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“L’Infinita”. Curatolo, Groccia e Mamone Capria insieme per La Confraternita

La collana La Confraternita nasce dentro l’Università della Poesia J. R. Jiménez, per iniziativa e cura di Daniele Giancane, e trova continuità nel lavoro culturale de La Vallisa, tra rivista e spazio vivo di incontri poetici a Bari. Ogni opuscolo prende forma da un gesto semplice e preciso. Due autori scelgono una voce ospite e da lì si costruisce un piccolo territorio comune, fatto di testi che si affiancano senza perdere la propria autonomia.

 

Qui il tema è la donna, con le sue presenze molteplici, contraddittorie, aperte. Non una figura unica, ma un insieme di possibilità che cambiano da sguardo a sguardo, da esperienza a esperienza.

Maria Curatolo porta una scrittura legata alla memoria e ai luoghi del Sud. Il mare entra nei versi come movimento continuo, la risacca diventa misura del tempo interiore. La maternità si intreccia al senso della continuità, al passaggio delle generazioni, alla responsabilità che nasce dal vivere e dal ricordare. Il ricordo si muove, cambia forma, lascia tracce che restano anche quando sembrano svanire.

Giuseppina Irene Groccia lavora su una parola che avanza per domande. La sua poesia ha qualcosa di narrativo, ma si interrompe spesso per lasciare spazio a ciò che non si lascia afferrare. Lo sguardo cerca sempre un punto oltre la scena, come se ogni immagine chiedesse un’altra spiegazione, un altro passaggio. Dentro questa scrittura la figura femminile appare come presenza in movimento, mai chiusa in una definizione.

Ornella Mamone Capria si muove su una linea più raccolta. La frase si asciuga, resta sospesa, costruisce immagini che sembrano trattenere il pensiero prima che diventi parola piena. Anche i riferimenti più insoliti diventano parte di una struttura interiore, come se ogni forma avesse un suo equilibrio possibile. La donna che emerge da questi versi vive in uno spazio mentale, fatto di distanza e precisione, di ascolto e misura.

Le tre autrici restano distinte, e proprio questa distanza crea un campo comune. La donna prende forma come insieme di voci che non coincidono, che non cercano una sintesi, ma una vicinanza temporanea dentro la pagina.

La grafica di Giuseppe Zilli entra in questo percorso con una scelta precisa, affidando l’immagine di copertina all’opera Regina di cuori di Giuseppina Irene Groccia. L’opera diventa presenza che attraversa il volume, segno che accompagna e apre ulteriori possibilità di lettura visiva.

La voce di Pablo Neruda resta sullo sfondo come una risonanza ampia. Nei suoi versi la dimensione femminile si allarga fino a coincidere con la materia stessa dell’esperienza, con l’intensità dei sensi, con la forza dell’immaginazione che trasforma il quotidiano. Da lì arriva una spinta che tiene insieme le scritture del volume, ognuna con il proprio passo.

La presentazione a Bari, il 22 giugno alla Libreria Roma in Piazza Moro, porterà queste voci nello stesso spazio, con le autrici presenti e il lavoro di Giancane a fare da filo tra le pagine e la scena reale.