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Redazione

Segnalazione Eventi

SoeVe – L’essenza della forma. A Legacy of Light

SOEVE – L’ESSENZA DELLA FORMA

A legacy of light

 

Un progetto di

SoeVe – Veronica Martino

Giuseppina Irene Groccia

Al Castello Ducale di Corigliano un dialogo tra arte, essenza e continuità

Sabato 12 settembre 2026, alle ore 20:00, il Castello Ducale di Corigliano accoglierà “Soeve – L’essenza della forma”, un progetto artistico nato dal desiderio di trasformare un legame umano e creativo in un’esperienza corale di arte, bellezza e condivisione.

Ci sono presenze che non si dissolvono con il tempo, ma trovano nuove forme per continuare a comunicare. È da questa consapevolezza che nasce “Soeve – L’essenza della forma”, un evento dedicato a Sonia Quercia, anima del duo artistico SoeVe, che attraverso l’arte ha saputo intrecciare materia, ricerca estetica e visione poetica.

Non un ricordo affidato al passato, ma una luce che continua il suo cammino: il progetto nasce come un gesto d’amore capace di raccontare la forza di un percorso che prosegue attraverso l’arte e attraverso le voci di coloro che ancora oggi ne raccolgono l’essenza.

Promosso da SoeVe e dall’Associazione Culturale L’ArteCheMiPiace, in collaborazione con l’Associazione Culturale White Castle, con il patrocinio del Comune di Corigliano-Rossano, l’evento è inserito nel programma degli appuntamenti culturali estivi della città.

La scelta del Castello Ducale di Corigliano assume un valore altamente simbolico: proprio tra queste mura SoeVe aveva presentato l’ultimo abito prima che il percorso creativo subisse una brusca interruzione. Ritornare oggi nello stesso luogo significa riallacciare un filo rimasto sospeso e restituire nuova voce a un dialogo mai realmente interrotto.

Un ritorno che trova ulteriore significato nel legame con il Maestro Lorenzo Bevacqua, pianista, docente presso il Conservatorio “F. Torrefranca” di Vibo Valentia e direttore artistico del Glissando Chamber Music Festival. Le sue note avevano accompagnato l’ultima esperienza artistica di SoeVe al Castello Ducale e oggi tornano a essere parte di una narrazione che dal ricordo si riannoda al presente.

La serata inaugurale si aprirà con una Opening Experience, un momento performativo ideato come introduzione al percorso espositivo e al piano narrativo del progetto. Gli abiti di SoeVe e le opere di Giuseppina Irene Groccia entreranno in dialogo attraverso una lettura filosofica e poetica affidata al professor Giuseppe De Rosis, docente e apprezzato divulgatore culturale, figura di riferimento nel panorama culturale del territorio, da sempre impegnato nella valorizzazione della conoscenza e nella costruzione di percorsi di riflessione attraverso i linguaggi dell’arte.

Affiancato da Lella Persiani e Placido Bonifacio, De Rosis accompagnerà il pubblico in un percorso di ascolto e interpretazione, alla ricerca delle risonanze che legano la forma espressiva al suo significato interiore.

Alla serata prenderà parte anche Assunta Scorpiniti, scrittrice, giornalista e direttrice del MUMAM – Museo del Mare di Cariati, con un intervento di apertura dedicato a Sonia Quercia e al significato più autentico che attraversa il progetto.

La componente performativa sarà arricchita dalla partecipazione di Tonia Mingrone, attrice e performer, la cui presenza scenica contribuirà a dare corpo e movimento alla narrazione della serata

Nel corso della serata saranno inoltre coinvolte alcune figure legate al percorso umano e artistico di Sonia Quercia: Ercolino Ferraina, artista e promotore culturale impegnato da anni nella valorizzazione dell’arte sul territorio; Pino Savoia, artista e interprete di una realtà creativa con cui Sonia ha condiviso esperienze e percorsi; Paola Nigro, avvocato e amica di Sonia; Liliana Zangaro, fotografa e presenza significativa nel suo cammino associativo e umano. A loro sarà affidato un primo momento di condivisione attraverso pensieri e testimonianze, che si aprirà successivamente alla partecipazione libera degli artisti e degli amici presenti, invitati a offrire, se lo desiderano, un proprio contributo, una riflessione o una testimonianza.

Questo primo momento rappresenterà l’avvio di un racconto più ampio, nel quale le diverse espressioni artistiche confluiranno nella mostra collettiva ospitata nelle sale del Castello Ducale, il percorso espositivo riunirà le opere di numerosi artisti, amici e interpreti della ricerca contemporanea, chiamati a partecipare con il proprio linguaggio a una narrazione corale dedicata all’arte come spazio di relazione, continuità e nuova creazione. La collettiva raccoglierà le presenze di artisti che hanno condiviso con Sonia Quercia un tratto del proprio percorso umano e creativo, insieme a nuove voci artistiche selezionate per sensibilità e affinità di ricerca.

La rassegna espositiva si avvale della curatela critica di Mariateresa Buccieri, storico e critico d’arte, curatrice e autrice, da anni impegnata nello studio e nella valorizzazione dell’arte contemporanea attraverso percorsi che intrecciano opera, identità dei luoghi e dimensione umana. La sua lettura accompagnerà l’evento restituendo la complessità del progetto e cogliendone, oltre la dimensione estetica, le risonanze più autentiche legate alla ricerca artistica e alla continuità di un percorso creativo.

All’interno del percorso espositivo, un’attenzione particolare sarà riservata alla ricerca artistica di Sonia Quercia, attraverso uno spazio dedicato alla sua produzione, con una selezione di opere che ne restituisce il linguaggio e il percorso creativo. Un nucleo pensato come parte integrante della mostra, in dialogo con le altre presenze artistiche e con il tema della continuità che attraversa l’intero progetto.

Un incontro tra esperienze, generazioni e linguaggi differenti che testimonia come la bellezza sia un movimento continuo, capace di custodire legami, creare nuove connessioni e generare ulteriori visioni attraverso l’arte.

Al termine dell’Opening Experience si svolgerà il momento ufficiale dell’inaugurazione con il taglio del nastro e l’apertura della collettiva, che costituirà il cuore espositivo dell’evento e resterà visitabile negli spazi del Castello Ducale fino al 20 settembre.

Artisti partecipanti alla mostra collettiva:

Loredana Fiammetta Aino | Aurora Amato | Maria Teresa Bevacqua | Mauro Benvenuto | Andrea Biffi | Gianfranco Caliò | Alfonso Caniglia | Diva Caputo | Matilde Cervino | Luigi Cinquegrana | Oriana Cimino | Liliana Condemi | Mariella Costa | Maria Rosaria Cozza | Nilo Domanico | Ercolino Ferraina | Guglielmo Ferrari | Rosellina Formoso | Santo Fortugno | Mimma Galtieri | Domenico Grosso | Ornella Imbrogno | Enzo Labonia | Rosario La Seta | Imma Lavorato | Francesca Lo Celso | Patrizia Lo Feudo | Carmela Mafrica | Rita Mantuano | Nadia Martorano | Maria Teresa Mazzei | Roberto Mendicino | Antonella Milito | Eliana Noto | Lorenza Parrotta | Mariella Perrotta | Luigi Patitucci | Luca Policastri | Ida Proto | Maria Pia Risuleo | Pierluigi Rizzo | Maria Romeo | Pino Savoia | Rosa Scalise | Riccarda Stabile | Luigi Tarantino | Enza Tassitani  | Fabiana Patricia Vega | Giovanni Vescio | Antonella Vincenzo | Liliana Zangaro

L’evento sarà accompagnato da un catalogo ufficiale curato da Giuseppina Irene Groccia e pubblicato da L’ArteCheMiPiace, con codice ISBN e registrazione editoriale secondo la normativa vigente. Il volume raccoglie i contenuti dell’evento attraverso immagini, contributi critici e testimonianze, restituendo il dialogo tra le opere, gli abiti e il contesto storico e culturale del Castello Ducale di Corigliano. Un’attenzione particolare sarà riservata al percorso artistico di Sonia Quercia, attraverso una selezione delle sue opere e un omaggio visivo che accompagna l’intero progetto editoriale. La copertina del catalogo, dedicata a una sua opera, ne rappresenta il segno simbolico e poetico, in continuità con il senso del progetto.

“Soeve – L’essenza della forma” nasce così come un incontro tra linguaggi diversi, ma soprattutto come la testimonianza di una continuità: quella di un’idea artistica che non si interrompe, perché trova nuove mani, nuove voci e nuove forme per continuare a vivere.

L’arte diventa il luogo in cui ciò che sembra lontano torna vicino, in cui una traccia si fa racconto e una presenza diventa luce.

SoeVe – L’essenza della forma
Castello Ducale di Corigliano

Sabato 12 settembre 2026 – ore 20:00

A cura di SoeVe e L’ArteCheMiPiace
In collaborazione con White Castle

Con il patrocinio del Comune di Corigliano-Rossano

Media Partner ufficiale: L’ArteCheMiPiace

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LetteraturaSegnalazione Eventi

Prima tappa del Festival delle Lett(erat)ure a Mirto Crosia. Emozioni e valori con Alessandro Greco e il libro “Oltre i guanti”

Si è svolta, nella serata di ieri, la presentazione del libro autobiografico di Alessandro Greco “Oltre i guanti” già preparatore di portieri e attualmente comandante della stazione dei Carabinieri di Crosia (Cs). Un folto pubblico attento e qualificato ha accolto e partecipato, con grandi emozioni, alla prima tappa del Festival delle Letterature sul lungomare di Mirto.

L’autore Alessandro Greco
L’autore con il sindaco Maria Teresa Aiello

Ha introdotto ai prossimi eventi  l’ideatore della rassegna sui libri e sugli autori Pierpaolo Cetera. Sono intervenuti il sindaco Maria Teresa Aiello e l’assessore allo Sport e Cultura Antonio Graziani, per i saluti e per la consegna di una targa all’autore. I valori condivisi di solidarietà, rispetto degli altri e sacrifici per l’impegno costante per la riuscita dei propri progetti sono stati declinati, attraverso le letture (affidate a Giacomo Lauricella) e le esperienze umane vissute (con l’intervento di Don Claudio Cipolla, della Caritas diocesana) di Alessandro Greco.

Del libro hanno ampiamente discusso l’autore e il giornalista Eugenio Forciniti in un serrato e seguitissimo dialogo sul senso e sull’esperienza sportiva e umana che promana dalla lettura del libro. Gradita la partecipazione del pubblico con interventi di ringraziamento indirizzati all’autore. È stato  infine consegnato in dono il volume fotografico prodotto dall’Associazione social (“Mirto scatti della memoria”).

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Segnalazione Eventi

A Cropalati una mostra dedicata a Enotrio. Un omaggio al maestro che ha raccontato l’anima della Calabria

Martedì 5 agosto, alle ore 20.30, Cropalati ospiterà una serata dedicata a Enotrio, tra i più autorevoli interpreti dell’arte calabrese del Novecento. La mostra, promossa dall’Associazione Calabresi Capitolini con il patrocinio morale del Comune di Cropalati e curata da Luigi Branca, rappresenta un’importante occasione per approfondire il percorso umano e artistico di un autore che ha saputo tradurre sulla tela l’identità più autentica della Calabria.

L’esposizione propone una selezione di opere attraverso le quali emerge la cifra stilistica di Enotrio: una pittura intensa, profondamente radicata nel territorio, capace di trasformare paesaggi, memorie, tradizioni e atmosfere in un linguaggio espressivo personale e riconoscibile. Nei suoi dipinti la Calabria non è soltanto uno sfondo, ma diventa protagonista di una narrazione visiva che restituisce il valore della sua storia, della sua cultura e del suo patrimonio umano.

L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione delle eccellenze artistiche regionali e offre al pubblico l’opportunità di riscoprire una figura che ha lasciato un’impronta significativa nella storia dell’arte contemporanea calabrese. La mostra diventa così anche un momento di riflessione sul ruolo dell’arte nella tutela dell’identità culturale e nella trasmissione della memoria collettiva.

A promuovere l’evento è l’Associazione Calabresi Capitolini, presieduta dall’avvocato Luigi Salvati, da tempo impegnata nella diffusione e nella promozione del patrimonio culturale della Calabria attraverso iniziative dedicate ai suoi protagonisti.

L’appuntamento è fissato per martedì 5 agosto, alle ore 20.30, a Cropalati. Una serata che si preannuncia come un significativo momento d’incontro tra arte, cultura e territorio, nel segno dell’eredità artistica di Enotrio.

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Segnalazione Eventi

Lorica Libro Amica. Tre giornate dedicate ai libri e all’identità dei territori

Nel suggestivo scenario di Lorica, affacciata sulle rive del lago Arvo e immersa nella quiete del Parco Nazionale della Sila, torna “Lorica Libro Amica”, la rassegna che ogni anno propone il libro come occasione d’incontro, dialogo e crescita culturale.

Dal 7 al 9 agosto 2026, con appuntamenti in programma alle ore 18.00 presso la sede del Parco Nazionale della Sila, in Via Nazionale a Lorica (CS), la manifestazione accompagnerà il pubblico in un percorso dedicato agli autori e alle opere che raccontano il patrimonio storico e culturale della Calabria.

Ad aprire il calendario, venerdì 7 agosto, sarà la presentazione del volume “Storia di un Territorio – Il Reventino Savuto”, pubblicato dalla Casa Editrice Luigi Pellegrini e firmato da Franco Emilio Carlino, nostro collaboratore, che sulle pagine di L’ArteCheMiPiace cura la rubrica Sotto i cieli della Calabria, apprezzata per i suoi puntuali racconti dedicati alla storia, ai luoghi e alle tradizioni della nostra regione.

L’opera conduce il lettore alla scoperta del Reventino Savuto attraverso un’approfondita ricostruzione storica, mettendo in luce vicende, borghi, tradizioni e testimonianze che ne hanno plasmato l’identità nel corso dei secoli.

All’incontro prenderanno parte Giovanni Renda, presidente dell’associazione Borghi da “Ri…vivere” e autore della prefazione, e lo studioso Giuseppe Musolino, che arricchiranno il dialogo intorno a un volume capace di restituire valore alla storia e all’identità di un territorio.

Manifestazioni come Lorica Libro Amica rappresentano un’importante occasione per promuovere la cultura del libro e favorire la conoscenza delle realtà locali, creando un ponte tra autori, lettori e comunità in uno dei contesti naturalistici più affascinanti della Calabria.

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LetteraturaSegnalazione Eventi

Festival delle Lett(erat)ure 2.0

Festival delle Lett(erat)ure 2.0: a Mirto Crosia la seconda edizione della rassegna dedicata ai libri, agli autori e al dialogo culturale

Prenderà il via mercoledì 5 agosto alle ore 21.30, sul lungomare di Mirto Crosia (CS), la seconda edizione del Festival delle Lett(erat)ure 2.0, rassegna dedicata agli autori e ai libri ideata e diretta da Pier Paolo Cetera, promossa dall’Associazione Culturale Soci@l in collaborazione con Maurizio Traversari, Giuseppina Irene Groccia (media partner: L’ArteCheMiPiace e ContempoArte Magazine) e Anila Dahriu, traduttrice internazionale e poetessa.

La manifestazione si svolge con il patrocinio del Comune di Crosia, guidato dal sindaco Maria Teresa Aiello, e dell’Assessorato allo Sport e alla Cultura, retto da Antonio Graziani.

Ad inaugurare il festival sarà Alessandro Greco, autore del volume Oltre i guanti, un’opera che racconta il percorso umano e professionale maturato prima come preparatore dei portieri e successivamente come allenatore nel calcio dilettantistico e nel settore giovanile. Oggi Comandante della Stazione dei Carabinieri di Crosia Mirto, Greco ripercorre un’esperienza che pone al centro valori quali sacrificio, disciplina, impegno e determinazione, offrendo una testimonianza particolarmente significativa per le giovani generazioni.

L’incontro sarà condotto dal giornalista e blogger Eugenio Forciniti, fondatore del blog Il Pittulo, e sarà arricchito da una riflessione condivisa con don Claudio Cipolla, parroco della Parrocchia San Francesco d’Assisi e direttore della Caritas diocesana. Le letture saranno affidate a Giacomo Lauricella.

Il secondo appuntamento, in programma mercoledì 12 agosto, vedrà protagonista la scrittrice Francesca Lupo, autrice di libri per ragazzi e non solo, che presenterà il suo ultimo lavoro, I viaggi di Veronica: una coinvolgente raccolta di racconti ispirati a luoghi, personaggi e vicende della storia del territorio. L’incontro sarà accompagnato da un laboratorio di narrazione interattiva dedicato ai più giovani, con il supporto del linguaggio del fumetto.

La terza serata, prevista per mercoledì 19 agosto, sarà dedicata alla storia medievale della Calabria e agli Ordini monastici. Protagonista sarà mons. Luigi Renzo, storico e scrittore, che terrà una lectio magistralis sul tema “La presenza dell’Ordine Florense nella Sila Greca”. Seguiranno le presentazioni dei saggi Una grande abbazia europea: La Sambucina e L’Abbazia Calibytense, offrendo un approfondimento sul patrimonio storico e spirituale del monachesimo calabrese. Interverranno Flaviano Garritano, che approfondirà la presenza cistercense e florense, e Maurizio Traversari, che illustrerà il mondo dei monaci italo-greci e dell’Abbazia Calibita. A dialogare con i relatori sarà Pier Paolo Cetera. L’incontro si svolgerà presso il Museo del Pane, nel centro storico di Crosia.

La rassegna si concluderà sabato 29 agosto con un appuntamento dedicato ai temi della pedagogia contemporanea. Il prof. Giovanbattista Trebisacce, docente dell’Università della Calabria, insieme ad alcune sue studentesse, dialogherà con Gerardo Aiello e Pier Paolo Cetera sui principali aspetti del rapporto tra nuove generazioni e tecnologie, prendendo spunto dal saggio Affetti in saldo (2026). Un confronto aperto su una delle questioni più attuali del nostro tempo, che chiuderà un’edizione del festival pensata per promuovere cultura, conoscenza e partecipazione attraverso il dialogo tra autori, studiosi e pubblico.

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Rubrica "I libri non scadono"

Un Invito Alla Lettura Di Christian Bobin

“I libri non scadono” è una rubrica mensile dedicata ai libri che il tempo ha ingiustamente lasciato indietro: titoli dimenticati, usciti troppo presto o semplicemente abbandonati dal ciclo promozionale.

Ogni articolo riscopre un libro che non ha data di scadenza, provando a restituirgli spazio, contesto e nuove possibilità di lettura.

La rubrica nasce nell’ambito della collaborazione tra “L’ArteCheMiPiace” e “Inchiostro – Comitato nazionale per la promozione della buona lettura“, fondato dal “Chiosco Letterario dell’Università Sapienza” e dal “Centro Culturale Connessioni“, realtà impegnate nella diffusione della lettura e nella creazione di spazi di confronto tra autori, critici e lettori.

La rubrica accoglierà contributi di scrittori, critici, studiosi e lettori, nel tentativo di costruire uno spazio di riscoperta e confronto intorno a libri che non smettono di parlarci anche quando scompaiono dagli scaffali delle librerie.

 

di Filippo Golia 

“La voce di Emily – quella che emerge dal sarcofago dorato di un poema quando lo si apre – è una voce precipitosa, come di qualcuno che accorra verso di noi da così lontano da arrivare senza fiato. Molti trattini e grumi. La voce di un angelo asmatico, o quella di una ragazzina portatrice di notizie così incredibili che tutte le parole le si affollano in bocca, tanto lei è convinta che non la capiremo. L’angelo asmatico, la ragazzina cui nessuno crede e la febbricitante dama bianca sono, in questa serata di agosto 1870, davanti a Higginson, che non crede ai suoi occhi.”

Questa folgorante istantanea dell’incontro tra Emily Dickinson e Thomas W. Higginson, il critico che intuì il talento della poetessa ma non diede seguito alla sua intuizione, a suo modo un luogo comune della narrazione letteraria globale, si trova nel libro La dame blanche di Christian Bobin, ancora mai tradotto in Italia.

Bobin è uno scrittore che si sottomette solo alle leggi del cuore, ossia: ascolto, slancio contemplativo, attenzione ai particolari del visibile e dell’invisibile; soprattutto verità, di ogni parola, di ogni frase e di ogni visione.

In Italia è accolto con distacco e diffidenza.
 I suoi libri sono tradotti da piccole case editrici e per lo più confinati a una dimensione spirituale, come se si trattasse di un autore di sermoni o di minima propaganda religiosa; oppure di un protagonista dell’imperante new age.

La sua unica religione, in realtà, è la letteratura.

Un buon libro per iniziare a conoscerlo nel nostro paese è “Un cigolio d’altalena” pubblicato nel 2022 dalle edizioni Sanpino. Nasce dall’incontro tra l’autore e le opere del poeta giapponese e monaco zen Ryokan. Il testo è composto da 19 lettere (alla madre, a uno sconosciuto, a un pensatore, a una nuvola, a Marina Cvetaeva, a Nadežda Mandel’štam, al compositore Arvo Pärt, a una vecchia scala ecc.)
Una delle lettere è indirizzata a Ryokan ma la sua ombra si aggira anche nelle altre: scrive, gioca con i bambini, si nasconde in covoni di fieno, è immensamente felice, insegue il fantasma del padre, affronta la malattia e la morte.
 “In un monastero zen, ogni monaco, alla fine del pasto, lascia qualche chicco di riso nel piatto per gli uccelli. La scrittura è quel gesto”, annota Bobin. E poi: “Ryokan diceva che non gli piaceva la cucina dei cuochi, la calligrafia dei calligrafi e la poesia dei poeti. Non ho mai messo piede in Giappone, ma conosco molto bene questo paese. Lo conosco attraverso la goccia d’acqua di un silenzio che scintilla sulle piastrelle di una poesia di Ryokan”.

 Il manifesto di Bobin è limpido: “Quel che ci salverà – se qualcosa deve salvarci – è la semplicità estrema di una parola”.

 Ma la sua prosa può essere molto complessa, un piccolo organismo metamorfico in cui segno e significato, mondo e scrittura si scambiano di posto nel girare di poche righe:

 “Sotto i ponti, dei cartoni piegati. Sono le case dei clochard. Le case da tè giapponesi hanno pareti di carta fine, divisori che scorrono come una frase che si apre con naturalezza sulla frase successiva. I loro abitanti mangiano e dormono all’interno di una poesia. Mi allontano da quei cartoni malinconici. Sono i poemi di una vita disgraziata.”

Eppure la metamorfosi della lingua si articola entro confini ben precisi, che le impediscono di esondare nei campi aperti del postmoderno e del relativismo. E i confini sono: il silenzio, la morte, il rispetto della verità, la concentrazione, la sintesi, lo stupore inesausto per la sovrabbondanza della vita.

 È inevitabile riconoscere come anche in questo contesto protetto sia all’opera una maniera: la scrittura di Bobin è manierista. E può sorgere il dubbio: se fosse proprio la sua la calligrafia del calligrafo e la poesia del poeta, che Ryokan riprovava?

 

I dubbi iniziano a dissiparsi durante la lettura di La dame blanche. Un testo fatto di pietra dura e bianca come il granito.
Un cigolio d’altalena si specchia nei versi e nella figura di Ryokan; adesso nello specchio c’è la poetessa di Amherst. Quanto meno docile e mansueta!
 Tutta la scrittura di Bobin può essere descritta come una lotta con l’Angelo ma qui, come lui sa bene, l’angelo conosce e pratica le malizie di un diavolo.
 Per far fronte all’indocile scricciolo, le frasi brevi e le parole esatte di Bobin devono funzionare come lame di rasoio; o affilati scalpelli per scavare nel marmo.
Il libro si apre con la morte della poetessa, come se lei venisse da lì, dalla morte, e con i funerali, ronzanti di api mentre il corteo funebre sembra galleggiare sui fiori di campo e la piccola Millicent – la figlia dell’amante del fratello di Emily – segue da lontano l’incomprensibile feretro, dell’incomprensibile donna, di quell’incomprensibile famiglia in cui si è trovata: sarà proprio Millicent invece, un giorno, la prima interprete e divulgatrice delle poesie tenute segrete durante una vita.

 Tutto il montaggio del libro è audace e febbrile, proprio come la poetessa. Un po’ alla volta entrano in scena, oltre ai familiari – primi fra tutti l’inaccessibile padre Edward Dickinson e la madre, così grave da sorreggere nelle sue melanconie – gli amori impossibili della dama bianca: Susan Gilbert, la moglie del fratello Austin, oggetto di vere accensioni erotiche; il reverendo Wadsworth, la guida; Samuel Bowles, il giornalista, che forse sapeva per che verso prenderla ma non ebbe la costanza necessaria per tenerla; il giudice Otis P. Lord, uno schivo succedaneo del padre, da poco perduto. E ci si potrebbe mettere anche la morte, che la corteggia, le danza intorno, le sottrae uno per volta i più cari, le apre nella carne squarci di infinito.

 Per Bobin un vero teatro barocco, altrettanto necessario per spiegare l’opera quanto la persona e le azioni di Emily Dickinson: come la sua versatilità nel preparare il pan di zenzero. Perché qui non si tratta della scelta critica di coinvolgere la vita nel lavoro di interpretazione del testo: qui il poeta (come il santo) è considerato un luogo di confine, dove filtra, da ogni fessura e rammendo, la terribile luce della sapienza.
Molti aneddoti riportati hanno carattere sapienziale:

“Un mezzogiorno, a tavola, Edward domanda ironicamente più volte di seguito se sia ‘necessario’ che un piatto impercettibilmente sbreccato gli sia messo davanti. Alla terza domanda, Emily si alza bruscamente, si impadronisce del piatto e lo polverizza nel giardino, su una pietra: che sia fatta la tua volontà, padre che non sopporti la vista di un solo difetto nella materia o nelle anime. Un altro giorno davanti alle scuderie, Edward sudato, gli occhi fuori dalle orbite, scudiscia a sangue uno dei suoi cavalli. Gli rimprovera di aver ‘mancato d’umiltà’. Emily accorre, scapigliata, urlando contro il boia che abbandona il frustino e indietreggia, raggelato.”
 La collera dei santi – chiosa Bobin – è più terribile di quella del demonio.

E davvero di un luogo di confine si parla:

 “Il paese di Emily ha per frontiera la siepe che circonda il suo giardino. Dall’altro lato della siepe c’è l’estraneo – l’America…
 Lei non è di questo mondo e non vuole saperne né della sua guerra né della sua pace. Lei ha messo i suoi occhi in quelli della morte e contempla tutte le cose in uno stupore senza fine.”

Quasi inevitabile l’accostamento con Arthur Rimbaud, perché tutto si tesse, in queste pagine, lavorando con il materiale mitico della letteratura:

 “Alla stessa epoca in cui lei indossa la sua veste bianca, Rimbaud, con la negligenza furiosa della giovinezza, abbandona il suo libro incantato nella cantina di uno stampatore e fugge verso un oriente inebetito. Sotto il cielo inchiodato d’Arabia e nella stanza proibita di Amherst, i due ascetici amanti della bellezza lavorano a farsi dimenticare.”

 Farsi dimenticare! Sospeso tra Emily Dickinson e la poesia giapponese, tra asceti e santi, Christian Bobin frequenta un territorio molto simile a quello che ha portato lo scrittore americano J. D. Salinger al suo quarantennale silenzio, troppo terrorizzato dal rischio di compiacersi del proprio talento e di scrivere parole non autentiche.

Bobin invece ha pubblicato una quarantina di piccoli libri; ma, come una biglia sull’orlo di un cratere, continua a girare anche lui intorno al silenzio.

E resta lì: dove “la scrittura è la sola ricompensa di se stessa”.

Se la sua scrittura, così controllata, sia viziata anche solo da un’ombra di compiacimento spetta ai lettori dirlo.

 


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Filippo Golia

Filippo Golia, a lungo inviato del Tg2, si occupa principalmente di affari esteri e relazioni internazionali. Quando ha tempo, realizza anche reportage sul mondo della letteratura e della poesia. Come scrittore ha pubblicato libri per adulti,  “C’era 49 volte un paese” (Robin edizioni) e bambini, “Zelda Mezzacoda” (Laltracittà). Per Mattioli 1885, ha scritto la sceneggiatura del Graphic Novel “Il bacio fantasma”, sulla vita del poeta americano Richard Brautigan, disegnato da Marco Petrella.

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Schiavonea ospita la poesia. Presentazione delle Confraternite Letterarie “Dal Sud – Poesia Meridionale” e de La Vallisa n. 126

A Schiavonea un incontro dedicato alla poesia meridionale: presentate le Confraternite Letterarie “Dal Sud – Poesia Meridionale” e la storica rivista “La Vallisa”

Il Borgo Marinaro di Schiavonea, nella Città di Corigliano-Rossano, si prepara ad accogliere un appuntamento di grande rilievo dedicato alla poesia, alla cultura e al dialogo tra territori e sensibilità letterarie.

Sabato 18 luglio 2026, alle ore 18:30, in Via Pola, si terrà la presentazione delle Confraternite Letterarie “Dal Sud – Poesia Meridionale” e del nuovo numero della storica rivista di poesia “La Vallisa” n. 126, che ospita lo speciale “Viaggio in Finlandia”.

L’iniziativa rientra nella rassegna “Letture nel Borgo con l’Autore 2026”, curata da Maria Curatolo per l’associazione Schiavonea e Sant’Angelo Puliti, e nasce con l’obiettivo di valorizzare la parola poetica come strumento di incontro e conoscenza.

Ad aprire l’incontro sarà Maria Curatolo, mentre il coordinamento dei lavori sarà affidato al prof. Daniele Giancane, direttore de “La Vallisa” e dell’Università della Poesia J.R. Jiménez. La relazione sarà curata dal prof. Gennaro Mercogliano, direttore dell’Università Popolare Rossanese.

Durante la serata saranno protagonisti i poeti dell’Opuscolo Tris e delle Confraternite Letterarie “Dal Sud – Poesia Meridionale” e “La Vallisa”:


Margherita Bufi, Rosa Cecere, Anna Cellaro, Maria Curatolo, Giuseppina Irene Groccia, Loredana Lorusso, Eugenio Nastasi, Ornella Mamone Capria, Sandro Marano, Roberta Positano, Cosimo Rodia, Clara Russo, Rocco Angelo Stano, Sonia Vivona e Giuseppe Zilli.

L’evento rappresenta un’importante occasione per incontrare autori e poeti, ascoltare nuove voci della letteratura contemporanea e riscoprire il valore della poesia come patrimonio culturale capace di unire Sud, Mediterraneo ed esperienze internazionali.

La manifestazione gode del patrocinio morale dell’Università Popolare Rossanese, de “La Vallisa”, dell’Università della Poesia J.R. Jiménez e della Città di Corigliano-Rossano.

L’invito è rivolto a tutti gli appassionati di cultura, letteratura e poesia: l’appuntamento è per sabato 18 luglio alle ore 18:30 in Via Pola, nel cuore del Borgo Marinaro di Schiavonea.

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Poesia e solidarietà a Rossano. Umberto Romano presenta “La valigia di cartone”

La cultura come gesto di solidarietà: la poesia di Umberto Romano arriva a Rossano con "La valigia di cartone"

Ci sono valigie che custodiscono vestiti e altre che conservano frammenti di vita. La valigia di cartone di Umberto Romano appartiene a queste ultime: non contiene soltanto ricordi, ma orizzonti, incontri, radici e partenze, diventando il simbolo di un cammino umano che attraversa luoghi e coscienze.

Sarà questo il cuore dell’incontro “La cultura per la solidarietà”, dedicato alla presentazione dell’ultima opera poetica di Umberto Romano, in programma giovedì 16 luglio 2026, alle ore 19, nel suggestivo Cortile del Museo Diocesano e del Codex, nel centro storico di Corigliano-Rossano – area urbana Rossano.

Promossa da La Mongolfiera Editrice e dal Gruppo degli Amici dell’Arte e, con il patrocinio del Comune di Corigliano-Rossano, l’iniziativa propone un viaggio nel valore più autentico della parola, capace di farsi ponte tra le persone e insieme strumento di dialogo.

L’opera di Romano racconta un itinerario dell’anima, dove ogni pagina diventa una tappa di un percorso segnato da esperienze vissute, affetti, attese e dalla continua ricerca di ciò che unisce gli uomini oltre ogni confine. La poesia si fa così casa per chi parte, rifugio per chi resta e voce per chi continua a credere che la cultura possa ancora generare solidarietà e speranza.

Ad aprire la serata saranno i saluti di Giovanni Spedicati, mentre il coordinamento sarà affidato a Tatiana Novello. Anna Lasso introdurrà l’incontro, cui seguiranno l’incursione letteraria di Giuseppe De Rosis e il dialogo con l’autore, condotto da Giovanni Soda e arricchito dagli interventi di Franco Cirò. A dare voce ai versi saranno Gli Amici dell’Arte, mentre gli intermezzi musicali di Pino Salerno accompagneranno il pubblico in un percorso dove poesia, parole e musica si fonderanno in un’unica intensa esperienza.

Più che una semplice presentazione editoriale, l’appuntamento si propone come un momento di incontro e condivisione, in cui la poesia diventa occasione per rallentare il passo, ritrovare il valore dell’ascolto e riscoprire quella dimensione umana che troppo spesso il tempo contemporaneo tende a mettere in secondo piano.

Perché, in fondo, ogni viaggio comincia da una valigia. E alcune, pur essendo di cartone, custodiscono un patrimonio capace di attraversare il tempo e arrivare dritto al cuore.

 

 

 

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TRANSIZIONI Mostra personale di Carla Pugliano

Carla Pugliano Mostra personale Transizioni

TRANSIZIONI Mostra personale di Carla Pugliano

Museo Diocesano e Capitolare di Terni
3 – 12 luglio 2026

Inaugurazione: 4 luglio 2026, ore 16:30 con l’intervento critico di Daniele Radini Tedeschi

Elevazione, materico su tela 100x100 cm Anno 2026
Affioramenti dell'essere, materico su tela 100x100 cm Anno 2026

Dal 3 al 12 luglio 2026 il Museo Diocesano e Capitolare di Terni ospita Transizioni, mostra personale di Carla Pugliano. L’inaugurazione, prevista per il 4 luglio alle ore 16:30, vedrà l’intervento critico di Daniele Radini Tedeschi, curatore del Padiglione Grenada alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – Biennale di Venezia 2026 e direttore editoriale dell’Atlante dell’Arte Contemporanea edito da Giunti.

Patrocinata dal Comune di Terni e realizzata in collaborazione con Start Edizioni, l’Associazione Culturale La Rosa dei Venti e CathArt Gallery, Transizioni rappresenta una tappa significativa all’interno della ricerca di Carla Pugliano, artista che individua nella materia il luogo privilegiato di una riflessione sul senso dell’essere e sui suoi incessanti mutamenti. Le opere raccolte in mostra si configurano come testimonianze di un processo in continuo divenire, nel quale il dato visibile si apre a una sfera più profonda, evocativa e contemplativa.

Attraverso stratificazioni cromatiche, sedimentazioni e segni che affiorano dalla superficie pittorica, l’artista costruisce campi percettivi nei quali memoria e intuizione convivono in un equilibrio dinamico. L’impasto cromatico si fa presenza viva, deposito di esperienze, luogo di emersione di ciò che appartiene alla sfera più intima dell’individuo.

Interconnessioni, materico su tela 120x100 cm Anno 2025

In questa prospettiva la pittura non assume il compito di descrivere il reale, ma quello di interrogarlo. È proprio in questa tensione emotiva tra presenza e assenza, tra permanenza e trasformazione, che si manifesta la cifra più autentica dell’artista.

La mostra si inserisce coerentemente nel percorso artistico dell’autrice, recentemente valorizzato dalla presenza nell’Atlante dell’Arte Contemporanea, dove si evidenzia come «l’artista riesca a edificare un ponte tra tradizione e innovazione» e come «le creazioni realizzate lascino trasparire una poetica in continua trasformazione, tesa a un crescente e graduale perfezionamento». Una poetica nella quale «la cifra caratterizzante è il pathos, intenso, palpabile, vibrante». Come sottolinea ancora il testo critico pubblicato nel volume, «la Nostra dà vita a una forma di liberazione emotiva dove colore e materia, strumenti privilegiati per la creazione, riescono a penetrare e sondare l’anima. Sensibile e acuta osservatrice, Carla Pugliano diviene la voce narrante di riflessioni sull’esistenza terrena, da sempre oggetto di elucubrazioni da parte degli spiriti saturnini».

Limen, materico su tela 125 x 100 cm Anno 2026
Transizioni (origine), materico su tela 124 x 100 cm Anno 2026

Transizioni si propone come un percorso di contemplazione e consapevolezza, nel quale la pittura si fa strumento di conoscenza, capace di trasformare l’esperienza visiva in un viaggio di introspezione e scoperta di sé.

L’esposizione è aperta al pubblico dal 3 al 12 luglio 2026, tutti i giorni dalle ore 15:00 alle ore 19:00, inclusi sabato e domenica, con ingresso libero.

NOTA BIOGRAFICA

Carla Pugliano è artista, curatrice e fondatrice di CathArt Gallery a Varese, spazio espositivo e atelier dedicato all’arte contemporanea. Dal 2025 ricopre il ruolo di Consulente Artistico per l’Atlante dell’Arte Contemporanea edito da Giunti.

Nel giugno 2026 partecipa con una sinossi artistica nel Padiglione Nazionale del Guatemala LAS INVISIBLES – 61ª Biennale di Venezia Arte, presso lo Spazio Berlendis, curato da Stefania Pieralice. Già nel 2024 aveva preso parte al collettivo The Perceptive Group presso il Padiglione Nazionale di Grenada in occasione della 60ª Edizione della Biennale. Nell’ottobre 2026 sarà inoltre presente a un’esposizione collettiva presso la Sparks Gallery di San Diego, in California, in collaborazione con la Fondazione Carlo Rambaldi.

La sua ricerca artistica, valorizzata da critici e curatori quali Daniele Radini Tedeschi, Vittorio Sgarbi, Andrea Barretta, si sviluppa tra arte figurativa e sperimentazione contemporanea, mantenendo costante il dialogo tra materia, memoria e spiritualità.
Sarà inoltre presente con una sua opera in proiezione, tra alcune pubblicate sull’Atlante dell’Arte Contemporanea 2026, presso “The Celeste Bartos Theater 3” del MoMA, New York, in occasione della presentazione internazionale del volume.

Tra i riconoscimenti più significativi figurano il Leone d’Oro alla Triennale di Venezia 2024, il premio ricevuto nell’ambito della Biennale di Cremona 2026, il Premio Arte e Cultura della Camera dei Deputati, il Premio alla Carriera di Palazzo Malaspina, il Premio Vasari del Museo ArteIngenio, il Premio della Giuria del Museo NonantolArte e il Premio Internazionale d’Arte Maestri a Milano.

La sua attività espositiva annovera numerose partecipazioni a collettive di rilievo che si affiancano alle esperienze internazionali sopra menzionate, tra cui la Triennale di Venezia 2024, la XIV Florence Biennale, la Biennale di Lisbona e la Biennale di Milano. Il suo percorso comprende inoltre esposizioni presso sedi museali, istituzionali e manifestazioni d’arte in Italia e all’estero. Tra le mostre personali più significative figurano L’Accento sull’Arte (Roma, Galleria La Pigna), Ossimori dell’Anima (Sacro Monte di Varese), Mimesis (Palazzo Velli Expo, Rome Art Week), Catarsi Evolutiva (Sala Lucio Fontana, Comabbio) e Dialoghi dell’Anima presso CathArt Gallery.

SEDE ESPOSITIVA

Museo Diocesano e Capitolare di Terni
Via XI Febbraio 4 – Terni
CONTATTI E INFORMAZIONI

Email  myartcharlotte@gmail.com

Telefono  +39 392 8081554

Instagram carla pugliano Art

Facebook  Carla Pugliano

Sito web  www.carlapuglianoartist.com

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“L’Infinita”. Curatolo, Groccia e Mamone Capria insieme per La Confraternita

La collana La Confraternita nasce dentro l’Università della Poesia J. R. Jiménez, per iniziativa e cura di Daniele Giancane, e trova continuità nel lavoro culturale de La Vallisa, tra rivista e spazio vivo di incontri poetici a Bari. Ogni opuscolo prende forma da un gesto semplice e preciso. Due autori scelgono una voce ospite e da lì si costruisce un piccolo territorio comune, fatto di testi che si affiancano senza perdere la propria autonomia.

 

Qui il tema è la donna, con le sue presenze molteplici, contraddittorie, aperte. Non una figura unica, ma un insieme di possibilità che cambiano da sguardo a sguardo, da esperienza a esperienza.

Maria Curatolo porta una scrittura legata alla memoria e ai luoghi del Sud. Il mare entra nei versi come movimento continuo, la risacca diventa misura del tempo interiore. La maternità si intreccia al senso della continuità, al passaggio delle generazioni, alla responsabilità che nasce dal vivere e dal ricordare. Il ricordo si muove, cambia forma, lascia tracce che restano anche quando sembrano svanire.

Giuseppina Irene Groccia lavora su una parola che avanza per domande. La sua poesia ha qualcosa di narrativo, ma si interrompe spesso per lasciare spazio a ciò che non si lascia afferrare. Lo sguardo cerca sempre un punto oltre la scena, come se ogni immagine chiedesse un’altra spiegazione, un altro passaggio. Dentro questa scrittura la figura femminile appare come presenza in movimento, mai chiusa in una definizione.

Ornella Mamone Capria si muove su una linea più raccolta. La frase si asciuga, resta sospesa, costruisce immagini che sembrano trattenere il pensiero prima che diventi parola piena. Anche i riferimenti più insoliti diventano parte di una struttura interiore, come se ogni forma avesse un suo equilibrio possibile. La donna che emerge da questi versi vive in uno spazio mentale, fatto di distanza e precisione, di ascolto e misura.

Le tre autrici restano distinte, e proprio questa distanza crea un campo comune. La donna prende forma come insieme di voci che non coincidono, che non cercano una sintesi, ma una vicinanza temporanea dentro la pagina.

La grafica di Giuseppe Zilli entra in questo percorso con una scelta precisa, affidando l’immagine di copertina all’opera Regina di cuori di Giuseppina Irene Groccia. L’opera diventa presenza che attraversa il volume, segno che accompagna e apre ulteriori possibilità di lettura visiva.

La voce di Pablo Neruda resta sullo sfondo come una risonanza ampia. Nei suoi versi la dimensione femminile si allarga fino a coincidere con la materia stessa dell’esperienza, con l’intensità dei sensi, con la forza dell’immaginazione che trasforma il quotidiano. Da lì arriva una spinta che tiene insieme le scritture del volume, ognuna con il proprio passo.

La presentazione a Bari, il 22 giugno alla Libreria Roma in Piazza Moro, porterà queste voci nello stesso spazio, con le autrici presenti e il lavoro di Giancane a fare da filo tra le pagine e la scena reale.

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