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Lordfelixx

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Percorsi d’anima

Un viaggio nell’animo femminile, attraverso la figura del volto: è il percorso a cui obbligano i dipinti di Giuseppina Irene Groccia. Un viaggio non affatto semplice, poiché la donna di Gigro è perennemente e volutamente sfuggente, si sporge e si ritrae, si svela e nel contempo si occulta, si racconta e lascia però all’osservatore il compito e la capacità di raccontare oltre il disegno, la linea, il colore, il chiaroscuro…. E’ una figura in costante movimento, mai noiosa o scontata, disposta anzi a dialogare ma senza lasciarsi afferrare del tutto, gelosamente elegante nel preservare la propria intimità, il mistero e la grandezza di cui è consapevole: così ora ama parlare di sé e del suo intimo dramma ma nel contempo attenta ad evitare l’enfasi banale, quasi a voler difendere quell’universo straordinario di vita e di dolore, di sconfitta e di riscatto, ma anche di bellezza e di desiderio, di cui da sempre è simbolo e insieme portatrice, sollecitando anzi l’osservatore a cogliere nuove emozioni, a viaggiare su nuove letture; ora invece sembra ammiccare a chi incrocia il suo sguardo per ritrarsi immediatamente nel suo mistero. Così l’osservatore percepisce gli stati d’animo e le situazioni più diverse, carpendone una per scoprirne un’altra, in un gioco di luci e di ombre, di tensioni e di toni distesi, di sospensioni e veloci risoluzioni. Sono i percorsi di “Anime in controluce” come anche delle collezioni digitali: la donna di Gigro racconta di sé e del suo intimo mistero, con le ombre e coi colori, guardandoti negli occhi o socchiudendo le ciglia: si dona e si riprende la propria vita. Nel suo volto è la storia di tutte le donne.

Rolando Mendicino




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XartMagazine


di Giuseppina Irene Groccia | 18 Maggio 2020 |


XartMagazine è un progetto che ha lo scopo di sostenere, difendere e diffondere la bellezza e il valore della creatività artistica italiana e internazionale.
Questo Magazine, nasce dal desiderio di poter “fermare” tutte quelle immagini che, ogni giorno, scorrono con infinita velocità davanti ai nostri occhi sullo schermo di un computer, rendendole sempre più oggetto di un consumo rapido, per poi passare frettolosamente al successivo contenuto di un flusso mediatico giornaliero.
È un invito a prenderci del tempo, a soffermarci con la dovuta attenzione, su tutti quelli aspetti che diversamente andrebbero persi nei meandri di infiniti spazi virtuali.
Nasce così un progetto complesso, dove concentrare l’estro artistico e comunicativo di diverse espressioni artistiche, come pittura, fotografia, arte digitale, scultura, installazioni, poesie e racconti brevi, che narra con entusiasmo tutte le forme di sperimentazioni, includendo ogni genere stilistico e aperto anche all’esplorazione delle nuove tendenze che segnano il nostro tempo.
Il risultato è una rivista che si rivolge ad un pubblico trasversale, attivo, attento alle innovazioni, curioso rispetto a ogni forma di esperienza artistica.
Perché vogliamo ricordare che con una rivista si riesce a confezionare un’idea e una visione del mondo che l’online non riesce a fermare.. o meglio, non riesce compiutamente a fissare e conservare.
È così che XartMagazine riesce a confluire in due opportunità sostanziali e impensabili, mettendo insieme vecchio e nuovo, quella della visibilità mediatica, mantenendo lo sguardo rivolto al futuro e quello classico e tangibile e cioè il contatto diretto dell’arte impressa su un cartaceo.
I contenuti riportati sono, come detto prima, le raccolte delle opere scelte nelle selezioni settimanali. Immagini e scritti di artisti già affermati o emergenti, dal respiro internazionale. Nel primo numero in uscita XartMagazine ha avuto il piacere di presentare 76 artisti di nazionalità diverse ospitandoli nel proprio spazio editoriale con le loro 172 opere.
Ad ogni uscita del Magazine, tra tutti gli artisti coinvolti, uno in particolare ha la possibilità di essere l’autore della copertina e protagonista di un’intervista dove poter raccontare se stesso e la sua arte, questa è sicuramente una delle sezioni più curate e approfondite dalla redazione.
Nel primo numero questo spazio è stato dedicato all’artista Rino Rossi e alla sua IphoneArt, puoi leggere la sua intervista cliccando qui Intervista a Rino Rossi
A rotazione i tanti artisti avranno possibilità di parlare del loro percorso, delle proprie ricerche e dei propri sogni futuri cercando di farci arrivare nelle motivazioni più profonde ed umane del loro lavoro.
Ampio spazio è dedicato anche alla sezione poesia e ai racconti brevi, perché è vero che l’arte figurativa impreziosisce con quadri le pareti della nostra casa, ma è anche vero che l’arte letteraria fa altrettanto con le pareti del nostro cuore.
Il team di XartMagazine cerca di trovare nel web, il canale giusto per coltivare ed esprimere quella che è la grande passione per l’arte in ogni sua forma, è per questo che dispone della versione sfogliabile online del Magazine sul sito Calameo, soluzione ideale per tutte le condivisioni social attraverso un semplice link, ma ripone molta attenzione e importanza nella versione cartacea, perché oltre alla questione sensoriale che è quella di avere il piacere di sfogliare fisicamente le pagine e sentirne la consistenza sotto i polpastrelli, resta la parte emotiva che, da inguaribili nostalgici quali siamo, prova sicurezza nel fatto di sapere impresse su carta le nostre testimonianze artistiche. 
In conclusione, rimane la certezza che l’essere sensibili all’aspetto e alla forma ci porta a “sentire” immagini e parole e non solo a vederle.
Come l’espressività e la forza cromatica di un dipinto riescono ad essere elementi cardini della comunicazione visiva, così la poetica di un verso diventa componente fondamentale in ambito sensoriale, confluendo entrambi senza alcun dubbio nel principale mezzo comunicativo della nostra anima.




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Rino Rossi – IPhone Art

L’ArteCheMiPiace – Interviste





di Giuseppina Irene Groccia | 2 Aprile 2020 |

Rino Rossi si configura nella scena dell’arte digitale come un iPhone Artist, capace di esplorare tematiche visive attraverso l’uso di nuove tecnologie.

Un mondo magico dove padroneggia le tecniche specifiche del suo mezzo, rispettando tutte le conoscenze di prospettive, composizione, uso del colore e della luce. 

Il risultato è ricco di visioni che varcano il confine del contemporaneo.


Proviamo a conoscerlo meglio..

Come ti sei avvicinato alla iPhone Art?
Ho incrociato la fotografia mobile (e poi la mobile-art) del tutto casualmente. Nel 2011 scaricai per curiosità sul mio iPhone l’app. Hipstamatic e, quasi per gioco, iniziai ad utilizzarla. Da quella scintilla è scaturito un fuoco che, davvero, ancora non smette di ardere. Ricercando sul web ho scoperto poi un mondo incredibile di applicazioni, riviste, accessori, corsi on line, concorsi, mostre e, soprattutto, un numero vastissimo di incalliti seguaci dell’iphoneography (e della mobile photography in genere). Così, nel tempo, ho imparato ad affinare le pratiche di ripresa e, principalmente, quelle di editing, facendo pian piano tesoro delle esperienze altrui e di quelle acquisite da me.





Perché hai scelto di soffermarti su questa specifica forma d’arte?
Essendo completamente autodidatta e non potendomi considerare assolutamente un “fotografo” nella più generale delle accezioni, preferisco, al momento, gestire le mie pulsioni artistiche attraverso un semplice smartphone, che diviene quasi uno studio portatile. Hardware e software professionali dedicati a ripresa e ritocco darebbero, forse, risultati migliori, a fronte, però, di una spesa molto più elevata. L’iPhone è in grado di offrire buone prestazioni tecniche se si vuole rimanere in ambiti meramente didascalici, ma può anche dare grandi soddisfazioni nella sfera sperimentale/artistica, grazie a centinaia di applicazioni correlate. Non parliamo, poi, della praticità del suo uso nella street-photography : è praticamente invisivile e dannatamente pratico. Da non tralasciare neppure la pratica dello screenshot, che, ad esempio, inserita all’interno di una doppia esposizione, può fornire frutti insperati.





Spiegaci la tua tecnica..
Quasi tutte le immagini che uso vengono scattate con l’iPhone. Posseggo anche una mirrorless Olympus, ma ho scelto un modello con wi-fi proprio per convogliare le riprese sul telefono per editarle con le sue app. Lo sviluppo di un lavoro segue quasi sempre lo stesso iter : si parte con la selezione della (o delle) foto, poi si definisce il tipo di editing (ritaglio, inquadratura, semplice filtro, più filtri, textures, composizione, stratificazione o sovrapposizione) e alla fine si rivede il tutto sul monitor del pc, che diventa il giudice finale. Ho scaricato tantissime applicazioni dedicate alla fotografia, ma, in buona sostanza, utilizzo quasi sempre le stesse venti/venticinque. Di tanto in tanto ne recupero qualcuna in disuso (o ne scarico qualcuna nuova), ma, quasi mai, con risultati gratificanti. Nei limiti delle mie possibilità economiche, prediligo stampare il materiale che ritengo più significativo, senza escludere alcun tipo di supporto : carta professionale, cartoncino, vetro, forex, dibond, cartone riciclato. Ogni tanto, inoltre, raccolgo i progetti in book fotografici.





Ci sono artisti a cui ti ispiri?
Posso parlare di quelli che maggiormente mi hanno colpito (e mi colpiscono), ma senza affrontare il delicatissimo tema delle influenze. In ordine del tutto casuale : Michael Ackerman, Mario Giacomelli, Luigi Ghirri, Edward Hopper, (gli esperimenti di) Paolo Gioli, Mario Carrieri, Sarah Moon, Man Ray, Saul Leiter, Edward Weston, Alex Web, il surrealismo in generale … Invece credo di essere stato fortemente ammaliato dalle meravigliose copertine dei dischi dell’etichetta 4AD, realizzate dal graphic designer (da poco scomparso) Vaughan Oliver, con il marchio 23Envelope.





Quale è la tua personale fonte di ispirazione?
Ricollegandomi alle appena citate copertine della 4AD, in assoluto la mia prima fonte di ispirazione è la musica. La passione per l’ascolto mi ha catturato fin dai primi anni della vita, tant’è che, per più di venti anni, ho lavorato in vari negozi di dischi/cd/dvd. Ho manipolato migliaia di supporti musicali, assorbendone odori, forme, colori e anima. Parto molto spesso da un pezzo (o solo dal titolo dello stesso) per ispirarmi ad una nuova creazione. E’ vero anche il contrario, cioè che una mia immagine può ricordarmi una canzone, un album o una copertina…





Il cinema, la musica, la letteratura influiscono sui tuoi lavori?
Tralasciando la musica (della quale grande importanza ho già discusso), è inevitabile che il cinema (grande arte visiva assieme alla pittura) influisca o abbia influito sul mio percorso. Citerei cinque titoli : “La Jetée” di Chris Marker, “2001 Odissea Nello Spazio” di Stanley Kubrick, “Il Gabinetto Del Dottor Caligari” di Robert Wiene, “Freaks” di Tod Browning e la serie cartoons degli anni ’70 “Professor Balthazar”. Anche con la letteratura ho un ottimo rapporto e, a testimonianza di ciò, esiste il progetto “Osmosi/Le Città Invisibili”, che è stato mostra multimediale a Pescara (Galleria D’Adamo, Aprile-Maggio 2018), ma prima ancora un libro (Osmosi-2017), entrambi strettamente interconnessi allo stupendo “Le Città Invisibili” di Italo Calvino.





C’è una tua opera alla quale sei particolarmente legato?
Difficile selezionarne, specie per un logorroico visivo come me. Forse, però, direi che ricordo con trepidazione la preparazione di “Fiction”, la mia prima idea di progetto scomposto presentato alla collettiva VibrArte del 2016 a Colonnella. Un pannello di un metro per un metro, con l’immagine interna frazionata e suddivisa in 16 frammenti da 20 x 20 centimetri. Per il sottoscritto, una rivoluzione a quell’epoca.






Un pensiero per il futuro.
Nell’immediato futuro vorrei avere la possibilità di esporre “Dieresi(e)”, un lavoro a cui tengo particolarmente, non foss’altro perché ho realizzato e pitturato tutti i pannelli a mano e da solo. Proprio per le sue non troppo ortodosse dimensioni (sei pannelli da un metro per cinquanta centimetri e tre pannelli da un metro per un metro) difficile da proporre in qualsivoglia allestimento. Per l’anno prossimo (che coincide con il decimo anni di attività in questo settore), invece, mi piacerebbe raccogliere il meglio della mia produzione in un unico progetto grafico : “2011-2021 Ten Years In One Book”.




🔘Rino Rossi on Flickr
🔘Rino Rossi on Instagram
🔘Rino Rossi on Facebook

Intervista a cura di Giuseppina Irene Groccia 


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Rino Rossi is an active participant of the digital art scene as an iPhone Artist, capable of exploring visual themes through the use of new technologies. A magical world where he masters the specific techniques of his medium, with great experience and knowledge of perspectives, composition, use of colour and light. The resulting work is full of vision that crosses the borders of the contemporary image making. 




How did you approach iPhone Art?

I crossed mobile photography (and then mobile art) quite casually. In 2011, out of curiosity, I downloaded the Hipstamatic app to my iPhone, I began to use it initially for fun. From that spark a fire has sprung which, really, still does not stop burning. By searching the web, I discovered an incredible world of applications, magazines, accessories, online courses, competitions, exhibitions and, above all, a huge number of like minded followers of iPhoneography (and of mobile photography in general). So, over time, I learned to refine my shooting practices and, mainly, the editing ones, slowly taking advantage of the experiences of others and those I personally acquired.



Why did you choose to dwell on this specific art form?

Being completely self-taught and not being able to consider myself absolutely a “photographer” in the most general sense, I prefer, at the moment, to manage my artistic drives through a simple smart phone, which almost becomes a portable studio. Professional hardware and software dedicated to shooting and retouching would, perhaps, give better results on the face of it. However this would come at a much higher expense.
The iPhone is able to offer good technical performance if you want to remain in merely didactic areas of learning, it can also give great satisfaction in the experimental / artistic sphere, thanks to hundreds of related applications. Let’s not talk about the practicality of its use in street photography: it is practically invisible and damn practical. Do not forget the practice of the screenshot, which, for example, inserted inside a double exposure, can provide unexpected fruits.



Explain your technique…

Almost all the images I use are taken with the iPhone. I also own an Olympus mirrorless camera, but I chose a model with wi-fi to convey the footage on the phone to edit them with its apps. The development of a work almost always follows the same process: it starts with the selection of the photo (s), then the type of editing is defined (cropping, framing, simple filter, multiple filters, textures, composition, layering or overlapping) and in the end everything is reviewed on the PC monitor, which becomes the final judge. I downloaded a lot of applications dedicated to photography, but, in essence, I almost always use the same twenty / twenty five. From time to time I recover some of them that are no longer used (or I download some new ones), but, almost never, with gratifying results. Within the limits of my economic possibilities, I prefer to print the material that I consider most significant, without excluding any type of support: professional paper, cardboard, glass, forex, dibond, recycled cardboard. I also occasionally collect projects in photo books.





Are there any artists you are inspired by?

I can talk about the ones that most impressed me (and impress me), but without addressing the delicate issue of influences. In a completely random order: Michael Ackerman, Mario Giacomelli, Luigi Ghirri, Edward Hopper, (the experiments of) Paolo Gioli, Mario Carrieri, Sarah Moon, Man Ray, Saul Leiter, Edward Weston, Alex Web, surrealism in general. 
Instead I think I have been greatly enchanted by the wonderful album covers of the 4AD label, created by the graphic designer (recently passed away) Vaughan Oliver, with the 23Envelope brand.





What is your personal source of inspiration?

By referring to the aforementioned 4AD covers, my first source of inspiration is absolutely music. The passion for listening has captured me since the early years of my life, so much so that, for more than twenty years, I have worked in various record / CD / DVD stores. I have manipulated thousands of musical supports, absorbing their smells, shapes, colours and soul. I start very often from a piece (or just from the title of the same) to get inspired by a new creation. The opposite is also true, that is, one of my images can remind me of a song, an album or a cover.


Do cinema, music, literature influence your works?

Leaving aside music (of which great importance I have already discussed), it is inevitable that cinema (great visual art together with painting) influences or has influenced my path. I would cite five titles: Chris Marker’s “La Jetée”, Stanley Kubrick’s “2001 A Space Odyssey”, Robert Wiene’s “Doctor’s Cabinet Of Doctor Caligari”, Tod Browning’s “Freaks” and the 1970s cartoons series “Professor Balthazar “. I also have an excellent relationship with literature and, as evidence of this, there is the “Osmosis / The Invisible Cities” project, which was a multimedia exhibition in Pescara (Galleria D’Adamo, April-May 2018), but first of all a book (Osmosis-2017), both closely interconnected with the wonderful “The Invisible Cities” by Italo Calvino.


Is there a work of yours that you are particularly attached to?

Difficult to select, especially for a weary visual like me. Perhaps, however, I would say that I remember with trepidation the preparation of “Fiction”, my first idea of a decomposed project presented at the 2016 VibrArte collective in Colonnella. A panel of one meter by one meter, with the internal image divided into 16 smaller panels of 20 x 20 centimetres. For myself, a revolution at that time.

A thought for the future

In the near future I would like to have the opportunity to exhibit “Dieresi (e)”, a job I particularly care about, if only because I made and painted all the panels by hand and alone. Precisely because of its not too orthodox dimensions (six panels of one meter by fifty centimetres and three panels of one meter by one meter) difficult to exhibit or show other than specific settings. For next year (which coincides with the tenth year of activity in this sector), however, I would like to collect the best of my production in a single graphic project: “2011-2021 Ten Years In One Book”.


Interview by Giuseppina Irene Groccia


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L’Arte contro il CoronaVirus

di Giuseppina Irene Groccia |26|Marzo|2020



Artisti del nostro territorio mettono a disposizione le proprie opere per sostenere una raccolta fondi utile a far fronte a questa emergenza sanitaria.
Le loro opere verranno proposte per la vendita attraverso le piattaforme social, in modo da raggiungere più persone possibili ed arrivare in tempi stretti all’obiettivo, che è quello di supportare la Protezione civile di Corigliano Rossano.
Il valore finale della donazione sarà destinato interamente all’acquisto di attrezzature e dispositivi necessarie all’emergenza Covid 19.
Una grande occasione per fare del bene e assicurarsi una delle opere donate da parte degli artisti.
Scegli l’opera su cui fare la tua donazione e contattaci a questi recapiti:
Phone 3292345941
Email  roro3@libero.it
In seguito alla tua donazione, che farai personalmente attraverso l’Iban segnalato dalla protezione civile, potrai aggiudicarti il quadro da te prescelto.


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