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Il Silenzio che Parla a Colori – L’Universo Artistico di Carmelo Randazzo

 













Il Silenzio che Parla a Colori


L’Universo Artistico di Carmelo Randazzo




di Giuseppina Irene Groccia |16|Febbraio|2025|


Carmelo Randazzo è un artista la cui voce risuona attraverso i colori e le forme, superando i confini del silenzio che lo accompagna fin dalla nascita. La sua storia è quella di un talento precoce, emerso tra le mura dell’Istituto dei non udenti  di Tivoli, dove fin da bambino ha mostrato un’innata propensione per l’arte, coltivata con passione e determinazione nonostante le difficoltà comunicative.

Senza una formazione accademica tradizionale, Carmelo ha affinato il suo stile nel raccoglimento della sua stanza, trasformando le sue problematiche di comunicazione in un linguaggio pittorico molto particolare e riconoscibile. La sua evoluzione artistica, segnata da una ricerca continua e dal confronto con il chiaroscuro caravaggesco, si arricchisce nel tempo di nuove tecniche e materiali, raggiungendo una maturità espressiva sorprendente.

Dopo un periodo di lontananza dall’arte, dovuto alle vicissitudini della vita e alle necessità lavorative, egli è tornato a dipingere con una consapevolezza nuova, scoprendo nei suoi tratti una raffinatezza inaspettata. Questa rinascita creativa lo ha portato a esplorare superfici innovative e a sperimentare forme espressive molto originali.

Oggi, le sue opere risuonano di vita e intensità emotiva, riflettendo un’anima silenziosa ma straordinariamente espressiva. Le sue tele esplodono di colore e dinamismo, rievocando l’energia dell’action painting e trovando una connessione sorprendente con lo stile di Pollock. L’arte di questo valido autore non è solo bellezza visiva, ma un grido profondo d’amore per la vita, un dialogo intenso con l’osservatore che supera le parole e racconta una storia di forza, passione e crescita interiore.

Per lui, la pittura non è solo una forma di espressione artistica, ma un mezzo di comunicazione vitale che gli permette di colmare il vuoto lasciato dalle difficoltà comunicative. Ogni pennellata ha la forza di trasformarsi in una parola non detta, ogni colore libera un’emozione nascosta. Il suo talento artistico nasce dal bisogno profondo di raccontarsi senza barriere, trovando nell’immaginazione e nei sogni la voce che la realtà gli ha negato. In questo viaggio silenzioso ma ricco di significati, Carmelo Randazzo ha trasformato la sua esperienza in una risorsa creativa di straordinario valore, dove la potenza espressiva diventa ponte tra mondi altrimenti inaccessibili.






Con questa intervista, avremo l’opportunità di conoscere più a fondo il suo universo creativo, poiché l’artista si aprirà a un confronto intimo e riflessivo sulle sue esperienze e la sua arte.

Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?


Si potrebbe dire che sono nato artista, i miei primi schizzi risalgono a quando avevo 4-6 anni. Mi appassionavano gli animali provocandomi una duplice emozione, negativa e positiva allo stesso tempo. La caccia era molto diffusa in passato e questo mi rattristava al punto da voler imprime su tela la mia tristezza. Dal 2010 qualcosa è cambiato dentro di me e ho cominciato a immaginare le persone della mita vita, familiari e amici, come animali legati a me o che, talvolta,  per una qualsiasi ragione potevano allontanarsi. In quell’anno ho iniziato a dipingere i volti umani con le sembianze animali raccontando così episodi belli e butti che  stavo vivendo in quel momento.




Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?


Mi appassionano tante tecniche, dipingo, lavoro l’argilla, il legno, spesso lavoro dal vivo. Amo molto la natura con i suoi alberi, boschi e la vita che vi scorre al suo interno. Mi preoccupa il disboscamento e le conseguenze sulla fauna. Questo però mi permette di recuperare la legna tagliata e farne delle sculture, come presepi, case per animali, cornici,tavoli per lavorare. Reputo il legno utile ma mi rattrista molto che provenga dalla morte di un albero. Tengo molto alla natura che permette la vita tra noi esseri umani. Alcune mie opere, lo so, trasmettono tristezza poichè provengono da ispirazioni legate al decadimento dell’essere umano. Indubbiamente l’allegria e la spensieratezza sono presenti ma  si confondono a sentimenti  di tristezza che raccontano le mie origini e gli amici che non ci sono più nella mia vita. 




Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel corso del tempo?


Ho iniziato con dei disegni molto semplici con soggetto animale, sperimentando anche  i colori a olio. Ho preso  ispirazione dal grande Caravaggio. Circa vent’anni fa notai che la mia arte stava cambiando e non mi riconoscevo in essa, spesso chiedevo conferma a mia moglie alla quale piacevano molto quei lavori. Mi è capitato un evento particolare, per sbaglio ho bevuto un bicchierino di acqua raggia al posto del caffè che  mia moglie mi aveva portato. Confuso non mi ero accorto che  la tazzina di caffè fosse rimasta lì e involontariamente il contenuto andò sulla tela disegnando tanti schizzi impossibile da togliere. Questo errore ha influenzato la mia produzione pittorica, quasi sconbussolandola e creando uno stile nuovo che negli anni ho ripreso e ancora utilizzo. Oggi la mia pittura è completamente differente. Quella del passato piena di rabbia e ora che vivo momenti diversi, pieni di gioia, vengono raccontati dalla mia produzione attuale. Nonostante il grande cambiamento si stile, che spesso non riesco a comprendere, non riesco a ripudiare le opere passate, anzi le apprezzo ancora di più. I miei dipinti sono lo specchio della mia vita e raccontano chi sono e cosa provo. Talvolta sono loro che mi ricordano come sono stato, dalle pennellate percepisco la reazione che mi provoca quello che vivo nel quotidiano.







In che modo le difficoltà comunicative hanno influenzato il suo stile pittorico e il modo in cui si esprime attraverso l’arte?


Le difficoltà di comunicazione, in quanto persona sorda, ci sono, eccome, ma riesco a comunicare attraverso l’arte e la sua profondità. I comportamenti e le azioni umane, come del resto quelle degli animali, spesso non non hanno bisogno di una lingua che li esprima e io come sordo mi sento molto vicino agli animali nelle espressione delle mie emozioni e nelle reazioni conseguenti. Chiaramente ho bisogno di un interprete professionista che mi traduca e mi permetta di seguire quello che dicono le persone intorno a me. Con un interprete mi sento tranquillo. A mio avviso, la difficoltà è soprattutto per chi sente e non conosce la lingua dei segni.




Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato particolarmente la tua visione?


La mia arte viene da diverse fonti di ispirazione, come i dipinti visti nei musei,  i luoghi d’arte frequentati negli  anni e il mondo che mi circonda ma non mi sento completamente connesso a queste influenze bensì dalla mia capacità di interiorizzare tutte le differenti forme lignee che ho visto  e lavorato con le mie mani. Guardo alcuni scultori con grande rispetto e ammirazione ma non cerco di copiarli . La mia arte è solo mia, è la mia vita, i miei pensieri sono la mia arte che è unica nonostante i tanti incontri con le produzioni artistiche altrui.







Quali elementi del filone caravaggesco e dello stile di Pollock senti più vicini alla tua sensibilità artistica?


Indubbiamento sono molto colpito dall’arte di Caravaggio e dal suo vissuto, le sue battaglie. I suoi stati d’animo si avvicinano molto ai miei. Nei suoi dipinti, le ombre dietro ai suoi personaggi mi ricordano le sere nel colleggio quando mi piaceva tenere la luce soffusa. Ancora oggi non amo la luce che abbaglia. Nel 2011 per la prima volta ho visto una mostra su Pollock,. L’episodio della tazzina di caffè, di cui vi ho parlato, e gli schizzi sulle tele hanno fatto in modo che mi associassero  a Pollock ma io, in quel momento, non sapevo chi fosse. Ci sono molte differenze tra le nostre produzioni quindi non mi ritengo ispirato da lui. Il pittore che ho amato e amo è sicuramente Caravaggio.







Qual è stato il momento decisivo che ti ha spinto a riprendere l’arte dopo dieci anni di lontananza?


Poco prima del 1990 ho interrotto la mia attività, nel ’98 ho prodotto alcuni dipinti con soggetto africano. Nel 2003 mi sono sposato e volevo ricominciare a dipingere, anche dietro la spinta di un mio collega Davide e di mia moglie. Quando ho ricominciato ho notato che la mia arte era completamente cambiata come del resto ero cambiato io. So di aver perso dieci anni ma il mio talento l’ho conservato nonostante tutto.






Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?


Per me l’errore nelle tecniche artistiche non esiste, quando  faccio un errore mentre lavoro il legno approfitto per fare una modifica al materiale che sto utilizzando, lo stesso nella stesura del colore. Lavoro molto il legno e uso quasi sempre il nero e il bianco con  tre quattro pennelli di differenti dimensioni. Non uso nessun rituale particolare.




Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?


Non ho avuto nessun tipo di formazione ma ho studiato da autodidatta dipingendo spontaneamente nella solitudine della mia casa. Non mi piace confrontarmi con gli altri mentre produco arte. credo che io riesca a imparare di più in solitudine e riesco a gestire la mia rabbia. stare con gli altri significherebbe avere problemi di comunicazione con chi non conosce la mia lingua.







Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?


Ho fatto molte personali, mostre colletive e a volte ho avuto il ruolo di coordinatore artistico. In molti casi il rapporto con il pubblico è molto positivo, ho notato che il messaggio delle mie opere arriva. Il mio pubblico è in grado di percerpire la profondità dei miei dipinti e il mio talento. Senza interprete è difficile interagire con le persone che conoscono la mia arte ma talvolta mi hanno scritto e questo mi ha colpito molto . Ovviamente preferisco comunicare nella mia lingua madre attraverso la mediazione di un professionista, la sua presenza può evitare che i visitatori di una mia mostra vadano via senza parlare con l’artista. Ribadisco che il ruolo dell’interprete è molto importante in questi contesti dove potrei ricevere un feedback da chi osserva per poi farne tesoro.




C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?


Tre sono le opere a cui sono legato di  più, rappresentano tre animali: il leopardo, il cavallo e il puma. Il cavallo per il suo sguardo e il modo di comportarsi che definirei quasi umano, è un animale umile rispettoso e intelligente. Il leopardo per il suo aspetto forte dallo sguardo dolce, come il puma, mi ricorda molto il gatto e sogno di poterlo abbracciare. Con il cavallo è più semplice relazionarsi ma il mio sogno è poter incontrare un leopardo e un puma ma so che è espremamente diffcile.





Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?


Non è semplice rispondere a questa domanda ma negli anni credo di aver dato un contributo all’arte contemporanea, la prova sono i tanti riconoscimenti avuti lungo la mia carriera artistica: Milano, Aprilia Nemi per citare alcuni luoghi. C’è da dire che nessuno però mi ha sostenuto economicamente o si sia preoccupato di promuovere  la mia produzione artistica. Purtoppo tutto gira intorno al denaro e se non ti autofinanzi a volte non vai avanti. Nel mio caso devo anche preoccuparmi delle spese dell’interprete che spesso sono esose.




Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come artista e come le hai superate?


In quanto persona sorda ho avuto molte difficoltà soprattutto per le barriere comunicative. Spesso ho dovuto pagare di tasca mia un interprete professionista. Inoltre, mi sono visto chiudere le porte in faccia da alcuni curatori di mostre a causa della mia sordità preoccupati dei tempi di traduzione e della fedeltà del contenuto interpretato. Spesso non mi sento alla pari rispetto agli altri artisti che non sono sordi. Da solo sostenere tutte queste spese è impossibile e lotto per un futuro dove agli artisti sordi sia dato accesso a mostre e possibilità di crescita artistica .






Recentemente hai partecipato a Visioni, il premio d’arte internazionale organizzato dall’associazione culturale AthenaeArtis di Maria Di Stasio. Che esperienza è stata per te? C’è qualcosa di particolare che hai apprezzato o che ha arricchito il tuo percorso artistico?


La mostra del 7 Dicembre è stato molto bella, organizzata nei minimi dettagli in un posto incantevole. Non voglio entrare nel merito delle opere di altri artsiti,  per me l’arte è tutta bella. Una scelta che mi ha colpito moltissimo è stata quella di darmi la posizio0ne perfetta per una persona sorda e i visitatori sordi venuti. La produzione era in un angolo, accanto all’ingresso quindi chiunque e ntrava o usciva godeva della mia arte. Altra nota positiva è stata che sul luogo c’era un’interprete professionista che ha tradotto ogni cosa. Inoltre è stato bello ricevere delle meravigliose parole da parte della critica sulla mia opera raffigurante il cavallo. Non sono riuscito quasi a dire nulla poichè ero molto emozionato di fronte a tante persone, era da molto tempo che non mi esponevo così. Ricevere un premio, per la  prima volta al sud,  di cultura artistica molto differente rispetto al nord, è stato davvero soddisfacente per me. 



Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti esplorare?


Spero che le difficoltà  dimunuiscano e che da persona sorda io possa partecipare a tante nuove iniziative artistiche. Nei mesi di Aprile e Maggio sarò a Nemi per una personale. Mi piacerebbe far parte di un ‘associazione a titolo gratuito ma so perfettamente che la mia sordità può essere un problema per la comunicazione. Pensare sempre all’interprete come spesa necessaria non è facile per me, per gli impegni familiari e per la spesa da affrontare, spero che le cose migliorino e che io possa essere un artista sempre accolto. 







Contatti

Email randazzocarmelo1969@gmail.com


Instagram  carmyarte












Carmelo Randazzo è nato in Germania a Weil am Rhein il 7 dicembre 1969. La sua formazione scolastica è passata dall’istituto per sordi “Gualandi”, tra Tivoli e Roma, le scuole medie pubbliche, fino al diploma nel 1990 presso il Liceo Artistico Statale di Latina. Dal 1990 lavora presso un’azienda farmaceutica. Sposato da 22 anni, dopo 15 anni di unione è nato Andersen, che ha rivoluzionato la vita dell’artista. Carmelo dedica molto tempo alla sua famiglia e in particolare al piccolo di casa. Prima del suo arrivo tutte le attenzioni erano per Tenny, gattino di circa 10 anni. La sua più grande passione è la cultura come il visitare musei e mostre. In particolar modo ama il colore, il dipingere e sperimentare nuove tecniche. Al primo posto c’è il prendersi cura della casa e decorarla con la sua produzione artista quasi a formarne una vera e propria Wunderkammer. Appassionato di storia colleziona libri su vari argomenti ma quello che lo attira di più è il mondo animale.  La natura e i suoi animali, intrinsecamente legati alla sua arte sono parte integrante della vita dell’artista. Estremamente meticoloso e ligio, ha un’attenzione spiccata per il dettaglio.







©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 







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