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Aprile 2025

Interviste

Riki Krea… l’arte come ribellione e risveglio

 L’ArteCheMiPiace – Interviste

 



 

 

 

 

 

 

 

Riki Krea

l’arte come ribellione e risveglio

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |06|Aprile|2025|

 

 

Riki Krea, alias di Riccardo Furlanetto, rifiuta le definizioni e le etichette. Il suo è un percorso che non inizia, ma che esiste da sempre.

Creativo puro, il suo lavoro nasce dall’urgenza di reinventare il mondo, sfuggendo alle forme preconfezionate e interrogando la realtà con un linguaggio che oscilla tra design e arte. La sua è una ricerca che si nutre di natura, geometrie frattali e intuizione, trasformando l’ovvio in straordinario.

Dopo il COVID, la sua espressione si è fatta contestazione: ogni opera è un cortocircuito visivo che mette in crisi le certezze della società contemporanea. In bilico tra ironia e denuncia, il suo lavoro non offre risposte ma pone domande, in un gioco di sovversione e riscoperta.

Nel suo processo creativo, l’istinto guida ogni scelta, ma è l’osservazione attenta e il saper vedere oltre che dà vita a un lavoro che invita a guardare il mondo con occhi nuovi. Ogni dettaglio, ogni piccolo frammento del quotidiano ha per lui un significato nascosto, pronto a emergere e a trasformarsi in un’esperienza visiva innovativa.

 

 
 
 

 

 

 
 
 
 
Nella seguente intervista le sue parole ci accompagnano nel cuore della sua visione artistica, dove ogni creazione è un atto di trasformazione e ogni scelta un invito a riflettere sulla realtà che ci circonda.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico?
C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?

Il mio percorso non è iniziato, è sempre stato. Fin da piccolo,
ho sentito l’urgenza di reinventare il mondo con le mie mani, di piegare la
materia al mio bisogno estetico e funzionale. Nessuna forma preconfezionata
poteva soddisfarmi. Poi è arrivato il COVID, non solo come pandemia, ma come
rivelazione. Ha squarciato il velo, ha mostrato gli ingranaggi nascosti della
società. Da quel momento, la mia arte ha smesso di essere solo creazione: è
diventata contestazione.

 

 

Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di
comunicare attraverso le tue opere?

Questa collezione è una lama sottile tra ironia e denuncia. Un
riflesso scomodo della nostra epoca, un mondo che corre, consuma, ingoia e
dimentica. Io non offro risposte, ma pongo domande. Ogni opera è un
cortocircuito visivo, un invito a guardare oltre il velo dell’ovvio e
interrogarsi sull’assurdità che chiamiamo “normalità”.

 

 

Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto
nel corso del tempo?

Non parlerei di stile, perché lo stile è un recinto, una
categoria, un’etichetta che imprigiona. Il mio percorso è libero, in costante
metamorfosi. Mi muovo per istinto, passando da fiore in fiore come una
farfalla, esplorando forme, materiali e significati senza mai inchiodarmi a una
sola direzione. Ogni opera è un esperimento, una domanda aperta, un gioco serio
con la realtà.

 

L’evoluzione? È semplicemente il movimento naturale del mio essere, un viaggio
senza meta ma con un’incessante sete di scoprire e sovvertire.

 

 

 

Affermi che non inventi, ma trai ispirazione dalla natura,
cambiandone la prospettiva. Qual è stato il momento in cui hai realizzato che
questa visione poteva diventare il filo conduttore del tuo lavoro?

Non c’è stato un momento preciso, ma un lento risveglio. La
natura non ha bisogno di essere inventata, è già perfetta. Noi siamo solo
interpreti, traduttori di un linguaggio antico che spesso ignoriamo. Ho
iniziato a osservarla con occhi nuovi, a catturare le sue geometrie, i suoi
ritmi nascosti, la sua logica invisibile, e da lì ho capito: non serve creare
dal nulla, basta cambiare prospettiva. Il mio lavoro è questo: prendere l’ovvio
e renderlo straordinario, svelare il codice segreto che ci circonda e
trasformarlo in una nuova esperienza visiva e concettuale.

 

Le tue opere mostrano una forte matrice di design: come riesci a
bilanciare la funzionalità propria del design con l’espressività dell’arte,
senza che una sovrasti l’altra?

Non le vedo in conflitto, perché funzionalità ed espressività
sono solo due facce della stessa medaglia. Il design cerca l’equilibrio tra
estetica e utilità, mentre l’arte esprime un concetto, un’emozione, una
provocazione. Io lascio che si intreccino, che dialoghino, che si contaminino a
vicenda. La forma non è mai solo decorativa, il messaggio non è mai fine a sé
stesso. L’arte deve avere un’anima, il design un senso. Il vero bilanciamento
sta nel non separare questi due mondi, ma nel fonderli in qualcosa di nuovo,
dove il bello non è solo da guardare, ma anche da vivere.

 

 

Se la natura è la tua fonte primaria di ispirazione, quali sono
gli elementi o i fenomeni naturali che più di altri continuano a sorprenderti e
influenzare le tue creazioni?

Mi affascinano le geometrie frattali, dove il piccolo riflette
il grande, e l’armonia del caos, che nasconde un ordine invisibile. Mi ispirano
la trasformazione continua della natura e la sua capacità di creare forme
perfette senza spreco. Osservo, assorbo, e traduco tutto questo nel mio lavoro.

 

 

Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo lavoro?
Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato
particolarmente la tua visione?

La mia ispirazione viene dalla vita vissuta, dall’attimo
presente, dal saper vedere l’immenso nel minuscolo. Non cerco influenze, non mi
lascio contaminare da tendenze. Preferisco le suggestioni pure, quelle che
emergono dall’essenza stessa delle cose, senza filtri né compromessi.

 

 

Qual è il processo creativo che segui per realizzare le tue
opere? Ci sono tecniche o rituali a cui sei particolarmente affezionato?

Il mio processo creativo è istintivo e diretto: idea, azione,
creazione. Non mi perdo in attese o troppi schemi, il vero rituale è fare,
lasciare che l’intuizione guidi la mano senza troppe sovrastrutture. Creare è
un atto immediato, un dialogo tra visione e materia.

 

 

Preferisci lavorare su tela in solitudine o trovi ispirazione
anche da contesti collettivi, come workshop o eventi d’arte?

Non faccio distinzioni: il contesto è solo un’altra sfumatura
della creazione. La solitudine affina la visione, il collettivo amplifica lo
stimolo. Ogni spazio, ogni momento, ogni influenza è parte del tutto.

 

 

Come vivi il rapporto tra l’arte e il pubblico? In che modo il
feedback o le reazioni delle persone influenzano il tuo lavoro?

L’arte è un riflesso, ma il primo specchio è sempre il mio. Creo
per necessità, per espressione, senza cercare conferme. Il pubblico osserva,
interpreta, reagisce e va bene così.

 


Ogni sguardo aggiunge un livello di lettura, ma il punto di
partenza resta sempre lo stesso: il mio.

 

 

Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi
che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?

L’arte è passione pura, un modo per esprimere e condividere ciò
che ci muove. Nella società contemporanea, ci ricorda che tutti possiamo
creare, in ogni forma. Il mio lavoro nasce da questa meraviglia: l’arte è in
ognuno di noi e può trasformare ogni gesto in qualcosa di unico.

 

 

Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come
artista e come le hai superate?

Spesso ciò che esprimo non viene immediatamente compreso o
apprezzato, ma ho imparato a vedere queste sfide come opportunità di crescita.
Con il tempo, ho imparato a restare fedele alla mia visione, sapendo che l’arte
non deve essere per tutti, ma che ha il potere di connettere chi è pronto a
vedere oltre.

 

 

 

 

Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il Leone. Cosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?

La trovo un’opportunità unica di confronto e di crescita. Mi ha spinto
il desiderio di condividere la mia ricerca artistica con un pubblico più ampio
e di confrontarmi con altri artisti, ognuno con la propria visione e
sensibilità. Le aspettative sono di apprendere, di essere stimolato da nuove
prospettive e di ampliare il mio linguaggio espressivo.

 

 

In che modo hai deciso di presentare la tua arte all’interno di
questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di esporre? Ci puoi
raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro realizzazione e se
c’è un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso
di esse?

Ho scelto opere che esplorano i piccoli dettagli quotidiani
spesso ignorati, ma ricchi di significato. Il mio processo creativo si è
concentrato sull’osservazione attenta e sull’importanza di fermarsi a vedere
ciò che normalmente sfugge. Volevo trasmettere l’idea che la bellezza e il
valore si trovano nei particolari più semplici.

 

Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi
ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

Da un paio d’anni sto studiando la geometria sacra basata
sull’ottava, un concetto senza fine che connette tutto. Non so dove mi porterà,
ma sicuramente offrirà un grande slancio per qualsiasi altra esplorazione
futura.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Chi sono?
 
Sono me stesso, senza etichette né definizioni. L’io è già un’illusione dell’ego, e io non voglio rinchiudermi in
un ruolo. Non sono solo un artista, un designer, un sognatore o un rivoluzionario. Sono un creativo, uno spirito libero. Creare è il mio linguaggio, il mio modo di esistere. Non ho mai trovato poesia nei prodotti preconfezionati, strumenti di un consumismo senz’anima. Così ho iniziato a dare
forma alle mie idee fin da bambino, lasciandole emergere con naturalezza.
Questa, parte di una collezione, non è nata da un progetto, ma da un impulso, da un’ispirazione che ha preso vita prima dentro di me e poi nel mondo.
 
 
Riccardo Furlanetto

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

Il Blog L’ArteCheMiPiace da l’opportunità ad artisti emergenti ed affermati di usufruire di una vetrina in cui proporre il proprio talento, operando per la promozione e la valorizzazione degli stessi.

 

Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.

 

 

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Interviste

Tra Pois e Linee – Le Rivisitazioni Visionarie di Mariella Rinaldi

 L’ArteCheMiPiace – Interviste

 



 

 

 

 

 

Tra Pois e Linee

Le Rivisitazioni Visionarie di Mariella Rinaldi

 

 

 

 

 

di Giuseppina Irene Groccia |04|Aprile|2025|

 

 

Nel panorama dell’arte contemporanea, l’opera che sfida il
tempo e le convenzioni assume forme sempre più diversificate e imprevedibili.
Tra questi percorsi, uno in particolare si distingue per la sua capacità di
dialogare con il passato mentre rinnova la visione del presente, offrendo nuove
prospettive visive che raccontano storie di donne e mondi altamente rappresentativi. Questo
linguaggio, che unisce il rigore dell’astrazione a una potenza simbolica, supera il semplice atto di rappresentare per diventare una continua rielaborazione
del vissuto, un atto di rivisitazione e rinascita. Di questa visione potente e
trasformativa è protagonista Mariella Rinaldi.

La sua arte si costruisce su un linguaggio visivo che
mescola simbolismi, colori e forme, spingendosi aldilà della figurazione per
esplorare le profondità di un’astrazione intrisa di significati. Il suo stile è
un punto di incontro tra la potenza della Pop Art e una riflessione
personale sulla contemporaneità. Ma se nel Neo Pop l’eco del consumismo e della
cultura dei mass media si fa sentire forte e chiara, nel lavoro di questa
artista è la figura femminile a risplendere. Le sue opere sono più che semplici
rappresentazioni: sono omaggi, tributi visivi che, attraverso l’uso di simboli
iconici e una tavolozza di colori vividi e carichi di simbolismo, danno nuova
vita a volti e storie di donne che hanno segnato la storia, ma che rischiano di
essere dimenticate. Il centro delle sue creazioni è proprio l’idea di
rivisitare il passato per non farlo cadere nell’oblio, un atto di resistenza
contro la marginalizzazione delle figure femminili, anche nel panorama storico
e artistico.

Il viola, il verde, l’arancione da semplici colori, si
trasformano in attivatori di sensazioni e emozioni: la calma mista a energia,
la stabilità che sfocia nella rinascita, la pace interiore che scaturisce
dall’azione. Ognuno di questi colori, insieme ai motivi ricorrenti dei pois e
dei cuori rossi, arricchisce l’opera, conferendole una dimensione emozionale e
simbolica che valica l’apparenza estetica. Le linee bianche e nere, in particolare,
parlano di contraddizioni universali, come quella tra luce e oscurità, e di una
tensione che pervade l’intero mondo artistico della Rinaldi.

In questa costante evoluzione creativa, Mariella, oltre a
riproporre i canoni del Neo Pop, li reinventa con una forza prorompente,
esplorando il connubio tra cultura popolare e alta arte, tra visione personale
e storia collettiva. Con ogni serie, la sua ricerca si fa più profonda e
avvincente, come quella dedicata alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026,
dove l’artista infonde il dinamismo degli sportivi in un linguaggio visivo che
fonde tradizione e innovazione. La sua arte non ha paura di sfidare i limiti e
di mescolare riferimenti storici e contemporanei, rendendo ogni opera un
frammento di memoria viva.

Mariella Rinaldi è un’artista che sa osservare il mondo e lo
ricrea, modellandolo attraverso la sua visione personale, elevando la pittura a
mezzo di trasformazione e rendendo ogni dipinto un atto di restituzione e
innovazione. Il suo percorso è una ricerca incessante che non si accontenta di
emulare o ripetere, ma che ogni volta reinventa, sempre attenta a restituire
nuova vitalità a quello che, nel tempo, potrebbe essere dimenticato. Con un
linguaggio che è tanto estetico quanto emotivo, l’artista ci invita a guardare
il mondo attraverso una lente diversa, a riscoprire il valore intrinseco di ciò
che spesso diamo per scontato.

 

 

 

 

In questa intervista, Mariella ci accompagna nel suo affascinante viaggio creativo, rivelandoci come le sue rivisitazioni artistiche trasformano simboli e immagini, dando vita a nuove visioni e riflessioni sulla realtà contemporanea.

 

 

Ricordi il momento esatto in cui hai capito che l’arte
sarebbe stata una parte fondamentale della tua vita?

 

 

Ogni volta che mi pongono questa domanda riesco solo a
rispondere che il mio rapporto con la pittura ed il disegno sono nati con me:
non ricordo esattamente quando, poiché i miei giochi da bambina consistevano
per lo più nei disegni. Naturalmente mi dedicavo anche ai giochi tradizionali,
ma ogni occasione era per me stimolo di esprimermi attraverso matite, pastelli
e acquarelli. Mi divertivano molto i personaggi di Walt Disney. Questo mio
“amore”, con il passare degli anni, ha migliorato anche altre mie abilità
manuali, che mi hanno spinto a voler conoscere l’arte sempre di più e portato a
sperimentare in mondi, per me, allora, nuovi e sconosciuti.

 

Certo è che la pittura, mi ha sempre aiutata ad esplorare e
comprendere le mie emozioni e a sviluppare della mia intelligenza emotiva.

 

 

 

Ci hai raccontato che fin da piccola trovavi conforto nel
disegnare mentre i tuoi compagni riposavano. Come descriveresti quel senso di
protezione che l’arte ti ha sempre donato?

 

Interagire con i colori, fin da piccola, mi ha sempre
portato a migliorare il mio umore e nei “miei momenti artistici” ho sempre
ritrovato un benessere psico-fisico generale…difficile da spiegare a parole!

 

In quegli istanti, tenere in mano un pennarello, avere il
banco cosparso di colori ed un foglio bianco davanti ai miei occhi, mi faceva
sentire al sicuro, in un mondo (anche se per pochi attimi) tutto mio, dove
tutto diventava possibile, perché ciò che immaginavo si proiettava magicamente
in un disegno. Ricordo la meraviglia negli occhi dei “grandi” che, guardando i
miei disegni, rimanevano stupiti.

 

 


 

 

Quali sono state le prime influenze artistiche che hanno
segnato il tuo cammino?

 

I miei primissimi dipinti a olio su tela sono stati paesaggi
naif e nature morte.

 

All’inizio del mio percorso mi sono avvicinata all’arte
classica e neoclassica, per lo studio delle forme, della luce, delle
prospettive e delle proporzioni; con il trascorrere degli anni mi sono poi
ritrovata ad ammirare opere più moderne e contemporanee che mi hanno fatto
avvicinare alla Pop Art.

 

 

 

Dopo i tuoi primi approcci con il disegno e la pittura, hai
avuto momenti di incertezza o hai sempre sentito che questa era la tua strada?

 

MAI! E’ stato amore a prima vista … Non ricordo un solo
istante in cui io abbia dubitato di quello che desideravo dalla pittura e di
ciò che la Lei (la pittura) ricercava da me!

 

 

 

Hai frequentato corsi di pittura e decorazione su ceramica:
quanto questi studi hanno influito sul tuo stile e sulla tua tecnica?

 

No, pochissimo direi: I corsi di pittura e decorazione che
ho frequentato mi hanno fornito solo alcune basi e fondamenta della pittura.

 

 

 

Nella tua evoluzione artistica, hai sperimentato diverse
tecniche pittoriche. Ce n’è una che senti più tua rispetto alle altre?

 

Decisamente l’Acrilico.

 

Un indubbio vantaggio della pittura acrilica è la sua
nitidezza data dalla solidità della struttura. Una linea dritta, un contorno
appaiono perfettamente delineati! L’ asciugatura è molto rapida e per una
persona come me, a cui non piace aspettare… è l’ideale!

 

 

 

 

Sei stata definita “Pittrice della Luce, del
Possibilismo e della Resilienza”. Cosa significano per te queste
espressioni?

 

Luce: il Bianco, cosparso di pois (ottimismo) o righe nere
(contrapposizione tra il bene e il male)

 

Possibilismo (il Viola): dentro ad ogni mio dipinto si
percepisce la speranza di dimostrare che è possibile aggirare o neutralizzare
ostacoli ritenuti insormontabili, cercando vie d’uscita basate sul desiderio di
Cambiamento e di Rinascita, facendo leva sul protagonismo attuale e potenziale
delle persone, spingendole ad elevarsi, per essere più utili a sé e agli altri.

 

Resilienza (il Verde) la Speranza che ognuno possa trovare
la forza di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici e la capacità di
saper riorganizzare la propria vita davanti alle difficoltà.

 

In effetti mi sento di affermare che Ognuno a suo modo è
resiliente, anche se non lo sa!

 

Siamo tutti resilienti! nostro malgrado. Per esempio,
resistiamo allo stress senza spezzarci… fronteggiamo venti contrari… e ci
rimbocchiamo le maniche ogni volta che la vita ce lo richiede!

 

 

 

Vorrei che chiunque osservi le mie opere possa coglierne il
tema della Vita, della Speranza, della Possibilità di Cambiamento, della Gioia
e della Meraviglia e della Luce: quella Luce in fondo al tunnel che non è poi
così lontana!!

 

 

 

 

Il tuo stile viene associato all’arte pop e, in particolare,
all’influenza di Roy Lichtenstein. Come vivi questo confronto e quanto ti
ispira il movimento Hip Hop nel tuo lavoro?

 

Roy Lichtenstein, come sappiamo, è stato uno dei principali
artisti della pop art americana insieme ad Andy Warhol. Essere associata ad un
Grande come lui non può essere per me che un onore.

 

La Pop Art, caratterizzata da colori vivaci, immagini audaci
e un approccio ironico, ha sfidato le convenzioni dell’arte tradizionale,
trasformando oggetti quotidiani e icone della cultura pop in opere d’arte. Il
mio intento è proprio questo: attirare lo sguardo degli spettatori, anche di
coloro che non fanno parte del mondo vero e proprio dell’Arte, e stupirli
creando curiosità e interesse.

 

 

 

 

Le tue opere creano assonanze e dissonanze cromatiche,
allegoriche ed empatiche. Come scegli le palette di colori e le forme che
caratterizzano i tuoi dipinti?

 

 

 

Ogni volta che mi appresto a comporre e/o rivisitare
un’opera, nella mia mente si creano automaticamente immagini e forme che io
“vedo” ben chiare e che poi vengono proiettate tramite il pennello sulla tela.

 

Non ho una schema che vale per tutto, agisco molto d’
istinto: è un impulso naturale, che mi fa accostare i colori (verde, viola,
arancione), le forme (i pois e righe bianco/nere) e i miei simboli (cuore/fiori
pop), presenti nella maggior parte delle mie ultime opere.

 

 

 

Nel tuo percorso artistico, hai spesso rielaborato
capolavori classici dell’arte, trasformandoli con una prospettiva contemporanea
e neopop. Cosa ti spinge a reinterpretare queste opere storiche, e quale
messaggio intendi trasmettere attraverso questa fusione tra passato e presente?

 

 

 

Nella maggior parte delle mie opere, i colori forti e i miei
simboli si miscelano con immagini di donne che hanno fatto la storia dell’arte
e non solo. La mia rivisitazione in chiave neo pop tende a voler non far
dimenticare, a ridare vita a volti e immagini che troppo spesso rischiano di
venir dimenticate, o semplicemente date per scontate, come se ormai avessero
perso il loro potere iconico nel celebrare le Donne. Questa dovrebbe essere la
chiave di lettura per interpretare i miei dipinti: rivisitare per non
dimenticare, LE DONNE NON HANNO BISOGNO DI UN GIORNO A LORO DEDICATO, MA DI UNA
VITA!

 

In altre opere, diventa predominante il desiderio di
dialogare con il passato per proiettarlo verso il futuro. E anche l’invito a
riconsiderare i nostri simboli culturali e religiosi in una luce nuova,
ricordando che l’arte, come il nostro rapporto con il Divino, sono in costante
evoluzione.

 

 

 

 

Uno dei tuoi lavori più sorprendenti parte dall’opera di
Picasso, “Guernica”. Cosa ti ha spinto a rielaborare questo
capolavoro?

 

 

 

L’idea è nata insieme al mio Curatore Alessio Musella.

 

Ho reinterpretato l’Opera di Picasso con l’intento di
sorprendere i fruitori, cercando di realizzare una rivoluzione visiva,
concettuale ed emozionale: colui che osserva l ‘opera dovrebbe coglierne il
tema della vita ed decollare per un Viaggio ricco di suggestione e
piacevolezza, acquisendo una sensazione di benessere.

 

 

 

 

La tua reinterpretazione crea una rivoluzione visiva ed
emotiva. Come hai deciso di affrontare un tema così potente e drammatico
trasformandolo in un messaggio di speranza e rinascita?

 

 

 

Partendo dal presupposto che Picasso nella sua opera  Guernica ha voluto esprimere una denuncia
contro la violenza cieca del bombardamento e di tutte le guerre, che colpiscono
allo stesso modo donne, uomini, bambini e animali, distruggendo ogni forma di
vita, uno degli elementi linguistici più evidenti è l’assenza di colore,
l’impiego esclusivo di toni di grigio e colori molto spenti  (il colore grigio è stato scelto da Lui anche
perché disegnato sulla base di fotografie in bianco e nero che gli erano
arrivate dai bombardamenti di Guernica). Ovviamente questo incupisce maggiormente
perché si parla proprio di guerra… oltre tutto la colorazione per Lui non
avrebbe avuto senso perché voleva raccontare le macerie, per cui anime senza
colore; IO sono in netta contrapposizione con il monocromo di Picasso
stesso,  poiché nella mia opera voglio
dare un senso di speranza, per cui ripercorro questa disgrazia avvenuta a
Guernica, attraverso i miei i miei simboli e la mia colorazione proprio perché,
a differenza di Picasso (che, ricordiamolo, è stato COSTRETTO dal governo a
creare questo dipinto, tra l’altro utilizzando dei bozzetti che aveva già usato
per altri dipinti), la mia è, invece, UNA
SCELTA, soprattutto in questo momento, per dare SPERANZA:  rivisitare uno dei capolavori mondiali che
parla proprio della bruttezza della guerra dandogli, invece, una colorazione…
per cui RESILIENZA.

 

In questa opera ho delineato i volti Umani nelle cui
espressioni si può scorgere il DOLORE, LA RABBIA, LA FRUSTAZIONE, L’ANGOSCIA E
IL FALLIMENTO e le sagome degli animali, anch’essi colpiti – loro malgrado –
inconsapevoli (a differenza dell’UOMO) ed inermi, dalle conseguenze crudeli
della guerra che come sempre INIZIA PER VOLONTA’ dell’UOMO.

 

Nella mia opera si notano subito: il Verde, il Viola e il
Cuore Rosso.

 

-le varie tonalità di VERDE per esprimere il mio desiderio
che nel mondo non ci sia più guerra, cercando di dare SPERANZA per le
generazioni future.

 

– il colore VIOLA che, solitamente, associo al mistero, alla
mistica, all’inconscio, alla malinconia, ma anche al fascino, al sogno e alla
magia, QUI lo associo alla PENITENZA: che l’essere umano deve subire ogni volta
che DECIDE di iniziare una guerra.

 

-L’ARANCIONE che simboleggia da sempre la PACE interiore

 

– il CUORE ROSSO: la passione e l’amore che ci vuole per la
vita e per l’arte, QUI è un RICORDO DELLA VITA.

 

Il mio messaggio vuole essere di SPERANZA per una VISIONE DI
UN MONDO MIGLIORE!

 

 

 

 

Lo spettatore delle tue opere viene immerso in un’esperienza
multisensoriale. Quanto è importante per te coinvolgere non solo la vista, ma
anche le emozioni e persino i sensi come l’olfatto e l’udito virtuali?

 

E’ importantissimo, perché vorrei che, come capita spesso a
me, chi si imbatte nelle mie opere, possa venir afferrato, accompagnato
dolcemente per mano dal soggetto dipinto, per essere trasportato nel mio mondo
immaginario e di conseguenza pervaso da un senso di benessere e di pace,
ricordando i VERI piaceri della vita.

 

 

 

Quali sono i tuoi prossimi progetti artistici? Hai qualche
mostra o collaborazione in arrivo?

 

 

 

Dal 6 al 22 febbraio 2026 si svolgeranno Le Olimpiadi
invernali di Milano Cortina 2026 coinvolgendo i territori di Lombardia (la mia
Regione), Veneto e Trentino-Alto Adige. Saranno i Giochi più diffusi di sempre
coprendo un’area di 22.000 km quadrati. Partendo da questo mi sono detta:
“perché non realizzare una serie dedicata proprio alle Olimpiadi? E così ho
iniziato titolando la Serie proprio “Milano Cortina”.

 

Trattasi di Opere su tele Gallery 80x80cm: in ognuna di esse
ripropongo un’icona (donna) dell’arte, uno sport, alcuni personaggi famosi dei
fumetti più amati (POP) e cito alcuni degli Sponsor. Non mancano, comunque, i
miei colori e i miei simboli.

 

 

 

Ultimamente ho iniziato collaborazioni con Associazioni
culturali che stanno organizzando Mostre, a partire dal mese di Aprile, in
tutta Italia a cui, lietamente, parteciperò.

 

A settembre è prevista un’importante Mostra a Roma dove sarò
presente.

 

 

 

 

Se dovessi definire il tuo percorso con una parola o un
concetto, quale sarebbe?

 

A questa domanda vorrei rispondere con un testo di Serena
Seri a me dedicato perché ha colto la mia essenza e il mio intento in questo
mio percorso artistico:

 

“Si è sempre meravigliati, piacevolmente emozionati ogni
qualvolta Mariella Rinaldi propone un suo componimento artistico… perché anche
se preoccupati, stanchi, tristi, tesi, l’artista riesce, magicamente, a
sollevare il nostro animo, e farlo volteggiare, volare… allentando la tensione,
le preoccupazioni, e molto di più.   Da
sempre, l’ARTE è stata riconosciuta un rimedio terapeutico di grande efficacia.
Spesso è difficile staccare la spina. Si ha un chiodo fisso che forse annienta…
E poi arriva Lei, sempre nuova, spumeggiante, mai ripetitiva, intrigante…che
vibra…e la nostra mente, mentre volge l’attenzione verso il tuo soggetto, in
maniera involontaria, si decomprime, come una pentola a pressione bollente,
appena spenta. A nome di tutti quelli che l’Ammirano, mi sento di ringraziare
di cuore l’artista per la serenità, leggerezza, bellezza… che, come con una
bacchetta magica, infonde attraverso le sue opere.” Grazie Serena Seri!

 

 

 

 

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Mariella Rinaldi colori e forme che rivoluzionano e
tornano a raccontare.”       

 

Sono nata e vivo tutt’ora a Lecco, la città de “I Promessi Sposi”. A 4
anni ricevetti in regalo un libro con immagini e lettere da colorare: la
passione e l’attrazione verso il colore nacque lì. Da bambina, fin dai tempi
dell’asilo, mentre i miei compagni facevano il riposino pomeridiano, io mi
divertivo in compagnia della carta e dei colori. Sono sempre stata molto
creativa e quel bisogno di tracciare segni, di sfinire i pennelli sui fogli mi
proteggeva in un modo magico, solo mio e mi rendeva felice.

La mia prima insegnante di educazione artistica è stata un punto di
riferimento nel mio iniziale approccio all’ arte, essendo stata poi in futuro
indirizzata verso un percorso di studio distante dall’arte e dalla pittura,
porto con me il bagaglio formativo dei miei primi anni di studi artistici.

Quando compii dieci anni l mi regalarono un cavalletto, una tela e dei
tubetti di colori primari. Dipinsi un paesaggio su una piccola tela, lo feci
incorniciare e lo conservo tutt’ora.

Durante l’adolescenza ho frequentato Corsi di pittura su tela a olio e
corsi di decorazione su ceramica

E nel corso degli anni mi sono sempre dedicata all’arte dipingendo e
sperimentando varie tecniche pittoriche.

Nel 1992 e nel 1993 partecipazione
ai primi Concorsi di Pittura “Premio Internazionale “Contea di Bormio” ottenendo
in entrambi gli anni riconoscimenti (Premio Segantini)

Tra il 1997 e il 2014 ho gestito
un Laboratorio nel quale mi occupavo anche di decorazioni artistiche su
svariati materiali: tela, ceramica, vetro soffiato, legno etc.

Finalista – Premio
Fabrizio de Andrè anno 2023

Mostra Collettiva a Roma presso Borgo Pio Gallery “Pop o Non Pop,
Questo è il problema” dal 4 agosto 2023 al 28 agosto 2023

Mostra Collettiva a L’Aquila “Contemporaneo- Appunti di Viaggio”
dal 07 al 10 settembre 2023.

Mostra Collettiva a Brera (MI)
presso Concept Art  “Il Ritratto” dal 28
ottobre 2023 al 06 novembre 2023.

Premio ricevuto in data
07.03.2024 – Concorso ARTI FIGURATIVE 2024

“ANTONELLO DA MESSINA” IX ed. PROMOSSO DALLA RIVISTA “IL
CONVIVIO” Diploma
d’onore
: Mariella Rinaldi (con opera Ultima cena)

 

Finalista del Premio
Internazionale LE ALI 2024
per la sezione Arti Visive (Pittura) L’opera
selezionata LA
GIOCONDA (rivisitazione)
esposta nella mostra collettiva a Villa Cuturi a Marina di Massa dal 22
giugno 2024 al 29
giugno 2024

Partecipazione con 9 opere alla Biennale
d’Arte di Vigevano
dal 08 aprile 2024 al 31 maggio 2024.

Mostra Collettiva a Frascati “Not Only Urban” col Patrocinio
del Comune di Frascati dal 21 giugno al 30 giugno 2024.

Mostra Internazionale Collettiva a Buenos Aires –
Argentina
 presso Pertutti Abasto dal 25 giugno 2024
(durata Mostra 2 mesi) organizzata e curata da Carlos Eduardo Vera
(Sophie Espacio de Arte)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

 

 

 
©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 

 

 

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Ogni progetto promozionale diffuso sulle pagine di L’ArteCheMiPiace, compreso l’intervista, è soggetto a selezione e comprende approfondimento dei materiali forniti con consulenza, ricerca, redazione e diffusione.

 

 

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Fabio Tolu… la luce, la materia e l’arte senza confini

 L’ArteCheMiPiace – Interviste










Fabio Tolu


la luce, la materia e l’arte senza confini




di Giuseppina Irene Groccia |01|Aprile|2025|



Fabio Tolu si distingue per un approccio materico e luminoso all’arte contemporanea. La sua formazione nel settore edile e nella cartellonistica ha affinato una sensibilità tecnica che lo ha portato a esplorare le possibilità espressive di materiali industriali come plexiglass, polistirolo e LED. Il risultato è una produzione che coniuga scultura, installazione e light art, dando vita a opere capaci di trasformare lo spazio attraverso il dialogo tra materia e percezione visiva.

La sua ricerca si muove in una dimensione fluida, non vincolata a uno stile definito. Il suo lavoro si inserisce nel solco della Pop Art e dell’estetica fantasy, ma se ne distacca per un approccio istintivo, svincolato dalla necessità di una progettazione preliminare. L’elemento luminoso non è solo un mezzo tecnico, ma una componente concettuale che amplifica il carattere immersivo delle sue opere.

Un momento significativo del suo percorso è rappresentato da “Batman Night and Day“, prima opera in cui la luce diventa parte integrante della narrazione visiva. Con “La Magia di Franchino D.J.“, l’artista porta avanti questa ricerca, lavorando sulla stratificazione tra pittura e illuminazione per evocare suggestioni legate alla musica elettronica.

La sua partecipazione a mostre e concorsi nazionali e internazionali evidenzia un costante interesse per il confronto e la crescita artistica. La sua produzione si configura come un’indagine aperta, in cui la sperimentazione materica e luminosa diventa un mezzo per ridefinire i confini tra arte e design.









In questa intervista, Fabio Tolu racconta il suo percorso artistico, le ispirazioni che guidano il suo lavoro e il ruolo centrale della luce nelle sue creazioni. Attraverso le sue parole, emerge una visione dell’arte come continua evoluzione e sperimentazione, dove tecnica e intuizione si intrecciano per dare vita a opere uniche e inaspettate.










Puoi raccontarci come hai iniziato il tuo percorso artistico? C’è stato un momento o un evento particolare che ti ha spinto verso l’arte?


Il mio percorso artistico è iniziato in modo piuttosto naturale, grazie alle mie esperienze nel settore delle insegne luminose e nella lavorazione di materiali diversi. Ho sempre avuto una passione per la creatività e, mentre lavoravo con materiali come plexiglass e polistirolo, ho cominciato a vedere il potenziale artistico in ciò che mi circondava.

Un momento chiave è stato quando ho realizzato una piccola installazione per un progetto di lavoro. Ho utilizzato luci e forme tridimensionali, e la reazione delle persone è stata incredibile. Questo mi ha fatto capire che potevo unire la mia esperienza pratica con la mia passione per l’arte, creando opere che non solo fossero visivamente accattivanti, ma che avessero anche una dimensione interattiva.


Qual è il tema o il messaggio principale che cerchi di comunicare attraverso le tue opere?


Non ho un tema predefinito, le mie opere sono molto diverse tra loro sia come soggetti che come stile.

Amo realizzare ciò che mi viene in mente senza dover progettare prima, affidandomi completamente all’ istinto.

Quando realizzo un’ opera il mio obbiettivo è quello di stupire gli interlocutori senza dover necessariamente comunicare alcun tipo di messaggio. 







Come descriveresti il tuo stile artistico e come si è evoluto nel corso del tempo?


Il mio stile artistico è caratterizzato da un approccio versatile e adattabile, che si è evoluto nel tempo grazie all’influenza di diverse correnti e tecniche. Inizialmente, mi concentravo su forme più tradizionali e realistiche, ma con il passare del tempo ho iniziato a esplorare stili più astratti e concettuali. Questa evoluzione è stata guidata dalla mia curiosità e dalla voglia di esprimere emozioni e idee in modi sempre nuovi.



La tua esperienza nel settore edilizio e della cartellonistica ti ha dato una ottima conoscenza dei materiali. Come scegli quali materiali combinare nelle tue opere e c’è stato un esperimento che ti ha particolarmente sorpreso nei risultati?


Quando si tratta di scegliere i materiali da combinare, mi piace considerare vari aspetti, come la compatibilità tra i materiali, l’estetica finale e la facilità di montaggio. Ogni progetto ha le sue peculiarità, quindi è importante trovare il giusto equilibrio.

Un esperimento che mi ha particolarmente sorpreso è stato l’uso della luce, come nel caso del quadro per il concorso “La Magia di Franchino D.J.”. Questo lavoro è un vero e proprio viaggio psichedelico, ricco di colori e atmosfere che continuano a ispirarmi e a farmi scoprire nuove possibilità. È incredibile come la luce possa trasformare e dare vita ai materiali, creando effetti sorprendenti e coinvolgenti!



Le tue creazioni sembrano fondere arte e design, con un forte uso della luce per giocare con la percezione. Come nasce l’idea di integrare l’illuminazione nei tuoi lavori e cosa vuoi trasmettere attraverso questo elemento?


L’ idea di integrare l’illuminazione nei miei lavori nasce dalla volontà di esplorare come la luce possa trasformare e arricchire l’esperienza visiva. La luce non è solo un elemento funzionale, ma diventa un mezzo espressivo che può influenzare l’atmosfera e la percezione di un’opera. Attraverso il gioco di ombre e riflessi, cerco di creare un dialogo tra l’arte e lo spazio circostante, invitando lo spettatore a interagire e a vedere le cose da diverse angolazioni. Volevo trasmettere un senso di meraviglia e introspezione, mostrando come la luce possa rivelare dettagli nascosti e trasformare la realtà in qualcosa di magico.






La tua ispirazione dal mondo fantasy e dalla Pop Art suggerisce un forte legame con l’immaginario collettivo e la cultura di massa. Qual è il messaggio che vuoi lasciare a chi osserva le tue opere e c’è un’opera che consideri particolarmente rappresentativa del tuo percorso?


La mia ispirazione dal mondo fantasy e dalla Pop Art riflette un desiderio di connettermi con l’immaginario collettivo e la cultura di massa, elementi che spesso influenzano le nostre esperienze quotidiane. Il messaggio che voglio trasmettere attraverso le mie opere è che l’arte può essere un mezzo per esplorare e celebrare la fantasia, la creatività e l’individualità. 


Un’opera che considero particolarmente rappresentativa del mio percorso è quella che partecipa a questo concorso perché è un progetto che unisce un soggetto contemporaneo  alla cultura pop. Questa creazione non solo incarna il mio stile, ma rappresenta anche la mia evoluzione artistica, mostrando come riesco a mescolare colori vivaci, forme audaci e luci per creare un’esperienza immersiva.




Quali sono le principali fonti di ispirazione per il tuo lavoro? Ci sono artisti, movimenti o esperienze personali che hanno influenzato particolarmente la tua visione?


Le mie principali fonti di ispirazione provengono da una combinazione di artisti, movimenti e esperienze personali. Sono profondamente influenzato dalla Pop Art, con il suo uso audace di colori e immagini iconiche, che celebra la cultura di massa e la vita quotidiana. Artisti come Andy Warhol hanno avuto un impatto significativo sul mio modo di vedere l’arte come un mezzo per comunicare messaggi universali.

Inoltre le mie esperienze personali, come viaggi e incontri con diverse culture, hanno arricchito la mia visione artistica. Ogni nuova esperienza mi offre spunti e idee che si traducono nelle mie opere, rendendo il mio lavoro un riflesso delle mie passioni e delle mie scoperte. In questo modo, cerco di creare un dialogo tra il mio mondo interiore e quello esterno, invitando gli altri a partecipare a questo viaggio creativo.




C’è un’opera, tra quelle che hai realizzato, che consideri particolarmente significativa per te? Puoi raccontarci la sua storia?

Un’opera che considero particolarmente significativa per me è “Batman night and day” con cui ho partecipato al concorso Artista d’ Europa a Milano. Questo lavoro è il primo che ho realizzato utilizzando l’ illuminazione, è nato in un momento dove  sentivo la necessità di esplorare nuovi orizzonti. L’opera rappresenta una sorta di evoluzione per me, perché è stato il punto in cui ho imparato a spingere i confini del mio linguaggio artistico, mescolando Plexiglass, pellicole, sculture 3D e luci. Il suo significato risiede non solo nell’aspetto finale, ma nel viaggio che ha comportato la sua realizzazione.






Come vedi il ruolo dell’arte nella società contemporanea? Pensi che il tuo lavoro contribuisca in qualche modo a questo ruolo?


Vedo l’arte nella società contemporanea come un potente strumento di riflessione, comunicazione e trasformazione. L’arte non è solo una forma di espressione estetica, ma anche una forza che stimola il pensiero critico e, soprattutto, offre uno spazio per la visione e l’immaginazione.

Il mio lavoro, in quanto artista contemporaneo cerca di portare qualcosa di nuovo, qualcosa che possa provocare e far riflettere chi guarda. 





Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato come artista e come le hai superate?


Le difficoltà che ho affrontato come artista sono varie e, in qualche modo, inevitabili. Ogni artista, credo, si trova a fare i conti con ostacoli durante il proprio percorso. Trovare il giusto equilibrio tra rimanere fedele a me stesso e, allo stesso tempo, riuscire a comunicare in modo efficace con chi osserva, è una sfida costante.

In generale, credo che ogni difficoltà sia un’opportunità di crescita. 


Attualmente sei tra gli artisti selezionati per EVERLAND Art – Percorsi di Ricerca, l’evento organizzato dall’associazione culturale Athenae Artis di Maria Di Stasio, che si terrà dal 26 aprile al 3 maggio presso la Galleria Il Leone. Cosa ti ha spinto a partecipare a questa mostra e quali sono le tue aspettative riguardo a questa esperienza? Quali aspetti pensi possano  arricchire il tuo percorso artistico e contribuire alla tua crescita creativa?


La cosa che mi ha spinto ad iscrivermi a questo evento è la parola “ricerca” intesa come percorso artistico, infatti l’ opera con cui partecipo è il frutto dello studio che porto avanti da mesi sulla luce applicata all’ arte. Partecipare a Everland Art è per me una grande opportunità di confronto, di visibilità e di crescita e rappresenta una buona occasione per mettermi in evidenza.

Le mie aspettative riguardo a questa esperienza sono molteplici. Prima di tutto, spero che questa mostra mi permetta di esplorare nuove modalità di interazione con il pubblico, per capire come le mie opere vengano percepite e interpretate. Ogni feedback, ogni reazione che riceverò sarà fondamentale per capire se sono riuscito a comunicare il messaggio che desideravo trasmettere e, al contempo, come posso migliorare il mio lavoro.




In che modo hai deciso di presentare la tua arte all’interno di questo percorso espositivo e quali opere hai scelto di esporre? Ci puoi raccontare il processo creativo che ti ha guidato nella loro realizzazione e se c’è un significato o un messaggio particolare che volevi trasmettere attraverso di esse?


Per questa esposizione a Everland Art, ho scelto l’ opera “La Magia di Franchino D.J.”, realizzata in collaborazione con una giovane artista Rachele Cialdini, 17 anni che si è occupata di dipingere il volto del personaggio in maniera magistrale. 

Ho scelto D.J. Franchino perché per me è stato un’ icona, D.J., vocalist e produttore di musica elettronica-house che ha fatto ballare intere generazioni. Ho voluto raffigurare la “Magia” che tanto decantava sulle console di tutta Italia. 

Il processo creativo che ha guidato la realizzazione di questa opera è stato istintivo, mi sono concentrato sull’idea di come potesse essere raffigurata la “Magia” e spero che il risultato finale abbia centrato l’ obiettivo. 





Quali progetti o obiettivi hai per il futuro? Ci sono nuovi
ambiti o tematiche che vorresti esplorare?

 

Per il futuro, ho diversi progetti che mi stimolano e mi
motivano, da un mese circa provo nuovi prodotti per la realizzazione di effetto
marmo e di effetto pietra spaccata con buoni risultati.  In questi giorni infatti ho iniziato un’
opera commissionata che vorrei realizzare con queste tecniche e sono molto
fiducioso perché conferiscono una texture unica, ma potrebbero anche aggiungere
una dimensione sensoriale interessante, specialmente quando combini
l’illuminazione per enfatizzare determinati dettagli.

Obiettivi non ne ho e non me ne voglio dare, preferisco
rimanere aperto a nuove possibilità e che l’ispirazione arrivi nel momento
giusto. Questo approccio mi consente di rimanere flessibile e di adattarmi alle
opportunità e alle sfide che il percorso artistico mi presenta.

Contatti

Email info@fabiotolu.it

Sito Web Fabio Tolu

Tik Tok Fabio Tolu


Instagram fabio_tolu_creator_of_ideas

Facebook Fabio Tolu

You Tube Fabio Tolu

Fabio Tolu nasce a Pisa il 6 maggio 1980, dove attualmente risiede. Di professione impresario nel settore dell’edilizia e della cartellonistica luminosa, ha sviluppato una profonda conoscenza dei materiali, che ha saputo trasformare in un linguaggio artistico personale e innovativo.

Avvicinatosi al mondo dell’arte negli ultimi due anni, Tolu sperimenta con plexiglass, polistirolo, LED e altre superfici industriali, dando vita a opere che uniscono materia e luce in un dialogo continuo tra forma e percezione. Le sue creazioni spaziano da sculture tridimensionali a installazioni luminose, con richiami alla Pop Art e a immaginari fantastici. La sua ricerca è guidata dall’istinto e dalla volontà di sorprendere, senza vincolarsi a un unico stile o messaggio.

Il suo talento è stato riconosciuto attraverso la partecipazione a prestigiosi concorsi d’arte, tra cui il Premio Internazionale Artista d’Europa 2023 (Milano), il Concorso GM Mostre 2024 (Napoli), il Premio Artista Nella Storia 2024 (Roma) e il Premio Top Selection 2024 (New York).



































©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 



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