A Scala Coeli (CS) prende forma una nuova iniziativa culturale che affida all’arte il compito di riscoprire e raccontare il patrimonio del territorio. Si chiama Lo Speronello la nuova associazione nata dalla volontà di Maria Romeo, presidente e promotrice del progetto, che ha individuato nell’omonima località il punto di partenza di un percorso dedicato alla storia, alla ricerca e alla valorizzazione del borgo.
Il progetto si sviluppa attorno a un’idea precisa: restituire attenzione a un patrimonio storico e paesaggistico ancora poco conosciuto, mettendolo in relazione con i linguaggi dell’arte contemporanea. La creazione di una residenza artistica, destinata ad accogliere autori locali, italiani e internazionali, rappresenta il fulcro di questa iniziativa, pensata per favorire nuovi incontri tra artisti, territorio e comunità, con uno sguardo rivolto anche alla dimensione internazionale.
Nei giorni scorsi abbiamo avuto modo di avvicinarci a questa realtà attraverso un sopralluogo nella zona, che ci ha permesso di conoscere alcuni dei luoghi interessati dal progetto, comprese le suggestive Grotte Spalanche. Ambienti di grande fascino, inseriti in un paesaggio che conserva tracce e caratteristiche ancora meritevoli di conoscenza, documentazione e studio. Una visita che ha restituito la misura delle potenzialità di un territorio nel quale storia, natura e memoria si intrecciano e che può trovare proprio nella cultura una nuova occasione di valorizzazione.
L’iniziativa sta già suscitando curiosità e interesse nel mondo artistico. Anche L’ArteCheMiPiace, insieme ad altre realtà associative e culturali del territorio, ha accolto con attenzione questa nuova esperienza, riconoscendo nell’incontro e nel dialogo tra soggetti diversi una possibilità concreta per dare continuità alle iniziative culturali e favorire nuove occasioni di partecipazione.
Un primo appuntamento importante è fissato per il 21 novembre, giornata nella quale saranno presentate ufficialmente l’associazione Lo Speronello e la residenza artistica. L’invito è rivolto a tutti, con particolare attenzione agli artisti del territorio, ma anche a quanti desiderano conoscere e sostenere questa nuova prospettiva. Sono già attese diverse presenze artistiche provenienti anche da altri centri della provincia, un primo segnale di interesse che lascia auspicare un percorso capace di proseguire nel tempo, con nuovi incontri, progetti e occasioni di confronto.
Abbiamo voluto incontrare direttamente Maria Romeo, presidente dell’associazione Lo Speronello, per conoscere dalla sua voce le idee, le motivazioni e le intenzioni che accompagnano questo progetto: dalle radici personali del suo impegno alle prospettive sociali, culturali e artistiche che intende sviluppare per Scala Coeli.
I N T E R V I S T A
Maria, partiamo dall’inizio. Da dove nasce l’idea di fondare l’associazione culturale Lo Speronello e quale esigenza avete sentito nel momento in cui avete deciso di dare vita a questo progetto?
L’idea di fondare l’associazione culturale Lo Speronello a Scala Coeli nasce dal profondo amore per la mia terra, il luogo in cui ho nutrito i miei sogni e vissuto la socialità più autentica. Conservo ricordi legati a un’umanità che si manifestava nella “ruga”, il vicolo: mi sentivo figlia dei vicini di casa e i miei fratelli e sorelle non erano soltanto quelli della mia famiglia d’origine, ma anche quelli del vicinato. A Scala Coeli ho respirato una dimensione umana che mi ha sempre ispirata e alla quale sono tornata spesso attraverso la poesia, l’arte e l’impegno sociale.
Pur vivendo da anni a Corigliano-Rossano, dove gestisco la mia attività imprenditoriale, ho avvertito l’esigenza di un ritorno, un nostos verso un sentimento genuino, per restituire alla mia gente ciò che la mia terra mi aveva donato. Non volevo aggiungere qualcosa di estraneo, ma dare un nome alla nostra koiné, un patrimonio di consuetudini, relazioni e saperi che credo sia intrinseco nel DNA di Scala Coeli e che va semplicemente fatto emergere.
Scala Coeli vanta una storia millenaria, stratificata dall’età del Ferro, attraverso la presenza dei monaci basiliani, il periodo normanno-svevo e saraceno, fino all’importanza storica, amministrativa e difensiva assunta nel Medioevo, quando il borgo fungeva da presidio strategico contro le incursioni dal mare. Questo humus culturale ha reso Scala Coeli uno scrigno che custodisce da secoli il valore della memoria e che spinge chiunque lo visiti a desiderare di tornare.
Oggi il mio operato con l’associazione Lo Speronello vuole essere un attivatore di memoria. Il nome stesso, scelto dai nostri soci, indica una località precisa del territorio: un luogo che, pur guardando al fiume Nicà e al passato, volge ora lo sguardo verso il futuro. È un paesaggio incontaminato, custode della propria identità originaria, ma purtroppo segnato dall’abbandono. Un destino comune a molti borghi calabresi, interessati da un’emigrazione costante verso l’Europa e, ancora prima, verso le Americhe.
Noi, come associazione, ne siamo testimoni e oggi anche sentinelle. Abbiamo imparato a comprendere le risonanze ancestrali di questo luogo e a capire come, nel rispetto del territorio, possa diventare una meta privilegiata per un turismo colto e sostenibile. Il modello dello slow tourism è uno dei nostri obiettivi: attraverso l’arte e la creazione di adeguate condizioni culturali, Lo Speronello può essere proiettato in una dimensione europea e internazionale.
Il progetto ruota attorno allo Speronello, un luogo di grande suggestione che intreccia natura, memoria, mito e territorio. Che cosa rappresenta per voi questo sito e quali aspetti vorreste riscoprire, studiare e far conoscere?
Mi sono sempre lasciata ispirare da questo luogo, dalla vista verso il Nicà, fiume che ha segnato la storia della Magna Grecia, e dal corollario di montagne che si affacciano su Terravecchia, Umbriatico e Crucoli, anch’essi intrisi di storia millenaria.
Ho immaginato il fiume come una sponda che ancora oggi delimita le province di Crotone e Cosenza. La vista dallo Speronello verso l’antico fiume Hilyos, l’odierno Nicà, mi ha riportato alla mente la leggenda di Filottete, il primo civilizzatore approdato a Scala Coeli per curare la propria ferita. Un’immagine che sento vicina a ciò che stiamo cercando di fare oggi. E poi la battaglia tra Crotoniati e Sibariti: chissà, forse proprio da questo luogo si poteva assistere agli eventi che hanno segnato quella storia?
Dallo Speronello la vista è immensa. Lo sguardo si perde tra uliveti e laghi, su un promontorio naturale che ricorda una torre di avvistamento lungo il pendio dei calanchi, che ho ribattezzato “Scalanchi”.
Abbiamo scelto il nome Lo Speronello per due ragioni. La prima è un omaggio allo scrittore Vincenzo Padula, che descriveva il borgo come «sopra un colle murato, con due porte cinto da rupi e grotte». La seconda è che questa località è quella che più di tutte ha sofferto il declino e l’abbandono. Se negli anni Cinquanta e Sessanta era il rione più popolato, oggi conta decine e decine di case abbandonate.
Ho scommesso su questo nome per risvegliare il ricordo di quanti sono stati costretti a partire, affinché possano ritornare. È un luogo che custodisce silenzio e memoria, ma che può diventare un motore rigenerativo per la storia di Scala Coeli. Una delle nostre prime strategie è stata infatti l’adesione all’Accademia del Mediterraneo, per avviare fin da subito scambi culturali, custodire il passato e progettare il futuro.
Uno degli elementi più interessanti del progetto è la possibilità di ospitare artisti in residenza. Come funzionerà concretamente e quale rapporto vorreste creare tra gli artisti, il luogo e la comunità di Scala Coeli?
Ospitare artisti in residenza a Scala Coeli significa entrare in contatto con l’anima del luogo, il cui genius loci è custodito nella pietra. Artisti internazionali e locali, selezionati dal nostro curatore d’arte, produrranno opere in situ nel borgo antico, cercando di interrompere la condizione di isolamento e abbandono attraverso un approccio rispettoso e silenzioso, capace di indagare le diverse stratificazioni del tempo attraverso l’arte.
Gli artisti agiranno come ricercatori: intercetteranno le vibrazioni del territorio e le reinterpreteranno nelle proprie opere, per restituirle alla comunità attraverso una lettura culturalmente più ricca. Al tempo stesso, coloro che vivranno l’esperienza della residenza diventeranno veri e propri ambasciatori della nostra storia locale nel mondo.
Vivendo nel borgo, gli artisti si confronteranno con i linguaggi della nostra koiné, dando vita a uno scambio di saperi in continua evoluzione. Questa sinergia potrà creare un sistema interdisciplinare di dialogo, aggiungendo nuovi livelli di conoscenza alla lettura della contemporaneità.
La suggestione del silenzio, come impronta spirituale e meditativa, insieme ai paesaggi e alle atmosfere, rappresenterà quella gentilezza che gli artisti cercano: un silenzio riflessivo, un lusso contemplativo che la residenza può offrire per riappropriarsi della propria dimensione spirituale. Il patrimonio umano e culturale lasciato dagli eremi basiliani nelle nostre grotte permetterà loro di entrare immediatamente in contatto con l’essenza del luogo.
L’idea guarda oltre i confini locali, coinvolgendo artisti internazionali. Che cosa può nascere dall’incontro tra uno sguardo globale e un territorio piccolo, con una storia ancora da raccontare?
Oggi l’artista avverte sempre più l’esigenza di trasferire il proprio operato nel sociale. L’arte diventa un ponte per dare senso al vivere quotidiano e, attraverso il confronto tra linguaggi internazionali e locali, ci permette di interrogarci sul significato dell’esistenza contemporanea.
Gli artisti si chiedono quale contributo possa offrire l’esperienza in residenza in un luogo rimasto intatto nel tempo, quali possibilità siano praticabili nel presente per dare senso e significato al proprio lavoro e quali percorsi possano rendere la qualità della vita più sostenibile.
Gli abitanti sono custodi di una memoria antica e di tradizioni ormai in disuso. Dialogare con la modernità significa trasferire questi saperi nel presente, creando nuove risorse e ponti verso l’economia reale. L’arte può generare molteplici prospettive, dallo storytelling alla creazione di brand, apportando valore aggiunto ai prodotti genuini della nostra terra.
Un marchio costruito attraverso il contributo degli artisti per le produzioni locali può rappresentare una strategia di sviluppo capace di unire ricerca storica, cultura, narrazione e produzioni di nicchia. Faremo conoscere agli artisti la nostra ruralità, collegandola alla multimedialità per creare narrazioni sui luoghi, sui valori e sugli insediamenti umani di Terrae Scala. La visione integrata dell’arte sarà il valore aggiunto che gli artisti lasceranno in eredità.
Infine, che cosa vi aspettate da questa esperienza e che cosa vorreste rimanesse alla comunità di Scala Coeli dopo il passaggio degli artisti? Qual è il futuro che immaginate per questo progetto?
Come dicevo, gli artisti creeranno le proprie opere sul posto. La residenza artistica offrirà anche a ricercatori e studiosi un nuovo substrato di indagine. Gli artisti raccoglieranno l’eredità del silenzio e della spiritualità dei basiliani, mentre l’artista stesso farà da mediatore tra la propria creazione e il territorio, arricchendo la narrazione del luogo attraverso la fruizione pubblica dell’arte.
L’arte in situ è pensata anche per utilizzare la pietra locale, creando nuove risonanze visive, estetiche e sensoriali. In sostanza, si tratta di un nutrimento vicendevole che genera cultura, la stessa base che ha reso grande la Magna Grecia. Da qui possono nascere processi e visioni per il futuro dello Speronello: un patrimonio immateriale che resterà anche all’artista, portato con sé oltre i confini del nostro territorio.
Il progetto Lo Speronello si prepara dunque a presentarsi pubblicamente, con l’ambizione di costruire nel tempo un percorso in cui la cultura diventi occasione di incontro, conoscenza e rinnovata attenzione verso il territorio. Il 21 novembre sarà il primo momento di condivisione di questa esperienza, aperto alla cittadinanza, agli artisti e a quanti desiderano conoscere da vicino le prospettive della nuova associazione e della sua residenza artistica. Un appuntamento dal quale ci si augura possa prendere avvio una programmazione continuativa, capace di coinvolgere progressivamente nuove energie creative, locali e internazionali.





