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Settembre 2025

Segnalazione Eventi

15 – La Fotografia oltre l’umano Grande successo per il vernissage alla CathArt Gallery di Varese

 

15 – La Fotografia oltre l’umano
 

 

Grande successo per il vernissage alla CathArt Gallery di Varese

 

 

La mostra “15 – La Fotografia oltre l’umano”, a cura di Ilaria Pisciottani e New Format Art, ha aperto le sue porte alla CathArt Gallery di Carla Pugliano con un vernissage che ha registrato una notevole affluenza di pubblico e un clima di vivo entusiasmo.

 

La serata si è distinta non solo per l’ampia partecipazione, ma soprattutto per l’intensità degli scambi tra artisti e visitatori. Un’interazione fertile, quasi “dirompente”, capace di trasformare l’incontro inaugurale in un vero laboratorio di idee e stimoli, arricchendo il dialogo sia tra gli autori stessi sia con chi ha preso parte all’evento.

 

 

 

Particolare apprezzamento ha suscitato l’intervento del critico e storico della fotografia Roberto Mutti, presenza autorevole e sempre capace di offrire spunti lucidi e illuminanti. Le sue riflessioni hanno contribuito a dare ulteriore profondità al progetto, collocando la mostra in un orizzonte culturale più ampio.

L’energia corale del vernissage ha confermato la forza di un percorso che intreccia sensibilità diverse, accomunate dalla volontà di superare i confini dell’immagine e di restituire alla fotografia un ruolo di linguaggio vivo, critico e poetico.

 

La mostra rimarrà visitabile fino all’11 Ottobre 2025

 

 

Orari della mostra

Martedì, mercoledì, giovedì e venerdì 16:30–18:30

Sabato 10:00–12:30 / 15:30–19:00

Domenica 15:30–19:00

 

Per informazioni e contatti

+39 392 8081554

myartcharlotte@gmail.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Segnalazione Eventi

Codice Visivo a cura di Monica Bisin

 

Codice Visivo

 

 

 

 

 

 

 

Il 18 Ottobre alle ore 16.30 si inaugura Codice Visivo, un nuovo evento di fotografia sperimentale, nella deliziosa Galleria Sotto Sopra Art Studio nel cuore di Roma in zona San Giovanni.

Ideato e diretto dalla Curatrice Monica Bisin l’evento espositivo di terrà dal 18 al 25 ottobre 2025 e rientra nel Circuito della Roma Art Week, la prestigiosa Manifestazione a cadenza annuale, diffusa in tutta la città di Roma e totalmente dedicata all’arte contemporanea.

 

Cos’è Codice Visivo?

 

Una mostra che esplora la fotografia come linguaggio plurale, come alfabeto emotivo, narrativo e formale. Quattro autori, quattro codici visivi distinti ma riuniti in un unico spazio per stimolare uno sguardo molteplice sul nostro tempo.

L’obiettivo non è l’unità tematica, ma la tensione tra le singolarità. Ogni progetto presentato diventa una voce autonoma in un coro dissonante ma coerente, in cui l’immagine fotografica si rivela nella sua funzione più profonda: tradurre, decodificare, costruire e reinterpretare la realtà.

L’esposizione si distingue per l’apertura metodologica e per l’inclusione di strumenti contemporanei, tra cui anche l’impiego dell’intelligenza artificiale come mezzo di elaborazione e generazione dell’immagine, a testimonianza dell’evoluzione continua del linguaggio fotografico e dei suoi territori liminali.

La fotografia qui non è intesa solo come tecnica, ma come dispositivo di pensiero, come forma di scrittura del mondo e del sé.

In un presente dominato da flussi continui di immagini volatili, Codice Visivo si distingue per la volontà di ristabilire uno spazio di attenzione e densità, un tempo rallentato in cui l’immagine fotografica torna ad essere campo di riflessione, ricerca e resistenza.

 

La fotografia Sperimentale

 

La fotografia sperimentale è un territorio in continua trasformazione, dove l’immagine smette di essere semplice registrazione del reale per diventare un campo di possibilità concettuali e materiche.

Fin dagli albori del Novecento, figure come Man Ray, Laszlo Moholy-Nagy e Florence Henri hanno sfidato l’idea di fedeltà ottica, aprendo il medium a fotogrammi senza macchina fotografica,solarizzazioni, montaggi e interventi diretti sulla superficie sensibile. In questo contesto “sperimentare” significava rompere con l’estetica documentaria e cercare nuove grammatiche visive, spesso in dialogo con pittura, grafica e scultura. Oggi nell’era digitale e post-fotografica, la sperimentazione assume forme ancora più ibride: si intreccia anche con l’arte generativa, la realtà aumentata, la stampa 3d e la performance, creando opere che vivono in spazi fisici, virtuali o simultaneamente entrambi. La fotografia diventa così un medium espanso capace di inglobare movimento, suono, materia e interazione, dissolvendo i confini tra i linguaggi artistici.

Questa libertà concettuale e formale mantiene però una tensione costante tra innovazione e memoria: la tecnologia apre orizzonti inedi, ma la dimensione analogica, con i suoi tempi, imperfezioni e lunghi processi continua ad offrire un terreno fertile per indagare la natura stessa dell’immagine. In questa dialettica tra vecchio e nuovo, la fotografia sperimentale non è un genere ma un’attitudine: la volontà di guardare oltre, manipolare, contaminare e reinventare il visibile.

 



 

Gli Autori che esporranno sono Alessandro Comandini, Andrea Bernabini, Diego Salvador e Paola Musumeci.

 

Conosciamoli uno per uno…

 

Alessandro Comandini Medico Oncologo appassionato di Fotografia e neuroscienze, sarà presente con due mini Installazioni in cui la fotografia si intreccia con elementi esterni a creare una esposizione interattiva. 

FO.BOX è un gioco volto ad esplicitare il meccanismo fisiologico della visione e a ricordarci che, ciò che vediamo, è frutto di una esplorazione inconscia e di una ricostruzione arbitraria, asincrona e soggettiva della realtà.

Con ISIDORE, ritratto ispirato all’opera surrealista di Man Ray “L’ enigma di Isidore Ducasse” del 1920, Alessandro ci spinge a guardare al di là del drappo, per riflettere sulla fisicità della nostra esperienza estetica, sulla multi sensorialità, sulla vicinanza, sul contatto e l’alienazione emotiva che la tecnologia sta generando.

 

 

Andrea Bernabini Imprenditore visionario, Artista visivo e sperimentatore da anni di nuove tecnologie, privilegia nel suo linguaggio artistico la fotografia da cui proviene la sua formazione e il video. Sarà presente con DERMA OTTICO, una indagine poetica sulla memoria come materia viva che si modifica senza annullarsi. In Derma Ottico interviene manualmente sulla pelle della Polaroid per accogliere l’alterazione come forma di memoria. Terrorizzato dall’idea della perdita definitiva dei ricordi: volti, gesti, luoghi, emozioni pone l’immagine nella zona critica in cui il tempo tenta di cancellare e la memoria insiste a trattenere. Non insegna all’immagine a durare contro il tempo, ma la educa a durare e trasformarsi nel tempo. Un importante lavoro manuale e concettuale esposto con un particolare allestimento in cui le opere entrano in simbiosi con l’elemento metallico.

 

 

Diego Salvador Consulente aziendale ha lavorato in importanti realtà societarie, è appassionato da sempre di fotografia e assiduo sperimentatore. Un lungo percorso artistico che negli ultimi anni si avvicina alle nuove tecnologie per creare sinergie incredibili tra fotografia e nuovi strumenti tecnici.

Attento analizzatore della realtà, in ogni suo progetto la ricerca psicologica e concettuale è il fondamento.

Sarà presente con IO E TE un coloratissimo progetto ibrido che attraverso la rilettura di stili artistici differenti induce ad una ironica riflessione tra ciò che crediamo di essere e ciò che gli altri percepiscono di noi. E’ evidente un forte riferimento all’opera di Pirandello “Uno nessuno e centomila” per riportare l’idea che in ogni individuo abitino identità molteplici, tutte autentiche ma mai conclusive.

 

 

Paola Musumeci Insegnate e sperimentatrice autodidatta. Ogni progetto o opera è il frutto di una attenta ricerca concettuale ed estetica, Paola utilizza la fotografia come strumento primario, ma è alla ricerca di una dimensione ulteriore dell’immagine, che ottiene sperimentando con texture digitali, o con strappi della carta, collage, o ulteriori strati di materia ad arricchire di significati e grafismi.. Il salto di qualità nel suo percorso artistico avviene con la conoscenza diretta di Franco Fontana. Paola vive la fotografia come un grande spazio di libertà in cui convogliare la sua parte più intima e personale.

Sarà presente con SOTTO PELLE Una serie che esplora la dimensione emotiva e psicologica del corpo femminile come paesaggio interiore. Una ricerca visiva che coniuga la ritrattistica con un’impronta pittorica profonda, intima e silenziosa. Il corpo femminile, in queste immagini, non è superficie da contemplare ma territorio da esplorare. Come un paesaggio interiore, custodisce linee, rilievi, ombre che parlano di fragilità e silenzi. La pelle diventa terra sensibile: luce e oscurità ne attraversano i confini, disegnando vallate intime, colline di emozioni, deserti di malinconia.

 

 

 

Codice Visivo ha il piacere di condividere questa esperienza con i suoi Partners:

La Fiaf, Federazione Italiana delle Associazioni Fotografiche, che si prefigge ormai da tanti anni di divulgare e sostenere la fotografia amatoriale in tutto il territorio nazionale, ci onora anche in questa occasione del riconoscimento ufficiale.

 

Il Blog di Arte e cultura: L’ArtecheMiPiace Ideato e diretto dall’Artista Giuseppina Irene GrocciaPropone approfondimenti sull’arte visiva, sul cinema e sulla letteratura. Ospita interviste dedicate ad artisti contemporanei, documenta progetti ed eventi artistici.

 

Una nuova collaborazione nasce per questa iniziativa con Arte 24. il format televisivo al servizio della cultura. Da 15 anni dà voce e risalto a numerosi eventi in location pubbliche e private.

 

 

L’evento è a entrata libera.

 

Tutte le informazioni sull’evento sono disponibili sul Sito ufficiale:

https://www.fagartivisive.it/codicevisivo

 

L’evento è nel circuito di Roma Art Week:

https://romeartweek.com/it/eventi/?code=GWZEMZ

 

E’ visibile il Catalogo online su Mokazine:

https://www.mokazine.com/read/fag2023/codice-visivo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Letteratura

Franco Emilio Carlino premiato a Forlì – Riflessioni di una voce autorevole tra memoria, cultura e impegno civile

 

Franco Emilio Carlino premiato a Forlì

 

Riflessioni di una voce autorevole tra memoria, cultura e impegno civile

 

 

 

Franco Emilio Carlino, già nostro gradito ospite in una interessante intervista e presto protagonista anche sulle pagine del prossimo numero di ContempoArte, continua a confermarsi figura di rilievo nel panorama culturale italiano. 

Lo scorso 20 settembre, a Forlì, presso il Circolo Aurora in Corso Garibaldi 80, nell’ambito del Festival Forlivese della Libertà, Carlino è stato premiato per il concorso nazionale Idee e proposte per la cultura italiana, promosso da Historica Edizioni

Il suo contributo è confluito, insieme a quelli di altri autori selezionati, nell’antologia pubblicata per l’occasione, suggellando un nuovo riconoscimento al suo lungo e instancabile impegno intellettuale.

Personalità eminente della Calabria culturale, Carlino incarna da decenni un modello di impegno civile e pedagogico che intreccia ricerca, scrittura, testimonianza e passione educativa. Docente di lunga esperienza, animatore degli Organi Collegiali della scuola pubblica, presidente del Distretto Scolastico n. 26 di Rossano e componente del Consiglio Scolastico Provinciale di Cosenza, ha sempre interpretato l’educazione come responsabilità collettiva. La sua azione si è tradotta in pubblicazioni, progetti e iniziative capaci di far dialogare istituzioni, territorio e memoria storica, restituendo centralità alla cultura come strumento di partecipazione e inclusione.

Studioso delle genealogie nobiliari, della storia locale e delle radici identitarie calabresi, ma anche instancabile promotore di iniziative culturali e associative, Carlino ha saputo coniugare rigore accademico e sensibilità narrativa. Nella sua opera emerge un filo rosso: la convinzione che memoria e conoscenza non siano solo esercizi intellettuali, ma atti profondamente civili, capaci di rafforzare i legami comunitari e di stimolare un dialogo intergenerazionale autentico.

Con la premiazione di Forlì, la sua voce ha trovato una nuova risonanza a livello nazionale, riconoscendo la forza di un pensiero che nasce dal territorio ma parla a un pubblico più ampio, attento al valore della cultura come bene condiviso.

 

 

 

 

 

In continuità con questo percorso di impegno e riflessione, proponiamo ai nostri lettori il contributo selezionato al concorso, autentica sintesi del pensiero e della visione civile di Franco Emilio Carlino.

 

 

 

 

 

Cultura e Condivisione la giusta “relazione” per dare senso all’eccellenza  nella nuova Città di Corigliano-Rossano come forma di integrazione sociale  

 

di Franco Emilio Carlino, Socio Corrispondente dell’Accademia Cosentina, Socio della Deputazione di Storia Patria della Calabria e Componente Comitato Scientifico Università Popolare di Rossano.

 

Cauto e dubbioso, a tratti esitante, mi guardo intorno prima di dare una risposta, innanzitutto a me stesso, in modo da fugare ogni dubbio, circa la mancanza di cultura nella nostra nuova Città. Poi, fiducioso e determinato, ma anche soddisfatto, per quanto negli anni realizzato, ripenso che non è la cultura che manca alla nostra Città, poiché quella esistente oltre ad essere millenaria è anche prestigiosa viste le antiche radici greco-bizantine. E quindi mi domando ancora cosa ci manca per migliorare la qualità della vita? La risposta viene da sé, manca qualcosa, che possa farci fare il salto di qualità, in modo che la cultura fruibile venga fuori nel suo smisurato valore al servizio della nuova comunità, anche come forma di integrazione sociale. Del resto è noto, la nuova Città è sì ricca di molte Associazioni culturali ed il tessuto sociale è intriso di cultura, ma il nuovo Centro Urbano derivante dalla recente fusione, non è ancora completamente omogeneo circa il profilo culturale, molti sono i gap da superare, ragione per la quale la cultura esistente risulta spesso individualista, non accessibile a tutti, incapace e inadeguata ad armonizzare una vera integrazione del suo stesso contesto sociale. Quindi, visti alcuni segnali non proprio incoraggianti, credo, si rende necessario e improcrastinabile trovare gli strumenti necessari per attivare nuove proposte per una vera cultura integrante. 

     L’articolazione di questa breve premessa mi riporta col pensiero a una mia recente e corposa intervista nella quale il concetto di cultura entra impetuosamente nell’articolato della discussione all’interno della quale, però, un altro termine viene continuamente da me richiamato come elemento imprescindibile per una giusta “relazione” capace di dare senso e valore all’eccellenza, per cercare di migliorare la qualità della vita della nuova Città di Corigliano Rossano e valorizzare così il territorio nel suo complesso, tenendo sempre uno sguardo fermo alla salvaguardia della cultura locale. Questo secondo termine si chiama condivisione. Non vi può essere cultura senza condivisione, pertanto, sono convinto siano necessari suggerimenti, idee e linee guida volte a migliorare o promuovere la cultura attraverso azioni concrete in ambito sociale utilizzando anche la tecnologia. Le due vecchie Città, al di là della loro unione fisica devono trovare terreni comuni da arare eliminando le scorie e la conflittualità del loro passato. Fino a quando non si troveranno vere forme di condivisione sui piccoli come sui grandi progetti, la Città sarà pure la terza della Calabria ma perderà la sfida decisiva sulla vera integrazione della sua comunità.

     La cultura odierna, per la sua vivacità e la perseverante trasformazione cui è sottoposta, condizionata peraltro da una molteplicità di elementi, potremmo precisarla come l’insieme di tante altre culture, quali quelle che fanno riferimento alle nostre padronanze, ai nostri valori, ai nostri costumi e alle norme che regolano  i nostri comportamenti e le relazioni, per non dire ancora, allargando l’orizzonte, a tutte le nostre conoscenze, ma anche alle tradizioni, al folklore e perché no anche alle credenze popolari. All’interno di queste culture, oggi si è inserita prepotentemente, occupando spazi enormi, come si accennava, la tecnologia della comunicazione che influenza e caratterizza moltissimo la nostra società e della quale bisogna tenere conto.  

     Il tema del presente intervento invita a soffermarmi sulle numerose ed anche eccellenti proposte culturali che nella nostra Città continuano a realizzarsi, in primis il fiorire di pubblicazioni editoriali, con tanti volumi riguardanti anche la microstoria, ma che quasi sempre registrano una breve durata, e sempre circoscritta al momento della loro presentazione, senza poi avere una efficace ricaduta in particolare nella scuola, l’anello più importante per il futuro della stessa comunità. Questo rappresenta un evidente punto di criticità. Al riguardo, sarebbe perciò utile che le case editrici pensassero anche a delle forme di collaborazione con le scuole per orientare gli alunni alla conoscenza della storia locale proponendone lo studio, facendone conoscere gli autori, con l’organizzazione di appositi incontri o tavole rotonde su temi individuati e condivisi. La stessa cosa si può dire delle biblioteche, a parte qualche sporadico episodio di buona volontà indirizzato ad incrementare la lettura, ma ancora insufficiente per conseguire i livelli culturali auspicati. Per migliorare la cultura della nostra Città questo non basta. Dobbiamo spingerci oltre e verso una ricaduta positiva della proposta effettuata. Ecco perché credo sia utile lavorare insieme per trovare le giuste strategie. Per esempio, una cosa importante potrebbe essere dedicarsi alla conoscenza della propria lingua, a maggior ragione oggi che la Città unica si compone di due grandi città una di provenienza greco bizantina, con un suo dialetto e l’altra di provenienza ausonica, quindi non greca, con un altro dialetto. Stessa cosa dicasi per la storia, l’arte e le usanze dei due luoghi.  Il confronto su questi temi deve essere serrato, coinvolgendo le scuole ai diversi livelli con esperienze e progetti mirati se si vuole raggiungere una vera integrazione culturale senza tuttavia né demonizzare e né mortificare le diverse peculiarità di origine.   

     Alcune esperienze, mi portano a considerare che potrebbe essere utile, ad esempio, introdurre lo studio e le conoscenze del dialetto facendo notare le differenze tra i due dialetti anche attraverso la provenienza etimologica dei termini oppure attraverso la lettura di opere di storia locale, la proiezione di documentari e film riguardanti il territorio di pertinenza, la visita ai musei della Città e ai siti archeologici del territorio, la partecipazione a eventi culturali. Queste alcune delle cose che, condivise, aiuterebbero a migliorare non solo le conoscenze ma anche l’apprezzamento, il rispetto e l’orgoglio per la propria cultura.

     Accennavo prima alla storia locale o più precisamente alla microstoria, che deve essere considerata una questione importante alla quale dare la giusta attenzione se si vuole veramente comprendere la nostra cultura come possibile chiave di integrazione. Guardando alla mia esperienza supportata anche da alcune pubblicazioni rivolte alla partecipazione delle giovani generazioni, perché queste si avvicinino il più possibile alla propria storia e alla riscoperta della propria identità culturale del territorio facendo tesoro di quanto la stessa storia, in termini di vicende, tradizioni, folklore, religione, esperienze, monumentalità, arte, beni culturali, archeologia, economia, agricoltura e altro ancora, ci ha tramandato, elementi fondamentali per la costruzione di quella solida identità collettiva, specie nei piccoli centri, mi permetto di sostenere con certezza che può essere la via maestra per maturare anche quel senso di appartenenza che forse si sta perdendo. La  storia locale, ancora oggi non trova nella scuola adeguato spazio. Si preferisce il suo insegnamento tradizionale, secondo i programmi ministeriali, continuando a parlare di Fenici e Sumeri, popolazioni a noi lontane, che si fa fatica a farle comprendere a ragazzi di 11 anni, quando invece dietro l’uscio di casa, aprendo la porta, e spalancando gli occhi ci rendiamo conto che abbiamo un mondo vastissimo da esplorare. Basti pensare a popolazioni come gli Enotri, i Greci e i Bruzi, ai nostri territori ricchi di opere d’arte, ai tanti siti archeologici a portata di mano, un territorio racchiuso tra le due grandi Città della Magna Grecia come Sibari e Crotone, alla ricchezza ambientale di circa 850 km di spiaggia, ai diversi parchi naturali del Pollino, della Sila, dell’Aspromonte e delle Serre. Questo dovrebbe, per quanto mi riguarda, far cogliere a tutti gli enormi vantaggi che se ne possono ricavare in termini culturali. Penso che la storia si debba studiare partendo dal vicino, con la microstoria, per arrivare al lontano allargando via via l’orizzonte e preparando la mente dei ragazzi a recepire discorsi più complessi. Questo eviterebbe il facile disorientamento e la crescita di un maggiore amore per lo studio della storia e il possibile recupero dell’identità nei piccoli centri. 

     Al riguardo, una idea per allargare il ventaglio della proposta culturale sarebbe quella di far funzionare delle navette permanenti tra la grande Città di Corigliano Rossano e il suo Hinterland in modo da consentire ai turisti, ma anche ai residenti,  di visitare anche il vasto territorio della Sila Greca ricco di paesaggi affascinanti e splendidi borghi considerevoli per cultura, vicende storiche, opere d’arte e tradizioni.    

     Le iniziative per raggiungere uno scopo devono essere regolarmente accompagnate e indirizzate alla costante promozione della cultura. Non a caso parlavo prima di condivisione. Inoltre, se tutte le forze culturali della Città si muovono insieme condividendo un progetto per la Città ricco di straordinarie iniziative nel campo della formazione, dell’ambiente, dello sport, della musica, incontri su temi sociali e pedagogici dimostrando al contempo forte intesa e collaborazione i risultati non possono mancare. 

     Fortunatamente la nuova Città dispone di tantissimi punti di aggregazione. Luoghi come cinema, teatro, il mondo dell’arte, scuole di musica e musei non mancano e sono il cuore pulsante delle diverse e articolate proposte culturali attraverso la promozione anche di ottime iniziative, fruibili però molto spesso da parte di chi ne avrebbe meno bisogno. È necessario trovare soluzioni per progetti aperti a tutta la Città coinvolgendo le scuole se si vuole in qualche modo aprirsi ad una cultura aggregante. Le istituzioni locali, le scuole, il mondo associativo devono mettere in campo tutte le loro energie e risorse aprendosi alla elaborazione di progetti comuni e condivisi nei diversi campi della cultura, avendo come obiettivo primario quello di raggiungere le diverse fasce sociali per promuovere la cultura di integrazione della quale oggi c’è tanto bisogno. Fare e promuovere cultura per il bene della propria Città non può essere qualcosa di astratto, ma richiama tutti al senso della responsabilità e dell’appartenenza ad una comunità. 

     Ho sempre considerato la positività della condivisione, come pure la promozione del suo valore, ma ho anche pensato che qualunque esperienza fatta, in qualunque campo, assume maggiore valore se questa viene partecipata rendendola utile e fruibile agli altri. Come arrivarci e affinché tutto possa accadere non è semplice, ma bisogna osare se si vogliono conoscere la propria cultura, le proprie origini, da dove proveniamo, i nostri antenati, come pure le testimonianze, il viaggio che abbiamo fatto, chi ci ha preceduto e dove siamo arrivati, oppure quali sono stati i personaggi principali della nostra storia ed ancora chi erano coloro che ci hanno organizzato come comunità e cosa facevano, quanto hanno condizionato e segnato la nostra personalità, ed infine le vicende e le influenze storiche che ci hanno riguardato, sapendo delle tante dominazioni che ci hanno attraversato. La voglia di apprendere, che fondamentalmente è e rimane la sostanza della nostra ragione, non ci deve mai abbandonare, anzi va sostenuta e alimentata continuamente allo scopo di fare memoria comune del nostro passato per immaginare positivamente il nostro futuro. Questo può essere una via o una strategia per tutelare e ampliare la nostra cultura oltre che a farla diventare integrante. Solo così per le nuove generazioni, oggi sempre più percepite come generazioni prive di radici in un’epoca priva di veri modelli di riferimento, la cultura può risultare un prezioso insegnamento, come pure per questo nostro mondo sradicato e smemorato.

     In conclusione, mi piace sottolineare come memoria, cultura e tecnologia sono fondamentali nello sviluppo e nell’integrazione della nostra Città. Le prime due richiedano un continuo nutrimento per preservare l’identità futura della nostra comunità, dove la promozione culturale svolge un aiuto cruciale. Infine, la tecnologia che in questo contesto di resistenza culturale, richiama tutti ad una visione nuova della sua applicazione per favorire non solo la conservazione della nostra memoria, ma farci sempre più scoprire com’eravamo, con uno sguardo al futuro della nostra amata terra. È implicito che quanto proposto per la mia Città è estensibile a ogni singolo luogo del nostro Paese.

Corigliano Rossano 21 luglio 2025

                                                                                                       Franco Emilio Carlino

 

 

 

 

Alla luce di quanto emerso dal suo scritto, appare chiaro che il contributo di Carlino non sia soltanto un saggio di rara lucidità, ma anche una tessera preziosa di una raccolta che intreccia riflessioni e visioni sul futuro della cultura italiana. Un mosaico vivo che ci invita a pensare la cultura come orizzonte di senso, strumento di comunità e promessa di rinnovamento.

 

L’antologia, edita da Historica Edizioni, è disponibile sul sito della casa editrice e nei principali store online

 

 

Clicca sulla copertina del libro 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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“Giovani Talenti Crescono” Seconda edizione al Vintage Caffè Artistico-Letterario

 

“Giovani Talenti Crescono” 

 

Seconda edizione al Vintage Caffè Artistico-Letterario

 

 

 

 

Dopo il grande successo della prima edizione, torna l’atteso appuntamento al Vintage Caffè Artistico-Letterario con la 2ª Edizione di “Giovani Talenti Crescono”, in programma sabato 27 settembre 2025 alle ore 18:00 presso la sede di Via Provinciale, 15 – Corigliano-Rossano (area urbana Corigliano).

 

Un evento che rispecchia da sempre la missione del Vintage, che è quello di essere un luogo vivo e accogliente, capace di offrire spazio e visibilità ai giovani artisti emergenti, sostenendoli e valorizzando il loro talento.

 

La serata si aprirà con i saluti della padrona di casa Ermelinda Pipieri e il Professore Giuseppe De Rosis, insieme ai saluti istituzionali, per poi dare voce e spazio ai protagonisti.

 

 

 

Partecipano:

  • Harmonika – Accademia Musicale
  • Adrobart
  • Sara Bonadio
  • Camilla Francesca Mazzei
  • Elisabetta Ferrara
  • Istituto “Luigi Palma” – Green | Falcone | Borsellino
  • ACA – Antonio Cimino Artista “La Piccola Officina dell’Arte”
  • Centro Studi Artistici Angel Rose di Bosco Emanuela 
  • Gruppo L’Eredoto – Conoscenza, Cooperazione, Inclusione 
  • Associazione Bandistica “A. De Bartolo” Città di Corigliano Rossano
  • Associazione Tuttinsieme ODV
 
 

La serata sarà arricchita dalla partecipazione dell’ospite Prof. Andrea Biffi, pittore, scultore, designer e poeta, che impreziosirà l’incontro con il suo contributo.

 

“Giovani Talenti Crescono” vuole essere una festa di condivisione e creatività, una finestra sempre aperta alle scuole, alle accademie, alle associazioni del territorio e ai ragazzi autodidatti che hanno molto da raccontare.

 

 

 

 

 

📞 Per prenotazioni: 392 567 4900

 

 

 

Vi invitiamo a partecipare numerosi per condividere un’altra serata memorabile, consacrata all’arte, alla cultura e ai giovani, autentici protagonisti del nostro avvenire.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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ArtistiSegnalazione Eventi

Ilenia Tucci – Le Metamorfosi Poetiche della Sabbia

 

Ilenia Tucci
 
Le Metamorfosi Poetiche della Sabbia
 
 
 
Ilenia Tucci si distingue per la sua poliedricità, spaziando dal make-up, all’arte digitale e altre espressioni artistiche.
Oggi ci dedichiamo in particolare alla sua performance di   Sand Art. In questo ambito l’artista dimostra di essere una vera e propria narratrice visiva che usa la sabbia come mezzo per dare forma a racconti effimeri e altamente evocativi.
 

 

La sua più recente performance, “Un viaggio fra le terre”, ha ottenuto un ampio successo di pubblico, confermando come la sua tecnica sia un’autentica rarità nel panorama nazionale. La Sand Art, nella visione di Ilenia Tucci, supera la semplice esecuzione per farsi esperienza sensoriale. Sulla sua teca luminosa, la sabbia, un elemento umile e primordiale, si anima sotto il tocco delle sue mani, diventando il pigmento di un’opera in continua trasformazione.

 

Figure, volti e paesaggi nascono e si dissolvono in un flusso ininterrotto, un cinema muto scandito da un’armonia di musica e giochi di luce. Questa alchimia crea un’atmosfera sospesa, quasi onirica, che cattura lo spettatore in un’esperienza intima e meditativa. 
 

 

 

Nelle opere di Ilenia Tucci la dimensione del gesto, apparentemente elementare, si trasforma in un linguaggio capace di articolare narrazioni stratificate e di sorprendente densità simbolica. L’artista sovverte l’idea di spettacolo come semplice intrattenimento. Le sue performance assumono piuttosto la forma di un dispositivo estetico e poetico, in cui la materia effimera, quale la sabbia, diviene medium rivelatore di un senso nascosto. È in questa tensione, tra fragilità e potenza,  che si colloca la forza del suo lavoro, invitando lo spettatore a riconoscere, dietro la fugacità della forma, la persistenza di una poesia che abita anche gli elementi più minuti.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Segnalazione Eventi

“Va in scena il dolore” – Le donne palestinesi si raccontano

“Va in scena il dolore” – Le donne palestinesi si raccontano

 

 

 

Venerdì 19 settembre, alle ore 18:00, il Chiostro di Palazzo San Bernardino a Corigliano-Rossano (CS) ospiterà la prima rappresentazione drammaturgica “Va in scena il dolore”, uno spettacolo intenso e commovente che dà voce alle storie delle donne palestinesi.

Lo spettacolo, tratto da un testo pubblicato dalla Mongolfiera Editrice e disponibile su Amazonprende forma attraverso i versi di Umberto Romano, che ci ricordano come la memoria sia volubile e selettiva, emergendo nei momenti più inattesi. Le parole raccontano dolore e speranza, vita e sacrificio, ma anche il desiderio profondo di lasciare un messaggio d’amore e pace: «Bisogna vivere le cose per raccontarle, in un tempo che ruba tempo ai sogni e alle speranze… così che quando i bambini vedranno l’aquilone penseranno che sia un angelo a portare la pace».

Un altro verso dello stesso autore ricorda: «Mi basta morire sulla mia terra, essere sepolta in essa… germogliare come un fiore colto con tenerezza da un bimbo del mio paese».

Lo spettacolo vede la partecipazione di un cast straordinario, composto da:
 

 

Franco Ciro, Francesca Romano, Maria Pia Mandia, Katya Genova, Giusy Stasi, Liliana Zangaro, Anna Milieni, Rossella Scaramuzza, Valentina Torrisi, Francesca Russo, Maria Manfredi, Loredana Sisto, Maria Teresa Bua, Graziella Colamaria, Gianfranco De Luca.

 

Momenti musicali a cura di Pino Salerno.

 

 

L’iniziativa è promossa dall’Associazione V.E.S.C.A, insieme a SosteniAmo, La Mongolfiera Editrice, Forum Terzo Settore e Circolo Culturale Rossanese, con il supporto del media partner L’ArteCheMiPiace.

 

Vi aspettiamo venerdì 19 settembre alle ore 18:00 al Chiostro di Palazzo San Bernardino – Corigliano-Rossano per vivere insieme un racconto potente, che unisce arte, memoria e testimonianza.

 

 

 

 

Clicca sulla copertina per richiedere il libro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Segnalazione Eventi

Tra Mitologia e Denuncia – Le Performance di “Pane di Pace”

Tra Mitologia e Denuncia

 

Le Performance di “Pane di Pace”

 

 

 

 

 

 

di Redazione|15|Settembre|2025|

 

A Grimaldi, la XVIII edizione della mostra Tornare@Itaca, curata dalla critica d’arte Mimma Pasqua, celebra la pace attraverso il “Pane”. L’evento, intitolato Pane di Pace, si è svolto nel cortile di Casa Pasqua – Libera sede d’arte, dove il pane, simbolo di vita e condivisione, si è trasformato in un potente gesto di denuncia.

Gli artisti Giuseppe Aiello, Claudio Angione, Cali’, Francesca Campana, Liliana Condemi, Maria Rosaria Cozza, Luce Delhove, Emanuele De Stefano, Diego Ferrari, Gabriele Ferrari, Andrea Gallo, Domenica Gualtieri, Eleonora Giannetti, Alfredo Granata, Luigia Granata, Domenico Grosso, Rosy Imbrogno, Nicola Labate, Elda Longo, Lucia Paese, Sabrina Marotta, Massimo Melicchio, Assunta Mollo, Ilaria Montenegro, Raffaella Piane, Ivana Ruffolo, Antonio Scarpino, Ale Senso, Luigi Patitucci, Luciana Vita e Joseph Waweru Wache sono stati chiamati a creare opere commestibili da spezzare e condividere con i presenti, esprimendo una condanna profonda e una presa di posizione personale contro la carestia che colpisce la popolazione palestinese.

L’esibizione ha unito arte e attivismo, culminando nella significativa performance di Maria Rosaria Cozza. L’artista ha indossato due abiti creati da Veronica Martino, appartenente al duo artistico Soeve, che realizza abiti in carta e plastica. In quella serata, in qualche modo, era presente anche Sonia Quercia, compagna di percorso di Veronica Martino nel duo, recentemente scomparsa ma ancora viva nella memoria e nello spirito delle loro creazioni. Presidente dell’Associazione Ruskia, che promuove la storia e la cultura del territorio, l’artista ha realizzato per l’occasione due abiti ispirati ai miti greci.

 

A ds l’ artista e Performer Maria Rosaria Cozza con l’artista Veronica Martino

 

 

 

Nella prima performance, The Indifference of Death, si è sviluppata una potente allegoria visiva contro la guerra. Il vassoio, solitamente associato al servizio, diventa un palcoscenico su cui è “servita” la brutalità del conflitto. Le bandiere contrapposte e i soldati rappresentano le ideologie e gli schieramenti che alimentano la guerra, dimostrando che la vera battaglia si combatte tra simboli e non solo tra esseri umani. Al centro, i cumuli di macerie e di teschi simboleggiano la distruzione materiale e le innumerevoli vittime innocenti. I teschi, spogli di ogni identità, rappresentano un genocidio universale e rendono la morte anonima. Il loro uso esplicito cattura l’attenzione dello spettatore, trasformando l’immagine in una supplica disperata per un cessate il fuoco e un monito a non ignorare l’ingiustizia.

 

 

Con indosso l’Abito Elicona, ispirato al sacro monte delle Muse e ai suoi tramonti ramati, Cozza rappresenta l’apice della creatività e della bellezza, l’essenza stessa dell’arte. Questo abito si contrappone al vassoio che “serve” l’orrore della guerra: mentre l’abito celebra la vita e l’ispirazione con i suoi colori dorati, il vassoio espone teschi e macerie, simboli di distruzione. L’allegoria mette in luce la tragica dicotomia tra la bellezza che l’umanità può creare e la brutalità che può scatenare. L’Abito Elicona diventa così un monito su ciò che viene distrutto da una guerra ingiusta: non solo vite, ma anche ispirazione e spirito creativo.

 

 

In un secondo momento, con la performance In the Heart There Is No Diversity, Cozza combina la bellezza mitologica dell’Abito Galatea, che evoca la purezza del Mare Nostrum e il suo antico mito, con la tragica realtà contemporanea dei naufragi. Proprio come i moderni Ulisse, le persone in fuga dalla guerra cercano il loro ritorno a Itaca attraverso lo stesso mare che fu dimora della ninfa. Il vassoio con i cuori anatomici diventa simbolo centrale, ricordandoci che differenze superficiali come il colore della pelle sono irrilevanti. L’opera ci invita a guardare oltre le apparenze, riconoscendo la comune natura umana e la capacità di empatia e amore, nutrendo un senso di fratellanza di fronte alla tragedia.

La performance di Maria Rosaria Cozza ha lasciato un’impronta indelebile sull’intera manifestazione. Le due artiste coinvolte collaborano da tempo per realizzare performance molto originali, utilizzando abiti creati a mano. La loro ricerca spazia da un’attenta riproduzione storica fino alla creazione di vestiti con materiali di riciclo, dimostrando notevole versatilità e creatività.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Uno Sguardo sull’Opera

Vermeer in doppia visione – Il mistero delle due Guitar Player a Londra

 

Vermeer in doppia visione


Il mistero delle due Guitar Player a Londra

 

A Kenwood House, a Londra, si è aperta una mostra dal titolo Double Vision: Vermeer at Kenwood che sta già facendo parlare critici e appassionati. Per la prima volta in oltre tre secoli, due versioni quasi identiche del dipinto The Guitar Player, attribuite al celebre pittore olandese Johannes Vermeer, vengono esposte una accanto all’altra, offrendo uno spettacolo visivo e intellettuale di rara intensità.

L’opera conservata abitualmente al Philadelphia Museum of Art, solitamente lontana dai riflettori, è stata prestata per l’occasione e si confronta con quella custodita da sempre a Kenwood House, considerata l’originale. Quest’ultima è firmata, in condizioni migliori e universalmente riconosciuta come autentica. Fin qui nulla di straordinario. Ma la novità arriva dalle analisi tecniche in corso, che stanno suggerendo un’ipotesi tanto affascinante quanto destabilizzante: la versione americana potrebbe non essere né una copia di bottega né un falso, bensì una autocopia eseguita dallo stesso Vermeer.

L’idea che l’artista olandese, noto per il suo catalogo limitato a sole 37 opere autenticate, possa aver dipinto due versioni dello stesso soggetto apre una serie di interrogativi intriganti. Era una pratica che usava abitualmente o si tratta di un caso eccezionale? La seconda versione fu realizzata per una commissione, o nacque da un’esigenza personale, come esercizio artistico o riflessione intima sul tema?

Oltre alla portata scientifica, la mostra colpisce anche per la sua forza poetica. Il pubblico può osservare da vicino entrambe le tele, cogliendo minime differenze nel tocco, nella luce, nella postura della figura femminile che suona la chitarra. In un’epoca in cui l’autenticità viene spesso affidata agli algoritmi, Double Vision ci ricorda che lo sguardo umano, sensibile e soggettivo, è ancora un potente strumento di analisi.

 

 

L’esposizione vuole sì rendere omaggio a Vermeer, ma al tempo stesso invita a interrogarsi sul senso dell’“originale”. Se entrambe le tele fossero state concepite dall’artista, la questione non riguarderebbe più soltanto l’autenticità, bensì la nostra idea di unicità e di valore nell’opera d’arte. Forse è proprio nella loro duplicità che si rivela una nuova forma di preziosità, un enigma che sfida categorie e certezze.

Double Vision è un itinerario nell’ignoto della creazione, e non una semplice mostra, un confronto silenzioso tra due immagini speculari che, pur simili, custodiscono variazioni sottili e cariche di significato. Un’occasione irripetibile per accostarsi al mistero di uno dei maestri più elusivi della pittura europea.

La versione del Philadelphia Museum of Art

 

 

La mostra è aperta fino all’11 gennaio 2026 presso Kenwood House, Londra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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