Dal 22 al 24 maggio, Corigliano-Rossano tornerà a essere crocevia di idee, storie e visioni con la quinta edizione di Patir, l’open lab culturale che quest’anno sceglie un tema tanto antico quanto attuale, la scrittura.
Non si tratta semplicemente di un argomento, ma di una vera chiave interpretativa. “Scriptoria” – questo il titolo dell’edizione 2026 – diventa il filo rosso che attraversa secoli di storia e arriva fino alle sfide contemporanee, dove carta, inchiostro e codice digitale si incontrano e si interrogano.
Corigliano-Rossano costruisce la propria identità proprio attorno alla scrittura, intesa come gesto culturale e strumento di connessione tra mondi. Qui convivono testimonianze straordinarie: dalle preziose pagine del Codex Purpureus Rossanensis, riconosciuto patrimonio UNESCO, fino alla figura di San Nilo, maestro calligrafo e punto di riferimento spirituale e culturale.
E poi ancora gli amanuensi dell’Abbazia di Santa Maria del Patire, custodi silenziosi di saperi che, dagli scriptoria monastici, hanno attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Oriente. Un’eredità che prosegue idealmente nel Rinascimento con Giambattista Palatino, raffinato letterato e innovatore della calligrafia, considerato tra i precursori della comunicazione moderna.
Sono questi i “segni” che oggi permettono di leggere la città come un laboratorio vivente della scrittura, capace di intrecciare Oriente e Occidente mentre si confronta con l’era degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale.
Patir si conferma come uno spazio dinamico di ricerca e confronto, un’officina culturale che parte dal patrimonio – materiale e immateriale – per generare nuove prospettive. L’obiettivo è chiaro: costruire un dialogo fertile tra discipline, esperienze e sensibilità diverse.
Durante le tre giornate, il pubblico sarà accompagnato in un percorso itinerante che unisce luoghi simbolo e riflessioni contemporanee. Dal complesso monastico affacciato sulle alture della Sila Greca fino ai centri della vita culturale cittadina, ogni tappa diventa occasione di incontro tra intellettuali, artisti, giornalisti, istituzioni e realtà del terzo settore.
Il progetto si sviluppa lungo tre assi fondamentali: patrimonio, visioni e comunità. Una struttura che consente di tenere insieme memoria storica e progettualità, radicamento territoriale e apertura al mondo.
Non è un caso che il titolo “Scriptoria” richiami proprio gli spazi monastici in cui il sapere veniva copiato, tradotto e tramandato. È da lì che prende forma l’idea di una cultura come processo vivo, in continua trasformazione.
Le edizioni precedenti hanno affrontato temi come il complesso del Patire e il suo rapporto con il territorio, il monachesimo italo-greco, il Mediterraneo e i percorsi per la pace. Un percorso coerente che trova oggi nella scrittura una sintesi potente.
Al centro di tutto c’è l’associazione Rossano Purpurea, motore dell’iniziativa e punto di riferimento per la progettazione culturale del territorio. Nel tempo, Patir è diventato un appuntamento stabile e riconosciuto, sostenuto anche dall’amministrazione comunale.
Come sottolinea la presidente Alessandra Mazzei, il valore dell’evento risiede soprattutto nella sua natura partecipativa: un lavoro collettivo che nasce dal dialogo e si nutre del confronto tra realtà diverse – scuole, università, istituzioni, artisti, associazioni, mondo ecclesiastico e società civile.
L’idea è quella di una cultura non come punto d’arrivo, ma come processo in continuo movimento: uno spazio critico capace di rimettere in discussione certezze e generare nuove domande. Una cultura intesa come energia condivisa, lontana da ogni forma di esclusività.
Il metodo di Patir è chiaro: partire dalle radici per immaginare il futuro, attraversando con consapevolezza il presente. Un approccio che punta a tradurre la riflessione culturale in azioni concrete, orientate al bene comune e guidate da scelte etiche.
Vista da questa prospettiva, la scrittura supera la dimensione del ricordo e si delinea come strumento attivo di costruzione. Non è soltanto traccia del passato, ma pratica in divenire, capace di trasformarsi nel tempo senza perdere la propria forza, che è quella di mettere in relazione mondi diversi e preservare radicate identità culturali.





