Labirinti
Anila Dahriu
di Giuseppina Irene Groccia |07|Dicembre|2024|
È stato pubblicato di recente Labirinti, il nuovo libro di Anila Dahriu, inserito nella collana di poesia Navigium, diretta da Antonella Rizzo per Kinetes Edizioni. Il volume si distingue per la prefazione intensa e accurata di Dante Maffia, poeta di grande esperienza e candidato al Premio Nobel, che ne valorizza la profondità e offre una lettura sensibile alla complessità dell’opera.
In questa raccolta, Anila Dahriu esplora con intensità il caos dell’esperienza umana e collettiva, intrecciando immagini potenti e una scrittura priva di artifici. Con uno stile che privilegia le sensazioni e i moti interiori alla narrazione lineare, l’autrice restituisce frammenti di dolore, tragedia e conflitto, trasformandoli in versi autentici che invitano a riflettere.
Di seguito, condividiamo con piacere la prefazione che apre questa nuova raccolta poetica.
Impera il magma… tutto è diventato confusione, anche il deserto non più silenzio, ma voci che si rincorrono, cattiverie, violenze, perdite, sussulti, visioni, fradiciume di dolori essiccati, di albe rovinate, di cloache che hanno scoperchiato le loro bocche e mandano puzze ormai senza pudore, senza preoccuparsi minimamente di ciò che avviene e di ciò che può avvenire.
La persona è confusa con gli oggetti, i traumi diventano quotidianità e quindi le immagini s’ingorgano e non riescono a identificarsi tra di loro, tanto che avviene il trionfo del dissesto, la caduta a picco nella voracità del nonsenso.
Questo libro di Anila Dahriu non si deve leggere come un romanzo di avventure, seppur cattive e doloranti, ma come un vademecum di infezioni della società e dell’uomo che ha perduto le coordinate della sua natura per diventare bestia senza anima, nero fiume di inclemenze e di indecenze.
Nel libro appare, ma per immagini, per lacerti, per allucinazioni, la tragedia di un’Albania in dissesto, la tragedia di un popolo che all’improvviso scoprì nel suo seno una processione di sciacalli pronti a sbranare l’altro senza badare a niente. Da qui la frantumazione, stavo per dire la sillabazione e la balbuzie di molti versi che sono il frutto d’un terrore che ha trovato rifugio nelle parole; da qui il quadro di una viltà senza confini che mise contro i fratelli con i fratelli, i figli con i genitori, i buoni con i cattivi.
Una poesia così ha qualcosa di sacro, qualcosa che sa di scampato pericolo e fa sentire le lacerazioni personali e corali, facendo diventare il dolore un canto di tutti, perfino una preghiera.
La capacità di Anila Dahriu di rendere le atmosfere è davvero esemplare e ciò si deve alla sua capacità direi fisica di rivivere e far rivivere le vicende. Di ripristinarle con molta attenzione, quasi che ancora potessero fare male: gli strascichi sono più violenti e più duraturi delle stesse azioni.
Anila scrive come se stesse mangiando, bevendo, sognando, camminando, dunque con molta naturalezza e questo le permette di ripristinare situazioni orribili ma senza seguirle nel loro sviluppo, senza affidarsi a una logica stretta, piuttosto abbandonandosi alle sensazioni, che sono più dei ricordi, ai moti interiori che danno vita a corto circuiti e creano il linguaggio aperto della poetessa che non ricorre alla letterarietà, non si avvinghia alle ricette stantie del passato. Scrive con la massima libertà, con l’incandescenza del suo fuoco ed è per questo che a volte sembrano “Poesie della crudeltà”, per parafrasare il titolo d’un libro di Antonin Artaud, lacerti di frenesie che cercano di divincolarsi dal grumo originario per trovare una improbabile armonia.
Ci sono addirittura momenti in cui avviene una sorta di disarticolazione della sintassi come a voler assecondare la massa lavica, il caos che dentro si sta impastando con la nuova realtà conquistata e di conseguenza le immagini diventano ballerine, si susseguono prive, apparentemente, di legami, e sono invece il calco di una dimensione che ha avuto lacerazioni e squarci, ferite insanabili, dolori pesanti come macigni.
Si noti come a volte una sfilza di metafore fa ressa e cerca d’imporsi, di affermare la sua necessità; si noti come la poetessa non si preoccupa di nascondere niente degli accadimenti, anzi, se occorre, li sfoggia, per avvalorare le sue tesi, per far comprendere che questi versi non sono invenzione, ma vita vissuta, canto che nasce dall’anima e anela alla conquista della felicità.
Nessun lettore, a meno che non sia privo di anima, passerà indenne dagli sfaldamenti della poesia di Anila Dahriu, perché ne sentirà la freschezza e la presenza di vita, perché avvertirà che spesso dal dolore nascono progetti e rivendicazioni, promesse e risultati positivi.
Ovviamente tutto ciò è il romanzo della vita di un essere che ha voluto e saputo divincolarsi dall’assurdità e dalla malevolenza, dalla dissennatezza e dalla furia, dalla follia degli altri esseri umani infoiati contro di lei
per ragioni spesso effimere, ma quel che conta in poesia è la forza trascinatrice e illuminante della parola, l’espressività che sappia rendere appieno e con chiarezza i sentimenti e le emozioni. A me pare che Anila Dahriu abbia saputo rendere tutto vero e affascinante, pieno e vivo, cioè abbia saputo realizzare un libro ricco di poesia ottenuto travasando la vita in musica e in parole alate.
Dante Maffia
Per richiedere il libro clicca sulla copertina
Anila Dahriu è nata il 25 maggio 1970 a Valona (Albania). Appena diplomata all’Istituto Industriale si è iscritta alla Facoltà di Lettere e pubblica il suo primo libro in lingua albanese intitolato “Porta di se stessa”.
Dal 1997 al 2010 ha vissuto a Prato. Poi si è trasferita in Calabria. Ha pubblicato, in lingua albanese, La porta di se stessa (1996), Lascia che io venga con te (2010), Non ferire il mio sentimento (2011), Brivido di fata (2011), Verso l’ignoto (2012), Proiettato nell’ embrione mai nato (2022) e in italiano ”Fra le costole del peccato” (2013), con testo albanese a fronte. Siamo soliti pensare (2016).
Il canto della fanciulla (2022).
Ha avuto attenzione a diversi premi letterari, in Italia e all’estero, come il “Premio Farina” (segnalazione giugno 2014). “Premio Terre Lontane (dicembre 2014), il premio “Don Luigi Di Liegro”(2015), “Dardanica” premio d’onore per l’autenticità e l’originalità della scrittura, Kosovo (2019), Vari Premi assegnati dalla Associazione culturare ”Club della poesia”, Cosenza.
“Mihai Eminescu” Romania 2019, “Arberia” 2020 Calabria “Barocco Salentino” 2021 “Bogdani” 2021 e 2022 Kosovo
“Antica Pyrgos” 2021 e 2022. Segnalazione a ottobre 2022 “Alessandro Magno” Grecia.
Segnalazione a Festival internazionale a Lasi Romania, maggio 2023
Vive a Mirto Crosia (CS), dove svolge attività culturali, traducendo fra l’altro poeti e scrittori italiani e albanesi. Collabora con diversi giornali tra cui “La voce” di Corigliano-Rossano e internazionali, “Nazionale”, “Mapo” con sede a Tirana in Albania. Collabora con la casa editrice “Alba” Albania e con la casa editrice “Bogdani” Kosovo.
Se l’articolo ti è piaciuto, ti invitiamo ad interagire attraverso la sezione commenti di seguito al post, arricchendo così il blog con le tue impressioni.
E se trovi interessanti gli argomenti trattati nel Blog allora iscriviti alla newsletter e seguici anche sui canali social di L’ArteCheMiPiace.
In questo modo sarai aggiornato su tutte le novità in uscita.
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Ricevi nuovi post via email:
I testi critici scritti dall’autrice e inseriti nel blog non possono essere utilizzati o riprodotti online o altrove senza una richiesta e un consenso preventivo. La riproduzione di articoli e materiale presente nel blog dovrà essere sempre accompagnata dalla menzione dell’autore e della fonte di provenienza.
Alcuni testi o immagini inseriti in questo blog potrebbero essere tratti da fonti online e quindi considerati di dominio pubblico: qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d’autore, vogliate segnalarlo via email per la rimozione immediata.
L’autrice del blog declina ogni responsabilità per i siti collegati tramite link, considerando che il loro contenuto potrebbe subire variazioni nel tempo.








