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“Dialoghi dell’Anima, tra Materia e Spirito” – Bipersonale alla CathArt Gallery di Varese

 

“Dialoghi dell’Anima, tra Materia e Spirito” – Bipersonale alla CathArt Gallery di Varese


In mostra gli artisti Matteo Chiarelli e Carla Pugliano


Dialoghi dell’Anima, tra Materia e Spirito è il titolo della rassegna che mette in luce le opere di Matteo Chiarelli e Carla Pugliano, due artisti unici nel loro genere, riuniti in un evento che celebra resilienza, ispirazione e creatività. L’esposizione si terrà presso la CathArt Gallery di Varese, con inaugurazione venerdì 30 maggio 2025 alle ore 18:30.

Una mostra che esalta il valore intrinseco dell’arte e del dialogo creativo, offrendo una riflessione profonda sul ruolo dell’espressione contemporanea come strumento di consapevolezza, connessione umana e trasformazione interiore.

È un percorso che si muove in silenzio, tra la superficie e la sostanza, tra la pelle e il corpo, tra ciò che si mostra e ciò che attraversa lo spazio invisibile del sentire. Un cammino lungo una sottile zona di frontiera, dove pittura e scultura si incontrano, si tendono la mano, e il visibile si piega all’interiorità.

Attraverso una ricerca orientata all’autenticità e alla profondità espressiva, la mostra restituisce all’arte la sua funzione originaria: essere luogo di rivelazione, di unione e di trasformazione.


GLI ARTISTI

Matteo Chiarelli (classe 1947) ha intrapreso un percorso artistico unico e sorprendente. Dopo un incidente in montagna nel 2006 che lo ha lasciato paralizzato, ha sfidato ogni previsione medica, recuperando miracolosamente e trovando nuova ispirazione nella sua arte. Il pellegrinaggio lungo il Cammino di Santiago nel 2010 ha segnato una svolta profonda: da allora ha completato ben ventun cammini, che hanno lasciato un’impronta significativa nella sua produzione.

Le sue opere spaziano dalla scultura in legno, marmo e ferro all’utilizzo di materiali innovativi come la vetroresina, riflettendo una profonda connessione con la spiritualità. Tra le sue creazioni più emblematiche spicca la Venere con le Rose. Una delle sue opere è entrata permanentemente a far parte del Borgo del Sacro Monte di Varese, Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Altre installazioni pubbliche includono un rospo in legno donato al Comune di Cuasso al Monte, collocato davanti alle scuole della frazione di Cavagnano. Attualmente è in fase di progettazione una nuova opera lungo il sentiero La Linea della Pace (Cuasso al Monte, VA).

Il fulcro della sua poetica è la figura del pellegrino, raffigurata con cappa, zoccoli e cappello alla maniera antica, sostenuto da un bastone: stanco e affaticato, ma spinto da un’energia misteriosa. Cammina attraverso paesaggi rurali, tra cavalli andalusi e contadini baschi, sulle strade per Santiago un cammino compiuto più volte e riflesso anche nelle sue opere dedicate alla figura femminile, alla maternità, alle nature morte e alla fotografia.




Carla Pugliano, artista contemporanea varesina di riconoscimento internazionale, è apprezzata per la sua capacità di fondere classicismo e sperimentazione, creando opere che oscillano tra figurazione e astrazione. La sua ricerca indaga temi universali attraverso corpi e volti evocativi, intrecciati a rappresentazioni concettuali di emozioni profonde.

Sostenuta da critici come Vittorio Sgarbi, Daniele Radini Tedeschi e Andrea Barretta, ha esposto in luoghi simbolo del patrimonio varesino (Sacro Monte, Villa Recalcati) e in contesti di rilievo internazionale: la 60ª Biennale di Venezia, la Triennale di Venezia (dove ha ricevuto il Leone d’Oro) e la XIV Florence Biennale. Le sue opere si trovano in permanenza in sedi istituzionali e museali, e ha ricevuto numerosi riconoscimenti.

Nel 2025 ha aperto il suo atelier CathArt Gallery, uno spazio espositivo che è anche luogo di dialogo tra diverse espressioni artistiche, nato con l’intento di offrire un’esperienza immersiva, trasformativa e di incontro emotivo e sensoriale, capace di generare connessioni autentiche tra opere, artisti e visitatori.

Sarà presente Francesco Gemmo, storyteller, portraiter e digital creator attivo nel settore turistico.

Dal 2023 realizza contenuti dedicati a Varese e dintorni, unendo fotografia e narrazione del territorio. Collabora dal 2025 al progetto “Quel che non sai di Varese”, ideato da Samuele Corsalini.



UN’ESPERIENZA UNICA

Questa esposizione rappresenta un’occasione imperdibile per ammirare l’incontro tra l’intensità spirituale e la creatività di Matteo Chiarelli e la profondità espressiva di Carla Pugliano, in un dialogo che attraversa materia, spirito e anima.



INFORMAZIONI SULL’EVENTO


 Inaugurazione: Venerdì 30 maggio 2025, ore 18:30

 Date: dal 30 maggio 2025 al 13 giugno 2025

 Luogo: CathArt Gallery, Piazza Giovanni XXIII, 11 – Varese (Ingresso da Via Salvo D’Acquisto)

 Ingresso: Libero



Orari di apertura:

 Martedì – Venerdì: 16:30 – 19:00

 Sabato: 10:00 – 12:30 / 15:00 – 19:30

 Domenica: 15:30 – 18:30



Per prenotazioni, si consiglia il contatto diretto.



Per saperne di più sull’artista Carla Pugliano

https://carlapuglianoartist.com/

https://www.instagram.com/carla_pugliano/

https://www.facebook.com/carla.pugliano/



Per saperne di più sull’artista Matteo Chiarelli

https://www.facebook.com/matteochiarelliscultore/

https://www.instagram.com/matteochiarelliscultore/



Contatti CathArt Gallery

 Email: myartcharlotte@gmail.com

 Telefono: 392 8081554

 Facebook: CathArt Gallery

 Instagram: @cathart_gallery




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“Fotograf@Mens” e “Music@Mens 2025” L’arte per abbattere il pregiudizio sulla salute mentale

 

“Fotograf@Mens” e 

“Music@Mens 2025”

L’arte per abbattere il pregiudizio sulla salute mentale




Nell’ambito della IV Edizione del Festival della Salute Mentale RO.MENS, il Dipartimento di Salute Mentale della ASL Roma 2, in sinergia con l’Assessorato alle Politiche Sociali e alla Salute di Roma Capitale, rinnova il suo impegno nella promozione di una cultura inclusiva attraverso due concorsi nazionali che uniscono fotografia e musica per parlare di salute mentale in modo nuovo, umano e creativo.


Fotograf@Mens – La salute mentale, oggi è il concorso fotografico aperto a tutti, senza limiti di età o competenze tecniche. L’iniziativa invita fotografi professionisti, appassionati e studenti delle scuole superiori del territorio ASL Roma 2 a esplorare e rappresentare, con sguardo libero da stereotipi, temi legati all’inclusione e alla lotta contro lo stigma che circonda il disagio psichico. Le opere, suddivise nelle categorie “Bianco/Nero” e “Colore”, potranno includere anche autoritratti, nella logica dell’auto-rappresentazione e del racconto personale. Ogni sezione vedrà l’esposizione di un massimo di 100 scatti selezionati in uno spazio dedicato a Roma.

L’evento di premiazione è previsto per il 7 ottobre 2025 presso la prestigiosa Sala della Protomoteca del Campidoglio, alla presenza del Sindaco di Roma. La direzione artistica del concorso è affidata a Francesco Zizola, che ha già guidato il laboratorio introduttivo tenutosi il 27 marzo 2025 a Villa Lais. Il video della giornata è disponibile al seguente link: YouTube – Presentazione Laboratorio Fotografico.



Tutte le informazioni, i bandi completi e gli aggiornamenti sono disponibili sul sito ufficiale del Festival:

https://www.salutementale.net/fotografamens-2025/




Parallelamente, prende vita la seconda edizione di Music@Mens, concorso musicale nazionale dedicato a brani inediti che raccontano il disagio mentale con sensibilità, consapevolezza e capacità comunicativa. Gli autori selezionati si esibiranno il 6 ottobre 2025 al Teatro Tor Bella Monaca. I vincitori saranno annunciati durante la cerimonia ufficiale del giorno successivo al Campidoglio, ricevendo un riconoscimento simbolico alla presenza delle istituzioni.

Entrambe le iniziative puntano a sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso linguaggi artistici capaci di emozionare, interrogare e trasformare. L’obiettivo è creare spazi di dialogo autentici, dove l’arte diventa veicolo di inclusione e di cambiamento culturale.

La partecipazione è gratuita e le domande di iscrizione per entrambi i concorsi dovranno pervenire entro il 31 luglio 2025


Tutte le informazioni, i bandi completi e gli aggiornamenti sono disponibili sul sito ufficiale del Festival: www.salutementale.net/musicamens-2025.




































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Aperta con successo la mostra “Il riscatto della brutta psiche” di Maurizio D’Andrea alla CathArt Gallery di Varese.

 

Aperta con successo la mostra “Il riscatto della brutta psiche” di Maurizio D’Andrea alla CathArt Gallery di Varese.




Un vernissage partecipato e vivace ha dato il via ieri sera a questa importante esposizione, la prima esterna ospitata dalla galleria fondata dall’artista Carla Pugliano, che per l’occasione ha accolto il pubblico in un dialogo denso tra pittura, parola, e introspezione psicoanalitica.

La presenza del critico d’arte Daniele Radini Tedeschi, più volte curatore alla Biennale di Venezia, ha conferito ulteriore spessore al momento inaugurale: il suo intervento ha restituito con profondità e chiarezza il senso di un progetto che unisce rigore intellettuale e urgenza espressiva.

A rendere l’esperienza ancora più immersiva, la performance dell’attore Giulio Prosperi, che ha interpretato un monologo scritto dallo stesso D’Andrea, trasformando la mostra in un evento multidisciplinare coinvolgente e meditativo.

Fino al 23 maggio sarà possibile visitare l’esposizione, che si configura come un viaggio lucido e coraggioso nell’inconscio umano, tra arte visiva, teatro e riflessione interiore.


Un grazie speciale a tutti coloro che hanno contribuito a questo evento, ai numerosi visitatori e alle testate che hanno seguito e raccontato con attenzione questo importante debutto.






Informazioni sull’evento: 10-23 maggio 2025 
Luogo: CathArt Gallery, Piazza Giovanni XXIII, 11 – Varese (Ingresso da Via Salvo D’Acquisto) Ingresso: Libero 
Apertura: da martedì a venerdì dalle 16:30 alle 19:00 – sabato dalle 10:00 alle 12:30 e 15:00 alle 19:30 / Domenica dalle 15:30 alle 18:30 

Per prenotazioni prendere contatti diretti. 

Per saperne di più sull’Artista: https://www.dandreart.info/ 

Contatti della Galleria: 

Email: myartcharlotte@gmail.com 
Telefono: 392 8081554 
Facebook: https://www.facebook.com/carla.pugliano/ 
Instagram: https://www.instagram.com/


















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Successo per Everland Art – Percorsi di Ricerca Premi, visioni e partecipazione

 















Successo per Everland Art – Percorsi di Ricerca 


Premi, visioni e partecipazione






di Redazione |03|05|2025|



Si è conclusa con notevole successo l’Expo Internazionale d’Arte Contemporanea “Everland Art: Percorsi di Ricerca”, ospitata nella prestigiosa cornice della Galleria Il Leone di Roma. L’evento, inserito nell’anno giubilare, ha attirato un vasto e variegato pubblico, suscitando interesse e confermando l’importanza e l’attualità del dialogo sull’arte contemporanea.

Organizzata dall’associazione culturale Athenae Artis sotto la direzione artistica di Maria Di Stasio, la manifestazione ha visto la partecipazione di 42 artisti provenienti da tutta Italia e dall’estero. Le opere, presentate sia fisicamente in galleria che attraverso una video esposizione digitale, hanno dato vita a un percorso ricco di emozioni, riflessioni e linguaggi visivi differenti – dalla pittura alla scultura, passando per installazioni multimediali e performance.

Nonostante la rimodulazione del vernissage a causa della scomparsa del Santo Padre, l’apertura della mostra si è svolta regolarmente. Nei giorni successivi, durante una sessione in videoconferenza, la presidente Maria Di Stasio ha pronunciato il suo discorso inaugurale, mentre la critica d’arte Mariangela Bognolo ha letto i testi critici dedicati a ciascun artista, offrendo un prezioso approfondimento sulle opere esposte. L’incontro è stato anche l’occasione per l’assegnazione dei premi previsti, consentendo un’interazione diretta con gli artisti e celebrando il loro talento in un clima di partecipazione e condivisione.


Di seguito, l’elenco dei riconoscimenti attribuiti nel corso dell’evento, a testimonianza della qualità e del valore delle proposte artistiche presentate.

L’incarico di media partner è stato affidato all’associazione L’ArteCheMiPiace, che ha curato la copertura dell’intera manifestazione, contribuendo alla comunicazione e alla visibilità del progetto espositivo. Tutte le interviste agli artisti sono state realizzate da Giuseppina Irene Groccia, che ha seguito con attenzione e sensibilità ogni fase del racconto, entrando nelle poetiche individuali e offrendo al pubblico uno sguardo autentico e approfondito sui percorsi creativi degli espositori. Un lavoro che ha permesso di restituire, attraverso parole e immagini, l’intensità e la ricchezza dell’esperienza artistica vissuta durante l’Expo.

Nel corso della manifestazione, L’ArteCheMiPiace ha avuto il privilegio di conferire il Premio ContempoArte all’artista Christine Selzer, in riconoscimento della sua ricerca espressiva e della qualità del suo linguaggio visivo. Questo premio riveste una particolare importanza per L’ArteCheMiPiace, poiché rappresenta la missione di promuovere l’arte che sa comunicare in modo innovativo, dando visibilità e sostegno alle voci più originali e innovative nel panorama artistico odierno. 


Segue la motivazione del premio:



L’associazione L’ArteCheMiPiace ha deciso di conferire il Premio ContempoArte all’artista e fotografa Christine Selzer, per il valore sperimentale e innovativo del suo percorso creativo.


Motivazione del Premio ContempoArte a Christine Selzer


Per l’approccio profondamente innovativo e al tempo stesso rispettoso dell’essenza del linguaggio fotografico, Christine Selzer si distingue nel panorama contemporaneo con una ricerca coerente, raffinata e sperimentale.

La valutazione non si è concentrata su una singola opera, ma ha preso in considerazione l’intera visione artistica dell’autrice: una sperimentazione consapevole che, pur esplorando nuove possibilità espressive, non snatura mai la natura originaria dello scatto fotografico.

Il fotogramma resta sempre leggibile, intatto nella sua identità, pur aprendosi a soluzioni visive originali e mai convenzionali. 

È proprio questo equilibrio tra innovazione e autenticità a determinare con convinzione l’assegnazione del 

Premio ContempoArte 2025.




Un plauso speciale va a Maria Di Stasio, presidente dell’associazione e organizzatrice dell’evento, per aver saputo gestire con professionalità ogni fase della manifestazione, affrontando con equilibrio anche i momenti più delicati legati alla rimodulazione dell’apertura.

Un meritato riconoscimento va anche alla direttrice della Galleria Il Leone, Claudia Bevilacqua, che ha affrontato con competenza le difficoltà logistiche legate all’organizzazione, assicurando lo svolgimento regolare della mostra. Con entusiasmo ha raccontato l’intensa partecipazione del pubblico, sottolineando l’ottimo riscontro ottenuto da parte di artisti e visitatori. 


L’Expo ha rappresentato un importante momento di scambio tra artisti, critici, appassionati e curiosi, dimostrando come la cultura e l’arte possano agire da catalizzatori per la costruzione di una comunità più consapevole e aperta al dialogo.





















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Coex Festival 2025 Sette anni di visione fotografica e libertà creativa

 







Coex Festival 2025

Sette anni di visione fotografica e libertà creativa

Intervista a Monica Bisin, fondatrice e direttrice artistica di un progetto culturale in continua evoluzione


Giunto con entusiasmo e determinazione alla sua settima edizione, il Coex Festival torna il 24 e 25 maggio a Roma, presso gli spazi suggestivi della Cartiera Latina, con una proposta ricca di mostre, incontri, laboratori e nuove sperimentazioni. Tra i momenti più attesi dell’edizione 2025 c’è il progetto collettivo e il model sharing dal titolo evocativo: “Senza Confini”. Un’esplorazione artistica che invita a riflettere su cosa accade quando si superano barriere fisiche, mentali, culturali o emotive… un invito a esplorare, includere, connettersi.

Il festival, ideato e diretto da Monica Bisin, nasce nel 2017 all’interno del gruppo artistico Fag Arti Visive. Da allora è cresciuto in visione, qualità e partecipazione, diventando un punto di riferimento per la fotografia d’arte contemporanea. In questi sette anni, il gruppo ha dato vita a una moltitudine di progetti: mostre, shooting, talk, workshop, pubblicazioni e collaborazioni trasversali con altre arti visive, mantenendo sempre uno sguardo aperto, sperimentale e indipendente.


Il Coex Festival è un contenitore culturale dinamico, non una semplice rassegna: è un terreno fertile dove l’immaginario si nutre di incontri autentici. Un luogo che non si visita soltanto, ma che si vive. È qui che prendono forma nuove sinergie tra artisti, docenti, esperti e appassionati; si condividono linguaggi, si coltivano idee e si danno vita a progetti collettivi. Il tutto grazie a una filosofia di autofinanziamento e collaborazione, che valorizza il contributo creativo degli autori e la coesione del gruppo curatoriale formato da Ida Di Pasquale, Emma Cassino, Stefania Pascucci e Girolamo Mingione.

L’edizione 2025 si arricchisce inoltre di importanti riconoscimenti e collaborazioni: il Patrocinio della Regione Lazio, la partnership culturale con FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche), la partnership tecnica con l’azienda tedesca Saal Digital, punto di riferimento internazionale per la stampa fotografica, e, new entry di quest’anno, la media partnership con il blog d’arte e cultura L’ArteCheMiPiace, che accompagnerà il festival nella narrazione e nella diffusione dei suoi contenuti.

Tra mostre, laboratori, shooting, conferenze e nuove proposte, questa nuova edizione si annuncia come una delle più ricche e ambiziose, mantenendo fede all’obiettivo originario: diffondere il linguaggio artistico-fotografico in tutte le sue forme, senza confini.









Ne approfittiamo per porre qualche domanda a Monica Bisin, ideatrice e anima del Coex Festival, per conoscere meglio la visione, l’esperienza e i sogni dietro questo importante progetto culturale.





Come nasce l’idea iniziale di creare Coex Festival e tutto ciò che negli anni si è sviluppato intorno al gruppo Fag Arti Visive? C’è stato un momento preciso, un’intuizione o un bisogno che ha fatto scattare la scintilla?


Tutto  nasce a seguito di un mio percorso  personale di crescita, dopo un evento che mi ha segnato profondamente ho sentito il bisogno di seguire il mio intuito creativo. La passione che ho sempre avuto fin da adolescente per la fotografia è stato il punto di partenza, che unito al mio instancabile bisogno di progettare, ideare, creare qualcosa dal nulla mi hanno spinto ad intraprendere questa avventura.


“Senza confini” è un tema potente e aperto a molte interpretazioni. Come è nata l’idea di questa tematica per la settima edizione? E cosa ti auguri emerga dai lavori esposti?


Senza Confini è un tema che tenevo molto a portare al Coex. In una società in cui solo apparentemente si ricerca l’inclusione, l’abbattimento delle barriere fisiche, architettoniche e sociali, mentre la tendenza reale è quella di chiudere, etichettare, limitare il linguaggio ecc, senza confini è uno schieramento… un modo per noi di dire: ok, ma che sia tutto reale!





Il Coex Festival è un progetto che cresce ogni anno, ma che conserva un’anima indipendente e collettiva. Qual è stata la difficoltà più grande in questi sette anni di attività?

La difficoltà non lo nego è stata proprio la realizzazione pratica dell’evento, in una città come Roma in cui il sostegno alle attività culturali è solo un simbolo. Un piccolo festival di nicchia come il nostro fatica a trovare finanziamenti e sostegno… per il resto gli Autori sono sempre più interessati e presenti.


Il gruppo Fag Arti Visive ha sempre lavorato con una visione a 360° sulla fotografia. In che modo la contaminazione con altre arti ha influenzato le scelte curatoriali del Festival?

Inizialmente molto, l’evento nasce proprio come progetto di convergenza della fotografia con altre arti e discipline. Ad oggi abbiamo assunto una identità più definita ma non definitiva. Resta comunque importantissima la contaminazione e la collaborazione con tutte le discipline artistiche, perché la connessione è un aspetto fondamentale di qualunque ambito e indispensabile per la crescita artistica e personale.





C’è uno spazio particolare all’interno del Festival che ti sta più a cuore? Un evento, un laboratorio o un momento che rappresenta al meglio lo spirito di Coex?

Il Coex è la mia creatura, mi piace ogni sezione e ogni sfaccettatura di questo evento, certo ci sono molte cose da migliorare e cercheremo di farlo nel tempo.


Guardando avanti: come immagini il futuro del Coex Festival? C’è un sogno, una direzione, un orizzonte che ti piacerebbe raggiungere?


Sicuramente vedo nel futuro del Festival una evoluzione perché al momento non ha ancora raggiunto l’idea iniziale per la quale l’ho ideato. Ha ancora tanta strada da fare, ma le idee ci sono, il lavoro non mi spaventa e spero di riuscire a dare quell’up grade che servirà per farne una iniziativa sempre di maggior valore.







Vi aspettiamo il:

24 e 25 Maggio
Cartiera Latina – Parco dell’Appia Antica – Roma
Ore 10.00/19.00

Entrata gratuita!

Opera di Copertina tratta dal Progetto “Volare” di Marzia Francesconi




















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Everland Art – PERCORSI DI RICERCA Vernissage Rimodulato e Nuove Modalità a Seguito del Lutto Nazionale per la Scomparsa del Santo Padre

 






Everland Art – PERCORSI DI RICERCA


Vernissage Rimodulato e Nuove Modalità a Seguito del Lutto Nazionale per la Scomparsa del Santo Padre





L’Associazione culturale no profit Athenae Artis comunica che in data odierna ha effettuato una riunione straordinaria a seguito della notizia della data della Messa Solenne per l’improvvisa morte del Santo Padre in Piazza San Pietro e le sue esequie fino alla Basilica di Santa Maria Maggiore coincidente con quella del Vernissage di Everland Art presso la Galleria Il Leone nelle immediate vicinanze della Basilica stessa.

Nella giornata di oggi, dopo la diffusione della notizia sui principali media e tv, ci siamo attivati con la Direttrice della Galleria per verificare le limitazioni ai trasporti e alla viabilità e gli altri ostacoli eventuali in ingresso ed in uscita da Roma che stavano entrando in vigore nei pressi della Galleria. La concomitanza del lutto nazionale per i funerali del Santo Padre con il Vernissage e l’attivazione delle misure di sicurezza e di

ordine pubblico straordinario per l’elevato numero di pellegrini previsti e le 170 delegazioni di capi di stato presenti ai funerali (varchi con metal detector, no fly zone, difficoltà di copertura telefonica e satellitare, cambi di sensi di marcia e divieti di sosta estesi fino quasi a ridosso di via Merulana, dove sorge la Galleria, oltre ad altre misure antiterrorismo e antidroni) hanno consigliato di annullare il Vernissage in tale data per i forti timori e rischi legati alla difficoltà o impedimento per gli artisti di raggiungere la Galleria e prendere parte all’ evento a poche ore dal termine delle esequie del Pontefice.

Questa decisione sofferta, condivisa con la Direttrice della Galleria Il Leone e la nostra Critica d’arte, ha come primo incipit quello di preservare lo spirito dell’evento, che doveva essere gioioso, sereno e basato sull’armonia leggera dell’incontro fra diversi modalità di fare e interpretare arte; spirito che in situazione emotiva di lutto e turbamento per l’intero mondo cattolico non poteva essere garantito.

Accanto a questo e non trascurabile si è constata la difficoltà di garantire a tutti gli artisti eguale possibilità di partecipare all’evento e di vivere questo momento associativo di incontro, confronto e conoscenza senza limitazioni e preoccupazioni derivanti dalla situazione logistica e di caos all’esterno della Galleria.

Nella stessa riunione di stasera l’Associazione ha deciso di svolgere il Vernissage in VIDEOCONFERENZA al fine di garantire la partecipazione di tutti gli artisti nazionali ed internazionali. Ogni artista riceverà invito-link per collegarsi alla piattaforma scelta e partecipare all’evento nella data e ora, che verranno decise nelle prossime ore dall’Associazione. Evento unico che racchiuderà Vernissage e Finissage; durante tale diretta interattiva, presieduta dalla nostra Presidentessa Dott.ssa Di Stasio, a cui prenderanno parte la Direttrice della Galleria dalla sede espositiva, la nostra Critica d’arte e la nostra Media Partner, saranno lette le critiche di ciascun opera e saranno proclamati gli artisti vincitori dei premi messi in palio.

Tutte le modalità e i dettagli dell’evento saranno oggetto di successivo comunicato in modo da favorire la

partecipazione di tutti.


SI PRECISA, INFINE, CHE NULLA CAMBIA INVECE PER QUANTO RIGUARDA LA MOSTRA EVERLAND ART PRESENTE IN GALLERIA IL LEONE; DAL 26/4 AL 3/5 NEGLI ORARI PREVISTI LA GALLERIA SARÀ REGOLARMENTE APERTA PER TUTTI GLI ARTISTI GIUNTI A ROMA PER VISITARLA E PER I TURISTI, CURIOSI ED ESTIMATORI DI PASSAGGIO.


Confidando anticipatamente nello spirito di comprensione e di condivisione di tutti gli artisti partecipanti per la straordinarietà dell’accaduto, si resta a disposizione per ogni ulteriore informazione e chiarimento.

Inoltre, precisiamo che quotidianamente su tutte le piattaforme social verranno rese pubbliche foto e video della Mostra, in modo da seguire l’evento per l’intera duranta.

























©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 







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“Il riscatto della brutta psiche” Maurizio D’Andrea in mostra alla Cathart Gallery di Carla Pugliano a Varese – Performance artistica ed Esposizione Personale 10 maggio 2025

 





“Il riscatto della brutta psiche” 


Maurizio D’Andrea in mostra alla Cathart Gallery di Carla PuglianO a Varese


Performance artistica ed Esposizione Personale


10 maggio 2025








Sabato 10 maggio 2025, a Varese la Cathart Gallery ospita l’artista internazionale Maurizio D’Andrea in un evento di grande intensità,arricchito dalla presenza straordinaria del noto Critico e Storico dell’Arte Daniele Radini Tedeschi, voce tra le più autorevoli del panorama artistico contemporaneo, nonché curatore di sei edizioni alla Biennale diVenezia


L’artista D’Andrea presenta la sua nuova performance-mostra dal titolo “Il riscatto della brutta psiche”, un atto unico che fonde teatro, arte visiva e psicoanalisi, portando il pubblico in un viaggio emozionale dentro i meandri più oscuri e autentici dell’inconscio umano dove “L’Io non è mai padrone a casa sua”.


Sarà Daniele Radini Tedeschi ad aprire ufficialmente la mostra personale offrendo al pubblico una lettura penetrante del progetto artistico e del linguaggio visivo di Maurizio D’Andrea. 

La sua presenza alla Cathart Gallery rappresenta un’occasione unica per approfondire le implicazioni psicologiche ed estetiche della mostra attraverso lo sguardo critico di uno dei massimi esperti d’arte del nostro tempo.





La serata si apre con “Elogio dell’Imperfezione Psichica”, un breve monologo teatrale scritto dallo stesso D’Andrea e interpretato dall’attore Giulio Prosperi, voce e corpo vibranti di una psiche che reclama ascolto e verità. Il testo, crudo e lirico al tempo stesso, invita gli spettatori ad abbandonare le maschere dell’armonia e del bello per confrontarsi con ciò che viene taciuto: la bruttezza dell’anima, il caos interiore, le ombre che ci abitano. L’intero evento sarà documentato e registrato grazie alla sensibilità visiva del videomaker Francesco Barone, che immortalerà ogni dettaglio dell’azione performativa e della mostra.

Al termine della performance, il pubblico sarà invitato a un secondo tempo espressivo: la mostra di pittura, in cui le opere – inizialmente coperte – verranno svelate come parte di un rito collettivo. Ogni tela è una finestra sull’abisso, un riflesso inquieto dell’inconscio.



Dietro ogni gesto pittorico di Maurizio D’Andrea si cela un percorso interiore e formativo profondo, come quello che l’artista ha intrapreso attraverso la Mindfulness: un cammino fatto di consapevolezza, ascolto, visualizzazione e accettazione dell’inconscio. Ogni colore che utilizza, ogni materia che plasma, nasce da un lavoro sul suo mondo interiore. Non si tratta solo di espressione istintiva, ma anche di un continuo studio, indagine psicologica ed esplorazione della mente. L’artista insiste spesso sull’importanza di ciò che c’è dietro le sue opere, poiché è lì che risiede il senso più autentico del suo fare arte. Maurizio D’Andrea desidera che ogni visitatore, osservando le sue opere, possa percepire la ricerca, il dubbio, la tensione, il silenzio e la verità che le hanno generate. Maurizio D’Andrea è sostenuto costantemente dalla critica sia italiana che estera, così dice di lui Shannon Permenter, Storica Contemporanea dell’Arte – Stati Uniti “Invisibile all’occhio ma visceralmente percepibile, l’opera di Maurizio D’Andrea rappresenta una sintesi potente tra psicologia, filosofia e astrazione visiva, incarnando il viaggio della trasformazione interiore. Attraverso le sue ampie composizioni astratte, D’Andrea invita lo spettatore a esplorare i territori inesplorati dell’inconscio, trascendendo la rappresentazione convenzionale per creare esperienze immersive che conducono nel labirinto della psiche umana. Le sue opere, con la loro simbologia e la loro energia viscerale, fungono sia da specchi che da portali, riflettendo le nostre frammentazioni interiori mentre ci invitano alla trasformazione. Ridefinendo magistralmente l’atto del guardare, l’artista ci chiede non solo di vedere, ma di sentire, di elaborare, di prendere parte all’esperienza del divenire.”





“Ho conosciuto Maurizio D’Andrea alla Triennale Internazionale di Venezia dove siamo stati entrambi premiati con il Leone d’Oro” dice Carla Pugliano, artista, fondatrice di CathArt Gallery e Consulente dell’Atlante dell’Arte Contemporanea Ed. Giunti che sarà presentato al Mo.Ma di New York “Sono onorata di ospitare questo straordinario artista nella mia galleria perché il suo lavoro è un’indagine profonda e coraggiosa dell’animo umano. La sua capacità di tradurre la tensione psichica in una potente esperienza visiva rispecchia perfettamente sia il mio sentire artistico, sia la missione della Cathart Gallery, ovvero offrire uno spazio di confronto e riflessione, dove l’arte diventa strumento di consapevolezza e trasformazione. Credo fermamente che il suo approccio innovativo e la sua sensibilità artistica possano offrire al pubblico un’opportunità incredibile di esplorare le proprie emozioni attraverso la bellezza e la complessità delle sue opere.”




Nato ai piedi del Vesuvio e laureato con lode in Scienze Geologiche con specializzazione in vulcanologia, Maurizio D’Andrea è pittore, scrittore e performer. Le sue opere attraversano i territori dell’inconscio, fondendo le teorie di Jung, Freud e Lacan con l’astrattismo lirico-informale. Nel 2022 ha fondato il Movimento Artistico Introversico Radicale, una corrente che pone al centro dell’atto creativo la tensione psichica e il riscatto dell’imperfezione. Tra i suoi numerosi riconoscimenti, spicca il Leone d’Oro per la Pittura alla Triennale Internazionale di  Venezia nel 2024.

Ha esposto in tutto il mondo con mostre collettive e personali, riscuotendo premi e notevoli successi. Oggi vive e lavora ad Alba (Cn), nel suo laboratorio “Orizzonti Impossibili”, dove continua a esplorare, con coraggio e coerenza, il linguaggio dell’anima.









 

Informazioni sull’evento:


• Inaugurazione: Sabato 10 maggio 2025, ore 18:30

• Luogo: CathArt Gallery, Piazza Giovanni XXIII, 11 – Varese (Ingresso da Via Salvo D’Acquisto)

• Ingresso: Libero

• Apertura: da martedì a venerdì dalle 16:30 alle 19:00 – sabato dalle 10:00 alle 12:30 e 15:00 alle 19:30 / Domenica dalle 15:30 alle 18:30  


Per prenotazioni prendere contatti diretti.



Per saperne di più sull’Artista:

Contatti della Galleria:

• Email: myartcharlotte@gmail.com

• Telefono: 392 8081554

• Facebook: https://www.facebook.com/carla.pugliano/

• Instagram: https://www.instagram.com/cathart_gallery/

 














































©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 





La sezione Segnalazione Eventi propone informazioni su manifestazioni dedicate ad arte e cultura. Gli interessati alla pubblicazione degli eventi culturali in questa sezione, potranno inviare relativo comunicato stampa, locandina e altro materiale informativo alla seguente email: gigroart23@gmail.com


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Francesca Woodman all’ALBERTINA… visioni di un’identità in fuga

 

Francesca Woodman

Werke der SAMMLUNG VERBUND, Vienna







di Giuseppina Irene Groccia |22|Aprile|2025|


A Vienna, tra le suggestive stanze dell’ALBERTINA, va in scena un’intensa immersione nell’universo visivo di Francesca Woodman, artista italo-americana dalla luminosa e fugace parabola creativa. È la prima mostra museale a lei dedicata in Austria, frutto della preziosa collaborazione con la SAMMLUNG VERBUND, che sin dal 2004 ha raccolto con cura filologica le sue opere, componendo una delle collezioni più esaustive a livello internazionale.

Con circa 100 fotografie esposte, tra cui 80 provenienti dalla SAMMLUNG VERBUND e ben 20 vintage prints, la mostra si configura come un percorso poetico e intimo nel breve, ma densissimo arco produttivo di Francesca Woodman, scomparsa tragicamente a soli 22 anni. 



Dal 1973 al 1981, la giovane artista ha dato forma a un linguaggio fotografico inconfondibile, in cui l’autoritratto, la messa in scena e la performatività del corpo si fondono in una danza visiva sospesa tra presenza e dissolvenza.

La cifra distintiva di Woodman risiede nella sua capacità di trasfigurare il corpo femminile, spesso il proprio, in una materia viva, capace di abitare lo spazio con un’urgenza quasi metafisica. Nei suoi scatti in bianco e nero, di piccolo formato quadrato, realizzati con una fotocamera di medio formato, l’artista gioca con l’invisibilità e l’apparizione, sfumando i confini tra identità e oggetto, soggetto e spettro.



Questa auto-messa in scena non è mai narcisistica, ma piuttosto una forma di indagine profonda, quasi alchemica, sull’essere donna, artista, corpo nel mondo. Le ambientazioni, spesso luoghi abbandonati, fabbriche in disuso o stanze fatiscenti, diventano teatri dell’interiorità, dove il tempo sembra sospendersi e l’immagine si fa traccia, impronta di una presenza già altrove.

Inserita nel solco delle avanguardie femministe degli anni Settanta, la Woodman elabora una voce assolutamente singolare. Il suo lavoro non si limita a denunciare o sovvertire i codici visivi dominanti, ma li ri-immagina poeticamente, esplorando una corporeità che è fragile, sfuggente, in perpetua metamorfosi. Come osservava la filosofa Hélène Cixous, la scrittura del corpo femminile è un atto di liberazione: in Woodman, questa scrittura si fa luce e ombra, movimento e velatura.



La sua arte ha sedotto critici, curatori e artisti per la sua forza lirica e visionaria, per la sua capacità di evocare emozioni intense con mezzi minimi: uno specchio scheggiato, un lenzuolo, una parete scrostata. Ogni immagine si fa domanda, enigma aperto sul confine sottile tra realtà e percezione, tra ciò che siamo e ciò che lasciamo solo intravedere.

Quella di Francesca Woodman è un’eredità artistica che continua a generare riflessioni, contaminazioni e risonanze. La mostra all’ALBERTINA è sicuramente un’occasione imperdibile per lasciarsi avvolgere dal suo mondo, fragile e potente, silenzioso e assordante, e per ripensare il linguaggio della fotografia non esclusivamente come testimonianza del reale, ma come forma di scrittura poetica del sé.

Nella sua breve esistenza, Francesca Woodman ha creato un’opera intensa, radicale, necessaria. Un’opera che, oggi più che mai, parla con forza alle inquietudini contemporanee, ricordandoci che anche nelle crepe della materia, o forse proprio lì, può risiedere la bellezza più autentica.





Mostra: Francesca Woodman
Luogo: ALBERTINA Museum, Vienna
Date: 4 Aprile –  6 Luglio 2025
A cura di: Gabriele Schor, per la SAMMLUNG VERBUND Collection
Opere esposte: Circa 100 fotografie, di cui 80 provenienti dalla SAMMLUNG VERBUND e 20 vintage prints
Collezione: SAMMLUNG VERBUND Collection, Vienna














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Riki Krea… l’arte come ribellione e risveglio

  L’ArteCheMiPiace – Interviste










Riki Krea

l’arte come ribellione e risveglio





di Giuseppina Irene Groccia |06|Aprile|2025|


Riki Krea, alias di Riccardo Furlanetto, rifiuta le definizioni e le etichette. Il suo è un percorso che non inizia, ma che esiste da sempre.

Creativo puro, il suo lavoro nasce dall’urgenza di reinventare il mondo, sfuggendo alle forme preconfezionate e interrogando la realtà con un linguaggio che oscilla tra design e arte. La sua è una ricerca che si nutre di natura, geometrie frattali e intuizione, trasformando l’ovvio in straordinario.

Dopo il COVID, la sua espressione si è fatta contestazione: ogni opera è un cortocircuito visivo che mette in crisi le certezze della società contemporanea. In bilico tra ironia e denuncia, il suo lavoro non offre risposte ma pone domande, in un gioco di sovversione e riscoperta. 

Nel suo processo creativo, l’istinto guida ogni scelta, ma è l’osservazione attenta e il saper vedere oltre che dà vita a un lavoro che invita a guardare il mondo con occhi nuovi. Ogni dettaglio, ogni piccolo frammento del quotidiano ha per lui un significato nascosto, pronto a emergere e a trasformarsi in un’esperienza visiva innovativa.









Nella seguente intervista le sue parole ci accompagnano nel cuore della sua visione artistica, dove ogni creazione è un atto di trasformazione e ogni scelta un invito a riflettere sulla realtà che ci circonda.











Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico?
C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?

Il mio percorso non è iniziato, è sempre stato. Fin da piccolo,
ho sentito l’urgenza di reinventare il mondo con le mie mani, di piegare la
materia al mio bisogno estetico e funzionale. Nessuna forma preconfezionata
poteva soddisfarmi. Poi è arrivato il COVID, non solo come pandemia, ma come
rivelazione. Ha squarciato il velo, ha mostrato gli ingranaggi nascosti della
società. Da quel momento, la mia arte ha smesso di essere solo creazione: è
diventata contestazione.

 


Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di
comunicare attraverso le tue opere?

Questa collezione è una lama sottile tra ironia e denuncia. Un
riflesso scomodo della nostra epoca, un mondo che corre, consuma, ingoia e
dimentica. Io non offro risposte, ma pongo domande. Ogni opera è un
cortocircuito visivo, un invito a guardare oltre il velo dell’ovvio e
interrogarsi sull’assurdità che chiamiamo “normalità”.


 

Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto
nel corso del tempo?

Non parlerei di stile, perché lo stile è un recinto, una
categoria, un’etichetta che imprigiona. Il mio percorso è libero, in costante
metamorfosi. Mi muovo per istinto, passando da fiore in fiore come una
farfalla, esplorando forme, materiali e significati senza mai inchiodarmi a una
sola direzione. Ogni opera è un esperimento, una domanda aperta, un gioco serio
con la realtà.

L’evoluzione? È semplicemente il movimento naturale del mio essere, un viaggio
senza meta ma con un’incessante sete di scoprire e sovvertire.

 


Affermi che non inventi, ma trai ispirazione dalla natura,
cambiandone la prospettiva. Qual è stato il momento in cui hai realizzato che
questa visione poteva diventare il filo conduttore del tuo lavoro?

Non c’è stato un momento preciso, ma un lento risveglio. La
natura non ha bisogno di essere inventata, è già perfetta. Noi siamo solo
interpreti, traduttori di un linguaggio antico che spesso ignoriamo. Ho
iniziato a osservarla con occhi nuovi, a catturare le sue geometrie, i suoi
ritmi nascosti, la sua logica invisibile, e da lì ho capito: non serve creare
dal nulla, basta cambiare prospettiva. Il mio lavoro è questo: prendere l’ovvio
e renderlo straordinario, svelare il codice segreto che ci circonda e
trasformarlo in una nuova esperienza visiva e concettuale.

 

Le tue opere mostrano una forte matrice di design: come riesci a
bilanciare la funzionalità propria del design con l’espressività dell’arte,
senza che una sovrasti l’altra?

Non le vedo in conflitto, perché funzionalità ed espressività
sono solo due facce della stessa medaglia. Il design cerca l’equilibrio tra
estetica e utilità, mentre l’arte esprime un concetto, un’emozione, una
provocazione. Io lascio che si intreccino, che dialoghino, che si contaminino a
vicenda. La forma non è mai solo decorativa, il messaggio non è mai fine a sé
stesso. L’arte deve avere un’anima, il design un senso. Il vero bilanciamento
sta nel non separare questi due mondi, ma nel fonderli in qualcosa di nuovo,
dove il bello non è solo da guardare, ma anche da vivere.

 


Se la natura è la tua fonte primaria di ispirazione, quali sono
gli elementi o i fenomeni naturali che più di altri continuano a sorprenderti e
influenzare le tue creazioni?

Mi affascinano le geometrie frattali, dove il piccolo riflette
il grande, e l’armonia del caos, che nasconde un ordine invisibile. Mi ispirano
la trasformazione continua della natura e la sua capacità di creare forme
perfette senza spreco. Osservo, assorbo, e traduco tutto questo nel mio lavoro.

 


Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo lavoro?
Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato
particolarmente la tua visione?

La mia ispirazione viene dalla vita vissuta, dall’attimo
presente, dal saper vedere l’immenso nel minuscolo. Non cerco influenze, non mi
lascio contaminare da tendenze. Preferisco le suggestioni pure, quelle che
emergono dall’essenza stessa delle cose, senza filtri né compromessi.

 


Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue
opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?

Il mio processo creativo è istintivo e diretto: idea, azione,
creazione. Non mi perdo in attese o troppi schemi, il vero rituale è fare,
lasciare che l’intuizione guidi la mano senza troppe sovrastrutture. Creare è
un atto immediato, un dialogo tra visione e materia.

 


Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi ispirazione
anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?

Non faccio distinzioni: il contesto è solo un’altra sfumatura
della creazione. La solitudine affina la visione, il collettivo amplifica lo
stimolo. Ogni spazio, ogni momento, ogni influenza è parte del tutto.

 


Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo il
feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

L’arte è un riflesso, ma il primo specchio è sempre il mio. Creo
per necessità, per espressione, senza cercare conferme. Il pubblico osserva,
interpreta, reagisce e va bene così.


Ogni sguardo aggiunge un livello di lettura, ma il punto di
partenza resta sempre lo stesso: il mio.

 


Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi
che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

L’arte è passione pura, un modo per esprimere e condividere ciò
che ci muove. Nella società contemporanea, ci ricorda che tutti possiamo
creare, in ogni forma. Il mio lavoro nasce da questa meraviglia: l’arte è in
ognuno di noi e può trasformare ogni gesto in qualcosa di unico.

 


Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come
artista e come le hai superate?

Spesso ciò che esprimo non viene immediatamente compreso o
apprezzato, ma ho imparato a vedere queste sfide come opportunità di crescita.
Con il tempo, ho imparato a restare fedele alla mia visione, sapendo che l’arte
non deve essere per tutti, ma che ha il potere di connettere chi è pronto a
vedere oltre.





Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il LeoneCosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

La trovo un’opportunità unica di confronto e di crescita. Mi ha spinto
il desiderio di condividere la mia ricerca artistica con un pubblico più ampio
e di confrontarmi con altri artisti, ognuno con la propria visione e
sensibilità. Le aspettative sono di apprendere, di essere stimolato da nuove
prospettive e di ampliare il mio linguaggio espressivo.

 


In che modo hai deciso di presentare la tua arte all’interno di
questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di esporre? Ci puoi
raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro realizzazione e se
c’è un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso
di esse?

Ho scelto opere che esplorano i piccoli dettagli quotidiani
spesso ignorati, ma ricchi di significato. Il mio processo creativo si è
concentrato sull’osservazione attenta e sull’importanza di fermarsi a vedere
ciò che normalmente sfugge. Volevo trasmettere l’idea che la bellezza e il
valore si trovano nei particolari più semplici.

 

Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi
ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

Da un paio d’anni sto studiando la geometria sacra basata
sull’ottava, un concetto senza fine che connette tutto. Non so dove mi porterà,
ma sicuramente offrirà un grande slancio per qualsiasi altra esplorazione
futura.










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Chi sono?

Sono me stesso, senza etichette né definizioni. L’io è già un’illusione dell’ego, e io non voglio rinchiudermi in
un ruolo. Non sono solo un artista, un designer, un sognatore o un rivoluzionario. Sono un creativo, uno spirito libero. Creare è il mio linguaggio, il mio modo di esistere. Non ho mai trovato poesia nei prodotti preconfezionati, strumenti di un consumismo senz’anima. Così ho iniziato a dare
forma alle mie idee fin da bambino, lasciandole emergere con naturalezza.
Questa, parte di una collezione, non è nata da un progetto, ma da un impulso, da un’ispirazione che ha preso vita prima dentro di me e poi nel mondo.


Riccardo Furlanetto












































©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



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Tra Pois e Linee – Le Rivisitazioni Visionarie di Mariella Rinaldi

  L’ArteCheMiPiace – Interviste








Tra Pois e Linee

Le Rivisitazioni Visionarie di Mariella Rinaldi





di Giuseppina Irene Groccia |04|Aprile|2025|



Nel panorama dell’arte contemporanea, l’opera che sfida il
tempo e le convenzioni assume forme sempre più diversificate e imprevedibili.
Tra questi percorsi, uno in particolare si distingue per la sua capacità di
dialogare con il passato mentre rinnova la visione del presente, offrendo nuove
prospettive visive che raccontano storie di donne e mondi altamente rappresentativi. Questo
linguaggio, che unisce il rigore dell’astrazione a una potenza simbolica, supera il semplice atto di rappresentare per diventare una continua rielaborazione
del vissuto, un atto di rivisitazione e rinascita. Di questa visione potente e
trasformativa è protagonista Mariella Rinaldi.

La sua arte si costruisce su un linguaggio visivo che
mescola simbolismi, colori e forme, spingendosi aldilà della figurazione per
esplorare le profondità di un’astrazione intrisa di significati. Il suo stile è
un punto di incontro tra la potenza della Pop Art e una riflessione
personale sulla contemporaneità. Ma se nel Neo Pop l’eco del consumismo e della
cultura dei mass media si fa sentire forte e chiara, nel lavoro di questa
artista è la figura femminile a risplendere. Le sue opere sono più che semplici
rappresentazioni: sono omaggi, tributi visivi che, attraverso l’uso di simboli
iconici e una tavolozza di colori vividi e carichi di simbolismo, danno nuova
vita a volti e storie di donne che hanno segnato la storia, ma che rischiano di
essere dimenticate. Il centro delle sue creazioni è proprio l’idea di
rivisitare il passato per non farlo cadere nell’oblio, un atto di resistenza
contro la marginalizzazione delle figure femminili, anche nel panorama storico
e artistico.

Il viola, il verde, l’arancione da semplici colori, si
trasformano in attivatori di sensazioni e emozioni: la calma mista a energia,
la stabilità che sfocia nella rinascita, la pace interiore che scaturisce
dall’azione. Ognuno di questi colori, insieme ai motivi ricorrenti dei pois e
dei cuori rossi, arricchisce l’opera, conferendole una dimensione emozionale e
simbolica che valica l’apparenza estetica. Le linee bianche e nere, in particolare,
parlano di contraddizioni universali, come quella tra luce e oscurità, e di una
tensione che pervade l’intero mondo artistico della Rinaldi.

In questa costante evoluzione creativa, Mariella, oltre a
riproporre i canoni del Neo Pop, li reinventa con una forza prorompente,
esplorando il connubio tra cultura popolare e alta arte, tra visione personale
e storia collettiva. Con ogni serie, la sua ricerca si fa più profonda e
avvincente, come quella dedicata alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026,
dove l’artista infonde il dinamismo degli sportivi in un linguaggio visivo che
fonde tradizione e innovazione. La sua arte non ha paura di sfidare i limiti e
di mescolare riferimenti storici e contemporanei, rendendo ogni opera un
frammento di memoria viva.

Mariella Rinaldi è un’artista che sa osservare il mondo e lo
ricrea, modellandolo attraverso la sua visione personale, elevando la pittura a
mezzo di trasformazione e rendendo ogni dipinto un atto di restituzione e
innovazione. Il suo percorso è una ricerca incessante che non si accontenta di
emulare o ripetere, ma che ogni volta reinventa, sempre attenta a restituire
nuova vitalità a quello che, nel tempo, potrebbe essere dimenticato. Con un
linguaggio che è tanto estetico quanto emotivo, l’artista ci invita a guardare
il mondo attraverso una lente diversa, a riscoprire il valore intrinseco di ciò
che spesso diamo per scontato.

 

 

In questa intervista, Mariella ci accompagna nel suo affascinante viaggio creativo, rivelandoci come le sue rivisitazioni artistiche trasformano simboli e immagini, dando vita a nuove visioni e riflessioni sulla realtà contemporanea.



Ricordi il momento esatto in cui hai capito che l’arte
sarebbe stata una parte fondamentale della tua vita?

 

Ogni volta che mi pongono questa domanda riesco solo a
rispondere che il mio rapporto con la pittura ed il disegno sono nati con me:
non ricordo esattamente quando, poiché i miei giochi da bambina consistevano
per lo più nei disegni. Naturalmente mi dedicavo anche ai giochi tradizionali,
ma ogni occasione era per me stimolo di esprimermi attraverso matite, pastelli
e acquarelli. Mi divertivano molto i personaggi di Walt Disney. Questo mio
“amore”, con il passare degli anni, ha migliorato anche altre mie abilità
manuali, che mi hanno spinto a voler conoscere l’arte sempre di più e portato a
sperimentare in mondi, per me, allora, nuovi e sconosciuti.

 

Certo è che la pittura, mi ha sempre aiutata ad esplorare e
comprendere le mie emozioni e a sviluppare della mia intelligenza emotiva.

 

 

 

Ci hai raccontato che fin da piccola trovavi conforto nel
disegnare mentre i tuoi compagni riposavano. Come descriveresti quel senso di
protezione che l’arte ti ha sempre donato?

 

Interagire con i colori, fin da piccola, mi ha sempre
portato a migliorare il mio umore e nei “miei momenti artistici” ho sempre
ritrovato un benessere psico-fisico generale…difficile da spiegare a parole!

 

In quegli istanti, tenere in mano un pennarello, avere il
banco cosparso di colori ed un foglio bianco davanti ai miei occhi, mi faceva
sentire al sicuro, in un mondo (anche se per pochi attimi) tutto mio, dove
tutto diventava possibile, perché ciò che immaginavo si proiettava magicamente
in un disegno. Ricordo la meraviglia negli occhi dei “grandi” che, guardando i
miei disegni, rimanevano stupiti.

 





 

 

Quali sono state le prime influenze artistiche che hanno
segnato il tuo cammino?

 

I miei primissimi dipinti a olio su tela sono stati paesaggi
naif e nature morte.

 

All’inizio del mio percorso mi sono avvicinata all’arte
classica e neoclassica, per lo studio delle forme, della luce, delle
prospettive e delle proporzioni; con il trascorrere degli anni mi sono poi
ritrovata ad ammirare opere più moderne e contemporanee che mi hanno fatto
avvicinare alla Pop Art.

 

 

 

Dopo i tuoi primi approcci con il disegno e la pittura, hai
avuto momenti di incertezza o hai sempre sentito che questa era la tua strada?

 

MAI! E’ stato amore a prima vista … Non ricordo un solo
istante in cui io abbia dubitato di quello che desideravo dalla pittura e di
ciò che la Lei (la pittura) ricercava da me!

 

 



 

Hai frequentato corsi di pittura e decorazione su ceramica:
quanto questi studi hanno influito sul tuo stile e sulla tua tecnica?

 

No, pochissimo direi: I corsi di pittura e decorazione che
ho frequentato mi hanno fornito solo alcune basi e fondamenta della pittura.

 

 

 

Nella tua evoluzione artistica, hai sperimentato diverse
tecniche pittoriche. Ce n’è una che senti più tua rispetto alle altre?

 

Decisamente l’Acrilico.

 

Un indubbio vantaggio della pittura acrilica è la sua
nitidezza data dalla solidità della struttura. Una linea dritta, un contorno
appaiono perfettamente delineati! L’ asciugatura è molto rapida e per una
persona come me, a cui non piace aspettare… è l’ideale!

 

 


 

Sei stata definita “Pittrice della Luce, del
Possibilismo e della Resilienza”. Cosa significano per te queste
espressioni?

 

Luce: il Bianco, cosparso di pois (ottimismo) o righe nere
(contrapposizione tra il bene e il male)

 

Possibilismo (il Viola): dentro ad ogni mio dipinto si
percepisce la speranza di dimostrare che è possibile aggirare o neutralizzare
ostacoli ritenuti insormontabili, cercando vie d’uscita basate sul desiderio di
Cambiamento e di Rinascita, facendo leva sul protagonismo attuale e potenziale
delle persone, spingendole ad elevarsi, per essere più utili a sé e agli altri.

 

Resilienza (il Verde) la Speranza che ognuno possa trovare
la forza di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici e la capacità di
saper riorganizzare la propria vita davanti alle difficoltà.

 

In effetti mi sento di affermare che Ognuno a suo modo è
resiliente, anche se non lo sa!

 

Siamo tutti resilienti! nostro malgrado. Per esempio,
resistiamo allo stress senza spezzarci… fronteggiamo venti contrari… e ci
rimbocchiamo le maniche ogni volta che la vita ce lo richiede!

 

 

 

Vorrei che chiunque osservi le mie opere possa coglierne il
tema della Vita, della Speranza, della Possibilità di Cambiamento, della Gioia
e della Meraviglia e della Luce: quella Luce in fondo al tunnel che non è poi
così lontana!!

 

 




 

Il tuo stile viene associato all’arte pop e, in particolare,
all’influenza di Roy Lichtenstein. Come vivi questo confronto e quanto ti
ispira il movimento Hip Hop nel tuo lavoro?

 

Roy Lichtenstein, come sappiamo, è stato uno dei principali
artisti della pop art americana insieme ad Andy Warhol. Essere associata ad un
Grande come lui non può essere per me che un onore.

 

La Pop Art, caratterizzata da colori vivaci, immagini audaci
e un approccio ironico, ha sfidato le convenzioni dell’arte tradizionale,
trasformando oggetti quotidiani e icone della cultura pop in opere d’arte. Il
mio intento è proprio questo: attirare lo sguardo degli spettatori, anche di
coloro che non fanno parte del mondo vero e proprio dell’Arte, e stupirli
creando curiosità e interesse.

 

 


 

Le tue opere creano assonanze e dissonanze cromatiche,
allegoriche ed empatiche. Come scegli le palette di colori e le forme che
caratterizzano i tuoi dipinti?

 

 

 

Ogni volta che mi appresto a comporre e/o rivisitare
un’opera, nella mia mente si creano automaticamente immagini e forme che io
“vedo” ben chiare e che poi vengono proiettate tramite il pennello sulla tela.

 

Non ho una schema che vale per tutto, agisco molto d’
istinto: è un impulso naturale, che mi fa accostare i colori (verde, viola,
arancione), le forme (i pois e righe bianco/nere) e i miei simboli (cuore/fiori
pop), presenti nella maggior parte delle mie ultime opere.

 

 

 

Nel tuo percorso artistico, hai spesso rielaborato
capolavori classici dell’arte, trasformandoli con una prospettiva contemporanea
e neopop. Cosa ti spinge a reinterpretare queste opere storiche, e quale
messaggio intendi trasmettere attraverso questa fusione tra passato e presente?

 

 

 

Nella maggior parte delle mie opere, i colori forti e i miei
simboli si miscelano con immagini di donne che hanno fatto la storia dell’arte
e non solo. La mia rivisitazione in chiave neo pop tende a voler non far
dimenticare, a ridare vita a volti e immagini che troppo spesso rischiano di
venir dimenticate, o semplicemente date per scontate, come se ormai avessero
perso il loro potere iconico nel celebrare le Donne. Questa dovrebbe essere la
chiave di lettura per interpretare i miei dipinti: rivisitare per non
dimenticare, LE DONNE NON HANNO BISOGNO DI UN GIORNO A LORO DEDICATO, MA DI UNA
VITA!

 

In altre opere, diventa predominante il desiderio di
dialogare con il passato per proiettarlo verso il futuro. E anche l’invito a
riconsiderare i nostri simboli culturali e religiosi in una luce nuova,
ricordando che l’arte, come il nostro rapporto con il Divino, sono in costante
evoluzione.

 

 


 

Uno dei tuoi lavori più sorprendenti parte dall’opera di
Picasso, “Guernica”. Cosa ti ha spinto a rielaborare questo
capolavoro?

 

 

 

L’idea è nata insieme al mio Curatore Alessio Musella.

 

Ho reinterpretato l’Opera di Picasso con l’intento di
sorprendere i fruitori, cercando di realizzare una rivoluzione visiva,
concettuale ed emozionale: colui che osserva l ‘opera dovrebbe coglierne il
tema della vita ed decollare per un Viaggio ricco di suggestione e
piacevolezza, acquisendo una sensazione di benessere.

 

 


 

La tua reinterpretazione crea una rivoluzione visiva ed
emotiva. Come hai deciso di affrontare un tema così potente e drammatico
trasformandolo in un messaggio di speranza e rinascita?

 

 

 

Partendo dal presupposto che Picasso nella sua opera  Guernica ha voluto esprimere una denuncia
contro la violenza cieca del bombardamento e di tutte le guerre, che colpiscono
allo stesso modo donne, uomini, bambini e animali, distruggendo ogni forma di
vita, uno degli elementi linguistici più evidenti è l’assenza di colore,
l’impiego esclusivo di toni di grigio e colori molto spenti  (il colore grigio è stato scelto da Lui anche
perché disegnato sulla base di fotografie in bianco e nero che gli erano
arrivate dai bombardamenti di Guernica). Ovviamente questo incupisce maggiormente
perché si parla proprio di guerra… oltre tutto la colorazione per Lui non
avrebbe avuto senso perché voleva raccontare le macerie, per cui anime senza
colore; IO sono in netta contrapposizione con il monocromo di Picasso
stesso,  poiché nella mia opera voglio
dare un senso di speranza, per cui ripercorro questa disgrazia avvenuta a
Guernica, attraverso i miei i miei simboli e la mia colorazione proprio perché,
a differenza di Picasso (che, ricordiamolo, è stato COSTRETTO dal governo a
creare questo dipinto, tra l’altro utilizzando dei bozzetti che aveva già usato
per altri dipinti), la mia è, invece, UNA 
SCELTA, soprattutto in questo momento, per dare SPERANZA:  rivisitare uno dei capolavori mondiali che
parla proprio della bruttezza della guerra dandogli, invece, una colorazione…
per cui RESILIENZA.

 

In questa opera ho delineato i volti Umani nelle cui
espressioni si può scorgere il DOLORE, LA RABBIA, LA FRUSTAZIONE, L’ANGOSCIA E
IL FALLIMENTO e le sagome degli animali, anch’essi colpiti – loro malgrado –
inconsapevoli (a differenza dell’UOMO) ed inermi, dalle conseguenze crudeli
della guerra che come sempre INIZIA PER VOLONTA’ dell’UOMO.

 

Nella mia opera si notano subito: il Verde, il Viola e il
Cuore Rosso.

 

-le varie tonalità di VERDE per esprimere il mio desiderio
che nel mondo non ci sia più guerra, cercando di dare SPERANZA per le
generazioni future.

 

– il colore VIOLA che, solitamente, associo al mistero, alla
mistica, all’inconscio, alla malinconia, ma anche al fascino, al sogno e alla
magia, QUI lo associo alla PENITENZA: che l’essere umano deve subire ogni volta
che DECIDE di iniziare una guerra.

 

-L’ARANCIONE che simboleggia da sempre la PACE interiore

 

– il CUORE ROSSO: la passione e l’amore che ci vuole per la
vita e per l’arte, QUI è un RICORDO DELLA VITA.

 

Il mio messaggio vuole essere di SPERANZA per una VISIONE DI
UN MONDO MIGLIORE!

 

 


 

Lo spettatore delle tue opere viene immerso in un’esperienza
multisensoriale. Quanto è importante per te coinvolgere non solo la vista, ma
anche le emozioni e persino i sensi come l’olfatto e l’udito virtuali?

 

E’ importantissimo, perché vorrei che, come capita spesso a
me, chi si imbatte nelle mie opere, possa venir afferrato, accompagnato
dolcemente per mano dal soggetto dipinto, per essere trasportato nel mio mondo
immaginario e di conseguenza pervaso da un senso di benessere e di pace,
ricordando i VERI piaceri della vita.

 

 

 

Quali sono i tuoi prossimi progetti artistici? Hai qualche
mostra o collaborazione in arrivo?

 

 

 

Dal 6 al 22 febbraio 2026 si svolgeranno Le Olimpiadi
invernali di Milano Cortina 2026 coinvolgendo i territori di Lombardia (la mia
Regione), Veneto e Trentino-Alto Adige. Saranno i Giochi più diffusi di sempre
coprendo un’area di 22.000 km quadrati. Partendo da questo mi sono detta:
“perché non realizzare una serie dedicata proprio alle Olimpiadi? E così ho
iniziato titolando la Serie proprio “Milano Cortina”.

 

Trattasi di Opere su tele Gallery 80x80cm: in ognuna di esse
ripropongo un’icona (donna) dell’arte, uno sport, alcuni personaggi famosi dei
fumetti più amati (POP) e cito alcuni degli Sponsor. Non mancano, comunque, i
miei colori e i miei simboli.

 

 

 

Ultimamente ho iniziato collaborazioni con Associazioni
culturali che stanno organizzando Mostre, a partire dal mese di Aprile, in
tutta Italia a cui, lietamente, parteciperò.

 

A settembre è prevista un’importante Mostra a Roma dove sarò
presente.

 

 


 

Se dovessi definire il tuo percorso con una parola o un
concetto, quale sarebbe?

 

A questa domanda vorrei rispondere con un testo di Serena
Seri a me dedicato perché ha colto la mia essenza e il mio intento in questo
mio percorso artistico:

 

“Si è sempre meravigliati, piacevolmente emozionati ogni
qualvolta Mariella Rinaldi propone un suo componimento artistico… perché anche
se preoccupati, stanchi, tristi, tesi, l’artista riesce, magicamente, a
sollevare il nostro animo, e farlo volteggiare, volare… allentando la tensione,
le preoccupazioni, e molto di più.   Da
sempre, l’ARTE è stata riconosciuta un rimedio terapeutico di grande efficacia.
Spesso è difficile staccare la spina. Si ha un chiodo fisso che forse annienta…
E poi arriva Lei, sempre nuova, spumeggiante, mai ripetitiva, intrigante…che
vibra…e la nostra mente, mentre volge l’attenzione verso il tuo soggetto, in
maniera involontaria, si decomprime, come una pentola a pressione bollente,
appena spenta. A nome di tutti quelli che l’Ammirano, mi sento di ringraziare
di cuore l’artista per la serenità, leggerezza, bellezza… che, come con una
bacchetta magica, infonde attraverso le sue opere.” Grazie Serena Seri!





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Mariella Rinaldi colori e forme che rivoluzionano e
tornano a raccontare.”       

Sono nata e vivo tutt’ora a Lecco, la città de “I Promessi Sposi”. A 4
anni ricevetti in regalo un libro con immagini e lettere da colorare: la
passione e l’attrazione verso il colore nacque lì. Da bambina, fin dai tempi
dell’asilo, mentre i miei compagni facevano il riposino pomeridiano, io mi
divertivo in compagnia della carta e dei colori. Sono sempre stata molto
creativa e quel bisogno di tracciare segni, di sfinire i pennelli sui fogli mi
proteggeva in un modo magico, solo mio e mi rendeva felice.

La mia prima insegnante di educazione artistica è stata un punto di
riferimento nel mio iniziale approccio all’ arte, essendo stata poi in futuro
indirizzata verso un percorso di studio distante dall’arte e dalla pittura,
porto con me il bagaglio formativo dei miei primi anni di studi artistici.

Quando compii dieci anni l mi regalarono un cavalletto, una tela e dei
tubetti di colori primari. Dipinsi un paesaggio su una piccola tela, lo feci
incorniciare e lo conservo tutt’ora.

Durante l’adolescenza ho frequentato Corsi di pittura su tela a olio e
corsi di decorazione su ceramica

E nel corso degli anni mi sono sempre dedicata all’arte dipingendo e
sperimentando varie tecniche pittoriche.

Nel 1992 e nel 1993 partecipazione
ai primi Concorsi di Pittura “Premio Internazionale “Contea di Bormio” ottenendo
in entrambi gli anni riconoscimenti (Premio Segantini)

Tra il 1997 e il 2014 ho gestito
un Laboratorio nel quale mi occupavo anche di decorazioni artistiche su
svariati materiali: tela, ceramica, vetro soffiato, legno etc.

Finalista – Premio
Fabrizio de Andrè anno 2023

Mostra Collettiva a Roma presso Borgo Pio Gallery “Pop o Non Pop,
Questo è il problema” dal 4 agosto 2023 al 28 agosto 2023

Mostra Collettiva a L’Aquila “Contemporaneo- Appunti di Viaggio
dal 07 al 10 settembre 2023.

Mostra Collettiva a Brera (MI)
presso Concept Art  “Il Ritratto” dal 28
ottobre 2023 al 06 novembre 2023.

Premio ricevuto in data
07.03.2024 – Concorso ARTI FIGURATIVE 2024

“ANTONELLO DA MESSINA” IX ed. PROMOSSO DALLA RIVISTA “IL
CONVIVIO” Diploma
d’onore
: Mariella Rinaldi (con opera Ultima cena)

 

Finalista del Premio
Internazionale LE ALI 2024
per la sezione Arti Visive (Pittura) L’opera
selezionata LA
GIOCONDA (rivisitazione)
esposta nella mostra collettiva a Villa Cuturi a Marina di Massa dal 22
giugno 2024 al 29
giugno 2024

Partecipazione con 9 opere alla Biennale
d’Arte di Vigevano
dal 08 aprile 2024 al 31 maggio 2024.

Mostra Collettiva a Frascati “Not Only Urban” col Patrocinio
del Comune di Frascati dal 21 giugno al 30 giugno 2024.

Mostra Internazionale Collettiva a Buenos Aires –
Argentina
 presso Pertutti Abasto dal 25 giugno 2024
(durata Mostra 2 mesi) organizzata e curata da Carlos Eduardo Vera
(Sophie Espacio de Arte)






























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