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Redazione

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Poesia e solidarietà a Rossano. Umberto Romano presenta “La valigia di cartone”

La cultura come gesto di solidarietà: la poesia di Umberto Romano arriva a Rossano con "La valigia di cartone"

Ci sono valigie che custodiscono vestiti e altre che conservano frammenti di vita. La valigia di cartone di Umberto Romano appartiene a queste ultime: non contiene soltanto ricordi, ma orizzonti, incontri, radici e partenze, diventando il simbolo di un cammino umano che attraversa luoghi e coscienze.

Sarà questo il cuore dell’incontro “La cultura per la solidarietà”, dedicato alla presentazione dell’ultima opera poetica di Umberto Romano, in programma giovedì 16 luglio 2026, alle ore 19, nel suggestivo Cortile del Museo Diocesano e del Codex, nel centro storico di Corigliano-Rossano – area urbana Rossano.

Promossa da La Mongolfiera Editrice e dal Gruppo degli Amici dell’Arte e, con il patrocinio del Comune di Corigliano-Rossano, l’iniziativa propone un viaggio nel valore più autentico della parola, capace di farsi ponte tra le persone e insieme strumento di dialogo.

L’opera di Romano racconta un itinerario dell’anima, dove ogni pagina diventa una tappa di un percorso segnato da esperienze vissute, affetti, attese e dalla continua ricerca di ciò che unisce gli uomini oltre ogni confine. La poesia si fa così casa per chi parte, rifugio per chi resta e voce per chi continua a credere che la cultura possa ancora generare solidarietà e speranza.

Ad aprire la serata saranno i saluti di Giovanni Spedicati, mentre il coordinamento sarà affidato a Tatiana Novello. Anna Lasso introdurrà l’incontro, cui seguiranno l’incursione letteraria di Giuseppe De Rosis e il dialogo con l’autore, condotto da Giovanni Soda e arricchito dagli interventi di Franco Cirò. A dare voce ai versi saranno Gli Amici dell’Arte, mentre gli intermezzi musicali di Pino Salerno accompagneranno il pubblico in un percorso dove poesia, parole e musica si fonderanno in un’unica intensa esperienza.

Più che una semplice presentazione editoriale, l’appuntamento si propone come un momento di incontro e condivisione, in cui la poesia diventa occasione per rallentare il passo, ritrovare il valore dell’ascolto e riscoprire quella dimensione umana che troppo spesso il tempo contemporaneo tende a mettere in secondo piano.

Perché, in fondo, ogni viaggio comincia da una valigia. E alcune, pur essendo di cartone, custodiscono un patrimonio capace di attraversare il tempo e arrivare dritto al cuore.

 

 

 

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TRANSIZIONI Mostra personale di Carla Pugliano

Carla Pugliano Mostra personale Transizioni

TRANSIZIONI Mostra personale di Carla Pugliano

Museo Diocesano e Capitolare di Terni
3 – 12 luglio 2026

Inaugurazione: 4 luglio 2026, ore 16:30 con l’intervento critico di Daniele Radini Tedeschi

Elevazione, materico su tela 100x100 cm Anno 2026
Affioramenti dell'essere, materico su tela 100x100 cm Anno 2026

Dal 3 al 12 luglio 2026 il Museo Diocesano e Capitolare di Terni ospita Transizioni, mostra personale di Carla Pugliano. L’inaugurazione, prevista per il 4 luglio alle ore 16:30, vedrà l’intervento critico di Daniele Radini Tedeschi, curatore del Padiglione Grenada alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – Biennale di Venezia 2026 e direttore editoriale dell’Atlante dell’Arte Contemporanea edito da Giunti.

Patrocinata dal Comune di Terni e realizzata in collaborazione con Start Edizioni, l’Associazione Culturale La Rosa dei Venti e CathArt Gallery, Transizioni rappresenta una tappa significativa all’interno della ricerca di Carla Pugliano, artista che individua nella materia il luogo privilegiato di una riflessione sul senso dell’essere e sui suoi incessanti mutamenti. Le opere raccolte in mostra si configurano come testimonianze di un processo in continuo divenire, nel quale il dato visibile si apre a una sfera più profonda, evocativa e contemplativa.

Attraverso stratificazioni cromatiche, sedimentazioni e segni che affiorano dalla superficie pittorica, l’artista costruisce campi percettivi nei quali memoria e intuizione convivono in un equilibrio dinamico. L’impasto cromatico si fa presenza viva, deposito di esperienze, luogo di emersione di ciò che appartiene alla sfera più intima dell’individuo.

Interconnessioni, materico su tela 120x100 cm Anno 2025

In questa prospettiva la pittura non assume il compito di descrivere il reale, ma quello di interrogarlo. È proprio in questa tensione emotiva tra presenza e assenza, tra permanenza e trasformazione, che si manifesta la cifra più autentica dell’artista.

La mostra si inserisce coerentemente nel percorso artistico dell’autrice, recentemente valorizzato dalla presenza nell’Atlante dell’Arte Contemporanea, dove si evidenzia come «l’artista riesca a edificare un ponte tra tradizione e innovazione» e come «le creazioni realizzate lascino trasparire una poetica in continua trasformazione, tesa a un crescente e graduale perfezionamento». Una poetica nella quale «la cifra caratterizzante è il pathos, intenso, palpabile, vibrante». Come sottolinea ancora il testo critico pubblicato nel volume, «la Nostra dà vita a una forma di liberazione emotiva dove colore e materia, strumenti privilegiati per la creazione, riescono a penetrare e sondare l’anima. Sensibile e acuta osservatrice, Carla Pugliano diviene la voce narrante di riflessioni sull’esistenza terrena, da sempre oggetto di elucubrazioni da parte degli spiriti saturnini».

Limen, materico su tela 125 x 100 cm Anno 2026
Transizioni (origine), materico su tela 124 x 100 cm Anno 2026

Transizioni si propone come un percorso di contemplazione e consapevolezza, nel quale la pittura si fa strumento di conoscenza, capace di trasformare l’esperienza visiva in un viaggio di introspezione e scoperta di sé.

L’esposizione è aperta al pubblico dal 3 al 12 luglio 2026, tutti i giorni dalle ore 15:00 alle ore 19:00, inclusi sabato e domenica, con ingresso libero.

NOTA BIOGRAFICA

Carla Pugliano è artista, curatrice e fondatrice di CathArt Gallery a Varese, spazio espositivo e atelier dedicato all’arte contemporanea. Dal 2025 ricopre il ruolo di Consulente Artistico per l’Atlante dell’Arte Contemporanea edito da Giunti.

Nel giugno 2026 partecipa con una sinossi artistica nel Padiglione Nazionale del Guatemala LAS INVISIBLES – 61ª Biennale di Venezia Arte, presso lo Spazio Berlendis, curato da Stefania Pieralice. Già nel 2024 aveva preso parte al collettivo The Perceptive Group presso il Padiglione Nazionale di Grenada in occasione della 60ª Edizione della Biennale. Nell’ottobre 2026 sarà inoltre presente a un’esposizione collettiva presso la Sparks Gallery di San Diego, in California, in collaborazione con la Fondazione Carlo Rambaldi.

La sua ricerca artistica, valorizzata da critici e curatori quali Daniele Radini Tedeschi, Vittorio Sgarbi, Andrea Barretta, si sviluppa tra arte figurativa e sperimentazione contemporanea, mantenendo costante il dialogo tra materia, memoria e spiritualità.
Sarà inoltre presente con una sua opera in proiezione, tra alcune pubblicate sull’Atlante dell’Arte Contemporanea 2026, presso “The Celeste Bartos Theater 3” del MoMA, New York, in occasione della presentazione internazionale del volume.

Tra i riconoscimenti più significativi figurano il Leone d’Oro alla Triennale di Venezia 2024, il premio ricevuto nell’ambito della Biennale di Cremona 2026, il Premio Arte e Cultura della Camera dei Deputati, il Premio alla Carriera di Palazzo Malaspina, il Premio Vasari del Museo ArteIngenio, il Premio della Giuria del Museo NonantolArte e il Premio Internazionale d’Arte Maestri a Milano.

La sua attività espositiva annovera numerose partecipazioni a collettive di rilievo che si affiancano alle esperienze internazionali sopra menzionate, tra cui la Triennale di Venezia 2024, la XIV Florence Biennale, la Biennale di Lisbona e la Biennale di Milano. Il suo percorso comprende inoltre esposizioni presso sedi museali, istituzionali e manifestazioni d’arte in Italia e all’estero. Tra le mostre personali più significative figurano L’Accento sull’Arte (Roma, Galleria La Pigna), Ossimori dell’Anima (Sacro Monte di Varese), Mimesis (Palazzo Velli Expo, Rome Art Week), Catarsi Evolutiva (Sala Lucio Fontana, Comabbio) e Dialoghi dell’Anima presso CathArt Gallery.

SEDE ESPOSITIVA

Museo Diocesano e Capitolare di Terni
Via XI Febbraio 4 – Terni
CONTATTI E INFORMAZIONI

Email  myartcharlotte@gmail.com

Telefono  +39 392 8081554

Instagram carla pugliano Art

Facebook  Carla Pugliano

Sito web  www.carlapuglianoartist.com

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LetteraturaSegnalazione Eventi

“L’Infinita”. Curatolo, Groccia e Mamone Capria insieme per La Confraternita

La collana La Confraternita nasce dentro l’Università della Poesia J. R. Jiménez, per iniziativa e cura di Daniele Giancane, e trova continuità nel lavoro culturale de La Vallisa, tra rivista e spazio vivo di incontri poetici a Bari. Ogni opuscolo prende forma da un gesto semplice e preciso. Due autori scelgono una voce ospite e da lì si costruisce un piccolo territorio comune, fatto di testi che si affiancano senza perdere la propria autonomia.

 

Qui il tema è la donna, con le sue presenze molteplici, contraddittorie, aperte. Non una figura unica, ma un insieme di possibilità che cambiano da sguardo a sguardo, da esperienza a esperienza.

Maria Curatolo porta una scrittura legata alla memoria e ai luoghi del Sud. Il mare entra nei versi come movimento continuo, la risacca diventa misura del tempo interiore. La maternità si intreccia al senso della continuità, al passaggio delle generazioni, alla responsabilità che nasce dal vivere e dal ricordare. Il ricordo si muove, cambia forma, lascia tracce che restano anche quando sembrano svanire.

Giuseppina Irene Groccia lavora su una parola che avanza per domande. La sua poesia ha qualcosa di narrativo, ma si interrompe spesso per lasciare spazio a ciò che non si lascia afferrare. Lo sguardo cerca sempre un punto oltre la scena, come se ogni immagine chiedesse un’altra spiegazione, un altro passaggio. Dentro questa scrittura la figura femminile appare come presenza in movimento, mai chiusa in una definizione.

Ornella Mamone Capria si muove su una linea più raccolta. La frase si asciuga, resta sospesa, costruisce immagini che sembrano trattenere il pensiero prima che diventi parola piena. Anche i riferimenti più insoliti diventano parte di una struttura interiore, come se ogni forma avesse un suo equilibrio possibile. La donna che emerge da questi versi vive in uno spazio mentale, fatto di distanza e precisione, di ascolto e misura.

Le tre autrici restano distinte, e proprio questa distanza crea un campo comune. La donna prende forma come insieme di voci che non coincidono, che non cercano una sintesi, ma una vicinanza temporanea dentro la pagina.

La grafica di Giuseppe Zilli entra in questo percorso con una scelta precisa, affidando l’immagine di copertina all’opera Regina di cuori di Giuseppina Irene Groccia. L’opera diventa presenza che attraversa il volume, segno che accompagna e apre ulteriori possibilità di lettura visiva.

La voce di Pablo Neruda resta sullo sfondo come una risonanza ampia. Nei suoi versi la dimensione femminile si allarga fino a coincidere con la materia stessa dell’esperienza, con l’intensità dei sensi, con la forza dell’immaginazione che trasforma il quotidiano. Da lì arriva una spinta che tiene insieme le scritture del volume, ognuna con il proprio passo.

La presentazione a Bari, il 22 giugno alla Libreria Roma in Piazza Moro, porterà queste voci nello stesso spazio, con le autrici presenti e il lavoro di Giancane a fare da filo tra le pagine e la scena reale.

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Segnalazione Eventi

Sotto la pelle, il mare. A Ravello la collettiva internazionale che trasforma il paesaggio in esperienza interiore

Tra le onde della Costiera Amalfitana prende forma un progetto artistico che promette di trasformare il mare in un’esperienza interiore, emotiva e profondamente contemporanea. Dal 20 al 28 giugno 2026 la Giancarlo De Luca Art Gallery di Ravello ospiterà “Sotto la pelle, il mare. Qualcosa che affiora o che resta immerso’’, una mostra collettiva curata da Luciano Di Gianni e promossa da Flusso Contemporary Art.

Non si tratta di una semplice esposizione dedicata al paesaggio marino. Il mare, in questo progetto, abbandona la sua dimensione descrittiva per diventare metafora dell’invisibile. È memoria, trasformazione, tensione silenziosa, ritmo nascosto che attraversa il corpo e la mente. Il concept della mostra invita infatti gli artisti a confrontarsi con ciò che resta sommerso, con le emozioni trattenute e con quelle tracce interiori che emergono solo in alcuni momenti della vita.

Il titolo stesso, “Sotto la pelle, il mare”, suggerisce un’immagine potente e universale. Il mare non come orizzonte esterno, ma come presenza costante dentro ciascuno di noi. Una corrente invisibile che attraversa esistenze, ricordi e mutamenti. È da questa visione poetica e intensa che nasce l’open call internazionale rivolta ad artisti senza limiti di età o provenienza.

Pittura, fotografia, scultura, installazione, video e sound art saranno i linguaggi protagonisti di una mostra che punta a costruire un dialogo tra ricerca artistica e sensibilità contemporanea. Non è una rappresentazione diretta del mare. Al contrario, il riferimento può essere simbolico, astratto o concettuale, lasciando spazio a interpretazioni personali e sperimentazioni visive.

I temi suggeriti dal progetto attraversano profondità e superficie, deriva e confine, ritmo ed ecosostenibilità. Parole che diventano territori emotivi e filosofici, ma anche riflessioni urgenti sul nostro tempo. Il mare, dunque, non è soltanto elemento naturale, ma organismo vivo, spazio mentale, metafora di fragilità e rinascita.

La scelta di Ravello come sede della mostra aggiunge ulteriore fascino all’iniziativa. La città sospesa tra cielo e mare, simbolo della cultura mediterranea e dell’ispirazione artistica internazionale, accoglierà ventuno artisti provenienti da diverse realtà creative, dando vita ad un percorso espositivo capace di intrecciare identità, linguaggi e visioni contemporanee: Kathleen Allen, Tina Contaldo, Lello D’Anna, Andrea Di Bartolomeo, Stefania Frigenti, Carlo Gentile, Elena Lembo, Giuliana Marchi, Antonio Mariconda, Giuseppe Nocerino, William Papaleo, Davide Pollina, Giulia Reale, Chicca Regalino, Raffaele Romano, Antonia Sciortino, Regina Senatore, Barbara Spatuzzi, Sabrina Tortorella, Ilenia Vertullo, Eleonora Volpe.

L’inaugurazione è prevista per sabato 20 giugno 2026 alle ore 19.00.  Gli artisti selezionati entreranno a far parte di un progetto curatoriale che punta non solo alla valorizzazione delle opere, ma anche alla costruzione di una rete culturale capace di dialogare con il territorio e con il panorama artistico contemporaneo.

In un tempo dominato dalla velocità e dalla superficie, “Sotto la pelle, il mare” sceglie invece di rallentare e di guardare dentro. Di ascoltare ciò che si muove silenziosamente sotto le apparenze. È qui che l’arte torna a essere esperienza autentica, attraversamento emotivo e spazio di connessione profonda tra individuo e mondo.

Fondata con l’obiettivo di promuovere il dialogo tra ricerca artistica e pubblico, la Giancarlo De Luca Art Gallery  rappresenta il contesto ideale per ospitare l’evento. 

La Galleria d’Arte Giancarlo De Luca si trova nel cuore della Costiera Amalfitana, tra le pittoresche colline di Ravello, una città conosciuta a livello internazionale per la sua scena artistica; dagli artisti ai musicisti, dagli attori agli scrittori e molti altri, i creativi affluiscono in questa suggestiva località montana.

La galleria è stata aperta da Giancarlo De Luca nel 2020, nel pieno della pandemia. Nonostante i tempi difficili e incerti, la galleria ha avuto successo e continua a essere una parte importante della vivace scena artistica di Ravello. La galleria sostiene un’ampia varietà di artisti, sia locali che internazionali. La nostra collezione comprende una vasta gamma di stili, generi, mezzi espressivi e tecniche, riflettendo gli interessi e le preferenze di Giancarlo De Luca, oltre alla sua stessa versatilità artistica.

In questo contesto si inserisce perfettamente il progetto espositivo, curato da Luciano Di Gianni, la cui visione curatoriale ne orienta con equilibrio e chiarezza lo sviluppo.

Il mare, cuore concettuale della mostra, non viene raccontato soltanto come elemento naturale o paesaggistico, ma come memoria collettiva, identità mediterranea e spazio emotivo che unisce persone, territori e storie.

Da una parte la sensibilità degli artisti chiamati a esplorare ciò che “resta immerso”, dall’altra una realtà storica che custodisce il legame autentico tra la Costiera Amalfitana e il mare. È un incontro che rafforza il senso della mostra e ne amplifica il messaggio culturale.

Va sottolineata l’importanza del tema dell’ecosostenibilità, inserito tra gli spunti della call artistica. In un momento storico in cui il mare è sempre più fragile e minacciato, il dialogo tra istituzioni culturali e realtà impegnate nella valorizzazione del territorio assume un ruolo fondamentale. L’arte diventa così uno strumento di riflessione collettiva, capace di sensibilizzare il pubblico attraverso emozioni, immagini e visioni contemporanee.

Le opere esposte accompagneranno il visitatore in un percorso immersivo fatto di linguaggi differenti, sensibilità generazionali e visioni intime del mare contemporaneo. La mostra riunirà artisti affermati e giovani emergenti provenienti da diverse esperienze artistiche, creando un dialogo capace di intrecciare maturità espressiva, sperimentazione e nuove prospettive creative.

Ogni opera interpreterà il concept della mostra in modo personale e profondamente emotivo. Non ci saranno semplici rappresentazioni marine o vedute tradizionali del paesaggio costiero. Il mare diventerà invece metafora di ciò che si muove dentro l’essere umano: memoria, inquietudine, trasformazione, desiderio, silenzio e rinascita.

Alcune opere indagheranno il tema della profondità come spazio dell’inconscio e delle emozioni sommerse, altre lavoreranno sul confine sottile tra ciò che appare e ciò che resta nascosto. Ci saranno lavori dedicati al ritmo, al respiro e al fluire del tempo, mentre altri affronteranno il tema della deriva contemporanea, delle fragilità interiori e del rapporto tra uomo e ambiente.

La presenza di artisti emergenti accanto a nomi già consolidati renderà la collettiva ancora più dinamica e viva. I giovani porteranno nuove urgenze espressive e sperimentazioni contemporanee, mentre gli artisti affermati offriranno opere capaci di restituire profondità di ricerca e maturità concettuale. Questo confronto generazionale rappresenterà uno degli elementi più interessanti della mostra, trasformando l’esposizione in uno spazio aperto di dialogo e contaminazione artistica.

“Sotto la pelle, il mare” non sarà soltanto una mostra da osservare, ma un’esperienza da attraversare. Un viaggio tra opere che inviteranno il pubblico a riconoscere nel mare non solo un elemento naturale, ma una presenza interiore, invisibile e universale, capace di parlare a ciascuno in modo diverso.

In questo contesto Ravello e la Costiera Amalfitana non fanno soltanto da cornice alla mostra, ma diventano parte integrante del racconto. Un luogo in cui il mare non è sfondo, ma identità viva, presenza costante e memoria condivisa.

L’ingresso è libero ed è gratuito:

Giancarlo De Luca Art Gallery – Via Roma, 18, Ravello SA

Info: flussocontemporaryart@gmail.com

Tel. 320 910 7557 (Luciano Di Gianni)

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Segnalazione Eventi

Parco Borsellino, cittadinanza attiva e beni comuni. Al via il progetto LIBI – Piccola Biblioteca Coltiviamo Scintille

Sabato 13 giugno, alle ore 18.30, il Parco Borsellino (a.u. Rossano) ospiterà un incontro pubblico dedicato alla cittadinanza attiva e alla cura dei beni comuni, per lanciare il progetto LIBI – Piccola Biblioteca Coltiviamo scintille.

         L’iniziativa nasce per dimostrare che la cura degli spazi di tutti si fa con azioni concrete e, soprattutto, con la collaborazione. Al centro del progetto LIBI, una piccola casetta di bookcrosing che, al momento, è in attesa delle autorizzazioni necessarie per essere installata, ma che racchiude già una bellissima storia di comunità: la struttura è stata realizzata dai detenuti della falegnameria della Casa di Reclusione di Corigliano Rossano, dipinta dai ragazzi e dalle ragazze della Scuola Secondaria di Primo Grado C. Levi, e già inserita nel circuito internazionale Little Free Library. Il cuore di Libi batte già forte, grazie ai libri donati da liberi cittadini, associazioni, e librerie indipendenti di quasi tutte le provincie della Calabria.

         L’evento di sabato vedrà protagonista assoluto il Consiglio Comunale dei Ragazzi, in seduta di consiglio, si farà portavoce di un percorso di riqualificazione più ampio, proposta portata avanti dall’Associazione di Volontariato Insieme ODV e Ruskia APS, pensata per sottrarre l’area all’abbandono, e trasformarla in punto di riferimento vivo del quartiere.

         Le intenzioni dei promotori sono concrete, e mirano a piccoli ma significati interventi. Un ringraziamento va sin da ora a tutte le associazioni presenti in locandina, il cui supporto è fondamentale per dare gambe a questo percorso e dimostrare che l’unione delle forze sul territorio può generare un cambiamento reale.

        Subito dopo la seduta del Consiglio Comunale dei Ragazzi, si passerà dalle parole ai fatti, con un’azione simbolica di pulizia del parco. L’intervento sul campo sarà possibile grazie ai materiali forniti dal Circolo Legambiente Corigliano Rossano con la sensibilizzazione delle altre associazioni ambientaliste coinvolte: Plastic Free, WWF, Gruppo Cai Corigliano Rossano.

         L’appuntamento di sabato sarà solo un’occasione per dimostrare che, se tutti insieme facciamo qualcosa, possiamo fare davvero la differenza, creando una sinergia concreta, tra cittadini, associazioni, e istituzioni.

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Rubrica "I libri non scadono"

“Quell’oscuro oggetto del desiderio”: Trofeo di Emanuela Cocco

“I libri non scadono” è una rubrica mensile dedicata ai libri che il tempo ha ingiustamente lasciato indietro: titoli dimenticati, usciti troppo presto o semplicemente abbandonati dal ciclo promozionale.

Ogni articolo riscopre un libro che non ha data di scadenza, provando a restituirgli spazio, contesto e nuove possibilità di lettura.

La rubrica nasce nell’ambito della collaborazione tra “L’ArteCheMiPiace” e “Inchiostro – Comitato nazionale per la promozione della buona lettura“, fondato dal “Chiosco Letterario dell’Università Sapienza” e dal “Centro Culturale Connessioni“, realtà impegnate nella diffusione della lettura e nella creazione di spazi di confronto tra autori, critici e lettori.

La rubrica accoglierà contributi di scrittori, critici, studiosi e lettori, nel tentativo di costruire uno spazio di riscoperta e confronto intorno a libri che non smettono di parlarci anche quando scompaiono dagli scaffali delle librerie.

 

di Paolo Pappatà 

Una Gonna.

Una  normale, anonima gonna, in un negozio d’abbigliamento come tanti, peraltro tra  gli articoli in saldo. Ma l’oggetto, che tale è, tale si sa. Né aspira ad altro. Già. Come vestito allora verrà indossato, ma con quell’atto meccanico diverrà un tutt’uno con chi lo sta usando. Con quello che ne consegue, se per puro caso ci si trova a “vivere” una situazione ai limiti del sopportabile. La violenza di per sé non trova mai una completa giustificazione, quando diventa fine a sé stessa o finalizzata ad sfamare i propri crudeli demoni interiori, ebbene non è solo un crimine, ma un abominio. La gonna sarà testimone di una violenza efferata a sfondo sessuale senza ritorno. Ma il nostro indumento è come un neonato o meglio un bimbo che inizia  a parlare. Ha molti perché, non dice mai di no,  non esprime giudizi netti, perlomeno la sua sete di vita alimenta il conoscere, non il sapere. D’altronde appunto, il mondo è umano, non un oggetto, ed i nomi sono solo umani, questo pone un limite invalicabile, anche se ci possono essere legami, empatie, sentimenti. “Di me sono state dette tante altre cose: che sono eccessiva, difficile da portare, non elastica, pretenziosa, svasata. Come volete. Nessuna di queste mi ha ferita tanto come il fatto di sentirmi dire che ero fredda”. Perché lei, la gonna, è calda, ha il fuoco vitale. E non solo.

“La parola è amore”… “La parola è illusione”…”La parola è presagio”…

Insomma la parola è vita. Parlare. Quello che manca al nostro oggetto e ai suoi simili, rinchiuso com’é in un angusto cassetto assieme ad altri feticci dell’assassino, appartenuti ad altre vittime. Necessità di dare un nome. Guardare, come un occhio la videocamera di un regista. Uno sguardo che abbraccia tutto o meglio presente e passato che tanto il futuro non serve. E stupore, senza gioia né dolore. Come un oggetto è privo di empatia? Ma no, alcuni lì nell’oscuro cassetto son simpatici, un gingillo, una ciocca di capelli. Altri trofei, come la gonna. Similibus enim similia gaudent, lo dicevano già duemila anni fa i latini, pensa te. 

Trofeo di Emanuela Cocco è un racconto lungo, non ha pretese, sviluppi o espansioni da romanzo. È essenziale, ma non minimale o minimalista, perché è un racconto ricco, pieno di cura, di un lavoro di scrittura oserei dire un po’ desueto nel noir, dove di solito è la combinazione o contaminazione del plot e la miscela di topoi oramai ben identificati ed identificabili che pretendono cura e attenzione dell’autore, difficilmente l’uso del linguaggio, se non per effetti mimetici, satirici o splatter. La gonna fa e disfa ad ogni momento “perché mi vien voglia di giocare con le parole, le parole si distendono tra le mie pieghe, immagino di avere gambe e braccia di balze translucide, volant di sguardi viscosi, labbra ornate di filo”. Qui il narrato, o se preferite il narrabile, è contestualizzato in una situazione abbastanza usuale e non ha grandissimi effetti speciali, qui è la scoperta di un mondo e la descrizione accurata evocata dall’uso non solo puntuale ma assolutamente cesellato del lessico e della sintassi. Ecfrasi pura? No, semmai langue postmoderna, cinematografica per l’occhio che guarda, ma narratologica nella sua essenza. D’altronde l’autrice non nasconde la sua formazione e passione cinematografica anche nei credits. La teoria di Robbe Grillet rivista, corretta e riattualizzata nell’epoca digitale, banalizzando. Non entriamo nei contenuti, potremmo spingere le suggestioni ovunque, siamo in epoca di femminicidi dilaganti, serial killer settimanali e altri orrori vari ed eventuali. Qui spiazza e allo stesso modo ci invoglia la voce narrante che racconta e scopre, e piano piano associa e anche di fronte all’orrore più che stupefatto o sconvolto, ha quella meraviglia della prima volta.  Non sono lettore da giudizi apodittici, sebbene abbia espresso le mie sentenze più che come giudice come innamorato della lettura, ma qui senza per forza avere la musica dei The Cure nelle orecchie, il noir ha luce propria. Un bel libro, originale e senza sbavature, per una di quelle case editrici che opera con entusiasmo e vivacità, che ringiovanisce i quasi boomer come me. E in narrativa italiana brillare è difficile, se soffocati dall’etichetta di un genere peraltro non autoctono.  

 

Cliccando sulla copertina, verrai reindirizzato alla pagina di acquisto del libro.

Paolo Pappatà

Paolo Pappatà è nato a Roma nel 1970. Per anni ha scritto recensioni letterarie su vari portali (Mangialibri, Lankelot). Si è autopubblicato una raccolta di racconti nel lontano 2009. Attualmente invecchia con calma.

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ArteArtisti

Dall’eredità dei maestri alla nuova sfida. Il dialogo tra Alessio Paolo Musella e Luca Lombardi

Per il curatore Alessio Paolo Musella la fotografia, per essere definita arte, deve possedere un’anima oltre alla tecnica, richiedendo al fotografo una spiccata dose di creatività. In quest’ottica, la scelta di iniziare un percorso con il fotografo Luca Lombardi assume il sapore di una vera e propria sfida, una scommessa su un talento in cui colori, soggetti e idee si miscelano alla perfezione nelle sue creazioni.

Alessio Paolo Musella con il celebre maestro Giovanni Gastel
Il Curatore con Gèrard Rancinan

Questo nuovo progetto segna un momento di evoluzione nel percorso di Musella, che in passato ha già affiancato grandi nomi della fotografia internazionale e italiana. Tra questi spicca la collaborazione con Carlo Mari e, soprattutto, quella con il celebre maestro Giovanni Gastel, una figura con la quale Musella condivideva, oltre all’intesa professionale, un profondo e forte sentimento di amicizia. A queste si aggiunge la felice sinergia con il fotografo Raimondo Rossi, un sodalizio che ha permesso di esplorare nuove narrazioni visive e di consolidare la visione del curatore attenta all’autenticità e all’impatto emotivo dello scatto. Più recentemente, i testi dedicati al fotografo Gérard Rancinan non sono nati da una collaborazione formale, bensì come un omaggio intellettuale e critico, un puro attestato di stima reciproca scaturito dopo il loro incontro a Dubai nel dicembre 2025.

Mentre l’omaggio a Rancinan celebrava una visione monumentale e il legame con maestri come Gastel, Mari e Raimondo Rossi ( aka Ray Morrison) affonda le radici in una storia di grande spessore artistico e personale, il cammino intrapreso con Luca Lombardi si configura come una progettualità attiva e stimolante. Abbracciare la fotografia di Lombardi significa per Musella tradurre in pratica la propria filosofia curatoriale: ricercare e dare voce a quell’anima fotografica che si rinnova continuamente attraverso l’equilibrio cromatico, la freschezza delle idee e l’originalità dei soggetti.

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ArteSegnalazione Eventi

Urban Script’Art | Grande successo per il progetto diffuso della V edizione di Patir 2026

Si è concluso con un importante riscontro di pubblico e partecipazione il percorso di Urban Script’Art, progetto artistico diffuso realizzato nell’ambito della V edizione di Open Lab Patir 2026, dedicata al tema “Scriptoria”.

Un’iniziativa che ha confermato la propria capacità di coinvolgere il territorio, trasformandolo in un unico grande spazio espositivo e narrativo, dove arte contemporanea, comunità e valorizzazione dei luoghi si sono intrecciate in un dialogo continuo e partecipato.

Il progetto ha registrato una significativa presenza di pubblico e un’ampia adesione da parte degli artisti, consolidando Patir come uno degli appuntamenti culturali più dinamici del territorio.

 

Il percorso espositivo si è sviluppato come un itinerario diffuso che ha preso avvio dalla Chiesa di San Bernardino, nel centro storico di Rossano, sede dell’evento inaugurale con la presentazione del progetto e l’incontro con gli artisti partecipanti, che ha accolto 84 opere.

Da qui il viaggio artistico è proseguito verso il Castello Ducale di Corigliano, per poi concludersi negli spazi aperti e suggestivi dell’Abbazia del Patire, luogo simbolico in cui le opere hanno dialogato con la storia, il paesaggio e il tema centrale dell’edizione: la scrittura come memoria, trasmissione del sapere e costruzione di identità culturale.

Tra i momenti più significativi dell’intero progetto, la partecipazione di Brunori Sas nella giornata conclusiva di Patir 2026, in occasione del ritiro del Premio Leone. La sua presenza alla mostra e il dialogo diretto con gli artisti hanno rappresentato un momento di forte intensità culturale e di scambio autentico tra linguaggi artistici differenti.

Complessivamente sono state esposte 183 opere realizzate da 25 artisti provenienti dai comuni di Corigliano-Rossano, Mirto Crosia, Paludi, Spezzano Albanese, Cassano Ionio e Cariati, a testimonianza della vivacità creativa del territorio e della sua capacità di generare reti artistiche condivise.

Particolarmente rilevante anche il progetto “Arte in Vetrina”, che ha coinvolto 63 attività commerciali trasformando il tessuto urbano in un museo diffuso. Novanta opere hanno trovato spazio lungo Viale Michelangelo, Via Nazionale e nel centro di Corigliano, dando vita a un dialogo diretto tra arte e quotidianità.

In contemporanea, il Museo della Liquirizia Giorgio Amarelli ha ospitato in esposizione permanente 12 opere realizzate dai giovanissimi artisti della Piccola Officina dell’Arte, valorizzando il lavoro delle nuove generazioni.

 

Gli artisti protagonisti di questa edizione sono: Valeria Aloe, Mariella Arcuri, Pina Baffo, Graziella Barbieri, Alfonso Caniglia, Antonio Cimino, Patrizia Crupi, Rossella D’Aula, Ercolino Ferraina, Rosa Fortino, Giuseppina Irene Groccia, Anna Lauria, Nadia Martorano, Tina Morello, Eliana Noto, Amelia Perrone, Angela Pirillo, Ida Proto, Maria Romeo, Natale Saccoliti, Pino Savoia, Soeve, Concetta Tridico, Antonella Vincenzo e Salvino Volpe.

Accanto a loro, le numerose attività commerciali che hanno aderito al progetto “Arte in Vetrina”: Videoerre, Smokie’s, Ottica Sound Vision, Calzature Guerriero, Gocce di Luna, Blooker, Ottica Salatino, Morelli Boutique, In&Out Concept, Yamamay, Farmacia Ferrari, Amplifon, Piero e Mimmo, Santella Fotografia & Digital Media, Nuova Idea-Bimbo Mix, Modáh, Misuraca Calzature, Blue Sand, Cartoleria Favorita, Moda Junior, Euforia, Taxi Bleu Uomo, Toscano, In Stile Boutique, Escunà, Centro Tim Wind3, Pisano Case Servizi Immobiliari, Unika Boutique, Sev Iren, Ottica Simeri, Hi-Phone, Tinari Fiori, Martucci Abbigliamento, Wicon Cosmetics, Idexè, Oblò, Ottica Russo, Ethòs Campana Profumeria, Calzature del Popolo, Bulli e Pupe Uomo, Pasticceria Primavera, Mondadori Bookstore, Bulli e Pupe Donna, Vulcania Immobiliare, Gioielleria Lauria, Vanità, Levante Panificio, United Colors of Benetton, Noemi, Cartosystem, Libreria Aurora e Ottica Di Lernia.

Promossa all’interno del progetto culturale Patir, l’iniziativa nasce dalla collaborazione tra quattro realtà associative del territorio: il Centro Studi Artistici Segantini di Patrizia Crupi, La Piccola Officina dell’Arte di Antonio Cimino, il Centro Arte Club di Ercolino Ferraina e L’ArteCheMiPiace di Giuseppina Irene Groccia.

Una sinergia che ha permesso di costruire un progetto condiviso, capace di mettere in rete competenze, visioni e sensibilità differenti, rafforzando il ruolo dell’arte come strumento di dialogo, partecipazione e crescita collettiva.

Urban Script’Art si conferma così come un’esperienza culturale diffusa capace di unire luoghi, persone e linguaggi diversi, trasformando il territorio in una narrazione condivisa.

Un’esperienza che trova il suo significato più autentico nel tema “Scriptoria”, filo conduttore di Patir 2026: come negli antichi scriptoria la scrittura custodiva e tramandava il sapere, così oggi le opere diventano tracce contemporanee di memoria e visione, costruendo una narrazione condivisa tra eredità, presente e futuro.

 

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Rubrica "I libri non scadono"

“Troia ha ancora la radio” di Leonardo Floriani

“I libri non scadono” è una rubrica mensile dedicata ai libri che il tempo ha ingiustamente lasciato indietro: titoli dimenticati, usciti troppo presto o semplicemente abbandonati dal ciclo promozionale.

Ogni articolo riscopre un libro che non ha data di scadenza, provando a restituirgli spazio, contesto e nuove possibilità di lettura.

La rubrica nasce nell’ambito della collaborazione tra “L’ArteCheMiPiace” e “Inchiostro – Comitato nazionale per la promozione della buona lettura“, fondato dal “Chiosco Letterario dell’Università Sapienza” e dal “Centro Culturale Connessioni“, realtà impegnate nella diffusione della lettura e nella creazione di spazi di confronto tra autori, critici e lettori.

La rubrica accoglierà contributi di scrittori, critici, studiosi e lettori, nel tentativo di costruire uno spazio di riscoperta e confronto intorno a libri che non smettono di parlarci anche quando scompaiono dagli scaffali delle librerie.

 

di Leonardo Floriani

Troia ha ancora la radio
Il cavallo di Troia di Christopher Morley, ovvero dei libri che non scadono.

C’è una categoria di libri – numerosa, eterogenea, distribuita nei secoli – che non si può chiamare né dimenticata né ricordata. Sono libri che esistono nei cataloghi degli antiquari, in qualche ristampa sporadica, in note a piè di pagina di studi su altri libri più famosi, nei mercatini fisici o virtuali. Vivono di rimbalzo. Il caso de Il cavallo di Troia di Christopher Morley appartiene precisamente a questa zona grigia: il romanzo arriva in Italia nel 1941, tradotto da Cesare Pavese per Bompiani, poi riedito da Einaudi nella collana Scrittori tradotti da scrittori nel 1996, poi sostanzialmente scomparso dalla circolazione critica, e tuttavia mai del tutto morto – come dimostra il fatto che ancora lo si trova, con qualche fatica, e che chi lo trova tende a non dimenticarlo.

Pavese, nella sua breve prefazione, lo presenta con una formula fulminante: “la guerra di Troia veduta da un americano”. La formula è esatta ma incompleta, e forse è proprio questa incompletezza a spiegare le fortune alterne del libro. Il cavallo di Troia non è la parodia che la presentazione farebbe supporre – né la satira brillante ma superficiale che a certi lettori del 1937 sembrò, come testimonia la recensione piuttosto secca di Kirkus Reviews, che parlò di umorismo forzato e di “modernizzazione farsesca” di una storia la cui grandezza stava nell’austerità. È qualcosa di più complicato e, a rileggerlo oggi, di sorprendentemente riuscito.

Il romanzo uscì nel 1937, quarto anno del terzo Reich, due anni prima della guerra. Morley, giornalista, saggista, fondatore e direttore del Saturday Review of Literature, era un letterato di professione nel senso più pieno del termine: un uomo che viveva in mezzo ai libri e li faceva circolare. Aveva già scritto Parnassus on Wheels (1917) e The Haunted Bookshop (1919), due romanzi affettuosamente ossessionati dalla libreria come luogo fisico e morale – libri amatissimi negli ambienti editoriali americani e ancora oggi ristampati con fedeltà quasi commovente. The Trojan Horse è un libro diverso: più ambizioso, più nervoso, consapevole di qualcosa che si avvicina. Non è difficile leggere nell’assedio decennale di Troia, nel blocco, nei grafici economici del dottor Calcante (“al giorno che queste due linee si incontrarono, Troia in discesa e Sparta in ascesa, la decisione fu certa”), un’allegoria non troppo velata di quello che si stava preparando in Europa. Morley non insiste su questo registro – è troppo elegante per farlo – ma la parabola è lì, disponibile.

Il meccanismo del libro è formalmente ibrido: prosa narrativa, dialogo teatrale, versi liberi in bocca a Cassandra e in certi duetti di Troilo e Cressida. Questa ibridità è stata letta come una debolezza strutturale, come un eccesso di ambizione, come una delle ragioni per cui il romanzo non si lascia catalogare facilmente. Ma è anche ciò che lo rende un oggetto interessante sul piano della forma: Morley non sa – o non vuole scegliere – se sta scrivendo un romanzo, una pièce radiofonica o un poema in prosa, e questa indecisione genera un effetto di straniamento che si sposa perfettamente con il materiale. La guerra di Troia raccontata con la radio – c’è un Annunciatore della stazione Voice of Ilium che commenta gli eventi come un telecronista sportivo – è già di per sé uno straniamento: il mito visto da dentro la propria contemporaneizzazione, da un punto di vista che non è né antico né moderno ma precisamente il punto di frizione tra i due.

L’operazione di Morley ha precedenti nobili, come lui stesso sapeva benissimo – il Filostrato di Boccaccio, il Troilus and Criseyde di Chaucer, il Troilus and Cressida di Shakespeare – e questa genealogia è esplicitamente rivendicata dalla prefazione di Pavese. Ma ciò che distingue Morley dai suoi predecessori è che questi usavano la storia troiana per parlare del loro presente solo in modo obliquo, attraverso l’invenzione dei personaggi e il rimodellamento degli intrecci. Morley invece porta il presente dentro il mito con un gesto diretto e quasi sfacciato: Troia ha i tassì, i night club, la radio, i cocktail, il linguaggio della borsa in bocca a Pandaro che è diventato un finanziere. Il campo di battaglia è un campo di football, gli spogliatoi degli eroi sono spogliatoi veri, con le docce che si raffreddano e Fusco – lo schiavo negro che conosce i nomi latini dei muscoli – che stropiccia le spalle di Troilo con olio prima della partita.

Il rischio di questa operazione è evidente: che il pastiche soffochi il mito, che la contemporaneizzazione sia solo un gioco brillante e vuoto, che l’ironia divori la tragedia. Morley lo sa, e lo dichiara apertamente nel prologo: Ma stiamo attenti, non lasciateci ridurre a vederli soltanto in luce comica. Il prologo è uno dei momenti più belli del libro, e meriterebbe una lettura autonoma: la città viene costruita davanti al lettore come un set cinematografico – “fornitela degli uccelli e dei fiori, dei suoni e dei sentori, che vi sono più familiari” – istruzioni che fin dall’inizio mettono il lettore in una posizione attiva, complice, di coautore. La Troia di Morley è la tua Troia, chiunque tu sia.

Ma il punto più alto del romanzo non è nel meccanismo satirico, per quanto ben oliato; è nella storia d’amore. Troilo è un giovane soldato che scopre la guerra e l’amore quasi simultaneamente, con la stessa intensità, con lo stesso stupore. Cressida è una donna intelligente, consapevole, che si trova in una posizione impossibile – ceduta come pedina di scambio dai Troiani, trattenuta dai Greci, amata da Troilo con una devozione che lei riconosce come vera e come insostenibile insieme. La loro storia occupa il centro del libro con una delicatezza che sorprende, soprattutto nei duetti in versi – brani discontinui, quasi frammentati dove Morley abbandona la velocità sincopata della prosa e si ferma su qualcosa di difficile da definire: la consapevolezza che il bello è condannato, che il desiderio è già nostalgia mentre accade.

“Era come un abisso in mezzo al buio, / quando cadonchw le stelle, il sonno naufraga” dice Troilo in uno dei duetti, e poi, più avanti: “dirò, aprendo l’armadio: questo avevo / indosso quella sera dell’addio.” La seconda immagine, la più prosaica delle due, è quella che rimane. C’è qualcosa di contemporaneo – nel senso più ampio del termine – in questa riduzione del mito a un gesto domestico, alla memoria sensoriale di un vestito, di una spilla turchina, di un odore sulle dita. Non è Shakespeare, ma non è nemmeno semplice imitazione; è una voce riconoscibile, con il suo accento.

La scena della resa di Cressida a Diomede è scritta con una franchezza psicologica che ancora oggi dovrebbe colpire: il monologo interiore di Cressida mentre si prepara – metà lettera immaginaria a Troilo, metà resa dei conti con sé stessa – è forse la pagina più vera del libro, quella in cui l’ironia si abbassa e qualcosa di più crudo prende la parola. “Carissimo, quella che hai amata era la vera Cressida. Tesoro, lui ha una così cieca fiducia in me, e io distruggo tutto ciò in cui crede.” Non è la Cressida-traditrice della tradizione medievale, non è la puttana di Shakespeare; è una donna sola, che sa quello che fa e perché lo fa, e non se ne fa assolvere.

Si arriva così all’epilogo (non svelo niente, la storia è nota): Troilo muore durante la caduta di Troia, con le parole “ho troppa luce negli occhi” – l’eco di ciò che aveva detto Cressida uscendo dalla Porta, troppa luce negli occhi del sole mattutino, e dunque anche: troppo bello per durare, troppo pieno, accecante. Poi i Campi Elisi, dove Troiani e Greci gareggiano insieme nel lancio del giavellotto, mentre Fusco brontola che il suo padrone non usa il trapezio come dovrebbe. La morte è abolita, e con essa il rancore, e questo finale – apparentemente leggero, quasi comico – rovescia silenziosamente tutto quello che precede: la tragedia non era la fine della storia, era una delle forme che la storia prende, e poi riprende, e poi prende ancora. Cassandra lo aveva detto poco prima, in versi: “Le miserie e gli orrori che ci attendono / tutti, diventeranno un bel racconto. / E la stessa leggenda che si scorda / sarà più vera che la verità.” Cassandra che sa e non è creduta, nel libro di Morley, diventa il personaggio più lucido: non la profetessa dell’apocalisse, ma la custode del senso che le storie hanno al di là di chi le vive. Una figura che il lettore di un libro dimenticato conosce bene.

Le parole della Cassandra di Morley, per una volta, non sono cadute nel vuoto, almeno per quanto mi riguarda. Permettetemi un tenero momento di malinconia. Ho custodito Il cavallo di Troia ben oltre quello che ne conservasse la mia memoria in costante dissoluzione. Dev’essere rimasto intrappolato in un qualche cantuccio remoto più come una sensazione che come concetto. L’ho letto all’età di vent’anni, a quarantotto pubblicavo un mio romanzo che sembra nato dalle prime righe del prologo: “È la città più famosa della Terra, e appartiene quindi a tutti quanti, e a tutti i tempi. Dovete edificarla da voi.”

Rileggere Il cavallo di Troia oggi significa anche confrontarsi con la questione di Pavese traduttore, che è questione non secondaria. La traduzione è del 1941, cioè del Pavese più giovane, quello che ancora stava costruendo il proprio italiano narrativo. Lascio ad altri più competenti l’onere di parlare di questo aspetto, mi limiterò a sottolineare che leggere Il cavallo di Troia in italiano è leggere anche un documento del Pavese in formazione, e questo aggiunge uno strato ulteriore a un libro già pluristratificato.

Che cosa fare, dunque, di un libro simile?

La risposta più onesta è: leggerlo. Non come curiosità bibliografica, non come capitolo della storia della fortuna di Pavese traduttore, non come tassello del mosaico delle riscritture moderne dei classici – tutte operazioni legittime, che aiutano a collocare il libro nel suo contesto – ma come testo che ancora funziona, che ancora sorprende, che ancora ha qualcosa da dire sulla velocità con cui il bello passa e sulla testardaggine con cui il racconto lo conserva. I libri dimenticati non chiedono pietà: chiedono lettori. Questo, in particolare, li merita.

 

Leonardo Floriani

Leonardo Floriani (1975) vive a Roma dove ha frequentato il dipartimento di Demo Etno Antropologia de La Sapienza. Dal 1999 al 2002 è stato redattore e autore di una rivista, Kerosene e nel 2007 ha fondato, con altri scrittori e poeti, un collettivo che ha organizzato letture di poesie e mostre in diversi locali di Roma. Ha partecipato con buon riscontro di critica a concorsi e premi letterari e ha pubblicato alcuni racconti per riviste di settore. Nel 2022 ha dato vita al Gruppo Palinuro e al Chiosco Letterario, realtà patrocinata dalla Facoltà di Ingegneria della Sapienza di Roma, dedicata al booksharing, crossbooking, dove si organizzano mostre e presentazioni letterarie. Nel 2023 ha esordito da poco con il romanzo Di quella materia che non dura, per Besa Muci Editore. Nel 2024, assieme al Gruppo Palinuro, Il Centro Culturale Connessioni, Ciampino Legge, ha fondato Inchiostro (Comitato Nazionale per la promozione della Buona lettura), dando il via alla Rassegna Pallacorda, un fitto calendario di incontri sullo stato di salute dell’editoria italiana, ai quali parteciperanno nomi di spicco dell’universo letterario.

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Segnalazione Eventi

Urban Script’ Art: artisti, territorio e linguaggi contemporanei accompagnano la V edizione di Patir

Urban Script’ Art


Dal 16 al 24 maggio 2026 – Corigliano Rossano (CS)

All’interno della V edizione di Patir – Open Lab 2026, dal titolo “Scriptoria. Segni della complessità: dalle pergamene agli algoritmi”, promossa dall’associazione Rossano Purpurea guidata dalla presidente Alessandra Mazzei, prende forma Urban Script’ Art, il percorso artistico diffuso che accompagnerà l’intera settimana dell’evento trasformando Corigliano Rossano (CS) in una grande trama visiva di segni, visioni e linguaggi contemporanei.

Promossa all’interno del progetto culturale Patir, l’iniziativa artistica nasce dalla collaborazione tra quattro importanti realtà associative del territorio: il Centro Studi Artistici Segantini di Patrizia Crupi, La Piccola Officina dell’Arte di Antonio Cimino, il Centro Arte Club di Ercolino Ferraina e L’Artechemipiace di Giuseppina Irene Groccia.

Un lavoro condiviso che ha visto il team curatoriale impegnato nella selezione di numerose opere giunte da artisti provenienti da differenti percorsi espressivi, accomunate dalla volontà di confrontarsi con il tema della scrittura e della spiritualità come segno identitario, traccia interiore, dialogo e trasformazione, mantenendo però intatta la propria voce artistica, senza sovrapporre il tema al linguaggio intimo e personale della ricerca individuale.

Così come Patir 2026 riflette sul viaggio della scrittura, dalle pergamene miniate agli algoritmi contemporanei, anche Urban Script’ Art assume la forma di una narrazione itinerante. Si tratta di un percorso artistico diffuso tra luoghi simbolici, spazi storici e arterie urbane della città, dove arte contemporanea, patrimonio e comunità si incontrano in un dialogo aperto e condiviso.

L’edizione 2026 si presenta infatti con una struttura ancora più articolata e dinamica, dislocata in più location e scandita da differenti appuntamenti espositivi. Le opere seguiranno il cammino dell’evento principale, spostandosi e intrecciandosi ai diversi momenti di Patir, in una sorta di “scrittura in movimento” che attraversa il territorio e lo abita.

Si parte il 16 maggio 2026 alle ore 17.00, presso la Chiesa di San Bernardino, nell’area urbana di Rossano, con l’inaugurazione della mostra itinerante di Urban Script’ Art, primo momento ufficiale di questo viaggio artistico.

Nella stessa giornata prenderà vita anche Arte in Vetrina, nuovo progetto pensato per coinvolgere il tessuto commerciale cittadino. Come un albero che dalle proprie radici estende i rami verso nuove direzioni, anche l’arte sceglie di diffondersi nelle principali arterie urbane della città, entrando nelle vetrine dei negozi e incontrando il pubblico nella quotidianità.

Le attività commerciali di Viale Michelangelo e Via Nazionale per l’area urbana di Rossano, insieme a Via Nazionale per l’area urbana di Corigliano, ospiteranno opere e installazioni dal 16 al 24 maggio, trasformando il centro cittadino in una galleria d’arte a cielo aperto. Un plauso speciale va ai commercianti che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa, contribuendo concretamente alla costruzione di una comunità culturale partecipata. Un ringraziamento altrettanto sentito va a tutti gli artisti che hanno accolto l’invito a prendere parte al progetto, mettendo a disposizione il proprio linguaggio espressivo e contribuendo in modo determinante alla costruzione di questo percorso diffuso tra segni, scritture e visioni contemporanee.

Di seguito gli artisti in mostra:
Mariella Arcuri, Valeria Aloe, Pina Baffo, Graziela Barbieri, Alfonso Caniglia, Antonio Cimino, Patrizia Crupi, Rossella D’Aula, Ercolino Ferraina, Rosa Fortino, Giuseppina Irene Groccia, Anna Lauria, Nadia Martorano, Tina Morello, Eliana Noto, Amelia Perrone, Angela Pirillo, Ida Proto, Maria Romeo, Natale Saccoliti, Pino Savoia, Soeve, Conceita Tridico, Antonella Vincenzo e Salvino Volpe.

Sempre dal 16 al 24 maggio, gli spazi del museo della Liquirizia “Giorgio Amarelli”accoglieranno le esposizioni dedicate ai piccoli artisti, offrendo uno sguardo sulle nuove generazioni creative e sull’importanza dell’arte come strumento educativo e di crescita collettiva.

Il 22 maggio 2026, presso il Castello Ducale di Corigliano, il percorso si articolerà in un convegno dedicato al passaggio dalla scrittura antica ai linguaggi digitali contemporanei, affiancato dall’esposizione delle opere degli artisti. L’appuntamento si colloca all’interno di Patir 2026, che mette in dialogo patrimonio storico e pratiche artistiche contemporanee, lungo una riflessione condivisa sui linguaggi e sulle loro trasformazioni.

Momento culminante di Urban Script’ Art sarà la grande esposizione del 23 e 24 maggio 2026, a partire dalle ore 10.00, negli spazi esterni dell’Abbazia di Santa Maria del Patire. Qui le opere dialogheranno con la spiritualità del luogo, con la pietra antica del complesso monastico e con il silenzio che per secoli ha custodito il lavoro degli amanuensi. Un incontro tra contemporaneità e memoria, tra segno artistico e traccia spirituale, in perfetta sintonia con il tema di Patir 2026.

Urban Script’ Art si inserisce così nel più ampio orizzonte di Scriptoria, tema portante di questa edizione di Patir, come spazio di relazione tra scritture diverse, dove ogni artista porta il proprio segno, la propria grammatica visiva e la propria ricerca.

Ne emerge un intreccio di linguaggi autonomi ma convergenti, che si riconoscono e si rispecchiano, dando forma a un confronto essenziale e a un rinnovamento dello slancio creativo, fondato sull’incontro tra differenze affini. Un rimando all’Abbazia di Santa Maria del Patire, dove gli scriptoria non furono semplici luoghi di trascrizione, ma officine del pensiero e della trasmissione del sapere, in cui la parola si faceva segno duraturo, continuità che attraversa il tempo, esattamente come l’arte.

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