L’ArteCheMiPiace – Interviste
tessere emozioni e scolpire pensieri attraverso la bellezza e la riflessione
Teresa Saviano
di Giuseppina Irene Groccia |11|Marzo|2025|
Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso
artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso
l’arte?
L’arte mi accompagna da che ho memoria, mio padre amava
spennellare e credo che per emulazione ciò mi abbia spinto a familiarizzare con
il pitturare, la curiosità che mi è caratteristica hanno fatto il resto. Ho
sperimentato il disegno, l’acquarello o la pittura già da bambina, ma perdevo
presto interesse. Poi per soddisfare il mio bisogno creativo ho sperimentato
nuovi metodi meno ortodossi e limitativi finché
ho avuto il colpo di fulmine per i tessuti.
Una frase mi rappresenta: la maniera in cui organizzi la
materia, rende gli oggetti vivi …
È esattamente ciò che provo ed in più, il tessuto “mi
parla” ancor prima che io sappia cosa farne
Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di
comunicare attraverso le tue opere?
Non ho un tema o un messaggio o per meglio dire, non uno
soltanto!
Sono una chiacchierona nella vita e l’arte è un linguaggio
che parlo con la stessa disinvoltura. Per questo posso avere molti messaggi ed
altrettanti temi.
Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è
evoluto nel corso del tempo?
Non sapevo nemmeno di avere uno stile finché ho scoperto che
c’era una corrente alla quale potevo essere associata : la fiber art. In realtà non sento di associarmi allo stile se non per utilizzazione del tessuto. Ho avuto modo di visitare varie esposizioni di grandi
artiste della textile art ma, pur ammirandone il lavoro, non mi donano alcun
senso di appartenenza. Non tesso le fibre, lo associo, i pezzi si uniscono e
prendono forma talvolta in uno stato di estraneità a me stessa e a tutto il
resto che mi circonda se non alla realizzazione di un quadro. Ultimamente ho
associato ai tessuti del cuoio, modellandolo a caldo, cosa che mi soddisfa per
dettagli che ho voglia di evidenziare.
Nel tuo lavoro, il tessuto diventa memoria, relazione e
narrazione. C’è un materiale o un tipo di tessuto che senti particolarmente
affine alla tua storia personale o al tuo percorso artistico?
Difficile dire quale “figlio” si ami di più. Tutti sono amati differentemente ma con la stessa intensità.
Tutti mi parlano di ciò che possono diventare, mi affascinano mi stimolano. Trasformare materiali semplici in opere dense di significato
è un tratto distintivo della tua arte.
Quanto è importante per te l’aspetto
manuale e artigianale nel processo creativo, e come si intreccia con la tua
ricerca concettuale?
L’importanza della manualità nella mia vita, come nell’arte
è la conditio sine qua non. Io tocco prima con gli occhi, l’immaginazione proietta le
possibilità ipotetiche legate alla materia, le mani fremono nell’attesa del
tocco del taglio della sensazione fresca
e sgradevole della colla, dell’emozione
della resa. Tutto e legato ai sensi. Tutto è pathos.
Il tuo percorso unisce Napoli e Parigi, due città ricche di
storia e cultura. In che modo questi due mondi influenzano la tua poetica e il
tuo approccio all’arte tessile?
Mi sento talmente
impregnata di napoletanità, che ho idea di essere un ossimoro vivente, eppure, Parigi è casa. Guardo il cielo blu e mi sento felice ! e questa felicità che assorbo dalle finestre
del mio minuscolo appartamento sottotetto, lo trasmetto sulle opere nei tessuti
in tutto ciò che tocco come un Mida. Ma le mie origini vesuviane tra mare e
vulcano vengono in superficie e si
mescolano prepotentemente au ciel bleu de Paris. Ecco, così è come sono e così
è come sento.
Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo
lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato
particolarmente la tua visione?
La mia principale fonte di ispirazione sono i tessuti, i
fili, le infinite possibilità di mescolanza. Quando entro in un negozio di
stoffe, cerco di concentrarmi sui bisogni che mi hanno spinto li, devo forzarmi
ad una scelta di criterio, violentarmi per non comprare tutto, filare alla
cassa a testa bassa senza più guardare i rotoli ammonticchiati gli uni sugli altri promessa di possibilità meravigliose, per pagare ed uscire! È difficile spiegare come tutto ciò che vedo solleciti la
mia immaginazione, è come essere in mezzo alla folla ed essere chiamata da
tutte le parti ! Non è piacevole. DEVO uscire ad un certo momento perché sto
male. Poi fuori comincio a chiedermi se non avrei forse dovuto prendere il blu
anziché il rosso o entrambi … sono gli strascichi del malessere. Mi ci
vogliono dei giorni per ritornare alla “normalità “. Nel frattempo
che “l’adrenartina” si abbassa, confido al registratore tutte le mie
idee, altre le scarabocchio su pezzetti di carta che attacco un po’ dappertutto
” per non dimenticare!!
Caravaggio è un dio del pennello Edward Hopper ne è il poeta ma spinta alla riflessione per la tua questione, mi viene
fuori un ricordo ed una risposta: Antonio Ligabue (se vuoi il ricordo devi
porre la domanda ! Ah ah ah ah !!! )
Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue
opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?
La creazione è già “creata” nella mia testa quando
comincio a realizzarla. Naturalmente, nel pieno rispetto delle mia incongruità,
comincio in un modo e finisco con altro, ma senza rancore per ciò che era in
principio perché è ciò che mi emoziona
il finale. Parlare di rituali è un po’ complicato perché io sono una
“esuberante di energie” ed ho bisogno di canalizzarle tutte in varie
direzioni nello stesso arco di tempo. In breve significa che, mentre comincio a
dare posizione alle sagome di un quadro mi ricordo che ho un pezzo di stoffa
argento che sarebbe perfetto come vestito di cerimonia e vado a prenderlo per
cominciare a realizzarlo, però si da il caso
che ho in mente un nuova opera per cui ho bisogno di realizzare delle
sagome e quindi comincio un momento a portarmi avanti… poi ritorno indietro
al mio lavoro iniziale e mentre lo osservo e rifletto rifaccio un attimo il
letto poi vado ad attaccare qualche pezzetto… e mi sono fatta pure la rima
per farmi il verso !! In breve confesso pubblicamente di essere una
multifunzionale compulsiva e che li è impossibile fare una cosa alla volta:
almeno tre !!
Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi
ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?
Per carità! Sola. Silenzio.Questa la condizione ideale.
Magari ascoltare della musica, ma il mio fare deve essere
contestualizzato in un suono di fondo
che scelgo io! Dunque o il
silenzio ovattato dei miei tappi per le orecchie o le cuffiette per la musica.
Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo
il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?
Secondo il mio concetto di arte, (è arte ciò che emoziona
n. d. r.) il ritorno del pubblico è essenziale! Come sostenevo prima, si
tratta di un dialogo senza il quale l’opera è un monologo sterile. Come
per ogni linguaggio, il dialogo è piacevole… purché non sia interpretativo
di arzigogolate spiegazioni di un non detto e non contestabile messaggio
nascosto. Sono dunque più sensibile (come all’orticaria!) ai critici d’arte con diritto di vita e morte
di un’/un artista.
C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri
particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?
Positano. Positano è il mio luogo del cuore. Sono nata in giugno ed a luglio passavo lì le mie prime
vacanze Per decenni, finita la scuola si partiva!
Per me era libertà, quella che non avevo a casa da genitori
molto rigorosi che però diventavano abbastanza permissivi nel villaggio di
mare. Via le scarpe io e mio fratello scorrazzavamo liberi a piedi nudi fino a
settembre! Eravamo un po’ le mascottes del nostro quartiere, come parte
di loro e questo rendeva speciali le nostre vacanze. Di più, il nostro vivere
lì mi faceva sentire positanese ed io adoravo essere parte di questo luogo. Questo luogo però sfugge ad ogni regola di riproduzione. Non
ho mai visto o letto qualcosa che non diventasse banale ai miei occhi o
all’udito. Persino Goliarda Sapienza (Rendez-vous a Positano ed. Il tripode n.
d. r.) non riesce a restituirmi il luogo.
Forse le opere di Ottavio Romano o di Athos Faccincani, ma
troppo ombroso l’uno e sbrilluccicante l’altro. Sono visioni, sono emozioni che
gli artisti cercano di restituire.
Il mio quadro è naïf, senza profondità, le scale accentuano
la verticalità del luogo, eppure sento
un centro di attrazione che mi emoziona profondamente e dona spessore e vita a
suoni e sapori. Al centro del quadro io sono nella chiesa e sento l’odore
dell’incenso, guardo il mare dalla finestra, sento il cicalio di linguaggi che
si mescolano, dono felice ed ho solo voglia di andare a tuffarmi
Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea?
Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?
Un triste ruolo. Povero. Come i linguaggi decostruiti dei
giovani che ricordano le interruzioni sulla linea durante una telefonata.
Eppure nella brevità di sillabe acronime c’è un flash uno spot che si illumina e questo è di nome e di fatto un
linguaggio. Nuovo. Moderno. Tutte queste metafore per dire che nella neobabele dell’arte
è quasi impossibile trovare una voce guida. Ho l’abitudine di essere chiara e diretta belle mie
espressioni cosa che trasmetto anche nelle mie opere ma non per questo immagino
di avere più rilevanza di altri.
Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come
artista e come le hai superate?
Accettarmi come artista che mi sembrava di una arroganza
senza pari! Ho dovuto analizzare a fondo e lungamente i miei sentimenti, le
mie insicurezze fino a pervenire ad una presa di coscienza che ancora oggi mi
sorprendo a mettere in discussione! Ma insomma, sono un’artista… credo.
Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il Leone. Cosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e
quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi
possano arricchire il tuo percorso
artistico e contribuire alla tua crescita creativa?
Ho una totale fiducia nelle capacità della curatrice Maria
di Stasio, ho già collaborato con lei in passato in occasione dell’ evento “Visioni” (Expo presso il tempio di Pomona –
Salerno n. d. r.) e mi intrigava “Percorsi di ricerca”. E quindi ho ricercato ed eccomi pronta alla nuova avventura!!
In che modo hai deciso di presentare la tua arte all’interno
di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di esporre? Ci puoi
raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro realizzazione e se
c’è un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso
di esse?
Parteciperò a questa esposizione con due opere simbolo del
mio lavoro. Un’opera sarà presente realmente l’altra virtualmente.
Nel primo caso ho elaborato ulteriormente un progetto che
avevo già realizzato in passato poi ne ho cominciato un altro pervenendo dopo varie modifiche alla
realizzazione finale.
Tutto questo preambolo per introdurre Ma Lisa se démasque.
Nella realizzazione del quadro ho sperimentato l’utilizzo
della fotocopiatrice a getto d’inchiostro… tieniti forte! …. sul tessuto!! Ho avuto mille pene perché la fotocopiatrice non voleva obbedire ai miei
bisogni ma sono pervenuta dopo non poche
difficoltà a pezzi di tessuto impressi che ho dovuto incollare come toppe
Primo elemento: la copia
La copia del quadro della Gioconda che decido di truccare
con veri prodotti per il maquillage.
Il risultato è stato intrigante ed emozionante
Questo sguardo mi parla mi osserva tra dolcezza e derisione
Sono io che l’ho fatto così
Poi le ho dato i capelli: gonfi folti0! Ed una camelia
rossa nei capelli per essere un po’ Carmen un po’ Dame aux Camélias.
Secondo elemento: l’apparire e l’essere
Infine la povera Lisa abbassa la maschera per dare libera
interpretazione ma sorniona conserverà il suo essere segreto.
La maschera e stampata a bassa risoluzione di inchiostro su carta
fotografica come la mano da cui spiccano le unghie laccate (vero smalto ça va
sans dire!! )
Terzo elemento: la maschera
FEMINA FEMINAE LUPUS é un manifesto, un messaggio manifesto in cui evidenzio la
assenza di sorellanza tra donne. Ho
trasformato il famoso homo homini lupus (letteralmente l’uomo è un lupo per l’uomo) perché se è vera la versione
originale diretta all’uomo inteso come intera umanità, avevo bisogno, volevo
scendere nello specifico in seguito a molte riflessioni durate negli anni
Osservando il manifesto, realizzato su polistirolo cartonato un po’ rovinato dal
tempo per donare l’impressione degli strati di manifesto che si scollano dal
muro.
Le mani sono fotocopie di mani tratte da opere famose ben esplicite nella loro gestualità. (non svelerò le fonti)
Ognuna ha un solo occhio come se fosse cieca dall’altro ed ogni occhio è
realizzato con tecniche differenti. C’è un po’ di tutto: disegno, carta, stoffa e pittura acrilica.
Una follia lo so!
Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi
ambiti o tematiche che vorresti esplorare?
Il progetto a cui sto lavorando e che mi occupa a tempi
alterni, è legato alla riflessione dell’influenza della religione nel mondo
laico. Io sono atea agnostica e anticlericale ma mi rendo conto a che punto i
simboli della religione o in generali delle religioni, siano presenti in un
mondo che si definisce senza dio.
Per esempio “dio mio!” è una espressione innocua
di invocazione che è sulla bocca di tutti… pertanto è una invocazione ad una
entità superiore. Ecco. Io sto lavorando su questi simboli; alla fine avrò
decine di tele e mi toccherà farne una mostra ! E che tu torni ad intervistarmi
!! Ce la farò ?
“Che dio mi aiuti”!
Contatti
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Instagram teresa.saviano.art
Teresa Saviano
Nata a Posillipo cresciuta con i piedi nel lapillo
vesuviano, Teresa Saviano si identifica negli opposti di acqua e fuoco. La sua carriera artistica comincia tardi, in terra
francese, dove ha cominciato a dedicarsi
alla creazione di opere materiche accostandosi immediatamente all’Arte tessile. I suoi soggetti variano dai grandi cuori ai piccoli occhi
passando per ritratti e paesaggi; ognuno è rappresentato attraverso la tecnica
del collage di tessuti e fili reperiti negli stockage delle grandi firme del
settore internazionale. Tutto nasce per caso ed il passo è breve dalla prima
commissione-realizzazione alla prima esposizione virtuale nel 2023 (Expolatinadearte-Colombia). Segue il Primo premio della Biennale du Arte contemporanea
di Salerno nella sezione arte ecosostenibile nello stesso anno.
Partecipa a varie
esposizioni sull’egida del maestro Giuseppe Gorga. Tra cui l’Expo la Grande Bellezza dove i suoi cuori
riscuotono grande ammirazione. Due delle sue opere sono in esposizione alla Galleria
Taimeless di Taormina. Contemporaneamente realizza il gonfalone della sua città
d’adozione, Parigi, che offre alla Mairie del V arrondissement presso il
Pantheon, dove troneggia in permanenza per due anni. La sua arte interessa l’artista e Blogger d’arte Giuseppina Irene Groccia che ne fa una
valorizzante presentazione prima sul suo Blog L’ArteCheMiPiace e dopo nel suo magazine “ContempoArte”
nel maggio 2024. Da qui l’incontro con Maria di Stasio, curatrice d’arte, e
fondatrice di Athenae Artis, che la invita a partecipare nello stesso anno all’esposizione d’arte a Salerno al tempio di
Pomona. La sua fervente attività artistica é concentrata
attualmente su vari progetti futuri di cui, da buona napoletana, mantiene la
discrezione per scaramanzia.
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