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Teresa Saviano – tessere emozioni e scolpire pensieri attraverso la bellezza e la riflessione

  L’ArteCheMiPiace – Interviste













tessere emozioni e scolpire pensieri attraverso la bellezza e la riflessione


Teresa Saviano





di Giuseppina Irene Groccia |11|Marzo|2025|


Teresa Saviano, figlia di Posillipo e della lava del Vesuvio, è una tessitrice di mondi. La sua arte non è mai statica, ma un fluire incessante di forze contrastanti, un incontro tra le radici ardenti della sua terra natale e la frescura cosmopolita che Parigi le ha donato. Ogni sua opera è il risultato di un alchimia silenziosa: il tessuto, nelle sue infinite varianti, diventa sostanza vivida, trasformandosi in un linguaggio che non teme di essere ambivalente, sfuggente e mai definitivo.

La sua storia è quella di una ricerca incessante, di un’emozione che prende forma attraverso il contatto con il materiale, modellandosi sotto le mani con una gestualità che proclama l’istinto e la riflessione. Teresa non si piega a un solo stile, ma afferra il filo dell’arte tessile con un’energia che rompe gli schemi con una forza inarrestabile.  il collage di stoffa, l’incollaggio di cuoio, l’utilizzo di tecniche non ortodosse come la fotocopiatrice a getto d’inchiostro sul tessuto, sono segni di un’arte che respinge i limiti e abbraccia l’ibridazione, la contaminazione.

Ogni sua creazione diventa un racconto, una narrazione fatta di contrasti: il cuore e l’occhio, il paesaggio e il ritratto, l’apparire e l’essere. Ogni opera è un grido muto di storie mai raccontate, mai concluse. Con una lucidità critica che va oltre il semplice atto estetico, Teresa esplora le profonde fratture del nostro tempo, in un dialogo con il pubblico che è sempre e comunque un confronto. Non sono solo i materiali a parlare, ma la loro storia, il loro passato, il loro destino di essere trasformati.

Le sue opere non si lasciano incasellare, non appartengono a una scuola né a una tendenza, ma sono la materializzazione di una ricerca che scava nel profondo delle contraddizioni del nostro mondo. La sua arte è disposta a fare i conti con la solitudine della creazione, ma non rinuncia mai alla critica, al confronto con la società, con l’universo femminile, con le sue memorie e le sue trasformazioni.

In un tempo in cui il linguaggio dell’arte si frantuma, perde coerenza e forma, Teresa Saviano ci offre una visione che si fa esperienza tangibile, una sinfonia sensoriale che pulsa di emozione. La sua arte, potente e al contempo delicata, eleva ogni filo, ogni piega, a manifesto di una bellezza che non si accontenta di essere soltanto apparenza, ma si trasforma in pensiero, sfida intellettuale e ricerca incessante di verità.

L’intervista a Teresa Saviano ci porta nel cuore della sua arte, un mondo in cui il tessuto diventa materia  e la creatività non ha confini, ma si nutre di emozioni, intuizioni e contrasti tra il passato e il presente, tra la sua terra natale e la città che l’ha adottata.



Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso
artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso
l’arte?


L’arte mi accompagna da che ho memoria, mio padre amava
spennellare e credo che per emulazione ciò mi abbia spinto a familiarizzare con
il pitturare, la curiosità che mi è caratteristica hanno fatto il resto. Ho
sperimentato il disegno, l’acquarello o la pittura già da bambina, ma perdevo
presto interesse. Poi per soddisfare il mio bisogno creativo ho sperimentato
nuovi metodi meno ortodossi e limitativi finché 
ho avuto il colpo di fulmine per i tessuti.

Una frase mi rappresenta: la maniera in cui organizzi la
materia, rende gli oggetti vivi … 

È esattamente ciò che provo ed in più, il tessuto “mi
parla” ancor prima che io sappia cosa farne

 


Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di
comunicare attraverso le tue opere?


Non ho un tema o un messaggio o per meglio dire, non uno
soltanto!

Sono una chiacchierona nella vita e l’arte è un linguaggio
che parlo con la stessa disinvoltura. Per questo posso avere molti messaggi ed
altrettanti temi.

 

 



Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è
evoluto nel corso del tempo?

 

Non sapevo nemmeno di avere uno stile finché ho scoperto che
c’era una corrente alla quale potevo essere associata : la fiber art. 
In realtà non sento di associarmi allo  stile se non per utilizzazione del tessuto. Ho avuto modo di visitare varie esposizioni di grandi
artiste della textile art ma, pur ammirandone il lavoro, non mi donano alcun
senso di appartenenza. Non tesso le fibre, lo associo, i pezzi si uniscono e
prendono forma talvolta in uno stato di estraneità a me stessa e a tutto il
resto che mi circonda se non alla realizzazione di un quadro. Ultimamente ho
associato ai tessuti del cuoio, modellandolo a caldo, cosa che mi soddisfa per
dettagli che ho voglia di evidenziare.

 

Nel tuo lavoro, il tessuto diventa memoria, relazione e
narrazione. C’è un materiale o un tipo di tessuto che senti particolarmente
affine alla tua storia personale o al tuo percorso artistico?


Difficile dire quale “figlio” si ami di più. Tutti sono amati differentemente ma con la stessa intensità.
Tutti mi parlano di ciò che possono diventare, mi affascinano mi stimolano. 
Trasformare materiali semplici in opere dense di significato
è un tratto distintivo della tua arte. 




Quanto è importante per te l’aspetto
manuale e artigianale nel processo creativo, e come si intreccia con la tua
ricerca concettuale?

L’importanza della manualità nella mia vita, come nell’arte
è la conditio sine qua non. 
Io tocco prima con gli occhi, l’immaginazione proietta le
possibilità ipotetiche legate alla materia, le mani fremono nell’attesa del
tocco del taglio della sensazione
  fresca
e sgradevole della colla,
  dell’emozione
della resa. Tutto e legato ai sensi. Tutto è pathos.


Il tuo percorso unisce Napoli e Parigi, due città ricche di
storia e cultura. In che modo questi due mondi influenzano la tua poetica e il
tuo approccio all’arte tessile?


Mi sento talmente 
impregnata di napoletanità, che ho idea di essere  un ossimoro vivente, eppure, Parigi è casa. Guardo il cielo blu e mi sento felice !  e questa felicità che assorbo dalle finestre
del mio minuscolo appartamento sottotetto, lo trasmetto sulle opere nei tessuti
in tutto ciò che tocco come un Mida. Ma le mie origini vesuviane tra mare e
vulcano
  vengono in superficie e si
mescolano prepotentemente au ciel bleu de Paris. Ecco, così è come sono e così
è come sento.

 

 



Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo
lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato
particolarmente la tua visione?

 

La mia principale fonte di ispirazione sono i tessuti, i
fili, le infinite possibilità di mescolanza. Quando entro in un negozio di
stoffe, cerco di concentrarmi sui bisogni che mi hanno spinto li, devo forzarmi
ad una scelta di criterio, violentarmi per non comprare tutto, filare alla
cassa a testa bassa senza più guardare i rotoli
   ammonticchiati gli uni sugli altri  promessa di possibilità meravigliose,  per pagare ed uscire! È difficile spiegare come tutto ciò che vedo solleciti la
mia immaginazione, è come essere in mezzo alla folla ed essere chiamata da
tutte le parti ! Non è piacevole. DEVO uscire ad un certo momento perché sto
male. Poi fuori comincio a chiedermi se non avrei forse dovuto prendere il blu
anziché il rosso o entrambi … sono gli strascichi del malessere. Mi ci
vogliono dei giorni per ritornare alla “normalità “. Nel frattempo
che “l’adrenartina” si abbassa, confido al registratore tutte le mie
idee, altre le scarabocchio su pezzetti di carta che attacco un po’ dappertutto
” per non dimenticare!!

Caravaggio è un dio del pennello Edward Hopper ne è il poeta ma spinta alla riflessione per la tua questione, mi viene
fuori un ricordo ed una risposta: Antonio Ligabue (se vuoi il ricordo devi
porre la domanda ! Ah ah ah ah !!! )

 

Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue
opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?


La creazione è già “creata” nella mia testa quando
comincio a realizzarla. Naturalmente, nel pieno rispetto delle mia incongruità,
comincio in un modo e finisco con altro, ma senza rancore per ciò che era in
principio perché è ciò
  che mi emoziona
il finale. 
Parlare di rituali è un po’ complicato perché io sono una
“esuberante di energie” ed ho bisogno di canalizzarle tutte in varie
direzioni nello stesso arco di tempo. In breve significa che, mentre comincio a
dare posizione alle sagome di un quadro mi ricordo che ho un pezzo di stoffa
argento che sarebbe perfetto come vestito di cerimonia e vado a prenderlo per
cominciare a realizzarlo, però si da il caso
 
che ho in mente un nuova opera per cui ho bisogno di realizzare delle
sagome e quindi comincio un momento a portarmi avanti… poi ritorno indietro
al mio lavoro iniziale e mentre lo osservo e rifletto rifaccio un attimo il
letto poi vado ad attaccare qualche pezzetto… e mi sono fatta pure la rima
per farmi il verso !! In breve confesso pubblicamente di essere una
multifunzionale compulsiva e che li è impossibile fare una cosa alla volta:
almeno tre !!

 




Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi
ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?

 

Per carità! Sola. Silenzio.Questa la condizione ideale.

Magari ascoltare della musica, ma il mio fare deve essere
contestualizzato in un suono di fondo
 
che scelgo io! Dunque  o il
silenzio ovattato dei miei tappi per le orecchie o le cuffiette per la musica.

 

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo
il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?


Secondo il mio concetto di arte, (è arte ciò che emoziona
n. d. r.) il ritorno del pubblico è essenziale!
 Come sostenevo prima, si 
tratta di un dialogo senza il quale l’opera è un monologo sterile. Come
per ogni linguaggio, il dialogo è piacevole… purché non sia interpretativo
di arzigogolate spiegazioni di un non detto e non contestabile messaggio
nascosto. Sono dunque più sensibile (come all’orticaria!)
  ai critici d’arte con diritto di vita e morte
di un’/un artista.

 



C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri
particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?


Positano. Positano è il mio luogo del cuore. Sono nata in giugno ed a luglio passavo lì le mie prime
vacanze 
Per decenni, finita la scuola si partiva!

Per me era libertà, quella che non avevo a casa da genitori
molto rigorosi che però diventavano abbastanza permissivi nel villaggio di
mare. Via le scarpe io e mio fratello scorrazzavamo liberi a piedi nudi fino a
settembre! 
Eravamo un po’ le mascottes del nostro quartiere, come parte
di loro e questo rendeva speciali le nostre vacanze. Di più, il nostro vivere
lì mi faceva sentire positanese ed io adoravo essere parte di questo luogo. 
Questo luogo però sfugge ad ogni regola di riproduzione. Non
ho mai visto o letto qualcosa che non diventasse banale ai miei occhi o
all’udito. Persino Goliarda Sapienza (Rendez-vous a Positano ed. Il tripode n.
d. r.) non riesce a restituirmi il luogo.

Forse le opere di Ottavio Romano o di Athos Faccincani, ma
troppo ombroso l’uno e sbrilluccicante l’altro. Sono visioni, sono emozioni che
gli artisti cercano di restituire.

Il mio quadro è naïf, senza profondità, le scale accentuano
la
  verticalità del luogo, eppure sento
un centro di attrazione che mi emoziona profondamente e dona spessore e vita a
suoni e sapori. 
Al centro del quadro io sono nella chiesa e sento l’odore
dell’incenso, guardo il mare dalla finestra, sento il cicalio di linguaggi che
si mescolano, dono felice ed ho solo voglia di andare a tuffarmi

 

Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea?
Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

 

Un triste ruolo. Povero. Come i linguaggi decostruiti dei
giovani che ricordano le interruzioni sulla linea durante una telefonata.
Eppure nella brevità di sillabe acronime c’è un flash 
uno spot che si illumina e questo è di nome e di fatto un
linguaggio. Nuovo. Moderno. 
Tutte queste metafore per dire che nella neobabele dell’arte
è quasi impossibile trovare una voce guida. 
Ho l’abitudine di essere chiara e diretta belle mie
espressioni cosa che trasmetto anche nelle mie opere ma non per questo immagino
di avere più rilevanza di altri.

 



Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come
artista e come le hai superate?


Accettarmi come artista che mi sembrava di una arroganza
senza pari! Ho dovuto analizzare a fondo e lungamente i miei sentimenti, le
mie insicurezze fino a pervenire ad una presa di coscienza che ancora oggi mi
sorprendo a mettere in discussione! 
Ma insomma, sono un’artista… credo.

 


Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e
quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi
possano  arricchire il tuo percorso
artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

 

Ho una totale fiducia nelle capacità della curatrice Maria
di Stasio
, ho già collaborato con lei in passato in occasione dell’ evento “Visioni” (Expo presso il tempio di Pomona –
Salerno n. d. r.) e mi intrigava “Percorsi di ricerca”. 
E quindi ho ricercato ed eccomi pronta alla nuova avventura!!

 

 

 

In che modo hai deciso di presentare la tua arte all’interno
di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di esporre? Ci puoi
raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro realizzazione e se
c’è un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso
di esse?

 

Parteciperò a questa esposizione con due opere simbolo del
mio lavoro. 
Un’opera sarà presente realmente l’altra virtualmente.

Nel primo caso ho elaborato ulteriormente un progetto che
avevo già realizzato in passato poi ne ho cominciato un altro
  pervenendo dopo varie modifiche alla
realizzazione finale.
  

Tutto questo preambolo per introdurre Ma Lisa se démasque.

 


Nella realizzazione del quadro ho sperimentato l’utilizzo
della fotocopiatrice a getto d’inchiostro… tieniti forte! …. sul tessuto!! Ho avuto mille pene perché la fotocopiatrice non voleva obbedire ai miei
bisogni ma  sono pervenuta dopo non poche
difficoltà a pezzi di tessuto impressi che ho dovuto incollare come toppe

Primo elemento: la copia

La copia del quadro della Gioconda che decido di truccare
con veri prodotti per il maquillage.

Il risultato è stato intrigante ed emozionante

Questo sguardo mi parla mi osserva tra dolcezza e derisione

Sono io che l’ho fatto così

Poi le ho dato i capelli: gonfi folti0! Ed una camelia
rossa nei capelli per essere un po’ Carmen un po’ Dame aux Camélias.

 

Secondo elemento: l’apparire e l’essere 

Infine la povera Lisa abbassa la maschera per dare libera
interpretazione ma sorniona conserverà il suo essere segreto.

La maschera e stampata a bassa  risoluzione di inchiostro su carta
fotografica come la mano da cui spiccano le unghie laccate (vero smalto ça va
sans dire!!
 ) 

Terzo elemento: la maschera

 

 


 

FEMINA FEMINAE LUPUS é un manifesto, un messaggio manifesto in cui evidenzio la
assenza di sorellanza
  tra donne. Ho
trasformato il famoso homo homini lupus (letteralmente l’uomo è un lupo
 per l’uomo) perché se è vera la versione
originale diretta all’uomo inteso come intera umanità, avevo bisogno, volevo
scendere nello specifico in seguito a molte riflessioni durate negli anni

Osservando il manifesto, realizzato su  polistirolo cartonato un po’ rovinato dal
tempo per donare l’impressione degli strati di manifesto che si scollano dal
muro.

Le mani sono fotocopie di mani tratte da opere  famose ben esplicite nella  loro gestualità. (non svelerò le fonti)
Ognuna ha un solo 
occhio come se fosse cieca dall’altro ed ogni occhio è
realizzato con tecniche differenti. C’è un po’ di tutto: disegno, carta, stoffa e pittura acrilica.

Una follia lo so!

 

Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi
ambiti o tematiche che vorresti esplorare?


Il progetto a cui sto lavorando e che mi occupa a tempi
alterni, è legato alla riflessione dell’influenza della religione nel mondo
laico. Io sono atea agnostica e anticlericale ma mi rendo conto a che punto i
simboli della religione o in generali delle religioni, siano presenti in un
mondo che si definisce senza dio.

 

Per esempio “dio mio!” è una espressione innocua
di invocazione che è sulla bocca di tutti… pertanto è una invocazione ad una
entità superiore. Ecco. Io sto lavorando su questi simboli; alla fine avrò
decine di tele e mi toccherà farne una mostra ! E che tu torni ad intervistarmi
!! Ce la farò ?

 

“Che dio mi aiuti”! 







Contatti


Email sarterre@gmail.com

Facebook Teresa Saviano

Instagram teresa.saviano.art











Teresa Saviano 

Nata a Posillipo cresciuta con i piedi nel lapillo
vesuviano, Teresa Saviano si identifica negli opposti di acqua e fuoco.  La sua carriera artistica comincia tardi, in terra
francese,  dove ha cominciato a dedicarsi
alla creazione di opere materiche accostandosi immediatamente all’Arte tessile. I suoi soggetti variano dai grandi cuori ai piccoli occhi
passando per ritratti e paesaggi; ognuno è rappresentato attraverso la tecnica
del collage di tessuti e fili reperiti negli stockage delle grandi firme del
settore internazionale. Tutto nasce per caso ed il passo è breve dalla prima
commissione-realizzazione alla prima esposizione virtuale nel 2023 (Expolatinadearte-Colombia). Segue il Primo premio della Biennale du Arte contemporanea
di Salerno
nella sezione arte ecosostenibile nello stesso anno.

Partecipa a varie
esposizioni sull’egida del maestro Giuseppe Gorga. Tra cui l’Expo la Grande Bellezza dove i suoi cuori
riscuotono grande ammirazione. Due delle sue opere sono in esposizione alla Galleria
Taimeless
di Taormina. Contemporaneamente realizza il gonfalone della sua città
d’adozione, Parigi, che offre alla Mairie del V arrondissement presso il
Pantheon, dove troneggia in permanenza per due anni. La sua arte interessa l’artista e Blogger d’arte Giuseppina Irene Groccia che ne fa una
valorizzante presentazione prima sul suo Blog L’ArteCheMiPiace e dopo nel suo magazine “ContempoArte
nel maggio 2024. Da qui l’incontro con Maria di Stasio, curatrice d’arte, e
fondatrice di Athenae Artis, che la invita a partecipare nello stesso anno  all’esposizione d’arte a Salerno al tempio di
Pomona
. La sua fervente attività artistica é concentrata
attualmente su vari progetti futuri di cui, da buona napoletana, mantiene la
discrezione per scaramanzia.



























©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.


Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.



Invia la tua candidatura alla seguente email: gigroart23@gmail.com


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Tra Realtà e Immaginazione, l’Arte come Esplorazione Interiore – Enza Cotugno

 

Tra Realtà e Immaginazione, l’Arte come Esplorazione Interiore


Enza Cotugno








di Giuseppina Irene Groccia |07|Marzo|2025|



L’arte come linguaggio silenzioso, come un ponte tra il reale e l’irreale, tra il visibile e l’indicibile. L’artista che oggi incontriamo ha fatto della pittura un mezzo di espressione sentito e liberatorio, capace di trasformare le ferite del passato e le sfumature dell’anima in immagini potenti, in cui luci e ombre dialogano con sensibilità e inquietudine.

Il suo percorso non è stato lineare, ma un viaggio tra luoghi e esperienze che hanno lasciato segni indelebili sulla sua visione artistica. Nata a Portogruaro, ha vissuto in diverse città prima di stabilirsi in Campania, portando con sé una sensibilità radicata nell’osservazione della natura e nella ricerca di un’identità fluida, non legata a confini geografici ma alla dimensione interiore dell’esistenza.

Autodidatta per vocazione, ha sperimentato sin da bambina diverse tecniche pittoriche, sviluppando nel tempo un linguaggio visivo in continua evoluzione. Il suo stile, inizialmente attento alla fedeltà dell’immagine, si è progressivamente spogliato di ogni rigidità per lasciare spazio all’istinto, all’ironia e alla libertà espressiva. La sua pittura è un viaggio tra emozioni sospese, tra materia e spirito, tra la ricerca dell’essenziale e la volontà di dare voce a ciò che spesso resta inascoltato.

Attraverso materiali poveri e superfici spesso grezze, l’artista costruisce mondi paralleli in cui il pubblico è chiamato a immergersi, a completare il senso dell’opera con la propria percezione e sensibilità. La sua arte non è mai esplicita, ma suggerisce, accenna, lascia spazio all’immaginazione e al dialogo interiore.


Il suo recente riconoscimento al premio internazionale Visioni ha rappresentato un momento significativo di visibilità per il suo lavoro, ma al centro della sua ricerca rimane un’urgenza autentica e personale: l’arte come strumento di trasformazione, come atto di resistenza alla superficialità, come modo per riscoprire la bellezza nell’inaspettato. Un percorso che continua a evolversi e a trovare nuovi spazi di espressione, come dimostra la prossima esperienza espositiva che la vedrà protagonista: a breve, infatti, le sue opere saranno in mostra in una prestigiosa galleria nel cuore del centro storico di Roma, in un evento dal titolo Everland Art – Percorsi di Ricerca, organizzato dall’Associazione Athenae Artis di Maria Di Stasio.


In questa intervista, esploriamo insieme il suo mondo creativo, il suo rapporto con la pittura e il significato intimo che attribuisce a ogni tratto e colore. 











  Puoi
raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o
un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?

Sguardo diligente, ma introverso,
riservatezza, profonda timidezza: un’infanzia e adolescenza, le mie,
caratterizzate da tempo condiviso per la maggior parte in compagnia di me
stessa, ma non per questo in solitudine.

Abbiamo traslocato spesso con l’intera
famiglia e forse, questo, mi ha resa figlia di nessun luogo in particolare, ma
appartenente alle montagne, al mare e al creato di ogni luogo, in tutta la sua
bellezza variegata. Una caduta su pezzi di vetro, seguita da un’operazione mal
riuscita, compromisero a soli due anni e mezzo e per sempre, la funzionalità
della mia mano destra. Testardaggine e curiosità profonda, non mi hanno mai
impedito di sperimentare, seppur da autodidatta, l’arte, nelle sue svariate
tecniche e sfaccettature.

Disegno e pittura hanno accompagnato la
mia vita, dall’età di tre anni e ad oggi continua a sostenermi, a trasportarmi
ovunque io voglia, a trasformarmi in ogni cosa possibile o improbabile, a
rendermi un fantasma capace di oltrepassare la sottile linea che separa il
reale dall’irreale, a rendermi “viva”.

 

Qual
è il tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue
opere?

La pittura, rappresenta per me, un modo
di “urlare silenziosamente” ciò che, il più delle volte, è indicibile,
sensazioni indecifrabili, emozioni profonde, nascoste, le quali talvolta, si
tenta di esplorare, senza mai rivelarne il contenuto in maniera del tutto
chiara.

E così, il messaggio comunicato, diventa
un foglio sul quale compaiono puntini sospensivi, dove chiunque possa
continuare un discorso mai scritto, ma solo accennato.

Attraverso le mie opere, ogni immagine
diventa un mondo parallelo, salvifico, dove incontrarsi, senza regole, senza
distinzioni, in cui tutto è possibile e tutti hanno la possibilità di
riscattare la propria identità. 
Spesso prediligo materiale povero, di
scarto. È fondamentale, per me, il principio del
togliere ogni orpello e dar spazio all’Essenziale. Mi piace, inoltre, riscoprire la
“bellezza” laddove si reputi inaspettata ed insospettabile. E così l’arte diventa Espiazione,
Trasformazione, Anima.

 




In
che modo l’uso del colore influisce sulla percezione della profondità e
dell’atmosfera nelle tue opere? Hai delle tecniche particolari per bilanciare
contrasti e sfumature?

 

Luci ed ombre rendono possibile la
descrizione di stati d’animo contrastanti: un ossimoro delle diverse
sfaccettature presenti in un unico individuo.

Le tecniche sono varie, dipendono dall’istinto
del momento; di solito l’accostamento dei colori è dettato dalla volontà di
creare combinazioni armoniche ed equilibrate, talvolta combinazioni vivaci e
fresche, quasi fanciullesche, sono ideali per evidenziare dettagli inaspettati,
altre volte ancora, tratti scarni di inchiostro delineano armonie spoglie ed
essenziali.

Come
descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel corso del tempo?

Essendo in un movimento perpetuo, lo
stile artistico si è evoluto con me e dentro di me.

Inizialmente sperimentavo, attraverso
copie d’autore, la capacità di somigliare il più possibile ad una immagine,
cercando di riprendere la realtà: da autodidatta, sentivo l’esigenza di
acquisire capacità di osservazione e di attenzione al dettaglio.

Durante un breve periodo, ho
approcciato, per pura curiosità, alla tecnica di decorazione di ceramica e
vetro, la quale mi ha dato la possibilità di approfondire i concetti di
“disciplina”, “pulizia estrema del tratto” e “alta precisione”, che
caratterizzano queste tecniche molto affascinanti, seppur lontane dal mio mondo
creativo.

Nel tempo, è iniziato un processo di
liberazione, sino ad arrivare ad oggi, in cui, talvolta non del tutto compresa,
accompagno la mia arte con ironia e spogliandola di razionalità a tutti i
costi, senza paura alcuna di giudizi o incomprensione.

Mi lascio libera di fluttuare in questo
mondo e nell’altrove.

 


Quali
sono le principali fonti di ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti,
movimenti o esperienze personali che hanno influenzato particolarmente la tua
visione?

 

Fonti di ispirazione sono, per me, la
Natura, l’Essere Umano, la Vita, la Morte, la Rabbia: il mistero delle emozioni
che ci caratterizzano, rendendoci parte di un unico spazio condiviso.

Il vissuto di ciascuno non può essere
escluso dalla propria visione artistica, impossibile non esserne influenzati.

Sono attratta dalla perfezione e dalla
capacità assoluta e inimitabile di governare luci ed ombre di Caravaggio,
affascinata dal Surrealismo e dai mondi onirici di Dalì, dall’eleganza
dell’essenzialità dei volti di Modigliani, dalla staticità espressiva di De
Chirico, dall’armonia e la comunicazione attraverso i cinque sensi di Kandinskij,
dall’incomprensibile bellezza dell’Action painting di Pollock, dal mistero
irrisolto e il profondo messaggio di denuncia di Banksy.

Ammirazione e profonda passione per
questi e tanti altri artisti.

La voglia di scrutare in essi ogni
segreto, il continuo senso di inadeguatezza rispetto tanta genialità, la
volontà e necessità, nonostante tutto, di esprimere un “punto di vista”
personale.

 

Qual
è il processo creativo che segui per realizzare le tue opere? Ci sono tecniche
o rituali a cui sei particolarmente affezionato?

 

Il processo creativo prende forma
lentamente, durante l’assolvimento degli obblighi quotidiani, si liberano spazi
interiori, necessari per la sopportazione di un mondo troppo rumoroso e veloce
per me.

Il mio rituale è lasciare che l’idea
fluisca, prima di assumere la forma definitiva.

Si distorce, cambia contorni e
lineamenti, si allinea, si distrugge, poi rinasce, più consapevole.

Non temo di perderla, la rispetto e così
evito di appuntare o fare qualunque schizzo o disegno preparatorio.

Attendo e lascio che sia pronta per
esprimersi in tutta la sua potenza.

Quando arriva il momento, lo sento con
chiarezza, negli istanti precedenti alla realizzazione, diventa una ossessione
da assecondare. I tratti iniziano a delinearsi.




Come
scegli la tua palette di colori per creare il gioco di luci e ombre nelle tue
opere? Segui un criterio specifico o lasci spazio all’istinto e all’emozione
del momento?

I colori rappresentano e risuonano la
stessa melodia dei pensieri, per cui emozioni ed istinto caratterizzano le
visioni man mano che prendono forma.

Di solito non utilizzo la matita, ma
direttamente il colore, il quale delinea, incorpora e si muove per il
raggiungimento di forme, immagini e suggestioni, espressione di un’intimità
quasi inafferrabile.

Preferisci
lavorare su tela in solitudine o trovi ispirazione anche da contesti
collettivi, come workshop o eventi d’arte?

Mio scopo principale è stato quello di
crearmi uno spazio in cui mi sentissi totalmente a mio agio e libera di
esprimermi.

In un luogo tranquillo, al di sotto di
una montagna e di fronte ad un uliveto, sorge la mia casa, dove ho effettuato
io stessa, sempre da autodidatta, diversi lavori di restauro di mobili e
arredamento, che la rendesse il più possibile simile al mio ideale, forse
imperfetto ma personalizzato e caloroso.

La mia ispirazione nasce dal silenzio e
lontananza dal rumore della vita, per cui durante la realizzazione delle mie
opere, mi accompagnano la musica e i suoni della Natura.

Nonostante la mia preferenza resti
quest’ultima, essendomi negli anni formata in Trucco Artistico, Teatrale,
Fotografico, Moda, Face e Body painting ed insegnando queste discipline, in diverse
scuole professionali campane, spesso ho partecipato ad eventi collettivi con
performances in cui il corpo umano diventava la mia tela.

 

Come
vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo il feedback o le
reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

Per molti anni, spettatrici delle mie
opere, sono state le mura di casa, quasi un tempio di cassetti segreti da
custodire, senza dare la possibilità a nessuno di entrarvi. Non era per paura
di un giudizio negativo o positivo di ciò che rappresentassi o in che modo lo
facessi, forse solo paura di essere “leggibile” a tutti, rendendomi vulnerabile
e fragile.

Nel tempo, ho scoperto l’importanza del
confronto con altre realtà e storie, accorciando le distanze e rendendomi più
consapevole delle molteplici similitudini che ci accomunano agli altri.

Per quanto apprezzamenti e
riconoscimenti siano fondamentali per ammortizzare insicurezze e continue
domande su sé stessi, sulle proprie capacità e sul proprio operato, le reazioni
e il feedback delle persone non potrebbero influenzare il mio lavoro in quanto
se dipingessi ciò che aggrada gli altri, senza tener conto dei movimenti della
mia anima, non sarei più sincera e autentica, per cui diventerebbe nullo il mio
operato.

Trovo invece, molto interessante il
confronto costruttivo.

 



C’è
un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri particolarmente
significativa per te? 
Puoi raccontarci la sua storia?

Tra le mie opere, una di quelle più
significative per me, è stata realizzata nell’ottobre del 2020 su di un
supporto 70×40 di materiale povero, un misto di pezzi di legno pressati,
materiale tra l’altro che utilizzo spesso nelle mie realizzazioni.

Il titolo dell’opera è “Il giorno in
più”, realizzato con acrilico, inchiostro e penna.


“Con dita scarne, intrise di nulla,

oltrepasso il varco,

ti sfioro appena

con petali di inchiostro e nero di
seppia.

Ci è concesso il giorno in più, prima
dell’ultimo congedo”


       
L’Arte: un vascello per raggiungere chi
ha oltrepassato la vita  


Così descrivo la mia opera, realizzato
di getto, in seguito alla scomparsa di un amico, l’illusione, mai abbandonata,
che potesse fare da tramite tra questo mondo e l’altrove.  

 

Come
vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro
contribuisca in qualche modo a questo ruolo?
 

La società contemporanea talvolta appare
indifferente alle diverse forme d’arte, tende a non valorizzare ciò che a mio
parere, resterà come unica impronta tangibile del periodo attuale.

Un mondo diretto verso il razionale e il
digitale, sembra avere la meglio sulla creazione artigianale e sull’intuizione
della sensibilità umana. E così una società diretta al consumismo e al
capitalismo, genera una gioventù che considera un’artista, fallito, e un imprenditore
assetato di denaro, un esempio da seguire. Non so se il mio lavoro contribuisca
in qualche modo al ruolo dell’arte nella società contemporanea; però i corsi
che svolgo a scuola da ormai vent’anni sono rivolti a giovani in condizioni
altamente disagiate del Sud Italia, per cui il pensiero di contribuire a dare
una piccola opportunità di “risveglio” a questi ragazzi, genera in me speranza,
la quale non dovrebbe essere mai perduta.

 


Quali
sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come artista e come le hai
superate?

Le maggiori difficoltà che affronto ogni
giorno e che cerco tutt’ora di superare, è la mancanza di attenzioni e
opportunità concesse all’Arte in genere, nei miei luoghi.

Inoltre, l’incalzare dei ritmi e degli
obblighi da assolvere quotidianamente, impediscono di dedicarsi per il tempo
necessario ad attività, qui, difficilmente riconosciute.

 

Recentemente
hai partecipato a 
Visioni, il premio d’arte internazionale organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio

Che esperienza è stata per te? C’è
qualcosa di particolare che hai apprezzato o che ha arricchito il tuo percorso
artistico?

 

La partecipazione al Premio d’arte
Internazionale Visioni, la custodirò sempre con cura.

Questa opportunità è giunta improvvisamente
in un periodo per me spento, di cambiamento e particolare difficoltà emotiva.

Ho apprezzato molto la passione e
l’attenzione al dettaglio con il quale è stato realizzato l’evento.

Ho gradito la libertà lasciata a ciascun
artista di potersi esprimere nella forma d’arte più vicina a sé, senza cercare
una omologazione a tutti i costi.

Provo stima per l’organizzatrice Maria
di Stasio e l’intero staff che hanno saputo mettere a proprio agio tutti,
rendendo l’evento una opportunità di avvicinamento a mondi spesso sommersi da
una “normalità” ingombrante.

 


Le
tue due opere pittoriche presentate a Visioni sono state tra le protagoniste
dell’evento, distinguendosi al punto da farti ottenere una menzione speciale.
Puoi raccontarci il processo creativo che ti ha portato a realizzarle? C’è una
storia, un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere
attraverso di esse?

 

La prima opera presentata a Visioni dal
titolo “Di quale amore ho sete?” è un olio su tela 50×40 realizzata circa un
decennio fa.


“Luce scavata,

conserva le tue parole

in un sacco dorato.

Luce salvata da parole leggere,

bianche, che insegnano senza contenuti;

bisbigliano all’aria voci di perla.

Costellazioni di ricordi: suono sordo in
tasche nascoste.

Sei tu la risposta che scolora l’opaco
del mondo”



È questa la mia descrizione, di un’opera
nata dall’ispirazione del volto di una compagna di liceo, dai tratti
classicheggianti, i capelli raccolti e da perle che contornano un volto
assorto, avvolto da luci ed ombre contrastanti, occhi quasi socchiusi e rapiti
dal ricordo che colora di nuova luce un mondo che risulta opaco, senza una
presenza timidamente accennata.

Quel volto è solo un pretesto e diventa
protagonista di un ricordo probabilmente reale o forse solo immaginato, di sicuro
una evocazione alla complessità e intensità di sentimenti nascosti, capaci di
oltrepassare le porte del tempo.

 

La seconda opera presentata a Visioni,
si intitola Autoritratto – Anima di carta -, realizzata appositamente per il
Concorso, risale dunque al 2024.

La tecnica è acrilico e smalto su di un
supporto 62×37 di un materiale povero, al quale sono particolarmente
affezionata: si tratta di un pannello OSB (Oriented Strand Board) composto da
scaglie orientate di pino ed abete tenute insieme da una resina sintetica e
pressate successivamente, fino a formare una superficie liscia ed uniforme.

Questo pannello truciolato, è utilizzato
nei cantieri e nell’ambito di lavori edili, grazie alla sua elevata resistenza
meccanica, risulta particolarmente robusto e indeformabile anche sotto sforzo,
risulta privo di nodi, screpolature, cavità e punti deboli.

Infine è un legno di qualità elevata in
termini di prestazioni e versatilità, pur essendo uno dei legni più economici
in commercio.  

La scelta di questo affascinante
materiale, per uno dei miei pochi Autoritratti, non è casuale.

Il contrasto tra “un’anima di carta “e
un materiale tanto resistente è quasi un voler conferire a me stessa le
caratteristiche intrinseche del materiale stesso. E così, un corpo quasi trasparente,
scarno e composto dallo scheletro di un manichino, diventa una cosa sola con le
lamelle pressate del supporto, privo di punti deboli e resistente anche sotto
sforzo.

Così il volto, prima disegnato con
contorni ben delineati e poi cancellati più volte, sino a lasciare solo il
pigmento che resta impregnato tra le lamelle, è indice di ciò che resta di se
stessi, in seguito alle turbolenze della vita.

Anche i papaveri di un rosso spento,
sembrano volteggiare in un’atmosfera quasi funerea, ma ancora speranzosa.



Proprio in questi giorni prende il via una nuova esperienza espositiva per te. Hai scelto di partecipare nuovamente a un’iniziativa curata da Athenae Artis, sotto la direzione di Maria Di Stasio. Questa volta l’occasione è la prima edizione di EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, un’esposizione internazionale che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio 2025 presso la Galleria Il Leone, nel cuore del centro storico di Roma.

Cosa ti ha spinto a rinnovare questa collaborazione e quali aspettative hai per questa nuova opportunità espositiva?


Sono entusiasta di partecipare ad Everland Art, questa nuova esperienza espositiva curata da Athenae Artis di Maria Di Stasio , in quanto nutro sincera stima per il suo impegno e le sue capacità organizzative, ma in particolar modo, la passione che la contraddistingue: trovo che siano necessarie figure di questo genere, soprattutto in un mondo sempre meno propenso alla meditazione, all’arte, alla manualità. La mia aspettativa è quella di sentirmi partecipe di un movimento, che dal sottosuolo, scalpita ed esiste ancora, seppur silenzioso, che ha ancora l’impeto di districarsi ed emergere, nonostante tutto. È un onore per me sentirmi parte di un confronto tra realtà così differenti, eppure così vicine. Mi fa sentire “viva”. 

 

Quali
progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi ambiti e tematiche che
vorresti esplorare?

 

Il mio principale progetto per il
futuro, coincide anche con la mia più grande ambizione: quella di voler far
somigliare, il più possibile, la mia vita ai desideri.

Mi piacerebbe, inoltre, avvicinarmi
sempre più al concetto di recupero dell’essenziale e alla “rinascita” di esso,
sia materiale che metaforica, in forme di vita nuova.

 







Contatti

Email enzacotugno@live.it
Facebook Enza Cotugno
Instagram enza_cotugno

Enza Cotugno in arte Eco

Nata a Portogruaro (Ve), vissuto a Gaeta (Lt) per 8 anni, trasferita a Sant’Agata dei Goti (Bn), dove ha trascorso l’adolescenza, infine, oggi, risiede a San Salvatore Telesino (Bn). Dopo la maturità classica, frequenta la scuola di Estetica, specializzandosi come Visagista e Make up Artist.

È attualmente docente, in diverse scuole professionali campane, di Trucco fotografico/Sposa, Trucco Fashion/Moda, Trucco Artistico, Teatrale, face e body painting ; concilia Il suo mestiere con la passione per la pittura, che coltiva, da autodidatta, sin da bambina, sperimentando la combinazione personale di diverse tecniche.




























©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 







Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.


Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.



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FULL IMMERSION Mostra Personale di Matteo Sarro

  L’ArteCheMiPiace – Segnalazione Eventi 

FULL IMMERSION

Mostra Personale di Matteo Sarro




Il 14 Marzo 2025, alle ore 18,00,
presso lo Spazio Valeriani, Roma, zona Viminale, si inaugura “Full Immersion”,
la mostra personale di Matteo Sarro, a cura di Maria Marchese, con la direzione
artistica di Mario Tacinelli e Luisa Valeriani

Con questa mostra, l’artista
seleziona alcune opere salienti del proprio percorso artistico, proponendo la
propria visione dell’arte nella vita e l’opposto, finchè entrambe le
possibilità coincidano. 

Esattamente come può accadere in un gioco di specchi,
il pubblico fluttuerà, come la maggior parte delle sue pietre, comunque, uscirà
dal metro quadro umano, sospeso tra interpretazioni personali, collettive,
della mente o del cuore, positive o meno… finchè la realtà non sarà altro che
uno stato metamorfico dove il cambiamento, l’evoluzione rappresenta la
certezza, la salvezza.

­-?-

A voi la risposta.








Evento su invito. Per
informazioni e accreditarsi contattare

3920773199


Full Immersion – Matteo Sarro

Art curator: Maria Marchese

Art director: Mario Tacinelli,
Luisa Valeriani

Graphic designer: Angelo Costanzo





























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L’Arte Come Ricerca di Verità e Libertà – Umberto Falvo

 




L’Arte Come Ricerca di Verità e Libertà 


Umberto Falvo





di Giuseppina Irene Groccia |05|Marzo|2025|


Umberto Falvo è un artista che ha costruito la sua carriera su un continuo rifiuto delle convenzioni, perseguendo un ideale di libertà che si riflette in ogni aspetto della sua produzione. La sua arte non è assolutamente un esercizio tecnico, ma una riflessione e una ricerca costante che fonde realtà e metafisica, un’esperienza sensoriale che trascende le logiche del mercato dell’arte e della sola estetica.

Nato a Catanzaro nel 1955, l’artista ha messo da parte il figurativo, un passo che inizialmente gli fu doloroso, per intraprendere un percorso più radicale, che lo ha portato a esplorare i mondi del pensiero metafisico e dell’espressionismo astratto. 

Se inizialmente si confrontò con le opere di maestri come De Chirico, esplorando le inquietudini della geometria e delle immagini sospese nel tempo, ben presto il suo cammino lo condusse verso una sperimentazione più viscerale, che trovò espressione nell’arte informale. 


Umberto Falvo fonde gestualità e metafisica, ispirandosi all’action painting di Pollock per nobilitare l’informale. Il caos apparente delle sue opere segue una sintassi visiva precisa, invitando alla riflessione. La sua ricerca artistica mira alla luce, intesa sia come cromatismo che come tensione verso il trascendente. Attraverso simbolismi e suggestioni oniriche, la sua arte diventa un viaggio visionario, dove libertà espressiva e denuncia sociale si intrecciano in una continua evoluzione.


Le sue opere sono espressioni di sogno, visioni che, a tratti, sconvolgono e disorientano. La sua pittura è come un labirinto dal quale è difficile uscire, un percorso di incertezze che riflette la complessità dell’animo e la ricerca di un’illuminazione spirituale che supera  il visibile. Non è un caso che la luce, nella sua accezione più metafisica e simbolica, sia un tema ricorrente nel suo lavoro: un’illuminazione che non è solo fisica, ma che oltrepassa ogni dimensione, alla ricerca di un contatto con il trascendente.

Inoltre, il suo impegno sociale è un aspetto imprescindibile della sua visione artistica. Nonostante la sua arte sia intimamente legata alla sua visione personale, egli non esita a utilizzare la sua capacità di comunicare per affrontare temi di rilevanza sociale, come la lotta per i diritti delle donne. La sua arte diventa quindi anche un mezzo per denunciare e sensibilizzare, con la stessa intensità con cui riflette sulla libertà individuale e sulla necessità di espressione autentica.

Ogni incontro con la sua opera è un’esperienza particolare, un viaggio personale che svela nuovi significati a ogni sguardo. 

Come ogni opera informale, le sue creazioni non mirano a una comprensione immediata, ma invitano a un processo di introspezione e scoperta. 

Eppure, nonostante la sua propensione alla complessità, egli riesce a mantenere una sorprendente lucidità espressiva, un equilibrio che rende ogni sua opera unica, ma sempre riconoscibile.


In un panorama artistico in cui la visibilità commerciale spesso prevale sulla genuinità della ricerca, Umberto Falvo rappresenta un’eccezione rara. La sua carriera testimonia una dedizione assoluta alla propria visione: un artista che rifiuta i compromessi e, con coerenza e passione, esplora attraverso la pittura il vero senso dell’arte e della vita












Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?

Fin da piccolo, non ricordo
precisamente l’età, ma i miei genitori e miei nonni me lo ricordavano sempre,
scarabocchiavo per gioco ma con allegro interesse fogli di carta bianca, fogli di misure diverse,
che mio padre mi portava dalla tipografia dove lavorava come linotipista. Avevo sempre a
disposizione carta e colori, i colori a matita non ero capace di temperarli, mi si
spuntavano spesso e dovevo correre da qualcuno in casa per fargli fare la punta. Poi
crescendo e iniziando a frequentare le scuole elementari, la mia attenzione si è concentrata sulle
immagini dei libri, che allora erano solamente grafiche; e così ho cominciato a copiare le
immagini dei libri per poi colorarle. Andando avanti ho iniziato a disegnare i primi
oggetti dal vero che vedevo in casa, ricordo che spesso disegnavo i pupazzi con cui
giocavo. Disegnavo tanto e sempre, mio nonno materno per incoraggiarmi comprava le “mie
opere”. Ho cominciato così. 

Gli interessi artistici li
coltivavo durante le ore di Educazione Artistica alle scuole medie, poi con gli studi liceali
all’Artistico, dove incontrai alcuni professori che mi indirizzarono con pazienza e professionalità
alla scoperta delle tecniche pittoriche. Uno in particolare mi aiutò a vedere oltre i calchi in
gesso e le composizioni di nature morte, poi con lo studio dei modelli dal vero, in modo da
allenare la mente e l’occhio a cogliere particolari e proporzioni. Questi momenti di
studio vengono completati durante il percorso fatto all’Accademia di Belle Arti di
Catanzaro, qui arrivo preparato e con basi solide nel disegno, frequento la scuola
libera del nudo, i miei studi mi portano verso la metafisica e verso l’esoterismo. Poi piano
piano qualcuno ti prende per mano e ti porta in un mondo nuovo, diverso, dove ti approcci
a nuove situazioni, a nuovi modi di affrontare la pittura, riprodurre quello che non vedi
fisicamente, ma attraverso un occhio che non è fisico, ma che esiste, per trasformare
un’idea da invisibile a visibile. Questo percorso ha stimolato notevolmente la mia ricerca e il
mio percorso artistico culturale, tanto da affermare e concretizzare il mio percorso
così: “Dal pensiero metafisico alla metafisica del pensiero” idee per una pittura informale.



Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

Sono nato a metà del secolo
scorso, quindi ho vissuto in un secolo ricco di scoperte e cambiamenti profondi, di
rivoluzioni culturali e di movimenti giovanili, con conseguenti cambiamenti della società; e
questo mi ha trasmesso una certa inquietudine, anche nel mio modo di affrontare la pittura.
Pertanto il messaggio che ho sempre cercato è la dimensione onirica, visionaria e metafisica,
che si è trasformata in ricerca degli infiniti misteri del cosmo il “Caos” l’energia primordiale




La tua arte è un viaggio tra il viscerale e il metafisico, tra l’istinto e la ricerca della luce. Quando senti che un’opera ha raggiunto il suo equilibrio perfetto? Esiste un momento in cui percepisci di aver davvero ‘toccato’ il trascendente attraverso il colore?


Il viaggio è un racconto di
quanto negli anni hai fatto e prodotto. E’ l’immersione nel profondo della ricerca dove gli
impulsi creativi devono diventare altro, devono diventare opera pittorica, superata la fase
descrittiva. Negli anni la ricerca mi ha portato alla scomposizione delle figure e
degli oggetti, ma non al modo dei cubisti, ma al dissacramento delle linee, solo
così si può iniziare un percorso informale, e solo per mezzo della conoscenza e di una
cultura sottile puoi raggiungere il risultato. La tela o qualunque altro supporto è pronto
per ricevere l’atto creativo che è la proiezione del pensiero primordiale (l’idea) che
a sua volta deve essere supportato da un processo alchemico di trasformazione,
perchè dalla fusione dei colori dei diluenti e dal tuo interveno affiora e si manifesta l’idea
primordiale. Niente può essere lasciato al caso, l’opera ha bisogno di equilibrio, di
respirare luce propria, è solo con l’intervento e la sensibilità che la materia informe diventa forma e
colore e la luce padrona dell’opera, perchè la luce è quella energia cosmica che ci permette
di vedere oltre il buio.

Il tuo percorso ha attraversato fasi molto diverse, dal figurativo alla metafisica, fino all’action painting. C’è mai stato un momento in cui hai sentito la necessità di tornare indietro, di recuperare qualcosa del tuo passato artistico, oppure l’arte per te è solo un movimento in avanti?


Come dicevo il mio percorso
inizia da giovane, sono stato molto fortunato perchè ho avuto modo di frequentare in giro per
l’Italia salotti culturali frequentati da uomini e donne di spessore e di grande cultura, la
frequentazione mi ha arricchito e aperto nuovi orizzonti, questo mi ha portato ad essere
curioso, a leggere e studiare per riuscire a non essere banale, arrivare ad avere la
consapevolezza dell’azione culturale che al momento è più aderente alle mie scelte
pittoriche, ricercando forme/pensiero da tradurre con gesti e colori. Naturalmente non rinnego niente
di tutto quello che ho fatto, lo rifarei domani, perciò credo di non dover tornare
indietro e di non dover recuperare nulla del mio passato, perchè nella mia azione pittorica di
oggi c’è tutto il mio ieri, trasformato con esperienza, esercizio, conoscenza, abilità, e
azione.




Le tue opere non vogliono essere solo osservate, ma vissute, interiorizzate. Ti è mai capitato che un visitatore cogliesse nella tua arte qualcosa che nemmeno tu avevi consapevolmente espresso? Quanto è importante per te il dialogo tra artista e pubblico nella creazione del significato di un’opera?


L’opera è una tua creatura, una
volta finita deve vivere, per vivere deve essere vista, esposta, quindi l’artista corre
il rischio di “esporsi” esponendo l’opera si espone anche lui, un gioco di parole per dire che
se l’artista non è un commerciante di se stesso, è molto attento ai giudizi dello
spettatore. Questo vuol dire cercare confronti, sentire pensieri, discutere, ascoltare, ma come
dico sempre in un’opera ognuno vede qualcosa che gli appartine o che lo stimola o che
lo conduce in un viaggio, o che lo lascia indifferente, tutto questo fa parte del gioco. IO, come artista, ho sofferto già
prima del confronto col pubblico, quando ho realizzato l’opera partendo da un’idea, da
un pensiero, da uno scritto. Poi quando l’opera è esposta, il visitatore interessato o curioso
ti chiede, discute e spesso capita che alla fine ti vuole convicere che il modo di vedere e
di interpretare deve essere affine con il suo pensiero. Io credo che tutto deve restare
nel solco della comprensione tra il visitatore e l’opera, tutto quello che gli trasmette e quello
che egli recepisce sono sensazioni personali e basta, quindi preferisco lasciare sempre
all’interlocutore la libertà di interpretare le proprie sensazioni come meglio crede.

Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel corso del tempo?


Mi viene difficile descrivere il
mio stile artistico, con oltre 50 anni di esperienza non è facile, è cambiato come sono
cambiato io, siamo cambiati insieme nel bene e nel male.



Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato particolarmente la tua visione?


Ho appreso molto dal segno
grafico delle pitture rupestri, esemplare unico di essenzialità della linea, messaggio
descrittivo ancora oggi attuale, dalle pitture murali egiziane, e di tutta la cultura affina,
dall’arte greca e poi romana, dai mosaici e dai maestri del trecento in poi fino ad oggi. Simone
Martini, Duccio da Boninsegna, Giotto, Cimabue, Masaccio, Beato Angelico, Leonardo,
Michelangelo, Raffaello, Caravaggio, solo per citarne alcuni, e poi gli impressionisti con la
spasmodica ricerca della luce, e come non guardare a Paul Gauguin, Claude Monet e ai tanti
altri artisti che prediligevano lo studio dal vero an plain air dipingere all’aperto gli
permetteva di creare quadri in breve tempo e di osservare, cercando di restituire sulla
tela, le sfumature generate dalla luce, le emozioni e le sensazioni provate nelle diverse
condizioni di luce e di clima, questi artisti poi contribuiscono in modo importante
alla corrente artistica definita del nuovo realismo. Alla mia crescita culturale hanno
contribuito tanto i professori di Storia dell’Arte che negli anni mi hanno indirizzato a una
lettura diversa, a capire i contesti sociali e storici dove gli artisti operavano, le convivenze tra
società civile e la chiesa, ad entrare nei contesti e disaminare criticamente gli eventi. Da qui
mi sono indirizzato a quei movimenti che si erano sviluppati dal finire del 700 in
poi, quelli italiani in particolare Futurismo e Metafisica. I miei riferimenti essenziali
sono stati Giorgio De Chirico e il fratello Alberto Savinio, insieme ad Arnold Bocklin, Johanm
Heinrich Fussli, William Blake, Odilon Redon, Max Klinger, pittori visionari e
metafisici che insieme a poeti e filosofi hanno scoperto l’inconscio prima che Freud ne
decifrasse un metodo scientifico di introspezione, per poi passare a Carrà, a Morandi, a De
Pisis, a Chagall e Mirò. Mi interessava di meno la pittura
surrealista, non mi prendeva e non mi coinvolgeva come le altre correnti pittoriche. Li
guardavo li studiavo, ma non entravo in dialogo con loro. Il cubismo è vero che ha
distrutto la forma, ma seguendo un itinerario geometrico, segmenti, un modo per andare
oltre, per mostrare la realtà da tutte le prospettive attraverso cui l’occhio umano può osservarla
simultaneamente in tante sfaccettature. Poi c’è stata un’evoluzione e il
coinvolgimento con i contemporanei, con le loro profetiche sperimentazioni, quello chiamato
“l’espressionismo astratto della scuola di New York”. Primo tra tutti il visionario e
rivoluzionario Jackson Pollock. Colui che ha tolto la tela dal cavalletto, con la sua pittura ha
moltiplicato i punti di osservazione e di intervento dell’artista, l’opera non ha più
alcun centro, ma si costituisce unicamente come trama. Quella di Pollock è stata una
frattura estetica con ogni modello rappresentativo dell’arte. Qui non mi è possibile citare i
tanti nomi degli artisti che mi hanno stimolato fino a cambiare modo di esprimere
concettualmente le mie idee pittoriche e descrivere il mio nuovo percorso, contraddistinto
da sofferenza, per tradurre in “forme – pensiero” la trasmutazione espressiva che mi
tormentava, rielaborare e sintetizzare la realtà che c’è che è quella che vedevo, per mezzo
dei colori e della luce. Un incessante ricerca di luce per cogliere nella sua naturale
evanescenza il colore che si fonde e stempera la luce, la forma che si dissolve nello sfumato del
contorno e priva la forma di contorni, e che poi diventa priva di forma. Ho manifestato e
realizzato il mio concetto di fare arte che è “dal pensiero metafisico, alla metafisica del pensiero” (idee per
una pittura informale).

Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?


Come dicevo, tutto parte da un
pensiero, una lettura, un brano musicale di musica moderna o classica, dipingendo di solito
mi fermo a leggere anche aprendo a caso un libro e cogliere un concetto, o fermarmi ad
ascoltare della musica, non c’è un rituale, c’è casualità, il famoso cogli l’attimo…se
capita.




Che importanza attribuisci al colore nel tuo lavoro? Come scegli la tua palette e che significato ha per te il colore?


Il colore è luce, e la luce è
colore, vivono insieme da sempre, secondo il racconto biblico della creazione nel primo giorno
viene seperata la luce dalle tenebre, con questo atto creativo primordiale il mondo
appare a colori, la luce quindi è colore. E se cerchi la luce devi conoscere per forza i colori
le loro sfumature, le loro combinazioni, le loro trasformazioni e quindi quei
processi “alchemici” di trasmutazione dei colori che cambiano sotto i tuoi occhi, ecco
l’importanza del colore che unito ad un’altro colore diventa un colore nuovo.


Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?


Per carattere e scelta personale
preferisco da sempre lavorare da solo, in perfetta solitudine, accompagnato da buona
musica e da un buon libro con del buon profumo d’incenso che si mescola agli
odori di colori smalti e diluenti.



Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?


Negli anni ho costruito una rete
di conoscenze e amicizie ed una intensa attività culturale, frequento associazioni e circoli
culturali ma non influenzano in nessun modo la mia pittura. Solo con pochi intimi,
persone di indiscusse qualità culturali, artistiche, letterarie e professionali, parliamo della mia
pittura e dei miei percorsi, molti mi conoscono da sempre e purtroppo qualcuno è venuto a
mancare e hanno lasciato un grande vuoto.

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?


Il tempo è quella dimensione
intervallata da tante esperienze, e quando operi da più tempo nel mondo dell’arte è difficile
veramente trovare una sola opera che possa assumere un significato importante, perchè
attraversando più periodi e più storie trovi sempre un’opera che ha segnato il passaggio da un
modo di dipingere ad un altro. Però devo riconoscere che l’opera “e fu la luce”
è quella che segna il cambiamento, passaggio definitivo dalla pittura metafisica all’informale, e
questo è avvenuto con una importante mostra personale dal titolo:

 

Dal Pensiero Metafisico

alla Metafisica del Pensiero

idee per una pittura informale






Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?


Non è per niente facile parlare
del ruolo di un artista nella società contemporanea. “Chi è l’artista” posso affermare
con certezza che nella nostra società ci sono troppi, ma veramente troppi pittori, scultori, poeti,
scrittori, attori, commedianti, dal pittore della domenica mattina a chi ha frequentato il
corso di pittura del dopolavoro o il corso di qualunque altra cosa e ognuno crede di poter fare
l’artista. Poi ci sono gli artisti locali conosciuti solo nelle loro città e hanno un mercato
fatto di conoscenze personali, artisti che si avventurano e si affidano a venditori di fumo, con
concorsi che ti portano in giro per il mondo, per finire i vari mercati e i mercanti d’arte
e gli adulatori. E’ difficile avere un ruolo preciso nell’ arte e in particolare nella società
contemporanea, è un mondo impenetrabile a meno chè non vieni scelto, proposto e inserito
nei circuiti che contano e ti costruiscono un percorso internazionale, mondiale e così
diventi un produttore di opere a servizio dei mercati dei collezionisti che contano. Io per
diletto la sera passo il tempo a guardare in televisione su tantissimi canali le televendite
di opere d’arte proposte da tante organizzazioni, è veramente uno spettacolo pietoso,
mi diverto tanto a guardare questi esperti critici d’arte che “si fanno in quattro per
te” come il gatto e la volpe di Pinocchio.

Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come artista e come le hai superate?


Ho sempre fatto le cose che
decido di fare, questo perchè ho avuto la fortuna di avere un’attività lavorativa che mi ha
permesso di vivere senza compromessi con l’attività artistica, questo privilegio mi
ha dato l’ indipendenza di realizzare le mie esperienze senza difficoltà. Sono riuscito a
realizzarmi anche come scenografo, ho realizzato molte scenografie e nel mio curriculum
vanto due prime nazionali assolute e due prime mondiali assolute. Una di queste
è “Piccole Donne” spettacolo realizzato in onore e in presenza del Maestro Franco
Zeffirelli che mi ha voluto sul palcoscenico del Teatro Gennaro Masciari di Catanzaro,
dove si è complimentato in pubblico per le scene e per la direzione delle luci.

Recentemente hai partecipato a Visioni, il premio d’arte internazionale organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio

Che esperienza è stata per te? C’è qualcosa di particolare che hai apprezzato o che ha arricchito il tuo percorso artistico?


Come dicevo ho sempre fatto le
cose per piacere, ho partecipato al premio VISIONI per far piacere a mia moglie che ha
un legame particolare con la città di Salerno dove ha frequentato l’Università. Io ero
stato più volte a Salerno, ma non avevo mai esposto, non conoscevo l’Associazione
Culturale Athena Artis di Maria Di Stasio. Devo confessare che è stata una bella e positiva
esperienza, è stato realizzato un evento di qualità, il Tempio di Pomona si è prestato a un
allestimento ben fatto, curato nei particolari, spazi adeguati e ben articolati, la serata
inaugurale è stata condotta con cura dal Presidente dell’Associazione Maria Di Stasio
e dalla critica d’arte Mariangela Bognolo che hanno con leggerezza e professionalità
presentato gli artisti, ognuno con una recensione critica. Ho apprezzato lo sforzo
organizzativo, la profesionalità, la competenza e l’amore che hanno dimostrato verso l’arte e
gli artisti.




Le tue due opere pittoriche presentate a “Visioni” sono state tra le protagoniste dell’evento, distinguendosi al punto da farti ottenere una menzione speciale. Puoi raccontarci il processo creativo che ti ha portato a realizzarle? C’è una storia, un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso di esse?


Sono molto felice del
riconoscimento ottenuto, quando presenti dei tuoi lavori non sai mai quali sensazioni possono
comunicare. Aver ricevuto una “menzione speciale” è motivo di orgoglio, potrei a questo punto
raccontare due storie ognuna per le opere esposte, non lo farò perchè non ho realizzato le
opere per questo evento, le ho scelte tra le mie opere già realizzate, ognuna ha un percorso
indipendente, nate in momenti diversi con motivazioni diverse, però scelte con cura al
fine di rappresentare il mio pensiero in quel luogo.


Proprio in questi giorni prende il via una nuova esperienza espositiva per te. Hai scelto di partecipare nuovamente a un’iniziativa curata da Athenae Artis, sotto la direzione di Maria Di Stasio. Questa volta l’occasione è la prima edizione di EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, un’esposizione internazionale che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio 2025 presso la Galleria Il Leone, nel cuore del centro storico di Roma.

Cosa ti ha spinto a rinnovare questa collaborazione e quali aspettative hai per questa nuova opportunità espositiva?


Roma per me è una città importante, con ricordi importanti, la frequento da sempre, ho avuto il piacere di frequentare personalità e salotti culturali importanti, faccio parte di Accademie e Associazioni culturali che hanno sede nella Capitale. A Roma ho avuto il piacere di lavorare come scenografo, ho esposto le mie opere nei posti più belli e sono stato premiato molte volte, ho ricevuto tanti riconoscimenti importanti. Quindi l’occasione di partecipare alla prima edizione di EVERLAND Art presso la Galleria “Il Leone” ha stimolato il mio interesse, inoltre credo che la mia ricerca pittorica vada nella giusta direzione della tematica proposta. Devo poi aggiungere che la decisione di partecipare a questa nuova iniziativa di Athenae Artis non è casuale; ho conosciuto la dott.ssa Maria Di Stasio all’evento tenutosi a dicembre 2024 a Salerno, sono rimasto molto soddisfatto della sua professionalità e serietà nell’organizzare l’evento e nella cura scrupolosa nel gestire gli artisti. Per questo ho chiesto, se selezionato, di partecipare all’evento espositivo, certo che sarà organizzato e gestito al meglio. Le aspettative per me sono sempre le stesse, mettere in gioco un’opera e sperare che la stessa raccolga consensi da chi si fermerà a guardarla, questo è il mio piacere più grande.



Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti esplorare?


Cosa dire, chi si ferma è
perduto, ho un cassetto dove ripongo i miei sogni. E’ molto grande e pieno di idee e
progetti, c’è confusione e nello stesso tempo ordine. Trovo appunti di cose da fare, di cose
già fatte, ma il sogno da realizzare resta ancora lì in fondo al cassetto. Forse un giorno lo
tirerò fuori.





Contatti

Email falvocz@libero.it

Facebook Umberto Falvo

Instagram umberto.falvo.5






Umberto Falvo è un accademico, pittore, scenografo, storico, critico d’arte e poeta. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti per il suo contributo alla cultura e all’arte, tra cui il Premio alla Cultura omaggio “Gianni Agus” (2002), il Premio alla Cultura “Giosuè Carducci” (2008), e il Premio “Giuseppe Calogero” (2018). Ha ricoperto importanti ruoli in ambito culturale, tra cui Vice Presidente del Centro Culturale degli Artisti di Roma e Segretario della sezione Calabria del Sindacato Libero Scrittori Italiani (1990-2010). È anche membro di numerose accademie, tra cui l’Accademia Internazionale d’Arte Moderna di Roma.

Come pittore, Falvo è un rappresentante della corrente Effettista, un movimento pittorico internazionale che si è evoluto dopo il Futurismo. Ha partecipato a numerose mostre in Italia e all’estero, ottenendo ampi consensi da pubblico e critica. Le sue opere sono presenti in collezioni private, pubbliche e musei, sia italiani che internazionali. Ha anche collaborato con vari teatri come scenografo, realizzando scenografie per numerosi spettacoli teatrali e eventi culturali, alcuni dei quali in omaggio a grandi registi come Franco Zeffirelli.

La sua attività espositiva lo ha portato a esporre in rinomati spazi a Roma, tra cui il Campidoglio, Palazzo Barberini, e il Castello Sant’Angelo, oltre che in città come Bari, Torino, San Paolo (Brasile) e Dubai. Ha curato e organizzato eventi artistici e mostre, come la Biennale Internazionale di Arte Contemporanea di Roma, ed è stato premiato in numerosi contesti, tra cui il Premio Nazionale di pittura, saggistica e grafica e il Premio “Gran Premio dell’Unità d’Italia” per i festeggiamenti del 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

Le sue pubblicazioni e citazioni sono numerose, ed è stato recensito in riviste e enciclopedie d’arte, come La Ciminiera, Calabresi nel Mondo e Catanzaro Notizie. Falvo ha anche illustrato diverse pubblicazioni, tra cui “Castelli e Torri di Calabria” e l’enciclopedia “Catanzaro: i luoghi, le persone, i personaggi”.

Infine, la sua opera “Esplosione” è stata acquisita dal Museo d’Arte Contemporanea dell’Assemblea Legislativa dello Stato di San Paolo, in Brasile, come parte della sua donazione al museo.





























©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 







Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.


Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.



Invia la tua candidatura alla seguente email: gigroart23@gmail.com


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Etno Tour Prima tappa del Festival itinerante sulle minoranze linguistiche

 












Etno Tour 


Prima tappa del Festival itinerante sulle minoranze linguistiche



Sabato 1 marzo 2025, ospiti della Città di Mongrassano (CS), presso il Centro Iconografico Arbëresh di Palazzo Miceli, in Via Serra di Leo 26, dalle 10:00 alle 17:30, si è svolta la prima tappa di un lungo percorso di scoperta e divulgazione culturale intitolato EtnoTour – Festival itinerante sulle minoranze linguistiche

Soggetto promotore dell’iniziativa è Metaphorica. Semestrale di Poesia pubblicata da Efesto edizioni, con i patrocini dei Comuni di Cosenza e di Mongrassano delle Associazioni Eudemonia e Antonio Staffa.



Una intensissima giornata di studi sulla complessità e polifonia della cultura arbëreshe vista come un poliedro sfaccettato dalle lenti antropologiche, sociologiche, politiche, letterarie, musicali e artistiche oltre il “folklore”, inteso in senso riduttivo e semplificativo e riscoprendo una immensa ricchezza da ri-narrare, difendere e promuovere. EtnoTour è stata una cerimonia sacra, celebrata nell’anima di un luogo autentico con gli interventi di studiosi e addetti ai lavori come Saverio Bafaro (poeta, psicoterapeuta e direttore di Metaphorica), Vito Teti (Professore di antropologia culturale), Antonella Rizzo (scrittrice e giornalista), Italo Sarro (scrittore e studioso di Lingua e Tradizioni arbëresh), Carmine Stamile (insegnante ed esperto della cultura arbëresh di Calabria); Damiano Guagliardi (scrittore, saggista e presidente della Federazione delle Associazioni Arbëreshë) e Anila Dahriu (poetessa albanese) e con i contributi artistici di Grazia Beatrice Posteraro e Gianfranco Bellusci


Tutto questo grazie anche alla buona politica di un territorio che resiste alla globalizzazione selvaggia con una tradizione millenaria che rappresenta un valore aggiunto nella terra calabrese, tenace e resistente baluardo di resistenza a una modernità posticcia.

In attesa della prossima edizione le riflessioni di ogni studioso usciranno nel numero 7 di Metaphorica – Semestrale di Poesia.
























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VITE DI DONNE Sabato 8 marzo 2025

 




VITE DI DONNE



Sabato 8 marzo 2025 – Ore 18:00
Vintage Cafè, Via Provinciale, Corigliano-Rossano (AU) – Corigliano 



In occasione della Giornata Internazionale della Donna, il Vintage Cafè di Corigliano-Rossano rinnova il suo appuntamento annuale con una serata dedicata al talento femminile in tutte le sue forme. 


Sabato 8 marzo, a partire dalle ore 18:00, il locale ospiterà “Vite di Donne”, un evento che omaggia l’arte, la poesia, la letteratura e l’imprenditorialità femminile, in un incontro che vuole essere momento di riflessione, condivisione e gioia dello stare insieme.


A fare gli onori di casa sarà Ermelinda Pipieri, che accoglierà il pubblico in una serata in cui diversi linguaggi artistici si intrecciano per rendere omaggio alla memoria e al valore della donna nella società.


L’arte sarà protagonista con una collettiva tutta al femminile, che vedrà esporre le artiste:


  • Giuseppina Irene Groccia

  • Enza Tassitani

  • Maria Romeo

  • Daniela Iacino

  • Sara Pennini

  • Ornella Imbrogno

  • Diva Caputo

  • Mimma Gualtieri

  • Isabella Tucci

  • Immacolata Tucci


Numerose le ospiti che porteranno testimonianze di vita e impegno. Daniela Romano, consigliere comunale, interverrà con la sua esperienza nel sociale; la poetessa Anna Palermo offrirà il suo contributo in ambito educativo e culturale; saranno presenti anche rappresentanti dell’Associazione di Volontariato AVO e le Suore Discepole di Gesù Eucaristico, che condivideranno una testimonianza spirituale.

Per la poesia, sarà ospite Donna Insieme di Isabella Malagrinò, insieme a Giulia Spanò Secco


In ambito artistico e creativo, sarà inoltre possibile ammirare una creazione sartoriale di alta moda firmata dalla designer Patrizia Crupimentre Carmen Fusaro presenterà le sue opere di artigianato artistico e Annunziata Pignataro i suoi bijoux artigianali.


Inoltre, sarà presente Marialuisa Campana, giovane talento della scrittura, che presenterà il suo libro “Alla ricerca di un amico”.

L’evento sarà impreziosito dagli intermezzi musicali della talentuosa soprano Maria Addolorata Mondella, che accompagnerà la serata con la sua voce.

In conclusione di serata sarà possibile gustare un piacevole apericena, per il quale è gradita la prenotazione.

Un’occasione speciale per celebrare la donna attraverso l’arte, la cultura e la condivisione di esperienze, in una serata che promette emozioni, incontri e bellezza. 


Vi aspettiamo!




Per informazioni e prenotazioni:

📞 392.5674900
📍 Vintage Cafè, Via Provinciale, Corigliano-Rossano (AU) – Corigliano 

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15 La fotografia oltre l’umano

 


15
La fotografia oltre l’umano






di Redazione |03|Marzo|2025|


La mostra 15 nasce dalla visione di Ilaria Pisciottani, giornalista e fotografa, con l’intento di riaffermare il ruolo della fotografia contemporanea come strumento di indagine etica e impegno civile. Non è pensata come una semplice esposizione, ma come un dispositivo critico che interroga lo statuto delle immagini e il loro potere di ridefinire i confini dell’identità, della natura e del vivente.


Al centro della riflessione si colloca il concetto di transanimale, una prospettiva filosofica ispirata al pensiero di Hans Jonas, che ci invita a superare la rigida contrapposizione tra uomo e animale, tra cultura e natura. Il transanimale non è solo un concetto teorico, ma una postura dello sguardo, una forma di resistenza alla visione che mette l’uomo al centro e riduce il mondo a uno sfondo per le sue azioni. Qui, invece, ogni scatto diventa un varco attraverso cui emergono nuove sensibilità, nuove soggettività ibride, nuovi racconti che dissolvono i confini tra le specie.


I quindici fotografi selezionati interpreteranno questo concetto attraverso immagini che trasformano il modo di rappresentare la realtà, dando voce a un dialogo ininterrotto tra l’umano e il non umano. La fotografia diventa così specchio e rivelazione di una realtà interconnessa, in cui le entità che popolano lo spazio non sono semplici soggetti da osservare, ma interlocutori di un discorso esistenziale e morale.


Il numero 15 è emblematico perché non rappresenta solo la pluralità degli artisti coinvolti, ma si carica di una valenza simbolica: nella numerologia rappresenta il dinamismo creativo, l’armonia tra le forze della natura e la volontà di trasformazione. Ogni fotografo interpreta questa cifra attraverso la propria poetica, creando micro-narrazioni visive che toccano la memoria, la materia e l’essenza stessa della vita.

Ogni scatto diviene così un atto di riconoscimento: uno spazio in cui la fotografia si emancipa dalla sua funzione documentaria per diventare luogo di riflessione filosofica. 


La mostra, quindi, non si limiterà a proporre immagini evocative, ma a renderle portavoce di un discorso più ampio e profondo, esortando lo spettatore a interrogarsi sulla propria relazione con il vivente e sulla responsabilità dell’uomo nei confronti del pianeta e delle creature che lo abitano. È un invito a spostare il baricentro della percezione, a riconoscere il valore fondamentale di ogni esistenza, a superare la visione del dominio e abbracciare un’etica della coesistenza.


Come sosteneva Jonas, la specificità umana si manifesta nella capacità di essere responsabili: 15 ci ricorda che questa responsabilità si estende oltre la nostra specie, coinvolgendo tutte le forme di vita in una rete di relazioni inscindibili.


Più di una mostra, 15 è un manifesto per un nuovo umanesimo transanimale, in cui la fotografia non si riduce a registrare il reale, ma lo trasfigura, lo interroga, lo risignifica. Un invito a vedere, e a sentire, oltre l’umano.





15 si avvale della prestigiosa collaborazione con Diorama Progetti Fotografici e della curatela critica di Roberto Mutti, professionista di riconosciuta esperienza e autorevolezza nel panorama fotografico.


La mostra prenderà vita nei prestigiosi spazi della CathArt Gallery di Carla Pugliano, in un periodo particolarmente significativo, all’interno della grande rassegna milanese annuale dedicata alla fotografia d’autore.



Il catalogo della mostra sarà impreziosito dal contributo critico del Dott. Roberto Mutti e curato con grande attenzione da Giuseppina Irene Groccia, che darà forma editoriale a questo importante documento, valorizzando le opere e il percorso espositivo.


Saranno solo quindici gli artisti attentamente selezionati dalla direzione, attraverso un processo rigoroso e mirato. Questa scelta accurata garantirà una coesione di voci perfettamente in sintonia con lo spirito e il significato del progetto.




Per candidarsi, è sufficiente inviare una richiesta via email al seguente indirizzo: 

ilaria.pisciottani@gmail.com 

























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EVERLAND ART – PERCORSI DI RICERCA AL VIA LA PRIMA EDIZIONE DELLA RASSEGNA INTERNAZIONALE A ROMA

  L’ArteCheMiPiace – Segnalazione Eventi 

EVERLAND ART – PERCORSI DI RICERCA

AL VIA LA PRIMA EDIZIONE DELLA RASSEGNA INTERNAZIONALE A ROMA




di Redazione |03|Marzo|2025|




Roma si prepara ad accogliere un nuovo appuntamento con l’arte contemporanea. 


Dal 26 aprile al 3 maggio, la Galleria d’Arte IL LEONE, a pochi passi dal Colosseo, ospiterà la prima edizione della Rassegna d’Arte Internazionale “Everland Art – Percorsi di Ricerca”, un evento che promette di trasformare la capitale in un crocevia di creatività e sperimentazione.


Curata dall’associazione Athenae Artis sotto la direzione artistica di Maria Di Stasio, la rassegna vedrà la partecipazione di 43 artisti selezionati, tra nomi affermati e talenti emergenti. Pittura, scultura e fotografia saranno protagoniste di un’esposizione che abbraccia linguaggi e sensibilità diverse, offrendo uno spaccato autentico delle tendenze artistiche contemporanee.

La selezione ha un respiro internazionale: oltre agli artisti italiani, saranno presenti rappresentanti da Stati Uniti, Francia, Grecia, Spagna e Israele, a testimonianza della vocazione globale della manifestazione.


Durante l’evento saranno esposte 58 opere, tra pittura, scultura e fotografia, creando un percorso espositivo eterogeneo e stimolante. L’esposizione avrà una dimensione fisica, ma includerà anche artisti che parteciperanno con video proiezioni, offrendo così una varietà di linguaggi visivi e arricchendo ulteriormente l’esperienza dei visitatori. Un mosaico di tecniche, materiali e linguaggi visivi guiderà i visitatori in un autentico viaggio sensoriale e intellettuale, dove ogni opera diventa occasione di emozione, riflessione e dialogo con il presente. Temi sociali, visioni collettive e interpretazioni personali si intrecciano, offrendo uno spaccato potente e significativo dell’arte contemporanea.


Maria Di Stasio, curatrice dell’evento, racconta così il senso di questa rassegna:


L’arte rappresenta una delle forme di comunicazione più antiche e universali al mondo, ma allo stesso tempo risulta spesso complesso descriverla appieno. È un intreccio di esperienze sensoriali che ti travolgono come un turbine, trascinandoti nel loro nucleo più profondo. È uno specchio attraverso il quale possiamo percepire noi stessi nella nostra essenza più autentica. L’arte è un rifugio, una salvezza che ci abbraccia con il coraggio: il coraggio di affrontare e accogliere le nostre emozioni, soprattutto quelle più oscure. Richiede però ancor più ardimento trasformare dolore e traumi in qualcosa di bello. Questa trasformazione, quasi alchemica, è ciò che rende l’arte così potente e umana. La bellezza e le emozioni che l’arte riesce a evocare arricchiscono l’esistenza, offrendoci momenti di introspezione e contemplazione. Inoltre, essa ha il dono straordinario di creare un senso di appartenenza e identità culturale, permettendo alle persone di condividere esperienze comuni e di sentirsi più connesse alla propria comunità. È un linguaggio universale che trascende le parole, capace di unire e dare voce a sentimenti collettivi. L’arte è, in definitiva, una forma di espressione umana unica, attraverso la quale pensieri ed emozioni prendono vita nei più svariati stili e linguaggi visivi. Nello stile scelto dall’artista per dare corpo alle sue opere risiede, forse, la vera essenza dell’arte: la capacità di materializzare ciò che si prova, pensa e percepisce in qualcosa di tangibile. Le cinquanta opere visive, ognuna con il proprio linguaggio unico, tracciano percorsi personali attraverso impatti materici e simbolici. L’uso attento di cromie e forze espressive profondamente intimiste rivela l’identità di ciascun artista, vero protagonista della sua creazione. Attraverso pennelli o scalpelli, ciascun autore plasma la materia per proiettare la propria essenza infinita nell’opera finale. Ogni opera mostra ritmi distinti, una cadenza stilistica diversa fatta di consistenze cromatiche e richiami a dimensioni primordiali. Queste creazioni non si limitano semplicemente ad esprimere abilità tecnica; esse sublimano l’arte del “saper fare” in un profondo “saper sentire”.




Gli artisti partecipanti sono: 


Giovanni Vano, Inbal Kristin, Marco Eracli, Carmela Tulino, Donato Stabile, Silvia Orlandi, Alessandra Croce, Andrea Scardigli, Adriana Finazzi, Umberto Falvo, Danilo Calò, Teresa Saviano, Anna Matrosova, Katrien Vanderkelen, Maria Sturiale, Khanh Nguyen, Stefania Botta, Roberta Baldassano, Maria Flora Cocchi, Fabrizio Ceci, Christine Selzer, Lorenzo Trombino, Gabriella Zanchi, Enza Cotugno, Benedetta Dell’Uomo, Giuseppina Irene Groccia, Tommaso Garofalo, Riccardo Furlanetto, Paolo Lelli, Fabio Tolu & Rachele Cialdini, Rita Maurizi, Fabrizio Gentilini, Stefania Tagliabue, Sara Asquini, Simona Carbone, Patrizia Nigro, Giovanni Fasano, Lemma Patrizia,  Antonio Iovine, Antonio Panella, Raffaele Di Stasio, Alessandro Rinaldoni & Francesca Ghidini.




Il 26 aprile alle ore 17:30 si terrà il vernissage inaugurale, segnando l’inizio della prima edizione di questo prestigioso evento d’arte. 


A guidare la presentazione sarà Maria Di Stasio, affiancata dalla critica e storica dell’arte Mariangela Bognolo, che offrirà un’approfondita lettura critica delle opere esposte.


Nel corso della serata, Bognolo analizzerà il lavoro di ciascun artista, fornendo spunti di riflessione e chiavi di lettura che accompagneranno il pubblico alla scoperta delle diverse espressioni artistiche. Sarà un momento di grande valore, in cui gli artisti avranno l’opportunità di raccontare in prima persona il significato delle proprie creazioni, svelando ispirazioni, percorsi e visioni artistiche.


Il dialogo tra l’analisi critica e le testimonianze dirette darà vita a un confronto stimolante e coinvolgente, arricchendo l’esperienza dei presenti e offrendo una prospettiva più profonda sulle opere in mostra.


A distinguersi tra i riconoscimenti dedicati agli artisti vi sono premi di prestigio, ciascuno pensato per esaltare un aspetto specifico dell’eccellenza creativa, valorizzando talento, ricerca artistica e innovazione espressiva.


Durante il vernissage, avrà luogo la cerimonia di premiazione, con l’assegnazione delle targhe agli artisti vincitori nelle seguenti categorie:




  • Premio Rete Top 95, a testimonianza dell’impegno nel promuovere il dialogo tra diverse generazioni e stili.


  • Premio della Critica, un tributo alla visione artistica capace di connettere pubblico e critica.


  • Premio EtereArt, che valorizza il rigore concettuale e l’originalità delle opere.


  • Premio ContempoArte, dedicato alle espressioni artistiche più innovative e sperimentali.




In qualità di Media Partner, l’associazione L’ArteCheMiPiace di Giuseppina Irene Groccia, avrà l’onore di assegnare il Premio ContempoArte

Questo prestigioso riconoscimento verrà attribuito all’artista che si sarà distinto per l’approccio più innovativo e sperimentale, accompagnato da una pubblicazione esclusiva sul magazine ContempoArte.


Oltre alla premiazione, il blog L’ArteCheMiPiace sosterrà ogni artista partecipante attraverso un supporto mediatico dedicato. Ad ogni artista partecipante sarà dedicata uno spazio di pubblicazione sul blog con un’ intervista personalizzata in cui raccontare il proprio percorso e presentare le opere esposte alla rassegna.




Un progetto di comunicazione integrata


L’Associazione Athenae Artis affianca alla qualità curatoriale della mostra un impegno senza precedenti nella comunicazione. Attraverso il suo ufficio stampa, e la Media Partnership con L’ArteCheMiPiace si assicura una gestione impeccabile dei rapporti con i media, la diffusione capillare dei comunicati e la documentazione dell’intera rassegna stampa.

La strategia di promozione si estende ai social network, con contenuti curati, dirette video e foto reportage che coinvolgono il pubblico in tempo reale, rendendolo parte attiva dell’evento. Questa sinergia tra comunicazione tradizionale e digitale punta a massimizzare l’impatto di EVERLAND ART, trasformandolo in un’esperienza condivisa e amplificata da una rete globale.


EVERLAND ART crede fermamente che ogni artista debba essere supportato non solo attraverso l’esposizione delle proprie opere, ma anche grazie a un sistema di promozione che valorizzi la sua individualità e il suo messaggio. In questa visione, i premi e la visibilità rappresentano il coronamento di un percorso che mette l’artista al centro, come protagonista di un evento concepito per supportare il talento in tutte le sue forme.


Questo evento rappresenterà un’occasione importante per valorizzare sensibilità artistiche diverse, mettendo in luce poetiche e visioni provenienti da contesti eterogenei. Una vetrina d’eccellenza che non sarà solo un riconoscimento al talento, ma anche un importante spazio di dialogo, confronto e crescita culturale, dove l’arte diventa terreno di scambio e ispirazione.







“EVERLAND ART” 

Percorsi di Ricerca 

Expò Internazionale d’Arte Contemporanea 


Dal 26 aprile al 3 maggio 2025


Organizzata e Promossa da: Associazione Culturale “ATHENAE ARTIS” 

Con la collaborazione di: GALLERIA D’ARTE “ IL LEONE” 

Art Curator: Maria Di Stasio 

Critico e Storico dell’Arte: Mariangela Bognolo 

Media Partner: L’ArteCheMiPiace 


Vernissage sabato 26 Aprile ore 17.00

Info e comunicazioni: athenaeartis@libero.it


Orario mostra:


Dal lunedì al sabato : 10.00 – 13.00 / 15.00 – 19.00 
































©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 





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La Pittura come Dialogo tra Arte e Natura – Enzo Forgione

 

La Pittura come Dialogo tra Arte e Natura


Enzo Forgione

di Giuseppina Irene Groccia |01|Marzo|2025|

Enzo Forgione, attraverso il suo percorso artistico, si fa
interprete di una profonda sintonia tra l’uomo e la Natura, mediata dalla
pittura come strumento di ricerca e meraviglia. La sua formazione, che inizia
all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, è segnata da un interesse per le
tecniche pittoriche ad acqua, che lo accompagneranno a lungo, ma è con la
decisione di dedicarsi esclusivamente alla pittura nel 2006 che Enzo Forgione trova
la sua vera vocazione. La scelta di abbandonare l’arte applicata e il design si
rivela determinante, poiché consente all’artista di esplorare senza limitazioni
la propria espressività, approdando a una pittura che alterna la raffinatezza
del realismo a sperimentazioni di maggior libertà.

Il suo lavoro si distingue per la centralità dei temi
botanici
, in particolare attraverso l’uso di orchidee e altri soggetti
floreali, che non si limitano a un solo interesse estetico, ma si configurano
come un’indagine approfondita sulle geometrie e i pattern della natura. Ogni
dipinto è un’esplorazione visiva in cui i dettagli si espandono, permettendo
allo spettatore di immergersi in un universo di colori e forme, esaltando la
singolarità di ogni soggetto. Questo approccio intimo e meticoloso, che si
nutre di un’osservazione attenta della realtà, si fonde con una continua
ricerca sulla percezione visiva. Forgione non si limita a rappresentare la
natura, ma si sforza di svelarne l’anima, di rivelare l’ordine nascosto sotto
la superficie, in particolare attraverso l’uso dei riflessi sull’acqua che
caratterizzano la sua più recente produzione.

Una delle caratteristiche distintive della sua arte è l’uso
della tecnica ‘alla prima’, che gli consente di catturare la freschezza e la
vitalità dei soggetti, grazie a una pennellata libera e immediata, priva di
sovrapposizioni che rischierebbero di appesantire la composizione. In questo
modo, ogni opera è un’esperienza visiva di pura energia cromatica, in cui le
forme si definiscono con straordinaria vivacità. La tecnica, che richiede una
notevole abilità, si traduce in una pittura che affascina tanto per la sua
precisione quanto per la sua intensità emotiva, capace di coinvolgere
profondamente lo spettatore.

L’interesse per l’arte botanica di Forgione lo ha portato,
nel 2022, a collaborare con il celebre brand Tintoretto, produttore di pennelli
per Belle Arti, con il quale ha creato un kit esclusivo dedicato alla pittura
botanica. Questo incontro con Tintoretto ha sancito un ulteriore riconoscimento
per l’artista, legando il suo nome a uno strumento di alta qualità, che consente
di esprimere al meglio la sua visione creativa. La partnership con un marchio
storico nel settore produttivo dei pennelli, sottolinea senza dubbio il valore
della sua arte, ma anche il suo impegno nell’elevare la pittura botanica,
rendendo la sua tecnica ancora più raffinata e accessibile a chi desidera
esplorare questo genere artistico con gli strumenti più adatti.

L’evoluzione di Forgione si percepisce anche nelle sue
mostre, che, dalla prima personale nel 2009, sono diventate appuntamenti
imperdibili nel panorama artistico contemporaneo. Mostre come
“Fuuran” (2013) e “A Fior d’Acqua” (2019) non solo
raccontano il suo percorso, ma sono testimoni di un’evoluzione artistica che
non si è mai fermata, ma che ha spinto l’artista a superare i limiti
tradizionali del genere botanico per aprirsi a soluzioni compositive più
innovative. La sua partecipazione alla Society of Botanical Artists e la
crescente visibilità internazionale, con opere presenti in collezioni private
in Italia, Regno Unito e Germania, sottolineano l’apprezzamento globale per il
suo lavoro, che è capace di fondere una rigorosa precisione tecnica con
un’intensa ricerca visiva.






Addentriamoci nel cuore della sua arte attraverso le sue stesse parole, che in questa intervista ci svelano ispirazioni, emozioni e il significato più autentico della sua ricerca creativa.



Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?

Il gene dell’arte scorre nella mia famiglia, due zii erano pittori autodidatti. Ricordo che da bambino ero incantato nel vedere i disegni estemporanei fatti a matita da uno di loro, di cui fra l’altro porto il nome. Questo, unito ad una creatività innata, hanno sicuramente influenzato la mia scelta successiva di intraprendere studi artistici. Ma il fattore più significativo è stato sicuramente la scoperta dell’ olio, che definirei decisamente travolgente, tanto da farmi decidere nel 2006, con alle spalle un background nell’arte applicata e design, di dedicarmi ‘full time’ alla pittura.

Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

Difficile dirlo, la pittura è innanzitutto un’ esigenza, un imperativo e fa parte della mia pratica quotidiana e della mia ricerca, il cui fulcro è sicuramente la Natura e la sua unicità. Ne celebro la bellezza attraendo l’attenzione sui soggetti, che ingrandisco per evidenziarne i dettagli, esaltando così i colori in primis, ma anche linee, forme, strutture e pattern. L’intento è quello di sensibilizzare chi osserva e far accrescere la consapevolezza dell’importanza di preservare l’unicità della Natura, ora più che mai, in quest’epoca antropocentrica, dove l’uomo tende a dominare tutto, spesso in maniera irrispettosa.




Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel corso del tempo?

Definisco il mio stile realistico figurativo. Negli anni mi sono allontanato dai freddi stilemi dell’iperrealismo delle mie prime opere, caratterizzate da un esito quasi fotografico. Oggi la mia pittura, pur se estremamente dettagliata, è meno algida, sicuramente più calda. Nel libro monografico ‘Botanica Patterns’, edito da Vanilla e disponibile dallo scorso Dicembre, ho curato personalmente e ben documentato l’evoluzione della mia pittura, corredando il testo con più di 60 fotografie di opere e tre testi critici di: Guido Folco -Direttore Museo Miit Torino e rivista Italiaarte -, Camilla Mineo – Direttore Artistico Parma 360° Festival della Creatività – e Monia Malinpensa – Direttice dell’omonima Galleria di Torino. ISBN 978-88-6057-626-2 oppure su Amazon.it

La tua carriera si è evoluta dal design alla pittura, con una forte attenzione per il dettaglio e l’iperrealismo. Come la tua esperienza nella scenografia ha influenzato la tua visione e il tuo approccio alla pittura botanica?

In realtà la mia formazione in scenografia all’accademia ha rappresentato il completamento di un percorso di studi artistici. Negli ultimi anni di accademia già mi occupavo di design legato al complemento d’arredo e avevo collaborazioni lavorative. Credo però di poter considerare alcuni aspetti della mia formazione come delle solide basi per il percorso artistico che è seguito. Mi riferisco alla capacità di progettazione e all’uso del colore, per lo più tecniche ad acqua, ideali per realizzare bozzetti estemporanei per scene e costumi.

Il catalogo “Botanical Patterns” di Enzo Forgione edito da VanillaEdizioni puoi trovarlo cliccando QUI

La tua passione per i soggetti botanici emerge con grande forza nelle tue opere. Cosa ti affascina maggiormente nel mondo naturale, e come scegli il soggetto per le tue tele?

Mi affascina l’apparente disordine della natura che al contrario si rivela essere un perfetto ordine finalizzato a scopi precisi. Nella vastità e varietà di piante e fiori esistenti, trovo ci sia una sorprendente unicità in ognuno di essi, che si manifesta nelle forme, nei colori e nei pattern, e che mi preme rappresentare pittoricamente. Sono un’esteta, sensibile ai valori della bellezza che ritrovo egregiamente espressi in natura, un bacino infinito di soggetti da cui attingere, anche se solo alcuni attraggono la mia attenzione e mi portano a sceglierli. E’ cosi che succede: ogni qual volta mi imbatto in qualcosa che colpisce la mia attenzione scatta una valutazione delle potenziali possibilità espressive che presenta, per diventare il soggetto della mia tela. Nelle mie ricerche sulle orchidee, ad esempio, ne ho individuate alcune che presentavano tratti zoomorfi: insetti per lo più, ma anche creature marine e facce di scimmie, che sono state l’ispirazione per una serie di tele.

Nella serie Narciso, sembri unire la botanica alla percezione visiva, esplorando motivi ripetuti e pattern. Come hai sviluppato questa connessione tra la natura e la struttura visiva nelle tue opere?

Osservazione e sperimentazione, supportate da letture correlate (frattali biomorfi, sequenza di Fibonacci), hanno iniziato la connessione, che si è completata quando ho inserito nelle tele l’elemento chiave: il riflesso sull’acqua. Generato da linee e forme, Il narcisistico riflesso del fiore sull’acqua, non è altro che un pattern – trame e motivi ripetuti- che evoca un riflesso apparentemente speculare, ingannando l’occhio di chi osserva che lo percepisce come tale. I pattern sono ovunque intorno a noi, sia nelle geometrie del nostro urbano quotidiano, sia soprattutto nell’apparente disordine della Natura e li percepisco come un continuo stimolo visivo. Inoltre, il riflesso mi ha permesso di uscire dalla forma definita donando alle mie tele aspetti intriganti che possono sfociare nell’astrazione.

Nella serie Narciso sono riuscito a coniugare al meglio l’interesse per la botanica e quello per la percezione visiva. Oltre al tema del doppio, nelle tele di questa serie si realizza un’armonica convivenza tra l’aspetto razionale, rappresentato dal fiore dipinto in maniera dettagliata, e quello irrazionale rappresentato dal riflesso e i pattern che lo formano.





La tua partnership con Tintoretto e la creazione di un kit di pennelli specifici per la pittura botanica è un traguardo importante. Come pensi che questi strumenti influenzino la tua pratica e l’evoluzione della tua pittura?

La partnership con Tintoretto costituisce sicuramente un’esperienza gratificante nella mia carriera, rappresenta un importante riconoscimento del mio stile pittorico e della mia professionalità.

Per arrivare alla creazione del signature kit, ho avuto modo di testare molti dei pennelli Tintoretto per fare poi una selezione di quelli secondo me più indicati per la pittura Botanica, cioè sia per l’olio che per l’acquerello. La gamma dello storico marchio è molto vasta, tuttavia c’è disponibilità a recepire suggerimenti per apportare modifiche significative e ottenere nuovi strumenti potenzialmente più adatti a perfezionare la mia pratica pittorica.

Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato particolarmente la tua visione?

Come molti artisti, dipingo ciò che mi circonda. Ho iniziato col dipingere piante e fiori, soprattutto orchidee. Le potevo osservare in grande numero nelle serre di casa coltivate dal mio partner, da cui ho assorbito per ‘osmosi’ le mie conoscenze botaniche. Le orchidee mi incuriosivano, le loro forme, i colori e i pattern erano fonte di ispirazione continua e si rivelato essere un fiore iconico, presente nella nostra storia, nella letteratura e anche nel cinema. Nei mie viaggi c’è sempre anche la ricerca di piante e fiori non comuni o addirittura rari e non mancano visite a giardini botanici o eventi florovivaistici. Se dovessi citare delle influenze, riguardanti soprattutto la mia pratica, citerei Giorgia O’Keeffe, nella scelta di ingrandire i soggetti al fine di attrarre l’attenzione su di essi, e io aggiungo per evidenziarne i dettagli… i pattern.

Il concetto di ‘slow painting’ di cui avevo letto anni fa, aveva ed ha tuttora influito sulla mia visione. Una pittura dai tempi dilatati, che assume quasi una dimensione meditativa in cui immergersi astraendosi dal resto, e che ha la prerogativa di completare l’opera in più sessioni di lavoro.





Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?

Il mi lavoro si articola in diverse serie che sono però tutte incentrate su botanica e aspetti della percezione visiva, e in particolare nei pattern. Quando qualcosa attrae la mia attenzione scatta automaticamente un processo di valutazione delle potenzialità del soggetto. Uso tutto quello che la tecnologia mette a disposizione, e che so usare, per la progettazione e la realizzazione di bozzetti, senza però prescindere dal disegno, che mi piace, e che considero un’utile mappa piena di indicazioni per la fase successiva in cui passo al colore, sia per olio sia per acquerello, ovviamente con modalità differenti.

La tecnica che uso nell’olio ricorda quella detta ‘alla prima’, consistente nell’ottenere gli effetti cromatici e tonali quando il colore è ancora fresco, solo che l’opera non viene terminata in una sola sessione di lavoro. Per l’acquerello uso prevalentemente ‘wet on wet’ (bagnato su bagnato) e dry brushing. L’olio è un mezzo incredibile, la sua risposta alla luce sia naturale sia artificiale è sorprendente, tuttavia da qualche tempo sono molto affascinato dall’acquerello, continua a sorprendermi come con solo del pigmento di colore e dell’acqua si ottengano risultati di grande rilievo. Il supporto ha ovviamente la sua importanza non trascurabile. La considero una tecnica non facile che sto sperimentando per raggiungere lo stesso appagamento a livello di resa cromatica che mi da l’olio, consapevole dei limiti per le dimensioni.

Che importanza attribuisci al colore nel tuo lavoro? Come scegli la tua palette e che significato ha per te il colore?

Il colore è fondamentale e determinante nel mio lavoro. Ho già detto di come l’approccio all’olio sia stato travolgente all’inizio del mio percorso, e mi ha fatto scoprire di come inconsciamente io trovi appagamento solo con colori vibranti che arrivano a toccare corde inconsce. Una delle spiegazioni più calzanti che ho trovato sugli effetti del colore è quella secondo cui “oltre all’effetto fisico legato alla percezione visiva, può averne anche uno psichico, basato sulla vibrazione spirituale attraverso cui esso può raggiungere l’anima”. Questa affermazione trova riscontro nelle mie poche conoscenze nell’ambito dell’energia e delle terapie di guarigione non convenzionali; dove il colore viene abbinato a specifiche parti del corpo ed è quindi in grado di stimolarle o risuonare con esse. Per cui alcuni colori caldi sono in relazione con zone della sfera fisica, mentre colori freddi a quella emotiva e spirituale (es.: Chakra della tradizione yoga o la cromo puntura di Mandel). 

I colori della mia palette sono in prevalenza accesi e brillanti, in accordo con i soggetti ritratti. Tuttavia, ce ne sono di essenziali, legati principalmente alla resa della luce e dell’ombra: quindi bianco di titanio, grigio di Payne e Terra d’ombra naturale sono fra i preferiti.





Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?

Non amo le situazioni collettive, così come non amo lavorare ‘en plein air’, ho bisogno dei miei spazi nel mio studio per avere la giusta concentrazione.

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

Il feedback è ben accetto ed importante, rappresenta la conferma che quello che si sta facendo viene apprezzato e spinge ad andare avanti. Sono convinto che l’opera debba suscitare delle emozioni senza bisogno di spendere molte parole per spiegarla, per cui cerco di realizzare tele capaci di emozionare: ’immersive’ piuttosto che meramente descrittive. 

Non cerco il gradimento a tutti i costi, non penso di essere disposto a dirottare la mia ricerca su stili o temi che incontrino maggiormente il gusto del pubblico. Non ho la pretesa di piacere a tutti e mi rendo conto che la mia è quasi una pittura di nicchia, e posso risultare fuori target per mode e tendenze dell’arte contemporanea di questo momento.

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

Si, c’è un’opera, anzi dovrei dire un soggetto, della serie Narciso di cui posso raccontare. E’ una Cattleya (orchidea, citata da Proust nella Recherche) di colore arancione che ho dipinto tre volte in dimensioni diverse. La prima posso quasi considerarla un bozzetto ma è quella che ha ispirato la mia immaginazione. Per la prima volta il riflesso sull’acqua si allungava fino ad uscire dalla tela. Mi evocò immediatamente delle ali in caduta libera. Infatti scelsi come titolo ‘Fallen Angels’ angeli caduti, ma pensai che meritasse essere ingrandito per arricchirlo e renderlo più coinvolgente. Quindi dai 92 x 75 cm. passai ai 200 x 100 cm., ed il risultato fu incredibile, quasi mozzafiato. Presentai l’opera in anteprima ad un’esposizione collettiva a Bologna dove intervenne Philippe Daverio che mi incoraggiò a continuare la mia ricerca dandomi anche degli ottimi consigli. L’opera è ora esposta nel mio studio e non sono riuscito a separarmene, in compenso ne ho fatta una terza versione di dimensioni 180 x 90 che ho potuto rendere disponibile e con la quale ho vinto il secondo premio per la Pittura al 28° Concorso Nazionale d’arte SaturARTE 2023 a Genova.





Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

Penso che oggi il concetto di arte si sia molto allargato, e vedo una continua ricerca, spesso estrema perfino eccessiva, di originalità, sia nei temi sia nei materiali, che non so a cosa possa condurre. Rimango ancorato a idee e pratiche più tradizionali che comunque credo continuino ad avere un seguito.

Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come artista e come le hai superate?

La difficoltà maggiore, soprattutto iniziale , è stata trovare i canali giusti a cui rivolgermi e propormi. La rete, il web è stato di grande aiuto per trovare opportunità che più si confacevano al mio lavoro, sia in Italia che all’estero. In Inghilterra, sono entrato in contatto con la Society of Botanica Artist, di cui sono stato membro per diversi anni, è che ha dato una svolta significativa al mio percorso artistico con ritorni positivi anche in Italia.

Recentemente hai partecipato a Visioni, il premio d’arte internazionale organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio. Che esperienza è stata per te? C’è qualcosa di particolare che hai apprezzato o che ha arricchito il tuo percorso artistico?

Purtroppo non ho potuto partecipare in presenza, quindi la mia esperienza è stata molto limitata. Per i contatti avuti con Maria Di Stasio posso dire di aver riscontrato un’ottima organizzazione, considerando che è stata una prima edizione, che peraltro si teneva in una sede molto prestigiosa. La visibilità è sicuramente il risultato immediato che ho riscontrato.

Le tue opere presentati a Visioni, sono state tra le protagoniste dell’evento, distinguendosi al punto da farti ottenere una Segnalazione di Merito. Puoi raccontarci il processo creativo che ti ha portato a realizzarle? C’è una storia, un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso di esse?

Tengo a precisare che i soggetti delle due opere non erano orchidee, come erroneamente descritte in catalogo, ma una magnolia bianca e una Tacca nivea, comunemente conosciuta come ‘fiore pipistrello’. 

Soffermandomi sulla prima, dal titolo ‘stormy weather’, è sta realizzata in occasione della 10a Biennale d’Arte a Montecarlo nel 2023, ed è stata una delle dieci opere premiate con un totem ideato da Ugo Nespolo. Il tema dell’evento era ‘la natura del domani’, e credo di aver espresso attraverso i colori – inusuali per la mia palette – il mio pensiero non completamente ottimista, che tuttavia lascia intravedere, nel fiore, la speranza, nella convinzione che la Natura comunque continuerà a vivere oltre l’antropocene.




Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

Ho molti progetti per il futuro alcuni rappresentano delle sfide, e forse questo è l’aspetto più controverso. Si tende sempre a muoversi nella propria ‘zona di confort’ quindi si tratta di forzare quest’attitudine oltre che trovare il tempo. La mia ricerca sui pattern non si è ancora esaurita, ci sarà un allargamento del tema orientato alle ’forme dinamiche presenti in natura’. Questo comporterà una probabile spinta verso l’astrazione, ragione per cui ho bisogno di elaborare meglio.

Sono anche un ritrattista su commissione, e mi piacerebbe lavorare di più su questo tema slegandolo però dalle commissioni. Ho in mente ritratti di ‘facce rubate’ alla mia quotidianità, ritratte in vesti o situazioni completamente spiazzanti; che evocano magri figure tipiche di altre culture – come il nordico’greenman’- o di ispirazione manierista.





Contatti


Email enzo.forgione@yahoo.it

Sito Web Enzo Forgione

Facebook Enzo Forgione

Instagram forghenz

Linkedin Enzo Forgione

Enzo Forgione ha una formazione di studi artistici, dopo il Diploma in Scenografa all’Accademia di Belle Arti di Torino, seguono molteplici esperienze tra arte applicata e design, fno al 2006 quando si dedica a tempo pieno alla pittura. Nel 2009 la sua prima mostra personale aTorino seguita da una costante attività espositiva in Italia e all’estero. Numerose collaborazioni con gallerie Italiane vedono l’artista coinvolto in progetti di promozione artistica ed espositivi personali e di gruppo.

Tra le più signifcative si annoverano:

– 2013-2015 Wikiarte di Bologna che, in collaborazione con Giorgio Mondadori
realizza una serie di cataloghi dal titolo ‘Sensazioni Artistiche’ presentati in mostre
itineranti in gallerie Italiane.

– 2015: L’ArtGallery di Parma che realizza il catalogo ‘stArtup’ presentato con
un’esposizione a Parme e Alghero.

– Satura Art Gallery di Genova.

– Già membro della Society of Botanical Artists dal 2013 al 2020 prende parte alle
mostre Londinesi della Society e quelle Europee a cui l’SBA è invitata, tra cui:
il Palmengarten di Francoforte e il Real Jardin Botanico di Madrid.

– Nel 2017 collabora con il magazine Inglese Pain&Draw per la realizzazione di
workshop e tutorial.

– Nel2018 inizia la collaborazione con il Museo Miit di Torino.

– 2020 inizia una signifcativa collaborazioni con e la Galleria Malinpensa di Torino,
attuale galleria di riferimento dell’artista.
– Già membro di Floraviva, associazione Italiana di pittori botanici, partecipa alla
mostra ‘Nel giardino do Marcel Proust’ organizzata nel 2022 per il centenario
dello scrittore Francese al Museo Lechi di Montichiari.

Nel 2022 inizia la partnership con Tintoretto, storico brand di pennelli per Belle
Arti, per la creazione di un kit di pennelli specifci per la pittura botanica che
porta il nome dell’artista.

Fra i riconoscimenti si segnalano:

– Tra i 10 artisti premiati alla 10a Biennale a Montecarlo -Malinpensa Gallery 2023- 

– Secondo Premio Pittura Satura Arte 2023 al 28° Concorso Nazionale di Arte
Contemporanea

– Artista premiato alla 5a Biennale di Genova – Satura Art Gallery 2023

– Primo Premio Art Market Premio Trieste @ Tivarnella Art Trieste 2023

– Secondo premio al Premio MIIT- Museo Miit Torino 2023

– Premio Editoriale, Premio Raffaello Museo MIIT di Torino 2020

– Vincitore del Great Art Award, alla mostra annuale della SBA “Shape,
Structure, Pattern” in riconoscimento del suo lavoro innovativo nel campo della
Enzo Forgione ha una formazione di studi artistici, dopo il Diploma in Scenografa
all’Accademia di Belle Arti di Torino, seguono molteplici esperienze tra arte
applicata e design, fino al 2006 quando si dedica a tempo pieno alla pittura.

Nel 2009 la sua prima mostra personale aTorino seguita da una costante attività
espositiva in Italia e all’estero.
Numerose collaborazioni con gallerie Italiane vedono l’artista coinvolto in
progetti di promozione artistica ed espositivi personali e di gruppo.


– Satura Arte, artista premiato al 20° Concorso d’Arte Contemporanea 2015
Enzo Forgione vive e lavora a Torino e le sue opere sono presenti in collezioni
private in Italia, Regno Unito e Germania.




CV completo sul sito www.enzoforgione.it























©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 







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MuPa Un Viaggio nell’Arte Contemporanea con una Collettiva Selezionata

 




MuPa


Un Viaggio nell’Arte Contemporanea con una Collettiva Selezionata 




Esibire le proprie opere in un contesto museale non è soltanto un riconoscimento, ma un atto di affermazione artistica, un momento in cui il linguaggio visivo si radica nella dimensione della memoria collettiva. Il museo si presta bene nel essere  non è un semplice contenitore, bensì un dispositivo culturale che conferisce alle opere una nuova aura, elevandole al di là della contingenza e inserendole in un dialogo più ampio con la storia e con il pubblico. Come affermava Paul Klee, ‘L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è.’ In questa prospettiva, ogni mostra non è solo un’esposizione, ma una rilettura critica e sensibile del contemporaneo, un’opportunità di riflessione profonda sulla funzione stessa dell’arte nel tempo presente.


Proprio in questo contesto si inserisce l’articolo che segue, che esplora il ruolo fondamentale che i musei svolgono nel dare visibilità a nuove forme di espressione artistica e nel creare un ponte tra l’artista e il pubblico.


Dal 22 marzo al 20 aprile 2025, il MuPa – Palazzo Multimediale di Ginosa, ospiterà una mostra collettiva d’arte, un evento esclusivo che vedrà la partecipazione di otto artisti selezionati attraverso un rigoroso processo di valutazione. Curata dal direttore del MuPa, Piero Giannuzzi, e dall’artista Mirella Bitetti, questa esposizione si distingue per la qualità e l’attenzione dedicata a ogni singolo artista e alla sua produzione.


Situato in un magnifico palazzo settecentesco completamente restaurato, il MuPa rappresenta un esempio perfetto di fusione tra tradizione e innovazione. Con le sue sei sale dedicate a grandi personalità dell’arte italiana – Caravaggio, De Filippo, Fellini, Fracci, Morricone e Alighieri – il MuPa si afferma come un punto di riferimento culturale per artisti e visitatori.

Viviamo in un’epoca in cui la cultura rischia di essere dimenticata. Il MuPa nasce per restituire valore all’arte, offrendo uno spazio espositivo che permetta alle opere di dialogare con il pubblico in modo immersivo e coinvolgente,” afferma il direttore Piero Giannuzzi.


La mostra collettiva si distingue per l’approccio selettivo e curato. Solo otto artisti avranno l’opportunità di esporre le proprie opere, con un massimo di sette lavori ciascuno, scelti con cura in collaborazione con il team del museo. Questo garantisce una vera e propria “mini-personale” per ogni artista, valorizzandone la ricerca espressiva e l’originalità.

Mirella Bitetti, artista e curatrice artistica, sottolinea: “L’obiettivo è creare un’esposizione che non sia solo una raccolta di opere, ma un racconto visivo coerente e armonico. Vogliamo offrire al pubblico un’esperienza immersiva, in cui ogni artista trovi il proprio spazio per esprimersi al meglio.”

Gli artisti interessati possono candidarsi entro il 28 febbraio 2025 inviando il proprio progetto espositivo all’indirizzo info@mupapuglia.it. La partecipazione prevede una quota di adesione e la possibilità di vendere le opere esposte, con una commissione del 20% per il museo in caso di vendita.


L’evento promette di essere un’ottima opportunità per gli otto artisti, offrendo loro la possibilità di emergere in un contesto prestigioso e di riferimento per l’arte contemporanea. Il MuPa conferma ancora una volta il suo ruolo di catalizzatore culturale, capace di coniugare passato e innovazione, tradizione e sperimentazione.






Abbiamo il piacere di rivolgere alcune domande ai curatori di questa iniziativa, Piero Giannuzzi e Mirella Bitetti, per approfondire la matrice concettuale, le dinamiche selettive e le ambiziose prospettive che danno vita e valore a questa raffinata esposizione collettiva.


Qual è la visione dietro questa mostra collettiva…

Non si tratta di un semplice evento espositivo, ma di una selezione ristretta e curata. Qual è il messaggio che volete trasmettere attraverso questa formula?


P.G.: L’idea alla base di questa mostra collettiva è di offrire uno spazio di dialogo approfondito e autentico tra l’opera e lo spettatore. La selezione ristretta non è casuale: vogliamo garantire a ogni artista un’esposizione di qualità, quasi una mini-personale, affinché ciascun percorso creativo possa emergere nella sua completezza. Il nostro obiettivo è creare una narrazione corale ma coerente, dove la varietà dei linguaggi artistici si armonizzi in un unico tessuto espositivo, offrendo al pubblico un’esperienza estetica intensa e coinvolgente


In che modo il MuPa si distingue dagli altri spazi espositivi…

Il Palazzo Multimediale non è una galleria tradizionale, ma un luogo che fonde arte, tecnologia e storia. Come questa identità influisce sulla selezione degli artisti e sulla disposizione delle opere?


P.G.: Il MuPa si distingue per la sua capacità di coniugare passato e futuro, accogliendo l’arte contemporanea in un palazzo settecentesco restaurato, ma proiettato verso l’innovazione. La fusione tra arte, tecnologia e storia ci permette di creare percorsi espositivi immersivi, sfruttando esperienze multimediali e VR per amplificare il messaggio delle opere. Questa identità ci guida nella selezione degli artisti, privilegiando coloro che sanno dialogare con linguaggi innovativi senza perdere il legame con la tradizione. L’allestimento stesso è pensato per valorizzare questo incontro, offrendo al visitatore un’esperienza estetica che supera i confini della semplice fruizione visiva.


M.B.: Il Mupa è una realtà che, per noi artisti del territorio, ha un valore notevole. Per troppo tempo siamo stati costretti a spostarci in luoghi lontani e onerosi da raggiungere affinché la nostra arte venisse apprezzata. È un tesoro che dobbiamo custodire e salvaguardare.


Qual è il processo di selezione delle opere…

Oltre alla qualità artistica, quali aspetti considerate fondamentali nella scelta delle sette opere per ogni artista? Si cerca un filo conduttore tra gli artisti o si punta sulla diversità dei linguaggi?


P.G.: L’idea alla base di questa mostra collettiva è di offrire uno spazio di dialogo profondo e autentico tra l’opera e lo spettatore. La selezione ristretta non è casuale: vogliamo garantire a ogni artista un’esposizione di qualità, quasi una mini-personale, affinché ciascun percorso creativo possa emergere nella sua completezza. Il nostro obiettivo è creare una narrazione corale ma coerente, dove la varietà dei linguaggi artistici si armonizzi in un unico tessuto espositivo, offrendo al pubblico un’esperienza estetica intensa e coinvolgente


M.B.: Cercare di selezionare gli artisti da invitare all’evento non significa certo discriminare quelli meno dotati. La selezione si basa soprattutto sul percorso artistico, sulla ricerca e sull’esperienza nel settore. In realtà non c’è un filo conduttore tra gli artisti, infatti la scelta è abbastanza diversificata. Siamo aperti ad ogni genere d’arte. Per la selezione cerco di collaborare con l’artista e capire quale impatto emotivo l’opera possa avere sul pubblico. 


Quali sono le aspettative per il futuro…

Questa collettiva rappresenta un primo passo verso una visione più ampia del MuPa? State pensando di consolidare questa formula o di espandere l’offerta espositiva con nuove iniziative?


P.G.: Il processo di selezione delle opere è improntato a un dialogo costante tra l’artista e il team curatoriale. Oltre alla qualità artistica, valutiamo la coerenza concettuale e la capacità dell’opera di suscitare riflessioni appropriate. Non cerchiamo necessariamente un filo conduttore tematico tra gli artisti, ma puntiamo su un’armonia espositiva che valorizzi la diversità dei linguaggi. Ogni opera viene scelta per il suo potere narrativo e la sua capacità di interagire con lo spazio del MuPa, creando un’esperienza estetica ed emotiva che coinvolga il visitatore su più livelli.


M.B.: Il Mupa è in continuo divenire, aperto ad ogni nuova esperienza artistica. L’obiettivo principale è quello di far conoscere questa realtà agli appassionati d’arte e permettere ai molti artisti di promuovere i propri lavori.





Concludere un confronto all’interno di uno spazio museale all’avanguardia non rappresenta solo un’occasione espositiva per gli artisti, ma anche un’esperienza di crescita e scambio per il pubblico. L’interazione tra opere, contesto e spettatori genera nuove letture, stimola il pensiero critico e apre a contemplazioni inedite, arricchendo tanto chi crea quanto chi osserva. È in questo dialogo continuo che l’arte trova la sua forza più autentica, trasformando il museo in un luogo vivo, capace di ispirare e lasciare tracce durature nel tempo.








MuPa 

Arte Cultura Esperienze VR


Via Giunchiglie, 10 Ginosa, Taranto. 


Phone +39 3802670907 

E-mail info@mupapuglia.it 






























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