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Il pittore Alexander Ozerski colpevole di essere Russo….

 L’ArteCheMiPiace – Cappuccio e Brioche con…




Il pittore Alexander Ozerski colpevole di essere Russo….




di Alessio Musella  |18|Marzo|2022|


Alexander Ozerski vive in Italia da oltre 30 anni, ma oggi la sua colpa sembra essere quella di essere Russo.

Alexander è un pittore interessante ed è maestro d’arte, sono in molte le  persone a Parma, dove vive,  e non solo, che hanno imparato a disegnare grazie ai suoi corsi.

Ma in questo periodo è stata cancellata una sua mostra  su miti e cultura slava.


Capro espiatorio  un quadro con la scritta «Cccp», la sigla dell’Urss, legato alla vita di sua nonna, ma la cultura di un popolo  non deve essere censurata mai.

 

Lo spazio espositivo «Lostello» della Cittadella di Parma, a un mese dal 9 aprile, data prevista per l’inaugurazione di una mostra precedentemente concordata,  ha bloccato tutto, dicendo che in questo periodo delicato non poteva «permettersi di ospitare quadri con rimandi politici».





Alexander Ozerski prima della pandemia aveva trovato insieme alla cooperativa Emc2 Onlus, che gestisce uno spazio comunale all’interno della Cittadella di Parma, un accordo per esporre le sue opere. 

Una mostra intitolata «Dipinti bugiardi» e incentrata sulla mitologia e la tradizione del suo Paese di origine, la Russia.

Causa Covid, tutto è slittato ad aprile 2022.

Prima di procedere con la stampa dei volantini e degli inviti, il Pittore ha contattato l’ufficio stampa.

L’8 marzo i curatori  hanno pensato bene di rispondere che non potevano permettersi di ospitare opere con rimandi politici, anche se lontani nel tempo, considerato il momento particolarmente delicato.

Peccato che tutti i suoi dipinti, ad eccezione di una tela, riguardavano la mitologia e la tradizione russa, opere  autobiografiche, incentrate sulla sua infanzia.


La pietra dello scandalo risale al 2010.

Sono ritratte quattro ginnaste e, impressa sul muro, la sigla Cccp (l’abbreviazione in russo di Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche).

L’opera, di una collezione privata, è stata chiesta dall’autore in prestito per l’esposizione, in quanto  sua nonna era una ginnasta a livello nazionale.

Ma quell’accenno  alla storia politica russa è bastato a far scattare  la cancellazione della mostra.

Per chi come me lavora costantemente per riuscire a divulgare l’arte a 360° questa decisione non ha senso, l’arte dovrebbe vivere di luce propria e non contestualizzata, in modo errato, a fini politici, dunque dovremmo cancellare la maggior parte delle opere legate al futurismo?

Ricordo con il sorriso quando ho scelto di portare avanti il progetto legato al “Profilo continuo del Presidente” del Laboratorio Saccardi,  scultura liberamente ispirata al Profilo continuo del 1933 di Renato Bertelli che rappresentava il Duce, e in questa nuova versione Silvio Berlusconi, in molti mi hanno criticato a prescindere, peccato che io sia andato avanti perché nulla, L’arte non ha bisogno di guinzagli o bavagli, l’arte ha il compito anche di raccontare la contemporaneità di quanto accade.




L’unica arma che gli artisti possono e devono utilizzare contro  queste ipocrite decisioni, è la loro creatività, non curanti di giudizi terzi, nessuno si può arrogare il diritto di decidere cosa sia corretto o scorretto, tanto più dimostrando poca sensibilità nel caso di Alexander,  un artista, figlio di una musicista e nipote di una ginnasta con una cultura e una storia alle spalle che non può ne deve essere cancellata, ha dipinto ballerine e diversi altri soggetti che narrano una vita, ha anche  dedicato una mostra a Baudelaire.

Appare chiarissimo che i suoi  riferimenti sono culturali non certo politici, a questo punto la domanda sorge spontanea, chi ha scelto di non procedere con questa mostra è in grado di distinguere il significa di Cultura da quello di Politica?

Per fare arte, divulgarla, parlarne ci vuole coraggio…

 

Ben tornati al periodo dell’inquisizione…















Alessio Musella

Negli anni 90 sono stato impegnato come progettista in Medio Oriente, dove per quasi 10 anni ho fatto la spola tra Arabia Saudita Stati Uniti ed Europa, in ogni mio progetto, già all’epoca, appena possibile inserivo un’opera d’arte. 

Decido di ampliare il raggio d’azione occupandomi di analisi territoriali e comunicazione per affiancare le aziende che richiedevano di entrare in nuovi mercati esteri. Da sempre ho una passione per l’arte e la fotografia, fin dal Liceo Classico quelle due ore alla settimana dedicate alla storia dell’arte, un po’ di ricerca personale, e successivamente la Facoltà di Architettura mi hanno sempre spinto verso questo mondo. 

Oggi sono un consulente di marketing strategico per le aziende, redattore per diverse riviste,  Editore del Magazine  www.exiturbanmagazine.it e Direttore del Blog www.artandinvestments.com, dove parliamo di Arte, Fotografia e Musica, creati rispettivamente nel 2019 e nel 2020.



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Andy Warhol – Flowers –

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Andy Warhol – Flowers –

di Alessio Musella  |12|Febbraio|2022|





Realizzate nel 1964 in versione Pop Art, Flowers sono tra i lavori più riconosciuti dell’artista.

Furono create dall’artista ed esibite per la prima volta alla Leo Castelli Gallery riscuotendo un grande successo.




Andy Warhol si è ispirato ai fiori d’Ibisco in Flowers  trasformando di fatto  per la prima volta la natura in protagonista.

 

Per realizzare queste opere l’Artista ha unito tecniche impressioniste ed astratte dando vita ad immagini inedite, decisamente distanti dalle precedenti.




Sono state create  in diverse misure, la più grande arriva ai 2,5 metri per lato.

La serie dei Flowers è l’ultima in cui Warhol ha utilizzato la tecnica della pittura. 

L’idea di questa scelta legata alla natura gli fu suggerita dall’amico ed allora curatore del Metropolitan Museum of Art, Henry Geldzahler

Notando quanti quadri di Marilyn fossero presenti nella Factory  insieme a rappresentazioni di morte e disastri, suggerì a Andy di cambiare soggetto, guardandosi intorno venne attirato da una rivista con dei Fiori d’Ibisco in copertina intitolata Modern Photograpgy di Patricia Caulfield e propose ad Andy Warhol di prendere spunto da quella foto.

All’ interno della rivista era dedicato un articolo ad un nuovo sistema di elaborazione del colore Kodak che incuriosì molto l’artista, che vide una forte somiglianza con la Serigrafia, decise  quindi  di appropriarsi dello scatto fotografico per poi rielaborarlo per creare la sua nuova opera.

Andy  dopo aver ritagliato  l’immagine gli diede una forma quadrata.

Appiattì le forme ed i colori, aumentò il contrasto rendendo i fiori d’Ibisco praticamente irriconoscibili.

Infine utilizzò  una pittura astratta ed a tratti impressionista dando origine ad uno dei suoi lavori più famosi.


In pratica I Fiori di Warhol possono essere considerati la sua versione della raffigurazione di natura morta.

I flowers sono stati anche motivo di problematiche legali per Warhol.

La foto che scelse per dare vita alla serie era stata scattata da Patricia Caulfield, direttrice esecutiva della rivista Modern Photography, la quale nel 1966  intraprese un’azione legale contro Warhol per l’appropriazione dell’immagine.

Dopo un lungo caso giudiziario arrivarono ad un accordo.

Due delle Opere di Andy Warhol Flowers vennero cedute alla fotografa, oltre ad una percentuale dei guadagni derivati da questa serie.



 

Dopo questo fatto  Warhol decise di utilizzare solo suoi scatti da trasformare  in Opere Pop.









Alessio Musella

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Acquistare arte…

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Acquistare arte…

di Alessio Musella  |13|Gennaio|2022|



Il rapporto tra arte e denaro, tra opere d’arte e investimenti è decisamente forte. 

Si tratta di un rapporto che è sempre esistito nei secoli e che continua ad esistere, anche se in modo diverso, anche oggi.

Investire in opere d’arte contemporanea può dare soddisfazioni e essere più abbordabile e fiscalmente vantaggioso rispetto ad altri investimenti tradizionalmente proposti, basti pensare che sugli immobili si pagano le tasse, su quadri e sculture no.

Se si ha occhio e un immancabile pizzico di fortuna e se si studia con attenzione il mercato, si possono individuare artisti promettenti, le cui opere oggi costano “poco”, ma che domani potrebbero aumentare di valore.

L’ideale sarebbe farsi affiancare da un esperto in materia che ti racconti in breve il sistema arte e che ti porti per mano a comprendere come poi muoverti autonomamente. 

Investire in arte contemporanea, oltre ad essere un buon modo per diversificare i propri investimenti, semplificando all’eccesso permette in primis di arredare casa con gusto (il proprio) e un’opera d’arte può trasformarsi  anche in un inaspettato pretesto di conversazione con amici e ospiti.

Ma non sottovalutate che comprare le opere di un’artista, in particolare se giovane e magari semi sconosciuto  è in primis il miglior complimento che possiate fargli e un modo per aiutarlo, e sostenere nel nostro piccolo la cultura e l’arte.

Un piccolo consiglio: se abbiamo un amico artista, compriamo una sua opera piuttosto che una stampa fatta in serie, giusto per riempire una parete con qualcosa che si abbini al divano.

Se pensate che l’arte costi troppo, in realtà le opzioni sono diverse la scelta è vasta, dalle sopracitate opere di artisti giovani, opere di artisti conosciuti e o storicizzati, magari scegliendo dei multipli, che essendo firmati e numerati, sono comunque opere d’arte a tutti gli effetti. 


Anche una bella litografia di un artista molto celebre e quotato, può avere un costo abbordabile, così come una serigrafia o magari uno schizzo (in quest’ultimo caso viene considerata un’opera a pieno diritto ).

Se non abbiamo amici o conoscenti che creano arte,  possiamo tranquillamente visitare le molte piattaforme  specializzate  proprio nell’offrire una vetrina per dare visibilità agli artisti.

Comprare arte fa bene all’arte.





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Pietrasanta città d’arte e di artisti

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Pietrasanta 

città d’arte e di artisti


di Alessio Musella  |09|Dicembre|2021|





Questo piccolo comune Toscano rappresenta un posto, unico al mondo, anche se tanti vogliono negativamente contestare a Pietrasanta  il fatto che sia piena di gallerie e di ristoranti,, tra temporary gallery e stanziali arriviamo a circa 38, mentre i ristornati superano i 40, il tutto distribuito di fatto in 6 vie….

La città d’estate si trasforma in un vero e proprio museo a cielo aperto in cui i visitatori possono muoversi tra sculture monumentali a partire dalla grande piazza  che diventa protagonista indiscussa.

Uno dei lati positivi è essere sede di laboratori di marmo e del bronzo. 

Molti si lamentano che abbia perso la sua naturalezza divenendo turistica, dicendo che non si vedono più scalpellini, artigiani del marmo passare sporchi di polvere e marmo. 

Però Pietrasanta può rappresentare tanto, ha avuto la capacità e la forza di prendere una paternità che, in linea teorica, avrebbe dovuto essere di Carrara, perché, bene le fonderie del bronzo, ma i laboratori del marmo infatti, avrebbero dovuto trovarsi lì dove le cave più importanti al mondo hanno ubicazione.
È un posto unico,  non solo in Italia, ma anche al mondo per la concentrazione di gallerie e vita che ruota intorno all’arte, anche se non lo dicono, Pietrasanta è ricca di eventi culturali.
Nei laboratori di Pietrasanta lavorano anche grandi artisti, nessuno direbbe mai che alcune opere di Damien Hirst e Jeff Koons sono state prodotte qua, la maggior parte delle fusioni delle opere di Botero che vedete in giro per il mondo hanno avuto fonderia a Pietrasanta.

Sogno degli addetti ai lavori è intercettare queste opere prima di vederle partire. 

Spesso però gli artisti hanno contratti blindati con le fonderie che tengono segrete queste opere e le spediscono via proprio nel momento dell’ultima patinatura.


Un difetto ? 

Pietrasanta per eccesso a volte di autoreferenzialità, dialoga poco con l’esterno.







Alessio Musella

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Manuel Bonfanti – Astrattismo informale

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Manuel Bonfanti  

Astrattismo informale 


di Alessio Musella  |03|Dicembre|2021|

Negli anni 90 fu attratto dalla cultura Pop, affascinato dalle scritte, dai loghi, dai caratteri grafici, successivamente ha iniziato a interessarsi al mito, agli archetipi classici e ha lavorato sulla loro rivisitazione in chiave Pop, in chiave contemporanea, per poter meglio avvicinare lo spettatore.

Con il passare degli anni ha capito che il Pop non era un linguaggio compreso da tutti e ha scelto di ricominciare da capo con una nuova ricerca introspettiva.

È stato l’inizio di una ricerca-meditazione “sull’invisibile presente nell’aria” 


Oggi le tele di Manuel Bonfanti sono interpretate dall’artista come uno spazio d’aria nel quale inserire una porzione di luce e colore, ogni sua opera si trasforma in un’esplosione cromatica legata alla creatività del momento.

Un accostamento che può sembrare azzardato, viene invece spontaneo farlo con il pittore Britannico William Turner noto per i suoi splendidi contrasti di luce e al sapiente uso dei colori, nonostante ritraesse spesso paesaggi e tempeste, le sue pennellate trasformavano le tele in una sorta di mondi onirici le atmosfere rarefatte portano da sempre, in fondo, verso i sogni e osservare l’astrattismo.


Se pensa al suo primo incontro con l’arte, non è semplice per Manuel ricordarlo, perché vivendo in Italia ogni angolo, ogni scorcio, ogni dettaglio, dall’architettura urbana alle chiese, dalla storia tramandata per secoli tutto profuma e parla di arte…

Certo è che avendo avuto l’opportunità e la voglia di frequentare fin da piccolo il colorificio di famiglia ha avuto la possibilità di interagire con diversi artisti, iniziando ad entrare in punta di piedi nell’universo arte.


Quando pensa alla pittura il pensiero va alla parola “passione”, che vive e lo accompagna, e che a volte può regalare sorrisi, altre volte ferite, tutto ruota intorno alla sua armonia interiore, per Manuel Bonfanti Arte fa rima con Anima.

Oggi la tecnica sembra non essere un fondamento richiesto all’artista, piuttosto, l’essere in grado di comunicare, di arrivare al fruitore, di inventarsi un nuovo linguaggio artistico diventa prioritario, ma a differenza di molti, Manuel Bonfanti ha scelto di dirigersi verso lo stile odierno attraverso la sperimentazione, che lo ha visto partire da un’ottima tecnica per poi evolversi. 

Oggi la creatività di Manuel è guidata da un’innata leggerezza, da una tela che rappresenta un onirico luogo che accoglie e si trasforma, Panta Rei, tutto scorre e si trasforma e si rigenera.


L’ aria è qualcosa che può solo essere percepito, ma di fatto è invisibile, indescrivibile, muta e non compreso razionalmente ed è allora che la pittura diventa il traghettatore attraverso il quale Manuel Bonfanti ricrea l’onirico fatto di colori, pennellate grevi alternate a leggeri sfioramenti e ancora una volta il caos diventa ordine, seguendo i suggerimenti dell’anima. 






Alessio Musella

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Max Papeschi e lo spietato sarcasmo delle sue opere

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MAX PAPESCHI
E LO SPIETATO SARCASMO DELLE SUE OPERE

di Alessio Musella  |24|Novembre|2021|






Regista di teatro e tv, nel 2008 gira il suo primo film che il produttore gli contesta e non fa uscire, trasformandolo di fatto anche nell’ultimo.


Quando, dopo diversi altri fallimenti decide di mettere su MySpace tre fotomontaggi che si era divertito a fare per rendere più o meno l’idea di quello che aveva in mente, l’unica persona che lo contatta è una Gallerista pensando di trovarsi davanti  alla visual art.

Ma fu  un collezionista polacco a far esplodere uno scandalo internazionale per via di un’affissione gigantesca con una donna nuda, Minnie e una svastica, in pratica aveva chiesto il permesso di utilizzare questa immagine per una mostra a Poznan, ma nessuno avrebbe mai pensato che venne posizionata una gigantografia della stessa su di un palazzo, in pratica dopo la seconda guerra mondiale è stata la prima volta che una svastica entrava in Polonia ufficialmente.


Papeschi diventa un artista di fama internazionale. 

E pensare che non sapeva usare Photoshop, è stata una sua  ex assistente  in un pomeriggio a spiegargli le basi. 

Ma senza internet nulla sarebbe accaduto, o forse sì, ma non certo in un giorno,  dopo la collettiva in Polonia digitando “Max Papeschi” tutto il mondo sembrava impazzito perché la  Minnie in questione era di 8 metri per otto nel centro di Poznan, in Polonia. 

Ed era scoppiato un vero e proprio tsunami mediatico la Cnn fu la prima a fare un servizio, poi la Fox, quindi tutti i canali americani.


La comunità ebraica  non capiva questa svastica gigante… sull’altro fronte i neonazisti avevano mandato minacce alla galleria additando come insulto che Papeschi giocasse con il loro simbolo sacro… In poche ore un ex Regista è  diventato uno degli artisti più odiati e conosciuti del mondo.

Si infastidisce quando lo definiscono furbo soprattutto per quanto riguarda i primi lavori, che invece ha fatto senza nessuna pretesa, nessuna ambizione di esporre, né tanto meno di venderli. 

Aver utilizzato icone legate spesso al mondo dell’arte ha portato a pensare  che collezionisti avrebbero comprato i suoi lavori.

In realtà questi lavori, spesso ci si dimentica, quelli più famosi, quelli che anche adesso sono diventati copertine di libri, sono lavori che ha fatto a casa da disoccupato


Max è estremamente consapevole del suo percorso artistico decisamente sui generis e parla spesso con il sorriso dell’effetto “grande fratello”.

In pratica l’effetto che fa chi ha fatto l’Accademia di Brera, la Naba, e varie altre accademie d’arte o design, loro si hanno studiato e si sono impegnati, hanno fatto anni e anni di gavetta, collettive, e magari non hanno ancora esposto all’estero, non hanno avuto interviste, articoli, servizi, in pratica è un pò quello che ha un attore “serio” quando si trova davanti il senza arte né parte che esce dal Grande Fratello e inizia subito a fare il protagonista nei film, o quanto meno al quale vengono date molte opportunità per niente scontate.


Ricordate che rivisitare in modo apparentemente blasfemo eventi drastici , riporta inevitabilmente la coscienza a rielaborare e a non dimenticare…














Alessio Musella

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Mjriam B… la forza dell obiettivo

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Mjriam B… la forza dell obiettivo


di Alessio Musella  |15|Novembre|2021|





Era il 2000 l’anno in cui lo stilista Gianfranco Ferrè scelse Mjriam per indossare la sua linea taglia 44 e da li per i successivi 10 anni lei venne coinvolta nel mondo “Curvy”, oggi quasi sdoganato, e sottolineo quasi, ma sicuramente in quegli anni non ancora scontato.


Nel 2010  con un gruppo di colleghe e amiche, realizza il progetto “Curvy Can”, Associazione no profit contro i disturbi alimentari, in particolare iniziarono a scattare immagini di  nudo artistico con protagoniste donne non filiformi, che nel rivedersi ritrovavano la consapevolezza di sé stesse.



Da qui nacque la passione per la fotografia di Mjriam, e la decisione di invertire il suo ruolo… da davanti all’obiettivo  passare dall’altra parte in particolare si avvicinò da subito al ritratto.


Essere fotografata l’ha sicuramente aiutata. 

Quando faceva la modella osservava meticolosamente ogni gesto compiuto dal fotografo, come posizionava le luci, l’obiettivo, cercando di “rubarne i segreti”. 




In molti, quando vedono una modella, dimenticano, pensando che la bellezza possa essere sinonimo di sicurezza che spesso dietro al loro  sguardo  si nasconde una forte fragilità, quella stessa fragilità che ha aiutato Mjriam a riconoscere gli stati d’animo di chi sta davanti al suo obiettivo.

Mjriam è stata da sempre consapevole che la carriera di una modella ha inevitabilmente un tempo predefinito,  anche se forse oggi si è allungata non di poco,  ad ogni modo arriva un momento in cui “decidi di appendere le scarpette al chiodo” e per lei continuare il suo percorso semplicemente invertendo i ruoli facendo tesoro di tutta l’esperienza vissuta come modella in giro per il Mondo.

Attraverso i suoi ritratti cerca di esaltare la personalità dei soggetti e la loro bellezza. 


Andrea Fumagalli dei Bluvertigo fotografato da Mjriam Bon


Apparentemente li mette spalle al muro, senza una via di fuga apparente, ma in realtà è da questa prima fase  in cui poi li lascia esprimere liberamente è solo questione di tempo, prima che l’obiettivo si imbatta in un racconto, una sfaccettatura del loro carattere o un loro lato segreto, dal disagio iniziale nasce la complicità giusta.



In un epoca in cui il digitale sembra aver cancellato la poesia della vera fotografia Mjriam, se pur consapevole dell’odierno modo di stampare, adorerebbe tornare alla  camera oscura, affascinata dal fatto di poter essere presente e di poter decidere il punto esatto in cui fermarsi, che non è necessariamente il più preciso ma quello che più la colpiva, creando la vera unicità di uno scatto.














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IDENTITÀ PERDUTE NICOLA STRADIOTTO

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IDENTITÀ PERDUTE
NICOLA STRADIOTTO




di Alessio Musella  |09|Novembre|2021|




Nasce come grafico pubblicitario ma l’arte è sempre rimasta la sua passione , la definisce una vibrazione , una fonte inesauribile di energia senza la quale non potrebbe vivere ,

Per Nicola la fotografia è arte, ha il potere di Cristallizzare un momento ben preciso nelle vite di ognuno di noi . 

E’ fermamente convinto che l’Arte risieda negli occhi di chi la guarda e nella sensibilità delle persone.



Fonte di ispirazione per lui sono tra i più attuali artisti come  Breton, Yodorowsky, Burri, Fontana, Warhol, il movimento Fluxus.

Andando in dietro nel tempo  Matisse, Otto Dix, Magritte e soprattutto Picasso…



“Lost Identity” è una raccolta di illustrazioni surrealiste in bianco e nero che si è trasformato in un libro nel 2018 grazie alla casa editrice indipendente Aletheia di Verona.

I disegni in questione rappresentano la perdita delle nostre identità, tra i moderni social network e il lavoro precario. 

Sono problemi che la società odierna ci riversa contro, come l’alienazione e l’apatia, tramite i mass media.


Attraverso questo link puoi consultare ed acquistare il libro in formato eBook:

Lost identity. Illustrazioni surrealiste di un’identità persa

Appare evidente per Nicola che le nostre scelte quotidiane vengano manipolate, così come i comportamenti di ogni individuo veicolati  e tutta questa schiavitù ormai  trabocca dalle espressioni che ritroviamo sui volti  della gente.

Il suo disegnare è frutto di una ricerca personale in questo preciso ambito: l’illustrazione surreale, attraverso la quale trovare il giusto dialogo con il fruitore…



L’arte è il miglior sistema da sempre per riuscire ad arrivare all’anima….

La sua creatività ha ricevuto consenso  anche oltre oceano,  una rivista americana “Carpazine di New York” gli ha dedicato un articolo di sei pagine riprendendo le  sue illustrazioni surrealistiche.



Una curiosità

nel 2019 ha pubblicato anche  “Tropical Zombie” un fumetto horror-splatter per “Bolo Paper” di Milano

Clicca sull’immagine per maggiori info



















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©L’ArteCheMiPiace – Blog Arte e Cultura di Giuseppina Irene Groccia 









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Silvia Salvadori – Il rinascimento tra le mani

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Silvia Salvadori - Il rinascimento tra le mani

Silvia Salvadori 

Il rinascimento tra le mani


di Alessio Musella  |02|Novembre|2021|



Entrare nella sua bottega d’arte Toscana di Silvia Salvadori ad Arezzo è come fare un viaggio nel passato, respirando il profumo del primo rinascimento che tutto il Mondo ci invidia.

L’artista aretina è tra le uniche persone in Italia a utilizzare le antiche tecniche pittoriche tramandateci grazie a Cennino Cennini nella sua opera il Libro dell’Arte…

Il padre pittore la traghetta fin da giovane verso il mondo dell’arte

Crescendo, ha compreso  che l’arte avrebbe avuto un ruolo importante nella sua vita e decise di frequentare l’istituto d’arte di Massa Carrara (pittura, scultura e design).

Successivamente ha scelto di proseguito gli studi superiori a Palermo (scuola di mosaico bizantino) per poi concluderli all’età di 18 anni a Siena (scuola di pittura). 

Proprio a Siena decise di intraprendere  gli studi universitari e di approfondire le suee conoscenze in campo artistico, lavorando presso il museo del Santa Maria della Scala e Opera del Duomo.


E alla fine arriviamo al motivo scatenante che l’ha portata ad essere una delle rare persone capaci di dialogare con le antiche tecniche pittoriche rinascimentali  trasportandole sulle tavole…


Consegue un diploma di Master Europeo a Caen, sulla conservazione e gestione dei beni culturali che le ha permesso di  lavorare in diversi laboratori di restauro, dove ha approfondito la materia inerente la storia delle tecniche pittoriche antiche, in particolare a quelle utilizzate nel XIII e XV sec in Toscana.


Appare evidente che per eccellere nella sua arte sia stato necessario Per  studiare molto, nulla poteva essere lasciato all’improvvisazione, la sua creatività è legata all’alchimia e l’estrema conoscenza dei materiali utilizzati, oltre che alla tecnica 

Molte opere arrivano su commissione , proprio come al tempo delle tecniche da lei utilizzate, ma quando l’ispirazione bussa alla sua porta  arriva attraverso le emozioni, i sogni, l’immaginazione, ma anche semplici momenti  della realtà si trasformano in uno spunto per realizzare una nuova opera.

L’esperienza acquisita negli anni, l’ ha portata a maturare sotto molti punti aspetti  e tornando in dietro nel tempo ripercorrerebbe lo stesso tragitto , rifarebbe le medesime esperienze.

Crede nella forza della comunicazione legata all’arte, e puntualizza con il sorriso, e devo dire che concordo in pieno , che i dipinti hanno trasmesso  più di quello che hanno comunicato i testi scritti: soprattutto nei secoli in cui il tasso di alfabetizzazione è stato molto basso, la cultura è stata trasmessa grazie all’arte.

Per Silvia l’arte  è ciò che rende materiale l’immateriale, reale il sogno, ciò che riempie di luce e colore il vuoto e ne fa nascere la vita.

Dietro al lavoro di Silvia c’è molto sacrificio e dispendio di energie, proprio perché le tecniche utilizzate vengono eseguite inevitabilmente come secoli fa, a partire dalla scelta e la preparazione delle tavole, e le ore passate praticamente sdraiate per poter realizzare  centimetro dopo centimetro le immagini fino a definire la completezza del dipinto.










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