Dopo aver parlato con Gerard Rancinan e aver ascoltato come è nata la fotografia del 2011 della serie “Soldier Save Our Values”, l’ho paragonata alla fotografia di Philippe Halsman del 1948 “Dalí Atomicus” per il suo metodo di esecuzione.
Nessun fotomontaggio, solo genio, creatività e tecnica in entrambe le opere
Quella fotografia, intitolata “Dalí Atomicus”, è uno dei capolavori più incredibili della storia della fotografia, scattata nel 1948 dal leggendario Philippe Halsman.
La cosa più affascinante è che non si tratta di un fotomontaggio (che all’epoca era quasi impossibile con quel livello di dettaglio), ma di una performance fisica estenuante e orchestrata alla perfezione.
Halsman voleva rendere omaggio al concetto di “atomismo” di Salvador Dalí (l’idea che tutto sia in sospensione e nulla si tocchi davvero).
Per farlo, utilizzò dei trucchi scenografici molto pratici:
Il cavalletto e il dipinto sulla sinistra erano appesi al soffitto con sottili cavi d’acciaio.
La sedia sulla destra non volava da sola: era tenuta ferma dalla moglie di Halsman, Yvonne, che però rimase fuori dall’inquadratura (nella versione finale ritoccata vennero cancellate le sue mani).
La scena ( surreale? Appunto ) era un caos coordinato.
Halsman contava fino a tre e poi succedeva tutto contemporaneamente:
Gli assistenti lanciavano tre gatti da un lato.
Un altro assistente lanciava un secchio d’acqua.
Dalí faceva un balzo acrobatico verso l’alto.
Halsman scattava con la sua macchina fotografica.
Come potete immaginare di certo non è andata bene “buona la prima”.
Ci sono volute 6 ore e 28 tentativi per ottenere lo scatto perfetto.
Dopo ogni lancio:
Gli assistenti dovevano catturare e asciugare i gatti (che, secondo le cronache, non furono maltrattati ma rimasero decisamente infastiditi).
Bisognava pulire l’acqua dal pavimento dello studio.
Halsman doveva sviluppare rapidamente la lastra per vedere se il tempismo era corretto.
Lo scatto finale fu pubblicato sulla rivista LIFE e divenne l’emblema della Jumpology, una filosofia di Halsman secondo cui, quando una persona salta, la sua “maschera” cade e rivela la sua vera essenza





