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“Fotograf@Mens” e “Music@Mens 2025” L’arte per abbattere il pregiudizio sulla salute mentale

 

“Fotograf@Mens” e 

“Music@Mens 2025”

L’arte per abbattere il pregiudizio sulla salute mentale




Nell’ambito della IV Edizione del Festival della Salute Mentale RO.MENS, il Dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma 2, in sinergia con l’Assessorato alle Politiche Sociali e alla Salute di Roma Capitale, rinnova il suo impegno nella promozione di una cultura inclusiva attraverso due concorsi nazionali che uniscono fotografia e musica per parlare di salute mentale in modo nuovo, umano e creativo.


Fotograf@Mens – La salute mentale, oggi è il concorso fotografico aperto a tutti, senza limiti di età o competenze tecniche. L’iniziativa invita fotografi professionisti, appassionati e studenti delle scuole superiori del territorio ASL Roma 2 a esplorare e rappresentare, con sguardo libero da stereotipi, temi legati all’inclusione e alla lotta contro lo stigma che circonda il disagio psichico. Le opere, suddivise nelle categorie “Bianco/Nero” e “Colore”, potranno includere anche autoritratti, nella logica dell’auto-rappresentazione e del racconto personale. Ogni sezione vedrà l’esposizione di un massimo di 100 scatti selezionati in uno spazio dedicato a Roma.

L’evento di premiazione è previsto per il 7 ottobre 2025 presso la prestigiosa Sala della Protomoteca del Campidoglio, alla presenza del Sindaco di Roma. La direzione artistica del concorso è affidata a Francesco Zizola, che ha già guidato il laboratorio introduttivo tenutosi il 27 marzo 2025 a Villa Lais. Il video della giornata è disponibile al seguente link: YouTube – Presentazione Laboratorio Fotografico.



Tutte le informazioni, i bandi completi e gli aggiornamenti sono disponibili sul sito ufficiale del Festival:

https://www.salutementale.net/fotografamens-2025/




Parallelamente, prende vita la seconda edizione di Music@Mens, concorso musicale nazionale dedicato a brani inediti che raccontano il disagio mentale con sensibilità, consapevolezza e capacità comunicativa. Gli autori selezionati si esibiranno il 6 ottobre 2025 al Teatro Tor Bella Monaca. I vincitori saranno annunciati durante la cerimonia ufficiale del giorno successivo al Campidoglio, ricevendo un riconoscimento simbolico alla presenza delle istituzioni.

Entrambe le iniziative puntano a sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso linguaggi artistici capaci di emozionare, interrogare e trasformare. L’obiettivo è creare spazi di dialogo autentici, dove l’arte diventa veicolo di inclusione e di cambiamento culturale.

La partecipazione è gratuita e le domande di iscrizione per entrambi i concorsi dovranno pervenire entro il 31 luglio 2025. 


Tutte le informazioni, i bandi completi e gli aggiornamenti sono disponibili sul sito ufficiale del Festival: www.salutementale.net/musicamens-2025.




































©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 











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Aperta con successo la mostra “Il riscatto della brutta psiche” di Maurizio D’Andrea alla CathArt Gallery di Varese.

 

Aperta con successo la mostra “Il riscatto della brutta psiche” di Maurizio D’Andrea alla CathArt Gallery di Varese.




Un vernissage partecipato e vivace ha dato il via ieri sera a questa importante esposizione, la prima esterna ospitata dalla galleria fondata dall’artista Carla Pugliano, che per l’occasione ha accolto il pubblico in un dialogo denso tra pittura, parola, e introspezione psicoanalitica.

La presenza del critico d’arte Daniele Radini Tedeschi, più volte curatore alla Biennale di Venezia, ha conferito ulteriore spessore al momento inaugurale: il suo intervento ha restituito con profondità e chiarezza il senso di un progetto che unisce rigore intellettuale e urgenza espressiva.

A rendere l’esperienza ancora più immersiva, la performance dell’attore Giulio Prosperi, che ha interpretato un monologo scritto dallo stesso D’Andrea, trasformando la mostra in un evento multidisciplinare coinvolgente e meditativo.

Fino al 23 maggio sarà possibile visitare l’esposizione, che si configura come un viaggio lucido e coraggioso nell’inconscio umano, tra arte visiva, teatro e riflessione interiore.


Un grazie speciale a tutti coloro che hanno contribuito a questo evento, ai numerosi visitatori e alle testate che hanno seguito e raccontato con attenzione questo importante debutto.






Informazioni sull’evento: 10-23 maggio 2025 
Luogo: CathArt Gallery, Piazza Giovanni XXIII, 11 – Varese (Ingresso da Via Salvo D’Acquisto) Ingresso: Libero 
Apertura: da martedì a venerdì dalle 16:30 alle 19:00 – sabato dalle 10:00 alle 12:30 e 15:00 alle 19:30 / Domenica dalle 15:30 alle 18:30 

Per prenotazioni prendere contatti diretti. 

Per saperne di più sull’Artista: https://www.dandreart.info/ 

Contatti della Galleria: 

Email: myartcharlotte@gmail.com 
Telefono: 392 8081554 
Facebook: https://www.facebook.com/carla.pugliano/ 
Instagram: https://www.instagram.com/


















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Successo per Everland Art – Percorsi di Ricerca Premi, visioni e partecipazione

 















Successo per Everland Art – Percorsi di Ricerca 


Premi, visioni e partecipazione






di Redazione |03|05|2025|



Si è conclusa con notevole successo l’Expo Internazionale d’Arte Contemporanea “Everland Art: Percorsi di Ricerca”, ospitata nella prestigiosa cornice della Galleria Il Leone di Roma. L’evento, inserito nell’anno giubilare, ha attirato un vasto e variegato pubblico, suscitando interesse e confermando l’importanza e l’attualità del dialogo sull’arte contemporanea.

Organizzata dall’associazione culturale Athenae Artis sotto la direzione artistica di Maria Di Stasio, la manifestazione ha visto la partecipazione di 42 artisti provenienti da tutta Italia e dall’estero. Le opere, presentate sia fisicamente in galleria che attraverso una video esposizione digitale, hanno dato vita a un percorso ricco di emozioni, riflessioni e linguaggi visivi differenti – dalla pittura alla scultura, passando per installazioni multimediali e performance.

Nonostante la rimodulazione del vernissage a causa della scomparsa del Santo Padre, l’apertura della mostra si è svolta regolarmente. Nei giorni successivi, durante una sessione in videoconferenza, la presidente Maria Di Stasio ha pronunciato il suo discorso inaugurale, mentre la critica d’arte Mariangela Bognolo ha letto i testi critici dedicati a ciascun artista, offrendo un prezioso approfondimento sulle opere esposte. L’incontro è stato anche l’occasione per l’assegnazione dei premi previsti, consentendo un’interazione diretta con gli artisti e celebrando il loro talento in un clima di partecipazione e condivisione.


Di seguito, l’elenco dei riconoscimenti attribuiti nel corso dell’evento, a testimonianza della qualità e del valore delle proposte artistiche presentate.

L’incarico di media partner è stato affidato all’associazione L’ArteCheMiPiace, che ha curato la copertura dell’intera manifestazione, contribuendo alla comunicazione e alla visibilità del progetto espositivo. Tutte le interviste agli artisti sono state realizzate da Giuseppina Irene Groccia, che ha seguito con attenzione e sensibilità ogni fase del racconto, entrando nelle poetiche individuali e offrendo al pubblico uno sguardo autentico e approfondito sui percorsi creativi degli espositori. Un lavoro che ha permesso di restituire, attraverso parole e immagini, l’intensità e la ricchezza dell’esperienza artistica vissuta durante l’Expo.

Nel corso della manifestazione, L’ArteCheMiPiace ha avuto il privilegio di conferire il Premio ContempoArte all’artista Christine Selzer, in riconoscimento della sua ricerca espressiva e della qualità del suo linguaggio visivo. Questo premio riveste una particolare importanza per L’ArteCheMiPiace, poiché rappresenta la missione di promuovere l’arte che sa comunicare in modo innovativo, dando visibilità e sostegno alle voci più originali e innovative nel panorama artistico odierno. 


Segue la motivazione del premio:



L’associazione L’ArteCheMiPiace ha deciso di conferire il Premio ContempoArte all’artista e fotografa Christine Selzer, per il valore sperimentale e innovativo del suo percorso creativo.


Motivazione del Premio ContempoArte a Christine Selzer


Per l’approccio profondamente innovativo e al tempo stesso rispettoso dell’essenza del linguaggio fotografico, Christine Selzer si distingue nel panorama contemporaneo con una ricerca coerente, raffinata e sperimentale.

La valutazione non si è concentrata su una singola opera, ma ha preso in considerazione l’intera visione artistica dell’autrice: una sperimentazione consapevole che, pur esplorando nuove possibilità espressive, non snatura mai la natura originaria dello scatto fotografico.

Il fotogramma resta sempre leggibile, intatto nella sua identità, pur aprendosi a soluzioni visive originali e mai convenzionali. 

È proprio questo equilibrio tra innovazione e autenticità a determinare con convinzione l’assegnazione del 

Premio ContempoArte 2025.




Un plauso speciale va a Maria Di Stasio, presidente dell’associazione e organizzatrice dell’evento, per aver saputo gestire con professionalità ogni fase della manifestazione, affrontando con equilibrio anche i momenti più delicati legati alla rimodulazione dell’apertura.

Un meritato riconoscimento va anche alla direttrice della Galleria Il Leone, Claudia Bevilacqua, che ha affrontato con competenza le difficoltà logistiche legate all’organizzazione, assicurando lo svolgimento regolare della mostra. Con entusiasmo ha raccontato l’intensa partecipazione del pubblico, sottolineando l’ottimo riscontro ottenuto da parte di artisti e visitatori. 


L’Expo ha rappresentato un importante momento di scambio tra artisti, critici, appassionati e curiosi, dimostrando come la cultura e l’arte possano agire da catalizzatori per la costruzione di una comunità più consapevole e aperta al dialogo.





















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Coex Festival 2025 Sette anni di visione fotografica e libertà creativa

 







Coex Festival 2025

Sette anni di visione fotografica e libertà creativa

Intervista a Monica Bisin, fondatrice e direttrice artistica di un progetto culturale in continua evoluzione


Giunto con entusiasmo e determinazione alla sua settima edizione, il Coex Festival torna il 24 e 25 maggio a Roma, presso gli spazi suggestivi della Cartiera Latina, con una proposta ricca di mostre, incontri, laboratori e nuove sperimentazioni. Tra i momenti più attesi dell’edizione 2025 c’è il progetto collettivo e il model sharing dal titolo evocativo: “Senza Confini”. Un’esplorazione artistica che invita a riflettere su cosa accade quando si superano barriere fisiche, mentali, culturali o emotive… un invito a esplorare, includere, connettersi.

Il festival, ideato e diretto da Monica Bisin, nasce nel 2017 all’interno del gruppo artistico Fag Arti Visive. Da allora è cresciuto in visione, qualità e partecipazione, diventando un punto di riferimento per la fotografia d’arte contemporanea. In questi sette anni, il gruppo ha dato vita a una moltitudine di progetti: mostre, shooting, talk, workshop, pubblicazioni e collaborazioni trasversali con altre arti visive, mantenendo sempre uno sguardo aperto, sperimentale e indipendente.


Il Coex Festival è un contenitore culturale dinamico, non una semplice rassegna: è un terreno fertile dove l’immaginario si nutre di incontri autentici. Un luogo che non si visita soltanto, ma che si vive. È qui che prendono forma nuove sinergie tra artisti, docenti, esperti e appassionati; si condividono linguaggi, si coltivano idee e si danno vita a progetti collettivi. Il tutto grazie a una filosofia di autofinanziamento e collaborazione, che valorizza il contributo creativo degli autori e la coesione del gruppo curatoriale formato da Ida Di Pasquale, Emma Cassino, Stefania Pascucci e Girolamo Mingione.

L’edizione 2025 si arricchisce inoltre di importanti riconoscimenti e collaborazioni: il Patrocinio della Regione Lazio, la partnership culturale con FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche), la partnership tecnica con l’azienda tedesca Saal Digital, punto di riferimento internazionale per la stampa fotografica, e, new entry di quest’anno, la media partnership con il blog d’arte e cultura L’ArteCheMiPiace, che accompagnerà il festival nella narrazione e nella diffusione dei suoi contenuti.

Tra mostre, laboratori, shooting, conferenze e nuove proposte, questa nuova edizione si annuncia come una delle più ricche e ambiziose, mantenendo fede all’obiettivo originario: diffondere il linguaggio artistico-fotografico in tutte le sue forme, senza confini.









Ne approfittiamo per porre qualche domanda a Monica Bisin, ideatrice e anima del Coex Festival, per conoscere meglio la visione, l’esperienza e i sogni dietro questo importante progetto culturale.





Come nasce l’idea iniziale di creare Coex Festival e tutto ciò che negli anni si è sviluppato intorno al gruppo Fag Arti Visive? C’è stato un momento preciso, un’intuizione o un bisogno che ha fatto scattare la scintilla?


Tutto  nasce a seguito di un mio percorso  personale di crescita, dopo un evento che mi ha segnato profondamente ho sentito il bisogno di seguire il mio intuito creativo. La passione che ho sempre avuto fin da adolescente per la fotografia è stato il punto di partenza, che unito al mio instancabile bisogno di progettare, ideare, creare qualcosa dal nulla mi hanno spinto ad intraprendere questa avventura.


“Senza confini” è un tema potente e aperto a molte interpretazioni. Come è nata l’idea di questa tematica per la settima edizione? E cosa ti auguri emerga dai lavori esposti?


Senza Confini è un tema che tenevo molto a portare al Coex. In una società in cui solo apparentemente si ricerca l’inclusione, l’abbattimento delle barriere fisiche, architettoniche e sociali, mentre la tendenza reale è quella di chiudere, etichettare, limitare il linguaggio ecc, senza confini è uno schieramento… un modo per noi di dire: ok, ma che sia tutto reale!





Il Coex Festival è un progetto che cresce ogni anno, ma che conserva un’anima indipendente e collettiva. Qual è stata la difficoltà più grande in questi sette anni di attività?

La difficoltà non lo nego è stata proprio la realizzazione pratica dell’evento, in una città come Roma in cui il sostegno alle attività culturali è solo un simbolo. Un piccolo festival di nicchia come il nostro fatica a trovare finanziamenti e sostegno… per il resto gli Autori sono sempre più interessati e presenti.


Il gruppo Fag Arti Visive ha sempre lavorato con una visione a 360° sulla fotografia. In che modo la contaminazione con altre arti ha influenzato le scelte curatoriali del Festival?

Inizialmente molto, l’evento nasce proprio come progetto di convergenza della fotografia con altre arti e discipline. Ad oggi abbiamo assunto una identità più definita ma non definitiva. Resta comunque importantissima la contaminazione e la collaborazione con tutte le discipline artistiche, perché la connessione è un aspetto fondamentale di qualunque ambito e indispensabile per la crescita artistica e personale.





C’è uno spazio particolare all’interno del Festival che ti sta più a cuore? Un evento, un laboratorio o un momento che rappresenta al meglio lo spirito di Coex?

Il Coex è la mia creatura, mi piace ogni sezione e ogni sfaccettatura di questo evento, certo ci sono molte cose da migliorare e cercheremo di farlo nel tempo.


Guardando avanti: come immagini il futuro del Coex Festival? C’è un sogno, una direzione, un orizzonte che ti piacerebbe raggiungere?


Sicuramente vedo nel futuro del Festival una evoluzione perché al momento non ha ancora raggiunto l’idea iniziale per la quale l’ho ideato. Ha ancora tanta strada da fare, ma le idee ci sono, il lavoro non mi spaventa e spero di riuscire a dare quell’up grade che servirà per farne una iniziativa sempre di maggior valore.







Vi aspettiamo il:

24 e 25 Maggio
Cartiera Latina – Parco dell’Appia Antica – Roma
Ore 10.00/19.00

Entrata gratuita!

Opera di Copertina tratta dal Progetto “Volare” di Marzia Francesconi




















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Everland Art – PERCORSI DI RICERCA Vernissage Rimodulato e Nuove Modalità a Seguito del Lutto Nazionale per la Scomparsa del Santo Padre

 






Everland Art – PERCORSI DI RICERCA


Vernissage Rimodulato e Nuove Modalità a Seguito del Lutto Nazionale per la Scomparsa del Santo Padre





L’Associazione culturale no profit Athenae Artis comunica che in data odierna ha effettuato una riunione straordinaria a seguito della notizia della data della Messa Solenne per l’improvvisa morte del Santo Padre in Piazza San Pietro e le sue esequie fino alla Basilica di Santa Maria Maggiore coincidente con quella del Vernissage di Everland Art presso la Galleria Il Leone nelle immediate vicinanze della Basilica stessa.

Nella giornata di oggi, dopo la diffusione della notizia sui principali media e tv, ci siamo attivati con la Direttrice della Galleria per verificare le limitazioni ai trasporti e alla viabilità e gli altri ostacoli eventuali in ingresso ed in uscita da Roma che stavano entrando in vigore nei pressi della Galleria. La concomitanza del lutto nazionale per i funerali del Santo Padre con il Vernissage e l’attivazione delle misure di sicurezza e di

ordine pubblico straordinario per l’elevato numero di pellegrini previsti e le 170 delegazioni di capi di stato presenti ai funerali (varchi con metal detector, no fly zone, difficoltà di copertura telefonica e satellitare, cambi di sensi di marcia e divieti di sosta estesi fino quasi a ridosso di via Merulana, dove sorge la Galleria, oltre ad altre misure antiterrorismo e antidroni) hanno consigliato di annullare il Vernissage in tale data per i forti timori e rischi legati alla difficoltà o impedimento per gli artisti di raggiungere la Galleria e prendere parte all’ evento a poche ore dal termine delle esequie del Pontefice.

Questa decisione sofferta, condivisa con la Direttrice della Galleria Il Leone e la nostra Critica d’arte, ha come primo incipit quello di preservare lo spirito dell’evento, che doveva essere gioioso, sereno e basato sull’armonia leggera dell’incontro fra diversi modalità di fare e interpretare arte; spirito che in situazione emotiva di lutto e turbamento per l’intero mondo cattolico non poteva essere garantito.

Accanto a questo e non trascurabile si è constata la difficoltà di garantire a tutti gli artisti eguale possibilità di partecipare all’evento e di vivere questo momento associativo di incontro, confronto e conoscenza senza limitazioni e preoccupazioni derivanti dalla situazione logistica e di caos all’esterno della Galleria.

Nella stessa riunione di stasera l’Associazione ha deciso di svolgere il Vernissage in VIDEOCONFERENZA al fine di garantire la partecipazione di tutti gli artisti nazionali ed internazionali. Ogni artista riceverà invito-link per collegarsi alla piattaforma scelta e partecipare all’evento nella data e ora, che verranno decise nelle prossime ore dall’Associazione. Evento unico che racchiuderà Vernissage e Finissage; durante tale diretta interattiva, presieduta dalla nostra Presidentessa Dott.ssa Di Stasio, a cui prenderanno parte la Direttrice della Galleria dalla sede espositiva, la nostra Critica d’arte e la nostra Media Partner, saranno lette le critiche di ciascun opera e saranno proclamati gli artisti vincitori dei premi messi in palio.

Tutte le modalità e i dettagli dell’evento saranno oggetto di successivo comunicato in modo da favorire la

partecipazione di tutti.


SI PRECISA, INFINE, CHE NULLA CAMBIA INVECE PER QUANTO RIGUARDA LA MOSTRA EVERLAND ART PRESENTE IN GALLERIA IL LEONE; DAL 26/4 AL 3/5 NEGLI ORARI PREVISTI LA GALLERIA SARÀ REGOLARMENTE APERTA PER TUTTI GLI ARTISTI GIUNTI A ROMA PER VISITARLA E PER I TURISTI, CURIOSI ED ESTIMATORI DI PASSAGGIO.


Confidando anticipatamente nello spirito di comprensione e di condivisione di tutti gli artisti partecipanti per la straordinarietà dell’accaduto, si resta a disposizione per ogni ulteriore informazione e chiarimento.

Inoltre, precisiamo che quotidianamente su tutte le piattaforme social verranno rese pubbliche foto e video della Mostra, in modo da seguire l’evento per l’intera duranta.

























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“Il riscatto della brutta psiche” Maurizio D’Andrea in mostra alla Cathart Gallery di Carla Pugliano a Varese – Performance artistica ed Esposizione Personale 10 maggio 2025

 





“Il riscatto della brutta psiche” 


Maurizio D’Andrea in mostra alla Cathart Gallery di Carla PuglianO a Varese


Performance artistica ed Esposizione Personale


10 maggio 2025








Sabato 10 maggio 2025, a Varese la Cathart Gallery ospita l’artista internazionale Maurizio D’Andrea in un evento di grande intensità,arricchito dalla presenza straordinaria del noto Critico e Storico dell’Arte Daniele Radini Tedeschi, voce tra le più autorevoli del panorama artistico contemporaneo, nonché curatore di sei edizioni alla Biennale diVenezia. 


L’artista D’Andrea presenta la sua nuova performance-mostra dal titolo “Il riscatto della brutta psiche”, un atto unico che fonde teatro, arte visiva e psicoanalisi, portando il pubblico in un viaggio emozionale dentro i meandri più oscuri e autentici dell’inconscio umano dove “L’Io non è mai padrone a casa sua”.


Sarà Daniele Radini Tedeschi ad aprire ufficialmente la mostra personale offrendo al pubblico una lettura penetrante del progetto artistico e del linguaggio visivo di Maurizio D’Andrea. 

La sua presenza alla Cathart Gallery rappresenta un’occasione unica per approfondire le implicazioni psicologiche ed estetiche della mostra attraverso lo sguardo critico di uno dei massimi esperti d’arte del nostro tempo.





La serata si apre con “Elogio dell’Imperfezione Psichica”, un breve monologo teatrale scritto dallo stesso D’Andrea e interpretato dall’attore Giulio Prosperi, voce e corpo vibranti di una psiche che reclama ascolto e verità. Il testo, crudo e lirico al tempo stesso, invita gli spettatori ad abbandonare le maschere dell’armonia e del bello per confrontarsi con ciò che viene taciuto: la bruttezza dell’anima, il caos interiore, le ombre che ci abitano. L’intero evento sarà documentato e registrato grazie alla sensibilità visiva del videomaker Francesco Barone, che immortalerà ogni dettaglio dell’azione performativa e della mostra.

Al termine della performance, il pubblico sarà invitato a un secondo tempo espressivo: la mostra di pittura, in cui le opere – inizialmente coperte – verranno svelate come parte di un rito collettivo. Ogni tela è una finestra sull’abisso, un riflesso inquieto dell’inconscio.



Dietro ogni gesto pittorico di Maurizio D’Andrea si cela un percorso interiore e formativo profondo, come quello che l’artista ha intrapreso attraverso la Mindfulness: un cammino fatto di consapevolezza, ascolto, visualizzazione e accettazione dell’inconscio. Ogni colore che utilizza, ogni materia che plasma, nasce da un lavoro sul suo mondo interiore. Non si tratta solo di espressione istintiva, ma anche di un continuo studio, indagine psicologica ed esplorazione della mente. L’artista insiste spesso sull’importanza di ciò che c’è dietro le sue opere, poiché è lì che risiede il senso più autentico del suo fare arte. Maurizio D’Andrea desidera che ogni visitatore, osservando le sue opere, possa percepire la ricerca, il dubbio, la tensione, il silenzio e la verità che le hanno generate. Maurizio D’Andrea è sostenuto costantemente dalla critica sia italiana che estera, così dice di lui Shannon Permenter, Storica Contemporanea dell’Arte – Stati Uniti “Invisibile all’occhio ma visceralmente percepibile, l’opera di Maurizio D’Andrea rappresenta una sintesi potente tra psicologia, filosofia e astrazione visiva, incarnando il viaggio della trasformazione interiore. Attraverso le sue ampie composizioni astratte, D’Andrea invita lo spettatore a esplorare i territori inesplorati dell’inconscio, trascendendo la rappresentazione convenzionale per creare esperienze immersive che conducono nel labirinto della psiche umana. Le sue opere, con la loro simbologia e la loro energia viscerale, fungono sia da specchi che da portali, riflettendo le nostre frammentazioni interiori mentre ci invitano alla trasformazione. Ridefinendo magistralmente l’atto del guardare, l’artista ci chiede non solo di vedere, ma di sentire, di elaborare, di prendere parte all’esperienza del divenire.”





“Ho conosciuto Maurizio D’Andrea alla Triennale Internazionale di Venezia dove siamo stati entrambi premiati con il Leone d’Oro” dice Carla Pugliano, artista, fondatrice di CathArt Gallery e Consulente dell’Atlante dell’Arte Contemporanea Ed. Giunti che sarà presentato al Mo.Ma di New York “Sono onorata di ospitare questo straordinario artista nella mia galleria perché il suo lavoro è un’indagine profonda e coraggiosa dell’animo umano. La sua capacità di tradurre la tensione psichica in una potente esperienza visiva rispecchia perfettamente sia il mio sentire artistico, sia la missione della Cathart Gallery, ovvero offrire uno spazio di confronto e riflessione, dove l’arte diventa strumento di consapevolezza e trasformazione. Credo fermamente che il suo approccio innovativo e la sua sensibilità artistica possano offrire al pubblico un’opportunità incredibile di esplorare le proprie emozioni attraverso la bellezza e la complessità delle sue opere.”




Nato ai piedi del Vesuvio e laureato con lode in Scienze Geologiche con specializzazione in vulcanologia, Maurizio D’Andrea è pittore, scrittore e performer. Le sue opere attraversano i territori dell’inconscio, fondendo le teorie di Jung, Freud e Lacan con l’astrattismo lirico-informale. Nel 2022 ha fondato il Movimento Artistico Introversico Radicale, una corrente che pone al centro dell’atto creativo la tensione psichica e il riscatto dell’imperfezione. Tra i suoi numerosi riconoscimenti, spicca il Leone d’Oro per la Pittura alla Triennale Internazionale di  Venezia nel 2024.

Ha esposto in tutto il mondo con mostre collettive e personali, riscuotendo premi e notevoli successi. Oggi vive e lavora ad Alba (Cn), nel suo laboratorio “Orizzonti Impossibili”, dove continua a esplorare, con coraggio e coerenza, il linguaggio dell’anima.









 

Informazioni sull’evento:


• Inaugurazione: Sabato 10 maggio 2025, ore 18:30

• Luogo: CathArt Gallery, Piazza Giovanni XXIII, 11 – Varese (Ingresso da Via Salvo D’Acquisto)

• Ingresso: Libero

• Apertura: da martedì a venerdì dalle 16:30 alle 19:00 – sabato dalle 10:00 alle 12:30 e 15:00 alle 19:30 / Domenica dalle 15:30 alle 18:30  


Per prenotazioni prendere contatti diretti.



Per saperne di più sull’Artista:

Contatti della Galleria:

• Email: myartcharlotte@gmail.com

• Telefono: 392 8081554

• Facebook: https://www.facebook.com/carla.pugliano/

• Instagram: https://www.instagram.com/cathart_gallery/

 














































©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 





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Francesca Woodman all’ALBERTINA… visioni di un’identità in fuga

 

Francesca Woodman

Werke der SAMMLUNG VERBUND, Vienna







di Giuseppina Irene Groccia |22|Aprile|2025|


A Vienna, tra le suggestive stanze dell’ALBERTINA, va in scena un’intensa immersione nell’universo visivo di Francesca Woodman, artista italo-americana dalla luminosa e fugace parabola creativa. È la prima mostra museale a lei dedicata in Austria, frutto della preziosa collaborazione con la SAMMLUNG VERBUND, che sin dal 2004 ha raccolto con cura filologica le sue opere, componendo una delle collezioni più esaustive a livello internazionale.

Con circa 100 fotografie esposte, tra cui 80 provenienti dalla SAMMLUNG VERBUND e ben 20 vintage prints, la mostra si configura come un percorso poetico e intimo nel breve, ma densissimo arco produttivo di Francesca Woodman, scomparsa tragicamente a soli 22 anni. 



Dal 1973 al 1981, la giovane artista ha dato forma a un linguaggio fotografico inconfondibile, in cui l’autoritratto, la messa in scena e la performatività del corpo si fondono in una danza visiva sospesa tra presenza e dissolvenza.

La cifra distintiva di Woodman risiede nella sua capacità di trasfigurare il corpo femminile, spesso il proprio, in una materia viva, capace di abitare lo spazio con un’urgenza quasi metafisica. Nei suoi scatti in bianco e nero, di piccolo formato quadrato, realizzati con una fotocamera di medio formato, l’artista gioca con l’invisibilità e l’apparizione, sfumando i confini tra identità e oggetto, soggetto e spettro.



Questa auto-messa in scena non è mai narcisistica, ma piuttosto una forma di indagine profonda, quasi alchemica, sull’essere donna, artista, corpo nel mondo. Le ambientazioni, spesso luoghi abbandonati, fabbriche in disuso o stanze fatiscenti, diventano teatri dell’interiorità, dove il tempo sembra sospendersi e l’immagine si fa traccia, impronta di una presenza già altrove.

Inserita nel solco delle avanguardie femministe degli anni Settanta, la Woodman elabora una voce assolutamente singolare. Il suo lavoro non si limita a denunciare o sovvertire i codici visivi dominanti, ma li ri-immagina poeticamente, esplorando una corporeità che è fragile, sfuggente, in perpetua metamorfosi. Come osservava la filosofa Hélène Cixous, la scrittura del corpo femminile è un atto di liberazione: in Woodman, questa scrittura si fa luce e ombra, movimento e velatura.



La sua arte ha sedotto critici, curatori e artisti per la sua forza lirica e visionaria, per la sua capacità di evocare emozioni intense con mezzi minimi: uno specchio scheggiato, un lenzuolo, una parete scrostata. Ogni immagine si fa domanda, enigma aperto sul confine sottile tra realtà e percezione, tra ciò che siamo e ciò che lasciamo solo intravedere.

Quella di Francesca Woodman è un’eredità artistica che continua a generare riflessioni, contaminazioni e risonanze. La mostra all’ALBERTINA è sicuramente un’occasione imperdibile per lasciarsi avvolgere dal suo mondo, fragile e potente, silenzioso e assordante, e per ripensare il linguaggio della fotografia non esclusivamente come testimonianza del reale, ma come forma di scrittura poetica del sé.

Nella sua breve esistenza, Francesca Woodman ha creato un’opera intensa, radicale, necessaria. Un’opera che, oggi più che mai, parla con forza alle inquietudini contemporanee, ricordandoci che anche nelle crepe della materia, o forse proprio lì, può risiedere la bellezza più autentica.





Mostra: Francesca Woodman
Luogo: ALBERTINA Museum, Vienna
Date: 4 Aprile –  6 Luglio 2025
A cura di: Gabriele Schor, per la SAMMLUNG VERBUND Collection
Opere esposte: Circa 100 fotografie, di cui 80 provenienti dalla SAMMLUNG VERBUND e 20 vintage prints
Collezione: SAMMLUNG VERBUND Collection, Vienna














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Fabio Tolu… la luce, la materia e l’arte senza confini

 L’ArteCheMiPiace – Interviste










Fabio Tolu


la luce, la materia e l’arte senza confini




di Giuseppina Irene Groccia |01|Aprile|2025|



Fabio Tolu si distingue per un approccio materico e luminoso all’arte contemporanea. La sua formazione nel settore edile e nella cartellonistica ha affinato una sensibilità tecnica che lo ha portato a esplorare le possibilità espressive di materiali industriali come plexiglass, polistirolo e LED. Il risultato è una produzione che coniuga scultura, installazione e light art, dando vita a opere capaci di trasformare lo spazio attraverso il dialogo tra materia e percezione visiva.

La sua ricerca si muove in una dimensione fluida, non vincolata a uno stile definito. Il suo lavoro si inserisce nel solco della Pop Art e dell’estetica fantasy, ma se ne distacca per un approccio istintivo, svincolato dalla necessità di una progettazione preliminare. L’elemento luminoso non è solo un mezzo tecnico, ma una componente concettuale che amplifica il carattere immersivo delle sue opere.

Un momento significativo del suo percorso è rappresentato da “Batman Night and Day“, prima opera in cui la luce diventa parte integrante della narrazione visiva. Con “La Magia di Franchino D.J.“, l’artista porta avanti questa ricerca, lavorando sulla stratificazione tra pittura e illuminazione per evocare suggestioni legate alla musica elettronica.

La sua partecipazione a mostre e concorsi nazionali e internazionali evidenzia un costante interesse per il confronto e la crescita artistica. La sua produzione si configura come un’indagine aperta, in cui la sperimentazione materica e luminosa diventa un mezzo per ridefinire i confini tra arte e design.









In questa intervista, Fabio Tolu racconta il suo percorso artistico, le ispirazioni che guidano il suo lavoro e il ruolo centrale della luce nelle sue creazioni. Attraverso le sue parole, emerge una visione dell’arte come continua evoluzione e sperimentazione, dove tecnica e intuizione si intrecciano per dare vita a opere uniche e inaspettate.










Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?


Il mio percorso artistico è iniziato in modo piuttosto naturale, grazie alle mie esperienze nel settore delle insegne luminose e nella lavorazione di materiali diversi. Ho sempre avuto una passione per la creatività e, mentre lavoravo con materiali come plexiglass e polistirolo, ho cominciato a vedere il potenziale artistico in ciò che mi circondava.

Un momento chiave è stato quando ho realizzato una piccola installazione per un progetto di lavoro. Ho utilizzato luci e forme tridimensionali, e la reazione delle persone è stata incredibile. Questo mi ha fatto capire che potevo unire la mia esperienza pratica con la mia passione per l’arte, creando opere che non solo fossero visivamente accattivanti, ma che avessero anche una dimensione interattiva.


Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?


Non ho un tema predefinito, le mie opere sono molto diverse tra loro sia come soggetti che come stile.

Amo realizzare ciò che mi viene in mente senza dover progettare prima, affidandomi completamente all’ istinto.

Quando realizzo un’ opera il mio obbiettivo è quello di stupire gli interlocutori senza dover necessariamente comunicare alcun tipo di messaggio. 







Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel corso del tempo?


Il mio stile artistico è caratterizzato da un approccio versatile e adattabile, che si è evoluto nel tempo grazie all’influenza di diverse correnti e tecniche. Inizialmente, mi concentravo su forme più tradizionali e realistiche, ma con il passare del tempo ho iniziato a esplorare stili più astratti e concettuali. Questa evoluzione è stata guidata dalla mia curiosità e dalla voglia di esprimere emozioni e idee in modi sempre nuovi.



La tua esperienza nel settore edilizio e della cartellonistica ti ha dato una ottima conoscenza dei materiali. Come scegli quali materiali combinare nelle tue opere e c’è stato un esperimento che ti ha particolarmente sorpreso nei risultati?


Quando si tratta di scegliere i materiali da combinare, mi piace considerare vari aspetti, come la compatibilità tra i materiali, l’estetica finale e la facilità di montaggio. Ogni progetto ha le sue peculiarità, quindi è importante trovare il giusto equilibrio.

Un esperimento che mi ha particolarmente sorpreso è stato l’uso della luce, come nel caso del quadro per il concorso “La Magia di Franchino D.J.”. Questo lavoro è un vero e proprio viaggio psichedelico, ricco di colori e atmosfere che continuano a ispirarmi e a farmi scoprire nuove possibilità. È incredibile come la luce possa trasformare e dare vita ai materiali, creando effetti sorprendenti e coinvolgenti!



Le tue creazioni sembrano fondere arte e design, con un forte uso della luce per giocare con la percezione. Come nasce l’idea di integrare l’illuminazione nei tuoi lavori e cosa vuoi trasmettere attraverso questo elemento?


L’ idea di integrare l’illuminazione nei miei lavori nasce dalla volontà di esplorare come la luce possa trasformare e arricchire l’esperienza visiva. La luce non è solo un elemento funzionale, ma diventa un mezzo espressivo che può influenzare l’atmosfera e la percezione di un’opera. Attraverso il gioco di ombre e riflessi, cerco di creare un dialogo tra l’arte e lo spazio circostante, invitando lo spettatore a interagire e a vedere le cose da diverse angolazioni. Volevo trasmettere un senso di meraviglia e introspezione, mostrando come la luce possa rivelare dettagli nascosti e trasformare la realtà in qualcosa di magico.






La tua ispirazione dal mondo fantasy e dalla Pop Art suggerisce un forte legame con l’immaginario collettivo e la cultura di massa. Qual è il messaggio che vuoi lasciare a chi osserva le tue opere e c’è un’opera che consideri particolarmente rappresentativa del tuo percorso?


La mia ispirazione dal mondo fantasy e dalla Pop Art riflette un desiderio di connettermi con l’immaginario collettivo e la cultura di massa, elementi che spesso influenzano le nostre esperienze quotidiane. Il messaggio che voglio trasmettere attraverso le mie opere è che l’arte può essere un mezzo per esplorare e celebrare la fantasia, la creatività e l’individualità. 


Un’opera che considero particolarmente rappresentativa del mio percorso è quella che partecipa a questo concorso perché è un progetto che unisce un soggetto contemporaneo  alla cultura pop. Questa creazione non solo incarna il mio stile, ma rappresenta anche la mia evoluzione artistica, mostrando come riesco a mescolare colori vivaci, forme audaci e luci per creare un’esperienza immersiva.




Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato particolarmente la tua visione?


Le mie principali fonti di ispirazione provengono da una combinazione di artisti, movimenti e esperienze personali. Sono profondamente influenzato dalla Pop Art, con il suo uso audace di colori e immagini iconiche, che celebra la cultura di massa e la vita quotidiana. Artisti come Andy Warhol hanno avuto un impatto significativo sul mio modo di vedere l’arte come un mezzo per comunicare messaggi universali.

Inoltre le mie esperienze personali, come viaggi e incontri con diverse culture, hanno arricchito la mia visione artistica. Ogni nuova esperienza mi offre spunti e idee che si traducono nelle mie opere, rendendo il mio lavoro un riflesso delle mie passioni e delle mie scoperte. In questo modo, cerco di creare un dialogo tra il mio mondo interiore e quello esterno, invitando gli altri a partecipare a questo viaggio creativo.




C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

Un’opera che considero particolarmente significativa per me è “Batman night and day” con cui ho partecipato al concorso Artista d’ Europa a Milano. Questo lavoro è il primo che ho realizzato utilizzando l’ illuminazione, è nato in un momento dove  sentivo la necessità di esplorare nuovi orizzonti. L’opera rappresenta una sorta di evoluzione per me, perché è stato il punto in cui ho imparato a spingere i confini del mio linguaggio artistico, mescolando Plexiglass, pellicole, sculture 3D e luci. Il suo significato risiede non solo nell’aspetto finale, ma nel viaggio che ha comportato la sua realizzazione.






Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?


Vedo l’arte nella società contemporanea come un potente strumento di riflessione, comunicazione e trasformazione. L’arte non è solo una forma di espressione estetica, ma anche una forza che stimola il pensiero critico e, soprattutto, offre uno spazio per la visione e l’immaginazione.

Il mio lavoro, in quanto artista contemporaneo cerca di portare qualcosa di nuovo, qualcosa che possa provocare e far riflettere chi guarda. 





Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come artista e come le hai superate?


Le difficoltà che ho affrontato come artista sono varie e, in qualche modo, inevitabili. Ogni artista, credo, si trova a fare i conti con ostacoli durante il proprio percorso. Trovare il giusto equilibrio tra rimanere fedele a me stesso e, allo stesso tempo, riuscire a comunicare in modo efficace con chi osserva, è una sfida costante.

In generale, credo che ogni difficoltà sia un’opportunità di crescita. 


Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il Leone. Cosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?


La cosa che mi ha spinto ad iscrivermi a questo evento è la parola “ricerca” intesa come percorso artistico, infatti l’ opera con cui partecipo è il frutto dello studio che porto avanti da mesi sulla luce applicata all’ arte. Partecipare a Everland Art è per me una grande opportunità di confronto, di visibilità e di crescita e rappresenta una buona occasione per mettermi in evidenza.

Le mie aspettative riguardo a questa esperienza sono molteplici. Prima di tutto, spero che questa mostra mi permetta di esplorare nuove modalità di interazione con il pubblico, per capire come le mie opere vengano percepite e interpretate. Ogni feedback, ogni reazione che riceverò sarà fondamentale per capire se sono riuscito a comunicare il messaggio che desideravo trasmettere e, al contempo, come posso migliorare il mio lavoro.




In che modo hai deciso di presentare la tua arte all’interno di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di esporre? Ci puoi raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro realizzazione e se c’è un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso di esse?


Per questa esposizione a Everland Art, ho scelto l’ opera “La Magia di Franchino D.J.”, realizzata in collaborazione con una giovane artista Rachele Cialdini, 17 anni che si è occupata di dipingere il volto del personaggio in maniera magistrale. 

Ho scelto D.J. Franchino perché per me è stato un’ icona, D.J., vocalist e produttore di musica elettronica-house che ha fatto ballare intere generazioni. Ho voluto raffigurare la “Magia” che tanto decantava sulle console di tutta Italia. 

Il processo creativo che ha guidato la realizzazione di questa opera è stato istintivo, mi sono concentrato sull’idea di come potesse essere raffigurata la “Magia” e spero che il risultato finale abbia centrato l’ obiettivo. 





Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi
ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

 

Per il futuro, ho diversi progetti che mi stimolano e mi
motivano, da un mese circa provo nuovi prodotti per la realizzazione di effetto
marmo e di effetto pietra spaccata con buoni risultati.  In questi giorni infatti ho iniziato un’
opera commissionata che vorrei realizzare con queste tecniche e sono molto
fiducioso perché conferiscono una texture unica, ma potrebbero anche aggiungere
una dimensione sensoriale interessante, specialmente quando combini
l’illuminazione per enfatizzare determinati dettagli.

Obiettivi non ne ho e non me ne voglio dare, preferisco
rimanere aperto a nuove possibilità e che l’ispirazione arrivi nel momento
giusto. Questo approccio mi consente di rimanere flessibile e di adattarmi alle
opportunità e alle sfide che il percorso artistico mi presenta.

Contatti

Email info@fabiotolu.it

Sito Web Fabio Tolu

Tik Tok Fabio Tolu


Instagram fabio_tolu_creator_of_ideas

Facebook Fabio Tolu

You Tube Fabio Tolu

Fabio Tolu nasce a Pisa il 6 maggio 1980, dove attualmente risiede. Di professione impresario nel settore dell’edilizia e della cartellonistica luminosa, ha sviluppato una profonda conoscenza dei materiali, che ha saputo trasformare in un linguaggio artistico personale e innovativo.

Avvicinatosi al mondo dell’arte negli ultimi due anni, Tolu sperimenta con plexiglass, polistirolo, LED e altre superfici industriali, dando vita a opere che uniscono materia e luce in un dialogo continuo tra forma e percezione. Le sue creazioni spaziano da sculture tridimensionali a installazioni luminose, con richiami alla Pop Art e a immaginari fantastici. La sua ricerca è guidata dall’istinto e dalla volontà di sorprendere, senza vincolarsi a un unico stile o messaggio.

Il suo talento è stato riconosciuto attraverso la partecipazione a prestigiosi concorsi d’arte, tra cui il Premio Internazionale Artista d’Europa 2023 (Milano), il Concorso GM Mostre 2024 (Napoli), il Premio Artista Nella Storia 2024 (Roma) e il Premio Top Selection 2024 (New York).



































©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



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Andrea Scardigli L’anima della fotografia musicale

  L’ArteCheMiPiace – Interviste







Andrea Scardigli

L’anima della fotografia musicale






di Giuseppina Irene Groccia |30|Marzo|2025|

Andrea Scardigli, nato a Roma nel 1972, è un fotografo con un percorso artistico ricco e sfaccettato. Dopo una carriera nel teatro come attore e mimo acrobata, ha trovato nella fotografia un nuovo linguaggio espressivo, trasformando la sua sensibilità scenica in immagini capaci di catturare emozioni autentiche. Diplomato presso la Scuola Permanente di Fotografia Graffiti Express, ha esplorato diversi generi, dal ritratto al nudo artistico, fino a specializzarsi nella fotografia musicale, un ambito che unisce la sua passione per l’arte visiva e per la musica jazz.

Con uno stile spontaneo e fortemente incentrato sul reportage, Scardigli riesce a cogliere l’essenza dei suoi soggetti, lasciando che siano le loro emozioni a guidare lo scatto. La sua opera “L’Insostenibile Leggerezza”, scelta per la mostra Everland Art, ne è un perfetto esempio: un’immagine nata in un momento critico di luce, ma capace di immortalare un’atmosfera irripetibile.

Attraverso il bianco e nero, la pazienza e un’attenta osservazione del ritmo musicale, Andrea Scardigli continua a esplorare il potere della fotografia come mezzo di comunicazione artistica, portando il pubblico dentro la magia della musica dal vivo.






Vi invito a scoprire direttamente dal protagonista come la sua arte si è evoluta nel tempo e quale messaggio cerca di trasmettere attraverso le sue fotografie.



Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso
artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso
l’arte?

Sono diplomato in liceo artistico e ho sempre avuto la
passione per Arte e la Fotografia… sin da piccolo disegnavo e fotografavo.

 

Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di
comunicare attraverso le tue opere?

Semplicemente tramite anima e emozioni del soggetto che
scatto davanti, soprattutto in questo ambito musicale che i soggetti tutti
spontanei senza una regia.

 



Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è
evoluto nel corso del tempo?

Il mio stile artistico e prevalentemente reportage senza un
programma, ovviamente con il tempo il mio stile si è sempre concentrato
sull’anima ed emozione nell’ ambito della fotografia musicale.

 

In che misura l’ambiente artistico in cui sei cresciuto, con
genitori avvocati ma una forte connessione con l’arte, la pittura e
l’architettura, ha influenzato la tua evoluzione come fotografo, in particolare
nel ritratto e nella moda?

I miei genitori mi hanno trasmesso Arte e pittura e
Architettura, sono un nipote D’arte di un famoso Architetto del 900 (Arch.
Mario Marchi) anche lui mi ha trasmesso passione in tutto perfino la
fotografia. Come tutti i fotografi iniziano a lavorare nel campo del reportage
per poi passare al tipo di stile e genere fotografico adatto alle loro
esigenze.

Io sono stato molto fortunato a lavorare in vari generi
contemporaneamente, ritratto, nudo artistico e matrimonio…
per poi dedicarmi completamente al genere musicale jazz  per via che da piccolo ho suonato 2 strumenti, Clarinetto e Sax.

 

Dopo il tuo infortunio che ti ha costretto a ritirarti dal
mondo del teatro, come hai trovato la tua nuova strada nella fotografia? Ci
sono elementi della recitazione e dell’espressione teatrale che porti nel tuo
lavoro fotografico? In che modo il tuo background nel mimo e nella recitazione
ti aiuta a interagire con i soggetti e a raccontare storie attraverso le tue
fotografie?

Certamente, anche dopo un infortunio mi ero trovato senza
sentire nulla e quindi quel silenzio che avevo nell’ udito ho dovuto trovare un
modo di comunicare agli altri con la fotografia. Certo non è stato tutto facile
ma con il tempo mi ha dato forza anche dopo aver fatto un delicatissimo
intervento di impianto cocleare e ho potuto riacquistare buona parte del mio
udito, mi ha permesso di potenziate le mie capacità artistiche con la fotografia.

Gli elementi che porto con me sono: la pazienza; la
perseveranza sul mio lavoro. Soprattutto in questo genere di fotografia
musicale che devi ascoltare e controllare emozioni del musicista e il ritmo
musicale.

Grazie alla mia breve carriera artistica di mimo e attore,
mi ha permesso di sfruttare la mia capacità anche nella fotografia.

 

Quali tecniche fotografiche preferisci utilizzare per
catturare l’essenza dei tuoi soggetti, e come le hai sviluppate nel corso degli
anni?

Uso la macchina fotografica reflex scatto in modo naturale a
colori, poi le convertisco in bianco e nero in post- produzione.

Unica caratteristica essenziale per catturare i miei
soggetti in modo significativo è quella di avere molta pazienza e osservare il
soggetto tramite occhiello del corpo macchina e aspettare il momento giusto per
poi scattare la foto.

 

Che ruolo ha la tecnologia (fotocamere, software di
post-produzione) nel tuo processo creativo e nella realizzazione delle tue
opere fotografiche?

Non ha nessun ruolo, uso il necessario delle attrezzature
tecnologiche di post-produzione come ogni fotografo deve usare per lavorare e
mettere in risalto le proprie foto.



 

Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue
opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?

Io lavoro esclusivamente in bianco e nero.

Il Bianco e nero mette in risalto espressività dal soggetto,
emozione del soggetto.

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo
il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

Il mio lavoro incide con avere degli ottimi rapporti con la
direzione artistica del teatro e in particolare il manager oppure il leader del
gruppo musicale per poter avere l’accredito ufficiale per poter eseguire e
scattare durante il concerto.



 

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri
particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

Si la foto “L’insostenibile leggerezza” che sarà esposta
nella mostra Everland Art.

 

Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea?
Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

E’ una domanda da 1000 euro… scherzi a parte – la considero un
valore aggiunto nell’arte contemporanea, visto che la fotografia è considerata come un mezzo di comunicazione artistica e visiva.

Spero che il pubblico apprezzi il mio contributo, la mia
arte, soprattutto il genere di fotografia che sto rappresentando (fotografia
musicale).

 



Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come
artista e come le hai superate?

Le difficoltà sono sempre tante e non finiscono mai,
dobbiamo andare a pari passo con le nuove tecnologie, come per i concorsi
fotografici…

 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il Leone. Cosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

Conosco molto bene associazione, ho partecipato precedentemente a due mostre a Salerno.

Spero di poter arricchirmi sempre di più con la visibilità e
partecipando alle mostre collettive degli artisti.

Soprattutto far conoscere al pubblico il bello della
fotografia musicale.

 



In che modo hai deciso di presentare la tua arte all’interno
di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di esporre? Ci puoi
raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro realizzazione e se
c’è un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso
di esse?

La foto “L’Insostenibile Leggerezza” è una delle mie preferite. Nel progetto ho presentato diverse immagini, e sono felice che abbiano scelto proprio quella che ho sempre ammirato.

L’opportunità di esporla è stata anche frutto di un pizzico di fortuna: lo scatto è avvenuto in un momento critico dal punto di vista dell’illuminazione scenica, che era già molto debole e stava per spegnersi del tutto. Sono riuscito a catturare gli ultimi istanti prima che tutto sprofondasse nel buio.

 

 

Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi
ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

Cercare di valorizzare sempre meglio le foto jazz, mostrare
il lato umano e le emozioni che trovo osservando e ascoltando la musica tramite
la macchina fotografica.


Contatti


Email andreafotografo1972@gmail.com

Instagram scardigliandrea





Andrea Scardigli nasce a Roma il 25 ottobre 1972. Sin da giovane, sviluppa una forte passione per l’arte, che lo porta a intraprendere una carriera nel mondo del teatro come attore e mimo acrobata dal 1992 fino al 2023. La sua esperienza artistica nel campo della recitazione e del mimo lo aiuta a sviluppare una sensibilità unica verso l’espressione emotiva e la comunicazione non verbale, che diventeranno fondamentali nel suo approccio alla fotografia.

Nel 2005, Andrea si diploma in fotografia presso la Scuola Permanente di Fotografia Graffiti Express di Roma, decidendo di dedicarsi completamente alla fotografia. L’anno successivo, inizia a organizzare workshop di fotografia digitale, ritratto, moda, glamour e nudo artistico, sia in studi che in location di prestigio nella regione Lazio. Sempre nel 2006, apre il suo studio fotografico personale, Arte del Fotografare, dove si specializza in matrimoni, cerimonie, ritratti privati e foto di scena per il cinema e il teatro.

Nel 2013, Andrea si avvicina alla fotografia musicale, un settore che diventa il cuore del suo lavoro. Dopo aver seguito un corso di formazione specifico, inizia a concentrarsi sulla fotografia di concerti di musica jazz, un campo che rispecchia la sua passione per la musica, essendo lui stesso un ex musicista che ha suonato il clarinetto e il sax. Questo incontro tra arte visiva e musicale arricchisce il suo stile, portando la sua fotografia a esplorare le emozioni spontanee dei musicisti e l’intensità dei concerti dal vivo.

Il suo stile si distingue per un approccio reportage, dove la spontaneità e l’autenticità del momento sono al centro di ogni scatto. Le sue opere più significative sono caratterizzate da una forte carica emozionale e dalla capacità di catturare l’anima dei soggetti, spesso attraverso l’uso del bianco e nero. Andrea ha sviluppato una tecnica che si concentra sulla pazienza e sull’osservazione attenta, aspettando il momento giusto per immortalare l’emozione del soggetto o la magia del concerto.

Nonostante un infortunio che lo ha costretto a ritirarsi dal mondo del teatro, Andrea ha trovato nella fotografia un nuovo modo di comunicare con il mondo. Dopo aver superato un delicato intervento di impianto cocleare che gli ha restituito una parte dell’udito, ha potuto potenziare la sua capacità artistica, continuando a raccontare storie attraverso l’arte della fotografia.

Attualmente, Andrea è tra gli artisti selezionati per la mostra Everland Art – Percorsi di Ricerca organizzata dall’associazione culturale Athenae Artis. Il suo lavoro continua a evolversi, con un focus particolare sulla fotografia musicale, nella quale spera di trasmettere la bellezza e l’intensità dell’esperienza del jazz, facendo conoscere al pubblico le emozioni che nascono dall’ascolto della musica attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica.

































©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



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L’Acquerello come Metafora della Vita – Gabriella Zanchi

 L’ArteCheMiPiace – Interviste 

L’Acquerello come Metafora della Vita







di Giuseppina Irene Groccia |26|Marzo|2025|


Nata e cresciuta tra le fornaci di Murano, in una famiglia di maestri vetrai, Gabriella Zanchi ha respirato fin dall’infanzia un’atmosfera intrisa di creatività e artigianalità. Nonostante ciò, la sua formazione, si è sviluppata in modo autonomo e istintivo, portandola a esplorare il linguaggio dell’acquerello come espressione più autentica del suo sentire.

L’acqua, elemento primario della sua tecnica, diventa nella sua ricerca pittorica il simbolo di un equilibrio tra controllo e libertà. Il pigmento che si diffonde sul foglio, in un gioco di trasparenze e imprevedibilità, rievoca il flusso stesso dell’esistenza: impossibile da governare del tutto, ma sempre capace di sorprendere. In questo senso, l’artista abbraccia l’imperfezione e il caso come parte integrante del processo creativo, accogliendo la trasformazione del colore durante l’asciugatura come un’eco della mutevolezza della vita stessa.

Dipingere è per lei un atto istintivo e meditativo, un dialogo continuo tra l’idea e la materia, tra la visione interiore e la sua manifestazione sul foglio di carta cotone. I dettagli finali – miche metallizzate, acrilico e inchiostri – conferiscono identità alle sue “creature”, come se ogni opera fosse una sorta di alchimia visiva, un ponte tra la dimensione spontanea dell’acquerello e la necessità di definizione del segno.

Se la sua infanzia è stata segnata dalla solidità del vetro e dalle tensioni di un carattere forte in un ambiente familiare altrettanto intenso, la sua esperienza in montagna ha rappresentato un punto di svolta: immersa nella natura incontaminata, ha trovato nell’acquerello la via per tradurre sulla carta la bellezza mutevole del mondo circostante. 

Nel suo percorso artistico, l’acquerello diventa anche filosofia di vita, un dialogo costante tra istinto e materia, tra caso e intenzione. Ed è proprio da qui che nasce il suo universo creativo, che ora esploriamo più da vicino attraverso le sue parole.




Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso
artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso
l’arte?

 

Disegno da quando ho memoria di me stessa, da bambina uno
dei miei passatempi preferiti era fare dei disegni che poi nella mia mente,
univo in incredibili storie che inventavo solo per me, mentre le disegnavo;
quindi credo si possa dire che non ci sia stato un momento particolare che mi
ha avvicinato all’arte, ma piuttosto che questa passione per l’arte mi ha
accompagnato fin da sempre.

 

Con l’acquerello la mia avventura è iniziata qualche anno fa
ed è stato subito amore; 
ho finalmente trovato la tecnica pittorica che più mi si
addice.

 


 

 

Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di
comunicare attraverso le tue opere?

 

Spero sempre che il messaggio che possa arrivare
all’osservatore sia qualcosa di positivo, di gioioso, un messaggio di
spensieratezza e serenità. 
Dipingere mi fa provare queste sensazioni; è la mia uscita
d’emergenza dalla frenesia del mondo, dal peso della vita..e quindi spero che i
miei dipinti trasmettano leggerezza, un’energia buona, che faccia bene allo
spirito delle persone anche per un solo attimo.

 


 

Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è
evoluto nel corso del tempo?

 

Attualmente nel punto in cui mi trovo del mio percorso
artistico, in riferimento al mio modo di fare arte contemporanea, mi definirei
borderline tra il surrealismo e l’astrattismo… non saprei bene dove collocarmi
con le mie illustrazioni. 

Sono pochi mesi che i miei lavori hanno intrapreso questa
direzione; prima ho avuto un periodo di qualche anno in cui dipingevo
illustrazioni di volti con velleità art-nouveau, prima ancora dipingevo alberi
in stile tendente al naif…

Questo cambio di direzione verso ciò che creo adesso è nato
da un bisogno di una libertà d’espressione meno controllata, più istintiva, che
mi possa dare una più ampia possibilità di ricerca e sperimentazione, una
possibilità totale di uscire dagli schemi.




L’acquerello, con la sua imprevedibilità, sembra riflettere
la sua visione della vita. C’è stato un momento in cui questa caratteristica
dell’acquerello l’ha aiutata a vedere o affrontare una situazione personale in
modo diverso?

 

Che la vita sia imprevedibile è una delle uniche certezze
che ho, oltre al fatto che un giorno dovrò morire; ed è proprio questa
eventualità che ho dovuto prendere in considerazione l’estate scorsa, quando ho
avuto dei problemi di salute che mi hanno messa davanti al fatto che il mio
tempo su questa terra, per me forse sarebbe giunto al termine a breve, che
questa possibilità mi ha regalato una visione diversa dell’esistenza in sé. 
L’imprevedibilità dell’acqua, il muovere il pigmento di
colore facendolo scivolare, cercando di sfumarlo, portarlo dove l’ispirazione
vorrebbe creare una forma, cercare un controllo, una simbiosi con questo
elemento imprevedibile e affascinante, che comunque ha sempre l’ultima parola
nell’asciugatura che rivelerà un qualcosa di diverso, di vicino a ciò che
abbiamo creato ma diverso, è qualcosa di magico e di metaforico; m’insegna a
lasciar andare, lasciar che sia, accettare che come nella vita, non posso avere
il controllo su tutto.

Accettare l’imperfezione del mio essere umana e in perpetuo
mutamento.

Il mio modo di fare arte cambiò; tutto ciò che stava
accadendo nella mia vita si rifletteva nel mio rapporto con l’acquerello, nella
mia ricerca continua, nei miei tentativi di evoluzione, perché la mia arte è
imprevedibile e imperfetta, e mutogena, è fuori controllo come un acquerello,
come lo sono io… come lo è la vita.

 



Essendo cresciuta in una famiglia di Maestri Vetrai a
Murano, crede che l’arte del vetro abbia influenzato in qualche modo il suo
approccio alla pittura ad acquerello, magari nel modo di percepire la luce, la
trasparenza o i colori?

 

No, non credo che il vetro abbia influenzato il mio modo di
dipingere. Sicuramente sono cresciuta in un ambiente molto stimolante
artisticamente parlando. 
Sono stati più che altro i miei dipinti a suggerire una
collaborazione con mio fratello nel reinterpretare certe forme, creando
sculture in vetro tratte dalle mie illustrazioni; questo è un progetto ancora
in fase di sviluppo ma che mi entusiasma molto. 
Vedere le mie creature prender forma tridimensionalmente
nella materia che è il vetro, nascere dalle magiche mani di Fabiano, è molto
emozionante per me.

 


 


Parla di un processo istintivo e di un’evoluzione continua
nella sua ricerca artistica. C’è un tema ricorrente o un’emozione specifica che
sente di voler esplorare sempre di più nei suoi lavori futuri?

 

Riconosco la mia poca tecnica nel dipingere, io non sono
un’acquerellista nel senso stretto del termine; non possiedo la maestria
tecnica di questo tipo di pittura. 
Ciò nonostante ambisco ad acquisire sempre più padronanza
per poter aver più possibilità di espressione, ma sono molto più attratta dalla
sperimentazione, dal farmi guidare dall’istinto e dall’emozione che mi dà
dipingere; per me è liberatorio e estasiante a tratti, una sorta di forma
meditativa che mi permette di staccarmi da tutto il resto. Quindi pur essendo
consapevole delle mie lacune, della mia poca tecnica, non sento la necessità di
apprendere in modo scolastico.

Questo è il mio percorso, in questi anni ho imparato molto
da sola sperimentando e continuerò a farlo, perché anche se imperfetto, questo
è il mio modo, questa è la mia arte, questa sono io e non voglio assomigliare a
nessun altro che a me stessa.

Amo visceralmente la natura in tutte le sue forme, la
considero la forma più alta e sublime di bellezza; m’ispiro alla flora, alla
fauna, all’Universo e alla meraviglia di tutto il Creato! Non amo gli artifici,
il finto, il falso… amo la Luce e cerco di stare nel bello, di trasmettere il
bello, non nel senso stretto del termine, la bellezza è soggettiva; intendo
trasmettere una sensazione di gioia, di serenità, di purezza, di pulito e
onesto, nella semplicità e nell’imperfezione, sempre!

Il mondo ha bisogno di Luce e di buone energie, e io non dipingo
la tristezza, il dolore, la paura… anche nei momenti difficili in cui magari
provo tristi emozioni, soprattutto se le provo non le voglio dipingere ma cerco
la Luce, per non far spazio alla negatività e non darle nutrimento.

 


 

Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue
opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?

 

Quando inizio un nuovo lavoro non ho bene in mente che cosa
andrò a dipingere; a volte ho idea dei colori che vorrei usare, di una
particolare sensazione, uno stato emozionale e niente altro. Dipingo una forma,
ne aggiungo un’altra, e così via… il risultato finale è una sorpresa in realtà,
e molto spesso mi racconta qualcosa di me, di ciò che sto vivendo magari… a
livello subconscio spesso fa emergere delle chiavi di lettura che mi aiutano
poi a comprendere qualcosa di personale. Altre volte no, semplicemente sono
illustrazioni che mi guardano dal foglio, e io guardo loro.

Amo dipingere in solitudine, ascoltando musica di ogni tipo
e a volte mi accorgo che può essere anche la musica stessa a guidarmi nel
creare.

A volte canto mentre dipingo… altre volte sono talmente
immersa che mi accorgo che non mi stacco da ciò che sto creando da troppo
tempo, perché magari sono ore che dipingo e non ho pranzato, o semplicemente
capisco che è ora di smettere perché mi bruciano gli occhi o si è fatto buio.

Oltre alla base in acquerello, i miei lavori sono ricchi di
dettagli che dipingo con miche metallizzate, inchiostri, acrilici… e quindi
diventa un viaggio infinito di particolari finché quel che vedo mi piace da
poterlo definire finito, completo.

Dipingere mi catapulta in una dimensione in cui tutto è
senza peso e mi sento libera e parte di un mondo inaccessibile agli altri, un
mondo parallelo solo mio.

 


 


Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il Leone. Cosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

 

Ho deciso di mettermi in gioco, di proporre i miei lavori
affacciandomi in questo mondo a me sconosciuto delle esposizioni. Ho sempre
dipinto per me stessa, non ho mai pensato veramente che le mie creazioni
potessero suscitare l’interesse di molti. Ma negli ultimi mesi, la mia arte è
stata molto apprezzata inaspettatamente; diverse opere hanno trovato casa in
America, qualcosa mi è stato commissionato in Italia… e quindi ho pensato che
forse è giunto il momento di prender coraggio e uscire allo scoperto.

Questa è la seconda esposizione collettiva a cui partecipo,
la mia prima è stata l’anno scorso a dicembre a Venezia; un’esposizione del
piccolo formato con cui ho partecipato con due illustrazioni, riscontrando
feedback positivi.

Mi sono imbattuta per caso nel bando di questa esposizione
internazionale e ho provato a partecipare alle selezioni.

Non ho molte aspettative a dire il vero, sono molto felice
di partecipare e ciò che m’interessa di più è il parere di persone esperte
nell’ambito dell’arte, riguardo la mia pittura; credo che questo mi potrà
aiutare a credere un po’ più in me stessa, ad alzare un po’ la mia autostima e
a darmi un po’ di coraggio nel propormi, se otterrò un buon riscontro.

Spero che la mia opera possa suscitare un’emozione
nell’osservatore.

Sono una goccia in un oceano di artisti incredibili, di
opere meravigliose, e sono fiera di portare il mio piccolo contributo nel mondo
dell’Arte, con gratitudine a chi mi dedicherà del tempo, all’osservatore che si
soffermerà per un momento e al quale spero con tutto il cuore di poter donare
un’istante di bellezza.

 


 

In che modo hai deciso di presentare la tua arte all’interno
di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di esporre? Ci puoi
raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella realizzazione e se c’è
un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso di
esse?

 

Presenterò un’illustrazione su carta cotone 76x56cm, tecnica
mista di acquerello, acrilico, miche metallizzate e inchiostro.

L’opera che espongo si chiama AMAMORFIA ed è ispirata alla
creazione. Una sorta di camera gestazionale, un improbabile grembo materno;
reti di cellule, fascie muscolari ibridate a una botanica aliena, neuroni
abbozzati su figure mordide dai colori nei toni del rosa, del carnale..il tutto
in una continuità armonica che suggerisce l’espansione.

Credo il tutto mi sia stato suggerito dal fatto che sto per
diventare zia; io non ho figli e non ho vissuto la maternità. La gravidanza
della compagnia di mio fratello è la prima che mi capita di vivere da vicino,
il pensiero di come si stia formando giorno dopo giorno mia nipote, credo mi
sia stata d’ispirazione subconsciamente, nella creazione di quest’opera.

 


 

 

Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi
ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

 

Devo seguire il mio corpo, mi sto riorganizzando la vita per
poter invecchiare e degenerare nel miglior modo possibile. Attualmente sono
un’artigiana vetraia, ma non potrò continuare a fare questo lavoro per molto
ancora. Entro la fine di quest’anno attuerò dei cambiamenti che mi
permetteranno di avere molto più tempo da dedicare alla pittura, che è la cosa
che mi dà più gioia e entusiasmo in assoluto!

Mi sto riavvicinando alla mia famiglia, che mi sta aiutando
molto in questo cambiamento.

Sono felice, non vedo l’ora di aver più tempo per
l’arte… non tutti i mali vengono per nuocere, e io mi sento molto fortunata!

Per il resto, nella mia arte, nella mia vita, mi lascerò
trasportare dagli eventi, cercherò di evolvere ed esplorare, di creare e di
sperimentare, cercando di essere fluida come acqua, di lasciare che tutto
scorra… come acquerello su un foglio di carta cotone!




 



 

Contatti


Email zanchigabriella@gmail.com








Gabriella Zanchi

Nata a Venezia nel 1979, [Nome dell’Artista] proviene da una famiglia di artigiani vetrai da più generazioni e cresce immersa nella creatività di una fornace di vetri artistici a Murano. Suo padre e suo fratello sono Maestri Vetrai, e quest’ultimo è particolarmente noto a livello internazionale. Pur non lavorando direttamente nella produzione in fornace, il suo ruolo si concentra sulla progettazione, sul disegno e sulle fasi di lavorazione del vetro pre e post produzione.

La passione per il disegno l’accompagna sin dall’infanzia, diventando una costante nel suo percorso. Spirito libero e indipendente, a 18 anni lascia la casa di famiglia per intraprendere una serie di esperienze che la portano a esplorare nuovi orizzonti. Tra queste, un periodo di quattro anni vissuto in montagna, immersa nella natura più autentica, segna una svolta profonda nella sua vita e nel suo rapporto con l’arte. È proprio in questo contesto, tra paesaggi incontaminati e cieli stellati, che si avvicina all’acquerello, trovando in questa tecnica la forma espressiva più affine alla sua sensibilità.

L’acquerello diventa per lei non solo un mezzo artistico, ma una vera e propria filosofia: il dialogo tra l’acqua e il pigmento, tra il controllo e l’imprevedibilità, riflette la sua visione della vita. Il processo di asciugatura, che trasforma e sorprende l’artista stessa, diventa una metafora dell’accettazione dell’inaspettato. Dipinge in modo istintivo, lasciandosi guidare dalle emozioni e dai colori, costruendo le sue opere strato dopo strato, fino a dare forma a pensieri e suggestioni che emergono sul foglio di carta cotone.

I dettagli finali – miche metallizzate, acrilico e inchiostri – arricchiscono le sue creazioni, donando loro un’identità più definita. La sua ricerca è in continua evoluzione, spinta dal desiderio di scoprire e trasmettere bellezza ed emozione, condividendo con il pubblico frammenti del suo mondo interiore attraverso la delicatezza dell’acquerello.
























©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



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