L’ArteCheMiPiace – Divagazioni sull’arte
“Il bello, la musica, il potere”
di Antonello Cresti e
Roberto Giordi
di Annalina Grasso |29|Settembre|2023|
Il rapporto tra arte e potere fa parte di quelle riflessioni
a lungo termine che nel corso dei secoli sono state talmente dibattute e hanno prodotto
risultati talmente contrastanti e diversi da complicare la gestazione della sua definizione.
Antonello Cresti e Roberto Michelangelo Giordi affrontano
anche questo tema nel saggio “Il bello, la musica, il potere”, edito quest’anno da
Mariù. Il libro vuole sfidare il politicamente corretto riflettendo sul concetto
di bello.
Alexander Baumgarten sosteneva che la bellezza è un
sentimento del soggetto che vede, ascolta, “sente” le cose, e dunque riguarda il
sentimento dell’io.
Se si sta vivendo un momento particolarmente felice, verrà
più facile riconoscere ed apprezzare il Bello, ma uno stato d’animo denso di
negatività difficilmente potrà far apprezzare una bellezza.
L’ “esperienza estetica”, dunque, coinvolge principalmente i
nostri sensi, procurandoci emozioni, fonte per noi di piacere e portandoci
ad esprimere un giudizio rispetto a ciò che ha determinato in noi quella emozione.
Questa è la tendenza attuale che caratterizza perlopiù il
nostro percepire, valutare, considerare il bello. Ma può il concetto di bello essere
slegato da implicazioni di tipo morale? Secondo i due autori no, lestetica non può esistere
senza etica. L’arte contemporanea è consumabile, vendibile, molto spesso di
cattivo gusto.
Il mondo globalizzato ha davvero perduto la percezione del
bello? Si chiedono i due autori. Qual è il rapporto tra la bellezza e il potere e in
che modo l’Occidente vive oggi il suo rapporto con le Arti e con la Musica in primo
luogo? Il dialogo tra Cresti e Giordi si snoda attraverso l’analisi storica dell’esperienza
estetica occidentale per arrivare a toccare le problematiche della realtà sociale in
cui viviamo. Il disinteresse verso la bellezza è infatti allo stesso tempo causa ed
effetto della crisi di valori della nostra società, e solo recuperando e valorizzando le nostre
vituperate identità profonde potremo traghettarci fuori dal non senso, verso la
luce di una nuova, antica, umanità.
Se, infatti, tutto è riproducibile, l’arte che valore può
ancora avere? Se poi si pensa allo stato dell’arte contemporanea in Italia è pessimo
perché sia le istituzioni sia le gallerie private fanno pochissimo per promuovere gli artisti
italiani; l’arte italiana ha delle eccellenze che non sono per nulla inferiori a quelle
di tanti altri stati europei e stranieri. Il problema è che chi detiene la leadership a
livello mercantile sono le grandi multinazionali dell’arte e nessuna di queste è
italiana. Ed è questo l’aspetto principale affrontato nel libro: l’importanza del mercato al
quale sono collegati il pensiero unico, il ruolo dei media e il politicamente
corretto.
La trascendenza, esclusa dal mercato, richiama a sua volta
il problema della bellezza intesa come “ordine delle cose”. Roger Scruton scrisse che
la società contemporanea, abbandonando il parallelismo tra ordine e bellezza, ha
perduto il desiderio di realtà. E infatti come dimostrano Cresti e Giordi attraverso i loro
acuti dialoghi, da un certo punto in poi della storia occidentale, gli elementi di
ordine e bellezza, si sono completamente separati: nell’arte, nella musica, nella
letteratura.
Con lo sviluppo di una passione per ciò che è eccessivo,
sublime, e quindi disordinato, amorfo, brutto, prima della guerra era successo
qualcosa nella cultura occidentale su cui vale la pena che gli intellettuali di
oggi, semmai esistano ancora, indaghino approfonditamente.
Antonello Cresti è saggista, conferenziere ed agitatore
culturale. Si è laureato con lode in “Scienze dello Spettacolo” presso l’Università di
Firenze. Ha iniziato la sua attività artistica come musicista, animando vari progetti e
producendo numerosi album. Ha già pubblicato tredici libri, usciti con varie
case editrici, dedicati a musica underground, cultura britannica, esoterismo, controcultura.
È ideatore di un film e di un documentario, entrambi a tematica musicale. È attivo
nella creazione di una rete trasversale di intellettuali e creativi in opposizione al
Pensiero Unico.
Roberto Michelangelo Giordi è un cantautore e scrittore
partenopeo. Vive attualmente tra Parigi e Roma. Ha pubblicato quattro album:
Con il mio nome (2011),
Il soffio (2015), Les amants de Magritte (2017), Il sogno di
Partenope (2019), gli ultimi due usciti anche in Francia. Nel 2019 è stato
finalista alle Targhe Tenco. Nel 2022 pubblica per Mariù Aliene sembianze, il suo quinto
lavoro discografico e la sua prima opera narrativa. È diplomato al CET di Mogol e
laureato in “Scienze politiche” e “Lingue e letterature straniere”. Si è occupato della
tradizione letteraria napoletana e del rapporto tra musica e testo nella canzone antica e in
quella d’autore.
Annalina Grasso
Giornalista, social media manager, blogger, curatrice d’arte, divulgatrice culturale.
Amo scrivere soprattutto di arte, letteratura e cinema
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