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Giuseppina Irene Groccia

Interviste

Intervista a Maria Flora Cocchi: il suo percorso tra fotografia, simbolismo e materia.

L’ArteCheMiPiace – Interviste

 
 
Intervista a Maria Flora Cocchi: il suo percorso tra fotografia, simbolismo e materia.
 
 
 
 
 
 
di Giuseppina Irene Groccia |25|Marzo|2025|
 

Maria Flora Cocchi si distingue nel panorama artistico contemporaneo per la sua peculiare sintesi tra fotografia e intervento digitale, un linguaggio che le consente di esplorare la dimensione simbolica delle immagini. La sua formazione accademica, unita all’esperienza nel teatro come costumista e docente di storia dell’arte, ha contribuito a definire una ricerca visiva che si muove tra memoria, figurazione e rielaborazione concettuale.

La sua poetica si fonda sulla volontà di oltrepassare la superficie dell’immagine per rivelarne l’essenza più profonda. La “figurazione simbolica” da lei adottata trasforma il dato reale in pretesto per una narrazione più intima e stratificata, in cui il processo di post-produzione diventa un mezzo di espressione fondamentale. Ogni sua opera è una costruzione meticolosa, spesso arricchita da elementi materici che ampliano la dimensione espressiva del lavoro. Questo dialogo tra digitale e materia, tra tecnologia e tradizione, rende il suo linguaggio artistico innovativo e personale.

Il percorso artistico di questa artista è in continua evoluzione, come lei stessa afferma. Il suo lavoro attuale, dedicato alla figura femminile nella storia, riflette il suo interesse per la cultura e la società. Attraverso la sua arte, indaga il ruolo della donna nelle diverse epoche, combinando ricerca storica e sensibilità visiva per offrire una rappresentazione profonda e significativa.

La sua partecipazione a eventi espositivi come Everland Art conferma il valore della sua ricerca e l’importanza del confronto con altri artisti. La sua opera “Delicato equilibrio” affronta il tema dell’ecosostenibilità, sottolineando come l’arte possa essere veicolo di consapevolezza e responsabilità ambientale. Qui, la trasformazione del dato reale – tronchi d’albero reinterpretati attraverso la fotografia e l’inserimento di materiali naturali – si fa metafora della necessità di armonizzare sviluppo e conservazione.

 

 

 
 
 
 

Per comprendere meglio il suo percorso e il significato delle sue opere, è interessante esplorare le parole dell’artista stessa attraverso un’intervista che approfondisce le sue ispirazioni, le tecniche e la visione che guida la sua produzione artistica.

 
 
 

Puoi raccontarci come hai iniziato
il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti
ha spinto verso l’arte?

 

L’ arte mi ha sempre accompagnato nella mia formazione,
poi come docente di disegno e storia dell’arte e come costumista teatrale.

 

Qual è il
tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue
opere?

 

Prevalentemente
le mie opere tendono a far emergere e conoscere, attraverso una realtà iconica,
il senso più profondo del rappresentato …… l’oltre dell’ immagine, l’essenza.

 

Come
descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel corso del tempo?

 

La mia opera
è “Figurazione simbolica” dove l’immagine, il dato oggettivo è il pretesto
estetico per raccontarmi. Amo entrare dentro l’immagine per interpretarla,
cambiarla e assemblarla con altri contenuti visivi: il risultato è una EMOZIONE
VISIVO-DIGITALE.

 



 

 

La tua tecnica prevede un
meticoloso lavoro di post-produzione che trasforma la fotografia in qualcosa di
unico. Qual è il momento in cui senti che un’opera è davvero completa? Hai mai
la sensazione che potresti continuare a modificarla all’infinito?

 

Succede spesso che le mie opere
siano soggette a interventi di ampliamento espressivo; per questo inserisco
elementi materici per la loro valenza comunicativa.

Le mie opere sono un continuo
divenire di espressioni aggiunte.

 



 

 

Dopo anni come costumista e
docente, sei tornata alla fotografia con un linguaggio tutto tuo. Come è stato
questo passaggio e in che modo le tue esperienze precedenti hanno influenzato
il tuo modo di creare oggi?

 

L’accostamento alla dimensione
della fotografia ha avuto origine nella frequentazione di un corso fotografico
base. La mia curiosità innata, la fantasia compositiva e la cultura artistica
hanno fatto il resto.

 



 

 

Il tuo lavoro richiede una grande
fusione tra pensiero concettuale e abilità tecnica. C’è un aspetto che trovi
più stimolante e uno che, invece, ti mette alla prova ogni volta che inizi un
nuovo progetto?

 

Il
pensiero concettuale, che da significato ad ogni mia scelta del rappresentato,
fluisce in maniera spontanea e costruttiva dietro un semplice stimolo di
ricerca. L’aspetto che più mi mette alla prova, è la scelta tecnologica da
applicare.

 



 

Quali sono le principali fonti di
ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze
personali che hanno influenzato particolarmente la tua visione?

 

Fonte di ispirazione
sono i personaggi storici in generale, la mitologia greca e le principali
correnti artistiche.

 

Qual è il processo creativo che
segui per realizzare le tue opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei
particolarmente affezionato?

 

Sento di dire che il processo
creativo delle mie opere si allinea con la visione aristotelica del divenire.
Il punto di partenza è la realtà tangibile che si eleva a concetto, ad un
perché, che determina le scelte successive delineando un contenuto.

 



 

Preferisci lavorare su tela in
solitudine o trovi ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o
eventi d’arte?

 

Sicuramente i contesti collettivi
arricchiscono di impulsi creativi non trascurabili e appaganti. La
realizzazione, invece, del prodotto artistico, richiede concentrazione, ricerca
di informazioni e dettagli che preferisco svolgere in maniera autonoma.

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e
il pubblico? In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il
tuo lavoro?

 

Il pubblico riveste un ruolo molto
importante perché ogni osservazione e commento, mi restituisce l’esattezza
della mia proposta comunicativa.

 



 

 

C’è un’opera, tra quelle che hai
realizzato, che consideri particolarmente significativa per te? Puoi
raccontarci la sua storia?

 

“Bellezza negata” (2016) fa
riferimento al problema sociale del femminicidio. Ho costruito uno spazio
prospettico, ho inserito come simbolo femminile il volto di una scultura
“spaccato a metà” (la realtà). Il pavimento in basso è attraversato da una
striscia rossa come il sangue. Il prospetto, è una serie di quinte, dove quella
a destra contiene l’immagine dalla scultura intera il cui messaggio è: “è
possibile uccidere una donna, ma il suo ricordo rimane vivo nella memoria”.

L’opera è stata pubblicata in
“l’èlite” selezione d’arte 2019.

 

 

Come vedi il ruolo dell’arte nella
società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo
ruolo?

 

Penso che ogni forma di arte
contribuisca in maniera efficace e soggettiva a risvegliare e sollecitare
emozioni. Anche la mia, ho il piacere di constatare che sollecita emozioni,
risveglia competenze culturali passate, attualizzandole e ricollocandole nel
contesto odierno.

 



 

Quali sono le maggiori difficoltà
che hai affrontato come artista e come le hai superate?

 

La mia attività artistica è
partita da un bisogno intrinseco della mia persona a livello espressivo.
Sentivo la necessità di rappresentare ed esprimere i miei saperi e le mie
sensibilità. Non ho avuto alcuna difficoltà.

 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il Leone. Cosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

 

La
partecipazione a mostre collettive permette e apre ad un confronto e
arricchimento reciproco.

 



 

In che modo hai deciso di
presentare la tua arte all’interno di questo percorso espositivo e quali opere
hai scelto di esporre? Ci puoi raccontare il processo creativo che ti ha
guidato nella loro realizzazione e se c’è un significato o un messaggio
particolare che volevi trasmettere attraverso di esse?

 

Il
titolo del percorso espositivo “EverlandArt” ha sollecitato in me il concetto
della difesa dell’ambiente e della custodia del creato. L’opera si intitola
“Delicato equilibrio” tra sviluppo e conservazione. L’oggi ci mostra come il
progresso dell’uomo, sicuramente positivo, deve comunque, tenere conto
dell’ambiente. Per la realizzazione dell’opera, mi sono ispirata a delle
sculture (realizzate in occasione di un evento artistico, “Icastica” ad Arezzo)
rappresentanti tronchi di albero con inseriti dei volumi realizzati in gesso
bianco. Una volta fotografati, li ho riportati, attraverso interventi
fotografici, al loro aspetto naturale; successivamente li ho collocati in un
prato che, con aggiunte di elementi materici quali cortecce, muschio etc.
contribuiscono a conferire all’opera un aspetto realistico con sottolineature
luminose personali.

 

Quali progetti o obiettivi hai per
il futuro? Ci sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

 

Il progetto a cui sto lavorando, riguarda
la figura femminile nella storia: la donna dal punto di vista estetico-formale,
sociale-antropologico, psicologico-domestico etc. la mia indagine parte
dall’Antico Testamento fino ai giorni nostri. Di ogni epoca ho scelto una
figura femminile che ha suscitato in me interesse, approfondito poi, da ricerca
e letture. La tecnica utilizzata è fotografia in post-produzione con
inserimenti materici.

 

 

 

 

 

 

Contatti

 

Email maria.cocchi@libero.it

 

 

 

 

 

 

 

Maria Flora Cocchi nasce e vive ad Arezzo. Docente di Disegno e Storia dell’Arte, ha ottenuto l’abilitazione anche in arredamento, scenografia e scenotecnica. La sua esperienza nel teatro, in qualità di costumista, l’ha portata alla pubblicazione de L’Abbigliamento nel volume Storia Comparata dell’Oreficeria, edito dal Centro Affari di Arezzo.

Nel corso della sua carriera, ha affinato la tecnica fotografica e ha esplorato nuovi linguaggi espressivi attraverso l’uso del digitale. L’incontro tra fotografia e computer ha rappresentato per lei una svolta creativa, aprendo nuove prospettive artistiche.

Questa passione l’ha condotta alla realizzazione di opere esposte con successo, ma soprattutto le ha permesso di confrontarsi con altre realtà artistiche, arricchendo il suo percorso e ampliando la sua visione figurativa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

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ArteLetteratura

Guillaume Apollinaire e i Calligrammi – Quando la Poesia si Trasforma in Arte

Guillaume Apollinaire e i Calligrammi

 

Quando la Poesia si Trasforma in Arte

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |21|Marzo|2025|

 

Immagina di sfogliare un libro di poesie e, invece di trovare righe ordinate di versi, ti ritrovi davanti a una Torre Eiffel fatta di parole, una pioggia di lettere che scende sulla pagina, una colomba che prende il volo in un intreccio di sillabe. No, non è un esperimento grafico contemporaneo, ma il frutto della mente di Guillaume Apollinaire, uno dei poeti più visionari del XX secolo.

Apollinaire non si limitava a scrivere: disegnava con le parole. Le sue poesie non erano solo suoni, ma immagini, forme, esperienze visive che rompevano gli schemi della scrittura tradizionale. Li chiamava Calligrammi, e con essi ha trasformato la poesia in una forma d’arte visiva, anticipando tutto quello che oggi vediamo nei poster tipografici, nelle grafiche pubblicitarie e persino nei post sui social media.

 

 

Apollinaire era un poeta, certo. Ma era anche un ribelle, un innovatore, uno che non aveva paura di mescolare i linguaggi. Frequentava Picasso, Braque, Matisse, viveva immerso nelle sperimentazioni cubiste e futuriste, e voleva portare lo stesso spirito nella poesia.

Perché la scrittura doveva rimanere prigioniera della riga dritta? Perché i versi non potevano seguire il movimento del pensiero, proprio come accadeva nella pittura cubista?

Così nacquero i Calligrammi, poesie che non si leggono solo con gli occhi, ma anche con lo sguardo. Le parole si dispongono sulla pagina in modo da evocare il loro stesso significato. La forma non è più un semplice contenitore, ma diventa essa stessa parte del messaggio.

 

 

 

 “Il pleut” (Piove) – La Pioggia di Parole

Immagina una finestra bagnata dalla pioggia. Ora immagina che quelle gocce siano parole, frasi sospese nel vuoto. “Il pleut” è una poesia dove i versi scivolano lungo la pagina in righe inclinate, proprio come gocce d’acqua. È malinconia pura, è un paesaggio visto attraverso un vetro appannato.

 

 

 

 

 “La Tour Eiffel” – La Poesia del Futuro

Una delle sue poesie più celebri prende la forma della Torre Eiffel. Parigi, la modernità, il progresso: tutto concentrato in una silhouette fatta di parole. È un omaggio alla città che amava, ma anche un modo per trasformare un’icona architettonica in un monumento letterario.

 

 

 

 

 

 

 “La Colombe et le Jet d’eau” (La Colomba e il Getto d’Acqua)

Qui le parole si intrecciano per dare vita a una colomba in volo e a un getto d’acqua. Un simbolo di leggerezza e fluidità, che racconta il movimento stesso del linguaggio.

 

 

 

 

“Lettre-Océan” – Onde di Parole

Un mare in tempesta, un caos di lettere che si dispongono come un flusso inarrestabile. In questa poesia Apollinaire sperimenta ancora di più, rompendo le linee, spezzando le frasi, giocando con gli spazi bianchi.

 

 

Pensaci un attimo: oggi siamo circondati da parole che diventano immagini. Dai font artistici che vediamo nei loghi, ai testi che prendono forme grafiche nelle pubblicità, fino ai post di Instagram che giocano con la tipografia. Apollinaire l’aveva già capito un secolo fa.

I Calligrammi non sono solo un esercizio di stile, ma un modo rivoluzionario di comunicare. Sono poesia che non si limita a essere letta, ma vuole essere vista e vissuta.

E forse, in fondo, il messaggio più grande di Apollinaire è proprio questo: le parole non devono mai stare ferme. Possono danzare, scivolare, esplodere, prendere forma. Basta avere il coraggio di lasciarle libere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Interviste

Fabry Art trasforma l’emozione in materia e il colore in linguaggio

 

Fabry Art trasforma l’emozione in materia e il colore in linguaggio

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |12|Marzo|2025|

 

Fabry.art, all’anagrafe Fabrizio Gentilini, si impone sulla scena artistica contemporanea con un linguaggio vivido e istintivo, in cui l’astratto diventa terreno di esplorazione e ricerca interiore. Il suo percorso, caratterizzato da una genesi spontanea e da un’autodidattica intuitiva, si rivela come una dichiarazione di libertà creativa, lontana dalle gabbie accademiche e dalle convenzioni precostituite.

Il suo lavoro si nutre di sperimentazione e di un uso disinvolto dei materiali, unendo tecniche diverse con un’abilità che spazia tra il caso e il controllo. L’iniziale fascinazione per la Pouring Art lascia presto spazio a una pittura più meditata, dove il gesto non è mai casuale, ma il risultato di un equilibrio tra emozione e progettualità. Fabry.art lavora la materia con un’attenzione quasi scultorea, avvalendosi di supporti inconsueti, dell’incorporazione di sabbia, gesso e resina, fino all’uso evocativo del caffè, che aggiunge un senso di vissuto alle sue opere.

Il colore, protagonista indiscusso della sua ricerca, non è mai semplicemente steso sulla tela, ma viene fatto scivolare, dosato, stratificato fino a costruire composizioni che sono riflessi dello stato d’animo dell’artista. I contrasti cromatici, le sfumature materiche e le finiture lucide contribuiscono a una narrazione visiva che rende un’interpretazione univoca, invitando l’osservatore a rallentare, a guardare dentro, a cogliere l’invisibile sotto la superficie del visibile.

La dimensione interiore è infatti centrale nella poetica di questo artista. Il suo sguardo non si sofferma sul caos esterno, ma si rivolge verso l’introspezione, verso la ricerca di uno spazio personale in cui il tempo e il silenzio assumono valore. Ogni opera è il risultato di una tensione tra il bisogno di esprimere e la necessità di ascoltare il proprio sentire. Questa visione si traduce anche nel rapporto con il pubblico: le sue opere non cercano una comprensione immediata, ma aspirano a suscitare domande, a stimolare una riflessione che vada oltre il semplice impatto estetico.

‘Il sorriso della luna’, opera selezionata per l’evento ‘Everland Art – Percorsi di ricerca’, rappresenta un momento di sintesi e maturità nel suo percorso. L’artista costruisce un’opera densa di significato, dove il dialogo tra forma e materia assume una valenza esperienziale, e la superficie diventa luogo di stratificazioni visive e tattili. La scelta cromatica, calibrata e mai arbitraria, si fa portatrice di un messaggio di evasione, di sospensione temporale, di rivelazione interiore.

 

Fabry.art si muove in un territorio in cui l’arte non è mai statica, ma è un viaggio continuo, un interrogarsi incessante sulle possibilità espressive della materia e sul rapporto tra emozione e forma. Se il futuro del suo percorso sarà segnato da ulteriori sperimentazioni e nuove contaminazioni stilistiche, una cosa appare chiara: la sua pittura continuerà a essere un’estensione autentica del suo sentire, un riflesso sincero di quel dialogo silenzioso tra l’artista e il proprio mondo interiore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Puoi raccontarci come hai iniziato il
tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha
spinto verso l’arte?

 

Be’ posso
dire che nella mia famiglia non sono l’unico ad essere portato verso ciò che si
intende per arte, ce lo abbiamo un po’ nel sangue.

Quello che
posso affermare con certezza è che sono stato l’unico ad appassionarmi in
maniera concreta, più seriamente se così si può dire.

Questa mia
attitudine è emersa in maniera palese durante l’isolamento dovuto al Covid , in
cui , nostro malgrado, avevo a mia disposizione una tra le più importanti
risorse, il tempo.

Pur non
avendo mai intrapreso studi specifici, la creatività e la manualità non mi sono
mai mancate infatti la pittura non è il mio unico modo di esprimermi. (Sbircia
sul mio account Instagram.)

All’inizio
ero interessato alla Pouring art, tecnica che consiste nel versamento di colori
mediante alcuni strumenti come ad esempio una tazza, piuttosto che un colino
per la pasta o addirittura con il phon per capelli, al fine di ottenere motivi
e mix di colori casuali ma molto interessanti.

Ma questa
tecnica non mi rispecchiava, non riuscivo ad esternare quello che avevo dentro,
cosicché pian piano la abbandonai per progetti più comunicativi ed
interessanti.

 

Qual è il tema o il messaggio principale che
cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

 

Non ce n’è uno
specifico.

Dipende dall’opera.

Dipende dalla
circostanza, dal mio stato d’animo in quel preciso momento.

Dipende da quello che
vorrei avere in quel momento ma che mi manca. Per esempio più tempo, più libertà,
più silenzio, più rispetto tra le persone.

La mia attenzione è per
il più delle volte rivolta all’ interno di me.

Quello che c’è fuori
ormai posso dire che lo conosco, e per lo più è caos.

Travolti dalla routine
della quotidianità e inseguendo falsi ideali mi sembra che ci stiamo un po’
perdendo perché diamo eccessiva importanza a cose che secondo me, tutta questa
importanza non ce l’hanno d’altronde Einstein in proposito disse ‘ Non tutto
ciò che può essere contato conta, e non tutto ciò che conta può essere
contato’.

Rallenta e guarda
dentro.

Questi sono i valori
che voglio comunicare a chi guarda le mie opere.

 

Il tuo stato d’animo guida la tua arte:
come influenzano le emozioni il modo in cui scegli colori, tecniche e materiali
per le tue opere?

 

Le emozioni
sono fondamentali, sono tutto. Un’emozione è quello che voglio trasmettere,
come quando mangi una cosa gustosissima che guardi con gli occhi, senti con il
naso e assapori con la bocca.

L’emozione è
l’ispirazione.Mi fa capire ciò che voglio rappresentare ma la tecnica da
adottare e la scelta dei colori è una progettazione accuratamente studiata che
non lascia niente al caso e che riesca a rappresentare l’opera nella maniera
più appropriata possibile.

Altre volte
invece capita che sia l’intuito e la sperimentazione a guidarmi, come in questo
caso specifico.

La scelta del
supporto, legno piuttosto che tela, impatto visivo, quindi sabbia e gesso per
un effetto di maggior rilievo, l’uso del caffè per mettere i colori in contrasto
e la resina epossidica come finitura.

Devo dire che
mi sono molto divertito, perché ho messo in campo tutte le mie competenze ed ho
sperimentato.

 

 



 

 

Sperimentare e mescolare tecniche è una parte
fondamentale del tuo processo creativo. C’è una combinazione di materiali o
stili che ti ha sorpreso particolarmente per il risultato ottenuto?

 

 

Be’ si come
dicevo questo lavoro è stata per me una splendida sorpresa.

Rispetto ad
altri lavori che ho realizzato in maniera più canonica, questo astratto è stato
per me una piacevole scoperta, quasi una rivelazione proprio per la mescolanza
di materiali e di tecniche usate che mi hanno condotto al di là delle
convenzioni, oltre la mia zona di confort. Potrei dire che ho osato e
l’esperienza è stata di mio gradimento.

 

 

Qual è il processo creativo che segui per
realizzare le tue opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente
affezionato?

 

La meditazione mi aiuta
molto.

Mi permette di
processare le idee e le intuizioni, al fine di disporle in maniera coerente per
poter mettere in pratica ogni successivo step indispensabile alla realizzazione
dell’opera.

 



 

 

Preferisci lavorare su tela in
solitudine o trovi ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o
eventi d’arte?

 

Lavoro da solo.
Assolutamente.

Non essendo
questa la mia attività principale, almeno per il momento, per lo più lavoro la sera,
quando tutto tace, quando le mie principesse (mia moglie e la nostra bambina) riposano.
Allora mi godo il momento, perché è solo mio e mi dedico a quello che mi piace fare.
Dipingere. Si fa tardi in un attimo.

Dagli eventi
collettivi si prendono comunque suggerimenti, ispirazioni, si fanno conoscenze
con altri artisti. Li trovo molto utili e stimolanti perché è sempre  un momento di confronto tra menti pensanti.
Penso che siano indispensabili per la crescita di un artista.

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico?
In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

 

Il modo che ognuno di
noi ha di esprimersi attraverso l’arte è soggettivo.

L’arte può essere
compresa oppure no. Il pubblico, e parlo dei non addetti ai lavori quindi della
massa, guardano la foresta ma non vedono gli alberi.

Come fai a spiegare
Pollock ad una persona comune!

Quindi alle persone
piace quello che c’è in superfice, quello che vedono, non quello che c’è sotto
i colori. E il messaggio rischia di rimanere in secondo piano.

Sei fortunato se
qualcuno ti chiede spiegazioni, che vanno oltre il visibile!

Detto questo, senza
voler sminuire o mancar di rispetto a nessuno, per quanto mi riguarda, le critiche
sono sempre ben accette.Servono a migliorarsi e a crescere, ma il percorso
artistico appartiene solo all’artista e a lui soltanto.

Sarebbe sbagliato
lasciarsi influenzare dalle reazioni del pubblico.

Paradossalmente
Cattelan ha venduto una banana attaccata con lo scotch per qualche milione di
euro.

Quindi è vero tutto e
il contrario di tutto.

 

 

 

 

 

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che
consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

 

Direi importante e
significativa. E’ una di quelle alla quale tengo maggiormente.

Accadde lo scorso anno
in occasione della mostra ‘Le Magie dell’Erotisme’ presso la galleria ‘Il
Leone’.

Quando Claudia mi
propose di partecipare alla mostra inizialmente rifiutai. Non era un soggetto
che rientrava nelle mie corde ….. non mi interessava.

Qualche giorno dopo,
mentre aprivo il cassetto del comodino per indossare una maglietta, ma ne
trovai una davanti, ma non una a caso. Era una maglietta che raffigurava un
disegno di Milo Manara intitolato ‘La Prudenza’.

Rimasi attonito quasi
sbigottito perché non mi ricordavo nemmeno di averla, ne dove l’avessi
comprata, e neppure da quanto tempo fosse lì. Ma era lì e chissà da quanto
tempo forse solo in attesa di riemergere per quella circostanza.

Interpretai questa
accadimento come un suggerimento e ne fui talmente colpito che decisi di
raffigurarla.

La cosa più significativa
fu che man mano che la disegnavo mi innamoravo di lei, del suo sguardo
penetrante, della sua espressione ammiccante, delle sue linee sinuose.

Mi presi una cotta per
quella ‘ragazza’ mi batteva il cuore mentre la dipingevo e ancora oggi quando
ci passo davanti non posso fare a meno di toccare il quadro.

Di sfiorare lei.

Non so se considerarmi
un folle per questa cosa!

 



 

 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il Leone. Cosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

 

La spinta che mi ha
indotto a candidarmi è stata quella di capire se potevo essere all’altezza di
un evento di rilievo come questo.

Una sfida lanciata a me
stesso.

E devo dire che il
fatto di essere selezionato mi ha galvanizzato parecchio, ma partecipo comunque
senza particolari aspettative personali perché di rado va come ci aspettiamo
che vada, per la precisione mai. Anche la vita non la affronto più facendomi
delle aspettative, ma cerco di pendere sempre il meglio da quello che viene

Vado invece con la
certezza di arricchire il mio bagaglio di esperienza, ti tornare a casa più
ricco di amicizie, di conoscenze e il confronto con altri artisti non può che
essere di reciproco vantaggio. Questa è la cosa più bella secondo me.

 

In che modo hai deciso di presentare la
tua arte all’interno di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di
esporre? Ci puoi raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro
realizzazione e se c’è un significato o un messaggio particolare che volevi
trasmettere attraverso di esse?

 

 

L’opera che esporrò ‘Il
sorriso della luna’ è la prima di questo genere che preparo ed ha richiesto uno
studio accurato di forme, colori, ed equilibrio.

Sicuramente proprio
perché i miei sforzi sono stati premiti che sento delle vibrazioni positive per
questo evento.

Il percorso che ha
portato alla realizzazione di questa opera ha richiesto l’uso di tutte le mie
competenze.

L’uso delle sabbia e
del gesso per conferire un aspetto più materico alla superfice che avrebbe
accolto il colore, permette anche di sostenere una esperienza tattile
dell’opera. L’uso del caffè conferisce un aspetto vissuto, a questo lavoro che
vuole essere non nuovo, non appena fatto, ma con una storia da raccontare.

La scelta dei colori,
del rosso violaceo del giallo ocra, del vermiglione in contrasto tra loro ma
che si amalgamano in maniera coerente, rendono questa opera diversa da tutto
quello che ho fatto finora.

L’uso della resina
epossidica per la finitura, dona quel punto di luce in contrasto con i toni dei
colori più scuri al di sotto di essa.

‘Il sorriso della luna’
è una via di fuga.

Dedicato a tutti quei
momenti ordinari vissuti in posti straordinari.

A quei rari momenti in
cui ‘Sei Tu’……

Solo Tu e basta.

 



 

Quali progetti o obiettivi hai per il
futuro? Ci sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

 

Mi piacerebbe
approfondire il tema dell’astratto, ma anche perfezionarmi nel figurato ed
esplorare tematiche di attualità che riguardano il mondo di oggi e di quello
che verrà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Contatti

 

Email fab.gent69@gmail.com

Facebook Fabrizio Gentilini

Instagram fabry.art.design

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fabry.art.design è un artista contemporaneo che ha fatto dell’esplorazione materica e cromatica il fulcro della sua ricerca pittorica. Il suo percorso artistico nasce in maniera spontanea, spinto da un’urgenza espressiva emersa con particolare forza durante il periodo di isolamento dovuto alla pandemia. Pur non avendo intrapreso studi accademici specifici, ha affinato una sensibilità estetica che lo porta a sperimentare senza limiti, mescolando tecniche, materiali e supporti in un processo creativo sempre in divenire.

Inizialmente attratto dalla Pouring Art, si è poi allontanato dalle logiche casuali di questa tecnica per sviluppare un linguaggio più strutturato e personale. L’astrazione rimane la sua dimensione prediletta, un territorio in cui emozione e gesto pittorico si fondono in composizioni intense e vibranti. L’uso di materiali non convenzionali, come la sabbia, il gesso, il caffè e la resina epossidica, conferisce alle sue opere una forte dimensione materica, arricchendole di suggestioni tattili e visive.

Fabry.art.design lavora prevalentemente in solitudine, nella quiete della notte, quando il silenzio gli permette di immergersi completamente nel processo creativo. La sua arte nasce da un’esigenza intima, dalla necessità di tradurre in immagini le proprie emozioni e riflessioni. I suoi lavori si configurano come inviti all’introspezione, suggerendo una pausa dalla frenesia del quotidiano per riscoprire il valore del tempo e della percezione interiore.

Attualmente, è tra gli artisti selezionati per ‘Everland Art – Percorsi di ricerca’, un evento espositivo organizzato dall’Associazione Culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio in collaborazione con la Galleria d’Arte ‘Il Leone’, dove presenta ‘Il sorriso della luna’, opera che segna un importante punto di svolta nella sua evoluzione artistica. Il suo obiettivo è continuare a esplorare il potenziale espressivo dell’arte astratta, senza precludersi incursioni nel figurativo e in tematiche di attualità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.

 

Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.

 

 

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Interviste

Teresa Saviano – tessere emozioni e scolpire pensieri attraverso la bellezza e la riflessione

  L’ArteCheMiPiace – Interviste

 

 

 

 

 

tessere emozioni e scolpire pensieri attraverso la bellezza e la riflessione

 

Teresa Saviano

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |11|Marzo|2025|

 

Teresa Saviano, figlia di Posillipo e della lava del Vesuvio, è una tessitrice di mondi. La sua arte non è mai statica, ma un fluire incessante di forze contrastanti, un incontro tra le radici ardenti della sua terra natale e la frescura cosmopolita che Parigi le ha donato. Ogni sua opera è il risultato di un alchimia silenziosa: il tessuto, nelle sue infinite varianti, diventa sostanza vivida, trasformandosi in un linguaggio che non teme di essere ambivalente, sfuggente e mai definitivo.

La sua storia è quella di una ricerca incessante, di un’emozione che prende forma attraverso il contatto con il materiale, modellandosi sotto le mani con una gestualità che proclama l’istinto e la riflessione. Teresa non si piega a un solo stile, ma afferra il filo dell’arte tessile con un’energia che rompe gli schemi con una forza inarrestabile.  il collage di stoffa, l’incollaggio di cuoio, l’utilizzo di tecniche non ortodosse come la fotocopiatrice a getto d’inchiostro sul tessuto, sono segni di un’arte che respinge i limiti e abbraccia l’ibridazione, la contaminazione.

Ogni sua creazione diventa un racconto, una narrazione fatta di contrasti: il cuore e l’occhio, il paesaggio e il ritratto, l’apparire e l’essere. Ogni opera è un grido muto di storie mai raccontate, mai concluse. Con una lucidità critica che va oltre il semplice atto estetico, Teresa esplora le profonde fratture del nostro tempo, in un dialogo con il pubblico che è sempre e comunque un confronto. Non sono solo i materiali a parlare, ma la loro storia, il loro passato, il loro destino di essere trasformati.

Le sue opere non si lasciano incasellare, non appartengono a una scuola né a una tendenza, ma sono la materializzazione di una ricerca che scava nel profondo delle contraddizioni del nostro mondo. La sua arte è disposta a fare i conti con la solitudine della creazione, ma non rinuncia mai alla critica, al confronto con la società, con l’universo femminile, con le sue memorie e le sue trasformazioni.

In un tempo in cui il linguaggio dell’arte si frantuma, perde coerenza e forma, Teresa Saviano ci offre una visione che si fa esperienza tangibile, una sinfonia sensoriale che pulsa di emozione. La sua arte, potente e al contempo delicata, eleva ogni filo, ogni piega, a manifesto di una bellezza che non si accontenta di essere soltanto apparenza, ma si trasforma in pensiero, sfida intellettuale e ricerca incessante di verità.

 

L’intervista a Teresa Saviano ci porta nel cuore della sua arte, un mondo in cui il tessuto diventa materia  e la creatività non ha confini, ma si nutre di emozioni, intuizioni e contrasti tra il passato e il presente, tra la sua terra natale e la città che l’ha adottata.

 

 

Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso
artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso
l’arte?

 

L’arte mi accompagna da che ho memoria, mio padre amava
spennellare e credo che per emulazione ciò mi abbia spinto a familiarizzare con
il pitturare, la curiosità che mi è caratteristica hanno fatto il resto. Ho
sperimentato il disegno, l’acquarello o la pittura già da bambina, ma perdevo
presto interesse. Poi per soddisfare il mio bisogno creativo ho sperimentato
nuovi metodi meno ortodossi e limitativi finché
ho avuto il colpo di fulmine per i tessuti.

Una frase mi rappresenta: la maniera in cui organizzi la
materia, rende gli oggetti vivi … 

È esattamente ciò che provo ed in più, il tessuto “mi
parla” ancor prima che io sappia cosa farne

 

 

Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di
comunicare attraverso le tue opere?

 

Non ho un tema o un messaggio o per meglio dire, non uno
soltanto!

Sono una chiacchierona nella vita e l’arte è un linguaggio
che parlo con la stessa disinvoltura. Per questo posso avere molti messaggi ed
altrettanti temi.

 

 

 

 

Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è
evoluto nel corso del tempo?

 

Non sapevo nemmeno di avere uno stile finché ho scoperto che
c’era una corrente alla quale potevo essere associata : la fiber art. 
In realtà non sento di associarmi allo  stile se non per utilizzazione del tessuto. Ho avuto modo di visitare varie esposizioni di grandi
artiste della textile art ma, pur ammirandone il lavoro, non mi donano alcun
senso di appartenenza. Non tesso le fibre, lo associo, i pezzi si uniscono e
prendono forma talvolta in uno stato di estraneità a me stessa e a tutto il
resto che mi circonda se non alla realizzazione di un quadro. Ultimamente ho
associato ai tessuti del cuoio, modellandolo a caldo, cosa che mi soddisfa per
dettagli che ho voglia di evidenziare.

 

Nel tuo lavoro, il tessuto diventa memoria, relazione e
narrazione. C’è un materiale o un tipo di tessuto che senti particolarmente
affine alla tua storia personale o al tuo percorso artistico?

 

Difficile dire quale “figlio” si ami di più. Tutti sono amati differentemente ma con la stessa intensità.
Tutti mi parlano di ciò che possono diventare, mi affascinano mi stimolano. 
Trasformare materiali semplici in opere dense di significato
è un tratto distintivo della tua arte. 

 

 

 

Quanto è importante per te l’aspetto
manuale e artigianale nel processo creativo, e come si intreccia con la tua
ricerca concettuale?

L’importanza della manualità nella mia vita, come nell’arte
è la conditio sine qua non. 
Io tocco prima con gli occhi, l’immaginazione proietta le
possibilità ipotetiche legate alla materia, le mani fremono nell’attesa del
tocco del taglio della sensazione
  fresca
e sgradevole della colla,
  dell’emozione
della resa. Tutto e legato ai sensi. Tutto è pathos.

 

Il tuo percorso unisce Napoli e Parigi, due città ricche di
storia e cultura. In che modo questi due mondi influenzano la tua poetica e il
tuo approccio all’arte tessile?

 

Mi sento talmente
impregnata di napoletanità, che ho idea di essere  un ossimoro vivente, eppure, Parigi è casa. Guardo il cielo blu e mi sento felice !  e questa felicità che assorbo dalle finestre
del mio minuscolo appartamento sottotetto, lo trasmetto sulle opere nei tessuti
in tutto ciò che tocco come un Mida. Ma le mie origini vesuviane tra mare e
vulcano
  vengono in superficie e si
mescolano prepotentemente au ciel bleu de Paris. Ecco, così è come sono e così
è come sento.

 

 

 

 

Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo
lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato
particolarmente la tua visione?

 

La mia principale fonte di ispirazione sono i tessuti, i
fili, le infinite possibilità di mescolanza. Quando entro in un negozio di
stoffe, cerco di concentrarmi sui bisogni che mi hanno spinto li, devo forzarmi
ad una scelta di criterio, violentarmi per non comprare tutto, filare alla
cassa a testa bassa senza più guardare i rotoli
   ammonticchiati gli uni sugli altri  promessa di possibilità meravigliose,  per pagare ed uscire! È difficile spiegare come tutto ciò che vedo solleciti la
mia immaginazione, è come essere in mezzo alla folla ed essere chiamata da
tutte le parti ! Non è piacevole. DEVO uscire ad un certo momento perché sto
male. Poi fuori comincio a chiedermi se non avrei forse dovuto prendere il blu
anziché il rosso o entrambi … sono gli strascichi del malessere. Mi ci
vogliono dei giorni per ritornare alla “normalità “. Nel frattempo
che “l’adrenartina” si abbassa, confido al registratore tutte le mie
idee, altre le scarabocchio su pezzetti di carta che attacco un po’ dappertutto
” per non dimenticare!!

Caravaggio è un dio del pennello Edward Hopper ne è il poeta ma spinta alla riflessione per la tua questione, mi viene
fuori un ricordo ed una risposta: Antonio Ligabue (se vuoi il ricordo devi
porre la domanda ! Ah ah ah ah !!! )

 

Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue
opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?

 

La creazione è già “creata” nella mia testa quando
comincio a realizzarla. Naturalmente, nel pieno rispetto delle mia incongruità,
comincio in un modo e finisco con altro, ma senza rancore per ciò che era in
principio perché è ciò
  che mi emoziona
il finale. 
Parlare di rituali è un po’ complicato perché io sono una
“esuberante di energie” ed ho bisogno di canalizzarle tutte in varie
direzioni nello stesso arco di tempo. In breve significa che, mentre comincio a
dare posizione alle sagome di un quadro mi ricordo che ho un pezzo di stoffa
argento che sarebbe perfetto come vestito di cerimonia e vado a prenderlo per
cominciare a realizzarlo, però si da il caso

che ho in mente un nuova opera per cui ho bisogno di realizzare delle
sagome e quindi comincio un momento a portarmi avanti… poi ritorno indietro
al mio lavoro iniziale e mentre lo osservo e rifletto rifaccio un attimo il
letto poi vado ad attaccare qualche pezzetto… e mi sono fatta pure la rima
per farmi il verso !! In breve confesso pubblicamente di essere una
multifunzionale compulsiva e che li è impossibile fare una cosa alla volta:
almeno tre !!

 



 

Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi
ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?

 

Per carità! Sola. Silenzio.Questa la condizione ideale.

Magari ascoltare della musica, ma il mio fare deve essere
contestualizzato in un suono di fondo

che scelgo io! Dunque  o il
silenzio ovattato dei miei tappi per le orecchie o le cuffiette per la musica.

 

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo
il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

 

Secondo il mio concetto di arte, (è arte ciò che emoziona
n. d. r.) il ritorno del pubblico è essenziale!
 Come sostenevo prima, si
tratta di un dialogo senza il quale l’opera è un monologo sterile. Come
per ogni linguaggio, il dialogo è piacevole… purché non sia interpretativo
di arzigogolate spiegazioni di un non detto e non contestabile messaggio
nascosto. Sono dunque più sensibile (come all’orticaria!)
  ai critici d’arte con diritto di vita e morte
di un’/un artista.

 

 

 

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri
particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

 

Positano. Positano è il mio luogo del cuore. Sono nata in giugno ed a luglio passavo lì le mie prime
vacanze 
Per decenni, finita la scuola si partiva!

Per me era libertà, quella che non avevo a casa da genitori
molto rigorosi che però diventavano abbastanza permissivi nel villaggio di
mare. Via le scarpe io e mio fratello scorrazzavamo liberi a piedi nudi fino a
settembre! 
Eravamo un po’ le mascottes del nostro quartiere, come parte
di loro e questo rendeva speciali le nostre vacanze. Di più, il nostro vivere
lì mi faceva sentire positanese ed io adoravo essere parte di questo luogo. 
Questo luogo però sfugge ad ogni regola di riproduzione. Non
ho mai visto o letto qualcosa che non diventasse banale ai miei occhi o
all’udito. Persino Goliarda Sapienza (Rendez-vous a Positano ed. Il tripode n.
d. r.) non riesce a restituirmi il luogo.

Forse le opere di Ottavio Romano o di Athos Faccincani, ma
troppo ombroso l’uno e sbrilluccicante l’altro. Sono visioni, sono emozioni che
gli artisti cercano di restituire.

Il mio quadro è naïf, senza profondità, le scale accentuano
la
  verticalità del luogo, eppure sento
un centro di attrazione che mi emoziona profondamente e dona spessore e vita a
suoni e sapori. 
Al centro del quadro io sono nella chiesa e sento l’odore
dell’incenso, guardo il mare dalla finestra, sento il cicalio di linguaggi che
si mescolano, dono felice ed ho solo voglia di andare a tuffarmi

 

Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea?
Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

 

Un triste ruolo. Povero. Come i linguaggi decostruiti dei
giovani che ricordano le interruzioni sulla linea durante una telefonata.
Eppure nella brevità di sillabe acronime c’è un flash 
uno spot che si illumina e questo è di nome e di fatto un
linguaggio. Nuovo. Moderno. 
Tutte queste metafore per dire che nella neobabele dell’arte
è quasi impossibile trovare una voce guida. 
Ho l’abitudine di essere chiara e diretta belle mie
espressioni cosa che trasmetto anche nelle mie opere ma non per questo immagino
di avere più rilevanza di altri.

 

 

 

Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come
artista e come le hai superate?

 

Accettarmi come artista che mi sembrava di una arroganza
senza pari! Ho dovuto analizzare a fondo e lungamente i miei sentimenti, le
mie insicurezze fino a pervenire ad una presa di coscienza che ancora oggi mi
sorprendo a mettere in discussione! 
Ma insomma, sono un’artista… credo.

 

 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il Leone. Cosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e
quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi
possano  arricchire il tuo percorso
artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

 

Ho una totale fiducia nelle capacità della curatrice Maria
di Stasio
, ho già collaborato con lei in passato in occasione dell’ evento “Visioni” (Expo presso il tempio di Pomona –
Salerno n. d. r.) e mi intrigava “Percorsi di ricerca”. 
E quindi ho ricercato ed eccomi pronta alla nuova avventura!!

 

 

 

In che modo hai deciso di presentare la tua arte all’interno
di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di esporre? Ci puoi
raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro realizzazione e se
c’è un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso
di esse?

 

Parteciperò a questa esposizione con due opere simbolo del
mio lavoro. 
Un’opera sarà presente realmente l’altra virtualmente.

Nel primo caso ho elaborato ulteriormente un progetto che
avevo già realizzato in passato poi ne ho cominciato un altro
  pervenendo dopo varie modifiche alla
realizzazione finale.
  

Tutto questo preambolo per introdurre Ma Lisa se démasque.

 

 

Nella realizzazione del quadro ho sperimentato l’utilizzo
della fotocopiatrice a getto d’inchiostro… tieniti forte! …. sul tessuto!! Ho avuto mille pene perché la fotocopiatrice non voleva obbedire ai miei
bisogni ma  sono pervenuta dopo non poche
difficoltà a pezzi di tessuto impressi che ho dovuto incollare come toppe

Primo elemento: la copia

La copia del quadro della Gioconda che decido di truccare
con veri prodotti per il maquillage.

Il risultato è stato intrigante ed emozionante

Questo sguardo mi parla mi osserva tra dolcezza e derisione

Sono io che l’ho fatto così

Poi le ho dato i capelli: gonfi folti0! Ed una camelia
rossa nei capelli per essere un po’ Carmen un po’ Dame aux Camélias.

 

Secondo elemento: l’apparire e l’essere 

Infine la povera Lisa abbassa la maschera per dare libera
interpretazione ma sorniona conserverà il suo essere segreto.

La maschera e stampata a bassa  risoluzione di inchiostro su carta
fotografica come la mano da cui spiccano le unghie laccate (vero smalto ça va
sans dire!!
 ) 

Terzo elemento: la maschera

 

 

 

 

FEMINA FEMINAE LUPUS é un manifesto, un messaggio manifesto in cui evidenzio la
assenza di sorellanza
  tra donne. Ho
trasformato il famoso homo homini lupus (letteralmente l’uomo è un lupo
 per l’uomo) perché se è vera la versione
originale diretta all’uomo inteso come intera umanità, avevo bisogno, volevo
scendere nello specifico in seguito a molte riflessioni durate negli anni

Osservando il manifesto, realizzato su  polistirolo cartonato un po’ rovinato dal
tempo per donare l’impressione degli strati di manifesto che si scollano dal
muro.

Le mani sono fotocopie di mani tratte da opere  famose ben esplicite nella  loro gestualità. (non svelerò le fonti)
Ognuna ha un solo 
occhio come se fosse cieca dall’altro ed ogni occhio è
realizzato con tecniche differenti. C’è un po’ di tutto: disegno, carta, stoffa e pittura acrilica.

Una follia lo so!

 

Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi
ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

 

Il progetto a cui sto lavorando e che mi occupa a tempi
alterni, è legato alla riflessione dell’influenza della religione nel mondo
laico. Io sono atea agnostica e anticlericale ma mi rendo conto a che punto i
simboli della religione o in generali delle religioni, siano presenti in un
mondo che si definisce senza dio.

 

Per esempio “dio mio!” è una espressione innocua
di invocazione che è sulla bocca di tutti… pertanto è una invocazione ad una
entità superiore. Ecco. Io sto lavorando su questi simboli; alla fine avrò
decine di tele e mi toccherà farne una mostra ! E che tu torni ad intervistarmi
!! Ce la farò ?

 

“Che dio mi aiuti”! 

 

 

 

 

 

 

Contatti

 

Email sarterre@gmail.com

Facebook Teresa Saviano

Instagram teresa.saviano.art

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Teresa Saviano 

Nata a Posillipo cresciuta con i piedi nel lapillo
vesuviano, Teresa Saviano si identifica negli opposti di acqua e fuoco.  La sua carriera artistica comincia tardi, in terra
francese,  dove ha cominciato a dedicarsi
alla creazione di opere materiche accostandosi immediatamente all’Arte tessile. I suoi soggetti variano dai grandi cuori ai piccoli occhi
passando per ritratti e paesaggi; ognuno è rappresentato attraverso la tecnica
del collage di tessuti e fili reperiti negli stockage delle grandi firme del
settore internazionale. Tutto nasce per caso ed il passo è breve dalla prima
commissione-realizzazione alla prima esposizione virtuale nel 2023 (Expolatinadearte-Colombia). Segue il Primo premio della Biennale du Arte contemporanea
di Salerno
nella sezione arte ecosostenibile nello stesso anno.

Partecipa a varie
esposizioni sull’egida del maestro Giuseppe Gorga. Tra cui l’Expo la Grande Bellezza dove i suoi cuori
riscuotono grande ammirazione. Due delle sue opere sono in esposizione alla Galleria
Taimeless
di Taormina. Contemporaneamente realizza il gonfalone della sua città
d’adozione, Parigi, che offre alla Mairie del V arrondissement presso il
Pantheon, dove troneggia in permanenza per due anni. La sua arte interessa l’artista e Blogger d’arte Giuseppina Irene Groccia che ne fa una
valorizzante presentazione prima sul suo Blog L’ArteCheMiPiace e dopo nel suo magazine “ContempoArte”
nel maggio 2024. Da qui l’incontro con Maria di Stasio, curatrice d’arte, e
fondatrice di Athenae Artis, che la invita a partecipare nello stesso anno  all’esposizione d’arte a Salerno al tempio di
Pomona
. La sua fervente attività artistica é concentrata
attualmente su vari progetti futuri di cui, da buona napoletana, mantiene la
discrezione per scaramanzia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Arte

Le Muse nell’Arte Tra Ispirazione e Metamorfosi

 

Le Muse nell’Arte

 

Tra Ispirazione e Metamorfosi

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |08|Marzo|2025|

 

Ci sono giorni in cui è più opportuno riflettere su ciò che il ruolo della donna ha significato e continua a significare nel mondo dell’arte. L’8 marzo, giornata simbolo della lotta per i diritti delle donne, offre l’occasione di esplorare come la figura della musa, storicamente associata all’ispirazione passiva e all’idealizzazione del femminile, abbia evoluto il suo significato. Da oggetto di bellezza a soggetto di trasformazione, la musa diventa oggi una rappresentazione complessa e potente, dove la donna non è solo fonte di ispirazione, ma protagonista di una rivoluzione culturale che ridefinisce i confini tra arte, identità e potere.

Le muse, eteree e magnetiche, occupano da secoli un posto centrale nella storia dell’arte, incarnando una dialettica complessa che oscilla tra ispirazione e sottomissione, tra la musa ideale e il soggetto vissuto. La loro figura si mescola con il mistero, come apparizioni che attraversano il pensiero e il corpo degli artisti, sfumando tra realtà e immaginazione, in una danza incessante tra il visibile e l’invisibile.

Nel corso della storia, le muse sono state protagoniste di una rappresentazione ambigua, non solo nel ruolo di stimoli creativi, ma anche come icone di una bellezza sublime e al contempo tragica. Esse non sono mai state semplici figure passive; al contrario, in un gioco di forze sotterranee, sono sempre riuscite a sfuggire dalle maglie della sola idealizzazione, trasformandosi in protagoniste di un dialogo incessante con l’artista, nel quale la presenza e l’assenza si fondono, dando vita a un racconto che è sia personale che universale.

 

 

 

Nel Rinascimento, le muse si presentano come visioni angeliche, ma non prive di un certo “peso”, che le rende emblemi di un desiderio senza fine. Nella pittura di Botticelli, ad esempio, la musa è l’oggetto di una tensione che non si risolve mai completamente: idealizzata, ma pur sempre incompleta, come nell’opera Venere dove l’iconografia si intreccia con l’emozione del soggetto. Un’apparizione che, pur nella sua perfezione, lascia sempre aperta una domanda: che cosa è realmente la musa?



 

Nelle epoche successive, il ruolo della musa assume connotazioni ancora più sfumate e contraddittorie. Camille Claudel, scultrice e amante di Rodin, non è solo musa ma interprete di una lotta interiore, un corpo vivo che affronta con coraggio l’arte stessa, con una forza creativa che non può essere ridotta a semplice materia d’ispirazione. Le sue opere, come La Valse, trasfigurano il corpo umano in un movimento perpetuo, dove il dramma dell’esistenza si fa forma e materia, in un’eco di tensioni che sconvolge ogni concezione di bellezza.



 

Nel XX secolo, le muse divengono testimoni e protagoniste di una rottura profonda, nel momento in cui l’artista smette di essere solo creatore per diventare parte di un dialogo in cui la figura della musa non è più solo ispirazione, ma riflessione critica, rivelazione e auto-narrazione. Frida Kahlo, ad esempio, riappropria sé stessa come musa e oggetto del suo stesso pensiero artistico. Nei suoi autoritratti, il corpo diventa una mappa dolorosa, una cartografia della sofferenza fisica e psicologica, ma anche un affermarsi in una sovversione radicale delle convenzioni estetiche e sociali.



 

Allo stesso modo, Cindy Sherman compie un atto di trasformazione radicale dell’idea stessa di musa, smembrando il concetto di identità e maschera in una serie di immagini in cui si reinventa, in un gioco continuo di rappresentazione e decostruzione, mettendo in scena quella stessa complessità che definisce il corpo e la femminilità come continui spazi di manipolazione e autorappresentazione.

In questo continuo flusso di riflessioni, le muse sono corpi e menti che interagiscono con l’arte, ma che allo stesso tempo ne diventano i protagonisti più inquietanti e ambigui. La loro presenza visiva diventa il luogo dove l’artista e l’osservatore si confrontano, cercando di dare forma a una verità che non si lascia mai afferrare completamente. La musa, oggi, non è più il semplice oggetto che stimola l’atto creativo, ma un concetto in continuo divenire, una metafora complessa di liberazione e contenimento, di sogno e realtà.

 

 

In quest’epoca contemporanea, la musa è diventata un soggetto che intreccia e riscrive le regole dell’arte, invitando l’artista a confrontarsi con una realtà che non è mai fissa, ma in continua trasformazione. La museificazione della donna non è più un atto di sottomissione, ma un movimento che parla di potere, di libertà, di autocoscienza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Interviste

Quilio Natural Design – L’Arte di Carlo Alberto Mazza tra Natura, Sostenibilità e Improvvisazione

 

Quilio Natural Design


L’Arte di Carlo Alberto Mazza tra Natura, Sostenibilità e Improvvisazione

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |21|Febbraio|2025|

 

Carlo Alberto Mazza si distingue nel panorama artistico contemporaneo per un approccio molto particolare alla materia, in cui la natura non è semplice ispirazione ma complice e guida. Il suo progetto, Quilio Natural Design, è un encomio del riuso e della trasformazione, un’arte che nasce dal rispetto e dalla volontà di riscoprire il valore nascosto nei materiali abbandonati.

I suoi lavori sono il frutto di un’intuizione molto sentita: non impone la forma, ma la svela, lasciandosi guidare dalle venature del legno, dalle asperità della radice, dalla storia silente custodita nei frammenti raccolti. È un linguaggio che affonda le radici in un’estetica arcaica, ma si nutre della sensibilità moderna per la sostenibilità e il recupero.

C’è in lui un senso di esplorazione quasi musicale, un’improvvisazione che richiama il jazz, sua grande passione. Ogni pezzo è un dialogo tra equilibrio e spontaneità, tra istinto e riflessione. I materiali si fanno testimoni del tempo, rivelano le loro cicatrici, le loro metamorfosi, offrendo all’osservatore un’esperienza tattile e visiva che va oltre il semplice atto contemplativo.

Le opere di Carlo Alberto si collocano in uno spazio sospeso tra il passato e il presente, evocano il primordiale e, al contempo, la tensione verso il futuro. È un’arte che ci interroga, che ci invita a riflettere sulla fragilità e sulla resistenza, sulla natura come compagna e non come risorsa da sfruttare. In questa continua riscrittura del rapporto tra uomo e ambiente, il suo lavoro si fa testimonianza poetica e concreta di un mondo che rinasce dalle proprie radici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carlo Alberto ci apre le porte del suo mondo artistico, dove la natura guida la mano dell’artista e i materiali dimenticati riprendono vita. 

 

In questa intervista, esploriamo la filosofia che anima il suo progetto  Quilio Natural Design e scopriamo come l’arte possa nascere dal dialogo profondo con l’ambiente.

 

 

 

 

Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso
artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso
l’arte?

Ho sempre avuto un interesse particolare verso tutte le
forme d’arte, senza nessuna preclusione, dai graffiti delle caverne all’arte
contemporanea. Ho creato cosi un mio personale background artistico. 
Come e quando sia iniziato non lo ricordo, ma sicuramente
avrà contribuito tutto quello che avevo accumulato in precedenza.

 

 

 

Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di
comunicare attraverso le tue opere?

Per il tema seguo il momento o quello che mi ispira il
materiale che ho tra le mani. Il messaggio, tranne in certi casi specifici, lo
lascio all’interpretazione e alle sensazioni che scaturiscono a chi osserva
l’opera.

 

 

Il tuo progetto Quilio Natural Design si basa su un profondo
rispetto per la natura e sulla valorizzazione del materiale naturale. Come
scegli i materiali che utilizzi per le tue sculture e qual è il processo
creativo che segue?

Si, il mio progetto Quilio Natural Design si basa su un
profondo rispetto per la natura. La vivo costantemente e completamente ogni
giorno. Abitando in campagna e durante le mie passeggiate tra i boschi e le
montagne raccolgo il materiale sia rami che radici, oramai divelte, (non taglio
non sego non sradico !!!).

Ovviamente nulla è a caso, tutto deve avere un senso: prendo
solamente quello che già mi ispira il probabile processo che ne seguirà. In
altre parole, quel pezzo di legno deve dirmi qualcosa e in quel momento nasce,
inesorabile, il corso creativo.

 

 

 

 

Le tue opere riflettono un dialogo tra arte e sostenibilità.
Come bilanci il desiderio di esprimerti artisticamente con l’importanza di
rispettare e preservare l’ambiente?

Ho raggiunto la consapevolezza che la natura sia da tutelare
e salvaguardare in ogni modo e per me ha molta importanza nei lavori che
faccio. Il riciclo dei materiali e la loro applicazione nell’arte sta alla base
del mio intento. Quindi partendo da questo principio il dialogo tra arte e
sostenibilità è molto bilanciato: c’è una profonda connessione tra l’una e
l’altra.

 

Sappiamo che il jazz è una parte fondamentale della tua vita
e una fonte d’ispirazione per il tuo lavoro. In che modo la musica influenza le
tue sculture e il tuo processo artistico?

La musica influenza moltissimo il mio lavoro. E’ la colonna
sonora della mia vita, non potrei farne a meno. Mi aiuta nell’ispirazione come
nel processo creativo. Il jazz poi contempla in sé una parte improvvisativa e
quella mi ha insegnato ad uscire da ogni impasse creativo.

 

 

Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue
opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?

Non seguo un processo creativo standardizzato. Non tutte le
mie sculture hanno la stessa genesi.

 

Quali materiali preferisci utilizzare per le tue sculture, e
cosa ti guida nella scelta di un materiale rispetto a un altro?

Oltre ai materiali che la natura mi asseconda ad usare,
utilizzo esclusivamente materiali riciclati: scarti di legno di ferro di marmo
o pietre cercando di essere il più sostenibile possibile.

 


 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo
il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

Il rapporto tra arte e pubblico è complicato. Dipende molto
dalla competenza delle persone. Sei ad ogni modo sempre sotto esame. Quando
creo una scultura non parto mai dal presupposto che debba piacere a qualcuno ma
che soddisfi innanzitutto me stesso. Ovviamente i giudizi positivi fanno sempre
piacere ma anche quelli negativi favoriscono il percorso dell’artista, la sua
maturazione e la sua coscienza di sé.

 

Recentemente hai partecipato a Visioni, il premio d’arte internazionale organizzato dall’associazione culturale AthenaeArtis di Maria Di Stasio. Che esperienza è stata per te? C’è qualcosa di particolare che hai apprezzato o che ha arricchito il tuo percorso artistico?

E’ stata senza dubbio una bella esperienza. Sono dell’idea
che ogni esperienza arricchisce il percorso artistico. La particolarità del
contesto, il tempio di Pomona a Salerno, ha dato prestigio e contribuito alla
riuscita della mostra. Inoltre, ho apprezzato il lavoro e 
la dedizione della curatrice Di Stasio che ha organizzato
l’evento con qualità e competenza.

 

  

Le tue opere scultoree presentate a Visioni sono state
tra le protagoniste dell’evento, distinguendosi al punto da farti ottenere una
menzione speciale. Puoi raccontarci il processo creativo che ti ha portato a realizzarle?
C’è una storia, un significato o un messaggio particolare che volevi
trasmettere attraverso di esse?

Ho scelto le opere da presentare pensando soprattutto al
posto dove sarebbero state accolte e alla sinergia che avrebbero prodotto insieme.
Mi interessava introdurle nel contesto in una condizione di omogeneità. Ho
preferito La torre dei serpenti, Dromedari e Mutazione perché nella loro
unicità mantengono coeso l’intento del progetto creativo, quello di vedere
l’arte attraverso la natura.

 

Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi
ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

 

Continuerò a portare avanti il progetto Quilio Natural
Design perché nella natura c’è tutto un mondo ancora da esplorare e, come nuovo
obbiettivo, sviluppare forme di commistione tra vari i materiali.

 

 

 

 

 

 

 

Contatti

 

Email  info@quilionaturaldesign.com

Phone  +39 327 287 4618

Instagram  quilio.natural.design

Pinterest Quilio Natural Design

 

 

 

 

 

 

Carlo Alberto Mazza (Quilio Natural Design)

 

 

 

Vive in Italia, in campagna a pochi chilometri da Roma.
Si dedica da anni alla lavorazione del legno e del restauro.
Il suo progetto Quilio Natural Design si basa su una ricerca di materiale naturale che recupera e lavora per dare allo stesso una seconda “vita”.
Rami, ramaglie o radici, tutte ormai inerti, li raccoglie senza danneggiare, tagliare o estirpare alberi o terra.
Il sottobosco regala elementi che tradotti in sculture assecondano la natura stessa.
Trova nella natura un linguaggio personale e originale dove il riciclo e il rispetto dei materiali hanno un’importanza determinante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.

 

Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.

 

 

Invia la tua candidatura alla seguente email: gigroart23@gmail.com

 

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Interviste

Raccontare l’Attimo – La Fotografia di Sax Palumbo

 

Raccontare l’Attimo 

La Fotografia di 

Sax Palumbo

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |12|Febbraio|2025|

 
 

La fotografia di Salvatore Palumbo detto Sax nasce da un dialogo intimo e incessante con l’essere umano. Il suo percorso, scandito da pause e ritorni, è un viaggio che si snoda tra analogico e digitale, tra passato e presente, alla ricerca di una verità che si annida nei dettagli, nei volti, nei gesti colti con sensibilità e rispetto.

Se la sua adolescenza lo ha visto avvicinarsi alla fotografia con la meraviglia tipica della scoperta, è nella maturità che il mezzo diventa strumento di introspezione e narrazione. Non più semplice osservazione del mondo, ma riflessione sull’individuo nel suo rapporto con lo spazio e il tempo. Il fotografo, consapevole delle trasformazioni tecnologiche e del proprio percorso, non si definisce tale nel senso tradizionale del termine, ma si riconosce come fruitore della macchina fotografica, un mezzo che gli consente di dare forma concreta ai pensieri e alle emozioni.

Il suo lavoro si muove con naturalezza tra generi diversi, dal ritratto alla Street Photography, dalla fotografia concettuale fino a opere che sfiorano il reportage. Ma il fil rouge che attraversa ogni immagine è la centralità dell’uomo, non come semplice soggetto, ma come elemento vivo della composizione, portatore di storie, di sguardi che parlano, di gesti che raccontano.

La fotografia di Sax Palumbo è il risultato di un processo meticoloso, fatto di pianificazione, sopralluoghi e ricerca. Ogni scatto è il culmine di un’attenta costruzione visiva, in cui il tempo non è semplicemente fermato, ma orchestrato. Il suo sguardo sulla società contemporanea è acuto, ma attraversato da una sensibilità poetica che lo distingue. Più che catturare l’istante, Palumbo lo genera, con un approccio che ricorda quello di un pittore: non registra la realtà, ma la plasma, trasformando ogni immagine in un racconto denso di significati.

Alcuni suoi lavori, come “Memorie” o “Narcisa”, non si limitano a documentare, ma evocano, scavano nel vissuto personale e collettivo, sfiorando temi universali come la memoria, l’identità, il dolore e la resilienza. La sua fotografia diventa così vera  testimonianza, un atto di resistenza alla superficialità del quotidiano, una ricerca dell’essenza che va oltre l’immagine stessa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In questa intervista, l’autore ci apre le porte del suo universo creativo, rivelandoci il suo sguardo, il suo metodo e la sua visione artistica.

Ne nasce un dialogo intenso sulla fotografia intesa come narrazione creativa, in cui ogni immagine diventa un frammento di storia modellato con consapevolezza e poesia.

 

 

 

 

 

Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?

Ho conosciuto la fotografia in età adolescenziale e , come capita a molti, con una vecchia Minolta di mio padre. La mia prima macchina fotografica Reflex, comprata col classico salvadanaio, fu una Canon AE1 Program. Come tutti i neofiti, ho iniziato con le foto panoramiche, viaggiavo per fotografare , sceglievo le mie destinazioni non per il divertimento che potevano offrirmi , ma per gli scatti che avrei potuto ricavarne. Dopo alcuni anni, insieme ad un mio amico, arrivammo addirittura ad attrezzare una camera oscura per sviluppare i nostri rullini. Ricordo che in quei periodi, la mia maggior amarezza era l’ impossibilità di frequentare una scuola di fotografia perché all’epoca a Napoli non esistevano proprio, quindi per imparare spendevo tanti soldi per l’ acquisto di riviste del settore, ed inoltre il non aver mai considerato la fotografia come un futuro lavoro ma relegarla solo una passione.

Questo è stato il mio primo periodo fotografico, in cui nella fotografia cercavo di immortalare soprattutto la bellezza dei luoghi.

 

 

Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

Ho letto da qualche parte un pensiero che rappresenta costantemente la mia ricerca fotografica :

“La forza delle immagini, il loro scavare nell’anima e nel cuore, quella capacità di guardare oltre, di carpirne l’attimo fuggente, che poi è la vita. Le parole sono fugaci, malandrine, ingannevoli, le fotografie centrano giusto l’ obiettivo : in una società che corre vorticosamente , osando, tentennando, volteggiando, capovolgendo la realtà e i suoi significati, la macchina fotografica immortala l’ istante, spogliandolo dalle spiegazioni, emendandolo dalle sovrastrutture. La foto toglie il superfluo del dire e non dire, fissa l’ emozione e le da corpo. “

Ecco, questa oggi è la mia fotografia. Io non mi ritengo un fotografo, io semplicemente utilizzo il mezzo fotografico e probabilmente nemmeno  in maniera eccelsa, ma questo non ha importanza, ciò che conta e’ quello che riesco a catturare, che sia un ritratto o una street, e a trasmettere, ed è per questo che molti dei miei lavori, hanno me stesso come soggetto.

 

 

 

Dopo vent’anni di pausa, rituffarsi nella fotografia in un’era digitale è stata una sfida. Qual è stato l’aspetto più difficile da riadattare e quale invece la sorpresa più stimolante?

Superati i 50 anni, con l’ avvento dei social e degli smartphone, è iniziato il percorso di riavvicinamento. Dopo qualche anno, grazie all’ insistenza di alcuni amici, decisi di comprarmi la prima macchina digitale… un trauma.

Scesi subito a provarla, decine e decine di scatti, non se ne salvava uno!

Ricominciai quindi a studiare, studiare e scattare, scattare… scattare.

 

 

 

 

La street photography, il reportage panoramico e il ritratto sono generi molto diversi. C’è un filo invisibile che lega questi tre mondi nel tuo modo di raccontare attraverso le immagini?

Col riavvicinarmi alla fotografia ripresi  il genere fotografico che avevo lasciato anni prima, il Landescape. Ma piu’ fotografavo e piu’ mi accorgevo che erano fotografie che non mi davano piu’ niente, non mi trasmettevano emozioni. Iniziava quindi il mio viaggio tra i vari generi, dal panorama allo street, dal ritratto allo still life, dalle foto di moda alla pubblicità. Ogni genere toccato mi ha dato qualcosa in termini di tecnica, ma nessuna mi ha mai preso piu’ di tanto, è stato, ed è ancora un continuo tormento artistico.

Infine ho capito alcune cose, mi sono accorto ad esempio che senza rendermene conto nei miei racconti fotografici, prediligevo la presenza umana.

 

 

 

Tra i tuoi tantissimi riconoscimenti c’è quello per la tua opera Memorie che è stata premiata per ‘Napoli Arte e Rivoluzione’. Cosa volevi raccontare con quello scatto e cosa significa per te il concetto di ‘memoria’ nella fotografia?

Memorie era una fotografia accompagnata da una mia poesia, che raccontavano insieme le memorie che mi aveva trasmesso mio padre nei suoi racconti, sui periodi della guerra e immediatamente successivi, su Napoli.

Se invece vogliamo dire di cosa sia la memoria in ambito fotografico, rispondo “Tutto” , la fotografia e’ la nostra memoria depurata da parole che inevitabilmente ne influenzano la lettura, una cruda e reale rappresentazione dell’attimo che stiamo immortalando


Un’altra grande soddisfazione è arrivata con la tua opera Il Fiordo di Furore, uno scatto realizzato in un luogo iconico e pubblicato su Repubblica. Cosa rende un paesaggio non solo bello, ma anche narrativo e potente dal punto di vista fotografico?

Sono fotograficamente cambiato dai tempi di quello scatto. Oggi non mi interessa piu’ immortalare la bellezza di un luogo, è un genere che non mi rappresenta più, se rifacessi oggi quella fotografia , cercherei sicuramente una presenza umana per raccontare il rapporto di tale bellezza con l’uomo.

 

 

 

 

Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato particolarmente la tua visione?

No, pur avendo una libreria con libri di tanti fotografi che ammiro, famosi e no, non ho mai preso nessuno come fonte di ispirazione. Ritengo che , come ogni forma d’arte, la fotografia debba essere una ricerca e crescita del tutto personale 

 

Come scegli i soggetti o le scene da immortalare? Segui un’intuizione momentanea o c’è sempre una pianificazione dietro ogni scatto?

Dipende da cosa voglio raccontare. Spesso mi capita di costruire i miei scatti in studio o anche in esterna, cercando modelli/e che più si adattano a ciò che voglio rappresentare. Altre volte invece esco per le strade con l’idea precisa di cosa cerco, a volte va bene altre me ne torno senza aver scattato proprio.

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

Bisogna essere onesti su questo argomento. Se parliamo di gradimento sui social, allora rispondo sicuramente che non li considero proprio, lo dimostra il fatto che da quando ho smesso di fotografare panorami e tramonti fini a se stessi, il mio  gradimento sui social è piu’ che dimezzato, ma questo conta poco. Quello che invece mi interessa e spesso mi condiziona è il gradimento che ho in una mostra, l’ interesse che suscito o meno. Quello si che mi interessa.

 


 

Che ruolo ha la tecnologia (fotocamere, software di post-produzione) nel tuo processo creativo e nella realizzazione delle tue opere fotografiche?

L’ era del digitale ha portato infiniti cambiamenti nella fotografia e soprattutto nella fase di post produzione. Adoro la fotografia pulita solo con le correzioni di base necessarie, ma, come gia’ ho detto, io mi ritengo un fruitore del mezzo fotografico, quindi se per realizzare una mia idea devo ricorrere alla manipolazione di una mia foto, lo faccio e devo dirti, che mi diverto pure. Se la tecnologia ci mette a disposizione i  progressi fatti, penso sia stupido non usarli.

Per quanto riguarda invece la macchina fotografica invece posso affermare che per me non ha molta rilevanza, nel sensio che se hai gia una buona attrezzatura è inutile affannarsi per acquistare l’ultimo modello, più performante, con più automatismi, più megapixel ecc ecc. A meno che tu non sia un professionista che ha bisogno assolutamente di determinate caratteristiche, credo che una buona fotografia la fai sia con una entry level che con una top di gamma. Ma la foto buona la devi saper fare a prescindere

 

 

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

Si, ce ne sono diverse e spesso sono quelle che meno ho esposto o venduto. Una tra tante è sicuramente “ Narcisa “, finora mai esposta in mostra ma solo una volta sui social.

Anni fa, durante un evento/mostra ebbi modo di conoscere Adele Ceraudo, artista internazionale conosciuta anche come Lady bic, perché realizza le sue opere unicamente con tratti di penna ed ha lavori esposti nelle principali gallerie nel mondo. Ci incontrammo tempo dopo e le parlai di un mio progetto chiedendole se si fosse prestata, inaspettatamente mi disse di si  e tempo dopo lei scese di proposito da Milano e passammo una intera giornata in un grande studio a lavorare a questo progetto di cui lei poi si è riservata l’utilizzo di una fotografia per rifarla con la sua tecnica ed includerla in una prossima sua mostra

 

 

 

Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

Io non lo so se il mio lavoro contribuisca o meno, certo me lo auguro, ma a prescindere da me, mi auguro che l’arte in generale , piossa divulgarsi sempre di più perché anche se sembra una cosa banale, vivere d’arte…vivere nell’arte, rende migliori e noi abbiamo bisogno di un mondo migliore.

 

 

 

Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come artista e come le hai superate?

Domanda semoplice e risposta semplice : Napoli. Napoli è una città che da poco spazio al mondo dell’arte. Ho la fortuna di conoscere tantissimi artisti di valore, sia nel campo della fotografia che della pittura , che in altre realtà avrebbero una visibilita e un successo molto superiori 

 

Recentemente hai partecipato a Visioni, il premio d’arte internazionale organizzato dall’associazione culturale AthenaeArtis di Maria Di Stasio. Che esperienza è stata per te? C’è qualcosa di particolare che hai apprezzato o che ha arricchito il tuo percorso artistico?

Bellissima esperienza, adoro e rispetto Maria , ce ne vorrebbero tante come lei. Fa il suo lavoro in maniera eccellente e si è visto con quale impegno ha affrontato la realizzazione di questa prima edizione di Visioni. Credo che sia stato un evento che ha dato tanto a tutti i partecipanti. Confrontarsi con altri artisti è sempre importante.

 

 

Le tue due opere fotografiche presentate a Visioni sono state tra le protagoniste dell’evento, distinguendosi al punto da farti ottenere una Segnalazione di Merito. Puoi raccontarci il processo creativo che ti ha portato a realizzarle? C’è una storia, un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso di esse?

In verità non credevo nemmeno che le mie due opere sarebbero state accettate, perche erano due lavori/denuncia, il primo sulla violenza sulle donne, il secondo sulla guerra in Palestina.

La prima scattata a Roma durante una mostra di fotografia in cui si esibiva in una performance Tiziana Novelli, in scena con Tiziana cìera il manichino femminile fatto a pezzi. Io scattai la foto e in fase di post misi sulla faccia del manichino il volto di Tiziana che era accovacciata li vicino, il tutto per rappresentare la presa di coscienza di una donna che si vede li a terra distrutta e inconsapevole di cioì che subiva.

La seconda invece ritrae un battente durante la processione di Guardia Sanframondi, mentre si batte sul petto insanguinato, in post ho aggiunto sullo sfondo la bandiera della Palestina, a rappresentare le colpe che tutti abbiamo in merito ad una tragedia che ci vede quasi indifferenti

 

 

Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

Dedicarmi sempre di più alla fotografia “ Concettuale”, con particolare riferimento al mondo delle donne, realizzare buoni lavori che portino ad una personale ed eventuale pubblicazione di un libro. Chissa!

 

 

 

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Nasco a Caracas , Venezuela nel lontano 1959.

Fino all’età di 13 anni sono stato cittadino del mondo, alternando la mia residenza tra Caracas, Milano e Napoli, dove finalmente a 14 anni, trovo la mia stabilità.

La passione per la fotografia arriva durante l’ adolescenza, ma sempre vissuta come passione e mai come prospettiva di lavoro, iniziano le sperimentazioni con l’ analogico, la camera oscura e le prime mostre. Il matrimonio e l’arrivo dei figli, mettono da parte la passione e si pensa unicamente al lavoro e alla famiglia.

Con la separazione e i figli ormai cresciuti, verso i 50 anni torno, un po casualmente, nel mondo della fotografia, ritorno certo non facile avendo abbandonato con l’analogico e trovando un mondo digitale. 

Impegno studio e costanza la fanno però da padrone e pur nella consapevolezza di non poter recuperare completamente il passo con l’ avanzare della tecnologia, arrivano i primi risultati con mostre e riconoscimenti.

Come la maggior parte dei neofiti, col passaggio al digitale ho toccato un po tutti i generi fotografici, ma pur nella consapevolezza che ogni genere, contribuiva ad una mia crescita tecnica, in nessuno di questi trovavo però la mia realizzazione, fino a capire che non importava il genere a cui mi dedicavo, che si trattasse di street, ritratto, concettuale o anche addirittura un tramonto, la cosa importante per me era e rimane, la presenza dell’uomo, immortalare e studiare le emozioni, le espressioni, il rapportarsi con la realtà che lo circonda nel tentativo di coglierne i più profondi pensieri.

Se devo dare una definizione di me come fotografo, direi che oggi non lo sono, credo di aver accumulato troppo svantaggio verso una tecnologia in continua evoluzione, mi manca la semplicità della fotografia analogica, in cui scattavi, sviluppavi il rullino ed esponevi. Oggi, anche per il tipo di fotografia che faccio, mi ritengo semplicemente un fruitore della macchina fotografica, che mi aiuta a rappresentare al meglio, anche sotto una forma d’ arte, ciò che ho in mente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Interviste

Pedro Sousa Louro L’Architettura della Materia e l’Eloquenza del Colore

 

 

Pedro Sousa Louro
L’Architettura della Materia e l’Eloquenza del Colore
 

 

 

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |09|Febbraio|2025|

 

 

 

 

 

NEOPLASTICISMO

“La mia arte è creata dalle mie percezioni visive, sia consce che inconsce; è il linguaggio del mio sistema nervoso.”

 

Pedro Sousa Louro

 

 

 

Pedro Sousa Louro incarna una sintesi raffinata tra la forza espressiva dell’arte e l’equilibrio formale dell’architettura. La sua pratica artistica, permeata da una sensibilità modernista, trova nel neoplasticismo la propria matrice concettuale, per poi espandersi in un dialogo incessante con il cubismo, l’espressionismo astratto e la materia stessa. Artista cosmopolita, nato in Africa da una famiglia portoghese aristocratica e successivamente formatosi tra Madrid e Londra, Pedro ha affinato la propria visione estetica al Chelsea College of Art and Design e al Kensington and Chelsea Art College University, dove ha consolidato il suo linguaggio astratto e strutturale.

 

Nel suo lavoro si avverte una tensione tra l’ordine geometrico e la spontaneità della materia. Il legno di recupero, i metalli ossidati e le superfici testurizzate non sono semplici supporti, ma attori protagonisti di una narrazione visiva che richiama frammenti di storia, architettura e memoria collettiva. Vi è un’intensa ricerca della forma primaria, dove le influenze di Ben Nicholson e Mondrian si intrecciano con il rigore strutturale di Andrea Branzi, suggerendo una riflessione sulla funzione dell’arte nel contesto urbano e ambientale.

 

Pedro Sousa Louro non si limita alla bidimensionalità della tela: la sua arte è costruzione, stratificazione, ricerca di una grammatica spaziale che dialoga con la storia e la contemporaneità. La sua pittura, sebbene radicata nelle avanguardie del Novecento, si proietta nel presente attraverso un linguaggio innovativo che coniuga la razionalità del cubismo con la gestualità di Pollock e la sensibilità cromatica di Rothko. Il suo approccio quasi archeologico alla materia, nel quale l’opera emerge come un palinsesto di memorie visive, lo rende un protagonista della scena artistica internazionale, riconosciuto e celebrato da prestigiose istituzioni e riviste di settore come British Vogue, The Wall Street Journal e Vanity Fair.

 

Più che un semplice linguaggio estetico, l’opera di Pedro Sousa Louro è una rivelazione in cui il gesto diventa struttura e la forma si fa racconto. L’osservatore è chiamato a perdersi nelle trame geometriche e nei contrasti materici, ritrovando nella composizione l’eco dell’incessante costruzione del pensiero di un artista capace di trasformare la pittura in un varco, in cui si dispiega una cartografia sensoriale della contemporaneità.

 

 

 

 

 

 

NEOPLASTICISM

“My art is created by my visual perceptions, both conscious and unconscious; it’s the language from my nervous system.”

Pedro Sousa Louro

 

Pedro Sousa Louro embodies a refined synthesis between the expressive power of art and the formal balance of architecture. His artistic practice, permeated by a modernist sensibility, finds its conceptual matrix in neoplasticism, and then expands into an incessant dialogue with cubism, abstract expressionism and matter itself. A cosmopolitan artist, born in Africa to an aristocratic Portuguese family and subsequently educated between Madrid and London, Pedro refined his aesthetic vision at the Chelsea College of Art and Design and at the Kensington and Chelsea Art College University, where he consolidated his abstract and structural language.

 

In his work, there is a tension between geometric order and the spontaneity of matter. Reclaimed wood, oxidized metals and textured surfaces are not simple supports, but protagonists of a visual narrative that recalls fragments of history, architecture and collective memory. There is an intense search for primary form, where the influences of Ben Nicholson and Mondrian intertwine with the structural rigor of Andrea Branzi, suggesting a reflection on the function of art in the urban and environmental context.

 

Pedro Sousa Louro is not limited to the two-dimensionality of the canvas: his art is construction, stratification, the search for a spatial grammar that dialogues with history and contemporaneity. His painting, although rooted in the avant-gardes of the twentieth century, projects itself into the present through an innovative language that combines the rationality of cubism with the gestures of Pollock and the chromatic sensitivity of Rothko. His almost archaeological approach to the material, in which the work emerges as a palimpsest of visual memories, makes him a protagonist of the international art scene, recognized and celebrated by prestigious institutions and magazines such as British Vogue, The Wall Street Journal and Vanity Fair.

 

More than a simple aesthetic language, the work of Pedro Sousa Louro is a revelation in which the gesture becomes structure and the form becomes a story. The observer is called to lose himself in the geometric patterns and material contrasts, finding in the composition the echo of the incessant construction of the thought of an artist capable of transforming painting into a passage, in which a sensorial cartography of contemporaneity unfolds.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In questa intervista, avremo il privilegio di scoprire da vicino l’universo creativo di Pedro Sousa Louro, immergendoci nelle sfumature della sua inimitabile visione artistica.

 

 

 

 

Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?

Quando ho smesso di lavorare nel settore della modellazione e della radiodiffusione, ho iniziato subito a dipingere professionalmente. Era il 2012 circa. Ma dipingo da quando ero molto giovane. Non ho iniziato professionalmente prima a causa dei successi economici della mia precedente carriera.

 

 

Qual è il tema centrale o il messaggio che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

 

Il mio tema centrale e messaggio, che trasmetto sempre agli spettatori attraverso il mio lavoro, è l’importanza della visione e della percezione astratta individuale, che ognuno di noi ha in un modo completamente diverso di narrare e comprendere.

 

 

Come descriveresti il ​​tuo stile artistico e come si è evoluto?

 

La mia passione per le forme e le figure architettoniche mi guida immensamente. Il mio lavoro si evolve attorno a questa passione, utilizzando tecniche e idee che ho sviluppato nel corso degli anni. Ha funzionato perfettamente per me fino ad ora.

 

 

 

La tua arte è profondamente influenzata dall’architettura e dal neoplasticismo, ma anche da una forte componente materiale e tangibile. Come riesci a bilanciare l’ordine geometrico delle tue composizioni con l’imprevedibilità dei materiali riciclati che utilizzi?

 

Ottima domanda. È una follia. Gli oggetti che incorporo nelle mie composizioni devono avere un potenziale formato di design, quindi è piuttosto impegnativo. Vivo con Madre Natura. L’oggetto verrà nella mia direzione. Incorporare tutto insieme con tecniche sviluppate è un’altra follia, ma sono sempre d’accordo con la testa. La composizione deve avere una fine e deve essere fatta. Non c’è altro accordo tra la mia testa e l’opera.

 

 

Hai spesso affermato che ogni edificio dovrebbe riflettere le esigenze del dominio pubblico e della vita ambientale, piuttosto che essere semplicemente un investimento economico. Come trasmetti questa filosofia nelle tue opere artistiche e come speri che il pubblico la percepisca?

 

 La mia esperienza di vita con architetti e clientela architettonica e i miei studi sulle eredità degli architetti mi hanno dato un’enorme comprensione e conoscenza di come un edificio veniva visualizzato e costruito per manifestare positivamente le esigenze del pubblico.

 

 

 

 

La tua pratica artistica fonde diverse influenze, dal cubismo di Ben Nicholson all’espressionismo astratto di Rothko e Pollock, ma con una reinterpretazione molto personale. Come descriveresti il ​​processo creativo che ti porta a sintetizzare queste correnti storiche in opere così contemporanee e uniche?

 

L’unica verità solida sull’umanità sono le eredità di cui scriviamo a qualsiasi livello di lavoro e scoperta umana. Mi innamoro delle eredità della realtà. Il processo creativo sul risultato della mia passione per le eredità umane è qualcosa per cui non avevo altra scelta se non trovare un modo per convivere con entrambe le cose insieme. Le informazioni dalle eredità e la mia risposta ai miei nuovi elementi di conoscenza. Poi faccio il mio lavoro.

Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato in modo particolare la tua visione?

 

I miei sensori ispiratori al momento sono molto multiculturali e multietnici. Sono il Presente.

Ma sono stato abbastanza fortunato da conoscere bene Andrea Branzi, per esempio. Come creatore di progetti architettonici e pensiero ideologico moderno contemporaneo, il suo cervello ha influenzato enormemente la mia visione creativa e vivente.

 

 

 

 

Qual è il processo creativo che segui per creare le tue opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?

 

Ho iniziato a creare la forma geometrica di ciò che ho usato per almeno 5 anni. I vecchi elementi metallici si sono deteriorati. Poi ho progettato un’altra forma architettonica geometrica che sarebbe diventata una sola forma nel complesso. I colori e i dettagli arriveranno dopo. Al momento, questo è il mio rituale di lavoro e potrebbe durare per un bel po’.

 

 

Che importanza dai al colore nel tuo lavoro? Come scegli la tua tavolozza e cosa significa per te il colore? 

 

È piuttosto essenziale e personale il modo in cui scelgo i colori nelle mie composizioni. I colori devono comunicare tra loro e stare bene insieme (secondo me). Ho scelto i colori nello stesso modo in cui ho scelto i colori dei vestiti che indosserò.

 

 

Preferisci lavorare su tela da solo o trovi ispirazione anche in contesti collettivi, come workshop o eventi artistici?

 

Sempre da solo. Non riesco a lavorare e concentrarmi sulle persone che mi circondano. Devo essere da solo e nel mio ambiente. Se devo collaborare su commissione con un altro artista, non ho altra scelta. Ma preferisco lavorare da solo.

 

 

 

 

Come vivi la relazione tra arte e pubblico? In che modo il feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

 

Lo adoro! Amo il negativo e il non gradito tanto quanto quelli positivi e complementari. Sono tutti un regalo per il mio ego. Noi artisti siamo costantemente connessi con il nostro ego. Qualunque sia il feedback, lo adoro!

 

C’è un’opera tra quelle che hai creato che ritieni particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

 

Sì, due. Una si chiama “Call me Ben”, un’opera d’arte tratta da uno studio di Ben Nicholson. Il collezionista che l’ha acquisita ha capito esattamente la mia visione e il mio linguaggio artistico e la necessità di creare un’opera d’arte in suo onore.

L’altra si chiama “Inturrapting circle”. Inconsciamente, ho creato un’opera d’arte che rifletteva vividamente ciò che stavo attraversando nella mia vita personale in quel momento.

 

 

La recente collaborazione con Twenty Century Films e Disney Productions per “The Amateur” rappresenta un’importante opportunità per far dialogare la tua arte con il mondo del cinema. Come è nata questa opportunità e come pensi che i tuoi dipinti contribuiranno a definire l’umore e la narrazione visiva del film?

 

L’opportunità è arrivata come invito da una persona interna a entrambe le società di cui non posso rivelare il nome della narrazione del film che vedremo ad aprile di quest’anno. Non sapevo nulla del film perché faceva parte del contratto. Di recente conosco solo il nome della produzione perché è terminata e il trailer è visibile al pubblico.

 

 

 

 

Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

 

Il mio lavoro contribuisce a qualsiasi cosa sia collegata all’arte moderna contemporanea, incluso chiunque sia ispirato dalla mia creatività. Sono un artista che è già stato perfettamente compreso e voglio fare riferimento al mio nome e all’arte che creo come a una carriera e a un’eredità seria. Non sono un artista perché non ho niente di meglio da fare nella mia vita. Sono un artista perché so esattamente cosa creo e l’impatto che potrebbe avere sull’opinione pubblica e sul mondo dell’arte. So molto bene cosa sto facendo con la mia vita e la mia creatività, così come sull’arte e sulla nostra società contemporanea. L’arte è la nostra salvezza, come è sempre stata e sarà. L’arte siamo noi come esseri umani. Senza arte, non siamo niente.

 

 

Quali sono le sfide più grandi che hai dovuto affrontare come artista e come le hai superate? 

 

La sfida più grande per un artista è la sopravvivenza e il mantenimento del nostro nome nel settore. La sola cosa da superare è preoccuparsi di lavorare e superare gli ostacoli che gli artisti affrontano ogni giorno. Non è facile, a meno che tu non sia già un artista affermato.

 

 

Quali sono i tuoi piani o obiettivi per il futuro? Ci sono nuove aree o temi che vorresti esplorare?

 

Non sarò patetico. Dico la verità. Voglio uno studio più grande, cura nel lavoro e riconoscimento per la mia affermazione artistica.

 

 

 

 

In this interview, we will have the privilege of discovering the creative universe of Pedro Sousa Louro up close, immersing ourselves in the nuances of his inimitable artistic vision.

 

 

 

Can you tell us how you started your artistic journey?
Was there a particular moment or event that pushed you towards art?

When I stopped working in the modelling and broadcasting
industries, I started painting professionally straightaway. This was around
2012. But I have been painting since I was very young. I didn’t start
professionally before due to my previous career’s economic achievements.

 

What is the central theme or message you try to
communicate through your works?

My central theme and message, which I always convey to the
viewers through my work, is the importance of the individual abstract vision
and perception, which each of us has in a completely different way to narrate
and understand. 

 

How would you describe your artistic style and how has it
evolved?

My passion for architectural forms and shapes drives me
immensely. My work evolves around this passion, using techniques and ideas I
have developed over the years. It has worked perfectly for me until now.

 

 

 

Your art is profoundly influenced by architecture and
neoplasticism, but also by a strong material and tangible component. How do you
manage to balance the geometric order of your compositions with the
unpredictability of the recycled materials you use?

Great question. It’s a craziness. The objects I incorporate
into my compositions have to have a potential design format, so it’s quite
challenging. I live with Mother Nature. The object will come in my direction.
Incorporating all together with developed techniques is another craziness, but
I always agree with the head. The composition has to have an end and has to be
done. There is no other agreement between my head and the work.

 

You have often said that every building should reflect the
needs of public domain and environmental life, rather than simply being an
economic investment. How do you convey this philosophy in your artistic works
and how do you hope the public perceives it?

My life experience around architects and architectural
clientele and my studies on architects’ legacies gave me an enormous
understanding and knowledge of how a building was visualised and constructed to
positively manifest the public’s needs.

 

Your artistic practice blends different influences, from
the cubism of Ben Nicholson to the abstract expressionism of Rothko and
Pollock, but with a very personal reinterpretation. How would you describe the
creative process that leads you to synthesize these historical currents in such
contemporary and unique works?

The only solid truth about humanity is the legacies we write
about at any level of human work and discovery. I fall in love with the
legacies of reality. The creative process about the outcome of my passion for
human legacies is something that I didn’t have another choice but to find a way
to live with both things together. The information from legacies and my
response to my new elements of knowledge. Then I do my work.

 

 

What are the main sources of inspiration for your work?
Are there any artists, movements or personal experiences that have particularly
influenced your vision?

My inspirational sensors at present are very multicultural
and multi-ethnic. They are the Present.

But I was fortunate enough to know Andrea Branzi well, for
instance. As a creator of architectural designs and ideological modern
contemporary thinking, his brain has tremendously influenced my creative living
vision.

 

What is the creative process you follow to create your
works? Are there any techniques or rituals that you are particularly fond of?

I started making the geometrical shape of what I have used
for at least 5 years. The old metal deteriorated elements. Then, I designed
another geometrical architectural form that would become just one form
altogether. The colours and details will come after. At the moment, this is my
work ritual, and it may stay for quite a while.

 

What importance do you give to color in your work? How do
you choose your palette and what does color mean to you?

It’s pretty essential and personal how I choose the colours
in my compositions. The colours have to communicate with each other and look
nice together (in my opinion). I chose the colours the same way I chose the
colours of the clothes I will wear.

 

 

Do you prefer to work on canvas alone or do you also find
inspiration from collective contexts, such as workshops or art events?

On my own always. I can’t work and focus on the people
around me. I have to be on my own and in my environment. If I have to
collaborate as a commission together with another artist I do, I don’t have
another choice. But I prefer to work on my own.

 

How do you experience the relationship between art and
the public? How does people’s feedback or reactions influence your work?

I love it! I love the negative and the non-welcome as much
as the positive and complementary ones. All of them are a gift for my ego. We
artists are constantly connected with our ego. Whatever the feedback is, I love
it! 

 

 

Is there a work among those you have created that you
consider particularly significant for you? Can you tell us his story?

Yes, two of them. One is called “Call me Ben,” an
artwork from a study by Ben Nicholson. The collector who acquired it understood
precisely my vision and artistic language and the need to create an artwork in
his honour.

The other one is called “Inturrapting circle.”
Unconsciously, I created an artwork that vividly reflected what I was going
through in my personal life at that moment.

 

The recent collaboration with Twenty Century Films and
Disney Productions for “The Amateur” represents an important
opportunity to bring your art into dialogue with the world of cinema. How did
this opportunity come about, and how do you think your paintings will help
define the mood and visual narrative of the film?

The opportunity came as an invitation from a person inside
both companies that I can not disclose the name of the film’s narrative we will
see in April this year. I knew nothing about the movie as it was part of the
contract. I only know the name of the production recently because it is
finished, and the trailer is in public view.

 

How do you see the role of art in contemporary society?
Do you think your work contributes in any way to this role?

My work contributes to anything connected with contemporary
modern art, including anyone inspired by my creativity. I’m an artist who has
already been perfectly understood, and I want to reference my name and the art
I create as a serious career and legacy. I’m not an artist because I have
nothing better to do with my life. I’m an artist because I know precisely what
I create and the impact that it could have on the public view and the art
world. I know very well what I’m doing with my life and creativity, as well as
about art and our contemporary society. Art is our salvation, as it has always
been and will be. Art is us as humans. Without art, we are nothing.

 

What are the biggest challenges you have faced as an
artist and how did you overcome them? 

The biggest challenge as an artist is survival and
maintaining our name in the industry. The overcome is only one caring on
working and overcoming the obstacles that artists face daily. It’s not easy
unless you are already a mega-established one.

 

What plans or goals do you have for the future? Are
there any new areas or themes you would like to explore?

I’m not going to be pathetic. I tell the truth. I want a
bigger studio, care in working, and recognition for my art statem

 

 

Contatti/Contacts

 

PSL-Artstudio

Studio 166 Green Studios

Wimbledon Art Studios

10 Riverside Yard

SW170BB

London UK

 

STUDIO CONTACTS

Studio phone: +(44) 7393192910

E-mail: neoplasticism@pedrosousalouro.com

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Face: www.facebook.com/sousalouroartist

 

 

 

 

 

 

Pedro Sousa Louro ha avuto una carriera eclettica, iniziando come presentatore televisivo e modello per quasi 17 anni, ma la sua vera passione è sempre stata l’arte. Oggi, artista a tempo pieno, trasferisce la sua anima nel suo studio, dedicandosi interamente alla creazione di opere cubiste.

Nato in Africa da una famiglia di origini aristocratiche portoghesi, Pedro si trasferì in Portogallo nei primi anni ’70, quando la sua famiglia tornò dall’Angola a Estoril Cascais, vicino a Lisbona. Nel 1989 si spostò a Madrid per lavorare come modello e studiare, per poi trasferirsi nel Regno Unito, dove risiede attualmente. Ha conseguito la laurea al Chelsea College of Art and Design di Londra nel 1997 e, nel 2011, ha ottenuto la sua terza laurea in “Abstract Vision and Modern Expressionism” presso la Kensington and Chelsea Art College University.

Spinto da un profondo apprezzamento per l’architettura e il movimento neoplasticista, Pedro fonde in modo unico queste influenze nella sua arte. Crede fermamente che ogni edificio debba rispecchiare le esigenze del pubblico e dell’ambiente, non solo rappresentare un investimento economico. Utilizzando materiali diversi, come legno di recupero e metalli ossidati, combina cubismo, espressionismo astratto ed elementi architettonici per creare composizioni completamente neoplastiche. Le sue opere innovative sono state presentate a livello internazionale su prestigiose pubblicazioni come British Vogue, House & Garden, Vanity Fair, Tatler, The Wall Street Journal e altre riviste d’arte di fama mondiale.

Nel 2021, il presidente portoghese Marcelo Rebelo de Sousa e l’ex ambasciatore portoghese nel Regno Unito, Manuel Lobo Antunes, lo hanno onorato per il suo significativo contributo all’arte a livello internazionale. Nel 2023, le sue opere sono state scelte per la scenografia di due importanti produzioni cinematografiche presso 20th Century Studios | Disney USA.

Pedro trae ispirazione da artisti e designer di spicco, tra cui l’architetto italiano Andrea Branzi, il cui lavoro nei principali musei e gallerie del mondo ha influenzato profondamente la sua visione creativa. Inoltre, il suo stile riflette un dialogo con l’evoluzione del colore e della geometria, ispirandosi a maestri come Francis Bacon, Ben Nicholson e, in parte, Mondrian e Picasso. La sua ricerca artistica combina cubismo ed espressionismo astratto, adottando tecniche come il “dropping” di Pollock, ma con la struttura e l’ordine tipici di Rothko.

Le opere di Pedro Sousa Louro si distinguono per una tangibilità strutturale immediata. Attraverso una palette terrosa e un uso sapiente dei materiali, il suo stile evidenzia il contrasto tra legni scuri e linee bianche pulite, creando un effetto visivo che richiama il collage e l’archeologia artistica. Il suo lavoro si configura come un’esplorazione della storia, dissotterrando strati dimenticati attraverso una prospettiva innovativa.

Con la sua visione artistica unica, Pedro continua ad affascinare collezionisti internazionali offrendo loro una nuova prospettiva sull’arte e sulla vita. Tra gli artisti LGBTQ più discussi del momento, le sue opere sono apprezzate da collezionisti in Europa, Medio Oriente, India, Australia, Stati Uniti, Russia e Sud America.

 

 

 

Pedro Sousa Louro has had an eclectic career, starting as a TV presenter and model for almost 17 years, but his true passion has always been art. Today, a full-time artist, he pours his soul into his studio, dedicating himself entirely to the creation of cubist works.

Born in Africa to a family of Portuguese aristocratic origins, Pedro moved to Portugal in the early 1970s when his family returned from Angola to Estoril Cascais, near Lisbon. In 1989 he moved to Madrid to work as a model and study, before moving to the UK, where he currently resides. He graduated from Chelsea College of Art and Design in London in 1997 and, in 2011, obtained his third degree in “Abstract Vision and Modern Expressionism” from Kensington and Chelsea Art College University.

Driven by a deep appreciation for architecture and the Neoplasticism movement, Pedro uniquely fuses these influences into his art. He firmly believes that every building should reflect the needs of the public and the environment, not just represent an economic investment. Using different materials, such as reclaimed wood and oxidized metals, he combines cubism, abstract expressionism and architectural elements to create completely neoplastic compositions. His innovative works have been featured internationally in prestigious publications such as British Vogue, House & Garden, Vanity Fair, Tatler, The Wall Street Journal and other world-renowned art magazines.

In 2021, Portuguese President Marcelo Rebelo de Sousa and former Portuguese Ambassador to the United Kingdom, Manuel Lobo Antunes, honored him for his significant contribution to art internationally. In 2023, his works were chosen for the set design of two major film productions at 20th Century Studios | Disney USA.

Pedro draws inspiration from leading artists and designers, including Italian architect Andrea Branzi, whose work in major museums and galleries around the world has profoundly influenced his creative vision. Furthermore, his style reflects a dialogue with the evolution of color and geometry, drawing inspiration from masters such as Francis Bacon, Ben Nicholson and, to some extent, Mondrian and Picasso. His artistic research combines cubism and abstract expressionism, adopting techniques such as Pollock’s “dropping”, but with the structure and order typical of Rothko.

Pedro Sousa Louro’s works are distinguished by an immediate structural tangibility. Through an earthy palette and a wise use of materials, his style highlights the contrast between dark woods and clean white lines, creating a visual effect that recalls collage and artistic archaeology. His work is configured as an exploration of history, unearthing forgotten layers through an innovative perspective.

 

With his unique artistic vision, Pedro continues to fascinate international collectors by offering them a new perspective on art and life. Among the most discussed LGBTQ artists of the moment, his works are appreciated by collectors in Europe, the Middle East, India, Australia, the United States, Russia and South America.

 

 

 
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ContempoArte Magazíne

ContempoArte Magazine Gennaio 2025

Modulo di Richiesta

Passo 1 di 3

Copertina Flessibile
Prezzo: 18,00 €

 

Gli artisti presenti all’interno del magazine con contributi rilevanti che desiderano richiedere più copie possono farne richiesta via email all’indirizzo info@lartechemipiace.com, beneficiando di una scontistica esclusiva a loro riservata.

 
 
ContempoArte Magazine è un progetto editoriale indipendente nato dal blog L’ArteCheMiPiace. Rivista cartacea dedicata ai contenuti più significativi del blog, propone periodicamente articoli, interviste e approfondimenti dedicati all’arte e alla cultura contemporanea. La rivista è dotata di codice ISSN, requisito ufficiale per il deposito legale presso il Centro Italiano ISSN, organismo operante all’interno del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).
L’obiettivo del magazine è offrire prospettive innovative sul panorama artistico contemporaneo, sostenendo concretamente artisti emergenti e affermati e promuovendo la loro ricerca attraverso un dialogo costante con il pubblico e con gli addetti ai lavori. ContempoArte Magazine si propone anche come strumento di approfondimento e confronto critico, offrendo spunti di riflessione attraverso i contributi di critici, curatori, galleristi e altri operatori del settore.
Ogni edizione si distingue per l’alto livello qualitativo dei protagonisti coinvolti.
La redazione è aperta a nuove candidature: artisti e operatori del settore possono inviare la propria proposta attraverso i canali di contatto presenti su questo sito, indicando il tipo di contributo desiderato (articolo, intervista o pubblicazione di un’opera) e una breve presentazione del proprio lavoro.
Le candidature saranno valutate in base a originalità e qualità, selezionando i contributi che meglio rispondono ai requisiti della pubblicazione.
 

Artisti e Collaboratori presenti in questa Edizione:

O Gringo, Catarina Diaz, Viktor Sheleg, Alessandro Andreuccetti, Roberto Sottile, Vanni Rocca, Valentina Picco, Luisa Montagna, Marzia Bernini, Giusy De Iacovo, Tiziana Novelli, Ilaria Pisciottani, Pier Paolo Tralli, Angela Kosta, Andrea Barretta, Umberto Romano, Mariateresa Buccieri, Marco Lay, Antonella Rizzo, Rita Mantuano, Athenae Artis, Domenico Grosso, Giuseppina Irene Groccia, Julia Vedenicheva, Iogà Aurora, Massimo Bardi, Mariella Rinaldi, Anila Dahriu, Dante Maffia, Pier Paolo Cetera, Marialuisa Campana.

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Interviste

Un viaggio tra i labirinti dell’arte Claudio Torino

L’ArteCheMiPiace – Interviste

 
 

Un viaggio tra i labirinti dell’arte

 

Claudio Torino

 

 

 

 

 

 

Claudio Torino, nato a Nocera Inferiore il 9 giugno 2000, si distingue come una delle figure più promettenti della giovane scena artistica contemporanea. La sua formazione, iniziata presso il Liceo Artistico “Alberto Galizia” e proseguita attraverso istituzioni specializzate come la Scuola di Fumettistica COMIX ARS e la Vitruvio Academy, rivela un approccio metodico e appassionato allo sviluppo del linguaggio visivo. Non meno significativa è la sua esplorazione dell’arte performativa, intrapresa presso la scuola di recitazione PRO ACTORS TRIBE, che arricchisce ulteriormente la sua capacità narrativa.

Sin dal suo esordio con la mostra “Greetings from Naples” nel 2019, Claudio Torino ha intrapreso un percorso espositivo di rilievo, partecipando a collettive e concorsi sia nazionali che internazionali. Tra le tappe più prestigiose, spiccano le biennali di Monte Carlo, Milano, Roma e Napoli, dove le sue opere hanno ricevuto unanimi consensi. Tra i numerosi riconoscimenti assegnatigli, figurano premi come il “Premio Giovane Promessa Pittura & Scultura,” il “Premio Eccellenza Campana,” e il “Premio Speciale della Critica.”

Le opere di questo giovane artista si caratterizzano per una complessità che intreccia memoria, immaginazione e una raffinata sensibilità cromatica. L’arte di Claudio Torino è un viaggio affascinante tra linee e percorsi intricati che celano risposte e significati nascosti. Questo promettente pittore, dotato di un’eccezionale memoria e una straordinaria profondità interiore, utilizza il linguaggio visivo dei labirinti per raccontare la complessità del suo mondo, intrecciandolo con la sua passione per i personaggi dei fumetti. La sua capacità di tradurre il personale in universale, il complesso in visivamente immediato, ne sancisce il ruolo di protagonista emergente nel panorama artistico italiano e internazionale.

 

La sua recente partecipazione all’evento Visioni, promosso dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio ha riscosso un notevole successo, portandolo a ottenere una prestigiosa menzione speciale.

Tra linee e incroci, le sue opere danno vita a figure iconiche, trasformandole in parte di un viaggio visivo unico e sorprendente. Ogni dipinto è un universo di strade, simboli e volti da scoprire, un invito a perdersi per poi ritrovarsi in una nuova consapevolezza. In questa intervista, l’artista ci racconta la sua arte e il significato più intimo che si cela dietro i suoi straordinari lavori.

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

L’artista, insignito di un riconoscimento durante la serata di premiazione della Biennale di Roma 2024, organizzata dal Centro Internazionale per l’Arte Contemporanea nell’ambito della celebrazione del trentennale della fondazione del C.I.A.C.

 

 

 

Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?

 

Già da bambino ancora prima che iniziassi a scrivere ricordo di aver sempre disegnato.
Poi l’amore verso questo mondo meraviglioso dell’Arte e quello della Fumettistica mi ha permesso di poter esprimere quanto avessi dentro di me.
Oltre al “dono di Dio innato” anche il “fato” mi è stato favorevole. Mentre studiavo presso L’Istituto Liceo Artistico “Alberto Galizia” di Nocera Inferiore (SA), ho avuto la fortuna di avere delle eccellenze artistiche (Insegnanti di pittura e scultura) da cui ho potutoapprendere le tecniche di base e la molteplicità dei loro vari stili.
Successivamente nel giugno del 2018 appena “18 enne”, dopo un periodo di “stage di pittura gratuito per gli studenti” presso la mia scuola, vengo selezionato e scelto dal grande Ciro Andriuolo (in arte Cirò), Maestro D’arte e Artista Pluripremiato a livello Nazionale e Internazionale. Noi due insieme, abbiamo dato inizio alla realizzazione di un suo progetto e sogno dal nome “Incontro di Artisti”. Cioè realizzare opere d’Arte (a quattro mani) con la fusione congiunta di “due artisti diversi”, perché a suo giudizio, io ero un ragazzo puro, talentuoso e con già una “firma” tutta mia.  Ho realizzato nei 5 anni presso il suo studio opere personali e congiunte di piccole dimensioni cm (80 h x 100 x 2) e grandi dimensioni cm (400 h x 1200 x 4). Ho partecipato a Molteplici Concorsi, Mostre Collettive e Biennali Nazionali & Internazionali,  dove sono stato premiato dal 19° al 24° anno con i seguenti riconoscimenti: Attestati (con targhe e trofei) di Artista Selezionato, Menzioni Varie, Premio Speciale Protagonisti nel Sociale, Premio Giovane Promessa Pittura & Scultura, Finalista, Segnalazioni, 1° Classificato Premi Pittura, Premio Speciale Eccellenza Campana, Premio Speciale AW Art. Mag., Premi Speciali della Critica, Premio Speciale MUG – Museo Ugo Guidi, Premio Speciale della Giuria, Vincitore Assoluto Bene Biennale 2024, Premio Mela Annurca D’Oro e Premio Cuore d’Oro.

 

Pittura acrilica su tela cm 80 h x 100 – Diabolik in Naples – Anno 2018

 
Omaggio alla città partenopea, ai suoi tanti monumenti storici e di valore artistico. In quest’opera sì evidenzia Piazza Plebiscito. Inoltre sono rappresentati i simboli più significativi della città “Pulcinella con la chitarra stilizzata e la pasta”. Linee filanti, artisticamente fuse come legante del contesto tra arte e fumettistica realizzate con colori vivaci a simboleggiare il brio dei Napoletani.

 

Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?

 

In questi 6 anni, mi sono dedicato alle problematiche della vita quotidiana. Essere un uomo/ladro diverso dagli altri e avere una propria personalità e uno stile innato. Il concetto del vero amore dell’uomo verso una donna all’infinito. La sensualità e sessualità di una donna e il mondo dell’Omosessualità femminile. Il nemico invisibile Covid – 19. I ladri nelle città lussuose del mondo. Gli amici e nemici che combattono fra di loro. Arte, amore di una città come Venezia e l’enigma da trovare in essa…ecc.   

 

La tua arte è un’espressione molto personale e incisiva. Ti va di raccontarci se e in che modo la tua esperienza con l’autismo influenza il tuo modo di creare o la tua visione
artistica?

 

Si la mia Arte nella pittura
dell’Arte Contemporanea e nella fumettistica ha una firma tutta sua. Perché ritengo che un artista vero, non deve mai copiare e né mai alterare le opere degli altri grandi artisti del passato, per essere considerato o apprezzato da terzi. La mia “genialità e memoria interiore” mi permette di vedere oltre e creare opere fuori dal comune, con le mie idee sempre Uniche e Incopiabili.   

 

C’è qualcosa nella tua sensibilità o nel tuo modo di percepire il mondo che senti di riuscire a comunicare meglio attraverso la pittura?

 

La sensibilità e la purezza sono elementi innati in me e io esprimo ciò che sento e penso in vari modi con il dialogo, la pittura, la fumettistica e la recitazione in modo naturale e senza nessuna difficoltà.

 



 

 

Pittura acrilica su tela cm 80 h x 100 – Arsenio Lupin in Naples – Anno 2018 

 

Omaggio alla città partenopea, ai suoi tanti monumenti storici e artistici. L’opera mette in evidenza Castel Nuovo – Maschio Angioino e la zona di Santa Lucia con il pescatore. Inoltre sono rappresentati i simboli più significativi della città “Pulcinella seduto sul babà con mandolino stilizzato e pasta”.
Linee fluide, fuse artisticamente come legante del contesto tra arte e fumetto
realizzate con colori vivaci a simboleggiare la vivacità dei napoletani.

 

 

Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel corso del tempo?

 

Il mio stile artistico è un mix di una tecnica di linee particolari e strutturali del mio ex maestro d’arte (che sono riuscito in gran parte a memorizzare giorno dopo giorno per 5
anni presso la sua bottega) e la mia piena di espressioni fumettistiche
e colori di ogni genere e vivacità.     

 

Quali sono le principalifonti di ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato particolarmente la tua visione?

 

Amo indistintamente tutti i grandi “Artisti e Eccellenze storiche” del passato e ho rispetto di tutti quei giovani che come me, oggi credono in questo mondo. Io lo vivo con umiltà e cerco di regalare emozioni a chi vede l’opera e con la sua “concreta spiegazione” a essa allegata. Ho una firma tutta mia e non copio nessuno. Amo gli “Enigmi” e quindi dal maestro Leonardo Da Vinci ai più famosi Vincent Willem van Gogh, Eduard Munch e meravigliosi Salvatore Dalì, Pablo Picasso, Frida Kahlo e Giorgio De Chirico.

 

 

 

 

Pittura acrilica su tela cm 80 h x 100 – Fujiko and Margot Forever – Anno 2019 

Omaggio alle due donne Fujiko & Margot che rappresentano la stessa donna, ma nello stesso tempo la doppia personalità della donna… evidenziando in “Margot” la bellezza e la sua semplicità, mentre nell’altra “Fujiko” la sua devastante energia e sensualità infinita. Lui… Arsenio
Lupin
al centro, innamorato follemente. Contesti di linee, personaggi allegati e colori vivaci con il rosso in evidenza, si fondano con linee armoniose dando l’idea della passione e dell’amore verso la persona che si ama all’infinito.

 

 

Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi ispirazione anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?

 

Tutte le mie opere nascono in tanti modi diversi. Nella maggior parte dei casi prendo ispirazione da qualcosa nel mondo che mi circonda e mi incuriosisce a cui cerco di dare una mia interpretazione offrendola poi agli altri e vedere cosa ne pensano o provano. Quando dipingo, dedico il tempo a mia disposizione
giornaliero sia seguendo il criterio della tecnica della sovrapposizione delle linee sia al consolidamento dei colori acrilici. Il tempo per la realizzazione di un’opera varia molto dalla grandezza della tela, ad esempio una di circa cm 80 h x 100 completa richiede almeno un mese. È finita, quando in essa non manca più nulla e i colori brillano di luce propria e creano quasi una sinestesia naturale.

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo il FACEBOOK o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

 

Io realizzo le mie opere quotidianamente in modo casuale e cerco di trasmettere tramite esse i pensieri, le grida, i desideri e le emozioni degli uomini delle donne nel mondo. Senza mai farmi influenzare artisticamente dal contesto che mi circonda quotidianamente e in special modo dai commenti che mi arrivano dal mondo di FACEBOOK anche sé…. Per gran parte positivi, pieni di elogi e complimenti.

 

C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

 

Per me, sono tutte significative. Ma… Invisible Enemy…è…e resterà la più significativa in quest’opera è stato evidenziato un fermo immagine di quanto accade nell’Anno 2020. Ogni giorno nelle varie città del mondo a causa del “Nemico invisibile – Covid – 19”, l’impegno dei medici e degli operatori ospedalieri che non hanno un attimo di tregua e che a volte sono stati anch’essi vittime. Gli anziani che mentre prima vivevano le giornate a fare ciò che gli piaceva, oggi vittime primarie di questo virus micidiale. L’importanza delle prescrizioni vigenti e della semplice mascherina.

 

 

 

 

Pittura acrilica su tela da cm 160 h x 100 – Nemico Invisibile – Anno
2020 
(Con passe-partout e cornice in ciliegio cm 173 h x 113 x 3)

 

 

Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

 

Io credo che oggi e anche nel futuro non ci saranno più Geni dell’Arte come in passato. Ma solo Bravi Artisti. I precedenti erano stati scelti da Dio con grandi doni speciali e particolari. E poterli mettere a servizio nelle case di Dio…. Le CHIESE.

Affinché tutti potessero capire l’esistenza di un’entità soprumana e divina.

  

Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come artista e come le hai superate?

 

L’INVIDEA e la CATTIVERIA UMANA è una cosa che non l’ho mai capita. E con cui vivo già da quando andavo a scuola al Liceo Artistico. Si è poi amplificata con il tempo con una parte degli “Artisti, Artiste, Critici/che e Galleristi/ste” che ho pian piano incontrato e conosciuto nelle mie molteplici Mostre Collettive, Concorsi & Biennali di Arte Contemporanea Nazionali e Internazionali.

E in fine ancora più grave, successivamente anche all’interno dello stesso mio ex Maestro d’Arte, che ha agito nei miei confronti in modo scorretto, ignobile e imperdonabile.

Ma io, guardo avanti e proseguo il mio percorso artistico con correttezza eamore verso questo Mondo Meraviglioso dell’Arte.     

 

 

 

 

Pittura acrilica su tela cm 80 h x 100 – Sensualità e Sessualità – Anno 2021 

In quest’opera vengono rappresentate due donne poste di spalle una vicina all’altra (ma nello stesso tempo è la stessa donna) a rappresentare la “sensualità e la sessualità” di una donna e il mondo dell’omosessualità. Le stesse fuse in
modo armonioso tra i luoghi e monumenti caratteristici delle più rappresentative città Barcellona e Amsterdam, dove la naturalezza di questo mondo vive in modo naturale senza pregiudizi e vergogna perché… Amore è amare e amare è amore.

 

 

Recentemente hai partecipato a Visioni, il premio d’arte internazionale organizzato dall’Associazione Culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio. Che esperienza è stata per te? C’è qualcosa di particolare che hai apprezzato o che ha arricchito il tuo percorso artistico?

 

L’esperienza al Premio D’Arte Internazionale “Visioni” – Prima Edizione 2024 presso il Tempio di POMONA a Salerno. Organizzata dalla Dott.ssa Maria Di Stasio con la collaborazione della nota Storica e Critica Nazionale e Internazionale Dell’Arte Contemporanea la Dott.ssa Mariangela BOGNOLO è stata Bellissima e Piena di Emozioni. Entrambe hanno elargito la loro rispettiva Professionalità e hanno dato a tutti gli “Artisti Selezionati e Partecipanti alla mostra Collettiva un’Equa Pubblicità”. E i Premi in Palio Previsti per le Varie Categorie. Secondo il mio punto di vista, sono stati assegnati agli artisti più meritevoli e alle opere più significative.

E io, le ho ringraziate entrambe per tale premio MENZIONE SPECIALE per l’Intervista e Pubblicazione di Me come Artista e delle mie Cinque Opere realizzate presentate all’evento in esame sul noto Blog d’arte L’ArteCheMiPiace.  

 

La tua serie di cinque opere presentata a Visioni è stata tra le protagoniste dell’evento, tanto da valerti una menzione speciale. C’è un’opera in particolare tra queste su cui ti piacerebbe soffermarti? Puoi raccontarci il processo creativo che ti ha portato a realizzarla e se c’è una storia, un significato o un messaggio che desideravi trasmettere attraverso di essa?

L’OPERA … Diabolik And Eva Kant in Venice …è…e resterà la più significativa in assoluto, in essa c’è un “ENIGMA” che a tutt’oggi (Artisti/ste, Galleristi/ste, Critici/che e Commissioni di Giurie) nessuno ha mai risolto. Inoltre in quest’opera ho voluto dimostrare al mondo che ero un “Giovane Artista Prescelto da Dio e un Erede dei Grandi Artisti Enigmisti del Passato” che io amo e che innanzi ho citato – (Vedi risposta
06).    

 

Pittura acrilica su tela da cm 80 h x 100 – Diabolik and Eva Kant in Venice – Anno 2022  (Con passe-partout e cornice in ciliegio cm 93 h x 113 x 3)

 

In quest’opera viene rappresentato il ladro per eccellenza Diabolik e la sua donna Eva Kant nella città storica e lussuosa di Venezia, dove l’amore e la sontuosità sono sempre state di casa. I due ladri innamoratissimi si concedono un giro notturno “estasiandosi e fondendosi” tra i meravigliosi monumenti e i suoi simboli che la rappresentano nel mondo. Tra i monumenti disegnati sulla tela è mimetizzato il simbolo di Diabolik “la
pantera nera con la bocca aperta
” visibile solo ad un occhio attento ed
esperto… trovatela!

 

 

Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

 

Proseguire il mio Cammino Artistico nelle rispettive TRE ARTI. Quella della Pittura Contemporanea, Fumettistica e Recitazione Teatrale & Cinematografica. E poter viaggiare e conoscere ancora tantissime persone per bene. E essere sempre apprezzato sul piano meritocratico per quello che sono e so fare.   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Claudio TORINO è nato a Nocera Inferiore (SA) – Campania – Italy – il 9 giugno 2000, dove attualmente risiede. A Luglio del 2019 con 93/100 ha conseguito il diploma, presso L’Istituto Liceo Artistico “Alberto
Galizia” di Nocera Inferiore (SA). A Ottobre 2019 si è iscritto alla Scuola di Fumettistica COMIX ARS a Salerno. Successivamente a Novembre 2023 si è scritto alla Scuola di Recitazione Cinema & Teatro PRO ACTORS TRIBE – 2018 e a Dicembre 2023 alla nuova Scuola di Fumettistica VITRUVIO ACADEMY, con rispettive sedi a Salerno.
Ha partecipato nel Febbraio 2019 a Napoli alla sua 1^ mostra “Greetings from Naples” presso “Il Complesso Monumentale San Severo Al Pendino”, con il maestro Ciro Andriuolo in arte “Cirò”. Ha partecipato a Novembre 2019 a Nocera Inferiore alla 2^ mostra – “Ex Post Galizia” Vernissage presso “Il GRAAL”, congiuntamente con altre 5 giovane artiste.
Successivamente dal 2019 al 2024 ha partecipato (ed è in corso di partecipazione) a molteplici Concorsi e Mostre Collettive Nazionali & Internazionali e Biennali (come unico “Under 25”, a MONTE CARLO 2023, MILANO 2023, NAPOLI 2024, BENEVENTO 2024 e quella prestigiosa di ROMA 2024 del C.I.A.C.) dove ha ricevuto moltissimi riconoscimenti importanti e qui sotto indicati: Attestati (con targhe e trofei) di Artista Selezionato, Menzioni Varie, Premio Speciale Protagonisti nel Sociale, Premio Giovane Promessa Pittura & Scultura, Finalista, Segnalazioni, 1° Classificato Premi Pittura, Premio Speciale Eccellenza Campana, Premio Speciale AW Art. Mag., Premi Speciali della Critica, Premio Speciale MUG – Museo Ugo Guidi, Premio Speciale della Giuria, Vincitore Assoluto Bene Biennale 2024 , Premio Mela Annurca e Premio Cuore d’Oro.

Nelle rispettive partecipazioni e mostre succitate, le opere realizzate da Claudio, hanno conquistato gran parte dei partecipanti di vari livelli culturali, delmondo dell’Arte e dalla Critica.

 

 

 

 

 

Contatti dell’artista

 

Email  claudiot2000@libero.it

Phone +39 342.6487846

Facebook Claudio Torino

YouTube Claudio Torino Designer 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.

 

Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.

 

 

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