L’ArteCheMiPiace – Segnalazione Eventi
Black Ancient Futures
Un Viaggio nell’Arte della Diaspora Africana
di Giuseppina Irene Groccia |04|Ottobre|2024|
Un’esperienza particolarmente interessante e arricchente che ho avuto l’opportunità di vivere durante il mio recente soggiorno a Lisbona è stata la visita alla mostra “Black Ancient Futures“.
La collettiva d’arte si sviluppa all’interno degli splendidi spazi del MAAT e del MAAT Garden, ambienti che si rivelano ideali per ospitare questa affascinante espressione della creatività africana. La fruizione della mostra si profila come un’illuminante opportunità per ampliare i propri orizzonti percettivi e per immergersi nel vasto e complesso universo di possibilità che l’arte contemporanea della diaspora africana è in grado di offrire.
Un evento imperdibile che riunisce opere di undici artisti provenienti dalla vasta migrazione africana.
Questa esposizione, che accoglie per la prima volta in Portogallo alcuni di questi talenti, ci invita a esplorare una ricca varietà di narrazioni e paesaggi alternativi, distaccandosi dalle rappresentazioni dominanti nel panorama delle arti contemporanee. La collettiva si colloca al crocevia tra passato, presente e futuro, dove la linearità del tempo viene sfidata e trasformata in una dimensione fluida e multi direzionale. Qui le radici non sono statiche, ma strumenti di esplorazione, e gli esili, sia fisici che mentali, diventano occasioni di trasformazione.
Come sottolinea la curatrice Camila Maissune, l’obiettivo di Black Ancient Futures non è uniformare le esperienze creative e di vita, nonostante la comune condizione diasporica, ma piuttosto «costruire un ponte tra conoscenze ancestrali, spiritualità, mitologie ed ecologie che potremmo definire pre-coloniali, per poi stabilire una connessione anche con la fantascienza e l’afrofuturismo». La mostra invita a un cambiamento di prospettiva: non si vuole più guardare all’Africa attraverso il filtro della mancanza, ma promuovere un’immagine di abbondanza e possibile guarigione, pur mantenendo viva la consapevolezza della ferita storica. Gli artisti coinvolti mirano a ripensare le narrazioni sull’arte africana e contemporanea, immaginandone nuovi orizzonti.
Tra gli artisti esposti troviamo nomi di grande rilievo come Baloji, April Bey, Jeannette Ehlers, Lungiswa Gqunta, Evan Ifekoya, Kiluanji Kia Henda, Nolan Oswald Dennis, Gabriel Massan, Jota Mombaça, Sandra Mujinga e Tabita Rezaire.
Ognuno di loro porta in scena un pezzo della propria esperienza e del destino itinerante della condizione africana, caratterizzato dall’esilio e dalla migrazione, sia essa forzata da contesti storici drammatici come la schiavitù, o desiderata in risposta alle attuali crisi globali.
L’esposizione costruisce un intreccio narrativo complesso, dove memorie ancestrali e storie di diaspora si fondono con ardite proiezioni futuristiche. Il passato coloniale, con le sue ferite, non è rimosso, ma affrontato attraverso nuovi linguaggi visivi e concettuali che lo collegano direttamente a un futuro che sfugge alle convenzioni. La ricerca di identità non si ferma al recupero di ciò che è stato perso, ma si spinge verso la creazione di nuovi spazi di possibilità, dove l’immaginazione gioca un ruolo centrale.
Molte delle opere in mostra si elevano oltre interpretazioni ideologiche rigide, evitando di limitarsi all’illustrazione di correnti artistiche definite. Nel loro approccio creativo, favoriscono la fusione di tecniche, discipline e linguaggi diversi.
L’intero percorso espositivo si configura come un viaggio che attraversa fantasie formali e cromatiche, esperienze matematiche e richiami a spiritualità non occidentali, il tutto amalgamato con un uso innovativo di tecnologie post-industriali. È un dialogo vibrante tra passato e futuro, realtà e finzione, che si traduce in narrazioni sospese tra il magico e la fantascienza.
In un contesto globale che spesso fatica a riconoscere e valorizzare le proprie diversità e complessità, Black Ancient Futures rappresenta un potente baluardo di speranza e innovazione. La mostra si pone come uno spazio di dialogo tra memoria e immaginazione, con l’intento di recuperare saperi ancestrali e spiritualità che affondano le radici in epoche pre-coloniali, ma allo stesso tempo di proiettarli verso visioni futuristiche, intrecciando elementi di afrofuturismo e fantascienza.
In questo viaggio artistico, la temporalità diventa un terreno di sperimentazione. Le opere esposte non solo raccontano, ma evocano un movimento continuo tra epoche e dimensioni, come se ogni passato contenesse già in sé i semi di un futuro non ancora scritto. L’afrofuturismo qui non indica una corrente artistica, ma una lente attraverso cui reinterpretare storie dimenticate e costruire nuovi miti, nuovi mondi.
Ogni opera, ogni installazione, invita il visitatore a un’esplorazione attiva. Non si tratta di osservare passivamente, ma di immergersi in un processo di scoperta, di lasciarsi trasportare in territori sconosciuti, sia fisici che mentali.
Black Ancient Futures non ha la presunzione di offrire risposte definitive, ma apre porte, incita alla riflessione e stimola nuove correlazioni tra passato e futuro, tra ricordo e visione.
È un’opportunità non solo per osservare, ma per ascoltare, riflettere e magari, chissà, per immaginare un futuro migliore e più inclusivo.
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