforma in Arte

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |21|Marzo|2025|

 

Immagina di sfogliare un libro di poesie e, invece di trovare righe ordinate di versi, ti ritrovi davanti a una Torre Eiffel fatta di parole, una pioggia di lettere che scende sulla pagina, una colomba che prende il volo in un intreccio di sillabe. No, non è un esperimento grafico contemporaneo, ma il frutto della mente di Guillaume Apollinaire, uno dei poeti più visionari del XX secolo.

Apollinaire non si limitava a scrivere: disegnava con le parole. Le sue poesie non erano solo suoni, ma immagini, forme, esperienze visive che rompevano gli schemi della scrittura tradizionale. Li chiamava Calligrammi, e con essi ha trasformato la poesia in una forma d’arte visiva, anticipando tutto quello che oggi vediamo nei poster tipografici, nelle grafiche pubblicitarie e persino nei post sui social media.

 

 

Apollinaire era un poeta, certo. Ma era anche un ribelle, un innovatore, uno che non aveva paura di mescolare i linguaggi. Frequentava Picasso, Braque, Matisse, viveva immerso nelle sperimentazioni cubiste e futuriste, e voleva portare lo stesso spirito nella poesia.

Perché la scrittura doveva rimanere prigioniera della riga dritta? Perché i versi non potevano seguire il movimento del pensiero, proprio come accadeva nella pittura cubista?

Così nacquero i Calligrammi, poesie che non si leggono solo con gli occhi, ma anche con lo sguardo. Le parole si dispongono sulla pagina in modo da evocare il loro stesso significato. La forma non è più un semplice contenitore, ma diventa essa stessa parte del messaggio.

 

 

 

 “Il pleut” (Piove) – La Pioggia di Parole

Immagina una finestra bagnata dalla pioggia. Ora immagina che quelle gocce siano parole, frasi sospese nel vuoto. “Il pleut” è una poesia dove i versi scivolano lungo la pagina in righe inclinate, proprio come gocce d’acqua. È malinconia pura, è un paesaggio visto attraverso un vetro appannato.

 

 

 

 

 “La Tour Eiffel” – La Poesia del Futuro

Una delle sue poesie più celebri prende la forma della Torre Eiffel. Parigi, la modernità, il progresso: tutto concentrato in una silhouette fatta di parole. È un omaggio alla città che amava, ma anche un modo per trasformare un’icona architettonica in un monumento letterario.

 

 

 

 

 

 

 “La Colombe et le Jet d’eau” (La Colomba e il Getto d’Acqua)

Qui le parole si intrecciano per dare vita a una colomba in volo e a un getto d’acqua. Un simbolo di leggerezza e fluidità, che racconta il movimento stesso del linguaggio.

 

 

 

 

“Lettre-Océan” – Onde di Parole

Un mare in tempesta, un caos di lettere che si dispongono come un flusso inarrestabile. In questa poesia Apollinaire sperimenta ancora di più, rompendo le linee, spezzando le frasi, giocando con gli spazi bianchi.

 

 

Pensaci un attimo: oggi siamo circondati da parole che diventano immagini. Dai font artistici che vediamo nei loghi, ai testi che prendono forme grafiche nelle pubblicità, fino ai post di Instagram che giocano con la tipografia. Apollinaire l’aveva già capito un secolo fa.

I Calligrammi non sono solo un esercizio di stile, ma un modo rivoluzionario di comunicare. Sono poesia che non si limita a essere letta, ma vuole essere vista e vissuta.

E forse, in fondo, il messaggio più grande di Apollinaire è proprio questo: le parole non devono mai stare ferme. Possono danzare, scivolare, esplodere, prendere forma. Basta avere il coraggio di lasciarle libere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Interviste

Fabry Art trasforma l’emozione in materia e il colore in linguaggio

 

Fabry Art trasforma l’emozione in materia e il colore in linguaggio

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |12|Marzo|2025|

 

Fabry.art, all’anagrafe Fabrizio Gentilini, si impone sulla scena artistica contemporanea con un linguaggio vivido e istintivo, in cui l’astratto diventa terreno di esplorazione e ricerca interiore. Il suo percorso, caratterizzato da una genesi spontanea e da un’autodidattica intuitiva, si rivela come una dichiarazione di libertà creativa, lontana dalle gabbie accademiche e dalle convenzioni precostituite.

Il suo lavoro si nutre di sperimentazione e di un uso disinvolto dei materiali, unendo tecniche diverse con un’abilità che spazia tra il caso e il controllo. L’iniziale fascinazione per la Pouring Art lascia presto spazio a una pittura più meditata, dove il gesto non è mai casuale, ma il risultato di un equilibrio tra emozione e progettualità. Fabry.art lavora la materia con un’attenzione quasi scultorea, avvalendosi di supporti inconsueti, dell’incorporazione di sabbia, gesso e resina, fino all’uso evocativo del caffè, che aggiunge un senso di vissuto alle sue opere.

Il colore, protagonista indiscusso della sua ricerca, non è mai semplicemente steso sulla tela, ma viene fatto scivolare, dosato, stratificato fino a costruire composizioni che sono riflessi dello stato d’animo dell’artista. I contrasti cromatici, le sfumature materiche e le finiture lucide contribuiscono a una narrazione visiva che rende un’interpretazione univoca, invitando l’osservatore a rallentare, a guardare dentro, a cogliere l’invisibile sotto la superficie del visibile.

La dimensione interiore è infatti centrale nella poetica di questo artista. Il suo sguardo non si sofferma sul caos esterno, ma si rivolge verso l’introspezione, verso la ricerca di uno spazio personale in cui il tempo e il silenzio assumono valore. Ogni opera è il risultato di una tensione tra il bisogno di esprimere e la necessità di ascoltare il proprio sentire. Questa visione si traduce anche nel rapporto con il pubblico: le sue opere non cercano una comprensione immediata, ma aspirano a suscitare domande, a stimolare una riflessione che vada oltre il semplice impatto estetico.

‘Il sorriso della luna’, opera selezionata per l’evento ‘Everland Art – Percorsi di ricerca’, rappresenta un momento di sintesi e maturità nel suo percorso. L’artista costruisce un’opera densa di significato, dove il dialogo tra forma e materia assume una valenza esperienziale, e la superficie diventa luogo di stratificazioni visive e tattili. La scelta cromatica, calibrata e mai arbitraria, si fa portatrice di un messaggio di evasione, di sospensione temporale, di rivelazione interiore.

 

Fabry.art si muove in un territorio in cui l’arte non è mai statica, ma è un viaggio continuo, un interrogarsi incessante sulle possibilità espressive della materia e sul rapporto tra emozione e forma. Se il futuro del suo percorso sarà segnato da ulteriori sperimentazioni e nuove contaminazioni stilistiche, una cosa appare chiara: la sua pittura continuerà a essere un’estensione autentica del suo sentire, un riflesso sincero di quel dialogo silenzioso tra l’artista e il proprio mondo interiore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Puoi raccontarci come hai iniziato il
tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha
spinto verso l’arte?

 

Be’ posso
dire che nella mia famiglia non sono l’unico ad essere portato verso ciò che si
intende per arte, ce lo abbiamo un po’ nel sangue.

Quello che
posso affermare con certezza è che sono stato l’unico ad appassionarmi in
maniera concreta, più seriamente se così si può dire.

Questa mia
attitudine è emersa in maniera palese durante l’isolamento dovuto al Covid , in
cui , nostro malgrado, avevo a mia disposizione una tra le più importanti
risorse, il tempo.

Pur non
avendo mai intrapreso studi specifici, la creatività e la manualità non mi sono
mai mancate infatti la pittura non è il mio unico modo di esprimermi. (Sbircia
sul mio account Instagram.)

All’inizio
ero interessato alla Pouring art, tecnica che consiste nel versamento di colori
mediante alcuni strumenti come ad esempio una tazza, piuttosto che un colino
per la pasta o addirittura con il phon per capelli, al fine di ottenere motivi
e mix di colori casuali ma molto interessanti.

Ma questa
tecnica non mi rispecchiava, non riuscivo ad esternare quello che avevo dentro,
cosicché pian piano la abbandonai per progetti più comunicativi ed
interessanti.

 

Qual è il tema o il messaggio principale che
cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

 

Non ce n’è uno
specifico.

Dipende dall’opera.

Dipende dalla
circostanza, dal mio stato d’animo in quel preciso momento.

Dipende da quello che
vorrei avere in quel momento ma che mi manca. Per esempio più tempo, più libertà,
più silenzio, più rispetto tra le persone.

La mia attenzione è per
il più delle volte rivolta all’ interno di me.

Quello che c’è fuori
ormai posso dire che lo conosco, e per lo più è caos.

Travolti dalla routine
della quotidianità e inseguendo falsi ideali mi sembra che ci stiamo un po’
perdendo perché diamo eccessiva importanza a cose che secondo me, tutta questa
importanza non ce l’hanno d’altronde Einstein in proposito disse ‘ Non tutto
ciò che può essere contato conta, e non tutto ciò che conta può essere
contato’.

Rallenta e guarda
dentro.

Questi sono i valori
che voglio comunicare a chi guarda le mie opere.

 

Il tuo stato d’animo guida la tua arte:
come influenzano le emozioni il modo in cui scegli colori, tecniche e materiali
per le tue opere?

 

Le emozioni
sono fondamentali, sono tutto. Un’emozione è quello che voglio trasmettere,
come quando mangi una cosa gustosissima che guardi con gli occhi, senti con il
naso e assapori con la bocca.

L’emozione è
l’ispirazione.Mi fa capire ciò che voglio rappresentare ma la tecnica da
adottare e la scelta dei colori è una progettazione accuratamente studiata che
non lascia niente al caso e che riesca a rappresentare l’opera nella maniera
più appropriata possibile.

Altre volte
invece capita che sia l’intuito e la sperimentazione a guidarmi, come in questo
caso specifico.

La scelta del
supporto, legno piuttosto che tela, impatto visivo, quindi sabbia e gesso per
un effetto di maggior rilievo, l’uso del caffè per mettere i colori in contrasto
e la resina epossidica come finitura.

Devo dire che
mi sono molto divertito, perché ho messo in campo tutte le mie competenze ed ho
sperimentato.

 

 



 

 

Sperimentare e mescolare tecniche è una parte
fondamentale del tuo processo creativo. C’è una combinazione di materiali o
stili che ti ha sorpreso particolarmente per il risultato ottenuto?

 

 

Be’ si come
dicevo questo lavoro è stata per me una splendida sorpresa.

Rispetto ad
altri lavori che ho realizzato in maniera più canonica, questo astratto è stato
per me una piacevole scoperta, quasi una rivelazione proprio per la mescolanza
di materiali e di tecniche usate che mi hanno condotto al di là delle
convenzioni, oltre la mia zona di confort. Potrei dire che ho osato e
l’esperienza è stata di mio gradimento.

 

 

Qual è il processo creativo che segui per
realizzare le tue opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente
affezionato?

 

La meditazione mi aiuta
molto.

Mi permette di
processare le idee e le intuizioni, al fine di disporle in maniera coerente per
poter mettere in pratica ogni successivo step indispensabile alla realizzazione
dell’opera.

 



 

 

Preferisci lavorare su tela in
solitudine o trovi ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o
eventi d’arte?

 

Lavoro da solo.
Assolutamente.

Non essendo
questa la mia attività principale, almeno per il momento, per lo più lavoro la sera,
quando tutto tace, quando le mie principesse (mia moglie e la nostra bambina) riposano.
Allora mi godo il momento, perché è solo mio e mi dedico a quello che mi piace fare.
Dipingere. Si fa tardi in un attimo.

Dagli eventi
collettivi si prendono comunque suggerimenti, ispirazioni, si fanno conoscenze
con altri artisti. Li trovo molto utili e stimolanti perché è sempre  un momento di confronto tra menti pensanti.
Penso che siano indispensabili per la crescita di un artista.

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico?
In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

 

Il modo che ognuno di
noi ha di esprimersi attraverso l’arte è soggettivo.

L’arte può essere
compresa oppure no. Il pubblico, e parlo dei non addetti ai lavori quindi della
massa, guardano la foresta ma non vedono gli alberi.

Come fai a spiegare
Pollock ad una persona comune!

Quindi alle persone
piace quello che c’è in superfice, quello che vedono, non quello che c’è sotto
i colori. E il messaggio rischia di rimanere in secondo piano.

Sei fortunato se
qualcuno ti chiede spiegazioni, che vanno oltre il visibile!

Detto questo, senza
voler sminuire o mancar di rispetto a nessuno, per quanto mi riguarda, le critiche
sono sempre ben accette.Servono a migliorarsi e a crescere, ma il percorso
artistico appartiene solo all’artista e a lui soltanto.

Sarebbe sbagliato
lasciarsi influenzare dalle reazioni del pubblico.

Paradossalmente
Cattelan ha venduto una banana attaccata con lo scotch per qualche milione di
euro.

Quindi è vero tutto e
il contrario di tutto.

 

 

 

 

 

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che
consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

 

Direi importante e
significativa. E’ una di quelle alla quale tengo maggiormente.

Accadde lo scorso anno
in occasione della mostra ‘Le Magie dell’Erotisme’ presso la galleria ‘Il
Leone’.

Quando Claudia mi
propose di partecipare alla mostra inizialmente rifiutai. Non era un soggetto
che rientrava nelle mie corde ….. non mi interessava.

Qualche giorno dopo,
mentre aprivo il cassetto del comodino per indossare una maglietta, ma ne
trovai una davanti, ma non una a caso. Era una maglietta che raffigurava un
disegno di Milo Manara intitolato ‘La Prudenza’.

Rimasi attonito quasi
sbigottito perché non mi ricordavo nemmeno di averla, ne dove l’avessi
comprata, e neppure da quanto tempo fosse lì. Ma era lì e chissà da quanto
tempo forse solo in attesa di riemergere per quella circostanza.

Interpretai questa
accadimento come un suggerimento e ne fui talmente colpito che decisi di
raffigurarla.

La cosa più significativa
fu che man mano che la disegnavo mi innamoravo di lei, del suo sguardo
penetrante, della sua espressione ammiccante, delle sue linee sinuose.

Mi presi una cotta per
quella ‘ragazza’ mi batteva il cuore mentre la dipingevo e ancora oggi quando
ci passo davanti non posso fare a meno di toccare il quadro.

Di sfiorare lei.

Non so se considerarmi
un folle per questa cosa!

 



 

 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

 

La spinta che mi ha
indotto a candidarmi è stata quella di capire se potevo essere all’altezza di
un evento di rilievo come questo.

Una sfida lanciata a me
stesso.

E devo dire che il
fatto di essere selezionato mi ha galvanizzato parecchio, ma partecipo comunque
senza particolari aspettative personali perché di rado va come ci aspettiamo
che vada, per la precisione mai. Anche la vita non la affronto più facendomi
delle aspettative, ma cerco di pendere sempre il meglio da quello che viene

Vado invece con la
certezza di arricchire il mio bagaglio di esperienza, ti tornare a casa più
ricco di amicizie, di conoscenze e il confronto con altri artisti non può che
essere di reciproco vantaggio. Questa è la cosa più bella secondo me.

 

In che modo hai deciso di presentare la
tua arte all’interno di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di
esporre? Ci puoi raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro
realizzazione e se c’è un significato o un messaggio particolare che volevi
trasmettere attraverso di esse?

 

 

L’opera che esporrò ‘Il
sorriso della luna’ è la prima di questo genere che preparo ed ha richiesto uno
studio accurato di forme, colori, ed equilibrio.

Sicuramente proprio
perché i miei sforzi sono stati premiti che sento delle vibrazioni positive per
questo evento.

Il percorso che ha
portato alla realizzazione di questa opera ha richiesto l’uso di tutte le mie
competenze.

L’uso delle sabbia e
del gesso per conferire un aspetto più materico alla superfice che avrebbe
accolto il colore, permette anche di sostenere una esperienza tattile
dell’opera. L’uso del caffè conferisce un aspetto vissuto, a questo lavoro che
vuole essere non nuovo, non appena fatto, ma con una storia da raccontare.

La scelta dei colori,
del rosso violaceo del giallo ocra, del vermiglione in contrasto tra loro ma
che si amalgamano in maniera coerente, rendono questa opera diversa da tutto
quello che ho fatto finora.

L’uso della resina
epossidica per la finitura, dona quel punto di luce in contrasto con i toni dei
colori più scuri al di sotto di essa.

‘Il sorriso della luna’
è una via di fuga.

Dedicato a tutti quei
momenti ordinari vissuti in posti straordinari.

A quei rari momenti in
cui ‘Sei Tu’……

Solo Tu e basta.

 



 

Quali progetti o obiettivi hai per il
futuro? Ci sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

 

Mi piacerebbe
approfondire il tema dell’astratto, ma anche perfezionarmi nel figurato ed
esplorare tematiche di attualità che riguardano il mondo di oggi e di quello
che verrà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Contatti

 

Email fab.gent69@gmail.com

Facebook Fabrizio Gentilini

Instagram fabry.art.design

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fabry.art.design è un artista contemporaneo che ha fatto dell’esplorazione materica e cromatica il fulcro della sua ricerca pittorica. Il suo percorso artistico nasce in maniera spontanea, spinto da un’urgenza espressiva emersa con particolare forza durante il periodo di isolamento dovuto alla pandemia. Pur non avendo intrapreso studi accademici specifici, ha affinato una sensibilità estetica che lo porta a sperimentare senza limiti, mescolando tecniche, materiali e supporti in un processo creativo sempre in divenire.

Inizialmente attratto dalla Pouring Art, si è poi allontanato dalle logiche casuali di questa tecnica per sviluppare un linguaggio più strutturato e personale. L’astrazione rimane la sua dimensione prediletta, un territorio in cui emozione e gesto pittorico si fondono in composizioni intense e vibranti. L’uso di materiali non convenzionali, come la sabbia, il gesso, il caffè e la resina epossidica, conferisce alle sue opere una forte dimensione materica, arricchendole di suggestioni tattili e visive.

Fabry.art.design lavora prevalentemente in solitudine, nella quiete della notte, quando il silenzio gli permette di immergersi completamente nel processo creativo. La sua arte nasce da un’esigenza intima, dalla necessità di tradurre in immagini le proprie emozioni e riflessioni. I suoi lavori si configurano come inviti all’introspezione, suggerendo una pausa dalla frenesia del quotidiano per riscoprire il valore del tempo e della percezione interiore.

Attualmente, è tra gli artisti selezionati per ‘Everland Art – Percorsi di ricerca’, un evento espositivo organizzato dall’Associazione Culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio in collaborazione con la Galleria d’Arte ‘Il Leone’, dove presenta ‘Il sorriso della luna’, opera che segna un importante punto di svolta nella sua evoluzione artistica. Il suo obiettivo è continuare a esplorare il potenziale espressivo dell’arte astratta, senza precludersi incursioni nel figurativo e in tematiche di attualità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Interviste

Teresa Saviano – tessere emozioni e scolpire pensieri attraverso la bellezza e la riflessione

  L’ArteCheMiPiace – Interviste

 

 

 

 

 

tessere emozioni e scolpire pensieri attraverso la bellezza e la riflessione

 

Teresa Saviano

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |11|Marzo|2025|

 

Teresa Saviano, figlia di Posillipo e della lava del Vesuvio, è una tessitrice di mondi. La sua arte non è mai statica, ma un fluire incessante di forze contrastanti, un incontro tra le radici ardenti della sua terra natale e la frescura cosmopolita che Parigi le ha donato. Ogni sua opera è il risultato di un alchimia silenziosa: il tessuto, nelle sue infinite varianti, diventa sostanza vivida, trasformandosi in un linguaggio che non teme di essere ambivalente, sfuggente e mai definitivo.

La sua storia è quella di una ricerca incessante, di un’emozione che prende forma attraverso il contatto con il materiale, modellandosi sotto le mani con una gestualità che proclama l’istinto e la riflessione. Teresa non si piega a un solo stile, ma afferra il filo dell’arte tessile con un’energia che rompe gli schemi con una forza inarrestabile.  il collage di stoffa, l’incollaggio di cuoio, l’utilizzo di tecniche non ortodosse come la fotocopiatrice a getto d’inchiostro sul tessuto, sono segni di un’arte che respinge i limiti e abbraccia l’ibridazione, la contaminazione.

Ogni sua creazione diventa un racconto, una narrazione fatta di contrasti: il cuore e l’occhio, il paesaggio e il ritratto, l’apparire e l’essere. Ogni opera è un grido muto di storie mai raccontate, mai concluse. Con una lucidità critica che va oltre il semplice atto estetico, Teresa esplora le profonde fratture del nostro tempo, in un dialogo con il pubblico che è sempre e comunque un confronto. Non sono solo i materiali a parlare, ma la loro storia, il loro passato, il loro destino di essere trasformati.

Le sue opere non si lasciano incasellare, non appartengono a una scuola né a una tendenza, ma sono la materializzazione di una ricerca che scava nel profondo delle contraddizioni del nostro mondo. La sua arte è disposta a fare i conti con la solitudine della creazione, ma non rinuncia mai alla critica, al confronto con la società, con l’universo femminile, con le sue memorie e le sue trasformazioni.

In un tempo in cui il linguaggio dell’arte si frantuma, perde coerenza e forma, Teresa Saviano ci offre una visione che si fa esperienza tangibile, una sinfonia sensoriale che pulsa di emozione. La sua arte, potente e al contempo delicata, eleva ogni filo, ogni piega, a manifesto di una bellezza che non si accontenta di essere soltanto apparenza, ma si trasforma in pensiero, sfida intellettuale e ricerca incessante di verità.

 

L’intervista a Teresa Saviano ci porta nel cuore della sua arte, un mondo in cui il tessuto diventa materia  e la creatività non ha confini, ma si nutre di emozioni, intuizioni e contrasti tra il passato e il presente, tra la sua terra natale e la città che l’ha adottata.

 

 

Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso
artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso
l’arte?

 

L’arte mi accompagna da che ho memoria, mio padre amava
spennellare e credo che per emulazione ciò mi abbia spinto a familiarizzare con
il pitturare, la curiosità che mi è caratteristica hanno fatto il resto. Ho
sperimentato il disegno, l’acquarello o la pittura già da bambina, ma perdevo
presto interesse. Poi per soddisfare il mio bisogno creativo ho sperimentato
nuovi metodi meno ortodossi e limitativi finché
ho avuto il colpo di fulmine per i tessuti.

Una frase mi rappresenta: la maniera in cui organizzi la
materia, rende gli oggetti vivi … 

È esattamente ciò che provo ed in più, il tessuto “mi
parla” ancor prima che io sappia cosa farne

 

 

Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di
comunicare attraverso le tue opere?

 

Non ho un tema o un messaggio o per meglio dire, non uno
soltanto!

Sono una chiacchierona nella vita e l’arte è un linguaggio
che parlo con la stessa disinvoltura. Per questo posso avere molti messaggi ed
altrettanti temi.

 

 

 

 

Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è
evoluto nel corso del tempo?

 

Non sapevo nemmeno di avere uno stile finché ho scoperto che
c’era una corrente alla quale potevo essere associata : la fiber art. 
In realtà non sento di associarmi allo  stile se non per utilizzazione del tessuto. Ho avuto modo di visitare varie esposizioni di grandi
artiste della textile art ma, pur ammirandone il lavoro, non mi donano alcun
senso di appartenenza. Non tesso le fibre, lo associo, i pezzi si uniscono e
prendono forma talvolta in uno stato di estraneità a me stessa e a tutto il
resto che mi circonda se non alla realizzazione di un quadro. Ultimamente ho
associato ai tessuti del cuoio, modellandolo a caldo, cosa che mi soddisfa per
dettagli che ho voglia di evidenziare.

 

Nel tuo lavoro, il tessuto diventa memoria, relazione e
narrazione. C’è un materiale o un tipo di tessuto che senti particolarmente
affine alla tua storia personale o al tuo percorso artistico?

 

Difficile dire quale “figlio” si ami di più. Tutti sono amati differentemente ma con la stessa intensità.
Tutti mi parlano di ciò che possono diventare, mi affascinano mi stimolano. 
Trasformare materiali semplici in opere dense di significato
è un tratto distintivo della tua arte. 

 

 

 

Quanto è importante per te l’aspetto
manuale e artigianale nel processo creativo, e come si intreccia con la tua
ricerca concettuale?

L’importanza della manualità nella mia vita, come nell’arte
è la conditio sine qua non. 
Io tocco prima con gli occhi, l’immaginazione proietta le
possibilità ipotetiche legate alla materia, le mani fremono nell’attesa del
tocco del taglio della sensazione
  fresca
e sgradevole della colla,
  dell’emozione
della resa. Tutto e legato ai sensi. Tutto è pathos.

 

Il tuo percorso unisce Napoli e Parigi, due città ricche di
storia e cultura. In che modo questi due mondi influenzano la tua poetica e il
tuo approccio all’arte tessile?

 

Mi sento talmente
impregnata di napoletanità, che ho idea di essere  un ossimoro vivente, eppure, Parigi è casa. Guardo il cielo blu e mi sento felice !  e questa felicità che assorbo dalle finestre
del mio minuscolo appartamento sottotetto, lo trasmetto sulle opere nei tessuti
in tutto ciò che tocco come un Mida. Ma le mie origini vesuviane tra mare e
vulcano
  vengono in superficie e si
mescolano prepotentemente au ciel bleu de Paris. Ecco, così è come sono e così
è come sento.

 

 

 

 

Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo
lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato
particolarmente la tua visione?

 

La mia principale fonte di ispirazione sono i tessuti, i
fili, le infinite possibilità di mescolanza. Quando entro in un negozio di
stoffe, cerco di concentrarmi sui bisogni che mi hanno spinto li, devo forzarmi
ad una scelta di criterio, violentarmi per non comprare tutto, filare alla
cassa a testa bassa senza più guardare i rotoli
   ammonticchiati gli uni sugli altri  promessa di possibilità meravigliose,  per pagare ed uscire! È difficile spiegare come tutto ciò che vedo solleciti la
mia immaginazione, è come essere in mezzo alla folla ed essere chiamata da
tutte le parti ! Non è piacevole. DEVO uscire ad un certo momento perché sto
male. Poi fuori comincio a chiedermi se non avrei forse dovuto prendere il blu
anziché il rosso o entrambi … sono gli strascichi del malessere. Mi ci
vogliono dei giorni per ritornare alla “normalità “. Nel frattempo
che “l’adrenartina” si abbassa, confido al registratore tutte le mie
idee, altre le scarabocchio su pezzetti di carta che attacco un po’ dappertutto
” per non dimenticare!!

Caravaggio è un dio del pennello Edward Hopper ne è il poeta ma spinta alla riflessione per la tua questione, mi viene
fuori un ricordo ed una risposta: Antonio Ligabue (se vuoi il ricordo devi
porre la domanda ! Ah ah ah ah !!! )

 

Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue
opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?

 

La creazione è già “creata” nella mia testa quando
comincio a realizzarla. Naturalmente, nel pieno rispetto delle mia incongruità,
comincio in un modo e finisco con altro, ma senza rancore per ciò che era in
principio perché è ciò
  che mi emoziona
il finale. 
Parlare di rituali è un po’ complicato perché io sono una
“esuberante di energie” ed ho bisogno di canalizzarle tutte in varie
direzioni nello stesso arco di tempo. In breve significa che, mentre comincio a
dare posizione alle sagome di un quadro mi ricordo che ho un pezzo di stoffa
argento che sarebbe perfetto come vestito di cerimonia e vado a prenderlo per
cominciare a realizzarlo, però si da il caso

che ho in mente un nuova opera per cui ho bisogno di realizzare delle
sagome e quindi comincio un momento a portarmi avanti… poi ritorno indietro
al mio lavoro iniziale e mentre lo osservo e rifletto rifaccio un attimo il
letto poi vado ad attaccare qualche pezzetto… e mi sono fatta pure la rima
per farmi il verso !! In breve confesso pubblicamente di essere una
multifunzionale compulsiva e che li è impossibile fare una cosa alla volta:
almeno tre !!

 



 

Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi
ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?

 

Per carità! Sola. Silenzio.Questa la condizione ideale.

Magari ascoltare della musica, ma il mio fare deve essere
contestualizzato in un suono di fondo

che scelgo io! Dunque  o il
silenzio ovattato dei miei tappi per le orecchie o le cuffiette per la musica.

 

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo
il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

 

Secondo il mio concetto di arte, (è arte ciò che emoziona
n. d. r.) il ritorno del pubblico è essenziale!
 Come sostenevo prima, si
tratta di un dialogo senza il quale l’opera è un monologo sterile. Come
per ogni linguaggio, il dialogo è piacevole… purché non sia interpretativo
di arzigogolate spiegazioni di un non detto e non contestabile messaggio
nascosto. Sono dunque più sensibile (come all’orticaria!)
  ai critici d’arte con diritto di vita e morte
di un’/un artista.

 

 

 

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri
particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

 

Positano. Positano è il mio luogo del cuore. Sono nata in giugno ed a luglio passavo lì le mie prime
vacanze 
Per decenni, finita la scuola si partiva!

Per me era libertà, quella che non avevo a casa da genitori
molto rigorosi che però diventavano abbastanza permissivi nel villaggio di
mare. Via le scarpe io e mio fratello scorrazzavamo liberi a piedi nudi fino a
settembre! 
Eravamo un po’ le mascottes del nostro quartiere, come parte
di loro e questo rendeva speciali le nostre vacanze. Di più, il nostro vivere
lì mi faceva sentire positanese ed io adoravo essere parte di questo luogo. 
Questo luogo però sfugge ad ogni regola di riproduzione. Non
ho mai visto o letto qualcosa che non diventasse banale ai miei occhi o
all’udito. Persino Goliarda Sapienza (Rendez-vous a Positano ed. Il tripode n.
d. r.) non riesce a restituirmi il luogo.

Forse le opere di Ottavio Romano o di Athos Faccincani, ma
troppo ombroso l’uno e sbrilluccicante l’altro. Sono visioni, sono emozioni che
gli artisti cercano di restituire.

Il mio quadro è naïf, senza profondità, le scale accentuano
la
  verticalità del luogo, eppure sento
un centro di attrazione che mi emoziona profondamente e dona spessore e vita a
suoni e sapori. 
Al centro del quadro io sono nella chiesa e sento l’odore
dell’incenso, guardo il mare dalla finestra, sento il cicalio di linguaggi che
si mescolano, dono felice ed ho solo voglia di andare a tuffarmi

 

Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea?
Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

 

Un triste ruolo. Povero. Come i linguaggi decostruiti dei
giovani che ricordano le interruzioni sulla linea durante una telefonata.
Eppure nella brevità di sillabe acronime c’è un flash 
uno spot che si illumina e questo è di nome e di fatto un
linguaggio. Nuovo. Moderno. 
Tutte queste metafore per dire che nella neobabele dell’arte
è quasi impossibile trovare una voce guida. 
Ho l’abitudine di essere chiara e diretta belle mie
espressioni cosa che trasmetto anche nelle mie opere ma non per questo immagino
di avere più rilevanza di altri.

 

 

 

Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come
artista e come le hai superate?

 

Accettarmi come artista che mi sembrava di una arroganza
senza pari! Ho dovuto analizzare a fondo e lungamente i miei sentimenti, le
mie insicurezze fino a pervenire ad una presa di coscienza che ancora oggi mi
sorprendo a mettere in discussione! 
Ma insomma, sono un’artista… credo.

 

 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e
quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi
possano  arricchire il tuo percorso
artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

 

Ho una totale fiducia nelle capacità della curatrice Maria
di Stasio
, ho già collaborato con lei in passato in occasione dell’ evento “Visioni” (Expo presso il tempio di Pomona –
Salerno n. d. r.) e mi intrigava “Percorsi di ricerca”. 
E quindi ho ricercato ed eccomi pronta alla nuova avventura!!

 

 

 

In che modo hai deciso di presentare la tua arte all’interno
di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di esporre? Ci puoi
raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro realizzazione e se
c’è un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso
di esse?

 

Parteciperò a questa esposizione con due opere simbolo del
mio lavoro. 
Un’opera sarà presente realmente l’altra virtualmente.

Nel primo caso ho elaborato ulteriormente un progetto che
avevo già realizzato in passato poi ne ho cominciato un altro
  pervenendo dopo varie modifiche alla
realizzazione finale.
  

Tutto questo preambolo per introdurre Ma Lisa se démasque.

 

 

Nella realizzazione del quadro ho sperimentato l’utilizzo
della fotocopiatrice a getto d’inchiostro… tieniti forte! …. sul tessuto!! Ho avuto mille pene perché la fotocopiatrice non voleva obbedire ai miei
bisogni ma  sono pervenuta dopo non poche
difficoltà a pezzi di tessuto impressi che ho dovuto incollare come toppe

Primo elemento: la copia

La copia del quadro della Gioconda che decido di truccare
con veri prodotti per il maquillage.

Il risultato è stato intrigante ed emozionante

Questo sguardo mi parla mi osserva tra dolcezza e derisione

Sono io che l’ho fatto così

Poi le ho dato i capelli: gonfi folti0! Ed una camelia
rossa nei capelli per essere un po’ Carmen un po’ Dame aux Camélias.

 

Secondo elemento: l’apparire e l’essere 

Infine la povera Lisa abbassa la maschera per dare libera
interpretazione ma sorniona conserverà il suo essere segreto.

La maschera e stampata a bassa  risoluzione di inchiostro su carta
fotografica come la mano da cui spiccano le unghie laccate (vero smalto ça va
sans dire!!
 ) 

Terzo elemento: la maschera

 

 

 

 

FEMINA FEMINAE LUPUS é un manifesto, un messaggio manifesto in cui evidenzio la
assenza di sorellanza
  tra donne. Ho
trasformato il famoso homo homini lupus (letteralmente l’uomo è un lupo
 per l’uomo) perché se è vera la versione
originale diretta all’uomo inteso come intera umanità, avevo bisogno, volevo
scendere nello specifico in seguito a molte riflessioni durate negli anni

Osservando il manifesto, realizzato su  polistirolo cartonato un po’ rovinato dal
tempo per donare l’impressione degli strati di manifesto che si scollano dal
muro.

Le mani sono fotocopie di mani tratte da opere  famose ben esplicite nella  loro gestualità. (non svelerò le fonti)
Ognuna ha un solo 
occhio come se fosse cieca dall’altro ed ogni occhio è
realizzato con tecniche differenti. C’è un po’ di tutto: disegno, carta, stoffa e pittura acrilica.

Una follia lo so!

 

Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi
ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

 

Il progetto a cui sto lavorando e che mi occupa a tempi
alterni, è legato alla riflessione dell’influenza della religione nel mondo
laico. Io sono atea agnostica e anticlericale ma mi rendo conto a che punto i
simboli della religione o in generali delle religioni, siano presenti in un
mondo che si definisce senza dio.

 

Per esempio “dio mio!” è una espressione innocua
di invocazione che è sulla bocca di tutti… pertanto è una invocazione ad una
entità superiore. Ecco. Io sto lavorando su questi simboli; alla fine avrò
decine di tele e mi toccherà farne una mostra ! E che tu torni ad intervistarmi
!! Ce la farò ?

 

“Che dio mi aiuti”! 

 

 

 

 

 

 

Contatti

 

Email sarterre@gmail.com

Facebook Teresa Saviano

Instagram teresa.saviano.art

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Teresa Saviano 

Nata a Posillipo cresciuta con i piedi nel lapillo
vesuviano, Teresa Saviano si identifica negli opposti di acqua e fuoco.  La sua carriera artistica comincia tardi, in terra
francese,  dove ha cominciato a dedicarsi
alla creazione di opere materiche accostandosi immediatamente all’Arte tessile. I suoi soggetti variano dai grandi cuori ai piccoli occhi
passando per ritratti e paesaggi; ognuno è rappresentato attraverso la tecnica
del collage di tessuti e fili reperiti negli stockage delle grandi firme del
settore internazionale. Tutto nasce per caso ed il passo è breve dalla prima
commissione-realizzazione alla prima esposizione virtuale nel 2023 (Expolatinadearte-Colombia). Segue il Primo premio della Biennale du Arte contemporanea
di Salerno
nella sezione arte ecosostenibile nello stesso anno.

Partecipa a varie
esposizioni sull’egida del maestro Giuseppe Gorga. Tra cui l’Expo la Grande Bellezza dove i suoi cuori
riscuotono grande ammirazione. Due delle sue opere sono in esposizione alla Galleria
Taimeless
di Taormina. Contemporaneamente realizza il gonfalone della sua città
d’adozione, Parigi, che offre alla Mairie del V arrondissement presso il
Pantheon, dove troneggia in permanenza per due anni. La sua arte interessa l’artista e Blogger d’arte Giuseppina Irene Groccia che ne fa una
valorizzante presentazione prima sul suo Blog L’ArteCheMiPiace e dopo nel suo magazine “ContempoArte
nel maggio 2024. Da qui l’incontro con Maria di Stasio, curatrice d’arte, e
fondatrice di Athenae Artis, che la invita a partecipare nello stesso anno  all’esposizione d’arte a Salerno al tempio di
Pomona
. La sua fervente attività artistica é concentrata
attualmente su vari progetti futuri di cui, da buona napoletana, mantiene la
discrezione per scaramanzia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.

 

Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.

 

 

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